ATTO TERZO

ATTO TERZOSCENA PRIMA.Atrio nella Reggia di Didone.Didonein abito da caccia, ilMinistrodelle finanze, ilPrefetto.Did.Insomma, pensateci voi... Vi hanno dei doveri internazionali che debbono essere rispettati da qualunque governo civile; fra questi io pongo in prima linea il dovere dell’ospitalità. Non sia detto che dai nostriliberi Stati venisse respinta questa illustre falange di emigrati politici, i quali non sono rei d’altro delitto, fuorchè di aver veduto la loro patria consumarsi in un incendio. È dunque necessario che il Parlamento decreti una somma speciale pel mantenimento dell’emigrazione troiana. Voglio che a ciascun emigrato si assegni un sussidio mensile in ragione della nascita, dei titoli, dei gradi, delle cariche civili e militari. Io sono d’avviso che un buon prestito di cinquecento milioni provvederà sufficientemente alla bisogna. Che ne dite, onorevole ministro delle finanze?Min.La Maestà Vostra non deve ignorare che ogni qualvolta un’operazione finanziaria di tal genere incontrò nel paese delle serie difficoltà, queste non partirono mai dal suo gabinetto. Non oserò però dissimulare all’Altezza Vostra che da alcun tempo l’opposizione si è molto rinvigoritaalla Camera, e vi è a temere che la misura di stanziare una somma per sussidio dell’emigrazione troiana abbia ad essere respinta non solamente dalla sinistra, ma anche dal terzo partito.Pref.Sicuramente. Il terzo partito è forte...Did.Voi pure, onorevole Prefetto, siete d’avviso che la proposta non incontrerebbe l’approvazione della maggioranza?Pref.Ho detto che il terzo partito è forte...Min.La sinistra è compatta...Did.La sinistra!... Il terzo partito! Mi fate ridere, onorevoli amici. Sarà dunque vero che io... io donna inesperta e quasi esordiente alla vita politica, debba spiegare a voi i meccanismi segreti del sistema costituzionale, e insegnarvi in qual modo si formino alla Camera le maggioranze? I deputati della sinistra vi fanno paura...Ma non avete ancora capito che la più parte di questi signori non attendono, non vagheggiano che una occasione favorevole per passare alla destra con armi e bagaglio? Gli uomini del partito governativo per essi sono gente venduta; ogni qualvolta la maggioranza vota in nostro favore, i sinistri esclamano alla corruzione... Non vi pare che con questa maniera di linguaggio essi vi dicano apertamente: signori ministri, lasciate correre qualche spicciolo e saremo con voi?... Ho assistito qualche volta dalla tribuna reale alle sedute della Camera; e sempre, quando intesi un deputato dell’opposizione apostrofare un onorevole della destra col titolo divendutoe dicorrotto, negli sguardi dell’oratore, nella concitazione dei gesti, nell’enfasi delle declamazioni mi parve leggere questo segreto concetto: non vi ha dunque nessuno, proprio nessuno che finalmentemi usi la buona grazia dicomperarmi!Min.Ah! Regina! non credo adularvi asserendo che in questo momento voi siete all’altezza della situazione...Pref.Che l’ombra del vostro augusto consorte mi perdoni, se io non esito a proclamare che mentre a quell’ottimo Re noi dobbiamo saper grado dello Statuto accordatoci, voi prima, voi sola ci avete insegnato ad interpretarlo e ad applicarlo in maniera che desso riesca a vero vantaggio del paese.Did.Dunque?...Min.S’è capito...Pref.Lasciate fare, regina...Did.Quanti sono i deputati della destra?Min.Centoventuno.DId.Quelli di sinistra... e del terzo partito?Min.Centoventisette...Did.Bisogna, perchè passi la legge, assicurarsi un’altra trentina di voti... Mi avete inteso? Convien comperare... e corrompere; e gli uomini da comperare e da corrompere, voi sapete oramai dove si trovano. Solamente vi raccomando di dare la preferenza ai più spiantati, i quali costano meno, ed hanno anche (bisogna esser giusti) un certo diritto di precedere i colleghi.(squillo di corni)Pref.Regina... i corni hanno dato il segnale della caccia...Did.Addio, ministro... A rivederci, onorevole Prefetto... Voi mi raggiungerete più tardi... Se Jarba domanda di me, ditegli che per tutta la giornata sarò invisibile. La festa d’oggi vuoi esser tutta dedicata all’illustre degli Anchisi ed ai nobili suoi seguaci. Se quel superbo e brutale imperatore se ne immischiasse, potrebbero nascere tali agitazioni e tumulti da metterein fuga la selvaggina e compromettere l’ordine materiale del paese.Min.Vi auguro buona caccia... Ma ho paura che con questo maledetto scirocco gli uccelli non si levino...Pref.La regina non ha che a presentarsi... a muovere uno sguardo...Did.(che si sarà affacciata alla finestra). Enea monta a cavallo... Aspettatemi... Aspetta, tesoro...(esce rapidamente).Pref.(da sè allontanandosi)Pazza... per quel troiano... maledetto...Min.(da sè)Bisogna spacciare quel troiano, o il paese è perduto(esce).SCENA SECONDA.Fitta boscaglia.—A destra una grotta.—Giovetrasformato in pavone si avanza cantarellando.Io sono il padre GioveDel gran Saturno figlio,Che l’universo muoveColl’aggrottar del ciglio;Dei Numi io sono il principe,Padron delle saette,Coll’occhio mio fulmineoFriggo le cotolette,Mando quaggiù il diluvioQuando dal cielo io sputo,Fo con un mio starnutoL’Olimpo traballar.E ardisce una pettegolaOpporsi alle mie voglie?Dovrò subir l’imperioD’una aggrinzita moglie,E del gran regno italicoI fati ritardar?...Vien gente—su quel frassinoPoniamci ad esplorar.(vola in cima a un frassino)SCENA TERZA.Giunonein abito dapuffcon un berretto frigio sulla testa.Euro,Eoloin abito da gesuiti.—Giovesulla pianta.Giun.—Qui nessuno ci ascolta...Tutti.—————Cospiriamo!Per chi nel mondoNulla sa far,Non v’è mestier più comodo e giocondoChe il cospirar.Sì: cospiriamo:Noi siamo nati,Siamo pagatiPer cospirar!Giunone.Di che si tratta—voi ben sapete,Qual è il mio scopo—già conoscete...I Venti.Nulla sappiamo—non comprendiamo...Ma nati siamo—per cospirar.Giunone(distribuendo dei soffietti).Doman con questi manticiSul mondo soffierete,Pioggia, saette, grandine,Dal ciel provocherete:Sicchè qual salce pieghisiIl tronco più gagliardo,E in cima al San BernardoLevi suoi flutti il mar.I Venti(provano i soffietti, e quindi li depongono ai piedi dell’albero).Da questi manticiNoi soffieremo,SconvolgeremoLa terra e il mar;Noi siamo nati,Siamo pagatiSol per sconvolgere,Per disturbar.Giun.Questi soffietti vanno a meraviglia... Vedete: solamente col farnela prova avete già suscitato un temporale che, a dir vero, non combina gran fatto colle mie vedute politiche... Riprendete quegli strumenti, e procacciate, con due o tre soffi, di mandar via quelle nuvole opache che ci stanno sulla testa...(Durante le parole di Giunone, Giove sarà disceso rapidamente dal frassino, e avrà, con due colpi di becco, strappate le linguette ai due soffietti).Eolo(soffiando). Cribbio! la macchina è guasta...Euro(c. s.). Chi mai ha portato via la linguetta di corame...?(scroscio di tuono)Giun.Imbecilli! non vi resta dunque più fiato nei polmoni? Soffiate.... soffiate dalla bocca... finchè siamo ancora in tempo... Per nonno Saturno, già la pioggia incomincia... Fate presto, vi dico!(si volge per cercare Eolo ed Euro, ma questi sono fuggiti)Ah! mascalzoni!... sempre così!... Fin quandonon vi è pericolo, sfidano terra e cielo; al primo scroscio di temporale, chi si è visto, si è visto...(correndo sotto la pioggia e chiamando a gran voce:)Euro! Eolo! feccia di bricconi... che Giove vi fulmini per via!(esce).Giove(sulla pianta). Ah! Ah! Vedete se quella Giunone mi vuoi bene! Io debbo a lei, a lei sola, se questo improvviso temporale viene ad affrettare il compimento dei miei disegni. Didone ed Enea verranno a ricoverarsi in quella grotta... e siccome da cosa nasce cosa, vale a dire:—dalla possessione nasce il disgusto...ergo...ergo...quapropter... sono un Dio... «Intendami chi può che m’intend’io.»(si nasconde fra i rami).SCENA QUARTA.EneaeDidoneche si avanzano sotto un ombrello di tela cerata.—Il temporale imperversa.Enea.Affrettiamoci verso la reggia... La pioggia è così dannata, che non vi è ombrello il quale possa difenderci...Did.Tornare dalla caccia senza aver preso un uccello... Ciò non mi è mai accaduto. Ti confesso, diletto Enea, che il mio amor proprio di donna e di regina ne soffre maledettamente...Enea.Credete... regina... Con questa acqua, con questo vento...Did.Oh! che vedo? Una grotta! Se entrassimo là dentro... Che te ne pare?...Enea.Non posso astenermi dal farvi riflettere che le grotte sono ordinariamentericettacolo di belve e di serpenti...Cid.(con voce carezzante)In quella grotta non ci sono belve... Io l’ho visitata più volte in ottima compagnia, e ti assicuro che se vi ho trovato dei serpenti a sonaglio, questi non mi hanno procurato che delle distrazioni gradevolissime...Enea.(Questa donna è sopracarica di elettricità...)Did.Vieni dunque!...Enea.Entriamo!...(facendo dei complimenti sull’ingresso della grotta). Maestà... precedetemi...Did.(saltandogli al collo e traendolo seco)Lasciamo i complimenti.—In presenza di un temporale, ogni disuguaglianza sparisce...(Giove, annoiato di attendere, soffia dal naso uno starnuto, che produce il rombo del tuono. Enea e Didone si precipitano nella grotta).SCENA QUINTA.AcateindiEnea.Acate(venendo da sinistra). Queste cartaginesi sono insaziabili. Lode a Giove, son riuscito a liberarmi dalla principessa Anna e a rinviarla alla reggia. Buon per me che la grandine è venuta in mio soccorso, traforandomi l’ombrello. Numi immortali, che proteggete l’Italia futura, operate qualche prodigio in favore dell’augusto mio principe, ond’egli riesca a svincolarsi dalle panie amorose, in cui lo tien stretto e avviluppato la regina. Frattanto, nella mia qualità difido, ho compartito gli ordini perchè tutti si tengano pronti alla partenza. Il ministro della marina, al quale abilmente ho promesso la croce di commendatore, ha messo a nostradisposizione uno dei più bei navigli dello Stato.Enea(uscendo dalla grotta). La pioggia è cessata... La regina assopita in profondo letargo... Oh! chi vedo? Acate... il mio fido...Acate.Augusto sire, io andava in traccia di voi...Enea.A bassa voce, per carità!... La regina di Cartagine giace svenuta in quella grotta... Converrà profittare del fausto accidente per correre alle navi coi nostri, e sciogliere immediatamente le vele alla volta d’Italia. Se debbo credere ad un sogno che ho fatto la scorsa notte, i venti ci saranno propizii.SCENA SESTA.Eolo,Euro,Enea,Agate.Eolo.Sì, noi siamo teco...Euro.E per voler di Giove, disposti ad ogni tuo cenno.Enea.Qual è il vostro nome, o nobili amici?Euro.Euro, a’ tuoi ordini.Eolo.Eolo, per servirti, se al fratello non basterà il fiato...Enea.Venite, dunque!... E tu, fido Acate, rimani qui un breve istante per tenere a bada la regina, nel caso ch’ella si destasse e chiedesse di me... Se poi la tua fervida fantasia ti suggerisse qualche abile strattagemma per liberarti più presto da questa seccatura, opra di tuo senno. Ma... qual rumore! chi vedo!!! Jarba, il re moro, che si avanza a gran passi, colla sciabola sguainata, e seguito da un drappello de’ suoi cosacchi... Per Giove! la nostra posizione si fa difficile... Qui ci vuol del coraggio...Acate.Sì: ci vuol del coraggio! fuggite!...Enea.Ma se egli mi insegue...Acate.Fuggite, vi replico!Eolo—Euro(spiegando le ali). Sulle ali dei venti!Enea.Grazie, nobili amici, mi ero scordato...(Enea sale in groppa ai venti, che subito prendono il volo verso la spiaggia).SCENA SETTIMA.Jarba,Acate.—Seguaci di Jarba.Jarba(ad Acate). Affere visto brincipe troiano?Acate.Illustre re dei Mori, se voi intendete parlare dell’augusto Enea, levate gli sguardi, miratelo, egli parte in questo istante sulle ali dei venti.Jarba.Toffe diretto?...Acate.Alle navi, dove fra poco io dovrei raggiungerlo. Stretto da imperiose necessità, non ultima delle quali il desiderio vivissimo di affrettarei fati d’Italia, egli mi esprimeva poco dianzi il più vivo rammarico nel dover partire senza porgervi di persona gli attestati della sua stima e della sua inalterabile benevolenza. L’Italia ha bisogno di alleati, mi diceva, ed io contava assai su questo generoso e illuminato monarca... Ma il tempo stringe; come vi ho detto, è d’uopo ch’io non indugi un istante a raggiungere il mio principe. Degnatevi dunque accogliere, o illustre Jarba, questa testimonianza palpabile dell’alto concetto in che noi vi teniamo, il mio principe, il mio popolo ed io, e sia questo un primo, indissolubile legame, che stringa due sovrani creati per intendersi, e due nazioni sorelle(sottovoce)create per... esecrarsi(leva di tasca un astuccio e lo porge a Jarba).Jarba.Cossa star questo?Acate.Il gran collare della Denunziata...Jarba(al colmo dell’ira). Non statte cane io... Non metter collare...Acate(da sè). Giove mi aiuti ad uscir dalle grinfe di questo barbaro, che non intende ragione...(forte ad Jarba)Ma non sapete, augustissimo Jarba, che questa è una delle onorificenze più insigni che un monarca possa conferire ad altro monarca? Non sapete che, mettendovi al collo questo cordone dorato, voi diventate cugino del nostro re?Jarba(ruggendo colla schiuma alla bocca). State palle, palle, palle, sempre palle troiane!(volgendosi ai suoi)Impatronittevi ti questo imbosture, che mi foler metter collare come cane intanto che l’altro porta via pella Titone!Acate(da sè). Quale idea luminosa!(a Jarba)Ah! voi temete un inganno! Voi diffidate del mio principe! Voi credete che un troiano di sangue sia capace di un tradimento!Voi imaginate che il nomignolo difidome le abbiano dato per burla! Volete saperlo, dove si trova in questo momento la vostra Didone? Volete che io ve la metta in braccio? Degnatevi, Maestà, di chinare l’augusto orecchio alla portata delle mie umili labbra, ed io vi mostrerò di quali sacrifizii sia capace un troiano per procacciare al futuro regno d’Italia delle alleanze solide e durature.Jarba(avvicinandosi ad Acate). Foi dite che bella Tittone?...(Acate parla sommessamente all’orecchio di Jarba, che fa gli occhiacci guardando verso la grotta).Voci lontane.Addio, mia bella, addio!La flotta se ne va...Se non partissi anch’ioSarebbe una viltà...Acate(a Jarba). Entrate in punta di piedi.... La grotta è oscura.... non perdete un istante...Jarba(volgendosi ai suoi seguaci). Accompagnate troiano fino al porto... Salutate tanto mio illustre cugino Enea... Tittegli che, fra poco, se i Numi mi assistono, diferrò anche cognato(Jarba entra nella grotta).Acate(ai soldati di Jarba). Mamalucchi, seguitemi!... Ah! voi potete ben vantarvi di avere un monarca che si occupa seriamente della felicità del suo popolo.SCENA OTTAVA.La sala delle Cariatidi nel Palazzo Reale.La principessaAnna,Berta,Clivia,Rubinia,suonatori che salgono sovra una impalcatura, Comici, Corifei e Ballerine nel fondo della scena. Il maggiordomo ed altri servi affaccendati.Anna(alle damigelle che formanocerchio sul davanti della scena). Comincio ad essere inquieta. Come avviene che la mia augusta sorella non torna ancora dalla caccia, con un tempo così indiavolato? Spero bene che qualcuno, o qualcuna, avrà pensato a mandarle un paracqua!Berta.Mah!Clivia.Spero anch’io...Rubinia.Sicuramente.... si doveva pensare...Anna(volgendosi al Maggiordomo). Dite un po’, maggiordomo: avete pensato a mandare una dozzina di ombrelli nella foresta dove la regina sta cacciando col nobile troiano?Magg.Si è pensato di fatto, ma nelle guardarobe reali non s’è trovato più nè un paracqua, nè un parasole, nè un paravento... Pare che questi illustri troiani...Anna(con sdegno). Zitto là, imbecillone! Oseresti supporre?...(con qualche inquietudine)Ma quanto tardanoa tornare?... Il biondo aveva promesso di raggiungermi alla reggia entro dieci minuti(consultando l’orologio). Per bacco! in ritardo di mezz’ora!... Se i treni della ferrovia non mi avessero abituata a tali inconvenienti, per Giove comincerei ad inquietarmi... Si può ben perdonare al più tenero degli amanti ciò che si tollera da una locomotiva a vapore(va a passeggiare nel fondo della scena).Berta(sottovoce alle ancelle). Il mio morettino è andato ad appiattarsi in cantina, dove io ho promesso di raggiungerlo appena saranno cominciate le danze.Clivia.Sono inquieta pel mio piccolo Ascanio...Rubinia.Saresti innamorata di quel monelluccio?Clivia.Ciascuno ha i suoi gusti... Non darei il dito mignolo di quell’amore per tutto ii vecchio carcame del tuo Mironte...Rubinia.Va pur là, che ti leccheresti le dita!... Mironte ha promesso di sposarmi e di condurmi con lui in Italia... alla prossima primavera...(Rumori diversi nel fondo della scena.)Berta.Cos’è accaduto?... Quale scompiglio! Qualche disgrazia... senza dubbio...Clivia.Il prefetto!Rubinia.I ministri!Berta.Il questore!(Tutte si avviano verso il fondo della scena, dove cresce l’agitazione).SCENA ULTIMA.IlPrefetto,iMinistri,ilQuestore,i suddetti, quindiJarba,Orbech,Didone.—Guardie.—Soldati.—Gioveed altri Numi.Prefetto(parlando sottovoce ai Ministri). Fra mezz’ora saranno uscitidal porto. La trireme che loro avete fornita, era in buon stato?Min. della Marina.Non abbiamo nella nostra marina che una sola nave la quale possa starle al paro, l’Affondatore.Pref.Tanto meglio—il nostro piano riuscirà. Era tempo che ci liberassimo da quei trojani. Frattanto vediamo di tener a bada queste pettegole... Ma, a proposito, dov’è la regina?I Min.(volgendosi ad Anna ed alle ancelle, che in punta di piedi si sono avvicinate al crocchio per ascoltare). Dov’è la regina?... Dov’è la regina?Anna.Secondo ogni probabilità, la mia augusta sorella si intrattiene ancora alla caccia col principe trojano...Quest.Ma se il principe trojano...Pref.(al Questore mettendogli un piede su un callo). Vuoi star zitto, testa d’oca!(alle donne). Io divido pienamente l’argutissima ipotesi della principessa preopinante. La regina dev’essere alla caccia.(Rullo di tamburri.—Tutti accorrono verso il fondo delta scena.—In questo mentre, Giove e Giunone appariscono seguiti da altri Numi, e si intrattengono a cavalcioni di una nube all’altezza dei lampadari).Giunone(a, Giove, irritatissima). Cedo le armi—tu hai vinto. Ma bada che questa vittoria ha segnato il principio della tua e della nostra decadenza. Fra due o tre secoli me ne darai delle nuove... Ma tu da qualche tempo non hai più occhi per vedere, nè orecchi per udire. Tu invecchi orribilmente, tesoro mio.Giove.Me ne consolo. Invecchiando si diventa venerabili.Giun.Dal venerabile all’imbecille non vi è che un passo.Orb.(che si porta sul davanti della scena circondato dai ministri, dalle donne, ecc., ecc.)Sicuramente... Io ho avuto l’onore di scortare alla nave il fido Acate, quello che dopo Enea, rappresentail pesce più grosso della nobile emigrazione trojana. Sono anche salito a bordo per stringere la mano al principe. Egli mi ha stretto la mano, e in benemerenza dell’alto servizio che io resi al suo fido, mi ha fatto cavaliere. Poi mi ha detto di attendere un istante—entrò nella cabina—e poco dopo ricomparve consegnandomi due lettere e questo grosso rotolo che ho l’onore di presentare colle mie riverite mani all’illustrissimo signor prefetto.Pref.Consegnate(osservando la soprascritta della lettera). Questa per me, quest’altra per la regina... Leggiamo... quella della regina(si ritira in disparte, leggendo).Anna(ad Orbech). Ho io ben inteso! Tu dici che il fido Acate...?Orb.Imbarcato.Clivia(ad Orbech). Gli altri trojani...?Orb.Imbarcati.Clivia.Il mio biondino...?Orb.Imbarcato...(Tutte le donne si affollano intorno ad Orbech, e dopo averlo interrogato, escono dalla sala, strappandosi i capelli).Pref.In verità... la prolungata assenza della regina comincia ad inquietarmi.. Non vorrei che la troppo debole, o dirò meglio, troppo fosforica sovrana fosse partita con quell’audace filibustiere per collaborare con esso alla fondazione dell’Italia...(colpo di cannone).Quest.Ora che il cannone ha parlato, finalmente si può sciogliere la lingua anche noi, I trojani sono usciti dal porto...Did.Dov’è, dov’è il mio nobile trojano?Pref.(sottovoce ai ministri). Come ardiremo palesarle...?I Min. Col silenzio.(Tutti assentiscono e rimangono mutoli).Did.Ma... che vedo? Non una delle mie donne... Qual lugubre silenzio!... Enea deve avermi preceduto di pochi passi... Egli era meco poc’anzi nella grotta...Jarba(che sarà entrato e si terrà in disparte, dà in uno scroscio di risa). Ah! Ah!Did.(volgendosi irritata). Chi ardisce ridere a me dinanzi?Jarba(sempre ridendo, senza avanzarsi). Non state dinanzi, regina, non state dinanzi!Did.(dopo aver osservato). Ah! quell’imbecille di Jarba!...Pref.(ai Ministri che gli stanno intorno). Avete ragione. Pel nostro e pel decoro della nazione è necessario che la regina esca subito da questo equivoco.(volgendosi a Didone)Regina: in nome dello Statuto, degnate di assidervi per un istante sul vostro augusto trono, e di porgere orecchio all’importante documento che io avrò l’onore di leggervi.Did.(salendo i gradini del trono). In verità dopo tante scosse morali non è sgradevole riposarsi alquanto sui velluti. Prefetto, leggete; e qualora il documento fosse lungo, procurate di tagliar corto.(sottovoce)Sarà andato a cangiar d’abiti.Pref.(leggendo). L’Italia è una necessità geografica... Perchè il mondo, necessariamente condotto dalla sua conformazione sferica e direi quasi rotabile ad aggirarsi incessantemente sul suo perno, abbia un giorno o l’altro a bilanciarsi in un solido equilibrio, è necessario...(colpo di cannone).Did.(balzando dal trono). Fulmine di Giove! Che è stato?... Ministri! Questore! Carabinieri! Prefetti...! Accorrete! osservate! riferite!—(sottovoce, più inquieta che mai)Per essere un principe trojano, mi pare che ei manchi un poco di civiltà.(Gran tumulto nella sala.)Quest.(che avrà guardato da uncanocchiale, nella direzione del porto). Per mille bombe! L’Affondatoreche parte!...Tutti.L’Affondatore...Min Mar.Ma voi vi ingannate... osservate ancora... Nessuno ha dato ordine...Quest.(guardando dal canocchiale). Ma sì... l’Affondatore... carico di... donne... Ah! Scommetto che anche mia moglie... Bisogna far partire un’altra nave... bisogna inseguire la sciagurata...Min. Mar.Siete matto, Questore? Qual è la nave che possa tener dietro all’Affondatore? Qual vi è piroscafo tanto celere che possa raggiungerlo?Varie voci.Sicuro! I tecnici ne sanno qualche cosa...Quest.(guardando ancora dal canocchiale). Ah!Tutti.Che c’è di nuovo?Quest.L’Affondatore...?Tutti.Ebbene!!!Quest.Si è fermato...Min.Naturale. Dal momento che non si può raggiungerlo, bisogna che ei si fermi. È ben educato!(Ilarità generale).Did.Ma, infine! Si può sapere...?Pref.(avanzandosi). Regina, voi avreste mille torti, se non militassero in vostro favore mille ragioni... Non è più tempo di diplomatizzare... I troiani sono partiti...Did.(colpita). Avete detto... par...?Pref.(simulando il massimo dolore)... titi!Did.(quasi delirante). Ma il mio Neuccio... cioè... volevo dire... il mio nano... il principe degli Anchisi... sarebbe anche egli... par...?Pref.Tito! Egli ve lo annunzia, o regina, in questo foglio profumato di tabacco:(leggendo)«Io parto, o regina, per adempiere al sovrano volere di Giove che desidera affrettare permio mezzo i fati della futura Italia. Parto sulle ali dei venti, ma giuro che il mio pensiero tornerà incessantemente a voi sulle ali dell’amore...»Did.(cascando nelle braccia del Prefetto)Io mi sento venir meno...Pref.(traendola seco)Venite albuffet—un’ala di cappone vi rimetterà in forza...Didone(passando dinanzi a Jarba, e volgendogli una occhiata assassina). Anche questo moro non mi dispiace... Gli farò credere che moro per lui.(Rientrano nella sala il Questore, i Ministri, i Senatori e i grandi Dignitari della Corte).Quest.È proprio il caso di gridare al miracolo... Se l’Affondatorenon si fosse affondato, tutte le nostre signore avrebbero raggiunta la flotta di quei malcreati troiani...Min. dell’Interno.Sapete voi, oculato funzionario, se in sull’Affondatoreci fosse per caso mia moglie?Quest.C’era, ma quelper casoè di troppo.Min.(con visibile gioia). E l’Affondatoresì è proprio sommerso?Quest.Sommerso per metà...Min.(sottovoce). Pur che ci fosse mia moglie...Quest.Ne dubito... Le donne stanno sempre a galla degli avvenimenti... e noi le vedremo bentosto ricomparire in questa sala, gaje, petulanti, sfrontate, come se nulla fosse avvenuto.Did.(tornando sul proscenio a braccio del Prefetto). Ma è proprio scandaloso. Avete osservato? Mia sorella Anna, Clivia, Rubinia e l’altre damigelle, che si intrattengono nel cortile colla soldatesca e coi famigli di questo Re Moro...(sottovoce)che in verità, a vederlo così sbarbato, non ha una fisonomia spiacente...Pref.Le poverette cercano consolarsi come possono delle loro pene di cuore,—Ciò che fa meraviglia è chequella risciacquata a bordo dell’Affondatorenon abbia ammorzato alquanto i loro fuochi latenti.Did.Misteri del cuore di donna!(Si avanzano, la principessa Anna al braccio di Orbech, Clivia, Rubinia e le altre donne accompagnate dagli ufficiali Mori).Anna.(con vivacità). Olà! che fanno i suonatori? Presto! Un valtzer! Una polka! Viva l’allegria!Voci deverse.Viva la danza!Viva la guardia mobile!Viva gli uffiziali delsettimo!(Squilli di istrumenti metallici. Le coppie dei ballerini si avanzano).Did.(furiosa). Alto là! Chi ardisce suonare in queste regali soglie senza un cenno della sovrana? Questore... arrestate immediatamente gli istromenti colpevoli...(Terrore generale.—Le guardie di questura si avanzano).Jarba(venendo dal buffet). Reccina...niente temere mie soltati... Io tare subito ortine partire immediatamente per mio accompagnamento a regno te miei padri...Did.(volgendo a Jarba un’occhiata pregna di fluidi elettrici). Re Jarba, illustre e nerboruto principe della Mauritana calidissima terra; confesso di aver avuto dei torti con voi...Jarba(ridendo). Ah! ah! niente torti, reccina.Did.Ma sono pronta a ripararli... La solenne dimostrazione di simpatia che le mie donne, senza distinzione di età, porgono in questo momento ai vostri altrettanto valorosi che profumati uffiziali, mi imporrebbero quasi a dovere ciò che nel mio cuore di donna, di regina e di vedova, era già stabilito per forza di simpatia. Re Jarba, dimenticate i miei torti, io vi offro la mia mano, la metà del mio talamo e del mio trono, e tutto quanto il mio scettro in ricambio del vostro. Re Jarba, io sono a voi—consentite?Tutti.Viva Jarba! viva Jarba!Il possente imperator...Or che rasa si è la barbaÈ gentil come un amor!Jarba.Mi spiace molto, reccina, ma questo matrimonio impossibile... ed io partir subito con mie soltati...Did.(sorpresa). Impossibile!... Ho io ben inteso, re Moro?... Ma quale impedimento?...Jarba.Impetimento... canonico... Io statte vostro cugino(toccandosi il collare che gli ha donato Enea)per questo collare...Did.(ridendo). Via, buon re Moro! questo non è che un simbolo di parentela... E poi... non vi ha chi lo ignora—i matrimoni fra cugini sono tollerati dalla Chiesa...Jarba(ridendo). Non statte soltanto cugina... statte anche cognata...Did.(turbandosi)Non vi comprendo...Jarba(sottovoce alla regina). Statoanche io in crotta... stato in crotta scura, dopo Enea... Aver capito? E mille crazie!Did.(delirante). Ah!... Che!... Tu!... Lui!...(cade tramortita).Jarba(ai soldati). Partitt! In marcia chi vuol!(Jarba si allontana seguito dai soldati, dalle donne, ecc.—I Ministri seguono il corteggio del re Jarba. Il Questore e alcuni dignitari di corte si fanno intorno a Didone svenuta, e le porgono i soccorsi richiesti dal caso).Giove e gli altri Numi(dall’alto di una nuvola).Hai già toccata la quarantina,Pentiti, pentiti, vecchia regina...Coi militari non darti impaccio,Ai preti, ai frati gettati in braccio...Did.(svegliandosi). Dove sono?.... Che è stato? Voi... Prefetto! Voi.... Questore! Lasciatemi! Ho bisogno di rimaner sola.(al Prefetto, consegnandogli alcuni biglietti da cento)Vi pregodi mandare questo mio piccolo tributo alla Società della Propaganda per l’obolo.(al Questore)Incaricatevi voi di far celebrare domani un uffizio funebre a suffragio dell’augusto defunto che divise per tanti anni il suo scettro con me. Ed ora, allontanatevi!...(Tutti se ne vanno).Didone.Sono io ben sola?... Sì! che altro mi resta?Morir! L’ultima è questaGioia feral dai Numi inesoratiConcessa a noi.(levando dalla borsa una scatoletta di fiammiferi)Pegni di infausto amore,Mostrüosi sterpi in cui si celaL’ignea favilla che di tanti incendiiFu prodiga alla terra, oh! siate voiDi mia morte ministri!...Esci dal legnoFiamma letal. «Ardi la reggia e siaIl cenere di lei la tomba mia.»(Va strofinando gli zolfanelli, i qualiproducono un lieve schioppettio senza prender fuoco).Oh, l’impostor!Oh, il traditor!Perfin coi fosforiMi corbellò...Pur, qui nell’animaM’arde un braciere,Che alcun pompiereSpegner non può.(Una densa nube, in cui si avvoltolano Giove, Giunone, Venere ed altri Numi, discende sul palcoscenico, e sottrae Didone allo sguardo degli spettatori).Giunone(a Giove). Non avrai tu pietà di questa infelice regina?...Giove.Il suo fato è irrevocabile; ma ella vivrà immortale nella memoria dei posteri. Gli Italiani non sono ingrati, e laggiù, nel bel paesedove suonerà ilsì, i poeti e i maestri di musica eterneranno la fama di lei con splendidi versi e con divine armonie. Le catastrofi luttuose precedono mai sempre le grandi innovazioni; perchè sorga un nuovo impero è necessario che altri imperi volgano a rovina.Giun.Non hai tu veduto, spingendo il tuo sguardo fulmineo dentro la nube del secolo avvenire, che in questa Italia da te vagheggiata e favorita con tanto accanimento, verrà un giorno a stabilirsi un nuovo culto, pel quale noi saremo detronizzati?Giove.Tanto meglio! Io sono maledettamente annoiato di fare il Nume. Desidero che qualcun altro ci si provi, e sarò lietissimo il giorno in cui mi verrà dato di rientrare nella vita privata. Oh! voglio un po’ godermela, allora!... Ma prima che l’Italia possa davvero chiamarsi nazione, dovran correre dei secoli, e molti.Tienti ben a mente ciò che ti dico, vecchia mia: l’Italia non potrà chiamarsi nazione fino al giorno in cui saranno abbattuti gli idoli che i nostri successori avranno sostituiti al mio bel muso ed al tuo...Giun.Non ho l’onore di comprenderti.Giove.Tanto meglio. Accendiamo la pipa, vecchia mia—e tu, Veneruccia, tu, la sola Dea veramente immortale, fatti innanzi e divertimi con quattro passi dicancan.Venere(slanciandosi verso il proscenio). Ai tuoi ordini, babbo.(cominciano le danze)Giove(a Giunone). Non serve fare il broncio, vecchia mia. Fra quattro o cinque secoli noi saremo spodestati; ma questa nostra figliuola non cesserà mai di aver un culto in ogni parte del mondo. Tutti i grandi sconvolgimenti politici e sociali ebbero, hanno, ed avranno sempre origine dalei. E il mondo babbèo non cesserà mai di inneggiare al trionfo dei grandi principii.(Il cancan prosegue animatissimo e cala il sipario).Fine.UN UOMO COLLA CODACAPITOLO I.Due dita di coda.Il contino crollò leggermente la testa, e proseguì di tal guisa:—Non c’è che dire: Lodovico Albani è un perfetto gentiluomo. Peccato ch’egli abbia quel difettuccio! Ma poichè infino ad ora qui nella borgata nessuno se n’e accorto!...—Chè! il signor Lodovico Albani avrebbe dunque... com’ella dice, un difetto...?—Mi sono espresso con poca esattezza... Non si tratta in questo caso di un difetto... sibbene di un accessorio, di un ornamento, di un vezzo... che so io...?—Via! signor contino... Via..! parli liberamente... Ella sa bene che noi...!Il parroco e il coadiutore ingrossavano gli occhi e allungavano il collo come avrebbero fatto dinanzi ad un cappone arrostito con ripieno di salsiccia.È d’uopo sapere che don Cecilio Speranza e don Domenico Crescenzio, parroco l’uno, l’altro coadiutore nella borgata di L..., detestavano con fervore cattolico il cavaliere Lodovico Albani.Quali erano i torti del cavaliere Lodovico Albani rispetto ai due uomini di Dio?—Molti e gravi.Lodovico Albani era cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, e si era meritato il titolo onorifico coi suoitalenti, colle sue opere letterarie e scientifiche, con generosi sacrifizi di patriottismo.—I preti hanno poca simpatia pei cavalieri dei SS. Maurizio e Lazzaro, per gli uomini di spirito e pei patrioti.Dippiù, il signor Lodovico, venuto di recente ad abitare la borgata, si era introdotto nella casa di donna Fabia Santacroce, ed era riuscito ad istillare nella antica bigotta qualche idea libertina. A dispetto dei due reverendi, la marchesa aveva accordata al signor Lodovico la mano dell’unica sua figliuola. Già s’erano fatte due pubblicazioni; il fidanzato era ito a Milano per comperare i regali da nozze—al di lui ritorno la cerimonia dovea compiersi senza indugio.Tutte le pratiche del parroco e del coadiutore per impedire questo pericoloso connubio, erano riuscite vane.Lodovico Albani, colla sua condottaincensurabile, avea completamente trionfato delle cabale e dei raggiri... In paese egli era citato a modello di onestà. Generoso coi poveri, affabile, modesto, anche in casa della marchesa, egli sapeva uniformarsi alle pratiche devote, alle abitudini alquanto rigide della vecchia bigotta, adoperandosi però lentamente a combatterne i pregiudizi. Dietro consiglio del futuro genero, la marchesa aveva già introdotte nella famiglia non poche riforme. I due reverendi non eran più invitati a prendere la cioccolata ogni mattina... I pranzi divenivano meno frequenti... Don Cecilio e don Domenico in casa della marchesa perdevano ogni giorno qualche residuo del loro potere temporale.Guardati, o lettore dall’odio di un prete: dall’odio di due preti non può guardarti che Dio!Dopo tali premesse, è facile comprenderecon quale ansia, con quale impazienza febbrile, il parroco ed il coadiutore attendessero le rivelazioni del contino Tiburzio.Ma, chi è il contino Tiburzio?In poche parole ve lo presento.Il contino Tiburzio è un nobile della massa, mediocremente brutto, mediocremente ignorante, mediocremente maligno. Un bel giorno, credendo amare la marchesina Virginia egli la chiese in moglie a donna Fabia, ma in grazia del signor Lodovico, egli ebbe una chiara e formale ripulsa.La marchesina, consultata del suo voto, avea recisamente respinto il pretendente, colla sentenza inappellabile:è troppo brutto.Il contino Tiburzio si sentì trafitto nel profondo del cuore... e giurò vendicarsi.Bisognava perseguitare il rivale... combatterlo... schiacciarlo... perderlo nella opinione del mondo.Pensa, medita, studia. Che si fa? L’arte cattolica dei due reverendi aveva abortito... Che poteva ripromettersi un uomo del secolo?Ma l’amore è più scaltro, più maligno dell’odio. Questa volta la fantasia del contino ebbe un lampo di ispirazione. Scoperta la brecccia e concepito il piano di attacco, egli scelse i due preti per alleati.Io credo che il lettore non abbia d’uopo d’altre spiegazioni... Ripigliamo il dialogo interrotto.—Dunque, signor contino; questo difetto?...—Per carità, don Domenico, non mi fate parlare...! Temo aver già detto di troppo... Non dimentichiamo che Lodovico è alla vigilia delle nozze... Poichè finora il difetto è rimasto occulto... lasciamo correre l’acqua pel suo letto... I maligni credono che io mi abbia in uggia quel bravo giovine, perchè madamigella Virginia ebbe ilcapriccio di accordargli una preferenza che io non ho mai vivamente ambita... nè sollecitata... Egli mi ha salvato da un abisso, ed io gliene son grato di cuore. Che altro infatti è il matrimonio se non un abisso coperto di fiori, ove l’uomo precipita inavvedutamente... e per sempre?