ATTO TERZO.

ATTO TERZO.Il medesimo salotto del primo atto. È una calda mattinata, tutta sole.SCENA PRIMA.Clotilde(dalla destra — in toletta da campagna. Senza cappello. Nelle mani, un ombrellino e un fascio di lettere e di giornali. Entrando, rivolge la parola a voce alta, al domestico che è nella stanza attigua.)Avete inteso, Giovanni?... La posta, alla signorina Nanetta, gliela vado a consegnare io. Voi non dimenticate di dire a mio figlio che mi raggiunga giù, alla Cascina. Spiegategli bene che aspetterò lì il signor Corrado per dargli il buon viaggio.(Avviandosi verso il parco)Dio, quanto sole!... Si brucia.(Apre l'ombrellino, ed esce.)(Dopo qualche momento, entraEnrico, dalla porta di sinistra.)Enrico(guarda intorno. Vede che non c'è nessuno e si ferma. È turbatissimo, cupo. Riflette. Riordina le idee. Tocca il bottone del campanello. Siede, aspettando.)Il domestico(comparisce.)Enrico(immediatamente)Cercate di sapere a che ora parte il signor Liberti.Il domesticoIl signor Liberti, signorino, parte alle undici e venticinque.EnricoDi sicuro?Il domesticoL'ho saputo da lui stesso. La signora mamma mi ha mandato a domandargli l'ora precisa della partenza.EnricoE non verrà qui, prima di partire?Il domesticoPare che non ci verrà....EnricoAnche questo avete saputo da lui?Il domesticoNo, signorino; ma è certo che la signora mamma andrà ad aspettarlo alla Cascina per dargli il buon viaggio. E, appunto, mi ha incaricato di dire a lei di raggiungerla.Enrico(resta contrariato, pensoso.)Il domesticoComanda altro?EnricoNo.Il domestico(via.)Enrico(tra sè)E come farò?... Io voglio parlare da solo a solo con lui! Lo voglio!(Si alza, risoluto.)SCENA SECONDA.Corrado(dal parco. — Ha, sul volto, impresse, una profonda tetraggine e una profonda stanchezza. Nel vedere Enrico, si anima alquanto)Meno male che ti trovo subito!Enrico(perde la sua risolutezza, non si muove più, ammutolisce.)Corrado(gettando il cappello sul tavolino)Donna Clotilde ha avuto la bontà dì darmi convegno laggiù per non obbligarmi ad affrontare questa canicola, e io, invece, ho voluto affrontarla per venire a salutare... vossignoria. Ho pensato che saresti capacissimo di lasciarmi andar via senza stringermi la mano. Da qualche tempo non sei molto gentile con questo povero vecchio amico che, quando eri piccino, chiamavi zio Corrado. E mi avrebbe seccato non poco di non scambiare con te, neppure oggi, una parola affettuosa.Enrico(ha la fronte bassa e torva, gli sguardi a terra.)Corrado(ne nota il contegno, ma non vi attribuisce una speciale importanza, e continua cordialmente:)Cosavuoi! Il tempo è tutt'altro che galantuomo, e, fra le tante bricconerie che commette, c'è anche quella di regalarci un po' di sentimentalismo, che non è nient'affatto comodo.(Pausa. Il contegno persistente d'Enrico comincia a sorprenderlo.)Ma vedo che non sarà facile strapparti di bocca una parola affettuosa.... Si direbbe, anzi, che la mia affettuosità sia per te un tormento.(Lo guarda.)Ti rodi! Ti comprimi!... Si può sapere, almeno, quel che ti frulla pel capo?Enrico(penosamente)Signor Corrado, io... desideravo appunto di dirvi qualche cosa! Se non foste venuto voi qui, vi avrei cercato io!CorradoTanto meglio! E spero che mi darai agio di farti smettere quella brutta cèra ostile.Enrico(sordamente)Non credo.CorradoNon credi?!EnricoForse, la mia audacia vi sembrerà ridicola. Lo so: a un ragazzaccio, che, per giunta, tutti ritengono più ragazzo di quel che è, non è permessodi agire seriamente, non è permesso di levare la voce contro le persone adulte... che si conducono male e che fanno del male.Corrado(aggrotta le sopracciglia, lo fissa con intensa curiosità)Ma di che si tratta?!Enrico(seguendo il corso delle sue idee e, man mano, riscaldandosi)Chiunque al mio posto si regolerebbe come a me pare necessario dì regolarmi! Non è colpa mia se in questo momento non ho l'autorità che mi occorrerebbe. E non sarà colpa mia se, quando vi avrò detto ciò che debbo dirvi, voi mi riderete sul viso.... Io faccio il mio dovere, e nessun uomo onesto potrebbe disconvenirne.CorradoTu affastelli bizzarramente parole su parole, mio caro giovinotto. Quale frenesia di giustiziere ti piglia stamane?... E, anzitutto, non gettar pietre a casaccio. Se ce l'hai con me, parla di me.Enrico(tuttora un po' irresoluto)Parlerò di voi, signor Corrado.CorradoFinalmente.Enrico(vincendo ogni ritegno, con brusca impulsività)Vi ho visto coi miei occhi, questa notte, uscire dalle stanze di Nanetta!Corrado(ha una scossa, ma, sùbito, arditamente rintuzza)Non è vero! Non hai potuto vedere quel che non è accaduto. Tu sei stato vittima di un'allucinazione, oppure... vai ora a tentoni per controllare una tua fantasticheria stolta e avventata.Enrico(eccitatissimo)Vi ho visto! Vi ho visto! Toglietevi di mente che non vi abbia visto. Mi trovavo laggiù, nel parco, proprio di fronte alla veranda. Mi ci trovavo... perchè l'insonnia mi aveva fatto desiderare l'aria fresca della notte e forse perchè avevo ceduto a una irrequietezza presaga, a un vago presentimento.... Certo è che mi ci trovavo, e non m'è possibile adesso di ricostruire con esattezza le circostanze che hanno preceduto il momento nel quale vi ho scorto. La vostra apparizione su quella veranda mi ha sconvolto. Là per là, se non mi sbaglio, mi sono nascosto come se avessi creduto d'essere io il colpevole, e poi... sono stato preso da uno sdegno e da un odio che ancora mi divampano dentro e da cui ancora mi sento soffocare.(Siede affranto.)Corrado(si contrae come per una trafittura nel petto. — Poi, con mitezza, con bontà)Càlmati, Enrico! Càlmati.E, del tuo odio, non parlarmene, almeno! È molto triste che tu provi questo bieco sentimento per me.EnricoLo provo per voi come lo proverei per qualunque altro uomo che avesse osato di penetrare, di notte, nelle stanze di mia cugina. Ella è in casa mia, è nella casa dove sono io. Perciò, gli obblighi che ho verso di lei sono pari a quelli che avrei se mi fosse veramente sorella, e non posso non odiare chi se ne è messo l'onore sotto i piedi!Corrado(sedendogli accanto, deferente, remissivo)Lascia stare l'onore, Enrico. Il solo testimone di questo incidente sei stato tu, che, senza dubbio, non vorrai propalarlo. La signorina Nanetta — sii ragionevole — per quanto riguarda il suo onore, non ha nulla a temere. Tutto si riduce, dunque, al tuo allarme di cugino, al tuo allarme di fratello. È un allarme abbastanza giusto, sì, e che giustamente attizza la tua troppo eccitabile e inesperta sensibilità; ma sono qua io, io stesso, per dirti, a mo' di confessione, quel che è necessario affinchè il cugino e il fratello intendano l'innocuità della mia visita misteriosa. Ti sono innanzi, lo vedi, umile e sottomesso, come se il ragazzo ventenne fossi io e tu fossi l'uomo maturo: che so?.. un tutore, uno zio,... un babbo.Enrico(si è chiuso in un'astiosa immobilità.)CorradoVuoi ascoltarmi?Enrico(balbetta:)Ma sì!CorradoE c'è del comico, bada!(Ride amaramente)Già. C'è del comico. C'è che per la signorina Nanetta io ho presa la più forte bruciatura della mia vita.Enrico(livido)Se fosse vero, non ci sarebbe nulla di comico.CorradoVa' là che c'è!