Passati i Mattos Portoghez e Castellano — scendemmo nella provincia di Missiones, dirigendosi sopra Cruz-alta, capoluogo di detta piccola cittadina su d'un altipiano, ben costrutta ed in bellissima posizione — siccome bella, e tutta quella parte dello Stato Rio-grandense —
Da Cruz-alta, marciammo a S. Gabriel, ove si stabilì il quartier generale, e si costrussero baracconi per il campamento dell'esercito.
Io pure, vi costrussi una capanna, e vi passai alcun tempo colla famigliuola —
Sei anni però, d'una vita di disagi e di privazioni — lontano dal consorzio delle mie relazioni antiche, e dei parenti — di cui ignoravo assolutamente la sorte, per l'isolamento in cui avevo vissuto, e l'impossibilità d'aver di loro notizie — essendo lontano da qualunque porto di mare — mi fecero nascere il desiderio di riavicinarmi ad un punto — ove poter sapere qualche cosa de' miei genitori — il di cuiaffetto, avevo potuto conculcare nella foga delle avventure — ma che vivamente sussisteva nell'anima mia —
Poi, abbisognavo provvedermi di tante cose — la di cui necessità, non avevo sentito sino allora, per me stesso — ma che diventavano indispensabili per la mia donna ed il mio bambino —
Mi decisi adunque di passare a Montevideo, temporariamente — ne chiesi il permesso al presidente che me lo concesse — e col permesso del viaggio — ebbi pure quello di fare una piccola truppa di bovini, per poter far fronte alle spese —
Eccomi dunquetruppierecioè condottore di bovi —
In una Estancia chiamata delCorral de Pedras— coll'autorizzazione del ministro delle finanze — mi riescì riunire, in una ventina di giorni, circa novecento animali — con indicibile fatica, e con maggior fatica ancora, condurli a Montevideo — ove, non dovevo giungere colla truppa di bovi — ma bensì con circa trecento cuoja degli stessi —
Ostacoli insuperabili, mi si presentarono nella via — e più di tutti il traboccante Rio-Negro, ove mancai di perdere il mio capitale quasi intiero —
Dal fiume, dalla mia imperizia in quella classe di mestiere, e dalla furfanteria di certi mercenari, che avevo assoldato per la conduzione del bestiame — io, apena potei far passare il Rio-Negro a circa cinquecento animali — che per la lunga strada, poco cibo, e strapazzi nei passaggi dei fiumi, furon giudicati incapaci di giungere a Montevideo.
Fu deciso, in conseguenza dicuerear(ammazzare per toglier le cuoja, e lasciare la carne ai corvi) e così si fece — non essendovi altro modo, per poter salvare qualche cosa —
Si osservi: che quando qualcheduno di quei poveri animali si stancava — io ero obligato di venderlo — e per grazie ne ricavavo uno scudo — Infine — dopo d'averpassato indescrivibili incomodi, freddi, e dispiaceri, per lo spazio d'una cinquantina di giorni — giunsi a Montevideo con poche cuoja — risultanti dai miei novecento bovi — dalle quali ritrassi poche centinaja di scudi — che apena servironmi per scarsamente vestire la famiglia, e due miei compagni —
Riparai in Montevideo in casa dell'amico mio Napoleone Castellini alle di cui gentilezze, e della moglie io devo molti riguardi — e passai qualche tempo nella di lui casa —
Avevo famiglia, esausti i mezzi — era quindi necessario procacciar l'esistenza di tre individui — e d'un modo indipendente — Il pane altrui mi è sempre sembrato amaro — e pur troppo nella mia vita piena di peripezie — sovente ho avuto bisogno d'un amico, che per mia fortuna, mai mi è mancato.
Due occupazioni, di poco prodotto veramente — ma che servirono all'alimento — io assunsi fratanto, e furono quella di sensale mercantile; ed alcune lezioni di Matematiche, date nell'istituto dello stimabile istitutore Sig. Paolo Semidei[54].
Tal genere di vita durò sino al mio impiego nella Squadra Orientale (cioè di Montevideo) —
La quistione Rio-grandense, incamminavasi verso un accomodamento — ed Anzani, ch'io avevo lasciato al comando delle poche forze da me comandate in quella Republica — ritiravasi — e mi scriveva: che nulla più v'era da fare in quel paese —
La Repubblica di Montevideo mi offrì ben presto occupazioni — Mi fu offerto, e lo accettai, il comando della corvetta da guerraCostituzionedi 18 pezzi — La Squadra Orientale era comandata dal collonnello Cohe, Americano — e quello di Buenos-Ayres, dal generale Brown, Inglese —
Alcuni combattimenti di mare, avevano avuto luogo, ma con risultati di poco momento.
Contemporaneamente era stato incaricato del ministero della guerra della Repubblica un certo Vidal, d'infausta e dispregevole memoria — Uno dei primi e sciagurati pensieri di quell'uomo, fu di togliersi il fastidio della squadra, che diceva molto onerosa allo stato, ed inutile — quella squadra,che immense somme avea costato alla Repubblica, e che fomentata, siccome potevasi allora, e ben diretta, avrebbe potuto costituire una preminenza marcata nel fiume della Plata — senza di cui, Montevideo non sarebbe mai sortita dallo stato di mancipia di Buenos-Ayres, e peggio ancora dell'allora suo tiranno.
All'incontro la squadra di Montevideo, fu intieramente annientata dall'imbecille perversità del ministro suddetto — vendendosene i legni, a vergognosi prezzi, e dilapidandosene i materiali —
Per complettare l'opera di distruzione — io fui destinato ad una spedizione, il di cui risultato — altro non poteva essere: che la perdizione dei legni da me comandati —
Colla corvettaCostituzionedi 18 pezzi, il brigantinoPereiracon dueculisse(rotatori) da 18, ed un trasporto, golettaProcida, io fui destinato a Corrientes, provincia alleata, per coadjuvarla, nelle sue operazioni di guerra, contro le forze di Rosas — tiranno di Buenos-Ayres — V'era anche il motivo, od il pretesto di portar delle munizioni in quella provincia —
Darò un piccolo cenno, sulla nuova guerra, a cui, io mi accingevo a prender parte —
Trovavasi la Republica Orientale dell'Uruguay — così chiamata, per trovarsi veramente sulla sinistra sponda di detto fiume — e di cui, Montevideo è capitale — Trovavasi dico: siccome la maggior parte delle Republiche dell'America meridionale, in quello stato di guerra civile — la di cui quasi perenne durata — forma il maggior inciampo al progresso di cui è suscettibile — codesta splendida parte del mondo — certo non seconda a nessun'altra, per ogni naturale ricchezza —
E la cagione delle intestine discordie, era allora la pretensione alla presidenza della Repubblica dei due generali Fruttuoso Rivera, e Manuel Ourives —
Rivera più felice, da principio, pervenne, dopo varie vittorie a cacciarne Ourives — e s'impadronì del potere occupato da quello — L'altro cacciato, si rifuggì a Buenos-Ayres, ove Rosas lo accolse, assieme agli emigrati orientali, e se ne servì contro i propri nemici, capitanati allora dal generale Lavalle — i quali nemici chiamavansi Unitari — mentre il partito di Rosas era chiamato Federale —
Vinto Lavalle, il feroce ex-presidente di Montevideo, si accinse a riacquistare la perduta potestà del suo paese — e trovava in ciò, Rosas la più dilettevole lusinga alle sue mire — cioè la finale distruzione degli Unitari suoi mortali nemici, il di cui ultimo ricovero era Montevideo — e di più l'abassamento d'una Republica vicina, rivale, che le disputava la supremazia dell'immenso fiume — spingendo in seno della stessa i più accaniti e formidabili elementi di tremenda guerra civile —
Al tempo della mia partenza da Montevideo, ed entrata nel fiume — trovavasi l'esercito Orientale in S. Josè dell'Uruguay, e quello d'Ourives alla Capitale della provincia d'Entre-Rios-Bajada — preparandosi ambi ad una decisiva battaglia —
L'esercito Correntino disponevasi di riunirsi all'Orientale — Io dovevo rimontare il Paranà sino a Corrientes — percorrere uno spazio di più di seicento miglia, tra due sponde nemiche — ove, non avrei potuto aprodare, senonchè nell'isole, e nelle coste deserte —
Partito da Montevideo coi tre legni suddetti, ebbi da sostenere un primo combattimento contro le batterie dell'isola di Martin Garcia — isola che comanda il fiume, verso il confluente dell'Uruguay col Paranà, d'un'altezza considerevole — e dalla quale bisogna passare vicino, non essendovi altri canali più lontani, adequati per bastimenti grandi — Èbbi alcuni morti, e feriti in quel primo conflitto, e passai oltre[55]
A tre miglia da Martin Garcia, arenammo collaCostituzione, e disgraziatamente in tempo che la marea bassava, dimodocchè immensa fatica ci costò il poterla rimettere [a] nuoto — e grazie a molta risoluzione ed energia da partedi tutti — ufficiali e marini, non fu perduta in quella circostanza la nostra flottiglia —
Mentre occupati a trasbordare gli oggetti di peso, sullaProcida, comparve la squadra nemica, dall'altra parte dell'Isola, avanzandosi a piene vele, e vento favorevole su di noi, con sette legni — LaCostituzioneera arenata circa tre piedi, e priva de' suoi principali cannoni, ammonticchiati sulla piccolaProcida—
Era veramente una terribile situazione quella per me — LaProcidacomplettamente inutile — laCostituzionepiù inutile ancora — e non rimanevami senonchè il brigantinoPereira, il di cui coraggiosissimo Comandante trovavasi vicino a me, colla maggior parte del suo equipaggio, ajutandoci nei nostri lavori —
Intanto il nemico procedeva superbo, alla vista, ed alle acclamazioni delle truppe dell'isola — sicurissimo della vittoria, con sette forti legni da guerra — e noi rimasti con uno solo disponibile, e debole —
Il mio animo non era dato alla disperazione — ciocchè mai mi è succeduto — ma lascio all'altrui sagacia il figurarsi lo stato mio — Non si trattava della vita sola, di cui poco m'importavo in quei momenti — ma, benchè fosse forza d'imprevisti e fatali avvenimenti — anche morendo, difficilmente si salvava l'onore, poichè impossibile, era di combattere, nelle condizioni nostre — La fortuna anche questa volta, stese la sua mano potente e protettrice sul mio destino — e non ci voleva altro che un colpo della sua ruota —
Il legno ammiraglio del nemico, ilBelgrano, arenò! ed arenò pure nelle vicinanze dell'isola, a circa due tiri di cannone da noi — e fummo salvi!
