(Conde Nillo)[44]
Conte Nillo, conte Nillofa bagnare il suo caval:mentre beve il buon destriero,incomincia egli a cantar.Il re guarda, ma, nel bujo,non lo può raffigurar:se ha da ridere o da piangerela sua figlia ancor non sa.
“Taci, figlia, e porgi orecchio;sentirai che bel cantar!o son angioli del cielo,o la sirena del mar.„[45]
“Non son angioli del cielo,né la sirena del mar;questi, o padre, è il conte Nillo,che sua sposa mi vuol far.„
“Chi rammenta il conte Nillo?chi l'ardisce mentovarquel vassallo mio ribelle,che in esilio fei cacciar?„
“Mia, signore, è mia la colpa;me dovete gastigar:senza lui non posso vivere;io l'ho fatto richiamar.„
“E ancor osi, o traditora,tua vergogna confessar?Pria che spunti il nuovo giorno,lo vedrai decapitar.„
“No; chi verserà il suo sangue,anche il mio dovrà versar:dove a lui faran la fossa,anche a me l'hanno a scavar.„
Per chi suonan le campane?a che tanto scampanar?Trapassato è il conte Nillo,è l'Infanta per mancar:son cavate già le fosse,già li vanno a sotterrar,l'un nell'atrio della chiesa,l'altra al piede dell'altar.Là un cipresso, qua un arancioecco vedonsi spuntar:[46]cresce l'uno, cresce l'altro,e si vengono a baciar.Non sì tosto il re lo seppe,ambedue li fe tagliar:getta l'uno sangue vivo,l'altro dà sangue real.Un colombo e una colombaecco vedonsi volar;contro al re, che siede a mensa,ecco vengonsi a posar.
“Ahi mal abbia un tanto ardore!ahi mal abbia un tanto amar!non in vita, non in mortegli ho potuti separar!„
[44]Bellermann, p. 134-38.“O romance do Conde Niño, ou Conde Nillo, come lhe chama Almeida-Garrett, encontra-se na provincia de Tras-os-Montes, no Algarve, onde foi recolhido por Estacio da Veiga sob o titulo de Dom Diniz, e nas ilhas dos Açorez, onde le chamam Dom Duardos. Não existe nas colleções hespanholas.„Hardung, I, 216, in nota.“M. le comte Albert de Circourt et moi avons traduit un ancien ouvrage espagnol, où, sous le titre deVictorial, est racontée la vie de Don Pero Niño, comte de Buelna. Ce Pero Niño, dont l'existence fut très aventureuse, épousa dona Beatrix, infante du Portugal et cela en dépit du père de celle-ci Dom Joan. Malgré le mécontentement de ce prince, ce mariage n'amena aucune catastrophe. Suivant Braga, ce serait cependant cet épisode qui aurait donné lieu au romance du comte Nillo. Nous doutons de cette origine, sur laquelle Braga revient encore dans sesTrovadores, p. 325. Almeida-Garrett remarque que le nom de Nillo n'est pas portugais, mais que, sous la forme Niño, il serait espagnol. Il croit que ce chant vient de la Provence ou de la France. On a plusieurs leçons de ce chant:Dom Doardos,Ermida en mar,Dom Dinizecc. [V. Hardung, ivi, p. 217-224].„Puymaigre,Romanceiro, p. 188.Arieggia in alcune parti alla bella romanza diGerinaldo, di cui si conoscono piú versioni e che si legge anche nei canzonieri spagnoli: questa, secondo il Braga l'Almeida-Garrett e l'Hardung, è una reminiscenza dell'avventura apocrifa di Einhard o Eginhart, celebre segretario di Carlo Magno.[45]“Erguei-vos, bella Infanta;vindo ouvir lindo cantar:ou são os anjos no céu,ou as sereias no mar.„“Pois não são anjos no céu,nem as sereias no mar;é um triste prisioneiro,que meu pae manda matar.„Romances de Gerinaldo[lezione dell'isola di San Giorgio],Hardung, I, p. 108. E nella lezioneAlmeida-Garrett, ivi, p. 115:“Anda ouvir, oh minha filha,este tam lindo cantar,que ou são os anjos no céo,ou as serejas no mar.„“Não são os anjos no céo,nem as sereias no mar;mas o triste sem venturaa quem mandais degollar.„Una lezione della romanza castiglianaConte Arnaldos, edita dalDeliuse riferita dalNigra,Canzoniecc.Riv. Contemp., fasc. gennaio 1860, p. 82:“O idolo ha la princesaen los palacios do está:—si saliredes, mi madre,si saliredes de mirar;y veredes como cantala sirena de la mar.——Que non era la sirena,la sirena de la mar;Que non era sino Arnaldos ecc.„Accenna pure alle sirene una canzone canavese edita dallo stesso Nigra, fasc. cit., p. 78:“La serena ch'a cantavas'a n'in chita [smette] de canté.„Dove l'illustre uomo annota opportunamente:“Il mito delle sirene, popolarissimo nella poesia greca e latina (V. Omero, Odiss. μ, 39-53; 158-209; φ, 306; Virgilio, Eneid. V ecc.) si perpetuò nelle tradizioni del medio evo, e nei numerosi canti e racconti intorno alle Nisse, alle Elfine, alle Ondine, alle Korrigan e alle Fate, fra cui fu lungamente popolare la celebre Melusina. V. Kastner,Les Sirènes. Paris, 1859;Roman de la rose;Roman de Brut, passim; i poemi italiani di cavalleria;Les pays basque,par Francisque Michel. Paris 1859, 334.—Il canto della sirena è spesso mentovato nella poesia popolare italiana. V. la raccolta di Tommaseo, Tigri, Marcoaldi, Pasqualigo ecc.„Ecco in fine il ritratto che della sirena ci dà unbestiariopubblicato daP. Meyer, inRomania, 1872, p. 430; ritratto, come si vede, al tutto identico a quelli che ce ne lasciarono i classici:“Sereine est de mer. j. peril:feme est part desus le lonbril,et poisons desoz la ce[i]nture.Tant chante bel que creaturene s'e[n] porroit pas soolerne d'oïr le dòuz chant chanter ecc.„In secolo assai piú vicino al nostro, quella gran testa quadra di Don Ferrante “sapeva a tempo trattenere una conversazione.... descrivendo esattamente la forma e l'abitudini delle sirene.„ V.Promessi Sposi, cap. XXVII.Quando i portenti erano cosa piú che ordinaria, anche i pesci (gli uccelli è inutile dire) fecero mirabilia come virtuosi di canto. “E poi videro una fontana lunga e larga per spazio di miglia cinque, piena di molti pesci, li quali cantavano dí e notte... e era sí dolce canto, che lingua umana non potrebbe narrare. E poi videro l'arbore della gloria... lo quale arbore era pieno di uccelli piccoli; e aveano penne rosse come carbone di foco acceso, e parevano lucerne appese, e cantavano tutti ad una voce sí che parevano angeli del Paradiso celestiale. E cosí facevano a tutte ore del dí, e tanto era dolce e soave quello canto, che ogni mente umana si sarebbe addormentata;...„ V.Leggende del sec. XIV(Del paradiso terrestre), Firenze, 1863, I, p. 496-97.[46]Cfr.La Tessitrice, canto ellenico: “E la fanciulla [uccisa] divenne canna, e il giovine [suicida] un cipressetto ecc.„Tommaseo, op. cit., t. III, p. 64-68;La suocera omicida, ivi, p. 135;Marmier,Chants popul. du Nord(Adeline, canto svedese), Paris, 1842, p. 213;Marcellus,L'amour au tombeau, op. cit., p. 212;Dozon,Chansons pop. bulgares(L'amant déséspéré), Paris, 1875, p. 391, ed ivi, p. 334, per la citaz. di un canto serbo e di altri canti scozzesi, brettoni, catalani, normanni, ecc. La stessa circostanza è in un canto rumeno, che per essere pochissimo noto in Italia, riporterò tradotto dal professoreS. Friedmanne da me, sperando di far cosa grata ai lettori. Va col titoloL'anello e il velo, e dice:I.C'era una volta, c'era una volta un figliol d'un re,giovine e bellocome l'abete del bosco[47]sovr'alta montagna.Or ei tolse in moglieuna fanciulla del villaggio,una fanciulla rumena,cara a tutto il vicinato,con faccia soave lucente,con persona tenera flessuosacome il fiore dei campinella luce del sole.Ecco gli è giuntalettera grande [con ordine] di partire,di andarsene al campo.Nell'anima e' si duole,e parla cosí:“O cara mia, cuor mio,prendi 'l mio anelloe mettitelo in dito.Se l'anello arrugginirà,sappi, o cara, ch'io sarò morto.„“Dacché mi lasci in casa piangendo,eccoti 'l velo di seta,guarnito d'oro negli orli.Se l'oro si struggerà,sappi, o fratello, ch'io sarò morta.„II.E' monta a cavalloe si pone in viaggio.Va fino a un luogo,dove accende un gran fuocoin mezzo del bosco,alla fontana delCorvo.Si mette la mano in seno,guarda il velo,e il cuor gli si spezza.“Cari amici, guerrieri miei,prodi figli di draghi,[48]statevi pur qui a banchettaree all'ombra sdrajatevi.Or io me ne vo,ché in casa ho dimenticatola spada arrotatasur una tavola verde.„Torna addietro,ed ecco s'incontra in un bravo,[49]in un bravo su picciol cavallo.“Buona fortuna, o giovinotto mio bravo!„“Che rechi? onde vieni?„“Se brami, o signore, saperlo,ad altri potrebbe esser bene,ma è per te mala cosa ed amara.Tuo padre è córso,il paese tutto ha posto a soqquadro,finché ha trovato la tua bella,e l'ha gettatain uno stagno largo e profondo.„“Tieni, o bravo, il mio cavallo,e menalo al padre mio.Se chiedesse ov'io sia,digli ch'io sono andatogiú in riva allo stagno,e nell'acqua mi son buttatoa ritrovare la fanciulla che amai.„III.Il padre si tira dietro tutto il paese;asciuga lo stagno,e i due giovani trovainsieme abbracciati,su la rena gialla prostesi;ambedue nel volto sereni,talché vivi parevano.Il re allora si pente;nella seta gli avvolge,in chiesa li fa portare,e in due casse li mette,casse belle da imperatore,sopravi lettere latine:e lui ha muratopresso l'altare ad oriente,lei nell'atrio a occidente.E dalla tomba di lui è uscito, o fratello,[50]un abete verde coperto d'ellera,che pende su la chiesa;e da quella di lei una piccola vitefiorita pieghevole,che dall'alba alla seraalla chiesa si è abbarbicatae con l'abete confusa.Tuona, o Signore, e fulmina;tuona su chi tronca a mezzoil dolce e fervido amored'un giovine e d'una fanciulla.Alle piante cresciute su la sepoltura di amanti infelici, una canzone italo-albanese (La ballata di Angelina) attribuisce virtú miracolosa:“Andò a nascere un cipresso—là dove sepolto era il garzone;—e spuntò una vite bianca—là dove sepolta era la fanciulla.—Per sotto l'alto cipresso i feriti passavano:—prendevano foglie di cipresso,—e alle ferite le mettevano.—E sotto quella vite bianca—i malati andavano a passare;—prendevano gli acini della vite bianca,—e l'infermità guarivano.„Camarda,Appendice al saggio di grammatol. comparata su la lingua alban., Prato, 1866, p. 113. In una delle piú antiche ballate inglesi (Fair Margaret and sweet William), dal cuore della fanciulla spunta un rosajo, e da quel dell'amante una rosa selvatica, che, al solito, cresciuti, s'intrecciano insieme; e il canto finisce con una scappatella burlesca: “Poi venne il cherico della parrocchia,—per dir la verità,—e disgraziatamente li tagliò;—altrimenti vi sarebbero ancora.„Quanto all'origine di questa leggiadra fantasia popolare, convien ricercarla nella storia di Tristano e d'Isotta, che nel medio evo si propagò per quasi tutta l'Europa, e che procede visibilmente dalle metamorfosi mitologiche. VediBossert,La litterature allemande au Moyen-Age, Paris, 1882, p. 298.