QUINTO PERIODO1870-1871.CAPITOLO I.Campagna di Francia.
1870-1871.
A chi ha la pazienza di leggermi — io accennerò una circostanza, che sembrerà straordinaria — ma che pure è verissima — e sulla quale preferisco lasciare i commenti al lettore —
Ch'io non sia entrato nelle buone grazie della Monarchia Sabauda al mio arrivo in Italia dall'America nel 1848 — è cosa naturale — Ch'io abbia suscitato delle antipatie fra i suoi servitori, dal primo Ministro ai generali dell'esercito — e da questi agli ultimi uscieri — innestati all'esistenza del governo reggio — era pure conseguenza normale degli uomini e delle cose —
Ciocchè non posso esattamente spiegarmi — si è: la sfavorevole accoglienza fattami da quegli uomini, che ponno chiamarsi giustamente, i luminari del moderno periodo di risorgimento nazionale, e che ne furono tanto benemeriti — come per esempio Mazzini, Manin, Guerrazzi, ed alcuni de' loro amici —
La stessa sorte toccommi in Francia nel 1870 e 1871 — Eppure in Francia come in Italia, io ho trovato una simpatia entusiastica tra le popolazioni — certamente molto superiore al mio merito —
Il governo della difesa nazionale, composto di tre onesti individui, e che meritavano la fiducia del paese — mi accolsero imposto dagli avvenimenti — ma con freddezza — Coll'intenzionemanifesta — come certe volte m'era succeduto in Italia — di volersi servire del mio povero nome — ma non altro — ed in sostanza privandomi dei mezzi necessari, per cui la cooperazione mia poteva riuscir utile.
Gambetta, Cremieux, Glais-Bisoin — individualmente furono con me gentili — ma, il primo più di tutti, su cui avrei dovuto aspettarmi — se no, sua simpatia individuale — almeno su d'un concorso attivo ed energico — mi lasciò in abbandono per un tempo prezioso —
Nei primi di Settembre 1870 fu proclamato il governo provvisorio in Francia — ed io il 6 offrì i miei servigi a quel governo — che ebbe sempre vergogna di proclamarsi Republicano —
Il governo Francese stette un mese, senza rispondermi — tempo prezioso, in cui si poteva far molto — e che fu perduto o pochissimo si fece — E qui giova ripetere: esser grande errore dei popoli, che rimangono padroni di loro stessi — come successe alla Francia ed alla Spagna in due settembre consecutivi — di non eleggere il governo di un solo Onesto col nome di Dittattore od altro — ma d'un solo! Non ricorrere ai governi molteplici, generalmente di dottori, che passano la maggior parte del tempo a deliberare, invece di agire celeremente, come esigono le urgenti circostanze —
In Francia, anche peggio fecero — in luogo d'uno molteplice, ve ne furono due — E tutti conoscono il risultato del difettoso sistema —
Invece, eletto un solo — quel desso — avrebbe probabilmente, identificato la sede del Governo col suo quartier generale — ciocchè in sostanza ebbero i Prussiani — e che diede loro tanto immenso vantaggio sui loro avversari — Ed in luogo d'una Babele, la Francia avrebbe avuto un governo forte —
Solo in principio di ottobre, seppi che sarei accolto in Francia — ed il generale Bordone, a cui solo si deve la mia accettazione — venne a cercarmi in Caprera — col piroscafo laVille de Pariscapitano Coudray — e collo stesso giunsi a Marsiglia il 7 ottobre 1870 — Esquiros prefetto dell'illustre città — e la popolazione entusiasmata, mi accolsero festosamente — ed ivi un telegramma del governo di Tours mi chiamava immediatamente presso dello stesso — Giunsi a Tours ove trovai Cremieux, e Glais-Bisoin, ambo uomini simpatici, e che credo onestissimi — non sufficienti però a sollevare la Francia dalla tremendasventura, in cui l'avea precipitata il Buonaparte — Essi poi appartenevano ad un sistema di governo vizioso — in cui, anche colla capacità di fare il bene, non lo potevano —
Gambetta giunto in pallone il giorno dopo — scosse alquanto l'inerte macchina governativa, la galvanizzò, improvvisò dei mezzi immensi; ma fu da meno lui stesso, delle circostanze, sia per il motivo del difettoso governo — per l'erronea disposizione di affidare il nascente esercito agli stessi uomini dell'impero, che avevano perduto il primo — sia per mancanza dell'esperienza necessaria in tali terribili frangenti. A Tours perdetti vari giorni, per l'indecisione del governo — e mi trovai sul punto di dovermene tornare a casa — perchè compresi: volersi, come già dissi, servirsi del mio povero nome — e non altro — L'incarico che si voleva darmi era quello di organizzare alcune centinaia di volontari Italiani che si trovavano a Chambery, ed a Marsiglia — Dopo varie controversie con cotesti Signori — mi recai finalmente a Dole per raccogliere quelli elementi d'ogni nazionalità, che dovevano servire di nucleo al futuro esercito dei Vosges —
I Prussiani marciavano su Parigi — dopo Sedan — e naturalmente sul loro fianco sinistro — ove s'addensavano le nuove reclute della Francia essi dovevano tenere dei fiancheggiatori — e questi stessi fiancheggiatori comparvero alcune volte sino nei dintorni di Dole — ove tenevo i pochi uomini da me riuniti, in via d'organizzazione — poco equipaggiati e male armati per molto tempo. Il nostro contegno comunque fu energico — prendendo posizione a Mont Rolland prima e poi nellaforet de la Serre— dimodocchè Dole fu inviolato in tutto il tempo che noi vi soggiornammo — Marciando l'esercito nemico su Parigi, era naturale, si dovesse minacciare almeno la sua linea di operazione, dal Reno alla capitale della Francia — e tale necessità fu sentita dal governo della difesa — che inviava nei Vosges, la maggiore parte dei corpi dei Franchi-tiratori — ed il generale Cambriels, con una trentina di milla uomini, delle nuove leve dei mobili — alcuni battaglioni del vecchio esercito, e qualche pezzi d'artiglieria — Tutte quelle forze, furono respinte dai Vosges su Besançon, dal preponderante nemico, mentre ci trovavamo ancora a Dole — ed il prefetto Ordinaire di Besançon, mi telegrafò per due volte, acciò mi recassi da lui, per provvedere ai mezzi d'impedire lo sbandamento delle forze suddette —
Il Sig. Ordinaire avea ideato di ragranellare sotto il mio comando tutte le frazioni di corpi esistenti nel dipartimento — ed io ero stato accolto da tutte quelle truppe e dalla popolazione di Besançon, collo stesso entusiasmo come se trovato mi fossi in Italia. Ma il Sig. Gambetta, giunto poco dopo, trovò bene di conciliare ogni cosa, e rimettere agli ordini del generale Cambriers, tutte le forze riunite dell'Est —
Si osservi che il generale Cambriers, alegava: d'aver bisogno di riposo per curare una ferita alla testa, che assai lo incomodava —
Da Dole, ebbi ordine in Novembre, di portarmi colla gente nel Morvan, minacciato dal nemico, e minacciato lo importante stabillimento metallurgico del Creusot — Io scelsi Autun per porvi il mio quartier generale — Ivi trovammo la popolazione alquanto intimorita per l'avvicinarsi dei Prussiani — per cui s'erano gettarti nel fiumicello Arroux, i soli due piccoli pezzi esistenti —
L'arrivo degli Italiani di Tanara, quei di Ravelli, alcuni Spagnuoli greci e Pollacchi, ed alcuni battaglioni di mobili — cominciarono a rialzare un po' l'effettivo del nostro nucleo d'esercito —
Con alcuni pezzi di montagna cominciò la nostra artiglieria — che furono seguiti, da due batterie da 4 rigate di campagna —
Alcune guide a cavallo, composte per la maggiore parte d'Italiani, e che divennero due squadroni completti, verso la fine della campagna — così successe colla cavalleria di linea Francese che cominciò con un distaccamento di trenta uomini di cacciatori a cavallo — e verso il termine della guerra, s'acrebbe sino a un reggimento completto.
