CAPITOLO XLI.
Un bel giorno, Martin si sentì solo, vigoroso com’era, in buona salute e inattivo. La cessazione d’ogni lavoro, la morte di Brissenden, la rottura della relazione con Ruth avevano lasciato un gran vuoto nella sua vita. Certamente non era sufficiente per lui mangiare in una buona trattoria e fumare delle sigarette egiziane. Il mare lo chiamava, è vero, ma gli pareva che gli rimanesse ancora qualche cosa da fare negli Stati Uniti, e che potesse ricavarne altro danaro. Avrebbe atteso dunque per farne una buona provvista da portare laggiù. Alle Isole Marchesi, conosceva una vallata e una baia che si potevano avere per mille dollari cileni; la vallata si stendeva dalla baia in forma di ferro di cavallo, sino ai picchi lontani le cui cime si perdono nelle nuvole, per un’ampiezza di circa mille chilometri quadrati.
Essa era piena dei frutti dei tropici, di galline selvatiche, di cinghiali, e anche di bestiame selvaggio, e sulle alture passavano branchi di capre cacciate da bande di cani selvaggi. Tutto il luogo era selvaggio, non abitato da creatura umana. Egli poteva averlo per mille dollari cileni. La baia, — lo ricordava benissimo, — era magnifica, con una pesca d’acqua sufficiente alle navi più grosse e così sicura, che la Societàdel Pacifico la raccomandava come la migliore a cento leghe in giro. Egli avrebbe comperato uno di queglischoonersaccomodati ayacht, carenati di rame, che filano come il diavolo, e avrebbe fatto commercio di perle attorno alle isole. La vallata sarebbe stata il suo quartiere generale; là avrebbe costruito una casa di verzura, simile a quella di Toti, e si sarebbe fatto servire da negri. Il direttore della fattoria di Taiohae, i capitani di bastimenti mercantili, tutto il fior fiore dei pirati del Pacifico, sarebbero suoi ospiti. Egli sarebbe ospitale con tutti, riceverebbe come un sovrano e dimenticherebbe tutto ciò che aveva letto e il mondo che lo aveva così amaramente deluso.
Ma per fare tutto ciò, bisognava rimanere in California il tempo necessario per riempire la cassa. Già, giornalmente, il danaro arrivava a fiotti, che aumentavano. Bastava che uno solo dei suoi libri avesse avuto successo, e il valore di tutti i suoi manoscritti sarebbe cresciuto. Egli poteva anche raccogliere novelle e poemi in volumi e assicurarsi in breve l’acquisto della vallata, della baia e delloschooner. Poi non avrebbe scritto mai più. In attesa, intanto bisognava scuotere quell’apatia normale e vivere in modo meno stupido e meno abbrutito che non facesse lui in quel momento.
Una mattina di domenica seppe che la scampagnata dei Fornaciai avveniva quel giorno allo Shell Mound Park, e vi andò. Egli aveva troppo spesso frequentato una volta quei divertimenti popolari, per non conoscerne i minimi aspetti, così che, appena entrato, risentì tutte le sensazioni d’una volta, ampliate. In fondo, quello era il suo ambiente! Egli era nato là in mezzo, vi era cresciuto e benchè se ne fosse volontariamente allontanato, gli piaceva ritrovarcisi.
— Vorrei essere impiccato se quello lì non èMart!... — disse una voce, e una mano cordiale gli battè sulla spalla. — Dove sei stato durante tutto questo tempo? Hai navigato? Vieni a bere un bicchiere!
Ritrovò tutta la sua banda, la sua banda d’una volta, tranne qualcuno che mancava e qualche faccia nuova. Non erano affatto dei fornaciai, ma come un tempo, frequentavano i ritrovi della domenica, per il ballo, le lotte ed il divertimento. Martin bevve in loro compagnia e si sentì rivivere. Quale follia averli lasciati! — riflettè; certo, sarebbe stato mille volte più felice se fosse rimasto fra loro, senza libri, senza cultura, senza alte relazioni. Eppure, la birra gli sembrava meno buona d’una volta; Brissenden gli aveva guastato le bevande a buon mercato; i libri gli avrebbero anche guastato i compagni di gioventù? Egli non volle riflettere a queste cose, e si diresse verso la sala da ballo, dove incontrò Jimmy, il piombatore, in compagnia d’una biondona che lo lasciò immediatamente per Martin.
