IV.

Una notte, il capitano di polizia Petty essendosi assicurato che, all'ultimo piano della casa N. 8 Pell Street, un certo Ah Foo, chinese, teneva un ridotto pei fumatori d'oppio, vi entrò con alcuni agenti e fece arrestare quanti vi si trovavano, cioè il padrone, la moglie e quindici fumatori.

Di questi ultimi, tre erano donne di malaffare, sei uomini chinesi e sei bianchi, fra cui un attore del teatro di Union Square. Quasi tutti gli arrestati avevano indosso una piccola bottiglia d'oppio; uno teneva un limone la cui scorza era bucata in vari punti per saturarlo d'oppio. Sul tappeto giacevano molte pipe e una provvista di oppio da fumare, che il capitano raccolse e portò seco come corpi di reato.

Un'altra notte il dottor Cowles notificava alla polizia che in un vasto fabbricato, al N. 98 Mott Street, vi erano due appartamenti che servivano da ridotti pei fumatori d'oppio. Erano tenuti da chinesi, rimanevano chiusi tutto il giorno e si aprivano alle sette di sera. Nelle ore tarde vi entravano donne giovani, signorilmente vestite, e molti chinesi. La cosa continuava già da parecchi mesi.

Oltre che nei ridotti segreti, si era trovato modo di fumare l'oppio anche nelle pubbliche vie. In certe botteghe si vendevano in eleganti scatolette delle piccole sigarette fatte col tabacco più fino esposto al fumo dell'oppio ardente sopra un braciere, finchè si era impregnato ben bene degli effluvi della droga. I vecchi fumatori usano scientemente tali sigarette allo scopo di poter abbandonarsi alla loro passione in pubblico senza destar sospetti.

Un giorno avevo deciso di entrare in unOpium Saloona fumare il narcotico famoso per provarne e descriverne le sensazioni. Ma ne fui dissuaso con una semplice osservazione.

—La prima volta—mi si disse—non sentireste piacere di sorta; l'oppio, anzi, vi causerebbe nausee ed emicrania. Se per abituarvi lo fumaste poi a piccolissime dosi, aumentandole volta per volta, non provereste da principio alcuna sensazione piacevole, e quando poi foste arrivato a gustarlo, sareste perduto. Diventereste un vizioso incorreggibile e non vi curereste più di analizzare l'ebbrezza.

Per queste ragioni non ho mai provato a fumare una sola pipa d'oppio e mi contentai di interrogare qualche magro e pallido fumatore, ottenendone risposte molto laconiche.

—È impossibile—mi disse un giovane, vittima del vizio fatale—parlarvi dell'effetto che fa l'oppio. È come se un cieco nato domandasse ad uno che ci vede che cos'è la luce. È tutto un mondo nuovo che mi si schiude davanti quando ho fumato; sotto l'influenza del narcotico possiedo tutto quello che un uomo può desiderare; e quando mi sveglio, mi sento così fiacco, la vita reale mi sembra tanto meschina e noiosa, che non vedo il momento d'immergermi nuovamente nel letargo.

—Ma non pensate che vi rovinate il corpo, che vi logorate il cervello, che diventate una mummia e v'accorciate la vita?

—E che m'importa? Non vi sono molti che se si sentissero offrire un patrimonio colossale a patto di dover morire dopo otto o dieci anni di una vita da nabab, accetterebbero con entusiasmo? Ebbene, nello stesso modo io preferisco vivere pochi anni nelle ebbrezze che mi procura l'oppio, di quello che passare una vita ordinaria, regolare ed insipida.The opium is the key of paradise!(L'oppio è la chiave del paradiso!)

Così i fumatori non ignorano che dopo il periodo dei godimenti viene un momento in cui il narcotico non produrrà loro che degli spasimi; sanno che allora raddoppieranno, triplicheranno, moltiplicheranno le dosi per non averne in compenso che il delirio e la morte; ma non si curano dell'indomani.

La maggior parte, invece di fare confessioni umilianti ai profani, negano il loro vizio. Una sera, ricordo, un giovane che cercava la sorella fuggita di casa da alcuni giorni, accompagnò la polizia in una retrobottega di Mott Street. Là, distesi per terra sulle stuoie, c'erano dieci o dodici chinesi e cinque o sei donne bianche, fra le quali la sorella del giovane.

Parte fumavano l'oppio, parte ne erano già inebriati e dormivano. La stanza era piena d'un fumo che tramandava un odore forte ed acre.

Condotta dal fratello alla stazione di polizia, la giovane negò freddamente di essere una fumatrice disse che, condotta da un'amica, visitava per la prima volta unopium edenper semplice curiosità.

Dopo pochi giorni fuggiva nuovamente di casa per non tornarvi mai più.

Il riposo festivo.

Ma una delle cose che mi sorprese di più nell'America del Nord, paese che è considerato il più libero e più pratico del mondo, fu di veder conservate ancora negli statuti di alcuni Stati certe leggi puritane, quacchere, ridicole, odiose, medioevali, che fanno ai pugni con le idee e con le consuetudini moderne.

Alcuni articoli di quegli statuti di origine inglese, sono assolutamente contrari ad ogni principio di libertà, allo spirito medesimo della costituzione americana; eppure non furono ancora aboliti. La maggior parte delle leggi più assurde caddero in disuso, ma non in tutti gli Stati. In quelli dell'Est specialmente, sulla costa atlantica, si ritrovano nei codici delle disposizioni degne di un governo teocratico.

Ecco un saggio di queste leggi che ricordano quelle di Cromwell.

Nel codice penale di New-York la bestemmia è punita di multa e prigionia. È considerata come bestemmia la semplice evocazione del nome di Dio o di Gesù Cristo in senso profano, cioè in ogni altra circostanza che non sia la preghiera o il rito ecclesiastico.

È ugualmente punita di multa e prigionia la violazione della festa. Il codice dice:

—Ogni occupazione mondana, sia di piacere, sia di speculazione, è proibita alla domenica: in tal giorno, non solo ogni luogo di divertimento dovrà rimaner chiuso, ma la misura sarà estesa ad ogni negozio piccolo o grande, non esclusi quelli per gli oggetti di prima necessità. È fatta eccezione per quelle case, come gli alberghi, dove la merce si consuma sul luogo stesso, per le farmacie, pei venditori di latte, carne e pesce, i quali però non devono tener aperto il negozio che fino alle nove del mattino.—

Lo stesso codice così punisce il suicidio:

—Colui o colei che tenta di togliersi la vita, è passibile d'una condanna a due anni di carcere e a mille lire di multa, mentre chi presta mano al suicidio di un'altra persona si rende colpevole di omicidio in primo grado.—

Per il duello c'è questo gingillo:

—Chiunque si batte in duello, sia che lo scontro venga seguito da morte o no, sarà punito con la pena da due a dieci anni di carcere e perderà il diritto di occupare per tutta la vita alcuna carica pubblica, civile o militare.—

Gli articoli più strani, tuttavia, sono quelli sul riposo della domenica. Eccoli testualmente:

—Ogni sorta di lavoro servile è proibito nel primo giorno della settimana, eccettuati i casi di necessità pubblica.

Ogni sorta di tiro a segno, la caccia, la pesca, le corse di cavalli, i trattenimenti musicali, i giuochi e ogni genere di pubblici esercizi, passatempi o rappresentazioni, sono proibiti nel primo giorno della settimana, come pure è proibito qualunque rumore che disturbi la quiete di tal giorno.

La violazione di questa legge sarà punita col carcere, da uno a cinque giorni, e con la multa, da uno a dieci dollari. Le merci esposte in vendita verranno sequestrate a beneficio dei poveri. Chi contravvenisse alla proibizione delle rappresentazioni teatraliet similiapagherà cinquecento dollari di multa e perderà la licenza.—

Gli articoli di questo codice erano a poco a poco caduti in disuso: si osservava solo apparentemente quello che impone la chiusura delle birrerie durante la domenica; anche tale disposizione si violava continuamente dai birrai, dagli osti e dai liquoristi, tenendo chiusa la porta davanti delle botteghe e socchiusa quella di dietro, d'accordo coipolicemen.

