CAPITOLO XV

Come la colpa è piú gravemente punita doppo la passione di Cristo che prima, e come Dio promecte di fare misericordia al mondo e a la sancta Chiesa col mezzo dell’orazione e del patire de’ servi suoi.

—Voglio che tu sappi, figliuola mia, che per la grazia che hanno ricevuta avendoli ricreati nel sangue de l’unigenito mio Figliuolo, e restituita a grazia l’umana generazione (sí come decto t’ho), non ricognoscendola, ma andando sempre di malein peggio e di colpa in colpa, sempre perseguitandomi con molte ingiurie e tenendo tanto a vile le grazie che Io l’ho facte e fo, che non tanto che essi se la rechino a grazia, ma e’ lo’ pare ricevere alcuna volta da me ingiuria, né piú né meno come se Io volesse altro che la loro sanctificazione; dico che lo’ sará piú duro, e degni saranno di maggiore punizione. E cosí saranno piú puniti ora, poi che hanno ricevuta la redempzione del sangue del mio Figliuolo, che innanzi la redempzione, cioè innanzi che fusse tolta via la marcia del peccato d’Adam. Cosa ragionevole è che chi piú riceve, piú renda e piú sia tenuto a colui da cui egli riceve.

Molto era tenuto l’uomo a me per l’essere che Io gli avevo dato, creandolo a la imagine e similitudine mia. Era tenuto di rendermi gloria, ed egli me la tolse e volsela dare a sé; per la qual cosa trapassò l’obedienzia mia imposta a lui e diventommi nemico. Ed Io con l’umilitá destruxi la superbia sua, umiliando la natura divina e pigliando la vostra umanitá; cavandovi dalla servitudine del dimonio, fecivi liberi; e non tanto che Io vi desse libertá, ma, se tu vedi bene, l’uomo è facto Dio, e Dio è facto uomo per l’unione della natura divina nella natura umana.

Questo è uno debito il quale hanno ricevuto, cioè il tesoro del Sangue, dove essi sonno recreati a grazia. Sí che vedi quanto essi sono piú obligati a rendere a me doppo la redempzione che inanzi la redempzione. Sonno tenuti di rendere gloria e loda a me, seguitando le vestigie della Parola incarnata de l’unigenito mio Figliuolo, e alora mi rendono debito d’amore di me e dileczione del proximo con vere e reali virtú, sí come di sopra ti dixi. Non facendolo (perché molto mi debbono amare), caggiono in maggiore offesa; e però Io per divina giustizia lo’ rendo piú gravezza di pena dando lo’ l’ecterna dampnazione. Unde molto ha piú pena uno falso cristiano che uno pagano; e piú el consuma el fuoco senza consumare, per divina giustizia, cioè affligge, e affliggendo si sentono consumare col vermine della coscienzia e nondimeno non consuma, perché i dampnati non perdono l’essere per veruno tormento che ricevano. Onde Io ti dico che essi dimandano la morte e non lapossono avere, perché non possono perdere l’essere. Perdêro l’essere della grazia per la colpa loro; ma l’essere no. Sí che la colpa è molto piú punita doppo la redempzione del Sangue che prima, perché hanno piú ricevuto; e non pare che se n’aveggano né si sentano de’ mali loro. Essi mi sonno facti nemici, avendoli reconciliati col mezzo del sangue del mio Figliuolo.

Uno rimedio ci ha, col quale Io placarò l’ira mia: cioè col mezzo de’ servi miei, se solliciti saranno di costrignermi con la lagrima e legarmi col legame del desiderio. Tu vedi che con questo legame tu m’hai legato; il quale legame Io ti diei perché volevo fare misericordia al mondo. E però do Io fame e desiderio ne’ servi miei verso l’onore di me e la salute de l’anime, acciò che, costrecto da le lagrime loro, mitighi el furore della divina mia giustizia.

Tolle dunque le lagrime e il sudore tuo e tra’ le della fontana della divina mia caritá tu e gli altri servi miei; e con esse lavate la faccia a la sposa mia, ché Io ti promecto che con questo mezzo le sará renduta la bellezza sua. Non con coltello né con guerra né con crudeltá riavará la bellezza sua; ma con la pace ed umili e continue orazioni, sudori e lagrime, gictate con anxietato desiderio de’ servi miei. E cosí adempirò el desiderio tuo con molto sostenere, gictando lume la pazienzia vostra nella tenebre degl’iniqui uomini del mondo. E non temete perché ’l mondo vi perseguiti, ché Io sarò per voi, e in veruna cosa vi mancará la mia providenzia.

Come questa anima cognoscendo piú de la divina bontá, non rimaneva contenta di pregare solamente per lo popolo cristiano e per la sancta Chiesa, ma pregava per tucto quanto el mondo.

Alora quella anima levandosi con maggiore cognoscimento, e con grandissima allegrezza e conforto stando dinanzi a la divina Maestá, sí per la speranza che ella avea presa della divinamisericordia, e sí per l’amore ineffabile il quale gustava vedendo che, per amore e desiderio che Dio aveva di fare misericordia a l’uomo non obstante che fussero suoi nemici, avea dato il modo e la via a’ servi suoi come potessero costregnere la sua bontá e placare l’ira sua, si rallegrava, perdendo ogni timore nelle persecuzioni del mondo, vedendo che Dio fusse per lei. E cresceva forte il fuoco del sancto desiderio, in tanto che none stava contenta ma con sicurtá sancta dimandava per tucto quanto el mondo.

E poniamo che nella seconda petizione si conteneva el bene e l’utilitá de’ cristiani e degli infedeli, cioè nella reformazione della sancta Chiesa; nondimeno, come affamata, si stendea l’orazione sua a tucto quanto el mondo (sí come egli stesso la faceva dimandare), gridando:—Misericordia, Idio etterno, verso le tue pecorelle, sí come pastore buono che tu se’. Non indugiare a fare misericordia al mondo, però che giá quasi pare che egli non possa piú, perché al tucto pare privato de l’unione della caritá inverso di te, Veritá etterna, e verso di loro medesimi: cioè di non amarsi insieme d’amore fondato in te.

Come Dio si lamenta de le sue creature razionali e maximamente per l’amore proprio che regna in loro, confortando la predecta anima ad orazione e lagrime.

Alora Dio, come ebbro d’amore verso la salute nostra, teneva modo d’accendere maggiore amore e dolore in quella anima in questo modo: mostrando con quanto amore aveva creato l’uomo, (sí come di sopra alcuna cosa dicemmo), e diceva:—Or non vedi tu che ogniuno mi percuote; e Io gli ho creati con tanto fuoco d’amore e dotatigli di grazia; e molti, quasi infiniti doni ho dati a loro per grazia e non per debito? Or vedi, figliuola, con quanti e diversi peccati essi mi percuotono, e spezialmente col miserabile e abominevole amore proprio di loro medesimi, undeprocede ogni male. Con questo amore hanno avelenato tucto quanto il mondo, però che come l’amore di me tiene in sé ogni virtú parturita nel proximo (sí com’Io ti dimostrai), cosí l’amore proprio sensitivo, perché procede da la superbia (come il mio procede da caritá), contiene in sé ogni male. E questo male fanno col mezzo della creatura, separati e divisi da la caritá del proximo, perché me non hanno amato, né il proximo non amano, però che sonno uniti l’uno e l’altro insieme. E però ti dissi che ogni bene e ogni male era facto col mezzo del proximo, sí come Io, di sopra, questa parola ti spianai.

Molto mi posso lagnare de l’uomo che da me non ha ricevuto altro che bene, e a me dá odio facendo ogni male. Perché Io ti dissi che con le lagrime de’ servi miei mitigarei l’ira mia; e cosí ti ridico. Voi, servi miei, paratevi dinanzi con le molte orazioni e ansietati desidèri e dolore de l’offesa che è facta a me, e della dannazione loro; e cosí mitigarete l’ira mia del divino giudicio.

Come neuno può uscire de le mani di Dio, però che o egli vi sta per misericordia o elli vi sta per giustizia.