Il contratempo del nemico, aumentò l'alacrità nostra — in poche ore galleggiò laCostituzione— e ricevette nuovamente la batteria e tutto il materiale suo, trasbordato — «Le fortune siccome le disgrazie non arrivano sole» si dice volgarmente — ed in quella circostanza successe proprio così —
Una nebbia foltissima caduta come per incanto — coprì tutto — e ci favorì grandemente — nascondendo al nemico la direzione nostra — Tale circostanza ci valse sommamente — poichè quando il nemico terminò per far galleggiare ilBelgrano— ignorando la direzione nostra — prese a perseguirci nell'Uruguay, ove non erimo entrati — e perdetecosì molti giorni, pria di conoscere la vera nostra destinazione —
Intanto noi entravamo nel Paranà coperti dalla nebbia, e favoriti dal vento — Io avevo la coscienza dell'impresa, certo, una delle più ardue della mia vita —
In quel giorno stesso, il piacere di scampare ad imminente pericolo, ed il sollettico provato all'idea della grandezza dell'impresa — furonmi amareggiati dallo stupore, paura, e renitenza dei pratici, che sino a quel momento avean creduto dirigersi all'Uruguay — ove la sponda sinistra almeno era in potere dei nostri — mentre le due sponde del Paranà erano assolutamente in potere di nemici formidabili quali Ourives alla sinistra sponda e Rosas alla destra —
Tutti i pratici allegarono non conoscere il Paranà — e veramente, per ingannare il nemico — io avevo chiesto e trovato pratici dell'Uruguay — Essi, da quell'istante rinunziarono a qualunque responsabilità —
Della responsabilità, io poco m'importavo — abbisognavo d'un pratico comunque fosse — In conseguenza di molte indagini, seppesi: uno di loro, aver alcune cognizioni del fiume, ma tacerle per timore — La mia sciabola spianò bentosto le difficoltà — ed ebbimo un pratico —
Il vento favorevole ci portò nella notte nelle vicinanze di S. Nicolas — primo paese Argentino, che s'incontra sulla sponda destra del fiume — Eranvi alcuni legni mercantili — noi avevimo bisogno di trasporti e di pratici — Una spedizione notturna coi palischermi ci procurò una cosa e l'altra —
Erimo obligati ad usar di prepotenza: la posizione nostra delicata lo esigeva — Un Antonio Austriaco, che da molto tempo navigava nel Paranà — cadette fra i prigionieri, e ci rese importanti servigi nel viaggio —
Procedendo verso la parte superiore del fiume — non ebbimo ostacoli, sino alla Bajada — capitale della provincia d'Entre-rios — ove trovavasi l'esercito d'Ourives —
Operammo nel transito alcuni sbarchi, per acquistare carne fresca, d'animali bovini, che ci venivano contestati dagli abitanti, e dalle truppe di cavalleria vigilanti la costa — Alcuni parziali combattimenti avevano luogo, per tal motivo, con vantaggi e perdite alternativamente —
In una di quelle pugne, ebbi la sensibilissima perdita, dell'ufficiale Italiano Vallerga, da Loano — giovine di sorprendentevalore, e d'un genio che prometteva assaissimo — Egli era profondo Matematico — Un'altra croce... sulle ossa d'un figlio della sventurata nostra terra — perduto per una causa giusta è vero — ma che, come tanti altri, sperava di poter dare la vita al suo paese! —
Alla Bajada, ove Ourives avea il suo quartier generale, trovammo formidabili preparativi per riceverci — Ivi, affrontammo un combattimento, le di cui apparenze, nel principio mostravano, dover dare più importanti risultati — ma il vento favorevole, e la distanza in cui potemmo passare dalle batterie nemiche ci lasciarono sfuggire anche in questa circostanza, a pericoli, che potevano esser assai più dannosi — Vi fu un forte cannoneggiamento d'ambe le parti, con perdite insignificanti —
Alas Conchas, alcune miglia sopra la Bajada operammo uno sbarco di notte — che ci diede — ad onta di forte resistenza del nemico — quattordici bovi —
I nostri pugnarono in quella occasione, con un valore sommo — e vi si distinsero sopra tutti il Vallerga, di cui già feci cenno, e Battaglia domatore da cavalli —
Le artiglierie nemiche seguivano la costa — e profitando della circostanza del vento contrario, e della strettezza ci cannoneggiavano ove potevano con vantaggio — ed ove potevano ci fulminavano anche con moschetteria —
NelCerrito, posizione forte, sulla sponda sinistra del Paranà, vi stabilì il nemico una batteria di sei cannoni — Il vento era favorevole ma poco; ed in quel punto stesso per le tortuosità del fiume, ci dava in faccia — dimodocchè dovemmo fare un traggito di circa due miglia, a tonneggio — cioè portando ancorotti (piccole ancore) avanti, con lunghe alzane — e tirando sopra le stesse, a suono di tamburo, ed a passo di carica — procedendo così a piccola velocità per esser forte la corrente contraria in siti stretti —
Per fortuna nostra, la batteria nemica, era troppo alta, e troppo vicina — sembrando sospesa sulla nostra testa — Cotesto combattimento fu brillante: La maggior parte della gente nostra, era destinata alle alzane, ed ai palischermi — il resto ai cannoni, e fucili — Combattevasi e si lavorava con alacrità grandissima — le pugne eran diventate giuoco — per i miei valorosi compagni — Si osservi, che il nostro nemico apparteneva ad un esercito esaltato, e superbo da recenti vittorie — Lo stesso esercito che poco dopo, sbaragliava il nostro complettamente all'Arroyo-grande— assieme all'esercito di Corrientes riunito al nostro —
Ogni ostacolo fu superato con poca perdita — e questa cagionata dai moschetti nemici — giacchè i pezzi troppo alti, e troppo vicini, passavano sulle nostre teste, danneggiando appena l'alberatura — E dopo d'aver smorzato i fuochi del nemico, e smontati alquanti de' suoi pezzi, noi giungemmo con tutti i legni in salvo — in una posizione spaziosa, fuori d'ogni pericolo —
Vari legni mercantili provenienti da Corrientes, e dal Paraguay, eransi posti sotto la protezione della batteria nemica — essi cadettero in nostro potere con poca fatica — Tali acquisti ci provvedevano, di vettovaglie — e di mezzi d'ogni genere —
Noi procedevamo quindi nell'arduo nostro viaggio nel fiume — Il nemico svogliossi di mettere ostacoli — e giunsimo dopo alcuni arenamenti, massime dellaCostituzione— sino aCavallo Guatià(cavallo bianco) — ove si congiunse la flottiglia Correntina — composta di due lancioni, ed una calandra armati in guerra — Essa ci traeva alcuni viveri freschi — e la nostra condizione era perciò, alquanto migliorata — Avevimo buoni, e fidati pratici — ed un riforzo, benchè piccolo — assai giovevole, massime sul morale della gente —
Pervenuti così sino alla costa Brava — fummo obligati di fermarsi, per motivo della mancanza di profondità nel fiume — la cui differenza col pescante dellaCostituzione— era di quattro palmi — e tale inconveniente, principiò ad insospettirmi alquanto sull'esito della spedizione —
Io non potevo ignorare che il nemico, avrebbe tentato il possibile per inutilizzar l'ardito, e temerario tentativo — poichè giunti noi a Corrientes — immenso sarebbe stato il pregiudizio recato al nemico, col dominio d'un fiume come l'alto Paranà — in una posizione intermedia tra le provincie dell'interno della Republica Argentina, il Paraguay e la grande capitale di quella — Sarebbe stato pure un foco dacorsari, da infestare e distruggere molta parte del commercio nemico —
