In quella guisa, cioè: con piccole e favorevoli imprese, rilevavasi una causa, già considerata perduta da molti — E ciò prova bene: che mai, si deve disperare nelle battaglie, e nella politica particolarmente, quando si propugna la causa della giustizia —
Patriottica ed eccellente amministrazione del governo, la di cui testa era Pacheco — La direzione della guerra all'integro ed imparegiabile generale Paz — l'impavido ed imponente contegno della popolazione — già scevra da pochi traditori o codardi. L'armamento delle Legioni straniere — Infine tutto, poco a poco vaticinava un esito felice —
La legione Italiana — la di cui nascita, era stata beffegiata da taluni — massime dai Francesi — che le nostre discordie, hanno assuefato da molto tempo a disprezzarci — giungeva a tal fama da destare invidia alle migliori truppe; non mai vinta — essa aveva parteggiato alle imprese più difficili — ai più ardui combattimenti —
AlleTres Cruces— tre cruci — ove l'intemerato Collonnello Neira — per un eccesso di bravura, era caduto nelle linee nemiche — la Legione — che in quel giorno stava di vanguardia ai di lui ordini — sostenne una lotta Omerica — corpo a corpo — cacciando gli Orivisti dalle fortissime posizioni — sino all'acquisto del cadavere del capo di linea —
Le perdite della legione in quel giorno, furono considerevoli — aproporzione del piccolo numero de' suoi combattenti — ma altretanto gloriose — Quel successo che sembrava doverla esaurire, la fomentò oltremodo — crescendo in numero con nuove reclute — soldati d'un giorno, che combattevano come veterani! Tale, è il soldato Italiano — tali i figli della nazione disprezzata — quando fuori dalla corrutrice influenza del prete e di reggitori codardi — essi sono stimolati dal bello, e dal generoso —
IlPasso della Boyada(24 Aprile 184.....) fu pure un serio conflitto — Un corpo d'esercito, agli ordini dello stesso generale Paz — era sortito da Montevideo, passando all'ala destra del nemico — costeggiò il littorale tramontana della baia, sino al Pantanoso — piccolo e fangoso fiumicello a due tiri di cannone del Cerro — e doveasi riunire alle forze nostre stanziate in quella fortezza — per dare un colpo — forse decisivo all'esercito nemico — tratto così, fuori dalle forti posizioni del Cerrito — quartier generale d'Ourives — e per lo meno doveasi sorprendere due battaglioni situati sulle sponde del paludoso fiumicello, già accennato —
A poco, o nulla riuscì tale impresa, che dovea dare dei risultati importanti — e ciò per mancanza di concerto — Ciocchè succede spesso, nelle operazioni combinate —
Fummo impegnati — nel passo suddetto — in acanitissimo combattimento — Delle tre divisioni, con cui si formava il nostro corpo di circa sette milla uomini — quella che faceva la retroguardia, fu accossata talmente dai nemici che ingrossavano rinfrancatisi dalla sorpresa — che per motivo, sopratutto, del difficoltosissimo passo — essa a gran stento poteva salvarsi, o salvare parte della sua gente —
Io comandavo la divisione del centro, che già trovavasi sulla sponda destra del Pantanoso, il di cui nome non era esagerato — avendo nel suo letto un pantano che sommergeva nel passo uomini e cavalli — e che conveniva passare su d'una gettata di grandi sassi sconnessi ed ineguali —
Diemmi ordine, il generale, di ripassare in sostegno dei pericolanti — e naturalmente fu forza ubbidire — quantunque a malincuore, certo di perdervi molta gente — e difficilmente potervi far buona figura —
I nostri della retroguardia combattevano valorosamente; ma il nemico, sempre crescente, li aveva involti, e già occupava un fortissimo stabilimento (saladero) dietro loro — cioè: sulla loro linea di ritirata — Di più esausti di munizionitrovavansi i nostri — La testa della legione Italiana, entrava nel sala[dero] — mentre una testa di collonna nemica era già entrata, e spuntava dalla parte nostra — Ivi impegnavasi accanita pugna, corpo a corpo, a bajonettatte, e finalmente trionfava il valore Italiano —
In quel punto, era il terreno ingombro di cadaveri — e tra i nostri caduti, ebbimo a deplorare la morte d'un prode ligure, il Capitano Molinari — Ma i compagni della retroguardia erano salvi — ed il combattimento ristabilito a vantaggio nostro —
Giungevano altri corpi in sostegno, ed operavasi la ritirata mirabilmente[60].
La legione Francese, nello stesso giorno, dovendo simultaneamente operare sulla linea della città — ebbe un rovescio — e così fu da noi, risposto degnamente ai moteggi di codesti nostri vicini.
Il 28 di Marzo — fu pure giorno gloriosissimo per le armi della Republica, e per la Legione Italiana —
In quel giorno l'impresa era diretta dal generale Pacheco — il nemico che assediava il Cerro, agli ordini del generale Nuñez — uno dei capi più famigerati di quei paesi — passato però vergognosamente dalle nostre, alle fila nemiche — nel principio dell'assedio — Il nemico, dico: mostrava molta baldanza in quella parte — e non poche volte era giunto, sin sotto i baluardi della fortezza — minacciando di tagliare le comunicazioni della stessa colla città — e distruggendo a fucilate il Faro eretto sulla parte superiore degli edifizi —
Il generale Pacheco ordinò la traslazione di alcuni corpi al Cerro — tra cui la legione nostra — Il movimento ebbe luogo durante la notte — ed all'alba erimo, colla legione, imboscati in una vecchia polveriera, attorniata da ruinati edifizi — ad un miglio circa a tramontana della fortezza —
Tali edifizi, abbenchè in macerie, conservavano delle mura erette — e capacità sufficiente da nascondere tutta la gente Italiana, quantunque alle strette —
Dal Cerro incominciossi a scaramucciare — e quindi poco a poco, si andava, la pugna riscaldando — Il generale nemico di natura focoso — spingeva baldanzosamente contro i nostri — sino ad impossessarsi d'una forte posizionechiamataquadrado— a piccolo tratto di cannone dalla vecchia polveriera —
Già contavano tra i feriti nostri, due dei migliori tra i capi — i Collonnelli Tajes e Estivao — quando il segnale che doveva ordinare la sortita della legione, non comparendo dall'alto del Cerro[61]e facendosi serio l'affare — fummo chiamati alla riscossa dal collonnello Caceres — incaricato della forza combattente.
Io sarò fiero sempre — d'aver appartenuto a quel pugno di prodi, che si chiamò: legione Italiana di Montevideo — che ho veduto sempre sul cammino della vittoria!
Ma in quel giorno erano i nostri Italiani — belli!..... di sangue freddo e di valore. Essi fecero l'ammirazione degli orgogliosi Americani, che a giusto titolo, pretendono ad una bravura eccezionale.
