ATTO SECONDO

Bosco in riva all'Eufrate.—Agli alberi stanno appese delle arpe.—Diverse capanne.—Quella di Jeroboàm, in mezzo, ai piedi d'un albero.—Fra tronco e tronco, si vede, poco lontano, scorrere il fiume, e, sulla sponda opposta, biancheggiare degli edifici in costruzione.

JEROBOÀM, seduto presso alla propria capanna.— EFRAIM alla sua destra.—Intorno siedono gli schiavi Ebrei.—Poi alcuni Aguzzini.

JER.(come continuasse un racconto)

E poscia, in sogno, mi parea con voi,Cieco qual sono, di fuggir tra i montiVerso la patria. Al fianco mio venivi,Sostegno e guida tu, Efraìm.—Dicevi:«Fra poco il giogo toccherem!… Là giunti,«Noi rivedrem il suol di Galilea!»Ed ecco uscir da tutti i petti un urloE il popolo sostar. Ond'io ti chiesi:«Che avvenne?»—E tu: «Oh, l'infausto portento!«A precluderci il varco a un tratto è sorto«Un colosso di bronzo!»—Allora ai mieiOcchi tornò la luce, e ch'esso aveaDi creta i piedi io vidi.—Una pietruzzaRaccolsi e la lanciai….—Ero lontano;Debole al par del braccio d'un fanciulloEra il mio braccio;… eppur colsi nel segno!Sicchè il colosso tentennò, poi cadde,E rovinò giù per l'erta montanaCome neve spezzandosi ai macigni.

È una promessa questo sogno!

ALCUNI AGUZZINI(irrompendo, sferzando gli ebrei)

Schiavi,Al lavoro!… Al lavoro!…

JEROBOÀM solo.(sempre seduto ai piedi dell'albero)

O d'IsraeleArpe sospese sul mio capo; o nidi,Da cui sono fuggiti i lieti canti,Simili a rondinelle nell'inverno,Dacchè su noi piombò l'ira divina;Io non m'inganno, no,… sento che l'aria,Spirante adesso tra le vostre corde,Più non vi desta gemiti e lamenti!Una melòde piena di dolcezzaPiove da voi dentro l'anima mia….E mi sembra che parli di perdono!

JEROBOÀM—ZALA—ARGIASP, dal fondo.

Alla reggia torniam…. Lottar che giovaContro i destini?….

Ah, no!… Lo stesso sangueNon scorre in noi, che vil troppo o bugiardoNato tu sei!—Vil, se credevi incendioQuell'amor, che soltanto era scintilla;E bugiardo, se tal tu lo sapeviE fingevi con me!—Poich'io comprendoChi trema innanzi all'idolo che adoraPer ignota malìa; ma chi si lasciaQuell'idolo rapir, ne rïaverloTenta, anche a prezzo della vita, maiL'adorò certamente!

ARG.(con impeto di disperazione)

A Istàr io dunqueSacrarmi debbo?—Ebben mi sacro!—Mite,Leale io nacqui! Feroce gli eventiM'han voluto!… Stassera essi morranno!

(fa per allontanarsi)

ZALA(trattenendolo)

No…. Verrò teco anch'io, sacra ad Istàr,Il giorno in cui l'estrema mia speranzaSvanir vedrò…. Ma tal speranza forseOr per compiersi sta….—Dacchè NabucoTornò, la reggia ogni notte risuonaPer allegri conviti; pur, sedutoA mensa, o a contemplar le danze, ei restaSol pochi istanti, e, spesso, non vi appare….Perchè vive ei così?

Dell'amor suoEgli vive soltanto!—Come un bimboDaìra lo conduce.—Ora discendonoNell'antico giardino; or dalla reggiaEscon la sera.

Ma li segue un'ombra….Io!—E a quest'ombra ora un mistero è noto!Odi: Nabuco non ama Daìra!

ARG.Non l'ama?

No!… Forse, nei primi giorni,I ricordi d'infanzia e la bellezzaDella fanciulla aveano acceso in luiD'amore una parvenza; ma, passatoL'impeto primo, egli è caduto predaDi strano morbo che lo strugge.—Quando,Soli, la sera, essi ne vanno insiemeFuor della reggia, a lor, no, non sorrideIl tripudio che da questo pensiero:«Esser liberi e amarsi!»—Egli camminaTaciturno; e Daìra, al fianco suo,Vien silenziosa….

