Chapter 4

VII.La dimostrazione politica, cui fu occasione la serata della celebre cantanteRosa Morandi(morta nel 1824, cfr.Regli,Dizionario biografico dei piú celebri poeti ed artisti melodrammatici, Torino, 1860, p. 345) nel Teatro comunale di Ravenna, fu l'11 luglio 1820; e c'è a stampa unaRaccolta delle composizioni poetiche pubblicate in occasione della sera di benefizio della celebre virtuosa di canto signora Rosa Morandi prima attrice nel Teatro di Ravenna l'estate MDCCCXX(Ravenna, Roveri), dove sono rime di Paolo Costa, F. Mordani, I. Montanari e di piú altri in lode della Morandi e un programma descrittivo dei festeggiamenti straordinari (globi aereostatici, carriera di barberi, pioggia aurea al teatro, discesa di amorini e colombi, illuminazione a giorno per le vie, fuochi artificiali, ecc.) onde fu onorata.

IX.Nelle cit.Persecuzioni pol., p. 11, l'Uccelliniaveva scritto: «Ravenna sin dall'istante che i Carbonari fecero un ultimo sforzo fuor di tempo sulle rive della Dora, aveva per legato il cardinal Rusconi, vescovo d'Imola, chiamato per derisione il cardinal Coccardina. Costui fu l'esecutore degli ordini esosi, emanati dalla Corte romana contra i liberali della provincia a lui soggetta. Le vessazioni s'iniziarono la notte del 13 luglio 1821. Orde di fanatici carabinieri, divise in diversi drappelli, guidati da quegli stessi sgherri che nell'anno addietro avevano bevuto coi patrioti alla salute d'Italia, invasero di notte ad ora avanzata le case dei pacifici cittadini, di quelli notati nel libro dei reprobi o registro dei sospetti. Dove gli sgherri penetravano era un guasto, una ruina, una desolazione. I mobili che non si potevano di subito aprire per investigare ciò che racchiudevano, venivano messi in pezzi: gli stramazzi, i pagliacci, gli origlieri, squarciati colle sciabole e minutamente frugati. Ed intanto altri sgherri si gettavano sulle persone da arrestare, le ammanettavano strettamente alla presenza degli esseri i piú cari al suo cuore; e per accrescerne lo strazio le maltrattavano orribilmente, onde le urla, i gemiti, i pianti echeggiavano d'ogni intorno. La rabbia fu maggiore contro gl'individui di una compagnia di cacciatori, denominata degli Americani, fattasi invisa al Governo per una cavalcata eseguita nel carnevale antecedente con tuniche e berrette rosse. Che dire di tale avversione? che i preti, i quali distinguono col color rosso i piú alti dignitari del lor rango, non vogliono che si adotti in cosa profana; perché si riputarono rei di leso Papato quelli che alla cavalcata appartenevano, e quasi tutti furono colpiti di arresto. Gli arrestati vennero in parte trascinati in lontane carceri, rinchiusi o per meglio dire seppelliti in orride segrete, in parte scacciati dal suolo natío ed in perpetuo condannati all'esiglio. Molte famiglie furono cosí travolte nella miseria e negli affanni; e non pochi giovani bene avviati nelle arti o nelle utili discipline, si videroastretti, rimasti privi dell'aiuto de' congiunti, di ritirarsi dall'intrapresa carriera con sommo danno proprio, de' suoi e del paese. E chi può narrare in dettaglio tutti i mali che allora s'inflissero alle Romagne? L'odio contro la tirannide clericale non ebbe piú freno, s'infiltrò anche dove non era mai penetrato, ed estendendosi diede facil modo di riempire nella fila del Carbonarismo il vacuo avvenutovi per le sofferte persecuzioni. Allora nel rannodarle si presero migliori cautele, e si risolse di non dare piú ascolto alle insinuazioni dei moderati, che tanto nocquero alla causa dell'indipendenza, coll'aver impedito che si assalissero gli Austriaci nel loro passaggio per Napoli. — Non val meglio morire, esclamavasi, con un'arma in mano, che marcire in un fondo di carcere, o morire soffocato dal duro ed amaro pane dell'esiglio?»

Antonio Rusconi, nato in Cento nel 1743, fatto cardinale e vescovo di Imola da Pio VII l'8 marzo 1816, fu Legato di Ravenna dal 1820 al 1822, poi tornò al governo spirituale della sua diocesi, dove morí nel 1825.

XI.Agostino Rivarola, nato a Genova nel 1758 e morto in Roma nel 1842, governatore di Roma nel 1814 e prefetto della Congregazione del Buongoverno, promosso cardinale diacono di S. Agata alla Suburra da Pio VII il 1º ottobre 1817, fu fatto legatoa lateredella città e provincia di Ravenna, con breve 4 maggio 1824, nel quale si legge: «... frattanto, per le circostanze delle cose della sopradetta provincia, e per un enorme delitto stato commesso da non molti giorni, .... sembrando del tutto necessario alla testa di detta provincia la presenza di qualche persona decorata di dignità cardinalizia, e dotata di destrezza, ingegno e prudenza nel governare, onde possa coll'aiuto delle facoltà che Noi Le accordiamo, provvedere alla sicurezza e alla tutela degli abitanti della provincia, adoperando validi mezzi...» Il Rivarola, giunto a Ravenna il giorno 11 maggio, emanò subito i provvedimenti piú restrittivi della libertà personale; i quali si possono leggere nella ormai raraRaccolta di tutti gli editti, notificazioni, avvisi ed altro pubblicati dalla Legazione, Arcivescovato, Magistratura, ec. di Ravenna dalli 10 maggio a tutto dicembre 1824(Ravenna, stamp. Roveri, in-8º, pp. 132). Ivi si ha (pp. 10-15)) l'editto generale del Rivarola del 19 maggio 1824, che reca al § 9 la seguente prescrizione: «Le Città, Terree Luoghi murati della Legazione sono tutti piú o meno illuminati, ma non quanto basta per la vigilanza ch'esigono: perciò ordiniamo e comandiamo che alla mezz'ora e di notte tutti individualmente, nessuno eccettuato, portino il lume, sotto pena di essere tenuti per sospetti, ed arrestati, e ritenuti a nostra disposizione.» — Il delitto cui accennava il papa nel breve di nomina, era l'assassinio accaduto il 5 aprile 1824 del conte Domenico Matteucci, direttore provinciale della polizia di Ravenna; su che si veda la nota al cap. XX. La chiusura delle bettole (non tutte, ma quelle sole «conosciute in Ravenna e Provincia sotto il nome di bettola a comodo, ch'è quanto dire a trattenimenti di scioperatezza ed intemperanza») fu ordinata con editto 12 luglio 1826 (Raccoltacit., p. 43-45).

Riguardo alle missioni, accennate dall'Uccellini, esse furono annunziate per 10 giorni, a cominciare dal 24 luglio 1824, con una notificazione dell'arcivescovo Antonio Codronchi, che le definiva «apostoliche fatiche dei fervorosi operai, chiamati dall'ottimo e saggio Principe che ci governa» (Racc.cit., p. 51); e seguí il 22 luglio un'altra notificazione del legato Rivarola (Racc., p. 53-55), che per assicurare la felice riuscita delle missioni prescriveva la sospensione di ogni pubblico spettacolo, la vigilanza della pubblica forza, la chiusura delle botteghe di qualunque specie e il divieto di lasciar entrare in chiesa i cani! Del resto chi volesse saperne di piú veda il breve e succoso scritto dell'Uccellini,I missionari del 1824 e l'Arcivescovo CodronchinelDiario Ravennate per l'a. 1879(Ravenna, tip. Alighieri, 1878, pp. 30-33), dove sono anche i Ricordi ironici che i missionari divulgarono a scherno dell'onorando prelato.

XII.Del modo onde furono condotti questi processi l'Uccelliniscrisse anche nelle citatePersecuzioni pol., pagine 12-13, e con maggiori particolari che non siano quelli dati daL. C. Farini,Lo Stato romano dall'a. 1815 al 1850, libro I, cap. II, daF. A. Gualterio,Gli ultimi rivolgimenti italiani, vol. I, capp. II e XVI e daC. Tivaroni,L'Italia durante il dominio austriaco, vol. II, pp. 153 e segg. È opportuno pertanto riferirne il tratto principale: «Intanto che la Carboneria riattivavasi, s'iniziavano i processi ai detenuti cogli elementi forniti dalle liste dei sospetti, compilate a capriccio dai devoti del Papato; dalle indicazioni raccolte dai birri sulla condotta degl'imputati; da alcunedenunzie di malevoli, suggerite spesso da spirito di vendetta o da altro perverso intento; tutti elementi respinti dalle sane massime della giustizia, quando non sono avvalorati da prove; ma di prove il Governo non faceva mai incetta nelle pendenze politiche: accusa e pena, ecco i due estremi pei suoi giudizi. Ciò posto, il modo di regolare i processi si trasse interamente dalle norme del Santo Offizio, e furono queste: torturare l'imputato con cibi scarsi e cattivi, con ferri, con carceri strette ed insalubri; poi sottoporlo ad esame; fargli travedere un miglioramento se addiveniva a confessioni; dargli a credere che già altri ne avevano emesse, onde si distogliesse da una insistenza inutile; porre in opera il direttore di spirito, o cappellano di carcere, se il primo tentativo rimaneva sterile; creare col di lui mezzo lettere di congiunti i piú prossimi, nelle quali si annunziassero gravi disgrazie, reclamanti la presenza del detenuto in famiglia; dargli a sperare l'uscita di carcere ed altri benefici, se si arrendeva; mostrargli il danno degli anatemi, in cui era incorso, ed assicurarlo dell'assoluzione per la salute dell'anima; temperare i rigori, se dava segno di piegarsi; porgergli ogni sorta di conforto se cedeva, ma in guisa che ciò fosse visibile agli altri detenuti, onde perderlo nella stima dei pertinaci e farlo servire d'eccitamento agli incerti; accrescere la tortura, se non si riusciva a domarlo. Un altro raggiro praticavasi dal Giudice istruttore, quando l'imputato gli compariva innanzi pei debiti costituti. Dopo alcune interrogazioni egli usciva, come per soddisfare ad un bisogno corporale, e lasciava nel suo posto il sostituto. Costui alzavasi tosto con affettata premura; chiudeva con cautela l'uscio, ed accostatosi al prevenuto, si protestava liberalissimo; anzi dichiaravasi esso pure carbonaro; dava i segni e le parole di convenzione; asseriva di prestar servizio alla tirannide a solo scopo di giovare a quelli che colpiva; si offriva pronto a recare al di fuori lettere ed incarichi ed esibivasi di dar l'occorrente per iscrivere. In carcere pure s'introduceva presso l'inquisito un liberale del genere del sostituto, che con accortezza cercava di ricavare quanto al Governo premeva di sapere....»

Documento insigne di questi processi e preziosa fonte di notizie per la storia del patriotismo romagnolo, è la famosa sentenza del cardinale Rivarola, 31 agosto 1825, laquale, poiché ormai è piú agevole citarla che leggerla, riproduco qui dalla stampa originale: SENTENZA |PRONUNCIATA|da Sua Eminenza Reverendissima|IL SIGNOR | CARDINALE AGOSTINO RIVAROLA | LEGATO A LATERE | DELLA CITTÀ E PROVINCIA DI RAVENNA| Il Giorno 31 Agosto 1825. |SUGLI AFFARI POLITICI(Ravenna, Antonio Roveri e figli, in-4º gr. di pp. 29); la riproduco fedelmente quanto alla dicitura, salvo che i molti nomi dei condannati (perché se ne sappia finalmente la cifra esatta) segno con numeri progressivi e dispongo testo e nomi e punteggiatura in modo da agevolare la retta intelligenza del documento:

