I libri che non si leggono.
Voi siete una persona colta, avete comprato molti, moltissimi libri e continuate a comprarne; ma ditemi la verità — così a quattr'occhi, veh! nessuno ci sente ed io vi prometto di mantenere il segreto — tutti quei libri li avete letti?
Fate un breve esame di coscienza e poi rispondete, o meglio non rispondete, perchè direste una bugia!
Noi vogliamo far entrare l'amor proprio in ogni cosa e spesso mentiamo per non compromettere la nostra dignità. Ma, a voler essere sinceri, non tutti i libri che si comprano, si leggono.
Dite un po': quei grossi volumi di storia li avete letti? e quei poemi cavallereschi? e quei poemi didascalici? e quella falange immensa di romanzi e di novelle?
Ma non ci perdiamo in ciarle. Sedetevi a tavolinoe fate una minuta e scrupolosa inchiesta su voi stesso, notando sopra un bel foglio di carta i libri che avete letti e quelli che avete solamente comprati, come utensili di lusso. Coraggio! siete solo. Incominciate da quei volumi di destra. Sono leOperedel Giambullari. Dunque segnate sulla carta:
Del Giambullari.... Che? del Giambullari non avete letto neppure una pagina? Ebbene, scrivete: Del Giambullari zero.
Del Thiers.... Che avete letto del Thiers? Un libro solo? Un libro solo. Del Guicciardini due capitoli, del Monti l'Aristodemo, del Pellico leMie Prigionie laFrancesca da Rimini; metà dell'Odissea, tre o quattro poesie del Prati, due commedie del Molière; del Gioberti ilGesuita Moderno, di Tacito zero, del Petrarca una dozzina di sonetti, dell'HugoI Miserabilie l'Uomo che ride. Mezz'Asinodel Guerrazzi, tre elegie di Ovidio, due canti dell'Eneide...
Continuate, continuate e quando avete finito, tirate le somme.
Vergogna! Sette decimi dei vostri libri non sono stati letti, tre decimi sono ancora intonsi. Ma voi naturalmente non lo dite neppure agli amici più intimi e fate bene, o meglio fate come fanno gli altri. Noi tutti, proprio tutti, vogliamo comparire enciclopedici e far credere che ogni cosa passa sotto i nostri occhi. Tutte le debolezze, tutti i difetti, tutti i vizî si mettono alle volte in piazza, con più o meno ostentazioneo sincerità, ma la propria ignoranza, mai. Ognuno di noi vuol sembrare più di quello che è, e in fatto di studio vuol far credere che tutti i libri sono stati letti, studiati, commentati, discussi.
Alle volte — e quante volte — con una faccia tosta diciamo di aver letto quel tal libro, mentre non l'abbiamo mai visto. E di simili peccati ognuno ne ha sull'anima. Io, ad esempio, che mi do l'aria di uno studioso, non ho letto laStoria delle Crociate, laMesseide, leConfessioni e Battaglie,Malombra....
Peccati veniali! Lo so. Oh, che volete che metta in piazza i peccati mortali? Se sapeste, quanti vuoti!... Ma non ne arrossisco. Di fronte a certi peccatori sono un mezzo santo!
Sentite:un maestro elementare — non di quelli, vecchio tipo, che si trovano nelle scuole, perchè un giorno furono a fianco a Garibaldi e fecero, bene o male, un paio di campagne, ma un maestro, tipo moderno, che ha frequentato il corso normale, che ha nella sala da studio tanto di diploma con tanto di cornice indorata, — una sera, non so a che proposito, disse che l'Orlando Furiosoè in terza rima. Veramente il poveretto disse:mi pare. Avrei voluto rispondergli: “A me pare un'altra cosa: pare che lei starebbe meglio in una bottega di calzolaio che nella scuola!„
Potreste dirmi: ma scusate, per essere un buon maestro non è necessario sapere se ilFuriososia in terza o in ottava!
È vero, ma è vero puranche che quel precettore ha studiato e studia con passione i classici nostri.
