Un sasso! che distingua le mie dall'Infiniteossa che in terra e in mar, semina morte!
Un sasso! che distingua le mie dall'Infinite
ossa che in terra e in mar, semina morte!
Ed il mio caro piangeva, promettendomi di non seppellirmi nell'onda — Chi sa: se lui stesso avrebbe potuto mantener la promessa — ed il mio cadavere, avria sfamato alcuni lupi marini, o qualchejakarè[28]dell'immenso Plata —
Io non avrei più veduto l'Italia — idolo di tutta la mia vita — è vero! Non avrei più combattutto per essa! Ma anche non l'avrei veduta ricadere, nell'ignominia e nella prostituzione!
Chi avrebbe detto all'amorevole, al buono, al valoroso mio Luigi: che fra un anno — io lo vedrei travolto nei frangenti dell'Oceano, e che inutilmente io cercherei il suo cadavere, per seppellirlo sulla terra straniera, e segnarlo al passeggier con un sasso!
Povero Luigi! cura di madre ei m'ebbe, in tutto il viaggio sino a Gualeguay — e nei tremendi patimenti miei — io non avevo altro sollievo, che nella vista, e nell'attenzioni di quel generoso quanto prode.
Io voglio parlare di Luigi — e perchè non dovrò parlarne? Perchè plebeo? Perchè nato nella moltitudine di coloro che lavorano per tutti? Perchè non apparteneva all'alta classe — che generalmente lavora per nessuno e divora per tanti? All'alta classe di cui solo si fa menzione nelle storie, senza infastidirsi della plebe vile che pur produce i Colombi, i Volta, i Linnei ed i Franklin? E non era alta l'anima di Luigi Carniglia? Alta per sostenere dovunque l'onore del nome Italiano! Alta nello sfidare una tempesta — siccome i pericoli d'ogni genere, per far bene! Alta infine, nel proteggermi, nel custodirmi come un suo bambino — nella sventura — quando io incapace di movermi — languente — nel punto d'esser abbandonato da tutti!
Io, delirante del delirio della morte — mi si sedeva accanto, Luigi — coll'assiduità, la pazienza d'un angelo! — quindi mi lasciava un momento per piangere!
O Luigi! le tue ossa, sparse negli abissi dell'Oceano — meritavano un monumento — ove il proscritto riconoscente — potesse un giorno, ricambiarti d'una lacrima, sulla sacra terra italiana!
Luigi Carniglia era di Deiva, piccolo paese della Riviera a levante di Genova — Non aveva avuto istruzione letteraria, nel paese, ove il governo ed i preti mantengono diciasette millioni d'analfabeti — ma suppliva alla letteratura, con superiore intelligenza — Senza i nautici conoscimenti che fanno il pilota, egli condusse laLuisasino a Gualeguay, senza esservi mai stato, colla sagacia e la fortuna d'un pratico —
Nel combattimento contro i lancioni — a lui principalmente dovemmo: non esser caduti in potere del nemico —
Armato d'un trombone, e posto nel luogo di più pericolo, egli intimoriva gli assalitori —
Alto della statura, e robustissimo, ei riuniva l'agilità, a straordinaria forza corporea — dimodocchè potevasi — senza tema di esagerare — esclamare scorgendolo: «Colui basta per dieci!».
Amenissimo nell'abituale consorzio della vita, egli aveva il dono, di farsi amare da ognuno che lo trattasse.
Ancora un martire della libertà! dei tanti Italiani destinati a servirla ovunque — fuori dell'infelice loro terra natia! —
È singolare — che nella prolissa mia carriera militare — io mai sia stato fatto prigioniero! ad onta d'essermi trovato tante volte — in pericolosissimo stato —
Nella circostanza presente — a qualunque terra s'abordasse, dovevasi esser prigionieri — poichè non riconosciuta l'insurrezionale nostra bandiera del Rio-Grande del Sud —
Giunsimo a Gualeguay paese della provincia di Entre-Rios — ove ci valsero moltissimo — il Capitano Luca Tartabull della golettaSintorescadi Buenos-Ayres — ed i di lui passegieri, abitatori e nativi di quei paesi.
Incontrata detta goletta, nelle alture dell'Ibicui — piccolo confluente del fiume Gualeguay e mandato da Luigi a chiedere alcuni viveri — quei generosi si offersero di accompagnarci sino a Gualeguay, loro destino —
Di più: mi raccomandarono al Governatore della provincia, D.rPasqual Echague — che si compiacque, lui dovendo partire, di lasciarmi il proprio chirurgo D.rRamon dell'Arca — giovine Argentino — che mi fe' subito l'estrazione della palla, rimastami nel collo — e mi curò perfettamente —
Io vissi nella casa di D.rJacinto Andreus, nei sei mesi di soggiorno in Gualeguay — e dovetti moltissimi riguardi e gentilezze a lui ed alla famiglia tutta di quel generoso —
Ma non ero libero!... Con tutta la buona volontà di Echague, e l'interesse che quella buona popolazione mi manifestava — io ero obligato di non assentarmi — senza previa deliberazione del Dittattore di Buenos-Ayres, da cui dipendeva il governatore d'Entre-Rios, e che non deliberava mai.
Sano della ferita — io principiai a passegiare — e mi si permettevano delle scorrerie a cavallo sino alla distanza di dieci o dodici miglia —
Mi passavano, più del vito — che dovevo alla generosità di D.rJacinto — un pezzo forte al giorno; condizione agiatissima per quei paesi, ove si trova a spendere poco —
Ma tuttociò non valeva la libertà di cui ero privo —
Mi si fece capire da alcuni di buona fede, o nemici, che al governo non sarebbe riuscita discara la sparizione mia; e mi decisi, incautamente, a sgombrare; credendone l'attuazione men ardua, e le conseguenze, non di tanto momento — credendo non mi si attribuirebbe a gran colpa — da quanto ho già accennato —
Il Comandante di Gualeguay, era un tale Millan — egli avea proceduto non male verso di me — poichè tale contegno le fu imposto dal governo della provincia — e sino a quel punto, non avevo veramente motivi di lagnanze — abbenchè poco interesse mi avesse egli dimostrato —
Io mi decisi dunque di andarmene — e perciò feci i miei preparativi —
Una sera, era tempo burrascoso — io mi avviai verso la casa d'un buon vecchio, che solitavo visitare, alla distanza di circa tre miglia da Gualeguay — le feci palese il mio divisamente — e lo incaricai di cercarmi una guida, che coi propri cavalli, mi conducesse sino all'Ibicuy — ove speravo di trovare legni, da trasportarmi incognito a Buenos-Ayres, o Montevideo —
Trovansi il guida, i cavalli, e ci poniamo in via attraverso campi, per non esser scoperti —
Noi dovevimo percorrere cinquanta e quattro miglia, che divorammo nella notte — quasi sempre a galoppo —
Spuntando l'alba, noi erimo in vista dell'Ibicuy, cioè dellaEstancia[29]di quel nome; alla distanza di mezzo miglio circa —
L'uomo che mi servì di guida, mi disse allora: d'aspettarlo nel bosco ove ci trovavamo — e che lui, andrebbe a prender notizie nella casa —
Così si fece: egli partì solo — Io rimasi, ben contento di poter riposare un momento le membra sconquassate da tanto galoppo — io, marino, e quindi non assuefato al cavallo —
Smontai, e legai colla briglia il mio cavallo ad una pianta di spiniglio, ossia Acacia, di cui sono composti totalmentequei boschi — rade però le piante, dimodocchè i cavalieri ponno cavalcarvi liberamente sotto, e tra loro.
In tal guisa, aspettai lunga pezza sdrajato — quindi, vedendo che non compariva il mio guida, mi avvicinai a piedi verso il confine del bosco che non era lontano, e procurai di scorgerlo — Quando sento dietro di me, un calpestio di cavalli, e scorgo un drapello di cavalieri, che colla sciabola sguainata si avventavano su di me — Essi già si trovavano tra il mio cavallo ed io — quindi inutile qualunque proposito di fuga — più inutile ancora ogni resistenza.