Ma, verso la fine del 1882, vi fu un risveglio di puritanismo, e col I° dicembre di quell'anno il codice penale di New-York venne rimesso in vigore in tutta la sua forza. Ciò significava che, alla festa, non si poteva comperar un sigaro, nè un caffè; che tutte le botteghe dovevano esser chiuse; che qualunque lavoro era proibito; che per le strade non si vedevano nè vetture, nè omnibus, nè carri deitramways, nè vagoni dell'Elevated.

Non dimenticherò mai la prima domenica che passai sotto la restaurazione di quel codice.

Uscito di casa alle otto di mattina, secondo il solito, cercai coll'occhio, nelle vie deserte, un lustrascarpe. Vana ricerca. Gli innumerevoli italiani, negri e americani che hanno il loro deschetto e la sedia in quasi tutte le cantonate, erano irreperibili. Anche il lustrare le scarpe è un'opera servile, proibita dalla legge.

Soltanto dopo una mezz'ora all'angolo della 22^a strada e dell'ottava Avenue, scoprii, sulla soglia di una porta, un povero ragazzo irlandese col viso paonazzo, che, in attitudine sospetta, celava sotto la giacca la sua scatola di lustrascarpe.

Mi accostai a quel povero ribelle e gli chiesi se aveva il coraggio di violare la legge.

Egli si guardò intorno e non vedendo alcunpoliceman, s'inginocchiò mormorando:

—Hurry up, boss!(Facciamo presto, principale!).

—Che cosa pensi della nuovaSunday law?(legge della domenica)—gli domandai.

—Penso—rispose—che io sono un povero orfano e che devo mangiare anche alla domenica.

Uno stivale era già lucidato alla bell'e meglio e il ragazzo s'accingeva a lustrare anche il secondo, quando comparve improvvisamente sulla cantonata unpoliceman, col suo bravoclub(bastone corto) in mano.

Io non potei trattenere una risata, ma ilpolicemansi accostò con aria minacciosa e disse al ragazzo spaventato:

—Boy, tu vuoi proprio che t'arresti? È la seconda volta che stamane ti colgo in contravvenzione. A casa subito: se ti vedo ancora, ti conduco allaStation House.

—Lascerete almeno che finisca le mie scarpe!—osservai io.

—No—interruppe severamente l'ufficiale di polizia.—Ringraziatemi se vi lascio andare per la vostra strada; osservate la legge!

Con uno stivale lucido e l'altro no, andai verso la bottega del mio barbiere: era chiusa e sulla porta stava scritto tanto diclosed. Mi avvicinai alle porte di parecchie altre; tutte chiuse egualmente. Mi rassegnavo a passar la festa con la barba da fare, quando bussando per l'ultima volta all'uscio della bottega di un barbiere tedesco vidi un occhio al buco di una tendina abbassata. Quando quell'occhio si convinse che non ero nè unpoliceman, nè undetective, una voce mormorò:

—Entrate per la porticina laterale.

Tre barbieri, alla luce del gas, stavano radendo tre persone, cogli usci chiusi a chiave, silenziosamente. Parevano malfattori in atto di commettere qualche brutto delitto. Di lì a qualche minuto unpolicemanbussò, ma nessuno gli rispose. Soltanto il padrone bestemmiava fra i denti e diceva:

—Ho cinque figli da mantenere, io. Senza il guadagno della domenica mattina, potrei chiudere durante il resto della settimana.

Quella mattina un cittadino veniva arrestato ai Five Points mentre si faceva radere e condotto in prigione con mezza barba fatta e l'altra guancia insaponata, insieme col barbiere.

Il direttore della sala dei concerti «Koster and Bial's» che volle provare a dare una rappresentazione con un programma sul quale era scritto:—A beneficio dell'Ospedale tedesco—dovette prestare una cauzione di cinquecento dollari per non essere arrestato, e lo spettacolo venne interrotto. Lo stesso accadde all'Alcazar.

Prima di mezzogiorno una cinquantina di persone si trovavano alla Corte di Polizia, accusate di violazione della legge domenicale. Nel sedicesimo distretto erano stati arrestati due lustrascarpe negri. Quattro barbieri sorpresi mentre lavoravano segretamente e condotti subito davanti al giudice, ebbero un bel dire che se non sgobbavano alla festa perdevano la maggior parte dei loro guadagni, e invano protestarono ricordando che perfino ai tempi della Santa Inquisizione fu fatta un'eccezione pel lavoro dei barbieri: dovettero pagare quattro dollari di multa per ciascheduno.

Un episodio buffo. A mezzogiorno un tedesco usciva con un canestro coperto sotto il braccio dalla porta laterale di una birraria di Houston Street. Essendo proibito di comperare alla domenica qualunque cosa, anche il pane, unpolicemanlo fermò e gli chiese:

—Che cosa avete in quella cesta?

Il tedesco, che aveva un boccale di birra, rispose prontamente:

—Un gatto arrabbiato che vado ad annegare nel fiume. È anche questo un lavoro proibito dal codice?

Alla domenica successiva si rinnovarono le medesime scene. Non solo isaloonsgrandi e piccoli, ma anche i principali alberghi della metropoli vennero attentamente sorvegliati e alcuni di essi, come l'Astor House, sospesero totalmente la vendita delle bevande spiritose, rifiutandone perfino alle persone alloggiate nella casa.

Nei vari quartieri della città si eseguirono più di cento arresti, per lo più di uomini e di ragazzi colti mentre uscivano dalle porte di servizio deiLager Beer Saloonscon qualche pinta di birra. Quelli fra i contravventori che vennero arrestati al mattino poterono prestare una cauzione e tornare a casa nello stesso giorno; ma coloro che si lasciarono prendere ad ora tarda dovettero passare la notte nelleStation Housesin attesa che la Corte di polizia si riunisse il giorno appresso.

La terza domenica si ebbe un omicidio. IlpolicemanJohn W. Smith era stato mandato in giro, vestito in borghese, alla scoperta di qualche violatore della legge domenicale. Per la solita porticina laterale egli entrò nella birraria di un certo Patrick Reagan in Madison Street e, senza farsi conoscere, domandò un bicchiere di salsapariglia che gli fu servito dal padrone stesso.

Poco dopo entrarono tre avventori i quali chiesero treschooners(grandi bicchieri di birra). Mentre il Reagan spillava il liquido da un barile, ilpolicemantravestito si bagnò un dito sotto il rubinetto del barile stesso, e, portatolo alla bocca e assicuratosi che la bevanda versata era realmente birra, dichiarò senz'altro il birraio in arresto. In prova della sua autorità gettò sul banco la placca metallica che è il distintivo degli addetti alla polizia.

Il Reagan prese la placca e gliela scagliò sulla testa, dicendo che non si curava di tutte le spie della città: quindi, levando di sotto al banco una vecchia sciabola (il birraio apparteneva ad una di quelle associazioni militari che costituiscono la guardia nazionale), si avventò contro ilpoliceman. Questi lo prese di mira col revolver, fece fuoco e lo ferì mortalmente al petto. Il Reagan spirò poco dopo, mentre gli venivano amministrati gli ultimi sacramenti.

Questo omicidio, accaduto per causa di una legge la cui applicazione richiedeva un odioso spionaggio, provocò un grido di protesta da parte del pubblico, e i giornali si misero alla testa dell'agitazione.

—Invece della statua di Bartholdi da erigersi nella baia—diceva ilPuck—invece della Libertà che illumina il mondo, gli americani dovrebbero eternare la memoria del codice penale di New-York col seguente monumento.

