NOTE.
Riferisco il frammento della lettera del Carducci da Pian Castagnaio, che si riferisce alla nomina della Commissione per il colèra.
Per quello che spetta ai nostri studi, de’ quali tu mi scrivi parole gentili, da due settimane gli ho abbandonati; occupato come sono nell’assistere ai malati di colera che abondano pur in questo paese. In mancanza di persone che assistessero, poichè tutti o per poco animo o per inettitudine si ricusarono, io, mio fratello e due giovani senesi prestammo volontaria l’opera nostra ne’ primi casi. Dietro la qual cosa il Municipio ha creduto bene di fare di noi e di tre altri una Commissione gratuita di assistenza, incaricando me della direzione e della compilazione di un regolamento sanitario per altre Commissioni di vigilanza su’ commestibili, nettezza esterna, soccorso agl’indigenti, disinfettazione e inumazione ec. E io, come è dovere di buon cittadino, misi da una parte la vita meditativa per la attiva, la quale, come c’insegna il nostro gran Leopardi, è più degna e più naturale all’uomo che non sia l’altra. E così farò in ogni circostanza in che il bisogno pubblico lo richieda, avendo io dato studio alla vita meditativa appunto perchè l’attiva ci era vietata dalle condizioni del paese nostro infelicissimo.
Per quello che spetta ai nostri studi, de’ quali tu mi scrivi parole gentili, da due settimane gli ho abbandonati; occupato come sono nell’assistere ai malati di colera che abondano pur in questo paese. In mancanza di persone che assistessero, poichè tutti o per poco animo o per inettitudine si ricusarono, io, mio fratello e due giovani senesi prestammo volontaria l’opera nostra ne’ primi casi. Dietro la qual cosa il Municipio ha creduto bene di fare di noi e di tre altri una Commissione gratuita di assistenza, incaricando me della direzione e della compilazione di un regolamento sanitario per altre Commissioni di vigilanza su’ commestibili, nettezza esterna, soccorso agl’indigenti, disinfettazione e inumazione ec. E io, come è dovere di buon cittadino, misi da una parte la vita meditativa per la attiva, la quale, come c’insegna il nostro gran Leopardi, è più degna e più naturale all’uomo che non sia l’altra. E così farò in ogni circostanza in che il bisogno pubblico lo richieda, avendo io dato studio alla vita meditativa appunto perchè l’attiva ci era vietata dalle condizioni del paese nostro infelicissimo.
Riferisco l’atto di nascita del Carducci, già pubblicato da Giuseppe Picciola nelle note al suo Discorso:Giosue Carducciec.; Bologna, Zanichelli, 1901.
Certificasi dall’infrascritto Segretario Capo della Sezione Ministeriale dello Stato Civile e Statistica generale, come dal registro delli Atti di Nascita avvenuto (sic) nella Comunità di Pietrasanta nell’anno 1835, e che si conserva nella citata Sezione, apparisce sotto il n. 144 il seguente atto:«Giosue, Alessandro, Giuseppe Carducci, figlio di Michele e di Ildegonda Celli, l’uno Medico, l’altra Possidente, dimoranti nel popolo di Val di Castello nella Comunità di Pietrasanta, nacque nel dì ventisette Luglio Milleottocentotrentacinque, alle ore undici di sera, e fu battezzato nel dì 29 detto nella Chiesa del nominato popolo. — Compare: Natale Carducci.»Ed in fedeDalla Sezione Ministeriale dello Stato Civile e della Statistica generale, li 24 maggio 1853.Il Segretario Capo della SezioneAttilio Zuccagni Orlandini.
Certificasi dall’infrascritto Segretario Capo della Sezione Ministeriale dello Stato Civile e Statistica generale, come dal registro delli Atti di Nascita avvenuto (sic) nella Comunità di Pietrasanta nell’anno 1835, e che si conserva nella citata Sezione, apparisce sotto il n. 144 il seguente atto:
«Giosue, Alessandro, Giuseppe Carducci, figlio di Michele e di Ildegonda Celli, l’uno Medico, l’altra Possidente, dimoranti nel popolo di Val di Castello nella Comunità di Pietrasanta, nacque nel dì ventisette Luglio Milleottocentotrentacinque, alle ore undici di sera, e fu battezzato nel dì 29 detto nella Chiesa del nominato popolo. — Compare: Natale Carducci.»