(Con una ostentazione di umorismo)Ci pensi tu, giovinotto, a questo grande amore intercalato da attacchi di podagra e da altre delizie di tal genere?Enrico(con un tono insolente)Voi esibite i vostri acciacchi quando vi conviene di atteggiarvi a vecchio!CorradoLa tua malignazione è inopportuna, perchè, al contrario, io ti confesso che mi metto in fuga appuntoper non essere, con la signorina Nanetta, nonostante gli acciacchi, il peccatore impenitente che sono sempre stato.Enrico(convellendosi)Tuttavia, prima di mettervi in fuga....Corrado(sempre più buono e persuasivo)Prima di mettermi in fuga io ho voluto avere con lei un colloquio intimo, leale, esauriente. Essa non è una delle tante pupattole moderne che si ha il diritto di prendere o lasciare senz'altra preoccupazione che quella di guastarne un po' la stoppa di cui son provvedute al posto del cuore. Io dovevo giustificarmi con lei, io dovevo dirle, intera, la ragione del mio allontanamento; e il colloquio di stanotte non è stato che la prova, la documentazione del mio profondo rispetto. Questa è la pura verità, Enrico, e quindi il cugino e il fratello possono bene tranquillarsi e possono, soprattutto, cessare — io lo spero — di odiarmi.(Gli poggia una mano sul collo, molto affettuosamente)Andiamo, giovinotto!... Non so resistere a quella tua attitudine da nemico.Enrico(in un fremito contenuto, scansandosi)Non mi toccate, signor Corrado.Corrado(ritira la mano. Lo contempla con acuto rammarico. Si alza.)Enrico(quasi a parte, quasi borbottando)Io vivo — si può dire — da poco tempo; ma da quando vivo ho un cervello che pare abbia cominciato a vivere molto prima di me. E in questo mio cervello non entrerà mai la persuasione che certi uomini rinunzino alla preda che hanno tra le unghie.CorradoSicchè, nell'opinione tua, io non sono che una avida bestiaccia di rapina?EnricoSiete quel che voi stesso, in fondo, convenite di essere. E poi, tutti lo sanno e tutti lo dicono. Vi piacciono le donne. Riuscite a esserne l'idolo. Ne approfittate. E, talvolta, è una crudeltà, ecco: è una crudeltà.Corrado(scattando, altero e ruvido)Insomma, Enrico, tu pensi una cosa balorda e io ti proibisco di pensarla!Enrico(in piedi, tenendogli testa)Disgraziatamente, il vostro divieto non basta a non farmela pensare.CorradoMa basterà, non ne dubito, che io affermi d'averti detta la verità.EnricoIo vi supplico di non insistere, signor Corrado, perchè, tanto, non riesco a credervi.CorradoEvidentemente, questo è lo stesso che darmi del mentitore.EnricoNelle condizioni eccezionali in cui voi siete, la menzogna è una necessità.CorradoQuali che siano i tuoi criterii sulle condizioni in cui sono, io ti giuro che t'inganni e tu non puoi non fidare nel mio giuramento.EnricoNon ci riesco, signor Corrado, no, no, non ci riesco!Corrado(pallidissimo di collera e di dolore)Ma stai attento, Enrico, che tu mi accusi di giurare il falso!EnricoEbbene, sì, vi accuso anche di questo se mi ci costringete.Corrado(covrendo con la sua voce quella di lui)Taci, per l'inferno! Non voglio essere insultato... da te!SCENA TERZA.Nanetta(entrando dal fondo — spaventata)Che avete voi due?!Corrado(ricomponendosi, padroneggiandosi)Giungete in tempo, Nanetta.... Perchè nessuno potrebbe difendermi meglio di voi dagli insulti... di vostro cugino.Nanetta(attonita)Insulti?!... Non è verosimile che Enrico abbia osato.... E poi, a proposito di che?Corrado(freddo e risoluto)Ve lo dico subito. Mi ha visto uscire questa notte dalle vostre stanze.Nanetta(allibisce.)(Breve pausa.)CorradoAmmetto che ciò abbia potuto allarmarlo. Comprendo che un po' di fantasia balzana abbia determinato in lui un dubbio oltraggioso. Ma precisamente per distruggere questo suo dubbio io mi sono affrettato a confidargli lo scopo onesto della mia strana visita di addio. Gli ho parlato con lealtà, con affetto, con umiltà. È stato inutile! Egli si è ostinato a non prestarmi fede, accusandomi perfino di giurare il falso.Nanetta(a Enrico)Tu?!Enrico(accigliato, torbido, non fa neppure un cenno di risposta.)(Un silenzio.)NanettaNon ti riconosco, Enrico! Così pieno di bontà e di sorrisi, con un animo che si svolge così aperto, così franco, così veramente primaverile, hai potuto lasciarti vincere fino a tal punto dalla diffidenza? Questo è disgustevole!... Io ti voglio ottimista! Tivoglio fiducioso. Magari, credulone! Meglio credulone che diffidente, alla tua età. Ma sì: fiducia, fiducia, figliuolo mio! Dato pure che sia una debolezza, che importa?... È una debolezza gentile, generosa, benefica, giovane, e dev'essere appunto la debolezza dei giovani!Corrado(da lontano, quasi appartato, guarda e studia le impressioni di Enrico.)EnricoVi sono dei fatti che impongono la diffidenza.NanettaÈ possibile. Ma dopo il colloquio confidenziale che hai avuto col signor Corrado....EnricoLe spiegazioni del signor Corrado non contano. Quale uomo, al suo posto, avrebbe potuto avvalorare un sospetto come il mio?NanettaSe non contano le sue spiegazioni, conta, mi sembra, il suo giuramento.EnricoQuando si nega d'aver commesso qualche cosa di molto grave, si nega anche giurando.NanettaE con queste prevenzioni pessimiste, tu, per sincerarti, ti sei rivolto a lui?!EnricoA chi dovevo rivolgermi, dunque?NanettaA me, Enrico! A me! A me! Non penserai ugualmente che possa mentire io, che possa io giurare il falso. Sai bene che anche sospettata di una colpa irreparabile, se i tuoi sospetti fossero stati giusti, io ti avrei detto: «non sei tu che devi giudicarmi, ma quel che tu credi è vero!»Enrico(espansivo, tenero, febbrile)Ed è precisamente per questo che non mi sono rivolto a te. Ero certo che, in qualunque caso, tu saresti stata sincera, ed evitavo la tua sincerità. La temevo! La temevo!... Non mi capisci, Nanetta?...Nanetta(scrutandolo, preoccupata)No, Enrico.EnricoNon sarebbe stato, forse, per me un dolore insostenibile, un dolore inaudito, il perdere ogni speranzad'essermi ingannato, il dovermi fermamente convincere della tua colpa?Corrado(sempre più colpito dall'eccitamento e dalle parole di Enrico, sempre più assorto in una dilaniante intuizione, si preme una mano sulla fronte gelida.)Nanetta(è similmente colpita, senza, pertanto, raccapezzarsi — e, stravolta, confusa, non cessa di scrutare)Sì..., questo io lo capisco...: sarebbe stato un gran dolore per te. Ma ora, invece, ti convincerai... che la tua sorellona è innocente. È lei che te lo dice: è lei che te lo assicura: sicchè, non più diffidenze, non più dubbi, non più discussioni, n'è vero? Tu ti eri impensierito, da buon fratello vigile, perchè iltête-à-têtedi lei col signor Corrado aveva avuto come sfondo il buio della notte? Capricci del caso!... Quello stessotête-à-têteavrebbe potuto avere benissimo uno sfondo di luce meridiana. Non si trattava che di chiudere un romanzetto intessuto... di molte parole. Non si trattava che di soffiare su una bolla di sapone dai riflessi smaglianti per farne una goccia d'acqua, stupida come una lacrima inutile.(Sforzandosi di animarsi e di celiare)Ha bisogno di altri chiarimenti il signor Giudice Istruttore? Ha bisogno di interrogarmi ancora? Sono ai suoi ordini; ma a questo patto, badiamo: che prima di procedere oltre, il signor Giudice Istruttore faccia delle brave scuse...(diventando austera)a colui che egli ha offeso e calunniato.Corrado(con riservatezza, avvicinandosi un poco)No, signorina Nanetta: non occorre.Nanetta(quasi imperiosa)È necessario che egli ve le faccia soprattutto per imparare a riconoscere i suoi torti, e, anche, perchè io lo desidero. Hai inteso, Enrico?EnricoSì, Nanetta.(Indugia tremante. Poi, con voce debole e rotta)Vi prego, signor Corrado... di accettare... le mie scuse....(La frase gli si storce nel respiro affaticato. Egli porta la mano alla gola come per strapparne un'altra mano che lo strozzi, e, più visibilmente, continua a tremare.)Nanetta(assalita da una straordinaria costernazione, lo fissa in viso, gli prende le spalle, interrogandolo)Enrico?... Enrico?... Tu ti senti male!...Enrico(tremando dal capo ai piedi e liberandosi)Non ho niente, Nanetta.... Lasciami, lasciami.... Lasciami....