**—*Dove è acqua, ivi è anche pesce.**—*Chi non sa cuocere il pesce, l’arrostisca.**—*Fra i pesci, il rombo: fra i quadrupedi, il lepre[55].**—*Chi mangia il pesce, rende le lische.**—*Chi mangia cacio e pesce,La vita gli rincresce.**—*Quattro cose vuole il pesce:Fresco, fritto, fermo e freddo.E in alcuni luoghi:Tre f. vuole il pesce: fresco, fritto e freddo.**—*Tre cose son buone al mezzo: il vino, il formaggio e il pesce.**—*Sui pesci, mesci.E il mio tinello non sa spillarvi altro vino.E. S.—Saporito davvero. Io m’avvisava di avervi dato i più leggiadri proverbi sui pesci, ma la giunta supera d’assai la derrata. È proprio il caso di dire:Quand’io credea d’avere il vento in poppa,Mi trovai fatta la barba di stoppa.A. T.—Un ne udii in più luoghi dell’alta Italia in forma di dialogo fra la tinca ed il luccio:Taci, taci, tenca rugginente:Chè chi mangia di te tutto il dì febbre sente.A cui la tinca risponde:È meglio la mia testa che il tuo busto.E presso a poco nel Veneto:—Tenca, tenca de pantan,Chi te magna no xe san.—Luz, luz, val pù la mia testa che il to bust.E poichè siamo tra i Veneti, non vi gravi udire questi altri:Rede sbusada, picola pescada.**—*Co ’l pesce fa bianco l’ocio,Xe segno che l’è coto.**—*Chi magna carpion, no xe babion.**—*Sfogio e barbon, no perde mai stagion.**—*Del barbon la testa x’l megio bocon.**—*Tenca in camisa, luzzo in pelizza[56].**—*Quando la segala fiorisse, i gamberi olisse.**—*I gamberi xe boni nei mesi dell’erre.**—*In mancanza de’ gamberi xe boni anco le zate[57].**—*Magnà i gamberi se ciuca le zate.**—*Le done, i cani e ’l bacalà,Perchè i sia boni i ghe vol ben pestà.**—*Pescar a bacheta, oselar a çiveta e camminar sul sabion, xe tre gusti da cogion.**—*Pescador e sonador de violin,A la fin de l’an no i ghe n’ha più un quatrin.A.—Consentitemi prima di chiudere la rubrica del gregge,. . . che il fresco erboso fondoDel liquido cristallo alberga e pasce[58]ch’io aggiunga, a mo’ di coda, due proverbi antichissimi, l’un cavato da Francesco da Barberino che suona:A pelago lodato non pescare;e vale, che le cose da tutti stimate buone, sono da molti occupate; e un secondo che trovo nelle poesie di Bindo Bonichi, rimatore pur esso del secolo XIII, cioè:Piace alla gatta il pesce, ma nol pesca[59].Nello stesso autore leggo pure quest’altro, sebbene nulla abbia a che fare co’ pesci:Folle è chi sa nuotar se cerca fondo.N. B.—E’ parmi che poco altro v’abbia ad aggiungersi in questa materia. Senonchè fu da noi lasciato da banda un tema bellissimo, che io ritengo fecondo d’argute sentenze. Su via, dottor Mariano, sciogli la tua parlantina, e dinne deipronostici e segni del tempo.M. S.—Tanto m’è bel quanto a te piace:tanto più che da qualche tempo vo’ raccogliendo siffatte sentenze, nell’intento di porre a riscontro la scienza del volgo coi risultati della metereologia. E, a parlar tondo, entrai nella convinzione, che il popolo in questo tema avanza i dotti di assai.Tramontana torba e scirocco chiaro,Tienti all’erta, o marinaro.**—*Vento a libeccio: nè pane, nè neccio.**—*Quando il tempo è reale,Tramontana il mattino, la sera maestrale.**—*Tramontana non buzzicaSe il marin non la stuzzica.**—*Levante chiaro e tramontana scura,Buttati in mare e non aver paura.**—*Nuvole grosse, vento a mucchi.**—*Piove e fa sole: nozze del diavolo.**—*Piccola pioggia fa cessar gran vento[60].**—*Nuvolette al mare, acqua alla montagna.**—*Quando le nubi ascendono dal mare, non uscir di porto.**—*Quando il tempo è in vela,Ogni nuvol porta sereno.**—*Nuvola vagante acqua non porta.**—*Quando le nuvole vanno per su, l’acqua viene per giù.**—*Chi guarda ad ogni nuvola, non fa viaggio.**—*Del mar le pecorelleAnnunzian le procelle.Ovvero:Cielo a pecorelle,Acqua a catinelle.**—*Quando il cielo è fatto a pani,Se non piove oggi, piove domani.**—*Aria rossa, o che piove, o che buffa.**—*Arco di sera, buon tempo spera.**—*Arco in mare, buon tempo vuol fare.**—*Arco in terra, il cielo in guerra.**—*La bonaccia, tempesta minaccia.**—*Seren fatto di notteNon val tre pere cotte.**—*Pallidezza nel nocchieroDi burrasca segno vero.**—*Se l’iride si vede la mattina Badate che il mal tempo s’avvicina.**—*Il pesce guizza a fior d’acqua: pioggia imminente.**—*Quando nel fosso salta la scardova, pioggia.**—*Montagna chiara e marina scura,Sciogli le vele e non aver paura.**—*Greco in mare, greco in tavola, greco,[61]Non avere a far seco.E in qualche porto:Chi si fida di grecoNon ha il cervello seco.**—*Greco, nè buon uomo, nè buon vento.**—*Apparso è il delfino; acqua fia.Al qual pronostico accennava anche Dante, cantando:Come i delfini quando fanno segnoAi marinar con l’arco della schiena,Che s’argomentin di campar lor legno[62].**—*Nessun si fidi del tempo sereno.Ovvero:Chi suol far del seren troppo gran festaAvrà doglia maggior nella tempesta.A questi proverbi che son proprî di tutti i volghi italiani, ne aggiungo alcuni altri sol proprî dell’Adriatico.Da Santa Caterina varda la marina.**—*Nuvole verdoline e negrete, tempesta e saete.**—*De istà, varda il fonte; de inverno, il monte[63].**—*Quando se vede ’l mazoran, se la piova no vien ancò, la vien doman[64].**—*Sete, oto e nove,L’aqua non se move:Venti, ventiun e ventidò,L’aqua no va nè in su, nè in zò[65].N. B.—E dellaluna, cui tanto attende la gente di mare, neppure un zinzino?M. S.—Io ci veniva pur ora.Luna in piedi, marinai coricati:Luna coricata, marinai in piedi.**—*Cerchio lontano, acqua vicina:Cerchio vicino, acqua lontana.**—*Ponente, tramontana si risente.**—*A luna scema non salareSe tu vuoi risparmiare.**—*Ogni granchio ha la sua luna.**—*Quando la luna è tonda, i granchi son pieni.**—*Luna mercurina,Tutto il ciel ruina[66].**—*Al fare, in mare: al tondo, in terra[67].E i Veneti:Al far, in mar; al tondo, in porto,Açiò che la quintadecima no te fazza torto[68].A.—Or che di proverbi n’avete una buona stampita, vi darò un saggio di modi proverbiali, ch’andai registrando nel mio taccuino, i quali dimostrano quanto la lingua comune s’avvantaggi della lingua marinaresca. E’ son di uso giornaliero fra noi, e vigorosi di nerbo e di brio.N. B.—Slazzera dunque i tuoi modi.A.—A un patto, che quando v’avrò stracchi abbastanza, m’accenniate d’ammainare le vele. Aggiungerò qualche breve mia notarella per ischiarire le dizioni men note.Mettersi in panna;vale esitare.**—*Pigliare il vento colle reti.**—*Nave senza biscotto.Uom senza denari.**—*Insegnare a nuotare a’ pesci[69].**—*Lasciarsi levare in barca.Ingannare.**—*Pescar nel torbido.**—*Nuotar fra due acque.Ovvero:Appoggiarsi a due àncore[70].