Trattavasi di attaccare il nemico su d'un'eminenza — dietro un riparo di fosso e parapetto — Lo spazio che si doveva percorrere per assalirlo, era sgombro d'ogni minimo ostacolo; dimodocchè difficile era l'impresa, dovendo marciare scoperti — verso il nemico coperto — Ma la legione in quel giorno avrebbe affrontato il diavolo! Essa ricordava che sullo stesso terreno acquistò il suo diploma di valore — All'orecchio de' suoi militi risuonavano ancora le benedizioni d'un popolo grato! Il plauso delle bellezze della capitale!
Essa marciò contro il nemico senza fare un sol tiro — e senza fermarsi — sino a precipitarlo nel Pantanoso a tre miglia del campo di battaglia — Morì Nuñez, e molti prigionieri si fecero —
I corpi Orientali, compagni nostri — combatterono pure con molto valore — e se ritardato, fosse stato alquanto il movimento suddetto — e dato tempo alla collonna nostra di destra — comandata dal bravo Collonnello Diaz, di avanzarsi, e frammettersi tra il fiumicello ed il nemico — certo non salvavasi uno solo della sua fanteria —
Quel fatto d'armi onora molto il genio militare del generale Pacheco — ed obligò l'estrema destra del nemico a rimanersi guardinga — lontana dal Cerro, al di là del Pantanoso —
Innumerevoli furono i fatti d'armi sostenuti dalla Legione Italiana, durante i primi anni dell'assedio — numerosi furono i morti e feriti — ma in nessuno scontro risultò disdoro a quella brava gente — e l'Italia può andarne superba!
Noi pure, nei primi calamitosi tempi, ebbimo qualche traditore: quel Mancini, di cui già feci cenno — un Danus, un Giovanni N. ed alcuni poveri diavoli trascinati dagli stessi, defezionarono — Fu vicenda dolorosa quella — ma che presto sommerse nell'Oceano glorioso, in cui veleggiò la superba Legione —
Nell'India muerta— fu battutto il generale Rivera — ma perciò non scemò la difesa della capitale —
I capi dell'esercito di questa, aguerriti da perenni pugne cogli assedianti, vi avean guadagnato una superiorità morale, che aumentava tutti i giorni — Giunse l'intervenzione Anglo-Francese, ed allora tutto vaticinava un esito felice della guerra —
Ogni paese nel mondo, starà sempre meglio, senza intervenzioni straniere — e così sia, nell'avvenire, per la nostra povera Italia, vittima di tanti di quei malanni — Per Montevideo, le condizioni erano diverse: essendo codesta capitale un vero emporio cosmopolita, ove gli stranieri d'ogni nazione, sono sempre, per lo meno, uguali in numero agli indigeni. Gl'interessi stranieri poi sono quasi sempre a quelli degli indigeni superiori —
Se l'Italia diplomatica, avesse contato per qualche cosa nel Rio della Plata — essa avrebbe dovuto far parte dell'intervento Anglo-Francese — essendo gli Italiani non inferiori in numero — a nessuna delle nazioni intervenenti — Ma nel 1842, in cui principiò l'assedio, il rappresentante del governo Italiano a Montevideo, era tenuto per ben poca cosa, ed un solo piccolo legno da guerra, facea sventolare la bandiera Italiana su codesta rada —
Nei progetti di operazioni, combinati tra il governo dellaRepublica, e gli ammiragli delle due alleate nazioni — vi entrava una spedizione nell'Uruguay — ed io ne fui incaricato —
Nel periodo trascorso, la flottiglia nostra, s'era aumentata di vari legni: gli uni presi in affitto, siccome i primi; altri sequestrati ai nemici della Republica — ed altri predati sul nemico, che inviava i mercantili suoi legni nel Buceo — porto immediato al quartier generale di Ourives — ed in altri porti in potere delle sue forze —
Dunque tra l'accrescimento di detti legni, e di altri due della Squadra Argentina, sequestrata dagli Anglo-Francesi, e messi a disposizione del governo Orientale — la spedizione nell'Uruguay, si compose di circa quindici bastimenti — il maggiore dei quali era ilCagancha, brigantino di sedici pezzi — ed i minori alcune baleniere —
La truppa di sbarco, componevasi: della legione Italiana, 200 — dugento uomini circa, di nazionali, agli ordini del Collonnello Battlle — oggi (1872), generale e Presidente della Repubblica — e circa cento uomini di cavalleria, due pezzi da 4, e sei cavalli in tutto —
Era verso la fine del 1845 quando partì la spedizione da Montevideo per l'Uruguay — dando principio alla gloriosa campagna, con fatti brillanti ma infruttuosi per l'infelice e generosa nazione Orientale[62].
Giunsimo alla Colonia — città situata sopra un alto promontorio — sulla sponda sinistra del Plata, — ove le squadre Anglo-Francesi ci aspettavano, per espugnare la posizione —
Non fu ardua l'impresa — sotto la protezione dei superflui fuochi dei legni di tre squadre — Io sbarcai co' miei legionari — ed i nazionali in seguito — Il nemico non oppose resistenza tra le mura — ma usciti al di fuori, lo trovammo disposto a combatterci. Dopo noi, sbarcarono gli alleati — Io chiesi agli Ammiragli di farmi sostenere, mentre io procurerei di allontanare il nemico — ed una forza d'ambe le nazioni uscì in nostro apogio — Ma impegnati che fummo in campo aperto, con un nemico superiore — ed ottenuto alcun vantaggio — gli alleati ritiraronsi intramuros — non so per qual motivo — e ci obligarono a far lo stesso — essendo noi soli, di molto inferiori al nemico —
Pria del nostro sbarco — quando i contrari, davanti all'imponenza delle forze navali — avean progettatto di abbandonare la città — essi obligarono gli abitanti a sgombrarla — quindi tentarono di darla alle fiamme — Dimodocchè molte case, presentavano il triste spettacolo dell'incendio — e per ottenerne un'effetto più pronto, avevano infranto la mobilia, e sconquassato ogni cosa —
Allo sbarcare nostro, cioè della legione, e dei Nazionali di Battlle — noi avevimo immediatamente, seguito il nemico in ritirata — e gli alleati sbarcati dopo, occuparono la sgombra città — mandando, come abbiam veduto, a sostenerci, parte della loro truppa — Ora tra il soqquadro delle ruine e dell'incendio, era difficile di mantenere tale una disciplina, da impedire qualunque depredazione — ed i soldati Anglo-Francesi, ad onta delle ingiunzioni severe degli ammiragli — non mancarono di servirsi a piacimento della roba abbandonata nelle case, e per le strade — I nostri rientrati seguirono — in parte — l'esempio, ad onta di fare noi — cioè gli ufficiali, il possibile per reprimerli —
La repressione dei disordini era difficile — considerando: esser la Colonia paese ben fornito d'ogni cosa per provvedimento della campagna, e massime di liquidi spiritosi — che esaltavano le velleità poco oneste dei depredatori —
D'altronde il più importante delle cose tolte dai nostri, furono comestibili, e materazzi portati nella chiesa ov'erimo accampati per coricarsi — suppelletili, che naturalmente furono abbandonate dopo pochi giorni alla nostra partenza — Comunque, senza l'esempio dei nostri alleati che solletticò — com'era naturale i nostri militi — tali eccessi si sarebbero scansati —
