ATTO SECONDO.

ATTO SECONDO.Ilboudoirdel quartierino occupato da Nanetta. Vi si entra passando per una veranda che è in fondo, e alla quale si accede, dal parco, per una scaletta che non si vede. L'angolo destro della stanza è tagliato dal vano d'un finestrone ad arco; l'angolo sinistro è tagliato da una specie d'alcova tra le cui tendine, un po' dischiuse, s'intravvede una piccola camera da letto. L ambiente, concentrato e civettuolo, è reso anche più grazioso dal capriccio di Nanetta che ha sparsi dovunque ninnoli bizzarri, pianticelle di serra, soffici cuscinetti ricamati, fotografie, brani di stoffe preziose. È evidente un po' di disordine vissuto. Sopra un sofà, un libro. Sulla toletta, tra le spazzole e i pettini, un asciugamano, qualche nastro, qualche fiore. Sopra una sedia, un accappatoio.E tutto ciò ha un aspetto d'intimità profumata.L'uscio della veranda e il finestrone sono aperti.SCENA PRIMA.(La stanza è al buio. Ma dalla veranda e dal finestrone penetrano i riverberi d'una luce mista,diffusa dalle luminarie del parco sottostante, dove sta per terminare, in pieno fervore, una festa campestre. Si scorge qualche luminoso globicino giapponese tra le cime degli alberi. E, come portate dagli stessi riverberi, giungono le note di un «two step», sonato a mo' di marcia da una vivace orchestrina, e un fluttuare di voci femminili e maschili, ora più vicine e più animate, ora più lontane e più lievi.)Nanetta(venendo di giù, passa, in fretta, per la breve veranda ed entra. Ella indossa una veste da ballo estiva, d'una eleganza meno semplice e più raffinata di quella che s'addice a una fanciulla. Ha il viso sfiorito, stanco, d'un pallore di sofferenza chiusa. Ha gli occhi cerchiati di livido, le labbra stirate, e agli angoli della bocca, come un segno d'amarezza. Appena entrata, si ferma dilatando il petto in un respiro ampio. Si vede che è venuta urgentemente a cercare la solitudine e il buio come una liberazione. Indi, nervosamente, si affretta a togliersi i guanti che lascia cadere a terra, siede presso una scrivanietta, poggia il viso tra le palme delle mani, quasi invocando di poter piangere. Dopo qualche momento, comincia, difatti, a piangere, a singhiozzare.)(L'orchestrina cessa di suonare. — A un tratto, una voce si distingue nel brusìo e si leva, indiscreta. È la voce di Enrico.)La voce di Enrico(chiamando)Cugina Nanetta! Ti abbiamo vista, sai! Ci siamo accorti che te la sei svignata!(Poi, subito, si levano altre voci:)— È stato un vero tradimento, signorina!— A me, lei aveva promesso l'ultimo giro ditwo step!— A me, aveva promesso un pezzetto del velo che non le ho lacerato abbastanza!— A me, la gardenia che portava sul petto!— Venga almeno per lasciarsi salutare.(L'orchestrina riattacca la musica del «two step» con più brio di prima.)Una voce femminileAnche noialtre desideriamo di salutarla, signorina Nanetta! Non importa che ci ha rubati i cuori di tutti i nostri cavalieri!Tutte le voci(si confondono in un crescendo:)— Venga! Venga!— Vogliamo la signorina Nanetta!— Vogliamo la signorina Nanetta!(E dalla veranda e dal finestrone irrompono, come una pioggia, coccarde, nastrini, lustrini, stelle volanti di «cotillon», mazzetti di fiori e altri graziosi proiettili, avanzati dal ballo campestre.)Nanetta(per sedare quel fastidioso diavoleto, trattenendo le lagrime e i singhiozzi, rabbiosamente, va alla veranda, e in un tono di falsa cortesia, grida:)Chiedo scusa, signori. Chiedo mille volte scusa...(Appena ella s'affaccia, scoppiano gioiose acclamazioni e battimani:)— Viva la signorina Nanettaaaa!...Qualcuno(comicamente sbraita:)Lasciatela parlare!...(Si fa silenzio.)NanettaMa no. Nessun discorso. Voglio soltanto pregare tutti e tutte di perdonarmi perchè sono stata presa da un terribile mal di capo.(La piccola folla, giù, accoglie queste parole con un lungooh!di desolazione.)Una voceAllora, ci perdoni lei, signorina, d'averla importunata.Un'altraSiamo mortificatissimi.NanettaNon c'è di che, signori. E buona notte, buona notte!(Rientra bruscamente e si getta sopra il sofà, abbandonando la testa sulla spalliera.)La piccola folla— Grazie, signorina Nanetta!— E mandi via il suo mal di capo!— Buon sonno e buoni sogni!La voce femminileSenza rimorsi!La voce di EnricoBasta quella musica, eh!Un'altra voceSì, basta! basta! Senza la signorina Nanetta, non si può ballare più!(L'orchestrina tace.)Un'altra voce(con intenzione spiritosa, accennando il canto)«Cittadini, alle case tornate!»(Si ride. — Il vocìo si allontana.)SCENA SECONDA.Enrico(dalla veranda, premuroso. Egli ha assunto un aspetto di giovanotto quasi elegante. Indossa lo smoking con una certa disinvoltura. Il suo volto sembra mutato, con i baffetti che spuntano già, con i capelli accuratamente ravviati.)Come mai, Nanetta?... Vuoi qualche cosa?... Vuoi il dottor Castoldi?... Se n'è andato or ora: mando un domestico a raggiungerlo?...Nanetta(ricomponendosi)No, Enrico. Sono stanca. Sono nervosa. Nulla di serio, certamente. Torna giù, tranquillo. Facevi con tanto garbo gli onori di casa! Devi continuare fino all'ultimo.EnricoNessuno si avvedrà che sono sparito.NanettaMa non è corretto.EnricoSi accomiatavano tutti. C'è la mamma per salutarli. E poi... un ballo campestre, un ballo all'aria aperta, esclude molte formalità. Me l'hai detto tustessa, stasera, quando ti chiedevo dei suggerimenti per sapermi regolare.(Breve pausa)Ti do noia?Nanetta(fredda)Al contrario.EnricoForse, non avrei dovuto entrare senza il tuo permesso; ma ho temuto che tu stessi male, e, per la fretta d'aver notizie....NanettaNon ti giustificare. Sai bene che tra noi...EnricoE sì!...(Celiando contro voglia)Ho fatto già quattro lunghi mesi diapprentissageper essere adottato definitivamente come fratello. Oramai, l'adozione mi spetta.NanettaSenza dubbio.Enrico(a disagio)Ci tieni a restare al buio?NanettaNo.EnricoNon ti dispiace se illumino?NanettaMi è indifferente, caro.EnricoIo, al buio, mi sento mancare il respiro.(Voltando una chiavetta della luce elettrica)Ah!... Ecco qua!...Lux facta est, e sia benedetta la luce!(Guardando lei)Eccetto però... se vogliamo nascondere d'aver pianto.Navetta(aspra)Non è vero che io abbia pianto!EnricoTu neghi, ma gli occhi rossi ti tradiscono. Hai pianto perchè domani parte il signor Corrado. E io, invece, ti dichiaro che ne sono arcicontento.(Con giovanile impulsività)Non è degno di te il signor Corrado. No, no, e poi no! Ti scalda la testa e ti circuisce, senza avere, neanche lui, la più lontana idea di sposarti. E questa è un'azione obbrobriosa!Nanetta(ascoltando, si concentra in sè, con gli sguardi fissi nel vuoto.)Enrico(sedendole vicino, sul sofà)E io vedo che lo pensi tu pure. Non lo dici, ma lo pensi. Sì che lo pensi, Nanetta!... E sai qual'è la rabbia mia? È che io non sia nato un po' prima. Mi tocca a recitare ancora la parte delbébé. Mi è proibito di cantargliene quattro come gliele saprei cantare!... È un vecchio amico di famiglia? E che me ne importa? Al vecchio amico di famiglia griderei sul muso appunto che egli ha abusato della fiducia che si ripone in lui, e che quando, perdio!...Nanetta(troncando severamente)Non potresti parlare d'altro, Enrico?(Pausa.)Enrico(imbronciato)Di che devo parlare? È abbastanza logico che io ti parli di quello che più t'interessa.NanettaÈ stupido che tu ti adiri perchè neanche il signor Corrado mi sposa. Io non ci trovo nulla di strano. Per quale ragione dovrebbe sposarmi proprio lui?...(Ride amaramente)Ah! ah! ah!... Sposare Nanetta! Ci scherzi?... Cascherebbe il mondo!EnricoA scanso d'equivoci, non supporre che io mi compiacerei molto se ti sposasse. Che sia stato un Don Giovanni della peggiore risma, tu non lo ignori; e adesso non è che un disastro ambulante. Per lui, il matrimonio sarebbe un rifugio da invalido. Bell'affare!... Sì, a furia di stringarsi, a furia d'imbalsamarsi, la dà ancora a intendere. Ma bisogna vederlo la mattina, prima che abbia fatto la suatoilette! Ha tutti i connotati d'un vecchietto malaticcio, e ridicolo, per giunta! Gli si offrirebbe volentieri l'omaggio di un paio di pantofole ricamate e d'un paio di grucce intarsiate.NanettaQuanta inesperienza, mio buon Enrico, nella tua denigrazione! E poi dici che ti tocca a recitare la parte delbébé. Lo sei così naturalmente!EnricoPerchè? Sentiamo. Perchè? Ti mostro come in una fedele fotografia colui che suoli guardare attraverso il prisma della tua immaginazione, della tua illusione. Non c'è nessuna inesperienza in questo.NanettaÈ una fatica inutile, figliuolo caro, se non addirittura nociva. Ricordati di non accanirti mai a denigrare un uomo presso la donna dalla quale, per uno scopo o per un altro, ti premerà che eglinon sia amato. Credi a Nanetta. Affaticandoti a denigrarlo, otterrai, molto probabilmente, l'effetto opposto. Essa potrà cominciare ad amarlo se non lo ama ancora, e potrà amarlo di più se già lo ama.Enrico(bizzoso)Oh, va benissimo! Ho inteso. Terrò conto del tuo consiglio. E sùbito, anzi! Immediatamente!... Ma siccome stasera non riuscirei a tapparmi la bocca, sai quel che faccio, io, per non continuare a dire del signor Corrado tutto il male che penso?... Ti saluto e ti lascio!