A tal uopo, nulla si trascurò per la perdizione nostra — ed in ciò, non poco, contribuì la scarsezza d'acqua nel fiume — che a detto dei pratici, non s'era veduta tale da mezzo secolo — Relazione confermatami dallo stesso Perrè governatore di Corrientes —
Non essendo possibile d'oltrepassare — io decisi: metter la flottiglia in istato della maggior resistenza — aspettandomi un giorno o l'altro alla comparsa dell'ammiraglio Brown, il di cui inganno, non poteva poi durar tanto tempo —
Dalla sponda sinistra del Paranà, al disotto del banco che c'impediva di progredire avanti — in un angolo ove esisteva sufficiente profondità dell'acqua vicino alla costa — io tirai una linea di legni, principiando da un yacht mercantile — su cui feci collocare quattro cannoni — IlPereirain mezzo — e laCostituzioneall'ala destra — formando così una perpendicolare alla direzione del fiume — infilandolo colla batteria sinistra della corvetta, che montava più pezzi e di maggior portata — ed opponendo verso il nemico che doveva comparire d'avalle — tutta la forza possibile —
Tale disposizione ci costò fatica, per motivo della corrente — che, benchè poca in quel punto da noi scelto — non mancava di farci impiegare tutte le catene ancore, e gomine per ormeggiarvi i legni — massime laCostituzioneche calava diciotto piedi —
Non terminati ancora, erano i nostri lavori d'imbossaggio, che comparve il nemico in numero di sette legni —
Era superiore d'assai alle forze nostre — ed in situazione da poter ricevere a piacimento, ogni qualunque riforzo e vettovaglie — Noi, non solo lontani da Corrientes, unico paese che ci poteva soccorrere — ma nella quasi certezza del nessun ausilio, come lo proveranno i fatti. Eppure bisognava combattere, anche colla certezza di soccombere — almeno per l'onore delle armi — E combattemmo!
Il nemico capitanato dal generale Brown — la prima celebrità maritima dell'America meridionale — ed a giusto titolo: avendo comandato la squadra di Buenos Ayres — sino dal tempo della guerra d'indipendenza contro la dominazione spagnuola — il generale Brown dico: procedeva contro di noi, colla fiducia della sua potenza (Mi pare fosse il 15 Giugno 1842) — Il vento era favorevole al nemico, inquel giorno — ma poco — ed abbisognava egli di tonneggi per venire avanti — seguendo la sponda sinistra del fiume — La destra era impraticabile a legni grandi per bassi fondi — Siccome noi dominavamo la sinistra sponda — sulla quale apogiavamo il fianco sinistro della nostra linea — si sbarcarono parte degli equipagi, e truppa di marina non necessari a bordo — per disputare palmo a palmo il tonneggio, a cui era obligato il nemico —
I nostri di terra, si batterono valorosamente in quel conflitto, e ritardarono di molto il suo progresso — ma il nemico — avendo sbarcato sulla stessa sponda cinquecento uomini di fanteria — la superiorità del numero prevalse — e furono obligati i nostri a ripiegarsi sotto la protezione della flottiglia —
Il maggiore Pedro Rodriguez, che comandava la forza nostra di sbarco, pugnò in quel giorno, con tutta la perizia, e valore immaginabili — Egli collocò gli antiposti verso sera, sulla costa — e così si rimase tutta la notte, preparandosi d'ambe le parti al combattimento per il giorno seguente —
Il sole del giorno 16, non s'era alzato ancora — che il nemico principiava il cannoneggiamento su di noi — con tutte le forze che avea potuto collocare al fronte in tutta la notte —
Io avrei desiderato: si fosse — il nemico — maggiormente avvicinato — poichè, solo i nostri pezzi del centro erano di lunga portata, e capaci di danneggiarlo — il resto, ed eran la maggior parte — eran pezzi corti, ed incapaci di ragiungerlo alla distanza in cui s'era tenuto — e si lasciavano quindi inoperosi —
Il vecchio ammiraglio Inglese, conosceva benissimo la portata delle nostre artiglierie, e l'inferiorità marcata che avevano a paragone delle sue — Egli perciò, sacrificando il brillante d'un combattimento a metraglie, e corpo a corpo — si attenne al sodo — profitando della superiorità di portata de' suoi cannoni — e rimase perciò in grande distanza, a noi poco conveniente —
Si combattè senza interruzione sino a notte chiusa, e da ambe le parti col maggiore accanimento —
La prima vittima a bordo dellaCostituzione, fu ancora un ufficiale Italiano di molto valore — Giuseppe Borzone — di bellissime speranze — Io non potei occuparmi de' suoi resti, per l'infierire della pugna —
Non furono pochi i danni d'ambe le parti — i nostri legni erano ridotti a carcasse — La corvetta, ad onta di non tralasciarsi di turare i buchi delle palle — aveva aperto acqua al punto — che difficilmente poteva vincersi, pompando senza posa, ed impiegandovi per torno, tutta la gente —
Il comandante delPereira, era morto in un'arditissima impresa per terra, contro i legni nemici — Io perdevo in lui, il migliore, e più valoroso dei compagni —
Molti erano i morti, più assai i feriti — il rimanente della gente, spossatissima — non poteva aver riposo, per l'acqua soverchiante nella stiva — Eppure v'era polvere ancora — v'erano projettili a bordo e bisognava combattere — non per vincere — non per salvarci — ma per l'onore —
L'onore! mi vien da ridere — quando io penso all'onore del soldato — ma di disprezzo! massime nel genere dell'onore dei Borbonici, degli Spagnuoli, Austriaci, Francesi, quando assaltavano — come assaltano gli assassini sulla strada, i poveri viandanti — L'onore di sgozzare dei conterranei gli uni — dei correligionari politici gli altri — mentre un mostro — una prostituta, un discolo scettratto, se la godono e se la ridono sotto baffi — tra le luride gozzoviglie di Napoli, Vienna, Madrid e Parigi —
Noi dunque, combattevamo per l'onor solo — e codesto era almeno conforme ai dettami della coscienza — giacchè si pugnava per un popolo contro due tiranni — e si combatteva per l'onore — a seicento miglia da Montevideo — con nemici da tutte le parti — dopo una quantità di combattimenti, privazioni, disagi — quasi certezza di perderci tutti —
Intanto Vidal, ministro generale della Republica — accumulava dobloni, per servirsene a delle carozzate — e splendide comparse nelle prime capitali d'Europa — ¿Ed il popolo? Pare creato a pascolo di tanta canaglia!
Malatesta Baglioni, ed imperatori o re — per comandarlo o reggerlo! Preti o dottrinari per ingannarlo!
Ecco l'onore, la libertà, la giustizia, le leggi! Ecco il mondo —
Ecco, a profito di chi suda, e muore di fame la plebe!
Ecco, a profito di chi sprecano la vita — innumerevoli generosi Italiani — gettatti sulla terra straniera — dalle sciagure della patria nostra!
Colombo inceppato!... Castelli decapitato sulla piazza di Buenos-Ayres! Borso di Carminati fucilato in Spagna! Cheuomini! che servigi resi allo straniero! e con che ingratitudine pagati! Lo straniero, le di cuisimpatie, si sono manifestate or ora (1849) O Roma! — allorquando la veneranda tua cervice — innalzavasi un momento dal letame obbrobrioso — ove ti mantengono le sconoscenti tue alunne — dopo d'esser state da te strappate dalla barbarie delle foreste..... O madre, o grande, istitutrice e donna delle Nazioni!