**—*Fare un buco nell’acqua.**—*Menar la barca secondo il meridiano d’alcuno.**—*Ire a bastonare i pesci[71].**—*Lavorar nell’acqua.**—*Annegare in secco.**—*Pagar di scotta.Fuggire lasciando dei debiti.**—*Menar la barca a riva.**—*Pesce d’aprile.**—*Pescare per il proconsole.Fare opera non retribuita d’alcuna mercede.**—*E’ darebbe fondo a una nave di sughero.**—*Tempesta senz’acqua.Si dice di coloro che mangiano senza bere.**—*Il vino non ha timone.**—*Mettere la prua addosso a qualch’uno.Perseguitarlo.**—*Filar per occhio.Scomparire.**—*Vedere i tonni.Avere buone carte in mano.**—*Trar acqua dalle spugne.E Dante:Trassi dall’acqua non sazia la spugna[72].**—*Non è poi un mare a bere.**—*Affogare in un bicchier d’acqua.**—*Non troverebbe acqua nel mare.E in qualche luogo:Se andasse al mare, il troveria secco.**—*Portar acqua al mare e legna al bosco.**—*Marinaio d’acqua dolce.Dicesi di un soldato che mai non fu esposto a’ pericoli.**—*E’ darebbe in un occhio di pesce.**—*Star con gli occhi al pennello.Star all’erta.**—*Lasciar correre il pesce.Lasciar ch’altri si metta a qualche repentaglio, senza aiutarlo a cavarsene.**—*Andar coll’insegna sulla gaggia.Si dice di chi vuol fare il grande e filar del signore.**—*Andare colla vela a mezz’arbore.Si dice di chi s’appaga del mediocre.**—*Andar colle vele basse.Atteggiarsi a umiltà.**—*La vela è piena.Prosperità al colmo.**—*Andare a veder pescare la gatta.N. B.—Bellissimi tutti; ma quest’ultimo non mi entra affatto. Che vale?A.—Si dice di chi lascia d’attendere a’ suoi negozi per gire a qualche sollazzo.Uno a levante e l’altro a ponente.Od anche:Ostro e tramontana.**—*Son calate le acque.È cessata la furia.**—*Nol troveria la carta da navigare.**—*Egli ha un buon friggere i pesci.**—*Tenere i panni a chi nuota.M. S.—E questo che indica?A.—Chiedilo al latino:e terra spectare naufragium.**—*Vo’ sapere in quanti piè d’acqua sono.**—*Promettere mari e monti.**—*Lasciar andar l’acqua alla china.**—*S’intende acqua e non tempesta.**—*Tener l’amo pendente.Vale tener l’arco teso: cogliere il destro; forse tratto da Ovidio:semper tibi pendeat hamus[73].**—*Qui bisogna bere o affogare.Accettare un mal minore per cansarne un più grave.**—*Perdere la tramontana, la bussola...**—*Tu hai trovato la stiva.Cioè, m’hai dato nell’umore.**—*I granchi soglion mordere le balene.**—*Pescar ne’ rigagnoli:per significar la sciocchezza di chi pon mano a cosa, da cui non può cavar cica di bene.**—*Egli è arenato.**—*Nol laveria quant’acqua corre al mare.**—*Gettare il giacchio tondo.Pigliar tutto.**—*Caricar l’orza, o il burchio.Mangiar molto, empier l’epa.**—*Al tempo che le scardove eran pesce.**—*Fuor, fagiuoli; chè vi ha a venir lamprede.**—*Pestar l’acqua nel mortaio.**—*M’apparve il fuoco di Sant’Ermo,ch’esprime lo scorgere tra un grave pericolo un pronto soccorso. Ond’è che Ariosto cantava:Stero in questo travaglio, in questa penaBen quattro giorni e non avean più schermo:E n’avria avuto il mar vittoria piena,Poco più che il furor tenesse fermo;Ma diede speme lor d’aria serenaLa desiata luce di Sant’Ermo,Che in prua d’una cocchina a por si venne,Chè più non v’eran arbori, nè antenne[74].E. S.—Affè ch’io non potea credere che la lingua comune traesse sì acconci partiti e sì vaghi traslati dalle cose di mare.A.—E’ ce ne ho ancora una serqua, ma se devo sciare.....N. B.—Che dici? Ancora un’arrancata.A.—Sie, sie.La va da galeotto a marinaro.**—*Navigar contr’acqua.**—*Montar la corrente[75].**—*Dar negli scogli.**—*Dar l’ultimo tuffo.**—*Andar colla corrente.**—*Far forza di remi e di vele.Cioè con ogni possa. E Dante nel senso istesso:Chè qui è buon con le vele e co’ remi,Quantunque può ciascun, pinger sua barca[76].Uom di facile abbordo.**—*E’ lo sanno persino i pesciolini.**—*E’ non pesca troppo a fondo.**—*Cavar l’acqua dalla pietra pomice.Risponde al noto:—cavar sangue da una rapa.—**—*Andar per acqua col crivello.**—*E’ naviga per perduto.**—*Non dar nè in tinche, nè in ceci: si dice di tale che nulla valga a conchiudere; cioè sei grullo al par d’una tinca, e vali meno d’un cece.**—*È uomo che sa uscir da ogni mare.**—*Vuotare il mare con un cucchiaio.**—*Non so in quali acque mi peschi.**—*Trovare alcun di vela.Disposto a far servizio. E la vela porge altri infiniti traslati, comevela dell’orazioneche leggesi in Tullio[77];vela del desiderioin Ovidio[78]; e Dante più arditamente:Per correr miglior acqua alza le veleOmai la navicella del mio ingegno,Che lascia dietro a sè mar sì crudele[79].Proseguo:Ministrar vino a’ pesci.**—*E’ par sempre il mal tempo.**—*Non giova il dire: di tal’acqua non bevo.**—*Zappare in rena o in acqua.**—*Voltarsi ad ogni vento.**—*Non istare a ripescar queste cose.**—*Voler sempre stare a galla.**—*Lasciarsi sfuggire i pesci cotti di mano.**—*Li piglia i pesci.Dicesi di chi gabba i sempliciotti.**—*Ha pescato assai e preso poco.**—*Gli porterei l’acqua con le orecchie.**—*Tu non sai di barca menata.**—*Lascia che il pesce si frigga nel suo olio.**—*Cavare il granchio dalla buca con le mani di un altro.**—*Esser dolce di sale.**—*Non è nuoto dalle mie braccia.E Dante:Non è pileggio di piccola barcaQuel che fendendo va l’ardita prora,Nè da nocchier, ch’a sè medesmo parca[80].Nuotar senza sugheri.Sapersi governare da sè[81].**—*Al levar delle stuore, si vedrà quel che butta il sale.**—*Dare una scardova per avere un luccio.M. S.—Di questi ultimi due modi parmi conoscere il riscontro latino. Forse il primo risponde al noto—eventu facta probanda—e il secondo al—pileum donat ut pallium recipiat.E. S.—Smetti da cotesti tuoi latinucci che ti puoi friggere. Eccovi piuttosto alcune dizioni che si riferiscono a luoghi speciali, e di cui dobbiamo tener conto:Cercar pesci sul monte Argentaro.**—*In piaggia romana cercar libeccio.**—*Essere tra Scilla e Cariddi.**—*È rimasto nelle secche di Barberia[82].**—*Mar di Genova, mar senza pesci.**—*Portofino scuro: piove sicuro.**—*Andare a Patrasso, o a Scio[83].**—*So quanto si vende il sale a Chioggia.**—*Arno non cresce, se Sieve non mesce.**—*Passo di Malamocco[84].**—*Son di Peschiera e so pescare:Ma se vo’ pesce, mel convien comprare.E tu, Dottor Mariano, ci spiegherai mo’, perchè gli abitanti di Bova, risciacquando gli occhi malati ne’ flutti, usino, quasi fossero magiche, le parole:E mare e mare:Se è dolce, inghiottilo:Se è amaro, recilo.N. B.