Io mi sono dilungato alquanto sui dettagli di cotesto avvenimento — descrivendoli con scrupolosità veridica — per rintuzzare certe descrizioni fatte da unChauvin— certo Mr. Page — comandante allora del brigantino da guerra Francese — ilDucouadic— Uomo detto dai concittadini suoi: una creatura di Guizot, mandato da quel ministro di Luigi Filippo — in qualità di emissario segreto —
Descrivendo i fatti occorsi nella Colonia — cotesta spia diplomatica — diceva peste deiBrigands Italiens— e per effetto della di lui Gallica simpatia io fui obligato — all'iniziativa, da noi operata, dello sbarco — di far metterela mia gente al coperto — non dai fuochi del nemico: perchè il nemico fuggiva senza sparare al nostro approssimarsi — ma da quelli delDucouadic— che avendo la sua batteria proprio di fronte alla mia gente, la fulminava a cannonate, in modo scandaloso —
Alcuni uomini della mia gente, furono contusi dai frantumi di macerie e dalle schegge, che i tiri di cotesto nostro alleato c'inviava —
Io ricordo che fra gli altri titoli con cui ci onorava nelle sue stravagganti narrative, vi era quello diCondottiericon cui quel signore affettava di spruzzare di disprezzo gente che più di lui valeva —
Nella Colonia avevimo dovuto cooperare alla presa di quella città — ma il nostro destino era di seguire oltre, e ristabilire l'autorità della Republica sulla sponda sinistra dell'Uruguay —
L'isola di Martin Garcia — ove anticipai Anzani con una piccola spedizione — si rese senza resistenza — Acquistammo in quell'isola, qualche bestiame, ed alcuni cavalli —
Ebbimo nella stessa il primomatrero, un certo Vivorigna, di quelli che tenevano per noi — ed io devo dire una parola su questa classe di valorosi avventurieri — i di cui serviggi tanto ci valsero nell'ardua nostra e gloriosa spedizione —
Il Matrero, è il vero tipo dell'uomo indipendente —
¿E perchè dovrà egli viver tra una società corrotta nella dipendenza d'un prete che l'inganna, e d'un tiranno che gavazza nel lusso e nella gozzoviglie col frutto delle sue fatiche — quando può sussistere nei campi vergini e sterminati d'un nuovo mondo, libero come l'aquila od il leone — riposando la chiomata sua testa in grembo alla donna del suo cuore quando stanco — o volando col selvaggiosuo destriero nelle pampas immense in cerca d'uno squisito alimento per lui e per la sua cara?[63].
Il matrero non riconosce governo — ¿E questi Europei, tanto governati sono essi forse più felici? Tante pessime prove si fecero, e si fanno su tale materia da fare la quistione ben ardua a risolversi! Indipendente — il matrero — ei signoreggia quell'immensa estensione di paese colla stessa autorità d'un governo. Non pone imposte — non tributi — non toglie al povero, l'unica sua speranza — il figlio per farne uno sgherro — Egli chiede dall'abitante come dono spontaneo il necessario all'errante sua esistenza — e le necessità del matrero sono limitatissime — e ricambia il donatore coi suoi lavori a cavallo — preziosissimi in quelle contrade —
Un buon cavallo è il primo elemento del matrero — le sue armi, composte ordinariamente d'una carabina, una pistola, una sciabola, e l'inseparabile coltello per aver carne e mangiarla —
Se si considera: che dal bue, egli ritrae i fornimenti della Sella, il mancador, per legare al pascolo il suo compagno cavallo, lasmaneasper accostumarlo a rimanersi fermo, e non vagare, lasbolasche ragiungano ilbagual(cavallo selvaggio) quando sfida la velocità dell'uragano — e lo rovesciano — avvitichiandosi nelle gambe del fuggente —
Se non le più utili,las bolassono le armi più terribili delgauccio(uomo della campagna) — Egli colle bolas, colpisce come abbiam detto ilbagual, lo struzzo — uccello che non vola — ma che colle gambe, non la cede in velocità al corsiero — e l'uomo quando dopo la battaglia, egli fugge davanti al nemico che la vinse —
Guai! se il fuggente non cavalca un buon destriero, o non stanco — egli se perseguitato dal boleador — sentirà mancarsi sotto e stramazzare il compagno — senza potersene liberare — a meno: che col poncho trascinando, non raccolga destramente las bolas — e così liberi le posteriori gambe del suo cavallo —
È uno spettacolo sorprendente per noi Europei: il veder una forza di cavalleria, fuggendo davanti altra forza vincitrice — Unanube di bolas s'innalza dalla truppa perseguente, e va a colpire i perseguitati — che sono sovente sgozzati dai primi cammin facendo — e perseguendo alternativamente altri —
Il laccio — il non men utile ausiliario del gauccio, o matrero — che sono quasi sinonimi — essendo il primo non come il secondo — sempre indipendente da ciò che si chiama governo — e che sovente, altro non è che l'amalgama d'alcuni prepotenti — Il laccio, che pende perenne sull'anca destra del corsiero, in un modo che sembra negletto, ma molto accurato — e che serve all'americano del Sud per procurarsi alimento, e per guadagnarsi la vita — quand'egli si trovi in condizione — cosa rara — di dover lavorar per vivere — Infine la carne — generalmente di vaccina — unico alimento del matrero —
Se si considera dico: tutte queste cose, alla costruzione delle quali ed all'uso continuo — è indispensabile il coltello — si avrà un'idea, del conto che il matrero deve fare di quell'arma — della quale, egli mirabilmente si serve pure per tagliar la faccia, o la gola d'un nemico —
Egli giammai rifiuterà di divider con voi, il suoaçado(arrosto), ma voi dovete avere un coltello, per non rischiare d'aver il rifiuto di prestarvelo, da lui che lo stima sopra ogni cosa — e che perdendolo avrebbe molta difficoltà di trovarne un altro nel deserto —
Il matrero come abbiam detto — e lo stesso del gauccio deLas Pampas— del monarcade la cuchilla(collina) del Rio-grande; ma più illegale, più indipendente — Egli ubbidirà, quando il governo, sia conforme alle proprie credenze, alle di lui simpatie — Se no, il campo e la selva sono le sue stanze — il suo domicilio — ed il cielo il suo tetto — per la maggior parte del tempo — Egli però costruisce qualche volta capanne nelle foreste — Poco egli comparisce inutilmente nell'abitato; e per lo più ne sarà il motivo l'amante — Il matrero ha un'amante, da cui è generalmente adorato — che divide i suoi disagi, i suoi pericoli, con ugual coraggio. Oh! la donna! che essere straordinario! Essa più perfetta, dell'uomo — è pure d'indole più avventurosa, più cavalleresca di lui! E l'educazione servile, a cui è dannata — fa sì, che meno frequente ne siano gli esempi —
Vivorigna fu dunque il primo dei matreri che ci raggiunse — trovato in Martin Garcia dal Collonnello Anzani — enon era certamente il migliore — Egli, sulle sponde del canale dell'Inferno — tra Martin Garcia, e la costa del continente — aveva guatato una barca — e messa una pistola al petto del barcajuolo, lo avea costretto a trasportarlo nell'isola — ove veniva a presentarmisi.