Eppur tremarono — allo scuoterti le chiome — e fu loro d'uopo, la frode, le zizzanie, lo spionaggio sfrontato dei sacerdoti dell'inferno — per abbassarti — Dunque sei grande ancora Italia! Dunque, il giorno che una voce gagliarda di redenzione, possa percuotere l'orecchio dei tuoi figli.... In quel giorno sfumeranno gli affamati e codardi avvoltoj che ti divoran le viscere! —
Nella notte del 16 al 17 — tutta la gente fu occupata a preparare i cartucci tutti consumati — tagliare catene per supplire alle mancanti palle — e continuamente pompare l'acqua soverchiante
Manuel Rodriguez — quello stesso ufficiale Catalano, salvatosi meco dal naufragio delRio-pardosulla costa di S. Catarina, fu occupato assieme ad un pugno dei migliori — ad assestare alcuni legni mercantili a guisa di brulotti — colla maggior quantità possibile di materie combustibili — e quando furono pronti — circa la mezzanotte, si rimorchiarono alla direzione del nemico — Tale espediente non mancò d'incomodarlo tutta la notte — ma non ebbe l'effetto che me ne aspettavo — era la gente, sommamente stanca — e ciò fu il principale motivo del poco successo —
Tra i contrattempi di quella sventurata notte — il più che mi afflisse, fu la diserzione della squadriglia Correntina — Villegas il comandante di quella — simile a tanti altri milantatori, da me riconosciuti per tali nella calma e nell'orgia — s'intimorì talmente all'avvicinarsi del pericolo — da risolversi al più degradante ed ignominioso dei delitti: la diserzione in presenza, e nell'impegno del nemico —
Egli poco potea servirmi in un combattimento a lunga portata — essendo i suoi pezzi troppo piccoli — ma il suo ajuto poteva esser grande: dovendo ricevere, o dar un arembaggio — giacchè il suo equipaggio era composto di gioventù animosa — Poi, pratico egli stesso, ed avendo buoni pratici del fiume a bordo — mi era molto giovevole — Prezioso infine mi sarebbe stato, dopo la catastrofe per salvare i feriti — e fare una ritirata men disastrosa —
Dal principio del combattimento — io avevo veduto il Villegas impaurito — e gli ordinai perciò di collocarsi dietro la nostra linea — in posizione, da non poter esser colpito dai projettili nemici — e sotto la di lui vigilanza, avevo fatto collocare un legno mercantile che dove servir di ospedale —
Verso sera mi fece dire: che cambiava di posizione — non ricordo per qual motivo, o pretesto — Abbisognando nella notte della cooperazione sua nel lavoro dei brulotti — io lo feci chiamare — ed ebbi la desolante notizia, che in nessuna parte si trovava — Non volli crederlo capace di tanto tradimento — ed andai io stesso con leggero palischermo per assicurarmi del fatto — Non trovandolo — mi avanzai alcune miglia verso Corrientes, ma indarno — il codardo avea fuggito, e tradito — Me ne tornai coll'anima rammaricata!
Ben giusto era il mio rammarico: poichè, la maggior parte delle piccole barche nostre erano state distrute nel servizio durante il combattimento — Io contavo quindi sui legni Correntini, per l'inevitabile ritirata, onde poter salvare i molti nostri feriti — ed imbarcarvi i viveri necessari per tutti — trovandoci molto distanti ancora, dall'abitata frontiera di Corrientes —
L'ultime speranze mi svanivano colla miserabile defezione di quei nostri alleati! La defezione all'ora del pericolo, è il più nefando di tutti i delitti!
Io tornavo a bordo, e non era lontana l'alba — Bisognava combattere, e non vedevo intorno a me — altro che gente sdrajata e soprafatta dalle fatiche — non udivo altro suono — altro romore, che le lamentazioni strazianti dei disgraziati feriti — non ancora trasportati all'ospedale, incapace di contenerne tanti!
Io davo la sveglia ed ordinavo: si riunisse la gente — e dall'alto d'una pompa, dirigevo ad essa, alcune parole di conforto e di eccitamento — Non furon vane le mie parole — e trovai nell'animo de' miei sfiniti compagni — tanta risoluzione da edificarmi — e persuadermi: che l'onore almeno, si voleva salvo —
Unanime grido di battaglia, fu ripetuto da quei generosi — ed ognuno fu al suo posto —
Non era ancor ben chiaro — che già ricominciava la pugna — ma, se nel giorno anteriore, sembrava il vantaggio da parte nostra — nel secondo — scorgevasi indubitamente,con noi la peggio — I nuovi nostri cartucci erano di polvere inferiore — le palle di calibro, terminate — e supplite da altre minori — e perciò inesattezza nei tiri — massime nei pezzi da 18, di lunga portata, collocati nel centro della Batteria dellaCostituzione— e due rotatori a bordo alPereira—
Si erano bensì tagliate delle catene nella notte, per servir da projetti — ma anche questi — che avrebbero potuto servire da vicino — erano inutile da lontano —
Il nemico scorgeva più scemi d'assai, i nostri tiri — poi, era informato della situazione nostra dai disertori, che non avean mancato, profitando del nostro contatto colla sponda — quindi egli era sempre più imbaldanzito, ed aveva, per gli stessi motivi, portato tutti i suoi legni in linea — ciocchè non avea potuto eseguire nel giorno antecedente — impedito dai superiori nostri fuochi —
Migliorava ad ogni momento la condizione del nemico — e peggiorava la nostra —
Infine, bisognava pensare alla ritirata — non dei legni — era impossibile moverli dal punto — perchè in sfasciume, mancanza d'acqua nel fiume — e la maggior parte dei cordami in pezzi — IlPereira, fu un momento oggetto d'investigazione, per conoscere se sarebbe atto a metter a la vela — ma fu riconosciuto incapacissimo — La sola golettaProcida, potè salvarsi con parte dei feriti e qualche materiale —
Conveniva quindi limitarsi a salvare le reliquie del personale, ed incendiare la flottiglia — A tal uopo, ordinai si sbarcasse il resto dei feriti — in alcune piccole rimanenti barche — le armi minute — munizioni ed i viveri che capir potevano in quelle — Intanto continuava il combattimento — abbenchè affievolito di molto per parte nostra — e più gagliardo assai, dalla parte contraria —
Preparavansi pure, nello stesso tempo i fuochi, ed i conduttori per l'incendio dei legni —
Qui, mi convien narrare un episodio ben desolante — cagionate dall'eccesso delle bevande spiritose — Negli equipaggi da me comandati — vi era gente d'ogni nazionalità — Gli stranieri eran per la maggior parte marini, e quasi tutti disertori da bastimenti da guerra — E questi devo confessarlo: erano i meno discoli — Circa agli Americani — tutti quanti, quasi, erano stati cacciati dall'esercito di terra per misfatti e massime per omicidio — Dimodocchè, essi eranoveri cavalli sfrenati — e vi voleva tutto il rigore di cui era capace un legno da guerra per mantenerli all'ordine.
Solo in un giorno di pugna, tutto codesto miscuglio di gente, erano disciplinati — e si battevano come leoni —
Ora per far l'incendio più eficace — eransi riuniti nella stiva, mucchi di oggetti combustibili — e su di questi spargevansi una quantità di botti d'acquavita che avean fatto parte delle provviste — Ma sventuratamente quegli uomini assuefatti a vivere con una piccola razione spiritosa — trovandosi con un'abondanza spropositata di tali spiriti — vi si ubbriacarono d'un modo, da esser impossibilitati a moversi —
Fu quello uno spettacolo ben doloroso — trovarsi nell'imperiosa necessità di dover abbandonare dei prodi e sventurati uomini, in preda delle fiamme! Io feci il possibile — impegnando i loro compagni — un po' meno ebbri, a non abbandonarli — io stesso sino all'ultimo momento ne colsi quanto potei, e li caricai sulle mie spalle ponendoli in salvo — sventuratamente però, alcuni, volarono coi frantumi delle navi —
In tali conflitti, ebbi il disgusto di vedere anche degli ufficiali in ebbrezza, probabilmente per farsi coraggio
E se tale stato degradante nausea in un individuo qualunque di bassa forza — in un ufficiale, tale stato, è veramente ignominioso!
