Altre faccende, e ben serie, ci aspettavano alla Laguna — Coll'avanzarsi dei nemici, grossissimi per terra — ed il contegno prepotente, con cui si eran trattati i Cattarinensi, spinsero alcune popolazioni a sollevarsi contro la Republica — e fra gli altri il paese d'Imiriù, situato al fondo del Lago verso Libeccio.
Il Generale Canabarro mi diede l'esoso incarico di sottomettere quel paese, e per castigo saccheggiarlo.
Io fui obligato di adempiere il comando — Ed anche sotto un governo Republicano, è ben repugnante il dover ciecamente ubbidire —
La guarnigione ed abitanti avevano fatto dei preparativi di difesa verso il lago — Io sbarcai a tre miglia di distanza a levante — e li assaltai improvvisamente dalla montagna — cioè alle spalle — Sconfitta ed in fuga la guarnigione fummo padroni d'Imiriù —
Io desidero per me, ed a chiunque non abbia dimenticato d'esser uomo: di non esser obligato a dar sacco — Credo: che abbenchè vi sieno delle prolisse relazioni di tali misfatti — impossibile sia narrarne minutamente tutte le sozzure, e nefandità — Io mai ho avuto una giornata di tanto rammarico, e di tanta nausea dell'umana famiglia!
Il mio fastidio e la fatica sofferta, in quel giorno nefasto — per raffrenare almeno le violenze contro le persone — furono immense — e vi pervenni, credo, a forza di sciabolate — e noncurante della mia vita — Ma circa alla roba d'ogni specie, non mi fu possibile evitare un disordine terribile.
Non valse, l'autorità del comando, nè i ferimenti da me usati, e da pochi ufficiali non domi dalla sfrenata cupidigia — Non valse, la voce espressamente sparsa, che il nemico tornasse alla pugna più numeroso di prima — e sorpresi così sbandati ed ebbri, ne avrebbe fatto un maccello — se fosse veramente comparso — Ciocchè non tutto era falso, poichè i nemici vedevansi sulle alture — ma non ardirono attaccarci. Nulla valeva a trattenere gl'insolenti saccheggiatori — e disgraziatamente, quel paese, benchè piccolo, era riccamente provvisto d'ogni genere — massime di bevande spiritose — essendo esso un deposito che provvedeva parte considerevole degli abitatori de' monti. Dimodocchè l'ubbriachezza fu generale —
Si noti: che la gente meco sbarcata, io non conoscevo per la maggior parte di nuova leva, ed indisciplinatissima — Certo, se si presentavano cinquanta nemici in tale circostanza, ad attacarci, noi erimo perduti.
Infine, con minaccie, percosse, ed uccisioni si pervenne ad imbarcare quelle fiere scatenate — Imbarcaronsi alcune botti d'acquavite, e comestibili per la divisione, e ritornossi alla Laguna.
Per dare un altro saggio della classe di genti ch'io comandavo in quella spedizione — valga il fatto seguente:
Un sargento tedesco, molto stimato dai soldati, era stato ucciso ad Imiriù — Io ordinai fosse sepellito — ma siccome altro da fare avevano i militi — e poi col pretesto anche, che il cadavere di quel prode meritava d'esser portato alla Laguna, ove ricevere un'onorevole sepoltura — il cadavere del sargento fu imbarcato.
Passeggiando io, sulla tolda del bastimento — e vedendo luce nella stiva ove allogiava la maggior parte della gente — mentre in viaggio — io vidi il seguente spettacolo:
Il sargento tedesco, alto e corpulento, disteso nel centro d'una folla di gente, le di cui fisionomie avvinazzate, eran tutt'altro che gentili — e su quei ceffi poi, riverberandosi il chiaro d'alcune candelle di sego, piantate nel collo di bottiglie collocate sulla pancia del cadavere — facevan l'effetto di certi demoni, rappresentanti giucatori d'anime a tre sette o a briscola — E tali me li ricordo ancora quei depredatori dei poveri abitanti d'Imiriù, giuocando sulla pancia del cadavere d'un loro compagno il prodotto dei loro furti.
Intanto la vanguardia nostra, col collonnello Teixeira, ritiravasi davanti al nemico, che si avanzava dal Settentrione, celeremente, e fortissimo.
Nella Laguna principiavasi a passare i bagagli della divisione sulla sponda destra della Barra — e presto bisognò pensare a passar la truppa.
Nel giorno della ritirata, e passaggio nostro sulla sponda destra, di tutta la divisione, con molto materiale, io ebbi il mio da fare — poichè, se non molta numerosa era la gente — la maggior parte era cavalleria, e molto spazioso il tratto di mare, che doveva varcarsi, e correntoso.
Io faticai dunque dalla mattina, sino verso mezzodì — impiegando quanti palischermi erano a mia disposizione — per passar tutto — E m'avviai quindi verso l'entrata della Laguna, in alta posizione, per osservare i legni nemici che s'avanzavano, in combinazione colla truppa di terra, e carichi essi stessi di molta truppa.
Pria di salire la montagna, io feci avvertire il Generale: che il nemico si disponeva a forzare l'entrata della Barra — operazione di cui io non dubitava, avendo veduto le manovre della squadra nemica, dal punto stesso ove stavo effetuando il passagio — Giunto poi sull'alto, me ne accertai indubitatamente.
Erano i legni nemici in numero di ventidue — non barchi di grande portata — ma adeguati alla profondità della foce del lago — Ripetei quindi immediatamente l'avviso al generale Canabarro — e non v'era tempo da perdere —
Però, fosse titubanza per parte del Generale, o veramente avesse la gente, indispensabile bisogno di mangiare, e riposarsi alquanto — il fatto fu: che nessuno giunse a tempo, per coadjuvare alla difesa della foce — in un punto, ove se fosse stata collocata la fanteria nostra — potevasi fare una strage di nemici.
Invece, la resistenza fu eseguita dalla batteria, situata sulla punta orientale, comandata dal valoroso Capitano Capotto — ma che, per poca pratica degli artiglieri — e cattivo stato dei cannoni — pochissimo danno fece —
Lo stesso successe, a bordo dei tre piccoli legni della Republica da me comandati — ove gli equipagi erano scarsi — ed in quel giorno, molti ed i migliori, erano rimasti occupati a passare il resto della divisione — ed altri restii sulla costa, per non esporsi a combattimento tremendo e disuguale —
Io scesi la montagna, e fui celeremente al mio posto, a bordo delRio-pardo— e giunsi, che già l'incomparabile mia Anita, colla solita intrepidezza, già aveva sparato la prima cannonata, puntata da lei stessa — ed animando colla voce le ciurme sbigottite —
Il combattimento durò poco, ma fu micidiale — non morì gran numero di gente — perchè ve n'era poca a bordo — degli ufficiali esistenti nei tre legni, però, io rimasi solo — in vita —
La squadra nemica, entrò tutta, facendo un fuoco d'inferno con artiglieria e moschetti — Favorita dal vento e dalla corrente che ne radoppiava la velocità essa ebbe poco danno — e gettò l'ancora a tiro di cannone da noi, continuando a cannonegiarci, con pezzi di calibro superiore ai nostri. Io chiesi della gente al generale Canabarro — per poter continuare la pugna — ma ebbi in risposta di dar fuoco ai legni nostri, e ritirarmi colla gente in terra.
In tale missione, avevo mandato Anita — ingiungendole di non tornare a bordo — ma essa non mandò — tornò colla risposta — E veramente io dovetti all'ammirabile sangue freddo della giovine eroina — il poter salvare le munizioni da guerra.
Seguitando il nemico a fulminarci colle sue artiglierie — ed io, quasi solo, dovendo incendiare la piccola nostra flottiglia, ebbi molto da faticare per eseguirne l'intento.
Ebbi pure a sopportare il doloroso spettacolo dell'incendio dei cadaveri de' miei fratelli d'armi, impossibilitato di dar loro altro genere di sepoltura — o far loro gli onori che meritavano.
Passando successivamente a bordo dei vari legni nostri per incendiarli — vi era un maccello di cadaveri e di membra sparse — per la tolda — Il comandante dellaItaparica— Juan Enrique del paese della Laguna, lo trovai tra altri cadaveri passato nel mezzo del petto da unbiscaïno(metraglia tonda di ferro) Il Comandante dellaCassapava— Giovanni Grigg — aveva ricevuto tale una mitragliata, e sì da vicino, che il solo busto rimaneva intiero del suo cadavere — E siccome era rubicondo di volto ed essendo rimasto apogiato alla murata dalla parte opposta da dove era stato colpito ei somigliava vivo.