—Sappi che veruno può escire delle mie mani: però che Io so’ Colui che so’; e voi non sète per voi medesimi se non quanto sète facti da me, il quale so’ Creatore di tucte le cose che participano essere, excepto che del peccato che non è, e però non è facto da me e, perché non è in me, non è degno d’essere amato. E però offende la creatura: perché ama quel che non debba amare, cioè il peccato; e odia me che è tenuto e obligato d’amarmi, che so’ sommamente buono e hogli dato l’essere con tanto fuoco d’amore. Ma di me non possono escire: o eglino ci stanno per giustizia per le colpe loro, o essi ci stanno per misericordia. Apre dunque l’occhio de l’intellecto e mira nella mia mano, e vedrai che egli è la veritá quel ch’Io t’ho decto.—

Alora ella, levando l’occhio per obedire al sommo Padre, vedeva nel pugno suo rinchiuso tucto l’universo mondo, dicendo Dio:—Figliuola mia, or vedi e sappi che veruno me ne può essere tolto, però che tucti ci stanno o per giustizia o per misericordia, come decto è, perché sonno miei e creati da me, e amoli ineffabilemente. E però, non obstanti le iniquitá loro, Io lo’ farò misericordia col mezzo de’ servi miei, e adempirò la petizione tua, che con tanto amore e dolore me l’hai adimandata.

Come questa anima crescendo nell’amoroso fuoco desiderava di sudare di sudore di sangue; e reprendendo se medesima faceva singulare orazione per lo padre dell’anima sua.

Alora quella anima come ebbra e quasi fuore di sé, crescendo el fuoco del sancto desiderio, stava quasi beata e dolorosa. Beata stava per l’unione che aveva facta in Dio, gustando la larghezza e bontá sua, tucta annegata nella sua misericordia: e dolorosa era vedendo offendere tanta bontá. E rendeva grazie a la divina Maiestá, quasi cognoscendo che Dio avesse manifestato e’ difecti delle creature perché fusse costrecta a levarsi con piú sollicitudine e maggiore desiderio.

Sentendosi rinnovare il sentimento de l’anima nella Deitá etterna, crebbe tanto el sancto e amoroso fuoco che il sudore de l’acqua, el quale ella gictava per la forza che l’anima faceva al corpo (perché era piú perfecta l’unione che quella anima aveva facta in Dio, che non era l’unione fra l’anima e il corpo, e però sudava per forza e caldo d’amore), ella lo spregiava per grande desiderio che aveva di vedere escire del corpo suo sudore di sangue; dicendo a se medesima:—O anima mia, oimè! tucto il tempo della vita tua hai perduto, e però sonno venuti tanti danni e mali nel mondo e nella sancta Chiesa; molti, in comune e in particulare. E però Io voglio che tu ora rimedisca col sudore del sangue.—

Veramente questa anima aveva bene tenuta a mente la doctrina che le die’ la Veritá: di sempre cognoscere sé e la bontá di Dio in sé; e il remedio che si voleva a rimediare tucto quanto el mondo, a placare l’ira e il divino giudicio, cioè con umili, continue e sancte orazioni.

Alora questa anima, speronata dal sancto desiderio, si levava molto maggiormente aprendo l’occhio de l’intellecto, e speculavasi nella divina caritá, dove vedeva e gustava quanto siamo tenuti d’amare e di cercare la gloria e loda del nome di Dio nella salute de l’anime. A questo vedeva chiamati e’ servi di Dio. E singularmente chiamava ed eleggeva la Veritá etterna el padre de l’anima sua, el quale ella portava dinanzi a la divina bontá, pregandola che infondesse in lui uno lume di grazia acciò che in veritá seguitasse essa Veritá.

Come senza tribolazioni portate con pazienzia non si può piacere a Dio; e però Dio conforta lei e il padre suo a portare con vera pazienzia.

Alora Dio, rispondendo a la terza petizione, cioè della fame della salute sua, diceva:

—Figliuola, questo voglio: che egli cerchi di piacere a me, Veritá, nella fame della salute de l’anime, con ogni sollicitudine. Ma questo non potrebbe né egli né tu né veruno altro avere senza le molte persecuzioni, sí come Io ti dixi di sopra, secondo ch’Io ve le concedarò.

Sí come voi desiderate di vedere il mio onore nella sancta Chiesa, cosí dovete concipere amore a volere sostenere con vera pazienzia. E a questo m’avedrò, che egli e tu e gli altri miei servi cercarete il mio onore in veritá. Alora sará egli el carissimo mio figliuolo, e riposarassi, egli e gli altri, sopra el pecto de l’unigenito mio Figliuolo, del quale Io ho facto ponte perché tucti potiate giognere al fine vostro e ricevere il fructo d’ogni vostra fadiga che avarete sostenuta per lo mio amore. Sí che portate virilemente.

Come, essendo rotta la strada d’andare al cielo per la disobedienzia d’Adam, Dio fece del suo Figliuolo ponte per lo quale si potesse passare.

—E perché Io ti dixi che del Verbo de l’unigenito mio Figliuolo avevo facto ponte, e cosí è la veritá, voglio che sappiate, figliuoli miei, che la strada si ruppe, per lo peccato e disobedienzia d’Adam, per sí facto modo che neuno potea giognere a vita durabile; e non mi rendevano gloria per quel modo che dovevano, non participando quel bene per lo quale Io gli avevo creati a la imagine e similitudine mia. E non avendolo, non s’adempiva la mia veritá. Questa veritá è che Io l’avevo creato perché egli avesse vita etterna, e participasse me e gustasse la somma ed etterna dolcezza e bontá mia. Per lo peccato suo non giogneva a questo termine, e questa veritá non s’adempiva. E questo era però che la colpa aveva serrato el cielo e la porta della misericordia mia.

Questa colpa germinò spine e tribolazioni con molte molestie; la creatura trovò ribellione a se medesima subbito che ebbe ribellato a me; esso medesimo si fu ribello.

La carne impugnò subbito contra lo spirito, perdendo lo stato della innocenzia, e diventò animale immondo. E tucte le cose create gli furono ribelle, dove in prima gli sarebbero state obedienti se egli si fusse conservato nello stato dove Io el posi. Non conservandosi, trapassò l’obedienzia mia, e meritò morte etternale ne l’anima e nel corpo.

E corse, disúbbito che ebbe peccato, uno fiume tempestoso che sempre el percuote con l’onde sue, portando fadighe e molestie da sé, e molestie dal dimonio e dal mondo. Tucti annegavate, perché veruno, con tucte le sue giustizie, non poteva giognere a vita etterna. E però Io, volendo rimediare a tanti vostri mali, v’ho dato il ponte del mio Figliuolo, acciò che passando el fiume non annegaste. El quale fiume è il mare tempestoso di questa tenebrosa vita.

Vedi quanto è tenuta la creatura a me! e quanto è ignorante a volersi pure annegare e non pigliare il remedio ch’Io l’ho dato!

Come Dio induce la predecta anima a raguardare la grandezza d’esso ponte, cioè per che modo tiene da la terra al cielo.

—Apre l’occhio de l’intellecto e vedrai gli acciecati e ignoranti. E vedrai gl’imperfecti e i perfecti che in veritá seguitano me, acciò che tu ti doglia della dannazione degl’ignoranti e rallegriti della perfeczione de’ dilecti figliuoli miei. Ancora vedrai che modo tengono quelli che vanno a lume e quelli che vanno a tenebre. Ma innanzi voglio che raguardi el ponte de l’unigenito mio Figliuolo, e vede la grandezza sua che tiene dal cielo a la terra, cioè raguarda che è unita con la grandezza della Deitá la terra della vostra umanitá. E però dico che tiene dal cielo a la terra, cioè per l’unione che Io ho facta ne l’uomo.

