NOTE:

NOTE:[1]Il beato Raimondo delle Vigne, da Capua, discendente da Pier delle Vigne, maestro generale dell’ordine dei predicatori, scrisse in latino la vita della santa. Essendo andata perduta quella che prima di lui aveva scritta fra Tommaso della Fonte, laLeggenda(cosí fu chiamata) del beato Raimondo è il piú autorevole documento antico intorno a Caterina da Siena.[2]InActa sanctorum, dieXXXaprilis, parsIII, capp.IeII.[3]Nelle annotazioni ad alcune lettere inedite dei discepoli di Caterina, pubblicate, insieme con laLeggenda minoredella santa, da Francesco Grottanelli, Bologna G. Romagnoli, 1868, si legge: «Solo nel 1378 pare che da Firenze (Caterina) si restituisse in patria nel mese di luglio, ma non è certo».[4]Furon pubblicate nell’Arch. stor. ital.,IV(1843), 29-48.[5]Barduccio di Piero Canigiani, uno dei suoi discepoli.[6]Stefano di Currado Maconi, uno dei piú insigni discepoli della santa, vestí, a consiglio di lei, l’abito di certosino, fu priore della certosa di Pavia e poi superiore generale dell’ordine.[7]Ranieri, o Neri di Landoccio Pagliaresi, nobile senese, anch’egli segretario di Caterina, la quale gli affidò missioni per GregorioXI, UrbanoVIe per la regina Giovanna di Napoli.[8]Citato dal Gigli nella prefazione al t.IVdelleOperedi s. Caterina, p.II.[9]Trovasi ora nella Braidense di Milano, AE. IX. 35.[10]Fra Tommaso d’Antonio di Naccio, o Nacci, Caffarini da Siena, dell’ordine de’ predicatori, ebbe la parte maggiore nel processo della canonizzazione fatto a Venezia, e dopo il beato Raimondo da Capua è la fonte piú copiosa di notizie intorno a Caterina.[11]C. Magenta,La certosa di Pavia(Torino, Bocca, 1897), p. 436. Il Magenta dice che ilLibrofu tra i primi codici di quella biblioteca, la quale in séguito si arricchí di numerosi manoscritti.[12]Prologus primus, 8.[13]Si trova in un piccolo codice latino della Vaticana. Fu pubblicato in Venezia nel 1543 in un piccolo volume, che contiene altre pie operette, del quale la Casanatense possiede un esemplare. Fu stampato separatamente a Lovanio nel 1554, e ve n’è una copia nella biblioteca Barberina. Il Gigli l’ha dato nella versione italiana dell’ab. Piccolomini; ve ne sono però altre traduzioni italiane, ed anche una inglese stampata a Londra nel 1895.[14]Fu scritta in latino l’anno 1376. Se ne conserva un antico ms. nella Comunale di Siena, con la segnaturaT. II, 7 c. 29 v. e 30 v. Il Gigli la pubblicò in italiano.[15]Ieanne Anziani,Pour le texte du Dialogue de sainte Cathérine de Sienne, nelBulletin italien, luglio-settembre 1911.[16]Come Caterina imparasse a leggere è raccontato dal beato Raimondo nellaLeggenda(cap.XL, 7). Quanto allo scrivere lo accenna la santa da sé, scrivendo al beato Raimondo (lett. 272, ed. Tommaseo) che le fu insegnato in un’estasi. Ciò fu nell’ottobre del 1377, essendo alla ròcca di Tentennano presso la famiglia Salimbeni. Di suo pugno si dicono scritti: 1o) l’orazione «O spirito santo vieni nel mio cuore»; 2o) un biglietto (litterulam) a Stefano Maconi, che finiva cosí: «Sappi, o mio carissimo figliuolo, che questa è la prima lettera che io abbia scritta»; 3o) alcune carte delLibro; 4o) due lettere al beato Raimondo. Tutti questi autografi deploransi come smarriti.[17]Forse non è superfluo avvertire che lo scritto originale, quello vergato dai discepoli mentre Caterina «ore virgineo dictabat», non esiste piú. Ciò però non toglie né diminuisce valore a questo codice, che anche il Grottanelli (op. cit., p. 198, nota 19) dice essere la «copia autentica».[18]Si veda piú oltre, p.422.[19]Sono tutte notate in fine del vol.

[1]Il beato Raimondo delle Vigne, da Capua, discendente da Pier delle Vigne, maestro generale dell’ordine dei predicatori, scrisse in latino la vita della santa. Essendo andata perduta quella che prima di lui aveva scritta fra Tommaso della Fonte, laLeggenda(cosí fu chiamata) del beato Raimondo è il piú autorevole documento antico intorno a Caterina da Siena.

[1]Il beato Raimondo delle Vigne, da Capua, discendente da Pier delle Vigne, maestro generale dell’ordine dei predicatori, scrisse in latino la vita della santa. Essendo andata perduta quella che prima di lui aveva scritta fra Tommaso della Fonte, laLeggenda(cosí fu chiamata) del beato Raimondo è il piú autorevole documento antico intorno a Caterina da Siena.

[2]InActa sanctorum, dieXXXaprilis, parsIII, capp.IeII.

[2]InActa sanctorum, dieXXXaprilis, parsIII, capp.IeII.

[3]Nelle annotazioni ad alcune lettere inedite dei discepoli di Caterina, pubblicate, insieme con laLeggenda minoredella santa, da Francesco Grottanelli, Bologna G. Romagnoli, 1868, si legge: «Solo nel 1378 pare che da Firenze (Caterina) si restituisse in patria nel mese di luglio, ma non è certo».

[3]Nelle annotazioni ad alcune lettere inedite dei discepoli di Caterina, pubblicate, insieme con laLeggenda minoredella santa, da Francesco Grottanelli, Bologna G. Romagnoli, 1868, si legge: «Solo nel 1378 pare che da Firenze (Caterina) si restituisse in patria nel mese di luglio, ma non è certo».

[4]Furon pubblicate nell’Arch. stor. ital.,IV(1843), 29-48.

[4]Furon pubblicate nell’Arch. stor. ital.,IV(1843), 29-48.

[5]Barduccio di Piero Canigiani, uno dei suoi discepoli.

[5]Barduccio di Piero Canigiani, uno dei suoi discepoli.

[6]Stefano di Currado Maconi, uno dei piú insigni discepoli della santa, vestí, a consiglio di lei, l’abito di certosino, fu priore della certosa di Pavia e poi superiore generale dell’ordine.

[6]Stefano di Currado Maconi, uno dei piú insigni discepoli della santa, vestí, a consiglio di lei, l’abito di certosino, fu priore della certosa di Pavia e poi superiore generale dell’ordine.

[7]Ranieri, o Neri di Landoccio Pagliaresi, nobile senese, anch’egli segretario di Caterina, la quale gli affidò missioni per GregorioXI, UrbanoVIe per la regina Giovanna di Napoli.

[7]Ranieri, o Neri di Landoccio Pagliaresi, nobile senese, anch’egli segretario di Caterina, la quale gli affidò missioni per GregorioXI, UrbanoVIe per la regina Giovanna di Napoli.

[8]Citato dal Gigli nella prefazione al t.IVdelleOperedi s. Caterina, p.II.

[8]Citato dal Gigli nella prefazione al t.IVdelleOperedi s. Caterina, p.II.

[9]Trovasi ora nella Braidense di Milano, AE. IX. 35.

[9]Trovasi ora nella Braidense di Milano, AE. IX. 35.

[10]Fra Tommaso d’Antonio di Naccio, o Nacci, Caffarini da Siena, dell’ordine de’ predicatori, ebbe la parte maggiore nel processo della canonizzazione fatto a Venezia, e dopo il beato Raimondo da Capua è la fonte piú copiosa di notizie intorno a Caterina.

[10]Fra Tommaso d’Antonio di Naccio, o Nacci, Caffarini da Siena, dell’ordine de’ predicatori, ebbe la parte maggiore nel processo della canonizzazione fatto a Venezia, e dopo il beato Raimondo da Capua è la fonte piú copiosa di notizie intorno a Caterina.