Mi legarono colle mani dietro — poi collocato sopra un ronzino, legaronmi pure i piedi, sotto la pancia del cavallo — ed in tal guisa fui condotto a Gualeguay, ove mi aspettava trattamento molto peggiore —
Sentomi raccapricciare ogni volta mi rammento la sventuratissima circostanza della mia vita — Giunto in presenza di Millan, che mi aspettava sulla porta della prigione, fui da lui inchiesto: chi mi avesse somministrato i mezzi d'evasione — ed accertatosi ch'io nulla gli avrei fatto palese — ei principiò bestialmente a battermi con una frusta che teneva in mano — quindi, alle reiterate mie negative, ei fece passare una fune alla trave della prigione — e mi fece sospendere in aria, legato per le mani!
Due ore di quella tortura mi fece soffrire quel scellerato!!!
Io che avevo consacrato tutta la vita al sollievo dei soffrenti! Consacrato a far guerra alla tirannide ed ai preti fautori, ed amministratori di torture!
Il mio corpo ardeva come una fornace, e lo stomacco mio dissecava l'acqua ch'io trangugiavo senza interruzione, somministratami da un soldato — come un ferro rovente —
Tali patimenti non si ponno esprimere!
Quando mi sciolsero, io, più non mi lamentavo, ero svenuto — diventato un cadavere! E così mi incepparono!
Io avevo traversato cinquanta quattro miglia di paese paludoso, ove le zanzare sono insoffribili nella stagione in cui erimo — Colle mani e piedi legati, avevo indurato le tremende percosse del moschito — senza potermi difendere — quindi le torture di Millan —
Oh! io avevo sofferto molto! Ora mi trovavo in ceppi allato d'un assassino!
Andreus, il mio benefattore, era imprigionato — Gli abitanti tutti del villaggio erano atterriti — e senza l'anima generosa d'una donna — io sarei morto —
La Signora Albeman, angelo virtuoso di bontà calpestò il timore, che tutti aveva invaso — e venne in soccorso del torturato! Io di nulla mancai nella mia prigione — grazie alla incomparabile mia benefattrice —
Di lì a pochi giorni, fui condotto alla capitale della Provincia — Bajada — Stetti due mesi in prigione in quella città — quindi fui avvertito dal Governatore, che potevo andarmene liberamente —
Abbenchè io appartenessi a principii diversi da quelli di Echague — e ch'io abbia combattutto per una causa diversa dalla sua — cioè io servendo la libertà nella Repubblica di Montevideo — e lui luogotenente del tiranno di Buenos-Ayres, che voleva aggiogarla — ad onta di ciò, dico: io devo confessare le tante obbligazioni di cui le sono debitore — e vorrei oggi ancora poterli provare la mia gratitudine d'ogni cosa — ma massime per la mia libertà, che senza di lui potevo non ricuperare per un tempo indefinito —
Dalla Bajada, presi passaggio con un brigantino genovese Capitano Ventura, uomo superiore alla moltitudine de' concittadini nostri dati alla nobile nautica professione — in cui primeggia nella gran maggioranza un interesse vilissimo, grazie all'Israelita educazione ricevuta nei nostri paesi —
L'interesse a cui accenno non è certo quella indispensabile economia base del vivere onesto in tutte le condizioni — ove il cittadino adattandosi alla propria condizione, bilancia le spese sull'entrata — e potendo spender dieci per esempio, spende otto solo, riserbandosi così, sempre, un residuo che non solo lo costituisce indipendente al dominio altrui — ma procura a lui l'impareggiabile voluttà della beneficenza —
¿Non è forse il lusso, i depravati apetiti, il non sapersi conformare alla propria condizione, ed ad una vita sobria e laboriosa — che scaraventa a' piedi dei potenti, tanta massadi lussuriosi infingardi — e ne fa un semenzajo di birri, di spie, di malviventi d'ogni specie?
Il Capitano Ventura mi trattò con una generosità cavalleresca, e venni con lui sino al Guassù — ove il Paranà sbocca nel Rio della Plata — Là m'imbarcai per Montevideo con una calandra[30]il di cui padrone era Pasquale Carbone anche genovese — che egregiamente pure trattommi —
Le fortune, come le disgrazie, capitano generalmente accopiate, ed in tale circostanza, dovevano succedersi le prime senza interruzione —
In Montevideo trovai una folla di amici, tra cui primeggiavano Rossetti, Cuneo e Castellini — Il primo di ritorno d'un viaggio al Rio-Grande — ove era stato accolto con molto favore da tutti quei fieri Republicani —
In Montevideo però, continuava la proscrizione mia, per l'affare avuto coi lancioni di codesta Republica — e fui obligato di rimanermi nascosto in casa del mio amico Pesente, ove soggiornai un mese —
Lo stato mio di reclusione, era abbellito, dal concorso di tanti conosciuti Italiani — i quali in quei tempi prosperi di Montevideo, come pure in ogni tempo di pace — erano i nostri conterranei d'una amenità, ed ospitalità degne di lode —
La guerra, e massime l'ultimo assedio, amareggiarono l'esistenza di quei buoni, e ne deteriorarono molto la condizione —
Con Rossetti, partimmo verso il Rio-grande dopo un mese di soggiorno in Montevideo, e feci quel mio primo e lungo viaggio a cavallo, con grandissimo diletto —
Giunsimo a Piratinim, ove fui accolto vantaggiosamente dal governo della Republica del Rio-grande — stabilito provisoriamente in codesto villaggio — per esser un punto centrale, e fuori mano dalle scorrerie de' nemici imperiali —
Comunque il Governo suddetto, era già stato obligato a metter gli archivi sui carri, e seguire l'esercito Republicano in campagna, dividendo coi militi i disagi, ed i pericoli delle battaglie. Così oprò il Governo Republicano degli Stati Uniti — quando Filadelfia capitale, trovavasi minacciata dall'esercito Inglese —
E così devono oprare quelle nazioni che preferiscono ognisacrificio, disagio, privazioni, pericoli — all'umiliazione di diventar mancipï dello straniero —
Almeida, ministro delle Finanze — mi fece gli onori dell'ospitalità, semplicemente, ma con molta grazia — Bento Gonçales presidente della Republica, e generale in capo dell'Esercito — era marciato alla testa d'una brigata di cavalleria, per combattere Silva Tavares, generale dell'impero del Brasile — che avendo passato il canale di S. Gonçales, infestava la parte orientale della provincia —
Piratinim, sede allora del governo Repubblicano, è un piccolo villaggio; ma piacevole nella sua situazione alpestre — Capoluogo del dipartimento di quel nome — è attorniato da popolazioni bellicosissime, e devotissime al sistema suddetto — Inoperoso in Piratinim, io chiesi di passare alla collonna d'operazione sul S. Gonçales, e mi venne concesso —
Fui presentato a Bento Gonçales e ricevuto benone — Passai alcun tempo, nel consorzio di quell'uomo straordinario, che natura avea veramente favorito delle sue doti predilette; ma che la fortuna contrariò quasi sempre, per ventura dell'impero Brasiliano.
Bento Gonçales era il tipo del guerriero brillante e magnanimo — e lo era ancora, vicino ai sessant'anni — quand'io lo conobbi —
Alto della statura, e svelto — ei cavalcava un focoso destriero, colla facilità e la destrezza d'un giovine conterraneo suo — E si sa: contare a Rio-Grandensi tra i primi cavalieri del mondo —
Valorosissimo della persona — egli avrebbe combattutto in singolare tenzone, e vinto forse — qualunque forte cavaliere — D'animo generosissimo, e modesto — io credo: non aver esso eccittato i Rio-Grandensi ad emanciparsi dall'impero, con fine d'ingrandimento proprio.