E disegnava il progetto di una statua della libertà incatenata, che sorgeva in mezzo a una strada, la quale, essendo domenica, era tutta deserta: soltanto davanti a ogni albergo, teatro, bottega di qualsiasi genere, stava ritto, col bastone in mano, unpoliceman. Sotto il disegno si leggevano queste parole:—La metropoli nazionale nell'anno 107° della indipendenza americana.—

Vennero poi imeetingse si formarono delle associazioni, le quali si proponevano di ottenere la abrogazione di tutti quegli articoli del codice che, col pretesto del rispetto della domenica, violano la libertà del commercio e sono una vera rovina.

La questione fu portata alla Camera dei rappresentanti di Albany—la capitale dello Stato di New-York—e suscitò una vivace discussione, specialmente a proposito dell'articolo che proibisce le corse dei cavalli e gli esercizi ginnastici. Il signor Murphy suscitò una grande ilarità chiedendo che fosse eccettuata dalla proscrizione domenicale almeno la pesca alla canna. Ma tutto fu inutile: la maggior parte degli oratori fecero dei discorsi da predicatori, sulla utilità morale e igienica dell'assoluto riposo festivo, ed espressero una profonda indignazione contro qualunque tentativo di europeizzare la domenica nord-americana.

Così il codice dello Stato di New-York rimase invariato: si tollera solo che, alla domenica, i cittadini si facciano lustrare le scarpe e radere la barba. Le porte principali delle birrarie e delle botteghe di liquori sono chiuse, ma si può entrare per la porticina di dietro. Ipocrisie grottesche.

Quello che vidi a New-York in fatto di leggi domenicali è un nulla in confronto di ciò che osservai a New-Haven nel Connecticut.

* * *

Quello Stato, come la Nuova Inghilterra, è già famoso da un pezzo per le sueblue lawsvotate al principio del secolo. Eccone una pagina:

—Nessuno potrà dare il suo voto se non è iscritto in una chiesa di questo dominio.

Nessuno camminerà in giorno festivo o passeggerà nel suo giardino o altrove, eccetto che, con compunzione, dalla sua casa alla chiesa e viceversa.

Nessuno viaggerà, cuocerà cibi, rifarà letti, spazzerà case, si taglierà i capelli o si farà la barba in giorno festivo.

Nessuna donna bacerà i suoi figliuoli nei giorni consacrati dallaChiesa a pregare il Signore.—

Se i baci erano proibiti alle madri, figurarsi ai giovani! Sentite un po' quello che toccò a Sara Tuttle e a Jacob Newton per aver osato di trasgredire al codiceblue.

Sara era una buona ragazza, nella primavera della vita, che aveva una gran voglia di prendere marito ed era innamorata di Jacob, un povero e bravo giovinetto del vicinato. Ella avrebbe voluto fare all'amore con lui, ma il pudore le impediva di essere la prima a parlare, e, da parte sua, il giovinotto non ardiva di farsi avanti perchè Sara era troppo ricca per lui. Ma in questi casi, ove manca il coraggio dell'uomo, supplisce l'astuzia della donna.

Una domenica mattina Sara incontrò Jacob per la strada, e, per trovar modo d'attaccar discorso, lasciò cadere i guanti fingendo di non avvedersene. Jacob li raccolse e disse sorridendo a Sara:

—Se li volete, desidero una ricompensa.

—Ma io non ho denaro con me—rispose la biricchina.—Che cosa posso fare per voi?

Jacob mise insieme tutto il suo coraggio e disse:

—Vorrei un bacio!

Sara non se lo fece dire due volte e lo baciò. Una pinzochera ingiallita e invecchiata nel desiderio di baci che non aveva mai ottenuti, osservò e denunziò il fatto. E i due colpevoli furono citati davanti al competente magistrato, il quale li condannò a pagare la multa di cinquanta scellini per ciascheduno.

Ma torniamo alla capitale del Connecticut. Una domenica di novembre del 1883 mi recai a New-Haven a trovare un amico. Da New-York si va a New-Haven in un paio d'ore, attraversando, fra gli altri paesi, Bridgeport, la patria di Barnum, dove il famososhowmanteneva i suoi quartieri d'inverno pieni di cavalli e di bestie feroci. Da quelle stalle, per far parlare di sè, di tanto in tanto Barnum lasciava scappare qualche elefante che scorrazzava per i campi circostanti e rovesciava parecchie siepi, affinchè non languisse la cronaca dei giornali locali.

New-Haven conta più di sessanta mila abitanti, ma è tranquilla come un villaggio; ha strade belle e larghe, fiancheggiate da filari d'alberi, e le sue case sono quasi tutte di legno, piccole, eleganti e simpatiche come tante palazzine di villeggiatura. È rinomata pel collegio Yale, per le sue fabbriche di carrozze e per la severità con cui si osserva il riposo della domenica.

Yale Colege—uno dei più rinomati e importanti degli Stati Uniti—è un complesso di edifizi che non hanno nulla di grandioso. A vederli così semplici non si direbbe che in essi studiano e alloggiano circa 1300 giovani provenienti da tutti gli Stati dell'Unione, insieme con un centinaio di professori, fra cui alcuni di gran fama, come O. C. Marsh, direttore dell'istituto; Dana, un dotto geologo; e Whitney, profondo in filologia e lingua sanscrita. Del corpo insegnante faceva parte anche un italiano, il professore C. L. Speranza. Un uso notevole fra gli studenti più intelligenti è quello di unirsi in una associazione segreta i cui membri si promettono di conservarsi amici anche dopo finiti gli studi e di aiutarsi sempre a vicenda nel corso della vita: una specie di ciò che dovrebbe essere la massoneria.

La colonia italiana di New-Haven conta circa un migliaio e mezzo di pacifici e laboriosi operai, i quali non fanno mai parlar di loro per risse e coltellate, e che anzi sono assai ben visti dalla popolazione. Quasi tutti lavorano nelle numerose fabbriche di carrozze e di oggetti di gomma. Per provare il buon conto in cui li tiene, il Municipio aprì per essi una scuola nella quale si danno lezioni gratuite serali d'inglese.

Straordinario è il numero di chiese d'ogni culto. Nel solo centro della città ne sorgono cinque, a pochi passi l'una dall'altra. Mentre le esaminavo, vidi spuntare da una strada un distaccamento dellaSalvation Army(Esercito della Salute), con pifferi e tamburo alla testa: alcune donne leggevano ad alta voce, camminando, non so quali salmi o canzoni. Sembrava una mascherata carnevalesca. Soltanto, invece dell'allegria, quei disgraziati apostoli avevano i segni del cretinismo sulle loro faccie angolose.

Uno dei punti più belli di New-Haven è dove la città finisce sulla riva del Sound. A levante sorgono alcune collinette e a ponente si stendono fino a perdita d'occhio le acque calme del fiume, popolate di barche e di qualcheschooner. Quella vista deve essere molto pittoresca nella bella stagione, quando gli alberi sono verdi, quando il fondo scuro del paesaggio fa risaltare lo specchio limpido del Sound e il bianco delle case lontane.

Mentre io e l'amico tornavamo in città, facemmo quella domenica uno strano incontro. Ventun persone, fra uomini e donne, elegantemente vestiti, venivano condotti a New-Haven prigionieri, scortati da alcunipolicemen. Gli arrestati appartenevano alla miglior società ed ecco di che cosa si erano resi colpevoli.

Ignorando che le autorità avevano deciso di rimettere in vigore le puritaneblue laws, quei signori erano usciti a passeggiare in carrozza come il solito di tutte le feste. Giunti a un certo punto vennero arrestati come contravventori alla legge sulla domenica, rinchiusi in una masseria come un branco di montoni, e condotti quindi tutti insieme a New-Haven. Tradotti davanti al giudice, alcuni furono rilasciati pagando una cauzione di venticinque dollari, altri trattenuti in prigione.

