CAPITOLO XLIV.Assediati nel Salto da Lamas e Vergara.

GARIBALDI NEL 1846.

GARIBALDI NEL 1846.

Rimasero ad assediarci, le due divisioni di cavalleria Lamas, e Vergara — con circa settecento uomini —

D'allora in poi non potè il nemico, tenerci assediati senonchè a grande distanza — e noi fecimo quindi alcune sortite, ora raccogliendo bovi, ed ora puledri, coi quali si rimise in regolare stato la cavalleria nostra — esausta quasi di cavalli dalla strettezza sofferta dell'assedio —

Si osservi: che i cavalli di quei paesi, si nutriscono generalmente a solo fieno, pascolato al campo — e pochissimi quelli che si mantengono a biade — In quei giorni ebbe luogo un'operazione nostra assai bella, e singolare per noi Europei —

Il corpo d'esercito di Garzon, stanziato alla Concordia dirimpetto al Salto — era marciato a riunirsi con Urquiza, per dirigersi agli ordini di quest'ultimo sopra Corrientes — Era rimasto alla Concordia, un corpo di cavalleria d'osservazione — Dal Salto vedevansi le sentinelle di quella gente, e lacavallada(truppa di cavalli) che, per esser migliori i pascoli nelle vicinanze del fiume, e più comodo per abbevverarli — di giorno l'approssimavano alla sponda — ritirandoli nell'interno di notte —

Il collonnello Baez, mi propose d'impadronirmi di tal cavallada —

Un bel giorno, prepararonsi una ventina di cavalieri scelti, e nudi, con arma unica, la sciabola; ed una compagnia di legionari, divisi tra i legni della flottiglia, pronti ad imbarcarsi nei palischermi — Era verso il meriggio, quando più caldo il sole — Le sentinelle nemiche, colla lancia fitta nel suolo — e fatta barracca del poncho (mantello), stavano sonnacchiando, o giuocando a carte — Il fiume, nel punto in cui dovea passarsi — avrà un cinque cento metri di largo e molto profondo e correntoso —

Diedesi il segnale convenuto: I cavalieri escono da dietro le frasche della sponda del fiume, ov'eran nascosti, e siprecipitano nell'onda coi loro corsieri, senza sella, e colle sole redini — I legionari — che uno ad uno eran già discesi nelle barche dalla parte nostra, ove non potevano esser scoperti dai nemici, vogavano nei palischermi, a tutta voga — E quando le sentinelle nemiche si accorgono del movimento già le fucilate dei nostri svelti giovinotti, fischiano alle loro orecchie — e gli anfibi centauri giunti alla sponda, le perseguono per la collina. La prode cavalleria Americana, è unica capace di tali operazioni — e nuotatori eccellenti, uomini e cavalli, assuefatti ambi al passagio di grandi fiumi — essi traversano facilmente le maggiori distanze — tenuti generalmente alla criniera del cavallo, con una mano, nuotano coll'altra — trascinando armi e bagagli nellapelotafatta con lacarona[65]—

Parte dei nudi cavalieri, restano in osservazione sulla collina — mentre gli altri raccolgono i dispersi cavalli, e li conducono o spingono alla sponda — ove precipitati nel fiume, al punto chiamato porto — ove gli stessi animali sono assuefatti ad abbeverarsi — passano la maggior parte; ed alcuni, più renitenti o più apprezzati, si legano, e si trascinano colle barche — Intanto, i legionari, cambiano alcune fucilate col nemico che va ingrossando — ma non bastantemente per osare di caricarci — e tenendosi a rispettosa distanza, in ossequio di alcune cannonate sparate dalla flottiglia —

In sostanza, in poche ore, sono in potere nostro, cento e tanti buoni cavalli, senza avere un sol'uomo ferito —

Fu curioso avvenimento quello per la sua singolarità e perchè operato su d'un campo d'azione, in piena perspettiva della città del Salto — I cavalli d'Entre-rios poi, sono universalmente stimati, e con ragione — Tale preda di cavalli, fece nascere, naturalmente, il desiderio di tastare un po' i nostri assediatori —

Vergara, colla sua divisione, ci serrava da vicino — Noi, mandammo alcuni pratici del paese abombearlo(spiarlo), e seppimo da loro la posizione che occupava — Di giorno, sarebbe stato impossibile di sorprenderlo — bisognava attaccarlo di notte —

Io avevo incaricato del comando della nostra cavalleria il collonnello Baez — Anzani comandava la fanteria — e così uscimmo dal Salto al principio della notte, e ci dirigemmo verso il campo nemico, situato a circa otto miglia di distanza — Per silenziosa, e diligente che fosse la marcia, fummo sentiti dalle sentinelle avanzate — e perciò ebbe tempo Vergara di far montar a cavallo, e mettersi in ritirata.

Assalimmo comunque senza ritardo — e la sola cavalleria nostra pugnò essendo impossibile alla fanteria di seguirne il movimento, per quanti sforzi essa facesse per ragiungere la pugna —

Il nemico combattè accanitamente — ma alla voce di: «avanza la fanteria» che si esclamava a proposito, cedeva terreno — e finì per sbandarsi e mettersi in fuga — Tale era il prestigio acquistato da cotesti pochi ma valorosissimi fanti —

Si perseguì il nemico per alcune miglia — ma a cagione della notte, poco vantaggio ci recò il trionfo —

Fecimo alcuni prigionieri, e presimo alquanti cavalli — pochi [morti] e feriti vi furono d'ambe le parti —

Al giorno chiaro, apena si conosceva campo di battaglia erasi pugnato marciando — e dei nemici, soli alcuni gruppi si scorgevano in lontananza — Il collonnello Baez, rimase colla cavalleria per perseguirli, e riunire una truppa di vaccine — Noi tornammo al Salto —

Verso quel tempo (principio del 1846) ebbimo notizie, che il generale Medina — nominato generale in capo dal governo — delle truppe della campagna, in assenza del generale Rivera — che il generale Medina dico: con alcuni emigrati orientali, dal Brasile e da Corrientes, ove stavano dopo la sconfitta dell'India muertadovevano riunirsi a noi nel Salto —

La sconfitta di Vergara, ci aveva bensì vantaggiato, ma non dato quei risultati che se ne potevano aspettare sel'avessimo sorpreso — Lamas non molto distante occupato a far domare puledri, accorse alla notizia del rovescio, ed agevolò al collega, la riunione della gente — Ambi stabilirono il campo, ad alcune miglia dal Salto — e ricominciarono l'assedio — che consisteva per lo più ad allontanarci il bestiame ciocchè potevan fare agevolmente in considerazione della loro superiorità in cavalleria —

Nominato il generale Medina a capo dell'esercito — conveniva proteggere la sua entrata nel Salto — Il collonnello Baez, come già dissi: avea assunto il comando della cavalleria nostra, e l'aveva regolarmente organizzata, perito com'era in quell'arma — d'un attività non comune — egli aumentò il numero dei cavalli, e provvedeva la città e milizia di bestiame. Mundell, e Juan de la Cruz, trovavansi ai di lui ordini — ed in quei giorni trovavansi distaccati ambi, in commissione di domar puledri.