(Esce precipitosamente a sinistra.)Corrado(cade a sedere, annichilito.)SCENA QUARTA.Nanetta(dopo aver seguìto Enrico con gli occhi pieni di stupefazione e di spavento)Dio mio!... Che significa tutto questo?Corrado(in un tono di soffocata concitazione)Non lo vedete che quel ragazzo vi ama? Non lo vedete che impazzisce d'amore per voi?Nanetta(smarrita, desolata)Sì, purtroppo, è innegabile! Il suo buon affetto fraterno si è deformato. E la rivelazione improvvisa che ne ho avuta, e alla quale non volevo credere, mi mette addosso... non so... come il fastidio d'una impressione sinistra.(Animosamente risoluta)Me n'andrò, me n'andrò al più presto possibile!... Tornerò in città.... O, magari, me n'andrò anche più lontano.... La mia indipendenza me lo consente.CorradoE voi sperate che la lontananza basterà a guarirlo?!NanettaEgli è nell'età in cui l'anima vola con la rapida irrequietezza d'una rondine; è nell'età in cuisi è sempre corrivi, si è sempre docili a una nuova sensazione....CorradoSe aspettate che una sensazione nuova pigli il sopravvento su questa sua prima sensazione intensa e complessa che ha mutato in uomo l'adolescente, aspetterete un pezzo. Il vostro distacco non farà che esasperare la sensibilità accumulata sotto la lunga repressione. Egli è già un malato: ve ne sarete accorta: e si ammalerà assai più gravemente. Ovvero, con l'impulso d'un selvaggio, v'inseguirà, vi raggiungerà!...Nanetta(scoraggiata)E allora che devo fare io?... Cercherò... di ragionare con lui.... Tenterò di guarirlo a poco a poco....Corrado(con desolata convinzione)E sarà vano anche questo! Affinchè il vostro tentativo fosse almeno un po' logico, dovreste avere l'abnegazione di mandare in frantumi il piedistallo sul quale egli vi ha collocata, dovreste riuscire a mostrarvi indegna del culto che lo esalta; ma che voi abbiate quest'abnegazione non è presumibile. E quindi, per guarirlo a poco a poco, a quali mezzi potrete voi ricorrere? A quali metodi?... Allo stesso metodo di vigile assistenza che ha contribuito ad accendere il suo cuore; e così, invece di acchetarglielonella saggezza, glielo accenderete maggiormente!Nanetta(con fermezza)Ah, no!CorradoLa vostra volontà non ha valore, Nanetta!Nanetta(fierissima)Perchè non ha valore?CorradoQuale che sia la risoluzione che prenderete, voi siete stretta in un nodo che quanto più vi affaticherete a districare tanto più stringerete. L'esaltazione di quel ragazzo sarà indomabile, vi dico! E accadrà anche di peggio, sì, anche di peggio accadrà, ed è umano che debba accadere. Accadrà, che, gradatamente, voi ne sarete turbata, voi ne sarete intenerita, e io non escludo che, un giorno, nonostante la differenza degli anni...Nanetta(troncandogli la parola)Non continuate, Corrado! Voi state per gettarmi sul viso una volgarità.CorradoNon è una volgarità prevedere il fascino che può esercitare l'ardore d'un folle innamoramento giovanile.NanettaSu me?!CorradoSu voi come su ogni donna che non sia fatta di marmo!(Breve pausa.)NanettaIl più triste e il più bizzarro in tutto questo è che voi siete profondamente geloso: geloso per me, voi, voi, che mi avete impedito di esserevostrafino alla morte!CorradoNon sono geloso, Nanetta, e intendo che se lo fossi avreste il diritto di sorriderne.NanettaA che negare?... Siete geloso di quel ragazzo come lui è geloso di voi.CorradoNon è gelosia! Non è gelosia!...(Rabbrividendo, rodendosi e smarrendo la consapevolezza di ciò che dice)O, se non altro, non è quella gelosia egoistica e miserrima che voi mi attribuite. È una sevizia orribilmente complicata da cui neppure il più nobile sforzo di altruismo potrebbe liberarmi. È l'ossessione della mostruosità che ci minaccia tutti e tre.Nanetta(energica)Da nessuna mostruosità siamo, comunque, minacciati.CorradoVoi non comprendete! E non dovete comprendere, voi!Nanetta(rompendo i freni che si era imposti)Sventuratamente, conosco il vostro segreto....Corrado(sgranando le pupille)Conoscete il mio segreto?!NanettaMille circostanze me l'hanno rivelato, e ne avrei scorta in voi stesso, oggi, la conferma se ancoraavessi avuto qualche dubbio. Tutte le più tristi realtà fioriscono, facili, sul mio cammino!Corrado(la guarda con dolorosa deplorazione. Poi, abbassa la fronte.)Nanetta(in un sogghigno che vale una bestemmia)Ed ecco, ecco l'ultima tappa trionfale della mia brillante carriera di donna amata! Respinta dall'uomo in cui ho saputo così inutilmente suscitare il più grande amore della sua vita, trovo in agguato l'amore d'un fanciullo... che è suo figlio!Corrado(sùbito)Voi già lo presentite, Nanetta, nel vostro animo indifeso, nel vostro sangue commosso, l'assalto di questa giovinezza armata della sua vergine passione....NanettaNel mio animo e nel mio sangue non c'è che l'offesa della mia sorte vigliacca, non c'è che il bisogno frenetico di ribellarmi ad essa come a una tirannia schiacciante! Essere presa da vostro figlio, no! no!... Per un'altra donna sarebbe forse un rifugio o una vendetta: per me sarebbe una umiliazione, tanto più bassa quanto più credessi probabile la sconfitta del mio cuore e dei mieisensi. E fossi pure insidiata come dal potere di un filtro irresistibile, vi giuro, Corrado, vi giuro che saprei....Corrado(interrompendola con la parola e col gesto)Tacete, Nanetta! Non fate questo giuramento! O, almeno, non fatelo a me!... Io non posso accettarlo. Non mi spetta. Lasciate ch'io resti nel martirio che ho saputo prepararmi e meritare.(Parla sottovoce, preso da uno strano tremito interiore, stranissimo in lui.)Ciò che accade è la degna punizione d'un uomo che non ha il diritto di gettare le braccia al collo di suo figlio... e di chiamarlo figlio.(In un rigurgito di rimorsi e di tenerezza inane, il suo pensiero s'indugia.)Del resto, noi ci siamo già separati per sempre questa notte, e oggi... voi dovete già considerarmi... come un assente,... come una persona... lontana...(Ha davvero la sensazione che gl'incomba d'essere un assente. — Si leva in silenzio. Prende il cappello. — Gli sfugge un singhiozzo. Con passo lento e malfermo va sino alla soglia in fondo.)Nanetta(senza voltarsi, lo sogguarda, scrollando il capo, compassionevolmente.)Corrado(si appoggia un istante con un braccio allo stipite. Indi si fa forza, e sparisce.)Nanetta(appena uscito Corrado, ha un momento d'intensa e agitata riflessione. Indi, cede all'impeto di affrettare la soluzione liberatrice. Alla porta di sinistra, chiama urgentemente:)Enrico! Enrico!...(E più forte ancora:)Enrico, vieni qua! Subito!SCENA QUINTA.Enrico(entra guardingo, quasi pavido.)Il signor Corrado è andato via?NanettaSì, è andato via, è partito. Siamo soli e dobbiamo parlare.EnricoDi che, Nanetta? Bada che di quella faccenda non voglio parlare mai più.NanettaMa voglio ancora parlarne io, Enrico, e voglio, soprattutto, che tu ne parli ancora con me.(Severissima.)Siedi.Enrico(preso dal panico)Ti prego...: sii buona, sii condiscendente. Non obbligarmi a tornare su ciò che è accaduto.Nanetta(puntandogli lo sguardo in faccia)Hai paura di ritornarci?EnricoChe c'entra la paura?(Evitando lo sguardo di lei)Avrei desiderato che tu mi risparmiassi una molestia inutile. Sai bene che ti ho creduta e che ti crederò sempre; sai bene che mi hai fatto riconoscere il mio torto, che mi hai fatto pentire d'aver trasceso. Che potrei dirti che tu già non sappia? Il voler ricominciare da capo con un colloquio solenne è una ingenerosità da parte tua.(Siede malvolentieri.)NanettaIo non mi preoccupo del torto che hai avuto, nè ti ho chiamato per ascoltare il tuo formale attestato di stima o la tua formale dichiarazione di pentimento. Si tratta di tutt'altro, perchè è tutt'altro quel che a me preme.