VI.

Per una parola, per un nonnulla aveva fatto a Giuliano quella malaugurata scena!... Come se Giuliano fosse stato capace.... Non perdonava a sè stessa l'ingiustizia cieca di quel dubbio.... le pareva che ormai le corresse l'obbligo, per tutta la vita, di farselo perdonare. Chissà quanto ne aveva sofferto, povero Giuliano, senza dirne nulla!

E un giorno, nell'assurdità incredibile del suo povero cuoricino di moglie innamorata, nacque un pensiero. Fu respinto sulle prime, e rinnegato aspramente, tollerato più tardi e finalmente adottato.

Milla aveva ogni tanto il terrore di non essere all'altezza di Giuliano. Egli trattandola sempre coll'indulgenza più o meno paziente chesi ha verso una bambina l'aveva facilmente persuasa d'esser tale. E quell'animuccia ardente ed appassionata ne soffriva. Provava ogni tanto un segreto senso d'umiliazione, aveva delle calde aspirazioni verso una posatezza, un'assennatezza da gran dama, da signora calma e sicura del fatto suo.... Diventare come Giuliano, per esempio; egli non s'alterava mai.... Ah! ma quanto era lontana da questo ideale colla sua ignoranza, colle sue sciocche timidità, colle sue continue e tormentose esitanze!

Un giorno, le capitò, a caso, fra le mani, un romanzo inglese. In esso, due coniugi, nati uno per l'altro, fatti per essere costantemente virtuosi e felici, vedevano invece minacciata la loro felicità da un triste malinteso. Un'antica fiamma del marito faceva capolino nel loro presente, e per un momento le cose s'avviavano maluccio. Ma la moglie, col suo senno, colla sua presenza di spirito, con una fortunata audacia di confronti, avvedutamente cercati, con un'illimitata fiducia,dimostrata al marito, riesciva a scongiurare il pericolo, mentre il marito, subito ravveduto, avvertiva in quella lotta stessa e per la prima volta il valore morale di sua moglie. La rivale, vinta e schernita, s'allontanava, e il trionfo della moglie e della morale si affermava incontrastato. Tutto questo era molto gentilmente descritto nella calma sassone d'un nitido volume dellaTauchnitz edition.

A vent'anni (tanti ne aveva Milla, Duchessa Lantieri), un libro è bene spesso una voce autorevole, una specie di suggeritore intimo, col quale l'immaginazione fervida non tarda a mettersi in rapporto. Nella sua ingenua ammirazione per l'eroina del libro, la nostra Milla attinse un'ispirazione che le parve un'ammirabile misura preventiva. Nel terrore d'un pericolo, che pure non esisteva al momento, essa trovò il coraggio strano, inverosimile di scendere deliberatamente a incontrarlo. Con un'audacia imprudente, in un accesso di temerario ardire, cagionato da un timoreintenso, essa volle, con un colpo solo, tagliar tutte le teste possibili d'una Medusa avvenire, volle conquistare intiero il futuro, improvvisarsi grande, prudente, generosa e invincibile. Volle far vedere a Giuliano che la bambina era una donna. Gli propose d'invitare ad Astianello la Baronessa Olga Dornelli.... la signora della cena di Viareggio.

Giuliano cascò dalle nuvole:

—La Baronessa Olga?... dici sul serio?... la Baronessa Olga?

La voce di Milla non tremava punto mentre essa rispondeva bravamente:

—Sì, la Baronessa Olga.

Giuliano si mise a ridere.

—Non sei più gelosa, dunque?

—Gelosa, io?... ma ti pare.... sono le sciocche, le bambine che sono gelose.... io.... so bene, sai, che tu.... che tu mi ami.

Egli la guardò coll'aria maravigliata di chi si trova a fronte d'un problema divertente e nuovo.

—Cosa ti salta in capo?—le chiese poscia.

Milla era scontenta; avrebbe voluto veder la sua offerta accolta altrimenti.

—Dico sul serio, sai. È una signora gentile.... elegante.... E.... le scriverei oggi stesso.... a meno che tu non voglia....

Si fermò aspettando.... guardandolo negli occhi.

—Io? rispose il Duca....—anzi, figurati.... sono affatto indifferente...; ma... la conosci così poco....

—Non meno delle altre signore che abbiamo invitate....—rispose Milla. Ma aveva il cuore pieno di malinconia;... ecco.... egli non s'accorgeva nemmeno....

—Uhm!—disse il Duca,—sai ch'è un'idea curiosa la tua?

—Non vuoi?—chiese impetuosamente Milla. E con un'imprudenza sublime, piena di passione, domandò:

—Hai paura?

Egli prese a dondolarsi tranquillamente sulla seggiola.

—Bambina!—rispose quasi subito,—non vedi che non me ne importa nulla?

Ella gettò un grido di gioia.

—Giuliano!... ah! Giuliano!

Nel silenzio del salotto suonò il rumore dolce d'un bacio. Poi ella scappò via dicendo:

—Vado a scrivere.

Egli s'alzò per tenerle dietro, per dirle: lascia stare, non voglio.... Poi rimase irresoluto, sopra pensiero.

—Puh!—disse poscia, tornando lentamente indietro,—lasciamo correre.... Come la prenderà lei?... Non verrà.... forse.... anzi certo.... non verrà.

Accese un sigaro.

—Sarei curioso, pensò, di vedere cosa dirà.... Dopo tutto, era impossibile che non c'incontrassimo quest'inverno.... E se viene?... Ebbene, vedrà come sono le cose, e che non ho perso nulla.... lasciandola.

Il sigaro non si voleva accendere.

—Curioso—continuò il Duca, parlando sempre tra sè.—Curioso davvero.... Che idea da stordita ha avuta Milla!... Imparerà a vestirsi, ciò le gioverà.... E se non venisse, quell'altra?... Diavolo d'un sigaro, non vuol saperne d'accendersi....Tout passe, tout casse, tout lasse!Chi sarà ora?... Ancora il Viscontino?... Eh! sapremo!... Quando si dice il caso! Per fortuna che son sicuro di me stesso e che....

Non finì il pensiero. Lo sigaro s'era acceso, ed egli fumava coll'intima delizia d'un esperto.

—Non verrà!—disse risolutamente al fumo azzurro del suo sigaro.—Non verrà!

—Ecco—pensava, dal canto suo, Milla con una specie di gaiezza nervosa.—Ecco l'avvenire sicuro....—Ma nella gioia del suo trionfo era stanca, agitata.

Oh Milla! se tu avessi avuto tua madre!...

Quando la disdetta ci si mette, è inutile, non si può vincerla, nè impattarla. La casa era in ordine, gli appartamenti in pieno assetto. Ma il capo di scuderia, quell'inglese antipatico, aveva, laconicamente sì, ma colla più testarda ostinazione, chiesti i suoi otto giorni.

Proprio in quell'epoca! Andava via all'ultimo di settembre, e verso i due o i tre d'ottobre capitavano i conti Garbi, i primi fra gli invitati.

Giuliano era sulle spine. Come supplire lì per lì? E per l'appunto gli premeva immensamente d'avere in quei giorni un servizio elegante, inappuntabile di scuderia. Voleva telegrafare a Parigi, a Londra, a Napoli.

Ma il signor Damelli gli diede un suggerimento più pratico:

—Provi Drollino.

—Drollino!—disse il Duca, attonito e scontento.—Drollino!

Poi, ripensandoci, cominciò a persuadersi.... Dopo tutto.... aveva un personale adatto, quel monello! E, ormai, della sua valentìa non poteva più dubitare.... tutti lo designavano pel più intelligente ed elegante fra i direttori della tenuta.... È vero che era un caratteraccio caparbio, insolente..., ma.... per la circostanza poteva tornar utile; e il Duca non pensava certamente a nutrire rancori verso un palafreniere che per ignoranza, senza dubbio, era stato disobbediente ed ostinato.

Non disse nulla, però, al signor Damelli. Si rivolse invece alla Duchessa.

Milla, lietissima, ringraziò con effusione Giuliano.... per quel pensiero così delicato. E subito mandò a chiamar Drollino.

Quando se lo vide davanti serio, quasi cupo nel sembiante, rimase per un momento imbarazzata, e l'esito della commissione non le parve facile come le era parso un momento prima.

Non gli diede l'ordine di venire—Milla non sapeva dar ordini;—gli spiegò la cosa e il bisogno che avevano di lui, in un modo gentile, esitante..., pregandolo d'accettare, per far piacere al Duca, che aveva sentito a dir tanto bene di lui.