[11]C. Magenta,La certosa di Pavia(Torino, Bocca, 1897), p. 436. Il Magenta dice che ilLibrofu tra i primi codici di quella biblioteca, la quale in séguito si arricchí di numerosi manoscritti.

[11]C. Magenta,La certosa di Pavia(Torino, Bocca, 1897), p. 436. Il Magenta dice che ilLibrofu tra i primi codici di quella biblioteca, la quale in séguito si arricchí di numerosi manoscritti.

[12]Prologus primus, 8.

[12]Prologus primus, 8.

[13]Si trova in un piccolo codice latino della Vaticana. Fu pubblicato in Venezia nel 1543 in un piccolo volume, che contiene altre pie operette, del quale la Casanatense possiede un esemplare. Fu stampato separatamente a Lovanio nel 1554, e ve n’è una copia nella biblioteca Barberina. Il Gigli l’ha dato nella versione italiana dell’ab. Piccolomini; ve ne sono però altre traduzioni italiane, ed anche una inglese stampata a Londra nel 1895.

[13]Si trova in un piccolo codice latino della Vaticana. Fu pubblicato in Venezia nel 1543 in un piccolo volume, che contiene altre pie operette, del quale la Casanatense possiede un esemplare. Fu stampato separatamente a Lovanio nel 1554, e ve n’è una copia nella biblioteca Barberina. Il Gigli l’ha dato nella versione italiana dell’ab. Piccolomini; ve ne sono però altre traduzioni italiane, ed anche una inglese stampata a Londra nel 1895.

[14]Fu scritta in latino l’anno 1376. Se ne conserva un antico ms. nella Comunale di Siena, con la segnaturaT. II, 7 c. 29 v. e 30 v. Il Gigli la pubblicò in italiano.

[14]Fu scritta in latino l’anno 1376. Se ne conserva un antico ms. nella Comunale di Siena, con la segnaturaT. II, 7 c. 29 v. e 30 v. Il Gigli la pubblicò in italiano.

[15]Ieanne Anziani,Pour le texte du Dialogue de sainte Cathérine de Sienne, nelBulletin italien, luglio-settembre 1911.

[15]Ieanne Anziani,Pour le texte du Dialogue de sainte Cathérine de Sienne, nelBulletin italien, luglio-settembre 1911.

[16]Come Caterina imparasse a leggere è raccontato dal beato Raimondo nellaLeggenda(cap.XL, 7). Quanto allo scrivere lo accenna la santa da sé, scrivendo al beato Raimondo (lett. 272, ed. Tommaseo) che le fu insegnato in un’estasi. Ciò fu nell’ottobre del 1377, essendo alla ròcca di Tentennano presso la famiglia Salimbeni. Di suo pugno si dicono scritti: 1o) l’orazione «O spirito santo vieni nel mio cuore»; 2o) un biglietto (litterulam) a Stefano Maconi, che finiva cosí: «Sappi, o mio carissimo figliuolo, che questa è la prima lettera che io abbia scritta»; 3o) alcune carte delLibro; 4o) due lettere al beato Raimondo. Tutti questi autografi deploransi come smarriti.

[16]Come Caterina imparasse a leggere è raccontato dal beato Raimondo nellaLeggenda(cap.XL, 7). Quanto allo scrivere lo accenna la santa da sé, scrivendo al beato Raimondo (lett. 272, ed. Tommaseo) che le fu insegnato in un’estasi. Ciò fu nell’ottobre del 1377, essendo alla ròcca di Tentennano presso la famiglia Salimbeni. Di suo pugno si dicono scritti: 1o) l’orazione «O spirito santo vieni nel mio cuore»; 2o) un biglietto (litterulam) a Stefano Maconi, che finiva cosí: «Sappi, o mio carissimo figliuolo, che questa è la prima lettera che io abbia scritta»; 3o) alcune carte delLibro; 4o) due lettere al beato Raimondo. Tutti questi autografi deploransi come smarriti.

[17]Forse non è superfluo avvertire che lo scritto originale, quello vergato dai discepoli mentre Caterina «ore virgineo dictabat», non esiste piú. Ciò però non toglie né diminuisce valore a questo codice, che anche il Grottanelli (op. cit., p. 198, nota 19) dice essere la «copia autentica».

[17]Forse non è superfluo avvertire che lo scritto originale, quello vergato dai discepoli mentre Caterina «ore virgineo dictabat», non esiste piú. Ciò però non toglie né diminuisce valore a questo codice, che anche il Grottanelli (op. cit., p. 198, nota 19) dice essere la «copia autentica».

[18]Si veda piú oltre, p.422.

[18]Si veda piú oltre, p.422.

[19]Sono tutte notate in fine del vol.

[19]Sono tutte notate in fine del vol.

CODICE SENESE T. II. 9PRESO A FONDAMENTO DI QUESTA EDIZIONE.

Membr., sec.XIV, mm. 260 x 190, cc. 148 e due guardie bianche, una in principio e l’altra in fine, sulle quali è impresso il bollo «Biblioteca pubblica di Siena». Sul verso della prima vi sono cinque righe abrase, di cui appena si distinguono una o due parole; 43 righe per faccia; a c. 10bla scrittura si divide in due coll. e va cosí sino all’ultimo del codice. Il quale fino a c. 137 contiene ilLibro della divina dottrina, comunemente dettoDialogo di santa Caterina. Le ultime undici cc. contengono altri scritti. A c. 137 termina ilLibro della divina dottrinacon queste parole: «Qui finisce el libro facto et compilato per la venerandissima vergine fidelissima serva et sposa diYhux̊crocifixo Caterina da Siena de l’abito di sancto Domenico socto gli anni DominiMCCCLXXVIIIdel mese d’octobre. Amen. «Prega Dio per lo tuo inutile fratello. Amen» (in grosse maiuscole gotiche, rosse e nere).

Legatura del sec.XVIIin assi e pelle con fermagli e puntali di bronzo; fregi a freddo e dorati nella costola e sui piatti, dov’è, pure in oro, uno scudo nobiliare, vuoto.

Non vi è la tav. dei capitoli, come in altri codici dello stessoLibro, ma comincia il testo alla prima carta. Nel margine superiore, in rosso, di scrittura gotica italiana simile a quella del testo, è la seguente invocazione: «Al nome diYhux̊crocifixo e di Maria dolce». Segue: «Questo libro fece la venerabileCaterina da Siena mantellata di sancto Domenico». Poi, sempre in rosso, ma con scrittura semigotica, questa didascalia: «Liber divine doctrine, date per personam Dei patris intellectui loquentis gloriose et sancte virginis Caterine de Senis, predicatorum ordinis, conscriptus, ipsa dictante, licet vulgariter, et stante in raptu actualiter et audiente quid in ea loqueretur Dominus Deus, et coram pluribus referente». Indi, nel margine laterale destro, con la stessa scrittura semigotica in rosso, l’argomento del capitolo. Segue il testo, disteso in scrittura gotica italiana, con frequenti segni di paragrafi in rosso e turchino, alternati. Vi sono poi, di tanto in tanto, capoversi con iniziali gotiche, alternate anch’esse in rosso e turchino, ed ornate rispettivamente di rabeschi turchini e rossi. Una maggiore iniziale alla prima carta distingue il principio del testo. La regolare divisione in capitoli numerati e con argomenti fu fatta però posteriormente; e colui che la fece non tenne conto di questi capoversi originari, ma con giusto criterio fece i capitoli piú brevi, in modo che il dettato avesse piú frequenti soste, che riposassero il lettore. Quindi, se i capoversi sono 101, i capitoli sono 167, e, mancando originariamente lo spazio per tutto l’argomento, questo a volte continua nel margine, a volte è scritto per intero nel margine, sempre in rosso, con scrittura semigotica della stessa mano che scrisse la prima didascalia.