Si organizzarono tre brigate: la prima comandata dal generale Bosak — la seconda dal colonnello Delpech, che poi passò sotto gli ordini del colonnello Lobbia — e la terza comandata da Menotti —
Alcune compagnie di Franchi-tiratori — comandate: una dal Tenente Colonnello Odoline, altra dal T.te col.oBraün — una terza dal Tte Col.oGrouchy — la quarta dal Tte Col.oLoste — una quinta dal Maggiore Ordinaire — e tutte meno Braün, operando agli ordini di Menotti, e facendo parte della sua 3ª brigata — Tutte queste compagnie operarono durante l'organizzazione — come truppe attive tra le collonne del nemico che incomodavano assai —
La 4ª brigata, sotto il comando di Ricciotti — si componeva da principio, di sole compagnie di Franchi-tiratori — operando in collonne volanti, come gli altri — e nell'ultimo della campagna la stessa quarta brigata venne accresciuta con alcuni battaglioni di mobilizzati —
Capo di Stato maggiore dell'Esercito il generale Bordone — quest'uomo che più fece per la mia andata in Francia — e che tanto fu avversato — io lo credo tutt'altro che perfetto — e poco conosco dei suoi antecedenti — se non sia nella campagna del 60 nell'Italia meridionale, ove venne col bravo Deflotte — ed ove servì meritamente — Comunque, in onore del vero, io devo confessare ch'egli giovò sommamente all'organizzazione dell'esercito — all'acquisto di ogni cosa necessaria e ch'ebbe un contegno da prode sui campi di battaglia —
Nello stato mio infermo — egli poi, supplì a me stesso in ogni circostanza —
Come secondo capo di Stato Maggiore, il collonnello Lobbia fu pure molto utile —
Mio capo del quartiere generale il collonnello Canzio — sinchè egli prese il comando della 5ª brigata, a cui agiunse la 1ª dopo la morte del generale Bosak.
Canzio fu surrogato al comando del quartier generale dal Maggiore Fontana —
Il comandante dell'artiglieria dell'esercito fu il collonnello Olivier —
Il comandante Bondet, che chiamato all'esercito della Loire, vi morì — comandò il primo nostro distaccamento di trenta uomini di cavalleria — Il reggimento di cavalleria, alla fine della campagna, venne comandato dal maggiore d'uno squadrone d'Ussari, di cui non ricordo il nome.
I due nostri squadroni di guide, furono organizzati dal comandante Parlatti —
Il D.re Timoteo Riboli fu capo dell'ambulanza — Il sott'intendente Beaumés — servì da intendente sino all'arrivo d'uno di questi — il di cui nome non ricordo —
Il pagatore fu il Collonnello Martinet —
Capo del Telegrafo il collonnello Loir —
Capo del genio — collonnello Gauklair —
Comandante di piazza, presso il quartier generale il T.te Col.oDemay —
Non ricordo il nome del presidente della corte marziale.
Con tale organizzazione un po improvvisata, noi movemmoverso la metà di Novembre per Arnay le Duc, e la vallede l'Oucheche scende a Dijon, ove si trovava l'esercito Prussiano di Werden, che minacciava la vallata del Rodano — e che teneva i suoi avamposti verso Dole, Nuits, Sombernon ecc. — taglieggiando con delle scorrerie, tutt'i paesi circonvicini —
Il sedicente esercito dei Vosges, in numero dai sei agli agli otto milla uomini tutto compreso — marciava dunque contro l'esercito vittorioso di Werden di circa venti milla uomini, con molta artiglieria e cavalleria.
Ebbero luogo alcune scaramuccie coi nostri Franchi-tiratori di poco conto — se si eccetua la brillante impresa di Ricciotti suChatillon sur Seinee quella di Ordinaire.
Nella prima massime, i Franchi-tiratori della 4ª brigata, eseguirono una magnifica sorpresa — Essa è narrata nell'ordine del giorno seguente:
ORDINE DEL GIORNO.I Franchi-tiratori dei Vosges, i cacciatoride l'Isére, i cacciatori delle Alpi (Savoiardi), il battaglione del Doubs, ed i cacciatori dell'Havre, che sotto la direzione di Ricciotti Garibaldi, han preso parte all'affare di Chatillon, hanno ben meritato della Republica.In numero di 400, essi assalirono circa 1000 uomini — li sconfissero, fecero loro 167 prigionieri tra cui 13 ufficiali — presero 82 cavalli sellati, 4 vetture d'armi e munizioni — ed il carro della posta — I nostri ebbero 6 morti e 12 feriti — più i nemici — Raccomando i prigionieri alla generosità Francese. Arnay le Duc 21 Novembre 1870G. Garibaldi
ORDINE DEL GIORNO.
I Franchi-tiratori dei Vosges, i cacciatoride l'Isére, i cacciatori delle Alpi (Savoiardi), il battaglione del Doubs, ed i cacciatori dell'Havre, che sotto la direzione di Ricciotti Garibaldi, han preso parte all'affare di Chatillon, hanno ben meritato della Republica.
In numero di 400, essi assalirono circa 1000 uomini — li sconfissero, fecero loro 167 prigionieri tra cui 13 ufficiali — presero 82 cavalli sellati, 4 vetture d'armi e munizioni — ed il carro della posta — I nostri ebbero 6 morti e 12 feriti — più i nemici — Raccomando i prigionieri alla generosità Francese. Arnay le Duc 21 Novembre 1870
G. Garibaldi
Si può dire: che in generale tutti i nostri franchi-tiratori, diventavano ogni giorno, più temibili al nemico —
Nella prima occupazione di Dijon per i Prussiani, mentre noi erimo ancora tra Dole, e laforêt de la Serre— si tentò un'attacco di notte su quel nemico, pensando — come si diceva: esser la popolazione di Dijon, disposta a difendersi. E considerando lo stato, in cui si trovava la gente ch'io comandava — era veramente una temerità, la risoluzione nostra: voler andare a misurarsi con un nemico tanto superiore di numero — vincitore di tante battaglie, e quindi aguerritissimo — Ma si trovava — dicevano: lapopolazione Digionese combattendo e noi andavamo volentieri a dividerne i pericoli —
Già erimo a poche miglia della capitale di Borgogna — quando un messo della città ci anunziava: essersi Dijon arreso, e proibita la resistenza dalle autorità municipali — Retrocedemmo allora verso le nostre posizioni —
Giunti circa alla metà di Novembre — ora — nulla ancora s'era da noi operato, tranne i nostri franchi-tiratori — e non mancavano alcune voci d'impazienza, tra i nostri, bramosi al solito di misurarsi col nemico — e forse alcuni lamenti sulla nostra inazione, da parte di coloro stessi che ci negavano i mezzi per un'azione energica — quindi qualche cosa conveniva fare —
Misurarsi in un'attacco di giorno, contro l'esercito di Werden, che occupava Dijon — sarebbe stato stoltizia, e ve n'era proprio da non tornar più indietro — Si poteva fare una prova di notte — Di notte la diversità delle armi, spariva — Giacchè anche in Francia c'eran toccati i soliti ferracci — e questi, nelle tenebre, potevano sembrare i fucili ad ago, con cui erano armati i nemici nostri — Poi, io sono persuaso: che non si deve sparare in un'attacco di notte — massime da militi nuovi — Mentre il piccolo esercito dei Vosges — marciava verso Dijon per la vallata dell'Ouche — tutti i corpi di Franchi-tiratori nostri, per la maggior parte trovavansi sulla nostra sinistra, colla 1ª brigata — e convergevano tutti su di noi, per prender parte all'impresa —
La mattina del 26 novembre, essendo io montato a cavallo a Lentenay, per riconoscerne l'altipiano — trovavomi collo Stato Maggiore e quartier generale su quelle alture — quando una collonna d'alcune migliaia di Prussiani, colle tre armi — uscita da Dijon, avanzavasi per la strada maestra verso noi —
La posizione di Lentenay è formidabile, verso il fiume Ouche — Dalla parte dell'altipiano però, verso Paques, e Prenois, essa è complettamente dominata, e intenibile contro forze superiori — Io feci in conseguenza, salire da Lentenay, sull'altipiano, tutte le forze nostre, che si trovavan nel villagio, e collocarle a misura che arrivavano, nei loro posti di battaglia, destra e sinistra della strada per cui giungevano — e lasciando sulla stessa strada alcuni battaglioni in collonna, come riserve — e per una carica decisiva, in caso il nemico si spingesse sino nelle nostre linee —
La maggior parte della 3ª Brigata, che formava il nerbo delle forze nostre — occupava la sinistra schierata nell'orlo del bosco, ed avendo le sue linee di tiratori in fronte, sul ciglione della collina, che dominava il bosco suddetto — Le riserve nella strada appartenevano pure alla 3ª Brigata.