SENTENZAOggi 31. Agosto 1825.NoiAGOSTINOdi Sant'Agata alla Subburra, della S. R. Chiesa Diacono CardinaleRIVAROLA, della Città e Provincia di Ravenna Legatoa Latere.Nelle Cause che vertono tra il Fisco e gl'Individui qui sotto descritti, Carcerati, Contumaci o Assenti, Prevenuti di Congiura contro lo Stato e di altri delitti; proposte e discusse avanti di Noi nella qualità di Giudice per la definizione delle Cause stesse nelle quattro Legazioni e Delegazione d'Urbino e Pesaro, con special Breve straordinariamente delegato dalla Santità di Nostro SignorePAPA LEONEXII felicemente Regnante.Pro Tribunali sedendo, Invocato il Santissimo Nome di Dio, ed avuta la sola Giustizia innanzi degli occhi, in virtú delle facoltà come sopra compartiteci, e sentito il parere dei quattro Signori Giudici da Noi scelti a comporre la Nostra Politico-Economico-Consultiva Congregazione,Abbiamo emanato ed emaniamo il seguente Giudicato.Letti e maturamente ponderati li Processi tutti della presente Causa, inclusivamente agli Atti contumaciali per vari dei Prevenuti prescritti ed eseguiti,Letto il Ristretto di ciascheduno Imputato sui titoli di Delitto particolarmente a ciascuno di essi imputati,Esaminate le eccezioni a propria discolpa da essi addotte, ed i documenti per loro parte fattici esibire,Visti gli Editti di Segreteria di Stato 4 Gennaio 1739, 15 Agosto 1814, 11 detto mese 1815, 10 Agosto 1821 ed i Bandi Generali in osservanza nelle Provincie suddette, non che le LeggiJulia Maiest.eCornel., ff. de Sicar.,Avuto riguardo alle Canoniche prescrizioni e consuetudini dei Tribunali dello Stato, nel giudizio di cui si tratta:RITENUTOche costa pienamente dal Processo l'esistenza della Società Massonica nei Dominii Pontificii, infausto retaggio del cessato Regime, e che varie altre Unioni segrete dalle leggi egualmente proscritte, conosciute sotto la denominazione deiGuelfi,Adelfi,Maestri-Perfetti,Latinistisin dall'anno 1815 si aggiravano in diversi punti dei Domini medesimi, ma specialmente annidassero in piú città e luoghi delle Legazioni, associando ai vessilli della Rivoluzione alcuni incauti abitanti delle medesime; che a queste Unioni susseguisse poscia quella deiCarbonari, la quale erettasi in grado di Superiorità sulle altre, concentrò a sé i loro piani ed i loro proseliti, e dopo avere attentato nel 1817 alla pubblica tranquillità nelle Marche, dirigendo principalmente le sue operazioni dalle Romagne, attese con ogni studio a propagare le sue massime distruggitrici dell'Ordine, e ad accrescer partito e seguaci in altre città e terre dello Stato colla diramazione dell'altre ad essa subalterne Unioni denominate dellaTurba, dellaSiberia, deiFratelli-Artisti, delDovere,Difensori della Patria,Figli di Marte,Ermolaisti,Massoni-Riformati,Bersaglieri,Americani,Illuminati, le quali Unioni ebbero principalmente occulta sede nelle quattro città di Cesena, Forlí, Faenza e Ravenna ripartite inConsigli, inVendite, inSezioni, inSquadre;RITENUTOche tutte le suddette Società miravano allo sconvolgimento dell'Ordine Sociale e d'ogni buona Istituzione per sagrificar tutto all'ambizione, alla vendetta, alla rapina, allo spoglio, all'immoralità d'ogni specie ed all'irreligione, e però a questo fine rivolte, e profittando esse dei sconvolgimenti per opera deiCarbonaridi Napoli e del Piemonte suscitati nel 1820 e 1821 in quelle due estreme parti d'Italia, impresero ad organizzare una Congiura contro lo Stato, per insorgere quindi all'opportunità in una generale rivolta, valendosi a tal uopo dei mezzi derivanti dalla Carboneria che solo intende al rovesciamento dei Legittimi Governi; che fu difatti questaCongiuraportata al conato piú prossimo, mediante gli accordi presi tra i principali Settari Romagnoli, i quali furono il risultamento di piú Congressi tenuti da loro sul declinare del 1820 con principiare dal 1821 a Cesena, a Faenza, a Forlí ed in un Casino di campagna del Conte Ruggero Gambi di Ravenna, e tutto avevano curato di predisporre allo scoppio di una rivolta: avevan essia tale oggetto fatto ogni studio e diligenza onde aumentare in tutti i luoghi delle Legazioni il numero dei congiurati con frequenti associazioni alle Società d'individui di ogni classe e condizione, che in quelle provincie rapidamente l'una all'altra succedevansi; né si ommise d'imporre tasse pagabili da ciascun settario onde provvedere ai bisogni sociali, e furono designati appositi Cassieri a riscuoterle; erano già stati sedotti vari Impiegati addetti agli Officii del Governo, e piú individui nelle Milizie attive del medesimo avevan prevaricato; le nuove cariche civili, militari ed amministrative eransi assegnate; stampati proclami incendiari; pronunciato sul piano di rivolta; per ben due volte fissato il giorno agli orrori dell'anarchia; avvisati i Settari tutti onde fossero pronti allo scoppiare della Rivoluzione stoltamente progettata e preparata; distribuite loro armi e munizioni in antecedenza apprestate; decretato il rubamento e la manumissione delle pubbliche Casse, l'eccidio delle piú oneste persone, e approntato quant'altro agevolar potesse l'esecuzione dell'immaginata rivolta; e se queste disposizioni non sortirono il loro pieno effetto, ciò fu solo per circostanze del tutto estranee all'intenzioni dei Congiurati, che nello zelo e fedeltà dei buoni Sudditi ben dovettero scorgere un invincibile ostacolo ai pravi loro disegni;RITENUTOche costa pure che come mezzi preparatorii all'esposto fine, onde alienare lo spirito pubblico dal suo legittimo Governo, piú fogli anonimi periodici insultanti la dignità e giustizia del medesimo, o de' suoi Rappresentanti, si fecero circolare per le Romagne e specialmente nella città di Forlí; che piú tumulti anche con resistenza alla pubblica forza, piú complotti e conventicole di faziosi, piú insulti e minaccie con scritti e fatti, vari ferimenti, omicidi o appensati o proditorii caduti a danno di onesti cittadini si riprodussero in quegli anni malaugurati in piú luoghi delle Legazioni, o in odio di parte o per fatto dei Settari, volti col loro criminoso procedere ad allontanare ogni ostacolo, tentando di sgomentare i buoni con misteriosi delitti nella quasi certezza di rimanere impuniti per lo spavento dei loro pugnali e per lecoartateartificiosamente preordinate o prima o dopo il fatto col favore dei loro aderenti; che tutte le cosein fatto, come sopra eseguite e dedotte, oltre i fatti notorii, la pubblica voce ed opinione, le deposizioni testimoniali, l'esistenza di piú corpi di delitto, gl'indizi e legalicongetture, sono pure constatate in Processo da piú rivelamenti spontanei di Individui appartenenti alle stesse Segrete Unioni, dall'Impunità di altri di essi e dalle Confessioni incaput prop.d'irreflessibile numero di correi, e tra questi di vari Capi congiurati, giuridicamente negli atti ricevute in diversi luoghi e tempi, ma concordi tra loro e simultaneamente verificate;RITENUTOpoi che il Conte Giacomo Laderchi di Faenza, già Vice-Prefetto sotto il cessato Regime Italico, Carcerato, si è reso incap. prop.confesso di pertinenza in gradi elevati a piú Sètte, ed in particolare alla Guelfia, alla Massonica ed a quella dei Carbonari; di avere procurato e fatto in effetto eseguire la propagazione delle medesime nelle Legazioni, operando in concorso di altri principali Settari che fosse stabilito a Faenza un Consiglio Guelfo ed una Vendita Carbonica e susseguentemente che si riaprissero anche le Loggie e Templi Massonici; di essere intervenuto e di avere assistito a piú Recezioni massoniche e carboniche, a piú Adunanze e Congressi di congiurati a Faenza nella propria sua abitazione ed in quella dei consettari Giuseppe Benedetti e Carlo Villa, a Cesena nella casa dell'ex ufficiale Sante Montesi e nel Casino di Luigi Bassetti, a Forlí in casa del conte Orselli e di Scipione Casali e nel Casino di campagna del conte Ruggero Gamba di Ravenna per discutere sui piani della rivolta e stabilire il giorno alla esplosione della medesima; di avere assunto il grado di uno dei quattro Membri del cosí dettoConsiglio Superiore Carboniconelle Romagne insieme al nominato conte Orselli, a Vincenzo Gallina di Ravenna, a Mauro Zamboni di Cesena; di essersi mantenuto in stretta relazione con tutti i principali Settari delle Legazioni e con vari altri anche di estero Stato; confessione che in seguito maliziosamente tentò di ritrattare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, rimanendo invece una tal confessione pienamente verificata dal concorso di legali prove, indizi e congetture ed in particolare da piú manifestazioni spontanee di piú Consettari e dall'incolpazione di vari altri di essi ammessi al beneficio dell'Impunità ed infine dalle confessioni in capo proprio di piú correi e capi della Sètta e congiura sostanzialmente verificate;che Onofrio sedicente Luigi Zuboli nativo di Ravenna, già fornitore carcerario a Bologna, ora domiciliato a Forlí, carcerato, è convinto della stessa pertinenza in grado superiorea piú segrete Società, ma particolarmente alla Carboneria e Massoneria; di avere cooperato alla propagazione in Bologna della prima ed alla riforma della seconda, facendo che si riaprissero anche in quella città i Templi Massonici; di avere tenuto una corrispondenza colle principali Vendite Carboniche delle Romagne e con altri Capi Carbonari delle Legazioni per l'effetto della rivolta; d'intervento a piú Unioni e Congressi con altri Carbonari a Bologna e Forlí per l'effetto stesso; di aver dato accesso e comodo per le riunioni stesse nella propria abitazione; di avere nel tempo della guerra tra i Costituzionali di Napoli e gli Eserciti Imperiali eccitati i Carbonari delle Romagne perché irrompessero in una generale rivolta contro il legittimo Governo, promettendo ai medesimi l'appoggio dei settari bolognesi, dei quali egli spacciavasi alla testa;che Gaetano del fu Giovanni Baldi di Faenza, ufficiale pensionato della disciolta Armata italiana, carcerato, rimase convinto di appartenere anch'egli alla Carboneria ed all'altra Unione degl'Illuminati, essendo segretario della Vendita; di piena intelligenza e cooperazione con gli altri soci nei propositi e piani di congiura; d'intervento a piú recezioni settarie seguite nel 1820 e 1821 a Faenza; di direzione nei complotti e conventicole notturne dei faziosi di quella città;urgentementeindiziato di correità nell'omicidio premeditato seguito in odio di partiti a Faenza per fatto di una conventicola armata di faziosi sulla pubblica strada del Corso la sera del 29 decembre 1820 mediante esplosione di piú armi da fuoco, a danno del vetturino Sante Bertazzoli dettoSantetto della Posta;che Vincenzo Succi, negoziante di Faenza, contumace, convinto Carbonaro, di aver dopo gli arresti ed esili del luglio 1821 seguiti a Faenza di piú Carbonari, occupato il grado diReggente, conservando presso di sé li Statuti, arredi ed Emblemi Carbonici, nel qual grado mantenne continuamente viva l'effervescenza ed il partito, ascrivendo nuovi proseliti alla Sètta; di avere nella qualifica stessamandatol'omicidio di Francesco Gamberini, figlio del già Gonfaloniere di Castel Bolognese per esser questi in voce presso i settari d'essersi ritirato dalla società; e questo omicidio fu consumato nella anzidetta terra di Castel Bolognese nella casa del medesimo Gamberini, con qualità anche di prodizione, per opera del settario contumace Pietro Barbieri la sera del 2 aprile 1822 mediante esplosione d'arme da fuoco;che il nominato Pietro Barbieri soprachiamatoCivilinodi Castel Bolognese, scrittore e musicante, contumace, oltre esser convinto di appartenere alla Sètta, è provato che istigasse non senza effetto piú individui acciocché si ascrivessero alla medesima, che assistesse a varie recezioni, che avesse piena conoscenza e che cooperasse alla congiura, non che di aver mantenuta stretta relazione con i principali settari di Faenza, è rimasto anche gravato in complicità dell'altro settario contumace Marco Pezzi di appensata esplosione notturna d'arme da fuoco per spirito di parte contro il custode carcerario di quella terra Giuseppe Gentilini; è convinto qual autore principale dell'omicidio proditorio di Francesco Gamberini; indiziato anche gravemente di complicità nell'avvelenamento di alcuni biscottini fatti appositamente preparare nel caffè detto della Speranza di Faenza e da lui col mezzo di altro settario propinati all'ucciso la stessa sera poco prima dell'avvenuto omicidio;che contro Battista Franceschelli dettoCarrozza, causidico di Castel Bolognese, carcerato, risulta provata la sua pertinenza alla Sètta degl'Illuminati; di esser con effetto stato causa che altri si ascrivessero alla medesima, assistendo alla loro recezioni; di mantenuta relazione con i principali Carbonari di Faenza e di altri luoghi delle Legazioni; gravato pure di complicità nell'esimizione dalle mani della forza dei carabinieri dei consettarii Giuseppe Budini e Marco Pezzi arrestati nel luglio 1821, e finalmente convinto di correità nel citato omicidio Gamberini essendo risultato dal processo uno dei principali istigatori ed accaloratori del medesimo; gravemente anche indiziato d'aver provveduto una certa quantità d'oppio col quale furono attossicati gl'indicati biscottini che come si è detto furono apprestati all'ucciso;che Francesco Garaffoni soprachiamatoBarchettadi Cesena, contumace, dalla concorrenza di tutte le prove ed indizi cumulati in processo a suo carico, rimase convinto qual autore dell'omicidio, colle gravanti qualità di mandato, avvenuto in odio di parte la sera del primo aprile 1822 a Cesena mediante colpo di stile a danno del cavaliere Don Angelo Bandi, per il qual delitto si rese immediatamente fuggiasco e si mantiene tuttora contumace; indiziato anche gravemente di appartenere alle Società degli Ermolaisti, che esisteva in quella città;abbiamo perciò condannato e condanniamo i nominati 1.conte Giacomo Laderchi; 2.Onofrio Luigi Zubboli; 3.GaetanoBaldi; 4.Vincenzo Succi; 5.Pietro Barbieri; 6.Battista Franceschelli; 7.Francesco Garaffoni, come rei di alto tradimento o di altri delitti capitali alla pena dell'ULTIMO SUPPLIZIO.Abbiamo inoltre dichiarato e dichiariamocome convinti settari e gravati di complicità nel delitto di congiurai seguenti individui; ma in vista di una piú o meno diretta ed efficace cooperazione nel medesimo e di una qualche circostanza piú o meno attenuante condanniamo i medesimi, cioè: 8.Pier Maria Caporalidel morto Luigi, di Cesena, possidente, confesso di essere statoVisibilenella Sètta dei Carbonari,istitutoredell'altra segreta Società deiFratelli-artistiedel Dovere, di aver mantenuta una stretta relazione con tutti i principali capi Carbonari delle Legazioni, di essere intervenuto al congresso tenuto a Cesena nell'agosto 1820 dai membri del Comitato centrale per trattare i piani di rivolta; 9.conte Odoardo Fabbripossidente, di Cesena, gravato ancora come uno dei principali autori di libello e calunnia a pregiudizio della giustizia e pubblica estimazione dei primi magistrati della provincia di Forlí, accusando questi, per giovare alla causa di piú detenuti settarii, di avere con false imputazioni a loro carico le politiche misure di arresto del 10 luglio 1821, del qual delitto si rese confesso limpidamente il correo Pietro Magnani di Ravenna, palesando che ad istigazione del prevenuto conte e da lui lusingato della sua mediazione per essere liberato dal carcere, ov'era condannato per titoli di truffa, trascrivesse piú fogli contenenti fatti inventati e calunniosi diretti a dimostrare l'ingiustizia degli arresti e la loro provocazione con dette imputazioni, quali fogli ricevuti dal prevenuto furono da lui diretti alla Segreteria di Stato; ricevimento e direzione nemmeno da esso impugnata, avendo di piú confessato di averli accompagnati al Supremo Dicastero con suo particolare scritto di alcune osservazioni onde fossero da quello vieppiú valutati; confessione rimasta verificata coll'altra del correo Magnani, coll'esistenza negli atti dei detti scritti riconosciuti legalmente ed identificati dagli autori de' medesimi, coll'insussistenza dei fatti in essi fogli contenuti e con altri indizi e legali risultanze, che assicurano della sua colpabilità, anche per questo titolo; 10.dottor Luigi Montallegridel fu Giovanni, di Faenza, medico militare reduce dalle disciolte armate d'Italia, pensionato; 11.Francesco Torricellidel fu Giovanni, possidente, di Meldola,gravato ancora di aver favorito in corrispondenza con settari di estero dominio la fuga dallo Stato di piú soci rei di piú atroci delitti col mezzo di falsi passaporti, uno dei quali venne ad esso perquisito nell'atto del suo arresto; sospetto inoltre di mandato nell'omicidio del suo germano Filippo Torricelli seguito a Meldola la sera 11 marzo 1823; 12.Carlodel fu MatteoBalbonidi Faenza, domiciliato a Forlí, ufficiale reduce in pensione; 13.cavalier Sante Montesidi Cesena, ufficiale reduce in pensione; tutti carcerati; alla detenzione in perpetuo in un Forte dello Stato.14.Ruggero conte Gambidi Ravenna, del vivente Paolo, possidente; 15.Mauro Zambonidel morto Ferrante, possidente, di Cesena; 16.Luigidel fu CesarePetruccidi Forlí, avvocato, contro del quale non mancano pure negli atti gravi sospetti che all'epoca ch'era egliReggentedella Vendita Carbonica a Forlí venisse da questa ordinato l'omicidio del banchiere Manzoni; 17.Giovannidel fu DomenicoGuriolidi Forlí; negoziante, carcerati; 18.Luigi Bassettidi Teodorano, possidente, dimorante a Cesena, contumace; 19.Giovannidel fu CarloGhisellidi Forlí, locandiere; 20.Ermenegildodi LuigiPerlinidi Cesena, archibugiere; 21.Antoniodel fu AlbertoCrocidi Meldola, avvocato, dimorante a Forlí; 22.Antoniodel vivente PietroGherardini, dettoBuracina, di Ravenna, oste; 23.Girolamo Deny, nativo di Grenoble, in Francia, arruotino, domiciliato a Ravenna, gravato anche di aver provvisto armi, ed arruolati quantità di stili per gli Americani di Ravenna, del qual delitto si rese qualificatamente confesso; 24.Giovannidel vivente DomenicoBarduzzidi Brisighella, postiere di lettere, gravato di enormi bestemmie, di sediziosi discorsi contro il Governo ed insultanti sproloqui contro l'Augusta Persona del Capo Visibile della Chiesa; 25.Marianodel vivente DomenicoSavini, detto l'Oste delle Chiavi, di Faenza, gravemente sospetto ancora nel già ricordato omicidio del vetturino Sante Bertazzoli; 26.Gaetano conte Benatidel fu Domenico, di Bologna, possidente, oltre essere Reggente di una Vendita Carbonica in quella città, gravemente indiziato ancora complice nel ferimento qualificato seguito per opera di alcuni settari nella città suddetta la sera 28 marzo 1821 a danno del cavaliere