Oltre alla divisione in capitoli, è indicata, dalla stessa mano e con la medesima scrittura in rosso, la partizione in quattro trattati: e cioè, al cap.IXcomincia ilTrattato della discrezione, formando i primi otto capitoli come una specie di prologo; al cap.LIVilTrattato della orazione; al cap.CXXXVquello dellaProvidenza, e al cap.CLIVilTrattato dell’obbedienza, senza che questa partizione interrompa la numerazione dei capitoli, la quale è continua dal principio alla fine. Si nota però un accenno di altra partizione in cinque libri. Infatti, nel margine laterale della prima facciata, sotto all’argomento del primo capitolo, c’è in inchiostro nero: «libro jo», e sotto all’argomento del cap.LIc’è: «libro ijo», e libro iijoal cap.LXXXVI. Fin qui questa partizione non corrisponde ai trattati, ma il libro iiijoe il vocorrispondono l’uno alTrattato della providenza, l’altro a quello dell’Obbedienza[20].

Il testo ha alcune correzioni marginali, e qualche volta aggiunte di frasi mancanti, per errore, le quali a volte sono di mano dello stesso copista, a volte di altra mano posteriore. Vi sono anche rare correzioni interlineari, e varie parole, o soltanto lettere, espunte: non mancano però, qua e lá, mende non corrette, come ad es.:

a c. 65acol. 1a, in princ.: «dicosta» per «discosta».

a c. 99acol. 1a: «contata» per «contato».

a c. 107acol. 1a, verso la fine: «contritrione» per «contritione».

a c. 127acol. 2a, poco dopo la metá: «sensiva» per «sensitiva».

a c. 133acol. 1a, in principio: «exellentissima» per «excellentissima».

a c. 133acol. 1a, in principio: «velassò» per «ve la lassò», ecc.

Frequentissimi nel margine, in tutto il testo, sono i segni per additare passi degni di attenzione. Piú frequente è la sigla «nô» o anche semplicemente «N», ovvero «nota» per esteso; spesso vi è disegnata una mano che indica il passo, ovvero uno di quei soliti graffi che servono ad indicare tutto un periodo che si vuole porre in rilievo. Quando nel dettato occorre qualche esempio o similitudine, nel margine è notato con un «exo» o «sili». Non mancano altresí postille latine, quando di mano antica, quando di scrittura posteriore; ad esempio alla c. 77b: «Nota hic de contemplatione mentali pulchre».

Macchie d’umido nelle prime carte, e la c. 3 è molto sbiadita. Le macchie vanno scemando sino alla c. 20. La c. 49, sostituita all’antica da una molto posteriore, reca a tergo, nel margine inferiore, queste parole: «Nota come in congiuntura di fare il confronto e correggere il libro stampato de’Dialogi(sic) di santa Caterina col presente libro esistente appo il nobile signor Silvio Gori, per ridurre in miglior uso l’opere della santa, si trovò da me, Giulio Donati, che feci la detta fatica, rasato il presente foglio, quale fu di poi l’anno 1704 trascritto da me da altro libro che è una buona copia del sopradetto, che si ritrova il nobile signor Flavio Petrucci».

Le cc. 78be 79asono scarabocchiate nei margini. Come pure prove di penna sono nelrectodella guardia bianca posteriore, e vi è anche scritto con scrittura moderna: «Catherinae virginis senensis vita».

In questo codice è un foglio volante, senza data né firma, recante la seguente notizia: «Questo libro, che fu donato al signor Silvio Gori Pannellini[21]dal medico Girolamo Bandiera, contiene li Dialoghi di santa Caterina da Siena da lei dettati in tempo che stava in estasi, e fu scritto dal beato Stefano Maconi, compagno diletto della santa, che fu poi generale della Certosa»; e segue citando l’autoritá di Girolamo Gigli a conferma di quest’ultima asserzione; della quale, come ho accennato piú sopra, è lecito dubitare, perché, sebbene la scrittura del codice sia tutta in gotico italiano, evidentemente non è tutta di una sola mano. Infatti, dalla c. 111afino a c. 137, ove termina ilLibro, la scrittura cambia notevolmente. In primo luogo è assai piú minuta; poi, a differenza delle carte anteriori, vi si nota: 1olo scarso uso delle abbreviature; 2ola «e» congiunzione quasi sempre senza il «t», e la «è» verbo in mezzo ai noti segni; 3oil punto sugli «i» è assai marcato; 4o«figliuola», «meglio», «voglio» e simili sono scritti regolarmente, e non giá «figluola», «meglo», «voglo», come era scritto prima; 5ofinalmente, vi si osserva l’uso di alcune lettere di forma diversa da quella usata nelle precedenti carte.

Finito ilLibro della divina dottrinac’è la c. 138 bianca e, ritornando il cod. alla scrittura della prima mano, seguono:

1oc. 139a: «La venerandissima vergine Caterina da Siena, mantellata et vera figliuola di sancto Domenico, essendo a Roma, mandò questa lettera al maestro Raimondo da Capua del decto ordine, singularissimo padre de l’anima sua, avendolo papa Urbano sexto mandato a Genova, nella quale di chiaro gli notifica la sua morte, benché onestamente».

2oc. 141a: «Certi nuovi misteri che Dio adoperò ne l’anima della decta sua sposa Caterina la domenica della sexuagesima, come di sopra si fa menzione; e’ quali essa significò al decto maestro Raimondo».

3oc. 142b: «Certe parole, le quali essa benedecta vergine orando dixe doppo el terribile caso che ella ebbe el lunedí a notte doppo la sexagesima, quando da la fameglia fu pianta amaramente come morta. Doppo el quale caso, ella mai non fu sana del corpo, ma continuamente agravòe infino al fine».

4oc. 143 a: «Certi ponti del sermone che ella ci fece, sentendosi agravare», ecc.

5oc. 144 b: «Appresso scrivarò parte de l’ordine del glorioso et felice fine di questa dolce vergine, secondo ch’e’ nostri bassi intellecti poterono comprendere, preoccupati di grandissimo dolore».

6oc. 146 b: «Una notabile et bella visione che ebbe una matrona romana serva di Dio el dí et l’ora che la decta sposa di Iesu Cristo passòe di questa vita (questa narrazione è in latino; e in ultimo «Orate pro scriptore»).

7oc. 148 b: Chiude il volume quella lauda di santa Caterina che ricorre talora nei codd. di Laude, e che ad es. nel palatino 13 della Nazionale di Firenze (v.Indici e cataloghi, n.IV) leggesi a cc. 252a—254aattribuita a fra Tommaso (Caffarini), e che comincia: «Sí forte di parlare io son costrecto...». Ma qui è mutilo, terminando col verso: «Ch’ha di suo desidèr sanct’adenpire».

CODICI MINORI[A]

Nella Biblioteca comunale di Siena[22].

2) Cod.I.VI.13 cart.; in f.o; mm. 281 x 212; sec.XVincip.; ff. numer. 2-144; mancante il 1of.; numer. antica in cifre arabiche; cinque ff. di riguardo in princ. e due in fine; scrittura d’una sola mano sino al f. 140, e a 2 coll.; l. 37 per col. intera, dal f. 41aa 140b; rubriche e iniziali dei capitoli in rosso; postille marginali e interlineari; scrittura d’altra mano, sec.XVI, pei ff. 141-144;bianchi i ff. 7-10; capitoli 167. Sulrectodel 1of. di guardia Gaetano Milanesi notò: «Si dubita che questo libro sia stato scritto di mano di maestro Andrea di Vanni pittore, amico della santa». Ma il ch. bibliotecario della Comunale di Siena avverte: «Io non lo credo, perché, confrontata la scrittura del cod. con un autografo del Vanni, non mi pare che abbiano rassomiglianze caratteristiche».

Dal f. 1aal f. 6acinque lettere della santa, non sei, come è segnato sul dorso del cod., perché una lettera è ripetuta. A f. 11acomincia ilDialogo: «Al nome di Yhu xpo crociefiso e di Maria dolcie. Questo libro fecie la venerabile vergine Katerina da Siena....». A f. 140b: «Qui finiscie illibro fatto e conpilato per la venerandissima vergine..... sotto gli anni domini mille treciento setanta otto del mese d’ottobre Amene».