E di questi ce ne sono!... Quanti, che si atteggiano a letterati, a critici, non hanno letto neppure i quattro Poeti!
Ma basta, basta. Mi accorgo che faccio della maldicenza, e sta male: ce n'è già tanta nel mondo! Io voglio dire semplicemente che noi acquistiamo molti libri e poi non ci diamo la briga di leggerli. Sapete perchè? La maggior parte dei libri si comprano o per semplice curiosità, o per istintiva imitazione, o per errore ingenerato dal titolo, o per un momentaneo entusiasmo.
Un giorno, ad esempio, vi salta il grillo di vedere un po' da vicino la questione sociale. Tutti parlano e scrivono di questa benedetta quistione. Bisogna saggiarne un pochino, tanto per non fare la figura d'ignorante con gli amici, che spesso ne discutono calorosamente.
Comprate così una dozzina di libri più o meno grossi e incominciate a leggere. Ma che! dopo una settimana la smania passa: quei volumi vi annoiano. Sono così strane, utopistiche, cervellotiche quelle dottrine che voi mandate a quel paese tutte le democrazie di questo mondo.
Un altro giorno un amico vi parla delle tante e belle scoperte nel campo astronomico: monti e valli nella luna, canali in Marte, nuovi pianeti, nuovi satelliti. Sta a vedere che in cielo si prolifica come sulla terra!
Intanto voi siete preso all'amo e comprate subito due o tre trattati di astronomia. Era una vergogna! Ignorare tutto ciò che avviene nel cielo! non ricordarsi neppure la distanza che ci separa dal sole! E così, per mettervi in regola con la coscienza, incominciate a sfogliare questi volumi illustrati e con tavole a colori fuori testo. “Ah! ecco la cometa del 1885! Già, me la ricordo! Com'è curiosa la cometa del 1835! Questi sono i crateri lunari, queste le protuberanze. Bella la nebulosa di Orione! Chi è costui? Giovanni Schiaparelli. È Direttore dell'Osservatorio di Genova; no, di Brera, già di Brera. Che cannocchiale! Ah! questo è il cannocchiale gigante che si sta costruendo a Parigi. Niente di meno farà vedere la luna a un metro solo di distanza...!„
Ma dopo un paio di giorni anche il cielo vi annoia. È tempo di pensare alla luna? Disgraziatamente nella luna ci siamo un po' tutti. E così senza tante cerimonie mettete a dormire anche questi libri.
Viene in voga ilQuo vadis. Che bel romanzo! che capolavoro!Quo vadisa destra,Quo vadisa sinistra: non si parla che diQuo vadis. E bisogna convenire, romanzi simili ne abbiamo pochi! Mentre dura quest'entusiasmo, i Fratelli Treves vengono a dirci che hanno pubblicato molti romanzi del Sienkiewicz. Ah, dunque il Sienkiewicz è un romanziere provetto? Già, ha scritto una dozzina di romanzi! Immagino che romanzi! Latentazione è potente. Subito una cartolina vaglia ai signori Treves. I volumi arrivano. Voi vi chiudete nello studio dispostissimo a gustare queste ciambelle polacche. Ma, vedi un po': quanto più si va avanti nella lettura, più vi convincete che i fratelli non rassomigliano al fratello. Tentennando la testa, mettete questi libri nuovi nuovi nello scaffale. Venti lire buttate al vento!
Un altro giorno... ma basta; a dire in pubblico quanti libri avete comprati e quanti ne avete letti vi dareste la scure sui piedi: fareste sapere ad amici e a nemici che la tanto vantata cultura si riduce a zero. E poi, la vostra signora non vorrebbe sentir altro! “Come, comprare i libri e non leggerli!„ E qui una predica con i fiocchi sull'economia domestica per conchiudere che lei è economica e che voi gettate il danaro!
***
Molti libri, elogiati, premiati, messi sugli altari, dichiarati monumenti nazionali o universali, non si leggono.