Giacomo Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni venti.27.Camillo conte Laderchidel vivente Giacomo, di Faenza, confesso di pertinenza alla Carboneria e Massoneria ed allaSocietà degli Illuminati, essendo stato di questa ultima anche Maestro, e di relazione e corrispondenza cogli altri settari delle Legazioni; confessione da lui poscia tentata di revocare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, essendo invece questa stata a suo carico verificata dal complesso delle risultanze processuali ed in particolare da piú confessioni di altri correi; 28.Francescodel fu GiovanniPasottid'Imola, ufficiale reduce pensionato; 29.Giuseppe Budinidel fu Domenico, dettoZampetta, di Castel Bolognese; 30.Sebastiano Montallegridel fu Giovanni, di Faenza, ufficiale reduce in pensione; 51.Domenicodel fu GiovanniGaravini, dettoMingone, di Castel Bolognese, fornaro, indiziato ancora di complicità nell'omicidio di Francesco Gamberini suddetto; 32.Andreadel vivente SebastianoBaroncellidi Faenza, ex gendarme del cessato regime; 33.Teodorodel vivente DomenicoTabanelli, oste e pizzicagnolo, di Faenza; 34.Battista Tabanelli, germano del precedentemente nominato, di Faenza, gravemente ancora sospetto di complicità nell'omicidio del nominato vetturino Bertazzoli; 35.Francescodel vivente MarcoBaldassarri, dettoChiccoia, di Faenza, gravemente indiziato ancora di avere accettato da alcuni settari il mandato per uccidere un pubblico funzionario di Castel Bolognese, sospeso poi per fini particolari dal Reggente della Società; 36.Giacomodel fu DomenicoBatuzzidi Ravenna, possidente; 37.Giacomodel fu VincenzoRavaioli, possidente, di Forlí, maestro di scherma, tutti carcerati; 38.Domenico Profilidi Faenza, dettoMingone, caffettiere della Speranza, contumace; alla detenzione come sopra per anni quindici.39.Antonio Biancuccidi Meldola, possidente; 40.Francescodi GiovanniZolidi Forlí, possidente; 41.Pietrodel fu AnacletoRabonidi Casumaro, domiciliato a Bologna; 42.Pier Paolodel fu GiovanniPasqualidi Forlí, medico; 43.Massimino Morosidel vivo Carlo, di S. Laudecio, avvocato: 44.Paolo Perlinidel vivente Ermenegildo, di Cesena, pittore; 45.Vincenzodel fu BattistaZolidi Forlí, possidente; 46.Domenicodel fu GiuseppeMonti, maniscalco di Faenza: 47.Antonio Carpegiani, sopradettoFaro, del fu Cristoforo, falegname, di Castel Bolognese; 48.Giovannidel fu DomenicoCaluradi Ravenna, fornaio; 49.Giovannidel vivente PietroBandini, dettodella Pozza, di Faenza, canepino: 50.Giacomodel fu GirolamoSangiorgi, sopra chiamatodei Boschi, di Faenza, oste; 51.Bartolomeodel viventeFrancescoVenturidi Faenza, mugnaio; 52.Vincenzodel fu PietroGamberinidi Ravenna, possidente; 53.Giuseppedel fu FrancescoBoesmidi Faenza, falegname; 54.Domenicodel fu GiovanniMaioli, dettoBargamino, di Ravenna, oste; 55.Gaetanodel fu DomenicoMazzesi, dettoBabalotto, locandiere, di Ravenna, ambedue questi ultimi gravemente indiziati ancora di doloso confugio ed occultazione alle indagini della Giustizia dell'autore del ferimento del già ricordato cavaliere Giovanni Greppi di Bologna; 56.Lorenzodel fu MatteoZuccadellidi Ravenna, scavapozzi; 57.Giovannidel fu DomenicoBassi, dettoGiuracco, macellaio, di Ravenna; 58.Romualdodel fu DomenicoCavalieri, bottaro, di Ravenna; 59.Giuseppedel fu LazzaroMagnidi Forlí, domiciliato a Bologna, prevenuto ancora di complicità nel ferimento Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni dieci; ordinando che rapporto al Magni per il titolo di complicità nel ferimento sia ritenuto come dimesso col precettonovis vel non novis.60.Giuseppe Capradel morto Luigi, di Castel Bolognese, tintore, carcerato, alla detenzione in un Forte per anni sette.61.Luigi Polettidel quondam Michele, di Modena, Custode sospeso delle carceri di Forlí, sospetto ancora di prestati favori a danno della Giustizia a piú detenuti settari commessi alla sua custodia; 62.Gabrielledel fu LuigiSpada, sensale, di Faenza, condannato anche per altro titolo in Imola; 63.Giuseppe Bertolotti Vigna, ufficiale reduce in pensione, di Bologna, imputato puranco di complicità nel suddetto ferimento Greppi, carcerato; alla detenzione in un Forte come sopra per anni cinque, dichiarando inoltre perpetuamente inabilitato il Poletti ad esercitare l'officio di Custode carcerario nello Stato e che rapporto al Bertolotti non costa della sua colpabilità per il titolo del ferimento suddetto.Attese le loro pessime qualità e per essersi anche resi debitori piú e meno alla Giustizia e gravati per altri delitti, oltre i già accennati, in vece della detenzione in un Forte abbiamo condannato e condanniamo: 64.Giuseppe Toschi, dettoil Rosso della Topa, del fu Antonio, muratore; 65.Giovannidi GiuseppeMorini, soprachiamatoMorinino, sensale; 66.Pietro Tonduccidel fu Nicola, dettoil figlio di Sant'Orsola; di Faenza, carcerati, gravati di aver fatto parte delle conventicole notturne armate dei faziosi, che inquietarononell'anno 1820 e 1821 quella città; urgentemente indiziati complici nelle ferite con appensamento seguite a Faenza a danno di Francesco Manini soprachiamatoBaluga, per spirito di partito, la sera del venti maggio 1820, e nell'omicidio superiormente ricordato del vetturino Bertazzoli; diffamati nella pubblica opinione quai sicari della Sètta; risultando di piú dagli atti il nominato Morini non leggermente sospetto d'intelligenza e preordinazione nell'altro omicidio qualificato seguito in detta città la sera del 29 luglio 1820 a danno del Sacerdote Don Domenico Montevecchi, ed il Tonducci gravemente sospetto pure di aggressione e d'insidia a causa di partito contro piú individui della città di Faenza reputati di contraria opinione; 67.Giuseppe Marinidi Faenza, impiegato al Canal Naviglio, contumace, gravato in processo di complicità nel proditorio omicidio del mentovato Francesco Gamberini, risultando dal complesso degli atti preordinatore ed accaloratore dell'omicidio medesimo e di essersi in specie piú volte egli recato a mezza strada di Faenza, ai cosí detti Stradoni di Lugo, nei giorni precedenti al delitto per trattare e predisporre il medesimo coll'uccisore Pietro Barbieri; 68.Giacomo Pediani, dettoSgrappagnello, di Castel Bolognese, falegname, già condannato per l'altro titolo di fuga qualificata dalla Rocca d'Imola, gravato pure della stessa intelligenza e preordinazione dello stesso omicidio Gamberini e di complicità nel tentato veneficio, di cui si è tenuto proposito parlando del condannato Barbieri; essendosi dalle circostanze processuali rilevato che egli giuocasse al Caffè di Castello coll'indicato Barbieri alcuni biscottini, onde frammischiarli fra quelli fabbricati a Faenza con sostanza venefica, per trarre in inganno l'ucciso; 69.Vincenzo Rossi, sopranominatoColtellaccio, di Forlí, caporale di finanza, contumace, gravato nella qualità di capo della Turba di Forlí di avere preso parte attiva nelle conventicole di faziosi e nei tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821 con insulti e resistenza alla pubblica forza; di fuga qualificata dal Forte di Pesaro avvenuta la notte cinque marzo 1822; e di essere non leggermente sospetto negli omicidi Lolli e del banchiere Manzoni di quella città; 70.Girolamo Bellenghi, detto ilMongo, del vivente Raffaello, di Faenza, archibugiere, carcerato, gravato di aver fatto parte qual fazioso nelle conventicole armate; di aver costrutto quantità di cartucce per la Sètta, avendone sottratte da circa trecento mazzi delle già preparate alle indaginidella Giustizia nell'atto che praticavasi da questa una perquisizione; di attentati ed insidie alla vita di persone reputate di opposto partito; 71.Pietrodi GiuseppeBerti, di Faenza, carcerato, gravato ancora di ferimento qualificato con pericolo di vita in pregiudizio di Giuseppe Numai di Forlí, dimorante allora a Faenza, seguito per spirito di parte in quella città la sera del 12 marzo 1821 mediante colpo di pistola; 72.Micheledel fu GiovanniAntoniolidi Cesena, impiegato a Forlí, contumace, gravato di complicità negl'indicati tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821; di avere attentato per spirito di parte alla vita di piú persone; convinto di duplice fuga qualificata dal Forte di Pesaro, ove era detenuto; 73.Giuseppedel fu DomenicoDassani, soprachiamatoFenina, rigattiere, di Forlí, carcerato, gravato ancora di aver fatto parte dei tumulti nelle ripetute sere 3 e 19 marzo 1821 e delle conventicole notturne armate, che, come piú volte si è detto, inquietavano anche la città di Forlí negli anni 1820 e 1821; di essersi pubblicamente appalesato per uno dei piú esaltati per la rivoluzione; 74.Bartolomeodel fu GiovanniRondini, dettoBalasso, di Forlí, locandiere, contumace, gravato anch'egli di avere avuto parte attiva nei citati tumulti delle sere 3 e 19 marzo, nell'ultimo de' quali si era fatto direttore della turba dei faziosi; di ritenzione di deposito d'armi per i settari; di qualificata evasione per ben due volte dal Forte di Pesaro; 75.Marco Pezzi, dettoMarchino, di Castel Bolognese, senza mestiere, contumace, prevenuto ancora di esplosione d'armi da fuoco con appensamento, in complicità del contumace Pietro Barbieri, seguita la notte del 21 maggio 1821 in quella terra in odio di partito a danno del custode carcerario Vincenzo Gentilini; alla Galera in perpetuo.76.Luigi Giulianini, detto ilMatto Sarto, del fu Giuseppe, di Cesena, calzolaio, gravato di complicità nell'omicidio del ricordato cavalier Don Angelo Bandi di Cesena, alla stessa pena della Galera in perpetuo, e colla stretta custodia, attese le parziali gravanti circostanze a suo carico.77.Cesaredel fu GirolamoBerghinzoni, possidente, di Ravenna, gravemente indiziato ancora di preordinazione del qualificato omicidio accaduto a Ravenna pel solito spirito di parte nella sera degli 8 decembre 1820 sulla pubblica strada che conduce al Quartiere di S. Vitale a danno dell'in allora Comandante della Piazza, capitano Luigi Del Pinto; complicatoin altri gravi delitti e pubblicamente diffamato per la sua pessima condotta; 78.Agostino Venturi, dettoLonganesi, nativo di Russi, officiale reduce in pensione, contumace; 79.Antonio Morridi Faenza, possidente, contumace; 80.Gio. Battista Oriolidel vivente Luigi, di Faenza, impiegato alle porte, carcerato; 81.Angelodel fu PaoloBaldini, sartore, di Faenza, carcerato; 82.Francescodel vivente GiuseppeBettoli, dettoBoldura, carcerato; 83.Giuseppedel fu GiacomoRusconi, imbianchino, di Faenza; gravati tutti ancora di complicità nel piú volte ricordato omicidio qualificato del vetturino Sante Bertazzoli, e di aver fatto parte nelle conventicole armate dei faziosi, rimanendo a particolar carico del Rusconi succitato gravi sospetti di preventiva intelligenza nell'altro omicidio del Sacerdote Montevecchi; 84.Michele Bettolidi Faenza, del vivente Giuseppe, calzolaio, contumace, convinto di ferimento con premeditazione per spirito di parte contro il giovane Francesco Mamini, che assalí la sera del 20 maggio 1821 sussidiato da altri settari nella propria abitazione e precisamente nella camera ad uso di cucina, per il qual delitto si rese immediatamente fuggiasco, rimanendo tuttora contumace; gravemente indiziato di ferita semplice a danno di Domenico Lama e di attenti alla sicurezza di altri individui di quella città reputati di contrario partito; 85.Francesco Borghi, dettoChiccoia della Zucchina, merciaio, di Faenza, carcerato, convinto di aver fatto parte delle conventicole dei faziosi e di complicità nel predetto ferimento Mamini, come ausiliatore al principal feritore Michele Bettoli preaccennato; 86.Francescodel vivente GiovanniMantellini, dettol'Appuntatore, di Faenza, carcerato, convinto ancora di ferimento qualificato con pericolo di vita seguito a Faenza la sera del 9 decembre 1820 in odio di partito a danno di Michele Ghirlandi di quella città; 87.Giosuèdel fu SebastianoMonti, faentino, calzolaio, carcerato, gravato di aver avuto parte attiva nelle conventicole dei faziosi; di ferite semplici a danno di Luigi Ravaioli; di complicità nell'aggressione ed attentato alla vita di una guardia di polizia la sera del 26 novembre 1820; non leggermente anche indiziato di correità nell'omicidio Bertazzoli; 88.Antoniodi LorenzoSeveridi Forlí, computista; 89.Cirodel fu PellegrinoBratti, di Forlí, falegname; 90.Giuseppedel fu LuigiCantoni, di Forlí, ebanista; 91.Luigidi NataleTaraborelli, di Forlí, fattore di campagna; carcerati, gravatidi aver fatto parte nelle conventicole armate e nei tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821, gravemente pregiudicato nella pubblica opinione per delitti, rimanendo inoltre a carico esclusivo del Taraborelli la complicità anche dell'altro tumulto insorto nel pubblico Teatro di quella città nell'autunno 1820; 92.Giuseppedi ErmenegildoPaolini, di Cesena, maestro di lingua francese, carcerato, convinto ancora di fuga qualificata dal Forte di Pesaro, che effettuò la notte del 5 marzo 1822, ed indiziato pure di aver procurate armi per i settari; alla pena della Galera per anni venti.93.Antoniodel fu DomenicoDessanidi Forlí, oste, carcerato, convinto inoltre di doppia fuga qualificata dal Forte di Pesaro, ov'era egli custodito con altri detenuti politici; di delazione d'arme proibita,quo ad omnia; gravemente indiziato d'insulto a piú individui reputati di opposto partito; 94.Lattanziodel fu DomenicoFeralidi Forlí, pettinaro, convinto di correità nel tumulto della sera 3 marzo 1821, sospetto anche in altri delitti; 95.Sebastiano Vignuzzi, dettoBastianino, fabbro ferraio, di Ravenna, condannato per proditorio ferimento a sette anni, convinto pure di fabbricazione di stili per la Sètta degli Americani di Ravenna, sospetto in altri gravi delitti; 96.Giuseppedel vivo AntonioCarraradi Cesena, cursore camerale, carcerato, gravato di complicità nel delitto di libello famoso in concorso del conte Odoardi Fabbri di Cesena, di cui precedentemente si è fatto menzione; alla Galera per anni quindici.97.Giuseppedel vivente GaetanoGardenghi, soprachiamatol'Imperator Superbo, di Faenza, sartore; 98.Nataledi SanteMattarelli, cuoco, di Faenza, 99.Francescodel fu VincenzoCaldesi, spacciatore di sali e tabacchi, di Faenza, carcerati; gravati di aver presa parte attiva nelle conventicole e complotti dei faziosi; gravemente indiziati ancora nel tante volte mentovato omicidio del vetturino Bertazzoli; 100.Giovannidel vivente LuigiCarraradi Ravenna, carcerato, convinto inoltre di aggressione con stilo ed attentato alla vita del garzone di molino Pietro Morigi Strocchi a motivo che avesse questi sparlato degli Americani, del qual fatto si rese colpevole nella Quaresima 1821 di pieno giorno sulla strada detta di S. Mamante; 101.Carlodel vivente TommasoCappuccinidi Forlí, senza mestiere, carcerato, indiziato gravemente anche nel ferimento a danno di Stefano Piolanti accaduto a Forlí la sera 14 marzo 1821 ed insulti ad altri individui in odio di partito; 102.Antoniodi LuigiAssiari, maniscalco; 103.Luigidel fu DomenicoGambi, fattore di campagna; 104.Giuseppedel fu FrancescoAssiari, pizzicagnolo; 105.Battistadel vivente GiuseppeSavelli, vetraro; 106.Pellegrinodel quondam MarcoGaudenzi, cappellaro; 107.Francescodel fu AntonioGandolfi, staderaio; 108.Giuseppedel fu AntonioAcquisti, dedito a' studi: 109.Pietrodel vivente GiuseppeFeralli, sartore; 110.Felice Ferallidel vivente Giuseppe, sartore; 111.Vincenzodel fu AntonioSaragoni, tutti di Forlí, carcerati, gravati di complicità nei tumulti e conventicole notturne di faziosi superiormente descritte; 112.Domenico Sertidel vivente Cristofaro, arruotino, carcerato, gravato anch'egli di aver fatto parte del tumulto nella sera 3 marzo 1821 e di aver ridotto piú fioretti da scherma ad uso di stilo per i settari; alla Galera come sopra per anni dieci.113.Domenico Parentellidi Cesena, sartore; 114.Vincenzo Stefani, dettoPaggetto, del morto Petronio, di Cesena, contumace, convinti ancora di fuga qualificata presa nella notte 25 agosto 1823 dal Forte di Pesaro ov'erano custoditi con altri detenuti politici; 115.Luigidel fu FrancescoAssiaridi Forlí, pizzicagnolo, gravato di correità nei tumulti 3 e 19 marzo 1821 nei quali a suo favore concorsero però circostanze attenuanti la mancanza; alla Galera per anni sette.116.Domenicodel fu FrancescoCelli, fornaro, di Ravenna, carcerato, gravato di complicità nell'aggressione e minacce ad necem a danno del sopranominato Pietro Morigi Strocchi, in concorso del sopracitato Giovanni Carrara, alla Galera per anni cinque.Abbiamo poi condannato e condanniamo alle seguenti pene piú miti in riflesso delle circostanze che piú o meno diminuiscono la gravezza del reato i sottodescritti imputati: 117.Gio. Battista Segorinidel fu Antonio, guardiano di campagna, condannato recentemente per omicidio e tradotto a scontar la pena; 118.Luigi Segorini, figlio del sopranominato Gio. Battista, anch'esso guardiano di campagna, minore di età, carcerato; 119.Antonio Oriolidel vivente Giuseppe, beccaio, di Ravenna, carcerato; gravemente indiziati di pertinenza alla Sètta degli Americani e di essersi pubblicamente negli anni 1820 e 1821 fatti conoscere esaltati per la medesima, alla Galera per anni tre il primo cioè Gio. Battista Segorini, ed alla detenzione in un Forte per un anno gli altri due.Confermiamo il precetto di esilio, col quale furono espulsidallo Stato: 120.Vittorio Arrigottipiemontese, fabbricatore di nitri e polveri a Forlí; 121.Costanzo Magliano, dei stessi Stati di Piemonte, impiegato in detta città; gravati ambedue di avere appartenuto alla Sètta dei Carbonari, essendo il primo negli atti gravemente indiziato ancora di fabbricazione di quantità di polvere sulfurea per fornirne i rivoltosi, e di aver facilitata l'evasione di vari inquisiti per delitti politici dalle Romagne e di averne procurati i mezzi per la via di Toscana; ordinando la loro perpetua espulsione dai Domini pontifici sotto pena di anni dieci di Galera nel caso che infrangessero il divieto d'esilio contro loro emanato, da incorrersi irremissibilmente anche alla prima sola contravvenzione.Abbiamo dichiarato e dichiariamo come bastantemente puniti col sofferto carcere od esilio ed assoggettati al Precetto politico-morale di prim'ordine: 122.Giacomo Cicognani, sopranominato ilLampo, di Ravenna, domestico; 123.Angiolo Emilianidi Faenza, tintore; 124.Carlo Berti, calzolaio; 125.Paolo Poggicausidico; 126.Giuseppe Baldrati, dettoTitira, calzolaio; 127.Giuseppe Conti, oste; 128.Vincenzo Sangiorgi, oste; 129.Giovanni Caselli, oste; 130.Sebastiano Placci, scrittore, tutti di Faenza; 131.Vincenzo Canèd'Imola, fabbro ferraio; 132.Gioachino Cavazzutidi Castel Bolognese, flebotomo; 133.Marcello Pratidi Forlí, tintore, già carcerati, abilitati dal carcere con