È per gli amanti caroIdioma il silenzio!

Ebben lo rompeNabuco; ma d'amor non parla; parlaFra sè di strani sogni.—Essa, lo interrogaTimidamente; ma ei non l'ode. EntrambiErran del fiume in riva infin che annotta;E, allora, come da fatal possanzaSpinto, ei qui move, mentre, dietro a lui,Pallida ed ansimante ella s'innoltra.

E tu udisti quant'ei dice a sè stesso?

Sì….

Lo ricordi?

Sì…. D'astri egli parla.Il senso invan comprenderne da solaSulle prime tentai;… poi lo fe' notoInconsciamente a me quel vecchio ebreo,Che là tu vedi….

(indica Jeroboàm)

ARG. (riconoscendolo)

Ah, lo ravviso!… È il ciecoJeroboàm!

Sì, desso!

Il dì ricordoIn cui Nabuco gli salvò la vita.—Perchè or quì vien?… Lo riconobbe il cieco?

Ignoto gli è.—Giafìr, ricco mercante,Egli lo crede, come a lui fu detto.Forse potea la voce sua tradirlo;Ma, al par dell'uragano, era tonanteDel re la voce il dì che a lui la vitaSerbava…. ed oggi di chi implora ha il suono!

ARG. (stupito)

Implora…. il re?!

Sì…. implora!—Questo io vidiEvento prodigioso: a un mendicanteVolger Nabuco lagrime e preghiere!

A un mendicante?…. Egli?… Nabuco?:

Sì!Da lui stesso l'apprendi!

(andando a Jeroboàm)

Jeroboàm.

Chi sei?… Forse la donna, che ogni seraVien con colui, che follemente il cieloVol conquistare?

ZALA (piano a Argiasp)

Udisti?

(a Jeroboàm)

Non son quella.

Ah, è ver!… Lo squillo d'una tromba pareIl suon della tua voce, e quel dell'altraD'un flauto ha la dolcezza.—Sei tu sola?

No…. mio fratello è meco.

Parli.

Il suonoDella mia ti ricordi?

JER.(scosso, alzandosi)

Ah…. Non ignotoMi giunge…. No!—Ma dove io già l'udii?…Quando?…—Nella tenèbra, che mi avvolge,Ogni voce, ogni suono, ha un'eco lunga;Sicchè, talor, nell'incessante romboDi quell'eco io mi perdo, e una memoriaVaga e confusa sol mi resta!—Io possoBen dirmi: «Già l'udii!»…. Ma, d'onde l'ecoCominci, invano a ricercar mi struggo!A parlare con me vien da più nottiUn mercante, Giafìr, colla sua donna….Orben, dal primo dì ch'ei mi rivolseLa parola, pensai: «Dove ho tal voceUdita già?» Nè rispondere ancoraA tal domanda io posso!—È noto a voiQuesto Giafìr?

Egli è parente nostro….A te veniam perchè un timor ne crucciaE tu soltanto consigliar ci puoi.

Parla.

Da tempo egli negli occhi ha lampiDi febbre; e, assorto in tetre idee, s'aggiraFarneticando; e non risponde; oppureCon strani detti chi si volge a luiCongeda o insulta…. e fugge….—Di qual morboEi dunque è preda?…

Conquistare il cieloEi sogna…. Già tel dissi….—E, poichè a luiNarrò qualcun, che a me son noti i libriDei sapïenti, egli da me pretendeDi conoscer l'ermetica potenzaChe della vita ogni mister discopreE insegna quello che Dio sol conosce!Poter da terra sollevarsi, e l'ariaAttraversar per conquistar le stelle,A una freccia simìl:… questo egli brama.Blandemente io risposi sulle prime,Pietoso a lui ed alla sua compagnaDalla voce gentil che sa di pianto;E, della scienza dei miei libri santi,Sì, gli parlai, ma qual maestro a alunnoChe gli scerne la lettera e lo spirto…Ahimè, coi folli intendimenti suoi,Ei tutto confondea!… Sicchè schermirmiOra soltanto alle sue inchieste io tentoE alle preghiere sue.