—Signor contino... Ella sa con chi ha da fare... Noi siamo avvezzi a serbare il segreto in casi ben più gravi che non quello di cui ora si tratti... Questo difetto del signor cavaliere Lodovico non sarà di tal natura da portargli pregiudizio, ove fosse divulgato. A quanto pare, si tratta di una imperfezione fisica, poco rilevante...—Ah! gli abiti ne celano molte delle magagne!... Se le fanciulle, prima di scegliersi un marito, potessero penetrare collo sguardo il fitto velame degli abiti, sono d’avviso che più tardi non avrebbero luogo tante delusioni, tanti scandali coniugali e tanteseparazioni. C’è a scommettere, signor don Domenico, che se alcuno susurrasse all’orecchio della marchesina il segreto che io solo conosco, queste nozze andrebbero in fumo, e il mio povero amico dovrebbe allontanarsi da L... come ebbe, anni sono, ad andarsene da Pavia.—Il caso è molto più grave che io non avrei immaginato, disse don Domenico, torcendo le pupille al firmamento.—Gli è un caso di coscienza! soggiunge gravemente don Cecilio Speranza. La perdoni s’io mi permetto di farle un po’ di morale, signor contino; ma io credo che nella sua qualità di uomo d’onore, nella sua qualità di amico della marchesa, ella sia in obbligo di prevenire lo scandalo, di salvare una povera innocente creatura dall’abisso in cui sta per cadere, di impedire una unione fatale...—Vi confesso che qualche volta miè passato per la mente un tal scrupolo... disse il contino Tiburzio, coll’accento della più viva compunzione... Povera marchesina! Sì ingenua! Sì bella..! Sì buona! Vi giuro che ne sento pietà.—Signor conte!.. disse don Domenico, levandosi in piedi...—Don Tiburzio! soggiunse don Cecilio, andando a chiudere la porta...—Bisogna salvare quella brava fanciulla.—Ella lo deve.—Ella non può esimersi...—La chiesa parla chiaro:Chi sapesse esservi fra’ contraenti, impedimenti, ecc., ecc., è tenuto a notificarlo a noi... quanto prima...—In caso diverso, incorrerebbe la pena della scomunica.—Si affidi a noi, signor conte...—Ci lasci fare...Il contino esitava:—Se, come dicon loro, signori reverendi,io sono tenuto per dovere di coscienza...—E per dovere di religione...—E per ingiunzione dei sacri canoni...I due preti si fecero a brontolare vari testi latini. Ad ogni parola, ad ogni frase, don Tiburzio inarcava le ciglia, ed annuiva col capo simulando la maggior compunzione.Le argomentazioni e le citazioni sacre e profane dei due reverendi erano troppo incalzanti... E il contino Tiburzio si lasciò strappare dalle labbra il terribile segreto...—Ebbene! la responsabilità della mia indiscrezione ricada su loro, sclamò il contino, atteggiandosi da vittima... Il nostro ottimo amico cavaliere Lodovico Albani, ha... nel... fondo... della schiena...—Nel fondo della schiena? ripetono i due preti spalancando le bocche...—Nel fondo della schiena il nostro amico ha una escrescenza anormale...—Una escrescenza anormale!... ripete don Cecilio, enfiando le gote...—Un’appendice osseo–muscolosa, ricoperta di pelo e lunga circa due dita...—Una coda!!! sclamano ad una voce i due reverendi, rizzandosi sulla punta dei piedi...—Voi l’avete detto! conclude il contino ripiegando la testa all’indietro. Il cavaliere Lodovico Albani... il fidanzato della marchesina Virginia Santacroce... ha una coda lunga circa due dita!CAPITOLO II.La coda si prolunga.Sono le dieci del mattino.La marchesa donna Fabia Santacroce è seduta nella gran sala di ricevimento.—C’è là fuori una visita, dice Clementina, posando sulla tavola una guantiera d’argento...—Una visita a quest’ora?—È don Cecilio Speranza.—Un’altra chicchera di cioccolatta... e il reverendo venga introdotto!... Questi reverendi sanno cogliereil momento! Essi non possono rinunziare alle buone abitudini!Il reverendo parroco di L..., appena entrato nella sala, fece un profondo inchino, e baciando la mano alla marchesa, lanciò una occhiata furtiva al cioccolatte.—Qual buon vento, signor don Cecilio?... Presto, Clementina! Una chicchera per il nostro degno curato!... Spero che la reverenza vostra vorrà accettare....—Tutto che viene dalla gentilissima... ed onorandissima signora marchesa...—Sempre disposta... ai vostri servigi...—Obbligatissimo alle vostre grazie, colendissima signora marchesa...Don Cecilio Speranza avea già fatto mezza dozzina di profondissimi inchini. Appena la fanticella rientrò nella sala per versargli la cioccolata, il reverendo si assise, tolse dallaguantiera un biscottino, e immergendolo devotamente nella bevanda profumata, prese a parlare di tal guisa:—Non è il caso, o il solo piacere di farvi una visita, che oggi mi ha condotto da voi, colendissima signora marchesa... Io debbo parlarvi di un’ affare assai grave, debbo svelarvi un segreto, dal quale dipende il decoro della vostra casa, l’avvenire della vostra famiglia, l’onore, la pace, la tranquillità della vostra amabilissima figliuola in questo mondo, e la sua salute eterna nell’altro... Siete voi ben sicura che nessuno possa spiare le nostre parole?..La marchesa suonò il campanello.Clementina ricomparve.—Bada che nessuno deve entrare in questa sala, nè tampoco avvicinarsi alle porte, disse la marchesa alla cameriera in tono solenne. Io debbo conferire col signor don Cecilio di affari molto importanti...La cameriera fece un inchino, girò intorno uno sguardo scrutatore, uscì dalla sala, fece traballare l’anticamera con quattro salti rumorosi, poi leggiera, leggiera, sulla punta de’ piedi, tornò presso la porta, e pose l’orecchio al buco della serratura.Don Cecilio Speranza, con voce pecorina riprese a parlare:—Voi non ignorate, signora marchesa, quanto amore io porti alla vostra nobile e generosa famiglia, quanto mi stia a cuore il vostro decoro, e qual sentimento di predilezione paterna mi leghi a quella cara e buona fanciulla che è la marchesina Virginia. Io l’ho battezzata, io l’ho iniziata alla prima comunione, l’ho diretta fino dai primi anni co’ miei consigli, colle mie esortazioni, sia in casa, sia nel sacro tribunale di penitenza... La vostra Virginia mi ha sempre ascoltato... mi ha sempre obbedito... Grazie agli aiuti della divina provvidenza,ella è cresciuta nel santo timor di Dio... In una parola, ella è degna figlia di una madre, che noi abbiamo sempre citata come modello di tutte le virtù.La marchesa crollò leggermente la testa, facendo un sorrisetto di compiacenza.—Era a desiderarsi, che a complemento di tante belle doti, quella santa fanciulla prediletta da Dio vivesse mai sempre fra le dolcezze della verginale innocenza... Ma questa vocazione delle anime elette non è oggidì molto comune alle fanciulle... All’età di sedici anni quasi tutte propendono verso il sesso più forte... La vostra buona ed amabile Virginia in ciò seguì l’esempio delle altre...—E di sua madre, interruppe la marchesa sorridendo.—Il che prova, soggiunse don Cecilio inchinandosi, che anche nello stato coniugale si può vivere santamente...purchè la donna sia tanto avventurata da trovare un degno marito...—Io vedo a che tendono questi vostri preliminari, disse la marchesa con qualche impazienza... Trovereste forse a che dire sulla scelta da noi approvata? Avreste mai qualche dubbio sul carattere e sulla onestà del signor cavaliere Lodovico, il fidanzato di nostra figlia?...—Iddio mi guardi dal nutrire il menono sospetto sulle doti morali di quell’ottimo giovine! rispose don Cecilio premendo la mano al petto; ed è appunto perchè io l’amo assai, e lo stimo, e vorrei dissipare ogni ombra di dubbio...—Vedete dunque ch’io ho colto nel segno, disse la marchesa alquanto turbata. Qualcuno ha cercato insinuare nel vostro animo...—Non nego... Il caso ha voluto che giungessero al mio orecchio certe voci...—Ebbene, che hanno trovato a dire i maligni sul conto di questo amabile cavaliere? chiese la marchesa con vivacità. Badate, don Cecilio, che io sono una ammiratrice entusiasta del signor Lodovico. Se alcuno osasse dubitare della sua onoratezza...—E chi mai l’oserebbe, signora marchesa? Io vi assicuro che, quanto al morale, io vi starei garante pel vostro futuro genero. Ma vi hanno, o signora marchesa (e don Cecilio immerse un altro biscottino nella cioccolatta), vi hanno certi difetti organici.. leggeri... di nessun conto, che facilmente si possono dissimulare...—Oh! sta a vedere che qualcuno è venuto a dirvi che il signor Lodovico Albani ha il gozzo o la gobba?... Egli! il più avvenente, il più perfetto gentiluomo, che abbia mai posto piede nelle mie sale!—Di tale avviso pochi mesi or sono erano tutti gii abitanti di Pavia, dovequell’eccellente amico era stato inviato dal Governo come segretario di Intendenza. Colà pure il signor Lodovico in breve tempo era divenuto l’idolo delle società eleganti e sopratutto delle donne...—Lo sappiamo...—Colà pure... egli aveva amato una giovinetta di casato nobile e ricco, alla quale stava per unirsi in matrimonio...—Lo sappiamo...—Ebbene, lo credereste, signora marchesa? Quando si venne a sapere che il signor Lodovico Albani aveva una certa imperfezione fisica... un certo prolungamento...—Un prolungamento! ripetè la marchesa credendo comprendere. Ma siete voi certo, che il signor Lodovico Albani abbia un prolungamento?—Perdonate, signora marchesa, se io debbo scendere a certi particolari che per avventura devono offendere ilvostro orecchio delicato. La coscienza e il dovere soltanto mi spingono a parlare... Quanto vi narro mi fu riferito da persone degne di fede... da uomini onesti e prudenti... Il signor Lodovico Albani, come poco dianzi io vi diceva, avrebbe dunque un muscolo superfluo...—Che orrore! Ma chi dunque ha potuto sapere?...—Relata refero... Non appena in Pavia si ebbe sentore che il signor Lodovico era in trattative di matrimonio colla figlia di un ricco negoziante di formaggi, una rivale gelosa, la quale probabilmente era stata in intimi rapporti col nostro gentiluomo, divulgò il fatale segreto... In meno di una giornata tutta la città seppe che il segretario del regio Intendente... aveva la coda!—La coda!!!—Sì, una coda lunga quattro dita; disse il reverendo; facendo il segno della croce.—Quattro dita di coda! ripetè la marchesa giungendo le mani.La cameriera, che stava alla porta origliando, si alzò lestamente, scese le scale, venne in cucina, adunò il cuoco, i camerieri ed i guatteri... e fattasi in mezzo al circolo:—Sapete che c’ è di nuovo?...—Che c’è, Clementina?...—Lo sposo della signora Virginia...—Il signor Lodovico Albani!...—Il signor Lodovico... Albani... Ma, silenzio... che nessuno lo sappia, per carità!... Io l’ho udito poco dianzi per caso da don Cecilio Speranza...—Ebbene!—Il signor Lodovico... Albani... ha la coda...—La coda!!! gridarono il cuoco, i camerieri ed i guatteri...—L’ha detto don Cecilio Speranza alla marchesa: Il signor Lodovico Albani, lo sposo di madamigella Virnia... ha una coda lunga un braccio!CAPITOLO III.Due braccia di coda.La marchesa donna Fabia e il molto reverendo parroco don Cecilio Speranza si intrattennero un buon paio d’ore a discutere sulle code in generale, e in particolare sulla coda del cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.Esaurita la questione, la marchesa fece un solenne giuramento che essa non avrebbe consentito mai che un animale codato sposasse l’unica sua figliuola. Potete imaginare come il reverendoparroco si partisse edificato dalla sala della marchesa.—Ma come trovare un pretesto per sciogliere questo matrimonio?... Come avrò io il coraggio di dire al signor Lodovico Albani: voi non potete divenire mio genero, voi non potete sposare la mia bella Virginia... perchè in fondo della schiena...? Quale orrore!!! E come si fa a persuadere Virginia? Che dirle?... Ella ama tanto il suo Lodovico! Ella è sì contenta di queste nozze!...Mentre donna Fabia passeggia per la sala in preda alla più viva agitazione, Clementina viene ad annunziarle due visite.Sono due amiche del cuore, donna Letizia Novena, ed una vedova bigotta di circa sessant’anni, la contessa Marta Passeroni, donna attempata e carnosa, ma fresca, gioviale, burlona, che non ha rinunziato alle galanti avventure.Le due visitatrici non hanno che ascambiare colla marchesa i primi complimenti, per accorgersi ch’ella è preoccupata da un grave turbamento.—Che hai tu, mia buona amica? Che vuol dire quell’insolito pallore?...Donna Fabia risponde con un sospiro.—Quali novità?... Non tenerci in pena più a lungo; dice la contessa. Saresti forse ammalata?—No!... grazie al cielo... io sto bene di salute...—Forse la tua cara Virginia...—Povera Virginia! sospira la marchesa, crollando la testa coll’espressione del più vivo dolore.—Malata?...—Peggio!—Qualche ostacolo... qualche impedimento alle nozze?...—Hai proprio indovinato, mia buona amica. Queste nozze sono divenute impossibili!...Donna Letizia Novena torce gli occhiverso la soffitta, mormorando una giaculatoria in latino.—L’ho sempre detto io, prorompe la contessa; l’ho sempre detto che quando nel mondo si incontrano due esseri come il cavaliere Albani e la tua Virginia, fatti l’uno per l’altra, creati per intendersi, per amarsi, per adorarsi, per esser felici... sul più bello il diavolo ci mette la coda!...—Pur troppo, mia buona amica!... Il diavolo questa volta ci ha messo proprio la coda... ma una coda vera... reale... una coda mostruosa... spaventevole!E qui donna Fabia si fa a ripetere parola per parola quanto le venne rivelato dal reverendo parroco, non mancando, per amore dell’effetto, di allungare altre due dita alla coda dell’infelice fidanzato.Chi potrebbe indovinare quali diaboliche fantasie si destassero nella mente di donna Letizia Novena in udirproferire la parola: coda! Ella fu sul punto di svenire...—Oh! ma s’ha da sentirne ancora! sclama la vecchia bigotta coprendosi il volto colle palme. I preti hanno ragione di predire che il finimondo è vicino! Un uomo colla coda dev’essere indubitatamente l’ anticristo.—Io non credo alle baje del finimondo e dell’anticristo, soggiunse la contessa, ma credo che un uomo colla coda non abbia diritto di chiamarsi uomo...—E voi comprenderete, mie buone amiche, prosegue la marchesa coll’accento della disperazione, che io non potrò mai permettere a mia figlia... di avere commercio con un animale privilegiato di un organo, che suol essere il distintivo dei bruti...—Capperi! hai ragione! La povera Virginia morrebbe di spavento!...E le tre donne stettero parecchi minuti a guardarsi l’una l’altra in silenzio...La mente umana, e più spesso la mente femminina, si lascia talmente soverchiare dalle inattese impressioni, che in luogo di esaminare i fatti ed i principii, trascorre immediatamente alle conseguenze, balzando così dall’abisso all’abisso. La contessa Passeroni, dopo breve silenzio, riportò la questione sul vero terreno.—È egli possibile che un uomo abbia la coda? E quando ciò fosse possibile, avete voi qualche prova che il signor Lodovico Albani goda veramente di questo privilegio?Donna Letizia Novena avrebbe creduto peccare investigando tali misteri. Ella si tacque, e cercò distrarre il pensiero dallo scandaloso argomento, meditando una parabola del vangelo.La marchesa cominciò a riflettere seriamente...—Mia buona amica, prese a dire donna Marta... A me pare che prima di rompere le trattative di matrimonio,innanzi di contristare la buona Virginia e di suscitare uno scandalo in paese, convenga accertarsi del fatto, e averne qualche prova. Forse don Cecilio Speranza fu tratto in inganno da qualche malevolo... Questa coda nessuno l’ha veduta... nessuno l’ha toccata... Hai detto che il signor Lodovico Albani ha dovuto fuggire da Pavia in grazia della coda... Ebbene! si scriva per telegrafo a Pavia! Io conosco il signor Frigerio, socio del club repubblicano, un novelliere, un chiaccherone che non ha il suo pari... Egli potrà informarci d’ ogni cosa... Fra pochi minuti avremo una risposta... Se coda esiste, a monte il matrimonio!—Questa è proprio una buona ispirazione, dice la marchesa.—Presto!... Si spedisca il dispaccio... Il cavaliere Albani deve tornare domattina... Prima ch’egli rimetta il piede nella mia casa, avremo nelle mani le prove di fatto...La marchesa suonò il campanello, ed ordinò a Clementina di chiamare il maggiordomo.Questi, che già sapeva l’istoria della coda, entrò nella sala con quell’aria di falsa compunzione, che i domestici sanno fingere tanto bene quando ai padroni tocca una sciagura.—Canella: va all’ufficio del telegrafo, disse la marchesa, e spedisci questo dispaccio... Trattasi d’ uno scherzo, d’ una burla che si vuoi fare al signor Albani... Sopratutto il massimo silenzio...Il maggiordomo, appena uscito dalla sala, si arrestò nella camera per leggere lo scritto.—Dunque Clementina non si è ingannata... Dunque c’è proprio di mezzo una coda! il dispaccio parla chiaro:Signor Frigerio—Persone interessate chiedono se cavaliere Lodovico Albani abbia sei dita coda. Risposta subito.ContessaMarta Passeroni.E il maggiordomo corse all’ufficio del telegrafo come avesse le ali...La risposta si fece attendere tre quarti d’ora... Donna Letizia Novena, malgrado i suoi scrupoli, malgrado il profondo orrore ch’ella avea manifestato per lo scandaloso avvenimento, offrendo al signore un sacrificio di insolita pazienza, rimase immobile sul suo seggiolone...La marchesa guardava ad ogni tratto il pendolo dorato che stava sul camino... Contava i minuti... imprecava alle lentezze del telegrafo.La Passeroni, meditando in segreto sulla natura del nuovo fenomeno, avea concepito una specie di simpatia per la coda del signor Albani. Ella avrebbe speso mille franchi per vedere co’ propri occhi qual sia l’effetto d’una coda applicata ad un essere ragionevole...Finalmente i tre quarti d’ora trascorsero... Il maggiordomo rientrò nella sala col dispaccio suggellato...Donna Fabia lo aperse tremando...Attratte al medesimo centro per impulso di curiosità magnetica, le teste delle tre donne si urtarono...Lorenzo Frigerio, il fiero repubblicano di Pavia, interpretando a suo modo il dispaccio della contessa, avea succintamente risposto:Albani Lodovico due braccia coda —perciò segretario Intendenza, presto deputato.—Due braccia di coda! sclamò il maggiordomo.La marchesa balzando impetuosamente dal seggiolone, sfogò i primi impeti della sua collera contro il curioso subalterno, apostrofandolo delle più violenti invettive.—Povera marchesa! esclamò donna Marta, giungendo le mani.—Oramai non vi è più dubbio... Conviene rassegnarsi, ed agire...Donna Letizia Novena uscì dalla sala inorridita.—Due braccia di coda!!! Ma costui non può essere che il diavolo!CAPITOLO IV.L’arrivo di una coda.I mercanti chiudono le botteghe, gli impiegati desertano dagli uffizi, gli operai cessano dal lavoro.Già da un’ora la piazza è gremita di curiosi...Suona il mezzogiorno... Fra pochi minuti la vettura del Ciccino deve tornare da Milano; con quella vettura giungerà il cavaliere Lodovico Albani e la sua... coda.—È dunque vero? chiede il calzolaio al suo compare falegname.—Caspita, se è vero!... Il matrimonio è andato in fumo, e la marchesa ha dato ordine al portinaio che il signor Lodovico non debba metter piede in palazzo.—Ma questa coda, chi l’ha veduta? chi l’ha toccata? domanda la moglie del parrucchiere.—C’è chi l’ha veduta, c’è chi l’ha toccata, c’è chi l’ha misurata, risponde una vecchia. E una coda lunga tre braccia... Bisogna giuocare il tre di primo estratto... ovvero il settantaquattro (coda) e il ventisette (età del signor Lodovico).Il medico del paese passeggia gravemente tra la folla in compagnia del sindaco, arrestandosi di tratto in tratto per rispondere alle interpellanze.—Che ne dice lei di questa coda, signor dottore? S’è mai dato un fenomeno più strano, più sorprendente?—Io non trovo nulla di strano, nulla di sorprendente a che un uomo abbia la coda. La natura è varia ed infinita nelle sue produzioni. Chi conosce le cause, non può meravigliarsi degli effetti. Io respingo l’opinione di quei dotti naturalisti, i quali pretenderebbero che l’uomoab originefosse animale codato, e che, degenerando le razze, egli abbia insensibilmente perduto questo accessorio parassita. Ma come in cielo fra milioni e milioni di astri scodati, vediamo a certe epoche apparire delle comete con una coda incommensurabile, così non trovo ragione a sorprendermi che il signor Lodovico Albani riproduca nella specie umana questo grande fenomeno, che più volte vedemmo ripetersi nelle regioni celesti.Mentre il vecchio Galeno della borgata spaccia, a chi degnasi interrogarlo, siffatte teorie, e spiega le misteriose influenze degliappetitiovogliefemminine, le cause degli aborti e delle mostruosità; il contino Tiburzio trapassa rapidamente dall’uno all’altro gruppo, tutto lieto del proprio trionfo. Per istornare ogni sospetto, egli interroga, sorride, crolla la testa, da la baia a questi e a quello, perfino a donna Marta Passeroni, che in tutta confidenza gli ha mostrato il dispaccio del signor Frigerio.Don Cecilio Speranza e Don Domenico Crescenzi hanno anch’essi le loro buone ragioni per mostrarsi increduli. Il secondo è venuto sulla piazza, ma si tiene in disparte, evitando d’immischiarsi alle conversazioni. Il parroco è trattenuto in chiesa da donna Letizia Novena, la quale ha voluto consultare il suo direttore spirituale per un brutto sogno che ha fatto la notte a proposito della coda.Ma un grido sorge dalla massa... poi silenzio solenne... Tutti gli occhi si convertono verso il fondo della contrada,ove la vettura del Ciccino entra rumorosamente. Perchè mai questa folla? chiede a sè stesso Lodovico Albani, mettendo il capo agli sportelli della carrozza.—Questa buona gente vuoi forse darmi una prova di simpatia... Eh! non vi è dubbio!... Si grida: viva lo sposo!... Grazie... bravi e buoni popolani... Io non credeva meritare sì cortese dimostrazione...La vettura entra nell’albergo del Pavone... Tutti i viaggiatori discendono... Lodovico Albani, leggiero come un daino, balza di serpa in un salto...Sbalordito dalla stanchezza, dal sonno, dall’appetito, il giovine fidanzato non si accorge della ironica espressione dei volti.Egli non può udire gli epigrammi sommessi dei circostanti... Se qualche strana parola gli ferisce l’orecchio, è ben lungi dall’immaginare che a lui sia diretta.Nello scendere dalla vettura, lamente del giovane sposo fu però contristata da una grave sorpresa. Perchè mai donna Fabia non è venuta ad incontrarlo? Dov’è l’amabile Virginia? Ella sapeva del mio ritorno. Come avviene che ella non si trovi qui a farmi festa, mentre tutto il paese si è mosso? Ma ecco l’amico Tiburzio... Egli forse potrà darmi novelle... Ben trovato, mio caro contino...—Ben trovato, cavaliere!I due titolati si danno di braccio, e insieme attraversano la folla, mentre da ogni parte crescono le risate e i motteggi.—Vedete come egli cammina! dice il calzolajo... Eh! non deve essere molto comodo il portarsi attorno tre braccia di quella mercanzia!—Ei deve trovarsi meglio di presente che non poco dianzi nella vettura...! dice un altro.—Io non so comprendere—osserva il barbiere—io non so comprenderedov’egli possa collocare tutta quella roba... Probabilmente è una coda a criniera come l’hanno i cavalli.—Scommetto che ei la striglia ogni mattina e la riduce a gomitolo...—Eh! non v’ha dubbio, dice il sartore. Se ben gli guardate, vedrete, che il paletot gli fa una piega molto pronunziata presso la spaccatura.—Povero Lodovico! sospira la Passeroni. Quel giovine ora mi interessa più che mai... Sì elegante! sì bello!... Io poi... non avrei tanta paura di una coda... io!Lodovico saluta colla mano e col sorriso quanti gli occorrono per via, ma egli è troppo interessato a chiedere notizie della sua Virginia, per comprendere il senso di quelle strane conversazioni.—Tu dunque non sei più tornato in casa della marchesa? chiede Lodovico al contino.—Durante la tua assenza, ho creduto mio dovere l’astenermi...—– Ma in paese non sarebbe corsa qualche sinistra notizia?—No... ch’io mi sappia... Ma ieri e ier l’altro io sono stato a cacciare nelle paludi di Ticino in compagnia di alcuni amici... A dir vero, anch’io mi sono meravigliato di non vedere la tua Virginia presso la vettura...Usciti dalla folla, al primo svolto di contrada, il conte trovò un pretesto per allontanarsi da Lodovico. Questi raddoppiò il passo, e pieno il cuore di tristi presentimenti, si diresse alla propria abitazione.Sulla porta stava ad attenderlo una donna, Clementina, la cameriera di donna Fabia, la confidente di Virginia, altre volte messaggiera d’amore, ed ora di sventura.Il volto di Clementina annunziava disastri.—Mio Dio!... che sarà mai?—Entriamo! che niuno ci vegga parlare insieme, disse la fida ancella.—Io sarei perduta.—Vieni nella mia camera, Clementina...—Non posso... Non ho tempo... Povera signora Virginia!—Che è dunque avvenuto?...—È avvenuto, signore... che qualche birbone... qualche vostro nemico ha scoperto ogni cosa... Voi mi intendete... signor Lodovico!... La marchesa sa tutto! La signora Virginia sa tutto! Il signor curato sa tutto! In tutto il paese non si parla che di questo brutto affare...—Ma... spiegati, mio Dio!... Cosa si è saputo?...—Eh! via! non stiamo a fare delle scene... Io non ho tempo da perdere... La mia povera padroncina è là che piange, che si dispera, che si strappa i capelli...—Oh! presto! corriamo da lei...!esclama Lodovico, muovendo per uscire.—Ci mancherebbe altro, signor cavaliere, per accrescere lo scandalo!... Io sono espressamente qui per avvertirvi di non provocare altri guai... Il portinaio ha avuto ordine di non lasciarvi più entrare in casa della marchesa... Se voi vi presentaste, nascerebbe una scena... e al punto in cui siamo bisogna evitare nuove pubblicità!...—Ma vorrai tu spiegarmi una volta, che vogliano dire tutte queste novità, tutti questi misteri?...—Voi lo saprete questa notte... signor Lodovico. Virginia avrà forse il coraggio di parlare... Io non ho potuto resistere alle lagrime, alla disperazione di quella poverina. Ella dice che non è possibile... Ella sostiene che qualche vostro, o suo nemico vi ha calunniato... per mandar a monte il matrimonio...—– Ah! trattasi dunque di una calunnia! sclama Lodovico... Ma che possono aver detto sul mio conto di tanto grave, che la marchesa mi chiuda l’accesso alla sua casa e mi tolga il mezzo di giustificarmi? In questo paese io non ho nemici... Io non ho mai fatto male ad alcuno...—Eh!... lo sappiamo che finora non avete fatto male ad alcuno... Ma potreste farne... e molto... del male... alla signora Virginia!... signor Lodovico... Le ho detto che non ho tempo da perdere... Dunque, sbrighiamoci... Punto primo: non uscire di casa durante la giornata, e sopratutto guardarsi bene dal metter piede nel palazzo della signora marchesa. Punto secondo: questa notte, alle ore undici precise, trovarvi presso la porticiuola del giardino che mette al sagrato... Virginia verrà ad aprirvi... Io sorveglierò perchè nessuno interrompa il vostro colloquio... Voi vedete ch’io rischio di compromettermiper voi... Non domando altro compenso che un po’ di sincerità da parte vostra... Guardatevi dall’ ingannarla, quella povera figliuola!... Franchezza! Schiettezza!...Coraggio!... Se non l’avete, tanto meglio... se l’avete, tanto vale una confessione sincera... Badate di non alterare la misura; poichè, braccio più, braccio meno, il matrimonio non avrebbe effetto...Quella inesplicabile conclusione pose il colmo allo stupore di Lodovico...Clementina non attese risposta, e disparve.CAPITOLO V.Non v’è più dubbio.Virginia Santacroce, la fidanzata di Lodovico Albani, ha di poco oltrepassato il terzo lustro, ed è bella come un angioletto.Non è sorprendente—a sedici anni poche ragazze son brutte. Ciò che forse recherà meraviglia è il sapere che Virginia Santacroce ha oltrepassato il terzo lustro nella ignoranza completa di certi misteri naturali, che oggidì la più parte delle fanciulle all’età di dodici anni hanno già indovinato per istinto.È ben vero che Virginia non fu educata in collegio; che nei primi anni ella non venne affidata alla tutela di una badessa pinzocchera; che vivendo in una borgata, ove per caso non erano altre fanciulle di nobile casato, potè scansare le pericolose amicizie e la comunanza non meno pericolosa de’ primi sollazzi infantili.Non di meno il fatto è meraviglioso, tanto più che alla tavola della marchesa pranzavano sovente il reverendo parroco don Cecilio Speranza e il di lui degno coadiutore don Domenico Crescenzi, morigerati entrambi e prudentissimi a tutte l’ore del giorno, fuor che nell’ora della digestione.La semplicità, l’innocenza della giovinetta avevano più che la bellezza affascinato il cavaliere Albani. Nè più intimi colloqui colla fanciulla, Lodovico non si era permesso mai una di quelle parole, uno di quei motti ambigui, di che sembrano compiacersi igiovani fidanzati alla vigiglia delle nozze. Quand’anche gli fosse sfuggita inavvedutamente una allusione meno sentimentale, Virginia non l’avrebbe compresa.Senza tali premesse, il lettore si troverebbe molto imbarazzato a indovinare per quale accidente il notturno colloquio di Virginia e Lodovico riuscisse fatale ad entrambi.Oh! perchè non ci è dato assistere a quella scena di sublime tenerezza, a quell’ingenuo abbandono di due anime santamente innamorate! Perchè non ci è dato riprodurre il dialogo vivo, animato, interrotto da lagrime, da sorrisi e baci più eloquenti d’ ogni parola?Ma i due amanti erano celati dietro un cespuglio, e parlavano a voce sì bassa, che la fedele Clementina, stando di sentinella a poca distanza, non riusciva a comprendere un motto.Il colloquio dei due amanti durò trequarti d’ ora... E verosimile che l’ingenua e timida fanciulla provasse una istintiva ripugnanza a profferire la parola in cui si racchiudeva la spiegazione del grande mistero...La situazione era molto difficile... Una marchesa di sedici anni, una creatura poetica, innamorata, inebbriata di sublimi e caste illusioni, dover chiedere all’amante, all’essere adorato: è vero o non è vero che tu abbia la coda?!Io mi appello a voi, o giovinette dall’anima pura ed ingenua—ditemi —non vi trovereste molto imbarazzate nel formulare una domanda di tal genere?...La sventurata Virginia, dopo aver lottato per tre quarti d’ora contro sè stessa, finalmente ebbe il fatale coraggio...Immaginate la sorpresa, lo stupore di Lodovico.—Ella osa... chiedermi... se io abbia la coda?...Tutta la poesia, tutte le illusioni, che da parecchi mesi alimentavano nel giovane la fiamma dell’amore, svanirono al suono di quella orribile parola.Poco dianzi mi sono appellato alle fanciulle dall’anima pura ed ingenua;—ora mi appello a voi, o giovani dall’anima ardente.—Che avreste fatto, come avreste agito nel caso di Lodovico?Una tale domanda mi dispensa da ogni spiegazione. Come si comportasse il giovine fidanzato, nessuno potè mai indovinarlo. Fatto è che Virginia, balzando poco dopo dal frondoso ricovero, qual se avesse toccata una serpe, gettossi fra le braccia di Clementina mandando un grido di dolore, mentre Lodovico si involava per la porticella segreta.Il grido di Virginia fu udito.La marchesa donna Fabia, che stava in quel punto alla finestra cogli occhifissi alla luna e la mente assorta nella coda, si riscosse, abbassò lo sguardo, e vide fra i platani del giardino correre una figura bianca... Il cuore materno indovinò che quella bianca figura non poteva essere che Virginia.Sciagurata ragazza...! Ella avrà voluto abboccarsi col signor Lodovico... sapere da lui se... Ma quale imprudenza!... Quel grido mi ha commosso le viscere... Oh! bisogna ch’io sappia sul momento...E la marchesa uscì da’ suoi appartamenti per correre alla stanza di Virginia...La povera fanciulla si era gettata sul letto come persona affranta... E nondimeno, vedendo entrare la madre, ella ebbe la forza di levarsi, di correrle incontro e di gettarsele ai piedi per disarmarne la collera...—Oh! che hai tu fatto... figliuola mia?... A quest’ora!... in giardino!... con un uomo... che forse non è uomo...!—Per pietà... non rimproverarmi, non affliggermi d’avvantaggio, mia buona madre!... Confesso che io mi ebbi torto... e te ne chieggo perdono. Quando tu lo dicevi... avrei dovuto credere... senza bisogno di altre conferme... Mi era venuto un dubbio... Mi pareva tanto inverosimile che il mio Lodovico...—Ed ora?...—Ora non v’è più dubbio!—Dunque egli stesso ha confermato?...—Ma se ti dico, mamma... che non v’è più dubbio!E all’indomani, per mezzo della solita messaggiera, Virginia inviò a Lodovico una lettera di formale congedo. Quella lettera non ammetteva repliche.Due giorni dopo, il cavaliere Lodovico Albani lasciava la borgata di L.CAPITOLO VI.La calunnia.Scorsa una settimana, in sul sagrato della chiesa, il contino Tiburzio, incontrando il molto reverendo sacerdote don Cecilio Speranza, ebbe con lui il seguente dialogo:—Sapete voi, don Cecilio, che è proprio un caso da rimanerne trasecolati?—Io non ho la fortuna di comprendervi, signor conte!...—Voglio alludere alla storia del povero Lodovico... all’affare della coda...—Ebbene? vi par strano che la signora Virginia abbia ricusato di di sposare un mostro, un animale di genere neutro... un essere intermedio fra l’ uomo e la bestia?—Non è il rifiuto di Virginia che mi sorprende, colendissimo e reverendissimo signor curato... Ciò che mi reca meraviglia è il sapere che Lodovico abbia realmente una coda...—Che? non eravate voi sicuro prima d’ora?—Io vi giuro, signor don Cecilio, che quando vi ho narrato quella sciagurata istoria della coda, io aveva intenzione di celiare... di fare una burla innocente... Non ho dunque ragione di sorprendermi in veder realizzato un fenomeno, che io non credeva esistesse fuorchè nella mia imaginazione?Il reverendo cavò di tasca la tabacchiera—fiutò una presa di rapè, levando gli occhi al firmamento—poi,traendo il contino presso il vestibolo della casa parrocchiale:—Mio buon signore—gli disse con voce melata—se è vero quanto asserite, che la coda del signor Lodovico fu da voi inventata per celia innocente, conviene ammirare in questo fatto la mano sagace della provvidenza, la quale talvolta si serve di un errore per condurre i miseri mortali alla scoperta del vero... Il signor Lodovico era un uomo pericoloso... Le sue massime, i suoi principii potevano scandolezzare gli onesti abitanti della borgata... È bene ch’egli abbia dovuto ritirarsi... Sarà prudente non riparlare dell’accaduto, e lasciar correr l’acqua pel suo letto. Ciò che è fatto è fatto... Ricordatevi bene, signor contino—e don Cecilio fiutò una seconda presa di tabacco—ricordatevi bene, che quando noi preti ci mettiamo la coda, nè anche il diavolo può impedire che essa produca il suo effetto.Il contino si inchinò profondamente, e, tornando alla propria abitazione, gli ricorse alla mente un testo latino ch’ gli aveva appreso in collegio dai reverendi padri gesuiti:calumniare! aliquid semper manet.—Il qual testo parafrasato verrebbe a dire: quando volete rovinare un galantuomo, inventate pure le più incredibili calunnie—e il mondo crederà sempre!