precedenti provvisorie disposizioni; 134.Michele Nanninidi Faenza, sensale; 135.Antonio Amaducci, dettoBanchittone, di Cesena, sartore; 136.Nicola Foschidi Cesena, possidente; 137.Luigi Comandinidi Cesena, tintore, carcerati; 138.Francesco Fornionid'Imola, impiegato nel dazio carni; 139.Giuseppe Silvestrinidi Castel Bolognese, già cancelliere a Faenza; 140.Gentile Fabbridi Ravenna, sostituto criminale nello stesso Governo, esiliati; e riguardo al Silvestrini e Fabbri, comeché ancora indiziati non leggermente di prestato favore a piú settari detenuti in quel Governo per cause comuni, ordiniamo la loro remozione ed inabilitazione all'esercizio negl'impieghi finora sostenuti.Bastantemente puniti in egual modo col sofferto carcere e sotto Precetto politico-morale di second'ordine dichiariamo: 141.Antonio Biffidi Faenza, vetturino, abilitato provvisoriamente dal carcere; 142.Giuseppe Navicchiadi Cesena, carcerato; e dimessi coll'altro Precetto di rappresentarsi,novis vel non novis: 143.Giovanni Simonettidi Cesena,possidente; 144.Antonio Bartolottidi Bologna, ebanista, abilitati provvisoriamente, imputato il primo di complicità nel già ricordato omicidio di Don Antonio Bandi di Cesena, prevenuto il secondo di correità nel ferimento qualificato del cavalier Giacomo Greppi di Bologna.Ordiniamo pure l'espulsione dall'impiego di custode e secondino rispettivamente e perpetua inabilitazione ad esercitarlo in qualunque parte dello Stato di 145.Michele Perfetti, custode delle carceri politiche di Forlí e 146.Natale Mariani, secondino nelle carceri criminali di detta città; ambedue indiziati non leggermente di appartenere a segrete unioni, il primo a quella dei Carbonari, il secondo all'altra della Turba; gravemente sospetti di avere favoreggiato piú detenuti politici commessi alla loro custodia a scapito della Giustizia.Atteso il difetto di prove e la tenuità degli indizi, ordiniamo che siano rimessi in piena libertà: 147.Pio Sangiorgidi Faenza, negoziante; 148.Angelo Lassidomestico, di Faenza, dimorante a Ravenna; 149.Luigi Galassidi Morciano, carabiniere a cavallo; 150.Giulio Bartolottid'Imola, fornaro; 151.Francesco Gamberinidel Mancino di Castel Bolognese, pizzicagnolo; 152.Giuseppe Aguccinidi Bologna, negoziante; 153.Angelo Lucianidi Ravenna, domestico; 154.Giuseppe Brinid'Imola, cursore; 155.Domenico Bottinigenovese, domiciliato a Rimini, studente a Bologna all'epoca della sofferta imputazione; 156.Luigi Valdràdi Castel Bolognese, caffettiere, carcerati tutti, provvisoriamente abilitati dal carcere; 157.Paolo Borsidi Lugo; 158.Gregorio Bajettidi Cesena, tuttora detenuti; 159.Giuseppe Piavidi Ravenna, possidente; 160.Don Giuseppe Severisacerdote, di Ravenna; 161.Achille conte Laderchidi Faenza; 162.Antonio marchese Cavallidi Ravenna; 163.Antonio de Stefanis, dettoGiro, di Ravenna; 164.Tommaso Albanesidi Faenza, direttore di quella Posta; 165.Anastasio Melonà, domiciliato a Ravenna; 166.Giovanni Cardinaliavvocato, d'Imola; 167.Gaetano Monghinipossidente, di Ravenna; 168.Roberto Braghinidi Ravenna; 169.Don Marco Severisacerdote, di Ravenna; 170.Sante Mirripossidente, d'Imola; 171.Luigi Sangiorgidi Castel Bolognese; 172.Ignazio Tassinaridi Castel Bolognese; 173.Battista Utilipossidente, di Brisighella; 174.Angelo Spoglianticursore, di Brisighella: 175.Gaetano Fabridi Ferrara, possidente; 176.Vincenzo Pirazzolidi Ravenna, possidente; 177.Giuseppe Ranuzzi Zaccariadi Ravenna; 178.Carlo Lodovichettidi Ravenna, sostituto cancelliere; 179.SebastianoFusconimedico, di Ravenna; 180.Giovanni Sgubbiavvocato, d'Imola; 181.Bartolomeo Pianoridi Brisighella, cancelliere; 182.Vincenzo Vincentidi Bologna, cancelliere al Governo d'Imola; 183.Antonio Piancastellidi Brisighella, cursore; 184.Sebastiano Garavinidi Brisighella, scrittore; 185.Giuseppe Malvezzidi Brisighella, esattore; 186.Arduino Succid'Imola, avvocato; 187.Domenico Farinidi Russi, notaro; tutti allontanati dallo Stato colle misure 10 luglio 1821.Abilitiamo a rientrare nello Stato, a condizione però di presentarsi nelle forze del Governo entro le ventiquattro ore che vi saranno pervenuti, per procedere sui loro addebiti ed al giudizio su di essi a termini di ragione: 188.Giovanni Matteuccidi Ravenna, possidente; 189.Vincenzo Gallinanegoziante, di Ravenna; 190.Pietro conte Gambidi Ravenna; 191.Francesco conte Ginnasipossidente; 192.Giuseppe Benedettipossidente; 193.Sebastiano Baccariniufficiale reduce, possidente: 194.Carlo Villanotaro; 195.Giuseppe Gardiappaltatore dell'illuminazione notturna, tutti di Faenza; 196.Carlo Cerotti; 197.Domenico Casamurata; 198.Domenico Mugolti; 199.Giuseppe conte Orsellipossidente; 200.Domenico Virgilipossidente; 201.Paolo Rotipossidente; 202.Lorenzo Rossipossidente; 203.Giuseppe Faentinipossidente, tutti di Forlí; 204.Luigi Fabbripossidente, di Cesena; 205.Gio. Battista Masottiavvocato, di S. Laudecio; 206.Francesco Giucciolidi S. Laudecio, impiegato di finanza.Come che gravemente indiziati a cattura nel delitto politico superiormente riferito, abbiamo ordinato ed ordiniamo il mandato d'arresto contro: 207.Pietro Roncaldierdi Ravenna, negoziante; 208.Giuseppe conte Rondenini, dettoil Gobbo; 209.Francesco Zambelliufficiale reduce; 210.Angelo Querzolacarrozzaro; 211.Luigi Ghinassipossidente, tutti di Faenza; 212.Benedetto Visibellidi Bologna, negoziante; 213.Gaetano Marchesinidi Bologna, già impiegato alla Posta; 214.Luigi Assiariflebotomo; 215.Matteo Bentivoglifacchino; 216.Raffaele Frampolesiimpiegato al dazio carni; 217.Luigi Fiorininegoziante; 218.Lorenzo Gaudenziministro; 219.Gaetano Lucchinipossidente: 220.Andrea Matteuccipossidente; 221.Gaetano Oriolivetraro; 222.Girolamo Zignanilibraio; 223.Pietro Barberiniscrittore; 224.Giovanni Petresitenente di linea; 225.Pietro Laudicapitano di linea, tutti di Forlí; 226.Pietro Bondinipossidente; 227.Giuseppe Boninipossidente, di Cesena;228.Francesco Raspipossidente, di Faenza; 229.Pacifico Giulinidi Pesaro, dimorato a Ferrara.Ordiniamo similmente che siano assoggettati al Precetto politico-morale di prim'ordine ed alla sorveglianza della Polizia perché complicati anch'essi in causa: 230.Andrea Moschinigià ispettore dei boschi, di Ravenna; 231.Atanasio Montallegripossidente, di Faenza; esiliati, già da tempo riabilitati a dimorare nello Stato; 232.Giuseppe Strocchioste; 233.Francesco Morripossidente; 234.Francesco Rondeniniufficiale reduce; 235.Pietro conte Laderchipossidente; 236.Carlo Marijgià soldato provinciale; 237.Antonio Lapichirurgo; 238.Carlo Martinimedico; 239.Filippo Regoliimpiegato in dogana; 240.Giuseppe conte Tampieripossidente; 241.Francesco Strocchioste; 242.Paolo Giangrandipossidente; 243.Luigi Maccoliniparrucchiere; 244.Francesco Piazzasartore; 245.Giovanni Tosifinanziere; 246.Giuseppe Liveranichirurgo, tutti di Faenza; 247.Gio. Battista Pirazzolid'Imola, medico; 248.Vincenzo Pedianidi Castel Bolognese, falegname; 249.Gio. Battista Cocchidi Minerbio; 250.Luigi Amaducciscrittore; 251.Francesco Acquistifalegname; 252.Girolamo Boccettipossidente; 253.Giacomo Bardellidi Ravenna; 254.Battista Bertiniufficiale reduce; 255.Giuseppe Bonini, dettoPiva, falegname ed oste; 256.Giovanni Bendandibigliardiere; 257.Giovanni Balsaniorefice; 258.Angelo Callettiavvocato; 259.Pietro Cicognanicancelliere vescovile; 260.Bernardo Covichmilitare reduce; 261.Marcello Danesimilitare reduce; 262.Alessandro Francianegoziante; 263.Giovanni Francianegoziante; 264.Gaetano Ghinnasitornaro; 265.Domenico Cardiniimpiegato nel Tribunale Criminale; 266.Francesco Gallinafacocchio; 267.Lorenzo Morgagniufficiale reduce; 268.Filippo Mangellipossidente; 269.Pietro Mangellipossidente; 270Angelo Maminipossidente; 271.Vincenzo Mattiuccichirurgo; 272.Angelo Pasiniministro; 273.Francesco Petrignaniimpiegato in Legazione; 274.Domenico Pascucciufficiale reduce; 275.Nicola Regnolisegretario comunale; 276.Valeriano Regnoliimpiegato di finanza; 277.Baldassarre Regnoliimpiegato in casa Gaddi; 278.Pietro Romagnolicalzolaio; 279.Domenico Sangiorgiufficiale reduce; 280.Francesco Sangiorgiimpiegato; 281.Nicola Sughioste; 282.Alessandro Vinellipossidente: 283.Luigi Zambianchipossidente; 284.Pietro Aleottipossidente; 285.Antonio Acquistidettoil Zoppo Zignana, sartore; 286.Alessandro Bensonipossidente; 287.Giuseppe Balduccisartore; 288.Luigi Baldiniavvocato; 289.Luigi Beltinimaniscalco; 290.Pietro Bucchisartore; 291.Vincenzo Castellicursore; 292.Andrea Cristiniufficiale pensionato; 293.Pellegrino Canestriscrittore; 294.Giovanni Casalistampatore; 295.Massimiliano Casamuratastudente; 296.Nicola conte Corbizzipossidente; 297.Antonio Castelliassistente al dazio carni; 298.Vincenzo Caracchettivetturino; 299.Giuseppe Danesifalegname; 300.Luigi Danesiferraro; 301.Paolo Donati, dettoBirinaccio, sartore; 302.Giuseppe Foschisuonatore di violino; 303.Vincenzo Franciadettoil Roscio; 304.Francesco Fabri, dettoPignattaro, possidente; 305.Michele Fiori, dettoil Zoppo, sartore; 306.Evaristo Frasinettisartore; 307.Pellegrino Leporicalzolaio; 308.Giuseppe Martinifalegname; 309.Paolo Masottiimpiegato all'Ipoteche; 310.Vittorio Maglianosuonatore; 311.Giuseppe Marionipescivendolo; 312.Ignazio Mazzolinisartore; 313.Michele Mazzolinivetturino; 314.Vincenzo Masotti, dettoMasottino, legale; 315.Pietro Montanari, dettoFiccafava, possidente; 316.Domenico Piazzolipossidente; 317.Enrico Pettiniscrittore; 318.Alessandro Pettiniscrittore; 319.Antonio Panzarottaex impiegato; 320.Giorgio Regnolichirurgo; 321.Francesco Rossisuonatore di violino; 322.Pasquale Romagnoli, soprachiamatoRiminino, scrittore; 323.Giovanni Reggianipossidente; 324.Antonio Sandisediaro; 325.Biagio Severiimpiegato alla prenditoria del Lotto; 326.Giovanni Scannellipossidente; 327.Cristoforo Serfiarruotino; 328.Giuseppe Signorinimarmorino; 329.Fabrizio Tamberlichspeziale; 330.Arcangelo Tappacelliferraro; 331.Pellegrino Reggianimaestro di carattere; 332.Pellegrino Varolibeccaio; 333.Francesco Maroncellimedico; 334.Giovanni Zattoniimpiegato all'Acque e Strade; 335.Giuseppe Losannacaffettiere; 336.Benedetto Forlivesi, allontanato, abilitato, tutti di Forlí; 327.Annibale Rondeninidi Brisighella, militare reduce; 338.Antonio Pasottidi Castel Bolognese, senza mestiere; 339.Giuseppe Arrighimilitare reduce; 340.Giacomo Fattibonipossidente; 341.Giuseppe Ferrettifinanziere; 342.Sante Venturi; 343.Giuseppe Ragonesiavvocato; 344.Giuseppe Moschinipossidente; 345.Pietro Cacciaguerrapossidente; 346.Michele Bordi; 347.Girolamo Paggi; 348.Vincenzo Pio; 349.Giuseppe Zondini; 350.Simone Nardi, dettoTutrino, tutti di Cesena; 351.Cesare Valbonesisegretario comunale di Meldola; 352.Pellegrino Silvestrinioste a Meldola; 353.Nicola Partisettipossidente, di Meldola; 354.Biagio Abbatidi Savignano ingegnere; 355.Giuseppe Negriavvocato a Bologna; 356.Placido Sartiex militare, di Bologna; 357.Marco Marianidi Bagnacavallo, locandiere a Lugo; 358.Francesco Manzieripossidente, di Lugo; 359.Melchiorre Riccidi Forlimpopoli, avvocato; 360.Giulio Chiaraffonipossidente, di Ferrara; 361.Luigi Andreatimilitare reduce, di Ferrara; 362.Domenico Armarimilitare reduce, di Ferrara; 363.Carlo Imperialiingegnere, di Ferrara; 364.Luigi Armuzzidi Faenza, soldato provinciale; 365.Bernardo Biagiolisetacciaro, soldato provinciale, di Faenza; 366.Gaetano Bianchini, già ispettore di polizia a Ravenna; e rapporto ai sopraenunciati due soldati prescriviamo la loro immediata espulsione dal Corpo provinciale.Alla stessa sorveglianza della Polizia ed al Precetto politico-morale di second'ordine prescriviamo che siano assoggettati: 367.Gio. Batt. conte Della Volped'Imola; 368.Giovanni Oriolicuriale, di Ravenna; 369.Antonio Duccipossidente; 370.Angelo Strocchioste; 371.Francesco Fantidottore; 372.Natale Foschiniscrivano in casa del conte Rondenini; 373.Giuseppe Foschiniscrivano; 374.Carlo Traversarimaestro di ballo; 375.Gallo Marcuccipossidente; 376.Luigi Benazzolipossidente; 377.Francesco Biagiolilegatore in oro; 378.Ignazio Mengolinipossidente; 379.Marco Mengolinipossidente; 380.Giuseppe Azzallipossidente; 381.Pietro Martiniscrittore; 382.Francesco conte Naldipossidente; 383.Carlo Gardiappaltatore dei lumi notturni; 384.Alberigo Alberighipossidente; 385.Angelo Guidipossidente; 386.Antonio Buccipossidente; 387.Luigi Baldinegoziante; 388.Carlo Bazzicamacellaro; 389.Giuseppe Oriolivetraro; 390Andrea Tabanellioste; 391.Michele Fregnani, dettoMichelotto; 392.Sebastiano Casellioste; 293.Ferdinando Rampipossidente; 394.Giuseppe conte Pasolini Zannellipossidente; 395.Michele Pasipossidente, tutti di Faenza; 396.Leonardo Oriolilegale, di Ravenna; 397.Marco Ortolanipossidente, di Ravenna; 398.Carlo Artosinipossidente; 399.Giuseppe Artosinipossidente; 400.Domenico Bartolazzichirurgo; 401.Francesco conte Bensipossidente; 402.Luigi Bordandinistampatore; 403.Giuseppe Bargozzisellaro; 404.Andrea Bertonigiovane di negozio; 403.Angelo Bertoniebanista; 406.Emidio Belloniimpiegato nel dazio carni; 407.Vincenzo Bondandidomestico; 408.Giuseppe Bandinifalegname; 409.Vincenzo Bentivoglicalzolaio;410.Tommaso Capaccinipossidente: 411.Nicola Cerchiolicalzolaio; 412.Ottavio Capilliorefice; 413.Pietro Cicognaniscrittore; 414.Fabio Cortesistudente; 415.Giacomo Cassanispeziale; 416.Guglielmo Cappuccinicalzolaio; 417.Domenico Costaimpiegato; 418.Giacomo Cicognanipossidente; 419.Sebastiano Crociargentiere; 420.Domenico Cerchiolicapo dei lavori stradali; 421.Domenico Cicognani, dettoPiccolino, sellaro; 422.Vincenzo Danesiimpiegato alle Poste; 425.Luigi Danesicalzolaio; 424.Antonio Dentiimpiegato nell'Ipoteche; 425.Luigi Dulciniimpiegato particolare; 426.Antonio Donatisartore; 427.Antonio Francianegoziante; 428.Gaetano Francianegoziante; 429.Pietro Frampolesiassistente al dazio carni; 430.Sireno Fantistampatore; 431.Domenico Frisonicarabiniere; 432.Giuseppe Golfarellisartore; 433.Alberico Gardinisartore; 434.Giuseppe Lacchinisartore; 435.Alessandro Mazzonistudente; 436.Alessandro Migliettistudente; 437.Carlo Migliettiflebotomo; 438.Giuseppe Montanari; 439.Antonio Marozzistampatore; 440.Giuseppe Mirripossidente; 441.Andrea Micheletti, dettoNasaccio, sartore; 442.Antonio Moschinipittore; 443.Pietro Placucciex militare; 444.Giuseppe Palmieritenente di linea; 445.Carlo Piazzolipossidente; 446.Giuseppe Piolantitenente di linea; 447.Giovanni Pacicalzolaio; 348.Giacomo Pacicalzolaio; 449.Sebastiano PresenzianidettoBarzellone, rigattiere; 450.Agostino Rossistudente; 451.Girolamo Romagnolicocchiere; 452.Angelo Rondoniimpiegato di Dogana; 453.Luigi Randisediaro; 454.Luigi Rotaquartiermastro dei Carabinieri; 455.Giuseppe Reggianipittore; 456.Nicola Rivalifalegname; 457.Antonio Ravaiolifalegname; 458.Giacomo Ravaioli, dettoCiamino, negoziante; 459.Michele RosaIntendente di finanza; 466.Pietro Ravaioliebanista; 461.Giacomo Rossiimpiegato in Comunità; 462.Giuseppe Rossi, dettoSan Lazzaro; 463.Giovanni di Francesco Reggianipossidente; 464.Sebastiano Sansavinistudente; 465.Vincenzo Scardimaestro d'armi; 466.Antonio Silvegnifornaro; 467.Luigi Severistudente; 468.Giuseppe Tamberlicchispeziale; 469.Tommaso Tamberlicchiveterinario; 470.Salvatore Turchibarbiere; 471.Camillo Turchibarbiere; 472.Giuseppe Turchivetturale; 473.Stefano Respignanifalegname; 474.Battista Vitalichincagliere; 475.Giovanni Villaministro nel negozio Gurioli; 476.Sante Reggiani, dettoGhisinocalzolaio; 477.Decio Valentinistudente,478.Ruffillo Vallicellisartore; 479.Camillo Versaristudente di medicina; 480.Aleandro Zambonistudente in Bologna; 481.Gaetano Zampighi, dettoTanti, cocchiere; 482.Marco Zignanistudente; 483.Lazzaro Zolipossidente; 484.Giovanni Zoliimpiegato alle Porte; 485.Antonio Zoliscrittore; 486.Luigi Zolifattore dello Spedale, tutti di Forlí; 487.Vincenzo Sbrighipossidente; 488.Giovanni Bellottiimpiegato di finanza; 489.Gio. Battista Milanipossidente; 490.Agostino Neripossidente; 491.Giuseppe Piocancelliere sostituto nel Governo di Cesena; 492.Gaetano Pioimpiegato in quella Comunitá; 493.Giovanni conte Roverella; 494.Paolo Ugoliniinverniciatore; 495.Mauro Venturicursore comunale; 496.Luigi Trentinicarabiniere, tutti di Cesena; 497.Giovanni Amaduccivetturale, di Meldola; 498.Andrea Pistocchisartore, di Meldola; 499.Antonio Vangellipossidente, di Meldola; 500.Girolamo conte Cicognaradi Ferrara, possidente; 501.Giuseppe Fugarellilocandiere alle Tre Corone di Ferrara; 502.Gio. Battista Pastiex giudice, di Ferrara; 503.Antonio Rinieriingegnere, di Ferrara; 504.Agostino Taveggidi Ferrara, avvocato; 505.Alessandro Carnevalidi Lugo, avvocato; 506.Giulio conte Grazianidi Bagnacavallo, possidente; 507.Giuseppe Dadidi Bologna, negoziante; 508.Domenico Fantozzidi Savignano, speziale; 509.Pietro Mazzolanidi Bologna; 510.Francesco Pianaavvocato, di Bologna; 511.Giuseppe Patuzziavvocato, di Bologna; 512.Gaetano Saragonicameriere di locanda, di Bologna; 513.Pietro Manzieriex ufficiale; e riguardo ai già nominati ufficiali di linea capitano Pietro Landi, Girolamo Petresi tenente, contro i quali si è rilasciato il mandato a cattura, e Giuseppe Palmieri. Giuseppe Piolanti, Luigi Rota quartiermastro, Luigi Trentini carabiniere semplice assoggettati al Precetto politico-morale, ordiniamo la loro immediata espulsione dai rispettivi Corpi dell'Arma, ai quali sono addetti.Condanniamo poi a tutte le spese processuali ed a quelle del presente Giudizio gl'individui superiormente descritti, contro de' quali si è proceduto alla pena capitale ed alle altre afflittive di detenzione e di Galera.Finalmente una Processura maggiore di quante altre mai per gravezza di soggetto, per complicazione di resultati e per numero di Prevenuti ha dovuto necessariamente riuscire di straordinaria lunghezza, a qualche carico specialmente di quelli che per i primi furono colpiti d'arresto; eperò volendo Noi temperare questa specie di sofferenza, che per le circostanze è stata del tutto indispensabile, con un partito di piacevolezza e di equità ordiniamo e decretiamo che oltre i dieciotto mesi da Noi considerati necessari alla fabbricazione del Processo in rapporto a ciascun prevenuto, il rimanente tempo di prigionia venga calcolato in diminuzione dell'ulteriore pena a cui ciascheduno respettivamente sarà stato condannato.Cosí abbiamo giudicato definitivamente, ed inappellabilmente sentenziato, come giudichiamo e sentenziamo; ordinando l'impressione della presente Sentenza in N. di 500 Esemplari e l'affissione sí in Ravenna, che in tutti i luoghi dello Stato; e che questa Sentenza affissa e pubblicata nelle solite legali forme debba aversi come particolarmente intimata a tutti i prevenuti in essa nominati.Fatta, chiusa, giudicata e firmata a Ravenna il giorno, mese ed anno suddetti.A. CARD. RIVAROLA LEGATOA LATERE.A. GranellaNotaro della Com.