Conviene supporre che l'espressione del viso di Drollino fosse poco incoraggiante, perchè Milla si sentì intimidita, e seguitò, con una voce mite mite, a dar spiegazioni, ad accatastar motivi. Tutto ciò, in fondo, era ridicolo; ma Milla l'aveva proprio quel mal vezzo di profondere con chicchessia quelle sue squisite delicatezze di riguardi. Temeva sempre di urtare qualche suscettibilità, di ferire qualche recondita sensibilità di fibra....

Drollino, sulle prime, ebbe la decisa intenzionedi rifiutare. Lui.... al servizio del Duca!... ah!... no, mai!

Ma egli non poteva spiegare a sè stesso cosa accadeva nel segreto dell'animo suo; la resistenza a quel desiderio di Milla pareva farsi sempre più difficile.

Rimase stranamente perplesso per un minuto; ascoltando la voce di Milla, udendo quella sua frase gentile: «e anche a me, sai, farebbe tanto piacere,» ebbe la coscienza d'un potere arcano che lo attirava invincibilmente. Si fece triste, e guardò a lungo, con una espressione quasi smarrita, i fiori variopinti del tappeto. Poi alzò gli occhi e, di sfuggita, guardò lei.

—Verrò....—disse lentamente, con isforzo, come se una possa arcana, alla quale egli obbediva a malincuore, gli imponesse quella parola d'adesione.

—Oh! bravo, bravo—disse Milla, picchiando le manine una contro l'altra.—Bravo, Drollino, così va bene. Vieni subito. Ora, abbiamo gente—continuòanimandosi—e il signor Duca sarà contento.

Egli, freddissimo, s'inchinò ed uscì.

Appena fu sotto al portico, si fermò; subitamente pentito. Cos'aveva fatto? Aveva accettata una nuova forma di schiavitù; ora non potrebbe più battere la pianura in libertà, diventava anch'egli un servitore come gli altri, un servitore del signor Duca. Sentì un impeto d'ira gonfiargli il cuore, e si voltò per tornare indietro, per andar a dire alla Duchessa che, assolutamente, non poteva. Ma quella strada da rifare gli parve difficile, troppo difficile. Fece un gesto d'ira, contro sè stesso. Giunto a casa sua, sellò Mia, e per molte ore del pomeriggio nelle più lontane distese dal pascolo, suonò concitato un galoppo che non s'allentava mai.

Era venuto l'ottobre, e con lui gli ospiti attesi. Astianello diventava una villeggiatura alla moda. Tutti i giorni qualche gita, qualche divertimento; la servitù era sempre in moto, naturalmente.

—Ecco—disse Battista, il cameriere del Duca, accennando una signora a Drollino dalla finestra del tinello—è quella là!

—Ah!—disse Drollino semplicemente.

—Bella donna, perdio!—continuò Battista.—Sett'anni, capisci! Ora naturalmente è finita, ma è curiosa però che sia venuta anche lei, eh?

—Curiosa—ripetè Drollino.—È una bella donna, infatti.

Era una bella donna veramente, sana, forte, attraente. In vece di dignità, la sua fisonomia possedeva un certo fascino pronto, ricco d'infiniti sottintesi d'espressione. Era eccessivamente, fatalmente donna, e sapeva anche esser signora senza pregiudizio d'ogni altra sua prerogativa. Accanto alla semplicità delicata di Milla, pareva ancor più pomposa e stranamente elegante. Nella sua ardita acconciatura da mattino; la sua freschezza matura somigliava alla fioritura opulenta d'un fiore esotico, dal profumo irritante. Avevauna chioma splendidamente fulva, una bocca grande, e un riso sonoro, che scopriva una dentatura irregolare, ma d'un bianco lucente, quasi di smalto.

Olga Dornelli Zorodoff era stata alquanto maravigliata dell'invito di Milla, e l'aveva accettato unicamente perchè l'aveva interpretato come una sfida di Giuliano. Aveva deciso suo marito ad accompagnarla, ed eran venuti. Dopo tutto, erano parenti di casa Lantieri, e la visita poteva assumere una apparenza di plausibità. Ed ora ella si compiaceva di esser venuta. Trovava che Milla non era punto male. Aveva capito subito che l'invito era stato una di quelle sublimi assurdità, delle quali non può esser capace se non la più ignara delle inesperienze, e l'idea d'un cordiale ammaestramento era penetrato nella mente ben disposta della ex-rivale. Il suo programma era benevolo: guadagnare l'animo di quella bambina, indurla a pienamente tradirsi, ridere un poco con lei, e dirle:—Bada, bimba; non va fatto così. Bisognacangiar tattica.—Ordinariamente; queste educazioni fra donne sono una cosa molto spiccia.

Olga seppe ad Astianello guadagnare tutte le simpatie. Sin dal primo giorno, ebbe gli uomini dalla sua. E le donne, naturalmente, tennero dietro. Ma la Duchessa no. Milla aveva subito provata per la Baronessa una specie di avversione istintiva. La trovava più formidabile di quanto l'entusiasmo della sua determinazione gliel'avesse rappresentata. Vedendola, aveva subito imparata una crudele lezione. Non la temeva precisamente; essa era sicura di Giuliano, oh! sicurissima; ma, nel segreto dell'animo suo, avrebbe dato dieci, vent'anni della sua vita per poter cancellare dal suo passato quel momento d'insana temerità ch'essa, appena compito, aveva cessato di spiegare a sè stessa.

Non già che colla Baronessa fosse sgarbata, o mancasse come che sia ai suoi doveri di padrona di casa. Oh, no; era inappuntabile nel suo contegno, nella sua cortesia. Ma si sforzava ad esserlo,e talvolta, in quell'esattezza così rigorosa, lo sforzo era visibile. Olga cercava invano d'accaparrarsi quell'animuccia di ex-educanda, di cui voleva, moralissimamente, farsi un trastullo, poichè aveva generosamente rinunziato ad un altro genere di divertimento. Ma il suo fascino non la serviva bene in questa occasione. Milla non le era ostile; le era soltanto aliena. S'era bensì provata a trattarla altrimenti, come una amica; non le riusciva. Mentre la Russa l'avvolgeva, con un tatto infinito, nelle apparenze di un'intimità cordiale ed affettuosa, essa invece rifuggiva, quasi per istinto, da ogni dimostrazione d'intrinsichezza. Non sapeva, colla schiettezza ignara dell'animo suo prestarsi ad una commedia che non la persuadeva. Ond'è che agli ospiti in generale, Milla, con quella sua contegnosità enigmatica, riesciva meno simpatica di quella allegra Baronessa, sempre e così schiettamente cordiale. E Olga cominciava a trovare più facili, più piani i rapporti col Duca.

Il loro passato non li imbarazzava punto. Olga, colla sua semplicità sapiente, con quella sua inalterabile uguaglianza d'umore, l'aveva abolito. Con una manovra, d'un'audacia senza pari, aveva fatto punto e da capo. Era convenuto che fra lei e Giuliano non esisteva più se non l'amicizia.

Il Barone, dopo aver accompagnato sua moglie ad Astianello, era partito per certe caccie maremmane, ma promettendo di tornare per riprenderla e condurla poscia nel Mezzogiorno. Anche quello era un matrimonio che andava benissimo.

Si aspettava la colazione in giardino. Olga, seduta in una poltrona americana, si dondolava con una mossa pigra, che le stava bene. Milla, appoggiata alla balaustra del terrazzo, coglieva dei gelsomini; accanto a lei, la Contessa Garbi tentava con molto, ma vano buon volere un acquerello infelice. Più in là, due o tre signore si ostinavano alcroket, col concorso degli uomini della brigata. Giuliano solo, postosi dietro la ContessaGarbi, guardava l'acquerello progredire, e pareva approvarne caldamente l'esecuzione; ma ogni tanto il suo grande occhio azzurro si distraeva.

—Mia cara Milla, tu disegni, nevvero?—chiese dolcemente la Baronessa.

—Avevo principiato, ma ora non disegno più, dacchè ho visto quanto è difficile per noi donne.

—Ma col tuo talento....—fu pronta ad aggiungere la Russa.—Perchè hai un bel negarlo, cara mammoletta, tu hai proprio del talento, e per tutto....

