Le antologie.

Le antologie.

Mi sono fermato, ma non ho finito. Se mi permettete, io continuo a parlare dei libri nuovi e propriamente delle antologie.

Non sono del parere del Bonghi, il quale senza alcuna riserva sentenziava: “Se vuoi dimenticare quel po' che sai, leggi le antologie.„ Credo che l'illustre critico, storico, giornalista abbia parlato così in un momento di malumore.

No, un'antologia ben fatta, è, specialmente per i giovani, un mezzo potente di educazione e d'istruzione. E solo per i giovani? E per noi, per noi che ci vogliamo far credere persone colte? Un'antologia riempie davvero parecchi vuoti e ci dà una vernice di cultura letteraria. Difatti è possibile leggere tutti i nostri classici? No. Sono tanti ed hanno scritto tanto quei signori! Però in grazia ad una buona antologia possiamo gustarnei migliori pezzetti. Ditemi la verità, non dovete essere grati alle antologie se avete saggiata qualche cosa del Malespini, di Fra Bartolomeo da S. Concordio, dei fratelli Villani e nipote, del Vasari, di Baldassarre Castiglione? Non dovete ringraziare i compilatori di antologie se conoscete un po' da vicino il Bembo, il Ruccellai, l'Alemanni e tutti quei poeti, poetucci e poetini che belavano a mo' di agnelli, capretti e caproni per le Corti d'Italia? Vi atteggiate a persona erudita, sapete che Michelangelo oltre ad essere quello che fu nella pittura e nella scultura, scrisse bei sonetti. Ma mettete la mano sulla coscienza: quei sonetti voi li leggeste la prima volta in un'antologia. Un'antologia vi ha offerto qualche episodio delMorgante Maggiore, dell'Orlando Innamorato, dellaSecchia rapita; un'antologia, le favolette del Pignotti, qualche pezzettino delGalateo, le più belle stanze del Poliziano. Insomma un buon terzo della vostra cultura letteraria la dovete alle antologie; giacchè la cultura è come la ricchezza: non si sa mai come s'acquista!

Ma non crediate che io voglia tessere il panegirico delle antologie, tutt'altro. Ho incominciato a scrivere questo capitolo con ben altro intendimento. Il Bonghi mi ha distratto, trascinandomi a dire, ciò che non avrei voluto. Dunque il capitolo incomincia adesso o per dirla in termininotarili — l'antedictumnon fa parte integrale del presente... atto —.

Voi non sapete quante antologie si sono pubblicate in Italia e non ve ne fo un torto. C'è tanto da pensare oggi! Io però che vado ammazzando la mia porzione di tempo col fare la statistica di tutto ciò che vien fuori alla giornata, posso assicurarvi che di antologie ne abbiamo parecchie centinaia.

È un campo aperto a tutti e tutti l'hanno più o meno sfruttato. Il primo, a quanto io ne sappia, fu il Leopardi, il quale ci lasciò due grossi volumi, accresciuti per giunta dal Fabbricatore e pubblicati dal Morano, con un caratterino minuto, che stanca terribilmente l'occhio.

I volumi furono ben accolti e per molti anni nessuno fiatò. Ma a poco a poco, prima a bassa voce, e poi in tono alto, si incominciò a dire che il Leopardi non aveva colto nel segno. Un bel lavoro il suo, un lavoro di polso, ma non alla portata di tutti. Diamine, neppure una nota, neppure una parola di commento! Quella Crestomazia può servire per i letterati, non per le scuole e molto meno per il pubblico. Bisogna battere un'altra strada. Il materiale classico vuol essere sfrondato, condito e reso più appetitoso con delle noticine. Così pensò il Fornaciari nel comporre i dueEsempi di bello scrivere. Dicocomporre, non compilare, perchè il suo fu un lavoro accurato e scrupoloso: ad ogni passo considerazioni, annotazionidi lingua e di stile. Nel volume di prosamille note, in quello di poesiamillequattrocentotrentasei. Crepi l'avarizia! E poi “ho procurato — egli dice nella prefazione — che ciascuna prosetta possa stare da sè ed abbia il suo principio, il suo mezzo e il suo fine e non sia come un membro staccato da altri membri, ma come un piccolo corpo con tutte le sue parti belle e proporzionate.„ I due volumi ebbero fortuna: entrarono nelle scuole per dire a maestri e a scolari come bisogna studiare la lingua italiana e come estrarre il miele dai fiori.