Il colonnello Baez, più noto al generale Medina, era in diretta relazione con quel generale — seppi da Baez dunque, che Medina, colla sua piccola truppa, doveva comparire alla vista del Salto, nel giorno 8 Febbraio — combinammo dunque, che lo accompagnerei colla fanteria —

All'alba del giorno 8 febbraio 1846, uscimmo dal Salto, dirigendoci verso il fiumicello di S. Antonio — sulla sponda sinistra del quale, dovevimo aspettare l'apparizione del generale Medina, e del suo seguito — Anzani, per fortuna nostra, rimase nel Salto, un po' indisposto —

Il nemico, come soleva farlo, quando si usciva a tale direzione — mostrò sulle alture di destra, alcuni gruppi di cavalleria, che si approssimavano a vicenda, come per osservare, se si raccoglieva bestiame, e disturbarci — contro tali osservatori staccò il collonnello Baez, una catena di tiratori di cavalleria, e si stette per alcune oreguerrigliando(fuochi da volteggiatori) colla catena nemica —

La fanteria avea fatto alto, e formato i fasci, nelle vicinanze del fiumicello, su d'una eminenza chiamata: tapera de DoVenanzio — ove rimanevano pochi avanzi d'un posto di estancia o di saladero —

Io mi ero staccato dalla fanteria, e contemplavo le guerriglie — Assuefati a quel genere di guerra — ove la perizia, l'agilità ed il valore del milite Americano risplendano brillantemente — ciò era per noi, un divertimento — Ma il nemico, con tali finte nascondeva l'avvicinamento del Vespajo — dietro il suo trastullo di guerriglieri — che spingevad'un modo debole e non curante, per meglio ingannarci — e dar tempo alle formidabili forze che venivano indietro, di avvicinarvi.

Il terreno, in tutto il dipartimento del Salto, è formato di colline, e tali sono i campi di S. Antonio. — Cosicchè l'imponente forza che marciava contro di noi, potè approssimarsi, dietro la cortina, formata dalla cavalleria di Lamas e Vergara, sino a piccola distanza. Mentre giunto alla descrita posizione, io stavo gettando la vista dall'altra parte di S. Antonio — io scorgo, con stupore, comparire sul vertice della prima collina, a noi dirimpetto — ove pochi nemici s'eran veduti sino a quel momento — una foresta di lancie — fitti squadroni di cavalleria con bandiera spiegata, ed un corpo di fanteria, doppia della nostra in numero; che venuta a cavallo sino a due tratti di fucile; mise piede a terra, si ordinò in battaglia ed a passo di carica, suonata da un tamburo, marciò sulla nostra alla bajonetta —

Baez fu sconvolto — e mi disse «ritiriamoci» — Io, vedendone l'impossibilità, dissi: «non è più tempo e bisogna combattere». Così ai legionari, per distruggere o mitigare l'impressione — che loro farebbe l'apparizione d'un nemico sì formidabile, dissi loro: «noi pugneremo» (era voce grata, a quei valorosi Italiani) — «la cavalleria siamo assuefati a vincerla — oggi, vi abbiamo anche un po' di fanteria» —

Si poteva fuggire, farsi maccellare, sino all'ultimo — ma non ritirarsi — Con 180 fanti non è possibile una ritirata di sei miglia, con 300 di buona fanteria nemica colle bajonette nelle reni, e circondati da 900 a 1200 de' primi cavalieri del mondo — La voce di ritirata in tale impegno, è condannabile — è codarda! Bisognava combattere, e si combattè come uomini che preferivano morte onorata — alla vergogna!

La tapera, in cui ci trovavamo, conservava vari travicelli, che avevano servito alla parete d'antico edifizio di legno — Ad ogni travicello in piede, dunque si pose un legionario — Il restante, formando tre piccole sezioni, fu collocato in collonna, dietro l'edifizio, e coperto dalle mura in mattoni, della testa settentrionale dello stesso edifizio, a guisa di stanza, capace di contenere una trentina d'individui — e coprendo quasi intieramente, la testa della piccola nostra collonna —

Alla destra della fanteria, si collocò Baez, colla cavalleria — mettendo a piedi gli armati di carabina — e rimanendoa cavallo i lancieri — Avevimo circa cent'uomini di cavalleria, e cento ottanta sei legionari — Il nemico aveva novecento uomini di cavalleria (vi fu chi assicurava: esser la cavalleria nemica, in numero di 1200), e trecento di fanteria —

Uno scampo solo v'era per noi: respingere, e debellare la fanteria nemica, — Io me ne persuasi, ed a tale intento volsi ogni sforzo nostro —

Se quella fanteria nemica, invece di caricare in linea di battaglia, formando una linea estesa — carica in collonna d'attacco con una linea di tiratori avanti — e senza far un tiro — io credo: irresistibile sarebbe riuscito il suo assalto — Noi ci saressimo battutti corpo a corpo giacchè quartiere non v'era da sperare da tale nemico — ma una volta mischiati, l'enorme massa di cavalleria che veniva dietro — ci avrebbe calpestati sotto le ugne dei cavalli —

I campi di S. Antonio, oggi ancora biancheggierebbero, d'ossa Italiane — e la patria nostra avrebbe plorato l'eccidio d'un pugno di prodi suoi figli — senza che un solo di loro, fosse sortito a contarlo —

La fanteria nemica, avanzò invece bravamente, battendo la carica, su d'una sola linea — senza sparare, sino a pochi metri di distanza — in cui si fermarono e fecero una generale scarica — Ciò fu la salvazione nostra!

I legionari avevan ordine d'aspettare il nemico a bruciapelo — e così fecero. Tale scarica nostra fa decisiva, — Caddero molti dei nostri bensì — alla scarica del nemico, ma pochi dei nostri tiri furono perduti — E quando il prode Marrocchetti, che comandava le tre sezioni in riserva, uscì da dietro il riparo, e caricò in massa, la già decimata fanteria nemica — che volse le spalle e si pose in fuga bajonettata dai nostri — Anche tra noi, vi fu un momento di titubanza, e di disordine alla vista di tanti nemici — Vi erano alcuni neri con noi, prigionieri del Tapebì — e forse altri, che non credendo alla possibilità di difendersi — cercavano coll'occhio una vana via di scampo — Ma, quei prodi, che si lanciarono sul nemico — come leoni — Oh! quelli, furon belli di valore e di gloria!