—Non saltiamo di palo in frasca. Dopo sì efficaci modi e locuzioni che attestano la ricchezza d’una lingua troppo ancora mal nota, e i molteplici aspetti in che può essere riguardato il proverbio, sarei vago di conoscere alcune similitudini, che non possono al certo mancare, dedotte dalle cose marinaresche, e di cui faccia suo pro la parlata comune.A.—Tu m’inviti ad un tema che per l’ampiezza sua mal può svolgersi a braccia e senza le debite preparazioni. Nondimeno se t’appaghi di un semplice saggio, io farò di secondarti. Ma bada: gli è come mettere una goccia d’acqua nel mare.N. B.—Bene: bene; tira oltre.A.—Donna iraconda,Mar senza sponda.**—*Donna in collera,Mare in burrasca.**—*Beltà senza graziaÈ un amo senz’esca.**—*E’ sa nuotare come il vomero.**—*Tu pungi come le resche da tutti i lati.**—*Son come il mare che nulla ha di brutto.**—*Andare innanzi come i gamberi.**—*Andare innanzi a spina di pesce.**—*Come la triglia:Non la mangia chi la piglia.**—*Parla meglio d’un granchio ch’ha due bocche.**—*È come l’àncora che sta sempre in mareE non impara mai a nuotare.**—*Il cuor de’ bricconiÈ un mare in burrasca.**—*Sta come pesce nell’acqua.Cioè, a tutto suo agio.**—*Come pesce fuor d’acqua.Si dice d’un soro che non sappia che far di sè.**—*Egli è un mar di ricchezza.**—*Mare a montoni.**—*È più sano d’un pesce.**—*Far l’occhio di triglia.**—*Pesante come il sale.**—*Rosso come un gambero cotto.**—*Stivati a mo’ di sardelle.**—*Arrivar l’ultimo come la mazza del bome[85].**—*Far come i delfini.E vale ingannare, dalla credenza che i delfini conducano i tonni nella tonnara.**—*Come il pesce pastinacaSenza capo e senza coda;dicesi di cosa che non ha principio, nè fine, ovvero di cui non si trova via, nè verso. La ragione di un tal modo sta in ciò, che questo pesce, come sapete, non ha capo che sporti in fuori, e la coda, per essere di puntura malefica, gli vien mozzata innanzi di tradurlo al mercato.Muto come un pesce.M. S.—Converrai per altro che questo adagio non sempre tiene.Carus Sternelo mostra ad evidenza. Voi conoscete senza fallo quella specie di grugnito ch’emette la rondine di mare:trigla hirundo; e chi è nato in Sicilia non ignora il suono dellatrigla volitans, di cui si fa così largo spaccio in Messina. Anche lasciaena aquila, che vive pur essa nei nostri mari, nella stagione della fregola manda un cotal suono, che potrebbe aver dato origine al mito delle Sirene.A.—Tu m’esci del manico, e forse a ragione per ammonirmi, che troppo più che non era espediente, io m’indugiai sul preso argomento.Smetto adunque non senza dirvi che troppi altri di questi modi scintillanti, concisi, vibrati, io potrei raspollare ne’ nostri scrittori, modi che tornano di grande efficacia a colorire lo stile; ma ch’è mestieri lasciare usare a chi sa, poichè come canta il poeta:.....indarno da riva si parte................Chi pesca per lo vero e non ha l’arte.[86].Intanto l’ora assai tarda consigliava i convitati a troncare i lor ragionari e tornarsi in città. Nino Bixio fe’ recar nuove bottiglie, di cui si vide il fondo di schianto; il vino, la lingua marinaresca, l’avventura narrata dal generale e l’imminente partenza del Maddaloni porsero tema d’altri e omai confusi colloqui. In tanta gaiezza niun potea sospettare che ne’ mari istessi, ove molti anni innanzi avea Bixio corso rischi si gravi, troverebbe a breve andare la morte e una profanata sepoltura.
**—*Dove è acqua, ivi è anche pesce.**—*Chi non sa cuocere il pesce, l’arrostisca.**—*Fra i pesci, il rombo: fra i quadrupedi, il lepre[55].**—*Chi mangia il pesce, rende le lische.**—*Chi mangia cacio e pesce,La vita gli rincresce.**—*Quattro cose vuole il pesce:Fresco, fritto, fermo e freddo.E in alcuni luoghi:Tre f. vuole il pesce: fresco, fritto e freddo.**—*Tre cose son buone al mezzo: il vino, il formaggio e il pesce.**—*Sui pesci, mesci.E il mio tinello non sa spillarvi altro vino.E. S.—Saporito davvero. Io m’avvisava di avervi dato i più leggiadri proverbi sui pesci, ma la giunta supera d’assai la derrata. È proprio il caso di dire:Quand’io credea d’avere il vento in poppa,Mi trovai fatta la barba di stoppa.A. T.—Un ne udii in più luoghi dell’alta Italia in forma di dialogo fra la tinca ed il luccio:Taci, taci, tenca rugginente:Chè chi mangia di te tutto il dì febbre sente.A cui la tinca risponde:È meglio la mia testa che il tuo busto.E presso a poco nel Veneto:—Tenca, tenca de pantan,Chi te magna no xe san.—Luz, luz, val pù la mia testa che il to bust.E poichè siamo tra i Veneti, non vi gravi udire questi altri:Rede sbusada, picola pescada.**—*Co ’l pesce fa bianco l’ocio,Xe segno che l’è coto.**—*Chi magna carpion, no xe babion.**—*Sfogio e barbon, no perde mai stagion.**—*Del barbon la testa x’l megio bocon.**—*Tenca in camisa, luzzo in pelizza[56].**—*Quando la segala fiorisse, i gamberi olisse.**—*I gamberi xe boni nei mesi dell’erre.**—*In mancanza de’ gamberi xe boni anco le zate[57].**—*Magnà i gamberi se ciuca le zate.**—*Le done, i cani e ’l bacalà,Perchè i sia boni i ghe vol ben pestà.**—*Pescar a bacheta, oselar a çiveta e camminar sul sabion, xe tre gusti da cogion.**—*Pescador e sonador de violin,A la fin de l’an no i ghe n’ha più un quatrin.A.—Consentitemi prima di chiudere la rubrica del gregge,. . . che il fresco erboso fondoDel liquido cristallo alberga e pasce[58]ch’io aggiunga, a mo’ di coda, due proverbi antichissimi, l’un cavato da Francesco da Barberino che suona:A pelago lodato non pescare;e vale, che le cose da tutti stimate buone, sono da molti occupate; e un secondo che trovo nelle poesie di Bindo Bonichi, rimatore pur esso del secolo XIII, cioè:Piace alla gatta il pesce, ma nol pesca[59].Nello stesso autore leggo pure quest’altro, sebbene nulla abbia a che fare co’ pesci:Folle è chi sa nuotar se cerca fondo.N. B.—E’ parmi che poco altro v’abbia ad aggiungersi in questa materia. Senonchè fu da noi lasciato da banda un tema bellissimo, che io ritengo fecondo d’argute sentenze. Su via, dottor Mariano, sciogli la tua parlantina, e dinne deipronostici e segni del tempo.M. S.—Tanto m’è bel quanto a te piace:tanto più che da qualche tempo vo’ raccogliendo siffatte sentenze, nell’intento di porre a riscontro la scienza del volgo coi risultati della metereologia. E, a parlar tondo, entrai nella convinzione, che il popolo in questo tema avanza i dotti di assai.Tramontana torba e scirocco chiaro,Tienti all’erta, o marinaro.**—*Vento a libeccio: nè pane, nè neccio.**—*Quando il tempo è reale,Tramontana il mattino, la sera maestrale.**—*Tramontana non buzzicaSe il marin non la stuzzica.**—*Levante chiaro e tramontana scura,Buttati in mare e non aver paura.**—*Nuvole grosse, vento a mucchi.