Ma il Fornaciari è un po' troppo purista. Che severità, che intransigenza! E come sapete il rigore non piace. Specie in materia di lingua vorremmo essere liberi come gli uccelli. No, gliEsempîdel Fornaciari dilettano poco. Il giovane studente si annoia con tante note e noticine, e manda a quel paese esempi e precetti. Un'antologia deve essere un'antologia, non una grammatica o un manuale di stilistica. Oh! credete davvero che i giovani imparano a scrivere con questi brani di autori famosi, lardellati da note e noticine? Per imparare a scrivere si è detto sempre che bisogna sentire, ma quando si leggono, si studiano, si mandano a memoria questi brani, nulla si sente, all'infuori di un forte dolore di testa.

Per fortuna questa verità incominciò a farsi strada, e a poco a poco vennero fuori altre antologie,che davano quasi il benservito agli scrittori antichi. Poco Petrarca, poco Sacchetti e compagni, pochissimo Filicaia. Niente Iacopi e Iacoponi, niente Cavalcanti, niente Bembo. Fuori i tre Padri: Segneri, Cesari, Bartoli; fuori gli storici fiorentini col loro Segretario; fuori le nenie e le canzonette amorose del secolo d'oro e d'argento!

Il giovane vuol essere allettato, divertito da letture piacevoli, da pezzettini moderni. Occorre roba nuova, roba fresca, roba brillante.

E questa roba fresca o quasi fresca ce la dà il Marchesani, il Martini, il Pascoli; ce la danno le coppie: Carducci e Brilli, Mestica e Orlando, Fabbro e Marco. Alcuni, come il Morandi e il Martini, scrivono semplicementeProse e Poesie Italiane, il Pascoli si diletta di titoli poetici:Fior da Fiore,Sul limitare; il Boni, come per stuzzicare l'appetito, ci dàLa lingua viva; la ditta Nota e Fontana:Pagine gaie e pagine forti.

E questi signori si dividono nelle nostre scuole il servizio dell'italiano. Un anno tocca al Morandi, e Stefano Lapi per il 1.º Ottobre prepara una bellissima nuova edizione delleProse e Poesie, arricchite da un appendice poetico. Nel nuovo anno scolastico il Morandi si ritira, si presenta il Pascoli e tutti i ginnasi del Regno sono pieni diFior da Fiore. Fiori, fiori da per tutto! Ed è giusto: senza fiori non si possono avere frutti. Poi viene la volta del Martini, poi quella del Mestica e collega, poiquella del Lipparini, poi... s'incomincia da capo. Ma c'è un accordo dunque tra loro? Chi lo sa? Bisognerebbe domandare a quei papaveri della Minerva!

Del resto, salvo piccoli inconvenienti, queste antologie meritano encomi: sono redatte da bravi professori, i quali sanno meglio degli altri dove mettere le mani. È regola generale: a chi sa dove mettere le mani bisogna battere le medesime!

Ci dispiace però che questo genere didattico è oggi sfruttato da una turba di novizi.

Un tempo tutti quelli che non potevano entrare nella repubblica letteraria con qualche lavoro originale, si aggrappavano a Dante, dichiarandosi solennemente commentatori del Sommo Poeta. Ricordate il Biagioli. Il poveretto, che non ne imbroccava una, si dette a Dante, e dopo molti anni di studio e di elucubrazioni si sgravò di un commento, famoso solo per le continue diatribe contro il gesuita Lombardi, un altro illuso, che tentò uscire dall'oscurità, facendosi un po' rischiarare dal Poeta.