SENTENZA

Oggi 31. Agosto 1825.

NoiAGOSTINOdi Sant'Agata alla Subburra, della S. R. Chiesa Diacono CardinaleRIVAROLA, della Città e Provincia di Ravenna Legatoa Latere.

Nelle Cause che vertono tra il Fisco e gl'Individui qui sotto descritti, Carcerati, Contumaci o Assenti, Prevenuti di Congiura contro lo Stato e di altri delitti; proposte e discusse avanti di Noi nella qualità di Giudice per la definizione delle Cause stesse nelle quattro Legazioni e Delegazione d'Urbino e Pesaro, con special Breve straordinariamente delegato dalla Santità di Nostro SignorePAPA LEONEXII felicemente Regnante.

Pro Tribunali sedendo, Invocato il Santissimo Nome di Dio, ed avuta la sola Giustizia innanzi degli occhi, in virtú delle facoltà come sopra compartiteci, e sentito il parere dei quattro Signori Giudici da Noi scelti a comporre la Nostra Politico-Economico-Consultiva Congregazione,

Abbiamo emanato ed emaniamo il seguente Giudicato.

Letti e maturamente ponderati li Processi tutti della presente Causa, inclusivamente agli Atti contumaciali per vari dei Prevenuti prescritti ed eseguiti,

Letto il Ristretto di ciascheduno Imputato sui titoli di Delitto particolarmente a ciascuno di essi imputati,

Esaminate le eccezioni a propria discolpa da essi addotte, ed i documenti per loro parte fattici esibire,

Visti gli Editti di Segreteria di Stato 4 Gennaio 1739, 15 Agosto 1814, 11 detto mese 1815, 10 Agosto 1821 ed i Bandi Generali in osservanza nelle Provincie suddette, non che le LeggiJulia Maiest.eCornel., ff. de Sicar.,

Avuto riguardo alle Canoniche prescrizioni e consuetudini dei Tribunali dello Stato, nel giudizio di cui si tratta:

RITENUTOche costa pienamente dal Processo l'esistenza della Società Massonica nei Dominii Pontificii, infausto retaggio del cessato Regime, e che varie altre Unioni segrete dalle leggi egualmente proscritte, conosciute sotto la denominazione deiGuelfi,Adelfi,Maestri-Perfetti,Latinistisin dall'anno 1815 si aggiravano in diversi punti dei Domini medesimi, ma specialmente annidassero in piú città e luoghi delle Legazioni, associando ai vessilli della Rivoluzione alcuni incauti abitanti delle medesime; che a queste Unioni susseguisse poscia quella deiCarbonari, la quale erettasi in grado di Superiorità sulle altre, concentrò a sé i loro piani ed i loro proseliti, e dopo avere attentato nel 1817 alla pubblica tranquillità nelle Marche, dirigendo principalmente le sue operazioni dalle Romagne, attese con ogni studio a propagare le sue massime distruggitrici dell'Ordine, e ad accrescer partito e seguaci in altre città e terre dello Stato colla diramazione dell'altre ad essa subalterne Unioni denominate dellaTurba, dellaSiberia, deiFratelli-Artisti, delDovere,Difensori della Patria,Figli di Marte,Ermolaisti,Massoni-Riformati,Bersaglieri,Americani,Illuminati, le quali Unioni ebbero principalmente occulta sede nelle quattro città di Cesena, Forlí, Faenza e Ravenna ripartite inConsigli, inVendite, inSezioni, inSquadre;

RITENUTOche tutte le suddette Società miravano allo sconvolgimento dell'Ordine Sociale e d'ogni buona Istituzione per sagrificar tutto all'ambizione, alla vendetta, alla rapina, allo spoglio, all'immoralità d'ogni specie ed all'irreligione, e però a questo fine rivolte, e profittando esse dei sconvolgimenti per opera deiCarbonaridi Napoli e del Piemonte suscitati nel 1820 e 1821 in quelle due estreme parti d'Italia, impresero ad organizzare una Congiura contro lo Stato, per insorgere quindi all'opportunità in una generale rivolta, valendosi a tal uopo dei mezzi derivanti dalla Carboneria che solo intende al rovesciamento dei Legittimi Governi; che fu difatti questaCongiuraportata al conato piú prossimo, mediante gli accordi presi tra i principali Settari Romagnoli, i quali furono il risultamento di piú Congressi tenuti da loro sul declinare del 1820 con principiare dal 1821 a Cesena, a Faenza, a Forlí ed in un Casino di campagna del Conte Ruggero Gambi di Ravenna, e tutto avevano curato di predisporre allo scoppio di una rivolta: avevan essia tale oggetto fatto ogni studio e diligenza onde aumentare in tutti i luoghi delle Legazioni il numero dei congiurati con frequenti associazioni alle Società d'individui di ogni classe e condizione, che in quelle provincie rapidamente l'una all'altra succedevansi; né si ommise d'imporre tasse pagabili da ciascun settario onde provvedere ai bisogni sociali, e furono designati appositi Cassieri a riscuoterle; erano già stati sedotti vari Impiegati addetti agli Officii del Governo, e piú individui nelle Milizie attive del medesimo avevan prevaricato; le nuove cariche civili, militari ed amministrative eransi assegnate; stampati proclami incendiari; pronunciato sul piano di rivolta; per ben due volte fissato il giorno agli orrori dell'anarchia; avvisati i Settari tutti onde fossero pronti allo scoppiare della Rivoluzione stoltamente progettata e preparata; distribuite loro armi e munizioni in antecedenza apprestate; decretato il rubamento e la manumissione delle pubbliche Casse, l'eccidio delle piú oneste persone, e approntato quant'altro agevolar potesse l'esecuzione dell'immaginata rivolta; e se queste disposizioni non sortirono il loro pieno effetto, ciò fu solo per circostanze del tutto estranee all'intenzioni dei Congiurati, che nello zelo e fedeltà dei buoni Sudditi ben dovettero scorgere un invincibile ostacolo ai pravi loro disegni;

RITENUTOche costa pure che come mezzi preparatorii all'esposto fine, onde alienare lo spirito pubblico dal suo legittimo Governo, piú fogli anonimi periodici insultanti la dignità e giustizia del medesimo, o de' suoi Rappresentanti, si fecero circolare per le Romagne e specialmente nella città di Forlí; che piú tumulti anche con resistenza alla pubblica forza, piú complotti e conventicole di faziosi, piú insulti e minaccie con scritti e fatti, vari ferimenti, omicidi o appensati o proditorii caduti a danno di onesti cittadini si riprodussero in quegli anni malaugurati in piú luoghi delle Legazioni, o in odio di parte o per fatto dei Settari, volti col loro criminoso procedere ad allontanare ogni ostacolo, tentando di sgomentare i buoni con misteriosi delitti nella quasi certezza di rimanere impuniti per lo spavento dei loro pugnali e per lecoartateartificiosamente preordinate o prima o dopo il fatto col favore dei loro aderenti; che tutte le cosein fatto, come sopra eseguite e dedotte, oltre i fatti notorii, la pubblica voce ed opinione, le deposizioni testimoniali, l'esistenza di piú corpi di delitto, gl'indizi e legalicongetture, sono pure constatate in Processo da piú rivelamenti spontanei di Individui appartenenti alle stesse Segrete Unioni, dall'Impunità di altri di essi e dalle Confessioni incaput prop.d'irreflessibile numero di correi, e tra questi di vari Capi congiurati, giuridicamente negli atti ricevute in diversi luoghi e tempi, ma concordi tra loro e simultaneamente verificate;

RITENUTOpoi che il Conte Giacomo Laderchi di Faenza, già Vice-Prefetto sotto il cessato Regime Italico, Carcerato, si è reso incap. prop.confesso di pertinenza in gradi elevati a piú Sètte, ed in particolare alla Guelfia, alla Massonica ed a quella dei Carbonari; di avere procurato e fatto in effetto eseguire la propagazione delle medesime nelle Legazioni, operando in concorso di altri principali Settari che fosse stabilito a Faenza un Consiglio Guelfo ed una Vendita Carbonica e susseguentemente che si riaprissero anche le Loggie e Templi Massonici; di essere intervenuto e di avere assistito a piú Recezioni massoniche e carboniche, a piú Adunanze e Congressi di congiurati a Faenza nella propria sua abitazione ed in quella dei consettari Giuseppe Benedetti e Carlo Villa, a Cesena nella casa dell'ex ufficiale Sante Montesi e nel Casino di Luigi Bassetti, a Forlí in casa del conte Orselli e di Scipione Casali e nel Casino di campagna del conte Ruggero Gamba di Ravenna per discutere sui piani della rivolta e stabilire il giorno alla esplosione della medesima; di avere assunto il grado di uno dei quattro Membri del cosí dettoConsiglio Superiore Carboniconelle Romagne insieme al nominato conte Orselli, a Vincenzo Gallina di Ravenna, a Mauro Zamboni di Cesena; di essersi mantenuto in stretta relazione con tutti i principali Settari delle Legazioni e con vari altri anche di estero Stato; confessione che in seguito maliziosamente tentò di ritrattare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, rimanendo invece una tal confessione pienamente verificata dal concorso di legali prove, indizi e congetture ed in particolare da piú manifestazioni spontanee di piú Consettari e dall'incolpazione di vari altri di essi ammessi al beneficio dell'Impunità ed infine dalle confessioni in capo proprio di piú correi e capi della Sètta e congiura sostanzialmente verificate;

che Onofrio sedicente Luigi Zuboli nativo di Ravenna, già fornitore carcerario a Bologna, ora domiciliato a Forlí, carcerato, è convinto della stessa pertinenza in grado superiorea piú segrete Società, ma particolarmente alla Carboneria e Massoneria; di avere cooperato alla propagazione in Bologna della prima ed alla riforma della seconda, facendo che si riaprissero anche in quella città i Templi Massonici; di avere tenuto una corrispondenza colle principali Vendite Carboniche delle Romagne e con altri Capi Carbonari delle Legazioni per l'effetto della rivolta; d'intervento a piú Unioni e Congressi con altri Carbonari a Bologna e Forlí per l'effetto stesso; di aver dato accesso e comodo per le riunioni stesse nella propria abitazione; di avere nel tempo della guerra tra i Costituzionali di Napoli e gli Eserciti Imperiali eccitati i Carbonari delle Romagne perché irrompessero in una generale rivolta contro il legittimo Governo, promettendo ai medesimi l'appoggio dei settari bolognesi, dei quali egli spacciavasi alla testa;

che Gaetano del fu Giovanni Baldi di Faenza, ufficiale pensionato della disciolta Armata italiana, carcerato, rimase convinto di appartenere anch'egli alla Carboneria ed all'altra Unione degl'Illuminati, essendo segretario della Vendita; di piena intelligenza e cooperazione con gli altri soci nei propositi e piani di congiura; d'intervento a piú recezioni settarie seguite nel 1820 e 1821 a Faenza; di direzione nei complotti e conventicole notturne dei faziosi di quella città;urgentementeindiziato di correità nell'omicidio premeditato seguito in odio di partiti a Faenza per fatto di una conventicola armata di faziosi sulla pubblica strada del Corso la sera del 29 decembre 1820 mediante esplosione di piú armi da fuoco, a danno del vetturino Sante Bertazzoli dettoSantetto della Posta;

che Vincenzo Succi, negoziante di Faenza, contumace, convinto Carbonaro, di aver dopo gli arresti ed esili del luglio 1821 seguiti a Faenza di piú Carbonari, occupato il grado diReggente, conservando presso di sé li Statuti, arredi ed Emblemi Carbonici, nel qual grado mantenne continuamente viva l'effervescenza ed il partito, ascrivendo nuovi proseliti alla Sètta; di avere nella qualifica stessamandatol'omicidio di Francesco Gamberini, figlio del già Gonfaloniere di Castel Bolognese per esser questi in voce presso i settari d'essersi ritirato dalla società; e questo omicidio fu consumato nella anzidetta terra di Castel Bolognese nella casa del medesimo Gamberini, con qualità anche di prodizione, per opera del settario contumace Pietro Barbieri la sera del 2 aprile 1822 mediante esplosione d'arme da fuoco;