—Trovi?—chiese Milla impetuosamente, dando, senza saper bene perchè, un accento di ironia a quella parola.

La Baronessa ebbe un sorriso indulgente, quasi materno.

—E tu non trovi?—chiese in tono sommesso.

Un silenzio, freddino assai, successe a quella domanda.

—Stupendo,—osservò Giuliano, alludendo al quadretto. Ma il suo sguardo inquieto errava da Milla alla Baronessa.

—Non so,—rispose Milla quasi distrattamente. Vedeva sul viso di Giuliano una specie di malcontento nuovo; e vedeva sul volto di lei un sorriso dolce, pieno di benevolenza, che la turbava profondamente.

Ah!... perchè l'aveva fatta venir lì quella donna così calma, della quale Giuliano ammirava tantoles toilettes!

Olga aveva fatto una confidenza a Milla. Quelle sue famosetoilettesnon erano mica di Worth! Gliele mandava una sarta modestissima, un vero genio dell'arte, ancora ignoto. Ella sola l'aveva indovinata, e si guarderebbe bene di dar l'indirizzo di quella sua scoperta ad un'altra signora. Per lei però, per Milla, sì, avrebbe fatta una eccezione. Ma Milla, adducendo a scusa l'affezione da lei serbata alla sua vecchia sarta, aveva rifiutato:

—No, grazie.

—Ah!—pensò Olga; E quando udì quel «Trovi?» lo mise da parte assieme al «No, grazie.»

La Garbi s'era alzata per andar a cercare più in disparte un gruppo d'alberi meno difficili a copiare.

Milla si vide sola fra suo marito e la Baronessa. Essi tacevano. La Duchessa provò un timore strano, che tacessero per causa sua. Un orgoglio intimo le morse il cuore, e di subito, cedendo all'impulso primo, che ancor non sapeva nè scrutare, nè dominare, s'allontanò.

I due però continuarono a tacere.

—Mio caro—disse finalmente Olga,—voi siete l'uomo il più fortunato di questo mondo. Vostra moglie è....

—Un angelo,—interruppe placidamente Giuliano.

—Ah!—continuò Olga non meno placidamente—lo sapete?

—Ma l'avete detto tante volte.... sfido io.

—Non mai abbastanza, mio caro. Quando si hanno delle fortune di questa entità, bisogna capacitarsene.

Egli alzò le spalle sorridendo.

—Creolo!—disse la Baronessa.

Giuliano si fe' serio. Non rispose. Guardava laggiù, in fondo, nelle brume della pianura.

Milla camminava diritta pel viale, senza voltarsi.

Olga disse ancora a Giuliano ch'egli aveva una moglie adorabile; glielo disse sei giorni dopo a cena.

Ordinariamente, non si cenava alla villa. Quel giorno, però, una gita lunga e divertentissima aveva ricondotto la comitiva ad ora tarda e s'era sentita la necessità di un gaio:souper.

Alle frutta la Baronessa tornò sull'argomento.

—Adorabile! Guardate come le sta bene quel costume pifferaro...; ecco.... avrebbe bisogno di esser sempre così.... contenta e animata. È di carattere molto calmo, nevvero?...

—Sì,—rispose Giuliano. E soggiunse:—Un poco di champagne, Baronessa?

—No, basta; grazie. Voi ne avete già bevuti cinque bicchieri... Veramente, questo è eccellente.

—Non c'è male, infatti; io però preferisco....

—IlTokay,—suggerì prontamente la Baronessa.

Poi, in modo che si vedesse bene, si morse le labbra. Ah! le era sfuggito....

Egli depose il bicchiere e la guardò.... Ah! si ricordava! Sorrise e bevette. Dopo tutto, che male c'era?

Essa cominciò subito a parlar di tutt'altro. Poi, come se cercasse un rifugio più definitivo, tornò sull'argomento di Milla.

—Vi assicuro che è simpaticissima.

Giuliano si mise a ridere.—Proprio?—chiese. E, con quell'eterno vezzo che hanno tanti a questo mondo di mostrare o di fingere lo sprezzo di tutto ciò che loro appartiene, soggiunse:—Puh! una buona ragazzetta!

—Oh, Giuliano!—insistè la Russa.—Orsù, datemi retta; ascoltate il parere d'una vecchia amica.

—Vecchia?!—interruppe Giuliano, guardando cogli occhi lustri quel viso fresco, forte, sodo, dove la vita rigogliosa imperava.

Si guardarono sorridendo. Essa era sicura del pensiero che quella parola gli andava suscitando nella mente, sicura della parola che avrebbe tenuto dietro a quel pensiero.

E nella fiacca, pigra facilità dell'animo di Giuliano, nella vigliaccheria di quel momento, stranamente foggiato dai ricordi ravvivati dallo sciampagna, quella parola uscì lenta, strascicata sulle sue labbra:

—Vecchia, cioè prima!

—Oh!—rispose lietamente Olga—c'è qualche cosa di meglio dell'esser la prima.

—Cioè?—chiese languidamente Giuliano.

—Esser l'ultima, per esempio.

Egli non rimase soddisfatto. Fece una smorfiabizzarra, grottesca, e questa esprimeva un tale ammasso di contraddizioni intime, involontarie forse, ma così patenti, che la Baronessa non potè trattenere un gaio scoppio di risa.

—Quante sciocchezze!—rispose.—Ora datemi un mandarino, e state zitto.

Mentre sbucciava il mandarino, mandò di sbieco una lunga occhiata verso Milla, che calma, dignitosa, ma un po' pallida, guardava ogni tanto laggiù, verso loro.

«Perchè non hai voluto venir con me neldrag?» pensava la Baronessa. «Guarda ora!»

E si voltò verso Giuliano:

—Vi prego, fatemi fresco.

Gli porse il suo ventaglione di piume d'aquila, ed egli cominciò coscienziosamente a farle fresco.

—Il caffè....—ordinò bruscamente la Duchessa,—di là.... in sala!

Drollino era capo di scuderia, disponeva e preparava gli attacchi, assegnava il posto ai cocchierie ai palafrenieri. Egli non saliva mai a cassetto. Pure una volta gli accadde di farlo. E fu così.

La Duchessa voleva andare, sola, ad un certo santuario distante quasi tre miglia da Astianello. Accanto a quel santuario, in un vecchio convento, pochi frati agostiniani esaurivano quietamente l'esistenza propria e quella della casa. Fra essi si trovava il confessore della Duchessa, il buon sacerdote a cui era toccato il facile còmpito di guidare quell'anima innocente e soave. Essa andava a trovarlo ogni tanto, facendosi per lo più accompagnare da una vecchia cameriera. Suo marito, compiacente qual'era, le permetteva queste debolezze, col patto, ben inteso, di non farsene complice.

In quella notte, nella stanza coi parati celesti c'era stato un gran silenzio. Giuliano e Milla, turbati entrambi, avevano finto ognuno un sonno straordinario. Milla stava immota, tutta raccolta al suo posto, cogli occhi spalancati nel buio,colle mani strette tenacemente sul petto. Ora che nessuno poteva vederla, si mordeva le labbra.... Oh, com'era stata imprudente! Non accusava nessuno, no.... ma perchè soffriva tanto.... perchè il ricordo di tanti episodi di quella gita le riesciva intollerabile?.... perchè si rammentava ora tante piccole, piccolissime cose?... perchè le recavano un fastidio così intollerabile?... La sera precedente a quella notte s'era fatta tardi ballando nel gran salone illuminato.... ella li aveva visti più volte assieme... stretti nei giri molli d'una mazurka di Chopin.... Le altre coppie non ballavano a quel modo, pallidi, in silenzio.... Oh! come la martellava quel ricordo così recente! che ansie senza nome le destava in cuore! Si sentì quasi infelice. E pensò alla necessità d'un consiglio.... al conforto d'una parola intima, segreta di consolazione.... Sì, andrebbe al convento da padre Loria, ci andrebbe subito, di gran mattino, mentre le altre signore, stanche, dormirebbero ancora mentre lui.... Giuliano.... sarebbe tuttora addormentato.Il suo dolore senza nome, cullato da quella risoluzione, s'acquietò in una malinconia spossata, che le procurò un po' di sonno.