I carabinieri Genovesi, eran collocati all'estrema sinistra, e la nostra artiglieria, composta d'una batteria di campagna da 4 rigata, e da due batterie di montagna, si era collocata alla sinistra dei Genovesi — per esser la posizione dominante tutte le altre —
Sulla nostra destra, eranvi i franchi-tiratori di Loste — che furono poi rinforzati da quei di Ricciotti e da altri —
La poca cavalleria, formata da trenta cacciatori, e da alcune guide — s'era collocata in fronte del centro nostro, in una depressione del terreno — Si vede quindi: consistere la forza principale nostra, della 3ª brigata — formando da essa sola, centro, sinistra, e riserva — in tutto 3 milla uomini circa — E la sedicente 4ª brigata, tutta di franchi-tiratori — non contando più di 4 o 5 cento uomini in quel giorno — e che con tutti gli altri franchi-tiratori, potevano ascendere a circa due milla uomini — In tutto dunque non più di 5 milla —
Nel combattimento di Lentenay — 26 Novembre 1870 non presero parte la 1ª e la 2a brigata — La 1ª impegnatasi nel giorno anteriore verso Fleury, — ed erasi in conseguenza di quella pugna, ritirata verso Pont de Pany — La 2ª era in marcia, ed arrivò il 27 a Lentenay —
Il reggimento Ravelli della 3ª brigata composto d'italiani, era pure assente verso l'Ouche —
5º periodo 1870.
La nostra linea di battaglia, sull'altipiano di Lentenay, nell'orlo del bosco, era quasi intieramente nascosta al nemico, che non poteva distinguere altro che i Franchi-tiratori di Loste, sulla nostra estrema destra —
Ciò fu il motivo, forse, ch'esso mandò un battaglione adoccupare il villagio di Paques — vicino alla nostra sinistra, mentre il grosso delle sue forze, occupava Prénois — e si scorgeva in ordine di battaglia sulle alture di cotesto villaggio — Il battaglione inviato a Paques, sarebbe rimasto prigioniero, se avessimo avuto soltanto, cento uomini di cavalleria —
Occupato Paques dal nemico, io feci avanzare due pezzi della nostra artiglieria, sostenuti da alcune linee di tiratori, che cacciarono, con pochi tiri, il nemico dal villagio —
I Prussiani, mentre ciò succedeva, avean fatto gran mostra della loro forza schierandola pomposamente sulle dominanti alture di Prénois — Il loro battaglione si ritirò con precipitazione, e loro apena lo sostennero con alcuni pezzi — senza avanzare la superba linea — che stava in riserva — «Dunque essi non sono in gran forza» Ecco il ragionamento ch'io mi feci subito — «Non vengono» io dissi ancora: «ebbene noi andremo a trovarli» — Mi decisi quindi di attaccare, e marciammo risolutamente al nemico, colla stessa ordinanza di battaglia, con cui lo avevimo aspettatto nelle posizioni nostre —
I nostri Franchi-tiratori di destra, caricarono la sinistra nemica bravamente, minacciando di avvolgerla.
La 3ª brigata avanzava in ordine perfetto — colle sue linee di bersaglieri al fronte, seguite da collonne serrate di battaglioni — da destare invidia a' soldati più aguerriti —
Io andavo superbo di comandare tale gente — e mi pavoneggiavo contemplando tale bell'ordinanza su d'un campo di battaglia senza ostacoli — e tanta intrepidezza da parte de' miei giovani fratelli d'arme.
L'artiglierie nemiche collocate sulle alture di Prénois, fulminavano le nostre linee nel loro progresso — e fulminavano come sanno farlo i pezzi dei Prussiani — eppure non si scorgeva nei nostri la minima esitazione; veruna ondulazione nelle linee — ammirabile era il contegno dei nostri militi —
L'energia, la fermezza, e la fredda bravura dei Republicani — scosse l'impassibile intrepidezza, dei superbi vincitori di Sedan; e quando essi si avvidero, che non si temevano le loro granate; ma si avanzava coraggiosamente, e celeremente alla carica, cominciarono la lor ritirata verso Dijon. La fronte del villagio di Prénois da noi assalita, aveva una strada che piegava a sinistra, nell'entrata delpaese — per motivo d'esser questo situato su d'una eminenza — e quindi la strada a zig-zag — I nostri caricanti il villagio, ove si trovava ancora un battaglione nemico — non s'accorsero di tale sinuosità della strada — oppure non vollero occuparsene — e marciando direttamente, e velocemente sulle case — incontraronsi con un muro altissimo di un orto adiacente al paese — che molta difficoltà e perdita di tempo cagionò loro per superarlo —
Una sola compagnia nostra fiancheggiò il villagio sulla destra, proteggendo la nostra poca cavalleria — e con questa caricarono, un battaglione di riserva Prussiano, che con due pezzi d'artiglieria, erano rimasti indietro per proteggere la ritirata — vi si distinsero in quella carica, il collonnello Canzio ed il Comandante Bondet, che ambi ebbero morti i cavalli — E la maggiore parte dei cavalieri perdettero pure i cavalli, morti o feriti —
Duolmi non ricordare il nome del capitano della compagnia di fanti — ch'ebbero un contegno magnifico pure, in quella carica —
L'alto muro che incontrò la nostra carica di fronte, e che tanta perdita di tempo cagionò — ed uno men alto, che trovavasi sul nostro attacco di fianco, a destra, furono la salvezza del nemico — senza dei quali, un battaglione Prussiano ed i due pezzi, cadevano certamente in nostro potere —
Il combattimento del 26 Novembre, sull'altipiano di Lentenay non fu gran cosa per i risultati — ma per il contegno dei nostri militi — al cospetto degli aguerriti soldati della Prussia — esso fu brillantissimo —
Dopo l'impegno dell'altipiano, il nemico, cessò ogni resistenza, e continuò la sua ritirata verso Dijon — noi sino a Dijon lo perseguimmo —
Con circa cinque milla uomini, e deboli d'artiglieria attaccare il corpo di Werden, trincerato nella capitale della Borgogna, era temerità, lo confesso: e certo non mi sarei esposto di giorno ad un'impresa si formidabile — Ma tale era il concepito progetto: un colpo di mano! E poi erimo stati sì felici nella giornata! —
E veramente, solo un disperato colpo di mano ben riuscito poteva rialzar la causa della sventurata Republica in quella parte della Francia — e forse obbligare il nemico, ad abbandonare l'assedio di Parigi minacciando sulla principale sua linea di comunicazioni!