In pochi minuti, le ceneri di quei valorosi compagni eran sommerse dalle onde!!! e più non esistevano le navi, quei miseri spauracchi dell'impero — ma terribili, che lo dovean divorare — secondo il detto del generale Canabarro.
Cadea la notte, quando io riuniva i superstiti compagni, e marciava alla coda della divisione, in ritirata verso il Rio-grande — per la stessa strada, che percorremmo pochi mesi prima gonfio il cuore di speranze, e preceduti dalla vittoria.
Tra le peripezie non poche della mia vita procellosa — io non ho mancato d'avere bei momenti — e tale, abbenchè sembra, avrebbe dovuto esser il contrario — era quello, in cui alla testa di pochi uomini, avanzo di molte pugne — eche giustamente avean meritato il titolo di valorosi — Io marciava a cavallo con accanto la donna del mio cuore — degna dell'universale ammirazione — e lanciandomi in una carriera, che più ancora di quella del mare, aveva per me attrative immense.
¿E che m'importava il non aver altre vesti, che quelle che mi coprivano il corpo? E di servire una povera Republica, che a nessuno poteva dare un soldo? Io, avevo una sciabola ed una carabina, che portavo attraversata sul davanti della sella.
La mia Anita, era il mio tesoro, non men fervida di me, per la sacrosanta causa dei popoli — e per una vita avventurosa — Essa si era figurato le battaglie, come un trastullo — ed i disagi della vita del campo come un passatempo — Quindi comunque andasse, l'avvenire ci sorrideva fortunato — e più selvaggi, si presentavano gli spaziosi Americani deserti — più dilettevoli e più belli ci pareano. Poi sembravami d'aver fatto il mio dovere, nelle diverse e pericolose fazioni di guerra in cui m'ero trovato — e d'aver meritato la stima, dei bellicosi figli del Continente (Rio-grande).
Noi marciammo dunque in ritirata sino alas Torres— limite delle due provincie — ove stabilimmo il campo — Il nemico contentossi d'impadronirsi della Laguna, e non c'inseguì.
In combinazione però col corpo di Andrea — avanzavasi per laSerra(monti e foreste) la divisione Acuñha, venuta dalla provincia di S. Paolo — per tagliarci la ritirata — e dirigendosi perCima da Serra(departamento nelle montagne, appartenente alla provincia del Rio-grande)
I Serrani, soprafatti da forze superiori, chiesero soccorso al generale Canabarro — ed egli dispose una spedizione agli ordini del Collonnello Teixeira, in aiuto di quelli — Noi fecimo parte della spedizione — Riuniti ai Serrani, comandati dal Collonnello Arañha, battemmo complettamente in Santa Vittoria, la Divisione Acuñha — Morì nel fiume Pelotas il generale nemico, e la maggior parte di quella truppa rimase prigioniera.
Tale vittoria, rimise sotto l'autorità della Republica, i tre dipartamenti di Lages, Vaccaria, e Cima da Serra — Dopo alcuni giorni entrammo trionfanti in Lages (Gennaio 1840).
Intanto l'invasione imperiale aveva rialzato codesto partito in Missiones, ed il Collonnello Mêlo, imperiale, aveva accresciutoin quella provincia il suo corpo — a circa cinquecento uomini di cavalleria —
Il Generale Bento Manuel destinato a combatterlo s'era contentato d'inviare il Tenente Collonnello Portiñhos, che per non aver forze sufficienti limitossi ad osservare Mello, che si diresse verso S. Paolo.
La posizione nostra e possanza — ci metteva in caso non solo di opporsi al passaggio di Mello — ma di sconfigerlo — Così non volle la sorte —
Il collonnello Teixeira incerto: se il nemico verrebbe per Vaccaria — o per altra via chiamata: i Coritibani, divise in due la forza: mandò il collonnello Aranha colla miglior parte, e migliore cavalleria della Serra in Vaccaria — e marciò lui colla fanteria — e parte di cavalleria composta per la maggior parte di prigionieri di S. Vittoria, verso i Coritibani — E per questa parte apunto si diresse il nemico.
Il frazionamento delle nostre forze, ci riescì fatale: la recente nostra vittoria, l'indole ardimentosa del nostro capo, dei Republicani in generale — e le informazioni avute del nemico, che ne menomavano la forza, ed il morale, ce lo fecero disprezzare oltremodo — In tre giorni di marcia fummo ai Coritibani, e campammo a certa distanza del passo di Maromba, per ove si supponeva dovesse arrivare il nemico — Si posero guardie in quel passo, ed in altri punti necessari a guardare.
Verso la mezzanotte, la guardia del passo, fu attaccata dal nemico, con tanta furia, che appena ebbe tempo di ripiegarsi, scambiando alcune fucilate — Da quel momento sino all'alba stettimo con tutte le forze, pronte al combattimento —
Non fu tarda l'apparizione del nemico, il quale avendo passato il fiume con tutta la sua gente — erasi schierato non lungi da noi, in atto pure di combattere.
Tutt'altro che Teixeira, vedendo la superiorità del nemico, avrebbe spedito celeremente ad Aranha per richiamarlo a noi — ed intanto procurato di trattener il nemico sino alla giunzione — Ma l'arditissimo Republicano, temete non gli sfuggisse il nemico — e perdere l'occasione di combatterlo.
All'attacco dunque! E non valse la vantaggiosa posizione in cui il nemico si trovava.
Mello profitando dell'ineguaglianza del terreno — avea formato la sua linea di battaglia, sopra una collina assai alta, davanti alla quale trovavasi una valle assai profonda, edintralciata da folti cespugli — egli aveva coperti sui suoi fianchi, alcuni plottoni di cavalleria non veduti da noi.
Teixeira ordinò di attacarlo, con una catena di fanteria, e profitare per ciò degli ostacoli della valle — Fu eseguito l'attacco, ed il nemico simulò di ritirarsi — Ma mentre la nostra catena, dopo d'aver varcato la valle perseguiva il nemico a fucilate — fu essa stessa caricata di fianco da uno squadrone coperto, dal fianco destro del nemico, ed obligata di ripiegarsi in disordine, e riconcentrarsi sul grosso della forza.
Morì, in quell'incontro, uno dei più valorosi ufficiali nostri, Manuel N. e molto caro al nostro capo.
Riforzata la catena, e riportata avanti, con più risoluzione, il nemico retrocesse finalmente, e si pose in ritirata, lasciando un cadavere de' suoi sul campo.
Pochi furono i feriti d'ogni parte — poichè poca gente d'ambi i lati avea preso parte alla pugna. Intanto ritiravasi il nemico con precipitazione — e noi lo perseguimmo senza posa —
Ambe le catene di cavalleria, della vanguardia nostra e retroguardia del nemico — scaramucciavano — e così, per nove miglia circa — essendo noi obligati di lasciar la fanteria molto addietro — non potendo certamente tenersi a paro, colla celerità dei cavalli — ad onta d'ogni sforzo — Di tale circostanza, profittò il nemico, o la suscitò lui stesso —
Giunta la nostra vanguardia, sull'alto del passo di Maromba — il comandante della stessa, maggiore Giacinto — mandò un messo al Collonnello, per avvertirlo, che il nemico passava il guado — e che già ilganado[41]e lecavalladas[42]erano dall'altra parte — Indizio: che il nemico continuava a ritirarsi —
Il valoroso Teixeira, non esitò un momento, e comandò si mettessero i plottoni nostri di cavalleria al trotto, per poter attaccare il nemico, dell'atto del passaggio, e sbaragliarlo — Mi ordinò pure: di fare ogni sforzo colla fanteria per seguirlo.
L'astuto Mello, aveva manovrato per ingannarci: Egli avea fatto marciare i suoi plottoni, con precipitazione, per toglierli dalla nostra vista — e giunto nelle vicinanze del fiume Coritibano — fece bensì passare all'altra sponda, i bovi ed i cavalli — ma la truppa la schierò dietro certe colline, sulla nostra sinistra, che la nascondevano intieramente.
Prese tali misure — avendo lasciato un plottone di protezione alla sua catena di tiratori — e scorto ch'egli ebbe la fanteria nostra a molta distanza — retrocesse coperto dalle alte colline sulla nostra sinistra, ed uscendo improvviso, con una conversione a sinistra, attaccò l'uno dopo l'altro, i nostri plottoni di fianco e li sbaragliò complettamente.