ATTO TERZOSCENA PRIMA.Atrio nella Reggia di Didone.Didonein abito da caccia, ilMinistrodelle finanze, ilPrefetto.Did.Insomma, pensateci voi... Vi hanno dei doveri internazionali che debbono essere rispettati da qualunque governo civile; fra questi io pongo in prima linea il dovere dell’ospitalità. Non sia detto che dai nostriliberi Stati venisse respinta questa illustre falange di emigrati politici, i quali non sono rei d’altro delitto, fuorchè di aver veduto la loro patria consumarsi in un incendio. È dunque necessario che il Parlamento decreti una somma speciale pel mantenimento dell’emigrazione troiana. Voglio che a ciascun emigrato si assegni un sussidio mensile in ragione della nascita, dei titoli, dei gradi, delle cariche civili e militari. Io sono d’avviso che un buon prestito di cinquecento milioni provvederà sufficientemente alla bisogna. Che ne dite, onorevole ministro delle finanze?Min.La Maestà Vostra non deve ignorare che ogni qualvolta un’operazione finanziaria di tal genere incontrò nel paese delle serie difficoltà, queste non partirono mai dal suo gabinetto. Non oserò però dissimulare all’Altezza Vostra che da alcun tempo l’opposizione si è molto rinvigoritaalla Camera, e vi è a temere che la misura di stanziare una somma per sussidio dell’emigrazione troiana abbia ad essere respinta non solamente dalla sinistra, ma anche dal terzo partito.Pref.Sicuramente. Il terzo partito è forte...Did.Voi pure, onorevole Prefetto, siete d’avviso che la proposta non incontrerebbe l’approvazione della maggioranza?Pref.Ho detto che il terzo partito è forte...Min.La sinistra è compatta...Did.La sinistra!... Il terzo partito! Mi fate ridere, onorevoli amici. Sarà dunque vero che io... io donna inesperta e quasi esordiente alla vita politica, debba spiegare a voi i meccanismi segreti del sistema costituzionale, e insegnarvi in qual modo si formino alla Camera le maggioranze? I deputati della sinistra vi fanno paura...Ma non avete ancora capito che la più parte di questi signori non attendono, non vagheggiano che una occasione favorevole per passare alla destra con armi e bagaglio? Gli uomini del partito governativo per essi sono gente venduta; ogni qualvolta la maggioranza vota in nostro favore, i sinistri esclamano alla corruzione... Non vi pare che con questa maniera di linguaggio essi vi dicano apertamente: signori ministri, lasciate correre qualche spicciolo e saremo con voi?... Ho assistito qualche volta dalla tribuna reale alle sedute della Camera; e sempre, quando intesi un deputato dell’opposizione apostrofare un onorevole della destra col titolo divendutoe dicorrotto, negli sguardi dell’oratore, nella concitazione dei gesti, nell’enfasi delle declamazioni mi parve leggere questo segreto concetto: non vi ha dunque nessuno, proprio nessuno che finalmentemi usi la buona grazia dicomperarmi!Min.Ah! Regina! non credo adularvi asserendo che in questo momento voi siete all’altezza della situazione...Pref.Che l’ombra del vostro augusto consorte mi perdoni, se io non esito a proclamare che mentre a quell’ottimo Re noi dobbiamo saper grado dello Statuto accordatoci, voi prima, voi sola ci avete insegnato ad interpretarlo e ad applicarlo in maniera che desso riesca a vero vantaggio del paese.Did.Dunque?...Min.S’è capito...Pref.Lasciate fare, regina...Did.Quanti sono i deputati della destra?Min.Centoventuno.DId.Quelli di sinistra... e del terzo partito?Min.Centoventisette...Did.Bisogna, perchè passi la legge, assicurarsi un’altra trentina di voti... Mi avete inteso? Convien comperare... e corrompere; e gli uomini da comperare e da corrompere, voi sapete oramai dove si trovano. Solamente vi raccomando di dare la preferenza ai più spiantati, i quali costano meno, ed hanno anche (bisogna esser giusti) un certo diritto di precedere i colleghi.(squillo di corni)Pref.Regina... i corni hanno dato il segnale della caccia...Did.Addio, ministro... A rivederci, onorevole Prefetto... Voi mi raggiungerete più tardi... Se Jarba domanda di me, ditegli che per tutta la giornata sarò invisibile. La festa d’oggi vuoi esser tutta dedicata all’illustre degli Anchisi ed ai nobili suoi seguaci. Se quel superbo e brutale imperatore se ne immischiasse, potrebbero nascere tali agitazioni e tumulti da metterein fuga la selvaggina e compromettere l’ordine materiale del paese.Min.Vi auguro buona caccia... Ma ho paura che con questo maledetto scirocco gli uccelli non si levino...Pref.La regina non ha che a presentarsi... a muovere uno sguardo...Did.(che si sarà affacciata alla finestra). Enea monta a cavallo... Aspettatemi... Aspetta, tesoro...(esce rapidamente).Pref.(da sè allontanandosi)Pazza... per quel troiano... maledetto...Min.(da sè)Bisogna spacciare quel troiano, o il paese è perduto(esce).SCENA SECONDA.Fitta boscaglia.—A destra una grotta.—Giovetrasformato in pavone si avanza cantarellando.Io sono il padre GioveDel gran Saturno figlio,Che l’universo muoveColl’aggrottar del ciglio;Dei Numi io sono il principe,Padron delle saette,Coll’occhio mio fulmineoFriggo le cotolette,Mando quaggiù il diluvioQuando dal cielo io sputo,Fo con un mio starnutoL’Olimpo traballar.E ardisce una pettegolaOpporsi alle mie voglie?Dovrò subir l’imperioD’una aggrinzita moglie,E del gran regno italicoI fati ritardar?...Vien gente—su quel frassinoPoniamci ad esplorar.(vola in cima a un frassino)SCENA TERZA.Giunonein abito dapuffcon un berretto frigio sulla testa.Euro,Eoloin abito da gesuiti.—Giovesulla pianta.Giun.—Qui nessuno ci ascolta...Tutti.—————Cospiriamo!Per chi nel mondoNulla sa far,Non v’è mestier più comodo e giocondoChe il cospirar.Sì: cospiriamo:Noi siamo nati,Siamo pagatiPer cospirar!Giunone.Di che si tratta—voi ben sapete,Qual è il mio scopo—già conoscete...I Venti.Nulla sappiamo—non comprendiamo...Ma nati siamo—per cospirar.Giunone(distribuendo dei soffietti).Doman con questi manticiSul mondo soffierete,Pioggia, saette, grandine,Dal ciel provocherete:Sicchè qual salce pieghisiIl tronco più gagliardo,E in cima al San BernardoLevi suoi flutti il mar.I Venti(provano i soffietti, e quindi li depongono ai piedi dell’albero).Da questi manticiNoi soffieremo,SconvolgeremoLa terra e il mar;Noi siamo nati,Siamo pagatiSol per sconvolgere,Per disturbar.Giun.Questi soffietti vanno a meraviglia... Vedete: solamente col farnela prova avete già suscitato un temporale che, a dir vero, non combina gran fatto colle mie vedute politiche... Riprendete quegli strumenti, e procacciate, con due o tre soffi, di mandar via quelle nuvole opache che ci stanno sulla testa...(Durante le parole di Giunone, Giove sarà disceso rapidamente dal frassino, e avrà, con due colpi di becco, strappate le linguette ai due soffietti).Eolo(soffiando). Cribbio! la macchina è guasta...Euro(c. s.). Chi mai ha portato via la linguetta di corame...?(scroscio di tuono)Giun.Imbecilli! non vi resta dunque più fiato nei polmoni? Soffiate.... soffiate dalla bocca... finchè siamo ancora in tempo... Per nonno Saturno, già la pioggia incomincia... Fate presto, vi dico!(si volge per cercare Eolo ed Euro, ma questi sono fuggiti)Ah! mascalzoni!... sempre così!... Fin quandonon vi è pericolo, sfidano terra e cielo; al primo scroscio di temporale, chi si è visto, si è visto...(correndo sotto la pioggia e chiamando a gran voce:)Euro! Eolo! feccia di bricconi... che Giove vi fulmini per via!(esce).Giove(sulla pianta). Ah! Ah! Vedete se quella Giunone mi vuoi bene! Io debbo a lei, a lei sola, se questo improvviso temporale viene ad affrettare il compimento dei miei disegni. Didone ed Enea verranno a ricoverarsi in quella grotta... e siccome da cosa nasce cosa, vale a dire:—dalla possessione nasce il disgusto...ergo...ergo...quapropter... sono un Dio... «Intendami chi può che m’intend’io.»(si nasconde fra i rami).SCENA QUARTA.EneaeDidoneche si avanzano sotto un ombrello di tela cerata.—Il temporale imperversa.Enea.Affrettiamoci verso la reggia... La pioggia è così dannata, che non vi è ombrello il quale possa difenderci...Did.Tornare dalla caccia senza aver preso un uccello... Ciò non mi è mai accaduto. Ti confesso, diletto Enea, che il mio amor proprio di donna e di regina ne soffre maledettamente...Enea.Credete... regina... Con questa acqua, con questo vento...Did.Oh! che vedo? Una grotta! Se entrassimo là dentro... Che te ne pare?...Enea.Non posso astenermi dal farvi riflettere che le grotte sono ordinariamentericettacolo di belve e di serpenti...Cid.(con voce carezzante)In quella grotta non ci sono belve... Io l’ho visitata più volte in ottima compagnia, e ti assicuro che se vi ho trovato dei serpenti a sonaglio, questi non mi hanno procurato che delle distrazioni gradevolissime...Enea.(Questa donna è sopracarica di elettricità...)Did.Vieni dunque!...Enea.Entriamo!...(facendo dei complimenti sull’ingresso della grotta). Maestà... precedetemi...Did.(saltandogli al collo e traendolo seco)Lasciamo i complimenti.—In presenza di un temporale, ogni disuguaglianza sparisce...(Giove, annoiato di attendere, soffia dal naso uno starnuto, che produce il rombo del tuono. Enea e Didone si precipitano nella grotta).SCENA QUINTA.AcateindiEnea.Acate(venendo da sinistra). Queste cartaginesi sono insaziabili. Lode a Giove, son riuscito a liberarmi dalla principessa Anna e a rinviarla alla reggia. Buon per me che la grandine è venuta in mio soccorso, traforandomi l’ombrello. Numi immortali, che proteggete l’Italia futura, operate qualche prodigio in favore dell’augusto mio principe, ond’egli riesca a svincolarsi dalle panie amorose, in cui lo tien stretto e avviluppato la regina. Frattanto, nella mia qualità difido, ho compartito gli ordini perchè tutti si tengano pronti alla partenza. Il ministro della marina, al quale abilmente ho promesso la croce di commendatore, ha messo a nostradisposizione uno dei più bei navigli dello Stato.Enea(uscendo dalla grotta). La pioggia è cessata... La regina assopita in profondo letargo... Oh! chi vedo? Acate... il mio fido...Acate.Augusto sire, io andava in traccia di voi...Enea.A bassa voce, per carità!... La regina di Cartagine giace svenuta in quella grotta... Converrà profittare del fausto accidente per correre alle navi coi nostri, e sciogliere immediatamente le vele alla volta d’Italia. Se debbo credere ad un sogno che ho fatto la scorsa notte, i venti ci saranno propizii.SCENA SESTA.Eolo,Euro,Enea,Agate.Eolo.Sì, noi siamo teco...Euro.E per voler di Giove, disposti ad ogni tuo cenno.Enea.Qual è il vostro nome, o nobili amici?Euro.Euro, a’ tuoi ordini.Eolo.Eolo, per servirti, se al fratello non basterà il fiato...Enea.Venite, dunque!... E tu, fido Acate, rimani qui un breve istante per tenere a bada la regina, nel caso ch’ella si destasse e chiedesse di me... Se poi la tua fervida fantasia ti suggerisse qualche abile strattagemma per liberarti più presto da questa seccatura, opra di tuo senno. Ma... qual rumore! chi vedo!!! Jarba, il re moro, che si avanza a gran passi, colla sciabola sguainata, e seguito da un drappello de’ suoi cosacchi... Per Giove! la nostra posizione si fa difficile... Qui ci vuol del coraggio...Acate.Sì: ci vuol del coraggio! fuggite!...Enea.Ma se egli mi insegue...Acate.Fuggite, vi replico!Eolo—Euro(spiegando le ali). Sulle ali dei venti!Enea.Grazie, nobili amici, mi ero scordato...(Enea sale in groppa ai venti, che subito prendono il volo verso la spiaggia).SCENA SETTIMA.Jarba,Acate.—Seguaci di Jarba.Jarba(ad Acate). Affere visto brincipe troiano?Acate.Illustre re dei Mori, se voi intendete parlare dell’augusto Enea, levate gli sguardi, miratelo, egli parte in questo istante sulle ali dei venti.Jarba.Toffe diretto?...Acate.Alle navi, dove fra poco io dovrei raggiungerlo. Stretto da imperiose necessità, non ultima delle quali il desiderio vivissimo di affrettarei fati d’Italia, egli mi esprimeva poco dianzi il più vivo rammarico nel dover partire senza porgervi di persona gli attestati della sua stima e della sua inalterabile benevolenza. L’Italia ha bisogno di alleati, mi diceva, ed io contava assai su questo generoso e illuminato monarca... Ma il tempo stringe; come vi ho detto, è d’uopo ch’io non indugi un istante a raggiungere il mio principe. Degnatevi dunque accogliere, o illustre Jarba, questa testimonianza palpabile dell’alto concetto in che noi vi teniamo, il mio principe, il mio popolo ed io, e sia questo un primo, indissolubile legame, che stringa due sovrani creati per intendersi, e due nazioni sorelle(sottovoce)create per... esecrarsi(leva di tasca un astuccio e lo porge a Jarba).Jarba.Cossa star questo?Acate.Il gran collare della Denunziata...Jarba(al colmo dell’ira). Non statte cane io... Non metter collare...Acate(da sè). Giove mi aiuti ad uscir dalle grinfe di questo barbaro, che non intende ragione...(forte ad Jarba)Ma non sapete, augustissimo Jarba, che questa è una delle onorificenze più insigni che un monarca possa conferire ad altro monarca? Non sapete che, mettendovi al collo questo cordone dorato, voi diventate cugino del nostro re?Jarba(ruggendo colla schiuma alla bocca). State palle, palle, palle, sempre palle troiane!(volgendosi ai suoi)Impatronittevi ti questo imbosture, che mi foler metter collare come cane intanto che l’altro porta via pella Titone!Acate(da sè). Quale idea luminosa!(a Jarba)Ah! voi temete un inganno! Voi diffidate del mio principe! Voi credete che un troiano di sangue sia capace di un tradimento!Voi imaginate che il nomignolo difidome le abbiano dato per burla! Volete saperlo, dove si trova in questo momento la vostra Didone? Volete che io ve la metta in braccio? Degnatevi, Maestà, di chinare l’augusto orecchio alla portata delle mie umili labbra, ed io vi mostrerò di quali sacrifizii sia capace un troiano per procacciare al futuro regno d’Italia delle alleanze solide e durature.Jarba(avvicinandosi ad Acate). Foi dite che bella Tittone?...(Acate parla sommessamente all’orecchio di Jarba, che fa gli occhiacci guardando verso la grotta).Voci lontane.Addio, mia bella, addio!La flotta se ne va...Se non partissi anch’ioSarebbe una viltà...Acate(a Jarba). Entrate in punta di piedi.... La grotta è oscura.... non perdete un istante...Jarba(volgendosi ai suoi seguaci). Accompagnate troiano fino al porto... Salutate tanto mio illustre cugino Enea... Tittegli che, fra poco, se i Numi mi assistono, diferrò anche cognato(Jarba entra nella grotta).Acate(ai soldati di Jarba). Mamalucchi, seguitemi!... Ah! voi potete ben vantarvi di avere un monarca che si occupa seriamente della felicità del suo popolo.SCENA OTTAVA.La sala delle Cariatidi nel Palazzo Reale.La principessaAnna,Berta,Clivia,Rubinia,suonatori che salgono sovra una impalcatura, Comici, Corifei e Ballerine nel fondo della scena. Il maggiordomo ed altri servi affaccendati.Anna(alle damigelle che formanocerchio sul davanti della scena). Comincio ad essere inquieta. Come avviene che la mia augusta sorella non torna ancora dalla caccia, con un tempo così indiavolato? Spero bene che qualcuno, o qualcuna, avrà pensato a mandarle un paracqua!Berta.Mah!Clivia.Spero anch’io...Rubinia.Sicuramente.... si doveva pensare...Anna(volgendosi al Maggiordomo). Dite un po’, maggiordomo: avete pensato a mandare una dozzina di ombrelli nella foresta dove la regina sta cacciando col nobile troiano?Magg.Si è pensato di fatto, ma nelle guardarobe reali non s’è trovato più nè un paracqua, nè un parasole, nè un paravento... Pare che questi illustri troiani...Anna(con sdegno). Zitto là, imbecillone! Oseresti supporre?...(con qualche inquietudine)Ma quanto tardanoa tornare?... Il biondo aveva promesso di raggiungermi alla reggia entro dieci minuti(consultando l’orologio). Per bacco! in ritardo di mezz’ora!... Se i treni della ferrovia non mi avessero abituata a tali inconvenienti, per Giove comincerei ad inquietarmi... Si può ben perdonare al più tenero degli amanti ciò che si tollera da una locomotiva a vapore(va a passeggiare nel fondo della scena).Berta(sottovoce alle ancelle). Il mio morettino è andato ad appiattarsi in cantina, dove io ho promesso di raggiungerlo appena saranno cominciate le danze.Clivia.Sono inquieta pel mio piccolo Ascanio...Rubinia.Saresti innamorata di quel monelluccio?Clivia.Ciascuno ha i suoi gusti... Non darei il dito mignolo di quell’amore per tutto ii vecchio carcame del tuo Mironte...Rubinia.Va pur là, che ti leccheresti le dita!... Mironte ha promesso di sposarmi e di condurmi con lui in Italia... alla prossima primavera...(Rumori diversi nel fondo della scena.)Berta.Cos’è accaduto?... Quale scompiglio! Qualche disgrazia... senza dubbio...Clivia.Il prefetto!Rubinia.I ministri!Berta.Il questore!(Tutte si avviano verso il fondo della scena, dove cresce l’agitazione).SCENA ULTIMA.IlPrefetto,iMinistri,ilQuestore,i suddetti, quindiJarba,Orbech,Didone.—Guardie.—Soldati.—Gioveed altri Numi.Prefetto(parlando sottovoce ai Ministri). Fra mezz’ora saranno uscitidal porto. La trireme che loro avete fornita, era in buon stato?Min. della Marina.Non abbiamo nella nostra marina che una sola nave la quale possa starle al paro, l’Affondatore.Pref.Tanto meglio—il nostro piano riuscirà. Era tempo che ci liberassimo da quei trojani. Frattanto vediamo di tener a bada queste pettegole... Ma, a proposito, dov’è la regina?I Min.(volgendosi ad Anna ed alle ancelle, che in punta di piedi si sono avvicinate al crocchio per ascoltare). Dov’è la regina?... Dov’è la regina?Anna.Secondo ogni probabilità, la mia augusta sorella si intrattiene ancora alla caccia col principe trojano...Quest.Ma se il principe trojano...Pref.(al Questore mettendogli un piede su un callo). Vuoi star zitto, testa d’oca!(alle donne). Io divido pienamente l’argutissima ipotesi della principessa preopinante. La regina dev’essere alla caccia.(Rullo di tamburri.—Tutti accorrono verso il fondo delta scena.—In questo mentre, Giove e Giunone appariscono seguiti da altri Numi, e si intrattengono a cavalcioni di una nube all’altezza dei lampadari).Giunone(a, Giove, irritatissima). Cedo le armi—tu hai vinto. Ma bada che questa vittoria ha segnato il principio della tua e della nostra decadenza. Fra due o tre secoli me ne darai delle nuove... Ma tu da qualche tempo non hai più occhi per vedere, nè orecchi per udire. Tu invecchi orribilmente, tesoro mio.Giove.Me ne consolo. Invecchiando si diventa venerabili.Giun.Dal venerabile all’imbecille non vi è che un passo.Orb.(che si porta sul davanti della scena circondato dai ministri, dalle donne, ecc., ecc.)Sicuramente... Io ho avuto l’onore di scortare alla nave il fido Acate, quello che dopo Enea, rappresentail pesce più grosso della nobile emigrazione trojana. Sono anche salito a bordo per stringere la mano al principe. Egli mi ha stretto la mano, e in benemerenza dell’alto servizio che io resi al suo fido, mi ha fatto cavaliere. Poi mi ha detto di attendere un istante—entrò nella cabina—e poco dopo ricomparve consegnandomi due lettere e questo grosso rotolo che ho l’onore di presentare colle mie riverite mani all’illustrissimo signor prefetto.Pref.Consegnate(osservando la soprascritta della lettera). Questa per me, quest’altra per la regina... Leggiamo... quella della regina(si ritira in disparte, leggendo).Anna(ad Orbech). Ho io ben inteso! Tu dici che il fido Acate...?Orb.Imbarcato.Clivia(ad Orbech). Gli altri trojani...?Orb.Imbarcati.Clivia.Il mio biondino...?Orb.Imbarcato...(Tutte le donne si affollano intorno ad Orbech, e dopo averlo interrogato, escono dalla sala, strappandosi i capelli).Pref.In verità... la prolungata assenza della regina comincia ad inquietarmi.. Non vorrei che la troppo debole, o dirò meglio, troppo fosforica sovrana fosse partita con quell’audace filibustiere per collaborare con esso alla fondazione dell’Italia...(colpo di cannone).Quest.Ora che il cannone ha parlato, finalmente si può sciogliere la lingua anche noi, I trojani sono usciti dal porto...Did.Dov’è, dov’è il mio nobile trojano?Pref.(sottovoce ai ministri). Come ardiremo palesarle...?I Min. Col silenzio.(Tutti assentiscono e rimangono mutoli).Did.Ma... che vedo? Non una delle mie donne... Qual lugubre silenzio!... Enea deve avermi preceduto di pochi passi... Egli era meco poc’anzi nella grotta...Jarba(che sarà entrato e si terrà in disparte, dà in uno scroscio di risa). Ah! Ah!Did.(volgendosi irritata). Chi ardisce ridere a me dinanzi?Jarba(sempre ridendo, senza avanzarsi). Non state dinanzi, regina, non state dinanzi!Did.(dopo aver osservato). Ah! quell’imbecille di Jarba!...Pref.(ai Ministri che gli stanno intorno). Avete ragione. Pel nostro e pel decoro della nazione è necessario che la regina esca subito da questo equivoco.(volgendosi a Didone)Regina: in nome dello Statuto, degnate di assidervi per un istante sul vostro augusto trono, e di porgere orecchio all’importante documento che io avrò l’onore di leggervi.Did.(salendo i gradini del trono). In verità dopo tante scosse morali non è sgradevole riposarsi alquanto sui velluti. Prefetto, leggete; e qualora il documento fosse lungo, procurate di tagliar corto.(sottovoce)Sarà andato a cangiar d’abiti.Pref.(leggendo). L’Italia è una necessità geografica... Perchè il mondo, necessariamente condotto dalla sua conformazione sferica e direi quasi rotabile ad aggirarsi incessantemente sul suo perno, abbia un giorno o l’altro a bilanciarsi in un solido equilibrio, è necessario...(colpo di cannone).Did.(balzando dal trono). Fulmine di Giove! Che è stato?... Ministri! Questore! Carabinieri! Prefetti...! Accorrete! osservate! riferite!—(sottovoce, più inquieta che mai)Per essere un principe trojano, mi pare che ei manchi un poco di civiltà.(Gran tumulto nella sala.)Quest.(che avrà guardato da uncanocchiale, nella direzione del porto). Per mille bombe! L’Affondatoreche parte!...Tutti.L’Affondatore...Min Mar.Ma voi vi ingannate... osservate ancora... Nessuno ha dato ordine...Quest.(guardando dal canocchiale). Ma sì... l’Affondatore... carico di... donne... Ah! Scommetto che anche mia moglie... Bisogna far partire un’altra nave... bisogna inseguire la sciagurata...Min. Mar.Siete matto, Questore? Qual è la nave che possa tener dietro all’Affondatore? Qual vi è piroscafo tanto celere che possa raggiungerlo?Varie voci.Sicuro! I tecnici ne sanno qualche cosa...Quest.(guardando ancora dal canocchiale). Ah!Tutti.Che c’è di nuovo?Quest.L’Affondatore...?Tutti.Ebbene!!!Quest.Si è fermato...Min.Naturale. Dal momento che non si può raggiungerlo, bisogna che ei si fermi. È ben educato!(Ilarità generale).Did.Ma, infine! Si può sapere...?Pref.(avanzandosi). Regina, voi avreste mille torti, se non militassero in vostro favore mille ragioni... Non è più tempo di diplomatizzare... I troiani sono partiti...Did.(colpita). Avete detto... par...?Pref.(simulando il massimo dolore)... titi!Did.(quasi delirante). Ma il mio Neuccio... cioè... volevo dire... il mio nano... il principe degli Anchisi... sarebbe anche egli... par...?Pref.Tito! Egli ve lo annunzia, o regina, in questo foglio profumato di tabacco:(leggendo)«Io parto, o regina, per adempiere al sovrano volere di Giove che desidera affrettare permio mezzo i fati della futura Italia. Parto sulle ali dei venti, ma giuro che il mio pensiero tornerà incessantemente a voi sulle ali dell’amore...»Did.(cascando nelle braccia del Prefetto)Io mi sento venir meno...Pref.(traendola seco)Venite albuffet—un’ala di cappone vi rimetterà in forza...Didone(passando dinanzi a Jarba, e volgendogli una occhiata assassina). Anche questo moro non mi dispiace... Gli farò credere che moro per lui.(Rientrano nella sala il Questore, i Ministri, i Senatori e i grandi Dignitari della Corte).Quest.È proprio il caso di gridare al miracolo... Se l’Affondatorenon si fosse affondato, tutte le nostre signore avrebbero raggiunta la flotta di quei malcreati troiani...Min. dell’Interno.Sapete voi, oculato funzionario, se in sull’Affondatoreci fosse per caso mia moglie?Quest.C’era, ma quelper casoè di troppo.Min.(con visibile gioia). E l’Affondatoresì è proprio sommerso?Quest.Sommerso per metà...Min.(sottovoce). Pur che ci fosse mia moglie...Quest.Ne dubito... Le donne stanno sempre a galla degli avvenimenti... e noi le vedremo bentosto ricomparire in questa sala, gaje, petulanti, sfrontate, come se nulla fosse avvenuto.Did.(tornando sul proscenio a braccio del Prefetto). Ma è proprio scandaloso. Avete osservato? Mia sorella Anna, Clivia, Rubinia e l’altre damigelle, che si intrattengono nel cortile colla soldatesca e coi famigli di questo Re Moro...(sottovoce)che in verità, a vederlo così sbarbato, non ha una fisonomia spiacente...Pref.Le poverette cercano consolarsi come possono delle loro pene di cuore,—Ciò che fa meraviglia è chequella risciacquata a bordo dell’Affondatorenon abbia ammorzato alquanto i loro fuochi latenti.Did.Misteri del cuore di donna!(Si avanzano, la principessa Anna al braccio di Orbech, Clivia, Rubinia e le altre donne accompagnate dagli ufficiali Mori).Anna.(con vivacità). Olà! che fanno i suonatori? Presto! Un valtzer! Una polka! Viva l’allegria!Voci deverse.Viva la danza!Viva la guardia mobile!Viva gli uffiziali delsettimo!(Squilli di istrumenti metallici. Le coppie dei ballerini si avanzano).Did.(furiosa). Alto là! Chi ardisce suonare in queste regali soglie senza un cenno della sovrana? Questore... arrestate immediatamente gli istromenti colpevoli...(Terrore generale.—Le guardie di questura si avanzano).Jarba(venendo dal buffet). Reccina...niente temere mie soltati... Io tare subito ortine partire immediatamente per mio accompagnamento a regno te miei padri...Did.(volgendo a Jarba un’occhiata pregna di fluidi elettrici). Re Jarba, illustre e nerboruto principe della Mauritana calidissima terra; confesso di aver avuto dei torti con voi...Jarba(ridendo). Ah! ah! niente torti, reccina.Did.Ma sono pronta a ripararli... La solenne dimostrazione di simpatia che le mie donne, senza distinzione di età, porgono in questo momento ai vostri altrettanto valorosi che profumati uffiziali, mi imporrebbero quasi a dovere ciò che nel mio cuore di donna, di regina e di vedova, era già stabilito per forza di simpatia. Re Jarba, dimenticate i miei torti, io vi offro la mia mano, la metà del mio talamo e del mio trono, e tutto quanto il mio scettro in ricambio del vostro. Re Jarba, io sono a voi—consentite?Tutti.Viva Jarba! viva Jarba!Il possente imperator...Or che rasa si è la barbaÈ gentil come un amor!Jarba.Mi spiace molto, reccina, ma questo matrimonio impossibile... ed io partir subito con mie soltati...Did.(sorpresa). Impossibile!... Ho io ben inteso, re Moro?... Ma quale impedimento?...Jarba.Impetimento... canonico... Io statte vostro cugino(toccandosi il collare che gli ha donato Enea)per questo collare...Did.(ridendo). Via, buon re Moro! questo non è che un simbolo di parentela... E poi... non vi ha chi lo ignora—i matrimoni fra cugini sono tollerati dalla Chiesa...Jarba(ridendo). Non statte soltanto cugina... statte anche cognata...Did.(turbandosi)Non vi comprendo...Jarba(sottovoce alla regina). Statoanche io in crotta... stato in crotta scura, dopo Enea... Aver capito? E mille crazie!Did.(delirante). Ah!... Che!... Tu!... Lui!...(cade tramortita).Jarba(ai soldati). Partitt! In marcia chi vuol!(Jarba si allontana seguito dai soldati, dalle donne, ecc.—I Ministri seguono il corteggio del re Jarba. Il Questore e alcuni dignitari di corte si fanno intorno a Didone svenuta, e le porgono i soccorsi richiesti dal caso).Giove e gli altri Numi(dall’alto di una nuvola).Hai già toccata la quarantina,Pentiti, pentiti, vecchia regina...Coi militari non darti impaccio,Ai preti, ai frati gettati in braccio...Did.(svegliandosi). Dove sono?.... Che è stato? Voi... Prefetto! Voi.... Questore! Lasciatemi! Ho bisogno di rimaner sola.(al Prefetto, consegnandogli alcuni biglietti da cento)Vi pregodi mandare questo mio piccolo tributo alla Società della Propaganda per l’obolo.(al Questore)Incaricatevi voi di far celebrare domani un uffizio funebre a suffragio dell’augusto defunto che divise per tanti anni il suo scettro con me. Ed ora, allontanatevi!...(Tutti se ne vanno).Didone.Sono io ben sola?... Sì! che altro mi resta?Morir! L’ultima è questaGioia feral dai Numi inesoratiConcessa a noi.(levando dalla borsa una scatoletta di fiammiferi)Pegni di infausto amore,Mostrüosi sterpi in cui si celaL’ignea favilla che di tanti incendiiFu prodiga alla terra, oh! siate voiDi mia morte ministri!...Esci dal legnoFiamma letal. «Ardi la reggia e siaIl cenere di lei la tomba mia.»(Va strofinando gli zolfanelli, i qualiproducono un lieve schioppettio senza prender fuoco).Oh, l’impostor!Oh, il traditor!Perfin coi fosforiMi corbellò...Pur, qui nell’animaM’arde un braciere,Che alcun pompiereSpegner non può.(Una densa nube, in cui si avvoltolano Giove, Giunone, Venere ed altri Numi, discende sul palcoscenico, e sottrae Didone allo sguardo degli spettatori).Giunone(a Giove). Non avrai tu pietà di questa infelice regina?...Giove.Il suo fato è irrevocabile; ma ella vivrà immortale nella memoria dei posteri. Gli Italiani non sono ingrati, e laggiù, nel bel paesedove suonerà ilsì, i poeti e i maestri di musica eterneranno la fama di lei con splendidi versi e con divine armonie. Le catastrofi luttuose precedono mai sempre le grandi innovazioni; perchè sorga un nuovo impero è necessario che altri imperi volgano a rovina.Giun.Non hai tu veduto, spingendo il tuo sguardo fulmineo dentro la nube del secolo avvenire, che in questa Italia da te vagheggiata e favorita con tanto accanimento, verrà un giorno a stabilirsi un nuovo culto, pel quale noi saremo detronizzati?Giove.Tanto meglio! Io sono maledettamente annoiato di fare il Nume. Desidero che qualcun altro ci si provi, e sarò lietissimo il giorno in cui mi verrà dato di rientrare nella vita privata. Oh! voglio un po’ godermela, allora!... Ma prima che l’Italia possa davvero chiamarsi nazione, dovran correre dei secoli, e molti.Tienti ben a mente ciò che ti dico, vecchia mia: l’Italia non potrà chiamarsi nazione fino al giorno in cui saranno abbattuti gli idoli che i nostri successori avranno sostituiti al mio bel muso ed al tuo...Giun.Non ho l’onore di comprenderti.Giove.Tanto meglio. Accendiamo la pipa, vecchia mia—e tu, Veneruccia, tu, la sola Dea veramente immortale, fatti innanzi e divertimi con quattro passi dicancan.Venere(slanciandosi verso il proscenio). Ai tuoi ordini, babbo.(cominciano le danze)Giove(a Giunone). Non serve fare il broncio, vecchia mia. Fra quattro o cinque secoli noi saremo spodestati; ma questa nostra figliuola non cesserà mai di aver un culto in ogni parte del mondo. Tutti i grandi sconvolgimenti politici e sociali ebbero, hanno, ed avranno sempre origine dalei. E il mondo babbèo non cesserà mai di inneggiare al trionfo dei grandi principii.(Il cancan prosegue animatissimo e cala il sipario).Fine.