—Ma dal cuore e sulle tombe di amanti sventurati, non soltanto sorgono fiori arboscelli ed altre maggiori piante. A mo' d'esempio, in certa novellina popolare russa raccolta dall'Atanasieffe citata dal prof.Prato(Quattro novelline popolari livornesi, ecc., Spoleto, 1880, p. 105), su la tomba di due fanciulli barbaramente sgozzati dalla zia, spuntano un ramo d'oro e uno d'argento. Né si può legger senza ridere un canto serbo, che nel luogo dove una giovinetta innocente morí per man del fratello, fa saltar fuori di schianto non già fiori od alberi od arbusti, ma una chiesa a dirittura: non dice (peccato!) se col bravo suo campanile o no.A proposito di piante venute su da cadaveri o da sepolture, vediMarmier,Légendes des plantes et des oiseaux, Paris, 1882, p. 34-35;De Gubernatis,La mythologie des plantes, ou les légendes du règne végétal, Paris, 1878, t. I, p. 161-62;Gaster,Literatura populara românâ, Bucuresci, 1883, p. 483, il quale rimanda specialmente aLiebrecht,Zur Volkskunde, p. 166 e 282-83, ecc.“Dans un chant de l'Ukraine (Chants hist. de l'Ukraine, tr. par Chodzko, p. 30), une rose est regardée comme l'âme d'un jeune homme:—Cette rose c'est l'âme du jeune homme, qui est mort de chagrin pour la jeune fille.—Dans laCronica dos Vicentes, monument de la langue portugaise au XV siècle, on rencontre, dit Braga, des traditions relatives aux Français, qui virrent aider à conquérir Lisbonne. Telle est la légende du chevalier Henrique et de son page fidèle. Sur la tombe d'Enrique poussa un palmier.—Au chant VIII desLusiades, nous voyons que Camoens a rappelé ce prodige:“Olha Henrique famoso cavalleiroa palma, que le nasce junto a cova.„Puymaigre,Romanceiro, p. 189-90.Un canto brettone: “Ce fut merveille de voir la nuit qui suivit le jour où on enterra la dame dans la même tombe que son mari,—de voir deux chênes s'élever de leur tombe nouvelle dans les airs;—et sur leurs branches, deux colombes blanches sautillantes et gaies,—qui chantèrent au lever de l'aurore et prirent ensuite leur volée vers les cieux.„H. de la Villemarqué,Barzaz-Breiz, Paris, 1846, I, p. 45. “Le couplet de la chanson de Malborough,„ dice l'Arbaud, I. p. IX, in nota: “On vit voler son âme—à travers des lauriers,—ne parait pas avoir eu une autre origine.„ Sarà o non sarà; poco importa. Concluderemo piuttosto colDe Gubernatis, op. e t. cit., p. 160, in nota: “On veut absolument revivre après la mort, et l'arbre est le symbolele plus vivant de la vie.„[47]In altro canto:Sette fratelli come sette abeti. Anco dai Greci moderni l'uomo è paragonato spesso ad un albero alto e diritto, come sarebbe il cipresso. Una canzoncina nuziale albanese, raccolta daG. Jubany(Trieste, 1871, p. 109), dice della sposa:Ha la statura come il cipresso. NelLibro dei redi Firdusi questo paragone è frequentissimo.—Homme grand comme un pin du dèsert, comme un sapin du marais.VediKalevala, runo 48(traduz. diL. Léouzon Le Duc) Paris, 1879. I Serbi rassomigliano ad un pino il guerriero: un vòcero còrso ancora inedito:Lu me altu quantu un pinu!—lu me minutu cipressu!Polipete e Leontèo sono da Omero paragonati a due querce. (Iliade, XII.)[48]Orig.Zmeu. Forse non c'è cosa che piú sovente dei draghi s'incontri nei canti e nelle fiabe popolari rumeni; ai quali un guerriero, un uomo valoroso è un drago; drago un cavallo forte e veloce al corso. Anche ai Serbi, drago (Zmei) vale uomo fiero, prode, terribile: anzi, nella mitologia slava, col suddetto nome si designa spesso qualche iddio, per es., quello del fuoco. Draghi e dragonesse hanno i Bulgari, presso i quali mutansi talvolta in orsi in pesci ed in uomini.Dozon,Chansons popul. bulgares inedites, ediz. citata. Altrove occorrono in vece uomini trasformati in dragoni.Dulaurier,Les chants pop. de l'Arménie, inRevue des deux mondes, 1 avril 1852. In un canto (pesma) della Macedonia, Alessandro il grande è generato da un drago; ed anche un'antica favola greca, riferita da Luciano, lo disse nato da un serpente, come di un serpente fu, tanti secoli dopo, creduto prole l'albanese Giorgio Castriota.Dozon,Rapports sur une mission littéraire en Macedonie, Paris, 1873, p. 42.G. Maspero(Contes pop. de l'Egypte ancienne, Paris, 1882, p. 42) fa menzione d'altro drago che parla veramente bene ed è signore d'un'isola incantata. Certa fiaba calmucca narra d'un drago ch'è una pasta di zucchero. Sono alquanto simili ai draghi leKoutchédrasdegli Albanesi, le quali hanno un po' dell'uomo ed un po' della bestia. Circa i draghi e le dragonesse delle fiabe e novelline pop. ital. e specialmente siciliane, vedasi la dotta prefaz. diG. Pitréal vol. IV dellaBiblioteca delle tradiz. pop. sicil., Palermo 1875, p. CXX-CXXIII.[49]Albravodei Rumeni si può estendere quanto si legge nella seguente noticina apposta ad un canto pop. russo dalDe Julvécourt(La Balalayka, Chants pop. russes, Paris, 1837, p. 12):Le brave c'est le héros de toutes les chansons pop.; c'est une espèce de titre de noblesse que le paysan s'attribue avec amour; c'est une épithète glorieuse qu'une belle adresse toujours à son amant.[50]Fratello (altre volteamico) dice all'uditore il poeta, forse a imitazione dei Serbi.
[44]Bellermann, p. 134-38.“O romance do Conde Niño, ou Conde Nillo, come lhe chama Almeida-Garrett, encontra-se na provincia de Tras-os-Montes, no Algarve, onde foi recolhido por Estacio da Veiga sob o titulo de Dom Diniz, e nas ilhas dos Açorez, onde le chamam Dom Duardos. Não existe nas colleções hespanholas.„Hardung, I, 216, in nota.“M. le comte Albert de Circourt et moi avons traduit un ancien ouvrage espagnol, où, sous le titre deVictorial, est racontée la vie de Don Pero Niño, comte de Buelna. Ce Pero Niño, dont l'existence fut très aventureuse, épousa dona Beatrix, infante du Portugal et cela en dépit du père de celle-ci Dom Joan. Malgré le mécontentement de ce prince, ce mariage n'amena aucune catastrophe. Suivant Braga, ce serait cependant cet épisode qui aurait donné lieu au romance du comte Nillo. Nous doutons de cette origine, sur laquelle Braga revient encore dans sesTrovadores, p. 325. Almeida-Garrett remarque que le nom de Nillo n'est pas portugais, mais que, sous la forme Niño, il serait espagnol. Il croit que ce chant vient de la Provence ou de la France. On a plusieurs leçons de ce chant:Dom Doardos,Ermida en mar,Dom Dinizecc. [V. Hardung, ivi, p. 217-224].„Puymaigre,Romanceiro, p. 188.Arieggia in alcune parti alla bella romanza diGerinaldo, di cui si conoscono piú versioni e che si legge anche nei canzonieri spagnoli: questa, secondo il Braga l'Almeida-Garrett e l'Hardung, è una reminiscenza dell'avventura apocrifa di Einhard o Eginhart, celebre segretario di Carlo Magno.
[44]Bellermann, p. 134-38.
“O romance do Conde Niño, ou Conde Nillo, come lhe chama Almeida-Garrett, encontra-se na provincia de Tras-os-Montes, no Algarve, onde foi recolhido por Estacio da Veiga sob o titulo de Dom Diniz, e nas ilhas dos Açorez, onde le chamam Dom Duardos. Não existe nas colleções hespanholas.„Hardung, I, 216, in nota.
“M. le comte Albert de Circourt et moi avons traduit un ancien ouvrage espagnol, où, sous le titre deVictorial, est racontée la vie de Don Pero Niño, comte de Buelna. Ce Pero Niño, dont l'existence fut très aventureuse, épousa dona Beatrix, infante du Portugal et cela en dépit du père de celle-ci Dom Joan. Malgré le mécontentement de ce prince, ce mariage n'amena aucune catastrophe. Suivant Braga, ce serait cependant cet épisode qui aurait donné lieu au romance du comte Nillo. Nous doutons de cette origine, sur laquelle Braga revient encore dans sesTrovadores, p. 325. Almeida-Garrett remarque que le nom de Nillo n'est pas portugais, mais que, sous la forme Niño, il serait espagnol. Il croit que ce chant vient de la Provence ou de la France. On a plusieurs leçons de ce chant:Dom Doardos,Ermida en mar,Dom Dinizecc. [V. Hardung, ivi, p. 217-224].„Puymaigre,Romanceiro, p. 188.
Arieggia in alcune parti alla bella romanza diGerinaldo, di cui si conoscono piú versioni e che si legge anche nei canzonieri spagnoli: questa, secondo il Braga l'Almeida-Garrett e l'Hardung, è una reminiscenza dell'avventura apocrifa di Einhard o Eginhart, celebre segretario di Carlo Magno.
[45]“Erguei-vos, bella Infanta;vindo ouvir lindo cantar:ou são os anjos no céu,ou as sereias no mar.„“Pois não são anjos no céu,nem as sereias no mar;é um triste prisioneiro,que meu pae manda matar.„Romances de Gerinaldo[lezione dell'isola di San Giorgio],Hardung, I, p. 108. E nella lezioneAlmeida-Garrett, ivi, p. 115:“Anda ouvir, oh minha filha,este tam lindo cantar,que ou são os anjos no céo,ou as serejas no mar.„“Não são os anjos no céo,nem as sereias no mar;mas o triste sem venturaa quem mandais degollar.„Una lezione della romanza castiglianaConte Arnaldos, edita dalDeliuse riferita dalNigra,Canzoniecc.Riv. Contemp., fasc. gennaio 1860, p. 82:“O idolo ha la princesaen los palacios do está:—si saliredes, mi madre,si saliredes de mirar;y veredes como cantala sirena de la mar.——Que non era la sirena,la sirena de la mar;Que non era sino Arnaldos ecc.„Accenna pure alle sirene una canzone canavese edita dallo stesso Nigra, fasc. cit., p. 78:“La serena ch'a cantavas'a n'in chita [smette] de canté.„Dove l'illustre uomo annota opportunamente:“Il mito delle sirene, popolarissimo nella poesia greca e latina (V. Omero, Odiss. μ, 39-53; 158-209; φ, 306; Virgilio, Eneid. V ecc.) si perpetuò nelle tradizioni del medio evo, e nei numerosi canti e racconti intorno alle Nisse, alle Elfine, alle Ondine, alle Korrigan e alle Fate, fra cui fu lungamente popolare la celebre Melusina. V. Kastner,Les Sirènes. Paris, 1859;Roman de la rose;Roman de Brut, passim; i poemi italiani di cavalleria;Les pays basque,par Francisque Michel. Paris 1859, 334.—Il canto della sirena è spesso mentovato nella poesia popolare italiana. V. la raccolta di Tommaseo, Tigri, Marcoaldi, Pasqualigo ecc.„Ecco in fine il ritratto che della sirena ci dà unbestiariopubblicato daP. Meyer, inRomania, 1872, p. 430; ritratto, come si vede, al tutto identico a quelli che ce ne lasciarono i classici:“Sereine est de mer. j. peril:feme est part desus le lonbril,et poisons desoz la ce[i]nture.Tant chante bel que creaturene s'e[n] porroit pas soolerne d'oïr le dòuz chant chanter ecc.„In secolo assai piú vicino al nostro, quella gran testa quadra di Don Ferrante “sapeva a tempo trattenere una conversazione.... descrivendo esattamente la forma e l'abitudini delle sirene.„ V.Promessi Sposi, cap. XXVII.Quando i portenti erano cosa piú che ordinaria, anche i pesci (gli uccelli è inutile dire) fecero mirabilia come virtuosi di canto. “E poi videro una fontana lunga e larga per spazio di miglia cinque, piena di molti pesci, li quali cantavano dí e notte... e era sí dolce canto, che lingua umana non potrebbe narrare. E poi videro l'arbore della gloria... lo quale arbore era pieno di uccelli piccoli; e aveano penne rosse come carbone di foco acceso, e parevano lucerne appese, e cantavano tutti ad una voce sí che parevano angeli del Paradiso celestiale. E cosí facevano a tutte ore del dí, e tanto era dolce e soave quello canto, che ogni mente umana si sarebbe addormentata;...„ V.Leggende del sec. XIV(Del paradiso terrestre), Firenze, 1863, I, p. 496-97.