Sobrio, come ogni figlio di quella valorosa nazione, il suo vito nel campo, era un'açado(arrosto) come un semplice milite — Alimento unico, in quelle campagne richissime di bestiame — ed ove, per far la guerra, non si usano le ingombranti impedimenta — inciampo principale degli eserciti Europei —
Io divisi, per la prima volta, allora, i di lui campestri pasti — con tanta famigliarità — come se compagno d'infanzia, ed uguali —
Con tali doti, fu Bento l'idolo de' suoi concittadini: eppure con tante doti — egli fu sventurato nelle battaglie — ciocchèmi ha fatto supporre sempre — contribuire la fortuna, per una gran parte negli eventi della guerra —
Una qualità poi di cui difettava il prode generale della Republica — era la costanza nelle battaglie — Ed io lo tengo per grande difetto! Iniziando una pugna qualunque — devesi riflettervi ben bene prima — ma principiata, che sia — non si deve desistere dalla vittoria sino ad aver tentato gli ultimi sforzi — sino ad aver portato in azione le ultime riserve —
Io seguitai Bento, sino aiCanudos— passo del canale di S. Gonçales, che unisce le lagune Patos e Merin — Quel passo era stato varcato da Silva Tavares, pauroso d'incontrarsi colla prima brigata dell'esercito Republicano — che lo perseguiva da vicino —
Non avendo potuto ragiungere il nemico, retrocesse la brigata, ed io ripresi la strada di Piratinim, al seguito del Presidente —
Contemporaneamente si ebbe notizie della battaglia del Rio-pardo, ove l'esercito imperiale fu complettamente sconfitto dal Republicano —
Io fui destinato all'armamento di due lancioni, che si trovavano in Camacuan — confluente della laguna dos Patos — e feci i miei preparativi per dirigermi a quella volta, con alcuni compagni venuti meco da Montevideo —
Rossetti rimase a Piratinim, incaricato della redazione del GiornaleO Povo(il popolo) — e certo nessuno meglio di lui era capace di dirigere un periodico Republicano —
Giunsi sul fiume Camacuan, nellaEstanciadi Bento Gonçales — ove si trovavano i lancioni che armammo, chiamandoli:Republicanol'uno — di cui prese il comando il Nord Americano John Griggs — ch'io avevo trovato in quel punto — e che assistito avea alla costruzione di detti — Io, presi il comando delRio-Pardo, il maggiore dei due —
Principiammo a scorrere la laguna dos Patos — e vi predammo una sumaca assai grande, e riccamente carica, che scariccammo nella costa Occidentale del lago — vicino a Camacuan — ed a cui diedimo fuoco, dopo d'averne estratto quanto ci poteva esser utile per il nostro piccolo arsenale — quella prima preda fecondò alquanto la nostra piccolissima marina — La gente che sino allora avea avuto pochissimi mezzi, ricevette una pingue parte di presa — e si pensò nell'istesso tempo a vestirla.
Gl'imperiali, che disprezzati ci avevano, sin'ora — cominciarono a sentire la qualche importanza nostra nella Laguna, ed impiegarono i numerosi loro legni di guerra a perseguirci —
La vita che si faceva, in quella classe di guerra era attivissima — piena di pericoli — per la superiorità numerica del nemico — e la di lui potenza in ogni ramo guerresco; ma nello stesso tempo, bella, e molto conforme all'indole mia propensa all'avventure —
Essa non era limitata alla marina soltanto — noi avevimo a bordo, selle — cavalli ne trovavimo ovunque, in quei paesi ove sono abbondantissimi — e tutt'assieme, quando lo richedeva il caso — noi erimo trasformati, non in brillante, ma temibile, e temuta cavalleria —
Trovavansi sulle coste della laguna, delleEstancias, che le vicende della guerra avevano fatto abbandonare dai loro proprietari — Ivi trovavasi bestiame d'ogni specie, per mangiare, e per cavalcare —
Di più, in quasi tutti quei stabilimenti eranvi dellerossas(terreni coltivati), ove si trovavano in abbondanza ogni specie di legumi: formentone, faggioli, patate dolci — e spesso aranci, bonissimi in quelle contrade —
La gente che mi accompagnava, era vera ciurma cosmopolita — composto di tutto, e di tutti colori — come di tutte le nazioni — Gli Americani per la maggior parte erano liberti — neri o mulati — e generalmente i migliori e più fidati —
Fra gli Europei — avevo gl'Italiani tra cui il mio Luigi, ed Edoardo Mutra, mio compagno d'infanzia — in tutto sette, su cui potevo contare — Il resto era composto di quella classe di marinari avventurieri conosciuti sulle coste Americane dell'Atlantico e del Pacifico sotto il nome di: «Frères de la côte» classe che aveva fornito certamente gli equipagi dei Filibustieri, dei Bucanieri, e che oggi ancora dava il suo contingente alla tratta dei neri —
Io trattavo la mia gente con bontà, forse superflua — ignaro allora dell'indole umana, un po' propensa alla perversità — quando l'uomo è educato, e massime poi se ignorante —
Il coraggio non difettava certamente ai miei poco disciplinati compagni — essi mi ubbidivano puntualmente, e pochi motivi mi davano d'esser con loro rigoroso — Ciocchè mi facea contento — e devo confessare: di aver avuto tal sorte tutta la vita, nelle differenti circostanze, in cui mi son trovato a comandare gente di tal natura —
In Camacuan, ove avevimo il nostro piccolo arsenale; e da dove era uscita la flottiglia Republicana — abitavano per l'estensione della maggior parte del fiume — stendendosi sopra una superficie immensa, le famiglie tutte del presidente Bento Gonçales e dei fratelli di lui, con numerose famiglie e potenti —
Su quei vasti terreni, e campi bellissimi — pascolava immenso bestiame — che la guerra avea rispettatto, per trovarsi fuori di mano — Le produzioni agricole vi eran pure in abbondanza —
Ora si osservi: che in nessuna parte della terra, si può trovare un'ospitalità più franca, e cordiale, di quella che si trova nella provincia del Rio-grande.
In quelle case poi, ove incontravasi dovunque l'indole benefica del patriarca di quelle famiglie, e la maggior simpatia, per uniformità d'opinioni — noi erimo accolti certamente con affetto inesprimibile.
Leestancias, ove per prossimità alla Laguna, e per i comodi, e per grata accoglienza — noi aprodavamo con più frequenza, eran quelle di D.aAntonia, e di D.aAna, ambe sorelle di Bento Gonçales — situata la prima, nella foce del Camacuan — la seconda in quella dell'Arroyo-grande[31].
Io non so se influito nella mia immaginazione, abbia l'età mia — predisponendomi allora all'abbellimento d'ogni cosa — siccome giovane ed inesperto — Comunque sia — io posso assicurare: che nessuna delle circostanze della mia vita, mi si presenta al pensiero con più fascino, con più dolcezza — e più piacevole reminiscenza — di quella passata nell'amabilissimo consorzio di quelle signore, e delle care loro famiglie —
In casa di D.naAna massimamente — era per noi un veroparadiso — Avanzata di età quella signora, era d'un'indole incantatrice —
Aveva seco, una famiglia emigrata di Pelotas — (paese sulla sponda del S. Gonçales) il di cui capo era D.rPaolo Ferreira — Tre donzelle, una più vezzosa dell'altra — facevan l'ornamento di quel sito felice — ed una di loro Manuela, signoreggiava assolutamente l'anima mia —
Io, mai cessai d'amarla — benchè senza speranza — essendo essa fidanzata ad un figlio del presidente. Io, adoravo il bello ideale, in quell'angelica creatura, e nulla avea di profano l'amor mio —
In occasione d'un combattimento — ov'io ero stato creduto morto — io conobbi non esser indifferente a quell'angelica creatura — e ciò bastò a consolarmi dell'impossibilità di possederla —
D'altronde, bellissime sono le Rio-Grandensi in generale — come bella la popolazione.
Non indifferenti erano pure le schiave di colore, che si trovavano in quei compitissimi stabilimenti —
Come si può capire: ogni qual volta, un vento contrario, una burrasca, una spedizione qualunque, ci spingeva verso l'Arroyo-grande — era per noi una vera festa —
Il boschetto di Jirivà (sorte di Palma altissima) che c'indicava l'entrata del fiumicello — era riveduto sempre, e risalutato con vero piacere, e fragorosissime grida.