A ff. 143a-144a: «Repertorio de dialogi di s. Chaterina». Leg. in pelle del sec.XVIinoltrato.

3) Cod.T. II.4 membr.; in f.o; mm. 300 X 220; sec.XVincip.; ff. 142; numer. recente; il f. tra il 71 e il 72 non num.; due ff. di riguardo in princ. e due in fine; scrittura semigotica, a 2 coll.; l. 36 per ogni col. intera; rubriche in rosso; capitoli 167 con le iniziali filigranate, alternatamente in rosso e azzurro; richiami in fine d’ogni quaderno. Nell’iniziale a f. 5buna miniatura raffigura santa Caterina col Crocifisso nella destra e un libro nella sinistra. Nell’iniziale a f. 6baltra miniatura rappresenta la santa in estasi dinanzi al Signore apparsole dall’alto, mentr’essa dètta a due segretari. Nelversodel 1of. di guardia, gli stemmi delle famiglie senesi Gori-Pannilini e Bichi dipinti nel sec.XVIII, e, in lettere dorate, il nome: «Porzia de’ marchesi Bichi ne’ Gori-Pannilini». Nelrectodel f. 2, in lettere pure dorate, la seguente didascalia: «Questo volume contiene i Dialogi di s. Caterina da Siena dettati da lei nel suo volgare a suoi scrittori... E detto volgare fu latinizato da ser Cristofano di Gano Guidini, uno dei suoi segretari e discepoli; et in parte latinizato ancora dal b. Raimondo». Leg. del sec.XVIIIin assi coperte di velluto cremisi, con borchie di metallo argentato. Provenienza: ex-convento di San Domenico in Siena.

A f. 1a: «Incipit ordo capitulorum in latino libri divina revelacione compositi in suo vulgari nativo...». A f. 5a: «Incipit prologus in libro supradicto... Iste liber, qui hic infra sequitur,translatus fuit per quemdam scribam ser Xpoforum de Senis... et hoc circa annos dominiMoCCCoLXXXXo.Est eciam quedam porcio huius libri in latinum translati per supradictum magistrum Raymundum in Venetiis apud locum predicatorum. Et quidam alius translatus in latinum per quendam monacum ordinis cartusiensis est apud generalem dicti ordinis». A f. 6b, col. 1: «Hic incipit supradictus liber...». A f.o141, col. 2: «...de quo lumine videtur...».

4) Cod.T. II.5 membr. in f.opicc. mm. 266 x 192; ff. 183; numer. recente; mutilo di un f. tra il 177 e 178; due ff. di riguardo in principio e due in fine; scrittura semigotica di una sola mano, eccetto il 1of.; a 2 coll.; l. 31 per col. intera; rubriche in rosso; capitoli 167 con le iniziali in rosso e azzurro, filigranate in violetto e rosso; richiami in fine d’ogni quaderno. Una miniatura sulla iniziale a f. 7brappresenta santa Caterina in estasi dinanzi al Signore che le appare dall’alto. Nelversodel 1of. di guardia, gli stemmi gentilizi Borghesi e Petrucci-Palleschi dipinti nelXVIIIsec., e, in lettere dorate, il nome: «Flavia Petrucci-Palleschi ne’ Borghesi»; nelrectodel 2of., in lettere pure dorate, la seguente didascalia: «Questo volume contiene i Dialoghi di santa Caterina da Siena, o sia il Libro della divina dottrina...». Leg. e provenienza come del cod. precedente.

I due codd.T. II.4 e 5 contengono la medesima versione latina delLibro, e sono sostanzialmente identici.

Nella Mediceo-laurenziana di Firenze[23].

5) Cod. Gadd. pluteoLXXXIXSup.C.membr.; in 4ogr.; sec.XIV; a 2 coll.; ff. scritti 184; titoli in rosso; iniziali colorate; scritto accuratamente; macchiato nelle ultime carte. «Il libro facto e compilato per la venerandissima vergine fedelissima serva e sposa di Geso Christo crucifixo Catarina da Siena... sotto gli anni del Signore 1378 del mese d’octobre al tempo del sanctissimo in Christo padre e signore papa Gregorio XI (sic)...». Precede la tav. dei167 capitoli. Inc. «Levandosi una anima...». Fin.: «Del quale lume...». Segue: orazione a santa Caterina «O spem miram quam dedisti» ecc.

6) Cod.XXI, Biscioniano, parte cart. e parte membr.; in 4opicc.; sec.XV; benissimo conservato; ff. scritti 226. Precede la tav. dei capitoli, i quali, per una differente divisione, sono 165. «Il libro della divina doctrinadata per la persona di Dio Padre parlando allo ’ntellecto della gloriosa vergine beata Catherina da Siena...» Inc. «Levandosi una anima...». Fin. «del quale lume...». Si chiude con questa nota: «... il quale [libro] è del monasterio di Sancto Lorenzo decto Monte Aguto dell’ordine della Certosa d’appresso ad Firenze, il quale iscripse don Francesco da Pisa monacho et professo di decto monasterio a díXIdi giugno 1473, e finissi a díVIIdi novembre in decto millesimo».

7) Cod.XXII, Biscioniano, cart.; in 4opicc.; sec.XV; ff. scritti 192. È mutilo: contiene i primi 108 capitoli. Precede l’indice. In fine, una nota in latino, di scrittura identica a quella del cod., avverte ch’esso fu copiato l’anno 1454 per mano del presbitero Andrea Lorenzo de Buonganellis di Firenze, sotto il pontificato di Niccolò IV, essendo arcivescovo di Firenze Antonino dell’ordine de’ predicatori.

8) Cod.XXXI, Strozziano, membr.; in 4ogr.; fine sec.XIV; a 2 coll.; benissimo conservato; capitoli 167 con titoli in rosso; ff. scritti 189. In 1apag. si legge: «Libro del senatore Carlo di Tommaso Strozzi n. 49». Oltre ilLibro, contiene: 1oMiracoli, cioè breve Vita di santa Caterina; 2oEpistola anonymi(di Tommaso Buonconti da Pisa (?) discepolo della santa) sul «transito» di Caterina; 3oVersi di Pio II in onore di lei.

Nella Riccardiana di Firenze[24].

9) 1267, cart.; sec.XV; mm. 340 x 235; cc. 205, piú due guardie membr., una in princ., l’altra in fine, le quali sono due fogli di un antifonario del sec.XIcon note musicali; bianche lecc. 6 e 202-205; le altre scritte molto regolarmente, a 2 coll. da l. 35, con iniziali e titoli di rubrica.Dialogo della divina providenza, cc. 1a-190a. Tav. dei 167 capitoli, cc. 1a-5a. Finito ilLibrodettoDialogodi s. Caterina da Siena, questa nota: «Fu finito di scrivere a dí ventidue dicembre, correndo gli anni del nostro Ihesu Christo mille quatrocento ottantacinque; et è il detto libro de monasterio di Santa Brigida, chiamato il Paradiso, di presso a Firence». Da cc. 190a-201bMiracoli e Transito di santa Caterina. Leg. antica in assi coperte di cuoio, con fermagli.

10) 1391,P. II19 cart.; sec.XV; mm. 290 x 210; cc. 203; bianche le cc. 7, 202, 203; le altre scritte assai regolarmente, a 2 coll., da l. 35; iniziali e rubriche colorate. In princ. c. 8auna maggiore iniziale dorata. In fine 201b, di mano del copista: «Anno domini Mcccclxxiiij, die x mensis octubris». Leg. moderna. La tav. dei capitoli cc. 1a-6b. A c. 8acom.: ilLiber divine doctrine... «Levandosi una anima ansietata...». Fin.: «pare che di nuovo si innebbrij l’anima mia». Segue l’orazione: «O spem miram quam dedisti».

