Chapter 10

Per niente.Tutte le strade vanno a finire in questa parola che domina lʼuniverso:—Niente.Ed anche per lei, che aveva camminato con tanta bellezza dietro il suo piccolo sogno, ed anche per lei, che si era elevata con lʼanima sua di danzatrice fino a conoscere lʼamore di Maria Maddalena.Per niente.Le strade vanno; sono il principio della distanza, il colore dellʼanima che si allontana: portano in sè molta polvere, molto sole, hanno tutte una meta—e non arrivano mai.Un piccolo cuore di ballerina, mandando un sorriso dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna, certa sera di neve, nella Parigi Babelica, si era divinamente innamorato.Per niente.Mandò amore come un rosaio manda profumo: per niente.Si avvolse di musica e di elevazione come un giardino addormentato, nel chiaro plenilunio del Maggio, si gonfia di poesia.Per niente.Un giorno la barbara Città splendente camminò sovrail suo piccolo cuore. Vasta e forte, con il suo peso tremendo, camminò sopra il suo piccolo cuore. Parigi la Grande brillava e girava intorno al suo fermo spavento come il carrossello di una terribile fiera. Mandava un repentino soffio di tragedia ad investire i suoi capelli biondi; sciupava, sfogliava con adirata violenza i semplici fiori del campo, i fiordalisi di Mimi Bluette.Allora partì.Prese la via del mare, del mare nomade che oscilla fra le bionde rive cariche di violenti giardini.Per niente.Sola camminò per lʼAffrica vertiginosa, nei delirii della terra interna, verso i fermi uragani di sole. Camminò. Le fontane degli erranti abbeveravano la sua torbida sete. Le sue bianche mani si abbronzarono e lʼanima sua divenne colore dellʼesilio. Camminò. E pose il piede nella desertica terra ubbriacante, ove, nella dannazione del sole, nessuna eco più giunge del perduto mondo.Le dissero chʼegli era più lontano; e più lontano lʼamore la portò.Per niente.Giunse dove guerreggiano e cadono, sotto le armi della Grande Repubblica, i soldati senza patria, la carne da macello e da conquista, gli esclusi per sempre dalle famiglie del mondo, che solo ridon nei giorni di massacro, quando li ubbriaca lʼodore della polvere da schioppo, le baionette brillano, e spiegata batte nel vento la bandiera dellʼergastolo camminante.Li guardò negli occhi, li guardò nello spirito, concavo e spento come unʼorbita senza pupilla: e nella rossa vampa ove si agita la potenza del delirio affricano le parve di essere divenuta una loro innamorata sorella. Poichènellʼanima portava ella pure il colore dellʼesilio, il sogno dellʼultima stella che si accende su la strada più lontana.Quanto sole!... quanti roghi accesi nello spazio... e dappertutto, a perdita dʼocchio, nel cerchio del mondo visibile, che infinito scintillìo!...Per niente.Come le strade, come il deserto e lʼoceano, come la vita e la morte, così lʼanima sua, lʼamore dellʼanima sua, portava unʼazzurra fedeltà nei turbini della distanza infinita.Per niente.Nelle oasi profumate si addormentò con la fronte posata sovra il braccio bianco. Le donne del Guébli, scure, con occhi a mandorla, già crespe di vello sudanese, logore di selvaggia maternità, venivano a guardare in silenzio la bella cristiana.Era la ballerina di Parigi, quella che aveva prostituito il suo corpo divino sotto gli archi elettrici delle ribalte maravigliose nella musica dellʼaffascinante My Blu; era un gioiello da principe, lʼetèra per un vizio da re, lʼopera dʼarte umana che Parigi aveva messo allʼincanto; era la rosa delle rose nei giardini dei Campi Elisei...Ed ora la portavan le bufere di sole per la via senza ombra del terribile Gharb.Si fermava presso le tende bianche dei nomadi accampamenti, la sera, quando il remoto Sahara trema di una elettrica oscurità ed un orribile splene contorce le anime di questa gente che non conosce il suo cimitero.Li aveva qualche volta veduti partire in colonne agili e serrate, dietro i méhari che portavano le belle mitragliatrici; qualche volta rientrare in silenzio, a fronte china,come un gregge decimato nei tradimenti della Chaouïa.Li aveva qualche volta veduti nei giorni di «cafard», nellʼiracondia e nellʼangoscia dellʼorribile splene, chiudersi con una tremenda gelosia, con una cieca rabbia, sul proprio essere anteriore; starsene in disparte, muti, avversi, obliqui, come bestie contagiate, quasichè li assalisse una torbida memoria di quel mondo che avevano sepolto nel lor cuore dʼuomini, o li stringesse fino alla gola, chissà mai per quale urto, chissà mai per quale ombra, un subitaneo furore dellʼanima non ancora sopita.Era la ballerina di Parigi, quella che aveva regalato alla Città Babelica il suo lieve cuore di danzatrice, la sua pura e scintillante nudità... Ma ora chiudeva nellʼanima lʼamore di Maria Maddalena, ed aveva traversato il deserto per recare allʼamante che amava, nel trasparente cálice del suo palmo, un sorso fresco dʼacqua di fontana.Ed ella non sapeva nemmeno chi fosse questʼuomo. Era venuto a lei da una storia buia, da tutto ciò che nel mondo si chiama «lontano».Forse aveva una casa in qualche terra straniera, ed una sua donna paziente, che innamorata lʼaspettava in qualche lontana città.Forse, nelle sere profonde, anchʼegli piangeva di rimorso e di malinconia, pensando alla distanza invarcabile che lo separava dalla sua vita.E chissà mai quante volte, nella terra senza ombra, dove lʼacqua nascosta non manda fiore, dove la bandiera dei Legionari sventola come una fiamma nel sole del terribile Gharb, chissà mai quante volte gli avevaubbriacato lʼanima quel biondo profumo di poesia che dai giardini delle terre crepuscolari mandavano al suo cuore morto i fiordalisi di Mimi Bluette...Le strade vanno, sono la forma della velocità, la musica dellʼesilio: sono distanti perchè si avviano, sono ferme perchè non arrivano mai. Le strade sono la polvere del Tempo:—nientʼaltro; la polvere di una distanza che non è mai cominciata, che non finirà mai:—nientʼaltro.Ecco; e forse quel Nomade lo sapeva.Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.Ed allora forse quel Nomade pensò chʼera meglio fare come il sole; volgere verso il Gharb, la terra dʼOccidente.Camminare laggiù, nella vampa, dove tramontano le strade, con lʼanima seppellita nellʼombra dʼuna fortuita bandiera.E lasciò agli uomini saggi, agli uomini calmi, tutto quello che gli avevano dato: qualcosa che si chiama una patria, qualcosa che si chiama un focolare, qualcosa chʼegli portava sopra di sè come una veste importuna: il suo nome; qualcosa infine che lo aveva innamorato troppo tardi, troppo tardi... un amore.Vivere o morire, questo non era importante; ma solamente voleva dividersi dallʼuomo che fra gli uomini era stato. Voleva mettere lʼinvarcabile fra il suo cuore e sè. Dovunque lʼandassero a cercare, nei diligenti libri dello Stato Civile, di lui avrebbero detto:—«Scomparso»—di lui avrebbero detto:—«Forse non cʼè più.»Camminare inforno al formicaio degli uomini saggi, degli uomini calmi, senzʼavere la propria esistenza inchiodata nelle caselle dʼun passaporto. Nemmeno davanti al suo cadavere, nessuno che potesse dire chi fu.Non vʼera alcuna patria della terra che gli potesse dare questa orrenda libertà, se non lʼesilio dei morti che vogliono ancor vivere, la truppa dove al soldato non si domanda che di saper morire.Chi era?«Laire.»Laire: il suono dʼuna sillaba, cinque veloci lettere dellʼalfabeto... Era tutto, e bastava.Così erano a decine, laggiù, nei reggimenti stranieri, nel delirio del terribile Gharb.La sera talvolta si udivano cantare.Distesi allʼombra dei palmizi biondi, verso lʼora in cui sʼaccendono i fuochi tremuli dei bivacchi, tra il fumo denso che immobilmente sale verso lo zenit vertiginoso, cantavano a voce spiegata le afose nenie delle tappe, le buie canzoni dʼAffrica dellʼergastolo camminante.Era forse, per quegli uomini, lʼultima sera di vita, lʼultimo colore di crepuscolo su la terra che non ha tombe nè focolari. E guardando con fissa maledizione il disco enorme che affondava nellʼantipodo scintillante, con ira e con oblìo cantava, prima di farsi uccidere, «la gloriosa canaglia» della Legione Disperata.Questa era la gente che non avrebbe mai sepoltura.Là indietro, su le frontiere dellʼesilio, avevano lasciato agli uomini saggi, agli uomini calmi, anche il cimitero.Qui, nellʼoceano di sabbia, le bianche ossa dei morti perennemente cambiano sepoltura.Le strade vanno, sono il pendìo del sepolcro, la tappa della strada che non cʼè; tramontano come le ore dʼun giorno, convergono tutte nel deserto, laggiù, verso la terra folle, dove, negli uragani di sole, con lʼiracondo nomade vento il sepolcro cammina...—Eh bien. Madame, je suis désolé, désolé de ce que vous me dites, mais je ne me sens pas le droit de vous mentir, ni de vous épargner cette peine, pour cruelle quʼelle soit...Nellʼoasi di Beni–Abbès, nella dorata penombra che riempiva la tenda spaziosa del capitano–aggiunto Letellier, Mimi Bluette si portò convulsamente le mani alla gola, e stette immobile a fissare lʼuomo che le parlava; un ufficiale scarno, febbricitante, seduto quasi a terra sovra il suo letto da campo, e che ogni tratto alzava la mano con un moto meccanico, per toccarsi la fronte bendata.Sovra due cassette vuote un legionario scriveva celeremente; un altro riceveva i messaggi del telefono da campo. Lʼufficiale medico preparava una fresca bevanda di cognac, di ghiaccio e di limone.—Est–il–mort?...—disse infine Bluette, con una voce che appena si udiva.