Tutto preparato, si appicò il fuoco, e sbarcai accompagnato dai pochi individui rimasti meco sino all'ultimo —
Il nemico si accorse, com'era naturale, dello sbarco nostro — e del nostro movimento in ritirata — Egli fece marciare ad inseguirci tutta la sua fanteria, in numero di circa cinquecento uomini — Noi, erimo disposti a combattere comunque — ma ormai disugualissima sarebbe riuscita la pugna — sia per l'inferiorità nostra numerica — sia per la maggior pratica della fanteria nemica — sia infine per lo stato nostro delle armi, e della gente — Un inconveniente poi grandissimo era: esser la nostra linea di ritirata, tagliata a poca distanza, da un fiume importante — confluente del Paranà.
Noi fummo salvi dallo scopio delle Sante Barbere della flottiglia — che effetuossi d'un modo imponente, e terribile — percui s'intimorì il nemico e le vietò l'inseguimento —
Fu uno spettacolo sorprendente il volare dei legni, nel sito ove permanevano, rimase il fiume lisso, com'un cristallo — ed in ambe le sponde dell'ampio fiume, cadevano i frantumi con spaventevole fracasso.
Noi passammo, nella notte, il fiume Espinello, e campammo sulla sponda destra dello stesso —
Nel viaggio, sino alla Esquina, primo paese di Corrientes, impiegammo tre giorni, camminando penosamente, tra isole e paludi — e ridotti alla meschina razione diaria d'un piccolo biscotto, senz'altro —
Giunti alla Esquina, migliorammo alquanto di condizione: i nostri feriti furono al coperto — ebbimo carne in abbondanza, ed ospitalità completta dalla buona popolazione di quel paese —
Vari mesi passati nella provincia di Corrientes, nulla presentarono d'interessante — Il governo della provincia progettò di armare una piccola flottiglia — ma altro non riuscì, che a farmi perdere del tempo, inutilmente —
Ebbi ordine, poi, dal governo di Montevideo, di marciare alla volta di S. Francisco, nell'Uruguay, e mettermi colla forza, agli ordini del generale Rivera — che stanziava coll'esercito in quelle vicinanze.
Traversammo dunque, tutto il territorio di Corrientes, da S. Lucia sino al passode Higossopra l'Uruguay — Varcammo quel passo, e scesimo sino a S. Francisco, parte per fiume, e parte per terra —
Al Salto ebbi il bene d'incontrare Anzani — fatto mercante allora — o piutosto commesso del Bresciano Rini — stabilito in quel paese da qualche tempo —
Giunto a S. Francisco, vi trovai alcuni legni da guerra nostri, di cui presi il comando —
Il generale Ribera presidente della Republica di Montevideo — era passato in Entre-rios, con tutto l'esercito nostro — ed in cotesta provincia doveva riunirvisi l'esercito Correntino — ed attaccare giuntamente l'esercito di Ourives —
Il giorno 6 Decembre 1842 — ebbe luogo nell'Arroyo-grande — la famosa battaglia, ove soccombettero i nostri — cioètre popoli combattenti per i sacri loro diritti contro un tiranno —
Io non commenterò le cause di quella sventura — perchè troppe, e lunghe a descriversi — Sicuramente però, le discordie, fomentate dall'ambizione ed egoismo di pochi aspiranti, precipitarono in sciagure immense, ed offrirono inermi, all'esterminio dell'implacabile vincitore, popolazioni intiere, e generose!
Successe all'Italia più tardi — lo succeduto alle provincie del Plata — e per li stessi elementi scaturiti dall'inferno —
In S. Francisco, ove trovai il generale Aguiar — rimasto per motivi di salute, soggiornai poco — ed ebbi presto l'ordine da quel generale — di recarmi con tutte le forze disponibili — agiungendomi alcune centinaja di militi, chiamatiaguerridos— capitanati dal Collonnello Guerra — di recarmi dico: al passo di Vissillac, per cooperare all'azione dell'esercito nostro —
Giunsi coi legni a Vissillac, e vi trovai alcuni avanzi dell'esercito — cioè, materiale — ma nè un solo individuo —
Mandai alcuni esploratori, battere il campo — niente!
Era il fatale giorno 6 Decembre — sino all'ultimo uomo tutti erano stati chiamati alla battaglia — che si decideva a diciotto miglia di distanza sulle sponde dell'Arroyo-grande[56]—
Vi è qualche cosa, oltre l'intelligenza nell'essere nostro — non si sa discernere, non si può spiegare; ma esiste — ed i suoi effetti, benchè confusi — sono un vaticinio — intendasi come si vuole tale parola — Un vaticinio, che vi reca contento od amarezza — Forse quella scintilla infinitesima — emanata dall'Infinito — e che risiede nella misera nostra scorza — ma immortale come l'Infinito pressente oltre il contatto dei nostri sensi — ed oltre la portata della nostra vista —
Nulla si scorgeva in quelle deserte campagne — quel giorno però, avea alquanto di solenne, di tetro! di desolato! — come il cuore di coloro, che spiravano, o languivano, sul campo di battaglia — calpestati dal soldato insolente! dall'ugne del destriero del truce, dell'implacabile vincitore — giubilante, per i patimenti, per le torture, per la morte del vinto! Gloria! eroïsmo! vittoria! si chiamano cotesti macelli! Ed inni etedeumsi fanno cantare da alcuni mercenarichercuti! Pochissimi, furono i risparmiati in quella terribile pugna — ed il pressentimento d'un fiero disastro, da noi sentito — nulla di esagerato aveva —
Nessuno trovando, che ci dasse notizia dell'esercito — quindi nessun ordine dal capo supremo — come mi avea fatto sperare il generale Aguiar — fu deciso di sbarcare le forze tutte — lasciando piccola guarnigione nei legni — e marciare in cerca dei nostri —
Un piccolo corpo intiero, giungendo nelle vicinanze d'un esercito disfatto — può sempre essere di grande utilità ed io — ne ho fatto tante volte l'esperienza — Esso non cambierà la sconfitta in vittoria — ma potrà sempre salvare del materiale — e degli individui feriti o no che senza sostegno cadrebbero in potere del nemico —
Sovente anche — vedendo un piccolo corpo, con contegno ordinato ed impavido — benchè vittorioso il nemico — ma necessariamente anche lui disordinato dopo una battaglia è molto probabile ch'ei si fermi — e lasci ai vinti una più comoda, e men faticosa ritirata —
Tale certamente, fu il risultato del contegno dei volontari nella campagna del 1866 — alla battaglia di Custosa — Formando essi l'estrema sinistra dell'Esercito Italiano, ed incaricati della custodia del lago di Garda — alla ritirata dell'esercito, dopo la battaglia — i volontari, che in pochi occupavano la sponda occidentale del Lago — si spinsero in avanti, verso Lonato, e Rivertella — e facilitarono con tale mossa, la salvazione di materiale e di alcuni feriti, e traviati —
Io osserverò, passando, che seguendo il prediletto mio sistema del Rio-grande — non marciavo mai, in terra — senza un contingente di cavalleria — estratto dagli anfibi miei compagni di ventura — tra i quali avevo famosi cavalieri — espulsi dall'esercito di cavalleria — per irregolarità di condotta — forse per delitti — ma gente — che in generale battevasi egregiamente — e che naturalmente castigavasi quando lo meritava —
Abbenchè non trovassimo gente in quel punto — vi trovammo alcuni abbandonati cavalli — e con quelli, i miei scapestrati militi — non mancarono di riunire bentosto le sufficienti monture per il servizio d'esplorazione — l'abondanza di cavalli in quei paesi, facilita molto tale operazione —
Erimo pronti — e già si era in moto per la marcia — maun ordine del generale Aguiar ci richiamava in S. Francisco — Noi saressimo certamente rimasti vittime — trovandoci il nemico in piena campagna dell'Entre-rios — giacchè il nostro esercito rotto in quel giorno complettamente — era introvabile, ed avressimo invece trovato ruina, da cui difficilmente si sarebbe potuto scampare.
Rimbarcammo dunque, senza saperne il motivo, e senza aver potuto ottener veruna notizia degli avvenimenti —
Giunti a S. Francisco, ebbi dal Collonnello Esteves, un biglietto che principiava colle seguenti desolanti parole: «Il nostro esercito ha sofferto un contrasto» Il generale Aguiar era marciato lungo la sponda sinistra dell'Uruguay per raccogliere fuggiaschi — A me si chiedeva rimanere in S. Francisco, a proteggere il molto materiale ivi rimasto —
Nel periodo trascorso tra la battaglia dell'Arroyo-grande, ed il principio dell'assedio di Montevideo — successe quella confusione, quel prendere, lasciare, riprendere, di progetti, che accade in simili circostanze — cioè: dopo le grandi sconfitte — E fu veramente grande, intiera quasi la catastrofe dell'esercito nostro — poichè per molto tempo — non potè più ragranellarsi dello stesso, nulla che somigliasse ad un corpo di truppa — Quando si considera: che l'esercito di Montevideo andava attacare il più forte esercito, che mai si fosse veduto nell'America meridionale — insuperbito da molte e recenti vittorie — attaccarlo nella svantaggiosa posizione di trovarsi il grande fiume Uruguay alle spalle — si capisce: come i frantumi del nostro esercito, furono schiacciati, o prigionieri —
Furonvi molte paure da parte nostra, delle irresolutezze e molte defezioni individuali — come doveva necessariamente succedere, in una guerra, in cui da ambe le parti si parlava lo stesso idioma — ed i maggiori nuclei, eran della stessa terra —
Il popolo però, rispose con fermezza, con eroïsmo, all'energica voce dei generosi che lo chiamavano alla riscossa, proclamando la patria in pericolo, e chiamando tutti sotto le armi!