¿Ma quali mezzi, avea posto in mia mano — il governo della difesa? Io rabbrividisco pensandovi! Lo spirito de' miei poveri militi, era stupendo — e tutti marciarono all'assalto della città con ammirabile slancio —
Era molta presumere lo sperare una vittoria. Però, in una notte di Novembre, e piovosa, v'è molto tempo per ritirarsi, in caso di non riuscita — Ho già veduto il panico, impadronirsi di truppe numerose e aguerrite — e da quanto seppi poi dagli stessi abitanti di Dijon — in quella notte, vi fu molta confusione tra i vincitori di Buonaparte. La numerosa artiglieria corse per le contrade, quà e là, senza direzione, e finì per esser collocata in nessuna parte — La frazioneimpedimentadel corpo d'esercito di Werden, benchè assai meglio regolata della Francese — non mancò di precipitarsi sulle vie di ritirata — Gli uni, col pretesto di salvar la cassa — altri col pretesto di salvar munizioni ecc. Il fatto sta vi fu confusione grande —
Comunque, sia detto in onore della Germania: i numerosi corpi di fanteria, stanziati in Dijon, scaglionaronsi nelle forti posizioni di Talant, Pontaine, Hauteville, Daix ecc. — e ci ricevettero con una grandinata tale di fucilate — come non vidi l'uguale mai — e vi voleva qualche cosa più che intrepidezza, per presentare il muso a tale tempesta — I miei giovani militi, compirono quanto si poteva compiere in tale circostanza — I posti esterni dei Prussiani furono assaliti l'uno dopo l'altro, e distrutti ad onta di una fiera difesa — La mattina i nostri cadaveri trovavansi ammontichiati su quelli del nemico — la maggiore parte, forati di baionette — giacchè l'ordine era di non sparare — Giunti nel forte del vespaio sotto Talant — il fuoco nemico era troppo formidabile da poterlo superare, e si cominciò a ripiegare destra e sinistra della strada maestra — per scansare i tiri diretti, che la solcavano orribilmente —
Il nostro assalto delle posizioni di Dijon, cominciò verso le 7 p.m. — era oscurissimo, e piovigginava — tutte circostanze molto favorevoli a tal genere d'imprese — Io, sino alle 10, ebbi molta fiducia di riuscire — i corpi nostri marciavano alacremente, e serrati quanto si poteva, l'uno dietro l'altro — sistema ch'io credo sempre preferibile negli attacchi di notte — a meno: che sia possibile inviare delle avvisaglie su altri punti dell'obbiettivo, per chiamarvi l'attenzione del nemico — E ciò mi era impossibile: considerandoil piccolo numero delle nostre forze, e la natura del terreno —
Verso le 10, i capi della mia vanguardia — mi fecero sapere: esser inutile il persistere nell'assalto, essendo spaventosa la resistenza del nemico, ed impossibile far più avanzare la gente nostra — che guadagnava la campagna lateralmente alla strada —
Con reluttanza, mi conformai alle asserzioni de' miei fidi — e pensai subito alle sfavorevoli, e repugnanti circostanze d'una ritirata —
Per fortuna era di notte, e di novembre — Il nemico non si mosse dalle sue posizioni, e potemmo eseguire la nostra ritirata indisturbati —
Una ritirata, dopo un combattimento vittorioso, ed un'assalto fallitto — cioè camminando dalla mattina alle 10 di sera — per gente nuova come quella da me comandata — non poteva eseguirsi con ordine — massime che si era affamati e stanchi — quindi l'ordine di ritirarsi su Lentenay, fu inesattamente eseguito —
Alcuni presero la via di Sombernon, Arnay le Duc — e sino ad Autun non si fermarono — La maggior parte però giunsero a Lentenay — ed essendovi già giunti in quel punto, un reggimento di mobili, il reggimento Ravelli, e la maggior parte della 2ª Brigata, ci trovammo ancora in numero da far qualche cosa —
Il 27 di Novembre, i prussiani, dopo il meriggio, giunsero sulle alture di Lentenay, in numero più considerevole del giorno antecedente — ciocchè prova esser essi molto numerosi in Dijon — e che Werder avendoci respinti da quella capitale — voleva naturalmente profitare del suo vantaggio — Chi sostenne le prime scosse del nemico, furono i corpi nuovi — trovandosi spossati, quelli che avean combattutto tutto il giorno antecedente — Le forze Prussiane però, essendo imponenti, e la ritirata per i boschi, facile — non s'impegnò un combattimento serio — e si continuò la ritirata verso Autun — ove si sperava pure di riunire quella gente, che s'era ritirata per diverse vie —
Fra le nostre perdite in quel fatto del 27 — se ne contò una ben sensibile: quella del comandante Chapeau, Marsigliese — un'eccellente e prode ufficiale —
In certi casi, conviene agire coll'animale uomo, come si agisce coll'animale bue — Rompe! lasciatelo rompere, correre a sua voglia — Guai a voi, se commettette l'imprudenzad'attraversare la sua via — egli vi rovescierà cavalli e cavalieri — come mi successe a Vellettri nel 1849 — Ove salvai la mia pelle, nera di contusioni per un miracolo —
Rompe! — lasciatelo rompere, fuggire, e contentatevi di tenervi su d'un fianco, o alla coda — egli troverà un'ostacolo —non te ne incaricare: lo fermerà un fiume, una montagna, la fame, la sete — od una nuova paura, più prossima o maggiore di quella che lo fece fuggire —
Allora è tempo: riordina come puoi gli animali uomini — procura di trovar per loro da mangiare, da bere, e del riposo; e quando satulli, riposati e rialzati di morale — essi si ricorderanno d'una vergognosa fugga — di dovere calpestato — e di gloria! — La peggiore d'ogni pazzia umana! Meno la gloria, a cui credo, non pensano i bovi per fortuna nostra — succede lo stesso a cotesti bruti — Per esempio: guidati da più cavalieri, si spaventano per una qualunque causa: un tuono, un lampo, una bufera, od altro — e cominciano a correre, con quella velocità, di cui sono capaci animali selvaggi — Il savio conduttore, non è sì stupido di comandare ai suoi uomini, di fermarli attraversando loro la via — sarebbe rovina certa — Ma egli li seguita ponendosi su d'un fianco, o di dietro — e li seguita senza perderli di vista — sinchè un'ostacolo qualunque si presenti ai fuggenti: un fiume, un bosco, un monte — ed allora la testa di collonna si ferma, raggira — e tutto il resto raggira e si ferma — I bruti, sono ritornati sotto il dominio del loro tiranno, l'uomo — che non so: se più di loro valga —
In quel punto ravveduto conduttore ordina ai suoi cavalieri, di circondare la truppa di bovi — ridivenuti docili come agnelli —
In Autun concentraronsi quasi tutti i corpi ritiranti, del sedicente esercito dei Vosges — meno alcuni che corsero più lontani, per diversi motivi — Corpi intieri ed individui sbandati — certamente per nessuna voglia di combattere — Con questi ultimi, si trovava un collonnello Chenet, comandante della guerriglia d'Oriente che i preti collocarono tra i santi martiri, come S. Domenico, Arbuès, e simile canaglia — e più martire l'avrebbero fatto — s'io avessi lasciato eseguire la sentenza di morte contro lui — pronunziata dalla Corte marziale d'Autun — E Chenet, avea commesso tale militare delitto, tale codardia, da meritare cento volte la morte —
A mezzogiorno, Chenet doveva esser fucilato, ed io lo graziai verso le 11 a.m. in seguito d'intercessione d'alcuni ufficiali — colla condizione però di publica degradazione — ch'io considero certamente, peggiore della morte —
In Autun, quartier generale di predilezione, ove il prefetto Marais, ci avea benevolmente accolti — ed aiutati nella nostra organizzazione — In Autun, dico: si riformò l'esercito dei Vosges — e s'acrebbe massime di cannoni, di cui tanto abbisognava. Il 1º Decembre però il nemico imbaldanzito dalla nostra ritirata, ci cercò nelle nostre posizioni d'Autun, e ci comparve inaspettatto. Dico inaspettatto — e potrò anche dire ci sorprese — e non vi sarebbero certo, esagerazioni —
Era verso la metà della giornata — ed io usciva come al solito, in carozza, per fare una passegiata — Ogni mattina si lanciavano, esploratori a cavallo in tutte le direzioni — e tutti i nostri posti verso il nemico erano occupati da forti distaccamenti — Io avevo visitato, in una mia prima passeggiata di mattino a buon ora — cotesti avamposti, m'ero assicurato della loro esistenza, ed avevo ammonito gli ufficiali di questi, di tener esatta vigilanza —
Gli avamposti suddetti si componevano: della guerriglia d'Oriente comandata da Chenet — dalla guerriglia Marsigliese, comandata, dopo la morte di Chapeau, da un bravo ufficiale di cui non ricordo il nome — questa guerriglia giungeva al convento di S. Martino, centro dei nostri avamposti quando io ne partiva — e finalmente dal battaglione dei Bassi Pirenei alla sinistra, nel convento di S. Jean. Gli avamposti di destra erano collocati in un altro convento: S. Pierre (por la gracia di Dios!) Nella mia passeggiata di mezzogiorno — fidente d'aver i nostri avamposti ben custoditi — non mancai però di puntare il canochiale, dalle ruine d'un tempio di Giuno, Romano, che domina Autun — ov'ero salito — verso le pianure circostanti — Ma le mie osservazioni pare fossero troppo lontane, e nulla vidi —
Nulla scoprendo, dal sito ov'ero disceso per osservare — tornai verso la carozza — ed i miei aiutanti — come al solito — mi sorreggevano gentilmente per ajutarmi a montare —
Avevo un piede sul gradino della carozza, e stavo per sedermivi — quando l'occhio rivolto ad Autun, scorsi nel basso della città — nel borgo di S. Martino, una testa di collonna nemica, che s'avanzava lentamente — e se avessecontinuato a progredire — certo la città d'Autun diventava facilissima preda dei Prussiani, e l'esercito dei Vosges; io arrossisco al rammentarlo, avrebbe subìto una di quelle sconfitte da far paura —
«Subito» ai miei ajutanti a cavallo: «correte da Bordone, a Menotti, a tutti — che prendan le armi e si pugni» Io ero più schiacciato dalla vergogna, e dal dispetto — che dal timore — Dati gli ordini, la carozza con tutta sollecitudine, scendeva ad Autun — attraversava la città, e portavasi, con quanta celerità era possibile, al piccolo seminario, ove stava collocata la nostra artiglieria, in una piattaforma di cotesto stabilimento clericale — in posizione dominante — per fortuna — la collonna nemica —
L'artiglieria nostra componevasi allora: in due batterie da quattro rigate di campagna — ed una di montagna — in tutto diciotto pezzi — Ma non v'erano artiglieri — Canzio e Basso, misero il primo pezzo in batteria — quei miei prodi, uno per ruota d'un pezzo, l'ebbero presto puntato all'obbiettivo — furon presto coadiuvati dagli altri miei ajutanti che giungevano successivamente, e finalmente dagli artiglieri rispettivi che precipitatisi fuori dei loro allogiamenti — si comportarono egregiamente —
La sorte nostra — fu: non essere il nemico conscio dello stato di sorpresa in cui ci trovavamo — e dal silenzio e deserto ch'egli osservava dovunque, sospettò probabilmente alcuna imboscata — Che se in luogo di fermarsi colla sua testa di collonna a S. Martin — egli entra celeramente in Autun — certo, non trovava affatto resistenza — ed avrebbe sorpreso le genti nostre nei loro quartieri.