—Dans des circonstances particulièrement héroïques, Madame, le matin du 23 Septembre, face à lʼennemi.Solamente i suoi occhi vissero quellʼattimo di vertiginoso dolore; ma il suo corpo immobile nulla sentì. La ferita le passava il cuore senza ucciderla; solo, da quel momento, i suoi dolci occhi azzurri non furono mai più gli occhi di Mimi Bluette.Poi, dʼun tratto, barcollò, aperse leggermente le braccia, il suo corpo si piegò in due come una sciarpa, e cadde per terra di schianto, senza far rumore. Lʼufficiale medico non ebbe nemmeno il tempo dʼallungare un braccio per darle aiuto; lʼaltro, il capitano ferito, riuscì ad alzarsi con estrema fatica, e, dopo averla sollevata, insieme la portarono a sedere sovra il lettuccio da campo.Ella riaperse gli occhi e li guardò con il suo cuore morto.Allora il capitano sedette vicino a lei, con le ginocchia rialzate fin presso il mento, le spalle raccolte nellʼangolo che la tenda formava sopra un filo dʼacciaio, mentre il medico, un bel fanciullo biondo con gli occhi di cortigiana, li guardava in silenzio muovendo le sue mani pallide.Si udiva in quel silenzio lo stridore veloce della penna sul ruvido protocollo militare. Nella distanza dellʼoasi, ad intervalli, cantando, un falegname picchiava. Le voci aspre dei cammellieri giungevano dal profondo palmeto.Allora il capitano disse:—Le soldat Laire est tombé sous mes yeux pendant le combat que nos troupes livrèrent le 23 Septembre aux insurgés de la harka marocaine. Jʼy ai été blessé moi–même, comme vous voyez. Son nom a été portésur la liste des morts, bien que nous nʼayons pas pu recouvrer son corps. Sur proposition de son chef de bataillon, on lui a décerné la Croix de guerre. Sa médaille a été portée à la salle dʼhonneur du 1.erRégiment Etranger. Il fut un brave, Madame; soyez–en fière!—Donne–moi quelque chose à boire, veux–tu, major? Jʼai horriblement soif.Con la sua mano delicata il medico versò la bevanda, e gli sorresse la nuca mentrʼegli beveva.—Nous étions partis pendant la nuit avec les mitrailleuses. Nous savions très bien quʼil nous attaqueraient. On nous les avait signalés dans plusieurs directions du Gharb. Le Gharb, savez–vous, cʼest comme le Bois de Boulogne pour les jeunes filles: il y a, paraît–il, des satyres. Nous étions trois cent quatre–vingt, quatre cents, pas plus; il sont, eux, comme les sauterelles; plus on en fauche, plus il en vient. Mais nous avions des ordres, quoi!... il fallait obéir. Nous avons obéi. Nous sommes revenus soixante–treize, et il fallait voir en quel état! Oh, je sais bien, à Paris on ne sʼen doute guère!.. Les Coloniaux? eh, quoi, la belle affaire! Cʼest leur métier à eux de se faire «zigouiller!» Peste, Madame! Je vous dis que ces gros bourgeois ne se doutent de rien. Du cinq pour cent et Monsieur Fallières: voilà leur façon dʼentendre la patrie. Cʼest commode, hein? Oui, sûrement, cʼest tout à fait kouss–kouss!—Major, approche la carafe, je tʼen prie...Bluette lo ascoltava immobile, piegata su lʼala che formavano le sue lunghe ginocchia, sola, deserta, con gli occhi allucinati nel vapore del lontano sole.—Mais lui, ce brave Laire, il avait du définitif dans lʼâme, ce matin–là. Il marchait dʼun pas allegre, à quelquesrangs devant moi, et sa haute taille était la plus belle du bataillon. Pour un dernier venu, je vous assure quʼil était vieille–garde. Le sous–off me disaient:—«Capitaine, voilà un dandy!» Ce Laire, il nʼavait pas prononcé quarante mots depuis son arrivée. Il avait le cafard des nobles, le cafards des gens qui se racontent à un brin dʼherbe, mais qui jamais ne soufflent mot à leurs copains. Cʼest pour vous dire, Madame, que nous lʼavions compris. Et moi, par exemple, je trouve assez naturel que vous ayez fait pour lui ce long voyage.Le strisce di fumo della sigaretta che aspirava il tenente medico rimanevano sospese nellʼaria come larghi veli.—Oui, cʼest bien sûr; pour nous tous, les Batt dʼAff, il vient un jour où nous avons du définitif dans lʼâme. Il nʼy avait quʼà le regarder, ce matin là, pour comprende que cʼétait «son jour». Lʼaube était rouge comme ces paniers de cerises quʼexposent les fruitières du Faubourg Saint–Honoré. Cela aide. Rien ne donne lʼenvie de devenir noir comme cette lumière écarlate... La colonne marchait, mitrailleuses en tête, essayant de glisser dans les plis du terrain. Le Gharb, au delà des dernières dunes, miroitait comme une terre volcanique parsemée de phosphore. Cʼest horrible! On sʼaperçoit, dans ce spasme aveuglant, quʼon peut tuer lʼhomme à force dʼétincelles. La terre montait; à lʼhorizon on voyait des collines. Ils pouvaient être partout, car le terrain faisait de hautes vagues. A un moment donné, sans aucune raison apparente, je sentis quʼils étaient là, quʼils rampaient comme des couleuvres dans les pièges de cette terre morte, quʼils allaient surgir de partout, avec leurs cris sauvages. Une sensation, Madame!... cettesensation de lʼembuscade que nous avons très claire, nous, les habitués de la harka. Quelques minutes plus tard, les voilà qui se dressent comme des fantômes chaotiques au sommet des collines. Deux, trois dʼabord, puis des centaines, des hordes... Le soleil naissant du côté de Chergoui soulevait des nuées de sable; nous étions pris en même temps dans la bataille et dans la tourmente de soleil. Nos mitrailleuses, avec un bourdonnement de guêpes, sifflaient sur ces moissons de sauvages. On en fauchait autant quʼil en venait, par vagues. Mais ils étaient plus que nos balles, et ils approchaient toujours. Leurs drapeaux verts tanguaient sur ces troupeaux humains. Bref: quand nous fûmes entourés, quand nos mitrailleuses ensablées ne fonctionnèrent plus, il fallut marcher à la baïonnette, et le Commandant me cria: «Voilà du kouss–kouss pour toi, Letellier! Essaye tout de même! Jʼy vais de mon côté.» On y alla... Zut! que jʼai soif, Madame! Nʼen voulez–vous pas un verre? Ça fait du bien au cœur.E bevve, bevve profondamente, con assetata febbre, un lungo sorso.—Il y avait devant moi une borde composée de huit cent brutes au moins, qui grouillaient sur une colline et sʼavançaient avec des oscillations de montagne russe. Leur drapeau vert était la chose la plus agréable à regarder dans cette atmosphère de pourpre. Je dis à mes hommes: «Crédieu! si on pouvait leur arracher cette sale guenille!...»—Jʼy vais tout–de–go, mon capitaine!—répondit une voix de bronze derrière moi. Un homme sortis des rangs. Cʼétait le soldat Laire, très calme, baïonnette au canon. Il se lança tout droit, tout seul, faisant detemps à autre un geste comme pour écarter des rideaux. Les autres le suivirent. Il courait, une cinquantaine de pas devant nous. On arriva derrière une broussaille. A vrai dire on ne savait pas si cʼétaient des arbres ou des pierres végétales. Ces chiens galeux nʼétaient plus quʼà vingt mètres. Ils couraient aussi. Dans le choc, il y eut une mêlée épouvantable. Cʼest quʼon devient fou, là bas, dans le Gharb, Madame!... Ce nʼest pas du tout de lʼhéroïsme: on devient fou. Ils tenaient leurs longs fusils par le canon et flanquaient des coups de crosse; ils avaient aussi des couteaux, des poignards et des larges sabres marocains; mais leur voix de fauves était encore plus effrayante. Le Commandant avait affaire de lʼautre côté. Une partie de nos hommes, groupés autour des mitrailleuses, tiraient sans relâche pour aider nos baïonnettes. On voyait ces sauvages tomber comme des épis dans la moisson, avec une espèce de rire terrible qui les clouait par terre. Nous avions de leur sang jusquʼau poignet, jusquʼau coude; mais il en venait toujours du pied de colline. Savez–vous combien ça peut faire de cadavres le bras dʼun homme? Je ne le sais pas moi–même. Plusieurs sans doute. Mais le poids des cadavres finit toujours par vaincre la puissance dʼun bras. Dʼautant plus que nous étions presque tous blessés, sans compter les morts. Jʼavais une balle au dessus de la tempe, un coup de crosse à lʼépaule et une déchirure dans le côté. Mais ça ne fait pas très mal, une blessure, tant quʼon est au Gharb... Ce brave Laire était toujours devant nous; il livrait à lui tout seul un combat merveilleux. Je crois même quʼà ce moment–là il nʼavait plus sa raison, le pauvre, parce que je nʼai jamais vu un seul homme faire unpareil massacre. Il était tout rouge, de son propre sang et du leur, comme sʼil sʼétait plongé dans le ruisseau dʼune boucherie. Ceux quʼil avait tués de sa propre main et ceux qui sʼabattaient sous notre fusillade formaient autour de lui une espèce de rempart macabre. Quelques pas en arrière de ce rempart flottait le drapeau vert du Prophète. Il avançait toujours pour sʼen emparer, tombant sur les genoux, se redressant encore, tout rouge, complètement fou. A un moment donné je comptai mes hommes: nous étions restés trente–cinq; nous reculions; le Gharb dansait comme une mer en tempête. Ce nʼétait pas le courage, cʼétait lʼhaleine qui nous manquait. Jʼavais empoigné mes deux pistolets pour en brûler les dernières cartouches, quand, tout à coup, un miracle se produisit. Une de nos mitrailleuses, nettoyée à la hâte, avait fait un bond sur lʼaile gauche et recommençait à chanter. Madame, quelle ivresse! quelle ivresse!... Je nʼai jamais lancé vers une femme le regard enivré dont jʼenveloppai en ce moment la belle mitrailleuse...—Doucement...—gli consigliò il medico.—Vous aurez la fièvre.—Ah, tant pis! Ce nʼest pas très important dʼavoir la fièvre! On en guérit. Et puis on recommence... Après tout cʼest la chose la plus bête que nous puissions faire, nous soigner dʼune blessure. Oh, ce besoin imbécile de rester vivants!... Et pourquoi?... Pour crever demain, ou après demain, dans le Gharb ou dans le Guébli, et toujours avec le même délire... Ce nʼest même pas comique, ce nʼest rien du tout... De la bêtise! Dis–donc, major, ta quinine a des qualités sans doute; mais moi je puis te dire que jʼai apprisquelque chose dans lʼhistoire du soldat Laire. Dʼabord, vois–tu, il avait dans son cœur des yeux de femme. Et cela ne lʼa pas empêché de vouloir la guenille du Prophète, le chiffon vert que même ces brutes ont pris pour de lʼidéal brodé... Oui, positivement, jʼai la fièvre; mais ça me fait bien plaisir quʼune jolie femme soit assise sur mon lit de camp. Et puis, Dieu sait si elle mʼécoute... Dans ses yeux calmes il y a un peu de nord...—Je vous écoute, oui, capitaine,—ella rispose con voce tranquilla, senza nemmeno far muovere il velo dʼombra che le fasciava la fronte.