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“Erguei-vos, bella Infanta;vindo ouvir lindo cantar:ou são os anjos no céu,ou as sereias no mar.„“Pois não são anjos no céu,nem as sereias no mar;é um triste prisioneiro,que meu pae manda matar.„
“Erguei-vos, bella Infanta;vindo ouvir lindo cantar:ou são os anjos no céu,ou as sereias no mar.„
“Pois não são anjos no céu,nem as sereias no mar;é um triste prisioneiro,que meu pae manda matar.„
Romances de Gerinaldo[lezione dell'isola di San Giorgio],Hardung, I, p. 108. E nella lezioneAlmeida-Garrett, ivi, p. 115:
“Anda ouvir, oh minha filha,este tam lindo cantar,que ou são os anjos no céo,ou as serejas no mar.„“Não são os anjos no céo,nem as sereias no mar;mas o triste sem venturaa quem mandais degollar.„
“Anda ouvir, oh minha filha,este tam lindo cantar,que ou são os anjos no céo,ou as serejas no mar.„
“Não são os anjos no céo,nem as sereias no mar;mas o triste sem venturaa quem mandais degollar.„
Una lezione della romanza castiglianaConte Arnaldos, edita dalDeliuse riferita dalNigra,Canzoniecc.Riv. Contemp., fasc. gennaio 1860, p. 82:
“O idolo ha la princesaen los palacios do está:—si saliredes, mi madre,si saliredes de mirar;y veredes como cantala sirena de la mar.——Que non era la sirena,la sirena de la mar;Que non era sino Arnaldos ecc.„
“O idolo ha la princesaen los palacios do está:—si saliredes, mi madre,si saliredes de mirar;y veredes como cantala sirena de la mar.—
—Que non era la sirena,la sirena de la mar;Que non era sino Arnaldos ecc.„
Accenna pure alle sirene una canzone canavese edita dallo stesso Nigra, fasc. cit., p. 78:
“La serena ch'a cantavas'a n'in chita [smette] de canté.„
“La serena ch'a cantavas'a n'in chita [smette] de canté.„
Dove l'illustre uomo annota opportunamente:
“Il mito delle sirene, popolarissimo nella poesia greca e latina (V. Omero, Odiss. μ, 39-53; 158-209; φ, 306; Virgilio, Eneid. V ecc.) si perpetuò nelle tradizioni del medio evo, e nei numerosi canti e racconti intorno alle Nisse, alle Elfine, alle Ondine, alle Korrigan e alle Fate, fra cui fu lungamente popolare la celebre Melusina. V. Kastner,Les Sirènes. Paris, 1859;Roman de la rose;Roman de Brut, passim; i poemi italiani di cavalleria;Les pays basque,par Francisque Michel. Paris 1859, 334.—Il canto della sirena è spesso mentovato nella poesia popolare italiana. V. la raccolta di Tommaseo, Tigri, Marcoaldi, Pasqualigo ecc.„
Ecco in fine il ritratto che della sirena ci dà unbestiariopubblicato daP. Meyer, inRomania, 1872, p. 430; ritratto, come si vede, al tutto identico a quelli che ce ne lasciarono i classici:
“Sereine est de mer. j. peril:feme est part desus le lonbril,et poisons desoz la ce[i]nture.Tant chante bel que creaturene s'e[n] porroit pas soolerne d'oïr le dòuz chant chanter ecc.„
“Sereine est de mer. j. peril:feme est part desus le lonbril,et poisons desoz la ce[i]nture.Tant chante bel que creaturene s'e[n] porroit pas soolerne d'oïr le dòuz chant chanter ecc.„
In secolo assai piú vicino al nostro, quella gran testa quadra di Don Ferrante “sapeva a tempo trattenere una conversazione.... descrivendo esattamente la forma e l'abitudini delle sirene.„ V.Promessi Sposi, cap. XXVII.
Quando i portenti erano cosa piú che ordinaria, anche i pesci (gli uccelli è inutile dire) fecero mirabilia come virtuosi di canto. “E poi videro una fontana lunga e larga per spazio di miglia cinque, piena di molti pesci, li quali cantavano dí e notte... e era sí dolce canto, che lingua umana non potrebbe narrare. E poi videro l'arbore della gloria... lo quale arbore era pieno di uccelli piccoli; e aveano penne rosse come carbone di foco acceso, e parevano lucerne appese, e cantavano tutti ad una voce sí che parevano angeli del Paradiso celestiale. E cosí facevano a tutte ore del dí, e tanto era dolce e soave quello canto, che ogni mente umana si sarebbe addormentata;...„ V.Leggende del sec. XIV(Del paradiso terrestre), Firenze, 1863, I, p. 496-97.
[46]Cfr.La Tessitrice, canto ellenico: “E la fanciulla [uccisa] divenne canna, e il giovine [suicida] un cipressetto ecc.„Tommaseo, op. cit., t. III, p. 64-68;La suocera omicida, ivi, p. 135;Marmier,Chants popul. du Nord(Adeline, canto svedese), Paris, 1842, p. 213;Marcellus,L'amour au tombeau, op. cit., p. 212;Dozon,Chansons pop. bulgares(L'amant déséspéré), Paris, 1875, p. 391, ed ivi, p. 334, per la citaz. di un canto serbo e di altri canti scozzesi, brettoni, catalani, normanni, ecc. La stessa circostanza è in un canto rumeno, che per essere pochissimo noto in Italia, riporterò tradotto dal professoreS. Friedmanne da me, sperando di far cosa grata ai lettori. Va col titoloL'anello e il velo, e dice:I.C'era una volta, c'era una volta un figliol d'un re,giovine e bellocome l'abete del bosco[47]sovr'alta montagna.Or ei tolse in moglieuna fanciulla del villaggio,una fanciulla rumena,cara a tutto il vicinato,con faccia soave lucente,con persona tenera flessuosacome il fiore dei campinella luce del sole.Ecco gli è giuntalettera grande [con ordine] di partire,di andarsene al campo.Nell'anima e' si duole,e parla cosí:“O cara mia, cuor mio,prendi 'l mio anelloe mettitelo in dito.Se l'anello arrugginirà,sappi, o cara, ch'io sarò morto.„“Dacché mi lasci in casa piangendo,eccoti 'l velo di seta,guarnito d'oro negli orli.Se l'oro si struggerà,sappi, o fratello, ch'io sarò morta.„II.E' monta a cavalloe si pone in viaggio.Va fino a un luogo,dove accende un gran fuocoin mezzo del bosco,alla fontana delCorvo.Si mette la mano in seno,guarda il velo,e il cuor gli si spezza.“Cari amici, guerrieri miei,prodi figli di draghi,[48]statevi pur qui a banchettaree all'ombra sdrajatevi.Or io me ne vo,ché in casa ho dimenticatola spada arrotatasur una tavola verde.„Torna addietro,ed ecco s'incontra in un bravo,[49]in un bravo su picciol cavallo.“Buona fortuna, o giovinotto mio bravo!„“Che rechi? onde vieni?„“Se brami, o signore, saperlo,ad altri potrebbe esser bene,ma è per te mala cosa ed amara.Tuo padre è córso,il paese tutto ha posto a soqquadro,finché ha trovato la tua bella,e l'ha gettatain uno stagno largo e profondo.„“Tieni, o bravo, il mio cavallo,e menalo al padre mio.Se chiedesse ov'io sia,digli ch'io sono andatogiú in riva allo stagno,e nell'acqua mi son buttatoa ritrovare la fanciulla che amai.„III.Il padre si tira dietro tutto il paese;asciuga lo stagno,e i due giovani trovainsieme abbracciati,su la rena gialla prostesi;ambedue nel volto sereni,talché vivi parevano.Il re allora si pente;nella seta gli avvolge,in chiesa li fa portare,e in due casse li mette,casse belle da imperatore,sopravi lettere latine:e lui ha muratopresso l'altare ad oriente,lei nell'atrio a occidente.E dalla tomba di lui è uscito, o fratello,[50]un abete verde coperto d'ellera,che pende su la chiesa;e da quella di lei una piccola vitefiorita pieghevole,che dall'alba alla seraalla chiesa si è abbarbicatae con l'abete confusa.Tuona, o Signore, e fulmina;tuona su chi tronca a mezzoil dolce e fervido amored'un giovine e d'una fanciulla.Alle piante cresciute su la sepoltura di amanti infelici, una canzone italo-albanese (La ballata di Angelina) attribuisce virtú miracolosa:“Andò a nascere un cipresso—là dove sepolto era il garzone;—e spuntò una vite bianca—là dove sepolta era la fanciulla.—Per sotto l'alto cipresso i feriti passavano:—prendevano foglie di cipresso,—e alle ferite le mettevano.—E sotto quella vite bianca—i malati andavano a passare;—prendevano gli acini della vite bianca,—e l'infermità guarivano.„Camarda,Appendice al saggio di grammatol. comparata su la lingua alban., Prato, 1866, p. 113. In una delle piú antiche ballate inglesi (Fair Margaret and sweet William), dal cuore della fanciulla spunta un rosajo, e da quel dell'amante una rosa selvatica, che, al solito, cresciuti, s'intrecciano insieme; e il canto finisce con una scappatella burlesca: “Poi venne il cherico della parrocchia,—per dir la verità,—e disgraziatamente li tagliò;—altrimenti vi sarebbero ancora.„Quanto all'origine di questa leggiadra fantasia popolare, convien ricercarla nella storia di Tristano e d'Isotta, che nel medio evo si propagò per quasi tutta l'Europa, e che procede visibilmente dalle metamorfosi mitologiche. VediBossert,La litterature allemande au Moyen-Age, Paris, 1882, p. 298.—Ma dal cuore e sulle tombe di amanti sventurati, non soltanto sorgono fiori arboscelli ed altre maggiori piante. A mo' d'esempio, in certa novellina popolare russa raccolta dall'Atanasieffe citata dal prof.Prato(Quattro novelline popolari livornesi, ecc., Spoleto, 1880, p. 105), su la tomba di due fanciulli barbaramente sgozzati dalla zia, spuntano un ramo d'oro e uno d'argento. Né si può legger senza ridere un canto serbo, che nel luogo dove una giovinetta innocente morí per man del fratello, fa saltar fuori di schianto non già fiori od alberi od arbusti, ma una chiesa a dirittura: non dice (peccato!) se col bravo suo campanile o no.A proposito di piante venute su da cadaveri o da sepolture, vediMarmier,Légendes des plantes et des oiseaux, Paris, 1882, p. 34-35;De Gubernatis,La mythologie des plantes, ou les légendes du règne végétal, Paris, 1878, t. I, p. 161-62;Gaster,Literatura populara românâ, Bucuresci, 1883, p. 483, il quale rimanda specialmente aLiebrecht,Zur Volkskunde, p. 166 e 282-83, ecc.“Dans un chant de l'Ukraine (Chants hist. de l'Ukraine, tr. par Chodzko, p. 30), une rose est regardée comme l'âme d'un jeune homme:—Cette rose c'est l'âme du jeune homme, qui est mort de chagrin pour la jeune fille.—Dans laCronica dos Vicentes, monument de la langue portugaise au XV siècle, on rencontre, dit Braga, des traditions relatives aux Français, qui virrent aider à conquérir Lisbonne. Telle est la légende du chevalier Henrique et de son page fidèle. Sur la tombe d'Enrique poussa un palmier.—Au chant VIII desLusiades, nous voyons que Camoens a rappelé ce prodige:“Olha Henrique famoso cavalleiroa palma, que le nasce junto a cova.„Puymaigre,Romanceiro, p. 189-90.Un canto brettone: “Ce fut merveille de voir la nuit qui suivit le jour où on enterra la dame dans la même tombe que son mari,—de voir deux chênes s'élever de leur tombe nouvelle dans les airs;—et sur leurs branches, deux colombes blanches sautillantes et gaies,—qui chantèrent au lever de l'aurore et prirent ensuite leur volée vers les cieux.„H. de la Villemarqué,Barzaz-Breiz, Paris, 1846, I, p. 45. “Le couplet de la chanson de Malborough,„ dice l'Arbaud, I. p. IX, in nota: “On vit voler son âme—à travers des lauriers,—ne parait pas avoir eu une autre origine.„ Sarà o non sarà; poco importa. Concluderemo piuttosto colDe Gubernatis, op. e t. cit., p. 160, in nota: “On veut absolument revivre après la mort, et l'arbre est le symbolele plus vivant de la vie.„