Ei, dunque, è pazzo?

Non ancor!… Ma la china egli discendeDi quell'abisso, in fondo al qual diventaL'uom pari al bruto…. e, se chi l'odia, spingerloNell'abisso or volesse, agevol cosaCompier dovrebbe.

E tu non ve l'hai spinto?Perchè?

Non l'odio.

Egli è Caldeo….

NemicoEsser dovresti a lui….

Sì…. come a voiNemico io son, perchè Caldei voi siete,Se del suo sangue; e come il son di tuttaLa gente vostra.—Ma so ben che è vanoUna gente odïar!—Essa è la spadaNella man del carnefice! È l'inconscioStrumento ond'ei si val!…—No… Non ha colpaLa spada…. ma la man!… Soltanto a questa,Al carnefice solo io l'odio serbo!

Al re, dunque?

A Nabuco!

Or ben, coluiChe conquistar il ciel vorrebbe…. è il re!È Nabuco!

Nabuco?!

Argiasp io sono!

Io Zala!

I figli di Sârak!… Ed egli….Egli è il colosso…. e la pietruzza io sono!

ZALA (indicando a destra)

Ei viene….

JER. (indicando la capanna)

Là…. là…. nella mia capanna!

(Argiasp e Zala entrano nella capanna.—Jeroboàm torna a sedere ai piedi dell'albero.—Entra Nabuco concitato, poi Daìra).

DAÌRA (a Nabuco)

Fermati…. Ascolta….

Lasciami!

PromessoPur tu mi avevi, che dal vecchio ebreoNon saresti tornato….

Ed or vi tornoPoichè mutai pensier…. Ciò non ti garba?…Alla reggia rimani!

E sei tu quelloChe mi parli così?…—Quando quì vieniSon le tue notti spaventose!… MilleTorvi fantasmi turbano i tuoi sogni….Ed io, che veglio a te vicina, piangoI tuoi rantoli udendo e i tuoi lamenti!Ah, dove son le dolcissime notti,Che noi passammo nel giardino anticoFra l'olir delle rose!

D'ogni olezzoOggi più grate a me son le paroleD'un sapïente!—Di Nabuco è questaLa vita!… Ei vuol non una gioja sola!Amore, e gloria, e sapïenza:… tutteLe gioie umane ei vuol, tutte le ebbrezze!Lasciami!

JER. (dall'albero)

Olà…. Chi è là?… Sei tu, Giafìr?

Sì…. Son io!

(Daìra va verso il fondo, come spiando che nessuno si avvicini, e vi resta)

Mio signor, come mi sceseAl cuor la voce tua!… Che tu in eternoEsser possa felice!

E lo può forseEsser chi, al par di me, alla meta anelaChe tu conosci?

Ancor t'agita, dunque,La stessa idea?

Sì….

Ancor, dunque, tu vieniA me, credendo ch'io donar ti possaLa magica virtù che i sogni tuoiAdempier deve?

Sì…. Non mi narrastiForse tu stesso dei profeti vostriL'onnipossente fuoco?…

È ver….

Rapiti,Essi vedean gli eventi del futuroE i misteri del cielo e della terra….

Sì…. È vero!

Ebben…. come i profeti tuoiEsser io voglio!… Or, perchè il rito, il verbo,Tu sempre a me di rivelar negasti,Con cui nel proprio sen potevan essiLa sacra fiamma suscitar?

TremendaCosa chiedevi….

Ah!… Tu non sai chi sono!

(accorrendo frettolosa, piano a Nabuco)

Deh, non tradirti!

Chiunque tu sia,Fino dal primo dì che mi parlastiForte tra i forti per l'ardir ti seppiDella mente….—Ma ai vecchi vien compagnoIl dubbio…. ed esitai l'estrema provaA rivelarti, perchè premio è dessaDei costanti soltanto.

Ed or, rispondi,Lo vorrai tu?

JER.Sì.

Vorrai dirmi comeSalire agli astri, e conquistarli, e il corsoDominarne io potrò?

Sì….

Nella polvereProsternato t'ascolto!