I Prussiani invece collocarono le loro artiglierie sulle alture di S. Martin, e cominciarono a trarre contro le posizioni nostre —
Da tale disposizione del nemico, noi fummo salvi — I nostri diciotto pezzi concentrati in posizione dominante quello del nemico — e serviti con ardore dai nostri giovani artiglieri, mortificati d'esser stati sorpresi, tempestarono di proietti l'avversario, e lo obligarono dopo varie ore di combattimento, a ritirare in dietro i suoi pezzi.
Alcune compagnie di Franchi-tiratori, ed alcuni battaglioni di mobili, lanciati sul fianco sinistro dei Prussiani — complettarono la giornata ed il nemico fu obligato di ritirarsi —
Le perdite più sensibili nostre furono quelle dell'artiglieria,tra ufficiali e soldati — e che ricordi un maggior Nizzardo — Guido — ferito ed amputato d'una coscia —
I Franchi-tiratori, ebbero il solito valoroso contegno —
I due reggimenti Italiani, furono tenuti in riserva nella città — e pochi presero parte all'azione — se non sia, i carabinieri Genovesi che marciarono al centro — e contribuirono valorosamente alla ritirata del nemico —
Le tre posizioni di avamposti, che dovevano coprire il nostro piccolo esercito, e che non lo coprirono, in Autun, erano: S. Martin al centro, S. Jean a sinistra, e S. Pierre a destra — (anche i Francesi non burlano per abbondanza di santi, che sembrano, come a noi, poco atti a proteggerli) S. Jean era guarnito da un battaglione di mobili dei Bassi Pirenei — della 3ª brigata, che aveva tutte le simpatie di Menotti, e le mie — e che ne fu ben degno — sempre — e massime in tale circostanza — comportandosi valorosamente — ed imponendo rispetto al nemico —
Alcuni distaccamenti di mobili, tennero pure a S. Pierre — Nel centro però la forte posizione di S. Martin, venne abbandonata dalle due guerriglie d'Oriente e Marsigliese, circa 700 uomini, per ordine e codardia del coll.oChenet — e tale abbandono, pare: ebbe luogo prima dell'arrivo del nemico — per cui questo a suo bell'agio potè occupare l'importante posizione — Se questo non sia un tradimento per parte del suddetto collonnello — io non saprei trovarvi altro titolo —
Comunque sia — e comunque, voglia egli giustificarsi — sostenuto dai clericali in Francia — la condotta di tale ufficiale — che senz'ordine abbandonò la più importante delle nostre posizioni, ponendo così l'esercito al rischio d'esser distrutto — e la città saccheggiata — conducendo nella sua fuga, il corpo che comandava — ed un altro corpo, che ubbidì alle sue insinuazioni per imperizia degli ufficiali — fuggendo in dietro per 40 o 50 Kilometri — è qualche cosa che non ha nome! qualche cosa, che non ricordo d'aver udito succeder giammai nella mia vita militare! Una colpa, che non ha castigo sufficiente per reprimerla! —
Ebbene quel collonnello Chenet, ch'io ebbi la dabbenaggine di strappare alla morte — cui lo avea condannato la corte marziale — quel vigliaco dico: diventò il sommo eroe dei preti, e della chauvinerie — da cui poco mancò non venisse beatificato — e che ebbe dai giornali reazionarisperticate biografie, e lodi per l'azione la più scellerata del mondo —
Tale è questo secolo civilizzato — la di cui base principale di civiltà, è la corruzione, e la menzogna! —
Io non voglio terminar quest'articolo, senza ricordare il simpatico e coraggioso corrispondente del Daily News — il giovin Zicchitelli — Egli non combattè contro i Prussiani — no! la sua missione non era quella — ma mi servì stupendamente d'ajutante, nel tempo ch'ebbi la fortuna d'averlo in compagnia —
Al combattimento di Lentenay, io passai varie ore a cavallo — e siccome non avevo cavalli propri — mi si era offerto un cavallo qualunque — Cotesto povero animale, al principio della pugna, non so per qual motivo, si lasciò andare sui quattro piedi, e stramazzò — ponendomi dolorosamente sotto, colla mia coscia sinistra —
Grazie agli amici miei che mi attorniavano, fui subitamente tolto d'impaccio, e Zicchitelli che si trovava al mio fianco, mi offrì gentilmente, ed io accettai un eccellente suo cavallo bianco, che cavalcai il resto della giornata —
Marais, sotto-prefetto d'Autun, è pure un nome che gli Italiani dell'esercito dei Vosges, ricorderanno, con amore e gratitudine —
Quell'onesto Republicano — ci accolse con benevolenza e simpatia al nostro arrivo in Autun — e nel soggiorno nostro in quella città — mai egli cessò di esserci benevole —
Il 1º Decembre in cui fummo attaccati dai Prussiani il sotto-prefetto Marais, lasciò la prefettura — e col suo fucile — presentossi valorosamente, in fronte dei combattenti, facendo la sua fucilata quale semplice gregario —
5º periodo.