[46]Cfr.La Tessitrice, canto ellenico: “E la fanciulla [uccisa] divenne canna, e il giovine [suicida] un cipressetto ecc.„Tommaseo, op. cit., t. III, p. 64-68;La suocera omicida, ivi, p. 135;Marmier,Chants popul. du Nord(Adeline, canto svedese), Paris, 1842, p. 213;Marcellus,L'amour au tombeau, op. cit., p. 212;Dozon,Chansons pop. bulgares(L'amant déséspéré), Paris, 1875, p. 391, ed ivi, p. 334, per la citaz. di un canto serbo e di altri canti scozzesi, brettoni, catalani, normanni, ecc. La stessa circostanza è in un canto rumeno, che per essere pochissimo noto in Italia, riporterò tradotto dal professoreS. Friedmanne da me, sperando di far cosa grata ai lettori. Va col titoloL'anello e il velo, e dice:
I.C'era una volta, c'era una volta un figliol d'un re,giovine e bellocome l'abete del bosco[47]sovr'alta montagna.Or ei tolse in moglieuna fanciulla del villaggio,una fanciulla rumena,cara a tutto il vicinato,con faccia soave lucente,con persona tenera flessuosacome il fiore dei campinella luce del sole.Ecco gli è giuntalettera grande [con ordine] di partire,di andarsene al campo.Nell'anima e' si duole,e parla cosí:“O cara mia, cuor mio,prendi 'l mio anelloe mettitelo in dito.Se l'anello arrugginirà,sappi, o cara, ch'io sarò morto.„“Dacché mi lasci in casa piangendo,eccoti 'l velo di seta,guarnito d'oro negli orli.Se l'oro si struggerà,sappi, o fratello, ch'io sarò morta.„II.E' monta a cavalloe si pone in viaggio.Va fino a un luogo,dove accende un gran fuocoin mezzo del bosco,alla fontana delCorvo.Si mette la mano in seno,guarda il velo,e il cuor gli si spezza.“Cari amici, guerrieri miei,prodi figli di draghi,[48]statevi pur qui a banchettaree all'ombra sdrajatevi.Or io me ne vo,ché in casa ho dimenticatola spada arrotatasur una tavola verde.„Torna addietro,ed ecco s'incontra in un bravo,[49]in un bravo su picciol cavallo.“Buona fortuna, o giovinotto mio bravo!„“Che rechi? onde vieni?„“Se brami, o signore, saperlo,ad altri potrebbe esser bene,ma è per te mala cosa ed amara.Tuo padre è córso,il paese tutto ha posto a soqquadro,finché ha trovato la tua bella,e l'ha gettatain uno stagno largo e profondo.„“Tieni, o bravo, il mio cavallo,e menalo al padre mio.Se chiedesse ov'io sia,digli ch'io sono andatogiú in riva allo stagno,e nell'acqua mi son buttatoa ritrovare la fanciulla che amai.„III.Il padre si tira dietro tutto il paese;asciuga lo stagno,e i due giovani trovainsieme abbracciati,su la rena gialla prostesi;ambedue nel volto sereni,talché vivi parevano.Il re allora si pente;nella seta gli avvolge,in chiesa li fa portare,e in due casse li mette,casse belle da imperatore,sopravi lettere latine:e lui ha muratopresso l'altare ad oriente,lei nell'atrio a occidente.E dalla tomba di lui è uscito, o fratello,[50]un abete verde coperto d'ellera,che pende su la chiesa;e da quella di lei una piccola vitefiorita pieghevole,che dall'alba alla seraalla chiesa si è abbarbicatae con l'abete confusa.Tuona, o Signore, e fulmina;tuona su chi tronca a mezzoil dolce e fervido amored'un giovine e d'una fanciulla.
I.
C'era una volta, c'era una volta un figliol d'un re,giovine e bellocome l'abete del bosco[47]sovr'alta montagna.Or ei tolse in moglieuna fanciulla del villaggio,una fanciulla rumena,cara a tutto il vicinato,con faccia soave lucente,con persona tenera flessuosacome il fiore dei campinella luce del sole.Ecco gli è giuntalettera grande [con ordine] di partire,di andarsene al campo.Nell'anima e' si duole,e parla cosí:
“O cara mia, cuor mio,prendi 'l mio anelloe mettitelo in dito.Se l'anello arrugginirà,sappi, o cara, ch'io sarò morto.„
“Dacché mi lasci in casa piangendo,eccoti 'l velo di seta,guarnito d'oro negli orli.Se l'oro si struggerà,sappi, o fratello, ch'io sarò morta.„
II.
E' monta a cavalloe si pone in viaggio.Va fino a un luogo,dove accende un gran fuocoin mezzo del bosco,alla fontana delCorvo.Si mette la mano in seno,guarda il velo,e il cuor gli si spezza.
“Cari amici, guerrieri miei,prodi figli di draghi,[48]statevi pur qui a banchettaree all'ombra sdrajatevi.Or io me ne vo,ché in casa ho dimenticatola spada arrotatasur una tavola verde.„
Torna addietro,ed ecco s'incontra in un bravo,[49]in un bravo su picciol cavallo.
“Buona fortuna, o giovinotto mio bravo!„
“Che rechi? onde vieni?„
“Se brami, o signore, saperlo,ad altri potrebbe esser bene,ma è per te mala cosa ed amara.Tuo padre è córso,il paese tutto ha posto a soqquadro,finché ha trovato la tua bella,e l'ha gettatain uno stagno largo e profondo.„
“Tieni, o bravo, il mio cavallo,e menalo al padre mio.Se chiedesse ov'io sia,digli ch'io sono andatogiú in riva allo stagno,e nell'acqua mi son buttatoa ritrovare la fanciulla che amai.„
III.
Il padre si tira dietro tutto il paese;asciuga lo stagno,e i due giovani trovainsieme abbracciati,su la rena gialla prostesi;ambedue nel volto sereni,talché vivi parevano.Il re allora si pente;nella seta gli avvolge,in chiesa li fa portare,e in due casse li mette,casse belle da imperatore,sopravi lettere latine:e lui ha muratopresso l'altare ad oriente,lei nell'atrio a occidente.E dalla tomba di lui è uscito, o fratello,[50]un abete verde coperto d'ellera,che pende su la chiesa;e da quella di lei una piccola vitefiorita pieghevole,che dall'alba alla seraalla chiesa si è abbarbicatae con l'abete confusa.Tuona, o Signore, e fulmina;tuona su chi tronca a mezzoil dolce e fervido amored'un giovine e d'una fanciulla.
Alle piante cresciute su la sepoltura di amanti infelici, una canzone italo-albanese (La ballata di Angelina) attribuisce virtú miracolosa:“Andò a nascere un cipresso—là dove sepolto era il garzone;—e spuntò una vite bianca—là dove sepolta era la fanciulla.—Per sotto l'alto cipresso i feriti passavano:—prendevano foglie di cipresso,—e alle ferite le mettevano.—E sotto quella vite bianca—i malati andavano a passare;—prendevano gli acini della vite bianca,—e l'infermità guarivano.„Camarda,Appendice al saggio di grammatol. comparata su la lingua alban., Prato, 1866, p. 113. In una delle piú antiche ballate inglesi (Fair Margaret and sweet William), dal cuore della fanciulla spunta un rosajo, e da quel dell'amante una rosa selvatica, che, al solito, cresciuti, s'intrecciano insieme; e il canto finisce con una scappatella burlesca: “Poi venne il cherico della parrocchia,—per dir la verità,—e disgraziatamente li tagliò;—altrimenti vi sarebbero ancora.„
Quanto all'origine di questa leggiadra fantasia popolare, convien ricercarla nella storia di Tristano e d'Isotta, che nel medio evo si propagò per quasi tutta l'Europa, e che procede visibilmente dalle metamorfosi mitologiche. VediBossert,La litterature allemande au Moyen-Age, Paris, 1882, p. 298.—Ma dal cuore e sulle tombe di amanti sventurati, non soltanto sorgono fiori arboscelli ed altre maggiori piante. A mo' d'esempio, in certa novellina popolare russa raccolta dall'Atanasieffe citata dal prof.Prato(Quattro novelline popolari livornesi, ecc., Spoleto, 1880, p. 105), su la tomba di due fanciulli barbaramente sgozzati dalla zia, spuntano un ramo d'oro e uno d'argento. Né si può legger senza ridere un canto serbo, che nel luogo dove una giovinetta innocente morí per man del fratello, fa saltar fuori di schianto non già fiori od alberi od arbusti, ma una chiesa a dirittura: non dice (peccato!) se col bravo suo campanile o no.
A proposito di piante venute su da cadaveri o da sepolture, vediMarmier,Légendes des plantes et des oiseaux, Paris, 1882, p. 34-35;De Gubernatis,La mythologie des plantes, ou les légendes du règne végétal, Paris, 1878, t. I, p. 161-62;Gaster,Literatura populara românâ, Bucuresci, 1883, p. 483, il quale rimanda specialmente aLiebrecht,Zur Volkskunde, p. 166 e 282-83, ecc.
“Dans un chant de l'Ukraine (Chants hist. de l'Ukraine, tr. par Chodzko, p. 30), une rose est regardée comme l'âme d'un jeune homme:—Cette rose c'est l'âme du jeune homme, qui est mort de chagrin pour la jeune fille.—Dans laCronica dos Vicentes, monument de la langue portugaise au XV siècle, on rencontre, dit Braga, des traditions relatives aux Français, qui virrent aider à conquérir Lisbonne. Telle est la légende du chevalier Henrique et de son page fidèle. Sur la tombe d'Enrique poussa un palmier.—Au chant VIII desLusiades, nous voyons que Camoens a rappelé ce prodige:
“Olha Henrique famoso cavalleiroa palma, que le nasce junto a cova.„
“Olha Henrique famoso cavalleiroa palma, que le nasce junto a cova.„
Puymaigre,Romanceiro, p. 189-90.
Un canto brettone: “Ce fut merveille de voir la nuit qui suivit le jour où on enterra la dame dans la même tombe que son mari,—de voir deux chênes s'élever de leur tombe nouvelle dans les airs;—et sur leurs branches, deux colombes blanches sautillantes et gaies,—qui chantèrent au lever de l'aurore et prirent ensuite leur volée vers les cieux.„H. de la Villemarqué,Barzaz-Breiz, Paris, 1846, I, p. 45. “Le couplet de la chanson de Malborough,„ dice l'Arbaud, I. p. IX, in nota: “On vit voler son âme—à travers des lauriers,—ne parait pas avoir eu une autre origine.„ Sarà o non sarà; poco importa. Concluderemo piuttosto colDe Gubernatis, op. e t. cit., p. 160, in nota: “On veut absolument revivre après la mort, et l'arbre est le symbolele plus vivant de la vie.„
[47]In altro canto:Sette fratelli come sette abeti. Anco dai Greci moderni l'uomo è paragonato spesso ad un albero alto e diritto, come sarebbe il cipresso. Una canzoncina nuziale albanese, raccolta daG. Jubany(Trieste, 1871, p. 109), dice della sposa:Ha la statura come il cipresso. NelLibro dei redi Firdusi questo paragone è frequentissimo.—Homme grand comme un pin du dèsert, comme un sapin du marais.VediKalevala, runo 48(traduz. diL. Léouzon Le Duc) Paris, 1879. I Serbi rassomigliano ad un pino il guerriero: un vòcero còrso ancora inedito:Lu me altu quantu un pinu!—lu me minutu cipressu!Polipete e Leontèo sono da Omero paragonati a due querce. (Iliade, XII.)
[47]In altro canto:Sette fratelli come sette abeti. Anco dai Greci moderni l'uomo è paragonato spesso ad un albero alto e diritto, come sarebbe il cipresso. Una canzoncina nuziale albanese, raccolta daG. Jubany(Trieste, 1871, p. 109), dice della sposa:Ha la statura come il cipresso. NelLibro dei redi Firdusi questo paragone è frequentissimo.—Homme grand comme un pin du dèsert, comme un sapin du marais.VediKalevala, runo 48(traduz. diL. Léouzon Le Duc) Paris, 1879. I Serbi rassomigliano ad un pino il guerriero: un vòcero còrso ancora inedito:Lu me altu quantu un pinu!—lu me minutu cipressu!Polipete e Leontèo sono da Omero paragonati a due querce. (Iliade, XII.)