Giuliano dormì pure assai poco, durante quella notte. Era anch'egli profondamente turbato; nei sensi, nella mente, in quel po' di animo che Dio gli aveva consentito. Sentiva d'essere su una via pericolosa, di subire un fascino che non era meno potente di prima, benchè lo fosse altrimenti. Egli avvertiva bene, in quella specie di falsa amicizia che aveva, senz'avvedersene, stretta colla Baronessa, il fermento dell'antica passione, sentiva l'impero di quella donna ch'egli aveva creduto un momento di poter punire, mortificare, presentandosele in tutta la pompa della sua felicità. E ora, che suono bizzarro aveva quella parola in bocca sua!...

Ebbe anch'egli una brusca, strana consolazione. In fin dei conti, Milla non avevadirittodi lagnarsi di nulla. Egli era tuttora un marito.... fedele.... E lo sarebbe.... diavolo.... non c'erapericolo del contrario.... Ma non si poteva negare che Olga.... perdio, che donna di spirito! E il Viscontino! non era vero niente.... gliel'aveva assicurato lei, positivamente.

La Duchessa s'alzò di buonissima ora, dopo avere, nell'incerta luce del mattino che penetrava dalla porta socchiusa, gettato uno sguardo triste e appassionato verso Giuliano. Egli dormiva ora, bellissimo nella sua attitudine riposata e serena. Essa richiuse la porta, procurando di non far rumore, per non destarlo.

Mentre si pettinava, mandò giù la Carolina, la sua cameriera prediletta, ad avvisare che attaccassero subito lavittoria.

La ragazza, una bella e franca giovanotta, fece la commissione a Drollino. Questi chiese laconicamente:

—Sola?

—Eh! certo!—rispose la giovane, che trovava Drollino un originalemica antipatico—chivuol l'accompagni al convento a quest'ora? il signor Duca?... forse?...

Quel «forse» biricchino, e illustrato da un sorriso maliziosetto, avrebbe potuto essere un programma di conversazione; ma il capo di scuderia non lo considerò sotto quest'aspetto. Fece un cenno col capo, e s'allontanò.

—Stupido!...—pensò la ragazza mentre, leggermente indispettita, teneva dietro collo sguardo a quell'originale.

Questi se ne andò a dar gli ordini. Ma non accennò al cocchiere che avrebbe dovuto guidare lavittoria. Quando tutto fu pronto, egli stesso salì in serpino. La Duchessa scese verso le otto, vestita semplicissimamente, e seguita dalla Tonia, la vecchia guardarobiera. Il legno aspettava davanti alla scalinata dell'atrio. A cassetta, a fianco del domestico, stava Drollino, colle redini in mano, bellissimo nel suoraglanbianco.

Si misero in via, con un tempaccio malinconico. Una nebbia grigia serrava la campagnacircostante, circuendo gli orizzonti in una sfumatura umida e greve. Giunsero finalmente, e la carrozza si fermò sul piazzale del Santuario. La Duchessa scese, e la sua delicata personcina scomparve dietro il portone, ingolfandosi nell'ombra mite e tiepida della chiesa. Drollino, facendo muovere lentamente i cavalli, aspettò un'ora all'incirca sul piazzale deserto, ornato da due filari di tisiche acacie, sulle quali il cadere continuo e minuto della pioggia produceva un lieve strepito cadenzato e susurrante. Finalmente Milla riapparve. Si fermò un istante sulla soglia, guardando il tempo.

Si vedeva che aveva pianto molto, e con quell'effusione ardente che, nei dolori delle anime giovani, diventa bene spesso un trasporto delirante. E doveva aver pregato con una fede intensa, piena di passione e d'angoscia. Il visino aveva pallidissimo, gli occhi gonfi e sbattuti, con un gran cerchio livido. Il labbro serbava ancora un po' di tremito, la mano stringeva sul petto illibro di preghiere, come quella d'un guerriero che preme l'elsa della spada consueta, nel giorno della battaglia.

Drollino vide tutto ciò. Sentì uno strano rimescolìo.... Ah! la padroncina piangeva.... la padroncina pregava.... Ed egli sapeva perchè.... Battista, il cameriere del Duca, aveva detto un giorno, tra due bicchierini di cognac:—La signora ha paura della Russa....—E aveva ammiccato, in modo che si sapesse, che si capisse, perchè la padrona aveva paura della Russa.... Drollino fece avanzare i cavalli sino a che lavittoriafosse proprio di fianco alla porta; poi, gettate le redini fra le mani del domestico attonito, fu d'un balzo a terra. Rialzò il mantice e abbassò il grembiale di cuoio; porse quindi rispettosamente il gomito alla Duchessa per aiutarla a salire.

Allora soltanto Milla lo ravvisò. Sul suo visino stravolto passò il mesto sforzo d'un sorriso.... essa aveva ancora tanta voglia di piangere!... Ma nelsuo sguardo stanco c'era come una inconscia preghiera, un ignaro appello alla compassione e alla simpatia. Essa era tuttora agitatissima; calda ancora del recente slancio religioso, aveva il cuore pieno di quell'entusiasmo profondo della preghiera che, di tutto, fa anima e fraternità! Ci voleva ben poco per maggiormente commoverla. Infatti, la vista di quella persona, ch'ella sapeva essere affezionata a lei, alla memoria del padre suo, le fece in quello strano momento un effetto non meno strano. Nel dolore delle sue inquietudini, del suo isolamento morale, Drollino le parve quasi un amico. Lo guardò con una dolcezza ignara, ma affettuosa, e per un momento, senza saperlo, come una persona stanca che cerchi un appoggio, trattenne la sua mano nuda, tremante, su quella, guantata di camoscio, che Drollino teneva pronta per aiutarla a salire.

Un brivido forte, ma tosto represso, agitò per un secondo la magra persona di Drollino. Un lampo, subito smorzato, passò nei suoi occhi neri;poi egli chinò la testa come un colpevole, e, sorreggendo Milla colla forza del suo pugno d'acciaio, l'aiutò a salire in carrozza. Essa non s'accorse per nulla dell'impressione violenta che Drollino aveva risentito in tutte le fibre dell'esser suo.

Drollino fu d'un salto a cassetta, e via, di trotto serrato, per la strada fangosa. La Duchessa, rannicchiata nel suoplaid, immersa in uno di quegli assoluti abbattimenti d'animo e di corpo che susseguono quasi sempre all'ardore d'un sincero sfogo della mente o del cuore, si abbandonava al rapido moto della carrozza. Il suo sguardo inerte si smarriva nella nebbiosità malinconica, velata di piova, della campagna. E Drollino faceva volare i cavalli. Li sferzava continuamente, eccitandoli con certiehp!stridenti, che parevano metter loro il diavolo in corpo. Il domestico, intimorito, lo guardava ogni tanto, senza ardire d'interrogarlo. Nell'interno dellavittoriala vecchia guardarobiera, sgomentata,ripeteva sommessamente delle innumeriAve Marie. La Duchessa non avvertiva nulla di quelle preghiere, nè di quel timore. Calcolava quanti giorni dovevano passare, prima che spuntasse quello della partenza di Olga.

Giunsero a casa senza inconvenienti. Milla, nello scendere, s'accorse che a mala pena si reggeva in piedi. Si ricordò che non aveva ancor preso nulla; e perciò, invece di dirigersi verso il proprio appartamento, pensò di fermarsi un momento in sala da pranzo. Questa si trovava in un'altr'ala della villa, dove il rumore della carrozza che giungeva poteva benissimo non essere stato avvertito.

La tavola per la colazione comune non era ancora preparata; ma, in un cantuccio appartato nel vano d'una finestra, un tavolino elegantissimamente apparecchiato, faceva testimonianza di un allegro asciolvere, testè compiuto da due persone. Infatti, il Duca e la Baronessa Olga avevano allora finito di prendere il caffè. Eranosoli; nè ospiti, nè servi. Nella stanza vicina però risuonava incessante ilclic clacdelle palle da bigliardo, urtantisi continuamente sul panno verde, e un incrociarsi non meno insistente di voci mascoline.

Olga era avvolta in un'ampia veste da camera dicachemirrosso cupo, e il suo collo spariva nelle pieghe intralciate d'una grande sciarpa di trina fiamminga. L'energia slava della testa spiccava maravigliosamente su quel piedestallo di trapunto e sullo sfondo di cuoio cesellato della tappezzeria.

La Baronessa sedeva, molto allungata, su una poltrona, con un braccio penzolone. Fumava una sigaretta di tabacco orientale ed un molle sorriso sfiorava, tra le fresche gote carnose, le tumide e rosse sue labbra.

