NOTE

[15]Bellermann, p. 64-74.“Este romance foi citado por Jorge Ferreira de Vasconcellos [† 1585] naAulegraphia(Sc. I, A. III), e publicado pela primeira vez por José Maria da Costa e Silva nas notas ao poemaIsabel ou a heroina de Aragão, em 1832.„Hardung, I. p. 88, in nota. Delle tre lezioni che l'egregio raccoglitore ne dà sotto il titoloRomances de d. Martinho de Avizado, nessuna è uguale al testo da me seguito.Ecco i quattro versi che soli ci avanzano della lez. castigliana conservataci dal Ferreira:“Pregonadas son las guerrasde Francia contra Aragon.¿Como las haria, tristeviejo, cano y pecador?„Crede ilNigrache questo canto, qualunque ne sia l'origine, sia stato trasmesso dalla Provenza “alle due penisole, italica ed iberica, passando poi colle prime crociate in Grecia e ne' paesi slavi. La redazione primitiva sarebbe quindi, secondo quest'ipotesi, anteriore alla fine del duodecimo secolo; la quale antichità è d'altronde pienamente confermata dall'indole cavalleresca dell'intiera composizione.„ (Canzoni pop. del Piemonte, inRiv. Contemp., vol. XV, anno 6º, p. 230-31.) “E il sig.T. Braga, nella nota ai N. 11 e 12 (Dom Varão,Donzella guerreira) deiCantos populares do archipelago açoriano[Porto, 1869], riconosce giustissima tale osservazione del Nigra, tanto piú che man mano i fatti vengono a corroborarla. I cavalieri francesi, egli aggiunge, ajutarono Alfonso Enriquez nella conquista di Lisbona, e lo seguirono quando andò a combattere in Terra Santa: la canzone della donna guerriera non s'incontra nell'antiche collezioni spagnole, circostanza che mostra essere il cantouna tradizione del littorale. Tutto ciò pertanto conferma la seguente legge di tradizione poetica scoperta dal Nigra:—Questi canti romanzeschi comuni alle nazioni di razza latina debbono, nel dubbio, considerarsi come trasmessi e spesso originati dalla Provenza.„S. Prato,Gli ultimi lavori delFolk-loreneo-latino, Parigi, 1884, (estr. dallaRomania, t. XII e XIII). “Sans doute on ne retrouve pas toujours cette origine indiquée d'une manière visible, mais on la trouve assez de fois pour la soupçonner, dès qu'un chant espagnol ou portugais et un chant italien reproduisent une situation semblable.... Il y a, il faut le reconnaître, de forts arguments en faveur de cette conjecture dans les rapprochements qu'offre la littérature populaire de contrées differentes.„Puymaigre,Chants pop. recueillis dans le Pays Messin, Paris, 1881, t. I, p. 17-18. Ma per alcuni dubbi intorno a tale opinione, vedi, tra gli altri,G. Paris, inRevue critique d'histoire et de littérat., 1886, t. I, p. 304.Sia come si vuole, fatto è che abbiamo nell'Italia superiore e centrale canzoni piú o meno conformi o remotamente analoghe alla romanza portoghese. Ben dodici lezioni ne cita o riporta il Nigra; quattro delle quali piemontesi, tre canavesi e cinque monferrine. Cfr.Ferraro,Canti monferrini(La ragazza guerriera), Torino, 1870, p. 54-56;Wolf,Volkslieder aus Venetien(La figlia coraggiosa), Wien, 1864, N. 79;Bernoni,Canti pop. veneziani(La guerriera), Venezia, 1873, puntata XI, N. 5;Gianandrea,Canti pop. marchigiani(La ragazza guerriera), Torino, 1875, p. 280.[19]NellaRomaniadel 1874, p. 96, ilPuymaigrepubblicò una canzone bearnese, mancante della fine, ch'egli dice “une variante du romance portugais.„ È intitolata:Les filles du seigneur de Meyrac, e comincia: “Las guerres son cridades„ ecc. La greca riferita dal Nigra si discosta molto dalla nostra; bellissimo riscontro le fa invece la ballata serba, che l'illustre uomo tolse dalla raccolta delTommaseo,Canti pop. toscani, còrsi, illirici, greci, Venezia, 1842, t. IV, p. 79 e segg. Notevoli conformità con la romanza portoghese ha parimente lapiesnadel bojaro Stavro Godinovitch, pur citata dal Nigra, e che puoi leggere compendiata nelRambaud, a carte 83-85.“Che poi anche nelle tradizioni popolari di tutti i paesi non sieno rare le donne guerriere, e le Amazzoni greche, e leValkiriedell'Edda, e Brunechilde deiNibelunghi, e la bellicosa Cammilla dell'Eneide, e l'altiera Clorinda dellaGerusalemme liberata, e lePolenitzedellebyline[canti epici] russe ce lo testimoniano in irrefragabile modo.... Un altro esempio di donna guerriera ci si presenta nella tradizione mongolica (vediBernard Jülg,Mongolische Maerchen): questa donna guerriera è la moglie dello sciocco protagonista del presente canto: essa, mentre il marito è andato a caccia, si traveste da guerriero, muove incontro al marito, si fa scambiare per il famosoSurya-Bagatur; lo vince, s'impadronisce del suo arco, della sua faretra e delsuo cavallo, sottoponendolo inoltre ad un'umiliazione singolarissima, che qui la decenza non mi consente d'indicare.... Tornando al canto in questione,.... il signorG. Teixeira Soaresindica un fatto della storia portoghese molto popolare, che, al dire del Braga, conferí non poco al divulgamento di questa canzone comune ai popoli del mezzodí d'Europa [e non solo a questi, come vedemmo piú sopra]. Esso è la storia della celebre Antonia Rodriguez, che si segnalò militando in Oriente in qualità di soldato, come si narra nelTheatro heroicodi Froez Perym, t. I, p. 54, e di cui parla Duarte Nunes nella suaDescripsão de Portugal, cap. 89, p. 346, ediz. del 1785.„Prato, scritto cit.In una assai graziosa novella toscana (Fanta-Ghirò, persona bella), certo re, tribolato da incurabile malattia, ha tre figliole. “E nella cambera ci teneva tre siede, una celeste, una nera e una rossa. E le su' figliole, quando andevan da lui la mattina, guardavan sempre su che sedia s'era messo il padre; se su quella celeste, voleva direallegria; su quella nera,morte; su quella rossa,guerra. Un giorno entrano in cambera, e il Re siedeva sulla sedia rossa. Dice la maggiore:—“Signor padre, oh! che gli è intravvenuto?„—“Ho ricevuto una lettera dal Re a confino, e lui mi dichiara la guerra. Ma io, a questo modo ammalato, non so dove sbacchiare il capo, perché da me non posso andare al comando dell'esercito. Bisognerà che trovi un bon generale.„—Dice la maggiore:—“Se lei me lo permette, il generale sarò io. Vedrà che son capace a comandare a' soldati ecc.„Imbriani,La Novellaja fiorent., Livorno, 1877, p. 537. Se al valente raccoglitore non fosse piaciuto di porre certi limiti a' suoi riscontri, credo per fermo che nella nota appósta alla presente novella non sarebbe mancato almeno un accenno a quelle parecchie canzoni (la portoghese, le piemontesi del Nigra, la slava ecc.) che hanno con essa corrispondenza sí grande. Sol nelle parti accessorie è qualche diversità; e la differenza piú notabile è forse questa, che nella versione prosastica toscana (bisogna proprio dire cosí) tutte e tre le sorelle tentan la prova, cominciando dalla maggiore; dovecché nelle versioni poetiche su citate, una sorella soltanto, od una figlia unica, veste l'assisa soldatesca. Ed è troppo facile intenderne la ragione: quando nei racconti e nelle fiabe popolari tre o piú fratelli mettonsi ad un'impresa qualsiasi, è oramai legge antichissima e quasi costante (chi non volesse dire connaturale a codeste parti dell'immaginazione e del sentimento dei volghi); è legge, ripeto, quasi costante, che solo al minore venga fatto di condurla a buon fine; gli altri n'escono il piú delle volte col danno e con le beffe.—Questa novella era stata prima raccolta e pubblicata daG. Nerucci, nel vol. intitol.Sessanta nov. pop. montalesi, Firenze, 1880.Num. 28, p. 248 e segg.L'Imbrianicita come raffrontoLa serva d'Aglie, Tratten. VI della III giorn. delPentamerone, che a me è mancato il tempo di vedere. Cfr. ancheComparetti,Novelline pop. ital., Torino, 1875 (Il drago), N. 17, p. 70 e segg.; un racconto albanese cit. dalRambaud, p. 85, ecc. ecc. Del ciclo delladonna guerrieratrattò dottamente ilLiebrecht, inHeidelberger Jahrbuch, anno 1877.“La situation qui fait le sujet de notre romance, a pu, d'ailleurs, se produire plus d'une fois. Pitre Chevalier a raconté l'histoire de la bretonne Mathurine partant à la place de son frère et faisant, comme dragon, les campagnes de 1812, 1813 et 1814.... On lisait aussi dans leFigarodu 20 octobre 1879 un récit du même genre, l'histoire de Silvia Marietti se substituant également à son frere. Dans lesChants de la Carniole, traduits en allemand par Anastase Grun, Alenka prend les armes pour venger la mort de son frère Gregore (N. 42).„Puymaigre,Romanceiro, p. 167-68.Una giovinetta boema vuol seguire l'amante che va soldato. Ma essa non ha bisogno di travestirsi; farà ben altro: “Je me changerais,„ dice, “en petit oiseau, et je me poserais sur ton chapeau.—Je me changerais en hirondelle, et je me poserais sur ta tête chérie.„Leger,Chants héroïques et chansons popul. des Slaves de Bohême, Paris, 1866, p. 205. E in un rispetto umbro, canta una ragazza animosa:“Giovanettino dallo fiore in bocca,e vi sta ben quell'elmo in su la testa:san Giorgio vo' parete quando scoccala sua lombarda [labarda] al drago in su la cresta.Giovanettino dal cappello oscuro,quando sarà che sonerà il tamburo?Io vo' venir con voi mattina e sera,se non foss'altro, a fa' la vivandiera:e per vo', damo mio, se ce n'accada,saprò trattare il fucile e la spada:e per vo', damo mio, né c'è da dire,io saperò combattere e morire.„Marcoaldi,Canti pop. ined. umbri,liguri,piceni,piemontesi,latini, Genova, 1855, p. 65. AlRubieri(op. cit., p. 555) pare che questo rispetto abbia dell'artificiato; e pare anche a me.[16]La novella fiorent.:“Fanta-Ghirò, persona bella,du' occhi neri, drento la su' favella:carissima madre, mi pare una donzella.„Imbriani,La Nov.ecc., p. 539.[17]Di questo verbo usato cosí assolutamente, reca noi lessici un esempio di Francesco da Barberino. Io me ne son valso non per comodo di rima o di verso, ma perché mi suona bene all'orecchio.[18]L'Ariosto, di Marfisa:“Fu conosciuta all'auree crespe chiome,ed alla faccia delicata e bella.„[19]All'erudito e cortese prof.S. Pratovo debitore della seguente canzone affatto inedita, ch'egli raccolse or è poco dalla bocca d'una giovinetta di Roncofreddo (circond. di Cesena), chiamata Maria Regini, la quale disse d'averla imparata a Bologna da un'amica sua. Eccola:V'eran due belli amanti;'l giovin fa un delitto:fu mandato 'n prigió.La bella giovinetta,vestita da Napuglió,lo va a troà 'n prigió.E quando la fu dentro,lo comincia a bacià:“Levati li tui panni,mettiti 'l mio vestí,che poi te n'esci fora,ed io rimango qui.„Quando fu la mattina,'n giustizia fu porté,e presto la fantinalà venne esaminé.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostra gran ragió;di condannà 'na figliaè falsa l'occasió.„“Se vo' siete 'na figlia,fatemelo sapé.„“Sí, sí, io so' 'na figlialontana dal mio paé.Per no' esse scoperta,mi so' vestía da 'nglè.„Quando fu la mattina,la fece scarceré.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostria caritàde liberà 'na figliacol proprio innamorà.„Non manca il Prato d'avvertirmi come questa canzone sia quasi totalmente identica ad una romana data in luce dalSabatini(Riv. di letterat. pop., 1877, vol. 1, fasc. 1, N. 13), e come ne sia la forma alquanto bastarda, “cioè né del tutto italiana, né del tutto vernacola.„ Nessuno, credo, vorrà meravigliarsi di tale mischianza: ad ogni modo, giovi qui rammentare queste savie parole del compiantoImbriani: “Si noterà che i canti non sono quasi mai nel dialetto puro e schietto, contengono colori, forme e parole d'altri idiomi; quasi sempre forme e parole della lingua aulica. Fatto costante del quale non occorre indagar la cagione, e che risponde appunto al bisogno d'idealizzare il linguaggio, quando il pensiero che ci occupa è nobile ed alto.„ VediCanti pop. delle prov. merid., Torino, 1871-72, t. 1, p. X; eRubieri,Storia della poesia pop. ital., Firenze, 1877, p. 226.Del resto qui siamo, come ognun vede, lontani un bel tratto dalla romanza portoghese: qui l'invenzione, i particolari, ogni cosa è diversa: unica rassomiglianza il travestimento militare della ragazza. Questo canto in somma non entra, si può dire, per niente nel ciclo delladonna guerriera; ed io non l'avrei forse riferito per intero se non ci venisse dalle Romagne, che sono, com'è noto, un di que' paesi “i quali finora poco o nulla diedero alla letteratura popolare messa insieme dai dotti.„ (Fanfulla della domenica, A. III, N. 23, p. 8.) Poco diedero, perché poco vi si cercò; ma gli studiosi e gli amatori di buona volontà non vi perderanno certo né il tempo né l'opera. Ed io gradirei non si contentassero solo di rispetti e di stornelli: anche canzoni, o romanze, o ballate che debba dirsi, potranno raccogliere, se ci si mettono con pazienza. Anzi, giacché mi capita il destro, voglio riportare alcuni periodi di un recente scritto del mio bravo amicoGuido Mazzoni, che dice, a parer mio, santamente: “È opinione comune tra i cultori e gli studiosi della nostra poesia popolare che lo strambotto, il rispetto, lo stornello fioriscano o, per dir meglio, abbiano fiorito (ché il popolo oggi ricanta piú che non inventi) nell'Italia media ed inferiore; la canzone o romanza nella superiore. Cito le parole d'un giudice molto autorevole, il Comparetti:—L'altra forma [quella della canzone] è polistrofa, non è esclusivamente italiana, ed in Italia non si trova che nel settentrione.—Che questo, detto in genere, sia vero non negherà nessuno; ma che la Toscana e l'Umbria non abbiano che liriche popolari, e non anche qualche canzone o romanza, non sono disposto a concedere io che piú d'una ne ho udita nelle nostre campagne. Dove, se è vero che i contadini si compiacciono vantarsi o lagnarsi di amore ne' brevi canti, usano pure rallegrare il lavoro con belle storie in strofette.„ (Cronaca Minima, anno 1, N. 7, pag. 50.)