In breve vi fu un nuovo esercito — non così numeroso, non tanto disciplinato — ma almeno, assai più, pieno di slancio e d'entusiasmo — più penetrato dalla causa sacrosanta del dovere, che lo spingeva — Non era più, la causa d'un uomo che lo stimolava — che spingeva le moltitudini sui campi di battaglia — l'astro di quell'uomo avea tramontatonell'ultimo conflitto — ed invano sforzavasi in seguito di rialzarsi — ma era la causa nazionale, davanti cui tacevano gli odi, le personalità, le miserabili dissenzioni —
Lo straniero preparavasi ad invadere il territorio della Republica — Ogni cittadino correva con armi e cavalli ad allignarsi sotto le bandiere per respingerlo — Il pericolo cresceva coll'approssimarsi dell'Esercito formidabile di Rosas, comandato dal tremendo suo luogotenente Ourives — ebbene, cresceva il brio, la devozione alla patria, di quelle popolazioni generose — Non una voce di transazione, di patteggio, coll'invasore! e già d'allora potevasi congetturare cosa era capace di costanza, di privazioni, d'eroïsmo, la nazione che sostenne nella sua capitale un assedio di nove anni — per vincere alla fine!
Io arrossisco, pensando a ciò che abbian fatto in Italia, dopo la battaglia di Novarra — Eppure l'Italia tutta bramava non soggiacere allo straniero dominio — ed anelava di combattere — ed io ho la coscienza: sia il nostro popolo suscettibile di costanza e di slancio generoso! Ma le cause!...... Oh! le cause delle nostre sciagure, sono tante!......
E tanti, sono i traditori neri neri, e moltiformi che feconda la nostra bella — e ben sventurata terra!
Fratanto, io ebbi ordine di mettere a pico nei canali del fiume[57]— per ove poteva ascendere la flotta nemica — i maggiori legni della flottiglia nostra — Quindi, non più a pico, ma bruciati. Ed eccomi dunque nell'obligo d'incendiare una terza flotta — Almeno, nei due primi casi — avevamo potuto combattere a dovere! Fatti nuovamente pedoni, stettimo alcuni giorni ancora a S. Francisco — per dar tempo di evacuare per Montevideo, il restante materiale dell'esercito — Quindi, marciammo noi pure sulla capitale — neidi cui dintorni dovevansi riunire tutte le forze della Republica, che mano mano, si stavano organizzando.
Poco, o nulla d'importante, occorse nel nostro viaggio — eccetto il conoscimento del generale Pacheco (allora collonnello in Mercedes) Quest'illustre orientale, principiò in quelle circostanze di pericolo, a far mostra d'una superiorità distinta, di coraggio, d'energia, e di capacità. Egli senza dubbio, fu il principale campione del suo paese — nella lotta da gigante, sostenuta da Montevideo — contro l'invasione straniera — Lotta!..... che servirà d'esempio alle generazioni venture di tutte i popoli che non vorranno soggiacere alle prepotenze!
Io vado superbo, d'aver diviso con quella prode popolazione, vari anni della sua immortale difesa —
Montevideo presentava in quei giorni, sorprendente spettacolo — Ourives aveva vinto — e si avanzava implacabile alla testa d'un esercito, che passegiato avea sulle provincie Argentine dissidenti dai governo di Rosas, com'una tempesta — com'un fulmine!
Al Coriolano di Montevideo, non avrebbero valso, le prostrazioni dei sacerdoti, delle mogli, delle madri per blandirlo — l'idea di castigare la città proterva, che lo avea cacciato, per proclamarvi un odioso rivale — che lo vide fuggire — dileggiandolo — quell'idea sorrideva al truce vincitore del generale Lavalle[58]come l'amplesso d'una vergine —
L'esercito di Montevideo era stato distrutto — come forse mai successe ad altro esercito — e non esistevano sul territorio della Republica — altro che piccoli, e sconnessi frammenti di forze, sparsi a grandi distanze l'uno dall'altro —
La squadra era annientata — armi e munizioni pochissime — nullo l'erario! se lo figurino con uomini come Vidal — non intento ad altro, che alla ricerca d'oncie d'oro più portatili — per la meditata fuga — Ed era il ministro generale, quel ladro!
Eppure bisognava difendersi! Tale era la volontà generale, in quel magnifico popolo!
Molti eran gli uomini, puramente del partito di Ribera, per cui non v'era scampo, coll'entrata di Ourives, l'antagonista del primo — e per cui la difesa era indispensabilecondizione — ma impotenti e tremuli perchè la maggior parte, individui attaccati alla greppia dell'impiego —
Ma la nazione, il vero popolo, non considerava in Ourives, l'antagonista di Ribera, ma bensì il condottiero d'un esercito d'estranei — soldati d'un tiranno, che procedeva coll'invasione, il servaggio, la morte! Ed il popolo corse alla difesa colla coscienza del sacro suo diritto —
In poco tempo, vari corpi di cavalleria si formarono nella campagna — Un esercito di quasi tutta fanteria, si organizzava in Montevideo, palladio della libertà orientale, sotto gli auspici dell'uomo delle vittorie, il generale Paz — certo uno dei migliori, e più onesti capi dell'America meridionale —
Il generale Paz, che l'invidia e la nullità avevano allontanato dal comando, rispose alla chiamata della patria in pericolo — comparì alla testa delle forze della capitale — ed organizzò con reclute, e liberti, emancipati allora dalla Republica, quell'esercito, che durante sette anni, è stato il baluardo del paese — e che tuttora si mantiene impavido in presenza dell'oste più formidabile, che mai abbiano veduto quei paesi (1849)
Molti capi illustri, dimenticati o noncuranti guerre ove primeggiava l'individuale interesse — comparivano nelle fila dei difensori, ed aumentavano l'entusiasmo e la fiducia —
Una linea di fortificazioni fu tracciata intorno alla città — e verso la campagna nell'istmo — ed alacremente vi lavorò la popolazione intiera — sino ad ultimarla, pria della comparsa del nemico —
Fabriche d'armi, e munizioni, fonderie di cannoni, laboratori di vestimenta ed attrezzi per i militi — tutto s'improvisò come per miracolo — I cannoni, che dal tempo delli Spagnuoli, furono giudicati inutili e collocati a guisa di steccato sui limiti dei marciapiedi delle strade — eran dissoterrati, e montati per la difesa — La venuta poi, del generale Pacheco da Mercedes e la sua collocazione al ministero della guerra, diede l'ultima mano ai preparativi della piazza —
Io fui destinato alla organizzazione d'una flottiglia, non esistendo più nemmeno i vestigi dell'antico, per cura e conto del ministro traditore già sopra accennato — Si affitarono alcuni piccoli barchi mercantili, che si armarono come si poteva — ed un'incidente fortunato mi valse molto per poter proseguire con qualche successo a tale armamento —
L'Oscarbrigantino nemico, veleggiando di notte nelle vicinanze della costa, investì sulla punta delCerro(monte a ponente di Montevideo, alla distanza di circa sei miglia — e formando colla sua base nel fiume, la parte occidentale del porto), e ad onta de' moltissimi sforzi per farlo galleggiare fatti dal nemico — esso fu obligato di abbandonarlo.