che il nominato Pietro Barbieri soprachiamatoCivilinodi Castel Bolognese, scrittore e musicante, contumace, oltre esser convinto di appartenere alla Sètta, è provato che istigasse non senza effetto piú individui acciocché si ascrivessero alla medesima, che assistesse a varie recezioni, che avesse piena conoscenza e che cooperasse alla congiura, non che di aver mantenuta stretta relazione con i principali settari di Faenza, è rimasto anche gravato in complicità dell'altro settario contumace Marco Pezzi di appensata esplosione notturna d'arme da fuoco per spirito di parte contro il custode carcerario di quella terra Giuseppe Gentilini; è convinto qual autore principale dell'omicidio proditorio di Francesco Gamberini; indiziato anche gravemente di complicità nell'avvelenamento di alcuni biscottini fatti appositamente preparare nel caffè detto della Speranza di Faenza e da lui col mezzo di altro settario propinati all'ucciso la stessa sera poco prima dell'avvenuto omicidio;

che contro Battista Franceschelli dettoCarrozza, causidico di Castel Bolognese, carcerato, risulta provata la sua pertinenza alla Sètta degl'Illuminati; di esser con effetto stato causa che altri si ascrivessero alla medesima, assistendo alla loro recezioni; di mantenuta relazione con i principali Carbonari di Faenza e di altri luoghi delle Legazioni; gravato pure di complicità nell'esimizione dalle mani della forza dei carabinieri dei consettarii Giuseppe Budini e Marco Pezzi arrestati nel luglio 1821, e finalmente convinto di correità nel citato omicidio Gamberini essendo risultato dal processo uno dei principali istigatori ed accaloratori del medesimo; gravemente anche indiziato d'aver provveduto una certa quantità d'oppio col quale furono attossicati gl'indicati biscottini che come si è detto furono apprestati all'ucciso;

che Francesco Garaffoni soprachiamatoBarchettadi Cesena, contumace, dalla concorrenza di tutte le prove ed indizi cumulati in processo a suo carico, rimase convinto qual autore dell'omicidio, colle gravanti qualità di mandato, avvenuto in odio di parte la sera del primo aprile 1822 a Cesena mediante colpo di stile a danno del cavaliere Don Angelo Bandi, per il qual delitto si rese immediatamente fuggiasco e si mantiene tuttora contumace; indiziato anche gravemente di appartenere alle Società degli Ermolaisti, che esisteva in quella città;

abbiamo perciò condannato e condanniamo i nominati 1.conte Giacomo Laderchi; 2.Onofrio Luigi Zubboli; 3.GaetanoBaldi; 4.Vincenzo Succi; 5.Pietro Barbieri; 6.Battista Franceschelli; 7.Francesco Garaffoni, come rei di alto tradimento o di altri delitti capitali alla pena dell'ULTIMO SUPPLIZIO.

Abbiamo inoltre dichiarato e dichiariamocome convinti settari e gravati di complicità nel delitto di congiurai seguenti individui; ma in vista di una piú o meno diretta ed efficace cooperazione nel medesimo e di una qualche circostanza piú o meno attenuante condanniamo i medesimi, cioè: 8.Pier Maria Caporalidel morto Luigi, di Cesena, possidente, confesso di essere statoVisibilenella Sètta dei Carbonari,istitutoredell'altra segreta Società deiFratelli-artistiedel Dovere, di aver mantenuta una stretta relazione con tutti i principali capi Carbonari delle Legazioni, di essere intervenuto al congresso tenuto a Cesena nell'agosto 1820 dai membri del Comitato centrale per trattare i piani di rivolta; 9.conte Odoardo Fabbripossidente, di Cesena, gravato ancora come uno dei principali autori di libello e calunnia a pregiudizio della giustizia e pubblica estimazione dei primi magistrati della provincia di Forlí, accusando questi, per giovare alla causa di piú detenuti settarii, di avere con false imputazioni a loro carico le politiche misure di arresto del 10 luglio 1821, del qual delitto si rese confesso limpidamente il correo Pietro Magnani di Ravenna, palesando che ad istigazione del prevenuto conte e da lui lusingato della sua mediazione per essere liberato dal carcere, ov'era condannato per titoli di truffa, trascrivesse piú fogli contenenti fatti inventati e calunniosi diretti a dimostrare l'ingiustizia degli arresti e la loro provocazione con dette imputazioni, quali fogli ricevuti dal prevenuto furono da lui diretti alla Segreteria di Stato; ricevimento e direzione nemmeno da esso impugnata, avendo di piú confessato di averli accompagnati al Supremo Dicastero con suo particolare scritto di alcune osservazioni onde fossero da quello vieppiú valutati; confessione rimasta verificata coll'altra del correo Magnani, coll'esistenza negli atti dei detti scritti riconosciuti legalmente ed identificati dagli autori de' medesimi, coll'insussistenza dei fatti in essi fogli contenuti e con altri indizi e legali risultanze, che assicurano della sua colpabilità, anche per questo titolo; 10.dottor Luigi Montallegridel fu Giovanni, di Faenza, medico militare reduce dalle disciolte armate d'Italia, pensionato; 11.Francesco Torricellidel fu Giovanni, possidente, di Meldola,gravato ancora di aver favorito in corrispondenza con settari di estero dominio la fuga dallo Stato di piú soci rei di piú atroci delitti col mezzo di falsi passaporti, uno dei quali venne ad esso perquisito nell'atto del suo arresto; sospetto inoltre di mandato nell'omicidio del suo germano Filippo Torricelli seguito a Meldola la sera 11 marzo 1823; 12.Carlodel fu MatteoBalbonidi Faenza, domiciliato a Forlí, ufficiale reduce in pensione; 13.cavalier Sante Montesidi Cesena, ufficiale reduce in pensione; tutti carcerati; alla detenzione in perpetuo in un Forte dello Stato.

14.Ruggero conte Gambidi Ravenna, del vivente Paolo, possidente; 15.Mauro Zambonidel morto Ferrante, possidente, di Cesena; 16.Luigidel fu CesarePetruccidi Forlí, avvocato, contro del quale non mancano pure negli atti gravi sospetti che all'epoca ch'era egliReggentedella Vendita Carbonica a Forlí venisse da questa ordinato l'omicidio del banchiere Manzoni; 17.Giovannidel fu DomenicoGuriolidi Forlí; negoziante, carcerati; 18.Luigi Bassettidi Teodorano, possidente, dimorante a Cesena, contumace; 19.Giovannidel fu CarloGhisellidi Forlí, locandiere; 20.Ermenegildodi LuigiPerlinidi Cesena, archibugiere; 21.Antoniodel fu AlbertoCrocidi Meldola, avvocato, dimorante a Forlí; 22.Antoniodel vivente PietroGherardini, dettoBuracina, di Ravenna, oste; 23.Girolamo Deny, nativo di Grenoble, in Francia, arruotino, domiciliato a Ravenna, gravato anche di aver provvisto armi, ed arruolati quantità di stili per gli Americani di Ravenna, del qual delitto si rese qualificatamente confesso; 24.Giovannidel vivente DomenicoBarduzzidi Brisighella, postiere di lettere, gravato di enormi bestemmie, di sediziosi discorsi contro il Governo ed insultanti sproloqui contro l'Augusta Persona del Capo Visibile della Chiesa; 25.Marianodel vivente DomenicoSavini, detto l'Oste delle Chiavi, di Faenza, gravemente sospetto ancora nel già ricordato omicidio del vetturino Sante Bertazzoli; 26.Gaetano conte Benatidel fu Domenico, di Bologna, possidente, oltre essere Reggente di una Vendita Carbonica in quella città, gravemente indiziato ancora complice nel ferimento qualificato seguito per opera di alcuni settari nella città suddetta la sera 28 marzo 1821 a danno del cavaliere Giacomo Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni venti.

27.Camillo conte Laderchidel vivente Giacomo, di Faenza, confesso di pertinenza alla Carboneria e Massoneria ed allaSocietà degli Illuminati, essendo stato di questa ultima anche Maestro, e di relazione e corrispondenza cogli altri settari delle Legazioni; confessione da lui poscia tentata di revocare, senza però addurre o giustificare alcuna causa di errore, essendo invece questa stata a suo carico verificata dal complesso delle risultanze processuali ed in particolare da piú confessioni di altri correi; 28.Francescodel fu GiovanniPasottid'Imola, ufficiale reduce pensionato; 29.Giuseppe Budinidel fu Domenico, dettoZampetta, di Castel Bolognese; 30.Sebastiano Montallegridel fu Giovanni, di Faenza, ufficiale reduce in pensione; 51.Domenicodel fu GiovanniGaravini, dettoMingone, di Castel Bolognese, fornaro, indiziato ancora di complicità nell'omicidio di Francesco Gamberini suddetto; 32.Andreadel vivente SebastianoBaroncellidi Faenza, ex gendarme del cessato regime; 33.Teodorodel vivente DomenicoTabanelli, oste e pizzicagnolo, di Faenza; 34.Battista Tabanelli, germano del precedentemente nominato, di Faenza, gravemente ancora sospetto di complicità nell'omicidio del nominato vetturino Bertazzoli; 35.Francescodel vivente MarcoBaldassarri, dettoChiccoia, di Faenza, gravemente indiziato ancora di avere accettato da alcuni settari il mandato per uccidere un pubblico funzionario di Castel Bolognese, sospeso poi per fini particolari dal Reggente della Società; 36.Giacomodel fu DomenicoBatuzzidi Ravenna, possidente; 37.Giacomodel fu VincenzoRavaioli, possidente, di Forlí, maestro di scherma, tutti carcerati; 38.Domenico Profilidi Faenza, dettoMingone, caffettiere della Speranza, contumace; alla detenzione come sopra per anni quindici.

39.Antonio Biancuccidi Meldola, possidente; 40.Francescodi GiovanniZolidi Forlí, possidente; 41.Pietrodel fu AnacletoRabonidi Casumaro, domiciliato a Bologna; 42.Pier Paolodel fu GiovanniPasqualidi Forlí, medico; 43.Massimino Morosidel vivo Carlo, di S. Laudecio, avvocato: 44.Paolo Perlinidel vivente Ermenegildo, di Cesena, pittore; 45.Vincenzodel fu BattistaZolidi Forlí, possidente; 46.Domenicodel fu GiuseppeMonti, maniscalco di Faenza: 47.Antonio Carpegiani, sopradettoFaro, del fu Cristoforo, falegname, di Castel Bolognese; 48.Giovannidel fu DomenicoCaluradi Ravenna, fornaio; 49.Giovannidel vivente PietroBandini, dettodella Pozza, di Faenza, canepino: 50.Giacomodel fu GirolamoSangiorgi, sopra chiamatodei Boschi, di Faenza, oste; 51.Bartolomeodel viventeFrancescoVenturidi Faenza, mugnaio; 52.Vincenzodel fu PietroGamberinidi Ravenna, possidente; 53.Giuseppedel fu FrancescoBoesmidi Faenza, falegname; 54.Domenicodel fu GiovanniMaioli, dettoBargamino, di Ravenna, oste; 55.Gaetanodel fu DomenicoMazzesi, dettoBabalotto, locandiere, di Ravenna, ambedue questi ultimi gravemente indiziati ancora di doloso confugio ed occultazione alle indagini della Giustizia dell'autore del ferimento del già ricordato cavaliere Giovanni Greppi di Bologna; 56.Lorenzodel fu MatteoZuccadellidi Ravenna, scavapozzi; 57.Giovannidel fu DomenicoBassi, dettoGiuracco, macellaio, di Ravenna; 58.Romualdodel fu DomenicoCavalieri, bottaro, di Ravenna; 59.Giuseppedel fu LazzaroMagnidi Forlí, domiciliato a Bologna, prevenuto ancora di complicità nel ferimento Greppi; tutti carcerati; alla detenzione in un Forte come sopra per anni dieci; ordinando che rapporto al Magni per il titolo di complicità nel ferimento sia ritenuto come dimesso col precettonovis vel non novis.

60.Giuseppe Capradel morto Luigi, di Castel Bolognese, tintore, carcerato, alla detenzione in un Forte per anni sette.

61.Luigi Polettidel quondam Michele, di Modena, Custode sospeso delle carceri di Forlí, sospetto ancora di prestati favori a danno della Giustizia a piú detenuti settari commessi alla sua custodia; 62.Gabrielledel fu LuigiSpada, sensale, di Faenza, condannato anche per altro titolo in Imola; 63.Giuseppe Bertolotti Vigna, ufficiale reduce in pensione, di Bologna, imputato puranco di complicità nel suddetto ferimento Greppi, carcerato; alla detenzione in un Forte come sopra per anni cinque, dichiarando inoltre perpetuamente inabilitato il Poletti ad esercitare l'officio di Custode carcerario nello Stato e che rapporto al Bertolotti non costa della sua colpabilità per il titolo del ferimento suddetto.

Attese le loro pessime qualità e per essersi anche resi debitori piú e meno alla Giustizia e gravati per altri delitti, oltre i già accennati, in vece della detenzione in un Forte abbiamo condannato e condanniamo: 64.Giuseppe Toschi, dettoil Rosso della Topa, del fu Antonio, muratore; 65.Giovannidi GiuseppeMorini, soprachiamatoMorinino, sensale; 66.Pietro Tonduccidel fu Nicola, dettoil figlio di Sant'Orsola; di Faenza, carcerati, gravati di aver fatto parte delle conventicole notturne armate dei faziosi, che inquietarononell'anno 1820 e 1821 quella città; urgentemente indiziati complici nelle ferite con appensamento seguite a Faenza a danno di Francesco Manini soprachiamatoBaluga, per spirito di partito, la sera del venti maggio 1820, e nell'omicidio superiormente ricordato del vetturino Bertazzoli; diffamati nella pubblica opinione quai sicari della Sètta; risultando di piú dagli atti il nominato Morini non leggermente sospetto d'intelligenza e preordinazione nell'altro omicidio qualificato seguito in detta città la sera del 29 luglio 1820 a danno del Sacerdote Don Domenico Montevecchi, ed il Tonducci gravemente sospetto pure di aggressione e d'insidia a causa di partito contro piú individui della città di Faenza reputati di contraria opinione; 67.Giuseppe Marinidi Faenza, impiegato al Canal Naviglio, contumace, gravato in processo di complicità nel proditorio omicidio del mentovato Francesco Gamberini, risultando dal complesso degli atti preordinatore ed accaloratore dell'omicidio medesimo e di essersi in specie piú volte egli recato a mezza strada di Faenza, ai cosí detti Stradoni di Lugo, nei giorni precedenti al delitto per trattare e predisporre il medesimo coll'uccisore Pietro Barbieri; 68.Giacomo Pediani, dettoSgrappagnello, di Castel Bolognese, falegname, già condannato per l'altro titolo di fuga qualificata dalla Rocca d'Imola, gravato pure della stessa intelligenza e preordinazione dello stesso omicidio Gamberini e di complicità nel tentato veneficio, di cui si è tenuto proposito parlando del condannato Barbieri; essendosi dalle circostanze processuali rilevato che egli giuocasse al Caffè di Castello coll'indicato Barbieri alcuni biscottini, onde frammischiarli fra quelli fabbricati a Faenza con sostanza venefica, per trarre in inganno l'ucciso; 69.Vincenzo Rossi, sopranominatoColtellaccio, di Forlí, caporale di finanza, contumace, gravato nella qualità di capo della Turba di Forlí di avere preso parte attiva nelle conventicole di faziosi e nei tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821 con insulti e resistenza alla pubblica forza; di fuga qualificata dal Forte di Pesaro avvenuta la notte cinque marzo 1822; e di essere non leggermente sospetto negli omicidi Lolli e del banchiere Manzoni di quella città; 70.Girolamo Bellenghi, detto ilMongo, del vivente Raffaello, di Faenza, archibugiere, carcerato, gravato di aver fatto parte qual fazioso nelle conventicole armate; di aver costrutto quantità di cartucce per la Sètta, avendone sottratte da circa trecento mazzi delle già preparate alle indaginidella Giustizia nell'atto che praticavasi da questa una perquisizione; di attentati ed insidie alla vita di persone reputate di opposto partito; 71.Pietrodi GiuseppeBerti, di Faenza, carcerato, gravato ancora di ferimento qualificato con pericolo di vita in pregiudizio di Giuseppe Numai di Forlí, dimorante allora a Faenza, seguito per spirito di parte in quella città la sera del 12 marzo 1821 mediante colpo di pistola; 72.Micheledel fu GiovanniAntoniolidi Cesena, impiegato a Forlí, contumace, gravato di complicità negl'indicati tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821; di avere attentato per spirito di parte alla vita di piú persone; convinto di duplice fuga qualificata dal Forte di Pesaro, ove era detenuto; 73.Giuseppedel fu DomenicoDassani, soprachiamatoFenina, rigattiere, di Forlí, carcerato, gravato ancora di aver fatto parte dei tumulti nelle ripetute sere 3 e 19 marzo 1821 e delle conventicole notturne armate, che, come piú volte si è detto, inquietavano anche la città di Forlí negli anni 1820 e 1821; di essersi pubblicamente appalesato per uno dei piú esaltati per la rivoluzione; 74.Bartolomeodel fu GiovanniRondini, dettoBalasso, di Forlí, locandiere, contumace, gravato anch'egli di avere avuto parte attiva nei citati tumulti delle sere 3 e 19 marzo, nell'ultimo de' quali si era fatto direttore della turba dei faziosi; di ritenzione di deposito d'armi per i settari; di qualificata evasione per ben due volte dal Forte di Pesaro; 75.Marco Pezzi, dettoMarchino, di Castel Bolognese, senza mestiere, contumace, prevenuto ancora di esplosione d'armi da fuoco con appensamento, in complicità del contumace Pietro Barbieri, seguita la notte del 21 maggio 1821 in quella terra in odio di partito a danno del custode carcerario Vincenzo Gentilini; alla Galera in perpetuo.