**—*Piove e fa sole: nozze del diavolo.**—*Piccola pioggia fa cessar gran vento[60].**—*Nuvolette al mare, acqua alla montagna.**—*Quando le nubi ascendono dal mare, non uscir di porto.**—*Quando il tempo è in vela,Ogni nuvol porta sereno.**—*Nuvola vagante acqua non porta.**—*Quando le nuvole vanno per su, l’acqua viene per giù.**—*Chi guarda ad ogni nuvola, non fa viaggio.**—*Del mar le pecorelleAnnunzian le procelle.Ovvero:Cielo a pecorelle,Acqua a catinelle.**—*Quando il cielo è fatto a pani,Se non piove oggi, piove domani.**—*Aria rossa, o che piove, o che buffa.**—*Arco di sera, buon tempo spera.**—*Arco in mare, buon tempo vuol fare.**—*Arco in terra, il cielo in guerra.**—*La bonaccia, tempesta minaccia.**—*Seren fatto di notteNon val tre pere cotte.**—*Pallidezza nel nocchieroDi burrasca segno vero.**—*Se l’iride si vede la mattina Badate che il mal tempo s’avvicina.**—*Il pesce guizza a fior d’acqua: pioggia imminente.**—*Quando nel fosso salta la scardova, pioggia.**—*Montagna chiara e marina scura,Sciogli le vele e non aver paura.**—*Greco in mare, greco in tavola, greco,[61]Non avere a far seco.E in qualche porto:Chi si fida di grecoNon ha il cervello seco.**—*Greco, nè buon uomo, nè buon vento.**—*Apparso è il delfino; acqua fia.Al qual pronostico accennava anche Dante, cantando:Come i delfini quando fanno segnoAi marinar con l’arco della schiena,Che s’argomentin di campar lor legno[62].**—*Nessun si fidi del tempo sereno.Ovvero:Chi suol far del seren troppo gran festaAvrà doglia maggior nella tempesta.A questi proverbi che son proprî di tutti i volghi italiani, ne aggiungo alcuni altri sol proprî dell’Adriatico.Da Santa Caterina varda la marina.**—*Nuvole verdoline e negrete, tempesta e saete.**—*De istà, varda il fonte; de inverno, il monte[63].**—*Quando se vede ’l mazoran, se la piova no vien ancò, la vien doman[64].**—*Sete, oto e nove,L’aqua non se move:Venti, ventiun e ventidò,L’aqua no va nè in su, nè in zò[65].N. B.—E dellaluna, cui tanto attende la gente di mare, neppure un zinzino?M. S.—Io ci veniva pur ora.Luna in piedi, marinai coricati:Luna coricata, marinai in piedi.**—*Cerchio lontano, acqua vicina:Cerchio vicino, acqua lontana.**—*Ponente, tramontana si risente.**—*A luna scema non salareSe tu vuoi risparmiare.**—*Ogni granchio ha la sua luna.**—*Quando la luna è tonda, i granchi son pieni.**—*Luna mercurina,Tutto il ciel ruina[66].**—*Al fare, in mare: al tondo, in terra[67].E i Veneti:Al far, in mar; al tondo, in porto,Açiò che la quintadecima no te fazza torto[68].A.—Or che di proverbi n’avete una buona stampita, vi darò un saggio di modi proverbiali, ch’andai registrando nel mio taccuino, i quali dimostrano quanto la lingua comune s’avvantaggi della lingua marinaresca. E’ son di uso giornaliero fra noi, e vigorosi di nerbo e di brio.N. B.—Slazzera dunque i tuoi modi.A.—A un patto, che quando v’avrò stracchi abbastanza, m’accenniate d’ammainare le vele. Aggiungerò qualche breve mia notarella per ischiarire le dizioni men note.Mettersi in panna;vale esitare.**—*Pigliare il vento colle reti.**—*Nave senza biscotto.Uom senza denari.**—*Insegnare a nuotare a’ pesci[69].**—*Lasciarsi levare in barca.Ingannare.**—*Pescar nel torbido.**—*Nuotar fra due acque.Ovvero:Appoggiarsi a due àncore[70].**—*Fare un buco nell’acqua.**—*Menar la barca secondo il meridiano d’alcuno.**—*Ire a bastonare i pesci[71].**—*Lavorar nell’acqua.**—*Annegare in secco.**—*Pagar di scotta.Fuggire lasciando dei debiti.**—*Menar la barca a riva.**—*Pesce d’aprile.**—*Pescare per il proconsole.Fare opera non retribuita d’alcuna mercede.**—*E’ darebbe fondo a una nave di sughero.**—*Tempesta senz’acqua.Si dice di coloro che mangiano senza bere.**—*Il vino non ha timone.**—*Mettere la prua addosso a qualch’uno.Perseguitarlo.**—*Filar per occhio.Scomparire.**—*Vedere i tonni.Avere buone carte in mano.**—*Trar acqua dalle spugne.E Dante:Trassi dall’acqua non sazia la spugna[72].**—*Non è poi un mare a bere.**—*Affogare in un bicchier d’acqua.**—*Non troverebbe acqua nel mare.E in qualche luogo:Se andasse al mare, il troveria secco.**—*Portar acqua al mare e legna al bosco.**—*Marinaio d’acqua dolce.Dicesi di un soldato che mai non fu esposto a’ pericoli.**—*E’ darebbe in un occhio di pesce.**—*Star con gli occhi al pennello.Star all’erta.**—*Lasciar correre il pesce.Lasciar ch’altri si metta a qualche repentaglio, senza aiutarlo a cavarsene.**—*Andar coll’insegna sulla gaggia.Si dice di chi vuol fare il grande e filar del signore.**—*Andare colla vela a mezz’arbore.Si dice di chi s’appaga del mediocre.**—*Andar colle vele basse.Atteggiarsi a umiltà.**—*La vela è piena.Prosperità al colmo.**—*Andare a veder pescare la gatta.N. B.—Bellissimi tutti; ma quest’ultimo non mi entra affatto. Che vale?A.—Si dice di chi lascia d’attendere a’ suoi negozi per gire a qualche sollazzo.Uno a levante e l’altro a ponente.Od anche:Ostro e tramontana.**—*Son calate le acque.È cessata la furia.**—*Nol troveria la carta da navigare.**—*Egli ha un buon friggere i pesci.**—*Tenere i panni a chi nuota.M. S.—E questo che indica?A.—Chiedilo al latino:e terra spectare naufragium.**—*Vo’ sapere in quanti piè d’acqua sono.**—*Promettere mari e monti.**—*Lasciar andar l’acqua alla china.**—*S’intende acqua e non tempesta.**—*Tener l’amo pendente.Vale tener l’arco teso: cogliere il destro; forse tratto da Ovidio:semper tibi pendeat hamus[73].**—*Qui bisogna bere o affogare.Accettare un mal minore per cansarne un più grave.**—*Perdere la tramontana, la bussola...**—*Tu hai trovato la stiva.Cioè, m’hai dato nell’umore.**—*I granchi soglion mordere le balene.**—*Pescar ne’ rigagnoli:per significar la sciocchezza di chi pon mano a cosa, da cui non può cavar cica di bene.**—*Egli è arenato.**—*Nol laveria quant’acqua corre al mare.**—*Gettare il giacchio tondo.Pigliar tutto.**—*Caricar l’orza, o il burchio.Mangiar molto, empier l’epa.**—*Al tempo che le scardove eran pesce.**—*Fuor, fagiuoli; chè vi ha a venir lamprede.**—*Pestar l’acqua nel mortaio.**—*M’apparve il fuoco di Sant’Ermo,ch’esprime lo scorgere tra un grave pericolo un pronto soccorso. Ond’è che Ariosto cantava:Stero in questo travaglio, in questa penaBen quattro giorni e non avean più schermo:E n’avria avuto il mar vittoria piena,Poco più che il furor tenesse fermo;Ma diede speme lor d’aria serenaLa desiata luce di Sant’Ermo,Che in prua d’una cocchina a por si venne,Chè più non v’eran arbori, nè antenne[74].E. S.