Atrio nella Reggia di Didone.

Didonein abito da caccia, ilMinistrodelle finanze, ilPrefetto.

Did.Insomma, pensateci voi... Vi hanno dei doveri internazionali che debbono essere rispettati da qualunque governo civile; fra questi io pongo in prima linea il dovere dell’ospitalità. Non sia detto che dai nostriliberi Stati venisse respinta questa illustre falange di emigrati politici, i quali non sono rei d’altro delitto, fuorchè di aver veduto la loro patria consumarsi in un incendio. È dunque necessario che il Parlamento decreti una somma speciale pel mantenimento dell’emigrazione troiana. Voglio che a ciascun emigrato si assegni un sussidio mensile in ragione della nascita, dei titoli, dei gradi, delle cariche civili e militari. Io sono d’avviso che un buon prestito di cinquecento milioni provvederà sufficientemente alla bisogna. Che ne dite, onorevole ministro delle finanze?

Min.La Maestà Vostra non deve ignorare che ogni qualvolta un’operazione finanziaria di tal genere incontrò nel paese delle serie difficoltà, queste non partirono mai dal suo gabinetto. Non oserò però dissimulare all’Altezza Vostra che da alcun tempo l’opposizione si è molto rinvigoritaalla Camera, e vi è a temere che la misura di stanziare una somma per sussidio dell’emigrazione troiana abbia ad essere respinta non solamente dalla sinistra, ma anche dal terzo partito.

Pref.Sicuramente. Il terzo partito è forte...

Did.Voi pure, onorevole Prefetto, siete d’avviso che la proposta non incontrerebbe l’approvazione della maggioranza?

Pref.Ho detto che il terzo partito è forte...

Min.La sinistra è compatta...

Did.La sinistra!... Il terzo partito! Mi fate ridere, onorevoli amici. Sarà dunque vero che io... io donna inesperta e quasi esordiente alla vita politica, debba spiegare a voi i meccanismi segreti del sistema costituzionale, e insegnarvi in qual modo si formino alla Camera le maggioranze? I deputati della sinistra vi fanno paura...Ma non avete ancora capito che la più parte di questi signori non attendono, non vagheggiano che una occasione favorevole per passare alla destra con armi e bagaglio? Gli uomini del partito governativo per essi sono gente venduta; ogni qualvolta la maggioranza vota in nostro favore, i sinistri esclamano alla corruzione... Non vi pare che con questa maniera di linguaggio essi vi dicano apertamente: signori ministri, lasciate correre qualche spicciolo e saremo con voi?... Ho assistito qualche volta dalla tribuna reale alle sedute della Camera; e sempre, quando intesi un deputato dell’opposizione apostrofare un onorevole della destra col titolo divendutoe dicorrotto, negli sguardi dell’oratore, nella concitazione dei gesti, nell’enfasi delle declamazioni mi parve leggere questo segreto concetto: non vi ha dunque nessuno, proprio nessuno che finalmentemi usi la buona grazia dicomperarmi!

Min.Ah! Regina! non credo adularvi asserendo che in questo momento voi siete all’altezza della situazione...

Pref.Che l’ombra del vostro augusto consorte mi perdoni, se io non esito a proclamare che mentre a quell’ottimo Re noi dobbiamo saper grado dello Statuto accordatoci, voi prima, voi sola ci avete insegnato ad interpretarlo e ad applicarlo in maniera che desso riesca a vero vantaggio del paese.

Did.Dunque?...

Min.S’è capito...

Pref.Lasciate fare, regina...

Did.Quanti sono i deputati della destra?

Min.Centoventuno.

DId.Quelli di sinistra... e del terzo partito?

Min.Centoventisette...

Did.Bisogna, perchè passi la legge, assicurarsi un’altra trentina di voti... Mi avete inteso? Convien comperare... e corrompere; e gli uomini da comperare e da corrompere, voi sapete oramai dove si trovano. Solamente vi raccomando di dare la preferenza ai più spiantati, i quali costano meno, ed hanno anche (bisogna esser giusti) un certo diritto di precedere i colleghi.

(squillo di corni)

Pref.Regina... i corni hanno dato il segnale della caccia...