Noi profitammo assai di tale naufragio — Da principio, voleva il nemico impedirci di avvicinare il naufrago — e mandò laPalmar, goletta da guerra a cannonegiarci — ma vedendo il poco frutto de' suoi tiri — e l'ostinazione nostra a ricuperar la preda degli scogli — ci lasciò liberamente all'opera —
Tra i molti oggetti ricuperati dall'Oscar— eranvi cinque cannoni, per noi preziosissimi — e che ci servirono per armare tre piccole legni — primi, nella nuova flottiglia — e che ci servirono immediatamente a coprire la sinistra della linea di fortificazioni —
Il caso della perdita dell'Oscar, mi sembrò di buon augurio, per l'ardua difesa che si preparava, e fu un nuovo stimolo alla generale fiducia —
Era il 16 febbraio 1843 — apena le fortificazioni della città, avevano avuto tempo di ultimarsi — pochi cannoni da collocarvisi — che comparve sulle alture circonvicine la vanguardia dell'esercito nemico — Il generale Ribera alla testa delle forze di cavalleria, troppo debole per poterlo combattere aveva aperto varco, e preso la campagna — contornando il fianco sinistro del nemico — e ponendovisi alla retroguardia —
Tale manovra riesce facile in un paese — ove ogni uomo è compiuto cavaliere — ed ove essendo l'unico alimento della campagna — la carne — non sono necessarie le fastidiose impedimenta — indispensabili nelle guerre Europee — Ribera poi, se non era un gran generale da battaglie campali — era maestro negli stratagemmi propri della piccolaguerra — e tale manovra operata con maestria — lo poneva nuovamente in istato d'incomodare grandemente il nemico —
Il generale Paz rimaneva al comando delle forze della capitale — Tali forze eran numerose — comparativamente all'estensione di mura, che si dovevano difendere — ma se si considera che tutte erano nuove reclute e che non tutti gli individui che le componevano, eran fior di roba — cioè penetrati da vero amor di patria — non si può altro che ammirare la sagacia, il coraggio, e la costanza dell'illustre generale — che dopo d'averle organizzate e disciplinate, sostenne con esse — i primi conflitti dell'assedio, ed i più pericolosi —
Ad onta dello slancio generoso delle popolazioni — non mancavano i dissidenti i codardi ed i traditori: Un Vidal, ministro generale, aveva rubato l'erario e fatto fagotto — Un Antuña, collonnello d'un corpo e capo di polizia, era passato al nemico, con molti altri ufficiali, ed impiegati — Un corpo dettoAguerridos, di stranieri al soldo della Republica — avean defezionato, in varie riprese quasi intieramente non solo — ma una notte che detto corpo occupava i posti avanzati della città ne compromise molto la sicurezza col suo tradimento.
Tali esempi erano seguiti naturalmente da singoli individui — che credendo tutto perduto — con un pretesto o coll'altro, abbandonavano le fila dei difensori per passare al nemico —
Gli affari andavano a rompicollo da principio, e non seppi mai capire: perchè Ourives, informato minutamente di tutto dai suoi aderenti interni — non profitò dello scompiglio, e dell'insufficienza delle fortificazioni, per attaccare vigorosamente la piazza. Egli altro non fece: che dei riconoscimenti, e dei falsi attacchi di notte, che aguerrivano gl'inesperti militi di Montevideo —
Intanto si armavano, e si organizzavano le legioni straniere — e comunque si sia interpretato lo spirito dell'armamento delle legioni Francese, ed Italiana — non può negarsi — che fu l'effetto d'uno slancio generoso, il preludio della prima chiamata all'armi, e per respingere l'invasione dall'ospitale terra d'asilo — Che in seguito vi si sieno introdotti degl'individui collo scopo interessato di speculazioni — egli è pur vero — comunque sia: l'armamento ed organizzazione di quei corpi, se non furono decisivi — valsero almeno a garantire la sicurezza della città.
I Francesi più di noi numerosi, e più esaltati dal prestigio militare, ebbero, in poco tempo, da due milla e sei cento uomini sotto le armi — Gl'Italiani riunironsi in numero di circa cinquecento — e benchè sembri poco a proporzione de' nazionali nostri in quel paese — io avrei mai sperato tanto considerando le odierne consuetudini nostre, e la nostra educazione — Quel numero si aumentò in seguito — ma mai oltrepassò i settecento.
Il generale Paz, profitando dell'aumento di forze stabilì una linea esterna alla distanza d'un tiro di cannone dalle mura —
D'allora in poi, il sistema di difesa fu regolato ed il nemico non fu più capace d'avvicinare la città.
Essendo io al carico della flottiglia, che andava pure organizzandosi, io proposi al comando della legione, un certo Angelo Mancini — d'infame memoria — e quello venne accettatto dal governo —
La legione fece il suo primo servizio in una sortita, — e siccome poco poteva sperarsi da gente nuova alle pugne — non fece buona figura — Si moteggiò, mettendo in dubbio il valore Italiano in Montevideo — io arrossivo di vergogna — e bisognava rintuzzare i moteggi —
Toccava alla Legione, un'altra volta, far parte d'una spedizione al Cerro — io dovevo trovarmi con essa — In quel giorno, comandava la spedizione suddetta il generale Bauzà — buon soldato ma molto vecchio — Si stette in presenza del nemico facendo delle marcie, e contromarcie, ma senza risultato — Era forse prudente non attaccare un nemico, se no più numeroso — certo dei nostri più aguerrito — Io impaziente di provare i miei concittadini — stuzzicavo — ma invano il vecchio generale — quando la fortuna ci mandò da Montevideo il generale Pacheco, allora ministro della guerra — Mi confortai alla vista di quello, che sapevo intraprendente e prode — Mi avvicinai a lui — ecolla fiducia e familiarità concessemi — chiesi di cacciare il nemico da una posizione dietro un parapetto che dominava un fosso dalla parte nostra, e dove quello si teneva come al sicuro —
Non solo il Ministro assentì alla mia richiesta, ma ordinò al generale Bauzà di apogiare il movimento della Legione Italiana —
Io feci schierare la legione in collonna per sezioni al coperto d'un numeroso di case semidistrutte, si spiegarono due compagnie in collonna al fronte, e dopo d'aver ricordato qualche cosa che alludeva all'onore della nostra terra noi attaccammo l'ala sinistra del nemico, che consueto a non temerci, ci aspettò di piè fermo, e ci ricevette con terribile fucilata —
Ma la legione Italiana doveva vincere in quel giorno — essa lo aveva giurato ed attenne il giuro — Invano caddero feriti molti dei nostri — si procedeva impavidi sinchè giunti a tratto di baionetta del nemico, quegli prese la fuga — e fu inseguito non poco — Il centro, e l'ala sinistra nostra furono pure vittoriosi — sicchè quaranta e due prigionieri nemici rimasero in nostro potere —
Quel fatto d'armi abbenchè di poco momento, valse sommamente — rilevò il morale dell'esercito nostro, menomando quello del nemico — E da quel giorno la legione Italiana seguì la sua carriera gloriosa facendo l'ammirazione di tutti —
Quel giorno fu il precursore di mille prodezze operate dai concittadini nostri, mai più vinti! E sul campo stesso del Cerro, la Legione Italiana con uno squadrone di cavalleria, ed alcuna fanteria indigena — riportarono — vari mesi dopo — il giorno 28 di Marzo — non ricordo di che anno — uno splendido trionfo, ove lasciò la vita un famigerato generale nemico — Nuñez —
Il giorno seguente alla prima piccola vittoria — la Legione Italiana schieravasi sulla piazza dellaMatrix, la principale di Montevideo — al cospetto d'un intiero popolo, ricevendo le lodi e felicitazioni del Ministro della guerra — ed acclamata universalmente — La parola potente del generale Pacheco — aveva risuonato tra le moltitudini — Io, mai, ho udito parola più commovente nè più atta a risvegliare una nazione —
Colla Legione Italiana avea combattuto per la prima volta, in quel giorno, e distintamente — quel GiacomoMinuto — detto Brusco — capitano di cavalleria in Roma nel 49 — ferito di palla nel petto — e morto in conseguenza d'essersi stracciato le fascie della ferita, alla notizia dell'entrata dei soldati di Bonaparte —
Il maggiore Pedro Rodriguez di Montevideo ufficiale di fanteria di marina pugnò pure valorosamente. Da quel giorno, sino all'apparizione d'Anzani nella legione — io poco m'allontanai dal corpo abbenchè occupato il più del tempo in mare —
Anzani trovavasi verso quel tempo a Buenos-Ayres, ove ricevendo l'invito mio, recossi a Montevideo — L'acquisto d'Anzani nella Legione Italiana, valse sommamente — in tutto — ma massime nell'istruzione e disciplina — Provetto nella milizia, avendo fatto le guerre di Grecia e di Spagna — io mai ho conosciuto un'ufficiale con più coraggio, più sangue freddo e più istruzione d'Anzani — Ripeto: fu un vero tesoro per la Legione — ed io pochissimo organizzatore fui ben fortunato d'aver presso di me quell'amico e fratello d'armi imparegiabile — Con lui, alla direzione del corpo, io ero certo del buon andamento d'ogni cosa — essendo di più, Anzani, d'una modestia e d'un'onestà a tutta prova — Dimodocchè io potei occuparmi della flottiglia —
Anzani fu molto contrariato da Mancini, e da Danus — uno collllotitolare — ed il secondo maggiore ambi pessima roba, come provarono in seguito — Essi non potevano conformarsi alla superiorità del merito d'Anzani — il quale, ad onta di mille miserie suscitate dai due suddetti — colmo di cognizioni militari, ed amministrative com'era — sistemò il corpo sopra un piede tanto regolare, quanto le circostanze potevano permetterlo —
La flottiglia ai miei ordini, benchè di poca importanza, non mancava d'esser utile alla difesa della piazza — Collocata sull'estrema sinistra della linea che varcava l'istmo da un'acqua all'altra, non solo la copriva perfettamente schierataa martello della stessa — ma minacciava il fianco destro del nemico qualora questo attentasse di assaltare —
Essa serviva di anello tra le importanti posizioni del Cerro, e dell'isola della Libertà — detta anche dei Ratti — Facilitando sopra tutto e cooperando nei tentativi che si attuavano continuamente sopra l'estrema destra del nemico — che assediava il Cerro.