(Si alza.)Questo ci mancherebbe, adesso: che fossi proprio io a fartelo amare di più! No, no!... E, del resto, fortunatamente, se ne va!... Ci libera della sua presenza! E quando non sarà più qui... cos'è?... ti vestirai a lutto?.. intisichirai per lui?... Ma che!... Nemmeno per sogno! Con la tua intelligenza e col tuo orgoglio, non è possibile!...(Animandosi)Vogliamo scommettere che, tra una settimana, rideremo insieme della tua passionaccia?... E anche di lui rideremo!(Vivacissimo)Ne sono certo! Scommettiamo? Di': scommettiamo?Nanetta(inconsapevolmente, si ridà alla sua ambascia. Torna qualche lagrima a rigarle il volto.)Enrico(commosso, guardandola)E ricominci da capo con le lagrime?NanettaSanta pace! Sei irritante, con me, stasera!EnricoE tu, con me, sei cattiva! Cerco di soccorrere la tua tristezza esprimendoti schiettamente ciò che so e ciò che penso, ti dico il rammarico di vedere per la prima volta le lagrime in quegli occhi che mi hanno abituato al loro sorriso: e perciò sono irritante?Nanetta(levandosi, esasperata)Mi dà una molestia insopportabile il sentirmi soccorsa o compatita... specialmente quando non ce n'è la ragione. Che dovrei fare per assicurarti che non è il caso di commuoversi alla mia sorte?... Dovrei mettermi a cantare, a saltare, a ballare? Ho ballato per tre ore con tutti gl'imbecilli ai quali è piaciuto di appiccicarmisi addosso: mi pare che ce ne sia a sufficienza perchè non mi si creda disposta a morire di dolore!Enrico(intimidito)Tanto meglio, Nanetta! E càlmati, ora! Non voglio che per causa mia...Nanetta(moderandosi)Ma no: non temere... Un po' di collera passeggera... Null'altro!... E vai, vai, Enrico!...I domestici hanno spento i lumi del giardino...(Di fuori, infatti, una densa oscurità ha invasa l'aria. Si vede soltanto luccicare qualche stella lontana, sugli sfondi del finestrone e della veranda.)È tardi. Bisogna andare a dormire. Mi hai salutato, ma so bene che se io non ti mando via tu non ti decidi ad andartene.(Con una mano sulla spalla di lui, cordialmente)A rivederci, buono mio! E domani, del nostro piccolo diverbio, nemmeno il ricordo. Vero?Enrico(con bonaria tenerezza)Per me, non c'è pericolo. Io l'ho già dimenticato.NanettaE anch'io.SCENA TERZA.Clotilde(entra dalla veranda, in gran toilette di occasione. Nel vedere Enrico, lo apostrofa giovialmente)Ah, sei qui, tu? Molto corretto questo padrone di casa che lascia in asso i suoi invitati!NanettaGliel'ho rimproverato anch'io, pocanzi.ClotildeChe sei venuto a fare da Nanetta? Sei venuto a renderle conto delle tue prime gloriole mondane?(A Nanetta)Hai visto che cicisbeo settecento vien fuori dal piccolo prete spretato?Nanetta(assorta, ma cercando d'intonarsi)Un po' merito mio, perchè sono io che te lo sto educando.ClotildeLo so, lo so che ti sei rubato il mio posto! Per lui, oramai, non c'è che Nanetta. «Nanetta ha deciso...», «Nanetta vuole...», «Nanetta desidera...» Io sono l'acca nell'alfabeto!(A lui, con severità buffonesca)Ma t'ho fatto io, ti prego di credere, e non senza qualche fastidio!... Se torno a nascere, tutto, fuorchè fare dei figli!Enrico(celiando)Avresti potuto dire: «se torno a maritarmi».ClotildeTi tiro l'orecchio, sai.(Con intima compiacenza)Pigli in canzonella tua madre?EnricoPerchè?... Stasera, sembravi una donna giovane, ed eri la più bella di tutte... Dopo Nanetta, beninteso.NanettaNon voglio di queste sciocchezze, Enrico!ClotildeIo le voglio, invece. Mi dà il secondo premio dopo di te. A me conviene.(Con leggerezza, con superficialità, mutando)Che ti raccontava? Che ti raccontava? Fammi esilarare.NanettaNiente mi raccontava.(Si sdraia in una poltrona, un po' appartata.)EnricoNon avevo niente da raccontarle, mamma. E poi, lasciala in pace. Non ti accorgi che è di pessimo umore?Clotilde(a Nanetta)Sei di pessimo umore... Ah, già... Dimenticavo il meglio... Cioè, il peggio! Hai annunziato alle turbe di avere mal di capo; ma io hocapito. Oh, se ho capito!... E, anzi, Nanetta mia, se posso esserti utile...Nanetta(aspra e altera)In che, zia?!Enrico(con calore)Bisognerebbe poterle cambiare il cervello e il cuore!ClotildeZitto tu, e vai a letto! Di che cosa t'immischi?! A letto, a letto, subito!March!Enrico«A letto subito»! Siamo tornati indietro di quindici anni!(Scherzoso, ma non senza quel certo dispetto ch'egli prova quando è trattato da ragazzo)Ti accontento perchè Nanetta mi aveva già licenziato. Se no...!ClotildeBada che te lo tiro l'orecchio.EnricoSì, sì, domani.ClotildeStasera! Stasera! Vuoi vedere come te lo tiro?(Si slancia, per chiasso, verso di lui.)EnricoMamma, ti prego: non esagerare!(Le sfugge.)Clotilde(lo insegue)Vuoi vederlo?EnricoUffà! (Via di corsa per la veranda.)SCENA QUARTA.Clotilde(ridendo forte, gli grida dietro:)Hai un bel fare il cicisbeo!... Ancora un bambinone sei!... Bambinone! Bambinone!(Poi, senza più ridere, con soddisfazione materna, tornando a Nanetta e dando la stura alla sua solita parlantina svariata)Un magnifico bambinone, però!... E sono molto contenta che tu gli abbia liquidata la tonaca! Un piccolo strappo alla volontà del mio povero marito; ma, dopo tutto,... sarebbe stata una cosa... contro natura. Enricuccio è diventato quello che doveva essere, benedetto Dio!... Me ne dispiace soltanto... per le sue future vittime, perchè, fatalmente, anchelui... M'intendo io, m'intendo io!... Che strage!...(Mutando)Basta, parliamo di te, ora, vittima di questo mostro autentico, che è una sventura dell'umanità femminile!...(Siede.)Eppure, sai che stasera mi ero illusa?... Avevo creduto che l'annunzio brusco della sua partenza fosse stato per te come una benefica doccia fredda. A vederti così gaia, così brillante!...NanettaFacevo tutto il mio bravo dovere, zia!Clotilde(curiosa)Come sarebbe a dire!NanettaMa sì! Ma sì!(Eccitata dall'amarezza)Qualunque sia l'angoscia che mi stringe l'anima, il mio dovere, in una festa, non è forse quello di divertire la gente?, di civettare?, di prodigarmi? di farmi credere pronta a commettere le più grosse corbellerie?... Io debbo essere il tipo della fanciulla stagionata e discreditata. Questa è la parte che mi compete, questa è la condanna che mi pesa addosso, e mi ci sono oramai assuefatta.Clotilde(con deferenza pietosa)Tu dici delle enormità! Ma che stagionata! Ma che discreditata!... Non c'è nessuno che non ti ammiri, che non ti stimi...NanettaAnche il signor Corrado mi stima, non è vero?ClotildeSicuro!NanettaE appunto per ciò, se ne va domani, e chi s'è visto s'è visto!ClotildeNon se ne va mica perchè non ti stimi. Se ne va... semplicemente perchè lui se n'è sempre andato.Nanetta(accalorandosi)Se mi stimasse, non gli parrebbe la cosa più normale di questo mondo lasciarmi come uno studente lascia una crestaina con cui abbia avuto unflirtdi qualche mese. Se mi stimasse, cercherebbe almeno di scusare, di giustificare la sua partenza improvvisa. Ma niente! Niente! Me l'annunziò ieri, dopo colazione, accendendo una sigaretta. Non un chiarimento, non un gesto di rammarico, non un gesto di rimpianto, e nella voce una cinica glacialità che mi fece rabbrividire! Aveva deciso d'andarsene, e non mi disse altro, e a me non spettava di sapere altro.(Dolorando)Io sono stata per lui la povera vecchia allodola dalle alivinte che il cane avvezzo alla preda abbocca nella siepe per abitudine e dopo averla tenuta un poco tra i denti depone in un cantuccio, come una bestiola inutile, nè morta nè viva!Clotilde(sospirando e sedendole più vicino)Mia cara nipote innamoratissima, tutte le donne troppo innamorate vorrebbero ricostruirsi a modo loro l'uomo pel quale hanno barattata la pace, ma intanto — conveniamone — non l'avrebbero barattata per quest'uomo se egli fosse precisamente come esse vorrebbero ricostruirselo. Corrado Liberti ti ha potuto conquistare perchè è quello che è: enigmatico, incomprensibile, indecifrabile. Ora, se ne va? Ti lascia?... Tu ti arrovelli a cercarne la causa, e non la troverai. Ciò che può soddisfare un tantino la tua giusta curiosità te l'ho già detto: ha fatto sempre così, se n'è sempre andato, e sempre con l'aria di fare la cosa più normale di questo mondo. Egli è colui che ha saputo amare le donne come nessun altro, ma che ha sentito tranquillamente il bisogno di abbandonare tutte le donne che lo hanno amato.Nanetta(nervosissima, contenuta)Sinora, le donne che lo hanno amato e che egli ha abbandonate sono state le sue amanti, zia! Il caso è molto diverso.Clotilde(ha un moto inconsulto di risentimento)Non perdi mai l'occasione di essere severa con loro.NanettaIo non le giudico, ma non tollero che mi si paragoni ad esse e non mi piace che proprio tu me le ricordi... con quel tono d'esperienza personale!Clotilde(imbarazzata e mortificata come una bambina, devia gli sguardi tremoli, balbettando:)Nanetta...