—Affè ch’io non potea credere che la lingua comune traesse sì acconci partiti e sì vaghi traslati dalle cose di mare.A.—E’ ce ne ho ancora una serqua, ma se devo sciare.....N. B.—Che dici? Ancora un’arrancata.A.—Sie, sie.La va da galeotto a marinaro.**—*Navigar contr’acqua.**—*Montar la corrente[75].**—*Dar negli scogli.**—*Dar l’ultimo tuffo.**—*Andar colla corrente.**—*Far forza di remi e di vele.Cioè con ogni possa. E Dante nel senso istesso:Chè qui è buon con le vele e co’ remi,Quantunque può ciascun, pinger sua barca[76].Uom di facile abbordo.**—*E’ lo sanno persino i pesciolini.**—*E’ non pesca troppo a fondo.**—*Cavar l’acqua dalla pietra pomice.Risponde al noto:—cavar sangue da una rapa.—**—*Andar per acqua col crivello.**—*E’ naviga per perduto.**—*Non dar nè in tinche, nè in ceci: si dice di tale che nulla valga a conchiudere; cioè sei grullo al par d’una tinca, e vali meno d’un cece.**—*È uomo che sa uscir da ogni mare.**—*Vuotare il mare con un cucchiaio.**—*Non so in quali acque mi peschi.**—*Trovare alcun di vela.Disposto a far servizio. E la vela porge altri infiniti traslati, comevela dell’orazioneche leggesi in Tullio[77];vela del desiderioin Ovidio[78]; e Dante più arditamente:Per correr miglior acqua alza le veleOmai la navicella del mio ingegno,Che lascia dietro a sè mar sì crudele[79].Proseguo:Ministrar vino a’ pesci.**—*E’ par sempre il mal tempo.**—*Non giova il dire: di tal’acqua non bevo.**—*Zappare in rena o in acqua.**—*Voltarsi ad ogni vento.**—*Non istare a ripescar queste cose.**—*Voler sempre stare a galla.**—*Lasciarsi sfuggire i pesci cotti di mano.**—*Li piglia i pesci.Dicesi di chi gabba i sempliciotti.**—*Ha pescato assai e preso poco.**—*Gli porterei l’acqua con le orecchie.**—*Tu non sai di barca menata.**—*Lascia che il pesce si frigga nel suo olio.**—*Cavare il granchio dalla buca con le mani di un altro.**—*Esser dolce di sale.**—*Non è nuoto dalle mie braccia.E Dante:Non è pileggio di piccola barcaQuel che fendendo va l’ardita prora,Nè da nocchier, ch’a sè medesmo parca[80].Nuotar senza sugheri.Sapersi governare da sè[81].**—*Al levar delle stuore, si vedrà quel che butta il sale.**—*Dare una scardova per avere un luccio.M. S.—Di questi ultimi due modi parmi conoscere il riscontro latino. Forse il primo risponde al noto—eventu facta probanda—e il secondo al—pileum donat ut pallium recipiat.E. S.—Smetti da cotesti tuoi latinucci che ti puoi friggere. Eccovi piuttosto alcune dizioni che si riferiscono a luoghi speciali, e di cui dobbiamo tener conto:Cercar pesci sul monte Argentaro.**—*In piaggia romana cercar libeccio.**—*Essere tra Scilla e Cariddi.**—*È rimasto nelle secche di Barberia[82].**—*Mar di Genova, mar senza pesci.**—*Portofino scuro: piove sicuro.**—*Andare a Patrasso, o a Scio[83].**—*So quanto si vende il sale a Chioggia.**—*Arno non cresce, se Sieve non mesce.**—*Passo di Malamocco[84].**—*Son di Peschiera e so pescare:Ma se vo’ pesce, mel convien comprare.E tu, Dottor Mariano, ci spiegherai mo’, perchè gli abitanti di Bova, risciacquando gli occhi malati ne’ flutti, usino, quasi fossero magiche, le parole:E mare e mare:Se è dolce, inghiottilo:Se è amaro, recilo.N. B.—Non saltiamo di palo in frasca. Dopo sì efficaci modi e locuzioni che attestano la ricchezza d’una lingua troppo ancora mal nota, e i molteplici aspetti in che può essere riguardato il proverbio, sarei vago di conoscere alcune similitudini, che non possono al certo mancare, dedotte dalle cose marinaresche, e di cui faccia suo pro la parlata comune.A.—Tu m’inviti ad un tema che per l’ampiezza sua mal può svolgersi a braccia e senza le debite preparazioni. Nondimeno se t’appaghi di un semplice saggio, io farò di secondarti. Ma bada: gli è come mettere una goccia d’acqua nel mare.N. B.—Bene: bene; tira oltre.A.—Donna iraconda,Mar senza sponda.**—*Donna in collera,Mare in burrasca.**—*Beltà senza graziaÈ un amo senz’esca.**—*E’ sa nuotare come il vomero.**—*Tu pungi come le resche da tutti i lati.**—*Son come il mare che nulla ha di brutto.**—*Andare innanzi come i gamberi.**—*Andare innanzi a spina di pesce.**—*Come la triglia:Non la mangia chi la piglia.**—*Parla meglio d’un granchio ch’ha due bocche.**—*È come l’àncora che sta sempre in mareE non impara mai a nuotare.**—*Il cuor de’ bricconiÈ un mare in burrasca.**—*Sta come pesce nell’acqua.Cioè, a tutto suo agio.**—*Come pesce fuor d’acqua.Si dice d’un soro che non sappia che far di sè.**—*Egli è un mar di ricchezza.**—*Mare a montoni.**—*È più sano d’un pesce.**—*Far l’occhio di triglia.**—*Pesante come il sale.**—*Rosso come un gambero cotto.**—*Stivati a mo’ di sardelle.**—*Arrivar l’ultimo come la mazza del bome[85].**—*Far come i delfini.E vale ingannare, dalla credenza che i delfini conducano i tonni nella tonnara.**—*Come il pesce pastinacaSenza capo e senza coda;dicesi di cosa che non ha principio, nè fine, ovvero di cui non si trova via, nè verso. La ragione di un tal modo sta in ciò, che questo pesce, come sapete, non ha capo che sporti in fuori, e la coda, per essere di puntura malefica, gli vien mozzata innanzi di tradurlo al mercato.Muto come un pesce.M. S.—Converrai per altro che questo adagio non sempre tiene.Carus Sternelo mostra ad evidenza. Voi conoscete senza fallo quella specie di grugnito ch’emette la rondine di mare:trigla hirundo; e chi è nato in Sicilia non ignora il suono dellatrigla volitans, di cui si fa così largo spaccio in Messina. Anche lasciaena aquila, che vive pur essa nei nostri mari, nella stagione della fregola manda un cotal suono, che potrebbe aver dato origine al mito delle Sirene.A.—Tu m’esci del manico, e forse a ragione per ammonirmi, che troppo più che non era espediente, io m’indugiai sul preso argomento.Smetto adunque non senza dirvi che troppi altri di questi modi scintillanti, concisi, vibrati, io potrei raspollare ne’ nostri scrittori, modi che tornano di grande efficacia a colorire lo stile; ma ch’è mestieri lasciare usare a chi sa, poichè come canta il poeta:.....indarno da riva si parte................Chi pesca per lo vero e non ha l’arte.[86].Intanto l’ora assai tarda consigliava i convitati a troncare i lor ragionari e tornarsi in città. Nino Bixio fe’ recar nuove bottiglie, di cui si vide il fondo di schianto; il vino, la lingua marinaresca, l’avventura narrata dal generale e l’imminente partenza del Maddaloni porsero tema d’altri e omai confusi colloqui. In tanta gaiezza niun potea sospettare che ne’ mari istessi, ove molti anni innanzi avea Bixio corso rischi si gravi, troverebbe a breve andare la morte e una profanata sepoltura.