Giuliano le era seduto vicino, a cavalcioni su una sedia, e teneva posata una mano sulla spalliera della poltrona. Aveva chinata la sua faccia, così bionda e regolare, verso di lei, tuffando convisibile piacere il naso armato dipince-nez, nel fumo acremente profumato della sigaretta. Poi d'un tratto, arretrando il naso colla mossa d'un fanciullo che s'allontana dal frutto proibito, mandò un sospiro tra mesto e comico.

—Ahimè!—disse poscia con un accento che anch'esso aveva un po' del burlevole, un po' del patetico.—Sapete cosa mi figuro in questo momento?

Ella lo sapeva benissimo, e non si diede la pena di chiedere cosa fosse. Ed egli, per non lasciar morire il discorso, finì la frase così:

—Mi figuro, il vostroboudoirgranata e rosa.

—Sciocchezze.... mio caro; quel ch'è stato è stato. Non è egli convenuto che voi siete per l'appunto il più felice degli uomini? E se mai, in vita vostra, avete fatto delle corbellerie, è giusto....

—Ch'io le sconti, nevvero?—chiese Giuliano con un'amarezza d'accento che voleva esser patetica.

Ella ebbe un maligno sorriso:

—Ma, mio caro creolo, voi siete sempre stato molto indipendente, e avete voluto....

—No.... non fui io, a volerlo—rispose stizzosamente—è stata mia madre.

—Ah!—diss'ella.

E lo guardò sorridendo, con quel sorriso che scopriva tutto quanto il lucido avorio dei suoi denti. In quella giornata grigia, piovosa, nella atmosfera cupa dell'antica sala da pranzo, il suo volto aveva una formidabile espressione di vita, di moto, che aizzava il sangue.... Giuliano si sentiva diventar vile, vile.... vile....

Essa si mise a ridere, ma, nella direzione di quell'occhio azzurro, languido che la guardava ricordando, mandò un po' di fumo, che somigliava a un sospiro inebriante....

—Olga—disse il Duca senza curarsi d'abbassare la voce—ditemi, oh ditemi che non tutte le corbellerie sono irreparabili, e che quella immensa, mastodontica ch'io commisi nel prender moglie....

Olga, con uno dei suoi più chiassosi scoppi di risa, gli troncò la parola in bocca. Aveva veduta la Duchessa, rigida, immobile sulla soglia, di fronte a loro.

Aveva udito? Giudicando dal suo aspetto, c'era poca speranza d'una risposta negativa. Ma Olga pensò che la fortuna arride agli audaci, e con un gesto appena percettibile avvertì Giuliano. Poi, con una disinvoltura superiore ad ogni plauso, s'alzò, e, col più amabile, col più cordiale dei suoi sorrisi, andò ad incontrar la Duchessa.

—Buon giorno, cara, come stai? Sono scesa di buon'ora, nevvero? Le altre dormono ancora.... che pigrone! E così, com'è andata la tua gita misteriosa?

Milla non rispondeva, nè accennava di udire. Ansimava, e, con un gesto nervoso e macchinale, tentava di togliersi i guanti.

—Poverina!—continuava Olga, sempre più premurosa,—si vede che sei molto stanca. Locredo.... con questo tempaccio.... Stavo appunto dicendo a tuo marito....

—Sicuro.... sicuro—interruppe Giuliano, per secondare la Baronessa.—Giusto.... mi diceva, e io rispondeva che tu facevi malissimo, ch'era una delle tue ubbie solite, e che io permettendolo avevo fatto una corbel....

Ma la Baronessa, che studiava attentamente il viso di Milla, troncò con uno sguardo la trovata del Duca.

—Ti senti male?—chiese alla Duchessa, con un mirabile crescendo di gentilezza.

Milla non rispose; si sentiva la gola serrata da uno spasimo isterico. Eppure voleva parlare.... voleva dirla una parola atta ad esprimere il senso d'indignazione che la padroneggiava. Ma l'agitazione nervosa che scuoteva tutta la sua povera personcina fu più forte di lei. Milla si sentiva smarrire, non ci vedeva quasi più, sentiva nelle orecchie uno scampanio stridente. Vacillava, e, per non cadere, s'appoggiò con ambe le mani a un tavolino lì presso.

Olga le corse vicino, e volle sostenerla. Milla, nel suo smarrimento, avvertì il pericolo di quel contatto, e provò un sentimento così violento di ripulsione e d'orgoglio che per un istante si riebbe, galvanizzata.... Si rizzò, diede un passo addietro, e dalle labbra smorte le uscì un «No» vibrato.... pieno d'odio e di ribellione.

Nella vasta sala da pranzo ci fu un momento di silenzio.... poco piacevole.

Poi, a un tratto, la Duchessa svenne.

Eran tutte nel salotto rosso, un po' agitate, un po' inquiete.

—Veramente.... Milla si era sentita male?... Oh! poveretta! Ma come.... perchè?... Forse, la stanchezza del ballo....

—Già—osservò la Garbi,—si vedeva, sulla fine, ch'era un po' abbattuta.

—No,—sentenziò una vecchia signora.—Sarà qualche cosa, qualche novità.

—Magari!—risposero in coro il più delle signore, con qualche sorrisetto....

—Davvero?...—osservò Olga, ch'era entrata in quel momento.—Che bella cosa sarebbe, che felicità per entrambi!...

—Tu eri in sala, nevvero.... quando quella poveretta si sentì male?—chiese la contessina Ghisneri.

—Per l'appunto, mia cara, n'ebbi uno spavento grandissimo. Io ero scesa adéjeuner.... A un tratto, Milla comparisce sulla soglia, pallida come uno spettro. Era stata, Dio sa dove, a far la meditazione.... che so io.... a confessarsi. Sapete, poverina, quanto è pia, quanto è buona! Convien dire che l'umido le avesse fatto male, che si fosse strapazzata.... Poi, è delicatina, nevvero?... Insomma, la vidi annaspare, poi svenne....lì.... sui due piedi. Corsi subito a sostenerla, gridai.... chiamai; per fortuna, c'era gente nella sala del bigliardo.... Venne subito anche il Duca.... scesero le cameriere; la portammo su.... Si riebbe a poco a poco, e l'ho lasciata or ora, che stava meglio.

—Anderò su a vedere—disse la vecchia dama.—Se vi fossero novità.... scriverei subito alla Duchessa Margherita.

—Dov'è ora quella cara signora?—chiese Olga.

—Oh! sempre a Torino. E come dicevo....

—Mia cara Marchesa,—osservò Olga con voce sommessa e carezzevole—rammento ora che Milla stava per addormentarsi; forse un po' di sonno le gioverebbe meglio d'ogni altro rimedio.

In quella entrò Giuliano, e tutti gli furon d'attorno a chiederle notizie di sua moglie. Oh, era una cosa da nulla.... uno sconcerto passeggiero, cagionato dal freddo.... dalla stanchezza. Milla siera riavuta subito.... mandava a salutare le sue buone amiche; dormirebbe per qualche ora, e scenderebbe senza dubbio a desinare.

Giuliano in cuor suo era di cattivissimo umore. Che bestia era stato! uno scolaretto non ci sarebbe cascato più scioccamente.... E in complesso... per.... nulla. E ora chi sa che scena gli toccherebbe, quanti rimproveri gli rivolgerebbe Milla!

Senonchè, con sua grande sorpresa, Milla non gli aveva rivolti rimproveri di sorta. Quand'egli entrò in camera, prima del pranzo, per chiedere sue notizie, la trovò ancora coricata, immobile. Ella parve non avvertirlo; chiuse gli occhi. Giuliano esitò un momento; poi chiamò dolcemente:—Milla!—Essa aprì gli occhi, con un amarissimo sforzo di sorriso, poi, lentamente, li richiuse.

—Milla!—disse ancora Giuliano.

Ella non rispose...; serrò gli occhi più forte, perchè non lasciassero adito ad una lagrima.

Giuliano aspettò un momento, poi se ne andò;adagio e inquieto. Forse avrebbe preferita la scena.

Condusse le signore a fare una trottata. Tornando, si seppe che la Duchessa non scenderebbe neppure a desinare. Le era sopraggiunta un po' di febbre. Gli ospiti espressero naturalmente il loro rammarico; dopo di che, ognuno andò in camera sua a vestirsi pel pranzo.