Il plottone nostro, di sostegno alla nostra catena che incalzavano il nemico colle lancie nei reni, fu il primo ad avvedersi dell'errore — ma non avendo nemmeno tempo di convergere — ebbe la sorte di tutti gli altri.
Lo stesso successe a tutti — Malgrado il coraggio e la risoluzione di Teixeira — e di alcuni ufficiali Rio-grandensi valorosissimi — Ed in poco tempo la cavalleria nostra presentava il vergognoso spettacolo d'un gregge di pecore in fuga.
A me, non era piaciuto il lasciare tanto indietro la nostra fanteria, essendo la cavalleria composta di elementi poco fidi — per la maggior parte, uomini stati fatti prigionieri in Santa Vittoria — Perciò io sforzavo i miei fanti a tutta possa — per inoltrarli al combattimento — ma invano —
Giunto ad un'altura, io vidi lo strazio dei nostri, e conobbi non esser più tempo d'influire sulla vittoria — ma procurare di non perder tutto — Chiamai a voce una dodicina de' più svelti, e più intrepidi de' miei marini, che presero il trotto alla mia voce — benchè già stanchi dalla lunga e forzata marcia — e li feci prender posizione in un sito forte per fanteria — dominante non solo ma irto di roccie e di cespugli — Da quel punto principiammo a far testa al nemico, ed a insegnarli che non era vittorioso ovunque.
In quel punto si ripiegò il Collonnello, con alcuni ajutanti, dopo d'aver tentato ogni sforzo, con indicibile coraggio — per arrestare i fuggenti.
La fanteria col Maggior Peixotto, che la comandava ai miei ordini — ci raggiunse, nella stessa posizione, e fu terribile allora la difesa, e molto micidiale al nemico.
Noi perdemmo molti fanti di coloro che rimasti indietro, furono involti co' fuggitivi nostri di cavalleria, e quasi tutti uccisi.
Intanto forti del sito, e riuniti in numero di settantatre, noi combattevamo il nemico con vantaggio — essendo esso privo di fanteria, e poco avvezzo a combattere tal'arma — Nonostante il vantaggio nostro — noi ci trovavamo in una posizione isolata — e conveniva di cercare un ricovero più sicuro, e da dove si potesse imprendere una ritirata senza esser molestati dal nemico — E sopratutto non dare al nemico vittorioso, il tempo di rannodare tutte le sue forze, ed ai nostri quello di raffredarsi.
Uncapon(Isola d'alberi e folta) trovavasi alla nostra vista, distante circa un miglio — noi imprendemmo la ritirata alla direzione di quello.
Il nemico procurava di avviluparci nel transito, e ci caricava a scaglioni, ogni volta il terreno glielo permetteva — In tale circostanza ci valse moltissimo: esser gli ufficiali armati di carabina — e siccome tutti aguerriti, respingevansi le cariche del nemico, a piè fermo, con impavida intrepidezza — In tal modo, giunsimo a ricoverarci nelcapon, ove non ci molestò più il nemico —
Internati alquanto nel bosco, noi scelsimo un sito chiaro di piante, e riuniti, colle armi pronte, stettimo riposando, ed aspettando la notte.
Il nemico fece alcune intimazioni di resa, dal di fuori — a cui non rispondemmo —
Giunta la notte fecimo alcuni preparativi per la partenza — La maggior difficoltà fu per i feriti — tra cui il maggior Peixotto, con una palla in un piede — Verso le 10 di sera, accomodati nel miglior modo i feriti, s'incominciò la marcia costeggiando ilcapon, che si lasciava a destra — e cercando di guadagnar la costa delMato(foresta) — quella foresta forse la maggiore del mondo, stendesi dagli alluvionidel Plata, sino a quelli dell'Amazzone[43]coronando le cresteda Serra do Espinasso(Spina dorsale del Brasile), in una estensione di circa trenta quattro gradi di latitudine — Non conosco l'estensione sua in longitudine, probabilmente immensa —
I tre dipartimenti di Cima da Serra, Vaccaria, e Lages, sonocampestresin mezzo alla foresta, cioè campi attorniati da quella — Coritibanos, situato nel dipartimento di Lages, provincia di Santa Catterina — era il teatro del mio raconto — così chiamato dagli abitanti venuti da Coritiba, paese nella provincia di S. Paolo.
Dunque noi costeggiavimo ilcapon, per avvicinarci alla Selva suddescritta, cercando la direzione di Lages, per riunirci al corpo d'Aranha — da noi sventuratamente staccato —
Successe all'uscita nostra dalcapon, uno di quei casi — che provano quanto l'uomo è figlio delle circostanze, e quanto può il terror panico sugli uomini anche i più intrepidi —
Si marciava in silenzio — e com'era naturale, disposti a combattere se s'incontrava il nemico — Ebbene — un cavallo, che probabilmente avea perduto il cavaliere nella giornata — e che trovavasi colle redini, morso, e sella, procurando di malamente pascolare — al poco rumore da noi fatto quell'animale si spaventò e prese a fuggire.
Odesi una voce che dice «il nemico» e tutti assieme, vidersi precipitarsi nel più folto del bosco, quegli stessi settantatre uomini — che per più ore s'erano battutti contro cinquecento nemici! e precipitarsi in tal modo, che ad onta di perder molte ore per raccoglierli — fu impossibile, di riunirli tutti — e se ne perdettero vari —
Raccolti alla meglio, ripresimo strada; ed allo spuntar dell'alba, erimo sull'orlo desiato della grande foresta — costeggiando alla direzione di Lages —
Il nemico ci cercò il giorno seguente — ma non ci rinvenne — essendo noi già lontani.
Il giorno del combattimento fu terribile per operosità, privazioni, e disagi — ma si combatteva — e quell'idea soverchiava ogni altra — ma nella foresta ove mancava il consueto alimento — la carne — ed ove, altro da mangiarenon si trovava — era un affare serio — Stettimo quattro giorni, senza provare altro cibo, che radici di piante.
Sono indescrivibili poi, le fatiche da noi provate per tracciarci una via, ove non esistevano sentieri; ed ove la natura, incomparabilmente prolissa, e gagliarda, ammontichia sotto pini collossali dell'immensa selva, la gigantescataquara— (canna o bamboù) le di cui reliquie, ammassate su quelle delle altre piante — formano insuperabile strame, suscettibile d'inghiottire, e seppellire un individuo, che incautamente vi affidasse il piede — Molti dei compagni, scoraggiavansi — alcuni disertarono — e fu mestieri riunirli, ed energicamente imporre loro: che meglio era manifestarsi apertamente sulla volontà di accompagnarci — e che liberi si lasciavan coloro, che volessero andarsene —
Tale risoluzione fu eficacissima — da quel momento, non ci furon più diserzioni — ed entrò la fiducia di salvezza —
Il quinto giorno, da quello del combattimento — giunsimo all'entrata dellapiccada(sentiero tagliato nella selva, e che conduceva a Lages) — ove incontrammo una casa — ed ove ci sfamammo maccellando due bovi — Fecimo due prigionieri in detta casa — appartenenti allo stesso nemico che ci avea battuti — Seguimmo quindi per Lages, ove arrivammo in un giorno di pioggia —
Il paese di Lages, che festeggiato ci aveva al nostro arrivo — quando vittoriosi — aveva alla notizia del nostro rovescio ai Coritibani — voltato bandiera; ed alcuni più risoluti, avevano ristabilito il sistema imperiale —
Quegli ultimi, fuggirono all'apparizione nostra, e siccome erano mercanti la maggior parte — ed i più ricchi — essi ci lasciarono i loro magazzeni provvisti d'ogni ben di Dio — Ciò valse a provvederci del bisognevole, e migliorare la condizione nostra — Intanto Teixeira scrisse ad Aranha, ordinandoli di riconcentrarsi — ed ebbesi, circa in queigiorni, notizie della venuta del Tenente Col.lloPortinhos — che colla sua collonna — era stato inviato dal generale Bento Manuel,[44]in seguimento della forza stessa di Mello incontrata da noi, infelicemente ai Coritibanos —
Ho servito in America la causa dei popoli, e l'ho sinceramente servita — siccome ovunque ho combattutto il despotismo — Amante del sistema Republicano idoneo alle mie condizioni — io fui contrario per le stesse al sistema opposto — Gli uomini!...... gli ho piutosto compianti che odiati — rimontando alle cause del male — cioè all'egoismo della sciagurata nostra natura — Lontano poi — oggi (1850) — dal teatro, ove compironsi i fatti ch'io sono a descrivere — posso narrarli con pacatezza ed esser creduto imparziale —
Voglio dunque asserire: che arditissimi, eran codesti prodi figli del Continente[45]ed audacissima fu l'occupazione nostra di Lages — occupazione che tenemmo per vari giorni — disposti a difenderci contro un nemico dieci volte superiore, vittorioso, e divisi da lui dal solo fiume Canoas, che non potevimo difendere — Con gli ausiliari nostri ben lontani —
Molti giorni passarono, pria dell'arrivo di Aranha, e Portinhos — ed in tutto quel periodo fu tenuto a bada il nemico con un pugno d'uomini —
Appena giunti i rinforzi suddetti — si marciò risolutamente al nemico — che non accettò di combattere, ma ritiravasi quando incalzato — apogiandosi sulla provincia di S. Paolo, da dove dovevano giungerli considerevoli ajuti di fanteria e cavalleria —
Qui sentimmo il difetto, che sentiva generalmente l'esercito Republicano — cioè, il non voler permanere i militi sotto le bandiere, quando non si trattava di combattimenti immediati — Vizio sentito anche nell'esercito di Washington — ed in qualunque esercito, in cui la vera disciplina del milite della libertà non è apprezzata — Disciplina che deve nascere nel milite dal convincimento del dovere — e molto diversa dalla disciplina forzata del soldato del despotismo — Inquesto caso il soldato — o è tolto per forza da' suoi focolari, ed obligato di ubbidire ad un padrone — a qualunque atto malvagio egli sia comandato — oppure è un soldato mercenario, venduto corpo e anima a chi lo paga, e disposto per indole a commettere atti, di cui si vergognerebbe un lupo.