(Gli siede vicino e di fronte.)A me preme che tu guardi in te stesso, coraggiosamente, come si guarda in un nascondiglio dove si sia potuto appiattare il più pericoloso dei nemici. A me preme che tu ti sforzi di riconoscere la causa inconfessata del tuo inasprimentoimplacabile e della tua profonda sofferenza. Era una sofferenza che non aveva nulla di comune con lo sdegno di un cugino, fosse pure intransigente, per un suo lusso personale di austerità, come solo a un vero fratello spetterebbe di essere. Che cos'era, dunque, quella sofferenza? Che cos'era? Cerca, cerca la verità tra le più intime dissimulazioni del tuo animo, e dilla a voce alta. Dilla! Che cos'era quella sofferenza?Enrico... Era uno stato di sovraeccitazione, ne convengo.Nanetta(esortandolo vivamente)La verità devi cercare!EnricoEra il parossismo d'un insensato, d'un allucinato...Nanetta(martellandogli le sillabe all'orecchio con un accento sommesso e vibrato)Era gelosia!Enrico(diventando, d'un tratto, rosso dal mento alla fronte)No, Nanetta...Nanetta(più austera)Era gelosia!Enrico(sudando freddo, tenta di schermirsi. Ha il fiato corto, le pupille offuscate.)Del resto... tu proferisci questa parola come se fosse la qualifica d'un delitto; ma... a me non pare così straordinario che, in un certo senso, l'affetto fraterno arrivi alla gelosia...Nanetta(prorompendo desolata)Non è fraterno, no, non è fraterno l'affetto che tu nutri per me!EnricoPerchè non è fraterno, Nanetta?NanettaPerchè soltanto un innamorato prova gli spasimi che tu hai provati poco fa! Tu mi ami, capisci?! Mi ami! E io, che potrei farti veramente da madre, non posso non sentirmi bruciare la bocca dicendo chetu mi ami.(Con un'istantanea veemenza di rabbia)Ah, come maledico d'aver messo il piede in questa casa!Enrico(umiliato, umiliandosi)Sei spietata nella tua irritazione. Mi avvilisci troppo! Ti adiri troppo!... E fai così, lo so,... perchè ai tuoi occhi sono un ragazzo. Ma ho forse osato chiederti di ricambiare il mio sentimento? No. Anzi, te lo avevo nascosto. Non puoi negare che te lo avevo nascosto. E se le imprudenze dei miei nervi non te lo avessero lasciato indovinare, io avrei continuato a celartelo. Ti supplico di non dubitarne. Me lo sarei chiuso nel cuore, e avrei aspettato, avrei saputo pazientemente aspettare.Nanetta(sbalordita)Che cosa avresti saputo aspettare?!Enrico(con reticenza)... Di non sembrarti più un ragazzo.NanettaE poi?... E poi?...EnricoE poi... un giorno... se tu fossi stata ancora libera, completamente libera,... ti avrei offerto la mia devozione, la mia fedeltà, il mio nome...Nanetta(con una irruenza irosa e pur compassionevole)Parli come quegli alienati che aggrovigliano nel loro cervello sconvolto il passato il presente e l'avvenire, e non distinguono più l'uno dall'altro. Non pensi, non pensi che, quando tu non mi sembrerai più un ragazzo, io non ti sembrerò più una donna?Enrico(animandosi)Questo, puoi pensarlo tu, perchè ignori ciò che tu sei per me.NanettaMa non ignoro ciò che tra breve sarò per tutti.EnricoChi sa come ti calunni con la tua immaginazione!NanettaUna larva, una larva: la misera larva di questa Nanetta che sono ora!Enrico(trasfigurandosi, illuminandosi nell'animazione crescente)Per me, tu sarai sempre colei che, col suo apparire, mi ha trasfusa la vita, la vita dellospirito e del corpo, la vita che mi spettava, una vita di creatura sana, consciente, sinceramente sensibile, sinceramente umana. Che ne sarebbe stato della mia esistenza se io non ti avessi conosciuta? Io sarei rimasto a vivere come in una specie d'astuccio di ferro, con gl'istinti ritorti o repressi. Non è forse vero, di', non è forse vero che non somiglio più in nulla a quell'inetto dall'anima rachitica che hai incontrato, in questa medesima stanza, quando giungesti quassù, all'improvviso, pochi mesi or sono? Ho un'altra anima, ho un altro respiro, ho un altro sangue, ho un altro volto, ho un'altra voce... E sei tu, sei tu che mi hai fatto come ora mi vedi, come ora mi ascolti!...Nanetta(ascoltandolo con intensità, dissimula l'intima commozione.)Enrico(sempre più fervido)Tu diventerai meno bella, diventerai meno graziosa, e poi, sì, invecchierai fatalmente prima di me; ma non per questo, Nanetta, non per questo io potrò cessare di sentirmi cosa tua, tua, tutta tua, animata da te, creata da te!...Nanetta(impedendogli di continuare, si leva, imperiosamente e angosciosamente)No, Enrico! Non dev'essere così, non sarà così! La mia volontà è piùprepotente della tua ostinazione, e saprà vincerla. Non sarà così! Nessun legame tra noi due! Nessuna promessa d'amore! Nessuna speranza d'amore!... Mai! Mai!EnricoTu non hai il diritto di proibirmi perfino la speranza. E, d'altronde, perchè non dovrei sperare dal momento che non ci sono degli ostacoli insormontabili?(Si alza, le va vicino.)Tu non mi ami oggi, non mi amerai domani, non mi potrai amare finchè qualche reminiscenza ti condurrà la fantasia verso colui che hai troppo amato; ma il tempo, oh, il tempo sarà il mio complice buono, sarà il mio protettore...Nanetta(combattendo contro la propria commozione)Dio, che tortura!EnricoIo sono convinto che, a poco a poco, tu ti persuaderai che io ti voglio tutto quel grande bene che certamente ti pareva di meritare prima che cadessero le tue illusioni...NanettaChe tortura!EnricoIo sono convinto, Nanetta, che ti amerò tanto e con tanta fede e con tanta umiltà che in questa umiltà e in questa fede tu dovrai, finalmente, un giorno sentire il desiderio di riposarti.Nanetta(quasi diffidando di sè, invasata dall'urgenza di farlo desistere e agitata da un pietoso pianto interiore, convulsamente ribadisce:)Non deve essere così, ti ripeto! E se anche tu m'inchiodi alla croce, io continuerò a gridare: non dev'essere così!... non dev'essere così!(Si lascia cadere sul canapè, sfinita dallo sforzo di crudeltà che ha compiuto.)Enrico(percosso, la guarda con un'annebbiata trepidanza)Ma... la ragione... qual è? Qual è la ragione suprema, la ragione immutabile della tua sentenza recisa, che uccide il mio sogno, che mi ruba l'avvenire?... Se questa ragione ci è, e se veramente è più forte di tutte le ragioni mie, se è veramente tale da proibirti persino di tollerare le mie speranze, perchè me l'hai taciuta fin adesso?... perchè neppure adesso me la dici?Nanetta(freme e non risponde.)EnricoNon ne hai il coraggio?(Rumina, si martella. — La sua trepidanza si fa più cupa e, man mano, egli si monta, si rieccita.)L'unica ragione che potresti non avere il coraggio di dirmi sarebbe quella di esserti irreparabilmente compromessa con lui... con quell'uomo che a te sembra sacro e inviolabile, con quell'uomo che non mi si permette d'insultare... E, tuttavia, se tu fossi colpevole, visto che hai tanto bisogno di non farti voler bene da me, non sarebbe forse logico che ti affrettassi a darmi la certezza della tua colpa? Dovresti capire che questa certezza mi guarirebbe immediatamente, che questa certezza mi ti strapperebbe dal cuore per non lasciartici entrare mai più...(Arrestando con una specie di spavento la corsa dei suoi funesti pensieri)Ma no... Per carità!... Dove mi fai riandare con la testa?... Tu non mi hai mentito... Non mi hai mentito... Non è possibile che abbi saputo mentirmi, tu, che m'insegnasti ad avere ribrezzo della menzogna...(S'interrompe di nuovo come se aspettasse una rassicurante conferma da lei.)Nanetta(nella impossibilità di trovare una parola utile, una parola opportuna, si dibatte, spasima, tenendo la faccia tra le mani.)Enrico(dopo una pausa, la fissa più intensamente, e ha gli occhi di fuoco nell'interrogarla:)Nanetta?...(Un'altra pausa.)Nanetta?...