Questo fu di necessitá a volere rifare la via che era rocta, sí come Io ti dixi, acciò che giogneste a vita e passaste l’amaritudine del mondo. Pure, di terra non si poteva fare di tanta grandezza che fusse sufficiente a passare il fiume e darvi vita etterna, cioè che pure la terra della natura de l’uomo non era sufficiente a satisfare la colpa e tollere via la marcia del peccato d’Adam, la quale marcia corruppe tucta l’umana generazione e trasse puzza da lei, sí come di sopra ti dixi. Convennesi dunque unire con l’altezza della natura mia, Deitá etterna, acciò che fusse sufficiente a satisfare a tucta l’umana generazione: la natura umana sostenesse la pena, e la natura divina unita con essa natura umana acceptasse il sacrifizio del mio Figliuolo, offerto a me per voi per tòllarvi la morte e darvi la vita.

Sí che l’altezza s’aumiliò a la terra, e della vostra umanitá unita l’una con l’altra se ne fece ponte, e rifece la strada. Perché si fece via? acciò che in veritá veniste a godere conla natura angelica; e non bastarebbe a voi ad avere la vita perché ’l Figliuolo mio vi sia facto ponte, se voi non teneste per esso.

Come tutti siamo lavoratori messi da Dio a lavorare ne la vigna de la sancta Chiesa. E come ciascuno ha la vigna propria da se medesimo; e come noi tralci ci conviene essere uniti ne la vera vite del Figliuolo di Dio.

Qui mostrava la Veritá etterna che elli ci aveva creati senza noi, ma non ci salvará senza noi; ma vuole che noi ci mettiamo la volontá libera, col libero arbitrio exercitando el tempo con le vere virtú. E però subgionse a mano a mano dicendo:

—Tucti vi conviene tenere per questo ponte, cercando la gloria e loda del nome mio nella salute de l’anime, con pena sostenendo le molte fadighe, seguitando le vestigie di questo dolce ed amoroso Verbo. In altro modo non potreste venire a me.

Voi sète miei lavoratori che v’ho messi a lavorare nella vigna della sancta Chiesa. Voi lavorate nel corpo universale della religione cristiana; messi da me per grazia, avendovi Io dato el lume del sancto baptesmo. El quale baptesmo aveste nel corpo mistico della sancta Chiesa per le mani de’ ministri, e’ quali Io ho messi a lavorare con voi.

Voi sète nel corpo universale, ed essi sonno nel corpo mistico, posti a pascere l’anime vostre, ministrandovi el Sangue ne’ sacramenti che ricevete da lei, traendone essi le spine de’ peccati mortali e piantandovi la grazia. Essi sonno miei lavoratori nella vigna de l’anime vostre, legati nella vigna della sancta Chiesa.

Ogni creatura che ha in sé ragione ha la vigna per se medesima, cioè la vigna de l’anima sua; della quale la volontá col libero arbitrio nel tempo n’è facto lavoratore, cioè mentre che elli vive. Ma poi che è passato el tempo, neuno lavorío può fare, né buono né gattivo; ma mentre che elli vive può lavorare la vigna sua, nella quale Io l’ho messo. E ha ricevutatanta fortezza questo lavoratore de l’anima che né dimonio né altra creatura gli ’l può tollere se egli non vuole; però che ricevendo el sancto baptesmo si fortificò e fugli dato un coltello d’amore di virtú, e odio del peccato. El quale amore e odio truova nel Sangue, però che per amore di voi e odio del peccato morí l’unigenito mio Figliuolo, dandovi el Sangue, per lo quale Sangue aveste vita nel sancto baptesmo.

Sí che avete il coltello, el quale dovete usare col libero arbitrio, mentre che avete il tempo, per divellere le spine de’ peccati mortali e piantare le virtú; però che in altro modo da essi lavoratori che Io ho messi nella sancta Chiesa (de’ quali ti dixi che tollevano el peccato mortale della vigna de l’anima e davanvi la grazia, ministrandovi el Sangue ne’ sacramenti che ordinati sonno nella sancta Chiesa) non ricevareste el fructo del Sangue.

Conviensi dunque che prima vi leviate con la contrizione del cuore e dispiacimento del peccato e amore della virtú; e alora ricevarete il fructo d’esso Sangue. Ma in altro modo nol potreste ricevere, non disponendovi da la parte vostra come tralci uniti nella vite de l’unigenito mio Figliuolo, el quale dixe: «Io so’ vite vera; el Padre mio è il lavoratore, e voi sète i tralci». E cosí è la veritá: che Io so’ il lavoratore, però che ogni cosa che ha essere è uscito ed esce di me. La potenzia mia è inextimabile, e con la mia potenzia e virtú governo tucto l’universo mondo. Veruna cosa è facta o governata senza me. Sí che Io so’ el lavoratore che piantai la vite vera de l’unigenito mio Figliuolo nella terra della vostra umanitá, acciò che voi, tralci uniti con la vite, faceste fructo.

E però chi non fará fructo di sancte e buone operazioni sará tagliato da questa vite, e seccarassi. Però che separato da essa vite perde la vita della grazia ed è messo nel fuoco etternale, sí come il tralcio che non fa fructo, che è tagliato subbito dalla vite ed è messo nel fuoco perché non è buono ad altro. Or cosí questi cotali tagliati per l’offese loro, morendo nella colpa del peccato mortale, la divina giustizia (non essendo buoni ad altro) gli mecte nel fuoco el quale dura etternalmente.

Costoro non hanno lavorata la vigna loro; anco l’hanno disfacta, e la loro e l’altrui. Non solo che ci abbino messa alcuna pianta buona di virtú; ma essi n’hanno tracto il seme della grazia, el quale avevano ricevuto nel lume del sancto baptesmo, participando el sangue del mio Figliuolo, el quale fu el vino che vi porse questa vite vera. Ma essi ne l’hanno tracto, questo seme, e datolo a mangiare agli animali, cioè a diversi e molti peccati, e messolo sotto e’ piei del disordinato affecto, col quale affecto hanno offeso me e facto danno a loro e al proximo.

Ma e’ servi miei non fanno cosí; e cosí dovete fare voi, cioè essere uniti e innestati in questa vite. E alora riportarete molto fructo, perché participarete de l’umore della vite. E stando nel Verbo del mio Figliuolo state in me, perché Io so’ una cosa con lui ed egli con meco; stando in lui seguitarete la doctrina sua; seguitando la sua doctrina participate della sustanzia di questo Verbo, cioè participate della Deitá etterna unita ne l’umanitá, traendone voi uno amore divino dove l’anima s’inebbria. E però ti dixi che participate della sustanzia della vite.

Per che modo Dio pota i tralci uniti con la predecta vite, cioè i servi suoi, e come la vigna di ciascuno è tanto unita con quella del proximo, che neuno può lavorare o guastare la sua che non lavori o guasti quella del proximo.

—Sai che modo Io tengo poi ch’e’ servi miei sonno uniti in seguitare la doctrina del dolce ed amoroso Verbo? Io gli poto, acciò che faccino molto fructo, e il fructo loro sia provato e non insalvatichisca. Sí come il tralcio che sta nella vite, che il lavoratore il pota perché facci migliore vino e piú; e quello che non fa fructo taglia e mecte nel fuoco. E cosí fo Io lavoratore vero: e’ servi miei che stanno in me Io gli poto con le molte tribolazioni, acciò che faccino piú fructo e migliore,e sia provata in loro la virtú. E quegli che non fanno fructo sono tagliati e messi al fuoco, come decto t’ho.

Questi cotali sonno lavoratori veri, e lavorano bene l’anima loro, traendone ogni amore proprio, rivoltando la terra de l’affecto loro in me. E nutricano e crescono el seme della grazia, el quale ebbero nel sancto baptesmo. Lavorando la loro, lavorano quella del proximo, e non possono lavorare l’una senza l’altra; e giá sai ch’Io ti dixi che ogni male si faceva col mezzo del proximo e ogni bene. Sí che voi sète miei lavoratori, esciti di me, sommo ed etterno lavoratore, il quale v’ho uniti e innestati nella vite per l’unione che Io ho facta con voi.

Tiene a mente che tucte le creature che hanno in loro ragione hanno la vigna loro di per sé. La quale è unita senza veruno mezzo col proximo loro, cioè l’uno con l’altro. E sonno tanto uniti che veruno può fare bene a sé che nol facci al proximo suo, né male che non il faccia a lui. Di tucti quanti voi è facta una vigna universale, cioè di tucta la congregazione cristiana, e’ quali sète uniti nella vigna del corpo mistico della sancta Chiesa, unde traete la vita.

