Gli umili e i superbi.

Gli umili e i superbi.

Un tempo i libri si pagavano un occhio.

Nel secolo XIII una Bibbia, ad esempio, costava la bella somma di 60 fiorini d'oro. Nel 1392 una baronessa di Germania dette alla propria figliuola per dote, e parve dote grandissima, pochi libri usati; un vescovo lasciò un breviario per comprare delle terre; il Poggio, con la vendita di un Tito Livio acquistò un villa; Luigi XI di Francia per leggere non so qual libro dovè dare in pegno tutte le sue argenterie; un certo Goffredo di Saint Leger nel 1332 confessa “avanti notaro aver venduto, ceduto, trasferito sotto ipoteca di tutti i singuli suoi beni e garenzia del corpo stesso al Signor Gerardo di Montagu loSpeculum Historiale.„ La moglie di un altro Goffredo, Conte di Augou — a quanto dicono gli annali Benedettini — comprò da un vescovo una raccolta di omelie,pagando “ducento pecore, un moggio di frumento, uno di segale, uno di miglio e finalmente cento pelli di martora„. Pochi libri sacri e qualche classico greco e latino costarono al Cardinale Bessarione la bellezza di trentamila zecchini.

Nè ciò dovrà far maraviglia. Si scriveva sopra le foglie di palme o sulle fibre del papiro, e fortunato chi possedeva un libro.

E quando il papiro d'Egitto venne a mancare per la dominazione degli Arabi, si raschiavano le scritture per sovrapporvi delle altre e laRepubblicadi Cicerone, ilcodicedi Teodosio dovè cedere il posto a qualche antifonario o trattato di confessione.

I poveri letterati mancavano di libri. Bisognava ricorrere alla Corte o al Santo Padre, perchè solo re e papi si potevano permettere il lusso di una discreta biblioteca. E noi sappiamo di molti scrittori che non potendo possedere un esemplare dell'Iliadeo dell'Odisseasi accontentavano di un compendio, di un estratto, come se si trattasse di un'opera filosofica o scientifica.

Il Petrarca dovè copiarsi di sua mano le opere di Cicerone e si lamentava sempre dei copisti.

"Chi recherà — egli esclamava — efficace rimedio alla loro ignoranza e viltà? Non parlo dell'ortografia già da lungo tempo smarrita. Costoro confondendo insieme originali e copie, dopo aver promesso una, scrivono cosa affatto diversa, sicchè tu stesso più non riconosci quanto avevi dettato.

Se Cicerone, Livio, Plinio Secondo risuscitassero, credi tu che intenderebbero i propri libri? Non v'ha freno, nè legge alcuna per tali copisti, senza esami, senza prova alcuna prescelti: pari libertà non si dà per i fabbri, per gli agricoltori, per i tesserandoli, per gli altri artigiani.„

Questo lamento non era solo del Petrarca, ma di tutti gli studiosi. Quei benedetti amanuensi si servivano spesso di abbreviature, di ghirìgori, di tratti verticali più o meno inclinati da rendere la scrittura bizarra e indecifrabile. Un salterio latino, trovato a Stramburgo dal Tritennio, si credeva scritto in lingua armena. Alle volte nello stesso manoscritto si trovavano brani di opere disparate, parole sconnesse; “c'era sempre da dubitare — dice il Petrarca — se era opera di scrittore o di barbaro.„ Qualche buon copista o calligrafo non mancava. Il Petrarca negliScrittori Parmensiparla di sedici calligrafi valenti; nellaStoria di Parmane ricorda altri otto. Sappiamo pure di un certo Jacopo Fiorentino, frate camaldolese, il quale, con una pazienza tutta monastica, copiava con caratteri nitidi opere latine e greche. Fu molto stimato in vita e in morte: basti dire che la sua mano destra fu conservata in un tabernacolo come una reliquia di santo. Ma fatta eccezione di questo Jacopo e di altri pochi, i copisti erano una ciurma di speculatori e d'ignoranti che guastavano o sconvolgevano ogni cosa con grave danno delle lettere.

Evviva Giovanni Guttemberg che dette il bando alle tavolette incerate, ai papiri, alle pergamene, ai palinsesti! La stampa, la stampa!

I sonnacchiosi copisti strillarono contro questo nuovo ritrovato e chiamarono la stampa col nome di magìa.

Sì, quale scoperta è stata più magica della stampa? Neppure il Guttemberg poteva mai immaginare che i suoi modesti caratteri mobili, perfezionati attraverso i secoli, avrebbero apportata così straordinaria innovazione nel campo del sapere. Oggi i libri non sono più il patrimonio di pochi privilegiati, nè c'è bisogno di zecchini per avere l'Iliadeo l'Eneide. Con una lira avete fino a casa la vostra bravaDivina Commedia; l'Iliadetradotta, annotata, commentata, preceduta da cenni biografici sull'autore, una lira;Le storiedi Erodoto, una lira; leTragediedi Sofocle o di Euripide una lira. Abbiamo biblioteche classiche, biblioteche romantiche, biblioteche amene, biblioteche scientifiche ad una lira al pezzo. Ed ogni pezzo è costituito da un volume più o meno tarchiato, ma sempre pregevole.