La vittoria di Autun, rimontò il morale un po scosso dei nostri giovani militi — e quei Prussiani che ci avean respinti a Dijon — erano a loro volta da noi respinti, e cacciati in disordine —
Un corpo fresco, benchè non numeroso — avrebbe bastato a precipitar la ritirata del nemico, e lo avrebbe obligato almeno di abbandonarci i suoi cannoni; e buon numero di prigionieri — Lo cercai invano — E ciò che noi non eseguimmo, fu operato dal generale Cremer — che trovandosi presso Beaune, con alcune migliaia d'uomini — buona truppa — varcò i monti da Beaune a Bligny — ed attaccando il nemico di fianco verso Vendenesse — lo mise in rotta completta —
La maggiore parte di Decembre fu passata a Autun, in organizzazione di nuovi corpi, qualche artiglieria di più — ed alcuni squadroni di cavalleria — In aspettattiva sempre di capotti, indispensabili per la rigidità della stagione — ed altri oggetti di vestiario — e fucili per rimpiazzare il nostro vecchio e pessimo armamento —
Il fatto d'armi d'Autun, acrebbe pure il prestigio del nostro piccolo corpo, e le popolazioni che furono salvate da quella vittoria ci benedicevano ed a gara c'inviavano, molti oggetti di lana per i nostri militi — e somme di denaro per i nostri feriti —
A Autun, servimmo di cortina, e protezione, ai due movimenti di fianco, che si operarono da Chagny a Orleans, dal generale Crousat — e dal grande esercito della Loire, verso l'Est, comandato dal generale Bourbaki — Tutto il paese coperto di neve e ghiaccio, faceva ben penibili cotesti movimenti, e micidiali per cavalli ed uomini — In conseguenza del movimento del generale Bourbaki, i Prussiani abbandonarono Dijon, e noi l'occupammo con alcune compagnie di Franchi-tiratori — e l'avressimo occupato subito, con tutte le forze nostre, se i treni della strada ferrata non fossero stati impiegati al servizio del generale suddetto —
Tra la fine di Decembre, ed il principio di Gennaio, la temperatura era divenuta rigidissima — la neve s'era consolidata in ghiaccio, ed il transito diventato difficilissimo, massime per cannoni, e cavalleria — I nemici, con truppe aguerrite — equipagiate di tutto punto — col prestigio della vittoria — e colla presunzione del soldato vincitore in paese straniero — ove si fa lecito — siccome facevano — non solo di spogliare di ogni vivanda e suppelletili i poveri abitanti — ma di cacciarli da letto per porvisi — I nemici dico: avevan molti vantaggi sugli inesperti soldati Francesi — di nuova formazione — e mancanti delle cose più necessarie —
Il movimento del generale Bourbaki, ben ideato, era di difficile esecuzione, per i motivi accennati — e per tanti altri: particolarmente il pessimo congegno degli Intendenti —
Un generale di cavalleria dell'esercito di Bourbaki, che passò ad Autun, colla sua divisione, e visitommi — mi assicurò esser quell'esercito, in uno stato ben deplorabile — «Io, mi disse: — posso far fare ai miei cavalli in marcia pochi kilometri — ma certamente, essi sono nella incapacità di combattere — e deteriorano ogni giorno — » Così succedeva ai cavalli dell'artiglieria, e dei treni — e così succedeva in ogni arma — e potevasi sin d'allora vaticinar sventure a cotesto esercito —
Quel numeroso e giovane esercito — con quindici giorni più d'organizzazione e di riposo — passato il terribile periodo dei ghiacci di gennaio — avrebbe potuto ravvivare le speranze della Francia esausta e prostrata — Invece esso fu sprecato e distrutto d'un orribile modo —
Il movimento di Manteuffell, parallello a quello di Bourbaki, per ingrossare le forze di Werden, e degli assediati a Belfort — mi era noto, e secondando il desiderio del governo, io avrei certamente fatto il possibile per arrestarlo nella sua marcia di fianco — Dio sa, quanto io ero dolente di non poter eseguire tale operazione — che tanto avrebbe giovato all'esercito dell'Est — Mi vi provai una volta — ed ero uscito di Dijon col nerbo delle mie forze — per attaccare il nemico a Is-sur-Till — lasciando al comando della città il generale Pelissier, con una quindicina di milla mobilizzati — Ma fui indotto dalle forti collonne nemiche, che mi stavano a fronte — di ripigliare le primitive posizioni — Comunque, due delle mie quattro brigate: la seconda e la quarta, operavano sulle comunicazioni del nemico — congiuntamente a tutte le compagnie dei miei Franchi-tiratori —
Deciso di difendere Dijon, la mia prima cura fu di continuare le opere di fortificazione — che già erano state cominciate dai Prussiani, e dal generale Pelissier —
Le posizioni di Talant e Fontaine, che dominano la strada principale che va a Parigi — e che sono nello stesso tempo, le più eminenti, ed importanti, a due kilometri a ponente della città — furono le prime ad esser coronate da alcune opere volanti — e vi si collocò: a Talant due batterie di campagna da 12, e due da 4 — e nella seconda una battaria da 4 rigata di campagna, ed una di montagna dello stesso calibro —
Alcune batterie da 12, che il governo mandava successivamente al generale Pelissier — si collocavano in altre opere, innalzate a Montmuzard, Mont Chapé — a Bellain — e nelle altre posizioni, le più indicate nella cinta di Dijon — per tener lontani i fuochi del nemico dalla città — in caso di un attacco; ciocchè si doveva aspettare da un giorno all'altro —
Nella guerra — domina Signora la Fortuna — e fummo veramente favoriti da essa — attacandoci il nemico nel 21 Gennaio dalla parte di ponente — e si può dire: ch'egli attaccò il toro per le corna —
Studiato, da noi il terreno, acuratamente, da quella parte, con forti posizioni coperte di muri e ripe, per linee di tiratori — destra e sinistra della strada maestra — e con 36 pezzi di artiglieria, collocati sulle formidabili posizioni di Talant e Fontaine — che dominano tutto — la nostra difesa riuscì brillante —
E ve n'era ben donde: poichè la formidabile collonna che ci venne dalla strada di Parigi — poteva ben chiamarsi: collonna d'acciaio! — Ed appena furono bastanti i nostri 36 pezzi, infilanti la strada — e varie migliaia dei nostri migliori distesi dietro ripari — per fermarla — Accertato l'attacco da quella parte, vi si concentrò buon nerbo delle nostre truppe — senza il bisogno di sguarnire il settentrione, e la parte da levante, della cinta di difesa — ov'io supposi sempre, che vi sarebbe il principale attaco — e da ponente — solo un'attacco finto — Non fu così: l'attacco fu da ponente — per sorte nostra — e solo da quella parte — con attacchi simultanei però di corpi fiancheggiatori, alla sinistra del nemico, verso Hauteville e Daix — e per la sua destra, verso Plombière nella vallata dell'Ouche —
L'attacco fu formidabile: io vidi in quel giorno soldati nemici — come mai avevo veduto migliori — La collonna che marciava sulle nostre posizioni del centro, era ammirabile di valore e di sangue freddo — Essa ci giungeva sopra compatta come un nembo — a passo non celere, ma con una uniformità — un ordine, ed una pacatezza spaventevoli —
Quella collonna battutta da tutte le nostre artiglierie in infilata, e da tutte le linee di fanteria in avanti di Talant e Fontaine, lateralmente alla strada, lasciò il campo coperto di cadaveri — e per varie volte riordinandosi nelle depressionidel terreno, essa ripigliava il suo contegno ed il suo progresso — collo stesso ordine e pacatezza — Eran famosi soldati! —
Un solo istante furono i nostri sconcertati da un terribile attacco di fianco sulla destra nostra dalla parte di Daix, che ci costò un buon numero di prodi — questi, respinti i nemici, sin dentro un cimitero del villagio — si vedevano arrampicarsi per il muro e stringersi alle baionette Prussiane per strapparle —
Sulla nostra sinistra invece il nemico era avvilupato da forti linee di tiratori nostri a martello — e minacciato d'aver tagliata la sua destra di Plombieres —
Cotesta destra nemica fu pure assalita a fucilate dalle genti del collonnello Pelletier, e franchi tiratori di Braün, che scese da Bellair sulla valle dell'Ouche — l'obligaron a precipitosa ritirata —
Così durò la battaglia dalla mattina sino al tramonto — con quanto accanimento fosse possibile, da una parte e dall'altra — e senza un vantaggio marcato da nessuno — Al tramonto noi erimo padroni delle posizioni tenute nella giornata ed il nemico stava sulle sue —
Ma qui successe ciocche ho veduto succedere in altre simili circostanze, tra truppe nuove, e soldati aguerriti — questi stanno agli ordini — e gli altri col pretesto delle munizioni, della fame della sete od altro — cercano di lasciar i loro posti, per andare a rifocilarsi — oppure a raccontare le glorie della giornata — E ciò succede particolarmente se vicini ad una città —
Io non cesserò quindi di raccomandare ai miei giovani concittadini, la maggior costanza e pertinacia nei combattimenti[117]—