—Et alors, quand la mitrailleuse chanta, la cohue de ces gueux sauvages eut une espèce de long balancement, un arrêt tumultueux devant la mort invisible, devant ces milliers de balles qui zigzaguaient dans leurs rangs comme des lézards métalliques. Ce nʼétait pas continuel, car elle devait aussi défendre cette partie de la colonne qui sʼétait engagée sur lʼautre versant, aux ordres du Commandant. Mais elle nous protégeait assez pour que nous puissions nous replier, tant dʼun côté que de lʼautre, afin de nous réunir autour des mitrailleuses, quʼon essayait de remettre en action. Le soldat Laire était toujours au delà de la broussaille; il ne tournait même pas la tête. De temps en temps la mitrailleuse faisait des ravages devant lui; les monceaux de cadavres lʼempêchaient de mourir.—«Soldat Laire!—lui criai–je.—En arrière! En arrière avec nous!» Il hocha sa tête nue, quʼune large blessure coiffait de pourpre; il fit un bond terrible, et plongea sa baïonnette dans le ventre du grand diable noir qui portait le drapeau. Il sʼaccrocha des deux mains àla hampe de lʼétendard, et lʼon vit une mêlée dʼhommes, presque nus, gesticulants, hurlants, sʼécrouler sur lʼenorme cadavre de lʼenseigne barbare. La mitrailleuse y darda pendant quelques minutes son éventail de flèches, et presque personne de ce groupe ne releva la tête. Ils avaient enseveli sous leurs cadavres la bannière du Prophète. Mais il y eut un silence. Et lentement, comme quelquʼun qui sortirait à plat ventre dʼune kouba effondrée, nous vîmes le soldat Laire se dégager du poids de ces cadavres, surgir, et marcher vers nous en chancelant, les mains crispées sur la bannière du Prophète. Ce nʼétait plus un homme, Madame, mais un fou rouge, une loque humaine qui portait un drapeau. Il lʼagitait, il lʼagitait, il riait peut–être... Nous entendîmes sa voix ivre:—Je lʼai! je lʼai, mon capitaine!...Nous allions vers lui, mais la distance était encore assez grande. On voyait des marocains, des nègres, courir en foule. Nous avions peur de le tuer avec nos balles. De mes hommes, plus un seul ne pouvait courir; eux, ils couraient comme des diables. Mais sa voix était si épouvantable, que jʼen rêve, depuis, chaque fois que mes yeux sʼassoupissent. Il criait:—«Bien le bonjour à vos bourgeoises, nʼs pas!... Et quand jʼaurai ma médaille, fous–la au drapeau... capitaine!... fous–la... au drapeau... ca... pitaine!...»Ce fut sa dernière parole. On sʼempara de lui, malgré les mitrailleuses, et il mourut les poings crispés sur la bannière du Prophète.—Jʼoubliais de vous dire, Madame, que tout cela sʼest passé au milieu dʼune tourmente rouge, et que nous sommes revenus soixante–treize, dont vingt–quatre seulement nʼétaient pas blessés.En voilà un, par exemple: cʼest le petit gaillard aux yeux de chamelle, qui gribouille des paperasses pour expédier ma correspondance. Parce que moi, voyez–vous, le Gharb mʼa joué un sale tour: je ne peux plus écrire les mots sur une ligne, je vais tout de travers, et je saute des voyelles...—Ah, ces chiens galeux! ces chiens galeux!...—borbottava il piccolo soldato, succhiandosi le falangi sporche dʼinchiostro bituminoso.Là fuori, nellʼoasi bionda, la sera scendeva in larghe vampe di tangibile profumo. Era quasi una lentissima pioggia di pólline dʼoro, che pareva scuotersi dai carichi rami delle palme, bruciare, cadendo nellʼombra, come un pulviscolo di sole. Si vedevano, sui fiori tropicali, aprirsi le bocche ovali dei lucidi camaleonti. Due cadaveri di traditori pendevano dalla forca della più alta palma. Erano là, immobili, come due lunghi batacchi di campana, coi polsi legati dietro la schiena, gli occhi marci, la lingua grossa come un tumore fra le mandibole mummificate.La carovana di Colomb–Béchar si era sdraiata intorno ai pozzi, fra il disordine delle some; i cammelli masticavano la rugiadosa erba con una lentissima voracità; in larghe pentole dʼargilla i cammellieri pazienti facevano bollire il kouss–kouss.Un vecchio negro, di membra gigantesche, dai lineamenti quasi europei, fumando una lunghissima pipa che gli pendeva dalle labbra tumide, faceva esaminare da Jossuf–el–Foukani i marenghi dʼoro, i franchi dʼargento che i Francesi gli avevano dati. Molti legionari, seduti fuori dalle tende, fra lʼattenzione delle piccole negre, giocavano a carte oppure al tric–trac. Di esse, qualcunaera incinta; qualcuna portava i corti capelli annodati su la tempia con un nastro di colore. Avevano certe lunghe braccia da miss inglese, la bocca invereconda, e, nelle spalle, una specie di rassegnata ma gentile povertà.Mentre Bluette usciva dalla tenda del capitano, quei legionari si misero a guardarla.—Christi! Je te dis, Jacquelot, quʼelle est bougrement bien fichue, la môme, et que, surtout de la voir pleurer, ça me fait quelque chose!—Tʼen fais pas, Galitzine! Les femmes, ça pleure, ça rit... Pourvu quʼon les mette à poil, cʼest à peu près tout ce quʼelles demandent!—Pourtant, ce quʼil était bath, ce Laire! Hein? Quʼen dis–tu, Jacquelot? Avoir tripoté des femmes pareilles, pour sʼengager à la Légion... Fallait–il en avoir une couche?... Pas vrai, Jacquelot?—Oui... mais ne triche pas en attendant! Je vois que tu es en train de me monter le paquet. Tʼes propre, va, Galitzine!... Passe–moi les cartes. Cʼest à moi la donne. Oui, mon prince! Et puis je te dis que ce Laire, cʼétait peut–être un poseur, un aristo, une fiente à avoir une particule devant son Laire, mais il avait des goûts fins... ça, y a pas dʼerreur!—Dis–donc, Jacquelot! Est–ce que tu ne marcherais pas ce soir, si elle te faisat de lʼœil?—De lʼœil à moi? Tu te payes ma tête, sale mec!—Dis–donc, Galitzine.... Veux–tu mon avis? Cʼest le jeune major qui se lʼenverra, ce soir, au clair de la cafarde...—Ah, la chamelle!... Dʼailleurs, que veux–tu? ces salops dʼofficiers, ils ont des aventures même au Gharb!...E allora tornò.Tornò, con lʼanima sua dʼinnamorata, verso Parigi la Babelica, verso il mercato glorioso che vendeva, nella sua fiera di tutte le umane gioie, la bellezza ed il piacere.Tornò, silenziosa, con la fronte chinata, gli occhi accesi di quella immobile vampa che bruciava nel remoto Gharb. Era divenuta ella pure lontana, come i tetri volontari dellʼergastolo camminante. Aveva lasciato cadere ad uno ad uno, su le carovaniere del Guébli, come foglie della propria vita, i fiordalisi di Mimi Bluette. Ora il senso dellʼesilio era entrato in lei, come nellʼanima di quei soldati nomadi che solo avranno per tomba lʼemigrante bufera. E tornava per nasconder nel frastuono della Parigi Babelica la sua tacente anima di Maddalena.Vi giunse una fredda sera del mese di Novembre, quando il firmamento dʼelettricità, che per lʼalta nuvola propagano i lumi delle strade, con tremito si andava incurvando su la metropoli rannuvolata. Ella guardava con occhi stupiti, aperti, fermi, quella molteplice vita, mentre nellʼanima deserta le infuriava un lontanissimo rumore di sole.Questa era la Città, questi erano gli Uomini, questa era la Vita...Povera piccola bionda Mimi Bluette!...Non afferrava più lʼesatto senso nè più sapeva ben distinguere gli esatti contorni delle cose; nel suo profondo essere femminile si era disseccata, sotto la fiamma del deserto, quella fertilità limpida e giovine che ogni creatura porta in sè come una fontana.Ora capiva quel che significa non avere più strada, essere giunti a quellʼora di sconfinata e spaventosa libertà, oltre la quale finiscono anche le distanze. «Gli altri», quei mille che si chiamano «gli altri», avevano per lei smarrito il senso di creature umane. Passavano; erano cose poco più importanti che i paracarri di sasso, le colonne di bronzo, le ruote lente, stupide, che ripetono fino a consumazione il loro inutile perpetuo giro... «Gli altri» erano gli automi freddi e meccanici che attraversano la vita. La vita: questo rumore, questo colore—questo nulla.E poi?Le città? i parchi? le strade? le famiglie?... Tutta quellʼopera che indefessi compivano? tutto quellʼurto che insieme producevano, il giorno e la notte, ora per ora... Ma no! Ma no!... era pazzamente inutile... Inutile. Cʼera un immenso deserto, che «gli altri» non vedevano.E, poi?Essere bella? avere un nome gentile? potersi coprire fino alle ginocchia deʼ propri capelli biondi?... Avere la carne profumata, dolce, chiara, trasparente, come il più bel fiore coltivato nel miracolo dʼun giardino; essere statala gioia, essere ancora la gioia... la ballerina di Parigi... Mimi Bluette... Ma no! Ma no!... Cʼera un inganno!... Tutto questo non doveva essere mai avvenuto... La storia della sua vita, il colore di sè stessa era un circolo grande, remoto, interminabile, di sole...E poi?Cosa potevano darle ancora quelle finestre buie, che si aprivano verso lʼinterna ombra nelle case degli uomini? Quelle finestre che nei mattini di primavera si empivano di serenità e di sole; quelle grandi finestre opache, morte, come gli occhi di una creatura che non respira più... Cosa potevano darle ancora le strade magnifiche della Capitale, i grandi negozi luccicanti, le canzoni delle orchestre chiuse nei teatri saturi di nevrastenia?... Quanto rumore per nulla!... quanto rumore per nulla, o Parigi la Babelica!...E poi?Non cʼera più. Qualcosa non cʼera più. Qualcosa nel mondo era scomparso, distrutto, finito. Chi? Un essere? Non soltanto, non soltanto... La poesia. Tutto ciò che nel mondo ha nome:—Vivere. Quella grande ala invisibile che solleva il peso della materia nel colore della felicità... Ecco: era finita la poesia.Parigi la Babelica era per «gli altri». A lei rimanevano i suoi capelli biondi, le sue mani bianche, i suoi veri occhi dʼinnamorata, pieni di sole, pieni di sole...Questa era la Città, erano le strade chʼella conosceva; queste le fiumane di gente fra le quali era uscita una sera, portando in sè come un fiore selvatico il suo timido cuore di Transalpina.... «Maxima Maximum....La Revue de lʼAlhambra... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...»E poi?Dove? quando? chi le ridarebbe un respiro?Si ricordò le danze chʼella faceva, le belle danze a piedi nudi, sovra un tappeto verde come lo smeraldo più puro... E le parve che la musica non fosse ancora morta in lei; anzi le parve che la musica fosse lʼultimo piacere, lʼultimo senso della vita... Era venuta al mondo così:—per danzare.No: per amare.Quante canzoni!... Era Parigi che gliele rendeva, che stupendamente le buttava come un laccio intorno al suo piede; intorno al suo piede, per farla danzare...Ma dove? ma quando? ma per chi?Le musiche vanno; forse vanno più lontano di tutte le strade. Però muoiono anchʼesse, trovano anchʼesse la loro distanza nel dolore infinito.Vestirsi, ridiventare la più bella danzatrice di Parigi, coprire di perle fredde la incipriata sua nudità, mettere su le tenui dita gli anelli vivi come il deserto, ridere, coprirsi di fiori, nascondere un sorriso ebbro dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna... dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna!... Oh, comʼera lontana per sempre quella sera di stupenda poesia!...Ed allora pensò alla voce dellʼamante, alla voce del nomade in quella perduta sera. Pensò al profumo che aveva ogni soffio dʼaria nel respiro della sua viva bocca, alla forza che aveva la palpitazione del mondo, quandʼella era con lui, serrata come in un rifugio contro il suo veemente cuore. La femmina, lʼamante chʼera inlei, tremò nelle sue profonde vene, poichè Parigi dʼun tratto la risuscitava. E con pudore quasi di vergine ella si meravigliò che non fosse ancor morta.No: era come la musica; poteva giungere più lontano di tutte le strade.La gioia dʼessere per quellʼamante una femmina viva ed invereconda, come una rosa, quando nei giorni dʼestate, si gonfia e trema del pólline che lʼubbriaca... la gioia di sciogliere con le mani un poʼ contratte, con i polsi piegati, le sue belle trecce pesanti, ascoltando il rumore insidioso che producono le forcelle cadendo, e poi nuda, e poi trepida, coi seni erti, con il grembo già umido, che si muove, attorcigliarsi con un piccolo vellutato grido a quella maschia forza che di lei, fino allʼorlo dellʼanima, stupendamente sʼimpadronisce... essere nuda...—ciò che forse vuol dire con felicità sentirsi donna—essere il suo piacere, la sua bellezza, la forma femminile della sua vita, essere la Maddalena e lʼamante, ciò che si chiama la colpa e si chiama Dio...No?... Mai più?...Mai più.Qual era il guanciale ove i suoi capelli disciolti vestirebbero la bellezza del peccato? E lo specchio dovʼera, nel quale guarderebbe con ilarità i suoi occhi appassiti? E dovʼera una bocca dʼuomo la quale potesse non offendere le sue rinnovate labbra di vergine? potesse non contorcere in una orrenda paura la indocile sua nudità?...Mimi Bluette... Un nome; nientʼaltro che un nome; anzi un piccolo fiore da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi dʼestate.Mimi Bluette... due parole troppo leggere...Il vento la aveva portate via.E i cimiteri?...Sì, anche i cimiteri.Di qua, di là, ve nʼerano molti. Respiravano, quella sera, il fumo della nebbia inazzurrata che andava girando, pesando, su la Città sfolgorantissima. Erano anchʼessi come i teatri: una rappresentazione ferma della vita. Si ricordò la frase chʼegli le aveva detta, una lontana sera di neve: «Jʼen ai soupé des gens qui connaissent leur cimetière...»I cimiteri? Sì, la più lunga strada; ma sempre una strada...E poi?...Ecco: bisognava gettare ancora una volta il suo piccolo nome su la Città immensa, e poichè Parigi aveva rappresentata in lei qualche ora della sua camminante bellezza, bisognava essere fino allʼultimo la ballerina dellʼantico My Blu, bisognava danzare la danza del suo cuore morto sul più luminoso teatro di Parigi la Babelica...E poi?...—Qui, Jack, jʼai été au delà de la mort, et je suis encorevivante... Me voici revenue. Jʼai désiré te voir. Tu es le premier homme, tu es la seule créature à qui je sente le besoin de serrer la main. Pourquoi me regardes–tu, Jack? Suis–je bien changée?Egli era commosso; non le parlava. Non le poteva parlare. Chinato sopra il suo volto ancora giovine di ballerina, teneva una mano di Bluette fra le sue, dolcemente, fortemente, con una specie di fraterna ed innamorata paura.—Oui, sans doute, je suis très changée, très enlaidie peut–être... Si tu savais comme le désert brûle!... Si tu savais comme on y perd ses yeux, là–bas, dans cette terre où tout miroite... Ça ne fait rien! ça ne fait rien!... Parlons de toi, Jack. Est–ce que tu danses?Con un moto repentino egli scosse il capo, serrò i labbri; una smorfia contrasse la sua limpida fisionomia.—Non? Est–ce que tu ne danses pas? Toi non plus, Jack? Cʼest drôle! Quʼas–tu fait alors?—Je vous ai attendue, Bliouette.—Tu mʼas attendue... Est–ce possible? Quel enfant que tu es! Et puis, ça ne vaut pas la peine dʼattendre Mimi Bluette... Mimi Bluette est morte.—What a pity! You are a very naughty Girl!—Pas du tout méchante, pas du tout. Jack! Cʼest la vie qui fait ça... Il ne faut pas mʼen vouloir. Et puis rions, Jack!... Si tu savais comme cʼest triste de ne plus savoir rire!—«Avez–vous donc fait un voyage très uncomfortable?»—Tu appelles ça «uncomfortable»?... Oui, cʼest ça! tu as peut–être raison, Jack... Pour moi ce nʼest pas seulement lʼAfrique, cʼest la vie toute entière qui a perduson comfort...Egli si guardò le unghie, le belle unghie rosate, la sua mano calma, onesta come il suo cuore. Pareva incerto se dirle quello che le voleva dire. Poi domandò:—«Etes–vous toujours une esclave, Bliouette?»—Ne me demande rien. Jack... Tu dois savoir que je nʼai pas versé de larmes...—«Et vous étiez nécessaire de verser des larmes?»—Oh, il faisait tant de soleil!... On ne pleure pas quand on est aveugle... Tu as dit pourtant: «vous étiez nécessaire»... Cʼest une grosse faute. Jack! Il vaudra mieux que tu dises à lʼavenir: «Etait–il nécessaire... et cœtera.»—All right! Mais je demande si votre ami...—Ah, non, Jack!... Pas ça! Jamais, jamais un mot! Tu es mon danseur et tu es mon brave Jack... mais ne demande jamais à Mimi Bluette ce qui sʼest passe là–bas, dans la terre chaude...—Oh, yes! Linette avait donc raison... Je suis très coupable.—As–tu causé avec Linette?—Non. Elle mʼa chuchoté en mʼouvrant la porte: «Parlez pas, Monsieur Jack! Faut la guérir dʼabord.»—Pauvre fille! Elle a été si douce, si douce... Mais pourquoi donc les gens mʼaiment–ils toujours, moi, qui suis dʼune nature si horriblement égoïste?... Enfin, si ça te fait plaisir, allume ta pipe, Jack.—«Bon. Vous me direz après que je peste.»—Ou que tu empestes... Mais ça ne fait rien. Allume.Sedettero. Egli premeva il pollice con attenzione sovra il suo biondo Navy Cut.—Çʼa été très beau en Afrique. Tout le monde savait que jʼétais Mimi Bluette. A Colomb–Béchar les militaires ont joué le My Blu.—Quand on a bien dansé comme vous, Bliouette, cʼest naturel quʼon ait sa réclame aussi en Afrique.—Tu crois?—Yes.—Ecoute donc. Jʼavais un superbe chef de caravane qui mʼappelait: «Lalla». Cʼétait très gentil.—Question de goût. Moi ça me fait rire.—Jack, tu ne mʼas pas encore dit si je suis devenue laide?—«Oui, un très petit peu.»—Parce que, sais–tu, jʼai un projet...—Aïe!—Tu dis aïe beaucoup trop tot. Cʼest ton vice.—Jʼai toujours peur de vos projets, My Blu.—Pas cette fois. Mon projet va te plaire.—Par exemple?—Par exemple... écoute–moi bien... Je vais danser!—Oh!... My Blu!Non seppe risponderle con altre parole. Ma i suoi occhi mandavano luce. Dʼun tratto afferrò entrambe le sue mani, abbronzate ancora della vampa, mise un ginocchio a terra e le baciò.—Oui, je vais danser une danse que jʼai dans le cœur. Cʼest le mouvement de la caravane qui me lʼa apprise. Et puis cʼest le soleil du Gharb, le soleil de la terre où ils tombent... où il tombent, Jack, mes frères!... Quand je portais en moi mon cœur comme une pierre, cette danse montait dans mes veines, enveloppait monêtre, dans une volupté rouge comme le soleil... Vois–tu? Chacun doit parlar avec son propre langage. Les poëtes font de la poesie; les peintres sʼoccupent de la couleur; moi, qui étais née danseuse, je sentais le désert comme une danse, et il y avait pour moi des orchestres dans la fureur du soleil...—Oh, comme cʼest beau ce que vous avez dit, Bliouette!...—Mais non, Jack, cʼest tout à fait simple... Nous avons marché des jours et des jours, assoupis dans la somnolence de la caravane; il y avait là–bas ce soleil que tu nʼas jamais vu; et le silence furieux de cette atmosphère étourdissante mʼenvoyait des chansons qui étaient vastes comme lʼinépuisable désert... Jʼai senti naître en moi une musique de soleil, qui était nouvelle, sur laquelle personne, jamais, nulle part, nʼa dansé... Je veux faire cadeau à cette ville de ma danse; elle mʼa bien donne, Jack, mon amour...—Vous attribuez ça à la caravane; moi je crois, Bliouette, que le miracle est dans vos pieds.—Si tu étais philosophe on tʼappellerait, je crois, un matérialiste. Mais, puisque tu es danseur, on ne peut tʼappeler quʼun idiot. Enfin tu seras mon impresario, Jack. Cʼest toi qui mʼarrangeras ce spectacle. Et quand jʼaurai dansé ma danse, presque nue, sur des tapis rouges, alors, pour te faire plaisir, je danserai aussi les tiennes, avec toi Mais je veux que ce soit splendide! Un théâtre comme Paris sait en faire aux actrices quʼil aime. Tu vas dʼabord mʼenvoyer un musicien. Je danserai: il devinera la musique. Tu mʼenverras celui qui a écrit le My Blu. Quoiquʼil ait à présent un peu de morgue, pour avoir été joué aux quatre coins de la terre,grâce à Mimi Bluette, il se ressouviendra, j ʼespère, quʼil était râpé comme une vieille culotte quand il vint mʼoffrir sa pièce, pour le prix de trois louis... une vraie aubaine! Maintenant il a un tarif de boxeur nègre. Mais tu peux lui dire que Mimi Bluette nʼest pas à vingt–cinq louis près. Tu feras annoncer ce spectacle le plus bruyamment et le plus loin que tu pourras. «La Danse du Soleil... Mimi Bluette»—«Mimi Bluette... La Danse du Soleil»—Cʼest joli, hein? la Danse du Soleil?... Ce Dieu terrible me possède, Jack, et je danserai une danse furieusement ensoleillée... Aussi tu prieras Sem de me faire une affiche. Je ne suis pas tout à fait certaine que Sem soit un dessinateur extraordinaire, mais, quand cʼest de lui, cʼest du Sem, et ça colle! Puis tu iras faire une visite da ma part à Messieurs les Moucheurs de Chandelles, au Monsieur du Strapontin et à ses collègues; tu trouveras moyen de souffler à Fred Chinchilla que Bluette étalera sur son tapis rouge pour un million de bijoux... Enfin tu iras au Bar de la Grande Rouquine—tu iras ce soir même—dire à Sanderini quʼil sʼamène chez moi, car jʼai une faveur très delicate à obtenir de sa vilaine gueule...