**—*
Dove è acqua, ivi è anche pesce.
**—*
Chi non sa cuocere il pesce, l’arrostisca.
**—*
Fra i pesci, il rombo: fra i quadrupedi, il lepre[55].
**—*
Chi mangia il pesce, rende le lische.
**—*
Chi mangia cacio e pesce,La vita gli rincresce.
**—*
Quattro cose vuole il pesce:Fresco, fritto, fermo e freddo.
E in alcuni luoghi:
Tre f. vuole il pesce: fresco, fritto e freddo.
**—*
Tre cose son buone al mezzo: il vino, il formaggio e il pesce.
**—*
Sui pesci, mesci.
E il mio tinello non sa spillarvi altro vino.
E. S.—Saporito davvero. Io m’avvisava di avervi dato i più leggiadri proverbi sui pesci, ma la giunta supera d’assai la derrata. È proprio il caso di dire:
Quand’io credea d’avere il vento in poppa,Mi trovai fatta la barba di stoppa.
A. T.—Un ne udii in più luoghi dell’alta Italia in forma di dialogo fra la tinca ed il luccio:
Taci, taci, tenca rugginente:Chè chi mangia di te tutto il dì febbre sente.
A cui la tinca risponde:
È meglio la mia testa che il tuo busto.
E presso a poco nel Veneto:
—Tenca, tenca de pantan,Chi te magna no xe san.
—Luz, luz, val pù la mia testa che il to bust.
E poichè siamo tra i Veneti, non vi gravi udire questi altri:
Rede sbusada, picola pescada.
**—*
Co ’l pesce fa bianco l’ocio,Xe segno che l’è coto.
**—*
Chi magna carpion, no xe babion.
**—*
Sfogio e barbon, no perde mai stagion.
**—*
Del barbon la testa x’l megio bocon.
**—*
Tenca in camisa, luzzo in pelizza[56].
**—*
Quando la segala fiorisse, i gamberi olisse.
**—*
I gamberi xe boni nei mesi dell’erre.
**—*
In mancanza de’ gamberi xe boni anco le zate[57].
**—*
Magnà i gamberi se ciuca le zate.
**—*
Le done, i cani e ’l bacalà,Perchè i sia boni i ghe vol ben pestà.
**—*
Pescar a bacheta, oselar a çiveta e camminar sul sabion, xe tre gusti da cogion.
**—*
Pescador e sonador de violin,A la fin de l’an no i ghe n’ha più un quatrin.
A.—Consentitemi prima di chiudere la rubrica del gregge,
. . . che il fresco erboso fondoDel liquido cristallo alberga e pasce[58]
ch’io aggiunga, a mo’ di coda, due proverbi antichissimi, l’un cavato da Francesco da Barberino che suona:
A pelago lodato non pescare;
e vale, che le cose da tutti stimate buone, sono da molti occupate; e un secondo che trovo nelle poesie di Bindo Bonichi, rimatore pur esso del secolo XIII, cioè:
Piace alla gatta il pesce, ma nol pesca[59].
Nello stesso autore leggo pure quest’altro, sebbene nulla abbia a che fare co’ pesci:
Folle è chi sa nuotar se cerca fondo.
N. B.—E’ parmi che poco altro v’abbia ad aggiungersi in questa materia. Senonchè fu da noi lasciato da banda un tema bellissimo, che io ritengo fecondo d’argute sentenze. Su via, dottor Mariano, sciogli la tua parlantina, e dinne deipronostici e segni del tempo.
M. S.—Tanto m’è bel quanto a te piace:
tanto più che da qualche tempo vo’ raccogliendo siffatte sentenze, nell’intento di porre a riscontro la scienza del volgo coi risultati della metereologia. E, a parlar tondo, entrai nella convinzione, che il popolo in questo tema avanza i dotti di assai.
Tramontana torba e scirocco chiaro,Tienti all’erta, o marinaro.
**—*
Vento a libeccio: nè pane, nè neccio.
**—*
Quando il tempo è reale,Tramontana il mattino, la sera maestrale.
**—*
Tramontana non buzzicaSe il marin non la stuzzica.
**—*
Levante chiaro e tramontana scura,Buttati in mare e non aver paura.
**—*
Nuvole grosse, vento a mucchi.
**—*
Piove e fa sole: nozze del diavolo.
**—*
Piccola pioggia fa cessar gran vento[60].
**—*
Nuvolette al mare, acqua alla montagna.
**—*
Quando le nubi ascendono dal mare, non uscir di porto.
**—*
Quando il tempo è in vela,Ogni nuvol porta sereno.
**—*
Nuvola vagante acqua non porta.
**—*
Quando le nuvole vanno per su, l’acqua viene per giù.
**—*
Chi guarda ad ogni nuvola, non fa viaggio.
**—*
Del mar le pecorelleAnnunzian le procelle.
Ovvero:
Cielo a pecorelle,Acqua a catinelle.
**—*
Quando il cielo è fatto a pani,Se non piove oggi, piove domani.
**—*
Aria rossa, o che piove, o che buffa.
**—*
Arco di sera, buon tempo spera.
**—*
Arco in mare, buon tempo vuol fare.
**—*
Arco in terra, il cielo in guerra.
**—*
La bonaccia, tempesta minaccia.
**—*
Seren fatto di notteNon val tre pere cotte.
**—*
Pallidezza nel nocchieroDi burrasca segno vero.
**—*
Se l’iride si vede la mattina Badate che il mal tempo s’avvicina.
**—*
Il pesce guizza a fior d’acqua: pioggia imminente.
**—*
Quando nel fosso salta la scardova, pioggia.
**—*
Montagna chiara e marina scura,Sciogli le vele e non aver paura.