Ed in fede
Dalla Sezione Ministeriale dello Stato Civile e della Statistica generale, li 24 maggio 1853.
Il Segretario Capo della SezioneAttilio Zuccagni Orlandini.
Nell’Archivio segreto del Buon Governo, filza 5, dal n. 615 al 740-1849 — Delegazione di S. Spirito — Affari informativi — Archivio di Stato di Firenze — trovasi una Lettera del Delegato Palazzeschi al Delegato di S. Spirito in data 29 agosto 1849, con la quale si richiedono informazioni sulla condotta del giovane Giosue Carducci che abita in Via Romana, N. 1843, il quale ha fatto domanda per l’ammissione al Liceo militare Arciduca Ferdinando.Il Delegato di S. Spirito avverte il supplicante di provvedersi del certificato medico di sana costituzione e di presentarsi all’esame di ammissione che avrà luogo il 15 settembre 1849 sulle seguenti materie: Letteratura italiana, Aritmetica ragionata e Geometria piana.
Ecco i certificati degli studi del Carducci alle Scuole Pie, già pubblicati dal Picciola nelle note al suo Discorso sopra citato:
Firenze, 20 maggio 1853.Per me sottoscritto, maestro di Rettorica nel Collegio delle Scuole Pie di questa città, certificasi che il giovane Giosue Carducci, figlio di Michele, negli anni scolastici 1850-51, frequentò le mie lezioni con molto impegno, studio e profitto singolarissimo, e, dotato di bell’ingegno e ricchissima immaginazione, e colto per molte ed eccellenti cognizioni, si distinse primo tra i migliori e compì con tutta lode il suo corso di Belle Lettere: buono poi per indole, si condusse sempre da giovine cristianamente e civilmente educato. Tanto per la verità; della quale in fede gli rilascio la presente testimonianza, la quale desidero sia di utile raccomandazione a questo buono e bravo Giovine, che fin d’ora ha fatto concepire di sè le migliori speranze.Geremia Barsottinidelle Scuole Pie M.º P.ªConfermo quanto sopra, e certifico inoltre come d.º giovine passò in seguito a studiare in d.º Collegio Filosofia, Geometria e Fisica e ne compì il corso con lode e profitto notabilissimo e si condusse in modo irreprensibile. In fedePaolo SforziniPref.º delle Scuole Pie.VistoCostantino PaoliRettore delle Scuole Pie.
Firenze, 20 maggio 1853.
Per me sottoscritto, maestro di Rettorica nel Collegio delle Scuole Pie di questa città, certificasi che il giovane Giosue Carducci, figlio di Michele, negli anni scolastici 1850-51, frequentò le mie lezioni con molto impegno, studio e profitto singolarissimo, e, dotato di bell’ingegno e ricchissima immaginazione, e colto per molte ed eccellenti cognizioni, si distinse primo tra i migliori e compì con tutta lode il suo corso di Belle Lettere: buono poi per indole, si condusse sempre da giovine cristianamente e civilmente educato. Tanto per la verità; della quale in fede gli rilascio la presente testimonianza, la quale desidero sia di utile raccomandazione a questo buono e bravo Giovine, che fin d’ora ha fatto concepire di sè le migliori speranze.
Geremia Barsottinidelle Scuole Pie M.º P.ª
Confermo quanto sopra, e certifico inoltre come d.º giovine passò in seguito a studiare in d.º Collegio Filosofia, Geometria e Fisica e ne compì il corso con lode e profitto notabilissimo e si condusse in modo irreprensibile. In fede
Paolo SforziniPref.º delle Scuole Pie.
VistoCostantino PaoliRettore delle Scuole Pie.