La Bibbia! Giù il cappello, signori miei. Abbiate o no una fede, la Bibbia incute rispetto e riverenza. Tutti ne fanno il panegirico, tutti la chiamano illibro divino, il libro dei libri, il vero libro dell'umanità. Che miniera inesauribile di bellezze! Il Milton ne trasse ilParadiso Perduto, il Klopstock laMesseide, l'Alfieri ilSaul, il Varano iCanti, il MetastasioAbeleeGiuditta, il Byron leMelodie, il Rossetti iSalmie ilVeggente: insomma tutti i poeti — primarî e secondarî — ne hanno modellato un quadretto.
D'accordo. Ma chi legge la Bibbia? Se ne pubblicano migliaia e migliaia ogni anno, in italiano, in latino, in greco, in ebraico; chi preferisce il commento del Martini o del Curci, chi, per atteggiarsi a libero pensatore, vuole le note di Lutero o del Diodati. La Bibbia è in tutte le librerie, ma per la maggior parte degli uomini è un mobile, un mobile di lusso: basta possederlo. Si compra, si fa rilegare in pelle e oro e si espone alla comune ammirazione, come un bel quadro antico.
La storia di Adamo, di Caino, di Noè, di Mosè, di Isacco, di Giuditta, di Sansone ecc., l'abbiamo appresa nelle prime classi elementari o ci fu raccontata dal nonno. Ma chi legge i Salmi di Davide, la Sapienza di Salomone, le Lezioni di Giobbe, il Vangelo di S. Giovanni? Se qualche cognizione abbiamo della Bibbia è sempre di seconda mano o per vie indirette: la fonte, la vera fonte è ignorata.
E sia detto fra noi, anche i preti l'ignorano. Essi nelle prediche, nelle conversazioni, ne citano versi e versicoli, ma credete che l'abbiano letto da capo a piedi? Ah! se la Chiesa non avesse imposto la recita quotidiana dell'Ufficio Divino, molti Reverendi non conoscerebbero neppure di nome Davide, Ezechiele e Geremia!
***
Non mi chiamate pessimista: io credo che si possa dire lo stesso della Divina Commedia.
Il Voltaire scriveva: “Dante entra nelle biblioteche, ma non è letto. Mi rubano sempre un tomo dell'Ariosto, non mi hanno mai rubato un Dante!„
Signori miei, non fate il muso duro. Questa volta il Voltaire ha ragione. Egli non dice che Dante è un poeta da strapazzo, dice solo che in Francia si compra e non si legge. E volete offendervi per questo? E che? forse in Italia non si fa lo stesso?
Noi italiani siamo idolatri del sommo Poeta. Dinanzi alla sua tomba a Ravenna arde notte e giorno una lampada, a cuiTrieste nostramanda ampolla e olio.
Due anni fa, si pensò di mettere una targa pel Carducci proprio presso la tomba di Dante. Ci fu un po' di subuglio. Nossignore; il Carducci è un poeta emerito, ma non deve stare a fianco al nostro Vate! La targa si pose, perchè così volle il Consiglio Comunale di Ravenna, ma a parecchi sembrò una profanazione. Dante deve restar solo. Non è mica un pianeta che ha bisogno di satelliti!
Tre anni fa, Catullo Mendes, alla fine di un banchetto, si permise sentenziare che Dante era francese. Il telegrafo ci portò subito la sacrilegaasserzione. Dante francese! Chi l'ha detto? Chi è questo pazzo? Si parlava già di duelli, e se il Mendes avesse continuato a insolentire, cento nuovi Guglielmo Pepe erano pronti a sbudellarlo. Ladro screanzato! volerci rubare Dante! E non sa questo signor Catullo che l'Alighieri è per noi come la corona di bronzo di Napoleone? Iddio ce l'ha dato e guai a chi lo tocca!
Ma quanti degli italiani leggono la Divina Commedia?