[15]Bellermann, p. 64-74.“Este romance foi citado por Jorge Ferreira de Vasconcellos [† 1585] naAulegraphia(Sc. I, A. III), e publicado pela primeira vez por José Maria da Costa e Silva nas notas ao poemaIsabel ou a heroina de Aragão, em 1832.„Hardung, I. p. 88, in nota. Delle tre lezioni che l'egregio raccoglitore ne dà sotto il titoloRomances de d. Martinho de Avizado, nessuna è uguale al testo da me seguito.Ecco i quattro versi che soli ci avanzano della lez. castigliana conservataci dal Ferreira:“Pregonadas son las guerrasde Francia contra Aragon.¿Como las haria, tristeviejo, cano y pecador?„Crede ilNigrache questo canto, qualunque ne sia l'origine, sia stato trasmesso dalla Provenza “alle due penisole, italica ed iberica, passando poi colle prime crociate in Grecia e ne' paesi slavi. La redazione primitiva sarebbe quindi, secondo quest'ipotesi, anteriore alla fine del duodecimo secolo; la quale antichità è d'altronde pienamente confermata dall'indole cavalleresca dell'intiera composizione.„ (Canzoni pop. del Piemonte, inRiv. Contemp., vol. XV, anno 6º, p. 230-31.) “E il sig.T. Braga, nella nota ai N. 11 e 12 (Dom Varão,Donzella guerreira) deiCantos populares do archipelago açoriano[Porto, 1869], riconosce giustissima tale osservazione del Nigra, tanto piú che man mano i fatti vengono a corroborarla. I cavalieri francesi, egli aggiunge, ajutarono Alfonso Enriquez nella conquista di Lisbona, e lo seguirono quando andò a combattere in Terra Santa: la canzone della donna guerriera non s'incontra nell'antiche collezioni spagnole, circostanza che mostra essere il cantouna tradizione del littorale. Tutto ciò pertanto conferma la seguente legge di tradizione poetica scoperta dal Nigra:—Questi canti romanzeschi comuni alle nazioni di razza latina debbono, nel dubbio, considerarsi come trasmessi e spesso originati dalla Provenza.„S. Prato,Gli ultimi lavori delFolk-loreneo-latino, Parigi, 1884, (estr. dallaRomania, t. XII e XIII). “Sans doute on ne retrouve pas toujours cette origine indiquée d'une manière visible, mais on la trouve assez de fois pour la soupçonner, dès qu'un chant espagnol ou portugais et un chant italien reproduisent une situation semblable.... Il y a, il faut le reconnaître, de forts arguments en faveur de cette conjecture dans les rapprochements qu'offre la littérature populaire de contrées differentes.„Puymaigre,Chants pop. recueillis dans le Pays Messin, Paris, 1881, t. I, p. 17-18. Ma per alcuni dubbi intorno a tale opinione, vedi, tra gli altri,G. Paris, inRevue critique d'histoire et de littérat., 1886, t. I, p. 304.Sia come si vuole, fatto è che abbiamo nell'Italia superiore e centrale canzoni piú o meno conformi o remotamente analoghe alla romanza portoghese. Ben dodici lezioni ne cita o riporta il Nigra; quattro delle quali piemontesi, tre canavesi e cinque monferrine. Cfr.Ferraro,Canti monferrini(La ragazza guerriera), Torino, 1870, p. 54-56;Wolf,Volkslieder aus Venetien(La figlia coraggiosa), Wien, 1864, N. 79;Bernoni,Canti pop. veneziani(La guerriera), Venezia, 1873, puntata XI, N. 5;Gianandrea,Canti pop. marchigiani(La ragazza guerriera), Torino, 1875, p. 280.[19]NellaRomaniadel 1874, p. 96, ilPuymaigrepubblicò una canzone bearnese, mancante della fine, ch'egli dice “une variante du romance portugais.„ È intitolata:Les filles du seigneur de Meyrac, e comincia: “Las guerres son cridades„ ecc. La greca riferita dal Nigra si discosta molto dalla nostra; bellissimo riscontro le fa invece la ballata serba, che l'illustre uomo tolse dalla raccolta delTommaseo,Canti pop. toscani, còrsi, illirici, greci, Venezia, 1842, t. IV, p. 79 e segg. Notevoli conformità con la romanza portoghese ha parimente lapiesnadel bojaro Stavro Godinovitch, pur citata dal Nigra, e che puoi leggere compendiata nelRambaud, a carte 83-85.“Che poi anche nelle tradizioni popolari di tutti i paesi non sieno rare le donne guerriere, e le Amazzoni greche, e leValkiriedell'Edda, e Brunechilde deiNibelunghi, e la bellicosa Cammilla dell'Eneide, e l'altiera Clorinda dellaGerusalemme liberata, e lePolenitzedellebyline[canti epici] russe ce lo testimoniano in irrefragabile modo.... Un altro esempio di donna guerriera ci si presenta nella tradizione mongolica (vediBernard Jülg,Mongolische Maerchen): questa donna guerriera è la moglie dello sciocco protagonista del presente canto: essa, mentre il marito è andato a caccia, si traveste da guerriero, muove incontro al marito, si fa scambiare per il famosoSurya-Bagatur; lo vince, s'impadronisce del suo arco, della sua faretra e delsuo cavallo, sottoponendolo inoltre ad un'umiliazione singolarissima, che qui la decenza non mi consente d'indicare.... Tornando al canto in questione,.... il signorG. Teixeira Soaresindica un fatto della storia portoghese molto popolare, che, al dire del Braga, conferí non poco al divulgamento di questa canzone comune ai popoli del mezzodí d'Europa [e non solo a questi, come vedemmo piú sopra]. Esso è la storia della celebre Antonia Rodriguez, che si segnalò militando in Oriente in qualità di soldato, come si narra nelTheatro heroicodi Froez Perym, t. I, p. 54, e di cui parla Duarte Nunes nella suaDescripsão de Portugal, cap. 89, p. 346, ediz. del 1785.„Prato, scritto cit.In una assai graziosa novella toscana (Fanta-Ghirò, persona bella), certo re, tribolato da incurabile malattia, ha tre figliole. “E nella cambera ci teneva tre siede, una celeste, una nera e una rossa. E le su' figliole, quando andevan da lui la mattina, guardavan sempre su che sedia s'era messo il padre; se su quella celeste, voleva direallegria; su quella nera,morte; su quella rossa,guerra. Un giorno entrano in cambera, e il Re siedeva sulla sedia rossa. Dice la maggiore:—“Signor padre, oh! che gli è intravvenuto?„—“Ho ricevuto una lettera dal Re a confino, e lui mi dichiara la guerra. Ma io, a questo modo ammalato, non so dove sbacchiare il capo, perché da me non posso andare al comando dell'esercito. Bisognerà che trovi un bon generale.„—Dice la maggiore:—“Se lei me lo permette, il generale sarò io. Vedrà che son capace a comandare a' soldati ecc.„Imbriani,La Novellaja fiorent., Livorno, 1877, p. 537. Se al valente raccoglitore non fosse piaciuto di porre certi limiti a' suoi riscontri, credo per fermo che nella nota appósta alla presente novella non sarebbe mancato almeno un accenno a quelle parecchie canzoni (la portoghese, le piemontesi del Nigra, la slava ecc.) che hanno con essa corrispondenza sí grande. Sol nelle parti accessorie è qualche diversità; e la differenza piú notabile è forse questa, che nella versione prosastica toscana (bisogna proprio dire cosí) tutte e tre le sorelle tentan la prova, cominciando dalla maggiore; dovecché nelle versioni poetiche su citate, una sorella soltanto, od una figlia unica, veste l'assisa soldatesca. Ed è troppo facile intenderne la ragione: quando nei racconti e nelle fiabe popolari tre o piú fratelli mettonsi ad un'impresa qualsiasi, è oramai legge antichissima e quasi costante (chi non volesse dire connaturale a codeste parti dell'immaginazione e del sentimento dei volghi); è legge, ripeto, quasi costante, che solo al minore venga fatto di condurla a buon fine; gli altri n'escono il piú delle volte col danno e con le beffe.—Questa novella era stata prima raccolta e pubblicata daG. Nerucci, nel vol. intitol.Sessanta nov. pop. montalesi, Firenze, 1880.Num. 28, p. 248 e segg.L'Imbrianicita come raffrontoLa serva d'Aglie, Tratten. VI della III giorn. delPentamerone, che a me è mancato il tempo di vedere. Cfr. ancheComparetti,Novelline pop. ital., Torino, 1875 (Il drago), N. 17, p. 70 e segg.; un racconto albanese cit. dalRambaud, p. 85, ecc. ecc. Del ciclo delladonna guerrieratrattò dottamente ilLiebrecht, inHeidelberger Jahrbuch, anno 1877.“La situation qui fait le sujet de notre romance, a pu, d'ailleurs, se produire plus d'une fois. Pitre Chevalier a raconté l'histoire de la bretonne Mathurine partant à la place de son frère et faisant, comme dragon, les campagnes de 1812, 1813 et 1814.... On lisait aussi dans leFigarodu 20 octobre 1879 un récit du même genre, l'histoire de Silvia Marietti se substituant également à son frere. Dans lesChants de la Carniole, traduits en allemand par Anastase Grun, Alenka prend les armes pour venger la mort de son frère Gregore (N. 42).„Puymaigre,Romanceiro, p. 167-68.Una giovinetta boema vuol seguire l'amante che va soldato. Ma essa non ha bisogno di travestirsi; farà ben altro: “Je me changerais,„ dice, “en petit oiseau, et je me poserais sur ton chapeau.—Je me changerais en hirondelle, et je me poserais sur ta tête chérie.„Leger,Chants héroïques et chansons popul. des Slaves de Bohême, Paris, 1866, p. 205. E in un rispetto umbro, canta una ragazza animosa:“Giovanettino dallo fiore in bocca,e vi sta ben quell'elmo in su la testa:san Giorgio vo' parete quando scoccala sua lombarda [labarda] al drago in su la cresta.Giovanettino dal cappello oscuro,quando sarà che sonerà il tamburo?Io vo' venir con voi mattina e sera,se non foss'altro, a fa' la vivandiera:e per vo', damo mio, se ce n'accada,saprò trattare il fucile e la spada:e per vo', damo mio, né c'è da dire,io saperò combattere e morire.„Marcoaldi,Canti pop. ined. umbri,liguri,piceni,piemontesi,latini, Genova, 1855, p. 65. AlRubieri(op. cit., p. 555) pare che questo rispetto abbia dell'artificiato; e pare anche a me.