Fino a pochi anni fa quel capo ameno del Perino vi mandava per cinquanta centesimi iPromessi Sposi, lePoesiedel Giusti o del Leopardi, laGerusalemme Liberatao l'Orlando Furioso. È vero; i caratteri sono un po' minuti, di tanto in tanto sfugge qualche errore di stampa; ma paragonatequesti volumi con i manoscritti antichi e c'è da ringraziare la Provvidenza.

Con cinque soldi il Sonzogno vi offre un volume dellaBiblioteca universale antica e moderna, in cui trovate i migliori lavori letterarî, storici, scientifici, filosofici, politici di tutti i tempi e di tutti i paesi. Come sono preziosi questi volumetti che vi fanno gustare le più belle creazioni dell'arte! Non avete familiarità col greco? con cinque soldi potete leggere nella vostra bella lingua italiana leOdidi Anacreonte, leRanedi Aristofane, ilManualedi Epitteto, leStorie sceltedi Erodoto, leOdidi Pindaro, iDetti memorabilidi Socrate. Balbettate appena l'inglese? vi sa duro il tedesco? leggiucchiate lo spagnuolo? Questa benemerita biblioteca vi offre tradotti i più bei lavori del Cervantes, del Moro, del Calderon, del Goethe, dell'Heine, del Klopstock, dell'Ibsen, del Wal Wsitman: vi traduce finanche dal Cinese loScic-mai-ghan, e per cinque soldi vi dà unDente di Budda.

Quel benemerito editore va ancora più in là: tre soldi una bella Vita di Dante o del Petrarca o del Manzoni; una piccola grammatica francese, o inglese, o spagnuola; una modesta antologia di prose italiane; brevi racconti morali, un manualetto dei sinonimi più comuni, un compendio di storia.

Evviva il progresso! evviva il buon mercato! Con un centinaio di lire potete acquistare un discretonumero di libri, e metter su una piccola biblioteca a modo.

Romanzi però non ne comprate nè a una lira, nè a cinquanta centesimi. O non sapete che quest'anno un editore di Firenze, il Quattrini, ha avuto un'idea genialissima? Ha detto o pure ha pensato così: “Il romanzo non è un poema, una storia, un saggio critico o filosofico che va letto, riletto, studiato e postillato. Il romanzo si legge e basta. Dunque perchè dargli la forma di un libro e farlo pagare col pepe? Facciamolo comparire sotto gli abiti di un giornale.„ E il signor Quattrini pubblica ogni giovedì ungiornale-romanzo, che costa tre miserabili soldi e che contiene un intero romanzo. E che romanzi!Il Padrone delle Ferriere, ilQuo vadis?, l'Olmo e l'Edera,La signora dalle Camelie,La vita Militare,Un giorno a Madera,La torpediniera N. 39,Una sonata a Kreutzer.

Insomma per farla breve con sette lire, cinquantadue romanzi completi. E dategli un po' di tempo a questo Sig. Quattrini. Egli promette la serie B, per i romanzi di avventure, la serie C, per i poemi. Insomma fra dieci anni tutti i libri diventeranno giornali.

***

Ma anche oggi ci sono i libri superbi.

Gli scrittori moderni somigliano alle donne:alzano un po' troppo la cresta, quando si vedono corteggiati.

LaDivina Commedia, cinquanta centesimi; ilCanzoniere, cinquanta centesimi; iPromessi Sposi, cinquanta centesimi; ma l'Idioma Gentile, quattro lire;Maternità, quattro lire;il Santo, quattro lire;la Cena delle Beffe, quattro lire;Leila, cinque;la Nave, sei;Fedra, sette.

E poi questi signori si lamentano che i loro libri non sono popolari. Che pretenzione! popolari a quattro lire? Con i tempi che corrono, pochi possono metter mano al borsellino e sacrificare quattro lire per un romanzo, per un dramma, per una dozzina di novelle o un centinaio di sonetti.

Lo so, altro è un libro che si ristampa, altro è un libro nuovo, ma da cinquanta centesimi a quattro lire ci corre.

Sentite a me: come si fa in teatro? C'è posto per tutti. Il principe, il conte, il barone, l'onorevole, l'alto magistrato si pavoneggia nel suo palco; l'agiato borghese si sprofonda nella poltrona; il povero operaio se ne sta là impalato sul loggione. Si tratta di maggiore o minore comodità, di sedere sul damasco o sulla nuda panca, ma la musica e il canto arriva all'orecchio di tutti con egual dolcezza.

Fate anche voi così. Di ogni opera due edizioni: una economica e un'altra di lusso. Date le illustrazioni, gli acquerelli, i tagli in oro, le legature rosee a chi le vuole; noi studiosi, noimodesti insegnanti, vogliamo sapere semplicemente che cosa avete scritto.

Alcuni l'hanno capito. Lo Zanichelli, ad esempio, raduna tutte le opere poetiche del Carducci: leOdi barbare, lenuove Odi barbare, leTerze Odi barbare, leRime nuove,Iuvenilia,Levia Gravia,Giambi,Epodi,Intermezziecc. e dice: Andiamo, tutta questa roba per dieci lire! E questa roba, com'è da immaginarsi, è andata a ruba.

Imitate lo Zanichelli; sarete più popolari e... farete quattrini!


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