Quella inattesa risurrezione di leggi cadute in disuso era dovuta all'iniziativa del gran constabile Thompson, il quale agiva dietro richiesta degli abitanti della borgata di Foxon. Costoro si lagnavano che «quelli di New-Haven violavano costantemente la domenica passando in vettura a Foxon, con grande noia e scandalo dei buoni cittadini.»

È comico il modo usato dal Thompson per fermare quelli che passavano in carrozza, i quali, se avessero dubitato del minimo pericolo, avrebbero potuto sfuggire facilmente alla cattura frustando i cavalli. Il signor Thompson aveva imboscato i suoi uomini in un punto in cui la strada era tutta coperta dalle noci che il vento aveva fatto cadere dalle piante circostanti. Come il malizioso constabile aveva preveduto, tutti quelli che arrivarono in carrozza a quel punto, vedendo le belle noci, scesero per riempirsene le saccoccie. In quella sbucarono ipolicemene li dichiararono in arresto.

In ferrovia aerea.

Quella mattina che si era stabilita, insieme con la signorina Mary e con suo fratello Giorgio feci la gita di nove miglia dalla Battery fino alla 155^a strada sul ramo ovest dell'Elevated Railroad, la ferrovia aerea che attraversa New-York in tutta la sua lunghezza.

Partendo dalla stazione che sorge in fondo al Battery Park, si gode una magnifica vista della baia newyorkese, meno incantevole del Corno d'oro di Costantinopoli, ma bella quanto quella di Napoli, di Rio Janeiro e di San Francisco e importante per movimento di navi quanto queste tre ultime riunite insieme. All'ingresso del porto si costruivano le fondamenta per la statua colossale della Libertà col faro in mano.

I miei due amici mi mostrarono il balcone dal quale Giorgio Washington pronunziò il giuramento come primo presidente degli Stati Uniti. Dove sventolò per la prima volta la bandiera americana, vi sono oggi le insegne di due mercanti di grano; nulla che ricordi il patriottico avvenimento.

Girando verso Greenwich Street, si oltrepassa Castle Garden, la stazione d'arrivo degli emigranti, che una volta era un forte che difendeva sull'Hudson la punta dell'isola di Manhattan, e che poi fu un teatro d'opera dove la Jenny Lind, col famoso Barnun per impresario, andava a cantare passando sotto un arco trionfale degno di una regina. Si fiancheggia Broadway, oggi tutta palazzi e magazzini, e pochi anni fa l'unica strada carrozzabile che conduceva a Boston e sulla quale crescevano l'erba e i fiori di prato; e si giunge alla ricca Trinity Church.

S'intravvedono la chiesa di San Paolo, già frequentata da Washington, e i tetti del palazzo delNew York Heraldfabbricato nel luogo dove per tanti anni Barnum tenne un museo di curiosità e di fenomeni; poi gli edifizi della Posta e dei grandi uffici di giornali della Printing House Square (piazza della Stampa).

Si costeggiano fabbriche, negozi, magazzini a migliaia e quartieri uno diverso dall'altro; Union Square, con la bella statua di Lafayette, con quella di Lincoln bruttissima e con un discreto monumento a Washington; la 23^a strada col massiccio Tempio Massonico e col non meno solido teatro Booth, palazzone di marmo che costò un milione di dollari e che allora si stava demolendo per dar luogo a nuovi magazzini.

Verso Madison Square sorge il palazzo dove pochi anni fa venne assassinato il vecchio banchiere Nathan. Fu un orribile delitto che rimase avvolto nel più profondo mistero. Una mattina di luglio un figlio del defunto, senza scarpe e con le calze macchiate del sangue del padre, apriva la porta di quel palazzo gridando al soccorso. Il banchiere era stato trovato morto nella sua stanza, con la testa schiacciata. Vicino al cadavere giaceva una grossa mazza di ferro che l'assassino aveva preso nella stalla dietro la casa. Fra l'ucciso e l'uccisore doveva esservi stata una lotta tremenda, perchè il pavimento e i muri erano tutti insanguinati; persino lungo le scale c'erano delle chiazze rosse.

E non si seppe mai nulla. Quella notte dormivano nel palazzo due figli del banchiere, uno al quarto, l'altro al terzo piano. Al secondo trovavasi il padre e al primo stava una vecchia portinaia. Tutti dichiararono di non aver udito alcun rumore. Solo un medico dimorante nella casa accanto depose di aver sentito del baccano nella stalla. I più abilidetectivesnon riuscirono a scoprire la minima traccia degli assassini.

Ma il treno procede rapido e senza rumore: le case si succedono alle case, le strade alle strade. A poco a poco i fabbricati diventano più rari; però le aree sono carissime egualmente. La grande massa scura che si stende a destra è il Central Park.

Ci troviamo nella vasta zona, fra il parco e il fiume Hudson, fra la 62^a e la 110^a strada.

—Facciamo un conticino—disse Giorgio.—Questi 192blocksdi 64 lotti di terreno cadauno formano 12288 lotti, i quali, al valore medio di seimila dollari per ciascuno, rappresentano la somma di quasi 74 milioni di dollari. Più avanti, dalla 110^a alla 155^a strada, dalla quinta Avenue al fiume, vi sono 45 strade e 315blocks: un capitale di più di 141 milioni di dollari. E al disopra della 155^a strada si trovano altri 414blocksstimati 13 milioni e mezzo di dollari. Giacciono qua, dunque, più di 228 milioni di dollari di capitali morti: terreno sassoso e desolato che gli speculatori vendono, man mano che la popolazione aumenta, ai ricchi, i quali vi costruiscono i loro palazzi.

—E intanto—osservavo io—mentre qui c'è tanta aria pura e tanto spazio libero, nella città bassa migliaia e migliaia di famiglie languono negli oscuri e malsanitenement houses.

Appunto la settimana prima l'Assemblyman Oakley aveva fatto un rapporto alla Commissione sanitaria di New-York intorno a certe case di Mulberry Street occupate da un numero di italiani molto superiore a quello che possono contenere. La relazione concludeva così:—In molti appartamenti delle case summenzionate gli abitanti vennero trovati che dormivano sul pavimento, a mucchi, senza letti.—

La zona di terreno di cui mi parlava Giorgio è tutta dentro nell'isola su cui sorge New-York; ve n'ha un'estensione altrettanto vasta al di là di Harlem e l'enorme capitale infruttifero raddoppia di valore ogni dieci anni.

In pochi lustri tutta quella terra sarà coperta di case: quell'anno stesso le fabbriche sorgevano come funghi. Da Battery ad Harlem l'isola di Manhattan sarà zeppa di edifizi, intersecata da nuove ferrovie, e non basterà a contenere la massa della popolazione che aumenta di giorno in giorno.

Quando si è giunti al cimitero della Trinità si sono percorse le nove miglia della ferrovia alta. A pochi passi scorrono le acque tranquille dell'Hudson: quale contrasto fra la calma che regna lassù e il baccano della metropoli che si stende abbasso!

Scendemmo dalla stazione: facendo una passeggiata in quei recessi silenziosi, Giorgio descriveva lo sviluppo meraviglioso di New-York in questo secolo. Ottant'anni fa la città non contava settantamila abitanti; oggi ne ha più di un milione e mezzo nei soli limiti del Municipio; coi sobborghi e con le città che le fanno corona e dalle quali non è separata che da pochi minuti diSteam-boats, è più popolata della stessa Londra.

E pensare che solo al principio del secolo venivano selciate Broadway, Duane e Reade Streets e che si doveva scavare un fosso lungo il percorso attuale di Canal Street per raccogliere gli scoli dei prati di Lispenard!

Facendo la nostra gita passammo davanti ad una trattoria dove un certo W. S. Walcott di Harlem aveva scommesso di mangiare ogni giorno per un mese un paio di quaglie arrosto.

Simili scommesse sono comuni negli Stati-Uniti e vengono spesso organizzate da proprietari di alberghi e direstaurantsper chiamar gente: poi servono a un certo pubblico per scommettere pro o contro come alle corse dei cavalli.