(E vedendola lì,ancora immobile, ancora trincerata nel suo silenzio e con la faccia nascosta, trasalisce e perdutamente supplica:)Nanetta?!...Nanetta(si scopre il viso, e la sua voce ha un suono misto di ferocia e di strazio)Non ho nulla da aggiungere a quanto hai già udito dalla mia bocca, e non sono qui per rendere conto a te della mia coscienza!Enrico(con uno scoppio di follia disperata)Ma, dunque, non c'è più dubbio? È proprio vero che mi hai mentito?!...Nanetta(implorando)Pensa di me ciò che puoi, purchè sia la mia liberazione e la tua!Enrico(accecato da un furore spaventosamente brutale)Io penso che ti sei gittata in un'avventura come un assetato si getta ad abbeverarsi a un pantano!Nanetta(rizzandosi in piedi con l'istantaneo raccapriccio doloroso di chi abbia ricevuto una scudisciata)Enrico!EnricoE il mistero nel quale ti chiudi è la conferma inesorabile d'una così orrenda abbiettezza! Non t'amo più, no, non t'amo più! Ti detesto con tutto il livore che mi metti tu nelle vene.(Dilaniato dal suo martirio)Mi hai fatta un'anima capace d'amare, e tu stessa, tu stessa mi costringi a detestarti!(Si sorregge a un mobile, come un ubbriaco.)(Un istante di sospensione.)Nanetta(con un supremo tormento è riescita a sopportare e a non svelarsi. — E ora, pacatamente risoluta, come se pronunziasse la sua necessaria condanna:)E sia! Detestami, Enrico!...(Poi — mutando — con un fioco accento e con un pallido sorriso di sconfinata tristezza)Ma... passerà anche questo: lo vedrai. Ben presto, non mi detesterai nemmeno, e l'anima capace d'amare, che io ti ho fatta,... ti resterà.(Ricade a sedere, rassegnata.)SCENA SESTA.Clotilde(di fuori — chiassosamente)Nanetta! Nanetta!(Entra, zelantissima)Ho visto per la prima volta il signor Corrado con le lagrime agli occhi...(Interdetta)Che diamine vi è accaduto? Vi siete bisticciati?NanettaSì, zia. Ci siamo bisticciati.ClotildeSia lodato il cielo! Fate sempre comunella. Almeno vi siete bisticciati una volta!(Li osserva. Si meraviglia.)O insomma?!... Sul serio?!...NanettaPiù di quanto tu possa immaginare.Clotilde(affettuosa, vivace e scherzevole)Ma che!... Non seccare! Finiscila! Finitela tutti e due!NanettaT'assicuro, zia, che non c'è rimedio. E, anzi,... sarebbe imbarazzante per me e per lui... se io profittassi ancora della tua ospitalità.(Si alza.)Clotilde(con un moto di viva sorpresa significativa)Te ne vuoi andareanchetu?! All'impensata?! Propriooggi?!Enrico(sordamente)È naturale che se ne vogliaoggiandare anche lei.Nanetta(fremendo di collera raffrenata, lo fulmina con lo sguardo e con la voce)Taci ora, tu!Enrico(si abbatte su una sedia, in silenzio.)ClotildeNon mi pare che sia il caso di pigliarla così tragicamente, cara Nanetta: tanto più che le apparenze dànno ragione a mio figlio. Il suo torto potrebb'essere soltanto quello di darsi pena per un fatto... il quale non riguarda che te. Tu hai da un pezzo proclamata la tua emancipazione, che, alla tua età, e dopo tante disillusioni, è più che legittima. E, visto che non riesci a domare la passione che hai per quell'uomo, la tua imprudenza... è comprensibile. Per conto mio, riconosco che fai benissimo a cavar dalla vita il meglio che puoi.Nanetta(la fronte in fiamme, le guance violacee, esplode, e le sue parole sono una valanga d'ironia facinorosa)Sì, zia: a qualunque costo, il meglio che posso, e,sopra ogni cosa, tutte le dolcezze, tutte le gioie dell'amore, perchè sono esse appunto che meritano certamente che si faccia tacere il nostro decoro, la nostra fierezza, il nostro pudore, ogni scrupolo della nostra coscienza, ogni sentimento che non abbia le radici nel nostro egoismo! Tu m'incoraggi, non è vero?, tu m'incoraggi a sostituire, finalmente, alla malinconica speranza d'essere una moglie l'allegra realtà d'essere un'amante?!(Scoppiando in una risata frenetica)Ah ah ah ah!... Nessuna donna è stata mai più ridicola di me!ClotildeMa frènati, Nanetta! Tu sei in uno stato d'esaltazione che mi spaventa e che m'impedisce di raccapezzarmi.Nanetta(grida:)Cavo dalla vita il meglio che posso, io, e perciò fuggo da tuo figlio, che, un momento fa, mi prometteva di sposarmi!Clotilde(con un sobbalzo di stupore e d'allarme)Mio figlio ti prometteva di sposarti?!NanettaMa sta' tranquilla: l'ho già salvato dalla sua follia. Te lo garantisco.Clotilde(agitatissima)È lui che me ne deve convincere. Sino a quando lui stesso non riuscirà a rassicurarmi, io temerò effettivamente che il suo cervello sia spacciato!Nanetta(imperiosa)Rassicura tua madre, Enrico! Ne hai bene il dovere.Clotilde(al figlio)A te, dunque. Parla. Dimmi quel che senti. Dimmi quel che pensi. Io ho bisogno di saperlo.Nanetta(attende ansiosissima, presa da una perplessità complicata e contraddittoria.)Clotilde(con ferma insistenza)Mi sono spiegata, sì o no?Enrico(incalzato dalla desolazione, rompe in una crisi di pianto)Ho l'anima che mi muore, mamma! Questo solamente so dirti.Clotilde(furibonda, a Nanetta)Lo vedi se l'hai salvato!?Nanetta(slanciandosi a soccorrerlo con un impeto infrenabile di tenera compassione)No, no, Enrico! No!Clotilde(energica e severa)E che fai adesso?!Nanetta(si arresta d'un colpo come sull'orlo d'un fosso. Le corre un brivido per tutto il corpo. Retrocede un poco.)Clotilde(piantandosi risoluta accanto alla porta di destra, si rivolge al figlio e, con un gesto d'imposizione, gli comanda:)Vieni con me, tu! Quando saremo soli, saprai dirmi, senza dubbio, qualche cosa di meno rattristante. Obbedisci!EnricoSì, mamma.(Si alza. Contiene i singhiozzi. Si asciuga le lacrime. E, passando, con la testa bassa, innanzi alla madre, rassegnatamente, esce.)Clotilde(sta per seguirlo.)Nanetta(supplichevole)Un momento, zia! Te ne prego.Clotilde(si ferma, si volta. — Poi, quasi senza asprezza)Che altro vuoi, Nanetta?NanettaNulla per me, zia. Oggi, come sempre.(Pausa)Chiudi quella porta.Clotilde(chiude e le si accosta, lenta, in attesa)Di' pure.Nanetta(pianamente, con una serenità di voce che contrasta coi segni della sua fisonomia)Non seguo il signor Corrado. Non sarò l'amante del signor Corrado. Non lo vedrò mai più. E tra me e lui il sacrificio della più austera rinunzia è stato compiuto fino all'ultimo. Nondimeno, è necessario che tuo figlio continui a credermi o a sospettarmi... una sgualdrina. Il disprezzo non tarderà troppo ad uccidere l'amore — ed egli sarà salvo davvero.Clotilde(smarrita nella commozione, nella riconoscenza)Nanetta mia!... Come mi fai mortificare d'essere stata cattiva con te... E che grande bontà è la tua!(L'abbraccia fortemente e la bacia.)NanettaNon ne ho alcun merito.(Ogni sua parola cade come una lagrima)È il mio destino che me la impone.(Si distacca)E addio!... Capirai che in questa casa non posso rimanere nè un giorno, nè un'ora di più.Clotilde(ha un gesto d'adesione accorata, ma indispensabile.)Nanetta(guarda la porta chiusa. Dilata le pupille. Resta intenta)E ancora piange!... Ancora piange!...Clotilde(tende l'orecchio)... A me sembra che si sia calmato...NanettaTu non senti che piange? Io sì, purtroppo!(Fa qualche passo per essere più vicina alla porta. E ascolta e ascolta. — A poco a poco, è penetrata da quel pianto come dal fascino d'un maligno incantesimo. — Ella è lì, nella immobilità della soggiogazione, col dorso un po' curvo, con tutti i sensi tesi verso quell'uscio, con la bocca semiaperta in una espressione di spasimo dolce. — Indi, comincia ad affannare. Il suo petto pulsa violentemente. Il suo volto si sbianca ogni istante di più.)Clotilde(che non ha cessato di osservarla, a un tratto, impressionata, le va alle spalle e la chiama, appena:)Nanetta!...Nanetta(come in un brusco risveglio)Zia!ClotildeChe hai?!Nanetta(trasognata, perduta)Non so... Quel pianto insistente, che mi chiama, che mi chiama,... è terribile per me!... Sono... una debole donna... Tanto debole!...(Piange anche lei. — Si sente mancare)Aiutami tu ad andar via... Aiutami tu!...(Si abbandona tra le braccia pronte di Clotilde.)Clotilde(la sostiene, la stringe)....SIPARIO.