Il milite cittadino appartenente a nazione libera — va sotto le bandiere, quando chiamato — perchè la patria è minacciata da prepondenti — Egli dà volenteroso la sua vita in difesa del suo paese e de' suoi cari — e non abbandona l'esercito nazionale, senonchè quando il pericolo è passato, e quando congedato dai suoi capi.
L'esercito Republicano del Rio-grande, composto per la maggior di militi cittadini valorosi — che però non intendevano rimanere alle bandiere — quando nel loro criterio pensavano non esser tempo di combattere, ed essere il pericolo della patria passato — si allontanavano dalle fila, senza aspettare l'ordine dei capi —
Tale vizio, fu quasi rovina nostra in tale circostanza — ove un più intraprendente nemico, avrebbe potuto schiacciarci, profitando di quel disordine, e della nostra debolezza —
Principiarono i Serrani — gente delle montagne circonvicine — ad abbandonare le fila — e condurre seco loro non solo i propri cavalli, ma pure quelli appartenenti alla divisione —
Quei di Portinho, gente della provincia di Missiones — seguirono l'esempio — E presto si diradò la forza nostra in tal modo — che fummo obligati di abbandonare Lages, e ripiegarsi sulla provincia del Rio-grande, temendo l'avvicinamento del nemico, contro cui non avressimo potuto sostenerci —
Il resto della forza — così menomata — mancante del necessario, particolarmente di vestimenta in un paese di montagna, ove il freddo, cominciava a divenir insopportabile — stava demoralizzandosi, e ad alta voce si chiedeva di tornare ai focolari — cioè nella parte bassa, ed aprica della provincia — La provincia del Rio-grande è divisa in due regioni: la bassa limitata a levante dall'Atlantico, ed a ponente e maestro dellaSerra do Espinasso— è regione quasi tropicale, per mite temperatura; il cafè, il zucchero, gli aranci, ecc. — beano quella felice contrada — che ha di più il vantaggio d'immensa quantità di bestiame — ed unabellissima popolazione forte a cavallo quanto i figli delle provincie del Plata; l'alta regione — della Serra — con un temperatura assai più fredda — possiede le frutta tutte, che appartengono a clima più rigido — cioè: pomi, pere, pesche, ecc. — ed è coronata dall'estremità meridionale dell'immensa foresta, di cui accennai antecedentemente — ed i cui pini giganteschi vi fanno l'effetto di collonne di templi.
Il collonnello Teixeira, fu dunque obligato di cedere a tali esigenze — e mi ordinò di scendere la Serra cogli avanzi della fanteria, e della marina — e di riunirmi all'Esercito — preparandosi, esso pure a seguirci colla cavalleria —
Quella discesa fu ardua, per le difficoltà della strada, e le ostilità accanite degli abitanti della contrada, nemici accerrimi dei Republicani — Cosa strana, eppur verissima: la classe dei contadini — che più d'ogni altra, dovrebbe amare un reggimento libero — lo detesta, e lo combatte!
Noi scesimo per lapiccada(sentiero nella foresta) di Peluffo — erimo in sessanta circa — ed ebbimo ad affrontare terribili imboscate — oltrepassate con incredibile fortuna, grazie alla risolutezza degli uomini ch'io comandavo — ed alla poca pratica di combattimenti de' nostri nemici —
Siccome il sentiero che si percorreva era strettissimo, e tagliato in foltissima selva — il nemico, indigeno, e perciò peritissimo dei luoghi — sceglieva i siti più scabrosi per imboscarsi — irrompeva con furia, e grida tremende su di noi — mentre dalle parti più folte ci fulminava a fucilate — Eppure, tanta paura incutì in quei montanari, l'intrepido contegno nostro — che un solo cavallo morto noi ebbimo, e varie, ma leggiere ferite agli individui —
Giunsimo al quartier generale inMalacara— distante 12 miglia da Porto-Alegre ove si trovava il Presidente Bento Gonçales — allora Generale in capo —
L'esercito Republicano era in preparativi di marcia quando noi lo ragiungemmo — Il nemico, dopo la perdita della battaglia di Rio-pardo — rifatosi in Porto-Alegre, n'era uscito agli ordini del vecchio generale Giorgio, ed aveva preso stanza sulle sponde del fiume Cahò — protetto da' suoi legni da guerra, con numerosa artiglieria, riforzato di buon nerbo di fanteria — ed aspettando la giunzione del generale Calderon, che avea riuniti nella campagna un numero di cavalleria, non indifferente — venendo dal Rio-grande —
L'impero con tutti i mezzi di corruzione, di cui poteva disporre — non mancava d'aderenti nella provincia del Rio-grande — paese, ove si può dire come nel Rio della Plata: che gli uomini nascono a cavallo — ed ove lo stesso spirito cavalleresco — fa bellicosi gli abitanti — Ma non tutti gli uomini per cavallereschi che sieno, resistono alle indorature, ai titoli, ai ciondoli, e sopratutto all'onnipossente metallo.
Lo stesso difetto, che abbiam notato sopra — cioè la repugnanza dei Republicani, di star riuniti alle bandiere, quando non era presente il nemico — facilitava tali mosse allo stesso — E quando il Generale Netto — che comandava le forze Republicane della campagna — ebbe riunito gente sufficiente per battere Calderon — questo già erano riunito all'esercito grande nel Cahò, dopo d'aver riuniti molti cavalli di cui tanto abbisognavano gl'imperiali — E quindi con grande superiorità, il Generale Giorgio minacciava gli assedianti la capitale, e li obligava a levar l'assedio —
Era indispensabile, per il presidente della Republica, congiungere la divisione Netto — per esser in istato di combattere l'esercito nemico — e tale giunzione condotta a buon'esito, onora moltissimo la capacità militare di Bento Gonçales —
Ad un esercito Europeo, per motivo delle impedimenta sarebbe stata impossibile tale manovra —
Noi, marciammo coll'esercito da Malacara — prendendo la direzione di S. Leopoldo (colonia Tedesca) — passammodi notte a due miglia dell'esercito nemico — ed in due giorni e due notti di marcia continua quasi senza mangiare, giungemmo nelle vicinanze di Taquary, ove incontrammo il generale Netto — che ci veniva incontro.