A misura che giungevano le tenebre della notte, i nostri militi, che avrebbero potuto molto bene tener le posizioni, sì valorosamente difese nella giornata — con un pretesto o coll'altro — ritiravansi verso la città, e s'agglomeravano sullo stradale sotto Talant — Dimodocche vi formarono una confusione, da non potersi più intendere — ne dare, ne ricevere ordini — ed io stesso che discendevo da Talant — ov'eroin tutta la durata della pugna — mi trovai ingombrato in una folla densissima da non poter più governare il mio cavallo —
Il nemico all'incontro più astutto ed aguerrito, esplorando le posizioni nostre avanzate, e trovandole sgombre, venne avanti — e ci fulminò con orrenda scarica, mentre ci trovavamo nella confusione suddetta — e per fortuna ci trovavamo in una depressione di terreno — e fra il nemico e noi, una marcata eminenza — per cui le palle passarono per la maggior parte sulla testa — E lì, la folla mi spinse sì brutalmete — che poco mancai di andar gambe all'aria col mio cavallo —
La ritirata dei nostri posti avanzati — ed il procedere avanti del nemico mi fecero passare una brutta nottatta — peggiorata poi assai dalla circostanza seguente —
Eran le 11 p.m. Io m'ero sdraiato — stanchissimo — sul mio lettuccio nella prefettura di Dijon — quando una comitiva, composta: dal generale Pelissier — dal Maire della città — parte del consiglio municipale, e della magistratura — venne a parteciparmi: che il nemico era in dentro delle nostre linee — in possesso di Talant, e forse di Fontaine — e che un colonnello nemico — per parte del generale, comandante le forze Prussiane — avea significato ad un magistrato, lì presente: che se all'alba Dijon non capitolava — egli l'avrebbe bombardata —
A 64 anni — ed avendo veduto un po di mondo — non è poi tanto facile d'esser corbellati — ed io concepï all'istante: esser una corbelleria del generale nemico, innalzato alle rodomontate dalle strepitose vittorie degli eserciti Prussiani — Comunque, tale notizia comunicatami da persone autorevoli, non era da disprezzare — Giacchè il magistrato presente che la comunicava — era uscito verso il campo di battaglia, la sera, in cerca d'un figlio che temeva ferito — e là s'era incontratto col collonnello Prussiano suddetto — Fu quindi terminato il mio riposo — e diedi ordine di attaccare subito i cavalli alla mia carozza — dando quante disposizioni mi furono possibili, per l'invio di esploratori, alla rettificazione dell'annunzio —
Le vie erano cristallizzate dal ghiaccio, e nevicava — per un invalido come son'io era ardua l'impresa di riccorrere gli avamposti — Ma non v'era altra via. Come si poteva rimanere in casa a tale notizia — colla gente spossata, e con un nemico sì intraprendente e valoroso? —
Dopo d'aver ordinato, un buon nucleo della miglior gente — ciocchè abbisognò di varie ore — e d'aver comandato, che tutti si trovassero pronti a combattere prima di giorno — io m'incamminai nelle prime ore antimeridiane, verso Montchappé, prima delle nostre posizioni verso il nemico — ove eran collocati due pezzi da 12, protetti da un battaglione di mobilizzati — Nulla trovai di nuovo in quel punto — e tutto in buon'ordine —
Mi recai in seguito a Fontaine — e finalmente a Talant, ove nessuna traccia si trovò del nemico — Era stata una mera Gradassata dei Prussiani la minaccia del bombardamento — ed invece nel giorno 22 non fummo bombardati da loro — ma verso sera, ebbimo la fortuna — dopo un'altra giornata di combattimento — di cacciarli dalle posizioni occupate la vigilia e metterli in fuga —
Pertinaccia e costanza nelle battaglie: Ecco una delle chiavi della vittoria! «Ma la gente è stanca — siamo stanchi ed affamati! Sì! ebbene, andate in cerca di cibo e riposo — Il nemico verrà avanti — vi mangierà i viveri raccolti, e riposo... ve lo darà col calcio del fucile» —
Pertinaccia, costanza, e vigilanza sopratutto — questo poi, mai è abbastanza — quanti generali si conoscono fra gli odierni — che per esser generali, generalissimi, o più alti ancora, credono d'essere dispensati d'assistere da vicino, nelle battaglie — e si contentano da lontano, di ricevere delle informazioni, e dare degli ordini ai comandanti di corpi loro subordinati —
Errore! Il comandante supremo — senza esporsi inutilmente — deve assistere tanto vicino che possibile, al centro od obbiettivo del campo di battaglia — In alto — ove lo possa, da poter scoprire più terreno — e da imprimere una preziosa celerità: agli ordini inviati, ed alle informazioni da ricevere — Il colpo d'occhio dell'uomo che deve dirigere — poi — vale sempre assai più delle informazioni —
Il 22 Gennaio 1871 — provò: che se noi erimo stanchi della battaglia del 21 — i Prussiani eran più stanchi, e più sgangherati di noi — poichè valorosi ed intrepidi come s'erano mostrati nel primo giorno — lo furono ancora nel secondo — ma tennero meno — e ciò mi fece sperare: che nel 23, avressimo tempo di riposare dalle fatiche dei due giorni antecedenti —
Il 22 Gennaio perdevamo tra gli altri, un'ufficiale di moltomerito — il comandante Loste, dei franchi-tiratori riuniti — corpo dagli ottocento e tanti uomini — che molto contribuì a respingere il nemico, attaccandolo vigorosamente sul fianco destro nel giorno antecedente, e che coadjuvò molto alla vittoria del 22 — Egli fu sorrogato nel comando di quel bravo corpo — dal Ten. collonnello Baghino ufficiale di belle speranze —
Lavalangadei Prussiani (per servirmi del moto d'un mio ufficiale di merito) era sì grande — che fummo minacciati d'esser sepolti anche nel giorno 23 —
Essi verso la metà della giornata, ci minacciarono d'un attacco su Fontaine — e v'inviarono alcuni battaglioni — fingendovi un'assalto — ma subito dopo comparvero a settentrione sullo stradale di Langre — in dense collonne, e con collonne di fiancheggiatori, da levante verso Montmuzard, e S.t Apollinaire —
L'attacco sulla via di Langre fu formidabile, e degno del terribile esercito che ci stava di fronte — quasi tutti i nostri corpi piegavano — meno la 4ª brigata che si sostenne in una fabrica di nero animale, munita per fortuna d'un chiuso, ove s'erano praticate delle feritoje — alla sinistra della strada. Alcune centinaia di militi, della 5ª brigata, in formazione, e decimata nel combattimento del 21 — sostennero pure l'urto, in uno stabilimento contiguo indietro, e si riunirono poi alla quarta — Questi corpi, rimasero per un pezzo, avvilupati dal nemico, per la ritirata dell'ala destra nostra — Avendo il nemico collocato le sue artiglierie, sulla prima collina che domina Pouilly e Dijon, a tramontana — e tirando con quella maestria a cui ci aveano assuefatto i Prussiani — ci smontarono in poco tempo tutti i nostri pezzi del centro collocato sullo stradale, e lateralmente — sostenendo alcun tiro da parte nostra, 2 pezzi di Montmuzard, 2 del Montchappé ed altri due che si collocarono su d'una strada obliqua allo stradale, e sulla destra dello stesso — quando si vide l'impossibilità di tenerli nella prima posizione — fulminata dalle artiglierie nemiche —
Verso il tramonto, la nostra situazione era critica, ed i Prussiani padroni del campo — minacciavano d'assaltare la città — Ai nostri corpi ritirati si procurava di assegnare posizioni indietro presso la stessa cinta — ove vi sono buona mano di recinti, ed alcuni muniti di feritoie —
Alcuni codardi disertati dai loro posti — o che avevanomoneta da metter in salvo, già avean sparso l'allarme in città — e lo spavento dovunque, sollecitando treni alla stazione della ferrovia per esser trasportati in salvo, presto —
La nostra estrema sinistra formata per la maggior parte della 3ª brigata — e situata a Talant, e Fontaine — alla vista della ritirata del centro — aveva spinto i suoi franchi-tiratori sulla destra nemica — e marciava risolutamente per sostenerlo — e sull'imbrunire alcuni corpi di mobilizzati sulla destra nostra — spingendosi energicamente su Pouilly — obbiettivo principale del campo di battaglia — ricacciarono il nemico dal terreno conquistato, e lo respinsero sino al di là di quel castello[118]—
In tal modo, la 4ª brigata, cui si doveva il primo onore della pugna, venne rischiarata dal nembo nemico, che l'avea avvolta per un pezzo — e nel respingere i reiterati assalti del 61 reggimento Prussiano, e combattendo corpo a corpo — essa pervenne a toglierli la bandiera — lasciata sepolta sotto un monte di cadaveri —
Io ho già veduto alcune pugne ben micidiali — e certamente ho contemplato poche volte, sì gran numero di cadaveri, ammotichiati su piccolo spazio, a tramontana dell'edifizio suddetto — come vidi in quella posizione, occupata dalla 4ª brigata, e da parte della 5ª —
Narrando della 4ª e 5ª brigate, opposte ad un reggimento Prussiano — non si creda: fossero esse brigate complette — ma nuclei di brigate in formazione esse erano; contando la 4ª circa mille uomini — e meno di 300 la 5ª.