Dal momento in cui fissai tutta la mia attenzione alla fanteria nemica — io non avevo più osservato, nè veduto il collonnello Baez e la cavalleria nostra — Eran fuggiti! Ed anche quella circostanza avea sconcertato non poco i deboli — Cinque o sei cavalieri eran rimasti con noi — edio ne incaricai un valoroso ufficiale orientale — Josè Maria —

Colla sconfitta della fanteria nemica, io mi confortai nella speranza di salvezza — Profitammo del momento di calma, che ci lasciava la stupefazione del nemico, per alquanto riordinarci — Egli avea contato giustamente di annientarci sino all'ultimo uomo — e si trovò ben deluso —

Sui cadaveri nemici rimasti tra noi — e massime sulla linea, ove s'era fermato per far fuoco — trovammo abondante provvista di cartuccie — Molti fucili migliori dei nostri lasciati dai morti o dai morenti servirono ad armare i mancanti militi ed ufficiali — Non essendo riuscito nel primo tentativo — reiterò ripetutamente il nemico, le sue cariche — Mise a piedi, molti de' suoi dragoni — con quelli, coi pochi avanzi de' suoi fanti, e con masse di cavalleria, da far tremar il terreno — ci assaliva, procurando in ogni modo di farci perdere contenenza — Ma, non le fu più possibile — I nostri s'eran penetrati del santo dovere di combattere per l'onore del nome — e s'eran persuasi, che con coraggio, e sangue freddo, si può combattere un nemico, senza contarne il numero — A misura che il nemico ci caricava — io tenevo sempre pronti, alcuni scelti legionari — ed i pochi cavalieri che ci rimanevano — e con quelli, facevo io pure caricare il nemico ogni volta —

Tentò pure, di far avvicinare a noi, per varie volte, un parlamentare con bandiera bianca — a provare naturalmente, s'erimo disposti alla resa — Io allora, sceglievo tra i nostri i migliori tiratori, e facevo sparare sino a fugare il messo —

Sin verso le 9 della sera durammo in quel modo — e verso un'ora p.m. era cominciata la pugna — Noi stavamo in mezzo ad una barricata di cadaveri — Verso le 9 si fecero i preparativi per la ritirata — Molti erano i feriti nostri, e più dei sani — quasi tutti gli ufficiali feriti — Marrocchetti, Casana, Sacchi, Ramorino, Rodi, Berutti, Zaccarello, Amero, ecc. — Carone, e Traverso soli rimanevano illesi —

Fu ardua e dolorosa impresa, il rimore [rimovere] quei giacenti — collocandoli parte sugli abandonati cavalli, o feriti — altri, che potevano trascinarsi, a piedi sostenuti da compagni — Terminato l'accomodamento dei feriti — si dispose il rimanente in quattro sezioni; ed a misura che si ordinavano in rango, si facevan coricare, per meno esporli al continuo fulminare dei tiri del nemico — Alcune ammonizioni sul modo di condursi — e s'imprese la ritirata —

Fu pur bella, la ritirata di quel pugno d'uomini! in collonna serrata, tra una nube densa, de' primi cavalieri del mondo — l'ordine era di non scaricare un solo fucile, seno a bruciapelo, sino a ragiungere il limitar del bosco che guarnisce la sponda del fiume Uruguay — Avevo ordinato pure prendessero i feriti la vanguardia — certo, che le cariche del nemico, sarebbero sulla nostra retroguardia, e sui fianchi — Ma come regolare i poveri soffrenti — Essi si disordinarono alquanto, ed alcuni ne furon vittime: uno o due io credo — Il resto fu salvo — ed eran molti —

La piccolla collonna!..... oh! lo ricordo con orgoglio!..... fu ammirabile! Essa armò le bajonette al moversi e serrata, siccome era partita, giunse al determinato punto! — Invano fece il nemico tutti li sforzi possibili, per sconvolgerci, caricando in ogni direzione, con tutta possa — Invano! Giungevano i lancieri nemici, a ferire i nostri nei ranghi — Non vi si rispondeva senonchè colle bajonette — e più compatti si procedeva —

Alto! e dietro fronte, si fece qualche volta, quando troppo incalzati dal nemico che si respingeva con pochi tiri — Giunti poi al limitare del bosco — potemmo più agiatamente, tempestarlo di fucilate ed allontanarlo —

Uno dei patimenti maggiori della giornata, era stata la sete — massime per i feriti, che avevano bevuto la propria urina — Giunti sulla sponda del fiume, lascio pensare con che brama, si corse all'acqua — Parte bevevano, e gli altri tenevano il nemico lontano —

Il successo brillante del nostro primo movimento in ritirata — ci valse: esser meno molestati in seguito — Formammo una catena di bersaglieri, a coprire il nostro fianco sinistro, sempre minacciato dal nemico, sin dentro la città del Salto — e costegiammo così la sponda del fiume —

Alle cariche del nemico, che non le cessò indispettitto com'era di vedersi fuggir una preda ch'ei credeva sicura — si faceva alto! poi rinfrancati i nostri intieramente, e boriosi dell'ottenuto successo — gridavano in spagnuolo, all'indirizzo di quello: «Ah che no!» (cioè: a che non venite!) — e mettendolo in fuga a fucilate — lo burlavano —

Anzani ci aspettava, all'entrata della città — e volle abbracciarci tutti, commosso sino al pianto — Il modesto ed incomparabile guerriero — non avea disperato! Egli stesso me lo assicurava — Ma sì ardua, era stata la pugna! e sì sproporzionato il numero dei nemici! Egli avea riunitonella fortezza i pochi rimasti — la maggior parte feriti in convalescenza — ed aveva risposto alle intimazioni di resa — come Pietro Micca all'assedio di Torino — e come Pietro Micca, egli avrebbe mandato in aria il mondo, piutosto che arrendersi!

Durante il conflitto — contando sull'imponenza delle sue forze, avea il nemico, intimato la resa a noi, ed a Anzani nel Salto — Già vedemmo la risposta ch'ebbe da noi nel campo — Ma più importante ancora fu la risposta d'Anzani: colla miccia alla mano — Chiunque più debole di lui — alle assicurazioni del nemico non solo — ma a quelle di Baez stesso, e della di lui gente: che tutto era perduto al di fuori — e che mi avean veduto cadere (ciò era vero ma soltanto ebbi il cavallo morto) —

Ma Anzani non disperava! Ed io lo accenno..... lo grido a quelli de' miei concittadini, che disperarono qualche volta per la salvezza d'Italia!..... È vero, che sono pochi gli Anzani!..... Ma chi dispera è un codardo! Ed abbiam provato abbastanza: che mai disperiamo della completta redenzione della patria nostra — a dispetto dei neri traditori, sempre disposti a venderla — e dei boriosi vicini tante volte assuefatti a comprarla!