Dissi: quasi senza mangiare — e realmente — Subito che il nemico ebbe sentito il movimento nostro — marciò forzatamente per combatterci — e ad onta d'esser molto più pesante di noi, perchè con artiglierie e bagagli — per varie volte ci ragiunse, mentre noi riposavamo dalle lunghe marcie — ed erimo occupati ad arrostir la carne — unico alimento nostro — e per varie volte ci obbligò di metter gli arrosti[46]in spalla, e partire con precipitazione — per ragiungere la meta —
Nel Piñheiriño, a sei miglia di Taquary, si fece alto — e si presero tutte le disposizioni per combattere —
L'esercito Republicano forte di cinque milla uomini di cavalleria, e mille di fanteria — occupava le alture de Piñheiriño — piccolo monte semi-coperto di pini — l'infanteria nel centro, comandata del vecchio Collonnello Crescenzio — l'ala destra comandata dal generale Netto; e la sinistra dal generale Canabarro — Ambe le ali erano composte di pura cavalleria — e senza esagerazione, della migliore del mondo — abbenchè Farrapa[47]—
La nostra fanteria, composta in totalità d'uomini di colore — meno gli ufficiali, — era pure eccellente — e la brama di combattere generale —
Il collonnello Joân Antonio formava la riserva con un corpo di cavalleria —
Il nemico avea quattro milla fanti, tre milla di cavalleria, ed alcuni pezzi d'artiglieria — Egli avea preso posizione dall'altra parte del letto d'un piccolo torrente, che divideva i due eserciti — ed il suo contegno non era disprezzevole — Eranvi le migliori truppe dell'impero — ed il vecchio generale Giorgio che le comandava era tenuto per il più capace —
Il general nemico, aveva sino a quel punto, marciato arditamente su di noi, e già avea preso tutte le disposizioni — per un attacco in regola —
Egli avea fatto passare il letto asciuto del torrente, da due battaglioni di fanteria — che formaron quadrato, subito passati — Due pezzi collocati in posizione vantaggiosa sull'altra sponda, fulminavano le nostre catene di cavalleria, ed i loro sostegni.
Già i valorosi della prima brigata di cavalleria agli ordini del generale Netto avevano sguainato la sciabola, e non aspettavano che il suono di carica, per lanciarsi sui due battaglioni passati — Codesti bellicosi figli del Continente, avevan la coscienza della vittoria — Netto, e loro, non erano mai stati battuti —
La fanteria nostra, con bandiere spiegate — scaglionata per divisioni, sul più alto della collina, e coperta dal ciglione di quella, fremeva di combattere.
Già i terribili lancieri di Canabarro — tutti liberti, e tutti domatori di cavalli — avean fatto un movimento avanti — avvilupando il fianco destro del nemico — obligato perciò di far fronte anche a destra — e disordinatamente —
I coraggiosi liberti — fieri della loro imponenza diventavano più soldi — e vera selva di lancie somigliava quell'incomparabile corpo — composto di schiavi, liberati dalla Republica, e scelti tra i migliori domatori della provincia — tutti neri tranne gli ufficiali superiori —
Il nemico non aveva mai veduto le spalle di cotesti veri figli della libertà — che certo combattevan per essa — Le loro lancie, più lunghe della misura ordinaria — i loro nerissimi volti — le robuste membra, indurite a perenne, e faticoso esercizio — e la loro perfetta disciplina, incutevano terrore ai nemici —
Già la voce animatrice del generale in capo — aveva percorso le fila — «Oggi ognun di noi combatterà per quattro» erano state le poche parole di quel Sommo — dottatto di tutte le qualità del gran Capitano, meno la fortuna!
L'anime nostre, sentivano il palpito delle battaglie, e la fiducia della vittoria — Giorno più bello, e più magnifico spettacolo non erami capitato mai![48]Collocato al centro della fanteria nostra nel sito più alto — io scopriva l'uno e l'altro esercito — I campi sottoposti, seminati da pochee basse piante nessun ostacolo ponevano all'occhio — e si potevano scorgere i benchè minimi movimenti.
Lì, sotto ai miei piedi.... tra pochi minuti, sarà decisa la sorte del maggior pezzo del continente Americano — il Brasile! Deciso il destino d'un popolo! Codesti corpi, sì compatti, sì floridi, sì brillanti — a momenti saranno sciolti, disfatti, orribilmente amalgamati, e respiranti libidine di distruzione! Tra poco — il sangue, l'infrante membra, i cadaveri, di tanta superba gioventù — brutteranno i bellissimi e vergini campi! Eppure si aspettò, si anelava il segno della battaglia...... Ma invano!....... quello non doveva essere il campo della strage!
Il generale nemico, intimorito dal fiero contegno dei Republicani — e dalla fortissima posizione da noi occupata — esitò nell'attacco anteriormente divisato — fece ripassare i due battaglioni — e dall'offensiva che aveva mostrato sin lì — passò alla difensiva.
Il generale Calderon fu ucciso in una ricognizione — quello fu forse uno dei motivi dell'irresoluzione di Giorgio.
Non attaccandoci, noi dovevimo attaccarlo — Tale era l'opinione di molti — Ma avressimo ben fatto? Attaccati nelle superiori posizioni del Piñheiriño — eravi molta probabilità di vittoria — ma lasciandole — e per incalzare il nemico, bisognava traversare il letto del torrente — alquanto scabroso, benchè asciuto — poi la superiorità numerica della fanteria nemica, non era poca — Esso con artiglieria — noi senza un solo pezzo —
Infine non si combattè, e si stette l'intiero giorno in presenza, con piccole scaramuccie —
È uno dei vizi delle posizioni troppo forti, e sovente anche del comodo delle piazze di guerra — che fanno propendere al riposo, ed all'inazione — quando si potrebbe trar molto vantaggio dalla risoluzione d'una battaglia. Tanti sono gli esempi che si potrebbero adurre in apogio di tale ragione — ed è da deplorare l'avviso dei mastri di guerra Italiani (1872) — che vogliono seminare la penisola di fortezze — per la paura d'armare due millioni di cittadini — ed inviare i preti, alle bonifiche delle paludi Pontine —
Nel nostro campo, scarseggiava la carne — e massime la fanteria era famelica — Più insoportabile era la sete — non trovandosi acqua nei siti da noi occupati — Ma, quella gente era fatta alla vita di privazioni — e non udivasi: senonchè il lamento di non combattere!
Concittadini miei! il giorno, in cui voi sarete uniti (un po' lontano sventuratamente), e sobri come i figli del Continente — lo straniero non calpesterà il vostro suolo! Non contaminerà i vostri talami! L'Italia avrà ripreso il suo posto, tra le prime nazioni del mondo!
Nella notte il vecchio generale Giorgio — era sparito, e nella mattina non scorgevasi il nemico da nessuna parte — e per motivo della nebbia, sino verso le 10 a.m. fummo ignari delle sue nuove posizioni — Verso quell'ora alfine si scorse — occupando le forti posizioni di Taquarì —
Io sono certo: la sagace manovra del nemico, non mancò di cagionare cordoglio nel nobile cuore del capo della Republica — Ma non v'era rimedio — Egli avea perduto una splendida occasione di rovinare l'impero, e probabilmente assicurare il trionfo del suo paese —
Poco dopo, ebbesi notizia: passare la cavalleria nemica il fiume Taquarì, coadjuvata dalla squadra imperiale — Il nemico era dunque in ritirata, e bisognava attaccarlo in coda nel suo passaggio — In ciò non titubò il nostro generale — Marciammo dunque risolutamente alla battaglia —
La cavalleria nemica, avea bensì passato il fiume ajutata in quel passaggio da vari legni imperiali, ma la fanteria era rimasta tutta sulla sponda sinistra, in forti posizioni, protetta da bastimenti da guerra, da un bosco d'alto fusto foltissimo —
La seconda nostra brigata di fanteria, composta dal terzo e dal secondo battaglione, era destinata ad iniziare l'attacco. Essa caricò con tutta la bravura possibile — ma il numero dei nemici era soverchiamente superiore — ed i nostri coraggiosi militi dopo d'aver fatto dei prodigi di valore — furono obligati di ritirarsi, sostenuti dalla prima brigata, composta del 1º battaglione, della marina — e degli artiglieri senza cannoni.
Tremendo fu quel combattimento di fanteria nel bosco, ove il frastuono delle fucilate e dei rami infranti — tra densissimo fumo — somigliava ad infernale tempesta — Non meno di cinquecento d'ambo i lati fu la perdita tra morti, e feriti — I cadaveri dei valorosi Republicani, furon trovati sino sulla sponda del fiume — ove avevano impetuosamente bajonettatto il nemico — ma per sventura, senza risultato, e senza profito, fu tanta prodezza — poichè, soperchiata la2ª brigata da forze molto superiori — ed obligata a ritirarsi, si sospese il conflitto.