**—*
Greco in mare, greco in tavola, greco,[61]Non avere a far seco.
E in qualche porto:
Chi si fida di grecoNon ha il cervello seco.
**—*
Greco, nè buon uomo, nè buon vento.
**—*
Apparso è il delfino; acqua fia.
Al qual pronostico accennava anche Dante, cantando:
Come i delfini quando fanno segnoAi marinar con l’arco della schiena,Che s’argomentin di campar lor legno[62].
**—*
Nessun si fidi del tempo sereno.
Ovvero:
Chi suol far del seren troppo gran festaAvrà doglia maggior nella tempesta.
A questi proverbi che son proprî di tutti i volghi italiani, ne aggiungo alcuni altri sol proprî dell’Adriatico.
Da Santa Caterina varda la marina.
**—*
Nuvole verdoline e negrete, tempesta e saete.
**—*
De istà, varda il fonte; de inverno, il monte[63].
**—*
Quando se vede ’l mazoran, se la piova no vien ancò, la vien doman[64].
**—*
Sete, oto e nove,L’aqua non se move:Venti, ventiun e ventidò,L’aqua no va nè in su, nè in zò[65].
N. B.—E dellaluna, cui tanto attende la gente di mare, neppure un zinzino?
M. S.—Io ci veniva pur ora.
Luna in piedi, marinai coricati:Luna coricata, marinai in piedi.
**—*
Cerchio lontano, acqua vicina:Cerchio vicino, acqua lontana.
**—*
Ponente, tramontana si risente.
**—*
A luna scema non salareSe tu vuoi risparmiare.
**—*
Ogni granchio ha la sua luna.
**—*
Quando la luna è tonda, i granchi son pieni.
**—*
Luna mercurina,Tutto il ciel ruina[66].
**—*
Al fare, in mare: al tondo, in terra[67].
E i Veneti:
Al far, in mar; al tondo, in porto,Açiò che la quintadecima no te fazza torto[68].
A.—Or che di proverbi n’avete una buona stampita, vi darò un saggio di modi proverbiali, ch’andai registrando nel mio taccuino, i quali dimostrano quanto la lingua comune s’avvantaggi della lingua marinaresca. E’ son di uso giornaliero fra noi, e vigorosi di nerbo e di brio.
N. B.—Slazzera dunque i tuoi modi.
A.—A un patto, che quando v’avrò stracchi abbastanza, m’accenniate d’ammainare le vele. Aggiungerò qualche breve mia notarella per ischiarire le dizioni men note.
Mettersi in panna;vale esitare.
**—*
Pigliare il vento colle reti.
**—*
Nave senza biscotto.Uom senza denari.
**—*
Insegnare a nuotare a’ pesci[69].
**—*
Lasciarsi levare in barca.Ingannare.
**—*
Pescar nel torbido.
**—*
Nuotar fra due acque.
Ovvero:
Appoggiarsi a due àncore[70].
**—*
Fare un buco nell’acqua.
**—*
Menar la barca secondo il meridiano d’alcuno.
**—*
Ire a bastonare i pesci[71].
**—*
Lavorar nell’acqua.
**—*
Annegare in secco.
**—*
Pagar di scotta.Fuggire lasciando dei debiti.
**—*
Menar la barca a riva.
**—*
Pesce d’aprile.
**—*
Pescare per il proconsole.Fare opera non retribuita d’alcuna mercede.
**—*
E’ darebbe fondo a una nave di sughero.
**—*
Tempesta senz’acqua.Si dice di coloro che mangiano senza bere.
**—*
Il vino non ha timone.
**—*
Mettere la prua addosso a qualch’uno.Perseguitarlo.
**—*
Filar per occhio.Scomparire.
**—*
Vedere i tonni.Avere buone carte in mano.
**—*
Trar acqua dalle spugne.
E Dante:
Trassi dall’acqua non sazia la spugna[72].
**—*
Non è poi un mare a bere.
**—*
Affogare in un bicchier d’acqua.
**—*
Non troverebbe acqua nel mare.
E in qualche luogo:
Se andasse al mare, il troveria secco.
**—*
Portar acqua al mare e legna al bosco.
**—*
Marinaio d’acqua dolce.Dicesi di un soldato che mai non fu esposto a’ pericoli.
**—*
E’ darebbe in un occhio di pesce.
**—*
Star con gli occhi al pennello.Star all’erta.
**—*
Lasciar correre il pesce.Lasciar ch’altri si metta a qualche repentaglio, senza aiutarlo a cavarsene.
**—*
Andar coll’insegna sulla gaggia.Si dice di chi vuol fare il grande e filar del signore.
**—*
Andare colla vela a mezz’arbore.Si dice di chi s’appaga del mediocre.
**—*
Andar colle vele basse.Atteggiarsi a umiltà.
**—*
La vela è piena.Prosperità al colmo.
**—*
Andare a veder pescare la gatta.
N. B.—Bellissimi tutti; ma quest’ultimo non mi entra affatto. Che vale?
A.—Si dice di chi lascia d’attendere a’ suoi negozi per gire a qualche sollazzo.
Uno a levante e l’altro a ponente.
Od anche:
Ostro e tramontana.
**—*
Son calate le acque.È cessata la furia.
**—*
Nol troveria la carta da navigare.
**—*
Egli ha un buon friggere i pesci.
**—*
Tenere i panni a chi nuota.
M. S.—E questo che indica?
A.—Chiedilo al latino:e terra spectare naufragium.
**—*
Vo’ sapere in quanti piè d’acqua sono.
**—*
Promettere mari e monti.
**—*
Lasciar andar l’acqua alla china.
**—*
S’intende acqua e non tempesta.
**—*
Tener l’amo pendente.Vale tener l’arco teso: cogliere il destro; forse tratto da Ovidio:semper tibi pendeat hamus[73].
**—*
Qui bisogna bere o affogare.Accettare un mal minore per cansarne un più grave.
**—*
Perdere la tramontana, la bussola...
**—*
Tu hai trovato la stiva.Cioè, m’hai dato nell’umore.
**—*
I granchi soglion mordere le balene.
**—*
Pescar ne’ rigagnoli:per significar la sciocchezza di chi pon mano a cosa, da cui non può cavar cica di bene.
**—*
Egli è arenato.
**—*
Nol laveria quant’acqua corre al mare.
**—*
Gettare il giacchio tondo.Pigliar tutto.
**—*
Caricar l’orza, o il burchio.Mangiar molto, empier l’epa.
**—*
Al tempo che le scardove eran pesce.
**—*
Fuor, fagiuoli; chè vi ha a venir lamprede.
**—*
Pestar l’acqua nel mortaio.
**—*
M’apparve il fuoco di Sant’Ermo,ch’esprime lo scorgere tra un grave pericolo un pronto soccorso. Ond’è che Ariosto cantava:
Stero in questo travaglio, in questa penaBen quattro giorni e non avean più schermo:E n’avria avuto il mar vittoria piena,Poco più che il furor tenesse fermo;Ma diede speme lor d’aria serenaLa desiata luce di Sant’Ermo,Che in prua d’una cocchina a por si venne,Chè più non v’eran arbori, nè antenne[74].
E. S.—Affè ch’io non potea credere che la lingua comune traesse sì acconci partiti e sì vaghi traslati dalle cose di mare.
A.—E’ ce ne ho ancora una serqua, ma se devo sciare.....
N. B.—Che dici? Ancora un’arrancata.
A.—Sie, sie.
La va da galeotto a marinaro.
**—*
Navigar contr’acqua.
**—*
Montar la corrente[75].
