Il primo saluto.

Il primo saluto.

Lettore, noi non ci conosciamo e forse non ci conosceremo mai. Tanto meglio; ci stimeremo di più, visto e considerato che gli uomini quanto più si avvicinano, meno si sopportano.

Vedete: appunto perchè non vi conosco, io vi credo una persona colta e vi dico subito: questo libro che avete comprato... che? non l'avete comprato? Va bene. Io non voglio, nè debbo sapere come vi è venuto tra le mani, dicevo: questo libro parla dei libri. Ma non temete, niente critica, niente polemica, niente ricerche; impressioni, semplicemente impressioni.

Forse lo troverete un po' frivolo, un po' vuoto, pazienza; oggi che la maggior parte dei libri riempono i vuoti, ho piacere che il mio invece di riempirlo lo apra: anche i vuoti sono necessarî, almeno così la pensano molti... cassieri!

Ma di quali libri parlerò io?

Sentite: il De Maistre compose unViaggio intorno alla mia camera, libro originalissimo, che voi certamente avete letto.

Io, al contrario, v'invito a fare una capatina nel regno dei libri. Entrate nella camera da studio e date uno sguardo ai vostri scaffali. Neppure questo? avete ragione, voi siete molto occupato. Ebbene, lo sguardo lo darò io; voi avrete semplicemente la bontà di seguirmi. Seguirmi, finchè vi piace. Del resto non è mica un obbligo per notaio: se il mio sguardo non si incontra col vostro, chiudete il libro e buona notte.

***

Chiamatemi fanatico, ma io voglio che i libri siano ben distribuiti, ordinati, classificati. Quella confusione, quel caos che si vede in certe librerie mi dice che quel letterato non ama i suoi libri.

No, io voglio che gli storici abbiano un posto distinto e separato dagli altri scrittori, io voglio che il Villani quistioni col Guicciardini, che il Botta stringa la mano al Balbo, che il Cantù discuta col Thiers e col Carlyle.

I filosofi debbono stare uniti. Non sarebbe una grande irriverenza mettere Platone a fianco ad un romanziere? Aristotele in compagnia di viaggiatori? No, tutti qui, i filosofi, in questo scaffale a destra. Isolateli: essi amano il raccoglimentoe la meditazione. Voi non ascoltate la loro voce, ma essi continuano nei secoli a discutere sull'origine e sul fine dell'uomo.

I poeti cantino insieme. Omero come nell'Olimpo dantesco, deve essere circondato dalla schiera gloriosa. Uniteli tutti, questi arcangeli, questi serafini, che toccano le note più soavi, che vi aprono un mondo di arcane bellezze. Sì, Omero, Dante, Shakespeare, Petrarca, Milton, Leopardi, Heine, metteteli al posto d'onore. In alto, in alto i poeti!

***

Ma la libreria è un piccolo mondo. Oltre le opere del genio, c'è tutta una moltitudine sterminata che si agita, che ride, che piange, che ciarla, che impreca, che sogghigna. Guardando quei libri con l'occhio scrutatore, vi vedete passare davanti, in una corsa vertiginosa, gl'ispirati, i prepotenti, i consolatori, i pessimisti, i decaduti, gli umili, i biricchini, i superbi, i pedanti, i burloni, i maligni, gli spensierati, i poliziotti, i misteriosi. Alcuni con una potenza diabolica tentano risvegliare in voi quegl'istinti che con tanti sforzi cercate reprimere e soggiogare; altri con soave linguaggio vi sollevano a più spirabil aere; altri infondono nel vostro animo un forte entusiasmo spingendovi a grandi cose, ma il riso beffardo di uno scettico, vi rende perplesso e dubbioso. Qui un filosofo delira e vi nega tutto, anche ilmondo corporeo, là un mistico vi accenna il cielo come ultima meta.

Quanti screanzati, quanti buontemponi, quanti pedagoghi! O vedi, vedi là, all'angolo, a destra si ride a crepapelle; qui, innanzi a voi, due rivoluzionarî vorrebbero scalzare dalle fondamenta l'ordine sociale. Spesso accanto all'opera di un valoroso maestro si nasconde un libriccino di poche pagine. Non lo toccate: sotto quella veste umile e dimessa c'è un nemico; quel libriccino a guisa dei velenosi animaletti che respiriamo senza accorgerci, può da sè solo corrompervi il cuore.

Eppure noi li amiamo, li amiamo tutti.