(Silenzio.)Nanetta(pentita)Scusami... Compatiscimi... E non credermi nè severa, nè cattiva... Di ciò che può sembrarti cattiveria o severità ti darò una spiegazione, franca e precisa. Te la devo, del resto, per il bene che mi vuoi e che ti voglio; e da parecchi giorni desidero di dartela. Vivendo qui, con te, nell'intimità concessami dalla tua buona cortesia, ho dovuto per forza rendermi conto di un passato che avrei voluto sempre ignorare. Tu non ne hai colpa. Sei espansiva... Ti abbandoni alla tua bonarietà imprudente... Non sai trattenerti dal pronunziare il nome del signor Corrado ogni volta che mi parli di... tuo figlio, ed è perfino accaduto che, parlando di lui con lo stesso signor Corrado, hai avuto, dinanzi a me, un contegno che rivelava limpidamente quel che dovrebbe essere soltanto il tuo e il suo segreto! Sono stata costretta, ti ripeto,a sapere, a sapere, e ne ho sofferto, e ne soffro. Ecco la verità, zia. Ed ecco la ragione dei miei scatti involontarii.Clotilde(con un'umile trepidanza, quasi temesse nuovi rimproveri)Si tratta d'un passato di vent'anni, Nanetta. Avrò avuto torto di non arrossirne, avrò avuto torto di non celartelo abbastanza, ma tu... perchè ne soffri? Come ne puoi soffrire, tu?NanettaÈ tutto un complesso di cose che mi si aggrava nella mente e nel cuore.ClotildeIo non le vedo...NanettaBasterebbe l'ombra di quest'uomo, tra me e te!...Clotilde(subito, affettuosissima)«Tra me e te»!... Alla distanza di vent'anni?!... No, no, Nanetta! Di che ti preoccupi?!... Di quali sottigliezze ti tormenti?!... E poi... e poi, io spero che, per quanto innamorata, nemmeno tu vorrai idolatrare... l'ombra di quest'uomo eternamente. Non hai più tempo da perdere, Nanetta mia, a inseguire delle chimere!(Con uno zelo crescente, pieno di bontà ingenua)Ti ci vuole un marito, oramai. Ti ci vuole un compagno sicuro, che possa dare un po' di sicura tranquillità alla tua vita. Ne hai il diritto... Dico male, forse?...Non mi rispondi?... Anche le mie parole d'amica sincera ti fanno soffrire?!Nanetta(tetra)Sì!Clotilde(deferente, rassegnata, si alza)... E allora, me ne vado.(Pausa.)Me ne vado, ma non posso fare a meno, Nanetta, di dolermi assai!...(È triste, affettuosamente addolorata e inquieta)Tu senti per me un rancore che non merito...NanettaNon è rancore.ClotildeE che cos'è?... Non ti capisco.(Un breve silenzio.)Nanetta(quasi con dolcezza, come per rassicurarla)Buona notte, zia.Clotilde(si allontana. Presso l'uscio di fondo, si volta con la speranza d'essere richiamata. Si stringe nelle spalle ripetendo, ancora, desolatamente, col pensiero: «non la capisco» — e via per la veranda.)SCENA QUINTA.Nanetta(esausta)Finalmente!(Resta seduta, con la schiena curva, la testa pesante, il mento sul petto. Poi si alza, lenta, pigra, incerta, quasi inconsapevole. — Chiude a chiave l'uscio della veranda, chiude i battenti del finestrone, si avvicina alla toletta, ne accende una lampadina, siede e fissa la sua immagine nello specchio, con melanconica curiosità. Si toglie qualche gioiello, qualche nastro. Con l'asciugamano, che trova sulla toletta, si strofina il volto, togliendone la cipria.)(Si batte, pianissimo, all'uscio.)Nanetta(sussultando forte)Chi è?!(Pausa.)Nessuno...(Si batte di nuovo.)Ma chi è?!(Ella s'accosta alquanto per origliare, e leva un po' la voce:)Se non so chi è, non apro.(Si batte la terza volta. Una vampata le sale alla testa. Ella mormora, tra sè:)Corrado, forse?!... Corrado?!...(Riflette.)Sì! Certamente!...(Le pulsazioni del cuore le rompono il petto. In preda allo sbigottimento, ancora tra sè, mormora:)Dio mio!... Perchè? Perchè?...(Non osa aprire, nè ci rinunzia. E, affinchè le sia consentito di aprire, simula:)Sei tu, zia?... sei quel monello di Enrico... con la pretesa di spaventarmi?(Fingendo di scherzare)Non ci credo, sai, agli spiritelli notturni. Chi picchia di notte alla porta di una donna è sempre un uomo. E se quest'uomo èun cuginetto con quattro peli sul viso, la donna apre la porta e lo riceve con un cordiale scapaccione.(Tutta la sua persona è come sgretolata dalla perplessità. Ella non resiste più. Cede al suo impulso, pur continuando a simulare, e gira la chiave nella serratura, dicendo:)Tu taci?... Vuol dire proprio che ci tieni allo scapaccione, e io... te lo darò! Ed energico, anche.(Apre.)Corrado(è lì, sulla soglia.)NanettaVoi!(Presa da un panico repentino, sta per richiudere prima che egli si accinga a entrare.)Corrado(opponendosi senza violenza)Vi pentite troppo presto d'avere aperto.(Ha le guance bianche, la fronte accesa, la voce breve, lo sguardo sfuggente e qualche cosa di ambiguo in tutti i suoi movimenti sobrii.)NanettaNon potevo immaginare... di trovar voi... dietro l'uscio della mia camera.CorradoSe non avessi vista spalancata la vostra finestra fino a un momento fa, non avrei osato di...Nanetta(stentando ad articolar le parole, sorreggendosi alla spalliera d'una sedia come se temesse di cadere)Almeno, per debito di gentiluomo, avreste dovuto rispondere quando io ho interrogato.CorradoRitenevo, ve lo confesso,... ritenevo che avreste compreso che ero io, e, intanto, pensavo che, se ve lo avessi detto, voi, per convenienza verso voi stessa, vi sareste creduta in obbligo di non aprire.Nanetta(con un aspro dibattito interiore)... Come adesso dovrei credermi in obbligo di scacciarvi?CorradoScacciare qualcuno è più grave di non riceverlo.NanettaSapete perchè non vi scaccio?...(Cercando di mostrarsi sicura)Per non farvi supporre che io abbia paura di voi.(Si allontana dalla porta.)Corrado(avanzando un poco)Questo, non lo avrei supposto mai. Avrei supposto, bensì, d'essere meritevoledi una severa punizione. Non mi dissimulo che quel che ho fatto è di una singolare scorrettezza.(Una pausa.)Nanetta(con un falso risolino)E, così, prima di partire, voi,pour la bonne bouche, venite a sedurmi?... Un'ottima idea!CorradoVengo soltanto a salutarvi, Nanetta. Vengo soltanto a prendere congedo.NanettaE per salutarmi v'è parso opportuno di...penetrarenelle mie camere, di nascosto, in un'ora misteriosa? Non mi avreste potuto salutare domattina, ufficialmente?CorradoCon la solita maschera sul viso? No, Nanetta. Non ho voluto.Nanetta(ancora un risolino)Sicchè, stanotte, siete... smascherato? Ne ho piacere.CorradoPotrete vedere, una per una, tutte le mie rughe.NanettaOh, le vostre rughe io le ho vedute, una per una, da un pezzo!CorradoNo.NanettaV'illudete d'avermele celate?CorradoVi ho celate, per lo meno, quelle del mio animo, che sono come i solchi che scavano le ruote dei carri troppo pesanti percorrendo ogni giorno la medesima strada.NanettaHo veduto senza dubbio la più profonda: il vostro cinismo.CorradoIl mio cinismo? Se fossi un cinico, sarei ancora un giovane, perchè il cinismo è una fioritura della giovinezza. Io ne serbo un po' di spolvero, sì, perla platea, ma in me, disgraziatamente, non lo ritrovo più. Una volta, difatti, non conoscevo la tristezza degli addii, mentre ora...NanettaOra, che cosa?!Corrado(concentrandosi come se frugasse nel suo cuore)Provo una pena immensa, immensa, separandomi da voi.Nanetta(in un tono forzatamente spigliato)Parola d'onore, siete straordinario! Tutta questa tragedia, perchè? Perchè ve ne andate. Invece di dirmi allegramente: «cara Nanetta, vi saluto e a rivederci», mi parlate cupo e solenne come se vi recaste a chiudervi in una prigione.CorradoNon mi reco a chiudermi in una prigione, ma sono certo che non vi vedrò mai più.NanettaPerbacco! Mai più!?(Continuando a ostentare una certa spigliatezza)E chi vi ci costringe?CorradoLa mia volontà, Nanetta. Me ne vado per questo. Me ne vado per mutare cammino e per prendere una via diversa dalla vostra. Ho fermamente deciso che, in avvenire, dove sarete voi, non sarò io.NanettaE questa decisione è stata necessaria?CorradoIndispensabile.Nanetta(col sorriso malinconico di chi non cede a una lusinga)Via, Corrado! Che cosa vorreste farmi credere?CorradoNon c'è nulla che vorrei far credere a voi, e io stesso non credo nulla. Io stesso non ho un'idea chiara, non ho un'idea precisa intorno alla decisione presa irrevocabilmente. Io stesso non so con esattezza perchè vi fuggo, perchè vi voglio fuggire. Quel che io so è che voi, forse per un inganno dei vostri occhi, per una sovrapposizione della vostra fantasia, vi sentite spinta verso di me; quel che io so è che questo fatto, così strano nella sua innegabile evidenza, suscita nelle mie fibre logore un tumulto di vita, e mi tenta, mi afferra, mi accecacome non mi è accaduto mai; quello che so è che io, fuggendovi, soffocherò inesorabilmente questo tumulto, e mi parrà di morire.Nanetta(commossa, sedendo, piegando il capo indietro)Ho inteso. Voi non sapete perchè mi fuggite?... Ve lo dico io! Mi fuggite per pietà. Quantunque un po'... pregiudicata... e non più giovane, sono pur sempre una povera diavola di fanciulla, e voi mi volete risparmiare, mi volete allontanare dal precipizio a cui mi sono volontariamente avvicinata. Ve ne ringrazio. E badate che non c'è ombra d'ironia nel mio ringraziamento. Potrei non esservi grata soltanto se avessi la convinzione che mi sarei salvata da me, soltanto se la mia coscienza gridasse che mi sarei ben difesa contro di voi, e che vi avrei fieramente respinto. Ma, purtroppo, questa notte, la mia coscienza si nasconde, e tace!