Quando ci toccava poi, a trasportare i gentili e cari nostri ospiti sino a Camacuan — ove andavamo a visitare D.naAntonia — e l'amabile di lei compagnia — allora era un ravvolgersi, un'affacendarsi in cure, in attenzioni, verso le belle viaggiatrici! un pavoneggiarsi a chi più potea — un certocchè infine d'affetto, di rispetto, di venerazione per quelle carissime creature!
Esistevano tra l'Arroyo-grande, e Camacuan, alcuni banchi di sabbia chiamatipuntal— e partivano cotesti banchi, dalla costa occidentale della Laguna, e si stendevano quasi perpendicolarmente alla costa — in quasi tutta la larghezza della stessa — giungendo colla loro estremità orientale vicino alla riva opposta — ov'erano terminati dal canale detto:dos barcos—
Se si fosse dovuto spuntare quei banchi — nel tragitto dall'Arroyo-grande al Camacuan — sarebbesi prolungato il cammino moltissimo; ma siccome con qualche fatica potevasi valicare i banchi — cioè: gettandosi tutti all'acqua — espingendo i lancioni a forza di spalle — tale spediente era quasi sempre adottatto — e massime lo fu, quando onorati i nostri lancioni dalle preziose viaggiatrici —
Con qualunque vento giungevano i lancioni al limitar del banco, e s'investiva risolutamente — Poi:all'agua Patos(all'acqua anitre) — era appena pronunciato — che tutti si trovavano al loro posto nell'onda, gli anfibi e coraggiosi miei compagni — ed io con loro —
In tale circostanza, era eseguito l'ordine con vero giubilo — comunque sempre ilaremente anche in altre occasioni. Succedeva qualche volta, tale manovra, quando perseguiti da nemico, sempre più forte di noi, o incalzati da temporale — e noi erimo obligati allora, di passare così nell'acqua, alle volte tutta una notte — non trovando riparo all'acqua del mare — e sovente nemmeno alla più fredda della pioggia — per essere lontani dalla costa — Allora era un vero tormento e bisognava certo una fervida gioventù per sostenervisi e non soccombere —
Dopo la presa della sumaca (Brik Skooner) i bastimenti mercantili imperiali, non partivano più senonchè in convoglio scortati da legni da guerra — quindi difficoltoso il predarli — Le spedizioni dei lancioni, limitaronsi dunque ad alcune scorrerie nella laguna, con poco successo, essendo perseguiti dagli imperiali per mare e per terra —
In una sorpresa fattaci dal collonnello nemico Francesco de Abreus, quasi fu annientata l'esistenza dei corsari e del corso —
Erimo nella foce del Camacuan coi lancioni tirati in terra davanti alGalpon da Charqueada— (magazzeno di deposito dello stabilimento, ove salavasi carne, in tempi anteriori) ove raccoglievasi allora,erba Matte— specie di té dell'America meridionale — Tale stabilimento apparteneva a D.naAntonia, sorella del presidente —
Per motivo della guerra, allora non salavasi carne — ed il galpon trovavasi a metà pieno di erba matte — Noi ci servivamo di tale stabilimento, assai spazioso come arsenale nostro — ed avevamo messi in terra, tra il magazzeno e la sponda del fiume, i nostri lancioni per ripararli —
In quel luogo, vi erano falegnami, e fabri dello stabilimento; il carbone era abbondante, essendo il paese coperto di macchia, e boschi d'alto fusto — ferro, lo stabilimento, benchè inoperoso, conservava tutta la fisionomia dell'antica splendidezza — e non mancarono ogni specie di pezzi d'acciajo e di ferro, suscettibili di servire ai bisogni dei nostri piccoli legni — Poi, in un galoppo, si visitavano leestanciasamiche a varie distanze — anche quelle provviste d'ogni cosa, che supplivano graziosamente a qualunque cosa difettasse l'arsenale —
Col coraggio, la volontà, e la costanza — non v'è impossibile impresa; ed in ciò devo far giustizia al mio compagno e precursore John Grigg — che tanti affrontò disagi, e vinse difficoltà, nel condurre l'opera di costruzione de' due lancioni —
Egli era giovine, d'indole eccellente — d'un coraggio a tutta prova, e d'immensa costanza — Di famiglia agiata, egli aveva generosamente consacrato la sua vita alla causa della Repubblica — e quando una lettera de' suoi parenti Nord-Americani lo chiedevano in patria annunziandole una colossale eredità, egli avea gloriosamente terminati i suoi giorni, per un popolo infelice, ma generoso e valente —
Io avevo veduto il tronco dell'amico mio — diviso in due — il busto era rimasto retto — sulla coperta o tolda dellaCassapava(goletta nostra armata in guerra) apogiato alla murata (baluardo) — colorito l'impavido volto, come vivente! — ed il resto delle membra infrante erano sparse attorno, ed a qualche distanza del busto —
Una cannonata a palla e metraglia da vicino sparata — avea colpito a mezzo corpo il valoroso mio compagno — nel combattimento ultimo di mare, nella Laguna di S. Caterina —
Ed in quella guisa, mi si presentò in quel giorno — quando io incendiando la squadriglia per ordine del generale Canabarro — ascendevo il legno comandato da Grigg, e fulminato ancora dalla squadra nemica —
Dunque, avevamo i lancioni in terra — e lavoravasi alacremente a rattopparli — Parte dell'equipagio era impiegataalle manovre, le vele ecc. — altra, nella macchia a raccoglier legna per far carbone — Ognuno era occupato — e coloro che non lavoravano — erano alla guardia del campo — o in esplorazione nei dintorni.