Giunta la notte, il nemico potè liberamente ultimare il suo passaggio sulla sponda destra del Taquary —
Tra le brillanti qualità del generale Bento Gonçales, molti notavano il difetto d'irresolutezza — origine dei disastrosi successi delle sue operazioni — ed avrebbero creduto meglio: impegnando una brigata di fanteria sproporzionatamente debole a petto d'un nemico sì numeroso; cioè: uno contro sei almeno; che si avesse dovuto complettar l'attacco — lanciandovi la prima brigata, e quanta cavalleria armata di carabine, trovavasi nell'esercito nostro.
Io giudico nello stesso modo: che quando si sta iniziando un'attacco — vi si deve ponderatamente riflettere; ma una volta deciso — vi si deve impegnare ogni forza disponibile — sino alle ultime riserve — A meno, che non sia una ricognizione — cioè attaccare il nemico, fingendo d'impiegarvi tutte le forze — e quando riconosciuto, o riconosciute le sue posizioni, ed il suo numero — obligandolo di metterlo in evidenza — ripigliar allora le proprie posizioni — In tal caso da parte nostra — abbiamo eseguito una semplice ricognizione — bisogna però star sempre pronti a respingere un'attacco vero del nemico — Un attacco generale, poteva veramente darci una brillante vittoria — se facendo perder piede al nemico lo precipitavamo nel fiume — Egli certamente trovavasi in condizione di timore per l'atto d'esser da noi perseguito nella sua ritirata — e forse, non difettava di probabilità di riuscita — il lanciar tutte le forze all'assalto —
Il Generale in capo credè bene di non avventurare una generale battaglia — e la totalità d'una fanteria, unica che possedeva la Republica —
Egli senza dubbio si pentì: di non aver dato battaglia il giorno antecedente — in cui i suoi militi tutti, in campo aperto avrebbero operato miracoli — Il fatto sta: che una vera perdita, fu quel conflitto per noi — non avendo come supplire alla perdita di circa la metà de' nostri prodi fanti — quando per il nemico la perdita di cinque cento uomini di fanteria era insignificante —
Il nemico rimase sulla sponda destra del Taquary — e perciò quasi totalmente padrone della campagna — Noi ripresimo la strada di Porto-Alegre per ricominciare l'assedio.
Le condizioni della Republica avevano alquanto peggiorato — ripassammo a S. Leopoldo, alla Settembrina — quindi a Malacara nell'antico campo —
Di lì a pochi giorni cambiossi il campamento a Bella-vista, posizione più vicina a la Laguna de los Patos verso Greco da quella di Malacara — Nello stesso tempo il Generale Bento Gonçales ideò altra operazione, il di cui risultato, se felice, poteva migliorare d'assai lo stato degli affari nostri —
Il nemico con motivo delle sue escursioni nella campagna — avea sguarnito alquanto di fanteria le sue piazze forti —S. Jozè do Nord— trovavasi in quel caso — Quella piazza situata sulla sponda settentrionale dell'imboccatura dellaLaguna de los Patosn'era una delle chiavi, ed il suo possesso, ed il suo possesso avrebbe potuto cambiare la faccia delle cose; l'utile principale da ricavarne erano: vettovaglie d'ogni specie, armi e munizioni —
La gente nostra trovavasi in miserabilissimo stato — e là anche poteva vestirsi, e provveddersi d'ogni utile cosa —
Quel punto poi, era non solo importantissimo, come dominante l'entrata della Laguna, unico porto della provincia — ma eravvi da quella parte — l'Atalaya — cioè l'albero dei segnali per i bastimenti, a cui indicava la profondità delle acque, nellabarra(foce).
Sventuratamente successe in questa spedizione, lo stesso che in Taquary: Portata l'impresa colla maggior sagacia e segretezza, sino vicino ad ultimarla — se ne perdette il frutto intieramente, per non agiungere l'ultimo colpo —
Una marcia continua di otto giorni — a non meno di 25 miglia al giorno — ci mise, inaspettatti, sotto le trincee della piazza —
Era una di quelle notti d'inverno, in cui un ricovero ed un po' di fuoco è una vera fortuna — ed i poveri militi della libertà laceri ed affamati — colle membra intrise dalfreddo — esposti a fitta pioggia di tempestoso diluvio che ci avea accompagnato in tutta la marcia — avanzavansi silenziosi ed intrepidi contro i forti e le mura guarnite di sentinelle —
A poca distanza eransi lasciati i cavalli, sotto la custodia d'uno squadrone di cavalleria — e ciascuno rotolando i miseri cenci, preparavasi all'assalto che doveva aver luogo al primo «chi va là» delle sentinelle —
I militi della Republica assalirono quelle mura come lo avrebbero potuto eseguire i primi soldati del mondo — Pochi furono i tiri d'artiglieria e di moschetteria del nemico — poca la resistenza sulle mura — ed i nostri montando sulle spalle l'uno dell'altro — in poco tempo furon nell'interno della piazza.
Alcuna resistenza di più, fecero i quattro forti che dominavano la trincea — A 1 ora dopo mezzanote principiò l'attacco, ed alle 2 erimo padroni della trincea e di tre forti — con perdite relativamente indifferenti — e senza aver sparato un tiro da parte nostra.
In potere delle trincee, di tre forti su quattro, e tutti dentro della città — sembrava impossibile, non dovessimo rimanerne padroni — Eppure!... anche questa volta si doveva aver la peggio!
La stella della Republica tramontava — e la fortuna era nemica al Duce nostro —
Trovandosi dentro la città, i militi nostri — affamati e cenciosi — credettero altro non vi fosse da fare; che mangiar bene, bever meglio — vestirsi — e depredare — La maggior parte quindi, si dispersero coll'idea del saccheggio.
Intanto rinvenuti dalla sorpresa — rannodaronsi gl'imperiali in un forte quartiere, e fecero testa, in numero d'alcune migliaja — Li assalimmo, e ci respinsero — Cercavansi i nostri militi per rinnovare gli attacchi, e non si trovavano — o se s'incontravano, erano carchi di bottino, ebbri, e senza volontà di rischiar la vita — essendo divenuti ricchi — Parte di loro avean danneggiato i fucili servendosene per abbatter le porte delle case, e negozi che volevano depredare — altri li avevano senza pietre focaje che avevano perdute —
Il nemico da parte sua, non perdeva tempo: vari legni da guerra che si trovavano nel porto, presero posizione infilando le strade da noi occupate — giacchè il paese era proprio edificato sulla sponda del lago —
Dal Rio-grande del Sud che si trovava a poche miglia sull'altra sponda, mandarono soccorsi di truppe; ed il forte unico, che noi avevimo trascurato di occupare, fu occupato dai nemici.
Il forte maggiore dei quattro, detto Imperiale — da noi assaltato e conquistato nella notte — e che trovavasi dominante nel centro della linea di trincee, la di cui possessione era importantissima, fu inutilizzato da un'esplosione terribile delle polveri, che ci ammazzò e ferì molta gente —
Io ricordo sempre — non era ben chiaro ancora, nella mattina — quando successe la catastrofe — ricordo dico: d'aver veduti i nostri uomini, che occupavano quel forte, scaraventati nell'aria come lucciole — accesi dall'incendio delle vestimenta e gettatti sul suolo orribilmente mutilati —
Infine il più glorioso dei trionfi, cambiossi verso mezzogiorno, in una vergognosa ritirata — quasi una fuga —
I buoni, in pochi che aveano sostenuto il combattimento sino alla fine — piangevano dalla rabbia, e dal dispetto — La nostra perdita fu comparativamente immensa — Da quel giorno la nostra fiera fanteria di liberti divenne uno schelettro —
Poca cavalleria era venuta alla spedizione, e valse a proteggere la ritirata — La divisione marciò ai suoi allogiamenti di Bella-vista, ed io rimasi colle reliquie della Marina, in S. Simon — stabilimento situato sulla sponda dellaLaguna de los Patos—
La Marina era ridotta ad una quarantina d'individui tra Ufficiali e militi —
Nell'emisfero meridionale — già si sa — l'inverno succede nei mesi in cui noi — nel nostro — abbiamo la state — e dagli abitanti dicevasi inverno rigido — quello — e ci sembrava tanto più tale — che tutti ci trovavamo sprovvisti di vestimenta, e nell'impossibilitato di rimediare alla mancanza —
Il motivo della nostra permanenza in S. Simon, fu per regolarvi alcunecanoe(specie d'imbarcazioni fatte d'un sol albero, di cui si scava la parte interna) ed aprire le comunicazioni coll'altra parte del Lago — Ma in vari mesi, ch'io stetti in quel punto, non apparvero mai le canoe — e perciò nulla si fece, di quanto s'era ideato.