Alcuni versi del Sacro Poema sono diventati proverbiali e si tramandano di generazione in generazione. Chi, incominciando un elogio funebre non esclama:farò come colui che piange e dice, mentre poi non sa fare nè l'uno, nè l'altro? Chi, trovandosi a corto di argomenti in suo favore, non bolla col nome di invidiosi i suoi avversarî, dichiarando chiusa la polemica col provvidenziale:non ti curar di lor, ma guarda e passa?
Insomma è sempre un verso di Dante, e nei casi solenni, una terzina, che chiude o apre il fuoco in tutte le discussioni scientifiche, politiche o religiose.
E nel campo letterario? Dio mio, i letterati ne abusano maledettamente! Per tutti i bisogni grandi e piccoli, Dante, sempre Dante! Non sanno muovere un passo, non sanno aprir bocca senza ricorrere al gran papà. E come certi oratori sacri, per mantenere in piedi una tesi cervellotica, cercano rafforzarla con qualche sentenza di S. Tommasoo di S. Agostino, così molti conferenzieri ricorrono a Dante, al padrino universale, per essere protetti e difesi.
Eppure, mentre la Divina Commedia è così saccheggiata, è poco letta. Noi abbiamo Cattedre di Dante, Società della Dante Alighieri, ma se togli pochi, proprio pochi, veramente studiosi, che sono chiamati per celia Dantofili, gli altri se ne disinteressano completamente.
La grande sala del Collegio Romano è adibita per le conferenze dantesche, che si tengono per lo più durante la quaresima. E' un sacro ritiro. I tempi mutano; i nostri padri, compunti e contriti, se ne andavano in chiesa, nella quaresima, a sentire l'oratore sacro, il quale cominciava colpulvis ese finiva colresurrexit. Oggi no, si va al Collegio Romano, dove un professore vi legge, vi commenta, vi tagliuzza, vi sviscera un canto del Poema. Il pubblico sempre numeroso. Spesso interviene il Re, la Regina Madre e Figlia, i Ministri, i Presidenti dei due Rami, il Corpo Diplomatico; e quando il conferenziere ha finito, gli applausi arrivano alle stelle: Bene, bene! bravo, bravo! Il Re si congratula, le Regine si congratulano, si congratulano tutti.
Ma credete che fra tutto quel pubblico “colto„ vi siano dieci persone, che abbiano studiata la Divina Commedia?
Questo libro è per noi come l'Arca Santa per gli Ebrei: si adora, ma non si tocca. Si è avutonelle mani solo nelle classi liceali e, secondo la maggiore o minore pedanteria del professore di italiano, si sono perdute molte lezioni nel fare insulse indagini sul veltro, nello stabilire che cosa rappresenti Beatrice, quali diavolerie si nascondano sotto quel benedetto o maledettopape Satan, pape Satan aleppe! Oggi si fa un parallelo con il Caronte di Virgilio, domani si mettono in bilancia i demoni di Milton. Infine si apre il libro del dare e dell'avere: qui imita Omero, qui Virgilio, là è stato saccheggiato dall'Ariosto e dal Tasso. Insomma un po' di autopsia, un po' di anatomia comparata e basta.
Conosco un professore, mente vuota addirittura, il quale pretendeva dagli alunni la pianta topografica di tutte le bolgie infernali, e l'anno scolastico passava in questi noiosi esercizi. Forse il disgraziato, temendo che l'inferno sarebbe stata la sua eterna dimora, ne voleva una guida per non smarrirsi!
I tre anni del liceo passano e si dà il benservito alla Divina Commedia, per entrare nella grande e vera commedia della R. Università.
Ma siamo giusti: se questo libro è poco letto, la colpa è dei commentatori e dei maestri. A furia di voler vedere in ogni verso un'allegoria, ci annebbiano talmente l'intelligenza che non sappiamo dove dar di capo. E fossero almeno d'accordo questi signori! No, lì per picca a contraddirsi.
Il proverbio dice: “Dove molti galli cantano, non fa mai giorno.„ È proprio il caso nostro. LaDivina Commedianon appare così luminosa per i tanti galli e capponi che vi cantano intorno.