Nelle prime ore della notte, il nemico era in piena ritirata — e per vari giorni, ci lasciò tranquilli in Dijon — Sgombrò pure i villagi circostanti che noi occupammo —
La maggiore parte dei nostri Franchi-tiratori, che onorevolmente, avean partecipato ai tre giorni di pugna, furono nuovamente lanciati su tutte le direzioni verso le comunicazioni del nemico — da Sombernon a Dole ecc. — E la 2ª brigata staccata dal corpo principale da più giorni, guerreggiava splendidamente a tramontana nei dintorni di Langre —
Io non darò termine alla narrazione della gloriosa battaglia di Dijon, senza un ricordo al mio diletto amico e valorosissimo fratello d'armi, il generale Bosak —
Cotesto eroe della Polonia, m'avvisò nella mattina del 21 Gennaio — che siccome correvano voci dell'approssimarsi dei Prussiani venendo da val Suzon — egli stesso pensava di scoprirli — Alla testa di pochi uomini, egli s'avanzò verso il nemico, per riconoscerlo e riconoscerne il numero — Ma spinto da indomito coraggio — egli freddamente s'impegnò nella vanguardia nemica, e volle assicurarsi se stesso di quanto occorreva, per dare un esatto raguaglio — e s'impegnò talmente, che sdegnando di fuggire — egli cade vittima della sua bravura —
Io stetti molti giorni senza saper di lui — e si credette, che fosse rimasto ferito in qualche casa di campagna — Anzi, allo Stato Maggiore si conosceva la preziosa perdita — e mi si nascondeva per delicatezza —
Io confido: quando la Francia abbia un governo migliore — essa adotterà, ne sono certo, gli orfani del prodissimo Bosak che morì per essa —
5º periodo.
Le notizie dell'armistizio prima — della capitolazione di Parigi poi, e finalmente l'emigrazione dell'esercito di Bourbaki in Svizzera — cambiarono l'aspetto delle cose — ed un certo panico, ed incertezze, s'impadronirono delle popolazioni, che avean sperato in un miglioramento nelle condizioni della Francia, coi vantaggi da noi ottenuti — Nella maggior parte l'effetto fu favorevole — sperando prossimo il termine di quella terribile guerra —
Come m'era successo sempre in Italia — approssimandosi la fine, il governo della difesa largheggiava per noi, in mezzi d'ogni specie, ed in accrescimento di forze d'ogni arma — Il nostro piccolo esercito, coll'agregazione d'una quindicina di milla uomini dei mobilizzati del generale Pelissier, ascendeva a circa 40 milla — Comunque, il nemico libero di Parigi, e dell'esercito dell'Est passato in Svizzera; cominciava ad ammassare su di noi, forze imponenti — e malgrado tutte le opere di difesa da noi eseguite, e l'aumentazionenostra numerica — esso avrebbe finito per schiacciarci, od attorniarci come avea fatto degli eserciti Francesi — a Metz, a Sedan, ed a Parigi —
I Prussiani coi loro strepitosi vantaggi, facean naturalmente la parte del lupo — e mentre avea luogo l'armistizio a Parigi, ed in tutta la Francia, per noi non era valevole —
Una delimitazione poi, male accennata, che diceva di traversare la Borgogna — spiegava malissimo il terreno neutro, tra le linee nemiche, e le nostre — ma ci cacciava in ogni modo da Dijon, e da tutte le posizioni occupate sin'ora — rigettandoci verso ostro —
Facendo, ripeto: la parte del lupo — il nemico insolentiva, a misura che riceva rinforzi — ed ogni giorno li riceveva considerevoli — E con uno od altro pretesto, egli tentò varie volte di avviluppare i nostri avamposti e farli prigionieri — A ciò non riuscì però, avendo da fare con gente che di lui non si fidava —
Per ordine del governo di Bordeaux, dovevasi trattare coi Prussiani, per armistizio delimitazione ecc. — ed il generale Bordone, capo di Stato Maggiore, recossi varie volte nel campo nemico a tale oggetto — Siccome dissi però: il risultato della sua missione fu: che per noi non v'era armistizio —
Dal 23 Gennaio al 1º Febbraio, si tenne come si potè nella capitale della Borgogna — in tutte le nostre posizioni — contro l'incalzante avversario — Esso, certamente, colle lezioni ricevute nei tre giorni di combattimento — capiva che non bastavano poche forze per scuoterci — e ne accumulava — alla sordina sì — ma molte — e verso la fine di Gennaio, le sue collonne occupavano in forza la nostra fronte, e cominciavano a stendersi per avvilupare i fianchi nostri — l'esercito di Manteuffell libero dal nostro dell'Est, scendeva verso la vallata del Rodano, e minacciava la nostra linea di ritirata —
Il 31 Gennaio si cominciò a combattere, verso la sinistra nostra — dalla mattina, e si continuò sino a notte avanzata — Il nemico ci tastava su vari punti, prendendo posizioni al di fuori di Dijon, per un'attacco generale — Alcuni corpi Prussiani, mostravansi nella valle della Saone, minacciando di prenderci a rovescio per la nostra destra —
Non v'era tempo da perdere — Noi erimo l'ultimo boccone, che avidamente solletticava il grande esercito vincitoredella Francia — e senza dubbio esso voleva farci pagare la temerità d'aver contestato per un momento la vittoria —
Si ordinò la ritirata su tre collonne: La prima brigata — comandata da Canzio dopo la morte del generale Bosak — a cui s'era agregata la 5ª doveva scendere parallellamente alla strada ferrata di Lione — proteggendo l'artiglieria pesante e tutto il nostro materiale che marciavano in vagoni — La 3ª brigata con Menotti s'incamminò nella vallata dell'Ouche, verso Autun — La 4ª prese la via di S. Jean de Losne, per la sponda destra della Saone verso Verdun —
Il quartier generale, marciò in via ferrata — e fu fissato a Chagny, punto centrale della riunione dell'esercito — e vari altri corpi, e compagnie di Franchi-tiratori distaccati dalle brigate si diressero pure sulla nuova base — Tutto fu eseguito col miglior ordine possibile grazie all'attività del capo di stato maggiore, del comandante generale d'artiglieria collonnello Olivier — e dei comandanti dei corpi in generale — senza esser molestati dal nemico — e con minor confusione, di ciò che si poteva aspettare da truppe nuove, in una ritirata notturna —
La ritirata ebbe luogo nella notte del 31 Gennaio al 1º Febbraio — ed il nemico occupò Dijon, verso le 8 a.m. del 1º —
Da Chagny il quartier generale passò a Chalons-sur-Saone — poi a Courcelles, in un castello nelle vicinanze di quella città. La capitolazione di Parigi, essendo un fatto compiuto, e l'armistizio ridottosi a preliminari di pace — io eletto fra i deputati all'assemblea nell'8 febbraio, decisi di recarmi a Bordeaux, ove quella doveva riunirsi, coll'unico intento di portare il mio voto all'infelice Republica — e lasciai Menotti provisoriamente al comando dell'esercito —
Tutti sanno, com'io fui ricevuto dalla maggioranza dei deputati all'assemblea — e certo di nulla più potere per lo sventurato paese ch'ero venuto a servire nella sciagura — mi decisi di recarmi a Marsiglia, e di là a Caprera, ove giunsi il 16 Febbraio 1871 —
L'esercito dei Vosges, composto di elementi troppo Republicani, dovea naturalmente godere dell'antipatia del governo di Thiers — e fu sciolto —