I mangiatori straordinari, possessori di stomachi da struzzo, diventano celebri nell'America del Nord e fanno parlar molto di sè quando si misurano con avversari della medesima forza.

Uno dei più conosciuti era un certo Peter Ellison di Albany, un robustissimo vecchio che, per una scommessa, il giorno in cui compiva sessant'anni, mangiò, in un solo pasto e nel tempo che si impiega usualmente per pranzare, un tacchino ripieno che pesava quasi ventidue libbre inglesi.

Qualche tempo prima, unosportsmanoffrì di scommettere contro il senatore John Morrissey, gran mangiatore anche lui, che avrebbe trovato un uomo capace di mangiare un tacchino di ventitrè libbre in un pasto solo. Prima di accettare la scommessa, Morrissey volle sapere il nome del mangiatore e quando intese che era Ellison:—Lo conosco—rispose, e non volle scommettere.

In quell'epoca una gran gara aveva avuto luogo fra Ellison e un altro potente divoratore all'albergo Snedicker nel Long Island. Si trattava di mangiare polli giovani cotti alla graticola. Ogni pollo veniva spaccato a mezzo con grande precisione e l'albergatore ne dava, di mano in mano, una metà ad ognuno dei due scommettitori. Ellison ne mangiò trentadue metà, cioè sedici pollastri, e vinse.

Qualche volta le scommesse hanno luogo fra donne. Due negre si sfidarono un giorno a chi mangiava la maggior quantità di granturco verde bollito. Una ne mangiò ventisei pannocchie e l'altra ventinove. Quest'ultima non soffrì minimamente; ma la prima morì in trentasei ore.

—Se continua questa volgare e antigienica mania—disse Giorgio—ne sentiremo presto delle belle. Leggeremo nei giornali: «il celebre dinamitardo O'Donovan Rossa ha depositato cinquantacentsnell'ufficio delClippercon una sfida, aperta a tutti, di misurarsi con lui nella sua grande specialità di mangiare mille pagnottelle in mille quarti d'ora consecutivi.»

—Oppure—disse la signorina Mary che si divertiva a quei discorsi—il seguente: «Ungentlemandimorante a Brooklyn ha vinto ieri una forte scommessa mangiando tre solini di carta al giorno per cento e sette giorni consecutivi. L'unica bevanda accordatagli dai termini della scommessa per inaffiare il suo pasto piuttosto asciutto era amido diluito in poca acqua.»

—Uno sconosciuto—riprese Giorgio—scommette di mangiare un paio di tavolette di lievito compresso, bevendo acqua tepida, per trenta giorni consecutivi. Accetta di sottomettersi alla prova accanto ad una stufa ben riscaldata.

—Un tristissimo caso d'insuccesso—seguitò Mary.—Il signor Smith, avventore della pensione di Mrs. Lodyett, ha scommesso recentemente di mangiare in una settimana una delle bistecche che fornisce quella pensione. Il tentativo è fallito completamente, quantunque il signor Smith abbia impiegato della dinamite e una leva di ferro.

La città della luce.

Alla domenica mattina non c'è famiglia americana che non si rechi a messa se è cattolica o al sermone se è protestante. Le chiese di tutte le varietà del protestantismo, che è la religione dominante, sono numerose, e alcune di esse si fanno la concorrenza come i teatri, scritturando i migliori oratori.

I pochi che non professano alcun culto sono ascritti a qualche associazione filantropica e si raccolgono egualmente per curare qualche opera di beneficenza: scuole, ricoveri e via dicendo.

La signorina Mary apparteneva allaEthical Culture Society, di cui è presidente il prof. Felice Adler, uno dei più profondi pensatori degli Stati Uniti, il quale tutti gli inverni tiene a New-York un pubblico corso di conferenze sul libero pensiero.

Figlio di un celebre e ricco rabbino newyorkese, dopo avere molto studiato e viaggiato, Adler divenne ateo, abbandonò la religione dei suoi avi, rinunziò alla successione paterna e fondò un'associazione che cresce tutti i giorni, per diffondere le sue idee, per spiegare, cioè, come si possa essere buoni cittadini senza credere in un dio personale, come si debba lavorare ed essere onesti per l'obbligo che incombe a ciascheduno di adempiere ai propri doveri nella società, e per l'onestà per sè stessa, non per timore di essere puniti in un'altra vita o per guadagnarsi gli ozi beati di un paradiso.

Bob Ingersoll (altro campione del libero pensiero negli Stati Uniti) combatte la religione col motteggio e con la satira, analizzando tutti gli errori e le contraddizioni delle cosidette sacre scritture; egli riscatta gl'ingenui dalla schiavitù della fede con la sferza del ridicolo.

Adler, invece, serio, semplice, sereno e più profondo, converte al libero pensiero senza far ridere; egli fa anzi fremere d'ira e di compassione per tutti i miliardi d'uomini che furono e per i milioni di viventi che calcolano la vita come un semplice viaggio, fanno del bene per egoismo, per interesse, per amore della futura ricompensa, e si astengono dal male per paura della collera divina.

Bob Ingersoll qualche volta è volgare; i suoi giuochi di parole, i suoi scherzi su certi versetti della Bibbia non sono di buon gusto.

Felix Adler, al contrario, è spesso poeta: quando dimostra come sono egoisti i credenti e chiede se è più nobile, più generoso, l'uomo ateo intemerato e buono, o il credente pure buono e senza macchia, ma guidato nelle proprie azioni dal sentimento religioso, la sua fronte s'illumina, la sua parola è ispirata.

E convince e persuade più di Ingersoll: la serietà di Adler fa più impressione del sorriso volterriano dell'avvocato delle Star Routes.

Una domenica in cui accompagnavo la signorina Mary alla conferenza, il professor Adler si occupava di un fatto avvenuto nella Pensilvania. In un tribunale di Filadelfia, un onesto cittadino era stato citato, giorni prima, come testimonio, in una causa. Invitato a prestare il giuramento prescritto dalla legge, rispose:

—Giuro sul mio onore, sulla mia coscienza, ma non in nome di un dio personale nel quale io non credo.

Il tribunale rifiutò la testimonianza del libero pensatore e lo fece uscire dalla sala.

—Capite?—esclamò Adler indignato.—Le leggi americane non accettano la testimonianza nostra, se non pronunciamo una formula medioevale. La maggioranza dei cittadini che crede a un dio foggiato a sua imagine, rifiuta il giuramento di noi liberi pensatori, i quali riconosciamo un ordine supremo, ma non la deità personificata.

La sala del Chickering-Hall era piena zeppa di un pubblico scelto e attentissimo.

—E poi si ha il coraggio di affermare—continuò l'oratore—che negli Stati Uniti tutte le credenze e tutte le religioni sono eguali davanti alla legge? No, no, no! Questa vantata eguaglianza non è estesa che alle religioni cristiane: il presbiteriano è eguale al cattolico, l'anabattista all'episcopale. Ma un ebreo, un libero pensatore, un maomettano non è riconosciuto eguale al cristiano. Che vergogna per la giurisprudenza americana! Che onta per un governo sedicente civile! Quando si comprenderà che un governo non deve immischiarsi delle coscienze dei cittadini, che deve essere al di sopra di tutte le religioni, di tutte le credenze religiose e irreligiose? Non vedete che oggi, in pieno secolo decimonono, ciascuna religione è intollerante, esclusivista, e distruggerebbe tutte le altre, se lo potesse? Non vedete che si sgozzano, si massacrano ancora gli ebrei e si costringono a esiliare, a fuggire dai luoghi nativi, ad abbandonare i loro beni, i loro negozi?

E combattè fieramente il pregiudizio da cui sono ispirate tante leggi, che cioè la moralità dipenda dal cristianesimo.

—Noi non avremo—disse—una libera costituzione finchè si manterranno nelle nostre leggi elementi di inquisizione.

Infatti, l'intollerante spirito del prete traspira sempre dalle costituzioni americane.