Nella quale vigna è piantata questa vite de l’unigenito mio Figliuolo, in cui dovete essere innestati. Non essendo voi innestati in lui, sète subito ribelli a la sancta Chiesa e sète come membri tagliati dal corpo che subito imputridisce. È vero che, mentre che avete il tempo, vi potete levare da la puzza del peccato col vero dispiacimento e ricórrire a’ miei ministri, e’ quali sonno lavoratori che tengono le chiavi del vino, cioè del Sangue uscito di questa vite. El quale Sangue è sí facto e di tanta perfeczione che, per veruno difecto del ministro, non vi può essere tolto el fructo d’esso Sangue.

El legame della caritá è quello che gli lega con vera umilitá, acquistata nel vero cognoscimento di sé e di me. Sí che vedi che tucti v’ho messi per lavoratori. E ora di nuovo v’invito, perché ’l mondo giá viene meno, tanto sonno multiplicate le spine che hanno affogato el seme, in tanto che veruno fructo di grazia vogliono fare.

Voglio dunque che siate lavoratori veri, che con molta sollicitudine aitiate a lavorare l’anime nel corpo mistico della sancta Chiesa. A questo v’eleggo, perch’Io voglio fare misericordia al mondo, per lo quale tu tanto mi preghi.

Come la predecta anima, doppo alcune laude rendute a Dio, el prega che le mostri coloro che vanno per lo ponte predecto e quelli che non vi vanno.

Alora l’anima con ansietato amore diceva:—O inextimabile dolcissima caritá, chi non s’accende a tanto amore? Qual cuore si può difendere che non venga meno? Tu, abisso di caritá, pare che impazzi delle tue creature, come tu senza loro non potessi vivere, con ciò sia cosa che tu sia lo Dio nostro che non hai bisogno di noi. Del nostro bene a te non cresce grandezza, però che tu se’ immobile; del nostro male a te non è danno, però che tu se’ somma ed etterna bontá. Chi ti muove a fare tanta misericordia? L’amore; e non debito né bisogno che tu abbi di noi, però che noi siamo rei e malvagi debitori.

Se io veggo bene, somma ed etterna Veritá, io so’ el ladro e tu se’ lo ’npiccato per me; perché veggo el Verbo tuo Figliuolo conficto e chiavellato in croce, del quale m’hai facto ponte, secondo che hai manifestato a me, miserabile tua serva. Per la quale cosa el cuore scoppia, e non può scoppiare per la fame e desiderio che è conceputo in te. Ricordomi che tu volevi mostrare chi sono coloro che vanno per lo ponte, e chi non vi va. E però, se piacesse a la bontá tua di manifestarlo, volontieri el vedrei e l’udirei da te.

Come questo benedecto ponte ha tre scaloni, per li quali si significano tre stati dell’anima. E come questo ponte, essendo levato in alto, non è però separato da la terra. E come s’intende quella parola che Cristo dixe: «Se Io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me».

Alora Dio etterno per fare piú inamorare e inanimare quella anima verso la salute de l’anime, le rispose e dixe:—Prima ch’Io ti mostri quel ch’Io ti voglio mostrare e di che tu mi dimandi, ti voglio dire come il ponte sta.

Decto t’ho che egli tiene dal cielo a la terra: cioè per l’unione che Io ho facta ne l’uomo, el quale Io formai del limo della terra. Questo ponte, unigenito mio Figliuolo, ha in sé tre scaloni; delle quali le due furono fabricate in sul legno della sanctissima croce, e la terza anco sentí la grande amaritudine quando gli fu dato bere fiele ed aceto.

In questi tre scaloni cognoscerai tre stati de l’anima, e’ quali Io ti dichiararò di sotto.

El primo scalone sonno e’ piei, e’ quali significano l’affecto; però che come i piei portano el corpo, cosí l’affecto porta l’anima. E’ piei conficti ti sonno scalone acciò che tu possa giognere al costato, il quale ti manifesta el segreto del cuore. Però che salito in su’ piei de l’affecto, l’anima comincia a gustare l’affecto del cuore, ponendo l’occhio de l’intellecto nel cuore aperto del mio Figliuolo, dove truova consumato e ineffabile amore.

Consumato, dico, ché non v’ama per propria utilitá, però che utilitá a lui non potete fare, però che egli è una cosa con meco. Alora l’anima s’empie d’amore, vedendosi tanto amare. Salito el secondo, giogne al terzo, cioè a la bocca, dove truova la pace della grande guerra che prima aveva avuta per le colpe sue.

Per lo primo scalone, levando e’ piei de l’affecto dalla terra, si spoglia del vizio; nel secondo s’empí d’amore con virtú, e nel terzo gustò la pace.

Sí che il ponte ha tre scaloni acciò che, salendo el primo e il secondo, potiate giognere a l’ultimo. Ed è levato in alto sí che, correndo l’acqua, non l’offende, però che in lui non fu veleno di peccato.

Questo ponte è levato in alto, e non è separato però dalla terra. Sai quando si levò in alto? Quando fu levato in sul legno della sanctissima croce, non separandosi però la natura divina dalla bassezza della terra della vostra umanitá; e però ti dixi che, essendo levato in alto, non era levato dalla terra, perché ella era unita e impastata con essa. Non era veruno che sopra el ponte potesse andare infino che egli non fu levato in alto; e però dixe egli: «Se Io sarò levato in alto, ogni cosa tirarò a me».

Vedendo la mia bontá che in altro modo non potavate essere tracti, manda’ lo perché fusse levato in alto in sul legno della croce, facendone una ancudine dove si fabricasse il figliuolo de l’umana generazione, per tollergli la morte e rivestirlo a la vita della grazia.

E però trasse ogni cosa a sé per questo modo, per dimostrare l’amore ineffabile che v’aveva, perché ’l cuore de l’uomo è sempre tracto per amore. Maggiore amore mostrare non vi poteva che dare la vita per voi. Per forza dunque è tracto da l’amore, se giá l’uomo ignorante non fa resistenzia in non lassarsi trare. Dixe dunque che, essendo levato in alto, ogni cosa trarrebbe a sé; e cosí è la veritá.

E questo s’intende in due modi. L’uno si è che, tracto il cuore de l’uomo per affecto d’amore, come decto t’ho, è tracto con tucte le potenzie de l’anima, cioè la memoria, l’intellecto e la volontá. Acordate queste tre potenzie e congregate nel nome mio, tucte l’altre operazioni che egli fa, actuali e mentali, sonno tracte piacevoli e unite in me per affecto d’amore, perché s’è levato in alto seguitando l’amore crociato. Sí che ben dixe veritá la mia Veritá dicendo: «Se Io sarò levato in alto ogni cosa trarrò a me», cioè che, tracto il cuore e le potenzie de l’anima, saranno tracte tucte le sue operazioni.

L’altro modo si è perché ogni cosa è creata in servigio dell’uomo. Le cose create sonno facte perché servano e sovenganoa la necessitá delle creature; e non la creatura, che ha in sé ragione, è facta per loro: anco per me, acciò che mi serva con tucto el cuore e con tucto l’affecto suo. Sí che vedi che, essendo tracto l’uomo, ogni cosa è tracta, perché ogni cosa è facta per lui.

Fu dunque di bisogno che ’l ponte fusse levato in alto, e abbi le scale, acciò che si possa salire con piú agevolezza.

Come questo ponte è murato di pietre, le quali significano le vere e reali virtú, e come in sul ponte è una bottiga, dove si dá el cibo a’ viandanti; e come chi tiene per lo ponte va ad vita, ma chi tiene di sotto per lo fiume, va ad perdizione e ad morte.

—Questo ponte si ha le pietre murate acciò che, venendo la piova, non impedisca l’andatore. Sai quali pietre sonno queste? sonno le pietre delle vere e reali virtú. Le quali pietre non erano murate innanzi alla passione di questo mio Figliuolo, e però erano impediti che neuno poteva giognere al termine suo, quantunque essi andassero per la via delle virtú. Non era ancora diserrato el cielo con la chiave del Sangue, e la piova della giustizia non gli lassava passare.