(Con un accento di prostrante confessione)La verità è che pocanzi, dopo aver voluto aprire quella porta, ho tremato... ho tremato... come una donna che dubiti di sapersi difendere.(Avvilita, accasciata, china la fronte.)Corrado(confusamente turbato, le siede vicinissimo e le parla sommesso e rapido)Ho tremato anch'io, Nanetta, oltrepassando la soglia della vostra camera, perchè... mentre voi non eravate sicura di sapervi difendere, io era assalito dal dubbio di non sapermi costringere alla riservatezza di cui pur sentivo il dovere.Nanetta(smarrendosi)Che dite mai?!CorradoAll'improvviso, ho diffidato di me. Mi è parso che il proposito di avere con voi un colloquio amichevole e sincero fosse un pretesto per nascondere a me stesso un inconfessabile proposito molto diverso...Nanetta(torna a tremare, sorvegliandosi e sorvegliandolo)Corrado!...CorradoMi è parso che il trovarmi solo vicino a voi, solo in questo cantuccio segreto, in quest'ora segreta, potesse rendermi incapace d'ogni considerazione morale.NanettaCorrado!...Corrado(tutto vibrante nella persona e nella voce)E ho temuto, sì, ho temuto appunto che il vostro stato d'animo, da voi dissimulato, potesse darmi le vertigini, potesse farmi diventare un miserabile!...Nanetta(balza in piedi e si scosta con un piccolo grido)Corrado!...Corrado(si padroneggia per restare seduto)Ma è superfluo il vostro grido, adesso! Il pericolo è passato... Lo vedete... È passato.(Un lungo silenzio.)Nanetta(calmandosi, ansima come stanca d'una fatica compiuta.)Corrado(quando si sente ben padrone di sè, si leva pacato e va a lei)Separiamoci, dunque, Nanetta. Stringiamoci la mano e separiamoci coraggiosamente.(Le porge la mano con risolutezza. — Aspetta un poco.)Non volete che ci stringiamo la mano?NanettaSì...(Gli porge la sua con una nuova perplessità.)Corrado(gliela stringe e, senza rendersene conto, gliela trattiene.)Nanetta(timidissimamente)Vorrei farvi una domanda...CorradoFatela.Nanetta... Una domanda che, certo, non vi farei se non fossi persuasa che ci separiamo per sempre....CorradoFatela.NanettaMi risponderete lealmente?CorradoSono qui per essere leale. Dite, Nanetta.(Continua a trattenerle la mano.)Nanetta(la ritira con uno sforzo di volontà)... Pensate anche voi che io sia una di quelle fanciulle che non si sposano o che, per lo meno, sarebbe ridicolo sposare?Corrado(meravigliato, schietto)Ma di che parlate, voi?!... Io non penso, ve lo giuro, nulla di simile. Come avete potuto sospettarlo?NanettaNon so.... L'ho sospettato.Corrado(vivamente)L'avete sospettato perchè, in sostanza, non sono ancora riuscito a farmi conoscere da voi. Cercate la ragione per la quale io non ho avuto l'idea di sposarvi piuttosto che fuggirvi e vi sembra di trovare questa ragione in un vieto formalismo? Orbene, credetemi e non lo dimenticate: quel poco che c'è in me di buono mi ha fatto sempre valutare esattamente la sciocca malvagità da cui può essere calunniata una donna come voi, e quel molto che c'è in me di orribile non mi ha consentito mai di concepire la possibilità d'un legame coniugale. Queste spiegazioni devono, se non altro, assicurarvi che è completamente estranea alla mia condotta ogni meschinità offensiva per voi. Io non vi sposo, Nanetta, perchè l'amore, negli uomini della mia specie, non è l'amore che crea la famiglia, la casa, la pace, il culto dei doveri scambievoli, ma è l'amore che divora tutto ciò, divorando anche sè medesimo; è l'amore che vive della sua febbre distruggitrice, e della sua febbre muore, insieme con le cose distrutte!Nanetta(con sofferente audacia)Corrado, ascoltatemi! Io mi strappo di dosso, in questo momento, gli ultimi avanzi della mia dignità. Li getto via! Li getto via!... Me ne libero, sì, perchè in certe circostanze estreme la dignità è soffocante come unacorda al collo! E qualunque debba essere l'impressione che le mie parole desteranno in voi, io l'affronto per la speranza che ho di fare un poco di bene a voi e a me.(Il cuore le sale alla gola, ma, con un supremo sforzo, ella continua:)Permettetemi, Corrado, ve ne prego, ve ne supplico, permettetemi di diventare la compagna della vostra vita. Se è una viltà quella che ora commetto, non è vile il presentimento che mi spinge a commetterla. Il mio presentimento è che riuscirei a farvi amare in me la compagna, la moglie, l'amica: che riuscirei a farvi trovare nella casa, nella famiglia, nella pace, nei buoni doveri scambievoli, qualche cosa che davvero rinnoverebbe la vostra coscienza. Voi, lo so, lo vedo, siete ben lontano dal crederlo; ma lasciate che io tenti, lasciate che io tenti!... Lasciate che la tormentosa rettitudine che tutti e due ci imponiamo questa notte sia almeno, per tutti e due, il principio d'un tentativo di felicità!Corrado(stringendosi la testa fra le mani)È troppo tardi. Non muta un uomo alla mia età. E se per quest'uomo la preoccupazione della vecchiezza che si avvicina è come una malattia ogni giorno più dolorosa, ogni giorno più iniqua, la povera donna, che voglia rinnovargli l'esistenza, non sarà per lui che un'infermiera inutile.(Si abbandona sul sofà, abbattuto dal suo convincimento.)Nanetta(fervida ed ansante, accanto a lui, piegata su lui) Ma il suo compito dovrebb'essere precisamentequello di sottrarlo a una così tenace preoccupazione!Corrado(in un impeto d'angoscia che par quasi un impeto di rabbia)E in qual modo? Ditemelo voi. In qual modo?NanettaSe gli sapesse infondere la fiducia di essere amato, di essere adorato....CorradoNon basta questo a dar l'illusione di non invecchiare.NanettaE la prova evidente, la prova incondizionata della costanza, della fedeltà, della tenerezza?...CorradoNon basta! Non basta! Non è possibile che basti! La nostra età è in noi, è dentro di noi, è in ciò che noi sentiamo, non in ciò che ci convinciamo di far sentire per noi. E la costanza, la fedeltà, la tenerezza della donna per la quale, ben presto, in una realtà irreparabile, non potremo più avere nè un palpito, nè un desiderio, nè un istante d'abbandono, nè un istante di turbamento,sono destinate a diventare il controllo maligno della nostra decadenza, l'incubo delle nostre lunghe ore di vuoto. Ah, Nanetta! Io ho dinanzi agli occhi il quadro esatto dell'avvenire verso cui vorreste trascinarmi, e ne vedo tutta la desolazione! Tutta quanta la vedo! Voi sareste un angelo forse con me, voi sareste sublime, voi sareste un'eroina, e io, assorto nella mia infelicità, e intollerante della mia catena, sarei un ingrato, sarei un egoista, sarei un infame, e finirei con l'odiarvi, come si odia il più implacabile dei nemici!Nanetta(allividita, fiaccata, col terrore negli occhi)Avete ragione di fuggire.... Fuggite, fuggite.... Dimenticate le mie povere parole.... Dimenticate la mia viltà!...(Pausa.)Corrado(si leva.)Nanetta(si leva anche lei.)Corrado(parlandole piano, ha nella voce una delicatezza squisita che si diffonde suggestivamente nella intensa mestizia)Invece, no. Non dimenticherò. Non voglio, non posso dimenticare, perchè quellache voi chiamate la vostra viltà segna l'ultima e la più dolce pagina d'amore della mia vita: la sola da cui saprò d'avere amato profondamente e onestamente. Questa notte, io sono per l'ultima volta un innamorato, ed è la prima volta che lo sono come... un uomo onesto.Nanetta(senza fiato, evitando di guardarlo)Fuggite, Corrado....Corrado(penosamente, esita, indugia. — Poi, a un tratto, le si fa molto dappresso.)Nanetta(ha una scossa e si erge diritta, con un tremito di tutta la persona.)Corrado(lentamente, le mormora all'orecchio:)Non come se fossi scacciato, n'è vero?(Standole quasi alle spalle e tenendogliele appena, la tira a sè, e se l'accosta al petto.)Nanetta(inerte, umile, implorante)Avete avuta una grande pietà di me: abbiatela ancora!Corrado(ha un moto di paura e si distacca subito)Perdonatemi....Nanetta(con uno schianto immediato, si volta e gli afferra le braccia per trattenerlo)Corrado!...CorradoNanetta!...(Restano così, spasimando. Egli ha nei suoi caldi sguardi velati una mite interrogazione, un anelito d'ebbrezza contenuta. Ella ha negli sguardi umidi e languidi un'infinita dolcezza e in tutto il corpo il tormento della costrizione.)Nanetta(dopo un lungo silenzio, con le mani strette alle braccia di lui, quasi inconscia, protende un poco il collo come per offrirgli la bocca socchiusa; ma in un soprassalto gli lascia le braccia, si ritrae, indietreggia)No no no no no.... Fuggite fuggite fuggite....CorradoSì.(E fugge dal fondo.)Nanetta(ricade sul sofà come una morta.)SIPARIO.