[15]Bellermann, p. 64-74.

“Este romance foi citado por Jorge Ferreira de Vasconcellos [† 1585] naAulegraphia(Sc. I, A. III), e publicado pela primeira vez por José Maria da Costa e Silva nas notas ao poemaIsabel ou a heroina de Aragão, em 1832.„Hardung, I. p. 88, in nota. Delle tre lezioni che l'egregio raccoglitore ne dà sotto il titoloRomances de d. Martinho de Avizado, nessuna è uguale al testo da me seguito.

Ecco i quattro versi che soli ci avanzano della lez. castigliana conservataci dal Ferreira:

“Pregonadas son las guerrasde Francia contra Aragon.¿Como las haria, tristeviejo, cano y pecador?„

“Pregonadas son las guerrasde Francia contra Aragon.¿Como las haria, tristeviejo, cano y pecador?„

Sia come si vuole, fatto è che abbiamo nell'Italia superiore e centrale canzoni piú o meno conformi o remotamente analoghe alla romanza portoghese. Ben dodici lezioni ne cita o riporta il Nigra; quattro delle quali piemontesi, tre canavesi e cinque monferrine. Cfr.Ferraro,Canti monferrini(La ragazza guerriera), Torino, 1870, p. 54-56;Wolf,Volkslieder aus Venetien(La figlia coraggiosa), Wien, 1864, N. 79;Bernoni,Canti pop. veneziani(La guerriera), Venezia, 1873, puntata XI, N. 5;Gianandrea,Canti pop. marchigiani(La ragazza guerriera), Torino, 1875, p. 280.[19]

NellaRomaniadel 1874, p. 96, ilPuymaigrepubblicò una canzone bearnese, mancante della fine, ch'egli dice “une variante du romance portugais.„ È intitolata:Les filles du seigneur de Meyrac, e comincia: “Las guerres son cridades„ ecc. La greca riferita dal Nigra si discosta molto dalla nostra; bellissimo riscontro le fa invece la ballata serba, che l'illustre uomo tolse dalla raccolta delTommaseo,Canti pop. toscani, còrsi, illirici, greci, Venezia, 1842, t. IV, p. 79 e segg. Notevoli conformità con la romanza portoghese ha parimente lapiesnadel bojaro Stavro Godinovitch, pur citata dal Nigra, e che puoi leggere compendiata nelRambaud, a carte 83-85.

“Che poi anche nelle tradizioni popolari di tutti i paesi non sieno rare le donne guerriere, e le Amazzoni greche, e leValkiriedell'Edda, e Brunechilde deiNibelunghi, e la bellicosa Cammilla dell'Eneide, e l'altiera Clorinda dellaGerusalemme liberata, e lePolenitzedellebyline[canti epici] russe ce lo testimoniano in irrefragabile modo.... Un altro esempio di donna guerriera ci si presenta nella tradizione mongolica (vediBernard Jülg,Mongolische Maerchen): questa donna guerriera è la moglie dello sciocco protagonista del presente canto: essa, mentre il marito è andato a caccia, si traveste da guerriero, muove incontro al marito, si fa scambiare per il famosoSurya-Bagatur; lo vince, s'impadronisce del suo arco, della sua faretra e delsuo cavallo, sottoponendolo inoltre ad un'umiliazione singolarissima, che qui la decenza non mi consente d'indicare.... Tornando al canto in questione,.... il signorG. Teixeira Soaresindica un fatto della storia portoghese molto popolare, che, al dire del Braga, conferí non poco al divulgamento di questa canzone comune ai popoli del mezzodí d'Europa [e non solo a questi, come vedemmo piú sopra]. Esso è la storia della celebre Antonia Rodriguez, che si segnalò militando in Oriente in qualità di soldato, come si narra nelTheatro heroicodi Froez Perym, t. I, p. 54, e di cui parla Duarte Nunes nella suaDescripsão de Portugal, cap. 89, p. 346, ediz. del 1785.„Prato, scritto cit.

In una assai graziosa novella toscana (Fanta-Ghirò, persona bella), certo re, tribolato da incurabile malattia, ha tre figliole. “E nella cambera ci teneva tre siede, una celeste, una nera e una rossa. E le su' figliole, quando andevan da lui la mattina, guardavan sempre su che sedia s'era messo il padre; se su quella celeste, voleva direallegria; su quella nera,morte; su quella rossa,guerra. Un giorno entrano in cambera, e il Re siedeva sulla sedia rossa. Dice la maggiore:—“Signor padre, oh! che gli è intravvenuto?„—“Ho ricevuto una lettera dal Re a confino, e lui mi dichiara la guerra. Ma io, a questo modo ammalato, non so dove sbacchiare il capo, perché da me non posso andare al comando dell'esercito. Bisognerà che trovi un bon generale.„—Dice la maggiore:—“Se lei me lo permette, il generale sarò io. Vedrà che son capace a comandare a' soldati ecc.„Imbriani,La Novellaja fiorent., Livorno, 1877, p. 537. Se al valente raccoglitore non fosse piaciuto di porre certi limiti a' suoi riscontri, credo per fermo che nella nota appósta alla presente novella non sarebbe mancato almeno un accenno a quelle parecchie canzoni (la portoghese, le piemontesi del Nigra, la slava ecc.) che hanno con essa corrispondenza sí grande. Sol nelle parti accessorie è qualche diversità; e la differenza piú notabile è forse questa, che nella versione prosastica toscana (bisogna proprio dire cosí) tutte e tre le sorelle tentan la prova, cominciando dalla maggiore; dovecché nelle versioni poetiche su citate, una sorella soltanto, od una figlia unica, veste l'assisa soldatesca. Ed è troppo facile intenderne la ragione: quando nei racconti e nelle fiabe popolari tre o piú fratelli mettonsi ad un'impresa qualsiasi, è oramai legge antichissima e quasi costante (chi non volesse dire connaturale a codeste parti dell'immaginazione e del sentimento dei volghi); è legge, ripeto, quasi costante, che solo al minore venga fatto di condurla a buon fine; gli altri n'escono il piú delle volte col danno e con le beffe.—Questa novella era stata prima raccolta e pubblicata daG. Nerucci, nel vol. intitol.Sessanta nov. pop. montalesi, Firenze, 1880.Num. 28, p. 248 e segg.L'Imbrianicita come raffrontoLa serva d'Aglie, Tratten. VI della III giorn. delPentamerone, che a me è mancato il tempo di vedere. Cfr. ancheComparetti,Novelline pop. ital., Torino, 1875 (Il drago), N. 17, p. 70 e segg.; un racconto albanese cit. dalRambaud, p. 85, ecc. ecc. Del ciclo delladonna guerrieratrattò dottamente ilLiebrecht, inHeidelberger Jahrbuch, anno 1877.

“La situation qui fait le sujet de notre romance, a pu, d'ailleurs, se produire plus d'une fois. Pitre Chevalier a raconté l'histoire de la bretonne Mathurine partant à la place de son frère et faisant, comme dragon, les campagnes de 1812, 1813 et 1814.... On lisait aussi dans leFigarodu 20 octobre 1879 un récit du même genre, l'histoire de Silvia Marietti se substituant également à son frere. Dans lesChants de la Carniole, traduits en allemand par Anastase Grun, Alenka prend les armes pour venger la mort de son frère Gregore (N. 42).„Puymaigre,Romanceiro, p. 167-68.