E sia. Ma, prima,In te stesso raccogliti.—La zolla,Su cui fiorisce la magica piantaD'ogni sapere, è l'estasi;… e può soloL'estasi aver chi medita in silenzio.

(China il volto fra le mani e medita.—Nabuco, sempre in ginocchio, lo imita.—Scende la sera.—In fondo Babilonia si illumina).

DAÌRA (tornando dal fondo, piano a Nabuco, con grande passione)

Vieni, Nabuco…. Andiam…. Col mendicanteAssai parlasti…. Or non ti par sia tempoDi tornare alla reggia?… Ascolta: SazioForse sei tu di star tutte le nottiFra rose gialle e baci di Daìra?Ebben…. guarda: il regal palazzo splendePer il convito consueto….—Vieni….Te farà lieto degli altri il tripudio!…E, se al tuo fianco a me concederaiDi rimanere, tu vedrai ch'io possoGiocondamente mescer nelle coppe,E toccar l'arpa, ed intonar canzoni….Vieni, Nabuco….

(disperatamente, vedendo che egli rimane immobile)

Ahimè!…. Più non mi ascolta!

JER. (avanzandosi)

Giafìr, t'appressa…. A me porgi la manoE rispondi: È sereno il firmamento?

NABUCO (alzando gli sguardi)

Risplendon gli astri nel glauco profondoDi pura luce.

O soavissima notte!

Non una nube?

Non un velo!

PioveDal ciel soltanto un'armonia di raggi,Che sembran sguardi lunghi e sfavillantiDi voluttà infinita….

JER. (a Nabuco)

Or, dunque, tornaAlla tua casa, e in agape giocondaLe membra riconforta; indi, allorquandoIl pianeta Ixïon volger vedraiVerso occidente (indizio che la notteDel suo cammin giunse a metà) alla torrePiù alta di Babele in vetta saliE ai quattro venti grida: «O Dio ti sfido!»E arditamente nelle stelle affisaL'occhio dominatore; e, in te raccolto,Nel glauco ciel l'anima tua sospingi.Oh, non temer! Dell'infinito anch'esseSono schiave le stelle! E, quando vinteDell'infinito tu le leggi avrai,Ne avrai facil vittoria, chè tu stessoDiverrai l'infinito!…—Allor dell'aquilaL'estasi eccelsa avrà l'anima tuaL'aria fendendo; e le parrà guizzareAttraverso un giardin, dai luminosiImmani fior sospesi su un abissoSenza limiti;… e, lieve come piuma,Anche il tuo corpo s'alzerà da terra!…

O speranza!… O delirio!

Va! T'affretta!È in te la febbre dei profeti!…

NABUCO (farneticando)

O cieloTu sarai mio!… Come la terra tremaDinnanzi a me, tremeran gli astri!… Un soloSignore avranno terra e ciel: Nabuco!Un nome solo echeggierà nel vastoGlauco infinito, un nome sol: Nabuco!Eterno io solo!…. Io solo, Iddio!… La miaForza legge soltanto!… Io solo, io solo,Dispensator di vita e morte!—Ah, sentoChe il soffio è in me dell'universo, e l'albaDoman non spunterà s'io non lo voglio!

(si allontana rapidamente)

DAÌRA (a Jeroboàm)

Ah, giusto fu nel maledirti l'JéovaChe adori tu!…—Ch'egli dannar ti possaEternamente a viver schiavo e cieco!

(Segue Nabuco.—Sulla soglia della capanna compajono Argiasp e Zala, che muovono verso Jeroboàm).

_Notte.—Giardini della reggia.—A sinistra la torreBorsippa,¹ alla porta della quale si accede per alcuni gradini.—A destra peristilio d'un'ala della reggia.—Fiori; vegetazione lussureggiante. In fondo la reggia vivamente illuminata_.

(Zala siede presso la torre guardando verso la reggia; Argiasp ne viene; Zala gli muove incontro)

S'io potessi sperar, che la memoriaDi quel che han visto cogli occhi si spegna,Già conficcato di mia man vi avreiUna punta rovente!—Ignuda quasi,Essa la coppa gli riempie.—A leiEgli protende la bocca scarlatta,Qual ferita che sanguini ed imploriIl balsamo dei baci…. Ed essa chiude,Come in delirio, le palpèbre, e premeColla sua quella bocca….