— Bah! è come una volta! — dichiarò Jimmy alla compagnia che lo pigliava in giro vedendo che Martin e la bionda ballavano con slancio.
— E io me ne infischio un po’! sono troppo contento di rivederlo! Guardate come balla bene! È meraviglioso! E la capisco, quella ragazza!
Ma Martin rese la bionda a Jimmy, e la banda dei compagni si divertì a guardare le coppie che giravano come un vortice ridendo e celiando a gara. Tutti erano contentoni di rivedere Martin. Essi ignoravano tutto della sua carriera letteraria durante quei lunghi mesi, ma l’amavano come uomo. Il cuore solitario si adagiò in quel bagno di cordialità; egli si sentiva come un sovrano ritornato d’esilio.
Così se la godette liberamente, e come al tempo d’una volta, quando ritornava dal mare, fornito dellapaga, gettò il denaro a piene mani. A un certo punto, egli scorse Lizzie Connolly che ballava con un giovane operaio; poco dopo, facendo il giro della sala egli la ritrovò seduta a un tavolino, che prendeva dei rinfreschi. Sorpresa e tutta contenta di rivederlo, lei gli chiese di accompagnarla in giardino, dove avrebbero potuto parlare senza che la sua voce fosse soffocata dal frastuono dell’orchestra. Dalle prime parole scambiate egli la sentì sua. Tutto lo provava: l’orgoglioso abbandono de’ suoi occhi, il dono carezzevole della persona tesa verso di lui, il modo come lei beveva le minime parole. Non era più la giovinetta ch’egli aveva conosciuta, ma una donna, ora; e la sua bellezza non aveva perduto nulla del fascino selvaggio, il cui ardore sembrava più contenuto, più discreto.
Com’era bella! Dio! com’era bella!... Egli sentiva che bastava che le dicesse: «Vieni», perchè lei lo seguisse in capo al mondo.
Stava così meditando, quand’ecco, sulla sua testa, un colpo così formidabile che per poco non lo buttò a terra. Era un magistrale colpo di pugno assestatogli con tale precipitazione e con tale furore, che non aveva raggiunto il bersaglio: la mascella di Martin. Il quale si voltò vacillando e, vedendosi nuovamente il pugno addosso, con la rapidità d’un bolide, s’abbassò vivacemente. Il colpo passò senza sfiorarlo neppure, trascinando l’uomo, che girò su se stesso. Martin lo seguì con un vigorosocrochetdi destro, accompagnato dal peso di tutto il corpo. L’uomo cadde sul fianco, si rialzò di balzo, si lanciò nuovamente come un forsennato. Martin vide una faccia convulsa dalla collera e si domandò quale potesse esserne la causa; ma, pur sorpreso com’era, lo colpì con un formidabile destro, e l’uomo cadde rovescio indietro, inanimato. Jimmy e la sua banda accorsero verso di essi.
Martin era tutto eccitato e vibrante. Ecco che ritrovava i giorni d’una volta, con i balli, le lotte e i divertimenti! Pur vigilando con occhio prudente il suo avversario, egli guardò Lizzie. Di solito, le donne lanciano delle grida quando accadono di queste cose; ma lei non aveva gridato: trattenendo il respiro, leggermente curva innanzi, col volto avvivato, guardava con interesse appassionato e con occhi nei quali fiammeggiava un’ardente ammirazione.
L’uomo s’era rialzato e si dibatteva fra le mani che cercavano di trattenerlo.
— Mi aspettava, lei! mi aspettava, lei! — gridava a squarciagola. — Aspettava che ritornassi, e poi quel ruffiano lì è venuto a togliermela.
Lasciatemi, vi dico! Lo voglio conciare per le feste!
— Che ti piglia? — disse Jimmy, tenendolo solidamente. — Quelruffianoè Martin Eden, e non ha le mani di pasta frolla, t’avverto, e ti mangia vivo, se lo stuzzichi.