L'isola della Libertà era stata adochiata dal nemico, che progettò d'impadronirsene — La squadra di Buenos-Ayres, sotto gli ordini pel generale Brown, preparavasi ad impadronirsene — fu deciso quindi dal governo nostro di prevenire l'occupazione nemica colla nostra — ed io fui incaricato di trasportarvi due pezzi da 18, ed una compagnia di guardie nazionali —
Tale operazione fu fatta di notte — e verso le 10 p.m. tutto era sbarcato nell'isola, ed io tornavo verso Montevideo — col lancione che m'avea servito per i pezzi, a rimorchio —
Successe qui, uno di quei fatti, che l'immaginazione dei Romanzieri partoriscono qualche volta — e che devono lasciar loro col cuor contento, quando concepiti.
L'isola della Libertà staccata dalla costa del Cerro, da una distanza d'un piccolo tiro di cannone — è distante da Montevideo circa tre miglia — Il vento soffiava da mezzogiorno — che cagiona in quel porto agitazione di mare, proporzionata alla forza del vento — e massime nel tragitto dall'isola al molo della metropoli —
Imbarcato io in una di quelle lancie di bastimenti mercantili, e che servono principalmente, colla loro larga poppa a salpar le ancore — imbarcazione, che fu comprata in quei giorni dal governo — avevo meco, i marinai adequati all'operazione effetuata, ed avevimo a rimorchio la stessa barcaccia, o lancione, su cui s'erano trasportati i pezzi d'artiglieria all'isola —
Tra il mare da mezzogiorno, e la gravità della barcaccia — di forma quasi cubica, e molto alta sull'onda, per nulla aver dentro di peso — marciavasi lentamente, e con molta deriva verso l'interno della baia a settentrione — quando tutt'assieme, scorgonsi legni da guerra sotto vento a noi, verso maestro, tanto vicini che la sentinella da prora d'uno di quelli ci gridò: «Chi viva!» «Zitti!» io dissi alla gente: Era senza dubbio la squadra nemica — Sommessamente parlando, io eccitai a radoppiar la voga, e far sui remimeno rumore possibile — Io mi aspettavo ad una grandine di fucilate — dopo l'intimazione fatta dalla sentinella — ma miracolosamente, scassammo, passando quasi sotto il pompresso delBelgrano— ch'io riconobbi — e senz'altra molestia, potemmo seguire il nostro viaggio per Montevideo.
La causa della salvezza nostra fu: che in quell'ora stessa, le minute imbarcazioni della squadra nemica, cariche di truppa, erano state mandate ad assaltar l'isola della libertà — Dunque per tal motivo — fu spiegato poco dopo — il silenzio del nemico, che voleva sorprender l'isola coi palischermi, e perciò ordinato silenzio — ed il motivo pure che non inviò gli stessi a predarci — ciocchè potevano facilmente eseguire —
Ma che fortuna! noi giunsimo in salvamento al molo — da dove si cominciò ad udire tremenda fucilata nell'isola in quel momento assaltata —
Io diedi immediatamente parte dell'occorso al governo — e m'incamminai a bordo, per preparare i nostri piccoli legni alla partenza — ove sussidiare l'isola, se v'era ancor tempo —
Sessanta circa uomini erano i nostri dell'isola della libertà — non ben armati, e con poche munizioni — All'alba io veleggiavo da Montevideo, con soli due legni, dei tre che ne avevimo, non essendo il terzo atto a far fuoco per non esser finito ancora il suo armamento.
Coi due legnetti, armati ognuno d'una caronata da dodici, di quelle prese al naufragoOscar— noi ci collocammo tra il Cerro e l'isola, bordeggiando; e per uscire dall'incertezza: se l'isola si trovasse in nostro potere o del nemico io fui obligato di mandare a riconoscerla l'ufficiale Clavelli con un piccolo canoto —
Io ebbi la fausta notizia: esser l'isola, nostra, ed il nemico esser stato respinto nel suo attacco di notte —
I bravi nazionali nostri, abbenchè nuovi alle armi, avevano combattuto da valorosi — Non solo avevano respinto il nemico — ma cagionato allo [stesso gravi perdite][59]ed i cadaveri dei soldato di Rosas — galleggiarono per vari giorni nell'acque del porto —
Feci sbarcare subito le munizioni dei due pezzi da 18 — ed un ufficiale con vari artiglieri per il servizio degli stessi —
L'alba stava rischiarando, ed appena terminata l'operazione suddetta — il nemico ruppe il fuoco, e l'isola vi rispose alacremente — Coi nostri legni, io presi il vento alla squadra nemica e l'attaccai pure d'infilata co' miei due cannoncini —
Era però inegualissimo il combattimento — Aveano i contrari due brigantini, e due golette — Tra i primi uno di sedici pezzi di forte calibro — I cannoni dell'isola, che più danno potevano cagionare, non avevano piattaforma — e per fortuna un antico parapetto, semi distrutto — Essi erano malissimo acconciati d'accessori, per esser stati montati in fretta — e peggio di tutto poche munizioni —
Abbenchè non molto grosso il mare, i tiri nostri di bordo erano resi incerti, dal rollare dei piccoli legni — Infine, l'Ufficiale Raffaele, Italiano, — ch'io avevo destinato alla direzione dei due pezzi dell'isola — dopo d'aver esaurite le poche munizioni, s'era coricato coi suoi artiglieri, ed i nazionali, dietro il piccolo e rovinato parapeto, che il nemico fulminava con tutte le sue artiglierie —
I fuochi dell'isola cessati — ed i nostri di bordo, insignificanti — il nemico incominciò a girare i suoi fianchi verso di noi imbossandosi — e già laPalmarcon una mitragliata d'un pezzo di lunga portata — m'avea ferito vari uomini sulla tolda, e fra loro il mio assistente Francisco — un bravo mulato — ferito mortalmente nella pancia da un biscaino — ossia palla rotonda di ferro, da metraglie.
Una volta ancora, la fortuna provvide!... Il comodoro Purvis comandante allora la stazione Britannica, in Montevideo, mandò, o venne lui stesso, con unaaïola— palischermo — e con una di quelle bandiere, che fermano le tempeste — cioè l'Inglese — Si frammise, e fermò il conflitto — come se avesse toccato i combattenti colla magica bacchetta! Per me e per la Repubblica fu grande ventura!
Da quel momento principiarono le negozazioni, uscì dal porto la squadra nemica — e non più cadette l'isola in potere altrui —
Che magnifico impiego della forza! quando tal contegno, si paragona a quello di certi miserabili potenti, che con un sol cenno avrebbero potuto — o potrebbero fermare fiumi di sangue — Con un sol cenno — potrebbero rialzare popoli caduti, e rintuzzare la mania d'opprimere di prepotenti! Qualunque fossero le ragioni del comodoro Purvis, è innegabile: che vi fu molta generosità cavalleresca da parte sua — perun popolo sventurato, ma prode, ma che, senza dubbio, entrava nella simpatia gentile del filantropo ed onesto figlio d'Albione!
Da quel momento Montevideo conobbe: avere nel Comodoro Inglese, un'amico non solo, ma un protettore.
Il fatto dell'Isola della libertà — il di cui felice risultato, più doveasi alla sorte che al merito nostro — abbenchè nulla si fosse trascurato per difenderla — acrebbe fama, ed importanza alle armi della Republica — comunque insignificante fosse stato il conflitto.