Una giovinetta boema vuol seguire l'amante che va soldato. Ma essa non ha bisogno di travestirsi; farà ben altro: “Je me changerais,„ dice, “en petit oiseau, et je me poserais sur ton chapeau.—Je me changerais en hirondelle, et je me poserais sur ta tête chérie.„Leger,Chants héroïques et chansons popul. des Slaves de Bohême, Paris, 1866, p. 205. E in un rispetto umbro, canta una ragazza animosa:

“Giovanettino dallo fiore in bocca,e vi sta ben quell'elmo in su la testa:san Giorgio vo' parete quando scoccala sua lombarda [labarda] al drago in su la cresta.Giovanettino dal cappello oscuro,quando sarà che sonerà il tamburo?Io vo' venir con voi mattina e sera,se non foss'altro, a fa' la vivandiera:e per vo', damo mio, se ce n'accada,saprò trattare il fucile e la spada:e per vo', damo mio, né c'è da dire,io saperò combattere e morire.„

“Giovanettino dallo fiore in bocca,e vi sta ben quell'elmo in su la testa:san Giorgio vo' parete quando scoccala sua lombarda [labarda] al drago in su la cresta.Giovanettino dal cappello oscuro,quando sarà che sonerà il tamburo?Io vo' venir con voi mattina e sera,se non foss'altro, a fa' la vivandiera:e per vo', damo mio, se ce n'accada,saprò trattare il fucile e la spada:e per vo', damo mio, né c'è da dire,io saperò combattere e morire.„

Marcoaldi,Canti pop. ined. umbri,liguri,piceni,piemontesi,latini, Genova, 1855, p. 65. AlRubieri(op. cit., p. 555) pare che questo rispetto abbia dell'artificiato; e pare anche a me.

[16]La novella fiorent.:“Fanta-Ghirò, persona bella,du' occhi neri, drento la su' favella:carissima madre, mi pare una donzella.„Imbriani,La Nov.ecc., p. 539.

[16]La novella fiorent.:

“Fanta-Ghirò, persona bella,du' occhi neri, drento la su' favella:carissima madre, mi pare una donzella.„Imbriani,La Nov.ecc., p. 539.

“Fanta-Ghirò, persona bella,du' occhi neri, drento la su' favella:carissima madre, mi pare una donzella.„

Imbriani,La Nov.ecc., p. 539.

[17]Di questo verbo usato cosí assolutamente, reca noi lessici un esempio di Francesco da Barberino. Io me ne son valso non per comodo di rima o di verso, ma perché mi suona bene all'orecchio.

[17]Di questo verbo usato cosí assolutamente, reca noi lessici un esempio di Francesco da Barberino. Io me ne son valso non per comodo di rima o di verso, ma perché mi suona bene all'orecchio.

[18]L'Ariosto, di Marfisa:“Fu conosciuta all'auree crespe chiome,ed alla faccia delicata e bella.„

[18]L'Ariosto, di Marfisa:

“Fu conosciuta all'auree crespe chiome,ed alla faccia delicata e bella.„

“Fu conosciuta all'auree crespe chiome,ed alla faccia delicata e bella.„

[19]All'erudito e cortese prof.S. Pratovo debitore della seguente canzone affatto inedita, ch'egli raccolse or è poco dalla bocca d'una giovinetta di Roncofreddo (circond. di Cesena), chiamata Maria Regini, la quale disse d'averla imparata a Bologna da un'amica sua. Eccola:V'eran due belli amanti;'l giovin fa un delitto:fu mandato 'n prigió.La bella giovinetta,vestita da Napuglió,lo va a troà 'n prigió.E quando la fu dentro,lo comincia a bacià:“Levati li tui panni,mettiti 'l mio vestí,che poi te n'esci fora,ed io rimango qui.„Quando fu la mattina,'n giustizia fu porté,e presto la fantinalà venne esaminé.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostra gran ragió;di condannà 'na figliaè falsa l'occasió.„“Se vo' siete 'na figlia,fatemelo sapé.„“Sí, sí, io so' 'na figlialontana dal mio paé.Per no' esse scoperta,mi so' vestía da 'nglè.„Quando fu la mattina,la fece scarceré.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostria caritàde liberà 'na figliacol proprio innamorà.„Non manca il Prato d'avvertirmi come questa canzone sia quasi totalmente identica ad una romana data in luce dalSabatini(Riv. di letterat. pop., 1877, vol. 1, fasc. 1, N. 13), e come ne sia la forma alquanto bastarda, “cioè né del tutto italiana, né del tutto vernacola.„ Nessuno, credo, vorrà meravigliarsi di tale mischianza: ad ogni modo, giovi qui rammentare queste savie parole del compiantoImbriani: “Si noterà che i canti non sono quasi mai nel dialetto puro e schietto, contengono colori, forme e parole d'altri idiomi; quasi sempre forme e parole della lingua aulica. Fatto costante del quale non occorre indagar la cagione, e che risponde appunto al bisogno d'idealizzare il linguaggio, quando il pensiero che ci occupa è nobile ed alto.„ VediCanti pop. delle prov. merid., Torino, 1871-72, t. 1, p. X; eRubieri,Storia della poesia pop. ital., Firenze, 1877, p. 226.Del resto qui siamo, come ognun vede, lontani un bel tratto dalla romanza portoghese: qui l'invenzione, i particolari, ogni cosa è diversa: unica rassomiglianza il travestimento militare della ragazza. Questo canto in somma non entra, si può dire, per niente nel ciclo delladonna guerriera; ed io non l'avrei forse riferito per intero se non ci venisse dalle Romagne, che sono, com'è noto, un di que' paesi “i quali finora poco o nulla diedero alla letteratura popolare messa insieme dai dotti.„ (Fanfulla della domenica, A. III, N. 23, p. 8.) Poco diedero, perché poco vi si cercò; ma gli studiosi e gli amatori di buona volontà non vi perderanno certo né il tempo né l'opera. Ed io gradirei non si contentassero solo di rispetti e di stornelli: anche canzoni, o romanze, o ballate che debba dirsi, potranno raccogliere, se ci si mettono con pazienza. Anzi, giacché mi capita il destro, voglio riportare alcuni periodi di un recente scritto del mio bravo amicoGuido Mazzoni, che dice, a parer mio, santamente: “È opinione comune tra i cultori e gli studiosi della nostra poesia popolare che lo strambotto, il rispetto, lo stornello fioriscano o, per dir meglio, abbiano fiorito (ché il popolo oggi ricanta piú che non inventi) nell'Italia media ed inferiore; la canzone o romanza nella superiore. Cito le parole d'un giudice molto autorevole, il Comparetti:—L'altra forma [quella della canzone] è polistrofa, non è esclusivamente italiana, ed in Italia non si trova che nel settentrione.—Che questo, detto in genere, sia vero non negherà nessuno; ma che la Toscana e l'Umbria non abbiano che liriche popolari, e non anche qualche canzone o romanza, non sono disposto a concedere io che piú d'una ne ho udita nelle nostre campagne. Dove, se è vero che i contadini si compiacciono vantarsi o lagnarsi di amore ne' brevi canti, usano pure rallegrare il lavoro con belle storie in strofette.„ (Cronaca Minima, anno 1, N. 7, pag. 50.)

[19]All'erudito e cortese prof.S. Pratovo debitore della seguente canzone affatto inedita, ch'egli raccolse or è poco dalla bocca d'una giovinetta di Roncofreddo (circond. di Cesena), chiamata Maria Regini, la quale disse d'averla imparata a Bologna da un'amica sua. Eccola:

V'eran due belli amanti;'l giovin fa un delitto:fu mandato 'n prigió.La bella giovinetta,vestita da Napuglió,lo va a troà 'n prigió.E quando la fu dentro,lo comincia a bacià:“Levati li tui panni,mettiti 'l mio vestí,che poi te n'esci fora,ed io rimango qui.„Quando fu la mattina,'n giustizia fu porté,e presto la fantinalà venne esaminé.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostra gran ragió;di condannà 'na figliaè falsa l'occasió.„“Se vo' siete 'na figlia,fatemelo sapé.„“Sí, sí, io so' 'na figlialontana dal mio paé.Per no' esse scoperta,mi so' vestía da 'nglè.„Quando fu la mattina,la fece scarceré.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostria caritàde liberà 'na figliacol proprio innamorà.„

V'eran due belli amanti;'l giovin fa un delitto:fu mandato 'n prigió.La bella giovinetta,vestita da Napuglió,lo va a troà 'n prigió.E quando la fu dentro,lo comincia a bacià:“Levati li tui panni,mettiti 'l mio vestí,che poi te n'esci fora,ed io rimango qui.„Quando fu la mattina,'n giustizia fu porté,e presto la fantinalà venne esaminé.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostra gran ragió;di condannà 'na figliaè falsa l'occasió.„“Se vo' siete 'na figlia,fatemelo sapé.„“Sí, sí, io so' 'na figlialontana dal mio paé.Per no' esse scoperta,mi so' vestía da 'nglè.„Quando fu la mattina,la fece scarceré.“Grazie, grazie, sor giudice,di vostria caritàde liberà 'na figliacol proprio innamorà.„

Non manca il Prato d'avvertirmi come questa canzone sia quasi totalmente identica ad una romana data in luce dalSabatini(Riv. di letterat. pop., 1877, vol. 1, fasc. 1, N. 13), e come ne sia la forma alquanto bastarda, “cioè né del tutto italiana, né del tutto vernacola.„ Nessuno, credo, vorrà meravigliarsi di tale mischianza: ad ogni modo, giovi qui rammentare queste savie parole del compiantoImbriani: “Si noterà che i canti non sono quasi mai nel dialetto puro e schietto, contengono colori, forme e parole d'altri idiomi; quasi sempre forme e parole della lingua aulica. Fatto costante del quale non occorre indagar la cagione, e che risponde appunto al bisogno d'idealizzare il linguaggio, quando il pensiero che ci occupa è nobile ed alto.„ VediCanti pop. delle prov. merid., Torino, 1871-72, t. 1, p. X; eRubieri,Storia della poesia pop. ital., Firenze, 1877, p. 226.

Del resto qui siamo, come ognun vede, lontani un bel tratto dalla romanza portoghese: qui l'invenzione, i particolari, ogni cosa è diversa: unica rassomiglianza il travestimento militare della ragazza. Questo canto in somma non entra, si può dire, per niente nel ciclo delladonna guerriera; ed io non l'avrei forse riferito per intero se non ci venisse dalle Romagne, che sono, com'è noto, un di que' paesi “i quali finora poco o nulla diedero alla letteratura popolare messa insieme dai dotti.„ (Fanfulla della domenica, A. III, N. 23, p. 8.) Poco diedero, perché poco vi si cercò; ma gli studiosi e gli amatori di buona volontà non vi perderanno certo né il tempo né l'opera. Ed io gradirei non si contentassero solo di rispetti e di stornelli: anche canzoni, o romanze, o ballate che debba dirsi, potranno raccogliere, se ci si mettono con pazienza. Anzi, giacché mi capita il destro, voglio riportare alcuni periodi di un recente scritto del mio bravo amicoGuido Mazzoni, che dice, a parer mio, santamente: “È opinione comune tra i cultori e gli studiosi della nostra poesia popolare che lo strambotto, il rispetto, lo stornello fioriscano o, per dir meglio, abbiano fiorito (ché il popolo oggi ricanta piú che non inventi) nell'Italia media ed inferiore; la canzone o romanza nella superiore. Cito le parole d'un giudice molto autorevole, il Comparetti:—L'altra forma [quella della canzone] è polistrofa, non è esclusivamente italiana, ed in Italia non si trova che nel settentrione.—Che questo, detto in genere, sia vero non negherà nessuno; ma che la Toscana e l'Umbria non abbiano che liriche popolari, e non anche qualche canzone o romanza, non sono disposto a concedere io che piú d'una ne ho udita nelle nostre campagne. Dove, se è vero che i contadini si compiacciono vantarsi o lagnarsi di amore ne' brevi canti, usano pure rallegrare il lavoro con belle storie in strofette.„ (Cronaca Minima, anno 1, N. 7, pag. 50.)