Altri molti matreri mi si presentarono, e come già dissi: mi servirono immensamente nelle ulteriori operazioni — Ma l'uomo ch'io vorrei fregiare, con un titolo più decoroso — e che riuniva al coraggio, ed all'audacia del matrero — il valore, il sangue freddo, e l'illibatezza del gentiluomo — era il capitano Juan de la Cruz Ledesma — di cui io farò menzione molte volte nel decorso del racconto della Spedizione del Salto —
Juan de la Cruz, alla nera capigliatura — all'occhio d'aquila — al nobile portamento della bella persona — riuniva un cuore d'angelo e di leone — Egli mi fu compagno intrepido e fedele in tutta la campagna dell'Uruguay, ch'io considero la più brillante della mia vita — Lui, e Jozè Mundell figlio di Scozzese, e giunto bambino tra quei coraggiosi ed indipendenti figli d'una vergine natura — mi saranno scolpiti nell'anima tutta la vita —
Mundell non ariegiava tanto il matrero quanto Juan de la Cruz — e d'un tipo diverso — cioè: simile ai concittadini di Wallace — era come lui valoroso e più istruito —
Nella Colonia era rimaso il Collonnello Battlle (oggi presidente della Republica) co' suoi nazionali di guarnigione — e Battlle — era uomo da qualunque impresa delle più ardue — Compagni d'armi sin da principio dell'assedio — noi ci dividemmo da quel prode e gentile ufficiale, con vero rincrescimento. A Martin Garcia lasciammo pure alcuni uomini, innalzandovi lo stendardo Orientale — e la spedizione continuò il suo viaggio progredendo nel fiume. Anzani faceva la vanguardia con alcuni legni minori nostri — e s'impadronì di varie imbarcazioni mercantili con bandiera nemica — Giunsimo in tal modo sino al Jaguary confluente del Rio-negro coll'Uruguay —
Il Rio-negro sboccando in quel punto nell'Uruguay, forma varie isole assai estese, coperte di boschi, e di pascoli nei tempi ordinari — Nell'inverno poi, crescendo i fiumi colle pioggie, le allagano quasi intieramente — dimodocchè, pochi sono gli animali che vi ponno stanziare — e la maggior parte degli stessi traversano l'acqua — e passano sul continente — ove pure trovano pascoli richissimi — Così stesso, noi trovammo in quell'isole — assai vaccine per non diffettare di carne — e pure alcune giumenta selvaggie, e puledri —
Il maggior benefizio poi, fu quello di potervi sbarcare i pochi nostri cavalli, e ristorarli dal disagio della navigazione —
Oltre le isole suddette, verso levante, bagnato dal Rio-negro a mezzogiorno e dall'Uruguay a tramontana — havvi ilRincon de las gallinas(canto o gomito delle galline) — Cotale Rincon, è un pezzo di continente magnifico ed ubertoso — riunito al gran continente da un istmo. In quel territorio trovavansi numerosissimi animali d'ogni specie, senza eccettuarne i cavalli e perciò, era una delle predilette stazioni dei matreros —
Una delle prime mie cure, fu quella di marciare con parte della forza di sbarco, e stabilirsi sulla sponda del Rincon — da dove facendo partire in esplorazione il Vivorigna, col il compagno Miranda, a cavallo — non tardarono a ricomparire con vari dei matreri del luogo — Quei nuovi acquisti furono seguiti da altri, e d'allora in poi, potemmo sistemare un principio di cavalleria, che progredì a vista d'occhio —
Colla cavalleria ebbimo in abbondanza della carne — e quella notte stessa s'imprese un'operazione su d'una partita nemica — che ebbe il più felice risultato —
Un tenente Gallegos, partito con noi da Montevideo, fu incaricato dell'impresa — Egli sorprese i nemici in numerodi ventina, e pochi poterono scaparsi — ne trasse sei prigionieri de' quali, alcuni feriti — Cotesto nostro ufficiale, era d'un valore brillante — ma sventuratamente troppo sanguinario. Quel fatto ci valse alcuni eccellenti cavalli — interessantissimi nella situazione nostra —
Il sistema adottatto dal nemico d'internare gli abitanti del littorale, per toglierli dalle comunicazioni nostre — ci fece giungere gran parte di quelli infelici — a cui noi offrimmo l'isola maggiore come domicilio — e passammo nella stessa, una buona quantità di bestiame per alimentarli — massime alcune bande di pecore —
La spedizione andava prendendo incremento di numero e d'importanza, aumentata vieppiù dalla venuta del nostro Juan de la Cruz tra noi — Individuo, che con Mundell — meritavano il titolo di principi dei matreros e la di cui scoperta, merita d'esser menzionata —
I matreros del Rincon mi diedero notizie: che Juan de la Cruz, alla testa di varie partite de' suoi, aveva — giorni prima — battute altre partite nemiche, ma che poi soperchiato dal numero — era stato obligato di sciogliere la sua gente — ed inselvarsi solo nei boschi più folti; quindi abbandonare il suo cavallo — e con una leggerissima canoa — vagare per le isole dell'Uruguay, le più recondite; oggetto della maggior vigilanza del nemico — il quale, dopo la battaglia dell'India Muerta, massimamente, non essendovi più corpi nostri di cavalleria nella campagna, impiegava ogni sforzo, per preseguire i matreros che non volevan sapere del suo governo —
In tali strette circostanze trovavasi il nostro amico allora — quando mi fu suggerito di mandare alla di lui ricerca.
Incaricai quindi, un comandante Saldaña — vecchio amico di Juan de la Cruz, con alguni matreros, in un palischermo nostro, per trovare il di lui nascondiglio e condurlo nosco —
La comitiva sortì con esito fortunato; e dopo alcuni giorni d'indagini incontrarono Juan de la Cruz, in un'isola, sopra un albero, e la di lui canoa nascosta in un cespuglio a piè dello stesso — essendo stata, in quei giorni, inondata l'isoletta — E lo incontrarono, certamente, pronto a rinselvarsi se gli investigatori fossero stati nemici — poichè dal posto suo, egli poteva scoprire chi lo cercava ad una distanza sufficiente per aver tempo di mettersi in salvo —
Imparino i nostri giovani Italiani una lezione della vita, che siam chiamati a sostenere, quando vorremo veramente redimere la patria nostra — È una fatalità — ma pur vera! che l'indipendenza, e la libertà, debbasi acquistare a furia di disagi, di sacrifizio, e di coraggio —
Fu Juan de la Cruz, per noi, un prezioso acquisto — d'allora in poi, ebbimo con noi tutti i matreri dei contorni — ed una eccellente forza di cavalleria — senza di cui è impossibile nulla imprendere, in quei paesi essenzialmente cavallereschi.