Ma, poi che le pietre furono facte e fabricate sopra el Corpo del Verbo del dolce mio Figliuolo (di cui Io t’ho decto che è ponte), egli le mura e intride la calcina, per murarle, col Sangue suo; cioè che ’l Sangue è intriso con la calcina della Deitá e con la forza e fuoco della caritá.

Con la potenzia mia murate sonno le pietre delle virtú sopra lui medesimo, però che neuna virtú è che non sia provata in lui, e da lui hanno vita tucte le virtú. E però veruno può avere virtú, che dia vita di grazia, se non da lui, cioè seguitando le vestigie e la doctrina sua. Egli ha maturate le virtú, ed egli l’ha piantate come pietre vive, murate col Sangue suo, acciò che ogni fedele possa andare expeditamente e senza veruno timore serviledi piova della divina giustizia, perché è ricoperto con misericordia. La quale misericordia discese di cielo nella Incarnazione di questo mio Figliuolo. Con che s’aperse? con la chiave del sangue suo.

Sí che vedi che ’l ponte è murato, ed è ricoperto con la misericordia, e su v’è la bottiga del giardino della sancta Chiesa, la quale tiene e ministra el Pane della vita, e dá bere il Sangue, acciò ch’e’ viandanti peregrini delle mie creature, stanchi, non vengano meno nella via. E per questo ha ordinato la mia caritá che vi sia ministrato el Sangue e ’l Corpo de l’unigenito mio Figliuolo tucto Dio e tucto uomo.

E passato el ponte, si giogne a la porta, la quale porta è esso ponte, per la quale tucti vi conviene intrare. E però disse Egli: «Io so’ via, veritá e vita. Chi va per me non va per la tenebre, ma per la luce». E in uno altro luogo disse la mia Veritá: che neuno poteva venire a me, se non per lui; e cosí è la veritá.

E, se bene ti ricorda, cosí ti dixi e mostrato te l’ho, volendoti fare vedere la via. Unde, se Egli dice che è via, egli è la veritá. E giá te l’ho mostrato che Egli è via in forma d’uno ponte. E dice che è veritá, e cosí è, perciò che Egli è unito con meco che so’ veritá, e chi el séguita va per la veritá. Ed è vita; e chi séguita questa vita riceve la vita della grazia e non può perire di fame, perché la Veritá vi s’è facto cibo.

Né può cadere in tenebre, perché Egli è luce, privato della bugia: anco con la veritá confuse e destrusse la bugia del dimonio, la quale elli dixe ad Eva. La quale bugia ruppe la strada del cielo; e la Veritá l’ha racconcia e murata col Sangue. Quegli che seguiranno questa via sonno figliuoli della Veritá, perché seguitano la Veritá, e passano per la porta della Veritá, e truovansi in me unito con la porta e via del mio Figliuolo, Veritá etterna, mare pacifico. Ma chi non tiene per questa via, tiene di sotto per lo fiume, la quale è via non posta con pietre, ma con acqua. E perché l’acqua non ha ritegno veruno, nessuno vi può andare che non annieghi. Cosí sonno facti e’ dilecti e gli stati del mondo. E perché l’affecto non è posto soprala pietra, ma è posto con disordinato amore nelle creature e nelle cose create, amandole e tenendole fuore di me, ed elle sonno facte come l’acqua che continuamente corre; cosí corre l’uomo come elleno, benché a lui pare che corrano le cose create che egli ama, ed egli è pur elli che continuamente corre verso il termine della morte. Vorrebbe tenere sé, cioè la vita sua e le cose che egli ama, che non corrissero venendoli meno o per la morte che egli lassi loro, o per mia dispensazione che le cose create sieno tolte dinanzi alle creature. Costoro seguitano la bugia tenendo per la via della bugia, e sonno figliuoli del dimonio, el quale è padre delle bugie. E perché passano per la porta della bugia, ricevono etterna dannazione.

Sí che vedi ch’Io t’ho mostrata la veritá e mostrata la bugia: cioè la via mia che è veritá e quella del dimonio che è bugia.

Come per ciascuna di queste due strade si va con fadiga, cioè per lo ponte e per lo fiume. E del dilecto che l’anima sente in andare per lo ponte.

—Queste sonno due strade, e per ciascuna si passa con fadiga. Mira quanta è l’ignoranzia e ciechitá dell’uomo, che, essendoli facta la via, vuole tenere per l’acqua. La quale via è di tanto dilecto a coloro che vanno per essa, che ogni amaritudine lo’ diventa dolce e ogni grande peso lo’ diventa leggero. Essendo nella tenebre del corpo, truovano la luce; ed essendo mortali, truovano la vita immortale, gustando per affecto d’amore, col lume della fede, la veritá etterna che promecte di dare refrigerio a chi s’affadiga per me, che so’ grato e cognoscente, e so’ giusto, che a ogniuno rendo giustamente secondo che merita; unde ogni bene è remunerato e ogni colpa punita.

El dilecto che ha colui che va per questa via non sarebbe la lingua tua sufficiente a poterlo narrare, né l’orecchia a poterlo udire, né l’occhio a poterlo vedere; però che in questa vita gusta e participa di quel bene che gli è apparecchiato nellavita durabile. Bene è dunque macto colui che schifa tanto bene, ed elegge, innanzi, di gustare in questa vita l’arra de l’inferno, tenendo per la via di socto, dove va con molte fadighe e senza neuno refrigerio e senza veruno bene; però che per lo peccato loro sonno privati di me che so’ sommo ed etterno Bene.

Bene hai dunque ragione di dolerti, e voglio che tu e gli altri servi miei stiate in continua amaritudine de l’offesa mia e compassione de l’ignoranzia e danno loro, con la quale ignoranzia m’offendono.

Or hai veduto e udito del ponte come egli sta; e questo ho decto per dichiarare quello ch’Io ti dissi, che era ponte l’unigenito mio Figliuolo (e cosí vedi che è la veritá), facto per lo modo che Io t’ho decto, cioè unita l’altezza con la bassezza.

Come questo ponte, essendo salito al cielo el dí de la Ascensione, non si partí però di terra.

—Poi che l’unigenito mio Figliuolo ritornò a me, doppo la resurrexione quaranta dí, questo ponte si levò da la terra, cioè dalla conversazione degli uomini, e salse in cielo per la virtú della natura mia divina, e siede da la mano dricta di me, Padre etterno. Sí come disse l’angelo a’ discepoli el dí de l’Ascensione, stando quasi come morti perché i cuori loro erano levati in alto e saliti in celo con la sapienzia del mio Figliuolo. Disse: «Non state piú qui, ché elli siede da la mano dricta del Padre».

Levato in alto e tornato a me Padre, Io mandai el Maestro, cioè lo Spirito sancto, el quale venne con la potenzia mia e con la sapienzia del mio Figliuolo e con la clemenzia sua, d’esso Spirito sancto. Egli è una cosa con meco Padre e col Figliuolo mio, unde fortificò la via della doctrina che lassò la mia Veritá nel mondo; e però, partendosi la presenzia, non si partíla doctrina né le virtú, vere pietre fondate sopra questa doctrina, la quale è la via che v’ha facto questo dolce e glorioso ponte. Prima adoparò Egli, e con le sue operazioni fece la via, dando la doctrina a voi per exemplo piú che per parole: anco prima fece che Egli dicesse.

Questa doctrina certificò la clemenzia dello Spirito sancto, fortificando le menti de’ discepoli a confessare la veritá ed annunziare questa via, cioè la doctrina di Cristo crocifixo, riprendendo per mezzo di loro el mondo delle ingiustizie e de’ falsi giudici. Delle quali ingiustizie e giudicio, di socto piú distesamente ti narrarò.