Ilboudoirdel quartierino occupato da Nanetta. Vi si entra passando per una veranda che è in fondo, e alla quale si accede, dal parco, per una scaletta che non si vede. L'angolo destro della stanza è tagliato dal vano d'un finestrone ad arco; l'angolo sinistro è tagliato da una specie d'alcova tra le cui tendine, un po' dischiuse, s'intravvede una piccola camera da letto. L ambiente, concentrato e civettuolo, è reso anche più grazioso dal capriccio di Nanetta che ha sparsi dovunque ninnoli bizzarri, pianticelle di serra, soffici cuscinetti ricamati, fotografie, brani di stoffe preziose. È evidente un po' di disordine vissuto. Sopra un sofà, un libro. Sulla toletta, tra le spazzole e i pettini, un asciugamano, qualche nastro, qualche fiore. Sopra una sedia, un accappatoio.

E tutto ciò ha un aspetto d'intimità profumata.

L'uscio della veranda e il finestrone sono aperti.

(La stanza è al buio. Ma dalla veranda e dal finestrone penetrano i riverberi d'una luce mista,diffusa dalle luminarie del parco sottostante, dove sta per terminare, in pieno fervore, una festa campestre. Si scorge qualche luminoso globicino giapponese tra le cime degli alberi. E, come portate dagli stessi riverberi, giungono le note di un «two step», sonato a mo' di marcia da una vivace orchestrina, e un fluttuare di voci femminili e maschili, ora più vicine e più animate, ora più lontane e più lievi.)

Nanetta

(venendo di giù, passa, in fretta, per la breve veranda ed entra. Ella indossa una veste da ballo estiva, d'una eleganza meno semplice e più raffinata di quella che s'addice a una fanciulla. Ha il viso sfiorito, stanco, d'un pallore di sofferenza chiusa. Ha gli occhi cerchiati di livido, le labbra stirate, e agli angoli della bocca, come un segno d'amarezza. Appena entrata, si ferma dilatando il petto in un respiro ampio. Si vede che è venuta urgentemente a cercare la solitudine e il buio come una liberazione. Indi, nervosamente, si affretta a togliersi i guanti che lascia cadere a terra, siede presso una scrivanietta, poggia il viso tra le palme delle mani, quasi invocando di poter piangere. Dopo qualche momento, comincia, difatti, a piangere, a singhiozzare.)

(L'orchestrina cessa di suonare. — A un tratto, una voce si distingue nel brusìo e si leva, indiscreta. È la voce di Enrico.)

La voce di Enrico

(chiamando)Cugina Nanetta! Ti abbiamo vista, sai! Ci siamo accorti che te la sei svignata!

(Poi, subito, si levano altre voci:)

— È stato un vero tradimento, signorina!

— A me, lei aveva promesso l'ultimo giro ditwo step!

— A me, aveva promesso un pezzetto del velo che non le ho lacerato abbastanza!

— A me, la gardenia che portava sul petto!

— Venga almeno per lasciarsi salutare.

(L'orchestrina riattacca la musica del «two step» con più brio di prima.)

Una voce femminile

Anche noialtre desideriamo di salutarla, signorina Nanetta! Non importa che ci ha rubati i cuori di tutti i nostri cavalieri!

Tutte le voci

(si confondono in un crescendo:)

— Venga! Venga!

— Vogliamo la signorina Nanetta!

— Vogliamo la signorina Nanetta!

(E dalla veranda e dal finestrone irrompono, come una pioggia, coccarde, nastrini, lustrini, stelle volanti di «cotillon», mazzetti di fiori e altri graziosi proiettili, avanzati dal ballo campestre.)

Nanetta

(per sedare quel fastidioso diavoleto, trattenendo le lagrime e i singhiozzi, rabbiosamente, va alla veranda, e in un tono di falsa cortesia, grida:)Chiedo scusa, signori. Chiedo mille volte scusa...

(Appena ella s'affaccia, scoppiano gioiose acclamazioni e battimani:)

— Viva la signorina Nanettaaaa!...

Qualcuno

(comicamente sbraita:)Lasciatela parlare!...

(Si fa silenzio.)

Nanetta

Ma no. Nessun discorso. Voglio soltanto pregare tutti e tutte di perdonarmi perchè sono stata presa da un terribile mal di capo.

(La piccola folla, giù, accoglie queste parole con un lungooh!di desolazione.)

Una voce

Allora, ci perdoni lei, signorina, d'averla importunata.

Un'altra

Siamo mortificatissimi.

Nanetta

Non c'è di che, signori. E buona notte, buona notte!

(Rientra bruscamente e si getta sopra il sofà, abbandonando la testa sulla spalliera.)

La piccola folla

— Grazie, signorina Nanetta!

— E mandi via il suo mal di capo!

— Buon sonno e buoni sogni!

La voce femminile

Senza rimorsi!

La voce di Enrico

Basta quella musica, eh!

Un'altra voce

Sì, basta! basta! Senza la signorina Nanetta, non si può ballare più!

(L'orchestrina tace.)

Un'altra voce

(con intenzione spiritosa, accennando il canto)«Cittadini, alle case tornate!»

(Si ride. — Il vocìo si allontana.)

Enrico

(dalla veranda, premuroso. Egli ha assunto un aspetto di giovanotto quasi elegante. Indossa lo smoking con una certa disinvoltura. Il suo volto sembra mutato, con i baffetti che spuntano già, con i capelli accuratamente ravviati.)Come mai, Nanetta?... Vuoi qualche cosa?... Vuoi il dottor Castoldi?... Se n'è andato or ora: mando un domestico a raggiungerlo?...

Nanetta

(ricomponendosi)No, Enrico. Sono stanca. Sono nervosa. Nulla di serio, certamente. Torna giù, tranquillo. Facevi con tanto garbo gli onori di casa! Devi continuare fino all'ultimo.

Enrico

Nessuno si avvedrà che sono sparito.

Nanetta

Ma non è corretto.

Enrico

Si accomiatavano tutti. C'è la mamma per salutarli. E poi... un ballo campestre, un ballo all'aria aperta, esclude molte formalità. Me l'hai detto tustessa, stasera, quando ti chiedevo dei suggerimenti per sapermi regolare.(Breve pausa)Ti do noia?

Nanetta

(fredda)Al contrario.

Enrico

Forse, non avrei dovuto entrare senza il tuo permesso; ma ho temuto che tu stessi male, e, per la fretta d'aver notizie....

Nanetta

Non ti giustificare. Sai bene che tra noi...

Enrico

E sì!...(Celiando contro voglia)Ho fatto già quattro lunghi mesi diapprentissageper essere adottato definitivamente come fratello. Oramai, l'adozione mi spetta.

Nanetta

Senza dubbio.

Enrico

(a disagio)Ci tieni a restare al buio?

Nanetta

No.

Enrico

Non ti dispiace se illumino?

Nanetta

Mi è indifferente, caro.

Enrico

Io, al buio, mi sento mancare il respiro.(Voltando una chiavetta della luce elettrica)Ah!... Ecco qua!...Lux facta est, e sia benedetta la luce!(Guardando lei)Eccetto però... se vogliamo nascondere d'aver pianto.

Navetta

(aspra)Non è vero che io abbia pianto!

Enrico

Tu neghi, ma gli occhi rossi ti tradiscono. Hai pianto perchè domani parte il signor Corrado. E io, invece, ti dichiaro che ne sono arcicontento.(Con giovanile impulsività)Non è degno di te il signor Corrado. No, no, e poi no! Ti scalda la testa e ti circuisce, senza avere, neanche lui, la più lontana idea di sposarti. E questa è un'azione obbrobriosa!

Nanetta

(ascoltando, si concentra in sè, con gli sguardi fissi nel vuoto.)

Enrico

(sedendole vicino, sul sofà)E io vedo che lo pensi tu pure. Non lo dici, ma lo pensi. Sì che lo pensi, Nanetta!... E sai qual'è la rabbia mia? È che io non sia nato un po' prima. Mi tocca a recitare ancora la parte delbébé. Mi è proibito di cantargliene quattro come gliele saprei cantare!... È un vecchio amico di famiglia? E che me ne importa? Al vecchio amico di famiglia griderei sul muso appunto che egli ha abusato della fiducia che si ripone in lui, e che quando, perdio!...

Nanetta

(troncando severamente)Non potresti parlare d'altro, Enrico?

(Pausa.)

Enrico

(imbronciato)Di che devo parlare? È abbastanza logico che io ti parli di quello che più t'interessa.

Nanetta

È stupido che tu ti adiri perchè neanche il signor Corrado mi sposa. Io non ci trovo nulla di strano. Per quale ragione dovrebbe sposarmi proprio lui?...(Ride amaramente)Ah! ah! ah!... Sposare Nanetta! Ci scherzi?... Cascherebbe il mondo!

Enrico

A scanso d'equivoci, non supporre che io mi compiacerei molto se ti sposasse. Che sia stato un Don Giovanni della peggiore risma, tu non lo ignori; e adesso non è che un disastro ambulante. Per lui, il matrimonio sarebbe un rifugio da invalido. Bell'affare!... Sì, a furia di stringarsi, a furia d'imbalsamarsi, la dà ancora a intendere. Ma bisogna vederlo la mattina, prima che abbia fatto la suatoilette! Ha tutti i connotati d'un vecchietto malaticcio, e ridicolo, per giunta! Gli si offrirebbe volentieri l'omaggio di un paio di pantofole ricamate e d'un paio di grucce intarsiate.

Nanetta

Quanta inesperienza, mio buon Enrico, nella tua denigrazione! E poi dici che ti tocca a recitare la parte delbébé. Lo sei così naturalmente!

Enrico

Perchè? Sentiamo. Perchè? Ti mostro come in una fedele fotografia colui che suoli guardare attraverso il prisma della tua immaginazione, della tua illusione. Non c'è nessuna inesperienza in questo.

Nanetta

È una fatica inutile, figliuolo caro, se non addirittura nociva. Ricordati di non accanirti mai a denigrare un uomo presso la donna dalla quale, per uno scopo o per un altro, ti premerà che eglinon sia amato. Credi a Nanetta. Affaticandoti a denigrarlo, otterrai, molto probabilmente, l'effetto opposto. Essa potrà cominciare ad amarlo se non lo ama ancora, e potrà amarlo di più se già lo ama.