L'isola del Biscaïno, la principale di quelle del Jaguary — divenne ben presto una colonia, popolata dalle famiglie fuggenti le barbarie nemiche, e da varie delle povere famiglie della capitale, che la miseria spingeva sulle nostre traccia, sicure di trovare almeno della carne — Quivi passammo molto bestiame — lasciammo alcuni cavalli, ed un ufficiale superiore incaricato di tutto —
La spedizione progredì pel fiume — e quindi in un punto di quello chiamato Fray Bento — nella costa opposta, sulla provincia d'Entre-rios, si gettò l'ancora —
Abbasso circa otto miglia da Fray Bento — nella stessa parte dell'Entre-rios — esiste la bocca del fiume di Gualeguaychù confluente dell'Uruguay — Il paese è distante circa sei miglia dalla foce.
La provincia d'Entre-rios, era nemica, noi abbisognavamo di cavalli per le nostre operazioni — e lì ve n'erano degli eccellenti — Il paese di Gualeguaychù poi — ci allettava, per esser un emporio richissimo — capace di vestire i nostri pezzenti militi — e provvederci di arnesi per i cavalli — e d'ogni cosa necessaria — Fu dunque deciso di farvi una toccata —
Noi avevamo, espressamente, rimontato più insù il fiume, a circa sei miglia, per non ispirare verun sospetto — Nellanotte, nei nostri piccoli legni e palischermi — imbarcaronsi i nostri buoni legionari — la gente di cavalleria, con pochi cavalli — e vogammo verso la meta nostra —
Nell'imboccatura del fiumicello, eravi una famiglia stabilita — e sapevasi esservi vari barchi mercantili — ed una ballenera da guerra — Bisognava tutto sorprendere, e veramente tutto sorpresimo —
Noi fummo sì fortunati in quell'impresa, che di sorprese, in sorprese — fummo sino alla casa del comandante di Gualeguaychù — che fu trovato in letto dormendo — Villagra era il Collonnello comandante militare del paese — Tutte le autorità, e guardie nazionali, rimasero in nostro potere —
Si guarnirono colla truppa nostra i punti più forti — si stabilirono dei posti avanzati a certa distanza sulle vie ove potevano comparire nemici — e si procedette a reclutare cavalli, e requisire dal paese, tutti gli oggetti, per noi, di prima necessità. Acquistammo in Gualeguaychù, molti buoni cavalli, la roba necessaria per vestire tutta la gente, gli arnesi per la cavalleria — ed alcuna moneta, che si distribuì ai poverissimi nostri marini e militi — da tanto tempo nelle miserie e privazioni. I prigionieri furono rilasciati tutti alla partenza nostra — generoso procedimento che non avrebbero imitato i feroci fautori di Rosas, se vincenti —
Una partita di cavalleria nemica, erasi trovata assente dal paese al nostro ingresso — ed appartenendo alla guarnigione, essa tornava durante l'occupazione nostra — Vista dalle nostre sentinelle vi si mandò alcuni nostri cavalieri — già meglio montati, ed equipaggiati — Fuvvi uno scontro in cui i nostri fuggarono i nemici —
Quel primo fattarello d'armi — rallegrò molto la nostra gente — e solleticò il prurito per le avventure tanto più, che fu combattutto in modo brillante in presenza di tutti — Ebbimo un ferito assai grave —
Eravi nell'imboccatura del fiumicello una penisola, formata dall'Uruguay e dallo stesso — ove dimorava la famiglia anzidetta — Tale penisola ci servì mirabilmente per compire l'operazione indisturbati — giacchè in cotesti paesi di gente bellicosa — in poco tempo si riuniscono forze di cavalleria delli stessi abitanti d'una mobilità e d'un'audacia sorprendenti — La gente di fanteria nostra, imbarcossi nei piccoli legni, che ci avean condotti — La cavalleriamarciò sui buoni cavalli predati, e conducendone molti — Ed ivi ci riunimmo nuovamente —
Il lavoro d'imbarcare, e sbarcar cavalli, non c'era nuovo — ed in pochi giorni, tutti furono trasportati fuori: parte nell'isola del Biscaïno — e parte in altre isole nella parte superiore del fiume per servirci alle imprese ulteriori —
Procedemmo nell'interno — e sino a Paysandù — poco, o nulla accadde da meritar menzione — In quella città eravi un presidio assai considerevole — vi aveva, il nemico, costrutte alcune batterie — poi, messi a pico una quantità di barchi, in vari punti del canale del fiume, per ostruire il passaggio — Tutto fu superato — e poche palle nei legni, con alcuni feriti, furono le conseguenze d'un gran cannoneggiamento sostenuto contro coteste batterie —
Io devo far menzione di due ufficiali: Francese l'uno, Inglese l'altro — che comandando due piccoli legni da guerra della loro nazione, ci accompagnarono in quasi tutta quella spedizione — e mi valsero molto, abbenchè le loro istruzioni fossero di non combattere — Dench, era il nome del tenente Inglese — che rimase poco tempo con noi — Hypolite Morier — comandante la goletta l'Eclair, era il Francese — quest'ultimo essendo rimasto con noi — tutto il tempo che durò l'impresa, ci era diventato carissimo — ed era ufficiale di molto merito —
Giunsimo all'Hervidero — stabilimento bellissimo, anticamente, ma allora abbandonato e deserto — richissimo ancora, in quelle circostanze di bestiame, che ci valse in tutto il tempo del nostro soggiorno —
Cotesto punto, sulla sponda sinistra dell'Uruguay, chiamasi Hervidero, dallo spagnuolo Herver — bollire — E veramente, — ivi, quando il fiume è basso, sembra una caldaja bollente, dai vortici, cagionati da una quantità di scogli che si trovano sott'acqua — che battutti perennemente da corrente velocissima — fanno molto pericoloso quel passo —
Una casa spaziosa diazotea, cioè con terrazza per tetto — ergesi sull'eminenza che domina la sponda sinistra del fiume, ed intorno a quella, una moltitudine di ranchos (barracche col tetto di paglia) attestano la molta servitù di cui disponevano i padroni della famosa Estancia, in tempi più quieti.
Giungeva ancora, intorno alle case, ilganado manso(gli animali vaccini mansuefatti) — in cerca degli esuli abitatorie con loro unamajada(grege di pecore) che avvicinava in numero le quaranta milla — Coteste pecore, non tose, trascinavan la lana per terra, e quando movevano per le colline — esse somigliavano alle onde del mare —
Non meno, certo, saranno state le vaccine — compresovi ilganado chuero o alzado(non domestico).
Agiungansi innumerevoli giumente, e puledri — per lo più selvatici — ed altre qualità di quadrupedi — majali, somari, gazzelle, ecc. — e si avrà un'idea di quelle immense campestri proprietà — chiamateestancias— ove potrebbero vivere agiatamente molte famiglie — ed ove non abita un solo individuo — Tutto ciò frutto delle guerre intestine, a cui è dannato cotesto bellissimo e sventurato paese —
L'Hervidero era pure unsaladero, a tempi floridi — cioè: sito, ove si salava carne — maccellando centinaja d'animali ogni giorno — ¿E le sventure sofferte da codeste popolazioni — saranno esse una vendetta per i gran patimenti inflitti alle altre razze animali?