Per niente.

Tutte le strade vanno a finire in questa parola che domina lʼuniverso:—Niente.

Ed anche per lei, che aveva camminato con tanta bellezza dietro il suo piccolo sogno, ed anche per lei, che si era elevata con lʼanima sua di danzatrice fino a conoscere lʼamore di Maria Maddalena.

Per niente.

Le strade vanno; sono il principio della distanza, il colore dellʼanima che si allontana: portano in sè molta polvere, molto sole, hanno tutte una meta—e non arrivano mai.

Un piccolo cuore di ballerina, mandando un sorriso dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna, certa sera di neve, nella Parigi Babelica, si era divinamente innamorato.

Per niente.

Mandò amore come un rosaio manda profumo: per niente.

Si avvolse di musica e di elevazione come un giardino addormentato, nel chiaro plenilunio del Maggio, si gonfia di poesia.

Per niente.

Un giorno la barbara Città splendente camminò sovrail suo piccolo cuore. Vasta e forte, con il suo peso tremendo, camminò sopra il suo piccolo cuore. Parigi la Grande brillava e girava intorno al suo fermo spavento come il carrossello di una terribile fiera. Mandava un repentino soffio di tragedia ad investire i suoi capelli biondi; sciupava, sfogliava con adirata violenza i semplici fiori del campo, i fiordalisi di Mimi Bluette.

Allora partì.

Prese la via del mare, del mare nomade che oscilla fra le bionde rive cariche di violenti giardini.

Per niente.

Sola camminò per lʼAffrica vertiginosa, nei delirii della terra interna, verso i fermi uragani di sole. Camminò. Le fontane degli erranti abbeveravano la sua torbida sete. Le sue bianche mani si abbronzarono e lʼanima sua divenne colore dellʼesilio. Camminò. E pose il piede nella desertica terra ubbriacante, ove, nella dannazione del sole, nessuna eco più giunge del perduto mondo.

Le dissero chʼegli era più lontano; e più lontano lʼamore la portò.

Per niente.

Giunse dove guerreggiano e cadono, sotto le armi della Grande Repubblica, i soldati senza patria, la carne da macello e da conquista, gli esclusi per sempre dalle famiglie del mondo, che solo ridon nei giorni di massacro, quando li ubbriaca lʼodore della polvere da schioppo, le baionette brillano, e spiegata batte nel vento la bandiera dellʼergastolo camminante.

Li guardò negli occhi, li guardò nello spirito, concavo e spento come unʼorbita senza pupilla: e nella rossa vampa ove si agita la potenza del delirio affricano le parve di essere divenuta una loro innamorata sorella. Poichènellʼanima portava ella pure il colore dellʼesilio, il sogno dellʼultima stella che si accende su la strada più lontana.

Quanto sole!... quanti roghi accesi nello spazio... e dappertutto, a perdita dʼocchio, nel cerchio del mondo visibile, che infinito scintillìo!...

Per niente.

Come le strade, come il deserto e lʼoceano, come la vita e la morte, così lʼanima sua, lʼamore dellʼanima sua, portava unʼazzurra fedeltà nei turbini della distanza infinita.

Per niente.

Nelle oasi profumate si addormentò con la fronte posata sovra il braccio bianco. Le donne del Guébli, scure, con occhi a mandorla, già crespe di vello sudanese, logore di selvaggia maternità, venivano a guardare in silenzio la bella cristiana.

Era la ballerina di Parigi, quella che aveva prostituito il suo corpo divino sotto gli archi elettrici delle ribalte maravigliose nella musica dellʼaffascinante My Blu; era un gioiello da principe, lʼetèra per un vizio da re, lʼopera dʼarte umana che Parigi aveva messo allʼincanto; era la rosa delle rose nei giardini dei Campi Elisei...

Ed ora la portavan le bufere di sole per la via senza ombra del terribile Gharb.

Si fermava presso le tende bianche dei nomadi accampamenti, la sera, quando il remoto Sahara trema di una elettrica oscurità ed un orribile splene contorce le anime di questa gente che non conosce il suo cimitero.

Li aveva qualche volta veduti partire in colonne agili e serrate, dietro i méhari che portavano le belle mitragliatrici; qualche volta rientrare in silenzio, a fronte china,come un gregge decimato nei tradimenti della Chaouïa.

Li aveva qualche volta veduti nei giorni di «cafard», nellʼiracondia e nellʼangoscia dellʼorribile splene, chiudersi con una tremenda gelosia, con una cieca rabbia, sul proprio essere anteriore; starsene in disparte, muti, avversi, obliqui, come bestie contagiate, quasichè li assalisse una torbida memoria di quel mondo che avevano sepolto nel lor cuore dʼuomini, o li stringesse fino alla gola, chissà mai per quale urto, chissà mai per quale ombra, un subitaneo furore dellʼanima non ancora sopita.

Era la ballerina di Parigi, quella che aveva regalato alla Città Babelica il suo lieve cuore di danzatrice, la sua pura e scintillante nudità... Ma ora chiudeva nellʼanima lʼamore di Maria Maddalena, ed aveva traversato il deserto per recare allʼamante che amava, nel trasparente cálice del suo palmo, un sorso fresco dʼacqua di fontana.

Ed ella non sapeva nemmeno chi fosse questʼuomo. Era venuto a lei da una storia buia, da tutto ciò che nel mondo si chiama «lontano».

Forse aveva una casa in qualche terra straniera, ed una sua donna paziente, che innamorata lʼaspettava in qualche lontana città.

Forse, nelle sere profonde, anchʼegli piangeva di rimorso e di malinconia, pensando alla distanza invarcabile che lo separava dalla sua vita.

E chissà mai quante volte, nella terra senza ombra, dove lʼacqua nascosta non manda fiore, dove la bandiera dei Legionari sventola come una fiamma nel sole del terribile Gharb, chissà mai quante volte gli avevaubbriacato lʼanima quel biondo profumo di poesia che dai giardini delle terre crepuscolari mandavano al suo cuore morto i fiordalisi di Mimi Bluette...

Le strade vanno, sono la forma della velocità, la musica dellʼesilio: sono distanti perchè si avviano, sono ferme perchè non arrivano mai. Le strade sono la polvere del Tempo:—nientʼaltro; la polvere di una distanza che non è mai cominciata, che non finirà mai:—nientʼaltro.

Ecco; e forse quel Nomade lo sapeva.

Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.

Ed allora forse quel Nomade pensò chʼera meglio fare come il sole; volgere verso il Gharb, la terra dʼOccidente.

Camminare laggiù, nella vampa, dove tramontano le strade, con lʼanima seppellita nellʼombra dʼuna fortuita bandiera.

E lasciò agli uomini saggi, agli uomini calmi, tutto quello che gli avevano dato: qualcosa che si chiama una patria, qualcosa che si chiama un focolare, qualcosa chʼegli portava sopra di sè come una veste importuna: il suo nome; qualcosa infine che lo aveva innamorato troppo tardi, troppo tardi... un amore.

Vivere o morire, questo non era importante; ma solamente voleva dividersi dallʼuomo che fra gli uomini era stato. Voleva mettere lʼinvarcabile fra il suo cuore e sè. Dovunque lʼandassero a cercare, nei diligenti libri dello Stato Civile, di lui avrebbero detto:—«Scomparso»—di lui avrebbero detto:—«Forse non cʼè più.»

Camminare inforno al formicaio degli uomini saggi, degli uomini calmi, senzʼavere la propria esistenza inchiodata nelle caselle dʼun passaporto. Nemmeno davanti al suo cadavere, nessuno che potesse dire chi fu.

Non vʼera alcuna patria della terra che gli potesse dare questa orrenda libertà, se non lʼesilio dei morti che vogliono ancor vivere, la truppa dove al soldato non si domanda che di saper morire.

Chi era?

«Laire.»

Laire: il suono dʼuna sillaba, cinque veloci lettere dellʼalfabeto... Era tutto, e bastava.

Così erano a decine, laggiù, nei reggimenti stranieri, nel delirio del terribile Gharb.

La sera talvolta si udivano cantare.

Distesi allʼombra dei palmizi biondi, verso lʼora in cui sʼaccendono i fuochi tremuli dei bivacchi, tra il fumo denso che immobilmente sale verso lo zenit vertiginoso, cantavano a voce spiegata le afose nenie delle tappe, le buie canzoni dʼAffrica dellʼergastolo camminante.

Era forse, per quegli uomini, lʼultima sera di vita, lʼultimo colore di crepuscolo su la terra che non ha tombe nè focolari. E guardando con fissa maledizione il disco enorme che affondava nellʼantipodo scintillante, con ira e con oblìo cantava, prima di farsi uccidere, «la gloriosa canaglia» della Legione Disperata.

Questa era la gente che non avrebbe mai sepoltura.

Là indietro, su le frontiere dellʼesilio, avevano lasciato agli uomini saggi, agli uomini calmi, anche il cimitero.

Qui, nellʼoceano di sabbia, le bianche ossa dei morti perennemente cambiano sepoltura.

Le strade vanno, sono il pendìo del sepolcro, la tappa della strada che non cʼè; tramontano come le ore dʼun giorno, convergono tutte nel deserto, laggiù, verso la terra folle, dove, negli uragani di sole, con lʼiracondo nomade vento il sepolcro cammina...

—Eh bien. Madame, je suis désolé, désolé de ce que vous me dites, mais je ne me sens pas le droit de vous mentir, ni de vous épargner cette peine, pour cruelle quʼelle soit...

Nellʼoasi di Beni–Abbès, nella dorata penombra che riempiva la tenda spaziosa del capitano–aggiunto Letellier, Mimi Bluette si portò convulsamente le mani alla gola, e stette immobile a fissare lʼuomo che le parlava; un ufficiale scarno, febbricitante, seduto quasi a terra sovra il suo letto da campo, e che ogni tratto alzava la mano con un moto meccanico, per toccarsi la fronte bendata.

Sovra due cassette vuote un legionario scriveva celeremente; un altro riceveva i messaggi del telefono da campo. Lʼufficiale medico preparava una fresca bevanda di cognac, di ghiaccio e di limone.

—Est–il–mort?...—disse infine Bluette, con una voce che appena si udiva.

—Dans des circonstances particulièrement héroïques, Madame, le matin du 23 Septembre, face à lʼennemi.

Solamente i suoi occhi vissero quellʼattimo di vertiginoso dolore; ma il suo corpo immobile nulla sentì. La ferita le passava il cuore senza ucciderla; solo, da quel momento, i suoi dolci occhi azzurri non furono mai più gli occhi di Mimi Bluette.

Poi, dʼun tratto, barcollò, aperse leggermente le braccia, il suo corpo si piegò in due come una sciarpa, e cadde per terra di schianto, senza far rumore. Lʼufficiale medico non ebbe nemmeno il tempo dʼallungare un braccio per darle aiuto; lʼaltro, il capitano ferito, riuscì ad alzarsi con estrema fatica, e, dopo averla sollevata, insieme la portarono a sedere sovra il lettuccio da campo.

Ella riaperse gli occhi e li guardò con il suo cuore morto.

Allora il capitano sedette vicino a lei, con le ginocchia rialzate fin presso il mento, le spalle raccolte nellʼangolo che la tenda formava sopra un filo dʼacciaio, mentre il medico, un bel fanciullo biondo con gli occhi di cortigiana, li guardava in silenzio muovendo le sue mani pallide.