Did.Addio, ministro... A rivederci, onorevole Prefetto... Voi mi raggiungerete più tardi... Se Jarba domanda di me, ditegli che per tutta la giornata sarò invisibile. La festa d’oggi vuoi esser tutta dedicata all’illustre degli Anchisi ed ai nobili suoi seguaci. Se quel superbo e brutale imperatore se ne immischiasse, potrebbero nascere tali agitazioni e tumulti da metterein fuga la selvaggina e compromettere l’ordine materiale del paese.

Min.Vi auguro buona caccia... Ma ho paura che con questo maledetto scirocco gli uccelli non si levino...

Pref.La regina non ha che a presentarsi... a muovere uno sguardo...

Did.(che si sarà affacciata alla finestra). Enea monta a cavallo... Aspettatemi... Aspetta, tesoro...(esce rapidamente).

Pref.(da sè allontanandosi)Pazza... per quel troiano... maledetto...

Min.(da sè)Bisogna spacciare quel troiano, o il paese è perduto(esce).

Fitta boscaglia.—A destra una grotta.—Giovetrasformato in pavone si avanza cantarellando.

Io sono il padre GioveDel gran Saturno figlio,Che l’universo muoveColl’aggrottar del ciglio;

Dei Numi io sono il principe,Padron delle saette,Coll’occhio mio fulmineoFriggo le cotolette,

Mando quaggiù il diluvioQuando dal cielo io sputo,Fo con un mio starnutoL’Olimpo traballar.

E ardisce una pettegolaOpporsi alle mie voglie?Dovrò subir l’imperioD’una aggrinzita moglie,E del gran regno italicoI fati ritardar?...

Vien gente—su quel frassinoPoniamci ad esplorar.

(vola in cima a un frassino)

Giunonein abito dapuffcon un berretto frigio sulla testa.Euro,Eoloin abito da gesuiti.—Giovesulla pianta.

Giun.—Qui nessuno ci ascolta...

Tutti.—————Cospiriamo!

Per chi nel mondoNulla sa far,Non v’è mestier più comodo e giocondoChe il cospirar.Sì: cospiriamo:Noi siamo nati,Siamo pagatiPer cospirar!

Giunone.

Di che si tratta—voi ben sapete,Qual è il mio scopo—già conoscete...

I Venti.

Nulla sappiamo—non comprendiamo...Ma nati siamo—per cospirar.

Giunone(distribuendo dei soffietti).

Doman con questi manticiSul mondo soffierete,Pioggia, saette, grandine,Dal ciel provocherete:Sicchè qual salce pieghisiIl tronco più gagliardo,E in cima al San BernardoLevi suoi flutti il mar.

I Venti(provano i soffietti, e quindi li depongono ai piedi dell’albero).

Da questi manticiNoi soffieremo,SconvolgeremoLa terra e il mar;Noi siamo nati,Siamo pagatiSol per sconvolgere,Per disturbar.

Giun.Questi soffietti vanno a meraviglia... Vedete: solamente col farnela prova avete già suscitato un temporale che, a dir vero, non combina gran fatto colle mie vedute politiche... Riprendete quegli strumenti, e procacciate, con due o tre soffi, di mandar via quelle nuvole opache che ci stanno sulla testa...

(Durante le parole di Giunone, Giove sarà disceso rapidamente dal frassino, e avrà, con due colpi di becco, strappate le linguette ai due soffietti).

Eolo(soffiando). Cribbio! la macchina è guasta...

Euro(c. s.). Chi mai ha portato via la linguetta di corame...?

(scroscio di tuono)

Giun.Imbecilli! non vi resta dunque più fiato nei polmoni? Soffiate.... soffiate dalla bocca... finchè siamo ancora in tempo... Per nonno Saturno, già la pioggia incomincia... Fate presto, vi dico!(si volge per cercare Eolo ed Euro, ma questi sono fuggiti)Ah! mascalzoni!... sempre così!... Fin quandonon vi è pericolo, sfidano terra e cielo; al primo scroscio di temporale, chi si è visto, si è visto...(correndo sotto la pioggia e chiamando a gran voce:)Euro! Eolo! feccia di bricconi... che Giove vi fulmini per via!(esce).

Giove(sulla pianta). Ah! Ah! Vedete se quella Giunone mi vuoi bene! Io debbo a lei, a lei sola, se questo improvviso temporale viene ad affrettare il compimento dei miei disegni. Didone ed Enea verranno a ricoverarsi in quella grotta... e siccome da cosa nasce cosa, vale a dire:—dalla possessione nasce il disgusto...ergo...ergo...quapropter... sono un Dio... «Intendami chi può che m’intend’io.»

(si nasconde fra i rami).

EneaeDidoneche si avanzano sotto un ombrello di tela cerata.—Il temporale imperversa.

Enea.Affrettiamoci verso la reggia... La pioggia è così dannata, che non vi è ombrello il quale possa difenderci...

Did.Tornare dalla caccia senza aver preso un uccello... Ciò non mi è mai accaduto. Ti confesso, diletto Enea, che il mio amor proprio di donna e di regina ne soffre maledettamente...

Enea.Credete... regina... Con questa acqua, con questo vento...

Did.Oh! che vedo? Una grotta! Se entrassimo là dentro... Che te ne pare?...

Enea.Non posso astenermi dal farvi riflettere che le grotte sono ordinariamentericettacolo di belve e di serpenti...

Cid.(con voce carezzante)In quella grotta non ci sono belve... Io l’ho visitata più volte in ottima compagnia, e ti assicuro che se vi ho trovato dei serpenti a sonaglio, questi non mi hanno procurato che delle distrazioni gradevolissime...

Enea.(Questa donna è sopracarica di elettricità...)

Did.Vieni dunque!...

Enea.Entriamo!...(facendo dei complimenti sull’ingresso della grotta). Maestà... precedetemi...

Did.(saltandogli al collo e traendolo seco)Lasciamo i complimenti.—In presenza di un temporale, ogni disuguaglianza sparisce...

(Giove, annoiato di attendere, soffia dal naso uno starnuto, che produce il rombo del tuono. Enea e Didone si precipitano nella grotta).

AcateindiEnea.

Acate(venendo da sinistra). Queste cartaginesi sono insaziabili. Lode a Giove, son riuscito a liberarmi dalla principessa Anna e a rinviarla alla reggia. Buon per me che la grandine è venuta in mio soccorso, traforandomi l’ombrello. Numi immortali, che proteggete l’Italia futura, operate qualche prodigio in favore dell’augusto mio principe, ond’egli riesca a svincolarsi dalle panie amorose, in cui lo tien stretto e avviluppato la regina. Frattanto, nella mia qualità difido, ho compartito gli ordini perchè tutti si tengano pronti alla partenza. Il ministro della marina, al quale abilmente ho promesso la croce di commendatore, ha messo a nostradisposizione uno dei più bei navigli dello Stato.

Enea(uscendo dalla grotta). La pioggia è cessata... La regina assopita in profondo letargo... Oh! chi vedo? Acate... il mio fido...

Acate.Augusto sire, io andava in traccia di voi...

Enea.A bassa voce, per carità!... La regina di Cartagine giace svenuta in quella grotta... Converrà profittare del fausto accidente per correre alle navi coi nostri, e sciogliere immediatamente le vele alla volta d’Italia. Se debbo credere ad un sogno che ho fatto la scorsa notte, i venti ci saranno propizii.

Eolo,Euro,Enea,Agate.

Eolo.Sì, noi siamo teco...

Euro.E per voler di Giove, disposti ad ogni tuo cenno.

Enea.Qual è il vostro nome, o nobili amici?

Euro.Euro, a’ tuoi ordini.

Eolo.Eolo, per servirti, se al fratello non basterà il fiato...

Enea.Venite, dunque!... E tu, fido Acate, rimani qui un breve istante per tenere a bada la regina, nel caso ch’ella si destasse e chiedesse di me... Se poi la tua fervida fantasia ti suggerisse qualche abile strattagemma per liberarti più presto da questa seccatura, opra di tuo senno. Ma... qual rumore! chi vedo!!! Jarba, il re moro, che si avanza a gran passi, colla sciabola sguainata, e seguito da un drappello de’ suoi cosacchi... Per Giove! la nostra posizione si fa difficile... Qui ci vuol del coraggio...

Acate.Sì: ci vuol del coraggio! fuggite!...

Enea.Ma se egli mi insegue...

Acate.Fuggite, vi replico!

Eolo—Euro(spiegando le ali). Sulle ali dei venti!

Enea.Grazie, nobili amici, mi ero scordato...

(Enea sale in groppa ai venti, che subito prendono il volo verso la spiaggia).

Jarba,Acate.—Seguaci di Jarba.

Jarba(ad Acate). Affere visto brincipe troiano?

Acate.Illustre re dei Mori, se voi intendete parlare dell’augusto Enea, levate gli sguardi, miratelo, egli parte in questo istante sulle ali dei venti.

Jarba.Toffe diretto?...

Acate.Alle navi, dove fra poco io dovrei raggiungerlo. Stretto da imperiose necessità, non ultima delle quali il desiderio vivissimo di affrettarei fati d’Italia, egli mi esprimeva poco dianzi il più vivo rammarico nel dover partire senza porgervi di persona gli attestati della sua stima e della sua inalterabile benevolenza. L’Italia ha bisogno di alleati, mi diceva, ed io contava assai su questo generoso e illuminato monarca... Ma il tempo stringe; come vi ho detto, è d’uopo ch’io non indugi un istante a raggiungere il mio principe. Degnatevi dunque accogliere, o illustre Jarba, questa testimonianza palpabile dell’alto concetto in che noi vi teniamo, il mio principe, il mio popolo ed io, e sia questo un primo, indissolubile legame, che stringa due sovrani creati per intendersi, e due nazioni sorelle(sottovoce)create per... esecrarsi(leva di tasca un astuccio e lo porge a Jarba).

Jarba.Cossa star questo?

Acate.Il gran collare della Denunziata...

Jarba(al colmo dell’ira). Non statte cane io... Non metter collare...

Acate(da sè). Giove mi aiuti ad uscir dalle grinfe di questo barbaro, che non intende ragione...(forte ad Jarba)Ma non sapete, augustissimo Jarba, che questa è una delle onorificenze più insigni che un monarca possa conferire ad altro monarca? Non sapete che, mettendovi al collo questo cordone dorato, voi diventate cugino del nostro re?

Jarba(ruggendo colla schiuma alla bocca). State palle, palle, palle, sempre palle troiane!(volgendosi ai suoi)Impatronittevi ti questo imbosture, che mi foler metter collare come cane intanto che l’altro porta via pella Titone!

Acate(da sè). Quale idea luminosa!(a Jarba)Ah! voi temete un inganno! Voi diffidate del mio principe! Voi credete che un troiano di sangue sia capace di un tradimento!Voi imaginate che il nomignolo difidome le abbiano dato per burla! Volete saperlo, dove si trova in questo momento la vostra Didone? Volete che io ve la metta in braccio? Degnatevi, Maestà, di chinare l’augusto orecchio alla portata delle mie umili labbra, ed io vi mostrerò di quali sacrifizii sia capace un troiano per procacciare al futuro regno d’Italia delle alleanze solide e durature.

Jarba(avvicinandosi ad Acate). Foi dite che bella Tittone?...(Acate parla sommessamente all’orecchio di Jarba, che fa gli occhiacci guardando verso la grotta).

Voci lontane.

Addio, mia bella, addio!La flotta se ne va...Se non partissi anch’ioSarebbe una viltà...

Acate(a Jarba). Entrate in punta di piedi.... La grotta è oscura.... non perdete un istante...

Jarba(volgendosi ai suoi seguaci). Accompagnate troiano fino al porto... Salutate tanto mio illustre cugino Enea... Tittegli che, fra poco, se i Numi mi assistono, diferrò anche cognato(Jarba entra nella grotta).

Acate(ai soldati di Jarba). Mamalucchi, seguitemi!... Ah! voi potete ben vantarvi di avere un monarca che si occupa seriamente della felicità del suo popolo.

La sala delle Cariatidi nel Palazzo Reale.

La principessaAnna,Berta,Clivia,Rubinia,suonatori che salgono sovra una impalcatura, Comici, Corifei e Ballerine nel fondo della scena. Il maggiordomo ed altri servi affaccendati.

Anna(alle damigelle che formanocerchio sul davanti della scena). Comincio ad essere inquieta. Come avviene che la mia augusta sorella non torna ancora dalla caccia, con un tempo così indiavolato? Spero bene che qualcuno, o qualcuna, avrà pensato a mandarle un paracqua!

Berta.Mah!

Clivia.Spero anch’io...

Rubinia.Sicuramente.... si doveva pensare...

Anna(volgendosi al Maggiordomo). Dite un po’, maggiordomo: avete pensato a mandare una dozzina di ombrelli nella foresta dove la regina sta cacciando col nobile troiano?

Magg.Si è pensato di fatto, ma nelle guardarobe reali non s’è trovato più nè un paracqua, nè un parasole, nè un paravento... Pare che questi illustri troiani...

Anna(con sdegno). Zitto là, imbecillone! Oseresti supporre?...(con qualche inquietudine)Ma quanto tardanoa tornare?... Il biondo aveva promesso di raggiungermi alla reggia entro dieci minuti(consultando l’orologio). Per bacco! in ritardo di mezz’ora!... Se i treni della ferrovia non mi avessero abituata a tali inconvenienti, per Giove comincerei ad inquietarmi... Si può ben perdonare al più tenero degli amanti ciò che si tollera da una locomotiva a vapore(va a passeggiare nel fondo della scena).

Berta(sottovoce alle ancelle). Il mio morettino è andato ad appiattarsi in cantina, dove io ho promesso di raggiungerlo appena saranno cominciate le danze.

Clivia.Sono inquieta pel mio piccolo Ascanio...

Rubinia.Saresti innamorata di quel monelluccio?

Clivia.Ciascuno ha i suoi gusti... Non darei il dito mignolo di quell’amore per tutto ii vecchio carcame del tuo Mironte...

Rubinia.Va pur là, che ti leccheresti le dita!... Mironte ha promesso di sposarmi e di condurmi con lui in Italia... alla prossima primavera...(Rumori diversi nel fondo della scena.)

Berta.Cos’è accaduto?... Quale scompiglio! Qualche disgrazia... senza dubbio...

Clivia.Il prefetto!

Rubinia.I ministri!

Berta.Il questore!(Tutte si avviano verso il fondo della scena, dove cresce l’agitazione).

IlPrefetto,iMinistri,ilQuestore,i suddetti, quindiJarba,Orbech,Didone.—Guardie.—Soldati.—Gioveed altri Numi.

Prefetto(parlando sottovoce ai Ministri). Fra mezz’ora saranno uscitidal porto. La trireme che loro avete fornita, era in buon stato?

Min. della Marina.Non abbiamo nella nostra marina che una sola nave la quale possa starle al paro, l’Affondatore.

Pref.Tanto meglio—il nostro piano riuscirà. Era tempo che ci liberassimo da quei trojani. Frattanto vediamo di tener a bada queste pettegole... Ma, a proposito, dov’è la regina?

I Min.(volgendosi ad Anna ed alle ancelle, che in punta di piedi si sono avvicinate al crocchio per ascoltare). Dov’è la regina?... Dov’è la regina?

Anna.Secondo ogni probabilità, la mia augusta sorella si intrattiene ancora alla caccia col principe trojano...

Quest.Ma se il principe trojano...

Pref.(al Questore mettendogli un piede su un callo). Vuoi star zitto, testa d’oca!(alle donne). Io divido pienamente l’argutissima ipotesi della principessa preopinante. La regina dev’essere alla caccia.

(Rullo di tamburri.—Tutti accorrono verso il fondo delta scena.—In questo mentre, Giove e Giunone appariscono seguiti da altri Numi, e si intrattengono a cavalcioni di una nube all’altezza dei lampadari).

Giunone(a, Giove, irritatissima). Cedo le armi—tu hai vinto. Ma bada che questa vittoria ha segnato il principio della tua e della nostra decadenza. Fra due o tre secoli me ne darai delle nuove... Ma tu da qualche tempo non hai più occhi per vedere, nè orecchi per udire. Tu invecchi orribilmente, tesoro mio.

Giove.Me ne consolo. Invecchiando si diventa venerabili.

Giun.Dal venerabile all’imbecille non vi è che un passo.

Orb.(che si porta sul davanti della scena circondato dai ministri, dalle donne, ecc., ecc.)Sicuramente... Io ho avuto l’onore di scortare alla nave il fido Acate, quello che dopo Enea, rappresentail pesce più grosso della nobile emigrazione trojana. Sono anche salito a bordo per stringere la mano al principe. Egli mi ha stretto la mano, e in benemerenza dell’alto servizio che io resi al suo fido, mi ha fatto cavaliere. Poi mi ha detto di attendere un istante—entrò nella cabina—e poco dopo ricomparve consegnandomi due lettere e questo grosso rotolo che ho l’onore di presentare colle mie riverite mani all’illustrissimo signor prefetto.

Pref.Consegnate(osservando la soprascritta della lettera). Questa per me, quest’altra per la regina... Leggiamo... quella della regina(si ritira in disparte, leggendo).

Anna(ad Orbech). Ho io ben inteso! Tu dici che il fido Acate...?

Orb.Imbarcato.

Clivia(ad Orbech). Gli altri trojani...?

Orb.Imbarcati.

Clivia.Il mio biondino...?

Orb.Imbarcato...

(Tutte le donne si affollano intorno ad Orbech, e dopo averlo interrogato, escono dalla sala, strappandosi i capelli).

Pref.In verità... la prolungata assenza della regina comincia ad inquietarmi.. Non vorrei che la troppo debole, o dirò meglio, troppo fosforica sovrana fosse partita con quell’audace filibustiere per collaborare con esso alla fondazione dell’Italia...(colpo di cannone).

Quest.Ora che il cannone ha parlato, finalmente si può sciogliere la lingua anche noi, I trojani sono usciti dal porto...

Did.Dov’è, dov’è il mio nobile trojano?

Pref.(sottovoce ai ministri). Come ardiremo palesarle...?

I Min. Col silenzio.(Tutti assentiscono e rimangono mutoli).

Did.Ma... che vedo? Non una delle mie donne... Qual lugubre silenzio!... Enea deve avermi preceduto di pochi passi... Egli era meco poc’anzi nella grotta...

Jarba(che sarà entrato e si terrà in disparte, dà in uno scroscio di risa). Ah! Ah!

Did.(volgendosi irritata). Chi ardisce ridere a me dinanzi?

Jarba(sempre ridendo, senza avanzarsi). Non state dinanzi, regina, non state dinanzi!

Did.(dopo aver osservato). Ah! quell’imbecille di Jarba!...

Pref.(ai Ministri che gli stanno intorno). Avete ragione. Pel nostro e pel decoro della nazione è necessario che la regina esca subito da questo equivoco.(volgendosi a Didone)Regina: in nome dello Statuto, degnate di assidervi per un istante sul vostro augusto trono, e di porgere orecchio all’importante documento che io avrò l’onore di leggervi.

Did.(salendo i gradini del trono). In verità dopo tante scosse morali non è sgradevole riposarsi alquanto sui velluti. Prefetto, leggete; e qualora il documento fosse lungo, procurate di tagliar corto.(sottovoce)Sarà andato a cangiar d’abiti.

Pref.(leggendo). L’Italia è una necessità geografica... Perchè il mondo, necessariamente condotto dalla sua conformazione sferica e direi quasi rotabile ad aggirarsi incessantemente sul suo perno, abbia un giorno o l’altro a bilanciarsi in un solido equilibrio, è necessario...(colpo di cannone).

Did.(balzando dal trono). Fulmine di Giove! Che è stato?... Ministri! Questore! Carabinieri! Prefetti...! Accorrete! osservate! riferite!—(sottovoce, più inquieta che mai)Per essere un principe trojano, mi pare che ei manchi un poco di civiltà.(Gran tumulto nella sala.)

Quest.(che avrà guardato da uncanocchiale, nella direzione del porto). Per mille bombe! L’Affondatoreche parte!...

Tutti.L’Affondatore...

Min Mar.Ma voi vi ingannate... osservate ancora... Nessuno ha dato ordine...

Quest.(guardando dal canocchiale). Ma sì... l’Affondatore... carico di... donne... Ah! Scommetto che anche mia moglie... Bisogna far partire un’altra nave... bisogna inseguire la sciagurata...

Min. Mar.Siete matto, Questore? Qual è la nave che possa tener dietro all’Affondatore? Qual vi è piroscafo tanto celere che possa raggiungerlo?

Varie voci.Sicuro! I tecnici ne sanno qualche cosa...

Quest.(guardando ancora dal canocchiale). Ah!

Tutti.Che c’è di nuovo?

Quest.L’Affondatore...?

Tutti.Ebbene!!!

Quest.Si è fermato...

Min.Naturale. Dal momento che non si può raggiungerlo, bisogna che ei si fermi. È ben educato!(Ilarità generale).

Did.Ma, infine! Si può sapere...?

Pref.(avanzandosi). Regina, voi avreste mille torti, se non militassero in vostro favore mille ragioni... Non è più tempo di diplomatizzare... I troiani sono partiti...

Did.(colpita). Avete detto... par...?

Pref.(simulando il massimo dolore)... titi!

Did.(quasi delirante). Ma il mio Neuccio... cioè... volevo dire... il mio nano... il principe degli Anchisi... sarebbe anche egli... par...?

Pref.Tito! Egli ve lo annunzia, o regina, in questo foglio profumato di tabacco:(leggendo)«Io parto, o regina, per adempiere al sovrano volere di Giove che desidera affrettare permio mezzo i fati della futura Italia. Parto sulle ali dei venti, ma giuro che il mio pensiero tornerà incessantemente a voi sulle ali dell’amore...»

Did.(cascando nelle braccia del Prefetto)Io mi sento venir meno...

Pref.(traendola seco)Venite albuffet—un’ala di cappone vi rimetterà in forza...

Didone(passando dinanzi a Jarba, e volgendogli una occhiata assassina). Anche questo moro non mi dispiace... Gli farò credere che moro per lui.

(Rientrano nella sala il Questore, i Ministri, i Senatori e i grandi Dignitari della Corte).

Quest.È proprio il caso di gridare al miracolo... Se l’Affondatorenon si fosse affondato, tutte le nostre signore avrebbero raggiunta la flotta di quei malcreati troiani...

Min. dell’Interno.Sapete voi, oculato funzionario, se in sull’Affondatoreci fosse per caso mia moglie?

Quest.C’era, ma quelper casoè di troppo.

Min.(con visibile gioia). E l’Affondatoresì è proprio sommerso?

Quest.Sommerso per metà...

Min.(sottovoce). Pur che ci fosse mia moglie...

Quest.Ne dubito... Le donne stanno sempre a galla degli avvenimenti... e noi le vedremo bentosto ricomparire in questa sala, gaje, petulanti, sfrontate, come se nulla fosse avvenuto.

Did.(tornando sul proscenio a braccio del Prefetto). Ma è proprio scandaloso. Avete osservato? Mia sorella Anna, Clivia, Rubinia e l’altre damigelle, che si intrattengono nel cortile colla soldatesca e coi famigli di questo Re Moro...(sottovoce)che in verità, a vederlo così sbarbato, non ha una fisonomia spiacente...

Pref.Le poverette cercano consolarsi come possono delle loro pene di cuore,—Ciò che fa meraviglia è chequella risciacquata a bordo dell’Affondatorenon abbia ammorzato alquanto i loro fuochi latenti.

Did.Misteri del cuore di donna!

(Si avanzano, la principessa Anna al braccio di Orbech, Clivia, Rubinia e le altre donne accompagnate dagli ufficiali Mori).

Anna.(con vivacità). Olà! che fanno i suonatori? Presto! Un valtzer! Una polka! Viva l’allegria!

Voci deverse.

Viva la danza!Viva la guardia mobile!Viva gli uffiziali delsettimo!

(Squilli di istrumenti metallici. Le coppie dei ballerini si avanzano).

Did.(furiosa). Alto là! Chi ardisce suonare in queste regali soglie senza un cenno della sovrana? Questore... arrestate immediatamente gli istromenti colpevoli...

(Terrore generale.—Le guardie di questura si avanzano).

Jarba(venendo dal buffet). Reccina...niente temere mie soltati... Io tare subito ortine partire immediatamente per mio accompagnamento a regno te miei padri...

Did.(volgendo a Jarba un’occhiata pregna di fluidi elettrici). Re Jarba, illustre e nerboruto principe della Mauritana calidissima terra; confesso di aver avuto dei torti con voi...

Jarba(ridendo). Ah! ah! niente torti, reccina.

Did.Ma sono pronta a ripararli... La solenne dimostrazione di simpatia che le mie donne, senza distinzione di età, porgono in questo momento ai vostri altrettanto valorosi che profumati uffiziali, mi imporrebbero quasi a dovere ciò che nel mio cuore di donna, di regina e di vedova, era già stabilito per forza di simpatia. Re Jarba, dimenticate i miei torti, io vi offro la mia mano, la metà del mio talamo e del mio trono, e tutto quanto il mio scettro in ricambio del vostro. Re Jarba, io sono a voi—consentite?

Tutti.Viva Jarba! viva Jarba!

Il possente imperator...Or che rasa si è la barbaÈ gentil come un amor!

Jarba.Mi spiace molto, reccina, ma questo matrimonio impossibile... ed io partir subito con mie soltati...

Did.(sorpresa). Impossibile!... Ho io ben inteso, re Moro?... Ma quale impedimento?...

Jarba.Impetimento... canonico... Io statte vostro cugino(toccandosi il collare che gli ha donato Enea)per questo collare...

Did.(ridendo). Via, buon re Moro! questo non è che un simbolo di parentela... E poi... non vi ha chi lo ignora—i matrimoni fra cugini sono tollerati dalla Chiesa...

Jarba(ridendo). Non statte soltanto cugina... statte anche cognata...

Did.(turbandosi)Non vi comprendo...

Jarba(sottovoce alla regina). Statoanche io in crotta... stato in crotta scura, dopo Enea... Aver capito? E mille crazie!

Did.(delirante). Ah!... Che!... Tu!... Lui!...(cade tramortita).

Jarba(ai soldati). Partitt! In marcia chi vuol!

(Jarba si allontana seguito dai soldati, dalle donne, ecc.—I Ministri seguono il corteggio del re Jarba. Il Questore e alcuni dignitari di corte si fanno intorno a Didone svenuta, e le porgono i soccorsi richiesti dal caso).

Giove e gli altri Numi(dall’alto di una nuvola).

Hai già toccata la quarantina,Pentiti, pentiti, vecchia regina...Coi militari non darti impaccio,Ai preti, ai frati gettati in braccio...

Did.(svegliandosi). Dove sono?.... Che è stato? Voi... Prefetto! Voi.... Questore! Lasciatemi! Ho bisogno di rimaner sola.(al Prefetto, consegnandogli alcuni biglietti da cento)Vi pregodi mandare questo mio piccolo tributo alla Società della Propaganda per l’obolo.(al Questore)Incaricatevi voi di far celebrare domani un uffizio funebre a suffragio dell’augusto defunto che divise per tanti anni il suo scettro con me. Ed ora, allontanatevi!...

(Tutti se ne vanno).

Didone.

Sono io ben sola?... Sì! che altro mi resta?Morir! L’ultima è questaGioia feral dai Numi inesoratiConcessa a noi.

(levando dalla borsa una scatoletta di fiammiferi)

Pegni di infausto amore,

Mostrüosi sterpi in cui si celaL’ignea favilla che di tanti incendiiFu prodiga alla terra, oh! siate voiDi mia morte ministri!...

Esci dal legno

Fiamma letal. «Ardi la reggia e siaIl cenere di lei la tomba mia.»

(Va strofinando gli zolfanelli, i qualiproducono un lieve schioppettio senza prender fuoco).

Oh, l’impostor!Oh, il traditor!Perfin coi fosforiMi corbellò...Pur, qui nell’animaM’arde un braciere,Che alcun pompiereSpegner non può.

(Una densa nube, in cui si avvoltolano Giove, Giunone, Venere ed altri Numi, discende sul palcoscenico, e sottrae Didone allo sguardo degli spettatori).

Giunone(a Giove). Non avrai tu pietà di questa infelice regina?...

Giove.Il suo fato è irrevocabile; ma ella vivrà immortale nella memoria dei posteri. Gli Italiani non sono ingrati, e laggiù, nel bel paesedove suonerà ilsì, i poeti e i maestri di musica eterneranno la fama di lei con splendidi versi e con divine armonie. Le catastrofi luttuose precedono mai sempre le grandi innovazioni; perchè sorga un nuovo impero è necessario che altri imperi volgano a rovina.