— Io non voglio essere derubato così! — esclamò l’altro.
— Egli ha vinto Flying Dutchman, lo conosci, quello? — proseguì Jimmy, con tono conciliante. — E in cinquerounds. Tu non resisteresti neppure un minuto contro di lui, sai!
Questa informazione parve produrre un effetto calmante, perchè l’irascibile giovanotto degnò Martin d’uno sguardo calcolatore.
— Non ha l’aria d’essere cosìbravo, — ghignò poi, diventato già più calmo.
— Così, appunto, aveva pensato Flying Dutchman, — rispose Jimmy. — Su, vieni. Non mancano donne. Vieni dunque.
Il giovanotto acconsentì a lasciarsi tirare verso la sala da ballo, e tutta la banda lo seguì.
— Chi è quello? — disse Martin a Lizzie. — E poi, che diavolo l’ha preso?
Già, l’eccitazione della lotta, tanto durevole e viva un tempo, era venuta meno; ed egli sentì che ora analizzava troppo quella vita proprio primitiva, per poterla vivere con allegria cordiale. Lizzie fece un gesto d’impazienza.
— Quello lì? un uomo da nulla, — fece lei. — Mi corteggiava. Come capirete, mi sentivo terribilmente sola. Ma non vi ho dimenticato. — Lei abbassò la voce guardando diritto davanti a sè. — L’avrei piantato per voi, in qualunque momento.
Martin lanciò uno sguardo verso la faccia che si voltava; sapeva che bastava che stendesse la mano per averla, e si domandò se, in fondo, un linguaggio corretto, perfettamente grammaticale, fosse veramente indispensabile alla felicità. Poichè egli non rispondeva nulla, lei aggiunse ridendo: — L’avete conciato ben bene!
— Però è un giovanotto robusto! — concesse egli generosamente. — Se non l’avessero trascinato fuori, forse non l’avrei domato facilmente.
— Chi era dunque quella signora colla quale vi ho incontrato una sera? — interrogò lei bruscamente.
— Un’amica, non altro.
— È passato molto tempo da allora, — mormorò lei penosamente. — Mi sembra che siano passati dei secoli.
Ma Martin cambiò argomento. La condusse albuffet, le offrì del vino, le paste più costose; poi tutt’e due ballarono insieme e seguitarono finchè lei fu stanca. Egli ballava bene, e lei lo seguiva nel vortice della danza, appoggiandogli la testa sulla spalla, in una vertigine d’estasi, ch’essa s’augurava eterna.
Poi andarono a passeggiare sotto gli alberi; e, come aveva fatto tante volte, egli s’allungò per terra,con la testa sulle ginocchia della compagna. Egli era semi addormentato, e lei gli accarezzava i capelli e lo contemplava con adorazione. Alzando a un tratto gli occhi, egli lesse la tenera conferma su quel volto appassionato, e lei prima abbassò i suoi, poi lo guardò fisso con audace tenerezza.
— Mi sono guardata, durante tutto questo tempo, — mormorò lei, con voce così bassa, ch’egli l’udì appena.
E Martin comprese ch’era la verità, la miracolosa verità, e si sentì il cuore dolcemente tentato. Dipendeva da lui renderla felice; e se la felicità era stata negata a lui, doveva perciò negarla a quella donna? Bastava sposarla e condurla laggiù, nel suo palazzo di verzura delle isole Marchesi. Il desiderio d’agire era forte, ma più forte era in lui la fedeltà all’amore; finito ormai il tempo dei capricci e degli abbandoni! Egli era mutato, e ora capiva sino a qual punto.
— Morrò vecchio scapolo, Lizzie, — diss’egli lievemente.
La mano che gli accarezzava i capelli si fermò un momento, poi riprese il gesto sapiente. Egli vide il volto di lei mutare espressione, diventar duro come per una risoluzione improvvisa e luminosa.
— Non volevo dir questo, — fece lei, poi s’interruppe. — Comunque, non ci tengo. Oh! non importa! — ripetè. — Sarò orgogliosa d’essere la vostra amica. Per voi, farei qualunque cosa.