[48]Orig.Zmeu. Forse non c'è cosa che piú sovente dei draghi s'incontri nei canti e nelle fiabe popolari rumeni; ai quali un guerriero, un uomo valoroso è un drago; drago un cavallo forte e veloce al corso. Anche ai Serbi, drago (Zmei) vale uomo fiero, prode, terribile: anzi, nella mitologia slava, col suddetto nome si designa spesso qualche iddio, per es., quello del fuoco. Draghi e dragonesse hanno i Bulgari, presso i quali mutansi talvolta in orsi in pesci ed in uomini.Dozon,Chansons popul. bulgares inedites, ediz. citata. Altrove occorrono in vece uomini trasformati in dragoni.Dulaurier,Les chants pop. de l'Arménie, inRevue des deux mondes, 1 avril 1852. In un canto (pesma) della Macedonia, Alessandro il grande è generato da un drago; ed anche un'antica favola greca, riferita da Luciano, lo disse nato da un serpente, come di un serpente fu, tanti secoli dopo, creduto prole l'albanese Giorgio Castriota.Dozon,Rapports sur une mission littéraire en Macedonie, Paris, 1873, p. 42.G. Maspero(Contes pop. de l'Egypte ancienne, Paris, 1882, p. 42) fa menzione d'altro drago che parla veramente bene ed è signore d'un'isola incantata. Certa fiaba calmucca narra d'un drago ch'è una pasta di zucchero. Sono alquanto simili ai draghi leKoutchédrasdegli Albanesi, le quali hanno un po' dell'uomo ed un po' della bestia. Circa i draghi e le dragonesse delle fiabe e novelline pop. ital. e specialmente siciliane, vedasi la dotta prefaz. diG. Pitréal vol. IV dellaBiblioteca delle tradiz. pop. sicil., Palermo 1875, p. CXX-CXXIII.
[48]Orig.Zmeu. Forse non c'è cosa che piú sovente dei draghi s'incontri nei canti e nelle fiabe popolari rumeni; ai quali un guerriero, un uomo valoroso è un drago; drago un cavallo forte e veloce al corso. Anche ai Serbi, drago (Zmei) vale uomo fiero, prode, terribile: anzi, nella mitologia slava, col suddetto nome si designa spesso qualche iddio, per es., quello del fuoco. Draghi e dragonesse hanno i Bulgari, presso i quali mutansi talvolta in orsi in pesci ed in uomini.Dozon,Chansons popul. bulgares inedites, ediz. citata. Altrove occorrono in vece uomini trasformati in dragoni.Dulaurier,Les chants pop. de l'Arménie, inRevue des deux mondes, 1 avril 1852. In un canto (pesma) della Macedonia, Alessandro il grande è generato da un drago; ed anche un'antica favola greca, riferita da Luciano, lo disse nato da un serpente, come di un serpente fu, tanti secoli dopo, creduto prole l'albanese Giorgio Castriota.Dozon,Rapports sur une mission littéraire en Macedonie, Paris, 1873, p. 42.G. Maspero(Contes pop. de l'Egypte ancienne, Paris, 1882, p. 42) fa menzione d'altro drago che parla veramente bene ed è signore d'un'isola incantata. Certa fiaba calmucca narra d'un drago ch'è una pasta di zucchero. Sono alquanto simili ai draghi leKoutchédrasdegli Albanesi, le quali hanno un po' dell'uomo ed un po' della bestia. Circa i draghi e le dragonesse delle fiabe e novelline pop. ital. e specialmente siciliane, vedasi la dotta prefaz. diG. Pitréal vol. IV dellaBiblioteca delle tradiz. pop. sicil., Palermo 1875, p. CXX-CXXIII.
[49]Albravodei Rumeni si può estendere quanto si legge nella seguente noticina apposta ad un canto pop. russo dalDe Julvécourt(La Balalayka, Chants pop. russes, Paris, 1837, p. 12):Le brave c'est le héros de toutes les chansons pop.; c'est une espèce de titre de noblesse que le paysan s'attribue avec amour; c'est une épithète glorieuse qu'une belle adresse toujours à son amant.
[49]Albravodei Rumeni si può estendere quanto si legge nella seguente noticina apposta ad un canto pop. russo dalDe Julvécourt(La Balalayka, Chants pop. russes, Paris, 1837, p. 12):Le brave c'est le héros de toutes les chansons pop.; c'est une espèce de titre de noblesse que le paysan s'attribue avec amour; c'est une épithète glorieuse qu'une belle adresse toujours à son amant.
[50]Fratello (altre volteamico) dice all'uditore il poeta, forse a imitazione dei Serbi.
[50]Fratello (altre volteamico) dice all'uditore il poeta, forse a imitazione dei Serbi.
(A princeza peregrina)
(A princeza peregrina)[51]
Una bella principessapellegrina volle andar:va cercando un cavaliere,che lasciavala a penar.Certa sera ad un torritocastel venne a scavalcar,sospettando, a qualche indizio,che il suo caro fosse là.
“È qui, dite, il cavaliere?esso qui deve abitar.„
E una dama le risposecon discreto e bel parlar:
“Non è in casa il cavaliere,ma non può molto indugiar:se la pellegrina ha fretta,glie lo manderò a chiamar.„
Non avea finito ancora,e fu visto ritornar:
“Che ci fate qua, signora?a che mai veniste qua?„
“Per amor d'un cavalieremi son messa a viaggiar.Tornerò, mi disse, presto;ma no 'l vidi piú tornar.Padre, casa abbandonai;corsi e corsi terra e mar,lui per tutto ricercando;e no 'l posso ritrovar.„
“Mala stella, mia signora,tardi v'ha fatto arrivar!Io fuggivo il padre vostro,che mi volle trucidar:corsi terre, varcai mari,e qui venni a riparar.Pria che fosse un anno e un giorno(mi faceste voi giurar)non potevo altra donzellané altra dama disposar.Anno e giorno eran passati,né sentía di voi parlar:la signora del castelloebbi jeri ad impalmar.„
Non avea finito ancora,e la donna è per mancar.
“Ahi meschino alla mia vita!ahi che dolore mortal!mi è spirata nelle braccia:trist'a me! che n'ho da far?„
Là su in vetta alla sua torre,ecco l'altra imperversar:
“Portala via, cavaliere;corri, buttala giú in mar!„
“Non farò questo, signora,ch'ella è di sangue real,ed amò con tanta fedechi l'è stato disleal!„
Non avea finito ancora,ed ei pur venne a mancar.La signora del castellotosto mandali a interrarin due fosse ben profonde,su la riva là del mar.E su lui di pini un gruppoecco a un tratto frondeggiar;e su lei di lamentevolicanne un gruppo tremolar.[52]La signora del castellotutte le mandò a tagliar:ma le canne dalle radichesi vedeano rispuntar;e la castellana, a notte,le sentiva sospirar.
[51]Bellermann, p. 140-44.Della presente romanza reca l'Hardung(I, p. 225-32) tre altre lezioni, molto inferiori in bellezza a questa, che l'Almeida-Garrettcompose di vari frammenti.Cfr.WolffundHoffmann, op. cit., t. II, p. 48;Gerinaldo, inJahrbuch, 1861;Puymaigre,Chantsecc., t. I, pag. 74;Nigra, op. cit., fasc. VI, p. 186;Ferraro,Canti monferrini, N. 42 ecc. Sennonché i vincoli di affinità che legano alla nostra romanza le canzoni citate, sono per la massima parte assai debolucci: mi somigliano, sto per dire, certe parentele còrse, ognun sa quanto strette.[52]Eccoci da capo alle piante sorte su dalle sepolture di amanti ch'ebbero fine infelice. Qui mi è venuto fatto di ripensare a ciò che l'Arbaud(op. cit., I, p. XX-XXIV) scrive molto assennatamente circa la diffusione delle fiabe e delle poesie popolari nell'età di mezzo. Dopo aver accennato ai cantori vaganti, da cui si vuol riconoscere in principal modo cotesta diffusione, soggiunge: È un pregiudizio volgare il credere, come tanti fanno, che la gente, nel medio evo, si movesse di rado e mal volentieri da casa: altro se si movevano, massimamente quelli d'umile condizione! Vedete i pellegrinaggi: non sono essi forse una prova manifesta di quel bisogno che, a dispetto di chi adopravasi ad impedirli, spingeva sí gran quantità di persone a lasciar patria e famiglia? Ora i pellegrini furono come chi dicesse ilgiornale del medio evo. Aggiungi poi le fiere, a cui convenivano spesso uomini d'ogni qualità e d'ogni nazione; aggiungi iperdonie tante altre feste religiose di gran richiamo; aggiungi in ultimo tutte quelle bande di mercenari onde allora si componevano gli eserciti; e si vedrà quante e quanto facili strade si aprivano ai racconti ed alle canzoni d'origine popolaresca, perché potessero correre speditamente dall'un capo all'altro d'Europa, e mettere alle volte cosíprofonde radici in terra non propria, da sembrare anche ai piú intendenti native di quel tal luogo. Quest'ultime parole, per verità, non si leggono, e né meno altre corrispondenti, nel passo dell'Arbaudda me compendiato: ve le ho aggiunte di mio, perché ne sono in certa guisa come una conseguenza, e perché nessuno, credo, vorrà contraddirmi.
[51]Bellermann, p. 140-44.Della presente romanza reca l'Hardung(I, p. 225-32) tre altre lezioni, molto inferiori in bellezza a questa, che l'Almeida-Garrettcompose di vari frammenti.Cfr.WolffundHoffmann, op. cit., t. II, p. 48;Gerinaldo, inJahrbuch, 1861;Puymaigre,Chantsecc., t. I, pag. 74;Nigra, op. cit., fasc. VI, p. 186;Ferraro,Canti monferrini, N. 42 ecc. Sennonché i vincoli di affinità che legano alla nostra romanza le canzoni citate, sono per la massima parte assai debolucci: mi somigliano, sto per dire, certe parentele còrse, ognun sa quanto strette.
[51]Bellermann, p. 140-44.
Della presente romanza reca l'Hardung(I, p. 225-32) tre altre lezioni, molto inferiori in bellezza a questa, che l'Almeida-Garrettcompose di vari frammenti.
Cfr.WolffundHoffmann, op. cit., t. II, p. 48;Gerinaldo, inJahrbuch, 1861;Puymaigre,Chantsecc., t. I, pag. 74;Nigra, op. cit., fasc. VI, p. 186;Ferraro,Canti monferrini, N. 42 ecc. Sennonché i vincoli di affinità che legano alla nostra romanza le canzoni citate, sono per la massima parte assai debolucci: mi somigliano, sto per dire, certe parentele còrse, ognun sa quanto strette.
[52]Eccoci da capo alle piante sorte su dalle sepolture di amanti ch'ebbero fine infelice. Qui mi è venuto fatto di ripensare a ciò che l'Arbaud(op. cit., I, p. XX-XXIV) scrive molto assennatamente circa la diffusione delle fiabe e delle poesie popolari nell'età di mezzo. Dopo aver accennato ai cantori vaganti, da cui si vuol riconoscere in principal modo cotesta diffusione, soggiunge: È un pregiudizio volgare il credere, come tanti fanno, che la gente, nel medio evo, si movesse di rado e mal volentieri da casa: altro se si movevano, massimamente quelli d'umile condizione! Vedete i pellegrinaggi: non sono essi forse una prova manifesta di quel bisogno che, a dispetto di chi adopravasi ad impedirli, spingeva sí gran quantità di persone a lasciar patria e famiglia? Ora i pellegrini furono come chi dicesse ilgiornale del medio evo. Aggiungi poi le fiere, a cui convenivano spesso uomini d'ogni qualità e d'ogni nazione; aggiungi iperdonie tante altre feste religiose di gran richiamo; aggiungi in ultimo tutte quelle bande di mercenari onde allora si componevano gli eserciti; e si vedrà quante e quanto facili strade si aprivano ai racconti ed alle canzoni d'origine popolaresca, perché potessero correre speditamente dall'un capo all'altro d'Europa, e mettere alle volte cosíprofonde radici in terra non propria, da sembrare anche ai piú intendenti native di quel tal luogo. Quest'ultime parole, per verità, non si leggono, e né meno altre corrispondenti, nel passo dell'Arbaudda me compendiato: ve le ho aggiunte di mio, perché ne sono in certa guisa come una conseguenza, e perché nessuno, credo, vorrà contraddirmi.