Si udiva in quel silenzio lo stridore veloce della penna sul ruvido protocollo militare. Nella distanza dellʼoasi, ad intervalli, cantando, un falegname picchiava. Le voci aspre dei cammellieri giungevano dal profondo palmeto.

Allora il capitano disse:

—Le soldat Laire est tombé sous mes yeux pendant le combat que nos troupes livrèrent le 23 Septembre aux insurgés de la harka marocaine. Jʼy ai été blessé moi–même, comme vous voyez. Son nom a été portésur la liste des morts, bien que nous nʼayons pas pu recouvrer son corps. Sur proposition de son chef de bataillon, on lui a décerné la Croix de guerre. Sa médaille a été portée à la salle dʼhonneur du 1.erRégiment Etranger. Il fut un brave, Madame; soyez–en fière!—Donne–moi quelque chose à boire, veux–tu, major? Jʼai horriblement soif.

Con la sua mano delicata il medico versò la bevanda, e gli sorresse la nuca mentrʼegli beveva.

—Nous étions partis pendant la nuit avec les mitrailleuses. Nous savions très bien quʼil nous attaqueraient. On nous les avait signalés dans plusieurs directions du Gharb. Le Gharb, savez–vous, cʼest comme le Bois de Boulogne pour les jeunes filles: il y a, paraît–il, des satyres. Nous étions trois cent quatre–vingt, quatre cents, pas plus; il sont, eux, comme les sauterelles; plus on en fauche, plus il en vient. Mais nous avions des ordres, quoi!... il fallait obéir. Nous avons obéi. Nous sommes revenus soixante–treize, et il fallait voir en quel état! Oh, je sais bien, à Paris on ne sʼen doute guère!.. Les Coloniaux? eh, quoi, la belle affaire! Cʼest leur métier à eux de se faire «zigouiller!» Peste, Madame! Je vous dis que ces gros bourgeois ne se doutent de rien. Du cinq pour cent et Monsieur Fallières: voilà leur façon dʼentendre la patrie. Cʼest commode, hein? Oui, sûrement, cʼest tout à fait kouss–kouss!—Major, approche la carafe, je tʼen prie...

Bluette lo ascoltava immobile, piegata su lʼala che formavano le sue lunghe ginocchia, sola, deserta, con gli occhi allucinati nel vapore del lontano sole.

—Mais lui, ce brave Laire, il avait du définitif dans lʼâme, ce matin–là. Il marchait dʼun pas allegre, à quelquesrangs devant moi, et sa haute taille était la plus belle du bataillon. Pour un dernier venu, je vous assure quʼil était vieille–garde. Le sous–off me disaient:—«Capitaine, voilà un dandy!» Ce Laire, il nʼavait pas prononcé quarante mots depuis son arrivée. Il avait le cafard des nobles, le cafards des gens qui se racontent à un brin dʼherbe, mais qui jamais ne soufflent mot à leurs copains. Cʼest pour vous dire, Madame, que nous lʼavions compris. Et moi, par exemple, je trouve assez naturel que vous ayez fait pour lui ce long voyage.

Le strisce di fumo della sigaretta che aspirava il tenente medico rimanevano sospese nellʼaria come larghi veli.

—Oui, cʼest bien sûr; pour nous tous, les Batt dʼAff, il vient un jour où nous avons du définitif dans lʼâme. Il nʼy avait quʼà le regarder, ce matin là, pour comprende que cʼétait «son jour». Lʼaube était rouge comme ces paniers de cerises quʼexposent les fruitières du Faubourg Saint–Honoré. Cela aide. Rien ne donne lʼenvie de devenir noir comme cette lumière écarlate... La colonne marchait, mitrailleuses en tête, essayant de glisser dans les plis du terrain. Le Gharb, au delà des dernières dunes, miroitait comme une terre volcanique parsemée de phosphore. Cʼest horrible! On sʼaperçoit, dans ce spasme aveuglant, quʼon peut tuer lʼhomme à force dʼétincelles. La terre montait; à lʼhorizon on voyait des collines. Ils pouvaient être partout, car le terrain faisait de hautes vagues. A un moment donné, sans aucune raison apparente, je sentis quʼils étaient là, quʼils rampaient comme des couleuvres dans les pièges de cette terre morte, quʼils allaient surgir de partout, avec leurs cris sauvages. Une sensation, Madame!... cettesensation de lʼembuscade que nous avons très claire, nous, les habitués de la harka. Quelques minutes plus tard, les voilà qui se dressent comme des fantômes chaotiques au sommet des collines. Deux, trois dʼabord, puis des centaines, des hordes... Le soleil naissant du côté de Chergoui soulevait des nuées de sable; nous étions pris en même temps dans la bataille et dans la tourmente de soleil. Nos mitrailleuses, avec un bourdonnement de guêpes, sifflaient sur ces moissons de sauvages. On en fauchait autant quʼil en venait, par vagues. Mais ils étaient plus que nos balles, et ils approchaient toujours. Leurs drapeaux verts tanguaient sur ces troupeaux humains. Bref: quand nous fûmes entourés, quand nos mitrailleuses ensablées ne fonctionnèrent plus, il fallut marcher à la baïonnette, et le Commandant me cria: «Voilà du kouss–kouss pour toi, Letellier! Essaye tout de même! Jʼy vais de mon côté.» On y alla... Zut! que jʼai soif, Madame! Nʼen voulez–vous pas un verre? Ça fait du bien au cœur.

E bevve, bevve profondamente, con assetata febbre, un lungo sorso.

—Il y avait devant moi une borde composée de huit cent brutes au moins, qui grouillaient sur une colline et sʼavançaient avec des oscillations de montagne russe. Leur drapeau vert était la chose la plus agréable à regarder dans cette atmosphère de pourpre. Je dis à mes hommes: «Crédieu! si on pouvait leur arracher cette sale guenille!...»

—Jʼy vais tout–de–go, mon capitaine!—répondit une voix de bronze derrière moi. Un homme sortis des rangs. Cʼétait le soldat Laire, très calme, baïonnette au canon. Il se lança tout droit, tout seul, faisant detemps à autre un geste comme pour écarter des rideaux. Les autres le suivirent. Il courait, une cinquantaine de pas devant nous. On arriva derrière une broussaille. A vrai dire on ne savait pas si cʼétaient des arbres ou des pierres végétales. Ces chiens galeux nʼétaient plus quʼà vingt mètres. Ils couraient aussi. Dans le choc, il y eut une mêlée épouvantable. Cʼest quʼon devient fou, là bas, dans le Gharb, Madame!... Ce nʼest pas du tout de lʼhéroïsme: on devient fou. Ils tenaient leurs longs fusils par le canon et flanquaient des coups de crosse; ils avaient aussi des couteaux, des poignards et des larges sabres marocains; mais leur voix de fauves était encore plus effrayante. Le Commandant avait affaire de lʼautre côté. Une partie de nos hommes, groupés autour des mitrailleuses, tiraient sans relâche pour aider nos baïonnettes. On voyait ces sauvages tomber comme des épis dans la moisson, avec une espèce de rire terrible qui les clouait par terre. Nous avions de leur sang jusquʼau poignet, jusquʼau coude; mais il en venait toujours du pied de colline. Savez–vous combien ça peut faire de cadavres le bras dʼun homme? Je ne le sais pas moi–même. Plusieurs sans doute. Mais le poids des cadavres finit toujours par vaincre la puissance dʼun bras. Dʼautant plus que nous étions presque tous blessés, sans compter les morts. Jʼavais une balle au dessus de la tempe, un coup de crosse à lʼépaule et une déchirure dans le côté. Mais ça ne fait pas très mal, une blessure, tant quʼon est au Gharb... Ce brave Laire était toujours devant nous; il livrait à lui tout seul un combat merveilleux. Je crois même quʼà ce moment–là il nʼavait plus sa raison, le pauvre, parce que je nʼai jamais vu un seul homme faire unpareil massacre. Il était tout rouge, de son propre sang et du leur, comme sʼil sʼétait plongé dans le ruisseau dʼune boucherie. Ceux quʼil avait tués de sa propre main et ceux qui sʼabattaient sous notre fusillade formaient autour de lui une espèce de rempart macabre. Quelques pas en arrière de ce rempart flottait le drapeau vert du Prophète. Il avançait toujours pour sʼen emparer, tombant sur les genoux, se redressant encore, tout rouge, complètement fou. A un moment donné je comptai mes hommes: nous étions restés trente–cinq; nous reculions; le Gharb dansait comme une mer en tempête. Ce nʼétait pas le courage, cʼétait lʼhaleine qui nous manquait. Jʼavais empoigné mes deux pistolets pour en brûler les dernières cartouches, quand, tout à coup, un miracle se produisit. Une de nos mitrailleuses, nettoyée à la hâte, avait fait un bond sur lʼaile gauche et recommençait à chanter. Madame, quelle ivresse! quelle ivresse!... Je nʼai jamais lancé vers une femme le regard enivré dont jʼenveloppai en ce moment la belle mitrailleuse...

—Doucement...—gli consigliò il medico.—Vous aurez la fièvre.

—Ah, tant pis! Ce nʼest pas très important dʼavoir la fièvre! On en guérit. Et puis on recommence... Après tout cʼest la chose la plus bête que nous puissions faire, nous soigner dʼune blessure. Oh, ce besoin imbécile de rester vivants!... Et pourquoi?... Pour crever demain, ou après demain, dans le Gharb ou dans le Guébli, et toujours avec le même délire... Ce nʼest même pas comique, ce nʼest rien du tout... De la bêtise! Dis–donc, major, ta quinine a des qualités sans doute; mais moi je puis te dire que jʼai apprisquelque chose dans lʼhistoire du soldat Laire. Dʼabord, vois–tu, il avait dans son cœur des yeux de femme. Et cela ne lʼa pas empêché de vouloir la guenille du Prophète, le chiffon vert que même ces brutes ont pris pour de lʼidéal brodé... Oui, positivement, jʼai la fièvre; mais ça me fait bien plaisir quʼune jolie femme soit assise sur mon lit de camp. Et puis, Dieu sait si elle mʼécoute... Dans ses yeux calmes il y a un peu de nord...

—Je vous écoute, oui, capitaine,—ella rispose con voce tranquilla, senza nemmeno far muovere il velo dʼombra che le fasciava la fronte.

—Et alors, quand la mitrailleuse chanta, la cohue de ces gueux sauvages eut une espèce de long balancement, un arrêt tumultueux devant la mort invisible, devant ces milliers de balles qui zigzaguaient dans leurs rangs comme des lézards métalliques. Ce nʼétait pas continuel, car elle devait aussi défendre cette partie de la colonne qui sʼétait engagée sur lʼautre versant, aux ordres du Commandant. Mais elle nous protégeait assez pour que nous puissions nous replier, tant dʼun côté que de lʼautre, afin de nous réunir autour des mitrailleuses, quʼon essayait de remettre en action. Le soldat Laire était toujours au delà de la broussaille; il ne tournait même pas la tête. De temps en temps la mitrailleuse faisait des ravages devant lui; les monceaux de cadavres lʼempêchaient de mourir.