Ma in quella mezz'ora affaccendata di pettinature riedificate, di vitine assestate alle persone, difichusdrappeggiati sulle spalle, di baffi incerati ed unghie brillantate, una piccante notizia s'insinuò fra una stanza e l'altra, venne scambiata in fretta nella penombra dei corridoi. Dal tinello dei domestici, d'onde aveva prese le mosse, una frase fece rapidamente il giro del primo piano. Quando suonò la prima campana del pranzo, tutti (meno gl'interessati, s'intende) sapevano il vero motivo dello svenimento di Milla. Certo.... era capitata inattesa, e aveva veduto.... aveva udito.... Cosa?... Questo non si diceva,prima perchè non si sapeva bene, e poi perchè nella reticenza c'era un delizioso sottinteso, un ampio orizzonte di supposizioni. L'avvenimento aveva avuto un testimone inavvertito, il domestico che aveva aperta, per la Duchessa, la porta della sala da pranzo.

Naturalmente, le primizie dei commenti ebbero luogo in cucina. Il passato di Olga e di Giuliano non era mai stato un mistero per la servitù; la rinnovata infatuazione del Duca non era certo sfuggita a nessuno di quegli arghi implacabili che si chiamano: i nostri domestici. Si parlava dell'accaduto, senza ombra di reticenza.

I più compativano Milla, e fra questi erano, naturalmente, i dipendenti nati della casa. Ma un certo nucleo si ostinava a proteggere Olga, una bella donna, perdio, e che, quando montava a cavallo, mostrava d'avere un gran coraggio e un polso d'acciaio!

Qualcuno interpellò Drollino:

—Che te ne pare, eh?...

Ma egli non rispose; disse che aveva altro pel capo.... un certo puledro che gli pareva tendere ad azzoppare. Prese il berretto ed uscì, benchè piovesse che Dio la mandava.

Olga scese a desinare, bellissima nel velluto verde-oliva della sua riccatoilette. Ma alleentréescominciò a sospettare qualcosa. Sorprese qualche sorrisetto bizzarro, qualche occhiata curiosa, che si fermava un momento addosso a lei e poi fuggiva rapidissimamente.

All'arrosto, era quasi certa; al caffè, non serbava ombra di dubbio. Qualcuna si rivolse a lei per chiederle, con una strana inflessione di voce, le notizie di quellacaraMilla.

Olga non si scompose per nulla. Celò a meraviglia la sua viva irritazione, fu più serena, più affettuosa, più amabile che mai. Rispose sempre a tuono, ignorando i sorrisi, ostinandosi a non afferrare nulla più del senso letterale delle varie interrogazioni che le venivano rivolte.

Ma, in fondo al cuore, era furibonda. ConMilla, ben inteso. Cos'era venuto in mente a quella sciocchina d'invitarla ad Astianello per farle poi di quelle scene mute da vittima? E il bello era che lei non se ne curava per nulla di quello stolido di Giuliano, ed era animata delle migliori intenzioni. Lui, si sa, sfido io!

Olga aveva voluto provare, divertirsi un poco, nulla più. L'avevano invitata per far vedere che non la temevano; è naturale ch'essa desse loro una piccola lezione. Ma ora Milla, colle sue imprudenze, la metteva in una posizione falsa, seccante..., e quasi quasi meritava davvero....

Durante tutta la sera, quella valente schermitrice fu impareggiabile. Si mostrò così gentile, così naturalmente calma, seppe talmente manovrare, celando l'apparenza d'ogni manovra, che a poco a poco i più creduli cominciarono a dubitare. E giunta l'ora di separarsi pel riposo notturno, alcune fra le signore chiedevano a sè stesse:—E se non fosse vero?—Molti aspettavano l'indomani per decidere. Bisognava vederledi fronte.... Milla e la Baronessa. Davvero, sarebbe interessante. A domani, dunque. Intanto non ci si annoiava ad Astianello.

Ma l'indomani non fu apportatore della scena desiderata. Milla non si era alzata e la febbriciattola perdurava.

Giuliano era crudelmente imbarazzato. I suoi doveri di padrone di casa lo assorbivano in parte, occupavano buona parte del giorno; ma ogni tanto bisognava pure che salisse a tener compagnia a sua moglie, e quelle brevi soste nella camera azzurra non riescivano punto piacevoli. Eppure Milla continuava ad astenersi dalle scene; essa non gli rivolgeva mai la parola, non lo guardava. Era sfinita, non provava che un immenso disgusto, un imperioso bisogno di assopirsi, d'annientarsi nell'oblio. Oh! se avesse avuto sua madre! Se avesse potuto chinare sul seno d'una vera amica la sua povera testa così greve ed ardente e narrare, piangendo, la sua sventura! Ella, che aveva tanto d'uopo d'amore, di simpatia!Si sentiva, per la prima volta in vita sua, supremamente offesa.... Quando vedeva Giuliano, il suo orgoglio di donna onesta si ribellava, imponeva silenzio all'amore. Essa non poteva parlargli, non poteva guardarlo.... La forza della volontà aveva e serbava alzata una barriera che pareva di ghiaccio. Ma dietro a quella barriera, il povero cuore di donna sanguinava lentamente, in silenzio!...

Il giorno dopo, fu chiamato il medico del villaggio. Era un buon diavolo, onesto e capace. Giudicò, colla sua semplice esperienza, che la Duchessa avesse, più che altro, bisogno di riposo; e, vedendo che le circostanze, il tramestìo degli ospiti non si prestavano guari all'attuazione di questo desiderio, pensò di parlarne francamente al Duca. Ma il caso aveva disposto altrimenti. Nello scender le scale, s'imbattè in una vecchia signora, la quale prese a informarsi minutamente della salute di Milla, e finì coll'alludere discretamente alla possibilità d'uno stato interessante.

Povera contessa Nemi, ci teneva allo stato interessante di Milla! Ai suoi tempi, era il solo male che patissero le spose, ed essa non ne intendeva altri. Rimase dunque attonita e quasi scandalizzata quando udì che si trattava invece d'una febbre continua. Oh Dio.... ella che aveva tanta paura delle febbri.... Ma di che sorta di febbre si trattava?... Sperava bene che non fosse infiammatoria.... non attaccaticcia....

—Eh! eh!—disse il dottore, cogliendo la palla al balzo—non so, spero che non sia.... non si può precisar nulla per ora..., ma non vorrei.... che.... certi lontani indizi di tifoidea.... Dio guardi, potrebbero far capolino da un momento all'altro....

La contessa Nemi strisciò frettolosamente una semi-riverenza, e scappò via. Il medico s'allontanò ridendo, senza nessun rimorso pel suo stratagemma. I medici di campagna hanno talvolta delle benefiche audacie di questo genere.

La sera stessa, la Contessa riceveva una letteradel suo notaio, che, per un affare urgentissimo, la richiamava a casa. E, caso singolare, la Garbi aveva notizie non troppo buone di sua madre. Due partenze furono dunque annunziate per l'indomani. Le signore chiedevano col più vivo affetto notizie di Milla, ma nessuna insistè, come avevan fatto tanto gentilmente nei primi tempi, nell'offrirsi a tenerle compagnia. E in capo a due giorni Olga pensò bene di ricevere un telegramma di suo marito, il quale le chiedeva di venire a raggiungerlo, scusandosi di non poter egli stesso recarsi a riprenderla, per affari molto intricati, della cancelleria, s'intende.

Giuliano, quando seppe di questo telegramma, ebbe un momento di viva irritazione. Ecco che se ne andavano tutti e lo lasciavano lì solo.... in faccia a quella donnina smorta, che non gli faceva scene, ma non voleva saperne di alzarsi, nè di guardarlo in viso.

Poi ebbe un sentimento di soddisfazione. Eh, eh..., la cosa prendeva un certo aspetto.... Megliocosì.... forse la posizione avrebbe potuto farsi critica, ed egli era tanto.... creolo!

Olga prese a tempo la decisione di partire. Dubbi o non dubbi, la sua fermata ad Astianello non era più indicata: le altre signore formavano un formidabile areopago.