[52]Eccoci da capo alle piante sorte su dalle sepolture di amanti ch'ebbero fine infelice. Qui mi è venuto fatto di ripensare a ciò che l'Arbaud(op. cit., I, p. XX-XXIV) scrive molto assennatamente circa la diffusione delle fiabe e delle poesie popolari nell'età di mezzo. Dopo aver accennato ai cantori vaganti, da cui si vuol riconoscere in principal modo cotesta diffusione, soggiunge: È un pregiudizio volgare il credere, come tanti fanno, che la gente, nel medio evo, si movesse di rado e mal volentieri da casa: altro se si movevano, massimamente quelli d'umile condizione! Vedete i pellegrinaggi: non sono essi forse una prova manifesta di quel bisogno che, a dispetto di chi adopravasi ad impedirli, spingeva sí gran quantità di persone a lasciar patria e famiglia? Ora i pellegrini furono come chi dicesse ilgiornale del medio evo. Aggiungi poi le fiere, a cui convenivano spesso uomini d'ogni qualità e d'ogni nazione; aggiungi iperdonie tante altre feste religiose di gran richiamo; aggiungi in ultimo tutte quelle bande di mercenari onde allora si componevano gli eserciti; e si vedrà quante e quanto facili strade si aprivano ai racconti ed alle canzoni d'origine popolaresca, perché potessero correre speditamente dall'un capo all'altro d'Europa, e mettere alle volte cosíprofonde radici in terra non propria, da sembrare anche ai piú intendenti native di quel tal luogo. Quest'ultime parole, per verità, non si leggono, e né meno altre corrispondenti, nel passo dell'Arbaudda me compendiato: ve le ho aggiunte di mio, perché ne sono in certa guisa come una conseguenza, e perché nessuno, credo, vorrà contraddirmi.
(Dom Aleixo)
(Dom Aleixo)[53]
Eravamo tre sorellesomiglianti da scambiar;insegnava l'una all'altraa cucire e a ricamar.La piú piccola di tuttecerta sera volle andarper la porta del giardino,con due torcie, a sollazzar.Vestí un abito da paggio,che non potea meglio star;pugnal d'oro alla cintura,borzacchini da allacciar:per la strada, innanzi e indietro,si metteva a passeggiar.
“Qui,„ dicea, “son tre sorelle;qual'ho io da innamorar?„[54]
E noi ridevamo, standosu 'l balcone a rimirar.
Le sue torcie alfine ammorza,ché la luna è su 'l levar:ma com'è presso la porta,le vien fatto d'abbassargli occhi, e scorge un eremitasu un sedile a riposar.
“Che ci fate in queste parti?che ci fate, o padre, qua?„
Non rispose l'eremita;ma il vedemmo tosto alzar,e allungarsi tanto e tanto,che faceane il cor tremar.
“Sei venuto dall'inferno,ch'io ti possa esorcizzar?o sei anima purgante,ch'io ti possa suffragar?„
“Io non vengo dall'inferno,che tu m'abbia a esorcizzar;né son anima purgante,che tu m'abbia a suffragar.Ben di don Alessio l'animasono, e vengoti a avvisarche ti aspettan sette armati,vedi, a quel portone là,e han giurato per Dio santoche ti vogliono ammazzar.„
“Ed io giuro per Dio santoe la vergine Maria,che se fossero anco il doppio,non do volta in fede mia.Cavalieri, avanti avanti;gareggiam di valentia:fuori, fuor le vostre spade,ch'io, mirate, ho fuor la mia!Se mancasse alcun di spada,vo' che questa per lui sia:a me basta il pugnal d'oro,[55]a salvar la vita mia.„
Mentre parla, la sua tonacal'eremita getta via,e lei stringe nelle bracciacon estrema vigoria.Ma la giovin, col pugnaleche il bel fianco le guarnía,tale un colpo al cor gli vibra,che lo stende su la via.
“Chi ti ha morto, don Alessio?chi ti ha morto, anima mia?„
“Tu, o signora, tu m'hai morto;mal potuto altri l'avría.„
—Ben calzata e mal vestita,va' pur là, donna Maria:sei dannata omai per sempre;vano il piangere saría.—
[53]Bellermann, p. 146-50.“Die mit Lebendigkeit erzählte Romanze hat einen heitern Anfang, aber ein tragisches Ende. Die jüngste von drei Schwestern, die zu neckischen Streichen aufgelegt ist, ersticht in ihrer Verkleidung ihren ebenfalls verkleideten Geliebten, indem sie glaubt, einen ihr imbekannten Zudringlichen abzuwehren. Die Romanze ist in Portugal mit mancherlei Varianten weit verbreitet, und scheint Portugal ausschliesslich anzugehören.„Bellermann, p. 275.“Almeida Garrett estime beaucoup ce romance bizarre qui ne nous plaît pas infiniment; mais il déclare que ne l'ayant pas trouvé complet, il a réuni divers fragments. On voit, en effet, qu'il a pris moitié d'un romance enaet moitié d'un romance inia; il donne de plus, en note, des variantes ene. Nous avons cru devoir traduire ce texte, parce qu'il ne nous semble pas que les arrangements d'Almeida Garrett aient notablement défiguré un chant vraiment populaire. La fidélité avec laquelle Almeida a reproduit les vers de la fin qui s'accordent si mal avec le reste de la pièce, est une preuve de ses scrupules. A ce bizarreremateil joint cette note:—Ce dernier couplet qui apparaît dans toutes les leçons, appartient-il en effet au romance? Est-ce le fragment d'un autre chant qui y a été joint par l'ignorance du vulgaire? J'inclinerais vers cette supposition, mais j'ai conservé ce couplet parce que je n'ai pas rencontré une seule leçon où il ne figure.—„Puymaigre,Romanceiro, p. 213.Un'altra lezione edita la prima volta dalBraga, e che leggo inHardung, I, a carte 173, comincia:“Na cidade de Madrid,na melcor que el-rei tenia ecc.„E il raccoglitore osserva: “Apesar de que o primeiro verso pareceindicar origem hespanhola do romance, não se encontra nas collecções hespanholas. Nas Ilhas des Açores Castella é substituida pela Hungria. A versão de Almeida-Garrett é composta de varias lições provincias, e o collector confessa que algumas palavras foram conjecturalmente substituidas por elle.„ Ivi.—Tre sono, in tutto, le lezioni riportate dall'Hardung: quella che principia co' due versi dianzi citati, il testo dell'Almeida-Garrett ed un'altra, di cui ecco i primi quattro versi:“Lá na côrte de Castella,entre los grandes vivianobre e altivo cavalleiro,que era a flor de fidalguia ecc.„“Nous remarquerons que les deux versions des îles Açores ne finissent point par les vers qu'a conservés Garrett, pas plus que l'autre version que nous traduisons aussi. Cette dernière se termine très bien, sauf que le suicide qui lui sert de dénouement n'est guère dans les données chrètiennes habituelles au Portugal„.Puymaigre,Romanceiro, p. 214. Qui, rimettendomi sempre a chi ne sa piú di me, vorrei dire ancor io la mia. Senza dubbio, quell'essere alcune lezioni mancanti dei quattro ultimi versi riprodotti dall'Almeida-Garrett, rincalza non poco il sospetto che siano d'altra romanza; non di meno, che possano appartenere alla presente, me lo persuadono quelle tante e tante incoerenze e capricci e singolarità quasi inesplicabili, di cui le fiabe, i racconti, le poesie popolari d'ogni tempo e d'ogni paese ci offrono esempi infiniti.[54]“Sôn 'namuratu delle due sôrelle;da una all'altra non so qua' piăre.„Marcoaldi, op. cit. (canti liguri) pag. 86.[55]Pugnali e spade d'oro, anche in altre romanze portoghesi e spagnole e nei canti popolari di piú nazioni:“Tira el rei seu punhal de oiro ecc.„Romances de Gerinaldo(lezioneAlmeida-Garrett). V.Hardung, I, p. 111.
[53]Bellermann, p. 146-50.“Die mit Lebendigkeit erzählte Romanze hat einen heitern Anfang, aber ein tragisches Ende. Die jüngste von drei Schwestern, die zu neckischen Streichen aufgelegt ist, ersticht in ihrer Verkleidung ihren ebenfalls verkleideten Geliebten, indem sie glaubt, einen ihr imbekannten Zudringlichen abzuwehren. Die Romanze ist in Portugal mit mancherlei Varianten weit verbreitet, und scheint Portugal ausschliesslich anzugehören.„Bellermann, p. 275.“Almeida Garrett estime beaucoup ce romance bizarre qui ne nous plaît pas infiniment; mais il déclare que ne l'ayant pas trouvé complet, il a réuni divers fragments. On voit, en effet, qu'il a pris moitié d'un romance enaet moitié d'un romance inia; il donne de plus, en note, des variantes ene. Nous avons cru devoir traduire ce texte, parce qu'il ne nous semble pas que les arrangements d'Almeida Garrett aient notablement défiguré un chant vraiment populaire. La fidélité avec laquelle Almeida a reproduit les vers de la fin qui s'accordent si mal avec le reste de la pièce, est une preuve de ses scrupules. A ce bizarreremateil joint cette note:—Ce dernier couplet qui apparaît dans toutes les leçons, appartient-il en effet au romance? Est-ce le fragment d'un autre chant qui y a été joint par l'ignorance du vulgaire? J'inclinerais vers cette supposition, mais j'ai conservé ce couplet parce que je n'ai pas rencontré une seule leçon où il ne figure.—„Puymaigre,Romanceiro, p. 213.Un'altra lezione edita la prima volta dalBraga, e che leggo inHardung, I, a carte 173, comincia:“Na cidade de Madrid,na melcor que el-rei tenia ecc.„E il raccoglitore osserva: “Apesar de que o primeiro verso pareceindicar origem hespanhola do romance, não se encontra nas collecções hespanholas. Nas Ilhas des Açores Castella é substituida pela Hungria. A versão de Almeida-Garrett é composta de varias lições provincias, e o collector confessa que algumas palavras foram conjecturalmente substituidas por elle.„ Ivi.—Tre sono, in tutto, le lezioni riportate dall'Hardung: quella che principia co' due versi dianzi citati, il testo dell'Almeida-Garrett ed un'altra, di cui ecco i primi quattro versi:“Lá na côrte de Castella,entre los grandes vivianobre e altivo cavalleiro,que era a flor de fidalguia ecc.„“Nous remarquerons que les deux versions des îles Açores ne finissent point par les vers qu'a conservés Garrett, pas plus que l'autre version que nous traduisons aussi. Cette dernière se termine très bien, sauf que le suicide qui lui sert de dénouement n'est guère dans les données chrètiennes habituelles au Portugal„.Puymaigre,Romanceiro, p. 214. Qui, rimettendomi sempre a chi ne sa piú di me, vorrei dire ancor io la mia. Senza dubbio, quell'essere alcune lezioni mancanti dei quattro ultimi versi riprodotti dall'Almeida-Garrett, rincalza non poco il sospetto che siano d'altra romanza; non di meno, che possano appartenere alla presente, me lo persuadono quelle tante e tante incoerenze e capricci e singolarità quasi inesplicabili, di cui le fiabe, i racconti, le poesie popolari d'ogni tempo e d'ogni paese ci offrono esempi infiniti.
[53]Bellermann, p. 146-50.
“Die mit Lebendigkeit erzählte Romanze hat einen heitern Anfang, aber ein tragisches Ende. Die jüngste von drei Schwestern, die zu neckischen Streichen aufgelegt ist, ersticht in ihrer Verkleidung ihren ebenfalls verkleideten Geliebten, indem sie glaubt, einen ihr imbekannten Zudringlichen abzuwehren. Die Romanze ist in Portugal mit mancherlei Varianten weit verbreitet, und scheint Portugal ausschliesslich anzugehören.„Bellermann, p. 275.
“Almeida Garrett estime beaucoup ce romance bizarre qui ne nous plaît pas infiniment; mais il déclare que ne l'ayant pas trouvé complet, il a réuni divers fragments. On voit, en effet, qu'il a pris moitié d'un romance enaet moitié d'un romance inia; il donne de plus, en note, des variantes ene. Nous avons cru devoir traduire ce texte, parce qu'il ne nous semble pas que les arrangements d'Almeida Garrett aient notablement défiguré un chant vraiment populaire. La fidélité avec laquelle Almeida a reproduit les vers de la fin qui s'accordent si mal avec le reste de la pièce, est une preuve de ses scrupules. A ce bizarreremateil joint cette note:—Ce dernier couplet qui apparaît dans toutes les leçons, appartient-il en effet au romance? Est-ce le fragment d'un autre chant qui y a été joint par l'ignorance du vulgaire? J'inclinerais vers cette supposition, mais j'ai conservé ce couplet parce que je n'ai pas rencontré une seule leçon où il ne figure.—„Puymaigre,Romanceiro, p. 213.