ZALAEd ei del folleSogno mai non parlò?

No…. Jeràk, il Mago,Venìa talor; gli mormorava un dettoAll'orecchio, e spariva….—Alla sua vistaDi Daìra oscuravasi la fronte….Ma, poi, l'ebrezza divampar più ardenteNel suo petto parea….—Perir dovessiFra i più atroci tormenti, ora, o Nabuco,La tua rovina io vo' soltanto!

(squilli di trombe)

(indicando la torre)

Vieni.

(entrano nella torre)

NABUCO—AFRAISAB—KUNAREND—GHEV— DARAB—BÈRHAM—Dame, Cortigiani, Danzatrici, Schiave recanti anfore e coppe—DAÌRA entra colle Dame e va, intrattenendosi con esse, presso lo scaleo della torre, mentre guarda ad ogni tratto verso Nabuco.

AFR. (impacciato, sorridente, come sorpreso di quanto gli va dicendo Nabuco)

O Nabuco…. mio re….

Qual preferisci:Una vittoria od un banchetto?

(dopo qualche esitazione)

Entrambi….

Ma preferir questo non è….—Rifletti:Ti fa più lieto esser seduto a mensaIn molli vesti, o, coperto di ferro,II cavallo spronar del sollïoneSotto la sferza?…

(con un sospiro)

Oh, tempi!

Li rimpiangi?

AFR. (esitante, come temesse di contrariarlo)

No…. Nabuco, mio re!

NABUCO (ridendo)

«Mio re!… Nabuco!»Altro tu non sai dir!

AFR.(terribile, vedendo ridere anche gli altri capitani)

Di me ridete?

Evvia…. ti calma!… No, di te non rideAlcun; ma ride della celia mia!Che il ver direbbe l'epitaffio tuoSe dicesse così: «Quì sta un gigante,«Ch'ebbe braccio di ferro; e bronzeo petto;«E lingua che esclamar sapea soltanto:«O Nabuco, mio re!»

AFR.(sulle prime ancora impacciato, poi animandosi)

Si,… questo è vero!Questo solo io so dir!… Che dir potreiDunque dippiù?… So ben chi sono!… Un troncoD'enorme abete, che dai medi montiPrecipitò….—Sì, tal sono io!—Or, chi strappaGli abeti enormi?… L'uragano!… E questoFosti tu!—Ma che val, se sradicatoCade l'abete?… Esso rimane a valleImmobile!… Or, qual forza lo solleva?L'onda!—E l'onda tu fosti!—Io, per me solo,Dunque vissuto non sarei!

Sì a lungoOggi hai parlato, che, dal tuo sepolcro,In pochi istanti, cancellasti quelloCh'ei detto avrebbe, per mill'anni forse,Della tua lingua!

Gli è, che da gran tempoIo non vedevo il tuo volto glorioso,E il rivederlo in me destò tal gioiaQual esprimer non posso!… Ed è ciarlieraLa gioja!

Ah, dove son quei lieti giorniIn cui da te mai non stavam divisi!

Ghev, tu pure?

Oh, i bei giorni!

Io questa vitaOdio più della morte!

Perchè?

VintaNon abbiam noi tutta la terra?… DunquePiù sperar non poss'io ch'essa si cambi!

Com'è piccino il mondo!

Anch'io soventeLo penso; e, allora, alla mia spada dico:«O fior di gloria, il dì ch'io sarò certoChe a te il destin purpuree rugiadeNon darà più,… ebben, col sangue mioIo ti disseterò!»

Saper dovessiD'esser sempre sconfitto, alle battaglieDomani tornerei, tanto son stancoIo di poltrir!…

Ah, così vili gli uominiOr dunque son, perchè nessun dei vintiOsi la fronte rialzar?…

CodardiGli animi fan le domestiche cure!Voglionsi, a ritemprar le schiatte umane,Bagni di sangue!

Ah; un vinto esser vorrei!

AFR. (guardando torvamente Darab)

Ribelle allor saresti tu?

Gigante,Non guardarmi così!…

Come si guardaUn ribelle ti insegno!