Enrico

(bizzoso)Oh, va benissimo! Ho inteso. Terrò conto del tuo consiglio. E sùbito, anzi! Immediatamente!... Ma siccome stasera non riuscirei a tapparmi la bocca, sai quel che faccio, io, per non continuare a dire del signor Corrado tutto il male che penso?... Ti saluto e ti lascio!(Si alza.)Questo ci mancherebbe, adesso: che fossi proprio io a fartelo amare di più! No, no!... E, del resto, fortunatamente, se ne va!... Ci libera della sua presenza! E quando non sarà più qui... cos'è?... ti vestirai a lutto?.. intisichirai per lui?... Ma che!... Nemmeno per sogno! Con la tua intelligenza e col tuo orgoglio, non è possibile!...(Animandosi)Vogliamo scommettere che, tra una settimana, rideremo insieme della tua passionaccia?... E anche di lui rideremo!(Vivacissimo)Ne sono certo! Scommettiamo? Di': scommettiamo?

Nanetta

(inconsapevolmente, si ridà alla sua ambascia. Torna qualche lagrima a rigarle il volto.)

Enrico

(commosso, guardandola)E ricominci da capo con le lagrime?

Nanetta

Santa pace! Sei irritante, con me, stasera!

Enrico

E tu, con me, sei cattiva! Cerco di soccorrere la tua tristezza esprimendoti schiettamente ciò che so e ciò che penso, ti dico il rammarico di vedere per la prima volta le lagrime in quegli occhi che mi hanno abituato al loro sorriso: e perciò sono irritante?

Nanetta

(levandosi, esasperata)Mi dà una molestia insopportabile il sentirmi soccorsa o compatita... specialmente quando non ce n'è la ragione. Che dovrei fare per assicurarti che non è il caso di commuoversi alla mia sorte?... Dovrei mettermi a cantare, a saltare, a ballare? Ho ballato per tre ore con tutti gl'imbecilli ai quali è piaciuto di appiccicarmisi addosso: mi pare che ce ne sia a sufficienza perchè non mi si creda disposta a morire di dolore!

Enrico

(intimidito)Tanto meglio, Nanetta! E càlmati, ora! Non voglio che per causa mia...

Nanetta

(moderandosi)Ma no: non temere... Un po' di collera passeggera... Null'altro!... E vai, vai, Enrico!...I domestici hanno spento i lumi del giardino...(Di fuori, infatti, una densa oscurità ha invasa l'aria. Si vede soltanto luccicare qualche stella lontana, sugli sfondi del finestrone e della veranda.)È tardi. Bisogna andare a dormire. Mi hai salutato, ma so bene che se io non ti mando via tu non ti decidi ad andartene.(Con una mano sulla spalla di lui, cordialmente)A rivederci, buono mio! E domani, del nostro piccolo diverbio, nemmeno il ricordo. Vero?

Enrico

(con bonaria tenerezza)Per me, non c'è pericolo. Io l'ho già dimenticato.

Nanetta

E anch'io.

Clotilde

(entra dalla veranda, in gran toilette di occasione. Nel vedere Enrico, lo apostrofa giovialmente)Ah, sei qui, tu? Molto corretto questo padrone di casa che lascia in asso i suoi invitati!

Nanetta

Gliel'ho rimproverato anch'io, pocanzi.

Clotilde

Che sei venuto a fare da Nanetta? Sei venuto a renderle conto delle tue prime gloriole mondane?(A Nanetta)Hai visto che cicisbeo settecento vien fuori dal piccolo prete spretato?

Nanetta

(assorta, ma cercando d'intonarsi)Un po' merito mio, perchè sono io che te lo sto educando.

Clotilde

Lo so, lo so che ti sei rubato il mio posto! Per lui, oramai, non c'è che Nanetta. «Nanetta ha deciso...», «Nanetta vuole...», «Nanetta desidera...» Io sono l'acca nell'alfabeto!(A lui, con severità buffonesca)Ma t'ho fatto io, ti prego di credere, e non senza qualche fastidio!... Se torno a nascere, tutto, fuorchè fare dei figli!

Enrico

(celiando)Avresti potuto dire: «se torno a maritarmi».

Clotilde

Ti tiro l'orecchio, sai.(Con intima compiacenza)Pigli in canzonella tua madre?

Enrico

Perchè?... Stasera, sembravi una donna giovane, ed eri la più bella di tutte... Dopo Nanetta, beninteso.

Nanetta

Non voglio di queste sciocchezze, Enrico!

Clotilde

Io le voglio, invece. Mi dà il secondo premio dopo di te. A me conviene.(Con leggerezza, con superficialità, mutando)Che ti raccontava? Che ti raccontava? Fammi esilarare.

Nanetta

Niente mi raccontava.(Si sdraia in una poltrona, un po' appartata.)

Enrico

Non avevo niente da raccontarle, mamma. E poi, lasciala in pace. Non ti accorgi che è di pessimo umore?

Clotilde

(a Nanetta)Sei di pessimo umore... Ah, già... Dimenticavo il meglio... Cioè, il peggio! Hai annunziato alle turbe di avere mal di capo; ma io hocapito. Oh, se ho capito!... E, anzi, Nanetta mia, se posso esserti utile...

Nanetta

(aspra e altera)In che, zia?!

Enrico

(con calore)Bisognerebbe poterle cambiare il cervello e il cuore!

Clotilde

Zitto tu, e vai a letto! Di che cosa t'immischi?! A letto, a letto, subito!March!

Enrico

«A letto subito»! Siamo tornati indietro di quindici anni!(Scherzoso, ma non senza quel certo dispetto ch'egli prova quando è trattato da ragazzo)Ti accontento perchè Nanetta mi aveva già licenziato. Se no...!

Clotilde

Bada che te lo tiro l'orecchio.

Enrico

Sì, sì, domani.

Clotilde

Stasera! Stasera! Vuoi vedere come te lo tiro?(Si slancia, per chiasso, verso di lui.)

Enrico

Mamma, ti prego: non esagerare!(Le sfugge.)

Clotilde

(lo insegue)Vuoi vederlo?

Enrico

Uffà! (Via di corsa per la veranda.)

Clotilde

(ridendo forte, gli grida dietro:)Hai un bel fare il cicisbeo!... Ancora un bambinone sei!... Bambinone! Bambinone!(Poi, senza più ridere, con soddisfazione materna, tornando a Nanetta e dando la stura alla sua solita parlantina svariata)Un magnifico bambinone, però!... E sono molto contenta che tu gli abbia liquidata la tonaca! Un piccolo strappo alla volontà del mio povero marito; ma, dopo tutto,... sarebbe stata una cosa... contro natura. Enricuccio è diventato quello che doveva essere, benedetto Dio!... Me ne dispiace soltanto... per le sue future vittime, perchè, fatalmente, anchelui... M'intendo io, m'intendo io!... Che strage!...(Mutando)Basta, parliamo di te, ora, vittima di questo mostro autentico, che è una sventura dell'umanità femminile!...(Siede.)Eppure, sai che stasera mi ero illusa?... Avevo creduto che l'annunzio brusco della sua partenza fosse stato per te come una benefica doccia fredda. A vederti così gaia, così brillante!...

Nanetta

Facevo tutto il mio bravo dovere, zia!

Clotilde

(curiosa)Come sarebbe a dire!

Nanetta

Ma sì! Ma sì!(Eccitata dall'amarezza)Qualunque sia l'angoscia che mi stringe l'anima, il mio dovere, in una festa, non è forse quello di divertire la gente?, di civettare?, di prodigarmi? di farmi credere pronta a commettere le più grosse corbellerie?... Io debbo essere il tipo della fanciulla stagionata e discreditata. Questa è la parte che mi compete, questa è la condanna che mi pesa addosso, e mi ci sono oramai assuefatta.

Clotilde

(con deferenza pietosa)Tu dici delle enormità! Ma che stagionata! Ma che discreditata!... Non c'è nessuno che non ti ammiri, che non ti stimi...

Nanetta

Anche il signor Corrado mi stima, non è vero?

Clotilde

Sicuro!

Nanetta

E appunto per ciò, se ne va domani, e chi s'è visto s'è visto!

Clotilde

Non se ne va mica perchè non ti stimi. Se ne va... semplicemente perchè lui se n'è sempre andato.

Nanetta

(accalorandosi)Se mi stimasse, non gli parrebbe la cosa più normale di questo mondo lasciarmi come uno studente lascia una crestaina con cui abbia avuto unflirtdi qualche mese. Se mi stimasse, cercherebbe almeno di scusare, di giustificare la sua partenza improvvisa. Ma niente! Niente! Me l'annunziò ieri, dopo colazione, accendendo una sigaretta. Non un chiarimento, non un gesto di rammarico, non un gesto di rimpianto, e nella voce una cinica glacialità che mi fece rabbrividire! Aveva deciso d'andarsene, e non mi disse altro, e a me non spettava di sapere altro.(Dolorando)Io sono stata per lui la povera vecchia allodola dalle alivinte che il cane avvezzo alla preda abbocca nella siepe per abitudine e dopo averla tenuta un poco tra i denti depone in un cantuccio, come una bestiola inutile, nè morta nè viva!

Clotilde

(sospirando e sedendole più vicino)Mia cara nipote innamoratissima, tutte le donne troppo innamorate vorrebbero ricostruirsi a modo loro l'uomo pel quale hanno barattata la pace, ma intanto — conveniamone — non l'avrebbero barattata per quest'uomo se egli fosse precisamente come esse vorrebbero ricostruirselo. Corrado Liberti ti ha potuto conquistare perchè è quello che è: enigmatico, incomprensibile, indecifrabile. Ora, se ne va? Ti lascia?... Tu ti arrovelli a cercarne la causa, e non la troverai. Ciò che può soddisfare un tantino la tua giusta curiosità te l'ho già detto: ha fatto sempre così, se n'è sempre andato, e sempre con l'aria di fare la cosa più normale di questo mondo. Egli è colui che ha saputo amare le donne come nessun altro, ma che ha sentito tranquillamente il bisogno di abbandonare tutte le donne che lo hanno amato.

Nanetta

(nervosissima, contenuta)Sinora, le donne che lo hanno amato e che egli ha abbandonate sono state le sue amanti, zia! Il caso è molto diverso.

Clotilde

(ha un moto inconsulto di risentimento)Non perdi mai l'occasione di essere severa con loro.

Nanetta

Io non le giudico, ma non tollero che mi si paragoni ad esse e non mi piace che proprio tu me le ricordi... con quel tono d'esperienza personale!

Clotilde

(imbarazzata e mortificata come una bambina, devia gli sguardi tremoli, balbettando:)Nanetta...