76.Luigi Giulianini, detto ilMatto Sarto, del fu Giuseppe, di Cesena, calzolaio, gravato di complicità nell'omicidio del ricordato cavalier Don Angelo Bandi di Cesena, alla stessa pena della Galera in perpetuo, e colla stretta custodia, attese le parziali gravanti circostanze a suo carico.

77.Cesaredel fu GirolamoBerghinzoni, possidente, di Ravenna, gravemente indiziato ancora di preordinazione del qualificato omicidio accaduto a Ravenna pel solito spirito di parte nella sera degli 8 decembre 1820 sulla pubblica strada che conduce al Quartiere di S. Vitale a danno dell'in allora Comandante della Piazza, capitano Luigi Del Pinto; complicatoin altri gravi delitti e pubblicamente diffamato per la sua pessima condotta; 78.Agostino Venturi, dettoLonganesi, nativo di Russi, officiale reduce in pensione, contumace; 79.Antonio Morridi Faenza, possidente, contumace; 80.Gio. Battista Oriolidel vivente Luigi, di Faenza, impiegato alle porte, carcerato; 81.Angelodel fu PaoloBaldini, sartore, di Faenza, carcerato; 82.Francescodel vivente GiuseppeBettoli, dettoBoldura, carcerato; 83.Giuseppedel fu GiacomoRusconi, imbianchino, di Faenza; gravati tutti ancora di complicità nel piú volte ricordato omicidio qualificato del vetturino Sante Bertazzoli, e di aver fatto parte nelle conventicole armate dei faziosi, rimanendo a particolar carico del Rusconi succitato gravi sospetti di preventiva intelligenza nell'altro omicidio del Sacerdote Montevecchi; 84.Michele Bettolidi Faenza, del vivente Giuseppe, calzolaio, contumace, convinto di ferimento con premeditazione per spirito di parte contro il giovane Francesco Mamini, che assalí la sera del 20 maggio 1821 sussidiato da altri settari nella propria abitazione e precisamente nella camera ad uso di cucina, per il qual delitto si rese immediatamente fuggiasco, rimanendo tuttora contumace; gravemente indiziato di ferita semplice a danno di Domenico Lama e di attenti alla sicurezza di altri individui di quella città reputati di contrario partito; 85.Francesco Borghi, dettoChiccoia della Zucchina, merciaio, di Faenza, carcerato, convinto di aver fatto parte delle conventicole dei faziosi e di complicità nel predetto ferimento Mamini, come ausiliatore al principal feritore Michele Bettoli preaccennato; 86.Francescodel vivente GiovanniMantellini, dettol'Appuntatore, di Faenza, carcerato, convinto ancora di ferimento qualificato con pericolo di vita seguito a Faenza la sera del 9 decembre 1820 in odio di partito a danno di Michele Ghirlandi di quella città; 87.Giosuèdel fu SebastianoMonti, faentino, calzolaio, carcerato, gravato di aver avuto parte attiva nelle conventicole dei faziosi; di ferite semplici a danno di Luigi Ravaioli; di complicità nell'aggressione ed attentato alla vita di una guardia di polizia la sera del 26 novembre 1820; non leggermente anche indiziato di correità nell'omicidio Bertazzoli; 88.Antoniodi LorenzoSeveridi Forlí, computista; 89.Cirodel fu PellegrinoBratti, di Forlí, falegname; 90.Giuseppedel fu LuigiCantoni, di Forlí, ebanista; 91.Luigidi NataleTaraborelli, di Forlí, fattore di campagna; carcerati, gravatidi aver fatto parte nelle conventicole armate e nei tumulti delle sere 3 e 19 marzo 1821, gravemente pregiudicato nella pubblica opinione per delitti, rimanendo inoltre a carico esclusivo del Taraborelli la complicità anche dell'altro tumulto insorto nel pubblico Teatro di quella città nell'autunno 1820; 92.Giuseppedi ErmenegildoPaolini, di Cesena, maestro di lingua francese, carcerato, convinto ancora di fuga qualificata dal Forte di Pesaro, che effettuò la notte del 5 marzo 1822, ed indiziato pure di aver procurate armi per i settari; alla pena della Galera per anni venti.

93.Antoniodel fu DomenicoDessanidi Forlí, oste, carcerato, convinto inoltre di doppia fuga qualificata dal Forte di Pesaro, ov'era egli custodito con altri detenuti politici; di delazione d'arme proibita,quo ad omnia; gravemente indiziato d'insulto a piú individui reputati di opposto partito; 94.Lattanziodel fu DomenicoFeralidi Forlí, pettinaro, convinto di correità nel tumulto della sera 3 marzo 1821, sospetto anche in altri delitti; 95.Sebastiano Vignuzzi, dettoBastianino, fabbro ferraio, di Ravenna, condannato per proditorio ferimento a sette anni, convinto pure di fabbricazione di stili per la Sètta degli Americani di Ravenna, sospetto in altri gravi delitti; 96.Giuseppedel vivo AntonioCarraradi Cesena, cursore camerale, carcerato, gravato di complicità nel delitto di libello famoso in concorso del conte Odoardi Fabbri di Cesena, di cui precedentemente si è fatto menzione; alla Galera per anni quindici.

97.Giuseppedel vivente GaetanoGardenghi, soprachiamatol'Imperator Superbo, di Faenza, sartore; 98.Nataledi SanteMattarelli, cuoco, di Faenza, 99.Francescodel fu VincenzoCaldesi, spacciatore di sali e tabacchi, di Faenza, carcerati; gravati di aver presa parte attiva nelle conventicole e complotti dei faziosi; gravemente indiziati ancora nel tante volte mentovato omicidio del vetturino Bertazzoli; 100.Giovannidel vivente LuigiCarraradi Ravenna, carcerato, convinto inoltre di aggressione con stilo ed attentato alla vita del garzone di molino Pietro Morigi Strocchi a motivo che avesse questi sparlato degli Americani, del qual fatto si rese colpevole nella Quaresima 1821 di pieno giorno sulla strada detta di S. Mamante; 101.Carlodel vivente TommasoCappuccinidi Forlí, senza mestiere, carcerato, indiziato gravemente anche nel ferimento a danno di Stefano Piolanti accaduto a Forlí la sera 14 marzo 1821 ed insulti ad altri individui in odio di partito; 102.Antoniodi LuigiAssiari, maniscalco; 103.Luigidel fu DomenicoGambi, fattore di campagna; 104.Giuseppedel fu FrancescoAssiari, pizzicagnolo; 105.Battistadel vivente GiuseppeSavelli, vetraro; 106.Pellegrinodel quondam MarcoGaudenzi, cappellaro; 107.Francescodel fu AntonioGandolfi, staderaio; 108.Giuseppedel fu AntonioAcquisti, dedito a' studi: 109.Pietrodel vivente GiuseppeFeralli, sartore; 110.Felice Ferallidel vivente Giuseppe, sartore; 111.Vincenzodel fu AntonioSaragoni, tutti di Forlí, carcerati, gravati di complicità nei tumulti e conventicole notturne di faziosi superiormente descritte; 112.Domenico Sertidel vivente Cristofaro, arruotino, carcerato, gravato anch'egli di aver fatto parte del tumulto nella sera 3 marzo 1821 e di aver ridotto piú fioretti da scherma ad uso di stilo per i settari; alla Galera come sopra per anni dieci.

113.Domenico Parentellidi Cesena, sartore; 114.Vincenzo Stefani, dettoPaggetto, del morto Petronio, di Cesena, contumace, convinti ancora di fuga qualificata presa nella notte 25 agosto 1823 dal Forte di Pesaro ov'erano custoditi con altri detenuti politici; 115.Luigidel fu FrancescoAssiaridi Forlí, pizzicagnolo, gravato di correità nei tumulti 3 e 19 marzo 1821 nei quali a suo favore concorsero però circostanze attenuanti la mancanza; alla Galera per anni sette.

116.Domenicodel fu FrancescoCelli, fornaro, di Ravenna, carcerato, gravato di complicità nell'aggressione e minacce ad necem a danno del sopranominato Pietro Morigi Strocchi, in concorso del sopracitato Giovanni Carrara, alla Galera per anni cinque.

Abbiamo poi condannato e condanniamo alle seguenti pene piú miti in riflesso delle circostanze che piú o meno diminuiscono la gravezza del reato i sottodescritti imputati: 117.Gio. Battista Segorinidel fu Antonio, guardiano di campagna, condannato recentemente per omicidio e tradotto a scontar la pena; 118.Luigi Segorini, figlio del sopranominato Gio. Battista, anch'esso guardiano di campagna, minore di età, carcerato; 119.Antonio Oriolidel vivente Giuseppe, beccaio, di Ravenna, carcerato; gravemente indiziati di pertinenza alla Sètta degli Americani e di essersi pubblicamente negli anni 1820 e 1821 fatti conoscere esaltati per la medesima, alla Galera per anni tre il primo cioè Gio. Battista Segorini, ed alla detenzione in un Forte per un anno gli altri due.

Confermiamo il precetto di esilio, col quale furono espulsidallo Stato: 120.Vittorio Arrigottipiemontese, fabbricatore di nitri e polveri a Forlí; 121.Costanzo Magliano, dei stessi Stati di Piemonte, impiegato in detta città; gravati ambedue di avere appartenuto alla Sètta dei Carbonari, essendo il primo negli atti gravemente indiziato ancora di fabbricazione di quantità di polvere sulfurea per fornirne i rivoltosi, e di aver facilitata l'evasione di vari inquisiti per delitti politici dalle Romagne e di averne procurati i mezzi per la via di Toscana; ordinando la loro perpetua espulsione dai Domini pontifici sotto pena di anni dieci di Galera nel caso che infrangessero il divieto d'esilio contro loro emanato, da incorrersi irremissibilmente anche alla prima sola contravvenzione.

Abbiamo dichiarato e dichiariamo come bastantemente puniti col sofferto carcere od esilio ed assoggettati al Precetto politico-morale di prim'ordine: 122.Giacomo Cicognani, sopranominato ilLampo, di Ravenna, domestico; 123.Angiolo Emilianidi Faenza, tintore; 124.Carlo Berti, calzolaio; 125.Paolo Poggicausidico; 126.Giuseppe Baldrati, dettoTitira, calzolaio; 127.Giuseppe Conti, oste; 128.Vincenzo Sangiorgi, oste; 129.Giovanni Caselli, oste; 130.Sebastiano Placci, scrittore, tutti di Faenza; 131.Vincenzo Canèd'Imola, fabbro ferraio; 132.Gioachino Cavazzutidi Castel Bolognese, flebotomo; 133.Marcello Pratidi Forlí, tintore, già carcerati, abilitati dal carcere con precedenti provvisorie disposizioni; 134.Michele Nanninidi Faenza, sensale; 135.Antonio Amaducci, dettoBanchittone, di Cesena, sartore; 136.Nicola Foschidi Cesena, possidente; 137.Luigi Comandinidi Cesena, tintore, carcerati; 138.Francesco Fornionid'Imola, impiegato nel dazio carni; 139.Giuseppe Silvestrinidi Castel Bolognese, già cancelliere a Faenza; 140.Gentile Fabbridi Ravenna, sostituto criminale nello stesso Governo, esiliati; e riguardo al Silvestrini e Fabbri, comeché ancora indiziati non leggermente di prestato favore a piú settari detenuti in quel Governo per cause comuni, ordiniamo la loro remozione ed inabilitazione all'esercizio negl'impieghi finora sostenuti.

Bastantemente puniti in egual modo col sofferto carcere e sotto Precetto politico-morale di second'ordine dichiariamo: 141.Antonio Biffidi Faenza, vetturino, abilitato provvisoriamente dal carcere; 142.Giuseppe Navicchiadi Cesena, carcerato; e dimessi coll'altro Precetto di rappresentarsi,novis vel non novis: 143.Giovanni Simonettidi Cesena,possidente; 144.Antonio Bartolottidi Bologna, ebanista, abilitati provvisoriamente, imputato il primo di complicità nel già ricordato omicidio di Don Antonio Bandi di Cesena, prevenuto il secondo di correità nel ferimento qualificato del cavalier Giacomo Greppi di Bologna.

Ordiniamo pure l'espulsione dall'impiego di custode e secondino rispettivamente e perpetua inabilitazione ad esercitarlo in qualunque parte dello Stato di 145.Michele Perfetti, custode delle carceri politiche di Forlí e 146.Natale Mariani, secondino nelle carceri criminali di detta città; ambedue indiziati non leggermente di appartenere a segrete unioni, il primo a quella dei Carbonari, il secondo all'altra della Turba; gravemente sospetti di avere favoreggiato piú detenuti politici commessi alla loro custodia a scapito della Giustizia.

Atteso il difetto di prove e la tenuità degli indizi, ordiniamo che siano rimessi in piena libertà: 147.Pio Sangiorgidi Faenza, negoziante; 148.Angelo Lassidomestico, di Faenza, dimorante a Ravenna; 149.Luigi Galassidi Morciano, carabiniere a cavallo; 150.Giulio Bartolottid'Imola, fornaro; 151.Francesco Gamberinidel Mancino di Castel Bolognese, pizzicagnolo; 152.Giuseppe Aguccinidi Bologna, negoziante; 153.Angelo Lucianidi Ravenna, domestico; 154.Giuseppe Brinid'Imola, cursore; 155.Domenico Bottinigenovese, domiciliato a Rimini, studente a Bologna all'epoca della sofferta imputazione; 156.Luigi Valdràdi Castel Bolognese, caffettiere, carcerati tutti, provvisoriamente abilitati dal carcere; 157.Paolo Borsidi Lugo; 158.Gregorio Bajettidi Cesena, tuttora detenuti; 159.Giuseppe Piavidi Ravenna, possidente; 160.Don Giuseppe Severisacerdote, di Ravenna; 161.Achille conte Laderchidi Faenza; 162.Antonio marchese Cavallidi Ravenna; 163.Antonio de Stefanis, dettoGiro, di Ravenna; 164.Tommaso Albanesidi Faenza, direttore di quella Posta; 165.Anastasio Melonà, domiciliato a Ravenna; 166.Giovanni Cardinaliavvocato, d'Imola; 167.Gaetano Monghinipossidente, di Ravenna; 168.Roberto Braghinidi Ravenna; 169.Don Marco Severisacerdote, di Ravenna; 170.Sante Mirripossidente, d'Imola; 171.Luigi Sangiorgidi Castel Bolognese; 172.Ignazio Tassinaridi Castel Bolognese; 173.Battista Utilipossidente, di Brisighella; 174.Angelo Spoglianticursore, di Brisighella: 175.Gaetano Fabridi Ferrara, possidente; 176.Vincenzo Pirazzolidi Ravenna, possidente; 177.Giuseppe Ranuzzi Zaccariadi Ravenna; 178.Carlo Lodovichettidi Ravenna, sostituto cancelliere; 179.SebastianoFusconimedico, di Ravenna; 180.Giovanni Sgubbiavvocato, d'Imola; 181.Bartolomeo Pianoridi Brisighella, cancelliere; 182.Vincenzo Vincentidi Bologna, cancelliere al Governo d'Imola; 183.Antonio Piancastellidi Brisighella, cursore; 184.Sebastiano Garavinidi Brisighella, scrittore; 185.Giuseppe Malvezzidi Brisighella, esattore; 186.Arduino Succid'Imola, avvocato; 187.Domenico Farinidi Russi, notaro; tutti allontanati dallo Stato colle misure 10 luglio 1821.

Abilitiamo a rientrare nello Stato, a condizione però di presentarsi nelle forze del Governo entro le ventiquattro ore che vi saranno pervenuti, per procedere sui loro addebiti ed al giudizio su di essi a termini di ragione: 188.Giovanni Matteuccidi Ravenna, possidente; 189.Vincenzo Gallinanegoziante, di Ravenna; 190.Pietro conte Gambidi Ravenna; 191.Francesco conte Ginnasipossidente; 192.Giuseppe Benedettipossidente; 193.Sebastiano Baccariniufficiale reduce, possidente: 194.Carlo Villanotaro; 195.Giuseppe Gardiappaltatore dell'illuminazione notturna, tutti di Faenza; 196.Carlo Cerotti; 197.Domenico Casamurata; 198.Domenico Mugolti; 199.Giuseppe conte Orsellipossidente; 200.Domenico Virgilipossidente; 201.Paolo Rotipossidente; 202.Lorenzo Rossipossidente; 203.Giuseppe Faentinipossidente, tutti di Forlí; 204.Luigi Fabbripossidente, di Cesena; 205.Gio. Battista Masottiavvocato, di S. Laudecio; 206.Francesco Giucciolidi S. Laudecio, impiegato di finanza.