Io tal non sono:Ma, se lo fossi, dei tuoi occhi al lampoRisponderebbe quel della mia spada!

NABUCO (interponendosi)

L'armi serbate alle vicine pugne!…

(con grande esplosione di gioja)

Ah!… Un'altra guerra!… Gloria al Re!… Deh, parla!

Contro chi dunque pugneremo?

QuandoVuoi che si parta?

KUN.(ad alcuni scudieri)

Olà, datemi l'armi!

TUTTI (entusiasticamente)

Guerra!… Guerra!

JERAK—Detti.

(Jerak compare sul fondo.—Nabuco, appena lo vede, gli fa cenno d'avvicinarsi.—Daìra, all'apparir di Jerak, si avanza pallidissima).

JERAK(a Nabuco, a bassa voce)

Signor, verso occidenteVolge Ixïon.

NABUCO (ai capitani)

Al novo dì, guerrieri,Vi sarà noto il pensier mio.—Quì tuttiFino allor m'attendete!

(muove verso la torre)

Ah…. no…. Ti ferma!No…. Tu…. non salirai!

Fanciulla, scòstati!Non pôrti fra il leone e la sua preda!Scòstati…. Va!

Ah,… tu sarai soltantoLa preda…. Tu!

(si getta ai suoi piedi)

Mi lascia!

Ebbene, tecoLassù verrò….

Per Ebli e i Devi inferni,Più non sfidare il voler mio!

DAÌRA(come pazza d'angoscia, rialzandosi)

A braniTu mi puoi far,… ma a te m'avvinghio;… e tecoIo salirò, se tu salir potrai!

(si avvinghia al collo di Nabuco disperatamente)

Vattene!… Solo io salir voglio!

(con impeto d'ira le afferra le braccia per staccarla da sè.—Daìra manda un grido alla stretta possente e arrovescia il capo.—Nabuco, impietosito a un tratto, le sostiene il capo colla destra, mentre Daìra non cessa di avvinghiarsi a lui).

No!…Di me stesso vergogno…. ma non possoTorturar queste membra!

(Dopo un momento di esitazione, come volesse che si compia ciò che è necessario e che il compiere a lui stesso ripugna:)

Afraïsàb,Libero fammi!

(vedendo che Afraisab si avvicina a Daìra e ne afferra le braccia)

A lei pietoso sii,O gigante.

AFR.(impacciato, ritraendosi)

Signor, fragili sono,Siccome puro caolin, le bracciaDi questa donna…. ed io…

(i guerrieri sorridono)

NABUCO (a Daìra)

Lasciami!

No!

(Nabuco fa un cenno ad Afraisab; questi riafferra le braccia di Daìra),

DAÌRA (a Afraisab, gemendo e resistendo nel rimaner avvinghiata a Nabuco)

Ah, tu perdi il tuo re nell'ubbidirgli!

(con un gemito più forte cede smarrendo i sensi,—Alcune schiave accorrono e la portano verso il fondo)

NABUCO(a Jerak, indicandogli Daìra)

La sua vita ti affido….

(sale lo scaleo della torre, poi, dall'alto a Afraisab)

E a te la soglia!Nessun la varchi!—Al novo dì, guerrieri!

(Entra nella torre.—Afraisab sguaina la spada, va a prendere una coppa e sale alla porta della torre)

AFR.(vuotando la coppa d'un fiato)

Gloria a Nabuco!

TUTTI (colle coppe nelle mani)

Evviva l'orgia e il sangue!

Sulla torre Borsippa.—Agli angoli statue colossali di mostri.—In mezzo la vetta della torre, alla quale si accede per alcuni gradini.—Dinnanzi ai gradini una botola, che conduce all'interno della torre.—Vista di Babilonia e di una vasta estensione di paese.—Notte stellata.—Dai giardini vien l'eco dell'orgia.

ZALA (udendo le grida di guerra, che vengono dal giardino)

Voci di guerra!…

Del ciel la conquistaForse ei promise!…

A folle capitanoFolli guerrieri!

ARG.(indicando la botola)

Ah…. ascolta…. Un passo!

ZALA (appressandosi alla botola, origliando)

Ei viene.