11) 1392,P. II18 membr.; sec.XV; mm. 270 x 180; cc. 155; a coll. di circa 40-45 l.; iniziali e rubriche colorate; una maggiore iniziale, con fregi marginali, a c. 6a, distingue il principio del testo. A c. 5buna vignetta rappresenta santa Caterina in cielo, in atto di adorare la Trinitá, e in terra un cardinale inginocchiato. A c. 155buna nota, di scrittura identica a quella del cod., avverte: «Fu scritto da me Pietro Niccola di Iacopo Aiuti di Reggiolo, notaio fiorentino, l’anno 1445, e finito il giorno 17 di giugno». Leg. moderna.

Nella Magliabechiana della Nazionale di Firenze.

12)D.76. classeXXXV.Cod.LXXVI. Cat. Gad. 291. cart.; mm. 300 x 220; fine del sec.XV. LeRivelazionidi santa Caterina da Siena. Mutilo; la scrittura dell’ultima carta termina con le parole «alle tue creature» del capitoloCXXXV. Postille marginali; non a coll.; 30 l. per cart.; ff. non numer.; rubriche in rosso sbiadito; spazio lasciato in bianco per le iniziali; ultimi ff.rosicchiati al margine inferiore. Leg. povera in cartone, con la costola in pelle.

13)D.77. classeXXXV.Cod.LXXVII.Cat. Gad. 148. cart.; mm. 300 x 220; scrittura semigotica sec.XV.Libro della divina providenzia, o leRivelazioni. Guardie membr. una in principio, l’altra in fine; ff. numero 152, e 7 ff. bianchi in fine. IlLibroff. 1-132; capitoli 167. Rubriche in rosso pallido; iniziali colorate; a 2 coll.; senza postille. Segue: 1olettera di Barduccio di Piero (Canigiani) a suor Caterina de Pieroboni, nel munistero di Monticegli appresso a Firenze, sul transito della beata Caterina; 2oLibro della vita contemplativadel glorioso dottore messer santo Agostino; 3oDivote meditazioni e opera ispirituale di quatro iscaglioni e gradi che ordinò e conpose sancto Aghostino a una sua figliuola ispirituale. Leg. in assi coperte da pelle nera con fregi stampati, e avanzi di puntali.

Inventario ms. dei mss. scelti nelle biblioteche dei soppressi conventi del dipartimento dell’Arno (1808) dalla commissione degli oggetti d’arti e scienze, e rilasciati dalla medesima alla pubblica Libreria magliabechiana.

14)F.5. 300. sec.XV; mm. 280 x 190. LeRivelazionidi santa Caterina da Siena. Precede la tav. dei capitoli, di scrittura del sec.XVIII; per una differente divisione, i capitoli sono 165; ff. non numer. e non a coll. IlLibro, con scrittura di grosso gotico, comincia a f. 1a. Rubriche e iniziali in rosso. Richiami a piè di ciascun f. Postille marginali e interlineari di mano diversa da quella del cod. Leg. in assi coperte di pelle solo nella costola e nei margini di essa. Provenienza: convento dei Camaldoli presso Poppi. Nell’ultimo fb, questa nota, di epoca posteriore a quella del cod.: «A xxv de nouyembre, dia di sancta Catarina martire anyo 1568 comence yo fray Francisco Casal daguila la prouacion de nouicio in iste sacro hermo di Camalduli. Dios me dexe perseverar hasta la muerte.

Amr. Ihs

dia segudo de marzo del anyo 1569 comece las misas de paracuellos...».

Nella Palatina della Nazionale-centrale di Firenze[25].

15) Palat. 55. (637.E, 5, 10, 1); cart.; di due diverse scritture; sec.XV; mm. 199 x 144; cc. numero 308; bianche le ultime cinque. Fino a c. 189 la numer. è parte antica, parte moderna; sempre moderna per le rimanenti. Ma la numer. è errata, perché, mancando le cc. 123 e 144, si supplí con due altre carte che furon lasciate non numer.; anche non numer. è un’altra fra le cc. 230 e 231. Le cc. 50 e 51, comprese però nella numer., furono messe in sostituzione di altra c. mancata. Dalla c. 127 si salta alla 129, ma senza lacuna nel testo. Dopo la c. 184 dovrebbe esser posta la c. 185, che ora è dopo la 188. Nel tergo della guardia membr. anteriore è una nota ms. di Pier Del Nero. Appiè della c. 122b, d’inchiostro rosso, è il nome Nofri. Nei margini super. delle cc. 66b, 67ae 71aleggesi: «Lo scorticato sta | in prigione per li peccati | dela madre e del padre». Appartenne alla libreria dei Guadagni. Leg. in cart., cop. di tela.

Nella biblioteca Landau presso Firenze[26].

16) Membr.; sec.XV; 294 ff. in 8o; scrittura minusc. gotica; ad 1 col.: titolo in rosso, con una miniatura in 1ac. La tav. delle materie (1a-10) sta innanzi alDialogo della divina providentia. Leg. moderna in pergamena.

Nella Vaticana[27].

17) Cod. Barber. 4063, segno prec.XLVI.5; membro in f.o; sec.XV; cc. 174; 2 coll. «Questi sono e’ capitoli de lo libro facto per divina revelatione de la venerabile e ammirabile vergine beata Caterinada Siena...». Segue la tav. dei 167 capitoli nelle cc. 1-5. A c. 6: «Qui comincia lo libro sopradettoDe la divina doctrinadata da Dio a la sopradetta vergine beata Katerina da Siena... E questo fu nel 1377 (sic)». Dopo questa didascalia con scrittura in rosso, comincia ilTrattatocon la iniziale «L» miniata: «Levandosi una anima anxietata di grandissimo desiderio...». Finisce a c. 174b: «... del quale lume pare che di nuovo inebrii l’anima mia». «Conventus sancti Dominici de Senis». La miniatura nella iniziale «L» rappresenta santa Caterina in estasi, con le mani incrociate sul petto, che guarda l’immagine dell’eterno Padre, e presso di lei, seduta, una suora domenicana che scrive in un libro. Davanti alle due suore seggono in un banco tre uomini, che scrivono sotto dettatura.

Nella Marciana di Venezia[28].

18) No4790. membr.; in f.o; mm. 198 x 276; sec.XV; ff. 127; in princ. un f. di riguardo non numer.; bianchi i due ultimi; a 2 coll.; 43 l. per col.; rubriche in rosso; iniziali alternatamente rosse e azzurre; capitoli 167. Nelversodel f. di riguardo anter. l’ex-librisdi Iacopo Contarini, col motto: «Fatiget non rapiat». A f. 5acomincia ilDialogo della divina providenzia: «Leuandose una anima anxiatata de grandissimo desiderio». L’iniziale «L» è miniata, con fregi a fiorami nei margini. A f. 115a, con scrittura antica, ma diversa da quella del cod., la data: 1459. Leg. marciana.

Nel monastero di San Michele presso Murano[29].

19) N. 246. membr., in 4o; sec.XV; scrittura nitida: in princ. l’effigie della santa; tit. del cod.:Dialoghi. Comincia e finisce come gli altri codd. scritti in volgare. Il Mittarelli nota: «Non spernenda diversitas in lingua dignoscitur inter codicem hunc et edita exemplaria».

Nel monastero dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia[30].

20) NoDCXXXII.membr.; in f.o; sec.XIV; ff. 143. Precede laLeggenda minoredi santa Caterina, scritta in latino e poi voltata in italiano da fra Tommaso Nacci Caffarini. Segue: ilDialogo o Libro della divina dottrina, nella versione latina di ser Cristofano di Gano Guidini. In fine, si accenna che ilLibrodal volgare senese fu latinizzato «quasi de verbo ad verbum..., et hoc est ut in ipso libro legant libentius literati...». Di scrittura antica, ma diversa da quella del cod., è questa nota: IlLibrofu trascritto col danaro di Antonio Ravagnini di Venezia, per la libreria del monastero dei Santi Giovanni e Paolo, e «non inde tollendus, nisi reparationis causa».

Nel monastero di San Benedetto e Santa Scolastica in Subiaco[31].