Giun.Non hai tu veduto, spingendo il tuo sguardo fulmineo dentro la nube del secolo avvenire, che in questa Italia da te vagheggiata e favorita con tanto accanimento, verrà un giorno a stabilirsi un nuovo culto, pel quale noi saremo detronizzati?

Giove.Tanto meglio! Io sono maledettamente annoiato di fare il Nume. Desidero che qualcun altro ci si provi, e sarò lietissimo il giorno in cui mi verrà dato di rientrare nella vita privata. Oh! voglio un po’ godermela, allora!... Ma prima che l’Italia possa davvero chiamarsi nazione, dovran correre dei secoli, e molti.Tienti ben a mente ciò che ti dico, vecchia mia: l’Italia non potrà chiamarsi nazione fino al giorno in cui saranno abbattuti gli idoli che i nostri successori avranno sostituiti al mio bel muso ed al tuo...

Giun.Non ho l’onore di comprenderti.

Giove.Tanto meglio. Accendiamo la pipa, vecchia mia—e tu, Veneruccia, tu, la sola Dea veramente immortale, fatti innanzi e divertimi con quattro passi dicancan.

Venere(slanciandosi verso il proscenio). Ai tuoi ordini, babbo.

(cominciano le danze)

Giove(a Giunone). Non serve fare il broncio, vecchia mia. Fra quattro o cinque secoli noi saremo spodestati; ma questa nostra figliuola non cesserà mai di aver un culto in ogni parte del mondo. Tutti i grandi sconvolgimenti politici e sociali ebbero, hanno, ed avranno sempre origine dalei. E il mondo babbèo non cesserà mai di inneggiare al trionfo dei grandi principii.

(Il cancan prosegue animatissimo e cala il sipario).

Fine.

UN UOMO COLLA CODACAPITOLO I.Due dita di coda.Il contino crollò leggermente la testa, e proseguì di tal guisa:—Non c’è che dire: Lodovico Albani è un perfetto gentiluomo. Peccato ch’egli abbia quel difettuccio! Ma poichè infino ad ora qui nella borgata nessuno se n’e accorto!...—Chè! il signor Lodovico Albani avrebbe dunque... com’ella dice, un difetto...?—Mi sono espresso con poca esattezza... Non si tratta in questo caso di un difetto... sibbene di un accessorio, di un ornamento, di un vezzo... che so io...?—Via! signor contino... Via..! parli liberamente... Ella sa bene che noi...!Il parroco e il coadiutore ingrossavano gli occhi e allungavano il collo come avrebbero fatto dinanzi ad un cappone arrostito con ripieno di salsiccia.È d’uopo sapere che don Cecilio Speranza e don Domenico Crescenzio, parroco l’uno, l’altro coadiutore nella borgata di L..., detestavano con fervore cattolico il cavaliere Lodovico Albani.Quali erano i torti del cavaliere Lodovico Albani rispetto ai due uomini di Dio?—Molti e gravi.Lodovico Albani era cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, e si era meritato il titolo onorifico coi suoitalenti, colle sue opere letterarie e scientifiche, con generosi sacrifizi di patriottismo.—I preti hanno poca simpatia pei cavalieri dei SS. Maurizio e Lazzaro, per gli uomini di spirito e pei patrioti.Dippiù, il signor Lodovico, venuto di recente ad abitare la borgata, si era introdotto nella casa di donna Fabia Santacroce, ed era riuscito ad istillare nella antica bigotta qualche idea libertina. A dispetto dei due reverendi, la marchesa aveva accordata al signor Lodovico la mano dell’unica sua figliuola. Già s’erano fatte due pubblicazioni; il fidanzato era ito a Milano per comperare i regali da nozze—al di lui ritorno la cerimonia dovea compiersi senza indugio.Tutte le pratiche del parroco e del coadiutore per impedire questo pericoloso connubio, erano riuscite vane.Lodovico Albani, colla sua condottaincensurabile, avea completamente trionfato delle cabale e dei raggiri... In paese egli era citato a modello di onestà. Generoso coi poveri, affabile, modesto, anche in casa della marchesa, egli sapeva uniformarsi alle pratiche devote, alle abitudini alquanto rigide della vecchia bigotta, adoperandosi però lentamente a combatterne i pregiudizi. Dietro consiglio del futuro genero, la marchesa aveva già introdotte nella famiglia non poche riforme. I due reverendi non eran più invitati a prendere la cioccolata ogni mattina... I pranzi divenivano meno frequenti... Don Cecilio e don Domenico in casa della marchesa perdevano ogni giorno qualche residuo del loro potere temporale.Guardati, o lettore dall’odio di un prete: dall’odio di due preti non può guardarti che Dio!Dopo tali premesse, è facile comprenderecon quale ansia, con quale impazienza febbrile, il parroco ed il coadiutore attendessero le rivelazioni del contino Tiburzio.Ma, chi è il contino Tiburzio?In poche parole ve lo presento.Il contino Tiburzio è un nobile della massa, mediocremente brutto, mediocremente ignorante, mediocremente maligno. Un bel giorno, credendo amare la marchesina Virginia egli la chiese in moglie a donna Fabia, ma in grazia del signor Lodovico, egli ebbe una chiara e formale ripulsa.La marchesina, consultata del suo voto, avea recisamente respinto il pretendente, colla sentenza inappellabile:è troppo brutto.Il contino Tiburzio si sentì trafitto nel profondo del cuore... e giurò vendicarsi.Bisognava perseguitare il rivale... combatterlo... schiacciarlo... perderlo nella opinione del mondo.Pensa, medita, studia. Che si fa? L’arte cattolica dei due reverendi aveva abortito... Che poteva ripromettersi un uomo del secolo?Ma l’amore è più scaltro, più maligno dell’odio. Questa volta la fantasia del contino ebbe un lampo di ispirazione. Scoperta la brecccia e concepito il piano di attacco, egli scelse i due preti per alleati.Io credo che il lettore non abbia d’uopo d’altre spiegazioni... Ripigliamo il dialogo interrotto.—Dunque, signor contino; questo difetto?...—Per carità, don Domenico, non mi fate parlare...! Temo aver già detto di troppo... Non dimentichiamo che Lodovico è alla vigilia delle nozze... Poichè finora il difetto è rimasto occulto... lasciamo correre l’acqua pel suo letto... I maligni credono che io mi abbia in uggia quel bravo giovine, perchè madamigella Virginia ebbe ilcapriccio di accordargli una preferenza che io non ho mai vivamente ambita... nè sollecitata... Egli mi ha salvato da un abisso, ed io gliene son grato di cuore. Che altro infatti è il matrimonio se non un abisso coperto di fiori, ove l’uomo precipita inavvedutamente... e per sempre?—Signor contino... Ella sa con chi ha da fare... Noi siamo avvezzi a serbare il segreto in casi ben più gravi che non quello di cui ora si tratti... Questo difetto del signor cavaliere Lodovico non sarà di tal natura da portargli pregiudizio, ove fosse divulgato. A quanto pare, si tratta di una imperfezione fisica, poco rilevante...—Ah! gli abiti ne celano molte delle magagne!... Se le fanciulle, prima di scegliersi un marito, potessero penetrare collo sguardo il fitto velame degli abiti, sono d’avviso che più tardi non avrebbero luogo tante delusioni, tanti scandali coniugali e tanteseparazioni. C’è a scommettere, signor don Domenico, che se alcuno susurrasse all’orecchio della marchesina il segreto che io solo conosco, queste nozze andrebbero in fumo, e il mio povero amico dovrebbe allontanarsi da L... come ebbe, anni sono, ad andarsene da Pavia.—Il caso è molto più grave che io non avrei immaginato, disse don Domenico, torcendo le pupille al firmamento.—Gli è un caso di coscienza! soggiunge gravemente don Cecilio Speranza. La perdoni s’io mi permetto di farle un po’ di morale, signor contino; ma io credo che nella sua qualità di uomo d’onore, nella sua qualità di amico della marchesa, ella sia in obbligo di prevenire lo scandalo, di salvare una povera innocente creatura dall’abisso in cui sta per cadere, di impedire una unione fatale...—Vi confesso che qualche volta miè passato per la mente un tal scrupolo... disse il contino Tiburzio, coll’accento della più viva compunzione... Povera marchesina! Sì ingenua! Sì bella..! Sì buona! Vi giuro che ne sento pietà.—Signor conte!.. disse don Domenico, levandosi in piedi...—Don Tiburzio! soggiunse don Cecilio, andando a chiudere la porta...—Bisogna salvare quella brava fanciulla.—Ella lo deve.—Ella non può esimersi...—La chiesa parla chiaro:Chi sapesse esservi fra’ contraenti, impedimenti, ecc., ecc., è tenuto a notificarlo a noi... quanto prima...—In caso diverso, incorrerebbe la pena della scomunica.—Si affidi a noi, signor conte...—Ci lasci fare...Il contino esitava:—Se, come dicon loro, signori reverendi,io sono tenuto per dovere di coscienza...—E per dovere di religione...—E per ingiunzione dei sacri canoni...I due preti si fecero a brontolare vari testi latini. Ad ogni parola, ad ogni frase, don Tiburzio inarcava le ciglia, ed annuiva col capo simulando la maggior compunzione.Le argomentazioni e le citazioni sacre e profane dei due reverendi erano troppo incalzanti... E il contino Tiburzio si lasciò strappare dalle labbra il terribile segreto...—Ebbene! la responsabilità della mia indiscrezione ricada su loro, sclamò il contino, atteggiandosi da vittima... Il nostro ottimo amico cavaliere Lodovico Albani, ha... nel... fondo... della schiena...—Nel fondo della schiena? ripetono i due preti spalancando le bocche...—Nel fondo della schiena il nostro amico ha una escrescenza anormale...—Una escrescenza anormale!... ripete don Cecilio, enfiando le gote...—Un’appendice osseo–muscolosa, ricoperta di pelo e lunga circa due dita...—Una coda!!! sclamano ad una voce i due reverendi, rizzandosi sulla punta dei piedi...—Voi l’avete detto! conclude il contino ripiegando la testa all’indietro. Il cavaliere Lodovico Albani... il fidanzato della marchesina Virginia Santacroce... ha una coda lunga circa due dita!CAPITOLO II.La coda si prolunga.Sono le dieci del mattino.La marchesa donna Fabia Santacroce è seduta nella gran sala di ricevimento.—C’è là fuori una visita, dice Clementina, posando sulla tavola una guantiera d’argento...—Una visita a quest’ora?—È don Cecilio Speranza.—Un’altra chicchera di cioccolatta... e il reverendo venga introdotto!... Questi reverendi sanno cogliereil momento! Essi non possono rinunziare alle buone abitudini!Il reverendo parroco di L..., appena entrato nella sala, fece un profondo inchino, e baciando la mano alla marchesa, lanciò una occhiata furtiva al cioccolatte.—Qual buon vento, signor don Cecilio?... Presto, Clementina! Una chicchera per il nostro degno curato!... Spero che la reverenza vostra vorrà accettare....—Tutto che viene dalla gentilissima... ed onorandissima signora marchesa...—Sempre disposta... ai vostri servigi...—Obbligatissimo alle vostre grazie, colendissima signora marchesa...Don Cecilio Speranza avea già fatto mezza dozzina di profondissimi inchini. Appena la fanticella rientrò nella sala per versargli la cioccolata, il reverendo si assise, tolse dallaguantiera un biscottino, e immergendolo devotamente nella bevanda profumata, prese a parlare di tal guisa:—Non è il caso, o il solo piacere di farvi una visita, che oggi mi ha condotto da voi, colendissima signora marchesa... Io debbo parlarvi di un’ affare assai grave, debbo svelarvi un segreto, dal quale dipende il decoro della vostra casa, l’avvenire della vostra famiglia, l’onore, la pace, la tranquillità della vostra amabilissima figliuola in questo mondo, e la sua salute eterna nell’altro... Siete voi ben sicura che nessuno possa spiare le nostre parole?..La marchesa suonò il campanello.Clementina ricomparve.—Bada che nessuno deve entrare in questa sala, nè tampoco avvicinarsi alle porte, disse la marchesa alla cameriera in tono solenne. Io debbo conferire col signor don Cecilio di affari molto importanti...La cameriera fece un inchino, girò intorno uno sguardo scrutatore, uscì dalla sala, fece traballare l’anticamera con quattro salti rumorosi, poi leggiera, leggiera, sulla punta de’ piedi, tornò presso la porta, e pose l’orecchio al buco della serratura.Don Cecilio Speranza, con voce pecorina riprese a parlare:—Voi non ignorate, signora marchesa, quanto amore io porti alla vostra nobile e generosa famiglia, quanto mi stia a cuore il vostro decoro, e qual sentimento di predilezione paterna mi leghi a quella cara e buona fanciulla che è la marchesina Virginia. Io l’ho battezzata, io l’ho iniziata alla prima comunione, l’ho diretta fino dai primi anni co’ miei consigli, colle mie esortazioni, sia in casa, sia nel sacro tribunale di penitenza... La vostra Virginia mi ha sempre ascoltato... mi ha sempre obbedito... Grazie agli aiuti della divina provvidenza,ella è cresciuta nel santo timor di Dio... In una parola, ella è degna figlia di una madre, che noi abbiamo sempre citata come modello di tutte le virtù.La marchesa crollò leggermente la testa, facendo un sorrisetto di compiacenza.—Era a desiderarsi, che a complemento di tante belle doti, quella santa fanciulla prediletta da Dio vivesse mai sempre fra le dolcezze della verginale innocenza... Ma questa vocazione delle anime elette non è oggidì molto comune alle fanciulle... All’età di sedici anni quasi tutte propendono verso il sesso più forte... La vostra buona ed amabile Virginia in ciò seguì l’esempio delle altre...—E di sua madre, interruppe la marchesa sorridendo.—Il che prova, soggiunse don Cecilio inchinandosi, che anche nello stato coniugale si può vivere santamente...purchè la donna sia tanto avventurata da trovare un degno marito...—Io vedo a che tendono questi vostri preliminari, disse la marchesa con qualche impazienza... Trovereste forse a che dire sulla scelta da noi approvata? Avreste mai qualche dubbio sul carattere e sulla onestà del signor cavaliere Lodovico, il fidanzato di nostra figlia?...—Iddio mi guardi dal nutrire il menono sospetto sulle doti morali di quell’ottimo giovine! rispose don Cecilio premendo la mano al petto; ed è appunto perchè io l’amo assai, e lo stimo, e vorrei dissipare ogni ombra di dubbio...—Vedete dunque ch’io ho colto nel segno, disse la marchesa alquanto turbata. Qualcuno ha cercato insinuare nel vostro animo...—Non nego... Il caso ha voluto che giungessero al mio orecchio certe voci...—Ebbene, che hanno trovato a dire i maligni sul conto di questo amabile cavaliere? chiese la marchesa con vivacità. Badate, don Cecilio, che io sono una ammiratrice entusiasta del signor Lodovico. Se alcuno osasse dubitare della sua onoratezza...—E chi mai l’oserebbe, signora marchesa? Io vi assicuro che, quanto al morale, io vi starei garante pel vostro futuro genero. Ma vi hanno, o signora marchesa (e don Cecilio immerse un altro biscottino nella cioccolatta), vi hanno certi difetti organici.. leggeri... di nessun conto, che facilmente si possono dissimulare...—Oh! sta a vedere che qualcuno è venuto a dirvi che il signor Lodovico Albani ha il gozzo o la gobba?... Egli! il più avvenente, il più perfetto gentiluomo, che abbia mai posto piede nelle mie sale!—Di tale avviso pochi mesi or sono erano tutti gii abitanti di Pavia, dovequell’eccellente amico era stato inviato dal Governo come segretario di Intendenza. Colà pure il signor Lodovico in breve tempo era divenuto l’idolo delle società eleganti e sopratutto delle donne...—Lo sappiamo...—Colà pure... egli aveva amato una giovinetta di casato nobile e ricco, alla quale stava per unirsi in matrimonio...—Lo sappiamo...—Ebbene, lo credereste, signora marchesa? Quando si venne a sapere che il signor Lodovico Albani aveva una certa imperfezione fisica... un certo prolungamento...—Un prolungamento! ripetè la marchesa credendo comprendere. Ma siete voi certo, che il signor Lodovico Albani abbia un prolungamento?—Perdonate, signora marchesa, se io debbo scendere a certi particolari che per avventura devono offendere ilvostro orecchio delicato. La coscienza e il dovere soltanto mi spingono a parlare... Quanto vi narro mi fu riferito da persone degne di fede... da uomini onesti e prudenti... Il signor Lodovico Albani, come poco dianzi io vi diceva, avrebbe dunque un muscolo superfluo...—Che orrore! Ma chi dunque ha potuto sapere?...—Relata refero... Non appena in Pavia si ebbe sentore che il signor Lodovico era in trattative di matrimonio colla figlia di un ricco negoziante di formaggi, una rivale gelosa, la quale probabilmente era stata in intimi rapporti col nostro gentiluomo, divulgò il fatale segreto... In meno di una giornata tutta la città seppe che il segretario del regio Intendente... aveva la coda!—La coda!!!—Sì, una coda lunga quattro dita; disse il reverendo; facendo il segno della croce.—Quattro dita di coda! ripetè la marchesa giungendo le mani.La cameriera, che stava alla porta origliando, si alzò lestamente, scese le scale, venne in cucina, adunò il cuoco, i camerieri ed i guatteri... e fattasi in mezzo al circolo:—Sapete che c’ è di nuovo?...—Che c’è, Clementina?...—Lo sposo della signora Virginia...—Il signor Lodovico Albani!...—Il signor Lodovico... Albani... Ma, silenzio... che nessuno lo sappia, per carità!... Io l’ho udito poco dianzi per caso da don Cecilio Speranza...—Ebbene!—Il signor Lodovico... Albani... ha la coda...—La coda!!! gridarono il cuoco, i camerieri ed i guatteri...—L’ha detto don Cecilio Speranza alla marchesa: Il signor Lodovico Albani, lo sposo di madamigella Virnia... ha una coda lunga un braccio!CAPITOLO III.Due braccia di coda.La marchesa donna Fabia e il molto reverendo parroco don Cecilio Speranza si intrattennero un buon paio d’ore a discutere sulle code in generale, e in particolare sulla coda del cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.Esaurita la questione, la marchesa fece un solenne giuramento che essa non avrebbe consentito mai che un animale codato sposasse l’unica sua figliuola. Potete imaginare come il reverendoparroco si partisse edificato dalla sala della marchesa.—Ma come trovare un pretesto per sciogliere questo matrimonio?... Come avrò io il coraggio di dire al signor Lodovico Albani: voi non potete divenire mio genero, voi non potete sposare la mia bella Virginia... perchè in fondo della schiena...? Quale orrore!!! E come si fa a persuadere Virginia? Che dirle?... Ella ama tanto il suo Lodovico! Ella è sì contenta di queste nozze!...Mentre donna Fabia passeggia per la sala in preda alla più viva agitazione, Clementina viene ad annunziarle due visite.Sono due amiche del cuore, donna Letizia Novena, ed una vedova bigotta di circa sessant’anni, la contessa Marta Passeroni, donna attempata e carnosa, ma fresca, gioviale, burlona, che non ha rinunziato alle galanti avventure.Le due visitatrici non hanno che ascambiare colla marchesa i primi complimenti, per accorgersi ch’ella è preoccupata da un grave turbamento.—Che hai tu, mia buona amica? Che vuol dire quell’insolito pallore?...Donna Fabia risponde con un sospiro.—Quali novità?... Non tenerci in pena più a lungo; dice la contessa. Saresti forse ammalata?—No!... grazie al cielo... io sto bene di salute...—Forse la tua cara Virginia...—Povera Virginia! sospira la marchesa, crollando la testa coll’espressione del più vivo dolore.—Malata?...—Peggio!—Qualche ostacolo... qualche impedimento alle nozze?...—Hai proprio indovinato, mia buona amica. Queste nozze sono divenute impossibili!...Donna Letizia Novena torce gli occhiverso la soffitta, mormorando una giaculatoria in latino.—L’ho sempre detto io, prorompe la contessa; l’ho sempre detto che quando nel mondo si incontrano due esseri come il cavaliere Albani e la tua Virginia, fatti l’uno per l’altra, creati per intendersi, per amarsi, per adorarsi, per esser felici... sul più bello il diavolo ci mette la coda!...—Pur troppo, mia buona amica!... Il diavolo questa volta ci ha messo proprio la coda... ma una coda vera... reale... una coda mostruosa... spaventevole!E qui donna Fabia si fa a ripetere parola per parola quanto le venne rivelato dal reverendo parroco, non mancando, per amore dell’effetto, di allungare altre due dita alla coda dell’infelice fidanzato.Chi potrebbe indovinare quali diaboliche fantasie si destassero nella mente di donna Letizia Novena in udirproferire la parola: coda! Ella fu sul punto di svenire...—Oh! ma s’ha da sentirne ancora! sclama la vecchia bigotta coprendosi il volto colle palme. I preti hanno ragione di predire che il finimondo è vicino! Un uomo colla coda dev’essere indubitatamente l’ anticristo.—Io non credo alle baje del finimondo e dell’anticristo, soggiunse la contessa, ma credo che un uomo colla coda non abbia diritto di chiamarsi uomo...—E voi comprenderete, mie buone amiche, prosegue la marchesa coll’accento della disperazione, che io non potrò mai permettere a mia figlia... di avere commercio con un animale privilegiato di un organo, che suol essere il distintivo dei bruti...—Capperi! hai ragione! La povera Virginia morrebbe di spavento!...E le tre donne stettero parecchi minuti a guardarsi l’una l’altra in silenzio...La mente umana, e più spesso la mente femminina, si lascia talmente soverchiare dalle inattese impressioni, che in luogo di esaminare i fatti ed i principii, trascorre immediatamente alle conseguenze, balzando così dall’abisso all’abisso. La contessa Passeroni, dopo breve silenzio, riportò la questione sul vero terreno.—È egli possibile che un uomo abbia la coda? E quando ciò fosse possibile, avete voi qualche prova che il signor Lodovico Albani goda veramente di questo privilegio?Donna Letizia Novena avrebbe creduto peccare investigando tali misteri. Ella si tacque, e cercò distrarre il pensiero dallo scandaloso argomento, meditando una parabola del vangelo.La marchesa cominciò a riflettere seriamente...—Mia buona amica, prese a dire donna Marta... A me pare che prima di rompere le trattative di matrimonio,innanzi di contristare la buona Virginia e di suscitare uno scandalo in paese, convenga accertarsi del fatto, e averne qualche prova. Forse don Cecilio Speranza fu tratto in inganno da qualche malevolo... Questa coda nessuno l’ha veduta... nessuno l’ha toccata... Hai detto che il signor Lodovico Albani ha dovuto fuggire da Pavia in grazia della coda... Ebbene! si scriva per telegrafo a Pavia! Io conosco il signor Frigerio, socio del club repubblicano, un novelliere, un chiaccherone che non ha il suo pari... Egli potrà informarci d’ ogni cosa... Fra pochi minuti avremo una risposta... Se coda esiste, a monte il matrimonio!—Questa è proprio una buona ispirazione, dice la marchesa.—Presto!... Si spedisca il dispaccio... Il cavaliere Albani deve tornare domattina... Prima ch’egli rimetta il piede nella mia casa, avremo nelle mani le prove di fatto...La marchesa suonò il campanello, ed ordinò a Clementina di chiamare il maggiordomo.Questi, che già sapeva l’istoria della coda, entrò nella sala con quell’aria di falsa compunzione, che i domestici sanno fingere tanto bene quando ai padroni tocca una sciagura.—Canella: va all’ufficio del telegrafo, disse la marchesa, e spedisci questo dispaccio... Trattasi d’ uno scherzo, d’ una burla che si vuoi fare al signor Albani... Sopratutto il massimo silenzio...Il maggiordomo, appena uscito dalla sala, si arrestò nella camera per leggere lo scritto.—Dunque Clementina non si è ingannata... Dunque c’è proprio di mezzo una coda! il dispaccio parla chiaro:Signor Frigerio—Persone interessate chiedono se cavaliere Lodovico Albani abbia sei dita coda. Risposta subito.ContessaMarta Passeroni.E il maggiordomo corse all’ufficio del telegrafo come avesse le ali...La risposta si fece attendere tre quarti d’ora... Donna Letizia Novena, malgrado i suoi scrupoli, malgrado il profondo orrore ch’ella avea manifestato per lo scandaloso avvenimento, offrendo al signore un sacrificio di insolita pazienza, rimase immobile sul suo seggiolone...La marchesa guardava ad ogni tratto il pendolo dorato che stava sul camino... Contava i minuti... imprecava alle lentezze del telegrafo.La Passeroni, meditando in segreto sulla natura del nuovo fenomeno, avea concepito una specie di simpatia per la coda del signor Albani. Ella avrebbe speso mille franchi per vedere co’ propri occhi qual sia l’effetto d’una coda applicata ad un essere ragionevole...Finalmente i tre quarti d’ora trascorsero... Il maggiordomo rientrò nella sala col dispaccio suggellato...Donna Fabia lo aperse tremando...Attratte al medesimo centro per impulso di curiosità magnetica, le teste delle tre donne si urtarono...Lorenzo Frigerio, il fiero repubblicano di Pavia, interpretando a suo modo il dispaccio della contessa, avea succintamente risposto:Albani Lodovico due braccia coda —perciò segretario Intendenza, presto deputato.—Due braccia di coda! sclamò il maggiordomo.La marchesa balzando impetuosamente dal seggiolone, sfogò i primi impeti della sua collera contro il curioso subalterno, apostrofandolo delle più violenti invettive.—Povera marchesa! esclamò donna Marta, giungendo le mani.—Oramai non vi è più dubbio... Conviene rassegnarsi, ed agire...Donna Letizia Novena uscì dalla sala inorridita.—Due braccia di coda!!! Ma costui non può essere che il diavolo!CAPITOLO IV.L’arrivo di una coda.I mercanti chiudono le botteghe, gli impiegati desertano dagli uffizi, gli operai cessano dal lavoro.Già da un’ora la piazza è gremita di curiosi...Suona il mezzogiorno... Fra pochi minuti la vettura del Ciccino deve tornare da Milano; con quella vettura giungerà il cavaliere Lodovico Albani e la sua... coda.—È dunque vero? chiede il calzolaio al suo compare falegname.—Caspita, se è vero!... Il matrimonio è andato in fumo, e la marchesa ha dato ordine al portinaio che il signor Lodovico non debba metter piede in palazzo.—Ma questa coda, chi l’ha veduta? chi l’ha toccata? domanda la moglie del parrucchiere.—C’è chi l’ha veduta, c’è chi l’ha toccata, c’è chi l’ha misurata, risponde una vecchia. E una coda lunga tre braccia... Bisogna giuocare il tre di primo estratto... ovvero il settantaquattro (coda) e il ventisette (età del signor Lodovico).Il medico del paese passeggia gravemente tra la folla in compagnia del sindaco, arrestandosi di tratto in tratto per rispondere alle interpellanze.—Che ne dice lei di questa coda, signor dottore? S’è mai dato un fenomeno più strano, più sorprendente?—Io non trovo nulla di strano, nulla di sorprendente a che un uomo abbia la coda. La natura è varia ed infinita nelle sue produzioni. Chi conosce le cause, non può meravigliarsi degli effetti. Io respingo l’opinione di quei dotti naturalisti, i quali pretenderebbero che l’uomoab originefosse animale codato, e che, degenerando le razze, egli abbia insensibilmente perduto questo accessorio parassita. Ma come in cielo fra milioni e milioni di astri scodati, vediamo a certe epoche apparire delle comete con una coda incommensurabile, così non trovo ragione a sorprendermi che il signor Lodovico Albani riproduca nella specie umana questo grande fenomeno, che più volte vedemmo ripetersi nelle regioni celesti.Mentre il vecchio Galeno della borgata spaccia, a chi degnasi interrogarlo, siffatte teorie, e spiega le misteriose influenze degliappetitiovogliefemminine, le cause degli aborti e delle mostruosità; il contino Tiburzio trapassa rapidamente dall’uno all’altro gruppo, tutto lieto del proprio trionfo. Per istornare ogni sospetto, egli interroga, sorride, crolla la testa, da la baia a questi e a quello, perfino a donna Marta Passeroni, che in tutta confidenza gli ha mostrato il dispaccio del signor Frigerio.Don Cecilio Speranza e Don Domenico Crescenzi hanno anch’essi le loro buone ragioni per mostrarsi increduli. Il secondo è venuto sulla piazza, ma si tiene in disparte, evitando d’immischiarsi alle conversazioni. Il parroco è trattenuto in chiesa da donna Letizia Novena, la quale ha voluto consultare il suo direttore spirituale per un brutto sogno che ha fatto la notte a proposito della coda.Ma un grido sorge dalla massa... poi silenzio solenne... Tutti gli occhi si convertono verso il fondo della contrada,ove la vettura del Ciccino entra rumorosamente. Perchè mai questa folla? chiede a sè stesso Lodovico Albani, mettendo il capo agli sportelli della carrozza.—Questa buona gente vuoi forse darmi una prova di simpatia... Eh! non vi è dubbio!... Si grida: viva lo sposo!... Grazie... bravi e buoni popolani... Io non credeva meritare sì cortese dimostrazione...La vettura entra nell’albergo del Pavone... Tutti i viaggiatori discendono... Lodovico Albani, leggiero come un daino, balza di serpa in un salto...Sbalordito dalla stanchezza, dal sonno, dall’appetito, il giovine fidanzato non si accorge della ironica espressione dei volti.Egli non può udire gli epigrammi sommessi dei circostanti... Se qualche strana parola gli ferisce l’orecchio, è ben lungi dall’immaginare che a lui sia diretta.Nello scendere dalla vettura, lamente del giovane sposo fu però contristata da una grave sorpresa. Perchè mai donna Fabia non è venuta ad incontrarlo? Dov’è l’amabile Virginia? Ella sapeva del mio ritorno. Come avviene che ella non si trovi qui a farmi festa, mentre tutto il paese si è mosso? Ma ecco l’amico Tiburzio... Egli forse potrà darmi novelle... Ben trovato, mio caro contino...—Ben trovato, cavaliere!I due titolati si danno di braccio, e insieme attraversano la folla, mentre da ogni parte crescono le risate e i motteggi.—Vedete come egli cammina! dice il calzolajo... Eh! non deve essere molto comodo il portarsi attorno tre braccia di quella mercanzia!—Ei deve trovarsi meglio di presente che non poco dianzi nella vettura...! dice un altro.—Io non so comprendere—osserva il barbiere—io non so comprenderedov’egli possa collocare tutta quella roba... Probabilmente è una coda a criniera come l’hanno i cavalli.—Scommetto che ei la striglia ogni mattina e la riduce a gomitolo...—Eh! non v’ha dubbio, dice il sartore. Se ben gli guardate, vedrete, che il paletot gli fa una piega molto pronunziata presso la spaccatura.—Povero Lodovico! sospira la Passeroni. Quel giovine ora mi interessa più che mai... Sì elegante! sì bello!... Io poi... non avrei tanta paura di una coda... io!Lodovico saluta colla mano e col sorriso quanti gli occorrono per via, ma egli è troppo interessato a chiedere notizie della sua Virginia, per comprendere il senso di quelle strane conversazioni.—Tu dunque non sei più tornato in casa della marchesa? chiede Lodovico al contino.—Durante la tua assenza, ho creduto mio dovere l’astenermi...—– Ma in paese non sarebbe corsa qualche sinistra notizia?—No... ch’io mi sappia... Ma ieri e ier l’altro io sono stato a cacciare nelle paludi di Ticino in compagnia di alcuni amici... A dir vero, anch’io mi sono meravigliato di non vedere la tua Virginia presso la vettura...Usciti dalla folla, al primo svolto di contrada, il conte trovò un pretesto per allontanarsi da Lodovico. Questi raddoppiò il passo, e pieno il cuore di tristi presentimenti, si diresse alla propria abitazione.Sulla porta stava ad attenderlo una donna, Clementina, la cameriera di donna Fabia, la confidente di Virginia, altre volte messaggiera d’amore, ed ora di sventura.Il volto di Clementina annunziava disastri.—Mio Dio!... che sarà mai?—Entriamo! che niuno ci vegga parlare insieme, disse la fida ancella.—Io sarei perduta.—Vieni nella mia camera, Clementina...—Non posso... Non ho tempo... Povera signora Virginia!—Che è dunque avvenuto?...—È avvenuto, signore... che qualche birbone... qualche vostro nemico ha scoperto ogni cosa... Voi mi intendete... signor Lodovico!... La marchesa sa tutto! La signora Virginia sa tutto! Il signor curato sa tutto! In tutto il paese non si parla che di questo brutto affare...—Ma... spiegati, mio Dio!... Cosa si è saputo?...—Eh! via! non stiamo a fare delle scene... Io non ho tempo da perdere... La mia povera padroncina è là che piange, che si dispera, che si strappa i capelli...—Oh! presto! corriamo da lei...!esclama Lodovico, muovendo per uscire.—Ci mancherebbe altro, signor cavaliere, per accrescere lo scandalo!... Io sono espressamente qui per avvertirvi di non provocare altri guai... Il portinaio ha avuto ordine di non lasciarvi più entrare in casa della marchesa... Se voi vi presentaste, nascerebbe una scena... e al punto in cui siamo bisogna evitare nuove pubblicità!...—Ma vorrai tu spiegarmi una volta, che vogliano dire tutte queste novità, tutti questi misteri?...—Voi lo saprete questa notte... signor Lodovico. Virginia avrà forse il coraggio di parlare... Io non ho potuto resistere alle lagrime, alla disperazione di quella poverina. Ella dice che non è possibile... Ella sostiene che qualche vostro, o suo nemico vi ha calunniato... per mandar a monte il matrimonio...—– Ah! trattasi dunque di una calunnia! sclama Lodovico... Ma che possono aver detto sul mio conto di tanto grave, che la marchesa mi chiuda l’accesso alla sua casa e mi tolga il mezzo di giustificarmi? In questo paese io non ho nemici... Io non ho mai fatto male ad alcuno...—Eh!... lo sappiamo che finora non avete fatto male ad alcuno... Ma potreste farne... e molto... del male... alla signora Virginia!... signor Lodovico... Le ho detto che non ho tempo da perdere... Dunque, sbrighiamoci... Punto primo: non uscire di casa durante la giornata, e sopratutto guardarsi bene dal metter piede nel palazzo della signora marchesa. Punto secondo: questa notte, alle ore undici precise, trovarvi presso la porticiuola del giardino che mette al sagrato... Virginia verrà ad aprirvi... Io sorveglierò perchè nessuno interrompa il vostro colloquio... Voi vedete ch’io rischio di compromettermiper voi... Non domando altro compenso che un po’ di sincerità da parte vostra... Guardatevi dall’ ingannarla, quella povera figliuola!... Franchezza! Schiettezza!...Coraggio!... Se non l’avete, tanto meglio... se l’avete, tanto vale una confessione sincera... Badate di non alterare la misura; poichè, braccio più, braccio meno, il matrimonio non avrebbe effetto...Quella inesplicabile conclusione pose il colmo allo stupore di Lodovico...Clementina non attese risposta, e disparve.CAPITOLO V.Non v’è più dubbio.Virginia Santacroce, la fidanzata di Lodovico Albani, ha di poco oltrepassato il terzo lustro, ed è bella come un angioletto.Non è sorprendente—a sedici anni poche ragazze son brutte. Ciò che forse recherà meraviglia è il sapere che Virginia Santacroce ha oltrepassato il terzo lustro nella ignoranza completa di certi misteri naturali, che oggidì la più parte delle fanciulle all’età di dodici anni hanno già indovinato per istinto.È ben vero che Virginia non fu educata in collegio; che nei primi anni ella non venne affidata alla tutela di una badessa pinzocchera; che vivendo in una borgata, ove per caso non erano altre fanciulle di nobile casato, potè scansare le pericolose amicizie e la comunanza non meno pericolosa de’ primi sollazzi infantili.Non di meno il fatto è meraviglioso, tanto più che alla tavola della marchesa pranzavano sovente il reverendo parroco don Cecilio Speranza e il di lui degno coadiutore don Domenico Crescenzi, morigerati entrambi e prudentissimi a tutte l’ore del giorno, fuor che nell’ora della digestione.La semplicità, l’innocenza della giovinetta avevano più che la bellezza affascinato il cavaliere Albani. Nè più intimi colloqui colla fanciulla, Lodovico non si era permesso mai una di quelle parole, uno di quei motti ambigui, di che sembrano compiacersi igiovani fidanzati alla vigiglia delle nozze. Quand’anche gli fosse sfuggita inavvedutamente una allusione meno sentimentale, Virginia non l’avrebbe compresa.Senza tali premesse, il lettore si troverebbe molto imbarazzato a indovinare per quale accidente il notturno colloquio di Virginia e Lodovico riuscisse fatale ad entrambi.Oh! perchè non ci è dato assistere a quella scena di sublime tenerezza, a quell’ingenuo abbandono di due anime santamente innamorate! Perchè non ci è dato riprodurre il dialogo vivo, animato, interrotto da lagrime, da sorrisi e baci più eloquenti d’ ogni parola?Ma i due amanti erano celati dietro un cespuglio, e parlavano a voce sì bassa, che la fedele Clementina, stando di sentinella a poca distanza, non riusciva a comprendere un motto.Il colloquio dei due amanti durò trequarti d’ ora... E verosimile che l’ingenua e timida fanciulla provasse una istintiva ripugnanza a profferire la parola in cui si racchiudeva la spiegazione del grande mistero...La situazione era molto difficile... Una marchesa di sedici anni, una creatura poetica, innamorata, inebbriata di sublimi e caste illusioni, dover chiedere all’amante, all’essere adorato: è vero o non è vero che tu abbia la coda?!Io mi appello a voi, o giovinette dall’anima pura ed ingenua—ditemi —non vi trovereste molto imbarazzate nel formulare una domanda di tal genere?...La sventurata Virginia, dopo aver lottato per tre quarti d’ora contro sè stessa, finalmente ebbe il fatale coraggio...Immaginate la sorpresa, lo stupore di Lodovico.—Ella osa... chiedermi... se io abbia la coda?...Tutta la poesia, tutte le illusioni, che da parecchi mesi alimentavano nel giovane la fiamma dell’amore, svanirono al suono di quella orribile parola.Poco dianzi mi sono appellato alle fanciulle dall’anima pura ed ingenua;—ora mi appello a voi, o giovani dall’anima ardente.—Che avreste fatto, come avreste agito nel caso di Lodovico?Una tale domanda mi dispensa da ogni spiegazione. Come si comportasse il giovine fidanzato, nessuno potè mai indovinarlo. Fatto è che Virginia, balzando poco dopo dal frondoso ricovero, qual se avesse toccata una serpe, gettossi fra le braccia di Clementina mandando un grido di dolore, mentre Lodovico si involava per la porticella segreta.Il grido di Virginia fu udito.La marchesa donna Fabia, che stava in quel punto alla finestra cogli occhifissi alla luna e la mente assorta nella coda, si riscosse, abbassò lo sguardo, e vide fra i platani del giardino correre una figura bianca... Il cuore materno indovinò che quella bianca figura non poteva essere che Virginia.Sciagurata ragazza...! Ella avrà voluto abboccarsi col signor Lodovico... sapere da lui se... Ma quale imprudenza!... Quel grido mi ha commosso le viscere... Oh! bisogna ch’io sappia sul momento...E la marchesa uscì da’ suoi appartamenti per correre alla stanza di Virginia...La povera fanciulla si era gettata sul letto come persona affranta... E nondimeno, vedendo entrare la madre, ella ebbe la forza di levarsi, di correrle incontro e di gettarsele ai piedi per disarmarne la collera...—Oh! che hai tu fatto... figliuola mia?... A quest’ora!... in giardino!... con un uomo... che forse non è uomo...!—Per pietà... non rimproverarmi, non affliggermi d’avvantaggio, mia buona madre!... Confesso che io mi ebbi torto... e te ne chieggo perdono. Quando tu lo dicevi... avrei dovuto credere... senza bisogno di altre conferme... Mi era venuto un dubbio... Mi pareva tanto inverosimile che il mio Lodovico...—Ed ora?...—Ora non v’è più dubbio!—Dunque egli stesso ha confermato?...—Ma se ti dico, mamma... che non v’è più dubbio!E all’indomani, per mezzo della solita messaggiera, Virginia inviò a Lodovico una lettera di formale congedo. Quella lettera non ammetteva repliche.Due giorni dopo, il cavaliere Lodovico Albani lasciava la borgata di L.CAPITOLO VI.La calunnia.Scorsa una settimana, in sul sagrato della chiesa, il contino Tiburzio, incontrando il molto reverendo sacerdote don Cecilio Speranza, ebbe con lui il seguente dialogo:—Sapete voi, don Cecilio, che è proprio un caso da rimanerne trasecolati?—Io non ho la fortuna di comprendervi, signor conte!...—Voglio alludere alla storia del povero Lodovico... all’affare della coda...—Ebbene? vi par strano che la signora Virginia abbia ricusato di di sposare un mostro, un animale di genere neutro... un essere intermedio fra l’ uomo e la bestia?—Non è il rifiuto di Virginia che mi sorprende, colendissimo e reverendissimo signor curato... Ciò che mi reca meraviglia è il sapere che Lodovico abbia realmente una coda...—Che? non eravate voi sicuro prima d’ora?—Io vi giuro, signor don Cecilio, che quando vi ho narrato quella sciagurata istoria della coda, io aveva intenzione di celiare... di fare una burla innocente... Non ho dunque ragione di sorprendermi in veder realizzato un fenomeno, che io non credeva esistesse fuorchè nella mia imaginazione?Il reverendo cavò di tasca la tabacchiera—fiutò una presa di rapè, levando gli occhi al firmamento—poi,traendo il contino presso il vestibolo della casa parrocchiale:—Mio buon signore—gli disse con voce melata—se è vero quanto asserite, che la coda del signor Lodovico fu da voi inventata per celia innocente, conviene ammirare in questo fatto la mano sagace della provvidenza, la quale talvolta si serve di un errore per condurre i miseri mortali alla scoperta del vero... Il signor Lodovico era un uomo pericoloso... Le sue massime, i suoi principii potevano scandolezzare gli onesti abitanti della borgata... È bene ch’egli abbia dovuto ritirarsi... Sarà prudente non riparlare dell’accaduto, e lasciar correr l’acqua pel suo letto. Ciò che è fatto è fatto... Ricordatevi bene, signor contino—e don Cecilio fiutò una seconda presa di tabacco—ricordatevi bene, che quando noi preti ci mettiamo la coda, nè anche il diavolo può impedire che essa produca il suo effetto.Il contino si inchinò profondamente, e, tornando alla propria abitazione, gli ricorse alla mente un testo latino ch’ gli aveva appreso in collegio dai reverendi padri gesuiti:calumniare! aliquid semper manet.—Il qual testo parafrasato verrebbe a dire: quando volete rovinare un galantuomo, inventate pure le più incredibili calunnie—e il mondo crederà sempre!