(Silenzio.)

Nanetta

(pentita)Scusami... Compatiscimi... E non credermi nè severa, nè cattiva... Di ciò che può sembrarti cattiveria o severità ti darò una spiegazione, franca e precisa. Te la devo, del resto, per il bene che mi vuoi e che ti voglio; e da parecchi giorni desidero di dartela. Vivendo qui, con te, nell'intimità concessami dalla tua buona cortesia, ho dovuto per forza rendermi conto di un passato che avrei voluto sempre ignorare. Tu non ne hai colpa. Sei espansiva... Ti abbandoni alla tua bonarietà imprudente... Non sai trattenerti dal pronunziare il nome del signor Corrado ogni volta che mi parli di... tuo figlio, ed è perfino accaduto che, parlando di lui con lo stesso signor Corrado, hai avuto, dinanzi a me, un contegno che rivelava limpidamente quel che dovrebbe essere soltanto il tuo e il suo segreto! Sono stata costretta, ti ripeto,a sapere, a sapere, e ne ho sofferto, e ne soffro. Ecco la verità, zia. Ed ecco la ragione dei miei scatti involontarii.

Clotilde

(con un'umile trepidanza, quasi temesse nuovi rimproveri)Si tratta d'un passato di vent'anni, Nanetta. Avrò avuto torto di non arrossirne, avrò avuto torto di non celartelo abbastanza, ma tu... perchè ne soffri? Come ne puoi soffrire, tu?

Nanetta

È tutto un complesso di cose che mi si aggrava nella mente e nel cuore.

Clotilde

Io non le vedo...

Nanetta

Basterebbe l'ombra di quest'uomo, tra me e te!...

Clotilde

(subito, affettuosissima)«Tra me e te»!... Alla distanza di vent'anni?!... No, no, Nanetta! Di che ti preoccupi?!... Di quali sottigliezze ti tormenti?!... E poi... e poi, io spero che, per quanto innamorata, nemmeno tu vorrai idolatrare... l'ombra di quest'uomo eternamente. Non hai più tempo da perdere, Nanetta mia, a inseguire delle chimere!(Con uno zelo crescente, pieno di bontà ingenua)Ti ci vuole un marito, oramai. Ti ci vuole un compagno sicuro, che possa dare un po' di sicura tranquillità alla tua vita. Ne hai il diritto... Dico male, forse?...Non mi rispondi?... Anche le mie parole d'amica sincera ti fanno soffrire?!

Nanetta

(tetra)Sì!

Clotilde

(deferente, rassegnata, si alza)... E allora, me ne vado.(Pausa.)Me ne vado, ma non posso fare a meno, Nanetta, di dolermi assai!...(È triste, affettuosamente addolorata e inquieta)Tu senti per me un rancore che non merito...

Nanetta

Non è rancore.

Clotilde

E che cos'è?... Non ti capisco.

(Un breve silenzio.)

Nanetta

(quasi con dolcezza, come per rassicurarla)Buona notte, zia.

Clotilde

(si allontana. Presso l'uscio di fondo, si volta con la speranza d'essere richiamata. Si stringe nelle spalle ripetendo, ancora, desolatamente, col pensiero: «non la capisco» — e via per la veranda.)

Nanetta

(esausta)Finalmente!(Resta seduta, con la schiena curva, la testa pesante, il mento sul petto. Poi si alza, lenta, pigra, incerta, quasi inconsapevole. — Chiude a chiave l'uscio della veranda, chiude i battenti del finestrone, si avvicina alla toletta, ne accende una lampadina, siede e fissa la sua immagine nello specchio, con melanconica curiosità. Si toglie qualche gioiello, qualche nastro. Con l'asciugamano, che trova sulla toletta, si strofina il volto, togliendone la cipria.)

(Si batte, pianissimo, all'uscio.)

Nanetta

(sussultando forte)Chi è?!(Pausa.)Nessuno...(Si batte di nuovo.)Ma chi è?!(Ella s'accosta alquanto per origliare, e leva un po' la voce:)Se non so chi è, non apro.(Si batte la terza volta. Una vampata le sale alla testa. Ella mormora, tra sè:)Corrado, forse?!... Corrado?!...(Riflette.)Sì! Certamente!...(Le pulsazioni del cuore le rompono il petto. In preda allo sbigottimento, ancora tra sè, mormora:)Dio mio!... Perchè? Perchè?...(Non osa aprire, nè ci rinunzia. E, affinchè le sia consentito di aprire, simula:)Sei tu, zia?... sei quel monello di Enrico... con la pretesa di spaventarmi?(Fingendo di scherzare)Non ci credo, sai, agli spiritelli notturni. Chi picchia di notte alla porta di una donna è sempre un uomo. E se quest'uomo èun cuginetto con quattro peli sul viso, la donna apre la porta e lo riceve con un cordiale scapaccione.(Tutta la sua persona è come sgretolata dalla perplessità. Ella non resiste più. Cede al suo impulso, pur continuando a simulare, e gira la chiave nella serratura, dicendo:)Tu taci?... Vuol dire proprio che ci tieni allo scapaccione, e io... te lo darò! Ed energico, anche.(Apre.)

Corrado

(è lì, sulla soglia.)

Nanetta

Voi!(Presa da un panico repentino, sta per richiudere prima che egli si accinga a entrare.)

Corrado

(opponendosi senza violenza)Vi pentite troppo presto d'avere aperto.(Ha le guance bianche, la fronte accesa, la voce breve, lo sguardo sfuggente e qualche cosa di ambiguo in tutti i suoi movimenti sobrii.)

Nanetta

Non potevo immaginare... di trovar voi... dietro l'uscio della mia camera.

Corrado

Se non avessi vista spalancata la vostra finestra fino a un momento fa, non avrei osato di...

Nanetta

(stentando ad articolar le parole, sorreggendosi alla spalliera d'una sedia come se temesse di cadere)Almeno, per debito di gentiluomo, avreste dovuto rispondere quando io ho interrogato.

Corrado

Ritenevo, ve lo confesso,... ritenevo che avreste compreso che ero io, e, intanto, pensavo che, se ve lo avessi detto, voi, per convenienza verso voi stessa, vi sareste creduta in obbligo di non aprire.

Nanetta

(con un aspro dibattito interiore)... Come adesso dovrei credermi in obbligo di scacciarvi?

Corrado

Scacciare qualcuno è più grave di non riceverlo.

Nanetta

Sapete perchè non vi scaccio?...(Cercando di mostrarsi sicura)Per non farvi supporre che io abbia paura di voi.(Si allontana dalla porta.)

Corrado

(avanzando un poco)Questo, non lo avrei supposto mai. Avrei supposto, bensì, d'essere meritevoledi una severa punizione. Non mi dissimulo che quel che ho fatto è di una singolare scorrettezza.

(Una pausa.)

Nanetta

(con un falso risolino)E, così, prima di partire, voi,pour la bonne bouche, venite a sedurmi?... Un'ottima idea!

Corrado

Vengo soltanto a salutarvi, Nanetta. Vengo soltanto a prendere congedo.

Nanetta

E per salutarmi v'è parso opportuno di...penetrarenelle mie camere, di nascosto, in un'ora misteriosa? Non mi avreste potuto salutare domattina, ufficialmente?

Corrado

Con la solita maschera sul viso? No, Nanetta. Non ho voluto.

Nanetta

(ancora un risolino)Sicchè, stanotte, siete... smascherato? Ne ho piacere.

Corrado

Potrete vedere, una per una, tutte le mie rughe.

Nanetta

Oh, le vostre rughe io le ho vedute, una per una, da un pezzo!

Corrado

No.

Nanetta

V'illudete d'avermele celate?

Corrado

Vi ho celate, per lo meno, quelle del mio animo, che sono come i solchi che scavano le ruote dei carri troppo pesanti percorrendo ogni giorno la medesima strada.

Nanetta

Ho veduto senza dubbio la più profonda: il vostro cinismo.

Corrado

Il mio cinismo? Se fossi un cinico, sarei ancora un giovane, perchè il cinismo è una fioritura della giovinezza. Io ne serbo un po' di spolvero, sì, perla platea, ma in me, disgraziatamente, non lo ritrovo più. Una volta, difatti, non conoscevo la tristezza degli addii, mentre ora...

Nanetta

Ora, che cosa?!

Corrado

(concentrandosi come se frugasse nel suo cuore)Provo una pena immensa, immensa, separandomi da voi.

Nanetta

(in un tono forzatamente spigliato)Parola d'onore, siete straordinario! Tutta questa tragedia, perchè? Perchè ve ne andate. Invece di dirmi allegramente: «cara Nanetta, vi saluto e a rivederci», mi parlate cupo e solenne come se vi recaste a chiudervi in una prigione.

Corrado

Non mi reco a chiudermi in una prigione, ma sono certo che non vi vedrò mai più.

Nanetta

Perbacco! Mai più!?(Continuando a ostentare una certa spigliatezza)E chi vi ci costringe?

Corrado

La mia volontà, Nanetta. Me ne vado per questo. Me ne vado per mutare cammino e per prendere una via diversa dalla vostra. Ho fermamente deciso che, in avvenire, dove sarete voi, non sarò io.

Nanetta

E questa decisione è stata necessaria?

Corrado

Indispensabile.

Nanetta

(col sorriso malinconico di chi non cede a una lusinga)Via, Corrado! Che cosa vorreste farmi credere?

Corrado

Non c'è nulla che vorrei far credere a voi, e io stesso non credo nulla. Io stesso non ho un'idea chiara, non ho un'idea precisa intorno alla decisione presa irrevocabilmente. Io stesso non so con esattezza perchè vi fuggo, perchè vi voglio fuggire. Quel che io so è che voi, forse per un inganno dei vostri occhi, per una sovrapposizione della vostra fantasia, vi sentite spinta verso di me; quel che io so è che questo fatto, così strano nella sua innegabile evidenza, suscita nelle mie fibre logore un tumulto di vita, e mi tenta, mi afferra, mi accecacome non mi è accaduto mai; quello che so è che io, fuggendovi, soffocherò inesorabilmente questo tumulto, e mi parrà di morire.