21) NoCCLXXII.Invent. 277. cart.; mm. 200 x 140; sec.XIV; integro e ben conservato; ff. numero 142; non a coll.; 41 l. per ciascuna c.; scrittura semigotica quasi rotonda; iniziali in rosso e turchino. Tit. del cod.:Beate Catharinae senensis Revelationes. Nel prologo, che comincia «Dixit David filius ysay...» si legge: «Hinc igitur et ego frater Raymundus de Capua, in seculo dictus de vineis...». Don Leone Allodi comunicò, in data 3 febbraio 1912, che il detto cod., perché creduto autografo del beato Raimondo da Capua, era stato chiuso in una cassetta di legno dorato, coperta da cristalli, munita di cinque suggelli, e tenuta per molti anni nel reliquiario della chiesa del Sacro Speco; ma, dopo diligente esame, essendo risultata non vera quella credenza, il cod. fu rimesso nella biblioteca. Leg. con cartoni coperti da pergamena.

22)CCXXVII.Invent. 230; cart.; mm. 205 x 140; sec.XV; integro e ben conservato; ff. numer. 220; miscellanea; scrittura di piú mani:carat. semigotico quasi rotondo; iniziali in rosso, senza ornati; tav. dei 167 capitoli nei primi cinque ff. non numer. Nelle due facce del f. 3 (membr.) un inno di 92 versi, che comincia: «Gaudeat Ytalia florescens flore recenti, Plaudeat et ecclesia de sponsa convenienti». A f. 4 il prologo di fra Raimondo da Capua alLibro doctrine divine revelate beate Katherine. Nei f. 5b-152ailLiber divine doctrine date per personam Dei patris intellectui loquentis gloriose et sancte virginis Katherine....Da f. 154 a 190, scritti vari. Leg. come il cod. precedente.

23)CCXXX; Invent. 233; cart.; mm. 205 x 140; sec.XV; integro e ben conservato; ff. non numer.; non a col.; 20 a 30 l. per c.; scrittura semigotica di non facile lettura; iniziali in rosso; tit. come i due codd. precedenti; mancano il prologo e la tav. dei capitoli. In fine: «1467, 23 novembris de sancto gallo». Leg. come i precedenti.

Nella Braidense di Milano.

24)AD. IX.36. membr.; mm. 230 x 165; sec.XIV. È la versione latina delLibro della divina dottrinafatta da frate Stefano Maconi. Mutilo de’ primi ff., che contenevano il capitolo 1oe gran parte del 2o; ff. 149, esclusi i mancanti; numer. recente; per una differente divisione i capitoli sono 146; l. 35 per faccia; scrittura gotica; rubriche in rosso; iniziali pure in rosso; dalla seconda metá del cod. alcune iniziali con fregi in nero, e la piú notevole è a c. 117b. Poche postille marginali, e qualche volta i segni: «exo», «no», una mano o altro. Ben conservato, tranne gli ultimi ff. che hanno dei piccoli fori. Leg. moderna in cartoni e dorso in pelle. In fine a c. 148a, con scrittura identica a quella del testo, ma con inchiostro rosso: «Explicit liber divine doctrine date per personam Dei patris intellectui loquentis alme virginis Katerine de Senis... ore virgineo ipsa dictante, licet in vulgari sermone, dum esset in raptu sue felicissime mentis....»: poi due righe abrase. Segue l’orazione: «O spem miram...» A tergo della c. 148, nella parte inferiore, si legge, con scrittura diversa da quella del testo: «Iste liber est domus Sancte Marie de Gratia prope Papiam ordinis carthusiensis». E segue: «Questo libro si è della certosa di Pavia; e, se alchunapersona, de quale conditione e stato voglia se sia, che in permudará questo libro, el quale á nomeDialogo, per... retegnirlo con tuta intentione piutosto de occultarlo che de renderlo, sia certa quella persona che ela sará in peccato mortale de arrobaria, del qual peccato la sancta Scriptura ne parla cosí», ecc. All’ultima c. 149aun principio d’indice.

Nella Casa generalizia dei frati predicatori a Roma[32].

25) membr.; mm. 281 X 207; sec.XIV; ff. 205; carat. rom.; a 2 coll.; 38-40 l.; miniature di stile ital.; ritratti miniati di due domenicani, che il Luchaire ritiene essere probabilmente quelli di fra Raimondo da Capua e di fra Tommaso Caffarini. La prima parte del cod. (ff. 18-172) comprende laLeggenda maggioredi fra Raimondo. Nei ff. 173-189, orazioni di s. Caterina. Nei ff. 189-195 un frammento delLiber de providentia Dei per modum dialogi, nella versione latina di fra Raimondo, come attesta anche l’explicit, nel quale altresí è detto che il testo completo della versione latina delLibrosi trova a Siena, fatta da un tale «qui usque nunc superest et appellatur ser Cristoforus de Senis, ibidem scriba sive notarius ac vita et fama precipuus. Usque nunc dico anno Domini 1398». Segue, ff. 195-204, il sermone detto da fra Guglielmo Flete d’Inghilterra appena avvenuta la morte della santa. Nei margini del ms. molte note storiche, biografiche, geografiche. La scrittura delle note, del sermone e di tutta la parte del ms. che segue allaLeggendaè della stessa mano, cioè di fra Tommaso Nacci Caffarini, il quale a f. 202 nota: «Quando ego frater Thomas hic scripsi..., recepi litteras de Bononia, continentes qualiter rex Franciae et collegium parisiense substraxerant se ab obedientia antipapae et quod obsessus erat antipapa. Quod fuit anno Domini 1398 circa finem mensis novembris».

Nella Bodleiana di Oxford[33].

26) N. 283. cart.; in f.o; sec.XV; a 2 coll.; titoli rubricati; cc. scritte 118. Precede la tav. dei capitoli delLibro della beata Chatharina da Siena, come se ciò che segue fosse il libro intero; e non è, perché contiene solo gli ultimi 81 capitoli.

Il I capitolo comincia: «alhora quella anima ansietata digrandissimo desiderio...». E finisce a f. 118: «del quale lume pare che dinouo inhebri lanima mia».

Nella biblioteca della Universitá di Utrecht[34].

27) membr.; in f.o; ff. 212; sec.XV; ff. 1-6 tav. dei 167 capitoli; f. 7a«Incipit liber diuine doctrine...» A f. 212a: «Explicit liber... Katherine de Senis... Et est domus Sancti Saluatoris ordinis carthusiensis prope Trajectum inferius. Scriptus et comptetus decima die mensis maij anno Domini 1438 per manus cuiusdam fratris dicte domus». D’altra mano, questa nota: «Henrici Bor de Trajecto, qui multis annis fuit vicarius».

Quella che è reputata edizione principe fu impressa a Bologna circa il 1472, e dai piú recenti e insigni bibliografi dei paleotipi (Hain-Copinger, 4689; Copinger,II, 2, p. 253; Pellechet, 3389; Proctor, 6521; Reichling, fasc.IV, p. 177) viene attribuita a Baldassarre Azzoguidi, il quale, pel primo, introdusse ed esercitò nella sua cittá natale l’arte tipografica. Egli stampò, senza nome, luogo edanno, ilLibro de la diuina providentia composto in uolgare da la seraphica uergene sancta Chatherina da Siena...SegueLettera ne laquale se contene el transito de la beata Chaterina da Siena scripse Barducio de Pero Canigani(Barduccio Canigiani)a sor Chaterina de Perobon(Pieroboni)nel monasterio de Sancto Piero amonticelli a presso a Fiorenza. L’Azzoguidi stampò in Bologna dal 1471 al 1481. Si conoscono 17 opere impresse da lui col nome, luogo ed anno; altre 6, senza n. l. a., gli sono attribuite; e fra queste ultime, oltre il predettoLibro, anche leRevelazionidi santa Caterina da Bologna, c. 1475. Il Fossi (Cat. codd. saec. XV impressorum qui in publ. Bibl. Magliabechiana Flor. adservantur, Firenze 1793-94) avverte che in queste due stampe i caratteri tipografici sono gli stessi. Due bibliografi bolognesi P. A. Orlandi (Origini e progressi della stampa, Bologna, 1722) e L. Frati (Opere della bibliografia bolognese, Bologna, 1888-89) non citano l’ed. Azzoguidi. Lo Zambrini (Opere volgari a stampa de’ sec. XIII e XIV, Bologna 1884) ne tocca appena, dicendola «quasi irreperibile». Ve ne sono, invece, esemplari: 1 nella Bibl. universitaria di Bologna; 1 nella Comunale di Siena; 1 nella Palatina della Nazionale di Firenze; 1 nella Magliabechiana; 1 nella Bibl. Landau; 2 nella Vaticana; 1 nella Casanatense di Roma; 2 nella Nazionale di Parigi; 3 nel British Museum; 1 nella Walters’ library a Baltimore.