(Conde Yanno)

(Conde Yanno)[20]

Non facea la bella Infanta,non facea che lacrimar:e ha ragione; perché il padrelei non pensa a maritar.Si levò questi dal letto,che pur gemere l'udía:

“Che cos'hai, mia cara Infanta?che cos'hai, figliola mia?„

“Che ho da avere, signor padre?troppo a me pesa la vita;di tre femmine, una sola,che son io, non si marita!„

“E che vuoi tu che ci facciaio? la colpa non è mia;non mancarono ambasciated'Aquitania e Normandía;[21]tu ascoltarle non volesti,non usasti cortesía.Non è qui nella mia corteuom che degno di te sia,se non forse il conte Yanno;ma pur troppo ha moglie già.„

“Ah sí! lui, mio caro padre,proprio lui m'avete a dar!S'egli ha già moglie e figlioli,forte impegno meco avea;ma osservare ei non mi seppequella fé che mi dovea.„

Tosto manda il re pe 'l conte,ma non sa che cosa far;gli fa dir che ha da parlargli,ma non sa che gli dirà.

“Vengo adesso dal Palazzo,e mi vuol da capo il re!sarà ben questa chiamata,o sarà male per me?„

Al Palazzo torna il conte;a incontrarlo il re venía:

“Bacio, Altezza,[22]a voi le mani:parli Vostra Signoría.„

E risponde il re severo:

“Ben le avete da baciar:somma grazia, la mia figliavoglio darvi ad impalmar.„

Nell'udir queste parole,conte Yanno è per mancar.

“Dacché presi moglie, un annoe un dí, sire, è corso già.„[23]

“Vostra moglie ucciderete;voi l'avete da sposar.„

“Se non merita la morte,come la posso ammazzar?„

“Via, silenzio, signor conte;non mi state a provocar:non le Infante, ma le schiave,vo' insegnarvi ad ingannar.„

“Ben ragione avete, o Altezza,quanto basta perché a morteio senz'altro sia dannato;ché l'offesa è troppo forte:ma una povera innocentea quel modo assassinar,ah no, Altezza, non è cosache Dio possa perdonar!„

“La contessa ha da morire,ché gran male ha fatto già:conte, in questo bacil d'orola sua testa vo' mirar.„

Se ne torna il conte Yannotriste molto a capo chino;lo precede un giovin paggiocol funerëo bacino.Neri panni il garzonetto,neri panni egli vestía:spasimava dall'ambasciacome fosse in agonía.La contessa, che lo aspetta,quando il conte lunge appar,con in collo il suo piccino,tosto il corre ad abbracciar.

“Ben venuto, caro conte!ben venuto, gioja mia!„

Ei le scale taciturnoe con lento piè salía.Tutte vuol chiuse le porte,che fu in vero novità;come avesse fame, vuoleche gli portin da cenar.Ambedue seggono a mensa,ma nessun de' due mangiò:fan le lacrime un ruscelloche la tavola irrigò.Conte Yanno bacia il pargolo,che la madre aveva al petto:lascia il caro seno e ridepur a lui quell'angioletto.

A tal vista la contessasi sentía fendere il cor,e piangea sí che per tuttaquella casa n'andò il suon.

“Che cos'hai, sposo mio buono?non vuoi dirlo, caro, a me?Su via, levami di pena;che voleva il re da te?„

Affogava egli dal pianto,e risponder non potea:l'abbracciava la sua donna,e amorosa gli dicea:

“Il tuo core aprimi, o sposo;non tenermi in agonía:son mie pene le tue pene,la tua gioja è gioja mia.„[24]

Balzò in piedi il conte Yanno;la contessa lo seguía:tutti e due si coricarono,ma nessun de' due dormía.Or udite quella miserache gli dice: “O vita mia,io ti prego per Dio santoe la vergine María,d'ammazzarmi qui piuttostoche tenermi in agonía.„

“Morte, morte a chi vuol questo;a sí nera tirannía!„

“Caro sposo, io non intendo:dimmi, ah dimmi per pietà,che sventura è questa maiche sul capo ora ci sta?„

“Incredibile, tremenda;né vi posso rimediar:il re vuole ch'io ti uccida;la sua figlia ho da sposar.„

Non avea finito ancora,non la donna udito ancor,e la povera contessacadde come morta al suol.Ma non vuole Iddio che muoja,benché meglio era morir:un dolor piú che di mortela fa tosto risentir.

“Conte Yanno, aspetta, aspetta,ché un rimedio s'ha a trovar:non mi uccidere, o mio sposo;il rimedio eccolo qua.A mio padre, che mi amavatanto tanto, io me n'andrò:mi terrà come fanciulla,e fedele io ti sarò.Questo povero innocentelo vorrà l'altra allevar?come a te fui casta sempre,mi saprò casta serbar.„

“Ahimè! ciò non è fattibile,o contessa del mio cor:vuole il re vedere il tuocapo in questo bacil d'òr.„

“Conte Yanno, aspetta, aspetta,ché un rimedio s'ha a trovar:ecco fatto; in un conventoio mi vado a rinserrar.Mi daranno il pane ad once;mi faran l'acqua mancar:io morrò di struggimento,né l'Infanta lo saprà.„

“Ahimè! ciò non è fattibile,o contessa del mio cor:il tuo capo vuole in questomaledetto bacil d'òr.„

“Deh mi chiudi in qualche torre,dove sol piú non vedrò;dove l'ore ed i minuticoi sospiri conterò!„

“Ahimè! ciò non è fattibile,o contessa del mio cor:non capisci? la tua testavuole in questo bacil d'òr.„

Non avea finito ancora,e picchiava il re alla porta:

“Uccidete la contessa,se a quest'ora non è morta.„

“La contessa non è morta,ma può star poco a morir.„

“Conte, conte, un'orazione,per pietà, lasciami dir!„

“Via, contessa, abbila dettapria che venga il giorno, via!„

“Trista me! non posso dirla:ahimè, Vergine María![25]Non mi pesa, no, la morte,ma la tua malvagità;per te, conte, mi dispero,per l'enorme tua viltà.Di tua mano tu mi uccidisolo al re per soddisfar:conte, conte, nel gran giorno,Dio ti possa perdonar!A quant'ebbi caro al mondoor mi lascia dire addio;a te chiara fonticella,a voi fiori del cor mio.Addio, rose, addio, garofani,che per sempre ho da lasciar![26]l'amor vostro ah mi serbate;altri a me no 'l serberà!Deh mi date il mio bell'angiolo,la mia vita, il mio tesor!succhj almen l'ultima volta,succhj il sangue del mio cor![27]Prendi, bello, prendi, caro,questo latte d'agonía;hai tutt'oggi la tua mammache ti adora, anima mia;ma dimani una matrignadi piú alta signoría...„

Sta': rintoccan le campane:per chi suona ad agonía?

“Per l'Infanta suona: è morta[28]perché troppo ella peccò:dispajar due sposi amanti,Dio giammai no 'l tollerò.„