Hocti decto questo acciò che ne le menti di chi ode non potesse cadere veruna tenebre che obfuscasse la mente; cioè che volessero dire che di questo Corpo di Cristo se ne fece ponte per l’unione della natura divina unita con la natura umana. Questo veggo che egli è la veritá. Ma questo ponte si partí da noi salendo in celo. Egli ci era una via che c’insegnava la veritá vedendo l’exemplo e i costumi suoi. Ora che ci è rimaso? e dove truovo la via? Dicotelo, cioè dico a coloro a cui cadesse questa ignoranzia.

La via della doctrina sua, la quale Io t’ho decta, confermata dagli appostoli e dichiarata nel sangue de’ martiri, illuminata con lume de’ doctori e confessata per li confessori, e tractane la carta per li evangelisti, e’ quali stanno tucti come testimoni a confessare la veritá nel corpo mistico della sancta Chiesa.

Egli sonno come lucerna posta in sul candelabro, per mostrare la via della veritá, la quale conduce a vita con perfecto lume, come decto t’ho. E come te la dicono? per pruova: perché l’hanno provata in loro medesimi. Sí che ogni persona è illuminata in conoscere la veritá, se egli vuole (cioè che egli non si voglia tollere il lume della ragione col proprio disordinato amore). Sí che egli è veritá che la doctrina sua è vera, ed è rimasa come navicella a trare l’anima fuore del mare tempestoso e conducerla ad porto di salute.

Sí che in prima Io vi feci el ponte del mio Figliuolo, actuale, come decto ho, conversando con gli uomini; e levato el ponteactuale, rimase il ponte e la via della doctrina, come decto è, essendo la doctrina unita con la potenzia mia, con la sapienzia del Figliuolo e con la clemenzia dello Spirito sancto. Questa potenzia dá virtú di fortezza a chi séguita questa via; la sapienzia gli dá lume che in essa via cognosce la veritá; lo Spirito sancto gli dá amore, el quale consuma e tolle ogni amore proprio sensitivo fuore de l’anima, e solo gli rimane l’amore delle virtú.

Sí che in ogni modo, o actuale o per doctrina, Egli è via e veritá e vita. La quale via è il ponte che vi conduce a l’altezza del cielo. Questo volse dire quando Egli dixe: «Io venni dal Padre, e ritorno al Padre, e tornarò ad voi». Cioè a dire:—El Padre mio mi mandò a voi, e hammi facto vostro ponte, acciò che esciate del fiume e potiate giognere a la vita.—Poi dice: «E tornarò a voi. Io non vi lassarò orfani, ma mandarovi el Paraclito». Quasi dicesse la mia Veritá:—Io n’andarò al Padre e tornarò; cioè che, venendo lo Spirito sancto, il quale è decto Paraclito, vi mostrará piú chiaramente e vi confermará me, via di veritá, cioè la doctrina che Io v’ho data.—

Dixe che tornarebbe, e Egli tornò, perché lo Spirito sancto non venne solo, ma venne con la potenzia di me Padre, con la sapienzia del Figliuolo e con essa clemenzia di Spirito sancto. Vedi dunque che torna: non actuale ma con la virtú, come decto è, fortificando la strada della doctrina; la quale via e strada non può venire meno né essere tolta a colui che la vuole seguitare, perché ella è ferma e stabile e procede da me che non mi muovo.

Adunque virilmente dovete seguitare la via, e senza alcuna nuvila ma col lume della fede, la quale v’è data per principale vestimento nel sancto baptesmo.

Ora t’ho mostrato apieno e dichiarato el ponte actuale e la doctrina, la quale è una cosa insieme col ponte. E ho mostrato a l’ignorante chi gli manifesta questa via che ella è veritá, e dove stanno coloro che la ’nsegnano; e dixi che erano gli appostoli, evangelisti, martiri e confessori e i sancti doctori, posti nel luogo della sancta Chiesa come lucerna.

E hocti decto e mostrato come, venendo a me, egli tornò a voi, non presenzialmente ma con la virtú, come decto t’ho, cioè venendo lo Spirito sancto sopra e’ discepoli. Però che presenzialmente non tornará se non ne l’ultimo dí del giudicio, quando verrá con la mia maiestá e potenzia divina a giudicare il mondo e a rendere bene a’ buoni e remunerarli delle loro fadighe, l’anima e il corpo insieme, e rendere male di pena etternale a coloro che iniquamente sonno vissuti nel mondo.

Ora ti voglio dire quello che Io veritá ti promissi, cioè di mostrarti quegli che vanno imperfectamente, e quegli che vanno perfectamente, e altri con la grande perfeczione, e in che modo vanno; e gli iniqui che con le iniquitá loro s’aniegano nel fiume, giognendo a’ crociati tormenti.

Ora dico a voi, carissimi figliuoli miei, che voi teniate sopra el ponte e non di socto, però che quella non è la via della veritá: anco è quella della bugia, dove vanno gl’iniqui peccatori, de’ quali Io ora ti dirò. Questi sonno quegli peccatori, per li quali Io vi prego che voi mi preghiate e per li quali Io vi richieggio lagrime e sudori acciò che da me ricevano misericordia.

Come questa anima, maravigliandosi de la misericordia di Dio, raconta molti doni e grazie procedute da essa divina misericordia ad l’umana generazione.

Alora quella anima, quasi come ebbra, non si poteva tenere; ma quasi stando nel cospecto di Dio, diceva:—O etterna misericordia, la quale ricuopri e’ difecti delle tue creature, non mi maraviglio che tu dica di coloro che escono del peccato mortale e tornano a te: «Io non mi ricordarò che tu m’offendessi mai». O misericordia ineffabile, non mi maraviglio che tu dica questo a coloro che escono del peccato, quando tu dici di coloro che ti perseguitano: «Io voglio che mi preghiate per loro, acciò che Io lo’ facci misericordia».

O misericordia la quale esce della Deitá tua, Padre etterno, la quale governa con la tua potenzia tucto quanto el mondo! Nella misericordia tua fummo creati: nella misericordia tua fummo ricreati nel sangue del tuo Figliuolo. La misericordia tua ci conserva, la misericordia tua fece giocare in sul legno della croce el Figliuolo tuo alle braccia, giocando la morte con la vita e la vita con la morte. E alora la vita sconfisse la morte della colpa nostra, e la morte della colpa tolse la vita corporale allo immaculato Agnello. Chi rimase vinto? la morte. Chi ne fu cagione? la misericordia tua.

La tua misericordia dá vita. Ella dá lume per lo quale si conosce la tua clemenzia in ogni creatura: ne’ giusti e ne’ peccatori. Ne l’altezza del cielo riluce la tua misericordia, cioè ne’ sancti tuoi. Se io mi vollo a la terra, ella abonda della tua misericordia. Nella tenebre de l’inferno riluce la tua misericordia, non dando tanta pena a’ dannati quanta meritano.

Con la misericordia tua mitighi la giustizia; per misericordia ci hai lavati nel Sangue; per misericordia volesti conversare con le tue creature. O pazzo d’amore! non ti bastò d’incarnare, che anco volesti morire? Non bastò la morte, che anco discendesti a lo ’nferno traendone i santi padri, per adempire la tua veritá e misericordia in loro? Però che la tua bontá promecte bene a coloro che ti servono in veritá. Imperò discendesti a limbo, per trare di pena chi t’aveva servito e rendar lo’ el fructo delle loro fadighe.

La misericordia tua vego che ti costrinse a dare anco piú a l’uomo, cioè lassandoti in cibo, acciò che noi, debili, avessimo conforto, e gl’ignoranti smemorati non perdessero la ricordanza de’ benefizi tuoi. E però el dái ogni dí a l’uomo, rapresentandoti nel Sacramento de l’altare nel corpo mistico della sancta Chiesa. Questo chi l’ha facto? la misericordia tua.

O misericordia, el cuore ci s’affoga a pensare di te, ché dovunque io mi vollo a pensare, non truovo altro che misericordia, O Padre etterno, perdona a l’ignoranzia mia che ho presumpto di favellare innanzi a te; ma l’amore della tua misericordia me ne scusi dinanzi alla benignitá tua.

De la indignitá di quelli che passano per lo fiume, di sotto al ponte decto; e come l’anima, che passa di sotto, Dio la chiama arbore di morte, el quale tiene le radici sue principalmente in quatro vizi.