In alcune circostanze, il Francisco de Abreus, detto Moringue, aveva manifestato il desiderio di sorprenderci — e vi si era provato inutilmente — non mancando però di cagionarci qualche timore — per esser uomo coraggioso, intraprendente — e praticissimo del Camacuan ov'era nato —
E quella volta, ci sorprese, veramente da maestro —
Noi, avevamo percorso la campagna tutta la notte con pattuglie a piedi ed a cavallo — e tutto il resto della gente, era stato riunito nel galpon, con armi cariche e pronte —
Era una mattinata di nebbia — quindi, nessuno si mosse sino a vederla dileguata intieramente; e dopo dileguata, si fecero delle esplorazioni fuori del campo in tutte le direzioni, colla maggior esatezza — era circa le 9 a.m., e nulla avendo scoperto — gli esploratori rientrarono — e s'inviò la gente alle rispettive loro destinazioni — la maggior parte al taglio della legna per far carbone — che doveva allontanarsi alquanto nella foresta —
In quel tempo — io avevo una cinquantina d'uomini per i due lancioni — ed in quel giorno per combinazione e per vari bisogni, erano rimasti presso ai legni, ben pochi —
Io stavo seduto vicino al fuoco, ove cuccinavasi la collazione, e prendevo matte, che mi serviva il cuoco, unico rimasto presso di me — Era cucina di campagna — cioè all'aria aperta — distante circa quaranta metri dalla porta del galpon —
Quando tutt'assieme — e che mi sembrò sul mio capo — odo un tremendo tocco di carica, e dideguello(sgozzare) — e vedo irrompere, girandomi indietro, una folla di cavalieri nemici —
Appena ebbi tempo di alzarmi, e guadagnare l'entrata del galpon, con tutta l'agilità di cui ero capace — che già una lancia nemica, aveva forato il mio poncho (capoto Americano o mantello) —
Fortuna nostra! che essendo stati in allarme la notte, trovavansi tutti i nostri fucili carichi, ed apogiati alla parete, nell'interno del locale —
Solo, in quel primo momento, io cominciai a scaricar fucili e rovesciar nemici —
Ignazio Bilbao Biscaino e Lorenzo N. Genovese ambivalorosi ufficiali, mi furono a fianco in un momento — quindi Edoardo Mutra, Natale, Raffaele, Procopio — uno mulato, l'altro nero, ambi liberti — ed un nostruomo mulato chiamato Francisco —
Oh! vorrei ricordare il nome di tutti quei valorosissimi uomini — in numero di quattordici che combatterono per varie ore, contro cento e cinquanta nemici — uccidendone, e ferendone molti sino a liberarsene complettamente —
Fra i nemici vi erano ottanta Austriaci di fanteria, che solevano accompagnar Moringue, in tali operazioni, ed eran buoni soldati a piedi ed a cavallo —
Al loro giungere, misero piedi a terra, ed attorniarono la casa, profitando degli accidenti del terreno — d'alcuni cespugli, e casipole che circondavano lo stabilimento principale — Tale loro manovra fu la nostra salvazione —
Fecero contro noi un fuoco terribile da tali posizioni — cioè contro il portone principale — Ma siccome succede sempre nelle sorprese: che, non ultimando l'impresa — e fermandosi — essa difficilmente riesce —
Se invece di prender posizione — i nemici avanzano sul galpon, e lo invadono risolutamente, tutto era finito — non potendo certamente, uno solo, o pochi, resistere a tanti — tanto più, che da transitar carri carichi, erano i portoni laterali del galpon — che restarono e lasciammo aperti sempre, per non manifestar timore — Invano affolaronsi contro le pareti tutto in giro — invano salirono sul tetto, distruggendolo — e precipitando sulle nostre teste, rottami, e fascine incendiarie —
Dal tetto furono slogiati a fucilate e colpi di lancio — da feritoie praticate da noi nelle mura — se ne uccisero, e ferirono molti —
Poi per fingere molta gente — noi intuonammo l'inno Republicano del Rio-Grande: «Guerra guerra! Fogo fogo! contro os barbaros tirannos! e tambem contro os patricios, che non son Republicanos»! sforzando la voce il possibile —
Due dei nostri, più forti, brandivano una lancia ad ogni portone — e ne mostravano fuori il ferro — ciocchè certamente rallentava negli assalitori la voglia di caricarci —
Verso le 3 p.m. ritirossi il nemico, avendo molti feriti tra cui il capo con un braccio rotto — lasciò sei cadaveri intorno al galpon ed altri a varie distanze —
Noi ebbimo otto feriti, dei quattordici — Rossetti, Luigi, e gli altri compagni nostri, non poterono giovarci perchèlontani o disarmati — e con loro rammarico, parte furono obligati di passare il fiume a nuoto, perseguiti dai nemici — alcuni s'inselvarono — uno trovato inerme fu ucciso — Quel combattimento di tanto pericolo — e con sì brillante risultato — diede molta fiducia alla gente nostra — ed agli abitanti di quelle coste — esposti da molto tempo alle scorrerie nemiche di quell'uomo scaltro ed audace —
Moringue fu incontrastabilmente il miglior capo degli imperiali — e massime in spedizioni di sorpresa — ove riuniva ad un conoscimento perfetto del paese, e della gente, un'astuzia ed intrepidezza a tutta prova — Rio-Grandense, ei fece gran danno alla causa Republicana — e l'impero deve a lui in gran parte la sottomissione della provincia — Noi, intanto celebravamo la nostra vittoria — godendo d'esser salvi da una tempesta, di non poco momento —
Alla Estancia di D.naAntonia una vergine — a dodici miglia di distanza — chiedeva delle mie nuove con molto interesse — ed io n'ero ben felice —
Sì! bellissima figlia delContinente(nome della Provincia del Rio-Grande) io ero felice d'appartenerti, comunque fosse — Tu destinata a donna d'un altro! a me serbava la sorte altra Brasiliana! unica per me nel mondo — ch'io piango oggi, e che piangerò tutta la vita!
Quella pure, mi conobbe nella sventura — naufrago! e più che del mio merito forse — della sventura s'invaghì, e me la consacrò per sempre!
Poco, o nulla d'importante successe più, nella Laguna delos Patosdopo l'avvenimento suddetto — Due nuovi lancioni, furono posti in costruzione — e gli elementi necessari per tale opera — si trovarono nelle reliquie delle nostre prede — e coll'ajuto de' circostanti abitatori — sempre buoni e volenterosi con noi —
Ultimati i due nuovi lancioni ed armati — noi fummo chiamati presso Itapuà — a cooperare l'esercito, che assediava allora la capitale della provincia, Porto Alegre —
Nulla operò l'esercito per mancanza d'artiglieria — e nulla potemmo noi operare in tutto il tempo che passammo in quella parte del Lago —
Si meditò la spedizione nella provincia di S. Catterina — ed io fui chiamato a parte di quella — dovendo accompagnarvi il generale Canavarro, comandante in capo di tutte le forze ivi destinate —
I due minori lancioni rimasero nel Lago — agli ordini di Zeffirino d'Utra — ed io cogli altri due accompagnai la Divisione Canabarro — che doveva operare per terra, mentre io opererei per mare — Avevo meco l'inseparabile Grigg e la parte scelta dei nostri compagni —
Il Lagodos Patosmisura una lunghezza di 135 miglia — e una larghezza media di 15 a 20 miglia — Presso alla foce, che all'oriente mette nell'Oceano, sulla sponda destra trovasi il Rio-Grande detto del mezzogiorno — o sud — piazza forte — e tanto importante quanto la capitale —
Sul latto opposto vi è il Rio-grande del Nord — anche piazza fortificata — ed ambe in potere degli imperiali — siccome Porto-Alegre —
Perciò, padrone dell'unica foce della Laguna nel mare — il nemico — era a noi impossibile di uscirne — e fummo quindi obligati di preparare dei carri a proposito — ed imbarcarvi la flotta nostra —
Ciò prova la magnitudine dei nostri leggi[32]maggiori —
Nella parte Greco del Lago — havvi un seno profondo, chiamato Capibari — che prende nome da un fiumicello, con foce nel fondo del seno — il cui nome poi deriva da Capibari — specie di majale anfibio, comune in quelle contrade —
Detto fiumicello, fu scelto per l'aprodo, ed operazione dell'imbarco dei lancioni sui carri — e realmente vi s'effetuò sulla sponda destra —
Un abitante di quella parte della provincia — nominato de Abreu — avea preparato otto ruote di maggiore solidità — collegate ogni due da un asse di forza proporzionata al peso dei legni — Poi, preparati circa dugento bovi domestici alla fatica del tiro — si avvicinarono i lancioni alla sponda — si collocarono le ruote dentro l'acqua sotto gli stessi — ad una distanza proporzionata l'una dall'altra — procurando di mantenerle combinate col centro di gravità.Assoggettaronsi lateralmente ai bastimenti gli assi, dimodocchè non turbassero la libera azione delle ruote; ed attaccati i bovi con forti trascini — salirono volando per il campo i vascelli Republicani —
Riatatti quindi con più comodo e più esattezza — viaggiarono per lo spazio di cinquanta quattro miglia — senza veruna difficoltà — e dando un curioso spettacolo ai pochi abitatori di quelle contrade — sino sulle sponde del lago di Tramandaï — ove furono scaricati — attrezzati del bisognevole, ed abilitati alla navigazione —
Il Lago Tramandaï, formato dalle acque scendenti dal pendio orientaledo Espinasso[33]— ha foce nell'Atlantico — ma con pochissima profondità nella foce — dimodocchè solo nelle alte maree, vi sono circa quattro piedi d'acqua —
Si agiunga: che in quella costa alluvionale, ed inospitale come le arene del Saara — il mare è eternamente agitato dalle eterne brezze della zona Torrida — ed i frangenti spaventevoli — percuotendo l'orecchio dell'abitatore, sino a molte miglia nell'interno — fanno l'effetto del tuono lontano — Ed una nube di spruzzi marini, e sabbie mosse dai venti vi abbarbaglia la vista —
Pronti alla partenza, si aspettò l'ora della piena — ed avventurammo la partenza alle 4 circa p.m.