(si nascondono dietro una delle statue colossali.—Nabuco compare dalla botola e sale alla vetta)

NABUCO(dopo qualche istante di silenzio, fissando il cielo)

O Dio, ti sfido!—Io ti sfido; io, NabucoConquistator d'un mondo, ove le statueErette a te strugger m'è dato, ed hannoCulto maggior le mie! Io, che al volereDi tutti, al par di te, la forza oppongo;Del mio arbitrio la forza!—Io, che dispensoIl bene e il male!—Io, che domar dei fiumiL'impeto posso, e popolar deserti,E in cumuli di morti e di rovineMutar genti e città!

(pausa)

Nelle tenèbreVibrano ancor le mie parole; e un segnoDi minaccia non han nè ciel, nè terra!…E sulle stelle l'occhio mio si fisa,Siccome sulla preda occhio di falco!

(sempre più fissando il cielo)

Ah, parlan gli astri! Un mormorio mi giunge,Quale di perle lievemente scosseIn una coppa di zaffiro!—Oh, comeNitida d'ogni stella ora m'appareLa forma!… Oh, come sottilmente brillaOra ogni raggio astrale, e a me discende,Dal mio volere attratto a me!…—Piovete,O tributi celesti, al re novello!Ecco, la luce lor si fa più viva….Ed, impalpabil come l'aere, parmi,Che m'avviluppi una rete d'argentoDi fulgori siderei contesta!Essa m'avvince…. e in me penetra,… e afferraDi mia vita l'essenza!…—Un'infinitaBrama m'accende d'infinito, insiemeAngosciosa e dolce,… e, chiaramenteIl doppio arcan, che ogni cosa racchiude,In questo istante io concepisco!

(con grande enfasi)

Or, dunque,Risali, argentea rete; e, teco, in altoPortami!… In alto!… In alto!

(ergendosi della persona)

Ah, nello spazioSenza confini io sono! O stelle, a voiGiunto è Nabuco!… Alla vostra conquistaEi tornerà doman coi suoi guerrieri….Oggi, di tanti luminosi fioriUn solo ei coglierà, per riportarloAlla sua reggia….

(fissando una stella e snudando la spada)

E tu sarai quel fiore,Tu, rosea stella!… Il fil della mia spadaInvincibile a te recida il gambo!

(spicca un salto fiedendo l'aria colla spada, e cade carponi a terra mandando un grido.—Pausa.—Dai giardini vien l'eco dell'orgia)

Oh, la grottesca, orrenda scena!

Taci!

NABUCO(carponi, percorrendo la vetta)

Or dov'è il fiore? Oltre il confine, forse,Del creato son io?…

(tocca il suolo)

Del cielo è forseQuesta la dura e fredda volta?!

(tenta di alzarsi, ricade)

Ah l'astroCadde su me!… Lo scuoterò!

(si scuote e ricade carponi gemendo)

Non posso!

ZALA (ad Argiasp)

Così Nabuco ora riveggan tutti….

(Zala e Argiasp stanno per muovere verso Nabuco, ma sostano, vedendo che egli si trascina fino alla gradinata e si erge un poco della persona)

Soldati,… a me!… Ciascuno avrà una stellaPer bottino!… Ciascun della sua spadaSovra la punta, come un cuor lucente,Un astro recherà!…—Olà, ove sieteTraditori?

(si aggira carponi disperatamente; tenta rialzarsi e ricade; poi si accoccola piangendo in un canto.—Zala e Argiasp salgono alla piattaforma)

ARG. (avvicinandosi a Nabuco)

Signor!

NABUCO(scosso, imperiosamente)

Fèrmati, e parlamiIn ginocchio, siccome a me, Nabuco,Si deve.—Messaggier tu sei degli astri.Sta ben. Ma, prima di parlar di pace,Un patto impongo: tolto dalle spalleL'astro mi sia che osò cadervi.

Evvia!Nabuco, il re dei re, l'onnipossente,Si fa beffa di noi, chiedendo ajutoPer sì facile impresa!

NABUCO (fissando Zala)

Ah, la reginaDelle stelle è con te?… Farmi zimbelloEssa sperò dei lezî suoi?…—Non ioNacqui a simili panie!