Il libro fa parte della nostra vita intima, è il cibo quotidiano del nostro intelletto. Angelo o demone, ligato a noi da un vincolo invisibile è sempre al nostro fianco, sempre pronto alle nostre chiamate. Trascuratelo per un mese, per due, gettatelo con disprezzo, abbandonatelo sopra una sedia, chiamatelo noioso e peggio, il giorno in cui avrete bisogno di lui, vi apre subito le braccia: non una parola di rimprovero. Tenero come una madre, pronto come un militare, umile come uno schiavo si mette subito a vostra disposizione.

Ogni libro ricorda un momento della nostra vita, ogni libro ha avuto il suo giorno di trionfo e di disprezzo.

Quante vittorie e sconfitte su noi stessi non dobbiamo a quei libri! Essi che vivono semprecon noi sono i giudici più severi, i traditori più infami, gli amici più schietti.

Che, siete mesto? siete allegro? vi sentite stanco, sfiduciato? avete i nervi? una grande sventura vi ha colpiti? Per ogni stato di animo c'è un libro, una voce, che vi parla nel silenzio; una voce, che vi conforta senza ostentazione; che vi rimprovera senza avvilirvi; che vi ammaestra senza sussiego. E questa voce parla sempre, notte e giorno; non si ferma, non si stanca. Siete voi che vi fermate, siete voi che dite:basta; ma la voce ripiglia subito il suo corso, appena voi dite:avanti.

Vengono da ogni parte del mondo civile, ma nessuno è estraneo. Tolstoi non è russo. Cervantes non è spagnuolo. Whitman non è americano, tutti amici di casa, tutti compagni di studio e di lavoro.

La storia si ostina a dirci che il Goethe è morto, morto l'Hugo, morto l'Ibsen, morto il Carducci, morto il De Amicis, morto il Fogazzaro. Nossignore, qui non ci sono morti. Il Goethe viene con voi a passeggio sui monti, l'Hugo è il compagno nelle notti d'insonnia, il De Amicis è là, pronto a farvi passare il malumore, oh! con che dolcezza vi sorride il Fogazzaro!

***

Il santo vescovo d'Ippona, Agostino, diceva:timeo lectorem unius libri. Sì, bisogna temerlo,ma temerlo davvero quest'uomo che studia un sol libro. Un sol libro! un solo compagno, un solo amico! Quest'uomo forse sarà dotto, ma di una dottrina arida, sterile, che gli rovina il cervello e non gli solleva lo spirito. No, noi vogliamo molti libri. Parlino tutti: la loro voce misteriosa ci è guida, sprono, conforto.

Spesso, quando siete solo nella stanza da studio, alzando gli occhi su quei libri, vi vedete dinanzi mille volti che vi guardano, ascoltate mille voci che gridano a coro: sono scrosci di riso satirico, accenti di dolore, bestemmie, parole di odio. C'è il ruggito del leone, il canto della capinera, il sibilo del serpente. E questi suoni armonizzandosi stranamente producono una musica che ha del grandioso e che i profani dell'arte non sentiranno mai.

E noi parleremo di questa musica, noi entreremo in quellasancta sanctorumdella nostra vita spirituale. Qui, dove si passano le più belle ore del giorno e spesso della notte a ricreare e a martoriare il nostro cervello; qui, dove abbiamo combattute tante battaglie, calmate tante tempeste, carezzate tante illusioni; qui c'è tutta l'opera grandiosa del pensiero umano.

Che cosa sarebbe l'umanità senza questi libri? Per essi voi siete uomo, per essi conoscete il passato, vivete nel presente, interpetrate il futuro. I grandi scrittori sono i veri condottieri dei popoli: essi guidano l'umanità, suscitano tantiavvenimenti, determinano tante diverse epoche.

Il germe di tutte le rivoluzioni, di tutte le riforme, di tutte le fasi del progresso e della civiltà è qui, sotto i vostri occhi.

Alessandro, Cesare, Napoleone non hanno lasciato che un nome; ma Omero, Dante, Shakespeare hanno lasciato l'anima loro e quest'anima è là, nella vostra libreria, quest'anima si chiama l'Iliade, laDivina Commedia, leTragedie.

Entriamo dunque in questo piccolo mondo che tanta parte ci sottrae dalla nostra esistenza, entriamo in mezzo a questo popolo di pensatori, che venuti in casa nostra, fin dal primo giorno, da veri padroni, ci consigliano, ci sgridano, ci educano, ci rimproverano, ci deridono. Entriamo, ma senza pretenzione di volerla fare da critici o da moralisti.

Si è detto sempre che i libri sono i migliori amici. Ebbene, facciamo una visita a questi amici. Vi garentisco che passeremo un'ora in lieta compagnia.


Back to IndexNext