La simpatia per Milla era tornata, alla lontana sì, ma viva assai, avvalorata dall'invidia che, alla lunga, Olga doveva pur destare in un circolo femminile. L'invidia non ha molta strada da fare per diventar censura, e la Russa conosceva molto bene ciò ch'era atto a giovarle, o a recarle danno. Aveva saputo sino ad allora farsi perdonar molto, e non compromettere in nessuna delle sue varie vicende di.... cuore l'invidiabile posto che occupava nella società. C'era rimasta, imponendosi o altrimenti, anche a dispetto della sua lunga avventura con Giuliano..., ma essa sapeva benissimo sino a che punto si può gettare impunemente della polvere negli ocelli. Trovò dunqueun effetto di partenza felicissimo; l'onore della ritirata era più che salvo!... Ma in fondo era indispettita, e, all'ultimo momento, un dubbio l'aveva inquietata. Forse la malattia di Milla era un'astuzia di guerra.... la Duchessa si liberava così di lei e delle sue apprensioni.... E, sotto l'impressione di quel sospetto, morse per un secondo le bellissime labbra.

Di Giuliano non le importava affatto; pure seppe così bene simulare presso di lui che, nell'animo di questi, quel po' di rimorso relativo che s'era andato formando a fatica, tacque subitamente per dar luogo ad una specie di vigliacco dispetto! Olga se ne avvide, e, mentre saliva nel legno che doveva condurla alla stazione, mandò in su uno sguardo rapido, ma strano, verso la finestra chiusa della camera di Milla. E lasciò per lei i più affettuosi, i più cordiali saluti, certa di rivederla presto, perfettamente guarita, fresca come una rosa. E frattanto ella stessa era bellissima, forte e formidabile nella pienezza vigorosadelle forme. Era molto attraente così, in abito da viaggio. Le sue pelliccie non l'infagottavano punto come infagottano il più delle signore; parevano avvolgerla come il manto d'una regina selvaggia.

E Giuliano rimase solo coll'ammalata.

Non già un'ammalata grave. Di tifoidea nessun indizio; la febbriciattola non cresceva, e veniva solo ogni tanto. Milla s'era alzata per salutare la vecchia signora, amica di sua suocera, e anche per assicurarla che ora stava propriamente benino. Ma, dopo la partenza degli ultimi ospiti, era tornata a star così così. Non usciva più di camera, mangiava poco o nulla, e ogni tanto si metteva a piangere in silenzio. Con Giuliano non scambiava che qualche rara e indifferente parola. Era esausta di forze, ma resisteva, e in quella lotta, che nessuno avvertiva, la sua energia si consumava. Il suo era uno di quei graduati sfinimenti a cui certi temperamenti femminili si prestano fatalmente. Questo bizzarrogenere di malattia non è punto mortale in sè stesso, si può benissimo guarire, solo però quando lo si voglia assolutamente. Se no, si muore, commettendo innocentemente un insensato e crudele suicidio.

Due settimane passarono così. Giuliano incominciava a impensierirsi, e il medico del villaggio a non saper più che dire. Un giorno, uscì a proporre che si chiamasse un altro dottore.... per avere un parere di più.

—Ah!—disse Giuliano.

Si sgomentò. E se veramente la povera Milla.... fosse proprio così malata.... per aver udito quello sciagurato colloquio! Che stupido era mai stato! E Olga lo aveva canzonato bellamente; dopo tutto!.... Mentre invece Milla l'adorava, povera creatura! Oh! sì!... ci voleva proprio un bravo medico, una celebrità. E la celebrità, chiamata telegraficamente da Giuliano, capitò pochi giorni dopo ad Astianello.

Non disse gran cosa, in complesso. Parlò dinervi, di gran simpatico, d'anemia, di debolezza. E mentre faceva queste osservazioni e teneva fra le mani il polso bianco e magro di Milla, guardava attentamente ora Giuliano, ora la faccia rigida della Duchessa.

Finì dunque coll'assicurare che non c'era nulla di grave; ordinò marziali, accennò alla necessità d'una vita molto quieta; e suggerì di passar l'invernata nel Mezzogiorno. Poi se ne andò, certo in cuor suo che quella donna soffriva crudelmente, senza concedersi uno sfogo. Il celebre dottore non era soltanto celebre, era vecchio, conosceva del pari la donna e la vita.

Nell'andarsene, ebbe una sorpresa. Giungendo alla stazione, vi trovò ad attenderlo un giovinotto bruno, magro, con due occhi assai vivi e profondi, il quale, qualificandosi per un addetto della tenuta d'Astianello, gli chiese semplicemente, ma in modo abbastanza categorico, se la Duchessa fosse ammalata molto, molto?...

Il medico non ricusò di rispondere, ma non sicurò di dare al giovanotto nulla più d'una di quelle elementari risposte, ch'egli giudicava sufficienti a soddisfare la curiosità o l'attaccamento ai padroni, da parte d'una persona di servizio.

Ma Drollino non si contentò.

—Potrebbe morire? chiese colla massima calma.

La celebrità medica, impazientita alzò le spalle.

—Caro mio, che andate chiedendo? Perchè dovrebbe morire? Ha un buon temperamento, è giovane. Ha bisogno di quiete e che la lascino stare in pace, ecco tutto.

—Già, disse Drollino.... Ma se invece....

Rimase in silenzio, con un'espressione bizzarra e cupamente inquieta.

—Che ci siano ancora dei servitori affezionati? chiese a sè stesso il celebre medico mentre saliva sul treno, in una bella carrozza di prima classe.

—Ecco qua, borbottava in guardaroba, la vecchia Tonia, è la terza volta che viene oggi, colla scusa di prender le notizie della signora Duchessa.

—Eh, eh! rispose la Teresa, la guardarobiera in secondo, non ha poi tutti i torti; non è il diavolo la Carolina. E lui ha un bel salario ora, e sono tutti e due della tenuta. Sarebbe un bel matrimonio.

La Carolina entrò all'improvviso.

—Che c'è? chiese stizzosa, indovinando che la sua venuta aveva troncato un discorso.

—Niente, niente. Si diceva soltanto di.... Drollino.

—Miracolo! ribattè la giovane.... E sarà per dirne del male, mi figuro! tutti ce l'hanno amara con quel poveretto. E io invece sostengo che....

—Eh! si sa, si sa....

—Cosa si sa?... Non è vero niente, a me non me ne importa niente affatto di colui, non mi dispiace, no, perchè è un buon figliuolo, affezionato alla signora.

—Sfido io, saltò su a dire la Teresa, sono stati beneficati tutti dalla casa, quando c'era il padrone vecchio.

—Bene, bene.... Oh gli altri non sono forse stati beneficati anche loro?... Eppure.... guardate se si rammentano di venire a vedere se la padrona è viva o morta.

—Caspita! susurrò la Tonia, non hanno mica le ragioni che può avere Drollino di venire in guardaroba.

La Carolina arrossì e tentò una smorfia.

—No, no ve l'assicuro, viene proprio soltanto per sapere....—Ma lo diceva mollemente, con un mezzo sorriso biricchino e un po' ipocrita.

—Non è vero che sia cattivo, proseguì, anzi, ha buonissime maniere. Vien su adagino.... per non far strepito e sta a sentire tutto quello che gli dico.

E gliene diceva, quella buona ragazza.... Si rifaceva con lui delle lunghe ore silenziose che le toccava passare in camera della Duchessa. Gli narrava in disteso come la padrona divenisse ogni giorno più pallida e più magra, e come ella la ritrovasse sempre immobile, cogliocchi chiusi e con certi lagrimoni tanto fatti, sulle guancie. No, no, alla Carolina non la davano a bere e i medici potevano dir nomacci latini quanti ne volevano, ma il male di quella signora era tutta passione, ecco cos'era, le gelosie e le pene che le aveva fatte passare il Duca per quella strega grassa, per quella Russa che rideva sempre.

Drollino ascoltava attentamente questi sfoghi della Carolina, senza dir nulla, senz'avvedersi che la cameriera belloccia e garbata avrebbe forse parlato anche di qualcos'altro. Egli aveva ben poco da fare in quei giorni e però ammazzava il tempo a furia di lunghe, faticose cavalcate, al ritorno delle quali Mia era bene spesso tutta bianca di schiuma.

Qualche volta, in casa o pel viale Drollino si imbatteva col Duca. Giuliano non s'accorgeva sempre della presenza del giovane, ma Drollino avvertiva ogni volta, con una specie d'intuizione, l'appressarsi del padrone e se n'aveva il tempo,evitava l'incontro. Sentiva, vedendolo, uno strano brivido nel sangue, involontariamente digrignava i denti, gli veniva come un'insana voglia d'essere insolente verso quell'uomo, di ribellarsi a lui. Un'acre bestemmia pareva destarglisi in bocca. Ma allora gli veniva in mente la Duchessa, a cui le bestemmie spiacevano tanto, e non ardiva proferirne.... Eppure con quale piacere egli le avrebbe scaraventate in faccia al Duca.