[20]Bellermann, p. 76-90.“O bello romance do Conde Alberto, ou Conde Yanno, Conde Alves, Conde Alarcos, Conde Anarcos, como o povo lhe chama promiscuamente, anda no principio amalgamado com o romance deSylvana.[29]Encontra-se tamben na Hespanha,.... e suppõe-se que se refere a o assassinato de Dona Maria Telles pelo Infante Dom João para casar com a filha da rainha Dona Leonor. É um dos romances mais populares em Portugal, e tornou-se tão popular talvez porque as angustias da condessa, o adeos a tudo o que mais quería, têm alguna similhança com o fin tragico de D. Ignez de Castro.„Hardung, I, p. 145, in nota. Cfr.WolfundHoffmann,Primaveraecc., II, p. 111;MilàyFontanals,Observacionesecc., p. 118; lo stesso,De la poesia popular gallega, inRomania, anno VI, p. 68, ed altri. Ricorda qua e là il presente canto anche un'altra bella romanza castigliana, che leggo, tradotta dalPuymaigre, in appendice alRomanceiro(Comment la reine fit tuer dona Isabel de Liar) p. 265.Scrive il medesimo a p. 414, t. II, deiVieux auteurs castillans: “Ce comte, qui se croit obligé d'accorder à son roi la cruelle satisfaction qu'on lui demande, qui sacrifie une femme qu'il aime à un faux point d'honneur, peut nous sembler monstrueux, impossible; mais, comme l'a remarqué Bouterwek, il n'est pas invraisemblable d'après les moeurs et les opinions du siècle où l'action se passe. [Une loi antique permet en effet au roi d'ordonner à un vassal infidèle de tuer la femme qu'il a épousée au mépris de la foi donnée à une autre.Baret,Les troubadours et leur influence sur la littérature du Midi de l'Europe, Paris, 1867, p. 428]. Cette légende,suivant Ticknor, est une des compositions les plus pathétiques, les plus belles qu'il y ait dans aucune langue. Cet éloge n'est pas exagéré; rien de plus émouvant que le retour du comte, que son attitude à table, que le soin qu'il prende de fermer, contre son habitude, la chambre où il se retire avec sa femme. [Cfr.Shakspeare,Othello, Atto V, Sc. 2]. Comme, dans la dernière scène de ce drame horrible, la présence du petit enfant à qui sa mère veut donner le sein encore une fois, comme cette présence augmente l'intérêt qui s'attache à la victime!... Que de naturel dans les paroles de la comtesse demandant à se retirer chez son père pour y élever ses enfants mieux que celle qui viendra!... Tous ces détails, qui contribuent si bien à l'effet de tout le tableau, sont d'une vérité admirable, et n'ont pu être trouvés que par un poëte. Cela est beau, cela est réellement beau et poignant.... Desdemona, au moment où Othello lui demande si elle a fait sa prière, est moins touchante que la comtesse priant son mari de lui laisser dire une petite oraison qu'elle sait.„E dopo messo a riscontro della romanza spagnola del Conte Alarcos e dell'Infanta Solisa la poesia portoghese, aggiunge a p. 407: “M. Almeida Garret trouve ce romance supérieur au poème espagnol: je ne saurais être de cet avis. La mère est moins touchante dans le romance portugais; les adieux qu'elle adresse à ses fleurs, à la fontaine de son jardin, sont des lieux-communs; dans l'oeuvre castillane la comtesse ne pense qu'à son fils, et ce sentiment est bien dans la nature: tout lugubre qu'il soit, je préfère aussi le dénoûment de l'oeuvre espagnole [dove il conte strangola in modo atroce la moglie, e tutti i colpevoli, citati da essa davanti alla giustizia divina, muojono nel termine di trenta giorni], sans toutefois les derniers vers relatifs à l'accomplissement de l'ajournementprononcé par la comtesse.„ Io non presumo di sentenziareex cathedratra i due valentuomini; dico solo che la contessa del canto lusitano, volgendo per poco il pensiero alle cose che insieme col figlio le rallegravano la vita, non esce poi tanto fuori del naturale: contro natura sarebbe se nell'animo suo l'amor delle rose, dei garofani, delle chiare fresche e dolci acque, o che so io, vincesse o pareggiasse quello del suo piccino. Ma come l'amor di questo prevale senza confronto e giganteggia su gli altri, cosí il dolore della separazione oltre ogni dire angosciosa, serba quella gradazione, che, non osservata, avrebbe tolto davvero alla nostra romanza grandissima parte della sua bellezza.“La fin du romance offre... des différences de détails dans plusieurs leçons. Dans une version catalane, sans doute peu ancienne, un ange intervient, et apprend au mari, à l'instant où il va tuer sa femme, que Dieu a frappé le roi et l'infant [V. Pelay Briz,Cansonsde la terra, cants pop. catalans, Barcelona, 1866-77, t. III, p. 33].„Puymaigre,Romanceiro, p. 235.“L'épisode qui fait le sujet de notre romance a été plusieurs fois mis au théâtre. Il l'a été en Allemagne par Schlegel, en Espagne par Guillen de Castro, par Jose Milanez, par Mira de Mesca, sous le titre deConte Alarcos, et par Lope de Vega, sous celui de laFuerza lastimosa. Dans cette pièce le dénouement est heureux. Ce n'est pas le comte Enrique (Alarcos), comme le croyaient le roi et l'infante elle-même, qui a surpris les faveurs de la princesse; c'est le duc Otavio. Le quiproquo se découvre à temps pour que don Enrique ne soit pas contraint de tuer sa femme, et le vrai coupable épouse l'infante.„ Lo stesso, ivi, p. 234-35. Valga il vero; se uno scioglimento sí fatto poté mandare a casa contente le nervose damine ed i buoni borghesi di Madrid e di Siviglia, si vede alla prima come non abbia quasi piú ombra di quel patetico e di quella impareggiabile efficacia, che sollevano il rozzo canto popolare alle piú gloriose altezze dell'arte.Alcuni passi di questa romanza, come pure di altre, hanno corso anche oggi sotto forma prosastica.V. Coelho,Romances sacros, oraçoes e ensalmos populares do Minho, inRomania, A. 1874, p. 263.[21]Nella romanza ilConte Alarcos, la mano dell'Infanta era stata chiesta dal principe d'Ungheria. Trovo bensí rammentata la Normandía qualche altra volta nell'antica letteratura spagnola; per es., al cap. XXII delDon Paolo de Segovia, romanzo di Francesco de Quevedo-Villegas, dove parlasi di certa commediaccia composta da non so quale istrione, in cui si vede un re del su mentovato paese farsi eremita senza una ragione al mondo.[22]Fino al sec. XV, ai re davasi per lo piú in tutta Europa il titolo di Altezza; all'imperatore soltanto si diceva Maestà. Chiamarono Altezza anticamente anche il papa.[23]“Quest'era il Re d'Algier, che per lo scornoche gli fé sopra il ponte la Donzella,giurato avea di non porsi arme intorno,né stringer spada, né montare in sella,fin che non fosseun anno un mese e un giornostato, come Eremita, entro una cella ecc.„Ariosto,Orl. Fur., C. 46, ott. 102.“... voglio io che tu mi facci una grazia, che che di me s'avvegna, ove tu non abbi certa novella della mia vita, che tu m'aspettiun anno et un mese et un dísenza rimaritarti ecc.„Boccaccio,Decam., Gior. X, N. IX, p. 341-42 dell'ediz. di Parma, 1814. Oltre a moltissimi raffronti popolari d'ogni paese, potrei recarne parecchialtri di antichi scrittori italiani in prosa ed in versi; ma bastino i due citati.[24]Cfr. lacoplaandalusa:“Cuando te veo con pena,en mi no reina alegria:pues como te quiero tanto,siento tu pena y la mia.„F. Caballero(Cecilia Bölh de Faber),Cuentos y poesias popul. andaluces, Leipzig, 1866, p. 137.[25]“Na versão castelhana a condessa reza e não é feia a suapreghiera: mais bonito e mais poetico é o pensamento do cantor portuguez, que lhe não dá nem animo para rezar.„Hardung, 1, p. 167, in nota. Osservazione giustissima.[26]Il testo: “Adeus flor da Alexandria!„ Spero che i lettori intelligenti non vorranno farmi carico di questa piccola mutazione, che a parer mio non riesce dannosa né all'effetto né al senso.[27]“... e baciando il voltodel figliuolo innocente:Questo [il sangue], disse, è quel latteche ti può dare il pettodi tua madre infelice...„Speroni,Canace e Macareo, Atto V, sc. 4.[28]Anche la lezione galliziana citata piú sopra finisce in maniera simile: “Moureu a filla do rey pela soberba que tinha: ecc.„ E il sig.MilàyFontanalsannota: “Segui est de ver, en esta version, asi como en la del Arch. Acor., por otra parte muy alterada, se halla, aunque incompleto en la nuestra, el pormenor del niño de teta que habla, que hubiera podido creerse intercalacion de Almeida.„Romania, scritto cit., p. 69.Osserva lo stessoAlmeida-Garrett, nel suoRomanceiro(ediz. del 1842-43, t. II, p. 54): “Este prodigio de fallarem os innocentes ao peito das mães, nos grandes circumstancias públicas ou nas grandes crises domesticas, era mui favorito dos nossos.„ E ilPuymaigre, a p. 420, t. II, degliAuteurs Castillans: “.... on pensait que souvent les enfants même à la mamelle, pouvaient se trouver animés d'un ésprit prophétique, ou doués de la faculté de la seconde vue, et qu'alors ils parlaient miraculeusement. Cette conviction était repandue dans des contrées fort eloignées les unes des autres: elle existait en Suisse comme en Portugal.„ E cita:Marmier,Tradictions de la Suisse, inRevue de Paris, 1841, t. IX, e leDiverses leçonsdePierre de messie, cap. XXI. Riporta infine il seguente passo delDe Loyer(Discours et Histoire des spectres, visions, et apparitions des esprits anges démons et âmes, Paris, MDCV) intorno ai giuochi dei fanciulli, cui si soleva attribuire un che di profetico: “Certes, ces esbats puérils ne sont guère sans prodige. Car tantost vous verrez les enfans faire une longue létanie en rue comme s'ils conduisoient une pompe funèbre. De là on tire un présage de quelque mortalité à venir. Et puis tantost vous les verrez qu'ils porteront des enseignes et banderolles, marcheront de rang, seront divisés en escadrons et se livreront batailles les uns aux autres. Ils ont maintefois predit des guerres en cette façon. Et quelquefois s'est trouvé que ces enfants soutenans en leurs combats qui le party des amis, qui celuy des ennemys, faisoient tomber le plus souvent le sort de la perte future de la bataille sur ceux d'un des partis qui etoient demeurés vaincus.„—Mi torna a mente quel verso di Giacomo Leopardi:“Non so se il riso o la pietà prevale.„[29]“O romance de Sylvana é um dos mais sabidos em Portugal. Já foi citado no seculo XVII por D. Francisco Manuel de Mello no seuFidalgo aprendíz.„Hardung, I, p. 128, in nota.

[20]Bellermann, p. 76-90.“O bello romance do Conde Alberto, ou Conde Yanno, Conde Alves, Conde Alarcos, Conde Anarcos, como o povo lhe chama promiscuamente, anda no principio amalgamado com o romance deSylvana.[29]Encontra-se tamben na Hespanha,.... e suppõe-se que se refere a o assassinato de Dona Maria Telles pelo Infante Dom João para casar com a filha da rainha Dona Leonor. É um dos romances mais populares em Portugal, e tornou-se tão popular talvez porque as angustias da condessa, o adeos a tudo o que mais quería, têm alguna similhança com o fin tragico de D. Ignez de Castro.„Hardung, I, p. 145, in nota. Cfr.WolfundHoffmann,Primaveraecc., II, p. 111;MilàyFontanals,Observacionesecc., p. 118; lo stesso,De la poesia popular gallega, inRomania, anno VI, p. 68, ed altri. Ricorda qua e là il presente canto anche un'altra bella romanza castigliana, che leggo, tradotta dalPuymaigre, in appendice alRomanceiro(Comment la reine fit tuer dona Isabel de Liar) p. 265.Scrive il medesimo a p. 414, t. II, deiVieux auteurs castillans: “Ce comte, qui se croit obligé d'accorder à son roi la cruelle satisfaction qu'on lui demande, qui sacrifie une femme qu'il aime à un faux point d'honneur, peut nous sembler monstrueux, impossible; mais, comme l'a remarqué Bouterwek, il n'est pas invraisemblable d'après les moeurs et les opinions du siècle où l'action se passe. [Une loi antique permet en effet au roi d'ordonner à un vassal infidèle de tuer la femme qu'il a épousée au mépris de la foi donnée à une autre.Baret,Les troubadours et leur influence sur la littérature du Midi de l'Europe, Paris, 1867, p. 428]. Cette légende,suivant Ticknor, est une des compositions les plus pathétiques, les plus belles qu'il y ait dans aucune langue. Cet éloge n'est pas exagéré; rien de plus émouvant que le retour du comte, que son attitude à table, que le soin qu'il prende de fermer, contre son habitude, la chambre où il se retire avec sa femme. [Cfr.Shakspeare,Othello, Atto V, Sc. 2]. Comme, dans la dernière scène de ce drame horrible, la présence du petit enfant à qui sa mère veut donner le sein encore une fois, comme cette présence augmente l'intérêt qui s'attache à la victime!... Que de naturel dans les paroles de la comtesse demandant à se retirer chez son père pour y élever ses enfants mieux que celle qui viendra!... Tous ces détails, qui contribuent si bien à l'effet de tout le tableau, sont d'une vérité admirable, et n'ont pu être trouvés que par un poëte. Cela est beau, cela est réellement beau et poignant.... Desdemona, au moment où Othello lui demande si elle a fait sa prière, est moins touchante que la comtesse priant son mari de lui laisser dire une petite oraison qu'elle sait.„E dopo messo a riscontro della romanza spagnola del Conte Alarcos e dell'Infanta Solisa la poesia portoghese, aggiunge a p. 407: “M. Almeida Garret trouve ce romance supérieur au poème espagnol: je ne saurais être de cet avis. La mère est moins touchante dans le romance portugais; les adieux qu'elle adresse à ses fleurs, à la fontaine de son jardin, sont des lieux-communs; dans l'oeuvre castillane la comtesse ne pense qu'à son fils, et ce sentiment est bien dans la nature: tout lugubre qu'il soit, je préfère aussi le dénoûment de l'oeuvre espagnole [dove il conte strangola in modo atroce la moglie, e tutti i colpevoli, citati da essa davanti alla giustizia divina, muojono nel termine di trenta giorni], sans toutefois les derniers vers relatifs à l'accomplissement de l'ajournementprononcé par la comtesse.„ Io non presumo di sentenziareex cathedratra i due valentuomini; dico solo che la contessa del canto lusitano, volgendo per poco il pensiero alle cose che insieme col figlio le rallegravano la vita, non esce poi tanto fuori del naturale: contro natura sarebbe se nell'animo suo l'amor delle rose, dei garofani, delle chiare fresche e dolci acque, o che so io, vincesse o pareggiasse quello del suo piccino. Ma come l'amor di questo prevale senza confronto e giganteggia su gli altri, cosí il dolore della separazione oltre ogni dire angosciosa, serba quella gradazione, che, non osservata, avrebbe tolto davvero alla nostra romanza grandissima parte della sua bellezza.“La fin du romance offre... des différences de détails dans plusieurs leçons. Dans une version catalane, sans doute peu ancienne, un ange intervient, et apprend au mari, à l'instant où il va tuer sa femme, que Dieu a frappé le roi et l'infant [V. Pelay Briz,Cansonsde la terra, cants pop. catalans, Barcelona, 1866-77, t. III, p. 33].„Puymaigre,Romanceiro, p. 235.“L'épisode qui fait le sujet de notre romance a été plusieurs fois mis au théâtre. Il l'a été en Allemagne par Schlegel, en Espagne par Guillen de Castro, par Jose Milanez, par Mira de Mesca, sous le titre deConte Alarcos, et par Lope de Vega, sous celui de laFuerza lastimosa. Dans cette pièce le dénouement est heureux. Ce n'est pas le comte Enrique (Alarcos), comme le croyaient le roi et l'infante elle-même, qui a surpris les faveurs de la princesse; c'est le duc Otavio. Le quiproquo se découvre à temps pour que don Enrique ne soit pas contraint de tuer sa femme, et le vrai coupable épouse l'infante.„ Lo stesso, ivi, p. 234-35. Valga il vero; se uno scioglimento sí fatto poté mandare a casa contente le nervose damine ed i buoni borghesi di Madrid e di Siviglia, si vede alla prima come non abbia quasi piú ombra di quel patetico e di quella impareggiabile efficacia, che sollevano il rozzo canto popolare alle piú gloriose altezze dell'arte.Alcuni passi di questa romanza, come pure di altre, hanno corso anche oggi sotto forma prosastica.V. Coelho,Romances sacros, oraçoes e ensalmos populares do Minho, inRomania, A. 1874, p. 263.