Martin si raddrizzò e le prese la mano; in quel semplice gesto c’era una gran franchezza, una calda simpatia, ma così poca passione, che lei ne rimase gelata.
— Non parliamo di questo, — disse lei.
— Voi siete una nobile donna! — disse Martin. — Iodovrei essere orgoglioso di conoscervi; e lo sono, Lizzie. Voi siete il raggio di sole della mia tetra vita, e voglio essere sincero, perciò, come siete stata voi.
— Che lo siate o no, è lo stesso. Fate di me ciò che volete: potete gettarmi nel fango e calpestarmi, se vi piace. E sareste il solo, quanto a questo! — fece lei con aria di sfida. — Non per nulla ho imparato a difendermi dacchè ero piccola!
— E perciò non lo farò, — diss’egli con dolcezza. — Voi siete così retta, così generosamente fiduciosa, che voglio trattarvi come meritate. Non voglio ammogliarmi, e... non voglio amare senza sposare. Una volta non era così; si cambia. Mi dispiace d’essere venuto qui, oggi, e d’avervi incontrata; ma che farci, ormai? Veramente io non immaginavo che le cose dovessero finire così! Ma, Lizzie, sentite: io non so dirvi quanta amicizia senta per voi; v’è di più, anzi: vi ammiro e vi rispetto. Voi siete ammirevole e adorabilmente buona. Ma, a che scopo tutto ciò?... Intanto, vorrei fare qualche cosa per voi; la vostra vita non è stata facile sinora; permettete che l’agevoli. (Un lampo di gioia attraversò i suoi occhi, poi si spense). Io sono quasi sicuro d’aver fra breve un bel po’ di danaro, molto danaro.
Egli abbandonava il sogno tanto accarezzato della vallata laggiù, del palazzo di verdura e del bel yacht bianco. In fondo, che importava tutto ciò? Egli se ne sarebbe andato come tante altre volte, su una nave qualunque, in un luogo qualunque.
— Bisognerà parlare di questo, insieme. Voi avete desiderio di qualche cosa, no? di istruirvi, per esempio? Non vi piacerebbe essere stenografa? Penserei io a questo. Forse i vostri genitori sono ancora viventi?Potrei metterli in una drogheria o in altro negozio del genere. Dite ciò che vi piacerebbe, qualunque cosa, e l’avrete.
Lei non rispose nulla; con gli occhi fissi, immobili, rimaneva apparentemente insensibile; ma Martin sentiva che soffriva, e in un modo tale che egli ne soffrì e si pentì di averle parlato.
Ciò che le aveva offerto, del danaro, così volgarmente, sembrava tanto meschino a paragone di ciò che gli offriva lei. Egli le offriva una cosa estranea, alla quale lei non teneva, mentre lei gli offriva tutta se stessa, col suo fardello di vergogna, di sacrificio e di peccato.
— Non parliamo di questo, — disse lei finalmente con un singhiozzo ch’essa coprì con un colpettino di tosse. Poi, alzandosi: — Andiamo, venite, mi sento stanca morta.
La festa era terminata, e la gioventù s’era in gran parte dispersa. Ma quando Martin e Lizzie lasciarono l’ombra degli alberi, trovarono la banda dei compagni, che li aspettava. Martin capì immediatamente il perchè: c’era odor di battaglia nell’aria, e la banda gli si offriva a guardia del corpo. Essi varcarono il cancello del parco, seguiti a una certa distanza dall’altra banda, quella degli amici che l’innamorato respinto di Lizzie aveva adunati, per vendicarlo della perdita della propria dama. Alcune guardie, temendo risse, cercarono di impedirle, spingendo i due gruppi separatamente verso il tranvai di San Francisco.
Martin dichiarò a Jimmy che sarebbe sceso alla stazione della 16ª strada per prendere il tranvai elettrico di Oakland.
Lizzie, calmissima, pareva che non s’interessasse punto di quanto si stava tramando. Allorchè si fermòalla stazione che s’è detto, il tranvai era lì, pronto a partire, col manovratore che faceva risuonare, impazientemente, la campanella.