In luogo di barche, quindi, noi ci occupammo di cavalli — essendovi dei puledri in quantità, in quel sito — abandonato da vari mesi dai proprietari che appartenevano al partito imperiale — Quei puledri servirono per fare de' miei marinari, altretanti cavalieri — ed alcuni anche, malamente, domavano cavalli —
È, S. Simon, un bellissimo e spaziosissimo feudo benchè, allora distrutto ed abbandonato — e credo era proprietà d'un conte dello stesso nome, esule o i di cui eredi erano esuli, per diversità d'opinione dalla dominante Republicana —
Non essendovi padroni, e quelli essendo avversari, noi facevamo da padroni in quel luogo — La padronanza nostra però, consisteva di servirsi degli animali del feudo per alimento — non avendo altro — e di divertirci a domar poledri — In quel tempo (16 settembre 1840) la mia Anita ebbe il suo primo nato — Menotti, la di cui esistenza era un vero miracolo — poichè nel decorso della gravidanza, la coraggiosissima donna avea assistito a molte pugne, sopportate molte privazioni e disagi — ed una caduta da cavallo, per cui nacque il bambino, con una ammacatura nella testa —
Anita partorì in casa d'un abitante di quella campagna, nelle vicinanze d'un piccolo villagio chiamato Mustarda — ed ebbe tutte le cure, immaginabili da codesta generosissima famiglia per nome Costa — Io sarò riconoscente a quella buona gente tutta la vita —
Ben valsa alla mia buona consorte trovarsi in quella casa — poichè le miserie che si pativano allora nel nostro esercito — erano giunte al colmo — e certo io non avevo come regalare la mia cara partoriente, ed il mio bambino, con un solo fazzoletto —
Mi decisi, per assistere i miei cari con alcuni panni, a fare un viaggio alla Settembrina[49]ove alcuni amici — massimel'eccellente Blingini, mi avrebbero sovvenuto di qualche cosa[50]—
In conseguenza — mi misi in viaggio, attraverso le inondate campagne, di quella parte tutta alluvionale della provincia — ove per giorni intieri, io viaggiava, con acqua sino alla pancia del cavallo —
Passai nellaRossa Velha(vecchio campo coltivato) ove incontrai il Capitano Massimo dei lancieri liberti, il quale mi accolse da vero e generoso compagno. Egli era stato preposto, con un distaccamento dei suoi militi, alla custodia dellecavalladas— (cavalli di riserva) in quelli eccellenti pascoli —
Giunsi in quella località di sera, con forte pioggia — vi passai la notte — ed all'alba dell'altro giorno — essendo anche maggiore, mi rimisi in viaggio — contrariamente al parere del buon Capitano, che voleva fermarmi per aspettare tempo migliore —
Premevami troppo la mia missione, per diferirla, e mi avventurai nuovamente in quel diluvio di inondazioni —
Alla distanza d'alcune miglia — udii delle fucilate dalla parte da dove ero partito — mi nacque alcun sospetto, ma non potevo far altro che proseguire.
Arrivai alla Settembrina — comprai alcune cosarelle di panni — e mi avviai nuovamente verso S. Simon —
Nel ripassare alla Rossa Velha, seppi la causa delle fucilate, ed il tristissimo caso accaduto al Capitano Massimo, ed ai suoi bravi liberti — subito dopo la mia partenza da quella casa —
Moringue (quello stesso che mi sorprese in Camacuan) aveva sorpreso il Capitano Massimo — e dopo una difesa disperata di quel prode ufficiale coi suoi lancieri, era pervenuto ad ucciderli quasi tutti —
I migliori cavalli erano stati imbarcati ed inviati a Porto-Alegre — ed i men buoni uccisi tutti — I nemici avevano eseguito l'impresa con legni da guerra, e fanteria — quindi rimbarcati i fanti — s'eran diretti per terra, colla cavalleria verso il Rio-grande del Nord, sbaragliando tutte le piccole forze Republicane, che trovavansi sparse su quel territorio — o spaventandole —
Tra quelle trovavansi i miei pochi marini, che furonoobligati di abbandonare la loro posizione e cercare rifugio nella foresta — essendo il nemico troppo numeroso per loro —
Anche alla mia povera Anita — a dodici giorni di parto — toccò di fuggire, col suo pargolo sul davanti della sella — affrontando tempi tempestosi — Io non trovai più la mia gente, e la famiglia al mio ritorno in S. Simon — e fui obligato di rintracciarli nell'orlo d'una selva — ove soggiornavano ancora, quando li trovai, non avendo notizie esatte del nemico —
Tornammo in S. Simon, e vi stettimo qualche tempo ancora — quindi cambiammo stanza — e la stabilimmo sulla sponda sinistra del fiume Capivari — Cotesto fiume, è formato dai differenti scoli — dei vari laghi che guarniscono la parte settentrionale della provincia del Rio-grande, tra la costa dell'Atlantico, ed il versante orientale della catenadoEspinasso — Esso prende il suo nome dallaCapivara, specie di majale anfibio, molto comune nei fiumi dell'America meridionale —
Dal Capivari, e dal Sangrador do Abreu (Sangrador è un canale che serve di veicolo, tra una palude, ed un lago o fiume ove avevimo potuto ottenere e regolare due canoe) fecimo alcuni viaggi — alla costa occidentale della Lagunados Patos— trasportando gente e comunicazioni —
Intanto la situazione dell'esercito Repubblicano peggiorava — ogni dì le urgenze erano maggiori — e maggiori le difficoltà di soddisfarle — I due combattimenti di Taquary e Nord — avevano scemato talmente il numero della fanteria — che i battaglioni erano diventati schelettri — I soverchi bisogni, generavano il malcontento — questo la diserzione —
Le popolazioni, siccome succede nelle guerre lunghe, si stancavano, e si ammorbavano d'indifferentismo — coll'alternare del passaggio, e delle esigenze delle forze d'ambe le parti —
In tale stato di cose, gl'imperiali fecero delle proposte d'accomodamento — che abbenchè vantaggiose, considerando le circostanze in cui si trovavano i Repubblicani, non furono accettate, e respinte con alterigia, dalla parte più generosa dell'Esercito — Tale rifiuto però, acrebbe il malcontento, nella parte più transigente e stanca —
Infine l'abbandono dell'assedio della Capitale, e la ritirata furono decisi —
La divisione Canabarro, di cui faceva parte la Marina, doveva principiare il movimento, e sgombrare i passi della Serra, occupati dal generale nemico Labattue — francese al servizio dell'impero — Bento Gonçales col resto dell'esercito marcerebbe in seguito, coprendo il movimento —
In questo tempo morì il nostro Rossetti — irreparabile perdita! Rimasto colla guarnigione Republicana della Settembrina, che doveva marciare ultima, quella gente fu sorpresa dal famoso Moringue divenuto l'incubo dei Republicani — e perì in quella sorpresa l'incomparabile Italiano, combattendo valorosamente —
Caduto da cavallo — ferito — le fu imposto d'arrendersi — egli rispose a sciabolate, e vendè caramente una vita — ben preziosa all'Italia!
Non v'è un angolo della terra, ove non biancheggiano l'ossa d'un Italiano generoso! E l'Italia li scorda! — Essa si occupa di comprar delle isole per formar dei penitenzari[51]Essa, vezzeggia la compassione dei Potenti, per riabilitar le sue membra e costituirsi «del non suo ferro cinta» plaudendo ai suoi governanti che la prostituiscono! Essa amoreggia oggi coll'idra sacerdotale, e la lecca, l'accarezza, supplicandola genuflessa — acciò le mantenga i suoi figli nell'ignoranza, e nell'abbrutimento! — chiamando l'atto sudicio, infame! garanzie!
Ed essa scorda..... coloro che fecero bello il suo nome nel nuovo mondo! In tutte le contrade del mondo! Essa!...... ne sentirà la mancanza, nel giorno, in cui vorrà sollevarsi sui cadaveri de' corvi che la divorano!