Anzano col suo atto eroico, avea salvato tutto, e noi potemmo, grazie a lui, rientrare nel Salto in trionfo.

A mezzanotte circa, entrammo nella città — Del presidio o della popolazione, certo, nessuno dormiva in quell'ora — ed i generosi abitanti si affollavano, per richiedere dei feriti, soccorrerli, e condurli nelle loro case, ov'ebbero ogni gentile assistenza —

Povero popolo! Che tanto hai sofferto nelle varie vicende della guerra! Io ti rammenterò sempre con un senso di profonda gratitudine —

Noi ebbimo delle sensibili perdite in quel fatto d'armi — e sensibilissime le toccò il nemico — Il generale Servando Gomez, capo supremo delle forze nemiche, che sì maestrevolmente ci avea sorpresi — e quasi annientati — sparì nel 9, trascinando la sconquassata divisione, verso Paysandù da dove era partito —

Egli condusse gran numero di feriti, e lasciò il campo di S. Antonio coperto di cadaveri —

Il giorno 9, s'impiegò totalmente all'accomodamento e cura dei feriti nostri, o nemici ch'erano rimasti —

Due chirurghi Francesi, ci valsero sommamente nellapietosa cura — Il medico dell'Eclairgiovine zelante e di capacità (non ricordo il nome) e Desroseaux altro giovane facoltativo della stessa nazione — addetto da qualche tempo alla legione, e che avea combattutto in quel giorno da milite — prestarono validamente l'opera loro presso gl'infermi —

Più d'ogni cosa poi, valse ai nostri sofferenti, la delicata assistenza delle gentilissimeSaltegne—

I giorni seguenti furono impiegati alla raccolta e sepoltura dei morti —

Siccome straordinario era stato il combattimento, solenne, mi sembrò dover essere l'inumazione dei cadaveri — Mi ricordai allora d'aver veduto i tumuli dei campi di battaglia nell'Oriente — e sulla collina che domina il Salto, e già era stato teatro di pugne gloriose, si scavò una fossa per tutte le salme indistintamente — quindi una cestella di terra per ogni individuo, coperse le reliquie degli amici e nemici — ed innalzò il tumulo che ognor si scerne — signoreggiato da una croce, sulla quale legonsi le seguenti parole:

«Legione Italiana, Marina, e cavalleria orientale» dall'altra parte: «8 Febbraio 1846»

I nomi dei valorosi, morti o feriti, nel conflitto glorioso, esistono nel giornale della legione tenuto da Anzani.

Il generale Medina, potè liberamente entrare nel Salto col suo seguito — e vi mantenne il comando superiore, sino alla rivoluzione eseguita dai Riverista in Montevideo — In tutto quel periodo nulla d'importante successe —

La rivoluzione a Montevideo in favore di Rivera, diede un crollo tremendo agli affari della Republica — La guerra cessò d'esser nazionale, e si tornò alle meschine fazioni, capitanate da un uomo qualunque, generalmente senza merito, perchè un uomo di merito per interesse individuale, non trascina il suo paese in guerre intestine, le più durevoli, e più micidiali —

Circa nello stesso tempo accadeva la rivoluzione di Corrientes, fatta dai fratelli Madariaga, contro il venerando, e virtuoso generale Paz — Quei giovani capi, che s'erano illustrati, con fatti sorprendenti, strappando la loro patria all'esoso dominio di Rosas; per gelosia, e sete di comando, imbrattaronsi colla più sozza delle congiure, e precipitarono, così, la causa del loro paese —

Il generale Paz, fu obligato di abbandonare l'esercito Correntino, e ritirarsi nel Brasile — Il Paraguay richiamò il suo esercito dopo la partenza del generale in cui aveva fiducia — ed i Madariaga ridotti alle proprie risorse — furono battutti complettamente da Urquiza — e ricaduta quindi Corrientes, in potere del feroce Dittattore di Buenos Ayres —

Le cose di Montevideo andavan niente meglio — Rivera riposto al potere dai partitanti suoi — ne allontanò chiunque, per lui non parteggiava — In bando, andarono la maggior parte di coloro che con tanto valore avevano assunto la bella difesa — e con disinteressato amore di patria — altri staccati dagli impieghi, che onorevolmente avevan coperto — eran sostituiti da inetti devoti —

Egli trovava a Montevideo, città dei miracoli — i nuovi elementi d'un esercito — dopo d'averne perduto due — e li trasportava alas Vaccas, sulla sponda sinistra dell'Uruguay — I soldati di Montevideo erano assuefatti a vincere — e lo provarono nei primi incontri col nemico, nella campagna — A Mercedes particolarmente facevan prodigi di valore — Ma il cattivo genio che trascinava Rivera all'Arroyo-grande, e all'India muerta — lo condusse a Paysandù — ove dopo d'una vittoria — egli ebbe il suo esercito disfatto intieramente — A Maldonado, egli imbarcavasi nuovamente per l'esiglio, alla volta del Brasile — non so se più disgraziato che colpevole —

Caduto il governo di Montevideo in potere di Rivera — io ne rimasi dolente prevedendo sciagure —

Il vecchio general Medina — nominato dal governo generale in capo, nell'assenza di Rivera — non solo si piegò agli eventi — ma per maggiormente rimettersi nelle grazie del nuovo padrone, tramava contro il mio povero individuo — forse per il poco da noi compito — favoriti dalla fortuna — e ci preparava nel campo nostro stesso una rivoluzione controlos gringos(gl'italiani) coll'intento di distruggerci sino all'ultimo — Ma ingannossi —

Italiani ed Orientali, lo dico con orgoglio: mi amavano — ed io avrei potuto senza tema di nessuno erigermi indipendente, dal nuovo ed illegale potere — ma, troppo santa, mi era la causa di quel popolo sventurato — ma buono — ma generoso! perchè io lo affligessi ancora con interni dissidi.