Il medesimo salotto del primo atto. È una calda mattinata, tutta sole.

Clotilde

(dalla destra — in toletta da campagna. Senza cappello. Nelle mani, un ombrellino e un fascio di lettere e di giornali. Entrando, rivolge la parola a voce alta, al domestico che è nella stanza attigua.)Avete inteso, Giovanni?... La posta, alla signorina Nanetta, gliela vado a consegnare io. Voi non dimenticate di dire a mio figlio che mi raggiunga giù, alla Cascina. Spiegategli bene che aspetterò lì il signor Corrado per dargli il buon viaggio.(Avviandosi verso il parco)Dio, quanto sole!... Si brucia.(Apre l'ombrellino, ed esce.)

(Dopo qualche momento, entraEnrico, dalla porta di sinistra.)

Enrico

(guarda intorno. Vede che non c'è nessuno e si ferma. È turbatissimo, cupo. Riflette. Riordina le idee. Tocca il bottone del campanello. Siede, aspettando.)

Il domestico

(comparisce.)

Enrico

(immediatamente)Cercate di sapere a che ora parte il signor Liberti.

Il domestico

Il signor Liberti, signorino, parte alle undici e venticinque.

Enrico

Di sicuro?

Il domestico

L'ho saputo da lui stesso. La signora mamma mi ha mandato a domandargli l'ora precisa della partenza.

Enrico

E non verrà qui, prima di partire?

Il domestico

Pare che non ci verrà....

Enrico

Anche questo avete saputo da lui?

Il domestico

No, signorino; ma è certo che la signora mamma andrà ad aspettarlo alla Cascina per dargli il buon viaggio. E, appunto, mi ha incaricato di dire a lei di raggiungerla.

Enrico

(resta contrariato, pensoso.)

Il domestico

Comanda altro?

Enrico

No.

Il domestico

(via.)

Enrico

(tra sè)E come farò?... Io voglio parlare da solo a solo con lui! Lo voglio!(Si alza, risoluto.)

Corrado

(dal parco. — Ha, sul volto, impresse, una profonda tetraggine e una profonda stanchezza. Nel vedere Enrico, si anima alquanto)Meno male che ti trovo subito!

Enrico

(perde la sua risolutezza, non si muove più, ammutolisce.)

Corrado

(gettando il cappello sul tavolino)Donna Clotilde ha avuto la bontà dì darmi convegno laggiù per non obbligarmi ad affrontare questa canicola, e io, invece, ho voluto affrontarla per venire a salutare... vossignoria. Ho pensato che saresti capacissimo di lasciarmi andar via senza stringermi la mano. Da qualche tempo non sei molto gentile con questo povero vecchio amico che, quando eri piccino, chiamavi zio Corrado. E mi avrebbe seccato non poco di non scambiare con te, neppure oggi, una parola affettuosa.

Enrico

(ha la fronte bassa e torva, gli sguardi a terra.)

Corrado

(ne nota il contegno, ma non vi attribuisce una speciale importanza, e continua cordialmente:)Cosavuoi! Il tempo è tutt'altro che galantuomo, e, fra le tante bricconerie che commette, c'è anche quella di regalarci un po' di sentimentalismo, che non è nient'affatto comodo.(Pausa. Il contegno persistente d'Enrico comincia a sorprenderlo.)Ma vedo che non sarà facile strapparti di bocca una parola affettuosa.... Si direbbe, anzi, che la mia affettuosità sia per te un tormento.(Lo guarda.)Ti rodi! Ti comprimi!... Si può sapere, almeno, quel che ti frulla pel capo?

Enrico

(penosamente)Signor Corrado, io... desideravo appunto di dirvi qualche cosa! Se non foste venuto voi qui, vi avrei cercato io!

Corrado

Tanto meglio! E spero che mi darai agio di farti smettere quella brutta cèra ostile.

Enrico

(sordamente)Non credo.

Corrado

Non credi?!

Enrico

Forse, la mia audacia vi sembrerà ridicola. Lo so: a un ragazzaccio, che, per giunta, tutti ritengono più ragazzo di quel che è, non è permessodi agire seriamente, non è permesso di levare la voce contro le persone adulte... che si conducono male e che fanno del male.

Corrado

(aggrotta le sopracciglia, lo fissa con intensa curiosità)Ma di che si tratta?!

Enrico

(seguendo il corso delle sue idee e, man mano, riscaldandosi)Chiunque al mio posto si regolerebbe come a me pare necessario dì regolarmi! Non è colpa mia se in questo momento non ho l'autorità che mi occorrerebbe. E non sarà colpa mia se, quando vi avrò detto ciò che debbo dirvi, voi mi riderete sul viso.... Io faccio il mio dovere, e nessun uomo onesto potrebbe disconvenirne.

Corrado

Tu affastelli bizzarramente parole su parole, mio caro giovinotto. Quale frenesia di giustiziere ti piglia stamane?... E, anzitutto, non gettar pietre a casaccio. Se ce l'hai con me, parla di me.

Enrico

(tuttora un po' irresoluto)Parlerò di voi, signor Corrado.

Corrado

Finalmente.

Enrico

(vincendo ogni ritegno, con brusca impulsività)Vi ho visto coi miei occhi, questa notte, uscire dalle stanze di Nanetta!

Corrado

(ha una scossa, ma, sùbito, arditamente rintuzza)Non è vero! Non hai potuto vedere quel che non è accaduto. Tu sei stato vittima di un'allucinazione, oppure... vai ora a tentoni per controllare una tua fantasticheria stolta e avventata.

Enrico

(eccitatissimo)Vi ho visto! Vi ho visto! Toglietevi di mente che non vi abbia visto. Mi trovavo laggiù, nel parco, proprio di fronte alla veranda. Mi ci trovavo... perchè l'insonnia mi aveva fatto desiderare l'aria fresca della notte e forse perchè avevo ceduto a una irrequietezza presaga, a un vago presentimento.... Certo è che mi ci trovavo, e non m'è possibile adesso di ricostruire con esattezza le circostanze che hanno preceduto il momento nel quale vi ho scorto. La vostra apparizione su quella veranda mi ha sconvolto. Là per là, se non mi sbaglio, mi sono nascosto come se avessi creduto d'essere io il colpevole, e poi... sono stato preso da uno sdegno e da un odio che ancora mi divampano dentro e da cui ancora mi sento soffocare.(Siede affranto.)