[20]Bellermann, p. 76-90.

“O bello romance do Conde Alberto, ou Conde Yanno, Conde Alves, Conde Alarcos, Conde Anarcos, como o povo lhe chama promiscuamente, anda no principio amalgamado com o romance deSylvana.[29]Encontra-se tamben na Hespanha,.... e suppõe-se que se refere a o assassinato de Dona Maria Telles pelo Infante Dom João para casar com a filha da rainha Dona Leonor. É um dos romances mais populares em Portugal, e tornou-se tão popular talvez porque as angustias da condessa, o adeos a tudo o que mais quería, têm alguna similhança com o fin tragico de D. Ignez de Castro.„Hardung, I, p. 145, in nota. Cfr.WolfundHoffmann,Primaveraecc., II, p. 111;MilàyFontanals,Observacionesecc., p. 118; lo stesso,De la poesia popular gallega, inRomania, anno VI, p. 68, ed altri. Ricorda qua e là il presente canto anche un'altra bella romanza castigliana, che leggo, tradotta dalPuymaigre, in appendice alRomanceiro(Comment la reine fit tuer dona Isabel de Liar) p. 265.

Scrive il medesimo a p. 414, t. II, deiVieux auteurs castillans: “Ce comte, qui se croit obligé d'accorder à son roi la cruelle satisfaction qu'on lui demande, qui sacrifie une femme qu'il aime à un faux point d'honneur, peut nous sembler monstrueux, impossible; mais, comme l'a remarqué Bouterwek, il n'est pas invraisemblable d'après les moeurs et les opinions du siècle où l'action se passe. [Une loi antique permet en effet au roi d'ordonner à un vassal infidèle de tuer la femme qu'il a épousée au mépris de la foi donnée à une autre.Baret,Les troubadours et leur influence sur la littérature du Midi de l'Europe, Paris, 1867, p. 428]. Cette légende,suivant Ticknor, est une des compositions les plus pathétiques, les plus belles qu'il y ait dans aucune langue. Cet éloge n'est pas exagéré; rien de plus émouvant que le retour du comte, que son attitude à table, que le soin qu'il prende de fermer, contre son habitude, la chambre où il se retire avec sa femme. [Cfr.Shakspeare,Othello, Atto V, Sc. 2]. Comme, dans la dernière scène de ce drame horrible, la présence du petit enfant à qui sa mère veut donner le sein encore une fois, comme cette présence augmente l'intérêt qui s'attache à la victime!... Que de naturel dans les paroles de la comtesse demandant à se retirer chez son père pour y élever ses enfants mieux que celle qui viendra!... Tous ces détails, qui contribuent si bien à l'effet de tout le tableau, sont d'une vérité admirable, et n'ont pu être trouvés que par un poëte. Cela est beau, cela est réellement beau et poignant.... Desdemona, au moment où Othello lui demande si elle a fait sa prière, est moins touchante que la comtesse priant son mari de lui laisser dire une petite oraison qu'elle sait.„

E dopo messo a riscontro della romanza spagnola del Conte Alarcos e dell'Infanta Solisa la poesia portoghese, aggiunge a p. 407: “M. Almeida Garret trouve ce romance supérieur au poème espagnol: je ne saurais être de cet avis. La mère est moins touchante dans le romance portugais; les adieux qu'elle adresse à ses fleurs, à la fontaine de son jardin, sont des lieux-communs; dans l'oeuvre castillane la comtesse ne pense qu'à son fils, et ce sentiment est bien dans la nature: tout lugubre qu'il soit, je préfère aussi le dénoûment de l'oeuvre espagnole [dove il conte strangola in modo atroce la moglie, e tutti i colpevoli, citati da essa davanti alla giustizia divina, muojono nel termine di trenta giorni], sans toutefois les derniers vers relatifs à l'accomplissement de l'ajournementprononcé par la comtesse.„ Io non presumo di sentenziareex cathedratra i due valentuomini; dico solo che la contessa del canto lusitano, volgendo per poco il pensiero alle cose che insieme col figlio le rallegravano la vita, non esce poi tanto fuori del naturale: contro natura sarebbe se nell'animo suo l'amor delle rose, dei garofani, delle chiare fresche e dolci acque, o che so io, vincesse o pareggiasse quello del suo piccino. Ma come l'amor di questo prevale senza confronto e giganteggia su gli altri, cosí il dolore della separazione oltre ogni dire angosciosa, serba quella gradazione, che, non osservata, avrebbe tolto davvero alla nostra romanza grandissima parte della sua bellezza.

“La fin du romance offre... des différences de détails dans plusieurs leçons. Dans une version catalane, sans doute peu ancienne, un ange intervient, et apprend au mari, à l'instant où il va tuer sa femme, que Dieu a frappé le roi et l'infant [V. Pelay Briz,Cansonsde la terra, cants pop. catalans, Barcelona, 1866-77, t. III, p. 33].„Puymaigre,Romanceiro, p. 235.

“L'épisode qui fait le sujet de notre romance a été plusieurs fois mis au théâtre. Il l'a été en Allemagne par Schlegel, en Espagne par Guillen de Castro, par Jose Milanez, par Mira de Mesca, sous le titre deConte Alarcos, et par Lope de Vega, sous celui de laFuerza lastimosa. Dans cette pièce le dénouement est heureux. Ce n'est pas le comte Enrique (Alarcos), comme le croyaient le roi et l'infante elle-même, qui a surpris les faveurs de la princesse; c'est le duc Otavio. Le quiproquo se découvre à temps pour que don Enrique ne soit pas contraint de tuer sa femme, et le vrai coupable épouse l'infante.„ Lo stesso, ivi, p. 234-35. Valga il vero; se uno scioglimento sí fatto poté mandare a casa contente le nervose damine ed i buoni borghesi di Madrid e di Siviglia, si vede alla prima come non abbia quasi piú ombra di quel patetico e di quella impareggiabile efficacia, che sollevano il rozzo canto popolare alle piú gloriose altezze dell'arte.

Alcuni passi di questa romanza, come pure di altre, hanno corso anche oggi sotto forma prosastica.V. Coelho,Romances sacros, oraçoes e ensalmos populares do Minho, inRomania, A. 1874, p. 263.

[21]Nella romanza ilConte Alarcos, la mano dell'Infanta era stata chiesta dal principe d'Ungheria. Trovo bensí rammentata la Normandía qualche altra volta nell'antica letteratura spagnola; per es., al cap. XXII delDon Paolo de Segovia, romanzo di Francesco de Quevedo-Villegas, dove parlasi di certa commediaccia composta da non so quale istrione, in cui si vede un re del su mentovato paese farsi eremita senza una ragione al mondo.

[21]Nella romanza ilConte Alarcos, la mano dell'Infanta era stata chiesta dal principe d'Ungheria. Trovo bensí rammentata la Normandía qualche altra volta nell'antica letteratura spagnola; per es., al cap. XXII delDon Paolo de Segovia, romanzo di Francesco de Quevedo-Villegas, dove parlasi di certa commediaccia composta da non so quale istrione, in cui si vede un re del su mentovato paese farsi eremita senza una ragione al mondo.

[22]Fino al sec. XV, ai re davasi per lo piú in tutta Europa il titolo di Altezza; all'imperatore soltanto si diceva Maestà. Chiamarono Altezza anticamente anche il papa.

[22]Fino al sec. XV, ai re davasi per lo piú in tutta Europa il titolo di Altezza; all'imperatore soltanto si diceva Maestà. Chiamarono Altezza anticamente anche il papa.

[23]“Quest'era il Re d'Algier, che per lo scornoche gli fé sopra il ponte la Donzella,giurato avea di non porsi arme intorno,né stringer spada, né montare in sella,fin che non fosseun anno un mese e un giornostato, come Eremita, entro una cella ecc.„Ariosto,Orl. Fur., C. 46, ott. 102.“... voglio io che tu mi facci una grazia, che che di me s'avvegna, ove tu non abbi certa novella della mia vita, che tu m'aspettiun anno et un mese et un dísenza rimaritarti ecc.„Boccaccio,Decam., Gior. X, N. IX, p. 341-42 dell'ediz. di Parma, 1814. Oltre a moltissimi raffronti popolari d'ogni paese, potrei recarne parecchialtri di antichi scrittori italiani in prosa ed in versi; ma bastino i due citati.

[23]

“Quest'era il Re d'Algier, che per lo scornoche gli fé sopra il ponte la Donzella,giurato avea di non porsi arme intorno,né stringer spada, né montare in sella,fin che non fosseun anno un mese e un giornostato, come Eremita, entro una cella ecc.„Ariosto,Orl. Fur., C. 46, ott. 102.

“Quest'era il Re d'Algier, che per lo scornoche gli fé sopra il ponte la Donzella,giurato avea di non porsi arme intorno,né stringer spada, né montare in sella,fin che non fosseun anno un mese e un giornostato, come Eremita, entro una cella ecc.„

Ariosto,Orl. Fur., C. 46, ott. 102.