A Montevideo per l'ascensione di Rivera al potere, s'erano insanguinate le piazze — Al Salto s'ideò la stessa farsa — ma invano — Io mi contentai in rapresaglia di assumere come prima, il comando delle forze —

Ebbe luogo allora il bel combattimento contro le divisioni[66]di Lamas e Vergara — i nostri perenni assediatori da lontano —

Il 20 Maggio 1846 — noi sorprendemmo — al solito con una marcia di notte — quelle forze, sulla sponda del Dayman, uno dei confluenti dell'Uruguay — Esse dopo l'affare di S. Antonio, ove avean combattutto agli ordini di Servando Gomez — s'eran rifate — riforzate in uomini e cavalli — e riocuparono le posizioni antiche, circonvicine al Salto — variando gli accampamenti — ma mantenendoli sempre, ad una marcia di distanza, circa, per la fanteria — che sola quasi incuteva loro timore — essendo la cavalleria troppo poca, e mal montata —

I nemici non mancavano di molestarci, tutte le volte che lo potevano — massime quando si usciva per riunire del bestiame — che cercavano d'allontanare quanto loro era possibile —

Un maggiore Dominguez mandato dal generale Medina per riunire una truppa di vaccine, era stato intieramente sconfitto, perdendo tutti i cavalli, alcuna gente, ed obligato il resto di salvarsi nei boschi — della sponda sinistra del fiume.

Io feci spiare la posizione del campo nemico, e nella notte del 19 Maggio, marciammo per combatterlo — Avevo cerca trecento uomini di cavalleria, e circa cento legionari (Il battaglione sacro, poveri giovani, erano stati ben decimati!) —

L'oggetto mio, era di sorprendere il campo nemico all'albeggiare — e vi riuscimmo questa volta perfettamente — Il miobagueano(pratico) era un capitano Paolo, Americanoindigeno — cioè di quella razza infelice — donna del nuovo mondo, pria dell'invasione dei predoni Europei — gente che conserva sempre una peculiare pratica dei suoi campi nativi — La fanteria nostra marciò a cavallo — Marciammo tutta la notte, per venti e più miglia, e pria dell'alba, si giunse alla vista dei fuochi del campo nemico, sulla sponda destra del Dayman — Piede a terra alla fanteria, e si attaccò risolutamente in collonna senza fare un tiro —

Fu facilissima la vittoria — e la gente di Vergara nel di cui campo avevimo dato, fu precipitata nel fiume, lasciando armi, cavalli, ed alcuni prigionieri — Era però lungi dall'esser compiuto il trionfo — e me ne accorsi col chiaror del giorno —

Il campo di Lamas era diviso da quello di Vergara da un fiumicello, che avea foce nello stesso Dayman — e sentito l'attacco nel campo di questo, Lamas avea ordinato la sua gente, e preso posizione su d'una collina, che dominava i campi — Vergara colla maggior parte della gente, per il fiume avea potuto riunirsi a Lamas — Erano gente aguerrita, brava — e perciò fatta alle vicende della guerra, buone o cattive —

Dopo d'aver raccolto negli accampamenti abbandonati, tutti i cavalli servibili, perseguimmo i nemici; ma vano riuscì il proseguimento nostro — La maggior parte dei nostri cavalieri erano montati suRodomonscavalli domati di fresco — Assai meglio montati erano i nemici, e più numerosi — Non volevo quindi arrischiare la mia giovane cavalleria — senza il sostegno dei superbi militi della legione —

Bisognò quindi desistere dal correre inutilmente dietro al nemico — e limitandosi ai vantaggi avuti, ripigliare la via del Salto — La fortuna però, volle in quel giorno favorirci maggiormente —

Noi marciavamo verso il Salto, ordinati nel seguente modo:

Uno squadrone di cavalleria, per plottoni alla testa, l'infanteria in quattro sezioni, in collonna nel centro — il resto della cavalleria alla retroguardia nella stessa guisa.

La vanguardia era comandata dal Collonnello Centurion, il centro dal maggiore Carone, e la retroguardia dal collonnello Garcia —

Due forti catene di cavalleria, comandate dai maggioriCarvallo, e N. Fausto, coprivano il nostro fianco destro — su cui si trovava il nemico — La cavallada, ed i cavalli della fanteria, marciavano alla sinistra —

Il nemico, — riordinatosi, come già dissi, e riconcentrati tutti i distaccamenti, assai numerosi, considerando che cogli stessi ci assediava, benchè lontani — ammontava in numero, a circa cinquecento uomini di cavalleria. Egli riconosciuta la forza nostra, ci fiancheggiava alla destra, non lontano, tenendo una direzione parallella alla nostra — e dal suo contegno — sembrava aver l'intenzione di vendicarsi dall'insulto ricevuto di notte —

Avevo io incaricato del comando della cavalleria, il collonnello Centurione, pieno di bravura —

Comandava la fanteria il nostro Carone — a cui avevo raccomandato di tenerla intiera a qualunque costo, e sempre in collonna serrata nel conflitto — Che i movimenti, giammai fossero per conversione — ma di fianco: con un'a destra, a sinistra, o dietro fronte. A Centurion, servisse la fanteria di punto d'apogio non solo, ma di riparo, onde rifarsi a qualunque evento. Il nemico imbaldanziva — a misura che ingrossava coll'arrivo dei distaccamenti —

Noi percorrevamo amenissime colline, circa a due miglia dalle sponde del Dayman — Eravi l'erba sporgente appena, verdissima, dalla superficie del terreno, ondulato come l'Oceano, in tutta la pacifica maestà, quando non sconvolto dalle tempeste. Una sola pianta, un arbusto solo non presentava ostacolo in quei bellissimi campi — Sarebbe stato un sito ameno per un banchetto — ma in quel giorno lo fu di strage —

Giunti al limitar d'un ruscello — ove lamaciega(erba indurita) era all'altezza d'uomo — non mi piacque passarlo — poichè era forza disordinarsi la piccola collonna nel passarlo uno ad uno — poi, la collina di destra copriva il grosso del nemico, e non si vedeva sul suo vertice altrochè la sua catena di volteggiatori —

Pensai giustamente, esser attaccato in quel punto, e feci fare alto — Ordinai ai maggiori Carvallo, e Fausto — ambi valorosi ufficiali — di caricare la catena nemica, respingerla oltre la collina — ed avvisarmi delle disposizioni del nemico —

E realmente — caricata bravamente la catena nemica sino al di là dell'eminenza — si fermarono i nostri — e da un ajutante al galoppo, fui avvisato che il nemico convergevaa sinistra, e marciava su di noi con tutte le sue forze al trotto, ed in disposizione di battaglia —

Non v'era tempo da perdere — I plottoni della cavalleria nostra delle ale, eseguirono la loro conversione a destra — e furono riforzati subito dalle catene nostre riconcentrate —

L'infanteria fece per il fianco destro — ed in buon [ordine] si marciò sul nemico —

Quando la linea nostra di battaglia, si presentò sul vertice dell'eminenza — la linea del nemico spuntò a tiro di pistola, marciando su di noi —