In ordine di tempo vengono le edizioni con la data 28 aprile 1478 e coi nomi di quattro tipografi: Franciscus N. fiorentinus, Bernardus de Dacia, Wernerus Raptor e Conradus Bonebach. Si ignorava chi fosse il primo dei quattro, che firmava il suo cognome con la sola iniziale, ma Konrad Burger (The printers and publishers of the XV century, London, 1902) riconobbe che Franciscus N. fiorentinus o Franc. florentinus è Francesco Di Dino, Dini, di Iacopo di Rigaletto, cartolaio fiorentino, vocato «il conte B. Z.». E il Burger gli assegna altre 25 stampe, impresse alcune a Napoli, altre a Firenze. L’ed. di Franc. N. (Hain, 4696, cfr. Proctor, p. 450) è in f.o; 115 ff.; 2 coll.; 41 o 42 l.; s. num. rich., segn.; carat. rom. Il colofono dice: «AnnoMCCCCLXXVIIIdie vero vicesima octava mensis aprilis impressum in ciuitate neapolitana per discretum virum Franciscum N. fiorentinum». Oltre leRevelazionicontiene laLetteradiBarduccio de Pero Canigani. Il Brunet (dal cat. Boutourlin n. 678) e il Graesse (Trésor de livres rares et précieux, Dresde, 1861 e seg.) affermano che questa ed. è essenzialmentedifferente da quella dell’Azzoguidi e sembra eseguita sopra altro testo. Un esempl. trovasi nella Spenceriana di Londra; un altro è descritto nel cat. Boutourlin, n. 197.

L’ed. del De Dacia, Hain, 4694 (cfr. Proctor, p. 450) è in f.o; s. l.; ff. 117 (Reichling, ff. 120) non num., né segn.; 2 coll.; 41-42 l.; carat. rom.; s. lett. iniz.Revelazioni. A f. 2acomincia: «Como per virtú de sante oratione se unisce la anima con Dio, et como questa anima de la quale se parla qui, essendo elevata in contemplacione, adomandava quactro petecione al summo Dio». Il colofono: «AnnoM.CCCC.LXXVIII.,die vero vicesima octaua mensis aprilis, impressum per discretum virum Bernardum de Dacia». Il Brunet (Man. du libr.) dice:... «la souscription est tellement identique avec celle que porte l’édition de Naples(per Fr. N.)qu’il paraît que l’une des deux a été copiée sur l’autre, en changeant seulement le nom de l’imprimeur. Ce dernier, Bernardin de Dacia, ne figure dans aucune autre édition connue jusqu’ici, et l’on ignore même le lieu où il a exercé sa presse». Il Panzer (Annales typ.,IV, p. 18, n. 115): «De typographo hoc Bernardo de Dacia ubique est silentium». Il Giustiniani (Saggio stor.-crit. sulla tipografia del Regno di Napoli, Napoli, 1793), ritenendo anch’egli unica ed. quella di Franc. N. e del De Dacia, supponeva che i due tipografi se la fossero divisa, ponendo ciascuno il proprio nome sulle copie di particolare proprietá. L’Olschki (A proposito di un documento per la storia della tip. napol. nel sec.XV, inLa bibliofilia, 3,1901-02) non accetta l’ipotesi del Giustiniani perché, egli dice, confrontando le note bibliografiche del Dibdin alle due edizioni (n. 47 e 48 del cat. della Cassano-Serra nella Iohn Rylands library di Manchester) vi si trovano differenze. Un esempl. del De Dacia è nella Riccardiana di Firenze; un altro era posseduto dal bibliofilo napoletano Francesco Antonio Casella.

Tammaro de Marinis (Per la storia della tip. napol., Napoli 15 maggio 1901) fu il primo a pubblicare un contratto da lui rinvenuto nell’Arch. notarile di Napoli, nel quale figurano Giovanni Stanigamer di Landsberg e Werner Raptor di Marburg come tipografi in Napoli. L’ed. firmata «Raptor» è cosí descritta dal Reichling (Appendices ad Hainii-Copingeri Repert. bibliogr., additiones et emendationes, fasc.II, p. 27, Monachi 1905-11):Libro della diuina doctrina...[Neapoli] Wernerus Raptor de Hassia, 1478, 28 apr. In 4o; carat. rom. ff. 118 non num., né segn.; 2 coll.; 42 l.; s. lett. iniz. Il colofono:Anno MCCCCLXXVIIIdie vero vicesima octaua mensis aprilis conpositum per discretum Vuernerum Raptor de Almania alta de Hassea de terra che chiama«In dem gulden Troghe». E soggiunge: «Werneri Raptoris, typographi antea prorsus ignoti, primus mentionem fecit Tamarus de Marinis». Si conoscono due esemplari di questa ed., l’uno nella Nazionale di Napoli, l’altro nella Universitaria di Genova.

Il quarto è Conradus Bonebach (Copinger,II, 1503; Proctor,An index to the early printed books in the Brit. Mus.n. 6723):Libro dela divina doctrina revuellata...In f.o, senza front.; carat. rom.; s. segn. né numer.; s. l. (Neapoli) 1478, apr.; ff. 119; 2 coll.; 40-42 l. Il colofono: «Impressum per discretum Conradum Bonebach de Almania alta de Hassea terra che chiama «In dem gulden Troghe». Un esempl. nel British Museum; un altro, posseduto da Carlo Negroni (cfr.Il bibliofilo, an.VI, n. 4), appartenne giá ai Medici, come dallo stemma miniato nella 2acarta.

Il De Marinis e il Dziatzko (inBeiträge zur Kenntnis des Schrift- Buch- und Bibliothekswesens herausgegeben,VI, 13-23) ritengono unica ed. quella sottoscritta dai quattro sopra nominati, e che le copie, divise fra gli operai, sarebbero state messe in commercio con nomi diversi. Una supposizione presso a poco simile fa il Walters (A descriptive cat. of the books printed in the 15thcentury, Baltimore, 1906).

C’è discordanza tra i bibliografi quanto al conteggio dei ff., che vanno da un minimo di 114 ad un massimo di 120, secondo che essi calcolano o no i ff. bianchi e le cc. non numerate.

Il Reichling (op. cit., vol. edito nel 1911), a sciogliere l’enigma che avvolgeva queste ed., dice: «Huius libri sine dubio Henrici Alding typo 1oexscripti varia exemplaria eodem anno ac die emissa, titulo quidem paulum inter se differentia, in fine nomina quatuor diversorum typographorum prae se ferunt: Werneri Raptoris, Bernardi de Dacia, Conradi Bonebach, Francisci Dini. Ad hos igitur viros officina Henrici Alding, qui paulo ante Messanam discesserat, transisse videtur».

Seguono le edizioni fatte in Venezia da Matheo di Codeca da Parma, altrimenti detto Capcasa. Hain, 4690: «17 marzo 1482»; il Reichling (fasc.IV, p. 177) emenda: «17 mazo, i. e. maggio 1483».