“... voglio io che tu mi facci una grazia, che che di me s'avvegna, ove tu non abbi certa novella della mia vita, che tu m'aspettiun anno et un mese et un dísenza rimaritarti ecc.„Boccaccio,Decam., Gior. X, N. IX, p. 341-42 dell'ediz. di Parma, 1814. Oltre a moltissimi raffronti popolari d'ogni paese, potrei recarne parecchialtri di antichi scrittori italiani in prosa ed in versi; ma bastino i due citati.

[24]Cfr. lacoplaandalusa:“Cuando te veo con pena,en mi no reina alegria:pues como te quiero tanto,siento tu pena y la mia.„F. Caballero(Cecilia Bölh de Faber),Cuentos y poesias popul. andaluces, Leipzig, 1866, p. 137.

[24]Cfr. lacoplaandalusa:

“Cuando te veo con pena,en mi no reina alegria:pues como te quiero tanto,siento tu pena y la mia.„

“Cuando te veo con pena,en mi no reina alegria:pues como te quiero tanto,siento tu pena y la mia.„

F. Caballero(Cecilia Bölh de Faber),Cuentos y poesias popul. andaluces, Leipzig, 1866, p. 137.

[25]“Na versão castelhana a condessa reza e não é feia a suapreghiera: mais bonito e mais poetico é o pensamento do cantor portuguez, que lhe não dá nem animo para rezar.„Hardung, 1, p. 167, in nota. Osservazione giustissima.

[25]“Na versão castelhana a condessa reza e não é feia a suapreghiera: mais bonito e mais poetico é o pensamento do cantor portuguez, que lhe não dá nem animo para rezar.„Hardung, 1, p. 167, in nota. Osservazione giustissima.

[26]Il testo: “Adeus flor da Alexandria!„ Spero che i lettori intelligenti non vorranno farmi carico di questa piccola mutazione, che a parer mio non riesce dannosa né all'effetto né al senso.

[26]Il testo: “Adeus flor da Alexandria!„ Spero che i lettori intelligenti non vorranno farmi carico di questa piccola mutazione, che a parer mio non riesce dannosa né all'effetto né al senso.

[27]“... e baciando il voltodel figliuolo innocente:Questo [il sangue], disse, è quel latteche ti può dare il pettodi tua madre infelice...„Speroni,Canace e Macareo, Atto V, sc. 4.

[27]

“... e baciando il voltodel figliuolo innocente:Questo [il sangue], disse, è quel latteche ti può dare il pettodi tua madre infelice...„Speroni,Canace e Macareo, Atto V, sc. 4.

“... e baciando il voltodel figliuolo innocente:Questo [il sangue], disse, è quel latteche ti può dare il pettodi tua madre infelice...„

Speroni,Canace e Macareo, Atto V, sc. 4.

[28]Anche la lezione galliziana citata piú sopra finisce in maniera simile: “Moureu a filla do rey pela soberba que tinha: ecc.„ E il sig.MilàyFontanalsannota: “Segui est de ver, en esta version, asi como en la del Arch. Acor., por otra parte muy alterada, se halla, aunque incompleto en la nuestra, el pormenor del niño de teta que habla, que hubiera podido creerse intercalacion de Almeida.„Romania, scritto cit., p. 69.Osserva lo stessoAlmeida-Garrett, nel suoRomanceiro(ediz. del 1842-43, t. II, p. 54): “Este prodigio de fallarem os innocentes ao peito das mães, nos grandes circumstancias públicas ou nas grandes crises domesticas, era mui favorito dos nossos.„ E ilPuymaigre, a p. 420, t. II, degliAuteurs Castillans: “.... on pensait que souvent les enfants même à la mamelle, pouvaient se trouver animés d'un ésprit prophétique, ou doués de la faculté de la seconde vue, et qu'alors ils parlaient miraculeusement. Cette conviction était repandue dans des contrées fort eloignées les unes des autres: elle existait en Suisse comme en Portugal.„ E cita:Marmier,Tradictions de la Suisse, inRevue de Paris, 1841, t. IX, e leDiverses leçonsdePierre de messie, cap. XXI. Riporta infine il seguente passo delDe Loyer(Discours et Histoire des spectres, visions, et apparitions des esprits anges démons et âmes, Paris, MDCV) intorno ai giuochi dei fanciulli, cui si soleva attribuire un che di profetico: “Certes, ces esbats puérils ne sont guère sans prodige. Car tantost vous verrez les enfans faire une longue létanie en rue comme s'ils conduisoient une pompe funèbre. De là on tire un présage de quelque mortalité à venir. Et puis tantost vous les verrez qu'ils porteront des enseignes et banderolles, marcheront de rang, seront divisés en escadrons et se livreront batailles les uns aux autres. Ils ont maintefois predit des guerres en cette façon. Et quelquefois s'est trouvé que ces enfants soutenans en leurs combats qui le party des amis, qui celuy des ennemys, faisoient tomber le plus souvent le sort de la perte future de la bataille sur ceux d'un des partis qui etoient demeurés vaincus.„—Mi torna a mente quel verso di Giacomo Leopardi:“Non so se il riso o la pietà prevale.„

[28]Anche la lezione galliziana citata piú sopra finisce in maniera simile: “Moureu a filla do rey pela soberba que tinha: ecc.„ E il sig.MilàyFontanalsannota: “Segui est de ver, en esta version, asi como en la del Arch. Acor., por otra parte muy alterada, se halla, aunque incompleto en la nuestra, el pormenor del niño de teta que habla, que hubiera podido creerse intercalacion de Almeida.„Romania, scritto cit., p. 69.

Osserva lo stessoAlmeida-Garrett, nel suoRomanceiro(ediz. del 1842-43, t. II, p. 54): “Este prodigio de fallarem os innocentes ao peito das mães, nos grandes circumstancias públicas ou nas grandes crises domesticas, era mui favorito dos nossos.„ E ilPuymaigre, a p. 420, t. II, degliAuteurs Castillans: “.... on pensait que souvent les enfants même à la mamelle, pouvaient se trouver animés d'un ésprit prophétique, ou doués de la faculté de la seconde vue, et qu'alors ils parlaient miraculeusement. Cette conviction était repandue dans des contrées fort eloignées les unes des autres: elle existait en Suisse comme en Portugal.„ E cita:Marmier,Tradictions de la Suisse, inRevue de Paris, 1841, t. IX, e leDiverses leçonsdePierre de messie, cap. XXI. Riporta infine il seguente passo delDe Loyer(Discours et Histoire des spectres, visions, et apparitions des esprits anges démons et âmes, Paris, MDCV) intorno ai giuochi dei fanciulli, cui si soleva attribuire un che di profetico: “Certes, ces esbats puérils ne sont guère sans prodige. Car tantost vous verrez les enfans faire une longue létanie en rue comme s'ils conduisoient une pompe funèbre. De là on tire un présage de quelque mortalité à venir. Et puis tantost vous les verrez qu'ils porteront des enseignes et banderolles, marcheront de rang, seront divisés en escadrons et se livreront batailles les uns aux autres. Ils ont maintefois predit des guerres en cette façon. Et quelquefois s'est trouvé que ces enfants soutenans en leurs combats qui le party des amis, qui celuy des ennemys, faisoient tomber le plus souvent le sort de la perte future de la bataille sur ceux d'un des partis qui etoient demeurés vaincus.„—Mi torna a mente quel verso di Giacomo Leopardi:

“Non so se il riso o la pietà prevale.„

“Non so se il riso o la pietà prevale.„

[29]“O romance de Sylvana é um dos mais sabidos em Portugal. Já foi citado no seculo XVII por D. Francisco Manuel de Mello no seuFidalgo aprendíz.„Hardung, I, p. 128, in nota.

[29]“O romance de Sylvana é um dos mais sabidos em Portugal. Já foi citado no seculo XVII por D. Francisco Manuel de Mello no seuFidalgo aprendíz.„Hardung, I, p. 128, in nota.

(A bella infanta)

(A bella infanta)[30]

Nel giardino suo l'Infantasedea mesta e scompagnata;con un pettin d'oro finole sue chiome pettinava.[31]Girò gli occhi al mare, e videuna molto bella armata:l'uom che n'era capitano,da maestro la guidava.

“Dimmi, prego, o capitano,di' per l'anima tua cara,se incontrasti il mio maritosu quel suol che Dio calcava.„

“Cavalieri vanno tantia quella terra sacrata!mia signora, il tuo maritodimmi i segni che mostrava.„

“Egli avea cavallo bianco,sella d'argento dorata;su la punta della lanciala croce di Dio levava.„

“Ai segnali che mi dài,l'ho veduto a una sbarratache moria da valoroso:io sua morte vendicava.„

“Ahi me vedova dolente!ahi povera sfortunata!ecco resto con tre figlie,e nessuna l'ho accasata!„

“Che dareste voi, signora,a chi ve 'l tornasse qua?„

“Dare' oro e argento fino,quanti son tesori qua;piú le tegole del tetto,che d'avorio e d'oro l'ha.„

“Non vo' tegole né oro;non saprei che me ne far:il re servo, son soldato,né mi posso qui fermar.Che dareste altro, signora,a chi ve 'l tornasse qua?„

“Tre mulini ch'io posseggo,[32]tutti e tre ti posso dar.Uno macina cannella,belgiuino un altro dà;l'altro poi farina bella,che per me solea guardar.„

“Non vogl'io vostri mulini;non saprei che me ne far:il re servo, son soldato,né mi posso qui fermar.Che dareste altro, signora,a chi ve 'l tornasse qua?„

“Tre verzieri ch'io posseggo,tutti e tre ti posso dar.„

“Io non voglio i tre verzieri;non saprei che me ne far:quand'è il tempo degli aranci,me li manda il re a cercar.Il re servo, son soldato,né mi posso qui fermar:che dareste altro, signora,a chi ve 'l tornasse qua?„

“Io le tre figliuole mie,tutte e tre ti posso dar.L'una siati per vestire,ti sia l'altra per calzar;ma la terza, più carina,quella teco dormirà.„

“Delle figlie vostre, o Infanta,non saprei che me ne far:il re servo, son soldato,né mi posso qui fermar:altro datemi, o signora,se volete il porti qua.„

“Non ho altro io che ti dare,né tu altro a dimandar.„

“La gentil vostra persona,questo voi m'avete a dar.„[33]

“Cavaliero, l'uom che osasseme di tal cosa tentar,quegli merta esser legatoalla coda d'un cavalda' miei servi, e trascinatoquanto meglio a torno san.Vanne tosto, o cavaliero,vanne tosto via di qua,che da caccia i miei fratellinon avessero a tornar.„[34]

“Io non temo i tuoi fratelli,che il cognato in me vedran;io non temo il tuo marito,che dinanzi ora ti sta.„

“Se voi siete il mio marito,che mi state a berteggiar?„

“Vi sovvenga, o mia signora,di quand'ero per salpar,che un anel con sette gemmein due parti volli far:su mi date il vostro mezzo;l'altro mezzo eccolo qua.„[35]


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