Qui devo confessare: io vidi far al nemico un movimento dal centro alle ali, di cui la sola cavalleria Americana credo capace — e che prova con qual gente aguerrita noi avevimo da fare — Egli non volendo cozzare contro la fanteria che temeva — si aprì dal centro, e convergendo i suoi plottoni: quei di destra a destra — di sinistra a sinistra, eseguendo così un semicircolo; piombarono sulle nostre due ali, sempre a galopo — e le avrebbero distrutte — senza il convergere, e la carica simultanea dei plottoni nostri —

Subito ch'io avevo scoperto il nemico — per profitar dell'impeto, ordinai la carica di fronte — Ma dai movimenti suddetti, risultò il primo cozzo di sola cavalleria, e com'era da prevedersi con la peggio dei nostri inferiori di numero e di bontà dei cavalli —

La fanteria rimase per un pezzo inutile ed isolata — Comunque restata nel centro del conflitto — or ferma e compatta com'un fortino — ed ora movente a tutta possibile celerità ove la mischia più ferveva — servì molte volte a riordinar al coperto del suo palladio — i dispersi nostri cavalieri — che benchè rotti dal nemico, pugnavan come leoni e si riformavan poi dietro di noi.

Una piccola riserva di cavalleria nostra — rimasta alla custodia della cavallada — concentrandosi sulla fanteria, servì pure molto al riordinamento dei rotti nostri plottoni.

Varie furon le cariche di cavalleria d'ambe le parti — e varia la fortuna — Era un oscillare di plottoni, or compatti, or disfatti — Non so da che parte vi era più valore —

Il nemico superiore in numero, ed in bontà di cavalli — cacciava i nostri sulla fanteria — e spesso misurava le sue lancie colle bajonette — I nostri rifatti coll'apogiodei fanti — rintuzzavano quello lontano — combattendo corpo a corpo —

I giovani Italiani poi — com'eran belli in quel giorno! compatti com'un baluardo, ed agilissimi accorrevano ovunque li richiedeva il bisogno — naturalmente, sempre al più folto della mischia — fugando sempre i persecutori dei compagni cavalieri — Pochissime le fucilate, ma misurate e certe — diradavano e sconvolgevano i nemici —

Infine dalla moltiplicità delle cariche — perdendo il nemico l'ordinanza, non era più che una massa informe — Al contrario sostenuti dalla fanteria — potevano sempre i nostri facilmente riordinarsi.

Circa una mezz'ora avea durato il conflitto in quella guisa — quando non più acozzati da forze ordinate — rifacendosi i nostri in alcuni plottoni compatti — si lanciarono ad una carica decisiva — Piegò il nemico, si sbandò del tutto — e principiò a fuggire — Una nube di bollas[67]solcò l'aria allora, e formava curioso spettacolo — se oggetto di curiosità possa esser la strage sotto qualunque forma —

Io conto il soldato Americano di cavalleria, non secondo a nessuno, in ogni specie di combattimento — In una sconfitta poi, credo non vi sia l'uguale, per perseguire un nemico e catturarlo — Vero centauro, nessun'ostacolo del campo ferma la sua corsa — Un albero non permette di passare diritto, esso si piega sul dorso del destriero — e scomparisce confuso colla sua schiena — Se un fiume — l'Americano vi si precipita coll'arma ai denti, e va a ferire il nemico nel bel mezzo dell'onde — Oltre alle bollas poi, il terribile ed indivisibile coltello — istromento compagno di tutta la vita — che maneggiano con destrezza unica — e forse un po' troppo —

Sventurato quel nemico, il di cui cavallo stanco ebolleado— nonpuò sottrarsi al coltello del persecutore — Scendere da cavallo — passare il coltello alla gola d'un caduto — e rimontare per ragiungerne altri — io impiego più tempo a descriverlo — Il costume costante di solo alimento carnivoro — e l'abitudine di spargere sangue vaccino ogni giorno — è probabilmente causa di tale facilità all'omicidio —

Tali consuetudini e con gente coraggiosa senza esagerazione — fa sì — che s'impegnano alcune volte anche dopo la vittoria — pugne singolari da inorridire — Una di quelle risse, erasi impegnata, non lontano da me tra un nemico a cui era stato ammazzato il cavallo ed i nostri — Caduto egli combattè a piedi contro chi lo avea rovesciato — e mal governo ne faceva — quando giunse un altro dei vincitori — poi un altro — finalmente contro sei pugnava quel prode — ed in ginocchio, perchè ferito in una coscia quando io giunsi — e tardi giunsi per salvare la vita d'un tanto uomo —

Il trionfo fu completto, e rotto intieramente il nemico — si perseguì per varie miglie — Il risultato immediato di quella vittoria, non fu quale doveva essere — per non aver noi migliori cavalli — e perciò molti de' nemici si salvarono — Ciononostante, per tutto il tempo che rimasimo nel Salto, ebbimo la soddisfazione di veder quel bel dipartimento libero da' nemici —

Mi sono disteso alquanto nella narrazione del fatto d'armi del 20 Maggio — per esser stato quello veramente un bel fatto ed onorevole — combattutto in magnifico terreno e sgombro da ogni ostacolo — in un clima e sotto un cielo, che ci ricordava la bella patria nostra — Qualunque mossa — qualunque gesta era all'evidenza — Contro un nemico aguerrito, e superiore in numero, e nella qualità de' suoi cavalli — principale elemento di quel genere di guerra — Varie, e singolari pugne a cavallo, con pari valore —

La cavalleria nostra, per le condizioni d'inferiorità suddette — fece veramente miracoli in quel giorno — Circa alla fanteria, io rapporterò il detto del maggiore Carvallo — il quale compagno nostro in S. Antonio, e nel Dayman, — in ambi conflitti avea pugnato da prode qual era — ed in ambi avea toccato una palla nel volto — sotto gli occhi, alla distanza di due ditta, e nella prominenza della guancia — una a destra — a sinistra l'altra — formando perfetta simmetria —

Egli fu ferito al principio della pugna — e non volleabbandonare il campo di battaglia — Mi chiese poi, al termine della stessa — di recarsi al Salto, onde potersi far medicare.

Passando sotto la batteria della città — le fu chiesto dell'esito della giornata — Egli rispose: (e poteva parlar poco) «La fanteria Italiana è più solida della vostra batteria» —

Io bramo: ciò resti ben impresso nella mente dei nostri giovani Italiani — cui, credo: toccherà sventuratamente ancora — misurarsi coi boriosi nostri vicini — e che comunque sia — e comunque si voglia presumere — per colpo di governo, e di preti, noi siamo ben lontani dal possedere i requisiti morali e materiali — necessari per combattere dovutamente i prepotenti invasori —

«Cavalleria! Cavalleria!» io ho udito gridare dai nostri ragazzi — e vergogna a dirlo — gettar le armi e fuggire — sovente davanti ad un immaginario pericolo — Cavalleria!... ma gl'italiani di S. Antonio e del Dayman ridevano della prima cavalleria del mondo — E ciò in tempi — ove possedevano cattivi fucili a pietra — Che sarà oggi — con armi cotanto perfette!