Un'altra lezione edita la prima volta dalBraga, e che leggo inHardung, I, a carte 173, comincia:
“Na cidade de Madrid,na melcor que el-rei tenia ecc.„
“Na cidade de Madrid,na melcor que el-rei tenia ecc.„
E il raccoglitore osserva: “Apesar de que o primeiro verso pareceindicar origem hespanhola do romance, não se encontra nas collecções hespanholas. Nas Ilhas des Açores Castella é substituida pela Hungria. A versão de Almeida-Garrett é composta de varias lições provincias, e o collector confessa que algumas palavras foram conjecturalmente substituidas por elle.„ Ivi.—Tre sono, in tutto, le lezioni riportate dall'Hardung: quella che principia co' due versi dianzi citati, il testo dell'Almeida-Garrett ed un'altra, di cui ecco i primi quattro versi:
“Lá na côrte de Castella,entre los grandes vivianobre e altivo cavalleiro,que era a flor de fidalguia ecc.„
“Lá na côrte de Castella,entre los grandes vivianobre e altivo cavalleiro,que era a flor de fidalguia ecc.„
“Nous remarquerons que les deux versions des îles Açores ne finissent point par les vers qu'a conservés Garrett, pas plus que l'autre version que nous traduisons aussi. Cette dernière se termine très bien, sauf que le suicide qui lui sert de dénouement n'est guère dans les données chrètiennes habituelles au Portugal„.Puymaigre,Romanceiro, p. 214. Qui, rimettendomi sempre a chi ne sa piú di me, vorrei dire ancor io la mia. Senza dubbio, quell'essere alcune lezioni mancanti dei quattro ultimi versi riprodotti dall'Almeida-Garrett, rincalza non poco il sospetto che siano d'altra romanza; non di meno, che possano appartenere alla presente, me lo persuadono quelle tante e tante incoerenze e capricci e singolarità quasi inesplicabili, di cui le fiabe, i racconti, le poesie popolari d'ogni tempo e d'ogni paese ci offrono esempi infiniti.
[54]“Sôn 'namuratu delle due sôrelle;da una all'altra non so qua' piăre.„Marcoaldi, op. cit. (canti liguri) pag. 86.
[54]
“Sôn 'namuratu delle due sôrelle;da una all'altra non so qua' piăre.„Marcoaldi, op. cit. (canti liguri) pag. 86.
“Sôn 'namuratu delle due sôrelle;da una all'altra non so qua' piăre.„
Marcoaldi, op. cit. (canti liguri) pag. 86.
[55]Pugnali e spade d'oro, anche in altre romanze portoghesi e spagnole e nei canti popolari di piú nazioni:“Tira el rei seu punhal de oiro ecc.„Romances de Gerinaldo(lezioneAlmeida-Garrett). V.Hardung, I, p. 111.
[55]Pugnali e spade d'oro, anche in altre romanze portoghesi e spagnole e nei canti popolari di piú nazioni:
“Tira el rei seu punhal de oiro ecc.„
“Tira el rei seu punhal de oiro ecc.„
Romances de Gerinaldo(lezioneAlmeida-Garrett). V.Hardung, I, p. 111.
(Justiça de Deus)
(Justiça de Deus)[56]
Ne va preso il conte, presone va, preso e ben guardato:non lo prendon come ladro,né per uom ch'abbia ammazzato;ma una giovin che tornavada Sant'Jacopo[57] ha sforzato:dormir seco non gli basta,ch'ei la cede a un suo creato.
Questo accadde là tra i monti,lunge assai dall'abitato:ivi lei lasciò per morta,né piú cura se n'è dato.Tre dí pianse ella e tre notti,e piú avrebbe lacrimato;ma il buon Dio non manca maid'ajutar lo sventurato.Ecco passa quivi a sortevecchio e povero soldatodalla barba come neve,che alla spada iva appoggiato:di conchiglie una schiavinae il cappello ha tutto orlato.Si fe presso alla dolente,e amoroso le ha parlato:
“Via, non pianger piú, figliuola,ché a bastanza hai lacrimato:quel villano cavalierene va preso e ben guardato.„
Menò quindi la fanciullaquel buon vecchio di soldato,la menò seco alla reggia,dove il conte han già portato.
“Io ti prego, o mio signore,per l'Apostolo sacrato,che sia oggi a questa miserasí gran torto vendicato.Sposo il conte vuol la Chiesa,e la legge decollato:la sua nascita no 'l salvi;contro al Ciel, vedi, ha peccato.„
E il re disse ai consiglieri,tutto in volto corrucciato:
“Vo' che sia questo negoziosenza indugio qui sbrigato.„
“Chiaro è il fatto, molto chiaro,ed è presto giudicato:o sposarla deve il conte,o dev'esser decollato.„
“Questo,„ disse il re, “mi garba;tosto il boja sia chiamato:[57]o sposar la pellegrina,o senz'altro, decollato.„
“Venga il boja con la scure!„gridò allora l'accusato:“meglio morto mille volte,che campar disonorato!„
Or udite quel buon vecchio,quel buon vecchio di soldato:
“Questa, o re, non è giustizia;malamente hai giudicato:sposi pria la pellegrina,e sia poi decapitato:morte lava il disonore,ma non lava già il peccato.„[58]
Non avea finito ancora,e la sua spada ha gittato:non piú segni di romeo,non piú armi di soldato;in canuto e santo vescovos'è in un lampo trasformato,con la mitra tutta gemmee un bel pastoral dorato.
Per la man prese la giovine,per la man lo sciagurato:le parole rituali,a sposarli, ha pronunziato.Tutti piangono gli astanti;piú d'ogni altro il condannato;e piangendo invoca morte,ch'ei non sia disonorato.
Lui contrito il santo vescovoassolvea dal suo peccato;indi il portan via per morto,né il carnefice è chiamato:giudicavalo Iddio stesso;pria d'un'ora è trapassato.Ma sovvenne pronto all'animaquell'Apostolo sacrato,ché non altri fu il romeo,il buon vescovo, il soldato.
[56]Bellermann, p. 160-66.Seguo il testo dell'Almeida Garrett, che poco differisce della lezione della provincia di Beira Alta, raccolta dalBraga. “Ce dernier a, de plus, donné de ce romance deux autres versions où n'intervient pas un personnage mystérieux. Comparez ce chant avec elConde GrifosduRomancero general[diA. Duran, Madrid, 1854], I, p. 65 [eWolfundHoffmann,Primaveraecc., II, 55]. À propos du mariage du comte et de la pèlerine, on lit dans le texte portugais:Por palavras de presentealli os tem desposado.Por palavras de presenteest l'expression consacrée pour le mariage qui se fait en personne, et non par procuration:por palavras de futuro.—Desposadoest le sacrement, par opposition àcasamientoqui peut se faire attendre dans le mariage par procuration.„Puymaigre,Romanceiro, p. 169. Io, come il lettore ha visto, tradussipalavras de presenteconparole rituali, quantunque la frase dell'originale sia proprio quella che a tenore dei sacri canoni si adopera in questo caso.Vedi, intorno a questo celebre santuario,A. Chiappelli,Studii di antica letter. cristiana, Torino, 1887,nello scritto La leggenda dell'Apostolo Jacopo a Compostella e la critica storica. Nel cap. I (p. 149-73) si dimostra ampiamente, con ragioni che a me parvero inoppugnabili, la impossibilità della predicazione del nominato apostolo in occidente. Ai tempi d'Erasmo il concorso dei pellegrini era già molto minore; ond'egli, neiColloquia(ediz. di Lipsia del 1729, p. 410), piacevoleggia cosí:—Menedemus: “Dic mihi, quid valet agitque vir optimus Jacobus?„Ogygius: “Multo frigidius solito.„Mened.: “Quid est in caussa? senium?„Og.: “Nugator, scis divos non senescere. Verum haec nova persuasio, quae late per orbem divagatur, facit infrequentius salutetur solito; et, si qui veniunt, salutant tantum; nihil, aut quam minimum donant, dictitantes eam pecuniam rectius collocari in egenos ecc.„—Andaron troppo lungi dal vero i nostri Alberigo Gentile e Celio Calcagnini, quando l'uno dette all'Olandese la taccia dipendulus litterator, e l'altro lo rassomigliò ad un ballerino di corda? Io penso di no. Direi piuttosto che non parlasse in tutto secondo verità Erasmo, che ripreso una volta perché non osservava a rigore la quaresima, rispose celiando che l'anima sua era cattolica, se lo stomaco pizzicava del luterano.A Compostella, e cosí pure a Gerusalemme ed agli altri santuarj d'oltralpe e d'oltremare, pellegrinarono sempre gl'Italiani in assai scarso numero, a paragone d'altre genti piú devote di loro; e non di rado per motivi almeno in parte mondani. Come i pellegrinaggi a Roma fossero argomento di beffa, vedilo in quella sonettessa del Lasca, ove parlano il notoStradinoed unCavalier Nano:S.“Bambolin mio, che Dio vi benedica,e vi contenti secondo il disio,ditemi dove andate voi ratio,se già non v'è il parlar troppa fatica?„C. N.“A Roma santa, d'ogni bene amica,per soddisfare un voto ne vo io:sendo guarito, come piacque a Dio,d'un morso che mi dètte una formica.„Le rime burlescheecc. (ediz. Verzone), p. 12.Talvolta si accompagna allo scherno la satira arguta e mordace contro la corruzione del clero. NellaScolasticadell'Ariosto (atto III, sc. 6), Bartolo, ad espiare certo suo peccato giovanile, vorrebbe farsi romeo. E un frate gli dice:“Voi potete veder la bolla, e leggerele facultadi mie, che sono amplissime:e come, senza che pigliate, Bartolo,questo peregrinaggio, io posso assolveree commutar gli vóti. E maravigliomich'essendo, com'io son, vostro amicissimo,non m'abbiate richiesto; perché dandomiquel solamente che potreste spenderevoi col famiglio nel viaggio, assolverevi posso, e farvi schifar un grandissimodisconcio, all'età vostra incomportabile: ecc.„È cosa notevole che non abbia nulla del satirico né del buffonesco ilCanto di pellegrinidi G. B. dell'Ottonajo, che comincia:“Per vóto a visitar Galizia andiamo,e a render grazie al Barone immortale,per li preghi del qualedalla peste di Roma salvi siamo.„Sarà forse perché non tutti i capi ameni d'allora si adattarono a credere con messer Francesco Berni che il tempo della moría fosse, come a lui pareva,“.....il miglior tempo e la piú bellastagion che la natura sappia fare.„[57]Mi fa risovvenire ilFroissart: “A ce point grigna le roi les dents, et dit:—Qu'on fasse venir le coupe-teste! ecc.„ Leggi tutto il bel passo inVillemain,Tableau de la littér. au Moyen Age, Paris, 1878, II, p. 141. Altri testi sono alquanto diversi. Cfr., p. es., l'ediz. Yanoski, Paris, 1865, p. 98.[58]“Don Tello [parla il re Alfonso VII], da' ad Elvira il nome di sposa per riparare l'oltraggio che le recasti; e quando il carnefice t'avrà mozzo il capo, ecc.„Lope De Vega,El mejor alcalde el rey, Atto V, scena ultima.—“E voi [parla ora quel famoso Don Pedro il crudele, che, siccome diceL. De Viel-Castel, potrebbe chiamarsila provvidenza dei tragici spagnoli], e voi che prometteste di sposare Eleonora, fatelo subito, se non volete che l'anima vostra abbia a perire insieme col corpo. Ma intorno a ciò ve la intenderete col vostro confessore; perché, badate bene, o la sposiate o no, domattina la vostra testa dovrà senz'altro cadere.„A. Moreto,El rico hombre de Alcala, Atto II, sc. XVI.