In sei Stati dell'Unione tutti coloro che non credono nell'esistenza di un dio personificato sono dichiarati ineleggibili a qualsiasi impiego e vengono così privati di uno dei diritti essenziali del cittadino.

La costituzione della Carolina del Nord dice:—Le seguenti classi di persone sono dichiarate inabili a qualunque impiego: Primo, tutti coloro che negano l'esistenza di Dio onnipotente….—

La costituzione della Carolina del Sud dice:—Nessuna persona che nega l'esistenza dell'Essere Supremo potrà avere un pubblico impiego sotto questi statuti.—

Le costituzioni del Mississipì e del Maryland contengono gli stessi articoli. Gli statuti di Pensilvania e del Tennessee non si contentano della semplice credenza in un dio personificato, ma richiedono anche che si creda in una ricompensa o in un castigo oltre tomba. Tutti coloro che professano opinioni differenti sono legalmente incapaci di coprire qualsiasi impiego.

Non basta: senza una dichiarazione di fede in un divino capo di polizia che ricompensa i buoni e punisce i malvagi in questa o nell'altra vita, la deposizione di un testimonio non può ritenersi come attendibile.

Solo una metà degli Stati—e New-York è nel numero—ha adottato nella costituzione la clausola di escludere l'incompetenza per mancanza di credenza religiosa. È permesso tuttavia di far sorgere la questione del credo di un testimonio, allo scopo di pregiudicarne la deposizione.

Chiunque sia membro di associazioni di liberi pensatori o abbia semplicemente espresso opinioni avanzate in fatto di religione, può trovarsi ogni giorno esposto alla mortificazione di sentire queste opinioni citate in una corte di giustizia, col solo scopo di denigrare il suo carattere e d'invalidare la sua testimonianza di fronte a un giurì che spesso è composto di ignoranti.

—Nell'udire queste cose—diceva Adler—il nostro primo impulso è di domandare se, nelle leggi di una repubblica della quale Thomas Paine fu uno dei fondatori e la cui dichiarazione d'indipendenza fu firmata da Thomas Jefferson, può essere possibile una tale flagrante violazione dei principi di eguaglianza e di libertà religiosa.

L'unica scusa per gli americani è che tali leggi non sono state fatte da loro, ma conservate dai loro avi quali esistevano quando le Colonie si separarono dall'Inghilterra e quando il cristianesimo era inteso come facente parte del diritto comune.—Il cristianesimo—diceva lord Hale—è una parte della legge d'Inghilterra, e il parlar contro la religione cristiana è un discorrere sovversivo alla legge.—

—E così—esclamava Adler—questo è rimasto un paese puramente cristiano, e noi non siamo che poveri intrusi a cui la cittadinanza è accordata per un favore, non per un diritto.

Stefano Girard aveva espressamente stabilito nel suo testamento che nessun prete, ministro o missionario di qualsiasi setta fosse ammesso ad un impiego qualunque nella famosa istituzione da lui fondata, e che a tali persone non venisse accordato l'ingresso nella casa neppure come semplici spettatori. Egli voleva che gli alunni fossero allevati unicamente coi principi della moralità e dell'onestà e che solo fattisi adulti scegliessero il culto religioso che più loro conveniva.

Ebbene, Daniele Webster, il grande, il celebrato oratore, nell'impugnare il testamento, giunse perfino a dire che la carità di Girard, tendente a diminuire il rispetto dell'umanità verso il cristianesimo, non era affatto carità.

Un altro bel discorso che sentii da Adler era contro la preghiera.Dopo averne analizzato diligentemente le forme diverse, egli diceva:

—Vi sono molte forme di preghiera, ma in generale la preghiera è una petizione con cui il credente chiede qualche cosa al suo dio. La stessa parolapreghierain tutte le lingue significa chiedere umilmente qualche cosa, supplicare, mendicare. Come! L'uomo sano, intelligente, che col proprio lavoro mantiene sè e la famiglia e si rende utile alla società, è obbligato a inginocchiarsi davanti al dio per chiedergli egoisticamente un aumento di guadagno, una stagione propizia e via dicendo? E a questo dio onnisciente, che tutto vede e di tutto è informato, il fedele deve specificare la domanda, fare una lunga e minuziosa storia dei propri bisogni? E perchè? Perchè, vi rispondono, l'uomo non è che una creatura, venuta alla luce del sole a propria insaputa e senza averlo chiesto, ma che deve essere riconoscente al Creatore d'averla messa al mondo, anche quando è miserabile, storpia, stupida, piena di difetti fisici e morali. Per il credente non vi deve essere carattere, dignità personale, fiducia nelle proprie forze: no, tutto dipende dal capriccio di quel padrone che gli ha fatto il regalo dell'esistenza.—

Adler ha espresso la sua fede nel progresso e nel miglioramento della razza umana in una poesia intitolata:La città della luce (The city of light), che anche nel testo inglese, sebbene i versi siano belli e semplicissimi, ha una nebulosità che risalta maggiormente nella prosa povera e nuda della traduzione. Ma l'autore ha usato forse a bella posta il linguaggio mistico e figurato che meglio colpisce la mente delle masse.

Ecco la traduzione letterale:

«Udiste mai parlare della città d'oro menzionata nelle antiche leggende? Eterna luce risplende sopra di essa e si narrano di essa storie meravigliose.

«Solo uomini e donne giusti abitano entro le sue mura lucenti: il male è bandito da' suoi confini; la giustizia vi regna suprema su di tutti.

«Se voi domandate dov'è questa città in cui regna la perfetta giustizia, io devo rispondervi che cercate invano dov'essa sorge.

«Potete vagare per monti e per valli, attraversare il mare e la terra, cercar per tutto il vasto mondo; è quella una città che ha ancora da nascere.

«Noi siamo i costruttori di questa città; tutte le nostre gioie e tutti i nostri dolori contribuiscono ad innalzare le sue mura risplendenti: tutte le nostre vite sono le pietre che la compongono.

«I più non possono fare che gli umili servizi, spaccar rozze pietre e scavare il suolo; mentre pochi solamente raccolgono gloria e onore dal loro lavoro.

«Mentre pochi possono edificare gli archi, le graziose e artistiche colonne e realizzare un pensiero grande e una ideale bellezza in quel luogo.

«Ma umili o superiori, tutti sono chiamati a un còmpito grandioso, tutti aiutano a condurre a termine un sublime disegno.

«Quale sia questo piano noi non lo sappiamo; noi non sappiamo quanto sia alto il seggio della giustizia, come codesta città delle nostre visioni apparirà all'occhio umano.

«Nessuna mente può figurarsi ciò, nessuna lingua può dirlo; noi possiamo soltanto intuire le glorie della città del futuro.

«Solo per essa noi dobbiamo sempre lavorare, per essa sopportare pene e dolori, in essa trovare il fine dell'esistenza nostra.

«Pochi e brevi anni noi lavoriamo; presto finiscono i nostri giorni, altri lavoratori ci sostituiscono e il nostro posto non si riconosce più.

«Ma l'opera che noi abbiamo edificata, spesso con mani insanguinate, con lagrime, con confusione e angoscia, non perirà col termine de' nostri anni.

«Essa sarà, alla fine, resa perfetta; essa coronerà gli sforzi delle legioni d'uomini lavoratori.

«Essa sarà compiuta e brillerà trasformata nel regno finale della giustizia; essa emergerà fra lo splendore della Città della Luce.»

Dopo quella fondata da Adler, la più importante società nord-americana di liberi pensatori è laFreethinkers' Association(Associazione dei liberi pensatori). Eccone laplatform:

«Noi domandiamo che le chiese e le altre proprietà ecclesiastiche non restino più a lungo esenti dalle tasse.

«Noi domandiamo che gli impieghi di cappellani nel Congresso, nelle legislature degli Stati, nella marina, nell'esercito, nelle prigioni, negli asili e in tutte le altre istituzioni mantenute col pubblico denaro, vengano aboliti.