Poi che quella anima col verbo della parola ebbe un poco dilatato el cuore nella misericordia di Dio, umilemente aspectava che la promessa le fusse actenuta. E ripigliando Dio le sue parole dicea:—Carissima figliuola, tu hai narrato dinanzi da me della misericordia mia, perché Io te la déi a gustare e a vedere nella parola ch’Io ti dissi, dicendo: «Costoro sonno coloro per li quali Io vi prego che mi preghiate». Ma sappi che, senza veruna comparazione, è piú la misericordia mia verso di voi che tu non vedi, però che ’l tuo vedere è imperfecto e finito, e la misericordia mia è perfecta e infinita. Sí che comparazione non ci si può ponere se non quella che è da la cosa finita a la infinita.

Ho voluto che l’abbi gustata questa misericordia, e anco la dignitá de l’uomo (la quale di sopra ti mostrai), acciò che tu meglio conosca la crudeltá e la indegnitá degl’iniqui uomini che tengono per la via di socto. Apre l’occhio de l’intellecto, e mira costoro che volontariamente s’anniegano, e mira in quanta indegnitá essi sonno caduti per le colpe loro.

Prima è che essi sonno diventati infermi: e questo si è quando conciepêro el peccato mortale nelle menti loro, poi el parturiscono e perdono la vita della grazia. E come il morto, che veruno sentimento può adoperare, né si muove da se medesimo se non quanto egli è levato da altrui, cosí costoro, che sonno annegati nel fiume de l’amore disordinato del mondo, sonno morti a grazia. E perché egli son morti, la memoria non ritiene il ricordamento della mia misericordia; l’occhio de l’intellecto non vede né cognosce la mia veritá, perché ’l sentimento è morto, cioè che lo ’ntellecto non s’ha posto dinanzi altro che sé, conl’amore morto della propria sensualitá. E però la volontá ancora è morta a la volontá mia, perché non ama altro che cose morte. Essendo morte queste tre potenzie, tucte l’operazioni sue e actuali e mentali sonno morte quanto che a grazia, e giá non si può difendere da’ nemici suoi, né aitarsi per se medesimo se non quanto è aitato da me.

Bene è vero che ogni volta che questo morto, nel quale è rimaso solo el libero arbitrio, mentre che egli è nel corpo mortale, dimanda l’aiutorio mio, el può avere; ma per sé non potrá mai. Egli è facto incomportabile a se medesimo e, volendo signoreggiare il mondo, egli è signoreggiato da quella cosa che non è, cioè dal peccato. El peccato è non cavelle, ed essi sonno facti servi e schiavi del peccato.

Io gli feci arbori d’amore con vita di grazia, la quale ebbero nel sancto baptesmo; ed essi sonno facti arbori di morte, perché sonno morti, come decto t’ho. Sai dove egli tiene la radice questo arbore? ne l’altezza della superbia, la quale l’amore sensitivo proprio di loro medesimi notrica; el suo merollo è la impazienzia, el suo figliuolo è la indiscrezione. Questi sonno quattro principali vizi, che uccidono l’anima di colui el quale ti dixi che era arbore di morte, perché non hanno tracta la vita della grazia. Dentro da l’arbore si notrica uno vermine di coscienzia; el quale, mentre che l’uomo vive in peccato mortale, è acciecato dal proprio amore, e però poco el sente.

E’ fructi di questo arbore sonno mortali, perché hanno tracto l’umore dalla radice della superbia; la tapinella anima è piena d’ingratitudine, unde le procede ogni male. E se ella fusse grata de’ benefizi ricevuti, cognoscerebbe me; e cognoscendo me, cognoscerebbe sé; e cosí starebbe nella mia dileczione. Ma ella, come cieca, si va attaccando pur per lo fiume, e non vede che l’acqua non l’aspecta.

Come e’ fructi di questo arbore tanto sono diversi quanto sono diversi e’ peccati. E prima del peccato de la carnalitade.

—Tanto sonno diversi e’ fructi di questo arbore che dánno morte, quanto sonno diversi e’ peccati. Alcuni ne vedi che sonno cibo da bestie, e questi sonno quegli che immondamente vivono, facendo del corpo e della mente loro come il porco che s’involle nel loto: cosí s’invollono nel loto della carnalitá. O anima bructa, dove hai lassata la tua dignitá? Tu eri facta sorella degli angeli, ora se’ facta animale bruto, in tanta miseria che non tanto che sieno sostenuti da me, che so’ somma puritá, ma le dimonia, di cui essi sonno facti amici e servi, non possono vedere commectere tanta immondizia.

Veruno peccato è che tanto sia abominevole e tanto tolga el lume de l’intellecto, quanto questo. Questo cognobbero e’ filosofi, non per lume di grazia, perché non l’avevano; ma la natura lo’ porgeva quello lume: cioè che questo peccato obfuscava lo ’ntellecto; e però si conservavano nella continenzia per meglio studiare. E anco le ricchezze le gictavano da loro, acciò che ’l pensiere delle ricchezze non l’occupasse il cuore. Non fa cosí lo ignorante falso cristiano, el quale ha perduta la grazia per la colpa sua.

Come el fructo d’alcuni altri è l’avarizia. E de’ mali che procedono da essa.

—Alcuni altri el fructo loro è di terra. Questi sonno e’ cupidi avari, e’ quali fanno come la talpa che sempre si notrica della terra infino a la morte; e gionti a la morte non hanno rimedio. Costoro con l’avarizia loro spregiano la mia larghezza, vendendo el tempo al proximo loro. Questi sonno gli usurai che diventanocrudeli e robbatori del proximo, perché nella memoria loro non hanno el ricordamento della mia misericordia. Ché se essi l’avessero avuto, non sarebbero crudeli né verso di loro né verso del proximo: anco usarebbero pietá e misericordia a se medesimi, operando le virtú, e al proximo, sovenendolo caritativamente.

Oh quanti sonno e’ mali che per questo maladecto peccato vengono! Quanti omicidii e furti e rapine, con molti guadagni inliciti e crudeltá di morte e ingiustizia del proximo! Uccide l’anima e falla diventare schiava delle ricchezze, unde non si cura d’ observare i comandamenti miei. Costui non ama persona se non per propria utilitá.

Questo vizio procede da la superbia e notrica la superbia. L’uno procede da l’altro, perché porta sempre seco la propria reputazione, sí che subbito giogne ne l’altro vizio, e cosí va di male in peggio per la miserabile superbia, la quale è piena di pareri, ed è uno fuoco che sempre germina fummo di vanagloria e di vanitá di cuore, gloriandosi di quello che non è loro; ed è una radice che ha molti rami. El principale è la propria reputazione, unde esce il volere essere maggiore che ’l proximo suo, e parturisce il cuore ficto e none schiecto né liberale, ma doppio che mostra una in lingua e un’altra ha in cuore; e occulta la veritá, e dice la bugia per utilitá sua propria; e germina una invidia, la quale è uno vermine che sempre rode e non gli lassa avere bene del suo bene proprio né de l’altrui.

Come daranno questi iniqui, posti in tanta miseria, della sustanzia loro a’ povarelli, quando essi tolgono l’altrui? Come traranno la immonda anima della immondizia, quando essi ve la mectono? che alcuna volta sonno tanto animali che le figliuole e i congionti loro non riguardano, ma con essi caggiono in molta miseria. E nondimeno la mia misericordia gli sostiene, e non comando a la terra che gl’inghioctisca, acciò che si ravegano delle colpe loro. Come dunque daranno la vita per la salute de l’anime, quando non dánno la substanzia? come daranno la dileczione, quando essi si rodono per invidia?

Oh miserabili vizi, e’ quali aterrano il cielo de l’anima! «Cielo» la chiamo, perch’Io la feci cielo, dove Io abitavo pergrazia celandomi dentro da lei, e facendo mansione per affecto d’amore. Ora s’è partita da me sí come adultera, amando sé e le creature e le cose create piú che me: anco di sé s’ha facto Dio, e me perseguita con molti e diversi peccati. E tucto questo fa perché non ripensa el benefizio del Sangue sparto con tanto fuoco d’amore.