Due dita di coda.

Il contino crollò leggermente la testa, e proseguì di tal guisa:

—Non c’è che dire: Lodovico Albani è un perfetto gentiluomo. Peccato ch’egli abbia quel difettuccio! Ma poichè infino ad ora qui nella borgata nessuno se n’e accorto!...

—Chè! il signor Lodovico Albani avrebbe dunque... com’ella dice, un difetto...?

—Mi sono espresso con poca esattezza... Non si tratta in questo caso di un difetto... sibbene di un accessorio, di un ornamento, di un vezzo... che so io...?

—Via! signor contino... Via..! parli liberamente... Ella sa bene che noi...!

Il parroco e il coadiutore ingrossavano gli occhi e allungavano il collo come avrebbero fatto dinanzi ad un cappone arrostito con ripieno di salsiccia.

È d’uopo sapere che don Cecilio Speranza e don Domenico Crescenzio, parroco l’uno, l’altro coadiutore nella borgata di L..., detestavano con fervore cattolico il cavaliere Lodovico Albani.

Quali erano i torti del cavaliere Lodovico Albani rispetto ai due uomini di Dio?—Molti e gravi.

Lodovico Albani era cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, e si era meritato il titolo onorifico coi suoitalenti, colle sue opere letterarie e scientifiche, con generosi sacrifizi di patriottismo.—I preti hanno poca simpatia pei cavalieri dei SS. Maurizio e Lazzaro, per gli uomini di spirito e pei patrioti.

Dippiù, il signor Lodovico, venuto di recente ad abitare la borgata, si era introdotto nella casa di donna Fabia Santacroce, ed era riuscito ad istillare nella antica bigotta qualche idea libertina. A dispetto dei due reverendi, la marchesa aveva accordata al signor Lodovico la mano dell’unica sua figliuola. Già s’erano fatte due pubblicazioni; il fidanzato era ito a Milano per comperare i regali da nozze—al di lui ritorno la cerimonia dovea compiersi senza indugio.

Tutte le pratiche del parroco e del coadiutore per impedire questo pericoloso connubio, erano riuscite vane.

Lodovico Albani, colla sua condottaincensurabile, avea completamente trionfato delle cabale e dei raggiri... In paese egli era citato a modello di onestà. Generoso coi poveri, affabile, modesto, anche in casa della marchesa, egli sapeva uniformarsi alle pratiche devote, alle abitudini alquanto rigide della vecchia bigotta, adoperandosi però lentamente a combatterne i pregiudizi. Dietro consiglio del futuro genero, la marchesa aveva già introdotte nella famiglia non poche riforme. I due reverendi non eran più invitati a prendere la cioccolata ogni mattina... I pranzi divenivano meno frequenti... Don Cecilio e don Domenico in casa della marchesa perdevano ogni giorno qualche residuo del loro potere temporale.

Guardati, o lettore dall’odio di un prete: dall’odio di due preti non può guardarti che Dio!

Dopo tali premesse, è facile comprenderecon quale ansia, con quale impazienza febbrile, il parroco ed il coadiutore attendessero le rivelazioni del contino Tiburzio.

Ma, chi è il contino Tiburzio?

In poche parole ve lo presento.

Il contino Tiburzio è un nobile della massa, mediocremente brutto, mediocremente ignorante, mediocremente maligno. Un bel giorno, credendo amare la marchesina Virginia egli la chiese in moglie a donna Fabia, ma in grazia del signor Lodovico, egli ebbe una chiara e formale ripulsa.

La marchesina, consultata del suo voto, avea recisamente respinto il pretendente, colla sentenza inappellabile:è troppo brutto.

Il contino Tiburzio si sentì trafitto nel profondo del cuore... e giurò vendicarsi.

Bisognava perseguitare il rivale... combatterlo... schiacciarlo... perderlo nella opinione del mondo.

Pensa, medita, studia. Che si fa? L’arte cattolica dei due reverendi aveva abortito... Che poteva ripromettersi un uomo del secolo?

Ma l’amore è più scaltro, più maligno dell’odio. Questa volta la fantasia del contino ebbe un lampo di ispirazione. Scoperta la brecccia e concepito il piano di attacco, egli scelse i due preti per alleati.

Io credo che il lettore non abbia d’uopo d’altre spiegazioni... Ripigliamo il dialogo interrotto.

—Dunque, signor contino; questo difetto?...

—Per carità, don Domenico, non mi fate parlare...! Temo aver già detto di troppo... Non dimentichiamo che Lodovico è alla vigilia delle nozze... Poichè finora il difetto è rimasto occulto... lasciamo correre l’acqua pel suo letto... I maligni credono che io mi abbia in uggia quel bravo giovine, perchè madamigella Virginia ebbe ilcapriccio di accordargli una preferenza che io non ho mai vivamente ambita... nè sollecitata... Egli mi ha salvato da un abisso, ed io gliene son grato di cuore. Che altro infatti è il matrimonio se non un abisso coperto di fiori, ove l’uomo precipita inavvedutamente... e per sempre?

—Signor contino... Ella sa con chi ha da fare... Noi siamo avvezzi a serbare il segreto in casi ben più gravi che non quello di cui ora si tratti... Questo difetto del signor cavaliere Lodovico non sarà di tal natura da portargli pregiudizio, ove fosse divulgato. A quanto pare, si tratta di una imperfezione fisica, poco rilevante...

—Ah! gli abiti ne celano molte delle magagne!... Se le fanciulle, prima di scegliersi un marito, potessero penetrare collo sguardo il fitto velame degli abiti, sono d’avviso che più tardi non avrebbero luogo tante delusioni, tanti scandali coniugali e tanteseparazioni. C’è a scommettere, signor don Domenico, che se alcuno susurrasse all’orecchio della marchesina il segreto che io solo conosco, queste nozze andrebbero in fumo, e il mio povero amico dovrebbe allontanarsi da L... come ebbe, anni sono, ad andarsene da Pavia.

—Il caso è molto più grave che io non avrei immaginato, disse don Domenico, torcendo le pupille al firmamento.

—Gli è un caso di coscienza! soggiunge gravemente don Cecilio Speranza. La perdoni s’io mi permetto di farle un po’ di morale, signor contino; ma io credo che nella sua qualità di uomo d’onore, nella sua qualità di amico della marchesa, ella sia in obbligo di prevenire lo scandalo, di salvare una povera innocente creatura dall’abisso in cui sta per cadere, di impedire una unione fatale...

—Vi confesso che qualche volta miè passato per la mente un tal scrupolo... disse il contino Tiburzio, coll’accento della più viva compunzione... Povera marchesina! Sì ingenua! Sì bella..! Sì buona! Vi giuro che ne sento pietà.

—Signor conte!.. disse don Domenico, levandosi in piedi...

—Don Tiburzio! soggiunse don Cecilio, andando a chiudere la porta...

—Bisogna salvare quella brava fanciulla.

—Ella lo deve.

—Ella non può esimersi...

—La chiesa parla chiaro:Chi sapesse esservi fra’ contraenti, impedimenti, ecc., ecc., è tenuto a notificarlo a noi... quanto prima...

—In caso diverso, incorrerebbe la pena della scomunica.

—Si affidi a noi, signor conte...

—Ci lasci fare...

Il contino esitava:

—Se, come dicon loro, signori reverendi,io sono tenuto per dovere di coscienza...

—E per dovere di religione...

—E per ingiunzione dei sacri canoni...

I due preti si fecero a brontolare vari testi latini. Ad ogni parola, ad ogni frase, don Tiburzio inarcava le ciglia, ed annuiva col capo simulando la maggior compunzione.

Le argomentazioni e le citazioni sacre e profane dei due reverendi erano troppo incalzanti... E il contino Tiburzio si lasciò strappare dalle labbra il terribile segreto...

—Ebbene! la responsabilità della mia indiscrezione ricada su loro, sclamò il contino, atteggiandosi da vittima... Il nostro ottimo amico cavaliere Lodovico Albani, ha... nel... fondo... della schiena...

—Nel fondo della schiena? ripetono i due preti spalancando le bocche...

—Nel fondo della schiena il nostro amico ha una escrescenza anormale...

—Una escrescenza anormale!... ripete don Cecilio, enfiando le gote...

—Un’appendice osseo–muscolosa, ricoperta di pelo e lunga circa due dita...

—Una coda!!! sclamano ad una voce i due reverendi, rizzandosi sulla punta dei piedi...

—Voi l’avete detto! conclude il contino ripiegando la testa all’indietro. Il cavaliere Lodovico Albani... il fidanzato della marchesina Virginia Santacroce... ha una coda lunga circa due dita!

La coda si prolunga.

Sono le dieci del mattino.

La marchesa donna Fabia Santacroce è seduta nella gran sala di ricevimento.

—C’è là fuori una visita, dice Clementina, posando sulla tavola una guantiera d’argento...

—Una visita a quest’ora?

—È don Cecilio Speranza.

—Un’altra chicchera di cioccolatta... e il reverendo venga introdotto!... Questi reverendi sanno cogliereil momento! Essi non possono rinunziare alle buone abitudini!

Il reverendo parroco di L..., appena entrato nella sala, fece un profondo inchino, e baciando la mano alla marchesa, lanciò una occhiata furtiva al cioccolatte.

—Qual buon vento, signor don Cecilio?... Presto, Clementina! Una chicchera per il nostro degno curato!... Spero che la reverenza vostra vorrà accettare....

—Tutto che viene dalla gentilissima... ed onorandissima signora marchesa...

—Sempre disposta... ai vostri servigi...

—Obbligatissimo alle vostre grazie, colendissima signora marchesa...

Don Cecilio Speranza avea già fatto mezza dozzina di profondissimi inchini. Appena la fanticella rientrò nella sala per versargli la cioccolata, il reverendo si assise, tolse dallaguantiera un biscottino, e immergendolo devotamente nella bevanda profumata, prese a parlare di tal guisa:

—Non è il caso, o il solo piacere di farvi una visita, che oggi mi ha condotto da voi, colendissima signora marchesa... Io debbo parlarvi di un’ affare assai grave, debbo svelarvi un segreto, dal quale dipende il decoro della vostra casa, l’avvenire della vostra famiglia, l’onore, la pace, la tranquillità della vostra amabilissima figliuola in questo mondo, e la sua salute eterna nell’altro... Siete voi ben sicura che nessuno possa spiare le nostre parole?..

La marchesa suonò il campanello.

Clementina ricomparve.

—Bada che nessuno deve entrare in questa sala, nè tampoco avvicinarsi alle porte, disse la marchesa alla cameriera in tono solenne. Io debbo conferire col signor don Cecilio di affari molto importanti...

La cameriera fece un inchino, girò intorno uno sguardo scrutatore, uscì dalla sala, fece traballare l’anticamera con quattro salti rumorosi, poi leggiera, leggiera, sulla punta de’ piedi, tornò presso la porta, e pose l’orecchio al buco della serratura.

Don Cecilio Speranza, con voce pecorina riprese a parlare:

—Voi non ignorate, signora marchesa, quanto amore io porti alla vostra nobile e generosa famiglia, quanto mi stia a cuore il vostro decoro, e qual sentimento di predilezione paterna mi leghi a quella cara e buona fanciulla che è la marchesina Virginia. Io l’ho battezzata, io l’ho iniziata alla prima comunione, l’ho diretta fino dai primi anni co’ miei consigli, colle mie esortazioni, sia in casa, sia nel sacro tribunale di penitenza... La vostra Virginia mi ha sempre ascoltato... mi ha sempre obbedito... Grazie agli aiuti della divina provvidenza,ella è cresciuta nel santo timor di Dio... In una parola, ella è degna figlia di una madre, che noi abbiamo sempre citata come modello di tutte le virtù.

La marchesa crollò leggermente la testa, facendo un sorrisetto di compiacenza.

—Era a desiderarsi, che a complemento di tante belle doti, quella santa fanciulla prediletta da Dio vivesse mai sempre fra le dolcezze della verginale innocenza... Ma questa vocazione delle anime elette non è oggidì molto comune alle fanciulle... All’età di sedici anni quasi tutte propendono verso il sesso più forte... La vostra buona ed amabile Virginia in ciò seguì l’esempio delle altre...

—E di sua madre, interruppe la marchesa sorridendo.

—Il che prova, soggiunse don Cecilio inchinandosi, che anche nello stato coniugale si può vivere santamente...purchè la donna sia tanto avventurata da trovare un degno marito...

—Io vedo a che tendono questi vostri preliminari, disse la marchesa con qualche impazienza... Trovereste forse a che dire sulla scelta da noi approvata? Avreste mai qualche dubbio sul carattere e sulla onestà del signor cavaliere Lodovico, il fidanzato di nostra figlia?...

—Iddio mi guardi dal nutrire il menono sospetto sulle doti morali di quell’ottimo giovine! rispose don Cecilio premendo la mano al petto; ed è appunto perchè io l’amo assai, e lo stimo, e vorrei dissipare ogni ombra di dubbio...

—Vedete dunque ch’io ho colto nel segno, disse la marchesa alquanto turbata. Qualcuno ha cercato insinuare nel vostro animo...

—Non nego... Il caso ha voluto che giungessero al mio orecchio certe voci...

—Ebbene, che hanno trovato a dire i maligni sul conto di questo amabile cavaliere? chiese la marchesa con vivacità. Badate, don Cecilio, che io sono una ammiratrice entusiasta del signor Lodovico. Se alcuno osasse dubitare della sua onoratezza...

—E chi mai l’oserebbe, signora marchesa? Io vi assicuro che, quanto al morale, io vi starei garante pel vostro futuro genero. Ma vi hanno, o signora marchesa (e don Cecilio immerse un altro biscottino nella cioccolatta), vi hanno certi difetti organici.. leggeri... di nessun conto, che facilmente si possono dissimulare...