Nanetta

(commossa, sedendo, piegando il capo indietro)Ho inteso. Voi non sapete perchè mi fuggite?... Ve lo dico io! Mi fuggite per pietà. Quantunque un po'... pregiudicata... e non più giovane, sono pur sempre una povera diavola di fanciulla, e voi mi volete risparmiare, mi volete allontanare dal precipizio a cui mi sono volontariamente avvicinata. Ve ne ringrazio. E badate che non c'è ombra d'ironia nel mio ringraziamento. Potrei non esservi grata soltanto se avessi la convinzione che mi sarei salvata da me, soltanto se la mia coscienza gridasse che mi sarei ben difesa contro di voi, e che vi avrei fieramente respinto. Ma, purtroppo, questa notte, la mia coscienza si nasconde, e tace!(Con un accento di prostrante confessione)La verità è che pocanzi, dopo aver voluto aprire quella porta, ho tremato... ho tremato... come una donna che dubiti di sapersi difendere.(Avvilita, accasciata, china la fronte.)

Corrado

(confusamente turbato, le siede vicinissimo e le parla sommesso e rapido)Ho tremato anch'io, Nanetta, oltrepassando la soglia della vostra camera, perchè... mentre voi non eravate sicura di sapervi difendere, io era assalito dal dubbio di non sapermi costringere alla riservatezza di cui pur sentivo il dovere.

Nanetta

(smarrendosi)Che dite mai?!

Corrado

All'improvviso, ho diffidato di me. Mi è parso che il proposito di avere con voi un colloquio amichevole e sincero fosse un pretesto per nascondere a me stesso un inconfessabile proposito molto diverso...

Nanetta

(torna a tremare, sorvegliandosi e sorvegliandolo)Corrado!...

Corrado

Mi è parso che il trovarmi solo vicino a voi, solo in questo cantuccio segreto, in quest'ora segreta, potesse rendermi incapace d'ogni considerazione morale.

Nanetta

Corrado!...

Corrado

(tutto vibrante nella persona e nella voce)E ho temuto, sì, ho temuto appunto che il vostro stato d'animo, da voi dissimulato, potesse darmi le vertigini, potesse farmi diventare un miserabile!...

Nanetta

(balza in piedi e si scosta con un piccolo grido)Corrado!...

Corrado

(si padroneggia per restare seduto)Ma è superfluo il vostro grido, adesso! Il pericolo è passato... Lo vedete... È passato.

(Un lungo silenzio.)

Nanetta

(calmandosi, ansima come stanca d'una fatica compiuta.)

Corrado

(quando si sente ben padrone di sè, si leva pacato e va a lei)Separiamoci, dunque, Nanetta. Stringiamoci la mano e separiamoci coraggiosamente.(Le porge la mano con risolutezza. — Aspetta un poco.)Non volete che ci stringiamo la mano?

Nanetta

Sì...(Gli porge la sua con una nuova perplessità.)

Corrado

(gliela stringe e, senza rendersene conto, gliela trattiene.)

Nanetta

(timidissimamente)Vorrei farvi una domanda...

Corrado

Fatela.

Nanetta

... Una domanda che, certo, non vi farei se non fossi persuasa che ci separiamo per sempre....

Corrado

Fatela.

Nanetta

Mi risponderete lealmente?

Corrado

Sono qui per essere leale. Dite, Nanetta.(Continua a trattenerle la mano.)

Nanetta

(la ritira con uno sforzo di volontà)... Pensate anche voi che io sia una di quelle fanciulle che non si sposano o che, per lo meno, sarebbe ridicolo sposare?

Corrado

(meravigliato, schietto)Ma di che parlate, voi?!... Io non penso, ve lo giuro, nulla di simile. Come avete potuto sospettarlo?

Nanetta

Non so.... L'ho sospettato.

Corrado

(vivamente)L'avete sospettato perchè, in sostanza, non sono ancora riuscito a farmi conoscere da voi. Cercate la ragione per la quale io non ho avuto l'idea di sposarvi piuttosto che fuggirvi e vi sembra di trovare questa ragione in un vieto formalismo? Orbene, credetemi e non lo dimenticate: quel poco che c'è in me di buono mi ha fatto sempre valutare esattamente la sciocca malvagità da cui può essere calunniata una donna come voi, e quel molto che c'è in me di orribile non mi ha consentito mai di concepire la possibilità d'un legame coniugale. Queste spiegazioni devono, se non altro, assicurarvi che è completamente estranea alla mia condotta ogni meschinità offensiva per voi. Io non vi sposo, Nanetta, perchè l'amore, negli uomini della mia specie, non è l'amore che crea la famiglia, la casa, la pace, il culto dei doveri scambievoli, ma è l'amore che divora tutto ciò, divorando anche sè medesimo; è l'amore che vive della sua febbre distruggitrice, e della sua febbre muore, insieme con le cose distrutte!

Nanetta

(con sofferente audacia)Corrado, ascoltatemi! Io mi strappo di dosso, in questo momento, gli ultimi avanzi della mia dignità. Li getto via! Li getto via!... Me ne libero, sì, perchè in certe circostanze estreme la dignità è soffocante come unacorda al collo! E qualunque debba essere l'impressione che le mie parole desteranno in voi, io l'affronto per la speranza che ho di fare un poco di bene a voi e a me.(Il cuore le sale alla gola, ma, con un supremo sforzo, ella continua:)Permettetemi, Corrado, ve ne prego, ve ne supplico, permettetemi di diventare la compagna della vostra vita. Se è una viltà quella che ora commetto, non è vile il presentimento che mi spinge a commetterla. Il mio presentimento è che riuscirei a farvi amare in me la compagna, la moglie, l'amica: che riuscirei a farvi trovare nella casa, nella famiglia, nella pace, nei buoni doveri scambievoli, qualche cosa che davvero rinnoverebbe la vostra coscienza. Voi, lo so, lo vedo, siete ben lontano dal crederlo; ma lasciate che io tenti, lasciate che io tenti!... Lasciate che la tormentosa rettitudine che tutti e due ci imponiamo questa notte sia almeno, per tutti e due, il principio d'un tentativo di felicità!

Corrado

(stringendosi la testa fra le mani)È troppo tardi. Non muta un uomo alla mia età. E se per quest'uomo la preoccupazione della vecchiezza che si avvicina è come una malattia ogni giorno più dolorosa, ogni giorno più iniqua, la povera donna, che voglia rinnovargli l'esistenza, non sarà per lui che un'infermiera inutile.(Si abbandona sul sofà, abbattuto dal suo convincimento.)

Nanetta

(fervida ed ansante, accanto a lui, piegata su lui) Ma il suo compito dovrebb'essere precisamentequello di sottrarlo a una così tenace preoccupazione!

Corrado

(in un impeto d'angoscia che par quasi un impeto di rabbia)E in qual modo? Ditemelo voi. In qual modo?

Nanetta

Se gli sapesse infondere la fiducia di essere amato, di essere adorato....

Corrado

Non basta questo a dar l'illusione di non invecchiare.

Nanetta

E la prova evidente, la prova incondizionata della costanza, della fedeltà, della tenerezza?...

Corrado

Non basta! Non basta! Non è possibile che basti! La nostra età è in noi, è dentro di noi, è in ciò che noi sentiamo, non in ciò che ci convinciamo di far sentire per noi. E la costanza, la fedeltà, la tenerezza della donna per la quale, ben presto, in una realtà irreparabile, non potremo più avere nè un palpito, nè un desiderio, nè un istante d'abbandono, nè un istante di turbamento,sono destinate a diventare il controllo maligno della nostra decadenza, l'incubo delle nostre lunghe ore di vuoto. Ah, Nanetta! Io ho dinanzi agli occhi il quadro esatto dell'avvenire verso cui vorreste trascinarmi, e ne vedo tutta la desolazione! Tutta quanta la vedo! Voi sareste un angelo forse con me, voi sareste sublime, voi sareste un'eroina, e io, assorto nella mia infelicità, e intollerante della mia catena, sarei un ingrato, sarei un egoista, sarei un infame, e finirei con l'odiarvi, come si odia il più implacabile dei nemici!

Nanetta

(allividita, fiaccata, col terrore negli occhi)Avete ragione di fuggire.... Fuggite, fuggite.... Dimenticate le mie povere parole.... Dimenticate la mia viltà!...

(Pausa.)

Corrado

(si leva.)

Nanetta

(si leva anche lei.)

Corrado

(parlandole piano, ha nella voce una delicatezza squisita che si diffonde suggestivamente nella intensa mestizia)Invece, no. Non dimenticherò. Non voglio, non posso dimenticare, perchè quellache voi chiamate la vostra viltà segna l'ultima e la più dolce pagina d'amore della mia vita: la sola da cui saprò d'avere amato profondamente e onestamente. Questa notte, io sono per l'ultima volta un innamorato, ed è la prima volta che lo sono come... un uomo onesto.

Nanetta

(senza fiato, evitando di guardarlo)Fuggite, Corrado....

Corrado

(penosamente, esita, indugia. — Poi, a un tratto, le si fa molto dappresso.)

Nanetta

(ha una scossa e si erge diritta, con un tremito di tutta la persona.)

Corrado

(lentamente, le mormora all'orecchio:)Non come se fossi scacciato, n'è vero?(Standole quasi alle spalle e tenendogliele appena, la tira a sè, e se l'accosta al petto.)

Nanetta

(inerte, umile, implorante)Avete avuta una grande pietà di me: abbiatela ancora!

Corrado

(ha un moto di paura e si distacca subito)Perdonatemi....

Nanetta

(con uno schianto immediato, si volta e gli afferra le braccia per trattenerlo)Corrado!...

Corrado

Nanetta!...

(Restano così, spasimando. Egli ha nei suoi caldi sguardi velati una mite interrogazione, un anelito d'ebbrezza contenuta. Ella ha negli sguardi umidi e languidi un'infinita dolcezza e in tutto il corpo il tormento della costrizione.)

Nanetta

(dopo un lungo silenzio, con le mani strette alle braccia di lui, quasi inconscia, protende un poco il collo come per offrirgli la bocca socchiusa; ma in un soprassalto gli lascia le braccia, si ritrae, indietreggia)No no no no no.... Fuggite fuggite fuggite....

Corrado

Sì.(E fugge dal fondo.)

Nanetta

(ricade sul sofà come una morta.)

SIPARIO.


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