Corrado

(si contrae come per una trafittura nel petto. — Poi, con mitezza, con bontà)Càlmati, Enrico! Càlmati.E, del tuo odio, non parlarmene, almeno! È molto triste che tu provi questo bieco sentimento per me.

Enrico

Lo provo per voi come lo proverei per qualunque altro uomo che avesse osato di penetrare, di notte, nelle stanze di mia cugina. Ella è in casa mia, è nella casa dove sono io. Perciò, gli obblighi che ho verso di lei sono pari a quelli che avrei se mi fosse veramente sorella, e non posso non odiare chi se ne è messo l'onore sotto i piedi!

Corrado

(sedendogli accanto, deferente, remissivo)Lascia stare l'onore, Enrico. Il solo testimone di questo incidente sei stato tu, che, senza dubbio, non vorrai propalarlo. La signorina Nanetta — sii ragionevole — per quanto riguarda il suo onore, non ha nulla a temere. Tutto si riduce, dunque, al tuo allarme di cugino, al tuo allarme di fratello. È un allarme abbastanza giusto, sì, e che giustamente attizza la tua troppo eccitabile e inesperta sensibilità; ma sono qua io, io stesso, per dirti, a mo' di confessione, quel che è necessario affinchè il cugino e il fratello intendano l'innocuità della mia visita misteriosa. Ti sono innanzi, lo vedi, umile e sottomesso, come se il ragazzo ventenne fossi io e tu fossi l'uomo maturo: che so?.. un tutore, uno zio,... un babbo.

Enrico

(si è chiuso in un'astiosa immobilità.)

Corrado

Vuoi ascoltarmi?

Enrico

(balbetta:)Ma sì!

Corrado

E c'è del comico, bada!(Ride amaramente)Già. C'è del comico. C'è che per la signorina Nanetta io ho presa la più forte bruciatura della mia vita.

Enrico

(livido)Se fosse vero, non ci sarebbe nulla di comico.

Corrado

Va' là che c'è!(Con una ostentazione di umorismo)Ci pensi tu, giovinotto, a questo grande amore intercalato da attacchi di podagra e da altre delizie di tal genere?

Enrico

(con un tono insolente)Voi esibite i vostri acciacchi quando vi conviene di atteggiarvi a vecchio!

Corrado

La tua malignazione è inopportuna, perchè, al contrario, io ti confesso che mi metto in fuga appuntoper non essere, con la signorina Nanetta, nonostante gli acciacchi, il peccatore impenitente che sono sempre stato.

Enrico

(convellendosi)Tuttavia, prima di mettervi in fuga....

Corrado

(sempre più buono e persuasivo)Prima di mettermi in fuga io ho voluto avere con lei un colloquio intimo, leale, esauriente. Essa non è una delle tante pupattole moderne che si ha il diritto di prendere o lasciare senz'altra preoccupazione che quella di guastarne un po' la stoppa di cui son provvedute al posto del cuore. Io dovevo giustificarmi con lei, io dovevo dirle, intera, la ragione del mio allontanamento; e il colloquio di stanotte non è stato che la prova, la documentazione del mio profondo rispetto. Questa è la pura verità, Enrico, e quindi il cugino e il fratello possono bene tranquillarsi e possono, soprattutto, cessare — io lo spero — di odiarmi.(Gli poggia una mano sul collo, molto affettuosamente)Andiamo, giovinotto!... Non so resistere a quella tua attitudine da nemico.

Enrico

(in un fremito contenuto, scansandosi)Non mi toccate, signor Corrado.

Corrado

(ritira la mano. Lo contempla con acuto rammarico. Si alza.)

Enrico

(quasi a parte, quasi borbottando)Io vivo — si può dire — da poco tempo; ma da quando vivo ho un cervello che pare abbia cominciato a vivere molto prima di me. E in questo mio cervello non entrerà mai la persuasione che certi uomini rinunzino alla preda che hanno tra le unghie.

Corrado

Sicchè, nell'opinione tua, io non sono che una avida bestiaccia di rapina?

Enrico

Siete quel che voi stesso, in fondo, convenite di essere. E poi, tutti lo sanno e tutti lo dicono. Vi piacciono le donne. Riuscite a esserne l'idolo. Ne approfittate. E, talvolta, è una crudeltà, ecco: è una crudeltà.

Corrado

(scattando, altero e ruvido)Insomma, Enrico, tu pensi una cosa balorda e io ti proibisco di pensarla!

Enrico

(in piedi, tenendogli testa)Disgraziatamente, il vostro divieto non basta a non farmela pensare.

Corrado

Ma basterà, non ne dubito, che io affermi d'averti detta la verità.

Enrico

Io vi supplico di non insistere, signor Corrado, perchè, tanto, non riesco a credervi.

Corrado

Evidentemente, questo è lo stesso che darmi del mentitore.

Enrico

Nelle condizioni eccezionali in cui voi siete, la menzogna è una necessità.

Corrado

Quali che siano i tuoi criterii sulle condizioni in cui sono, io ti giuro che t'inganni e tu non puoi non fidare nel mio giuramento.

Enrico

Non ci riesco, signor Corrado, no, no, non ci riesco!

Corrado

(pallidissimo di collera e di dolore)Ma stai attento, Enrico, che tu mi accusi di giurare il falso!

Enrico

Ebbene, sì, vi accuso anche di questo se mi ci costringete.

Corrado

(covrendo con la sua voce quella di lui)Taci, per l'inferno! Non voglio essere insultato... da te!

Nanetta

(entrando dal fondo — spaventata)Che avete voi due?!

Corrado

(ricomponendosi, padroneggiandosi)Giungete in tempo, Nanetta.... Perchè nessuno potrebbe difendermi meglio di voi dagli insulti... di vostro cugino.

Nanetta

(attonita)Insulti?!... Non è verosimile che Enrico abbia osato.... E poi, a proposito di che?

Corrado

(freddo e risoluto)Ve lo dico subito. Mi ha visto uscire questa notte dalle vostre stanze.

Nanetta

(allibisce.)

(Breve pausa.)

Corrado

Ammetto che ciò abbia potuto allarmarlo. Comprendo che un po' di fantasia balzana abbia determinato in lui un dubbio oltraggioso. Ma precisamente per distruggere questo suo dubbio io mi sono affrettato a confidargli lo scopo onesto della mia strana visita di addio. Gli ho parlato con lealtà, con affetto, con umiltà. È stato inutile! Egli si è ostinato a non prestarmi fede, accusandomi perfino di giurare il falso.

Nanetta

(a Enrico)Tu?!

Enrico

(accigliato, torbido, non fa neppure un cenno di risposta.)

(Un silenzio.)

Nanetta

Non ti riconosco, Enrico! Così pieno di bontà e di sorrisi, con un animo che si svolge così aperto, così franco, così veramente primaverile, hai potuto lasciarti vincere fino a tal punto dalla diffidenza? Questo è disgustevole!... Io ti voglio ottimista! Tivoglio fiducioso. Magari, credulone! Meglio credulone che diffidente, alla tua età. Ma sì: fiducia, fiducia, figliuolo mio! Dato pure che sia una debolezza, che importa?... È una debolezza gentile, generosa, benefica, giovane, e dev'essere appunto la debolezza dei giovani!

Corrado

(da lontano, quasi appartato, guarda e studia le impressioni di Enrico.)

Enrico

Vi sono dei fatti che impongono la diffidenza.

Nanetta

È possibile. Ma dopo il colloquio confidenziale che hai avuto col signor Corrado....

Enrico

Le spiegazioni del signor Corrado non contano. Quale uomo, al suo posto, avrebbe potuto avvalorare un sospetto come il mio?

Nanetta

Se non contano le sue spiegazioni, conta, mi sembra, il suo giuramento.

Enrico

Quando si nega d'aver commesso qualche cosa di molto grave, si nega anche giurando.

Nanetta

E con queste prevenzioni pessimiste, tu, per sincerarti, ti sei rivolto a lui?!

Enrico

A chi dovevo rivolgermi, dunque?