Si vocifera che a Ravenna debba, quanto prima, sorgere una grande Biblioteca Dantesca. Oltre le edizioni estere e nazionali, raccoglierà i commenti estetici, filosofici, filologici, storici, politici ecc., che saranno naturalmente migliaia e migliaia, giacchè tutti i critici hanno voluto dire la loro parola sullaDivina Commedia.
Ravenna dunque avrà una biblioteca monumentale. Benissimo. Idea degna del nostro secolo. Però vorrei che innanzi al maestoso edificio si scrivesse a grossi caratteri: —Dante e la Torre di Babele!—
***
Sentite sempre dire: “Che vuoi, segue il principio di Machiavelli! È della scuola di Machiavelli! È seguace di Machiavelli!„
Per la maggior parte degli Italiani, Machiavelli è un furbo matricolato, un cinico terribile, un ministro di tirannia, un uomo senza coscienza, senza morale, senza fede. E sapete perchè questo poveretto è così calunniato? Ve lo dico subito: non si legge.
Noi siamo soliti ripetere da pappagalli ciò che ci vien detto da altri. Machiavelli ha scritto:il finegiustifica i mezzi, ciò che giova lice, ecc. Verissimo. Ma mettete queste massime in relazione col tempo in cui visse il Machiavelli, studiate quel periodo storico in cui Firenze si dibatteva tra il servilismo e l'abiezione, e poi ditemi se una voce, che richiami al rigido diritto, merita encomio o disprezzo.
Il Villari nel suo pregiato lavoroMachiavelli e il suo tempoconchiude trionfalmente: “Oggi che l'Italia ha incominciato a redimersi e si è costituita secondo la profezia di lui, è venuto il momento, in cui gli sarà resa giustizia.„ Ma quale giustizia? La calunniosa leggenda dura, perchè le opere del Segretario Fiorentino non si leggono, e molto meno si studiano.
Il Bonghi nelle sue lettere critiche grida: “Chi non legge il Machiavelli è un uomo mediocre e di animo piccino.„ È inutile!Il Principe e Compagniresteranno sempre negli scaffali con tutti gli onori civili e militari, ma senza essere mai consultati. Si leggiucchiano le poesie e le commedie, perchè un po' scollacciate, ma le opere storicherequiescant in pace! Solo quei signori della Minerva di tanto in tanto ne mandano un pezzetto ai candidati di licenza liceale, i quali, frettolosamente — appena in sei o sette ore — gli confezionano un abituccio alla latina, tutto toppe e topponi. E come a farlo apposta si scelgono pezzetti difficili ed aridi, forse per innamorare sempre di più i giovani.
La Minerva sa rendere simili servizî!
***
Specialmente noi meridionali parliamo sempre dellaScienza Nuovadi Giambattista Vico. Ne andiamo orgogliosi, come se questo libro fosse stato lasciato in eredità a noi, e solo a noi. In tutte le conversazioni, in tutte le dispute, in tutte le polemiche, il Vico vien tirato sempre in ballo.
Ma chi lo legge? Fino a pochi anni fa nessun editore credeva opportuno riprenderne la ristampa, e per averne un esemplare bisognava ricorrere ai venditori di libri usati o alle R. Biblioteche. Oggi, grazie a Benedetto Croce, ne abbiamo una bella edizione. Anzi il Croce, con lo zelo di un apostolo, va predicando che noi italiani abbiamo il sacrosanto dovere di leggere e studiare laScienza Nuova. Ma come succede a tutti quelli che ricordano doveri, il Croce predica al deserto.
Anche il Michelet, a suo tempo, voleva che i Francesi studiassero quel libro, ma poi si convinse che pretendeva l'impossibile. “Giovan Battista Vico — egli disse — non può essere inteso dal secolo decimottavo, perchè parla al decimonono.„ Non l'avesse mai detto! Sapete che cosa è successo? Quelli del secolo decimonono dissero che il Vico parlava al ventesimo, noi del ventesimo diciamo che parla al ventunesimo, e siate sicuro che i nostri figliuoli diranno che parla al ventiduesimo.Insomma quel libro parla sempre al secolo futuro, e intanto... non parla mai.