Noi siamo inferiori in cavalleria a tutte le nazioni vicine, solite a calpestare i nostri diritti e che potrebbero ancora usare contro di noi delle prepotenti velleità — Senza disprezzare la cavalleria utilissima in certe circostanze di guerra — conviene assuefare i nostri giovani militi, e famigliarizzarli all'idea: che la fanteria deve non mai temere la cavalleria —

Io suppongo una compagnia di cento uomini — come si trovava al Dayman — serrata in massa — occupando uno spazio di dieci metri quadrati — Per numerosa che sia la cavalleria nemica — appena cinque cavalieri di fronte potranno caricare uno dei lati della massa, che potrà far fuoco su due ranghi — cioè venti militi — Lascio pensare: se, ove la fanteria non si sgomenti, i cinque o dieci cavalieri caricanti giungeranno mai ad incrociare i loro ferri colle bajonette — al punto di perfezione in cui sono giunte le odierne armi della fanteria —

Io già dissi: trovarsi nel giornale della legione Italiana in Montevideo — tenuto da Anzani — i nomi de' morti, feriti, e distinti, nei diversi fatti d'armi, sostenuti dalla stessa — nonostante non crederò superfluo nominare alcuno di quei miei prodi fratelli d'armi ch'io posso ricordare —

Morti in diversi combattimenti della legione Italiana nella campagna dell'Uruguay.

Badano (sargente Ligure) il più bello, il più prode tra i militi della legione. Nessuno più di lui, si distinse nei vari fatti d'armi massime in S. Antonio — Al nostro ritorno in Montevideo, egli chiese di tornare al Salto temporaneamente — e trovossi ad un nuovo attacco di quella città — da Servando Gomez, generale d'Ourives —

Non era Badano da rimanersi inerte, quando si pugnava — Dopo d'aver combattutto dall'uomo ch'era — cadeva vendendo caramente la vita.

Santo N. caporale piemontese — prode come Badano — Nel principio del combattimento di S. Antonio fu colpito da tre palle, ebbe le due gambe rotte — ed una nel volto che lo sfigurava — Lo ajutai a metter a cavallo nella ritirata, con un custode; ma non giunse al Salto — Il suo cadavere fu ritrovato nel giorno seguente nell'Uruguay.

Alessandro — Veneto — buon soldato e marino, morto in S. Antonio.

Rebella — Ligure — prode milite, morto in S. Antonio —

Azzalino — Ligure prode sargente — morto nel Salto, in conseguenza di ferite ricevute in S. Antonio —

Beruti — Ligure prode sargente — morto nella Salto, in conseguenza di ferite ricevute in S. Antonio —

Luigi Vicente — Ligure — (tutti eran prodi) Moriva nel Salto per ferita ricevuta in S. Antonio —

Antonio — dettotrentuno— ligure — avea pugnato in S. Antonio — toccate alcune ferite, di cui era sanato, morì di palla, fuori delle mura di Montevideo —

Tortarello — Ligure — tromba — era al mio lato in S. Antonio — e nel 20 Maggio nel Dayman — Le pugne eran per lui una festa — Avendo ricevuto una ferita nel braccio destro per cui soffrì l'amputazione — egli passò la tromba alla sinistra e continuò a suonar la carica — Morì pure a Montevideo —

Vittorio Richieri — di Nizza — sargento — Una tremenda ferita di palla in un ginocchio — per cui vi si doveva amputare la gamba — ed una non men lieve sciabolata in una mano — Valse alla guarigione, l'imperturbabile suo coraggio —

Callegari — Bergamasco — sargento — La ferita la più straordinaria ch'io m'abbia veduto — egli toccò nel ventre — Ebbe gl'intestini forati — ed operò le funzioni naturali, per quattordici giorni, dagli orifizi delle ferite non dai naturali — Il di lui straordinario stoïcismo — certamente — influì moltissimo la miracolosa sua guarigione —

Marrocchetti Giuseppe — Capitano — ferito di palla in una coscia al principio della pugna — in S. Antonio —

Casanna — Ligure — Capitano — ferito di palla in una coscia al principio della pugna — in S. Antonio —

Sacchi — pavese — 1º Tenente, oggi generale — ferito di palla nel principio della pugna in S. Antonio —

Ramorino — piemontese — 2º Tenente — ferito di palla in S. Antonio —

Rodi — Piemontese — 2º Tenente ferito di palla nella testa, in S. Antonio —

Amero, detto Graffigna, da Costigliuole d'Asti, 2º Tenente, ferito di palla in S. Antonio —

Zaccarello, il minor fratello — Ligure — ferito di palla in S. Antonio.

Beruti G. Batt. — Ligure Capitano — ferito di palla in S. Antonio —

Paggi Natale — Ufficiale Ligure — ferito di palla in un combattimento nel fiume Uruguay —

Pateta — Ligure, ferito di palla e di sciabolate in S. Antonio —

Gismondi — Ligure — ferito da sciabolate, e lanciate in S. Antonio —

Ferrandin — Ligure — giovinotto di quattordici anni ebbe, traversato il petto da una palla sotto Montevideo —

Juancito Otero — Gallego — ajutante in S. Antonio — moriva nel Rio della plata — da prode — in combattimento di mare —

Josè Maria Villega — comandava la poca cavalleria che ci rimase, dopo la fuga di Baez in S. Antonio — e combattè da prode —

Avrei tenuto come dovere sacro: il ricordare i nomi tutti, di quei valorosi Italiani — che tanto bella, e venerata resero la nostra patria in quelle lontane contrade — e per cui l'Italiano che approda oggi in quella importantissima parte del nuovo mondo — è considerato quasi cittadino dai buoni — e rispettatto da coloro, che sogliono veder un nemico in ogni straniero —

Nel giornale della Legione Italiana, tenuto da Anzani, e che non saprei ritrovare oggi — vi sono certamente i nomi, e le gesta di quei prodi — Io, consultando la povera mia memoria — ho potuto rammentare alcuni — ma il maggior numero certamente — mi è impossibile ricordarlo —

Dopo il combattimento del 20 Maggio 1846 nel Dayman — non occorse più cosa d'importanza nella nostra campagna dell'Uruguay.