—«Soldat Laire!—lui criai–je.—En arrière! En arrière avec nous!» Il hocha sa tête nue, quʼune large blessure coiffait de pourpre; il fit un bond terrible, et plongea sa baïonnette dans le ventre du grand diable noir qui portait le drapeau. Il sʼaccrocha des deux mains àla hampe de lʼétendard, et lʼon vit une mêlée dʼhommes, presque nus, gesticulants, hurlants, sʼécrouler sur lʼenorme cadavre de lʼenseigne barbare. La mitrailleuse y darda pendant quelques minutes son éventail de flèches, et presque personne de ce groupe ne releva la tête. Ils avaient enseveli sous leurs cadavres la bannière du Prophète. Mais il y eut un silence. Et lentement, comme quelquʼun qui sortirait à plat ventre dʼune kouba effondrée, nous vîmes le soldat Laire se dégager du poids de ces cadavres, surgir, et marcher vers nous en chancelant, les mains crispées sur la bannière du Prophète. Ce nʼétait plus un homme, Madame, mais un fou rouge, une loque humaine qui portait un drapeau. Il lʼagitait, il lʼagitait, il riait peut–être... Nous entendîmes sa voix ivre:

—Je lʼai! je lʼai, mon capitaine!...

Nous allions vers lui, mais la distance était encore assez grande. On voyait des marocains, des nègres, courir en foule. Nous avions peur de le tuer avec nos balles. De mes hommes, plus un seul ne pouvait courir; eux, ils couraient comme des diables. Mais sa voix était si épouvantable, que jʼen rêve, depuis, chaque fois que mes yeux sʼassoupissent. Il criait:—«Bien le bonjour à vos bourgeoises, nʼs pas!... Et quand jʼaurai ma médaille, fous–la au drapeau... capitaine!... fous–la... au drapeau... ca... pitaine!...»

Ce fut sa dernière parole. On sʼempara de lui, malgré les mitrailleuses, et il mourut les poings crispés sur la bannière du Prophète.—Jʼoubliais de vous dire, Madame, que tout cela sʼest passé au milieu dʼune tourmente rouge, et que nous sommes revenus soixante–treize, dont vingt–quatre seulement nʼétaient pas blessés.En voilà un, par exemple: cʼest le petit gaillard aux yeux de chamelle, qui gribouille des paperasses pour expédier ma correspondance. Parce que moi, voyez–vous, le Gharb mʼa joué un sale tour: je ne peux plus écrire les mots sur une ligne, je vais tout de travers, et je saute des voyelles...

—Ah, ces chiens galeux! ces chiens galeux!...—borbottava il piccolo soldato, succhiandosi le falangi sporche dʼinchiostro bituminoso.

Là fuori, nellʼoasi bionda, la sera scendeva in larghe vampe di tangibile profumo. Era quasi una lentissima pioggia di pólline dʼoro, che pareva scuotersi dai carichi rami delle palme, bruciare, cadendo nellʼombra, come un pulviscolo di sole. Si vedevano, sui fiori tropicali, aprirsi le bocche ovali dei lucidi camaleonti. Due cadaveri di traditori pendevano dalla forca della più alta palma. Erano là, immobili, come due lunghi batacchi di campana, coi polsi legati dietro la schiena, gli occhi marci, la lingua grossa come un tumore fra le mandibole mummificate.

La carovana di Colomb–Béchar si era sdraiata intorno ai pozzi, fra il disordine delle some; i cammelli masticavano la rugiadosa erba con una lentissima voracità; in larghe pentole dʼargilla i cammellieri pazienti facevano bollire il kouss–kouss.

Un vecchio negro, di membra gigantesche, dai lineamenti quasi europei, fumando una lunghissima pipa che gli pendeva dalle labbra tumide, faceva esaminare da Jossuf–el–Foukani i marenghi dʼoro, i franchi dʼargento che i Francesi gli avevano dati. Molti legionari, seduti fuori dalle tende, fra lʼattenzione delle piccole negre, giocavano a carte oppure al tric–trac. Di esse, qualcunaera incinta; qualcuna portava i corti capelli annodati su la tempia con un nastro di colore. Avevano certe lunghe braccia da miss inglese, la bocca invereconda, e, nelle spalle, una specie di rassegnata ma gentile povertà.

Mentre Bluette usciva dalla tenda del capitano, quei legionari si misero a guardarla.

—Christi! Je te dis, Jacquelot, quʼelle est bougrement bien fichue, la môme, et que, surtout de la voir pleurer, ça me fait quelque chose!

—Tʼen fais pas, Galitzine! Les femmes, ça pleure, ça rit... Pourvu quʼon les mette à poil, cʼest à peu près tout ce quʼelles demandent!

—Pourtant, ce quʼil était bath, ce Laire! Hein? Quʼen dis–tu, Jacquelot? Avoir tripoté des femmes pareilles, pour sʼengager à la Légion... Fallait–il en avoir une couche?... Pas vrai, Jacquelot?

—Oui... mais ne triche pas en attendant! Je vois que tu es en train de me monter le paquet. Tʼes propre, va, Galitzine!... Passe–moi les cartes. Cʼest à moi la donne. Oui, mon prince! Et puis je te dis que ce Laire, cʼétait peut–être un poseur, un aristo, une fiente à avoir une particule devant son Laire, mais il avait des goûts fins... ça, y a pas dʼerreur!

—Dis–donc, Jacquelot! Est–ce que tu ne marcherais pas ce soir, si elle te faisat de lʼœil?

—De lʼœil à moi? Tu te payes ma tête, sale mec!

—Dis–donc, Galitzine.... Veux–tu mon avis? Cʼest le jeune major qui se lʼenverra, ce soir, au clair de la cafarde...

—Ah, la chamelle!... Dʼailleurs, que veux–tu? ces salops dʼofficiers, ils ont des aventures même au Gharb!...

E allora tornò.

Tornò, con lʼanima sua dʼinnamorata, verso Parigi la Babelica, verso il mercato glorioso che vendeva, nella sua fiera di tutte le umane gioie, la bellezza ed il piacere.

Tornò, silenziosa, con la fronte chinata, gli occhi accesi di quella immobile vampa che bruciava nel remoto Gharb. Era divenuta ella pure lontana, come i tetri volontari dellʼergastolo camminante. Aveva lasciato cadere ad uno ad uno, su le carovaniere del Guébli, come foglie della propria vita, i fiordalisi di Mimi Bluette. Ora il senso dellʼesilio era entrato in lei, come nellʼanima di quei soldati nomadi che solo avranno per tomba lʼemigrante bufera. E tornava per nasconder nel frastuono della Parigi Babelica la sua tacente anima di Maddalena.

Vi giunse una fredda sera del mese di Novembre, quando il firmamento dʼelettricità, che per lʼalta nuvola propagano i lumi delle strade, con tremito si andava incurvando su la metropoli rannuvolata. Ella guardava con occhi stupiti, aperti, fermi, quella molteplice vita, mentre nellʼanima deserta le infuriava un lontanissimo rumore di sole.

Questa era la Città, questi erano gli Uomini, questa era la Vita...

Povera piccola bionda Mimi Bluette!...

Non afferrava più lʼesatto senso nè più sapeva ben distinguere gli esatti contorni delle cose; nel suo profondo essere femminile si era disseccata, sotto la fiamma del deserto, quella fertilità limpida e giovine che ogni creatura porta in sè come una fontana.

Ora capiva quel che significa non avere più strada, essere giunti a quellʼora di sconfinata e spaventosa libertà, oltre la quale finiscono anche le distanze. «Gli altri», quei mille che si chiamano «gli altri», avevano per lei smarrito il senso di creature umane. Passavano; erano cose poco più importanti che i paracarri di sasso, le colonne di bronzo, le ruote lente, stupide, che ripetono fino a consumazione il loro inutile perpetuo giro... «Gli altri» erano gli automi freddi e meccanici che attraversano la vita. La vita: questo rumore, questo colore—questo nulla.

E poi?

Le città? i parchi? le strade? le famiglie?... Tutta quellʼopera che indefessi compivano? tutto quellʼurto che insieme producevano, il giorno e la notte, ora per ora... Ma no! Ma no!... era pazzamente inutile... Inutile. Cʼera un immenso deserto, che «gli altri» non vedevano.

E, poi?

Essere bella? avere un nome gentile? potersi coprire fino alle ginocchia deʼ propri capelli biondi?... Avere la carne profumata, dolce, chiara, trasparente, come il più bel fiore coltivato nel miracolo dʼun giardino; essere statala gioia, essere ancora la gioia... la ballerina di Parigi... Mimi Bluette... Ma no! Ma no!... Cʼera un inganno!... Tutto questo non doveva essere mai avvenuto... La storia della sua vita, il colore di sè stessa era un circolo grande, remoto, interminabile, di sole...

E poi?

Cosa potevano darle ancora quelle finestre buie, che si aprivano verso lʼinterna ombra nelle case degli uomini? Quelle finestre che nei mattini di primavera si empivano di serenità e di sole; quelle grandi finestre opache, morte, come gli occhi di una creatura che non respira più... Cosa potevano darle ancora le strade magnifiche della Capitale, i grandi negozi luccicanti, le canzoni delle orchestre chiuse nei teatri saturi di nevrastenia?... Quanto rumore per nulla!... quanto rumore per nulla, o Parigi la Babelica!...

E poi?

Non cʼera più. Qualcosa non cʼera più. Qualcosa nel mondo era scomparso, distrutto, finito. Chi? Un essere? Non soltanto, non soltanto... La poesia. Tutto ciò che nel mondo ha nome:—Vivere. Quella grande ala invisibile che solleva il peso della materia nel colore della felicità... Ecco: era finita la poesia.

Parigi la Babelica era per «gli altri». A lei rimanevano i suoi capelli biondi, le sue mani bianche, i suoi veri occhi dʼinnamorata, pieni di sole, pieni di sole...

Questa era la Città, erano le strade chʼella conosceva; queste le fiumane di gente fra le quali era uscita una sera, portando in sè come un fiore selvatico il suo timido cuore di Transalpina.... «Maxima Maximum....

La Revue de lʼAlhambra... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...»

E poi?

Dove? quando? chi le ridarebbe un respiro?

Si ricordò le danze chʼella faceva, le belle danze a piedi nudi, sovra un tappeto verde come lo smeraldo più puro... E le parve che la musica non fosse ancora morta in lei; anzi le parve che la musica fosse lʼultimo piacere, lʼultimo senso della vita... Era venuta al mondo così:—per danzare.

No: per amare.

Quante canzoni!... Era Parigi che gliele rendeva, che stupendamente le buttava come un laccio intorno al suo piede; intorno al suo piede, per farla danzare...

Ma dove? ma quando? ma per chi?

Le musiche vanno; forse vanno più lontano di tutte le strade. Però muoiono anchʼesse, trovano anchʼesse la loro distanza nel dolore infinito.

Vestirsi, ridiventare la più bella danzatrice di Parigi, coprire di perle fredde la incipriata sua nudità, mettere su le tenui dita gli anelli vivi come il deserto, ridere, coprirsi di fiori, nascondere un sorriso ebbro dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna... dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna!... Oh, comʼera lontana per sempre quella sera di stupenda poesia!...