Io credo: la morte una semplice transizione della materia, a cui conviene conformarsi pacatamente — anzi famigliarizzarsi con essa — Ma i patimenti, inflitti da un essere all'altro! — Oh! io credo: che esistendo una vendetta nella natura, essa dev'esser applicata ai ministri del rogo, delle torture, e di qualunque sofferenza inflitta ad animale qualunque!
Esistevano pure gli edifizi, atti a tutte le differenti faccende di quel grandioso stabilimento — dimodocchè, più ad un villaggio, col suo feodale castello, somigliava che a particolare stabilimento di campagna —
All'Hervidero, si fermò la spedizione — presimo possesso delle case, e si fecero alcune fortificazioni provvisorie — La profondità del fiume, non permetteva di seguire oltre co' barchi maggiori —
Anzani colla legione Italiana — dugento uomini circa di fanteria — allogiò nello stabilimento, occupandolo militarmente — come già dissi — e ben valsero, tali misure di precauzione, a respingere un inaspettatto attacco combinato — tra i nemici d'Entre-rios, comandati dal Generale Garzon, e quelli dello Stato Orientale, dal collonnello Lavalleja — Successe tal fatto, mentre io era assente dallo Hervidero — e narrerò prima: del motivo della mia assenza —
Tra le cure di Juan de la Cruz — egli aveva assunto quella: di far avvisare — da alcuni de' suoi — tutti i matreri che si trovavano nella spaziosa campagna, sulla sponda sinistra del fiume Uruguay, e massime quelli del Queguay — assai numerosi —
Un Magallanes, ed un Josè Dominguez, capi secondari, erano tra i più famigerati — e tutti obbedendo volontariamente al loro capo principale José Mundell, di cui già abbiam parlato — Mundell, inglese, ma giunto in quei paesi da bambino, s'era immedesimato cogli abitanti, e le loro consuetudini — Egli aveva regolato una estancia, delle migliori dei dintorni — ed era uno di quei pochi privilegiati, venuti al mondo per dominar, senza violenze, quanti li avvicinano. Senza nulla aver di straordinario nel fisico — era però forte e svelto —
Franco cavaliere, e generosissimo, egli avea guadagnato il cuore di tutti — e massime dei matreros — che beneficava in ogni loro bisogno — temprandone l'indole soverchiamente avventuriera e talvolta sanguinaria — Mundell, ad onta d'aver passato la maggior parte di sua vita nel deserto — aveva, per propensione propria, coltivato lo spirito — ed acquistato collo studio, non mediocri conoscimenti —
Egli mai s'era mischiato in affari politici, sintanto che quelli avevano per motore gare individuali per gelosia d'autorità di presidente, ecc. — ma quando lo straniero agli ordini di Ourives, invadeva il territorio della Republica — Mundell credè delitto l'indifferenza, e si lanciò nelle fila dei difensori della terra che lo aveva accolto infante, e lo ospitava —
Col prestigio acquistato tra i bravi suoi circonvicini egli ebbe riunito, ben presto, un numero di alcune centinaja d'uomini — coi quali, in quelli stessi giorni, mi aveva fatto avvertire, che voleva accompagnarmi — I bravi ragazzi, mandati da Juan de la Cruz, presso Mundell erano giunti all'Hervidero con tale notizia — ed io decisi, immediatamente, di abboccarmi con Mundell nell'Arroyo Malo— a una trentina di miglia abbasso del Salto — secondo il suo desiderio —
Nella prima notte dell'assenza mia, era stato attaccato l'Hervidero — ed udite da noi le cannonate dalle vicinanze dell'Arroyo Malo — io ero rimasto in forte anzietà — com'era naturale — benchè fidente nel valore e capacità d'Anzani, che di tutto era rimasto incaricato —
L'attacco contro l'Hervidero, era stato immaginato, e disposto di modo — che se l'esecuzione vi avesse corrisposto, ci poteva riescire fatale —
Garzon le di cui forze ascendevano almeno a due milla uomini, la maggior parte infanteria — doveva approssimarsi alla sponda destra dell'Uruguay — mentre Lavalleja attaccherebbe l'Hervidero dalla sponda sinistra, con cinquecento uomini —
Due brulotti costrutti nelJuyfiumicello a monte di noi — erano stati spinti simultaneamente, verso la squadra per impedirla di dare ajuto a quei di terra —
Il coraggio, il sangue freddo d'Anzani, e la bravura dei dugento — resero inutili tutti gli sforzi, e le astuzie del nemico —
Garzon nulla ottenne, co' suoi fuochi serrati di fanteria — perchè troppo distante — e dominata quella sponda dalle artiglierie de' nostri legni — che la fulminavano — I brulotti abbandonati in balìa della corrente, passarono distanti dai barchi, o furono distrutti dal cannone — Lavalleja spinse inutilmente i suoi contro i prodi nostri legionari, che trincerati negli edifizi — spaventavano i nemici col loro silenzio, e fiero contegno —
Anzani aveva ordinato: non si facesse una sola fucilata, sinchè il nemico fosse a brucia panno, e ben valse: poichè credendo avessero i nostri evacuato le case — i contrari giunsero vicinissimi — e scopiando allora una generale scarica da tutti i punti — essi si diedero a precipitosa fuga — perdendo intieramente la voglia di tornare all'assalto —
Avendo combinato con Mundell, circa l'entrata sua nel Salto — quando da noi occupato — io ritornai all'Hervidero —
In quel tempo, ebbi, dall'Uruguayana, notizie: che il Collonnello Baez, si disponeva di raggiungermi con alcuni uomini — E l'unico legno da guerra del nemico, stanziato nelJuy, defezionò a noi con parte dell'equipagio — Tutto quindi arrideva alla impresa nostra —
La provincia di Corrientes, dopo la battaglia dell'Arroyo-grande, era ricaduta sotto la dominazione di Rosas; ma la resistenza ammirabile di Montevideo — ed alcune altre favorevoli circostanze — la chiamarono nuovamente all'indipendenza —
I fratelli Madariaga, principali autori di quella bella rivoluzione, avevano chiamato il generale Paz da Montevideo preponendolo al comando dell'esercito — Il vecchio, e virtuoso generale, colla propria fama e capacità avea indotto il Paraguay — ad un'alleanza offensiva e difensiva; e quello Stato avea riunito a Corrientes, un contingente d'esercito rispettabile —
Le cose, dunque, andavano pure a meraviglia da quella parte — e non era il minore ogetto della spedizione nostra, quello di aprire le comunicazioni, con quelle interne provincie — e di riunire nel dipartimento del Salto, gli emigrati orientali, che si trovavano in Corrientes e nel Brasile —