«Noi domandiamo che cessi ogni stanziamento di danaro pubblico per qualsiasi istituzione di educazione e di carità di carattere religioso.

«Noi domandiamo che ogni servizio religioso ora sostenuto dal Governo venga soppresso, e specialmente che l'uso della Bibbia nelle scuole pubbliche, sia come libro di testo, sia come trattato religioso, sia proibito.

«Noi domandiamo che cessi completamente il diritto, sia nel presidente degli Stati Uniti, sia nei governatori dei differenti Stati, di fissare giorni dedicati a pubbliche feste religiose o digiuni.

«Noi domandiamo che il giuramento nei tribunali e dovunque venga abolito e che vi sia sostituita la semplice affermazione, sottoposta, in caso di riconosciuta falsità, alle stesse penalità dello spergiuro.

«Noi domandiamo che vengano abrogate tutte le leggi tendenti, direttamente o indirettamente, a imporre l'osservanza della domenica.

«Noi domandiamo che tutte le leggi che tendono a imporre la moralità cristiana siano abolite, e che esse vengano rifatte sui principi della morale naturale, dei diritti eguali e della libertà comune.

«Noi domandiamo che non venga concesso alcun vantaggio o privilegio alla religione cristiana nè ad altra qualsiasi; che il nostro intero sistema politico sia basato su di un principio puramente civile, e che qualunque modificazione alle nostre convenzioni trovata necessaria per raggiungere questo scopo venga eseguita in modo pronto ed efficace.»

LaFreethinkers' Associationtiene ogni anno un gran congresso in una sala, intorno alla quale si leggono le seguenti iscrizioni:

—Il Governo degli Stati Uniti non è basato sulla religione cristiana.—Giorgio Washington.

—Questo mondo è la mia patria; far bene, la mia religione.—TommasoPaine.

—Datemi le tempeste del pensiero e dell'azione piuttosto che la morta calma dell'ignoranza e della fede.—Roberto Ingersoll.

—In ogni paese e in ogni età il prete fu ostile alla libertà.—Tommaso Jefferson.

La guerra ai mormoni.

L'intolleranza delle varie religioni cristiane si manifesta negli Stati Uniti anche nella guerra continua ai mormoni. Ogni nuovo presidente finisce generalmente il suo primo discorso col promettere che cercherà di combattere e di distruggere la poligamia nell'Utah.

Per realizzare questo progetto bisognerebbe sopprimere l'autonomia del territorio dei mormoni e sostituirvi il Governo federale. E con quale diritto può il potere esecutivo di Washington imporre le sue leggi in un paese che non è uno Stato dell'Unione?

—Per la morale—si risponde—perchè la poligamia è una barbarie, un insulto alla civiltà dei popoli vicini.

Ma bisogna ricordarsi che i mormoni non abitano con le loro famiglie nelle città americane e non vanno in giro a sfoggiare i loroharems: risiedono nel paese che essi soli hanno coltivato, popolato e reso ricco.

La pluralità dei loro matrimoni offende il popolo degli Stati Uniti?Non è vero, come non è vero che le nazioni cristiane del vecchiocontinente si siano mai sognate di offendersi della poligamia deiTurchi.

Un amico che tornava a New-York, dopo aver visitato il paese dei mormoni, mi confessava:

—Io ti dico in confidenza che in fondo in fondo codesti bravi mormoni sono da invidiarsi. Essi hanno realizzato un sogno classico. Quando sono ricchi, diventano nelle loro case altrettanti patriarchi, circondati da donne e da fanciulli. Li credo più franchi e onesti di noi che giuriamo fede a una donna sola e poi rompiamo il giuramento nostro, non curandoci che di salvare le apparenze. Nell'Utah c'è meno ipocrisia. Laggiù non trovi donne pubbliche nè fanciulli abbandonati, ma lavoro e armonia.

E infatti, esaminandola da un certo lato, non è antipatica questa gente che si separò volontariamente dal consorzio umano e che, guidata da un nuovo Mosè, lasciò i paesi nativi per andarsene in mezzo ai deserti a vivere indipendente, secondo i dogmi della sua religione.

Brigham Young ha detto al mondo cristiano:—Io sfido che mi si provi con la Bibbia che non ho diritto di prendere quante spose mi garbano: Salomone ha ben avuto mille mogli!—

A parte le idee bibliche che risveglia lo spettacolo della tribù dei mormoni, tranquilla e laboriosa, la quale non domanda che di essere lasciata in pace in mezzo alle sue praterie e alle sue montagne, è evidente che—ammesso pure nel Governo federale degli Stati Uniti il diritto di tentar di distruggere la poligamia nel territorio dell'Utah—non è con la violenza che si riuscirà nell'intento.

Furono appunto il martirio del profeta e le persecuzioni contro i suoi seguaci che consolidarono la Chiesa detta dei Santi. Molti ricorderanno i disordini avvenuti nel 1871, quando il generale Grant—come un dì Napoleone I con Pio VII—fece mettere in prigione il papa e gli apostoli del mormonismo, i quali non volevano saperne di abrogare l'istituzione, che è una delle pietre angolari della loro religione.

E poi i mormoni sono calunniati. Generalmente vendono creduti una razza lussuriosa, mentre invece chi li visita a casa loro dice di non aver mai veduto un popolo più serio e di costumi più semplici: i mormoni praticano la poligamia senza scandali e senza tener le donne a guisa di tante schiave, come avviene presso i musulmani.

Nessuno di essi prende due mogli se non ha i mezzi di mantenerle agiatamente (molti non ne hanno neppur una) e non avvengono mai, fra loro, divorzi. Si contano sulle dita le mogli di mormoni che abbandonano il marito e il paese. Spesso è la prima moglie che indica al consorte una brava ragazza e lo consiglia di sposarla, per essere aiutata nel disbrigo delle faccende domestiche.

La fede compie il miracolo di distruggere fra i mormoni la gelosia: le donne cresciute nell'Utah credono di piacere a Dio col vivere d'accordo fra loro e sottomesse al loro capo.

Per colpire la poligamia si approvò a Washington una legge in forza della quale tutti coloro che vivono o hanno vissuto in relazioni maritali con più di una donna perdono i diritti elettorali. Si voleva con ciò far decadere dai loro diritti i mormoni e mettere il meccanismo governativo del territorio in mano della piccola minoranza dei gentili (così i mormoni chiamano i dissidenti dell'Utah).

Per la migliore esecuzione della legge si mandarono sul luogo dei commissarii incaricati di far prestare a tutti i mormoni, prima di ammetterli a votare, il giuramento che non erano poligami. Questa misura ebbe per conseguenza di tener lontani dalle urne migliaia di cittadini, ma non si ottenne l'effetto desiderato, poichè fino dal primo esperimento tutti i candidati mormoni riuscirono trionfalmente coi voti dei mormoni che hanno una sola moglie.

I mormoni trovarono poi degli alleati anche fra i liberali non appartenenti alla loro religione nel sostenere che la legge è ingiusta e che l'esigere un giuramento da chi si accosta alle urne è anticostituzionale.

I mormoni o iSanti degli ultimi giorni, come essi si chiamano, sono adesso circa 160 mila e aumentano continuamente. Quasi tutte le settimane sbarca nei porti della costa atlantica qualche carovana di neofiti, guidata da un missionario, che va diritta a stabilirsi nell'Utah.

La maggior parte dei neofiti provengono dalla Svezia, dalla Norvegia, dalla Danimarca, dalla Scozia e dall'Inghilterra. Viaggiando lungo la linea del Pacifico se ne incontrano spesso dei vagoni pieni.

Io ne vidi arrivare a New-York, parecchie volte. Erano vigorosi contadini e robusti operai che avevano l'aria di recarsi al Lago Salato per isfruttare quelle vergini terre e darsi all'industria e al commercio allo scopo di procurarsi una buona posizione, non già per diventare tanti piccoli pascià e possedere una casa piena di donne e di marmocchi.