—Oh! sta a vedere che qualcuno è venuto a dirvi che il signor Lodovico Albani ha il gozzo o la gobba?... Egli! il più avvenente, il più perfetto gentiluomo, che abbia mai posto piede nelle mie sale!

—Di tale avviso pochi mesi or sono erano tutti gii abitanti di Pavia, dovequell’eccellente amico era stato inviato dal Governo come segretario di Intendenza. Colà pure il signor Lodovico in breve tempo era divenuto l’idolo delle società eleganti e sopratutto delle donne...

—Lo sappiamo...

—Colà pure... egli aveva amato una giovinetta di casato nobile e ricco, alla quale stava per unirsi in matrimonio...

—Lo sappiamo...

—Ebbene, lo credereste, signora marchesa? Quando si venne a sapere che il signor Lodovico Albani aveva una certa imperfezione fisica... un certo prolungamento...

—Un prolungamento! ripetè la marchesa credendo comprendere. Ma siete voi certo, che il signor Lodovico Albani abbia un prolungamento?

—Perdonate, signora marchesa, se io debbo scendere a certi particolari che per avventura devono offendere ilvostro orecchio delicato. La coscienza e il dovere soltanto mi spingono a parlare... Quanto vi narro mi fu riferito da persone degne di fede... da uomini onesti e prudenti... Il signor Lodovico Albani, come poco dianzi io vi diceva, avrebbe dunque un muscolo superfluo...

—Che orrore! Ma chi dunque ha potuto sapere?...

—Relata refero... Non appena in Pavia si ebbe sentore che il signor Lodovico era in trattative di matrimonio colla figlia di un ricco negoziante di formaggi, una rivale gelosa, la quale probabilmente era stata in intimi rapporti col nostro gentiluomo, divulgò il fatale segreto... In meno di una giornata tutta la città seppe che il segretario del regio Intendente... aveva la coda!

—La coda!!!

—Sì, una coda lunga quattro dita; disse il reverendo; facendo il segno della croce.

—Quattro dita di coda! ripetè la marchesa giungendo le mani.

La cameriera, che stava alla porta origliando, si alzò lestamente, scese le scale, venne in cucina, adunò il cuoco, i camerieri ed i guatteri... e fattasi in mezzo al circolo:

—Sapete che c’ è di nuovo?...

—Che c’è, Clementina?...

—Lo sposo della signora Virginia...

—Il signor Lodovico Albani!...

—Il signor Lodovico... Albani... Ma, silenzio... che nessuno lo sappia, per carità!... Io l’ho udito poco dianzi per caso da don Cecilio Speranza...

—Ebbene!

—Il signor Lodovico... Albani... ha la coda...

—La coda!!! gridarono il cuoco, i camerieri ed i guatteri...

—L’ha detto don Cecilio Speranza alla marchesa: Il signor Lodovico Albani, lo sposo di madamigella Virnia... ha una coda lunga un braccio!

Due braccia di coda.

La marchesa donna Fabia e il molto reverendo parroco don Cecilio Speranza si intrattennero un buon paio d’ore a discutere sulle code in generale, e in particolare sulla coda del cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.

Esaurita la questione, la marchesa fece un solenne giuramento che essa non avrebbe consentito mai che un animale codato sposasse l’unica sua figliuola. Potete imaginare come il reverendoparroco si partisse edificato dalla sala della marchesa.

—Ma come trovare un pretesto per sciogliere questo matrimonio?... Come avrò io il coraggio di dire al signor Lodovico Albani: voi non potete divenire mio genero, voi non potete sposare la mia bella Virginia... perchè in fondo della schiena...? Quale orrore!!! E come si fa a persuadere Virginia? Che dirle?... Ella ama tanto il suo Lodovico! Ella è sì contenta di queste nozze!...

Mentre donna Fabia passeggia per la sala in preda alla più viva agitazione, Clementina viene ad annunziarle due visite.

Sono due amiche del cuore, donna Letizia Novena, ed una vedova bigotta di circa sessant’anni, la contessa Marta Passeroni, donna attempata e carnosa, ma fresca, gioviale, burlona, che non ha rinunziato alle galanti avventure.

Le due visitatrici non hanno che ascambiare colla marchesa i primi complimenti, per accorgersi ch’ella è preoccupata da un grave turbamento.

—Che hai tu, mia buona amica? Che vuol dire quell’insolito pallore?...

Donna Fabia risponde con un sospiro.

—Quali novità?... Non tenerci in pena più a lungo; dice la contessa. Saresti forse ammalata?

—No!... grazie al cielo... io sto bene di salute...

—Forse la tua cara Virginia...

—Povera Virginia! sospira la marchesa, crollando la testa coll’espressione del più vivo dolore.

—Malata?...

—Peggio!

—Qualche ostacolo... qualche impedimento alle nozze?...

—Hai proprio indovinato, mia buona amica. Queste nozze sono divenute impossibili!...

Donna Letizia Novena torce gli occhiverso la soffitta, mormorando una giaculatoria in latino.

—L’ho sempre detto io, prorompe la contessa; l’ho sempre detto che quando nel mondo si incontrano due esseri come il cavaliere Albani e la tua Virginia, fatti l’uno per l’altra, creati per intendersi, per amarsi, per adorarsi, per esser felici... sul più bello il diavolo ci mette la coda!...

—Pur troppo, mia buona amica!... Il diavolo questa volta ci ha messo proprio la coda... ma una coda vera... reale... una coda mostruosa... spaventevole!

E qui donna Fabia si fa a ripetere parola per parola quanto le venne rivelato dal reverendo parroco, non mancando, per amore dell’effetto, di allungare altre due dita alla coda dell’infelice fidanzato.

Chi potrebbe indovinare quali diaboliche fantasie si destassero nella mente di donna Letizia Novena in udirproferire la parola: coda! Ella fu sul punto di svenire...

—Oh! ma s’ha da sentirne ancora! sclama la vecchia bigotta coprendosi il volto colle palme. I preti hanno ragione di predire che il finimondo è vicino! Un uomo colla coda dev’essere indubitatamente l’ anticristo.

—Io non credo alle baje del finimondo e dell’anticristo, soggiunse la contessa, ma credo che un uomo colla coda non abbia diritto di chiamarsi uomo...

—E voi comprenderete, mie buone amiche, prosegue la marchesa coll’accento della disperazione, che io non potrò mai permettere a mia figlia... di avere commercio con un animale privilegiato di un organo, che suol essere il distintivo dei bruti...

—Capperi! hai ragione! La povera Virginia morrebbe di spavento!...

E le tre donne stettero parecchi minuti a guardarsi l’una l’altra in silenzio...

La mente umana, e più spesso la mente femminina, si lascia talmente soverchiare dalle inattese impressioni, che in luogo di esaminare i fatti ed i principii, trascorre immediatamente alle conseguenze, balzando così dall’abisso all’abisso. La contessa Passeroni, dopo breve silenzio, riportò la questione sul vero terreno.—È egli possibile che un uomo abbia la coda? E quando ciò fosse possibile, avete voi qualche prova che il signor Lodovico Albani goda veramente di questo privilegio?

Donna Letizia Novena avrebbe creduto peccare investigando tali misteri. Ella si tacque, e cercò distrarre il pensiero dallo scandaloso argomento, meditando una parabola del vangelo.

La marchesa cominciò a riflettere seriamente...

—Mia buona amica, prese a dire donna Marta... A me pare che prima di rompere le trattative di matrimonio,innanzi di contristare la buona Virginia e di suscitare uno scandalo in paese, convenga accertarsi del fatto, e averne qualche prova. Forse don Cecilio Speranza fu tratto in inganno da qualche malevolo... Questa coda nessuno l’ha veduta... nessuno l’ha toccata... Hai detto che il signor Lodovico Albani ha dovuto fuggire da Pavia in grazia della coda... Ebbene! si scriva per telegrafo a Pavia! Io conosco il signor Frigerio, socio del club repubblicano, un novelliere, un chiaccherone che non ha il suo pari... Egli potrà informarci d’ ogni cosa... Fra pochi minuti avremo una risposta... Se coda esiste, a monte il matrimonio!

—Questa è proprio una buona ispirazione, dice la marchesa.—Presto!... Si spedisca il dispaccio... Il cavaliere Albani deve tornare domattina... Prima ch’egli rimetta il piede nella mia casa, avremo nelle mani le prove di fatto...

La marchesa suonò il campanello, ed ordinò a Clementina di chiamare il maggiordomo.

Questi, che già sapeva l’istoria della coda, entrò nella sala con quell’aria di falsa compunzione, che i domestici sanno fingere tanto bene quando ai padroni tocca una sciagura.

—Canella: va all’ufficio del telegrafo, disse la marchesa, e spedisci questo dispaccio... Trattasi d’ uno scherzo, d’ una burla che si vuoi fare al signor Albani... Sopratutto il massimo silenzio...

Il maggiordomo, appena uscito dalla sala, si arrestò nella camera per leggere lo scritto.

—Dunque Clementina non si è ingannata... Dunque c’è proprio di mezzo una coda! il dispaccio parla chiaro:

Signor Frigerio—Persone interessate chiedono se cavaliere Lodovico Albani abbia sei dita coda. Risposta subito.

ContessaMarta Passeroni.

E il maggiordomo corse all’ufficio del telegrafo come avesse le ali...

La risposta si fece attendere tre quarti d’ora... Donna Letizia Novena, malgrado i suoi scrupoli, malgrado il profondo orrore ch’ella avea manifestato per lo scandaloso avvenimento, offrendo al signore un sacrificio di insolita pazienza, rimase immobile sul suo seggiolone...

La marchesa guardava ad ogni tratto il pendolo dorato che stava sul camino... Contava i minuti... imprecava alle lentezze del telegrafo.

La Passeroni, meditando in segreto sulla natura del nuovo fenomeno, avea concepito una specie di simpatia per la coda del signor Albani. Ella avrebbe speso mille franchi per vedere co’ propri occhi qual sia l’effetto d’una coda applicata ad un essere ragionevole...

Finalmente i tre quarti d’ora trascorsero... Il maggiordomo rientrò nella sala col dispaccio suggellato...

Donna Fabia lo aperse tremando...

Attratte al medesimo centro per impulso di curiosità magnetica, le teste delle tre donne si urtarono...

Lorenzo Frigerio, il fiero repubblicano di Pavia, interpretando a suo modo il dispaccio della contessa, avea succintamente risposto:

Albani Lodovico due braccia coda —perciò segretario Intendenza, presto deputato.

—Due braccia di coda! sclamò il maggiordomo.

La marchesa balzando impetuosamente dal seggiolone, sfogò i primi impeti della sua collera contro il curioso subalterno, apostrofandolo delle più violenti invettive.

—Povera marchesa! esclamò donna Marta, giungendo le mani.—Oramai non vi è più dubbio... Conviene rassegnarsi, ed agire...

Donna Letizia Novena uscì dalla sala inorridita.

—Due braccia di coda!!! Ma costui non può essere che il diavolo!

L’arrivo di una coda.

I mercanti chiudono le botteghe, gli impiegati desertano dagli uffizi, gli operai cessano dal lavoro.

Già da un’ora la piazza è gremita di curiosi...

Suona il mezzogiorno... Fra pochi minuti la vettura del Ciccino deve tornare da Milano; con quella vettura giungerà il cavaliere Lodovico Albani e la sua... coda.

—È dunque vero? chiede il calzolaio al suo compare falegname.

—Caspita, se è vero!... Il matrimonio è andato in fumo, e la marchesa ha dato ordine al portinaio che il signor Lodovico non debba metter piede in palazzo.

—Ma questa coda, chi l’ha veduta? chi l’ha toccata? domanda la moglie del parrucchiere.

—C’è chi l’ha veduta, c’è chi l’ha toccata, c’è chi l’ha misurata, risponde una vecchia. E una coda lunga tre braccia... Bisogna giuocare il tre di primo estratto... ovvero il settantaquattro (coda) e il ventisette (età del signor Lodovico).

Il medico del paese passeggia gravemente tra la folla in compagnia del sindaco, arrestandosi di tratto in tratto per rispondere alle interpellanze.

—Che ne dice lei di questa coda, signor dottore? S’è mai dato un fenomeno più strano, più sorprendente?

—Io non trovo nulla di strano, nulla di sorprendente a che un uomo abbia la coda. La natura è varia ed infinita nelle sue produzioni. Chi conosce le cause, non può meravigliarsi degli effetti. Io respingo l’opinione di quei dotti naturalisti, i quali pretenderebbero che l’uomoab originefosse animale codato, e che, degenerando le razze, egli abbia insensibilmente perduto questo accessorio parassita. Ma come in cielo fra milioni e milioni di astri scodati, vediamo a certe epoche apparire delle comete con una coda incommensurabile, così non trovo ragione a sorprendermi che il signor Lodovico Albani riproduca nella specie umana questo grande fenomeno, che più volte vedemmo ripetersi nelle regioni celesti.

Mentre il vecchio Galeno della borgata spaccia, a chi degnasi interrogarlo, siffatte teorie, e spiega le misteriose influenze degliappetitiovogliefemminine, le cause degli aborti e delle mostruosità; il contino Tiburzio trapassa rapidamente dall’uno all’altro gruppo, tutto lieto del proprio trionfo. Per istornare ogni sospetto, egli interroga, sorride, crolla la testa, da la baia a questi e a quello, perfino a donna Marta Passeroni, che in tutta confidenza gli ha mostrato il dispaccio del signor Frigerio.

Don Cecilio Speranza e Don Domenico Crescenzi hanno anch’essi le loro buone ragioni per mostrarsi increduli. Il secondo è venuto sulla piazza, ma si tiene in disparte, evitando d’immischiarsi alle conversazioni. Il parroco è trattenuto in chiesa da donna Letizia Novena, la quale ha voluto consultare il suo direttore spirituale per un brutto sogno che ha fatto la notte a proposito della coda.

Ma un grido sorge dalla massa... poi silenzio solenne... Tutti gli occhi si convertono verso il fondo della contrada,ove la vettura del Ciccino entra rumorosamente. Perchè mai questa folla? chiede a sè stesso Lodovico Albani, mettendo il capo agli sportelli della carrozza.—Questa buona gente vuoi forse darmi una prova di simpatia... Eh! non vi è dubbio!... Si grida: viva lo sposo!... Grazie... bravi e buoni popolani... Io non credeva meritare sì cortese dimostrazione...

La vettura entra nell’albergo del Pavone... Tutti i viaggiatori discendono... Lodovico Albani, leggiero come un daino, balza di serpa in un salto...

Sbalordito dalla stanchezza, dal sonno, dall’appetito, il giovine fidanzato non si accorge della ironica espressione dei volti.

Egli non può udire gli epigrammi sommessi dei circostanti... Se qualche strana parola gli ferisce l’orecchio, è ben lungi dall’immaginare che a lui sia diretta.

Nello scendere dalla vettura, lamente del giovane sposo fu però contristata da una grave sorpresa. Perchè mai donna Fabia non è venuta ad incontrarlo? Dov’è l’amabile Virginia? Ella sapeva del mio ritorno. Come avviene che ella non si trovi qui a farmi festa, mentre tutto il paese si è mosso? Ma ecco l’amico Tiburzio... Egli forse potrà darmi novelle... Ben trovato, mio caro contino...

—Ben trovato, cavaliere!

I due titolati si danno di braccio, e insieme attraversano la folla, mentre da ogni parte crescono le risate e i motteggi.

—Vedete come egli cammina! dice il calzolajo... Eh! non deve essere molto comodo il portarsi attorno tre braccia di quella mercanzia!

—Ei deve trovarsi meglio di presente che non poco dianzi nella vettura...! dice un altro.

—Io non so comprendere—osserva il barbiere—io non so comprenderedov’egli possa collocare tutta quella roba... Probabilmente è una coda a criniera come l’hanno i cavalli.

—Scommetto che ei la striglia ogni mattina e la riduce a gomitolo...

—Eh! non v’ha dubbio, dice il sartore. Se ben gli guardate, vedrete, che il paletot gli fa una piega molto pronunziata presso la spaccatura.

—Povero Lodovico! sospira la Passeroni. Quel giovine ora mi interessa più che mai... Sì elegante! sì bello!... Io poi... non avrei tanta paura di una coda... io!

Lodovico saluta colla mano e col sorriso quanti gli occorrono per via, ma egli è troppo interessato a chiedere notizie della sua Virginia, per comprendere il senso di quelle strane conversazioni.

—Tu dunque non sei più tornato in casa della marchesa? chiede Lodovico al contino.

—Durante la tua assenza, ho creduto mio dovere l’astenermi...

—– Ma in paese non sarebbe corsa qualche sinistra notizia?

—No... ch’io mi sappia... Ma ieri e ier l’altro io sono stato a cacciare nelle paludi di Ticino in compagnia di alcuni amici... A dir vero, anch’io mi sono meravigliato di non vedere la tua Virginia presso la vettura...

Usciti dalla folla, al primo svolto di contrada, il conte trovò un pretesto per allontanarsi da Lodovico. Questi raddoppiò il passo, e pieno il cuore di tristi presentimenti, si diresse alla propria abitazione.

Sulla porta stava ad attenderlo una donna, Clementina, la cameriera di donna Fabia, la confidente di Virginia, altre volte messaggiera d’amore, ed ora di sventura.

Il volto di Clementina annunziava disastri.

—Mio Dio!... che sarà mai?

—Entriamo! che niuno ci vegga parlare insieme, disse la fida ancella.—Io sarei perduta.

—Vieni nella mia camera, Clementina...

—Non posso... Non ho tempo... Povera signora Virginia!

—Che è dunque avvenuto?...

—È avvenuto, signore... che qualche birbone... qualche vostro nemico ha scoperto ogni cosa... Voi mi intendete... signor Lodovico!... La marchesa sa tutto! La signora Virginia sa tutto! Il signor curato sa tutto! In tutto il paese non si parla che di questo brutto affare...

—Ma... spiegati, mio Dio!... Cosa si è saputo?...

—Eh! via! non stiamo a fare delle scene... Io non ho tempo da perdere... La mia povera padroncina è là che piange, che si dispera, che si strappa i capelli...

—Oh! presto! corriamo da lei...!esclama Lodovico, muovendo per uscire.

—Ci mancherebbe altro, signor cavaliere, per accrescere lo scandalo!... Io sono espressamente qui per avvertirvi di non provocare altri guai... Il portinaio ha avuto ordine di non lasciarvi più entrare in casa della marchesa... Se voi vi presentaste, nascerebbe una scena... e al punto in cui siamo bisogna evitare nuove pubblicità!...

—Ma vorrai tu spiegarmi una volta, che vogliano dire tutte queste novità, tutti questi misteri?...

—Voi lo saprete questa notte... signor Lodovico. Virginia avrà forse il coraggio di parlare... Io non ho potuto resistere alle lagrime, alla disperazione di quella poverina. Ella dice che non è possibile... Ella sostiene che qualche vostro, o suo nemico vi ha calunniato... per mandar a monte il matrimonio...

—– Ah! trattasi dunque di una calunnia! sclama Lodovico... Ma che possono aver detto sul mio conto di tanto grave, che la marchesa mi chiuda l’accesso alla sua casa e mi tolga il mezzo di giustificarmi? In questo paese io non ho nemici... Io non ho mai fatto male ad alcuno...

—Eh!... lo sappiamo che finora non avete fatto male ad alcuno... Ma potreste farne... e molto... del male... alla signora Virginia!... signor Lodovico... Le ho detto che non ho tempo da perdere... Dunque, sbrighiamoci... Punto primo: non uscire di casa durante la giornata, e sopratutto guardarsi bene dal metter piede nel palazzo della signora marchesa. Punto secondo: questa notte, alle ore undici precise, trovarvi presso la porticiuola del giardino che mette al sagrato... Virginia verrà ad aprirvi... Io sorveglierò perchè nessuno interrompa il vostro colloquio... Voi vedete ch’io rischio di compromettermiper voi... Non domando altro compenso che un po’ di sincerità da parte vostra... Guardatevi dall’ ingannarla, quella povera figliuola!... Franchezza! Schiettezza!...Coraggio!... Se non l’avete, tanto meglio... se l’avete, tanto vale una confessione sincera... Badate di non alterare la misura; poichè, braccio più, braccio meno, il matrimonio non avrebbe effetto...

Quella inesplicabile conclusione pose il colmo allo stupore di Lodovico...

Clementina non attese risposta, e disparve.

Non v’è più dubbio.

Virginia Santacroce, la fidanzata di Lodovico Albani, ha di poco oltrepassato il terzo lustro, ed è bella come un angioletto.

Non è sorprendente—a sedici anni poche ragazze son brutte. Ciò che forse recherà meraviglia è il sapere che Virginia Santacroce ha oltrepassato il terzo lustro nella ignoranza completa di certi misteri naturali, che oggidì la più parte delle fanciulle all’età di dodici anni hanno già indovinato per istinto.

È ben vero che Virginia non fu educata in collegio; che nei primi anni ella non venne affidata alla tutela di una badessa pinzocchera; che vivendo in una borgata, ove per caso non erano altre fanciulle di nobile casato, potè scansare le pericolose amicizie e la comunanza non meno pericolosa de’ primi sollazzi infantili.

Non di meno il fatto è meraviglioso, tanto più che alla tavola della marchesa pranzavano sovente il reverendo parroco don Cecilio Speranza e il di lui degno coadiutore don Domenico Crescenzi, morigerati entrambi e prudentissimi a tutte l’ore del giorno, fuor che nell’ora della digestione.

La semplicità, l’innocenza della giovinetta avevano più che la bellezza affascinato il cavaliere Albani. Nè più intimi colloqui colla fanciulla, Lodovico non si era permesso mai una di quelle parole, uno di quei motti ambigui, di che sembrano compiacersi igiovani fidanzati alla vigiglia delle nozze. Quand’anche gli fosse sfuggita inavvedutamente una allusione meno sentimentale, Virginia non l’avrebbe compresa.

Senza tali premesse, il lettore si troverebbe molto imbarazzato a indovinare per quale accidente il notturno colloquio di Virginia e Lodovico riuscisse fatale ad entrambi.

Oh! perchè non ci è dato assistere a quella scena di sublime tenerezza, a quell’ingenuo abbandono di due anime santamente innamorate! Perchè non ci è dato riprodurre il dialogo vivo, animato, interrotto da lagrime, da sorrisi e baci più eloquenti d’ ogni parola?

Ma i due amanti erano celati dietro un cespuglio, e parlavano a voce sì bassa, che la fedele Clementina, stando di sentinella a poca distanza, non riusciva a comprendere un motto.

Il colloquio dei due amanti durò trequarti d’ ora... E verosimile che l’ingenua e timida fanciulla provasse una istintiva ripugnanza a profferire la parola in cui si racchiudeva la spiegazione del grande mistero...

La situazione era molto difficile... Una marchesa di sedici anni, una creatura poetica, innamorata, inebbriata di sublimi e caste illusioni, dover chiedere all’amante, all’essere adorato: è vero o non è vero che tu abbia la coda?!

Io mi appello a voi, o giovinette dall’anima pura ed ingenua—ditemi —non vi trovereste molto imbarazzate nel formulare una domanda di tal genere?...

La sventurata Virginia, dopo aver lottato per tre quarti d’ora contro sè stessa, finalmente ebbe il fatale coraggio...

Immaginate la sorpresa, lo stupore di Lodovico.

—Ella osa... chiedermi... se io abbia la coda?...

Tutta la poesia, tutte le illusioni, che da parecchi mesi alimentavano nel giovane la fiamma dell’amore, svanirono al suono di quella orribile parola.

Poco dianzi mi sono appellato alle fanciulle dall’anima pura ed ingenua;—ora mi appello a voi, o giovani dall’anima ardente.—Che avreste fatto, come avreste agito nel caso di Lodovico?

Una tale domanda mi dispensa da ogni spiegazione. Come si comportasse il giovine fidanzato, nessuno potè mai indovinarlo. Fatto è che Virginia, balzando poco dopo dal frondoso ricovero, qual se avesse toccata una serpe, gettossi fra le braccia di Clementina mandando un grido di dolore, mentre Lodovico si involava per la porticella segreta.

Il grido di Virginia fu udito.

La marchesa donna Fabia, che stava in quel punto alla finestra cogli occhifissi alla luna e la mente assorta nella coda, si riscosse, abbassò lo sguardo, e vide fra i platani del giardino correre una figura bianca... Il cuore materno indovinò che quella bianca figura non poteva essere che Virginia.

Sciagurata ragazza...! Ella avrà voluto abboccarsi col signor Lodovico... sapere da lui se... Ma quale imprudenza!... Quel grido mi ha commosso le viscere... Oh! bisogna ch’io sappia sul momento...

E la marchesa uscì da’ suoi appartamenti per correre alla stanza di Virginia...

La povera fanciulla si era gettata sul letto come persona affranta... E nondimeno, vedendo entrare la madre, ella ebbe la forza di levarsi, di correrle incontro e di gettarsele ai piedi per disarmarne la collera...

—Oh! che hai tu fatto... figliuola mia?... A quest’ora!... in giardino!... con un uomo... che forse non è uomo...!

—Per pietà... non rimproverarmi, non affliggermi d’avvantaggio, mia buona madre!... Confesso che io mi ebbi torto... e te ne chieggo perdono. Quando tu lo dicevi... avrei dovuto credere... senza bisogno di altre conferme... Mi era venuto un dubbio... Mi pareva tanto inverosimile che il mio Lodovico...

—Ed ora?...

—Ora non v’è più dubbio!

—Dunque egli stesso ha confermato?...

—Ma se ti dico, mamma... che non v’è più dubbio!

E all’indomani, per mezzo della solita messaggiera, Virginia inviò a Lodovico una lettera di formale congedo. Quella lettera non ammetteva repliche.

Due giorni dopo, il cavaliere Lodovico Albani lasciava la borgata di L.

La calunnia.

Scorsa una settimana, in sul sagrato della chiesa, il contino Tiburzio, incontrando il molto reverendo sacerdote don Cecilio Speranza, ebbe con lui il seguente dialogo:

—Sapete voi, don Cecilio, che è proprio un caso da rimanerne trasecolati?

—Io non ho la fortuna di comprendervi, signor conte!...

—Voglio alludere alla storia del povero Lodovico... all’affare della coda...

—Ebbene? vi par strano che la signora Virginia abbia ricusato di di sposare un mostro, un animale di genere neutro... un essere intermedio fra l’ uomo e la bestia?

—Non è il rifiuto di Virginia che mi sorprende, colendissimo e reverendissimo signor curato... Ciò che mi reca meraviglia è il sapere che Lodovico abbia realmente una coda...

—Che? non eravate voi sicuro prima d’ora?

—Io vi giuro, signor don Cecilio, che quando vi ho narrato quella sciagurata istoria della coda, io aveva intenzione di celiare... di fare una burla innocente... Non ho dunque ragione di sorprendermi in veder realizzato un fenomeno, che io non credeva esistesse fuorchè nella mia imaginazione?

Il reverendo cavò di tasca la tabacchiera—fiutò una presa di rapè, levando gli occhi al firmamento—poi,traendo il contino presso il vestibolo della casa parrocchiale:

—Mio buon signore—gli disse con voce melata—se è vero quanto asserite, che la coda del signor Lodovico fu da voi inventata per celia innocente, conviene ammirare in questo fatto la mano sagace della provvidenza, la quale talvolta si serve di un errore per condurre i miseri mortali alla scoperta del vero... Il signor Lodovico era un uomo pericoloso... Le sue massime, i suoi principii potevano scandolezzare gli onesti abitanti della borgata... È bene ch’egli abbia dovuto ritirarsi... Sarà prudente non riparlare dell’accaduto, e lasciar correr l’acqua pel suo letto. Ciò che è fatto è fatto... Ricordatevi bene, signor contino—e don Cecilio fiutò una seconda presa di tabacco—ricordatevi bene, che quando noi preti ci mettiamo la coda, nè anche il diavolo può impedire che essa produca il suo effetto.

Il contino si inchinò profondamente, e, tornando alla propria abitazione, gli ricorse alla mente un testo latino ch’ gli aveva appreso in collegio dai reverendi padri gesuiti:calumniare! aliquid semper manet.—Il qual testo parafrasato verrebbe a dire: quando volete rovinare un galantuomo, inventate pure le più incredibili calunnie—e il mondo crederà sempre!


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