In tale circostanza ci valse molto la pratica nostra a spingere le imbarcazioni tra frangenti — senza di che, non so come avressimo potuto riescire a metter fuori i lancioni — Abbenchè l'ora propria dell'alto flusso — si fosse scelta — non bastava la profondità dell'acqua —
Comunque al principio della notte, i nostri sforzi furono coronati da pieno successo — e gettammo l'ancora nell'Oceano, al di fuori de' furiosi frangenti — a circa sei cento metri dalla costa — Si osservi: che barca di nessuna specie era mai uscita dal Tramandaï —
Alle 8 circa p. m. facemmo vela da quel punto con piccola brezza da mezzogiorno, che venne mano mano crescendo, sino a diventar bufera — ed alle 3 p.m. del giorno seguente, eravamo naufraghi vicino all'imboccatura del fiume Averinguà, con sedici compagni perduti nell'Atlantico — ed infranto ilRio-pardoch'io comandavo — nei terribili frangenti di quella costa —
Sino dalle prime ore della sera — alla nostra partenza dal Tramandaï — mostravasi il vento da mezzogiorno, apparendo minaccioso — e cominciando a soffiare con violenza — La nostra corsa era parallela alla costa — IlRio-pardocon trenta persone a bordo, un cannone da dodici, nel centro —rotante— cioè da poter essere puntato in tutte le direzioni — molti attrezzi e proviste per l'equipagio — non prevedendo certamente un temporale così imprevisto, e subitaneo — e non sapendo qual sorte ci toccherebbe in paese nemico — ove si doveva approdare — ilRio-pardodico: trovavasi imbarazzato, e soperchiato dal mare — in modo — che qualche volta ci tenne per un pezzo sommersi — rimanendo per minuti, tuffati sotto i marosi —
La pericolosa situazione in cui trovavasi il piccolo legno — minacciato d'esser soprafatto dalle onde, e rovesciato da un momento all'altro, fece concepire la determinazione d'avvicinare la costa, ed approdarla, comunque fosse — Ma infuriando sempre più la bufera ed il mare — non ci diedero tempo alla scelta del luogo — e fummo travolti da terribile maroso —
Io mi trovavo in quel momento alla sommità dell'albero di trinchetto, sperando di scoprire un punto nella costa, ove aprodare con meno pericolo — Il legno fu capovolto sulla destra, e fui lanciato per ciò da quella parte a certa distanza —
Io ricordo bene: che, abbenchè in pericolosissima circostanza — non pensai alla morte; ma sapendo di aver molti compagni non marini — e prostratti dal mal di mare — ciò mi martoriava, e cercai di raccogliere, quanti remi, ed altri galleggianti oggetti — mi fu possibile — raccoglierli, avvicinarli a bordo — e raccomandare a tutti di prenderne uno per sorregersi, ed agevolarsi a guadagnar la costa —
Il primo individuo, che incontrai stretto ad una sartia[34]— dalla parte sommersa — per ove io potei rientrare a bordo — fuEdoardo Mutra — mio compagno d'infanzia — a cui rimisi un boccaporto[35]— ed a lui raccomandai di non lasciarlo a qualunque costo —
Luigi Carniglia, il coraggioso nostr'uomo, che trovavasi al timone al momento della catastrofe — era rimasto aggrapato al bordo, verso i giardini[36]della parte sinistra — cioè la parte non sommersa —
Sventuratamente un giacchetone di Calmouk, assai pesante lo serrava talmente, quando imbevuto d'acqua — ch'egli dovendosi tenere per non esser portato via dal mare — trovavasi nell'impossibilità di liberarsene — Me ne fece cenno — ed io corsi in soccorso dell'amico del cuore —
Avevo nella sacoccia del pantalone, un piccolo coltello di manico bianco — lo misi alla mano — e cogli sforzi di cui ero capace, principiai a tagliare il colletto, ch'era di velluto — Avevo finito di tagliare il colletto — e con uno sforzo ancora, io scucciva, o stracciava il maledetto! quando un maroso, con orrendo fracasso — avviluppò, e schiacciò: bastimento, e quanti individui a quello afferravansi —
Io fui scaraventato nel fondo del mare come un projettile — e quando ricomparvi, stordito dal colpo e dai vortici che mi soffocavano — era scomparso lo sfortunato amico mio per sempre![37]
Parte dei compagni, al mio risorgere, comparivano dispersi, e facendo sforzi ognuno per guadagnar la costa — determinazione ch'io dovetti prendere, come gli altri per salvar la pelle —
Nuotatore dalla più tenera infanzia, io giunsi tra i primi — e la mia prima cura, posando i piedi sul fermo, fu di girarmi indietro, per osservare la sorte dei compagni — ed Odoardo mi si affacciò non lontano — Egli aveva abbandonato il boccaporto da me raccomandato — o piutosto la violenza del mare, glielo aveva strappato — Nuotava, sì, ma con uno stento — una fatica — indicanti lo sfinimento a cui era ridotto! Io amavo Edoardo, com'un fratello! E mi affannò oltremodo, la disperata sua condizione — Oh!mi sembrava in quei tempi, esser io, più sensibile e generoso! Anche il cuore induriscono, ed inaridiscono gli anni ed i malanni!
Io mi slanciai verso il mio caro, per porgerli un legno che aveva servito a salvarmi — Già ero giunto vicino a lui — e confortato dalla grandezza del proposito — io lo avrei salvato quel mio fratello! — E che fortuna sarebbe stata per me! Troppo grande! Un maroso, ambi ci sommerse!
Un momento dopo io galleggiai..... chiamai; non vedendolo ricomparire..... e chiamai disperatamente! ma invano! il mio amico di infanzia, era rimasto travolto nei gorghi di quell'oceano — che non avea temuto di varcare per ragiungermi — e per servir la causa d'un popolo —
Un altro martire della libertà Italiana, privo d'un sasso, che segni ove furon sepolte le sue ossa nelle arene del nuovo mondo! —
I cadaveri di sedici compagni ebbero la stessa sorte — ingojati dal mare — essi furono trasportati dalle correnti a trenta miglia di distanza verso il settentrione — e là sepolti nelle sabbie della costa — Tra i sedici — trovavansi sei Italiani — io settimo, solo mi era salvato: Luigi Carniglia, Edoardo Mutru, Luigi Staderini, Giovanni D. ed altri due che non rammento — tutti forti e prodi giovani —
I superstiti, in numero di quattordici, l'uno dopo l'altro tutti aveano approdato — Invano, tra loro, cercai un volto Italiano — Morti tutti! Mi sembravo solo nel mondo! Io vaneggiavo — a quasi mi parea pesante quell'esistenza salvata con tanta fatica — Molti dei compagni, non marini, non nuotatori, si salvarono — Commenti chi vuole! Tra i perduti io contavo altri compagni ben cari: due liberti, un mulato, ed un nero perfetto — Raffaël e Procopio gente d'un valore e d'una fedeltà a tutta prova — Con noi approdava alla costa, un barrile d'acquavite, mi sembrò una fortuna — e dissi a Manuel Rodriguez — ufficiale Catalano —: procuriamo di aprirlo e rinvigorirci coi compagni che vengono aprodando —
Si mise mano all'opera di sturare il barrile — ma nel tempo in cui faticavamo per ottenere l'intento, ci colpì un freddo tale — che fu fortuna il ricordarsi di prender a correre — senza ciò fare, certo, saressimo caduti esausti dalla stanchezza e dal freddo — Avendo i panni bagnati, ed essendo il vento freddissimo — era naturale ciò accadesse —
Corremmo — corremmo machinalmente lungo la costaverso mezzogiorno — ed incoraggendoci reciprocamente a correre — La sponda del mare faceva schiena e ci riparava alquanto dalla violenza del vento — e nel pendio interno, scorreva l'Areringua, fiume di poca importanza, con direzione a tramontana, e per un gran pezzo, parallellamente al littorale, per sboccare poi nell'Oceano a breve distanza —
Seguimmo dunque la sponda destra del fiume — ed alla distanza di circa quattro miglia, trovammo una casa abitata, ove ricevemmo ospitalità completta. La casa che ci accolse ospitalmente — era poco internata in quella maestosa ed immensa foresta del Brasile — certo, una delle maggiori del mondo — di cui già accennammo.