Infatti, la maggior parte degli emigranti mormoni sono maritati e si può star sicuri che le mogli e le madri di famiglia non si deciderebbero al gran viaggio se non fossero persuase che ai loro mariti non frulla in capo l'idea di prender in casa altre donne, come permette la nuova religione.

La giovane sposa di un neofita, interrogata sulle cause che l'avevano decisa a emigrare nell'Utah, rispose che la ragione per cui s'era potuta risolvere a cambiar religione stava nella certezza di migliorare la sua posizione.

—E non temete—le fu chiesto—che a vostro marito salti poi il ticchio di prendere un'altra moglie?

—Lo vorrei un po' vedere—esclamò la giovane sgranando tanto d'occhi.

I convertiti che arrivano già ammogliati nell'Utah, non possono pigliare altre donne senza un certificato del presidente della chiesa che attesti la bontà della loro condotta e della loro riputazione e dichiari inoltre che essi sono in grado di mantenere una seconda o una terza moglie e i figli che ne potrebbero venire.

Un missionario, certo signor King, mi diceva che non c'è paese oggi più favorevole dell'Inghilterra pel mormonismo. Di cento missionari che lavorano per la propagazione della fede in Europa, più di quaranta si trovano in Inghilterra. In Irlanda non c'è nulla da fare: sarebbe anzi pericoloso predicare colà la nuova religione.

Il fondatore della setta è stato com'è noto ilprofetaGiuseppe Smith, figlio di un povero fittaiuolo, nato nel 1805 nello Stato di New-York, il quale nel 1827 annunziò che un angelo gli aveva rivelato le nuove tavole della legge, e battezzò per immersione i suoi primi discepoli, che in numero di sei furono i suoi apostoli.

Nel 1830 la «Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell'ultimo giorno» era definitivamente costituita: aveva insieme del giudaismo, del maomettanismo e del protestantesimo, il tutto mescolato a pratiche più o meno barocche e a credenze più o meno misteriose, raccolte in un libro. La propaganda cominciò subito attivamente e i neofiti, trasformati in coloni, costituirono nell'Ohio e nel Missouri negozi, fattorie e mulini.

La prosperità della nuova chiesa le suscitò contro un mondo di invidiosi e di nemici. Una notte il profeta Smith fu sacrilegamente strappato dal suo letto, incatramato, impiumato (supplizio che per molti anni fu una specialità del popolaccio americano) e crudelmente percosso. Si tentò anche di fargli inghiottire dell'acqua ragia. E da allora in poi le persecuzioni non ebbero più tregua. Gli stabilimenti dei mormoni furono in gran parte saccheggiati e distrutti.

Ma i santi non si scoraggiarono. Nel 1837 sette missionari, partiti dagli Stati Uniti senza un soldo in tasca, viaggiando alla ventura come una volta gli apostoli di Cristo, predicarono per la prima volta il nuovo vangelo in Inghilterra e fecero ben presto un migliaio di aderenti.

L'anno seguente, temendosi la loro ingerenza vittoriosa nelle elezioni del Missouri, i mormoni furono in gran numero trucidati; gli altri, cacciati e spogliati dei loro beni, andarono a fondare Nauvoo, nell'Illinois. Questa città diventò in breve importante, ma neppure là cessarono le persecuzioni e nel 1844 Giuseppe Smith fu arrestato e poi ucciso nella prigione insieme con suo fratello.

Due anni dopo, guidati da Brigham Young, il successore di Smith, i mormoni erano costretti ad abbandonare anche l'Illinois, per andar a cercare un po' di pace nelle solitudini dell'Utah, sulle rive del Gran Lago Salato.

Il memorabile esodo cominciò nella primavera del 1847. Nuovo Mosè, Brigham Young partì coi suoi pionieri per il Far-West. Dovettero lottare spesso cogli indiani. Le donne, i fanciulli e i vecchi duravano fatica a tirar innanzi. Parecchi rimasero per istrada, estenuati, morenti. Mancavano di bestie da tiro, di carri. Alcuni infermi furono trascinati su carretti a mano, lungo tutta la strada.

In causa dell'inverno precoce e terribile, la traversata delleMontagne Rocciose fu una vera rotta, come una ritirata di Russia.

Già strada facendo erano mancate l'acqua e l'erba pel bestiame. Quanti mormoni caddero nella neve per non rialzarsi più! Finalmente, dopo parecchi mesi di stenti e di fatiche inenarrabili, Brigham Young e i suoi scorsero, dall'alto delle montagne, il Lago Salato, e, nella pianura, un ruscelletto che si gettava nel lago. Erano il Mar Morto e il Giordano del nuovo popolo di Dio: così furono battezzati dai mormoni che si chiamarono essi stessi i Santi dell'ultimo giorno. Lì presso risolvettero di gettare le fondamenta della nuova Sion.

—Condotti—dice Brigham Young;—dall'Onnipotente, perchè nessuno di noi conosceva il paese, noi arrivammo il 24 luglio al Lago Salato, dopo aver percorso quattrocento miglia d'un sentiero da cacciatori, e aperta una nuova strada sopra seicento cinquanta miglia. Il paese non produceva che delle erbe sottili, alte appena quattro o cinque pollici, e il suolo era coperto da miriadi di cavallette, che servivano di nutrimento agli indiani.

Durante l'autunno del 1847 arrivarono settecento carri pieni di emigranti, con tutte le loro famiglie. Brigham Young ripartì per cercare gli altri, che giunsero l'inverno seguente su mille carri.

All'arrivo, altri fastidi aspettavano gli emigranti. Le cavallette avevano divorato la raccolta e si erano talmente moltiplicate, che l'Altissimo—dice Brigham Young—«dovette mandare una nuvola d'uccelli per mangiarle, senza di che le cavallette non avrebbero lasciato un filo di verde.» Si potrebbe—osserva uno storico—domandare a Brigham se Dio, che si prende tanta cura dei mormoni, in luogo di mandare gli uccelli per divorare le cavallette, non avrebbe fatto meglio non mandando le cavallette stesse!…

I mormoni non piantarono gli alberi fruttiferi e i cereali soltanto nei dintorni della città del Lago Salato e lungo il Giordano. In tutte le valli irrigate, al nord e al sud del territorio, dovunque la terra può ricevere sementi e farla fruttificare, il colono andò, e la fertilità del suolo ricompensò ben presto i suoi sforzi. Nel sud dell'Utah si piantò il cotone, il gelso, e si stabilirono manifatture per filare; nel centro si seminò la canapa, il lino e si premettero i semi per estrarne l'olio. Sulla maggior parte dei corsi d'acqua si stabilirono segherie di legnami, mulini di farina. Sopra altre parti più aride si allevarono pecore, la cui lana fu tessuta. Tutti gli apostoli si arricchirono in queste operazioni agricole e industriali.

Dal 1848 in poi i mormoni non cessarono di prosperare. Il territorio di Utah fu costituito nel 1851, e Brigham Young venne riconosciuto governatore con un atto del governo federale.

Appena la popolazione oltrepassò i trentamila abitanti, il territorio avrebbe dovuto essere ricevuto come Stato nella federazione degli Stati Uniti ed esercitare il diritto di mandare a Washington due senatori e un numero di congressisti proporzionato ai suoi abitanti.

Ma, per la questione della poligamia, l'Utah è ancora un semplice territorio.

Per finire. Si attribuisce a Brigham Young un ragionamento molto curioso per difendere la pluralità delle mogli.

—O il matrimonio è buono, o è cattivo. Ora esso è buono, dal momento che tutti si ammogliano; e siccome delle cose buone è utile essere bene provveduti, così è saggio colui che prende più di una moglie.

San Paolo non era dello stesso parere.

Se piglierete moglie—diceva—farete bene e se non la piglierete farete meglio.


Back to IndexNext