SCUOLE PIE FIORENTINE.Noi infrascritti, avendo trovato in regola gli attestati trimestrali rilasciati al giovine Giosue del D.r Michele Carducci di Pietra Santa, dai quali risulta che, durante l’anno accademico 1851-52, è intervenuto alle lezioni di Filosofia Razionale e Morale in questo Collegio di S. Giovanni Evangelista delle Scuole Pie, e nella sua condotta si è diportato in modo irreprensibile;ed avendo assistito all’esame che il medesimo subì nel dì 23 agosto 1852 sopra le materie studiate, e nel quale venne approvato a pieni voti e pluralità di plauso;rilasciamo al prefato giovine la presente attestazione di nostra mano firmata.Firenze, questo dì 24 agosto 1852.V.º Il Rettore del Collegio, Presidente dell’EsameCostantino Paoli.Eugenio BarsantiLettori di Scienze nel Collegio delle Scuole Pie Fiorentine, ed esaminatori deputati.Filippo CecchiCelestino ZiniIl Prefetto delle Scuole Pie FiorentinePaolo Sforzini.
SCUOLE PIE FIORENTINE.
Noi infrascritti, avendo trovato in regola gli attestati trimestrali rilasciati al giovine Giosue del D.r Michele Carducci di Pietra Santa, dai quali risulta che, durante l’anno accademico 1851-52, è intervenuto alle lezioni di Filosofia Razionale e Morale in questo Collegio di S. Giovanni Evangelista delle Scuole Pie, e nella sua condotta si è diportato in modo irreprensibile;
ed avendo assistito all’esame che il medesimo subì nel dì 23 agosto 1852 sopra le materie studiate, e nel quale venne approvato a pieni voti e pluralità di plauso;
rilasciamo al prefato giovine la presente attestazione di nostra mano firmata.
Firenze, questo dì 24 agosto 1852.
V.º Il Rettore del Collegio, Presidente dell’EsameCostantino Paoli.
Il Prefetto delle Scuole Pie FiorentinePaolo Sforzini.
Riferendo qui appresso l’interoprogrammadell’Accademia degli Scolopii del 1854, alla quale il Carducci, che allora era a Celle, mandò a leggere la sua canzone su Dante, non sarà senza qualche interesse dire due parole di un’altra simile Accademia tenuta il 16 marzo 1860, alla quale assistè Niccolò Tommaseo, che ne scrisse nel giornale torinese l’Istitutorein modo onorevole per gli Scolopii. «Che il culto accresciuto alle lettere italiane, scrisse il Tommaseo, non ispenga in questeScuole l’amore alle latine, n’è prova l’Accademia recitata sere fa; della quale i componimenti, riveduti certamente dal maestro, si fa credibile essere degli allievi, e dalla riuscita felice d’altri alunni, e dal modo stesso ch’egli erano detti, con intelligenza e franchezza, semplicità e sentimento.»
I componimenti letti in questa Accademia del 1860 furono diciotto, e tutti su Dante, tre dei quali in versi latini. Uno dei lettori è oggi decoro delle nostre lettere ed ornamento della Università di Roma, Giacomo Barzellotti: lesse una prosa che aveva per argomento la Divina Commedia paragonata coll’Eneide, e una elegia latinaIn morte di Dante, della quale il Tommaseo riportò nel suo scritto sei distici, facendovi intorno osservazioni che tornavano a lode del giovane autore. «Non dico, scriveva il Tommaseo, che uno scrittore maturo non possa più condensare il pensiero e l’affetto; dico che questi versi hanno andatura latina non solamente in ciascuna locuzione da sè, ma nel loro congegno, e nell’armonia, e nella vita che anima il tutto; e questo è pregio anco ne’ provetti ormai raro.» Degli altri componimenti diceva: «Tutti versavano intorno a Dante; e altri ve n’era, felici. E la scelta dell’argomento dice lo spirito di queste Scuole, ma il modo come i temi son trattati dice altresì la prudente saviezza che le governa.»
In fine dello scritto, lodando il marchese Ridolfi, allora ministro della istruzione, di avere restituiti alle Scuole Piequei diritti che avevano di pari con le altre per la promozione degli allievi agli studi superiori, diritti che erano stati tolti loro dal ministro del Granduca, Leonida Landucci, dolevasi di non potere in tutto esaltare quel cheil Ridolfi fece, «o piuttosto, dice egli, lasciò fare durante il suo ministero.» — «Non posso, aggiungeva, non mi dolere per la Toscana e per lui, che alla legge degli studi, meditata da Raffaello Lambruschini e da’ suoi colleghi valenti, si sostituisse una cosa che certo non darà legge, e perdessesi questa con tante altre opportunità di porgere al resto d’Italia un nobile esempio.» La cosa sostituita fu la legge toscana 10 marzo 1860, infelicemente copiata dalla legge Casati; la quale tanto ha dato legge, che dopo più di quaranta anni dura ancora quasi soltanto in ciò che ha di peggio.