Lo odiava profondamente.... senza scrupoli di sorta. Egli non era persuaso di essere al suo servizio. La sua padrona era Milla. E ora Milla.... forse morrebbe per colui!

Una volta Drollino, capitando in scuderia, ci trovò il Duca, che a passo lento e a capo chino traversava l'andito. Gli tenne dietro con uno sguardo torvo, e un'idea confusa, ma terribile, gli balenò nella mente.

E per salvarsi da quel pensiero, ne evocò un altro, non mai completamente abbandonato per l'addietro, un pensiero che l'aveva agitato sin dabambino, quello di fuggire con Mia, d'andar lontano lontano. Così non saprebbe nulla, non vedrebbe nulla se.... caso mai!...

Lasciò la scuderia, e si diresse verso il suo antico alloggio.

Era una piccola cascina, addossata ad un vasto fabbricato ad uso fienile, e stava proprio dirimpetto alla grande estesa del piano. Un vecchio guardiano dei pascoli vi faceva dimora colla famiglia. L'alloggio di Drollino consisteva in una ex-cucina a terreno; egli vi aveva lasciato il suo letto, due seggiole e una vecchia cassapanca, dove serbava, alla rinfusa, i pochi panni ereditati dal padre, i suoi, non quelli di livrea, e qualche cianfrusaglia. Era un pezzo che non capitava laggiù. La massaia aveva approfittato della sua assenza per ammonticchiare in un canto della stanza l'ultima raccolta delle patate; ampie ragnatele si erano acquartierate fra le travi del soffitto, e l'unica finestrina aveva i vetri rotti.

Aprì la cassapanca, e prese a rovistare neivecchi panni. A un tratto s'arrestò. Gli era capitato sotto le dita un oggetto pesante, freddo. Con un gesto vivace l'estrasse. Era una vecchia pistola a due canne, ed egli riconobbe subito la solita arma di guardia di suo padre. L'esaminò a lungo; era ancora in discreto stato; cercando bene, trovò pure in un angolo della cassapanca lo scatolino delle cariche.

Drollino non pensò a rimettere in ordine i panni. Guardava fisso fisso, come magnetizzato, quell'arma vecchia, cogli acciai un poco irrugginiti.

Lentamente prese a pulirla, la rimise in assetto, poi la caricò, pensando:—Servirà pel viaggio.

Ma quando la vide lucida, forbita, pronta, col grilletto obbediente, si fermò di nuovo. Aveva il volto acceso, le tempia gli martellavano; ed egli alzava, riabbassava, trattenendolo, il cane, con un gesto che aveva qualcosa di convulso, come se si dibattesse nello stretto di un'intima, formidabile lotta.

Finalmente, su quella faccia stravolta passò il lampo d'un pensiero che vinceva. Drollino cacciò la pistola nella tasca interna della giacca che indossava, poi ricacciò tutti assieme e confusamente i panni nell'interno della cassapanca.

Giunto a casa, chiese della Duchessa. La febbre era aumentata.

L'indomani, cadde la prima neve e seppellì nel bianco silenzio invernale gli orizzonti della splendida villa. Una grande malinconia invase al casa. Il Duca non si vedeva quasi più, e Milla, da più giorni non si alzava. Il freddo capitato così improvvisamente, le aveva fatto male. Non già che soffrisse molto; anzi, s'era come adagiata in una grande quiete funesta, le pareva di sentirsi cullata nella progressione lenta, molle d'un'atonia che l'assopiva dolcemente. E se a capo di questa progressione ci fosse anche la fine.... ebbene.... tanto meglio!... Così non si poteva vivere. Umiliarsi, ella?... tanto offesa.... dimenticare? Ah no!... piuttosto morire, morire....

Giuliano era, dal canto suo, profondamente agitato. Un rimorso grave turbava quell'anima impotente. Egli provava il sincero desiderio di salvare quella donna, che alla sconfinata vanità di lui offriva l'olocausto della propria vita. Lungi dall'immediato dominio di Olga, egli tornava in sè, si pentiva d'averla amata ancora, gli pareva d'abborrirla. S'inteneriva sulla sorte di sua moglie, piangeva spesso, uscendo dalla camera azzurra. Avrebbe pur voluto (egli che detestava le scene) cadere ai piedi di Milla, dirle che però, in fondo, non era colpevole come forse ella lo credeva.... implorare cionnullameno il suo perdono... giurarle, e mantenerle poi, una fede sincera e.... assoluta.

Tentò due o tre volte una spiegazione. Ma essa lo guardò con un'alterigia così profonda, così glaciale, ch'egli interruppe subito i preliminari e rimise la spiegazione a.... più tardi.

Un giorno, la Carolina annunziò a Drollino una cosa che le faceva molta pena. La Duchessa aveva mandato a chiamare il padre Loria.

Drollino non disse nulla più che il suo solito «Ah!» ma lo disse con un accento rauco, quasi gutturale.

Allora la Carolina volle rassicurarlo. Oh! oh!... non era già perchè proprio si fosse a questi estremi; ma la signora Duchessa era tanto pia, e poi.... forse....

Drollino rimase serio, cupo, cogli occhi fissi sul tavolone dove si stirava.

Nevicava fitto fitto, a grandi falde, lente e sfioccate, e il padre Loria giunse sotto l'atrio in uno stato proprio compassionevole. Mentre si asciugava davanti al fuoco acceso nel gran camino della stanza da pranzo, il duca venne a incontrarlo. Il colloquio fu breve, riuscì freddo, quasi come la giornata. Il prete e il padrone di casa si studiavano a vicenda, e a vicenda diffidavano l'uno dell'altro.

Giuliano ebbe due o tre frasi un po' contorte; raccomandava di non stancare la Duchessa, già piuttosto deboluccia, poveretta. Il padre Loriaebbe due o tre mosse del capo, che non rassicurarono al tutto il Duca. Ma questo dovette pure mormorare un cortese:—S'accomodi,—sulla soglia della camera azzurra, e ritirarsi adagino, mentre la dolce figura paterna del sacerdote s'accostava lentamente al letto di Milla.

Il padre Loria non fece certamente apposta a inquietare e a stancare la Duchessa Milla, ma certo è che la inquietò e la stancò orribilmente, e il loro colloquio riuscì critico e tempestoso. Fu un vero duello tra l'autorità e la ribellione.

Milla gli narrò ogni cosa con uno sfogo febbrile, con tutto l'impeto del suo risentimento, col bisogno di simpatia che la torturava. Gli narrò, con subita energia, il suo amore pel marito, e il dolore che sentiva roderle la vita, come il verme rode la radice d'un fiore. Oh! essa l'aveva amato tanto.... così ardentemente.... No, la sua mitezza non era stata vigliaccheria, la sua docilità, tenera, inesauribile non era la debolezza d'un'animainetta al dominio; era stato un volere ragionato, era la sua interpretazione dell'amore, era una insaziabile necessità di sacrifizio, una manìa innamorata di abnegazione! Essa si era fidata.... aveva voluto fargli vedere che si fidava!... Voleva a tutti i costi bastare al cuore di quell'uomo! E tutto ciò non era valso a nulla. Era caduto un'altra volta ai piedi di quella.... E ora?

Il padre Loria la lasciò dire. Ma, quando essa ebbe finito, quando, ancor tutta fremente del suo sfogo, si lasciò ricadere sui guanciali con un gesto risoluto, egli prese a parlare.

Non fece discorsi lunghi.

—La comprendo e la compatisco,—mormorò dolcemente. Poi, mentr'ella lo guardava smarrita cogli occhi grondanti lacrime, ingiunse pacatamente:—Ora bisogna far due cose. La prima: perdonare.

Essa ebbe un lungo brivido.—E poi?—chiese con un'appassionata ironia.

—Bisogna vivere....—rispose semplicemente il padre Loria.

Un'ora dopo, quando il vecchio prete uscì dalla camera della Duchessa, s'imbattè subito col Duca, il quale, impaziente ed inquieto per il lungo protrarsi del colloquio, camminava a gran passi in su ed in giù nel corritoio. Confessore e marito scambiarono un saluto cortesissimo.... ancor più cortese di quello dell'arrivo.... ma non meno diffidente e pieno di mutua avversione.


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