Ebbi ordine dal governo di ritornare in Montevideo, con i legni della flottiglia, ed il distaccamento della Legione Italiana — Rimasero nel Salto, alcuni barchi minori dei nostri — La piazza rimase agli ordini del Comandante Artigas — bravo ufficiale distintosi nel fatto del 20 Maggio —

A pochi giorni dalla mia partenza del Salto — vi giunse il collonnello Blanco — e prese per ordine del generale Rivera il comando della piazza —

Cogli errori commessi in Corrientes, ed a Montevideo, la causa di Rosas risorgeva potentissima — e quella dei popoli del Plata, ricadeva in ben misera condizione — Corrientes vide il suo esercito annientato da Urquiza, in una battaglia — e quel povero popolo dopo d'aver nuotato in un mare di sangue languiva sotto il despotismo più esecrato.

Rivera non profitando delle lezioni della sventura — finiva, siccome aveva cominciato — allontanando dagli impieghi, gli uomini, che onestamente li avevano disimpegnati — e sostituendovi i suoi adetti — Distruggendo i materiali d'un esercito d'operazione — che il coraggio e la costanza del popolo avevano creato — e mantenuto con incomparabile eroïsmo — terminando col sacrifizio delle reliquie dello stesso — e finalmente spinto all'espatriazione dallo sdegno e maledizione di tutti.

Avvenga tal fine, ed avverrà, a chiunque considera le nazioni come un apannaggio venuto al mondo soltanto per soddisfare alle libidini di lussuria, di richezze, e di potere che signoreggiano quell'infima classe d'uomini chiamati Monarchi — e certi Presidenti di Republica — peggiori ancora di quelli.

L'Intervenzione Anglo-Francese, svogliata dalle nostre sciagure, e sfiduciata da sì deplorevole contegno ci abbandonava: intieramente l'Inghilterra — la Francia, tratenuta per un filo dalla responsabilità della perdita di numerosi suoi nazionali — più che dall'interesse d'una causa precipitante.

Le posizioni nostre nell'interno cadevano quindi, una ad una in potere del nemico — Il Salto sì gloriosamente acquistato, e mantenuto da noi — soggiaceva all'assalto di Servando Gomez — e vi perivano nella difesa il collonnello Blanco — vecchio e prode soldato con non pochi de' suoi difensori, tra cui contava quel tenente Gallegos da me accennato — bravo, ma sanguinario, e che perciò, caduto nelle mani del nemico fu massacrato. Infine a Montevideo solo, ultimo baluardo del generoso popolo Orientale, si riduceva ancora la difesa —

A Montevideo, si rannodavano ancora tutti quegli uomini affratellati da sei anni di disagi, di pericoli, di glorie, di sventure! E ricominciavano impavidi a rialzare un'edifizio, che la malvagia avea distrutto, sin quasi alle fondamenta —

Il collonnello Villagram — veterano di quarant'anni di guerra — il più prode, il più virtuoso — ringiovinito nellepugne — ed i Collonnelli Diaz, Tajes — valorosissimi capi — villanamente allontanati da Rivera — perchè non lui servivano ma la loro patria — Altri molti giovani capi destituiti da quello, ripigliavano il loro posto colla coscienza e la rassegnazione del giusto — e con loro ritornavano nelle fila dei difensori, la risoluzione e la fiducia —

Orientali, Francesi, Italiani, ricominciavano, sotto lo stimolo della salute pubblica — a marciare colla passata alacrità alla difesa della patria comune — giacchè quale patria era considerata da noi, la città ospitale che ci avea generosamente dato un asilo — Infine, da nessuno più si udiva una parola di scoraggimento — l'assedio di Montevideo, quando meglio conosciuto ne' suoi dettagli — non ultimo, conterà — per le belle difese sostenute da un popolo che combatte per l'indipendenza — per coraggio, costanza, e sacrifizi d'ogni specie — Proverà il potere d'una nazione che non vuol piegare il ginocchio davanti alle prepotenze d'un tiranno — e qualunque ne sia la sorte — essa, merita il plauso e l'ammirazione del mondo —

Dal nostro ritorno dall'Uruguay, alla partenza per l'Italia, media un periodo di pochi successi — La Legione Italiana giustamente stimata per le sue gloriose gesta, avea ripreso il consueto servizio di linea agli antiposti — alternando cogli altri corpi della capitale — Anzani usciva con essa — e benchè non accadessero più fatti d'armi importanti, essa non mancava in ogni scontro, d'esser degna della sua fama —

Io mi occupavo più della Marina — riponendo in istato alcuni dei legni che più ne abbisognavano, ed incrociando colla golettaMaipùnel Plata —

In quel tempo fui chiamato all'onore di comandar l'esercito della Republica, e nulla d'importante successe durante il mio comando — che lasciai al vecchio e prode Villagram —

Intanto l'intervento Francese, affievoliva ogni giorno — non più mezzi di guerra, esso voleva impiegare per la soluzione del problema, ma diplomatici — e Rosas se ne beffava — Vari inviati a negoziare, non avevano ottenuto dal Dittatore, senonchè insignificanti armistizi — che non valevano ad altro, che a far consumare alla povera città assediata, gli scarzi mezzi, raccolti stentatamente —

Col cambiamento di politica, avea la Francia, cambiato i suoi agenti. Agli uomini, come Deffaudis, Ouseley — ambasciatori — Lainé,Inglefield — ammiragli — degni di sostenere una politica generosa; e cari alle popolazioni — eransi sostituiti uomini di transazioni, e d'una politica, che voleva finirla ad ogni costo.

Il governo Orientale, impotente per mancanza di mezzi doveva conformarsi al dettatto dall'Intervento.

Situazione deplorabile! Infelici i popoli, che aspettano il loro benessere dallo straniero! Ed ogni volta che si deve fare l'applicazione di queste desolanti verità...... il pensiero si rivolge malinconico alla nostra povera Italia!

In quei giorni, (credo: principio del 1848) la notizia delle riforme pontificie, era giunta sino a noi, e l'insofferenza delle popolazioni Italiane al dominio straniero — che fosse al colmo, già era manifesto, in tutte le corrispondenze che giungevano nel Plata —

L'idea del ritorno in patria — e la speranza di poter offrire il nostro braccio alla sua redenzione da molto tempo facevan palpitar l'anime nostre — Era doloroso abbandonare il paese d'asilo, la patria adottiva i fratelli d'armi — è vero; ma la quistione di Montevideo, era divenuta meramente una transazione diplomatica — e per noi, altro non rimaneva: che tedio, e mortificazioni — se non peggio — ciocchè ben si poteva congetturare: avendo da fare col governo Francese sempre ostile alla nazionalità nostra.

In tale stato di cose, si decise: di riunire un pugno dei nostri migliori, i mezzi di trasporto, e veleggiare per l'Italia.


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