Ed allora pensò alla voce dellʼamante, alla voce del nomade in quella perduta sera. Pensò al profumo che aveva ogni soffio dʼaria nel respiro della sua viva bocca, alla forza che aveva la palpitazione del mondo, quandʼella era con lui, serrata come in un rifugio contro il suo veemente cuore. La femmina, lʼamante chʼera inlei, tremò nelle sue profonde vene, poichè Parigi dʼun tratto la risuscitava. E con pudore quasi di vergine ella si meravigliò che non fosse ancor morta.

No: era come la musica; poteva giungere più lontano di tutte le strade.

La gioia dʼessere per quellʼamante una femmina viva ed invereconda, come una rosa, quando nei giorni dʼestate, si gonfia e trema del pólline che lʼubbriaca... la gioia di sciogliere con le mani un poʼ contratte, con i polsi piegati, le sue belle trecce pesanti, ascoltando il rumore insidioso che producono le forcelle cadendo, e poi nuda, e poi trepida, coi seni erti, con il grembo già umido, che si muove, attorcigliarsi con un piccolo vellutato grido a quella maschia forza che di lei, fino allʼorlo dellʼanima, stupendamente sʼimpadronisce... essere nuda...—ciò che forse vuol dire con felicità sentirsi donna—essere il suo piacere, la sua bellezza, la forma femminile della sua vita, essere la Maddalena e lʼamante, ciò che si chiama la colpa e si chiama Dio...

No?... Mai più?...

Mai più.

Qual era il guanciale ove i suoi capelli disciolti vestirebbero la bellezza del peccato? E lo specchio dovʼera, nel quale guarderebbe con ilarità i suoi occhi appassiti? E dovʼera una bocca dʼuomo la quale potesse non offendere le sue rinnovate labbra di vergine? potesse non contorcere in una orrenda paura la indocile sua nudità?...

Mimi Bluette... Un nome; nientʼaltro che un nome; anzi un piccolo fiore da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi dʼestate.

Mimi Bluette... due parole troppo leggere...

Il vento la aveva portate via.

E i cimiteri?...

Sì, anche i cimiteri.

Di qua, di là, ve nʼerano molti. Respiravano, quella sera, il fumo della nebbia inazzurrata che andava girando, pesando, su la Città sfolgorantissima. Erano anchʼessi come i teatri: una rappresentazione ferma della vita. Si ricordò la frase chʼegli le aveva detta, una lontana sera di neve: «Jʼen ai soupé des gens qui connaissent leur cimetière...»

I cimiteri? Sì, la più lunga strada; ma sempre una strada...

E poi?...

Ecco: bisognava gettare ancora una volta il suo piccolo nome su la Città immensa, e poichè Parigi aveva rappresentata in lei qualche ora della sua camminante bellezza, bisognava essere fino allʼultimo la ballerina dellʼantico My Blu, bisognava danzare la danza del suo cuore morto sul più luminoso teatro di Parigi la Babelica...

E poi?...

—Qui, Jack, jʼai été au delà de la mort, et je suis encorevivante... Me voici revenue. Jʼai désiré te voir. Tu es le premier homme, tu es la seule créature à qui je sente le besoin de serrer la main. Pourquoi me regardes–tu, Jack? Suis–je bien changée?

Egli era commosso; non le parlava. Non le poteva parlare. Chinato sopra il suo volto ancora giovine di ballerina, teneva una mano di Bluette fra le sue, dolcemente, fortemente, con una specie di fraterna ed innamorata paura.

—Oui, sans doute, je suis très changée, très enlaidie peut–être... Si tu savais comme le désert brûle!... Si tu savais comme on y perd ses yeux, là–bas, dans cette terre où tout miroite... Ça ne fait rien! ça ne fait rien!... Parlons de toi, Jack. Est–ce que tu danses?

Con un moto repentino egli scosse il capo, serrò i labbri; una smorfia contrasse la sua limpida fisionomia.

—Non? Est–ce que tu ne danses pas? Toi non plus, Jack? Cʼest drôle! Quʼas–tu fait alors?

—Je vous ai attendue, Bliouette.

—Tu mʼas attendue... Est–ce possible? Quel enfant que tu es! Et puis, ça ne vaut pas la peine dʼattendre Mimi Bluette... Mimi Bluette est morte.

—What a pity! You are a very naughty Girl!

—Pas du tout méchante, pas du tout. Jack! Cʼest la vie qui fait ça... Il ne faut pas mʼen vouloir. Et puis rions, Jack!... Si tu savais comme cʼest triste de ne plus savoir rire!

—«Avez–vous donc fait un voyage très uncomfortable?»

—Tu appelles ça «uncomfortable»?... Oui, cʼest ça! tu as peut–être raison, Jack... Pour moi ce nʼest pas seulement lʼAfrique, cʼest la vie toute entière qui a perduson comfort...

Egli si guardò le unghie, le belle unghie rosate, la sua mano calma, onesta come il suo cuore. Pareva incerto se dirle quello che le voleva dire. Poi domandò:

—«Etes–vous toujours une esclave, Bliouette?»

—Ne me demande rien. Jack... Tu dois savoir que je nʼai pas versé de larmes...

—«Et vous étiez nécessaire de verser des larmes?»

—Oh, il faisait tant de soleil!... On ne pleure pas quand on est aveugle... Tu as dit pourtant: «vous étiez nécessaire»... Cʼest une grosse faute. Jack! Il vaudra mieux que tu dises à lʼavenir: «Etait–il nécessaire... et cœtera.»

—All right! Mais je demande si votre ami...

—Ah, non, Jack!... Pas ça! Jamais, jamais un mot! Tu es mon danseur et tu es mon brave Jack... mais ne demande jamais à Mimi Bluette ce qui sʼest passe là–bas, dans la terre chaude...

—Oh, yes! Linette avait donc raison... Je suis très coupable.

—As–tu causé avec Linette?

—Non. Elle mʼa chuchoté en mʼouvrant la porte: «Parlez pas, Monsieur Jack! Faut la guérir dʼabord.»

—Pauvre fille! Elle a été si douce, si douce... Mais pourquoi donc les gens mʼaiment–ils toujours, moi, qui suis dʼune nature si horriblement égoïste?... Enfin, si ça te fait plaisir, allume ta pipe, Jack.

—«Bon. Vous me direz après que je peste.»

—Ou que tu empestes... Mais ça ne fait rien. Allume.

Sedettero. Egli premeva il pollice con attenzione sovra il suo biondo Navy Cut.

—Çʼa été très beau en Afrique. Tout le monde savait que jʼétais Mimi Bluette. A Colomb–Béchar les militaires ont joué le My Blu.

—Quand on a bien dansé comme vous, Bliouette, cʼest naturel quʼon ait sa réclame aussi en Afrique.

—Tu crois?

—Yes.

—Ecoute donc. Jʼavais un superbe chef de caravane qui mʼappelait: «Lalla». Cʼétait très gentil.

—Question de goût. Moi ça me fait rire.

—Jack, tu ne mʼas pas encore dit si je suis devenue laide?

—«Oui, un très petit peu.»

—Parce que, sais–tu, jʼai un projet...

—Aïe!

—Tu dis aïe beaucoup trop tot. Cʼest ton vice.

—Jʼai toujours peur de vos projets, My Blu.

—Pas cette fois. Mon projet va te plaire.

—Par exemple?

—Par exemple... écoute–moi bien... Je vais danser!

—Oh!... My Blu!

Non seppe risponderle con altre parole. Ma i suoi occhi mandavano luce. Dʼun tratto afferrò entrambe le sue mani, abbronzate ancora della vampa, mise un ginocchio a terra e le baciò.

—Oui, je vais danser une danse que jʼai dans le cœur. Cʼest le mouvement de la caravane qui me lʼa apprise. Et puis cʼest le soleil du Gharb, le soleil de la terre où ils tombent... où il tombent, Jack, mes frères!... Quand je portais en moi mon cœur comme une pierre, cette danse montait dans mes veines, enveloppait monêtre, dans une volupté rouge comme le soleil... Vois–tu? Chacun doit parlar avec son propre langage. Les poëtes font de la poesie; les peintres sʼoccupent de la couleur; moi, qui étais née danseuse, je sentais le désert comme une danse, et il y avait pour moi des orchestres dans la fureur du soleil...

—Oh, comme cʼest beau ce que vous avez dit, Bliouette!...

—Mais non, Jack, cʼest tout à fait simple... Nous avons marché des jours et des jours, assoupis dans la somnolence de la caravane; il y avait là–bas ce soleil que tu nʼas jamais vu; et le silence furieux de cette atmosphère étourdissante mʼenvoyait des chansons qui étaient vastes comme lʼinépuisable désert... Jʼai senti naître en moi une musique de soleil, qui était nouvelle, sur laquelle personne, jamais, nulle part, nʼa dansé... Je veux faire cadeau à cette ville de ma danse; elle mʼa bien donne, Jack, mon amour...

—Vous attribuez ça à la caravane; moi je crois, Bliouette, que le miracle est dans vos pieds.

—Si tu étais philosophe on tʼappellerait, je crois, un matérialiste. Mais, puisque tu es danseur, on ne peut tʼappeler quʼun idiot. Enfin tu seras mon impresario, Jack. Cʼest toi qui mʼarrangeras ce spectacle. Et quand jʼaurai dansé ma danse, presque nue, sur des tapis rouges, alors, pour te faire plaisir, je danserai aussi les tiennes, avec toi Mais je veux que ce soit splendide! Un théâtre comme Paris sait en faire aux actrices quʼil aime. Tu vas dʼabord mʼenvoyer un musicien. Je danserai: il devinera la musique. Tu mʼenverras celui qui a écrit le My Blu. Quoiquʼil ait à présent un peu de morgue, pour avoir été joué aux quatre coins de la terre,grâce à Mimi Bluette, il se ressouviendra, j ʼespère, quʼil était râpé comme une vieille culotte quand il vint mʼoffrir sa pièce, pour le prix de trois louis... une vraie aubaine! Maintenant il a un tarif de boxeur nègre. Mais tu peux lui dire que Mimi Bluette nʼest pas à vingt–cinq louis près. Tu feras annoncer ce spectacle le plus bruyamment et le plus loin que tu pourras. «La Danse du Soleil... Mimi Bluette»—«Mimi Bluette... La Danse du Soleil»—Cʼest joli, hein? la Danse du Soleil?... Ce Dieu terrible me possède, Jack, et je danserai une danse furieusement ensoleillée... Aussi tu prieras Sem de me faire une affiche. Je ne suis pas tout à fait certaine que Sem soit un dessinateur extraordinaire, mais, quand cʼest de lui, cʼest du Sem, et ça colle! Puis tu iras faire une visite da ma part à Messieurs les Moucheurs de Chandelles, au Monsieur du Strapontin et à ses collègues; tu trouveras moyen de souffler à Fred Chinchilla que Bluette étalera sur son tapis rouge pour un million de bijoux... Enfin tu iras au Bar de la Grande Rouquine—tu iras ce soir même—dire à Sanderini quʼil sʼamène chez moi, car jʼai une faveur très delicate à obtenir de sa vilaine gueule...


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