Ma volete sapere perchè laScienza Nuovanon si legge? Sentite: il Settembrini, che ne parla con la riverenza di un discepolo, servendosi, come al solito, di una similitudine, dice: “Il Vico è come una immensa statua colossale che riguardata da vicino ti pare mostruosa nelle sue membra quasi formata con la zappa, gli occhi cavati con la vanga, tutto scabrezza e rozzezza; ma a certa distanza la scabrezza sparisce, e vedi la figura proporzionata e maestosamente bella.„
Ecco la ragione, per cui non si legge il Vico: vogliamo guardarlo da lontano, per vederne meglio i pregi!
***
E il Darwin? È oramai mezzo secolo che si ciancia di Darvinismo. Questo sistema evoluzionista, che apre un abisso nel campo biologico, e per conseguenza inevitabile, anche morale, ha dato origine a una turba immensa di seguaci e di avversarî, turba di profani che non sono entrati mai nel santuario della scienza e che scorgono in Darwin o un simpatico libero pensatore o un terribile ateo.
Di Darwinismo si parla nei caffè, nei circoli, su pei giornali, e mentre sono pochi i veri cultori di scienze naturali, tutti vogliono esprimere laloro opinione su tale argomento. Alcuni, per darsi la posa di uomini evoluti, sostengono quelle teorie con qualche debole argomento, letto in una rivista scientifica; altri, nemici di ogni nuovo portato della scienza, si fanno il segno della croce come se si parlasse del diavolo in persona.
Ma domandate a tutti questi fanatici ammiratori o avversarî se hanno letto una pagina sola dell'Origine della Specie.
Nemmeno per ombra!
Vorrei parlare di altri libri, ma veggo che questo linguaggio dà sui nervi a parecchi. Forse m'inganno, ma ho ragione di credere che molti libri importantissimi non si leggono e si ha poi la pretenzione di discuterne!
Per carità, si finisca una buona volta di fare i pappagalli! Quando non si è letta un'opera, o confessatelo sinceramente o acqua in bocca. Chi viene a domandarvi se avete studiato ilPrincipeoL'Origine della Specie?
***
Fin qui le persone che si chiamano colte, che vengono dette a ragione, e spesso a torto, menti direttive. Che se parliamo poi del pubblico, del pubblico grosso, c'è da mettere le mani nei capelli.
Cinquant'anni fa, il Bonghi diceva che in Italia si legge poco, e ne dava la colpa alla lingua. Ma che lingua d'Egitto! Il pubblico si è datomai pensiero della lingua? Nei secoli scorsi teneva i suoi procuratori legali — i pedanti —, oggi se ne disinteressa addirittura: ognuno parli e scriva come vuole!
E allora perchè il pubblico non legge?
Ve lo dico subito: non legge, perchè non ne sente il bisogno. Dovrebbe leggere per distrarsi, per divertirsi, ma se si distrae e si diverte così bene con lo sport, con la bicicletta, con l'automobile, col grammofono; col cinematografo, con l'areoplano! E poi, se il pubblico non legge, è un po' corrucciato; ha ricevuto un torto dai nostri letterati e vuol vendicarsi. Fino a pochi anni fa divorava i romanzi francesi, e il Dumas, il Sue, l'Hugo, il Verne, ecc. erano popolarissimi tra noi. Solo i romanzi? E' naturale. Il pubblico grosso se legge, legge romanzi. Nei secoli passati, quando la vita era meno febbrile, il pubblico prendeva parte alla letteratura classica, leggiucchiava poemi, tragedie, storie, ma a poco a poco si allontanò da questa roba un po' pesante; e quando lo Scott in Inghilterra, il Dumas in Francia e il Manzoni in Italia presero a battesimo il romanzo, il pubblico dette il benservito alla letteratura classica e giurò eterna fedeltà al romanzo. Sempre e soli romanzi!