— Eccola! — consigliò Jimmy. — Corri! pigliala su! Intanto noi lo tratterremo. Su, va’! Spicciati!
Questa manovra sconcertò la banda avversaria, per un momento; poi, essa si lanciò all’inseguimento del tranvai. I bravi borghesi d’Oakland che s’affollavano sul tranvai osservarono appena il giovanotto e la giovane che s’erano affrettati a salire e s’erano seduti davanti, all’esterno. Essi non istabilirono alcun rapporto fra questa coppia e Jimmy che, saltando sul marciapiede, gridò al conduttore:
— Via vecchio! lasciali tutti giù.
Nello stesso tempo Jimmy fece una piroetta su se stesso, e i viaggiatori lo videro che assestava un pugno sulla faccia d’un uomo che tentava di salire sulla vettura. E da ogni parte calarono pugni sulle facce. Era la banda di Jimmy, che, proteggendo l’accesso al tranvai, riceveva l’assalto della banda nemica. Poi il tranvai partì velocemente, scampanellando con grande fracasso, abbandonando i combattenti; e i viaggiatori, stupiti, non indovinarono mai che il tranquillo giovanotto e la graziosa operaia seduti in un cantuccio, all’esterno, erano la causa di tutta quella confusione. Quella confusione aveva divertito Martin; gli aveva fatto risentire un po’ della febbre combattiva d’un tempo, che però venne subito meno, lasciando il posto a una grande tristezza, che l’oppresse. Egli si sentì ad un tratto più invecchiato, molto più invecchiato dei suoi incuranti compagni del passato. Egli s’era allontanato di troppo, per poter ritornare al loro modo di vivere, che un giorno era stato anche suo e ora gli dispiaceva. Tutto gli dava fastidio; era diventato unestraneo. Come la birra, che gli sembrava aspra, così anche la loro compagnia gli sembrava grossolana.
Egli s’era troppo evoluto; troppi libri aperti li separavano. Aveva fatto un viaggio così lungo nel paese dell’intelligenza, che non riusciva più a trovare la strada del ritorno. D’altra parte, il suo bisogno umano di avere dei compagni rimaneva insoddisfatto. Egli non aveva potuto formarsi un nuovo focolare. Come i suoi compagni d’una volta non potevano comprenderlo, e neppure la sua famiglia, nè la borghesia, così anche quella ragazza seduta accanto a lui e ch’egli stimava con tutto il cuore, era incapace di comprenderlo, di comprendere lui e il sentimento ch’egli nutriva per lei. Riflettendovi, la sua tristezza diventava piena d’amarezza.
— Rappaciatevi con lui, — consigliò a Lizzie, lasciandola davanti al casamento operaio dov’ella abitava, presso Sixth and Market.
Alludeva al giovanotto che aveva soppiantato, quel giorno.
— Non posso.... ora, — disse lei.
— Andiamo, su! — diss’egli allegramente. — Basta un fischio, ed egli tornerà di gran carriera.
— Non volevo dir questo, — fece lei con semplicità.
Ed egli comprese.
Sul punto di salutarla, lei si chinò su di lui — oh, senza civetteria, senza impudicizia, ma ardentemente, umilmente. Egli ne rimase commosso nel profondo del suo gran cuore indulgente. Cingendola con le braccia, egli la baciò sulla bocca, e il bacio che gli fu reso, fu certo il più sincero che un uomo abbia mai ricevuto.
— Dio mio! — singhiozzò lei. — Vorrei morire per voi! vorrei morire per voi!
E si svincolò precipitosamente e salì le scale correndo.
Egli si sentì gli occhi umidi di pianto.
— Martin Eden, — confessò a se stesso, — tu non sei un bruto e non sei che un meschino nietzschiano. Se tu potessi, la sposeresti e riempiresti così di felicità quel povero cuore fremente. Ma non puoi! Tu non puoi! Che maledetta vergogna!...
— Il povero vecchio vagabondo parla delle sue povere vecchie ulcere, — borbottò egli, ricordando Hanley, — Credo che la vita non sia che equivoci, e una vergogna. È vero: un equivoco e una vergogna.