Ecco ilprogrammadell’Accademia del 1854:
I.
Il Medio Evo.— Prosa preliminare del P. Geremia Barsottini D. S. P., Presidente dell’Accademia.
II.
La Roma antica era caduta. La società aveva bisogno di un urto violento che la scotesse dal suo letargo mortale; aveva bisogno di nuovi elementi che rendessero la vita alle membra di lei quasi morte. I popoli del settentrione nella loro giovenile e selvaggia vigoria compiono il decreto della Provvidenza. L’Italia invasa dai Barbari è un caos di principii vitali, il quale non aspetta che una voce potente ad ordinarsi in creazione bellissima.
I Barbari in Italia.— Ottave — del Sig. Leopoldo Bruscoli, Accademico Risoluto.
III.
Ultimo esempio della dignità romana, ultimo amico di Roma e delle glorie antiche, nuova ed ultima manifestazione dell’idea latina ritemprata nel principio cristiano, ci si mostra.
Boezio nella sua carcere.— Sciolti — del Sig. Pietro Dazzi, Accademico Risoluto.
IV.
Nelle prime barbariche irruzioni i Papi, che altro non potevano, frenano gli oppressori ponendo loro innanzi la Croce, consolano gli oppressi con la dottrina del Dio della mansuetudine e dei dolori.
San Gregorio Magno.— Prosa — del Sig. Paolo Tincolini, Accademico Risoluto.
V.
A difesa dell’Occidente minacciato dal fanatismo di Maometto, Carlo Magno rinnuova l’Impero romano: s’accorge che la sede dell’Impero dev’essere Roma, a lato della cattedra di Pietro; la forza con la sapienza, la spada col pastorale. A ciò caccia i Longobardi, così mette fine ai dominii barbarici in Italia.
Carlo Magno.— Prosa — del Sig. Guido Siccoli, Accademico Risoluto.
VI e VII.
Il Feudalismo creato da Carlo Magno produce pur qualche bene. Stringe il vincolo di famiglia tanto poco curato dagli antichi, e ravvicina il signore allo schiavo mutato in servo della gleba.
I Castelli del Medio Evo.— Ottave — del Sig. Raffaello Agostini, Accademico Fecondo.
I Servi della gleba.— Canto popolare — del Sig. Alessandro Papini, Accademico Fecondo.
VIII.
Il Feudalismo sempre più ravvicina i Grandi alla Plebe: la Religione di Cristo stabilisce e mette in azione l’eguaglianza avanti a Dio.
Il Tabernacolo del Castello.— Ballata — del Sig. Guido Blanc, Accademico Risoluto.
IX.
Eroe della religione, difensore degli oppressi, primo infrenatore dei corrotti e de’ superbi, apostolo potentissimodella legge di Cristo, la più gran mente del Medio Evo, ci apparisce.
San Gregorio VII.— Prosa — del Sig. Giorgio Mariotti, Segretario dell’Accademia.
X.
Il principio popolare santificato dallo spirito del Vangelo è svolto e favorito dall’umile famiglia di Cristo, dai Monaci. Gli antichi non avevano borghesia, non popolo; aveano cittadini ozianti o militanti e plebe di servi faticante pe’ grandi. I Monaci stringono le società dell’agricoltura e del commercio e convocano le genti intorno alle chiese.
San Benedetto.— Prosa — del Sig. Giovanni Panattoni, Accademico Risoluto.
XI.
Dal principio aristocratico modificato col principio cristiano si forma la Cavalleria, difesa degli oppressi, religione dell’eroismo e dell’amore. E già l’amore non è più una voluttà, ma un affetto santificato nel rispetto alla donna.
La Cavalleria.— Polimetro — del Sig. Guido Puccioni, Accademico Risoluto.
XII.