In un campestre[38]poco spazioso ergevasi quella casupola, i di cui abitatori erano padre, madre ed un bambino — Intorno ergevansi le annose secolari piante, stupendamente robuste ed alte — ed in un canto del campestre, trovavasi un agrumetto con delle piante, come mai vidi sì belle — e con degli aranci ch'erano una meraviglia — Per naufraghi, fu una ben grata sorpresa!
IlSeival, l'altro lancione compagno, comandato da Grigg, fu più fortunato — Di costruzione diversa delRio-pardo— abbenchè poco più grande, potè sostenersi contro la violenza del temporale — e seguì felicemente la sua corsa sino al destino —
La parte della provincia di S. Catterina, ove naufragammo, per fortuna nostra, erasi sollevata contro l'impero — alla notizia dell'approssimarsi delle forze Republicane; e perciò vi trovammo amici; anzi, vi fummo festeggiati — e trovammo subito se no il necessario, almeno tutto quanto poterono offrire quei generosi abitatori —
Ebbimo subito i mezzi di trasporto per congiungerci alla vanguardia del generale Canabarro — comandata dal CollonnelloTeixeira — che con marcie rapide, si portava sulla Laguna per sorprenderla[39]— Realmente, poco ebbimo da soffermarci, davanti a quella piccola città — La guarnigione ivi esistente, di circa quattro cento uomini, si pose in ritirata verso tramontana — e tre piccoli legni da guerra, si arresero dopo poca resistenza.
Io passai coi naufraghi, a bordo della goletta,Itaparicada sette pezzi di cannoni —
La fortuna sorrise talmente ai Republicani, in quei primi giorni dell'occupazione — che sembrava si compiacesse a colmarci di benefici.
Non sapendo, e non credendo gl'imperiali ad un'invasione sì subitanea — ma avendo notizie che meditavasi tale spedizione, fecersi premura ad inviare nella Laguna — armi, munizioni, e soldati — Ed ogni cosa giungendo dopo di noi, cadeva conseguentemente in nostro potere.
I Cattarinensi ci accolsero come fratelli e liberatori — caratteri che non seppimo meritare durante il nostro soggiorno, fra quelle buone popolazioni —
Il Generale Canabarro stabilì il suo quartier generale nella città della Laguna, chiamata dai Republicani Villa Giuliana — per esser nel mese di Luglio l'epoca della conquista — Dico conquista — giacchè da conquistatori fu il nostro contegno in quei paesi che si dovevan trattare fraternamente.
Al nostro ingresso, fu eretto un governo provinciale Republicano, di cui fu primo presidente un sacerdote di molto prestigio tra il popolo — Rossetti col titolo di Segretario del governo, ne fu veramente l'anima — e Rossetti era idoneo per tale impiego —
Tutto marciava a meraviglia: il collonnello Teixeira, bravissimo Ufficiale, colla prode sua collonna di vanguardia, aveva perseguito i fuggenti nemici, sino a rinchiuderli nella capitale della provincia — ed erasi impadronito quindi, della maggior parte dei paesi, e territorio di quella —
In ogni luogo, erano i nostri ricevuti a braccia aperte — e raccoglievano in quantità, disertori degli imperiali, che passavano al servizio della Republica —
Mille bellissimi progetti erano fatti dal generale Canabarro, onesto e prode guerriero Republicano — un po'ruvido — ma buono, massime in quei tempi di venture — Egli compiacevasi in dire: che dalla Laguna dovea uscire l'Idra, che divorerebbe l'impero: e forse diceva vero!.... — Se con più senno e provvedimenti si attendeva alla felice spedizione —
Ma l'orgoglioso contegno nostro verso i buoni Cattarinensi — amici nostri da principio — e nemicissimi alla fine — l'insufficienza di forze, e di mezzi adoperati in tale importantissima spedizione — ed il mal volere forse, e gelosia verso il nostro generale, da chi dovea eficacemente sostenerlo, e coadjuvarlo — fecero perdere il frutto d'una brillantissima campagna — che poteva esser causa della caduta d'un impero — e del trionfo della Republica su tutto il continente Americano. —
Il Generale Canabarro avea deciso dover io uscire dalla Laguna, con tre legni armati, per assaltare la bandiera imperiale nelle coste del Brasile — e mi accinsi all'opera raccogliendo tutti gli elementi necessari all'armamento —
In questo periodo di tempo, ebbe luogo uno dei fatti primordiali della mia vita —
Io, giammai avevo pensato al matrimonio — e me ne credevo inadeguato, per troppa indipendenza d'indole, e propensione a carriera aventurosa —
Aver una donna, dei figli, sembravami cosa interamente disdicevole a chi si era consacrato assolutamente ad un principio — che tuttochè eccellente — non mi avrebbe permesso — propugnandolo col fervore di cui mi sentivo capace — la quiete e stabilità necessarie ad un padre di famiglia —
Il destino decideva in altro modo —
Io, colla perdita di Luigi, Edoardo, e gli altri miei conterranei — ero rimasto in un desolante isolamento — sembravami esser solo nel mondo — Nessuno più scorgevo dei tanti amici che quasi mi tenevan luogo di patria, in quelle lontane regioni — Nessuna intimità coi miei nuovi compagni,che appena conoscevo — e non un amico, di cui ho sempre sentito il bisogno nella mia vita — Il cambio di condizione poi, erasi attuato d'un modo sì inaspettato ed orribile — ch'io n'era rimasto profondamente affetto —
Rossetti, che unico avrebbe potuto riempire il vuoto del mio cuore, era lontano, occupato nel Governo del nuovo Stato Republicano — mi era impossibile quindi goderne il fraterno consorzio — Infine, avevo bisogno d'un essere umano che mi amasse — subito! Averlo vicino, senza di cui, insopportabile mi diventava l'esistenza —
Benchè non vecchio — io conoscevo abbastanza gli uomini, per sapere: quanto abbisogna per trovare un vero amico.
Una donna! Sì una donna! giacchè sempre la considerai la più perfetta delle creature! E chechè ne dicano: infinitamente più facile, di trovare un cuore amante fra esse.
Io passeggiavo sul cassero dellaItaparica, ravvolgendomi nei miei tetri pensieri; e dopo ragionamenti d'ogni specie, conchiusi finalmente di cercarmi una donna — per trarmi da una noiosa ed insoportabile condizione —
Gettai a caso, lo sguardo verso le abitazioni dellaBarra— così si chiamava una collina piutosto alta, all'entrata della Laguna, nella parte meridionale — e sulla quale scorgevansi alcune semplici e pittoresche abitazioni — Là, coll'ajuto del canochiale che abitualmente tenevo alla mano quando sul cassero d'una nave, scopersi una giovine — Ordinai mi trasportassero in terra, nella direzione di lei — Sbarcai, ed avviandomi verso le case ove dovea trovarsi l'oggetto del mio viaggio — non mi era possibile rinvenirlo — quando m'incontrai con un individuo del luogo, che avevo conosciuto ai primi momenti dell'arrivo nostro — Egli invitommi a prender cafè nella di lui casa — Entrammo, e la prima persona che s'affacciò al mio sguardo, era quella il di cui aspetto mi aveva fatto sbarcare — Era Anita! La madre dei miei figli! La compagna della mia vita, nella buona, e cattiva fortuna! La donna, il di cui coraggio io mi sono desiderato tante volte! Restammo entrambi estatici, e silenziosi, guardandoci reciprocamente — come due persone che non si vedono per la prima volta — e che cercano nei lineamenti l'una dell'altra — qualche cosa che agevoli una reminiscenza —
La salutai finalmente, e le dissi: «tu devi esser mia» Parlavo poco il Portoghese — ed articolai le proterve parole in Italiano — Comunque, io fui magnetico nella mia insolenza — avevostretto un nodo, sancito una sentenza, che la sola morte, poteva infrangere!..... Io avevo incontrato un proibito tesoro — ma pure un tesoro di gran prezzo!!!