Ma oggi Dante è lasciato in pace da questi letterati di bassa forza, sia perchè un commento, anche mediocre, costa lavoro, sia perchè il numero dei compratori sarebbe molto esiguo: ognuno di noi n'è provvisto a sazietà. Si danno quindi a pubblicare antologie. Basta afferrare dalle opere classiche i brani più notevoli, appiccicarvi dellenoticine, così dette storiche, filologiche o estetiche, e l'antologia è bella e fatta.

Credo che impieghi più tempo il vostro cuoco a prepararvi una fetta digenoveseche questi signori a manipolarvi un'antologia. Non crediate che io esageri. Il materiale è sempre pronto. Prendete due o quattro novelle del Gozzi, una decina di lettere familiari del Giusti (non tralasciate quella al nipote Giovannino, nè quella del Settembrini alla moglie) idem del Leopardi, del Manzoni, del Foscolo; due capitoli delleMie Prigioni, un brano deiRicordi Autobiograficidel Dupré e del D'Azeglio. Annaffiate tutta questa roba con qualche bozzetto del De Amicis, del Panzacchi, del D'Annunzio, del Capuana; seminate qua e là dei pensierini, dei precetti, delle massime, magari dei proverbi più fortunati; spargete di tanto in tanto una poesia del Giusti, del Monti, del Leopardi, del Carducci, senza dimenticare iSepolcri, ilCinque Maggio, laGinestraePer una conchiglia fossile— componimenti che si trovano in tutte le antologie, perchè moltofacili— e il vostro lavoro è bello e compilato.

Se volete (e come non volerlo!) che il vostro libro sia accolto favorevolmente nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e sia adottato nelle Scuole Normali, Tecniche, Ginnasiali e Navali del Regno non tralasciate i principali fatti e figure del Risorgimento Italiano: un paio di pagine dell'Abba, del Guerzoni, del Bersezio, due o trelettere di Vittorio Emanuele, di Garibaldi, di Cavour, di Mazzini, qualche poesia patriottica del Berchet, del Carrer, del Mameli. Insomma bisogna aprire il fuoco con la battaglia di Maclodio e chiudere la festa con l'Inno di Garibaldi. Sì, sì, all'ultima paginasi schiudon le tombe! Se la vostra antologia fa addormentare i vivi, avrà il vanto di far risorgere i morti!

Tutto lo studio poi dovrà essere nella scelta del titolo. Occorre un bel titolo, un titolo sensazionale, un titolo che attiri. Oggi teniamo molto ai frontespizi delle persone e delle cose. Un bel titolo è come una gloriosa morte:

tutta la vita onora.

tutta la vita onora.

tutta la vita onora.

Dopo il titolo, la prefazione.Qui si parrà la tua nobilitade, qui bisogna far capire che di antologie ce ne sono, è vero, ma finora mancava un lavoro condotto con sani criteri; bisogna far capire che non siete stato spinto da sentimenti di vanagloria, ma dall'amore che portate ai giovani; e dopo un po' di sentimentalismo sulla gioventù italiana,da cui la Patria molto aspetta, conchiudere che siete grato a tutti quei professori che vorranno darvi consigli per una nuova edizione.

Dopo, portate tutta questa roba alla tipografia, raccomandatevi al vostro Deputato, affinchè a sua volta vi raccomandi al Consiglio Superiore, e la vostra antologia avrà fortuna!

E non vi fermate qui; v'è ancora da sfruttare. Dopo un paio di anni aggiungete qualche cosetta, mettete in coda un indice alfabetico, pochi cenni biografici e ripresentatela con la salutare bugiainteramente rifatta.

Lettore, vi è saltato il grillo di prepararne una? Mettetevi all'opera, vi troverete bene per il nuovo anno scolastico!


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