Ma un giorno si incominciò a dire: lasciate stare questi libri. Non vi accorgete che tutto è fantastico e strano? non vi accorgete che il romanziere vi burla e vi tratta da bimbi?
Il pubblico sempre credulo, sempre scolare, sempre amante di novità, mise da banda quei libri, che lo avevano divertito un mondo, ed aprì i romanzi moderni. Ma che! questi romanzi non lo dilettavano un fico. Poca invenzione, poca azione drammatica e molta analisi. Il pubblico restò male. E che specie di romanzi son questi? Noi vogliamo distrarci, vogliamo sognare e questi libri mettono in campo quistioni scientifiche, tesi psicologiche, antropologiche!
Che fare? Ricorrere di nuovo al Dumas e Ci? No. E dunque? dunque faremo a meno di leggere. C'è tanto da fare nella vita!
Ma non crediate che il pubblico davvero non legga; legge, sissignore, ma legge male.
So di un editore fiorentino, il quale mette in piazza migliaia e migliaia di libercoli, che vanno a ruba. Sono delle porcheriole non tanto per il soggetto, quanto per la forma. E quest'editore confessa, a onore e gloria di noi italiani, che a pubblicare buoni libri c'è da rimettere le spese, mentre con queste porcheriole si fanno quattrini. A Napoli parecchie Case Editrici non confezionano che questa roba; roba sudicia, roba da trivio, che fa vergogna alla natura umana. Sono libercoli dai titoli ambigui o spudorati, con fotografie sconce, che svegliano e solleticano i più bassi istinti.
Mi sono caduti sott'occhio parecchi volumettidi una biblioteca così detta,scientifica. Che scienza! Si parla delle anormalità più nauseanti.
E come sono furbi questi editori! Per stuzzicare di più l'appetito, presentano i libercoli, chiusi come in una busta. Dicono che la legge vuole così. Bugia. Il nostro Codice sorvola su queste bazzecole. Si chiudono in busta per rendere la merce più appetitosa. Il frutto proibito attira: non per niente siamo figli di Adamo e di Eva!
A credervi, nessuno legge queste porcheriole, ognuno se ne mostra disgustato, ognuno aggrinza il naso e si atteggia a Catone, ma di grazia dove vanno a finire le tante edizioni, che si tirano così frettolosamente? Eh! questi libri si comprano, si leggono e si rileggono.
Ma c'è bisogno di tanti esempi per dimostrare che il pubblico nostro legge male? Ricordatevi diQuelle signore. Veramente un tal successo si deve un po' a quel buon Procuratore del Re, che volle sequestrare il libercolo e trascinare l'autore dinanzi al tribunale. Non l'avesse mai fatto! I giudici l'assolsero e il pubblico l'arricchì!
E quel che è peggio il signor Notari ha avuto degli imitatori. Molti, vedendo che quel genere era ricercato, ci regalarono subito:Le Figlie di quelle Signore, Quelle Signorine, Quelle ragazze, Quelle Matronee simili dolciumi.
Qui mi verrebbe la tentazione di fare un po' il moralista, ma a che pro? Tempo perduto! Sua Eccellenza — di felice memoria — on. Luzzatti,volle alzar la voce in nome della pubblica morale. Scrisse una bella lettera ai prefetti del Regno, e disse solennemente: “Io non voglio più vedere libri, libercoli e cartoline pornografiche!„ Il buon uomo per raggiungere più presto lo scopo promise premi e minacciò castighi, ma fece fiasco. E faranno fiasco tutti. Noi dobbiamo imparare a proprie spese e metteremo senno solo quando l'acqua ci sarà arrivata alla gola. Pazienza. Io intanto penso: il Notari ha comprato una bellissima villa e fa la vita da signore a spese diQuelle Signore; mentre parecchi letterati nostri, valenti, vivono... da poveri cristiani.
Bisogna dire che nel mondo v'è giustizia!