Se vi fu colpa — io l'ebbi intiera! E.... vi fu colpa! Sì!..... si rannodavano due cuori con amore immenso — e s'infrangeva l'esistenza d'un innoccente!..... Essa è morta! Io infelice! E lui vendicato..... Sì! vendicato! Io, conobbi il gran male che feci, il dì, in cui sperando ancora di riavverla in vita io, stringeva il polso d'un cadavere — e piangevo il pianto della disperazione! Io, errai grandemente ed errai solo!
I tre legni armati, e destinati ad un'escursione sull'Atlantico — erano ilRio-pardo(nuovo legno armato cui si diede il nome del naufrago) da me comandato — laCassapavacomandata da Grigg — ambe golette — ed ilSeival— lancione portato in carro dalla laguna de los Patos[40]— e comandato dall'Italiano Lorenzo —
La foce della Laguna di S. Catterina, era bloccata da legni da guerra Imperiali — Uscimmo di notte, non se n'accorsero, e dirigemmo la corsa verso tramontana.
Giunti all'altura di Santos, incontrammo una corvetta imperiale che ci perseguì invano, per due giorni.
I bastimenti da guerra Brasiliani, erano certamente men bene comandati — che non lo furono nella loro campagna contro il Paraguay — E certo, con un comandante capace — i poveri piccoli tre legni della Republica, sarebbero stati frantumati in poche ore — avendo noi in tutto tre piccoli pezzi — uno per barco — del calibro: due da 9, ed uno da 12 — Mentre la corvetta aveva venti grandi pezzi in batteria coperta — ed era una vera nave da guerra.
Nel primo giorno — la minacciammo d'abordagio — edopo molto canoneggiamento, prese il largo, e ci lasciò padroni delle acque.
Nel secondo giorno, avendo noi avvicinato la costa più del primo — un forte nembo da scirocco mise fine al simulacro d'un combattimento — che per esser combattutto a troppa distanza con il mare grosso — finì per dar nessun risultato.
Dopo i due fatti narrati, approdammo nell'isolado Abrigo— ove si presero due sumache (nome che danno i Brasiliani ad una specie di brigantino goletta) cariche di riso —
Proseguimmo il corso, e fecimo altre prese — tra cui una sumaca — che, predata da Grigg, e presidiata con pochi uomini suoi — questi uomini furono assaliti dall'equipaggio Brasiliano, e legati per esser condotti prigionieri ai nemici — Fu vera sorte, per quei nostri di cader sotto la nostra prora.
Dopo otto giorni dalla nostra partenza tornammo verso la laguna.
Io avevo un sinistro pressentimento delle cose nostre in quelle parti — poichè prima di partire, già si manifestava molto malcontento tra i Cattarinensi verso di noi — e sapevasi ravvicinarsi dalla parte di tramontana, d'un forte corpo di truppe imperiali, comandate dal generale Andrea, famoso per la pacificazione del Parà, e per l'atroce sistema di repressione tenuto in quella provincia — All'altura di S. Catterina — nel nostro ritorno verso la Laguna, incontrammo unPatachoda guerra nemico (specie di grande goletta quadrata a prora). Erimo colRio-pardoed ilSeival— LaCassapavasi era staccata da noi, da vari giorni, in una oscura notte.
La scoperta del Patacho, fu fatta da prora — mentre con brezza forte veleggiavamo in poppa verso la Laguna di S. Catterina — Il nemico incrocciava apparentemente dall'isola dello stesso nome a levante — e lo scoprimmo colle mura alla sinistra —
Il Patacho portava sette pezzi d'artiglieria — ed era vero legno da guerra — IlRio-pardoaveva un solo pezzo da nove nel mezzo — ed era una piccola goletta mercantile, senza nessuno dei requisiti belligeri — Comunque conveniva far buona contenenza — E dopo d'aver segnalato alle prese, ch'erano tre, di dirigersi verso Imbituba — ilRio-pardosi diresse sul Patacho sino a tiro di moschetto, orzò sulla sinistra, ed attaccò il nemico a cannonate.
Il Patacho rispose bravamente — il combattimento però,poco o nessun risultato poteva avere, a motivo del grosso mare — Essendo noi, il più delle volte colla batteria di destra sott'acqua — ed il nemico, con molti tiri, apena potè forarci alcune vele.
L'esito del combattimento fu dunque la perdita di due sumache — una delle quali diè alla costa — e l'altra, spaventatosi il Capitano di presa, amainò la bandiera.
Una sola presa fu salva, comandata da Ignazio Bilbao, prode ufficiale Biscaïno — ed aprodò nel porto d'Imbituba, in nostro potere.
Il piccoloSeival, avendo smontato il cannone nel combattimento, per il mare grosso — prese la stessa direzione —
Fui dunque obligato d'approdare pure in Imbituba, col vento da Greco, che nella notte variò al mezzogiorno.
Con tale vento, era impossibile di entrare nella Laguna — e certamente i bastimenti imperiali da guerra, stazionati all'isola di S. Catterina — informati dall'Andurinha(il patacho con cui avevimo combattuto) sarebbero venuti ad attacarci — Bisognava quindi prepararsi a combattere —
Il cannone smontato delSeival, fu collocato su d'un promontorio, che formava la baia dell'Imbituba, dalla parte di levante, e vi si costrusse un parapetto gabbionato —
Tale lavoro si eseguì di notte — ed appena giorno si scoprirono tre legni imperiali diretti a noi. IlRio-pardofu imbossato nel fondo della baia — e la pugna ben ineguale, ebbe principio — essendo gli imperiali incomparabilmente più forti — I nemici favoriti nelle manovre, da piccolo vento che sortiva dalla baia — mantenevansi alla vela con brevi bordate, e cannonegiavano furiosamente — potendo in tal guisa aprire a piacimento, gli angoli di direzione de' loro fuochi tutti concentrati sul povero e soloRio-pardoda me comandato —
Nonostante si combatteva da parte nostra, colla massima risoluzione — e ben da vicino — poichè sino alle carabine erano state poste in opera da ambe le parti.
In ragione inversa, delle forze, certamente, andavano i danni — e già la tolda nostra era coperta di cadaveri e di mutilati, crivellati i fianchi delRio-pardo, e distrutti gli attrezzi dell'alberatura —
Si era decisi di pugnare sino alla morte, e tal decisione, era corroborata dall'aspetto imponente, dell'Amazzone Brasiliana — Anita! Che non solo, non volle sbarcare — ma prese parte gloriosa all'arduo conflitto —
Se noi combattevimo con decisione, non era poco l'ajuto che il prode Manuel Rodriguez — comandante il cannone sulla costa — ci dava con buoni tiri ed eficaci.
Il nemico era impegnatissimo contro ilRio-pardo— e varie volte, nel vederlo approssimar molto, io mi aspettavo ad un abordagio — e noi, erimo pronti a tutto, meno a cedere — Infine dopo varie ore di accanito combattimento, a nostra gran sorpresa egli ritirossi.
Si disse poi: esser il motivo della ritirata del nemico — la morte del Comandante dellaBella Americana(uno dei legni nemici di maggior forza)
Noi passammo il resto della giornata a seppellire i morti, e raconciare i danni importanti, sofferti dal poveroRio-pardo—
Nel giorno seguente, il nemico si mantenne lontano a noi a prepararci per una nuova pugna — quindi più tardi, protetti dall'oscurità della notte, salpammo per la Laguna, avendo bonacciato il vento da mezzogiorno.
Di prima notte avevimo silenziosamente imbarcato il cannone che s'era posto sulla costa — e quando il nemico s'accorse della nostra partenza, noi erimo alquanto avanzati — e solo nella mattina del giorno seguente, ci raggiunse, e sparò alcune cannonate senza colpirci.
Noi entrammo nella Laguna di S. Catterina festeggiati dai nostri, che si stupivano, come avessimo potuto scampare ad un nemico, tanto più forte di noi —