Dall'Hervidero, io mandai dunque una ballenera — (barca leggera) con missione per il generale Paz — Ma essendo stata scoperta, e perseguita dal nemico furono obligati gl'individui che ne componevano la ciurma — di rifuggiarsi nella selva, ed abbandonar la barca — Sino a tre volte, fui obligato di ripetere tale tentativo — sinchè un bravo de' nostri ufficiali Italiani — Giacomo Casella — aprofitando d'una forte crescente del fiume — pervenne a superare tutti gli ostacoli — e giunse nella provincia di Corrientes —
Colla stessa crescente — io giunsi colla flottiglia al Salto — quella città era presidiata da quello stesso Lavalleja che attaccò l'Hervidero — e da una forza di circa trecento uomini, tra cavalleria ed infanteria —
Egli da vari giorni, erasi occupato a far evacuare la città dagli abitanti — per cui, e per la propria forza, stabilì un campo, sulla sponda sinistra del Tapeby, alla distanzadi 21 miglia circa dal Salto — Noi occupammo la città, quindi, senza resistenza, e trattammo di stabilirvi alcune fortificazioni, che come vedremo ci servirono egregiamente —
Occupato quel punto, noi rimasimo, com'era conseguente, assediati dalla parte di terra — essendo tutta la campagna orientale in potere del nemico — ed uno dei principali inconvenienti nostri, era naturalmente la mancanza di carne — essendo pure, stato ritirato tutto il bestiame nell'interno — Non restammo però molto tempo, in tale situazione —
Mundell, avendo riunito circa 150 uomini, diede addosso ad un corpo nemico che lo incomodava, ed a noi si ricongiunse nel Salto[64]. Da quel momento principiammo a fare alcune sortite — e raccogliere il bestiame di cui si abbisognava —
Colle cavallerie di Mundell e Juan de la Cruz — fummo capaci di tener la campagna — ed un bel giorno — di andar a cercare Lavalleja nel suo proprio campo —
Alcuni disertori del nemico, mi avevano raguagliato esattamente della di lui posizione, — e del numero delle sue forze — ed io decisi d'attaccarlo —
Una sera, messi insieme dugento uomini di cavalleria, e cento dei nostri legionari — mossimo dal Salto al principio della notte — coll'intenzione di sorprendere il nemico prima del giorno —
Le guide nostre erano i disertori sumentovati; ed abbenchè fossero pratici — siccome non esistevano strade battute, nella direzione da noi presa, ci straviarono, ed il giorno ci colse alla distanza di circa tre miglia dal campo cercato —
Non era forse prudente, attaccare un nemico — almeno quanto noi forte — trincerato nel suo campo — e che d'un momento all'altro doveva ricevere riforzi, che aveva chiesto — Ma tornare indietro, non solo vergognoso sarebbe stato — ma molto influito avrebbe sulla nuova truppa ch'io guidavo, e che aveva concepito grande stima del valore Italiano — Poco, mi molestarono, veramente, le idee retrograde — e decisi d'attaccare senza fermare il movimento in avanti per profitare della sorpresa —
Giunti sopra un'eminenza, ove il nemico aveva un posto avanzato, che si ritirò all'avvicinarsi nostro — io scopersi il campo nemico, e mi capacitai della sua posizione — Vidi vari gruppi di cavalleria, che si riconcentravano verso il campo, da varie direzioni —
Erano distaccamenti, mandati nella notte, su differenti punti per spiarci — avendo avuto, il nemico, sentore della nostra sortita — ad onta d'ogni segretezza usata in ogni disposizione —
Riconcentravansi pure sul campo varie truppe di cavalli, e di buoi — animali importantissimi: i primi come rimonte per cavalleria — ed i secondi — alimento unico di quelle campagne —
Ordinai subito a Mundell, che faceva la vanguardia, di staccare una metà de' suoi plottoni — acciò tentassero d'impedire il concentramento — Fece lo stesso il nemico — scorgendo il movimento nostro, per proteggere i suoi —
Mundell, con molta bravura, aveva eseguito il suo movimento apogiando lui stesso col resto della sua forza i plottoni mandati avanti — ed aveva incalzato e disperso vari distaccamenti nemici — ma nel bollore della pugna — non considerando la gran distanza che lo divideva dalla fanteria nostra — erasi troppo avanzato — dimodocchè trovavasi colla sola sua forza involto da tutta la cavalleria nemica, che rivenuta dal primo sgomento, lo rincalzava colle lancie nei reni — minacciando di dividerlo dal grosso nostro, che tuttora ben distante procedeva alla battaglia — coi nostri fanti — fortunatamente giovani — che correvano colla lingua fuori —
Io non perdevo di vista nulla, certamente — essendo il campo sgombro, e noi discendendo — Pria, desiderando di portar in massa la piccola forza nostra — per eseguire un colpo di mano decisivo — acceleravo bensì la marcia della fanteria — ma tenevo però — la forza di Juan de la Cruz, che marciava alla retroguardia, intera come riserva —
Vedendo la situazione di Mundell, che non permetteva dilazioni — lasciai la fanteria indietro agli ordini del prode Marrocchetti — e spinsi avanti le riserve di cavalleria scaglionate —
Il primo scaglione nostro comandato dal Tenente Gallegos, diede bravamente dentro, e ristabilì alquanto la pugna di cavalleria — Alla carica di Juan de la Cruz, il nemico retrocesse, ripiegandosi verso il campo — e schierandosidietro la linea di fanteria — coperta da una barricata di carri —
Io avevo ordinato, agli ultimi scaglioni di cavalleria nostra di caricare compatti, senza perder l'ordinanza — dimodocchè al coperto di questi, i matreros di Mundell, che valorosamente avean combattutto — si riordinarono in un momento —
Procedemmo allora, verso il campo nemico, in vero ordine di battaglia: La fanteria nel centro, in massa per sezioni — e con ordine di non fare un tiro — Mundell alla destra, e Juan de la Cruz alla sinistra — ed alcuni plottoni di cavalleria seguendo in riserva —
La cavalleria nemica — come abbiam detto — dopo il primo scontro, erasi rifatta dietro la fanteria — coperta questa pure da una linea di carri — Ma il contegno impavido della nostra gente — e il suo procedere compatto, e silenzioso — intimorì il nemico talmente che poca fu la resistenza — In un attimo, non vi fu più pugna — ma una sconfitta completta, ed un fuggire disordinato dei nemici verso il passo del fiume Tapebì.