Come che gravemente indiziati a cattura nel delitto politico superiormente riferito, abbiamo ordinato ed ordiniamo il mandato d'arresto contro: 207.Pietro Roncaldierdi Ravenna, negoziante; 208.Giuseppe conte Rondenini, dettoil Gobbo; 209.Francesco Zambelliufficiale reduce; 210.Angelo Querzolacarrozzaro; 211.Luigi Ghinassipossidente, tutti di Faenza; 212.Benedetto Visibellidi Bologna, negoziante; 213.Gaetano Marchesinidi Bologna, già impiegato alla Posta; 214.Luigi Assiariflebotomo; 215.Matteo Bentivoglifacchino; 216.Raffaele Frampolesiimpiegato al dazio carni; 217.Luigi Fiorininegoziante; 218.Lorenzo Gaudenziministro; 219.Gaetano Lucchinipossidente: 220.Andrea Matteuccipossidente; 221.Gaetano Oriolivetraro; 222.Girolamo Zignanilibraio; 223.Pietro Barberiniscrittore; 224.Giovanni Petresitenente di linea; 225.Pietro Laudicapitano di linea, tutti di Forlí; 226.Pietro Bondinipossidente; 227.Giuseppe Boninipossidente, di Cesena;228.Francesco Raspipossidente, di Faenza; 229.Pacifico Giulinidi Pesaro, dimorato a Ferrara.

Ordiniamo similmente che siano assoggettati al Precetto politico-morale di prim'ordine ed alla sorveglianza della Polizia perché complicati anch'essi in causa: 230.Andrea Moschinigià ispettore dei boschi, di Ravenna; 231.Atanasio Montallegripossidente, di Faenza; esiliati, già da tempo riabilitati a dimorare nello Stato; 232.Giuseppe Strocchioste; 233.Francesco Morripossidente; 234.Francesco Rondeniniufficiale reduce; 235.Pietro conte Laderchipossidente; 236.Carlo Marijgià soldato provinciale; 237.Antonio Lapichirurgo; 238.Carlo Martinimedico; 239.Filippo Regoliimpiegato in dogana; 240.Giuseppe conte Tampieripossidente; 241.Francesco Strocchioste; 242.Paolo Giangrandipossidente; 243.Luigi Maccoliniparrucchiere; 244.Francesco Piazzasartore; 245.Giovanni Tosifinanziere; 246.Giuseppe Liveranichirurgo, tutti di Faenza; 247.Gio. Battista Pirazzolid'Imola, medico; 248.Vincenzo Pedianidi Castel Bolognese, falegname; 249.Gio. Battista Cocchidi Minerbio; 250.Luigi Amaducciscrittore; 251.Francesco Acquistifalegname; 252.Girolamo Boccettipossidente; 253.Giacomo Bardellidi Ravenna; 254.Battista Bertiniufficiale reduce; 255.Giuseppe Bonini, dettoPiva, falegname ed oste; 256.Giovanni Bendandibigliardiere; 257.Giovanni Balsaniorefice; 258.Angelo Callettiavvocato; 259.Pietro Cicognanicancelliere vescovile; 260.Bernardo Covichmilitare reduce; 261.Marcello Danesimilitare reduce; 262.Alessandro Francianegoziante; 263.Giovanni Francianegoziante; 264.Gaetano Ghinnasitornaro; 265.Domenico Cardiniimpiegato nel Tribunale Criminale; 266.Francesco Gallinafacocchio; 267.Lorenzo Morgagniufficiale reduce; 268.Filippo Mangellipossidente; 269.Pietro Mangellipossidente; 270Angelo Maminipossidente; 271.Vincenzo Mattiuccichirurgo; 272.Angelo Pasiniministro; 273.Francesco Petrignaniimpiegato in Legazione; 274.Domenico Pascucciufficiale reduce; 275.Nicola Regnolisegretario comunale; 276.Valeriano Regnoliimpiegato di finanza; 277.Baldassarre Regnoliimpiegato in casa Gaddi; 278.Pietro Romagnolicalzolaio; 279.Domenico Sangiorgiufficiale reduce; 280.Francesco Sangiorgiimpiegato; 281.Nicola Sughioste; 282.Alessandro Vinellipossidente: 283.Luigi Zambianchipossidente; 284.Pietro Aleottipossidente; 285.Antonio Acquistidettoil Zoppo Zignana, sartore; 286.Alessandro Bensonipossidente; 287.Giuseppe Balduccisartore; 288.Luigi Baldiniavvocato; 289.Luigi Beltinimaniscalco; 290.Pietro Bucchisartore; 291.Vincenzo Castellicursore; 292.Andrea Cristiniufficiale pensionato; 293.Pellegrino Canestriscrittore; 294.Giovanni Casalistampatore; 295.Massimiliano Casamuratastudente; 296.Nicola conte Corbizzipossidente; 297.Antonio Castelliassistente al dazio carni; 298.Vincenzo Caracchettivetturino; 299.Giuseppe Danesifalegname; 300.Luigi Danesiferraro; 301.Paolo Donati, dettoBirinaccio, sartore; 302.Giuseppe Foschisuonatore di violino; 303.Vincenzo Franciadettoil Roscio; 304.Francesco Fabri, dettoPignattaro, possidente; 305.Michele Fiori, dettoil Zoppo, sartore; 306.Evaristo Frasinettisartore; 307.Pellegrino Leporicalzolaio; 308.Giuseppe Martinifalegname; 309.Paolo Masottiimpiegato all'Ipoteche; 310.Vittorio Maglianosuonatore; 311.Giuseppe Marionipescivendolo; 312.Ignazio Mazzolinisartore; 313.Michele Mazzolinivetturino; 314.Vincenzo Masotti, dettoMasottino, legale; 315.Pietro Montanari, dettoFiccafava, possidente; 316.Domenico Piazzolipossidente; 317.Enrico Pettiniscrittore; 318.Alessandro Pettiniscrittore; 319.Antonio Panzarottaex impiegato; 320.Giorgio Regnolichirurgo; 321.Francesco Rossisuonatore di violino; 322.Pasquale Romagnoli, soprachiamatoRiminino, scrittore; 323.Giovanni Reggianipossidente; 324.Antonio Sandisediaro; 325.Biagio Severiimpiegato alla prenditoria del Lotto; 326.Giovanni Scannellipossidente; 327.Cristoforo Serfiarruotino; 328.Giuseppe Signorinimarmorino; 329.Fabrizio Tamberlichspeziale; 330.Arcangelo Tappacelliferraro; 331.Pellegrino Reggianimaestro di carattere; 332.Pellegrino Varolibeccaio; 333.Francesco Maroncellimedico; 334.Giovanni Zattoniimpiegato all'Acque e Strade; 335.Giuseppe Losannacaffettiere; 336.Benedetto Forlivesi, allontanato, abilitato, tutti di Forlí; 327.Annibale Rondeninidi Brisighella, militare reduce; 338.Antonio Pasottidi Castel Bolognese, senza mestiere; 339.Giuseppe Arrighimilitare reduce; 340.Giacomo Fattibonipossidente; 341.Giuseppe Ferrettifinanziere; 342.Sante Venturi; 343.Giuseppe Ragonesiavvocato; 344.Giuseppe Moschinipossidente; 345.Pietro Cacciaguerrapossidente; 346.Michele Bordi; 347.Girolamo Paggi; 348.Vincenzo Pio; 349.Giuseppe Zondini; 350.Simone Nardi, dettoTutrino, tutti di Cesena; 351.Cesare Valbonesisegretario comunale di Meldola; 352.Pellegrino Silvestrinioste a Meldola; 353.Nicola Partisettipossidente, di Meldola; 354.Biagio Abbatidi Savignano ingegnere; 355.Giuseppe Negriavvocato a Bologna; 356.Placido Sartiex militare, di Bologna; 357.Marco Marianidi Bagnacavallo, locandiere a Lugo; 358.Francesco Manzieripossidente, di Lugo; 359.Melchiorre Riccidi Forlimpopoli, avvocato; 360.Giulio Chiaraffonipossidente, di Ferrara; 361.Luigi Andreatimilitare reduce, di Ferrara; 362.Domenico Armarimilitare reduce, di Ferrara; 363.Carlo Imperialiingegnere, di Ferrara; 364.Luigi Armuzzidi Faenza, soldato provinciale; 365.Bernardo Biagiolisetacciaro, soldato provinciale, di Faenza; 366.Gaetano Bianchini, già ispettore di polizia a Ravenna; e rapporto ai sopraenunciati due soldati prescriviamo la loro immediata espulsione dal Corpo provinciale.

Alla stessa sorveglianza della Polizia ed al Precetto politico-morale di second'ordine prescriviamo che siano assoggettati: 367.Gio. Batt. conte Della Volped'Imola; 368.Giovanni Oriolicuriale, di Ravenna; 369.Antonio Duccipossidente; 370.Angelo Strocchioste; 371.Francesco Fantidottore; 372.Natale Foschiniscrivano in casa del conte Rondenini; 373.Giuseppe Foschiniscrivano; 374.Carlo Traversarimaestro di ballo; 375.Gallo Marcuccipossidente; 376.Luigi Benazzolipossidente; 377.Francesco Biagiolilegatore in oro; 378.Ignazio Mengolinipossidente; 379.Marco Mengolinipossidente; 380.Giuseppe Azzallipossidente; 381.Pietro Martiniscrittore; 382.Francesco conte Naldipossidente; 383.Carlo Gardiappaltatore dei lumi notturni; 384.Alberigo Alberighipossidente; 385.Angelo Guidipossidente; 386.Antonio Buccipossidente; 387.Luigi Baldinegoziante; 388.Carlo Bazzicamacellaro; 389.Giuseppe Oriolivetraro; 390Andrea Tabanellioste; 391.Michele Fregnani, dettoMichelotto; 392.Sebastiano Casellioste; 293.Ferdinando Rampipossidente; 394.Giuseppe conte Pasolini Zannellipossidente; 395.Michele Pasipossidente, tutti di Faenza; 396.Leonardo Oriolilegale, di Ravenna; 397.Marco Ortolanipossidente, di Ravenna; 398.Carlo Artosinipossidente; 399.Giuseppe Artosinipossidente; 400.Domenico Bartolazzichirurgo; 401.Francesco conte Bensipossidente; 402.Luigi Bordandinistampatore; 403.Giuseppe Bargozzisellaro; 404.Andrea Bertonigiovane di negozio; 403.Angelo Bertoniebanista; 406.Emidio Belloniimpiegato nel dazio carni; 407.Vincenzo Bondandidomestico; 408.Giuseppe Bandinifalegname; 409.Vincenzo Bentivoglicalzolaio;410.Tommaso Capaccinipossidente: 411.Nicola Cerchiolicalzolaio; 412.Ottavio Capilliorefice; 413.Pietro Cicognaniscrittore; 414.Fabio Cortesistudente; 415.Giacomo Cassanispeziale; 416.Guglielmo Cappuccinicalzolaio; 417.Domenico Costaimpiegato; 418.Giacomo Cicognanipossidente; 419.Sebastiano Crociargentiere; 420.Domenico Cerchiolicapo dei lavori stradali; 421.Domenico Cicognani, dettoPiccolino, sellaro; 422.Vincenzo Danesiimpiegato alle Poste; 425.Luigi Danesicalzolaio; 424.Antonio Dentiimpiegato nell'Ipoteche; 425.Luigi Dulciniimpiegato particolare; 426.Antonio Donatisartore; 427.Antonio Francianegoziante; 428.Gaetano Francianegoziante; 429.Pietro Frampolesiassistente al dazio carni; 430.Sireno Fantistampatore; 431.Domenico Frisonicarabiniere; 432.Giuseppe Golfarellisartore; 433.Alberico Gardinisartore; 434.Giuseppe Lacchinisartore; 435.Alessandro Mazzonistudente; 436.Alessandro Migliettistudente; 437.Carlo Migliettiflebotomo; 438.Giuseppe Montanari; 439.Antonio Marozzistampatore; 440.Giuseppe Mirripossidente; 441.Andrea Micheletti, dettoNasaccio, sartore; 442.Antonio Moschinipittore; 443.Pietro Placucciex militare; 444.Giuseppe Palmieritenente di linea; 445.Carlo Piazzolipossidente; 446.Giuseppe Piolantitenente di linea; 447.Giovanni Pacicalzolaio; 348.Giacomo Pacicalzolaio; 449.Sebastiano PresenzianidettoBarzellone, rigattiere; 450.Agostino Rossistudente; 451.Girolamo Romagnolicocchiere; 452.Angelo Rondoniimpiegato di Dogana; 453.Luigi Randisediaro; 454.Luigi Rotaquartiermastro dei Carabinieri; 455.Giuseppe Reggianipittore; 456.Nicola Rivalifalegname; 457.Antonio Ravaiolifalegname; 458.Giacomo Ravaioli, dettoCiamino, negoziante; 459.Michele RosaIntendente di finanza; 466.Pietro Ravaioliebanista; 461.Giacomo Rossiimpiegato in Comunità; 462.Giuseppe Rossi, dettoSan Lazzaro; 463.Giovanni di Francesco Reggianipossidente; 464.Sebastiano Sansavinistudente; 465.Vincenzo Scardimaestro d'armi; 466.Antonio Silvegnifornaro; 467.Luigi Severistudente; 468.Giuseppe Tamberlicchispeziale; 469.Tommaso Tamberlicchiveterinario; 470.Salvatore Turchibarbiere; 471.Camillo Turchibarbiere; 472.Giuseppe Turchivetturale; 473.Stefano Respignanifalegname; 474.Battista Vitalichincagliere; 475.Giovanni Villaministro nel negozio Gurioli; 476.Sante Reggiani, dettoGhisinocalzolaio; 477.Decio Valentinistudente,478.Ruffillo Vallicellisartore; 479.Camillo Versaristudente di medicina; 480.Aleandro Zambonistudente in Bologna; 481.Gaetano Zampighi, dettoTanti, cocchiere; 482.Marco Zignanistudente; 483.Lazzaro Zolipossidente; 484.Giovanni Zoliimpiegato alle Porte; 485.Antonio Zoliscrittore; 486.Luigi Zolifattore dello Spedale, tutti di Forlí; 487.Vincenzo Sbrighipossidente; 488.Giovanni Bellottiimpiegato di finanza; 489.Gio. Battista Milanipossidente; 490.Agostino Neripossidente; 491.Giuseppe Piocancelliere sostituto nel Governo di Cesena; 492.Gaetano Pioimpiegato in quella Comunitá; 493.Giovanni conte Roverella; 494.Paolo Ugoliniinverniciatore; 495.Mauro Venturicursore comunale; 496.Luigi Trentinicarabiniere, tutti di Cesena; 497.Giovanni Amaduccivetturale, di Meldola; 498.Andrea Pistocchisartore, di Meldola; 499.Antonio Vangellipossidente, di Meldola; 500.Girolamo conte Cicognaradi Ferrara, possidente; 501.Giuseppe Fugarellilocandiere alle Tre Corone di Ferrara; 502.Gio. Battista Pastiex giudice, di Ferrara; 503.Antonio Rinieriingegnere, di Ferrara; 504.Agostino Taveggidi Ferrara, avvocato; 505.Alessandro Carnevalidi Lugo, avvocato; 506.Giulio conte Grazianidi Bagnacavallo, possidente; 507.Giuseppe Dadidi Bologna, negoziante; 508.Domenico Fantozzidi Savignano, speziale; 509.Pietro Mazzolanidi Bologna; 510.Francesco Pianaavvocato, di Bologna; 511.Giuseppe Patuzziavvocato, di Bologna; 512.Gaetano Saragonicameriere di locanda, di Bologna; 513.Pietro Manzieriex ufficiale; e riguardo ai già nominati ufficiali di linea capitano Pietro Landi, Girolamo Petresi tenente, contro i quali si è rilasciato il mandato a cattura, e Giuseppe Palmieri. Giuseppe Piolanti, Luigi Rota quartiermastro, Luigi Trentini carabiniere semplice assoggettati al Precetto politico-morale, ordiniamo la loro immediata espulsione dai rispettivi Corpi dell'Arma, ai quali sono addetti.

Condanniamo poi a tutte le spese processuali ed a quelle del presente Giudizio gl'individui superiormente descritti, contro de' quali si è proceduto alla pena capitale ed alle altre afflittive di detenzione e di Galera.

Finalmente una Processura maggiore di quante altre mai per gravezza di soggetto, per complicazione di resultati e per numero di Prevenuti ha dovuto necessariamente riuscire di straordinaria lunghezza, a qualche carico specialmente di quelli che per i primi furono colpiti d'arresto; eperò volendo Noi temperare questa specie di sofferenza, che per le circostanze è stata del tutto indispensabile, con un partito di piacevolezza e di equità ordiniamo e decretiamo che oltre i dieciotto mesi da Noi considerati necessari alla fabbricazione del Processo in rapporto a ciascun prevenuto, il rimanente tempo di prigionia venga calcolato in diminuzione dell'ulteriore pena a cui ciascheduno respettivamente sarà stato condannato.

Cosí abbiamo giudicato definitivamente, ed inappellabilmente sentenziato, come giudichiamo e sentenziamo; ordinando l'impressione della presente Sentenza in N. di 500 Esemplari e l'affissione sí in Ravenna, che in tutti i luoghi dello Stato; e che questa Sentenza affissa e pubblicata nelle solite legali forme debba aversi come particolarmente intimata a tutti i prevenuti in essa nominati.

Fatta, chiusa, giudicata e firmata a Ravenna il giorno, mese ed anno suddetti.

A. CARD. RIVAROLA LEGATOA LATERE.

A. GranellaNotaro della Com.


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