(a Argiasp)

Il braccio porgimi….Io stesso l'astro scoterò….

(Argiasp interroga Zala collo sguardo.—Zala crolla il capo, come lo lasciasse arbitro di far quel che più gli aggrada.—Argiasp porge il braccio a Nabuco, il quale vi si appoggia, tenta di rialzarsi con uno sforzo supremo, ma ricade)

Oh, strazio!…. Oh strazio!L'astro mi schiaccia!

(toccandosi alla nuca)

Il suo gelido discoQuì una piaga m'ha aperto…. e su vi pesa!Ha un gel che morde e dà più intensa angosciaD'ogni vivida vampa!… Ah, chi mi uccide?!

(si torce, rantolando e gemendo, come in preda a spasimi atroci, cogli occhi fisi su Argiasp)

ARG. (arretrando)

Ah, guarda!… Guarda!… Orror, pietà m'incute!Ah, quell'occhio!… Quel rantolo!…—La miaVendetta or maledico!—Colla spadaAssalirlo;… pagar vita con vita;…E, vincitore, per salir su un trono,Mettere il piede sul suo petto, o, vinto,Senza un lamento a lui l'ultimo sguardoSuperbamente saettar:… sì, questaEsser dovea la mia vendetta!—Ad opraBieca mi trascinasti!… Opra di serpe,Che a tradimento addenta!… Opra d'jena,Che i morti assale!…—Ebben, ch'essa si compiaOr io non voglio!—Vieni!… Sarai salva!…Me solo accuserò!…—Purch'io quell'occhioPiù non riveda, e quell'orrendo rantoloNon oda più, tutti i tormenti affronto!…

(fa atto di trascinar seco Zala)

ZALA(arretrando, afferrandogli un braccio per trattenerlo)

Per regnar non nascesti!—E tu sei figlioDi Sàrak? Tu?…—No, l'impeto bestialeD'una lascivia, che gettò un istanteLa madre nostra d'uno schiavo in braccio,Te concepì!… Tu, come i rospi, puoiGracidar ma non mordere!—CostuiDunque ti fa pietà?… Costui, che maiPietà conobbe e che passò ridendoFra gli eccidî?… Costui, che a terra videTorcersi mille nel supremo spasmo,Com'ora lui, e non battè palpèbra?Strage e rapina è il nome suo! RapinaE strage quello dei suoi avi!… E il latte,Che, bambin, lo nutrì, se non del tuo,Fu di mio padre il sangue!

(lo lascia e brandisce un pugnale)

Or va! La suaMorte affretti così; poichè ti giuroChe rivederlo lo dovran soltantoO morto, o pazzo!

(Nabuco geme)

Oh, l'affannoso gemito!Ei muore!

NABUCO (riavendosi)

Ohimè!

ARG. (andando a Nabuco)

Signor….

Chi sei?

Argiàsp,Il tuo servo fedele…. Assai dormisti….Orsù ti leva!

No…. La propria leggeImpose il fato ad ogni creatura!L'uom, come te, su due piedi cammina;Ed il cane su quattro….—Or io su quattroCamminar debbo, perchè un cane io sono!Eccoti il collo…. Mettimi il guinzaglio….

(vedendo che Argiàsp rimane immobile)

Non vuoi?… Comprendo!… Il mio padron non sei!Dov'è?,.. Chi fu?…

(come ricordando)

Ah…. Un cieco!… Io l'ho perduto….Sventurato!… Poichè cieco due volteSenza il suo can divenne.

(come colto da acuto spasimo, portando le mani alla nuca)

Oh, strazio!… Oh, strazio!

(s'erge della persona, rimane un momento immobile; poi, come colpito da un ricordo improvviso)

Ah…. Daìra….

(ricade svenuto)

L'udisti?…

Della menteAnche nel buio quel nome gli splende!La sua rovina e il vitupero nostroPiombin dunque su lei!

ZALA (togliendosi una ciarpa che le cinge i fianchi, porgendola a Argiasp)

Ecco il guinzaglio!

ARG. (a Nabuco, legandogli la ciarpa al collo)

Vieni….

(Zala scende nella botola—Argiasp la segue, traendosi dietro Nabuco carponi).


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