In quel passo, alcuni de' più coraggiosi — dopo aver passato — vollero far testa — e lo avrebbero potuto essendo esso assai arduo — e fermarono la cavalleria nostra — Ma i nostri legionari alla voce: «di cartucciere al collo, e avanti» si precipitarono nell'acqua come tanti demoni, e non vi fu più resistenza —
Io mai, mi son potuto spiegare: perchè il Colonnello Lavalleja, avea stabilito il suo campo, sulla sponda sinistra del Tapebì — invece della destra — ove, certo, avrebbe potuto fare molto maggior resistenza — massime costruendo alcune opere volanti sul passo stesso —
La sponda sinistra era verso il Salto — e probabilmente non entrò nel criterio del vecchio e bravo colonnello, che pochi marini, e militi nuovi, potessero fare una marcia di venti miglia in una notte — e giunger a combatterlo — Oppure, conscio dell'avvicinarsi dell'esercito vittorioso d'Urquiza — non supponeva che fossimo capaci d'abbandonar il Salto — Il fatto sta: che in guerra le precauzioni son sempre poche. Il trionfo fu completto — la fanteria tutta, in numero di circa dugento — rimase in potere nostro — ed alcuni di cavalleria — Tutte le famiglie del Salto, trascinate fuori dei loro focolari — con numeroso treno d'ogni specie di vettovaglie in 34 carri — estratti pure dalla città — Infine gran numero di cavalli, per noi preziosissimi —
Fra le prede, la più rara, e stimabile fu un cannone di bronzo da sei, fuso a Firenze nel medio evo da un certo Cenni — e che probabilmente era giunto nel Rio della Plata, coi primi spagnuoli al tempo della scoperta — o coi Portoghesi —
Era lo stesso cannone, che avea fatto fuoco all'Hervidero contro noi, e che smontatosi in quella notte di conflitto trovavasi in reparazione nel campo —
Il nostro ritorno al Salto fu una marcia trionfale —
Ci benediva la popolazione, reintegrata nelle proprie case, e tale vittoria ci acquistò meritata reputazione, costituendo il nostro piccolo corpo di sbarco: forza delle tre armi capace di tener la campagna —
L'impresa del Tapebì, era stata eseguita colla prontezza possibile — dopo il fatto d'armi, e dopo di aver raccolto quanto fu possibile, di ogetti utili, cavalli, armi, ecc. — si riprese la direzione del Salto — e ben valse tale celerità — Siccome, ho già accennato: il nemico aspettava riforzo; e tale riforzo, era niente meno; che l'esercito vittorioso del generale Urquiza — che tornava da sbaragliare quello del Generale Rivera all'India muerta, e che s'incamminava verso Corrientes per combatterne l'esercito —
Vergara che ne facea la vanguardia, comparse alla vista del Salto, il giorno seguente al nostro ritorno, e ci tolse alcuni cavalli sparsi nel pascolo dei dintorni.
Pressentendo la tempesta, che ci sovrastava, si fece ogni sforzo per resisterla — Una batteria tracciata da Anzani, nel centro della città, s'innalzava come per incanto — militi e popolo lavorando ad essa alacremente —
Le case atte alla difesa, furono fortificate — e tutta la gente: militi, marini, cavalieria — furono ripartiti sulla linea ognuno al suo posto di battaglia —
Sbarcammo alcuni cannoni di marina, e prepararonsi con affusti di posizione nella batteria —
In quel tempo, giunse nel Salto, il Collonnello Baes, con una sessantina d'uomini di cavalleria. Non tardò a comparire Urquiza, col suo esercito composto delle tre armi — e molto borioso — Egli aveva assicurato i suoi amici: che avrebbe passato l'Uruguay al Salto, coll'ajuto della flottiglia nostra predata — Ma a lui fallì il vaticinio —
L'attacco del nemico, fu simultaneo all'apparizione del grosso delle sue forze —
Havvi dalla parte orientale del Salto, una collina a tiro di fucile dalle prime case, che intieramente domina la città — Noi, non avevimo fortificato tale collina per il motivo della poca forza a nostra disposizione, e per cui la linea di difesa, avrebbe avuto un'estensione troppo grande — quindi per guarnirli male preferimmo abbandonarla, e concentrare tutte le nostre milizie nella batteria, e nelle prime case, destra e sinistra della stessa —
Com'era naturale — Urquiza prese posizione su quella collina — e vi collocò sei pezzi d'artiglieria — Nello stesso tempo, spinse la sua fanteria a passo di carica sulla nostra destra, mentre ci fulminava a cannonate —
Quasi nello stesso tempo, noi avevamo terminato di stabilire due pezzi sulla batteria — ma piattaforma e parapetto non esistevano — ed i cannoni nel far fuoco, sprofondavano nel terrapieno, non consolidato ancora —
La destra nostra, era veramente la più vulnerabile potendovi giungere il nemico, coperto per la concavità d'una valle — e realmente dall'impetto e subitaneo apparire di quello, in numero considerevole, si sbigottì la gente nostra dell'ala destra; ed abbandonando leazoteas(case con terrazzo) fuggiva verso il fiume, coll'intenzione, naturalmente, d'imbarcarsi e ricoverarsi a bordo dei legni — Non vi riuscì però essendo state, preventivamente, allontanate tutte le piccole barche — misura che riescì efficacissima —
Io stavo sulla batteria, e nella disposizione della gente, avevo riserbato una compagnia della legione in riserba, dentro della stessa — Feci subito caricare la metà di quella compagnia — comandata dal prode Tenente Zaccarello — contro l'irrompente nemico —
Dopo la prima, la seconda metà — e sì valorosamente, furono eseguite quelle cariche — che, a suo torno, fu posto il nemico in precipitosa fuga —
La compagnia di cui parlo — era comandata dal Capitano Carone — numerando appena cinquanta uomini; idue plottoni erano agli ordini di Ramorino, e Zaccarello — tutti bravi ufficiali ed eccellenti militi — Il nostro successo sull'ala destra, dissuase il nemico da ogni tentativo d'assalto, ed il combattimento fu limitato a cannonate —
In quest'ultimo genere di pugna — benchè il nemico ci avesse colti non preparati, per non averne avuto il tempo — non si mancò di far buona figura —
Avevo io fatto sbarcare i cannoni di bordo — agli ordini di tre ufficiali di marina — Suzini Antonio, e Cogliolo Leggiero — ambi dell'isola Maddalena — ed un terzo Josè Maria — tutti prodi ufficiali — dimodocchè l'artiglieria nemica, benchè superiore in numero e di posizione, era regolarmente mal menata, ed obligata di nascondersi ogni tanto dietro la collina —
Le perdite d'una parte e dall'altra non furono serie per non esservi stato un assalto generale su tutta la linea — Perdetimo la maggior parte del bestiame bovino, che trovavasi in un corral (recinto) — e siccome era selvatico — aperto il cancello dal nemico, tempestò fuori com'un torrente, e si dileguò per la campagna —
Per tre giorni, continuò Urquiza, i suoi tentativi — ed ogni giorno c'incontrava meglio preparati, poichè anche di notte, non si perdeva un momento, per ultimare i lavori della batteria — innalzare barricate — e riparare i danni ricevuti di giorno — Si collocarono cinque pezzi nella batteria — si ultimò la piatta-forma, il parapetto, e la Santa Barbera — Infine, vedendo egli, che nulla avanzava cogli assalti e le cannonate — adottò il sistema di blocco — e ci rinchiuse ermeticamente dalla parte di terra — Ma anche in quel modo, riusciva deluso — essendo noi padroni del fiume — e potendo da quella parte ricevere le necessarie vettovaglie —
Ne' diciotto giorni, che durò l'assedio, non si stette oziosi — dovendo provvederci di fieno per gli animali — si veniva alle mani ogni giorno col nemico — Poi siccome per restringerci, egli avea dovuto formare una catena circolare di posti — noi, profittavamo della trascuranza degli stessi, per assaltarli di sorpresa — e spesso con vantaggio —
Infine dopo diciotto giorni d'assedio — stancatosi, o forse chiamato dall'altra parte dello Uruguay, per affari più urgenti — Urquiza ci lasciò — e fu a passare il fiume al dissopra del Salto — non coi legni della flottiglia nostra però, com'egli avea promesso —