L'impresa ritirata, nell'invernale stagione fra i dirupi delle montagne, e con pioggie quasi continue — fu la più disagiata e terribile ch'io m'abbia veduto mai —
Noi conducevamo per tutta provvista, alcune vacche acapestro — non trovandosi animali nell'ardui sentieri che dovevamo percorrere, dalle pioggie impraticabili —
I numerosi fiumi della Ser[r]a, gonfi oltremodo, capovolgevano gente, animali, e bagagli — Si marciava con pioggia, e senza alimento — Accampavasi, senza alimento e con pioggia —
Tra un torrente e l'altro — coloro a cui era toccato di rimanere vicini alle disgraziatissime vacche avevano carne — e gli altri nulla! Massime la povera fanteria[52]trovossi in tremendo conflitto, mancando anche di carne cavallina, di cui facevano uso i cavalieri a difetto d'altra —
Furonvi scene da inorridire!! Molte donne — com'è uso in quei paesi accompagnavano l'esercito — e non mancavano d'esser utili, impiegate alla conduzione dellecavalladas, che eseguivano a cavallo — essendo esse molto pratiche in tale esercizio — Colle donne v'erano naturalmente dei bambini d'ogni età — Pochi bambini dell'età più tenera — uscirono dalla foresta! — Alcuni pochi furono raccolti da cavalieri — giacchè pochi cavalli si salvarono — e molte madri pure, rimasero morte o morenti di fame di disagio e di freddo —!!!
Vi sono foreste nella parte bassa della provincia — ove il clima è quasi tropicale — ed in cui si trovano in abbondanza frutta selvaggie, ma buone e nutritive — come laguayaba, l'arassaecc. ma nelle selve dell'alta serra, ove ci erimo inoltrati — non si trovano tali frutta — ed apena trovansi foglie diTaquara(canne grossissime) alimento insufficiente per animali; e che non valse a salvarmi due muli che portavano il mio povero bagaglio[53]Anita abbrivvidiva all'idea di perdere il nostro Menotti, che salvammo per un miracolo —!
Nel più arduo della strada, ed al passo dei torrenti io portavo il mio caro figlio di tre mesi, in un fazzoletto a tracollo, procurando di riscaldarmelo al seno, e coll'alito —
D'una dodicina d'animali di mia proprietà, che con me, entrarono nella foresta — tra cavalli, e muli, parte da sella,ed altri da bagagli — con due cavalli, e due muli, erimo rimasti — Il resto stanchi, erano stati abbandonati —
I pratici, per colmo di sventura, avevano sbagliato lapiccada(sentiero tagliato nella foresta), e quello fu uno dei motivi, che sì difficilmente, ci fece varcare quella terribile selva de las Antas (Anta è una belva che mi dissero somigliarsi all'asino, inoffensiva — la di cui carne è squisita, ed il cuojo serve a molti forti ed eleganti lavori — Io ho veduto il cuojo — mai l'animale)
Siccome, più si procedeva avanti — non trovavasi mai la fine dellapiccada— io rimasi nella selva coi due muli, che pure si stancarono — e mandai Anita col mio assistente, ed il bambino — acciocchè alternando i due cavalli che ci rimanevano — essa procurasse di uscire al chiaro — cioè fuori della foresta, ove trovare alcuni alimenti per essa, e per il pargoletto —
I due cavalli che alternativamente portavano Anita, ed il coraggio sublime di quella valorosa mia compagna, salvaronmi ciocchè di più caro io avevo nella vita — Essa giunse fuori dellapiccada, e per fortuna vi trovò alcuni de' miei militi con un fuoco acceso — cosa, che non sempre poteva ottenersi, per la continuazione della pioggia a diluvio — e la povera condizione a cui erimo ridotti —
I miei compagni a cui era riuscito d'asciugare alcuni cenci — presero il bambino che tutti amavano — l'involsero, lo riscaldarono, e lo tornarono in vita — quando la povera madre, già poco sperava di quella tenera esistenza —
Essi, con amorevolissima sollecitudine — procurarono, quei buoni militi, di cercare alcuni alimenti — coi quali ristaurossi la cara mia donna, e potè allattare il mio primo nato!
Io faticai invano per salvare i muli — Rimasto con quelle spossate bestie — tagliai loro, quanto mi fu possibile, delle foglie di canne per alimentarli — ma non mi valse — fui obligato di abbandonarle — e cercare d'uscir io pure dalla foresta, a piedi, ed affamato —
Ai nove giorni, dalla nostra entrata — apena trovavasi fuori dellapiccada, la coda della divisione — e pochissimi cavalli d'ufficiali eransi potuti salvare —
Il generale Labattue che ci aveva preceduti fuggendo, avea lasciato nella stessa selvade las Antasalcune artiglierie, che per mancanza di mezzi, non potemmo trasportare, e rimasero sepolte in quelle spelonche — chi sa per quanto tempo —
I temporali sembravano star di casa nella selva suddetta — poichè usciti nei campi dell'alti-piano — inCima de Serra, noi trovammo dei tempi bellissimi — e vi trovammo pure, per noi preziosissimi come alimento, degli animali bovini — Dimodocchè si dimenticarono alquanto i disagi passati —
Entrammo quindi nel dipartimento di Vaccaria ove permanemmo alcuni giorni — per aspettare il corpo di Bento Gonçales, che ci giungeva frazionato ed assai malconcio —
L'infaticabile Moringues, informato della ritirata, erasi messo alla retroguardia di codesto corpo — incomodandone la marcia in ogni modo — coadjuvato dai montanari, sempre accanitamente ostili ai Republicani.
Tuttociò diede al Labattue, tutto il tempo necessario per la sua ritirata e giunzione al grosso dell'esercito imperiale — Vi giunse però quasi senza gente, per motivo delle diserzioni, cagionate da forzate marcie, e le stesse privazioni, e disagi da noi sofferti —
Accade di più al generale Francese, uno di quelli incidenti — ch'io narrerò per la natura sua straordinaria —
Dovendo Labattue varcar nel suo cammino, i due boschi conosciuti col nome: di Mattos (bosco o selva)Portoghez e Castellano— trovavansi in quei dintorni alcune tribù d'indigeni selvaggi, chiamatiBugredelle più feroci che si conoscono nel Brasile — esse sapendo del passaggio degl'imperiali, li assalirono in varie imboscate della macchia, e ne fecero strage; facendo sapere nello stesso tempo al generale Canabarro, ch'essi erano amici dei Republicani; e veramente nel nostro transito per le loro selve, nessun disturbo ci cagionarono —
Vidimo però i lorofoge(buchi profondi, ricoperti accuratamente con delle zole — nei quali si precipita l'incauto viandante — e profitano i selvaggi del suo inciampo per assalirlo) — Per noi, nessuno di quei buchi però, era coperto, e le formidabili barricate d'alberi, innalzate lateralmente al sentiero da dove colpiscono i passeggieri con dardi e frecce — erano sguarnite —
In quei medesimi giorni, comparì, fuori della foresta, una donna — rubata nella sua giovinezza dai selvaggi, in una casa della Vaccaria — Essa profitò in detta occasione, della vicinanza nostra per salvarsi — Era quella poverina in una condizione ben deplorabile —
Non avendo noi, nemici da fuggire, nè da perseguire, in quelle alte regioni, procedevamo nelle nostre marcie conlentezza — mancanti quasi totalmente di cavalli — ed obligati di domare, cammin facendo, alcuni poledri che si trovavano dispersi in quei campi —
Il corpo dei lancieri liberti, rimasto intieramente smontato, fu obligati di rifare le sue cavalcature con poledri —
Era bel vedere allora — quasi ogni giorno — una moltitudine di quei giovani e robusti neri, tutti domatori, lanciarsi sul dosso dei selvaggi corsieri, e tempestare per la campagna — montonando prima — facendo il bruto ogni sforzo per sbarazzarsi del suo carico e scaraventarlo a gambe all'aria lontano — l'uomo ammirabile di destrezza, di forza, di coraggio, inforcarsi siccome tanaglia — battere, spingere, e domare infine il superbo figlio del deserto — che come saetta parte finalmente, quando conscio della superiorità del dominatore che lo cavalca, e divora in pochi momenti uno spazio immenso — per ritornare colla velocità stessa, anelante e grondante di sudore —
In quella parte dell'America, il puledro giunge dal campo, si laccia, si sella, imbrigliasi, e senz'altre disposizioni, è cavalcato dal domatore a campo aperto — L'esercizio ha luogo, generalmente varie volte nella settimana — ed in pochi giorni è capace di ricevere il morso — Anche i più renitenti, riescono così, famosi cavalli in alcuni mesi — Difficilmente però sortono ben domati da' soldati nelle marcie — ove non ponno avere il comodo, la cura, e massime il riposo necessario per ben formarsi —