[56]Bellermann, p. 160-66.Seguo il testo dell'Almeida Garrett, che poco differisce della lezione della provincia di Beira Alta, raccolta dalBraga. “Ce dernier a, de plus, donné de ce romance deux autres versions où n'intervient pas un personnage mystérieux. Comparez ce chant avec elConde GrifosduRomancero general[diA. Duran, Madrid, 1854], I, p. 65 [eWolfundHoffmann,Primaveraecc., II, 55]. À propos du mariage du comte et de la pèlerine, on lit dans le texte portugais:Por palavras de presentealli os tem desposado.Por palavras de presenteest l'expression consacrée pour le mariage qui se fait en personne, et non par procuration:por palavras de futuro.—Desposadoest le sacrement, par opposition àcasamientoqui peut se faire attendre dans le mariage par procuration.„Puymaigre,Romanceiro, p. 169. Io, come il lettore ha visto, tradussipalavras de presenteconparole rituali, quantunque la frase dell'originale sia proprio quella che a tenore dei sacri canoni si adopera in questo caso.Vedi, intorno a questo celebre santuario,A. Chiappelli,Studii di antica letter. cristiana, Torino, 1887,nello scritto La leggenda dell'Apostolo Jacopo a Compostella e la critica storica. Nel cap. I (p. 149-73) si dimostra ampiamente, con ragioni che a me parvero inoppugnabili, la impossibilità della predicazione del nominato apostolo in occidente. Ai tempi d'Erasmo il concorso dei pellegrini era già molto minore; ond'egli, neiColloquia(ediz. di Lipsia del 1729, p. 410), piacevoleggia cosí:—Menedemus: “Dic mihi, quid valet agitque vir optimus Jacobus?„Ogygius: “Multo frigidius solito.„Mened.: “Quid est in caussa? senium?„Og.: “Nugator, scis divos non senescere. Verum haec nova persuasio, quae late per orbem divagatur, facit infrequentius salutetur solito; et, si qui veniunt, salutant tantum; nihil, aut quam minimum donant, dictitantes eam pecuniam rectius collocari in egenos ecc.„—Andaron troppo lungi dal vero i nostri Alberigo Gentile e Celio Calcagnini, quando l'uno dette all'Olandese la taccia dipendulus litterator, e l'altro lo rassomigliò ad un ballerino di corda? Io penso di no. Direi piuttosto che non parlasse in tutto secondo verità Erasmo, che ripreso una volta perché non osservava a rigore la quaresima, rispose celiando che l'anima sua era cattolica, se lo stomaco pizzicava del luterano.A Compostella, e cosí pure a Gerusalemme ed agli altri santuarj d'oltralpe e d'oltremare, pellegrinarono sempre gl'Italiani in assai scarso numero, a paragone d'altre genti piú devote di loro; e non di rado per motivi almeno in parte mondani. Come i pellegrinaggi a Roma fossero argomento di beffa, vedilo in quella sonettessa del Lasca, ove parlano il notoStradinoed unCavalier Nano:S.“Bambolin mio, che Dio vi benedica,e vi contenti secondo il disio,ditemi dove andate voi ratio,se già non v'è il parlar troppa fatica?„C. N.“A Roma santa, d'ogni bene amica,per soddisfare un voto ne vo io:sendo guarito, come piacque a Dio,d'un morso che mi dètte una formica.„Le rime burlescheecc. (ediz. Verzone), p. 12.Talvolta si accompagna allo scherno la satira arguta e mordace contro la corruzione del clero. NellaScolasticadell'Ariosto (atto III, sc. 6), Bartolo, ad espiare certo suo peccato giovanile, vorrebbe farsi romeo. E un frate gli dice:“Voi potete veder la bolla, e leggerele facultadi mie, che sono amplissime:e come, senza che pigliate, Bartolo,questo peregrinaggio, io posso assolveree commutar gli vóti. E maravigliomich'essendo, com'io son, vostro amicissimo,non m'abbiate richiesto; perché dandomiquel solamente che potreste spenderevoi col famiglio nel viaggio, assolverevi posso, e farvi schifar un grandissimodisconcio, all'età vostra incomportabile: ecc.„È cosa notevole che non abbia nulla del satirico né del buffonesco ilCanto di pellegrinidi G. B. dell'Ottonajo, che comincia:“Per vóto a visitar Galizia andiamo,e a render grazie al Barone immortale,per li preghi del qualedalla peste di Roma salvi siamo.„Sarà forse perché non tutti i capi ameni d'allora si adattarono a credere con messer Francesco Berni che il tempo della moría fosse, come a lui pareva,“.....il miglior tempo e la piú bellastagion che la natura sappia fare.„
[56]Bellermann, p. 160-66.
Seguo il testo dell'Almeida Garrett, che poco differisce della lezione della provincia di Beira Alta, raccolta dalBraga. “Ce dernier a, de plus, donné de ce romance deux autres versions où n'intervient pas un personnage mystérieux. Comparez ce chant avec elConde GrifosduRomancero general[diA. Duran, Madrid, 1854], I, p. 65 [eWolfundHoffmann,Primaveraecc., II, 55]. À propos du mariage du comte et de la pèlerine, on lit dans le texte portugais:
Por palavras de presentealli os tem desposado.
Por palavras de presentealli os tem desposado.
Por palavras de presenteest l'expression consacrée pour le mariage qui se fait en personne, et non par procuration:por palavras de futuro.—Desposadoest le sacrement, par opposition àcasamientoqui peut se faire attendre dans le mariage par procuration.„Puymaigre,Romanceiro, p. 169. Io, come il lettore ha visto, tradussipalavras de presenteconparole rituali, quantunque la frase dell'originale sia proprio quella che a tenore dei sacri canoni si adopera in questo caso.
Vedi, intorno a questo celebre santuario,A. Chiappelli,Studii di antica letter. cristiana, Torino, 1887,nello scritto La leggenda dell'Apostolo Jacopo a Compostella e la critica storica. Nel cap. I (p. 149-73) si dimostra ampiamente, con ragioni che a me parvero inoppugnabili, la impossibilità della predicazione del nominato apostolo in occidente. Ai tempi d'Erasmo il concorso dei pellegrini era già molto minore; ond'egli, neiColloquia(ediz. di Lipsia del 1729, p. 410), piacevoleggia cosí:—Menedemus: “Dic mihi, quid valet agitque vir optimus Jacobus?„Ogygius: “Multo frigidius solito.„Mened.: “Quid est in caussa? senium?„Og.: “Nugator, scis divos non senescere. Verum haec nova persuasio, quae late per orbem divagatur, facit infrequentius salutetur solito; et, si qui veniunt, salutant tantum; nihil, aut quam minimum donant, dictitantes eam pecuniam rectius collocari in egenos ecc.„—Andaron troppo lungi dal vero i nostri Alberigo Gentile e Celio Calcagnini, quando l'uno dette all'Olandese la taccia dipendulus litterator, e l'altro lo rassomigliò ad un ballerino di corda? Io penso di no. Direi piuttosto che non parlasse in tutto secondo verità Erasmo, che ripreso una volta perché non osservava a rigore la quaresima, rispose celiando che l'anima sua era cattolica, se lo stomaco pizzicava del luterano.
A Compostella, e cosí pure a Gerusalemme ed agli altri santuarj d'oltralpe e d'oltremare, pellegrinarono sempre gl'Italiani in assai scarso numero, a paragone d'altre genti piú devote di loro; e non di rado per motivi almeno in parte mondani. Come i pellegrinaggi a Roma fossero argomento di beffa, vedilo in quella sonettessa del Lasca, ove parlano il notoStradinoed unCavalier Nano:
S.“Bambolin mio, che Dio vi benedica,e vi contenti secondo il disio,ditemi dove andate voi ratio,se già non v'è il parlar troppa fatica?„C. N.“A Roma santa, d'ogni bene amica,per soddisfare un voto ne vo io:sendo guarito, come piacque a Dio,d'un morso che mi dètte una formica.„Le rime burlescheecc. (ediz. Verzone), p. 12.
S.“Bambolin mio, che Dio vi benedica,e vi contenti secondo il disio,ditemi dove andate voi ratio,se già non v'è il parlar troppa fatica?„
C. N.“A Roma santa, d'ogni bene amica,per soddisfare un voto ne vo io:sendo guarito, come piacque a Dio,d'un morso che mi dètte una formica.„
Le rime burlescheecc. (ediz. Verzone), p. 12.
Talvolta si accompagna allo scherno la satira arguta e mordace contro la corruzione del clero. NellaScolasticadell'Ariosto (atto III, sc. 6), Bartolo, ad espiare certo suo peccato giovanile, vorrebbe farsi romeo. E un frate gli dice:
“Voi potete veder la bolla, e leggerele facultadi mie, che sono amplissime:e come, senza che pigliate, Bartolo,questo peregrinaggio, io posso assolveree commutar gli vóti. E maravigliomich'essendo, com'io son, vostro amicissimo,non m'abbiate richiesto; perché dandomiquel solamente che potreste spenderevoi col famiglio nel viaggio, assolverevi posso, e farvi schifar un grandissimodisconcio, all'età vostra incomportabile: ecc.„
“Voi potete veder la bolla, e leggerele facultadi mie, che sono amplissime:e come, senza che pigliate, Bartolo,questo peregrinaggio, io posso assolveree commutar gli vóti. E maravigliomich'essendo, com'io son, vostro amicissimo,non m'abbiate richiesto; perché dandomiquel solamente che potreste spenderevoi col famiglio nel viaggio, assolverevi posso, e farvi schifar un grandissimodisconcio, all'età vostra incomportabile: ecc.„
È cosa notevole che non abbia nulla del satirico né del buffonesco ilCanto di pellegrinidi G. B. dell'Ottonajo, che comincia:
“Per vóto a visitar Galizia andiamo,e a render grazie al Barone immortale,per li preghi del qualedalla peste di Roma salvi siamo.„
“Per vóto a visitar Galizia andiamo,e a render grazie al Barone immortale,per li preghi del qualedalla peste di Roma salvi siamo.„
Sarà forse perché non tutti i capi ameni d'allora si adattarono a credere con messer Francesco Berni che il tempo della moría fosse, come a lui pareva,
“.....il miglior tempo e la piú bellastagion che la natura sappia fare.„
“.....il miglior tempo e la piú bellastagion che la natura sappia fare.„
[57]Mi fa risovvenire ilFroissart: “A ce point grigna le roi les dents, et dit:—Qu'on fasse venir le coupe-teste! ecc.„ Leggi tutto il bel passo inVillemain,Tableau de la littér. au Moyen Age, Paris, 1878, II, p. 141. Altri testi sono alquanto diversi. Cfr., p. es., l'ediz. Yanoski, Paris, 1865, p. 98.
[57]Mi fa risovvenire ilFroissart: “A ce point grigna le roi les dents, et dit:—Qu'on fasse venir le coupe-teste! ecc.„ Leggi tutto il bel passo inVillemain,Tableau de la littér. au Moyen Age, Paris, 1878, II, p. 141. Altri testi sono alquanto diversi. Cfr., p. es., l'ediz. Yanoski, Paris, 1865, p. 98.
[58]“Don Tello [parla il re Alfonso VII], da' ad Elvira il nome di sposa per riparare l'oltraggio che le recasti; e quando il carnefice t'avrà mozzo il capo, ecc.„Lope De Vega,El mejor alcalde el rey, Atto V, scena ultima.—“E voi [parla ora quel famoso Don Pedro il crudele, che, siccome diceL. De Viel-Castel, potrebbe chiamarsila provvidenza dei tragici spagnoli], e voi che prometteste di sposare Eleonora, fatelo subito, se non volete che l'anima vostra abbia a perire insieme col corpo. Ma intorno a ciò ve la intenderete col vostro confessore; perché, badate bene, o la sposiate o no, domattina la vostra testa dovrà senz'altro cadere.„A. Moreto,El rico hombre de Alcala, Atto II, sc. XVI.
[58]“Don Tello [parla il re Alfonso VII], da' ad Elvira il nome di sposa per riparare l'oltraggio che le recasti; e quando il carnefice t'avrà mozzo il capo, ecc.„Lope De Vega,El mejor alcalde el rey, Atto V, scena ultima.—“E voi [parla ora quel famoso Don Pedro il crudele, che, siccome diceL. De Viel-Castel, potrebbe chiamarsila provvidenza dei tragici spagnoli], e voi che prometteste di sposare Eleonora, fatelo subito, se non volete che l'anima vostra abbia a perire insieme col corpo. Ma intorno a ciò ve la intenderete col vostro confessore; perché, badate bene, o la sposiate o no, domattina la vostra testa dovrà senz'altro cadere.„A. Moreto,El rico hombre de Alcala, Atto II, sc. XVI.