**—*
Dar negli scogli.
**—*
Dar l’ultimo tuffo.
**—*
Andar colla corrente.
**—*
Far forza di remi e di vele.Cioè con ogni possa. E Dante nel senso istesso:
Chè qui è buon con le vele e co’ remi,Quantunque può ciascun, pinger sua barca[76].
Uom di facile abbordo.
**—*
E’ lo sanno persino i pesciolini.
**—*
E’ non pesca troppo a fondo.
**—*
Cavar l’acqua dalla pietra pomice.Risponde al noto:—cavar sangue da una rapa.—
**—*
Andar per acqua col crivello.
**—*
E’ naviga per perduto.
**—*
Non dar nè in tinche, nè in ceci: si dice di tale che nulla valga a conchiudere; cioè sei grullo al par d’una tinca, e vali meno d’un cece.
**—*
È uomo che sa uscir da ogni mare.
**—*
Vuotare il mare con un cucchiaio.
**—*
Non so in quali acque mi peschi.
**—*
Trovare alcun di vela.Disposto a far servizio. E la vela porge altri infiniti traslati, comevela dell’orazioneche leggesi in Tullio[77];vela del desiderioin Ovidio[78]; e Dante più arditamente:
Per correr miglior acqua alza le veleOmai la navicella del mio ingegno,Che lascia dietro a sè mar sì crudele[79].
Proseguo:
Ministrar vino a’ pesci.
**—*
E’ par sempre il mal tempo.
**—*
Non giova il dire: di tal’acqua non bevo.
**—*
Zappare in rena o in acqua.
**—*
Voltarsi ad ogni vento.
**—*
Non istare a ripescar queste cose.
**—*
Voler sempre stare a galla.
**—*
Lasciarsi sfuggire i pesci cotti di mano.
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Li piglia i pesci.Dicesi di chi gabba i sempliciotti.
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Ha pescato assai e preso poco.
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Gli porterei l’acqua con le orecchie.
**—*
Tu non sai di barca menata.
**—*
Lascia che il pesce si frigga nel suo olio.
**—*
Cavare il granchio dalla buca con le mani di un altro.
**—*
Esser dolce di sale.
**—*
Non è nuoto dalle mie braccia.
E Dante:
Non è pileggio di piccola barcaQuel che fendendo va l’ardita prora,Nè da nocchier, ch’a sè medesmo parca[80].
Nuotar senza sugheri.Sapersi governare da sè[81].
**—*
Al levar delle stuore, si vedrà quel che butta il sale.
**—*
Dare una scardova per avere un luccio.
M. S.—Di questi ultimi due modi parmi conoscere il riscontro latino. Forse il primo risponde al noto—eventu facta probanda—e il secondo al—pileum donat ut pallium recipiat.
E. S.—Smetti da cotesti tuoi latinucci che ti puoi friggere. Eccovi piuttosto alcune dizioni che si riferiscono a luoghi speciali, e di cui dobbiamo tener conto:
Cercar pesci sul monte Argentaro.
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In piaggia romana cercar libeccio.
**—*
Essere tra Scilla e Cariddi.
**—*
È rimasto nelle secche di Barberia[82].
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Mar di Genova, mar senza pesci.
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Portofino scuro: piove sicuro.
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Andare a Patrasso, o a Scio[83].
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So quanto si vende il sale a Chioggia.
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Arno non cresce, se Sieve non mesce.
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Passo di Malamocco[84].
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Son di Peschiera e so pescare:Ma se vo’ pesce, mel convien comprare.
E tu, Dottor Mariano, ci spiegherai mo’, perchè gli abitanti di Bova, risciacquando gli occhi malati ne’ flutti, usino, quasi fossero magiche, le parole:
E mare e mare:Se è dolce, inghiottilo:Se è amaro, recilo.
N. B.—Non saltiamo di palo in frasca. Dopo sì efficaci modi e locuzioni che attestano la ricchezza d’una lingua troppo ancora mal nota, e i molteplici aspetti in che può essere riguardato il proverbio, sarei vago di conoscere alcune similitudini, che non possono al certo mancare, dedotte dalle cose marinaresche, e di cui faccia suo pro la parlata comune.
A.—Tu m’inviti ad un tema che per l’ampiezza sua mal può svolgersi a braccia e senza le debite preparazioni. Nondimeno se t’appaghi di un semplice saggio, io farò di secondarti. Ma bada: gli è come mettere una goccia d’acqua nel mare.
N. B.—Bene: bene; tira oltre.
A.—Donna iraconda,Mar senza sponda.
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Donna in collera,Mare in burrasca.
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Beltà senza graziaÈ un amo senz’esca.
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E’ sa nuotare come il vomero.
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Tu pungi come le resche da tutti i lati.
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Son come il mare che nulla ha di brutto.
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Andare innanzi come i gamberi.
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Andare innanzi a spina di pesce.
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Come la triglia:Non la mangia chi la piglia.
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Parla meglio d’un granchio ch’ha due bocche.
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È come l’àncora che sta sempre in mareE non impara mai a nuotare.
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Il cuor de’ bricconiÈ un mare in burrasca.
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Sta come pesce nell’acqua.Cioè, a tutto suo agio.
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Come pesce fuor d’acqua.Si dice d’un soro che non sappia che far di sè.
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Egli è un mar di ricchezza.
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Mare a montoni.
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È più sano d’un pesce.
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Far l’occhio di triglia.
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Pesante come il sale.
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Rosso come un gambero cotto.
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Stivati a mo’ di sardelle.
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Arrivar l’ultimo come la mazza del bome[85].
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Far come i delfini.E vale ingannare, dalla credenza che i delfini conducano i tonni nella tonnara.
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Come il pesce pastinacaSenza capo e senza coda;
dicesi di cosa che non ha principio, nè fine, ovvero di cui non si trova via, nè verso. La ragione di un tal modo sta in ciò, che questo pesce, come sapete, non ha capo che sporti in fuori, e la coda, per essere di puntura malefica, gli vien mozzata innanzi di tradurlo al mercato.
Muto come un pesce.
M. S.—Converrai per altro che questo adagio non sempre tiene.Carus Sternelo mostra ad evidenza. Voi conoscete senza fallo quella specie di grugnito ch’emette la rondine di mare:trigla hirundo; e chi è nato in Sicilia non ignora il suono dellatrigla volitans, di cui si fa così largo spaccio in Messina. Anche lasciaena aquila, che vive pur essa nei nostri mari, nella stagione della fregola manda un cotal suono, che potrebbe aver dato origine al mito delle Sirene.
A.—Tu m’esci del manico, e forse a ragione per ammonirmi, che troppo più che non era espediente, io m’indugiai sul preso argomento.Smetto adunque non senza dirvi che troppi altri di questi modi scintillanti, concisi, vibrati, io potrei raspollare ne’ nostri scrittori, modi che tornano di grande efficacia a colorire lo stile; ma ch’è mestieri lasciare usare a chi sa, poichè come canta il poeta:
.....indarno da riva si parte................Chi pesca per lo vero e non ha l’arte.[86].
Intanto l’ora assai tarda consigliava i convitati a troncare i lor ragionari e tornarsi in città. Nino Bixio fe’ recar nuove bottiglie, di cui si vide il fondo di schianto; il vino, la lingua marinaresca, l’avventura narrata dal generale e l’imminente partenza del Maddaloni porsero tema d’altri e omai confusi colloqui. In tanta gaiezza niun potea sospettare che ne’ mari istessi, ove molti anni innanzi avea Bixio corso rischi si gravi, troverebbe a breve andare la morte e una profanata sepoltura.