Ed. 1483 (Hain, 4691; Reichling, fasc.II, pp. 143-44): in 4o, carat. rom.; 180 ff. non num.; segno AA, a-x8, y4; 2 coll.; 38 l.; iniz. xilogr. A f. 1bfig. xilogr. rappresentante santa Caterina. Af. 2a«Epistola prophemiale (sic) nel profondissimo et altissimo libro delDyalogode la seraphica.... Catherina de Sena....: Ale illustrissime et excellentissime madame et duchesse, madonna Ysabella consorte del illustrissimo signore Lodouico Sforza... frate N. del predicto ordine de obseruantia...» A f. 9a: «Al nome di Iesu Christo crucifixo...Libro della diuina prouidentiacomposto in uulgare dala seraphica uergine....» A f. 180b: «Impressa in Venetia per Mathio di Codeca da Parma ad instantia de mestro Lucantonio de Zonta fiorentino de lannoMcccc LxxxiiiadiXVIIde mazo.» Segue il giglio dei Giunti, c. lett. L. A. Il Reichling, fasc.IVpp. 177-78, nota: «Haec editio (H., 4690) et illa, quam fasc.IIs. H., 4691 recensuimus, ab eodem typographo eodem anno ac die emissae sunt; attamen inter se differunt». Esemplari: 1 nella Bibl. alessandrina di Roma; 1 nella Casanatense di Roma; 1 nella Palatina della Nazionale di Firenze; 1 nella Magliabechiana; 1 nella Comunale di Siena.

Mathio di Codeca ristampò ilDialogonel 1494 a dí 17 de mazo (Hain-Copinger, 4692; Proctor, 4998; Reichling, fasc.II, pp. 143-44). Note bibliografiche quasi le stesse della precedente ed. Il Gamba (Serie dei testi di lingua, Venezia, 1839) e l’Ilari (op. cit.) avvertono che le due ed. sono simili. Esempl.: 1 nella Palatina della Nazionale di Firenze; 1 nella Comunale di Siena; 1 nella Vitt. Eman. di Roma; 1 nella Vaticana, fondo Barberini; 1 nella Nazionale di Parigi; 2 nel British Museum.

Ultima ed. del periodo paleotipico è quella fatta a Brescia da Bernardino de Misintis di Pavia (Hain-Copinger, 4693; Proctor 7034; Lechi,Della tip. bresciana nel sec. XV, Brescia, 1854). In 8ogr.; 191 ff. s. num.; 2 coll.; 40 l.; segno a-z, r8. È l’ed. principe della versione latina delDialogoattribuita a fra Raimondo da Capua, confessore della santa. A f. 1a:Dialogus seraphice ac diue Catharine de Senis cum nonnullis aliis orationibus. A f. 2adedicatoria di «Marcus Civilis brixian.(cui, secondo l’Audiffredi, si deve l’ed.)fratri Paulo Sancheo aragonensi, sacri observantis predicatorum ordinis». In fine: «Accuratissime impressus ac emendatus in alma civitate Brixiae per Bernardinum de Misintis da Papia die quinto decimo mensis aprilisMccccLxxxxvi. Esempl.: 1 nella Comunale di Siena; 1 nella Bibl. universitaria di Bologna; 1 nella Bibl. del monastero di Subiaco; 1 nella Magliabechiana della Nazionale di Firenze; 1 nella Nazionale di Palermo;2 nella Nazionale di Parigi; 1 nel British Museum; 1 nella Walters’ library a Baltimore.

Nel sec.XVIsi contano undici edizioni delLibrodi santa Caterina, in italiano o in altra lingua. Eccone l’elenco in ordine cronologico:

1511, Ferrara, L. de Rubei da Valentia:Fioreti utilissimi extracti dal divoto Dyalogo vulgare de la seraphica sposa di Cristo sancta Catherina da Siena, ecc. In 8o. Nel British Museum.

1517, Venetia, C. Ariuabeno:Dialogo a la seraphica uergine sancta catherina da Siena.... con la sua uita: et canonizatione.... Nouameute reuisto et... castigato(con poesie di papa Pio II e di altri in lode della santa). In 8o. Nel British Museum; 2 esempl. nella Nazionale di Parigi; nella Palatina della Nazionale di Firenze.

1519, Londra, Wynkyn de Worde:Here begynneth the orcarde of Syon, in the whiche is conteyned the revelacyons of seynt Katheryne of Sene, with ghostly fruytes and precyous plantes for the helthe of mannes soule (translated by D. Iames). In f.o; 2 coll., senza num. di pp. Nel British Museum.

1540, Venetia, Marchio Sessa:Dialogo de la seraphica vergine... el quale profondissimamente tratta de la divina providentia... et de molte altre stupende et maravigliose cose....Nel frontespizio una fig. xilogr. rappresenta la santa in ginocchio davanti al Crocifisso, e in lontananza Siena. AdiXXIXaprile. Regnante lo inclito principe messer Pietro Lando. ff. num. 224.

1547, Venetia, P. Nicolini da Sabio, ad instantia de Marchio Sessa:Dialogo della divina providenza. Nella Nazionale di Firenze, fondo Nencini.

1553, Colonia, I. Gennepaeus:Theologiae mysticae mirabilium scilicet et inscrutabilium operum Dei lucida demonstratio... per dominum Raymundum a Vineis capuanum.... conscripta partim, partimque e idiomate italico in latinum... ac iam tandem post multos labores exhibita(a fr. Theodorico Loher a Stratis). In f.odi 185 ff. Il cat. della Nazionale di Parigi nota che il vol. contiene la vita, ilDialogoe alcune orazioni di santa Caterina.

1569, Colonia, apud T. Baumium. La stessa op. preced. In f.odi 185 ff. Nella Nazionale di Parigi.

1579, Venezia, Farri:Dialogo. In fine è il poemetto di Anastasio da Monte Altino (contemporaneo della santa) che celebra il ritorno del papa da Avignone per opera di Caterina. Ilpoemetto è preceduto da queste parole: «Nastagio da ser Guido da Montalcino, essendo prima molto incredolo de’ facti della venerandissima vergine Catharina..., fece l’infrascritto poema doppo la pratica et la experientia che ebbe di lei».

1580, Parigi, G. Mallot:Le Dialogue et oraisons de l’excellente vierge saincte Catherine de Siene, dicté par elle sortant d’extase et ravissement d’esprit etc. traduict d’ital. en franç.(par le p. E. Bourgoing), 8o.

1583, Ingolstadt, Sartorius:Dialogo. Versione latina attribuita a fra Raimondo da Capua. 8o. È nella Braidense di Milano; nella Nazionale di Firenze, ecc.

1589, Venezia, G. Cornetti:Dialogo. 8o.

Nei tre secoli seguenti, tranne l’ed. veneta del Sarzina [Giacomo Scaglia], 1611, e quella del Gigli, della quale si è giá discorso, tutte le altre sono versioni.

1601, Colonia Agrippina, Birckmann:D. Catharinae senensis... Dialogi in sex tractatus distributi... a domino Raimondo a Vineis... ex italico in latinum conversi, nunc accuratius typis excusi... sumptibus A. Mylii. 8o.

1602, Parigi, R. Chaudière:La doctrine spirituelle, escrite par forme de dialogue, de l’excellente vierge sainte Catherine de Siene, qu’elle a dicté en vulgaire italien sortant de son ordinaire extase... augmenté en ceste dernière édition de deux petits traictez..... Le tout traduict d’italien en franç.(par le p. Ed. Bourgoing). 8o.

1648, Parigi, S. Huré:La doctrine de Dieu enseignée à sainte Catherine de Siene... en forme de dialogue, donné en notre langue par le p. F. L. Cardon. 8o.

1875, Parigi, Poussielgue-Rusand:Dialogue de sainte Catherine de Sienne, suivi de ses prières recueillies par ses disciples et de son traité de la perfection, d’aprés le manuscrit du Vatican, traduit de l’italien par E. Cartier. 2 voll. 8o.

1884, Parigi, Poussielgue fr. 2aed. della versione del Cartier. 1 vol. 8o.

1896, Londra, Kegan Paul and C.o:The dialogue of the seraphic virgin Catherine of Siena...., translated from the original italian, with an introduction on the study of mysticism by A. Thorold. 8o.

1906, 2aed. della precedente versione inglese, a cura dello stesso Thorold, ed. Kegan.


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