Come d’alcuni altri, e’ quali tengono stato di signoria, el loro fructo è ingiustizia.

—Altri sonno e’ quali tengono el capo alto per signoria; nella quale signoria portano la ’nsegna della ingiustizia, ingiustizia adoperando verso di me, Dio, e del proximo, e ingiustizia verso di loro. Verso di loro non si rendono el debito della virtú, e inverso di me non mi rendono el debito de l’onore, rendendo loda e gloria al nome mio, el quale sonno tenuti di rendere. Anco, come ladri, furano quello che è mio e dannolo a la serva della propria sensualitá, sí che commecte ingiustizia verso di me e verso di sé, come aciecato e ignorante, non cognoscendo me in sé. Tucto è per l’amore proprio, sí come fecero e’ giuderi e ministri della Legge, che per la invidia e amore proprio s’accecarono, e però non cognobbero la veritá de l’unigenito mio Figliuolo; e però non rendevano il debito di cognoscere vita etterna che era fra loro, come dixe la mia Veritá dicendo: «El regno di Dio è tra voi». Ma essi nol cognoscevano: perché? però che, per lo modo decto, aveano perduto el lume della ragione, e per questo modo non rendevano il debito di rendere onore e gloria a me e a lui che era una cosa con meco; e però, come ciechi, commissero la ingiustizia, perseguitandolo con molti obrobri infino a la morte della croce.

Cosí questi cotali rendono ingiustizia a loro e a me, e anco al proximo loro, ingiustamente rivendendo le carni de’ subditi loro e di qualunque altra persona a mano lo’ viene.

Come per questi e per altri defecti si cade nel falso giudicio. E de la indignitá ne la quale perciò si viene.

—E per questo e altri difecti caggiono nel falso giudicio, sí come di sotto ti distendarò. Sempre si scandalizzano nelle mie operazioni, le quali tucte sonno giuste e in veritá tucte facte per amore e misericordia.

Con questo falso giudicio, col veleno della invidia e della superbia erano calunniate e giudicate ingiustamente l’operazioni del mio Figliuolo, con false bugie dicendo: «Costui el fa in virtú di Belzebub». Cosí costoro, iniqui, posti ne l’amore proprio, nella immondizia, nella superbia, ne l’avarizia, in una invidia, fondati nella perversa indiscrezione, con una impazienzia e con molti altri mali che si commectono, sempre si scandalizzano in me e ne’ servi miei, giudicando che fictivamente aduoparino la virtú. Perché ’l cuore loro è fracido e hanno guasto el gusto, però le cose buone lo’ paiono gactive, e le gactive, cioè el disordinato vivere, lo’ pare buono.

O ciechitá umana, che non guardi la tua dignitá! ché di grande se’ facto piccolo, di signore se’ facto servo della piú vile signoria che possa avere, però che tu se’ facto servo e schiavo del peccato, e tale diventi quale è quella cosa che tu servi. El peccato non è cavelle: adunque tu se’ tornato non cavelle. Hassi tolta la vita e data la morte.

Questa vita e questa signoria vi fu data per lo Verbo unigenito mio Figliuolo e glorioso ponte; essendo servi del dimonio, vi trasse della servitudine sua; feci lui servo per tollervi la servitudine, e posili l’obbedienzia per consumare la disobbedienzia d’Adam, umiliandosi esso a l’obbrobriosa morte della croce per confondere la superbia. Tucti e’ vizi destruxe con la morte sua, acciò che neuno potesse dire:—Il cotale vizio rimase che non fusse punito e fabricato con pene,—sí come tidixi di sopra, dicendo che del corpo suo aveva facto ancudine. Tucti e’ rimedi sonno posti per camparli della morte etternale, ed essi spregiano il Sangue e hannolo conculcato co’ piei del disordinato affecto.

E questa è la ingiustizia e il falso giudicio de’ quali è ripreso el mondo e sará ripreso ne l’ultimo dí del giudicio. E questo volse dire la mia Veritá quando dixe: «Io mandarò el Paraclito che riprendará el mondo della ingiustizia e del falso giudicio». Alora fu ripreso quando mandai lo Spirito sancto sopra gli appostoli.

Qui parla sopra quella parola che dixe Cristo quando dixe: «Io mandarò el Paraclito che riprenderá el mondo de la ingiustizia e del falso giudicio». E qui dice come una di queste reprensioni è continua.

—Tre riprensioni sonno: l’una fu data quando lo Spirito sancto venne sopra e’ discepoli, come decto è; e’ quali, fortificati dalla potenzia mia, illuminati dalla sapienzia del Figliuolo mio dilecto, tucto ricevettero nella plenitudine dello Spirito sancto. Alora lo Spirito sancto, che è una cosa con meco e col Figliuolo mio, riprendecte il mondo per la bocca de’ discepoli con la doctrina della mia Veritá. Eglino e tucti gli altri che sonno discesi da loro seguitando la veritá, la quale intesero per mezzo di loro, riprendono el mondo. Questa è quella continua riprensione che Io fo al mondo col mezzo della sancta Scriptura e de’ servi miei, ponendosi lo Spirito sancto nelle lingue loro anunziando la mia veritá; sí come el dimonio si pone in su la lingua de’ servi suoi, cioè di coloro che passano per lo fiume iniquamente.

Questa è quella dolce reprensione posta continua, per lo modo decto, per grandissimo affecto d’amore che Io ho a la salute de l’anime. E non possono dire:—Io non ebbi chi mi riprendesse;—però che giá l’è mostrata la veritá, mostrando lo’ el vizio e la virtú, e facto lo’ vedere il fructo della virtúe il danno del vizio, per dar lo’ amore e timore sancto con odio del vizio e amore della virtú. E giá non l’è stata mostrata questa doctrina e veritá per angelo, acciò che non possano dire:—L’angelo è spirito beato e non può offendere, e non sente le molestie della carne come noi, né la gravezza del corpo nostro.—Questo l’è tolto, che nol possono dire; perché ella è stata data dalla mia Veritá, Verbo incarnato con la carne vostra mortale.

Chi sonno stati gli altri che hanno seguitato questo Verbo? Creature mortali e passibili come voi, con la impugnazione della carne contra lo spirito, sí come ebbe il glorioso Pavolo mio banditore; e cosí di molti altri sancti e’ quali, chi da una cosa e chi da un’altra, sonno stati passionati. Le quali passioni Io permectevo e permecto per acrescimento di grazia e per aumentare la virtú ne l’anime loro: e cosí nacquero di peccato come voi, e notricati d’uno medesimo cibo; e cosí so’ Io Dio ora come alora; non è infermata né può infermare la mia potenzia. Sí che Io posso sovenire e voglio, e so sovenire a chi vuole essere sovenuto da me. Alora vuole essere sovenuto da me, quando esce del fiume e va per lo ponte seguitando la doctrina della mia Veritá.

Sí che non hanno scusa però che sonno ripresi, ed è llo’ mostrata la veritá continuamente. Unde, se essi non si correggeranno mentre che essi hanno el tempo, saranno condennati nella seconda reprensione, la quale si fará ne l’ultima extremitá della morte, dove grida la mia giustizia dicendo: «Surgite, mortui; venite ad iudicium»; cioè: tu che se’ morto a grazia e morto giogni a la morte corporale, lévati su, e viene dinanzi al sommo Giudice con la ingiustizia e falso giudicio tuo e col lume spento della fede. El quale lume traesti acceso del sancto baptesmo, e tu lo spegnesti col vento della superbia e vanitá del cuore, del quale facevi vela a’ venti che erano contrari a la salute tua; e ’l vento della propria reputazione notricavi con la vela de l’amore proprio. Unde corrivi per lo fiume delle delizie e stati del mondo con la propria volontá, seguitando la fragile carne e le molestie e temptazioni del dimonio. Il qualedimonio con la vela della tua propria volontá t’ha menato per la via di socto, la quale è uno fiume corrente; unde t’ha condocto con lui insieme a l’etterna dannazione.


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