Il principio religioso si fa ogni giorno più forte. La tomba di Cristo è il sospiro di tutti i fedeli: del vecchio, che vuole su quella santificare la morte; del giovane, che vuole inaugurarvi la vita; del giusto, che va a cercarvi ispirazion di costanza; del peccatore, che vuol trovarvi e conforto e perdono.
Il Pellegrino.— Polimetro — del Sig. Ferdinando Montauto, Accademico Fecondo.
XIII.
Ma la tomba di Cristo è in mano degli infedeli. I pellegrini sono angariati, e i fratelli europei si levano a vendetta e a sgombrare Terra Santa dai Musulmani. Le Crociate collegano Europa ed Asia, diffondendo il commercio e la civiltà.
Le Crociate.— Polimetro — del Sig. Michelangelo Pagni, Accademico Fecondo.
XIV.
Dalla religione e dall’amore, idee riunite nella Cavalleria, nasce la Poesia trovadorica, che di natura sua è conciliatrice di civiltà e gentilezza nelle anime inferocite tra le guerre ed il sangue.
Il Trovadore.— Cantica — del Sig. Enrico Nencioni, Accademico Risoluto.
XV.
Mentre i Trovadori diffondono nei loro canti il principio eroico del Cristianesimo, a diffondere la nuova morale che sarebbe stata compressa sotto il regno della forza, giova la nuova e ingenua letteratura nata nel popolo, e manifestatasi nelle tradizioni sacre col nome di Leggende.
Maria al castello ospitale.— Leggenda popolare — del Sig. Damiano Damiani, Accademico Fecondo.
XVI.
Dei primi Trovadori arditi e destri in armi, fedeli al loro Sire e alla loro dama, è esempio.
Ser Blondello che libera di prigionia Riccardo Cuor di Leone.— Sirventese — del Sig. Jacopo Mensini, Accademico Fecondo.
XVII.
S’arma un’altra Crociata. La Francia ha bisogno dell’Italia già fiorente di potenza, e chiede aiuti a Venezia. Arrigo Dandolo, Doge ottuagenario, segue i Crociati: armato di tutto punto, fra la strage e gl’incendi, sale primo sulle mura di Bisanzio, e vi pianta la bandiera di San Marco: acclamato re, ricusa la corona de’ Cesari.
Arrigo Dandolo.— Ballata — del Sig. Giuseppe Bambagini, Accademico Fecondo.
XVIII.
I tempi eroici del Medio Evo sono cessati. In Italia il Feudalismo cede luogo ai Comuni. Seguono più fortile lotte tra l’Impero e la Chiesa, fra i Grandi e il Popolo, fra i Ghibellini e i Guelfi. Primo in questa lotta è
Federigo Barbarossa.— Frammento storico — del Sig. Cesare Parrini, Accademico Risoluto.
XIX.
L’Imperatore, costretto a cedere di fronte alla Religione ed al Popolo, si volge a pensieri più miti e ferma co’ Lombardi
La pace di Costanza.— Terzine — del Sig. Enrico Panattoni, Accademico Fecondo.
XX.
Mentre il mondo combatte, e l’Italia è inondata di sangue per le contese tra Popolo e Grandi e per crudeli avarizie, un umile fraticello va di terra in terra gridando: Amore, amore! Ei non vede e non pensa che amore. Per lui tutto è amore, da Dio e dalle opere sue più grandi fino alla colomba dell’aere e al fiore del campo. Per lui tutti gli esseri sono fratelli. Questo umile fraticello è
San Francesco d’Assisi.— Canzone — del Sig. Giovanni Del Corona, Accademico Risoluto.
XXI.
La civiltà sempre più manifestasi in ogni fenomeno della Storia italiana. La donna nobilitata dalla Cavalleria, esaltata dai Trovadori, santificata dalla Religione, divien culto pei popoli d’Italia. I Vespri siciliani ripetono ancora la terribile parola: Guai a chi insulta
La dignità della donna.— Canzone — del Sig. Pirro Pasta, Accademico Fecondo.
XXII.
I fatti accennati fin qui dimostrano quali elementi di vita accoglie in sè il Medio Evo. Non manca che una voce che tuoni su questo caos, come un tempo sul caos antico la voce di Jeova, e crei. Questa possente voce è la voce di
Dante.— Canzone — del Sig. Giosue Carducci, Accademico Risoluto.