Nanetta

A me, Enrico! A me! A me! Non penserai ugualmente che possa mentire io, che possa io giurare il falso. Sai bene che anche sospettata di una colpa irreparabile, se i tuoi sospetti fossero stati giusti, io ti avrei detto: «non sei tu che devi giudicarmi, ma quel che tu credi è vero!»

Enrico

(espansivo, tenero, febbrile)Ed è precisamente per questo che non mi sono rivolto a te. Ero certo che, in qualunque caso, tu saresti stata sincera, ed evitavo la tua sincerità. La temevo! La temevo!... Non mi capisci, Nanetta?...

Nanetta

(scrutandolo, preoccupata)No, Enrico.

Enrico

Non sarebbe stato, forse, per me un dolore insostenibile, un dolore inaudito, il perdere ogni speranzad'essermi ingannato, il dovermi fermamente convincere della tua colpa?

Corrado

(sempre più colpito dall'eccitamento e dalle parole di Enrico, sempre più assorto in una dilaniante intuizione, si preme una mano sulla fronte gelida.)

Nanetta

(è similmente colpita, senza, pertanto, raccapezzarsi — e, stravolta, confusa, non cessa di scrutare)Sì..., questo io lo capisco...: sarebbe stato un gran dolore per te. Ma ora, invece, ti convincerai... che la tua sorellona è innocente. È lei che te lo dice: è lei che te lo assicura: sicchè, non più diffidenze, non più dubbi, non più discussioni, n'è vero? Tu ti eri impensierito, da buon fratello vigile, perchè iltête-à-têtedi lei col signor Corrado aveva avuto come sfondo il buio della notte? Capricci del caso!... Quello stessotête-à-têteavrebbe potuto avere benissimo uno sfondo di luce meridiana. Non si trattava che di chiudere un romanzetto intessuto... di molte parole. Non si trattava che di soffiare su una bolla di sapone dai riflessi smaglianti per farne una goccia d'acqua, stupida come una lacrima inutile.(Sforzandosi di animarsi e di celiare)Ha bisogno di altri chiarimenti il signor Giudice Istruttore? Ha bisogno di interrogarmi ancora? Sono ai suoi ordini; ma a questo patto, badiamo: che prima di procedere oltre, il signor Giudice Istruttore faccia delle brave scuse...(diventando austera)a colui che egli ha offeso e calunniato.

Corrado

(con riservatezza, avvicinandosi un poco)No, signorina Nanetta: non occorre.

Nanetta

(quasi imperiosa)È necessario che egli ve le faccia soprattutto per imparare a riconoscere i suoi torti, e, anche, perchè io lo desidero. Hai inteso, Enrico?

Enrico

Sì, Nanetta.(Indugia tremante. Poi, con voce debole e rotta)Vi prego, signor Corrado... di accettare... le mie scuse....(La frase gli si storce nel respiro affaticato. Egli porta la mano alla gola come per strapparne un'altra mano che lo strozzi, e, più visibilmente, continua a tremare.)

Nanetta

(assalita da una straordinaria costernazione, lo fissa in viso, gli prende le spalle, interrogandolo)Enrico?... Enrico?... Tu ti senti male!...

Enrico

(tremando dal capo ai piedi e liberandosi)Non ho niente, Nanetta.... Lasciami, lasciami.... Lasciami....(Esce precipitosamente a sinistra.)

Corrado

(cade a sedere, annichilito.)

Nanetta

(dopo aver seguìto Enrico con gli occhi pieni di stupefazione e di spavento)Dio mio!... Che significa tutto questo?

Corrado

(in un tono di soffocata concitazione)Non lo vedete che quel ragazzo vi ama? Non lo vedete che impazzisce d'amore per voi?

Nanetta

(smarrita, desolata)Sì, purtroppo, è innegabile! Il suo buon affetto fraterno si è deformato. E la rivelazione improvvisa che ne ho avuta, e alla quale non volevo credere, mi mette addosso... non so... come il fastidio d'una impressione sinistra.(Animosamente risoluta)Me n'andrò, me n'andrò al più presto possibile!... Tornerò in città.... O, magari, me n'andrò anche più lontano.... La mia indipendenza me lo consente.

Corrado

E voi sperate che la lontananza basterà a guarirlo?!

Nanetta

Egli è nell'età in cui l'anima vola con la rapida irrequietezza d'una rondine; è nell'età in cuisi è sempre corrivi, si è sempre docili a una nuova sensazione....

Corrado

Se aspettate che una sensazione nuova pigli il sopravvento su questa sua prima sensazione intensa e complessa che ha mutato in uomo l'adolescente, aspetterete un pezzo. Il vostro distacco non farà che esasperare la sensibilità accumulata sotto la lunga repressione. Egli è già un malato: ve ne sarete accorta: e si ammalerà assai più gravemente. Ovvero, con l'impulso d'un selvaggio, v'inseguirà, vi raggiungerà!...

Nanetta

(scoraggiata)E allora che devo fare io?... Cercherò... di ragionare con lui.... Tenterò di guarirlo a poco a poco....

Corrado

(con desolata convinzione)E sarà vano anche questo! Affinchè il vostro tentativo fosse almeno un po' logico, dovreste avere l'abnegazione di mandare in frantumi il piedistallo sul quale egli vi ha collocata, dovreste riuscire a mostrarvi indegna del culto che lo esalta; ma che voi abbiate quest'abnegazione non è presumibile. E quindi, per guarirlo a poco a poco, a quali mezzi potrete voi ricorrere? A quali metodi?... Allo stesso metodo di vigile assistenza che ha contribuito ad accendere il suo cuore; e così, invece di acchetarglielonella saggezza, glielo accenderete maggiormente!

Nanetta

(con fermezza)Ah, no!

Corrado

La vostra volontà non ha valore, Nanetta!

Nanetta

(fierissima)Perchè non ha valore?

Corrado

Quale che sia la risoluzione che prenderete, voi siete stretta in un nodo che quanto più vi affaticherete a districare tanto più stringerete. L'esaltazione di quel ragazzo sarà indomabile, vi dico! E accadrà anche di peggio, sì, anche di peggio accadrà, ed è umano che debba accadere. Accadrà, che, gradatamente, voi ne sarete turbata, voi ne sarete intenerita, e io non escludo che, un giorno, nonostante la differenza degli anni...

Nanetta

(troncandogli la parola)Non continuate, Corrado! Voi state per gettarmi sul viso una volgarità.

Corrado

Non è una volgarità prevedere il fascino che può esercitare l'ardore d'un folle innamoramento giovanile.

Nanetta

Su me?!

Corrado

Su voi come su ogni donna che non sia fatta di marmo!

(Breve pausa.)

Nanetta

Il più triste e il più bizzarro in tutto questo è che voi siete profondamente geloso: geloso per me, voi, voi, che mi avete impedito di esserevostrafino alla morte!

Corrado

Non sono geloso, Nanetta, e intendo che se lo fossi avreste il diritto di sorriderne.

Nanetta

A che negare?... Siete geloso di quel ragazzo come lui è geloso di voi.

Corrado

Non è gelosia! Non è gelosia!...(Rabbrividendo, rodendosi e smarrendo la consapevolezza di ciò che dice)O, se non altro, non è quella gelosia egoistica e miserrima che voi mi attribuite. È una sevizia orribilmente complicata da cui neppure il più nobile sforzo di altruismo potrebbe liberarmi. È l'ossessione della mostruosità che ci minaccia tutti e tre.

Nanetta

(energica)Da nessuna mostruosità siamo, comunque, minacciati.

Corrado

Voi non comprendete! E non dovete comprendere, voi!

Nanetta

(rompendo i freni che si era imposti)Sventuratamente, conosco il vostro segreto....

Corrado

(sgranando le pupille)Conoscete il mio segreto?!

Nanetta

Mille circostanze me l'hanno rivelato, e ne avrei scorta in voi stesso, oggi, la conferma se ancoraavessi avuto qualche dubbio. Tutte le più tristi realtà fioriscono, facili, sul mio cammino!

Corrado

(la guarda con dolorosa deplorazione. Poi, abbassa la fronte.)

Nanetta

(in un sogghigno che vale una bestemmia)Ed ecco, ecco l'ultima tappa trionfale della mia brillante carriera di donna amata! Respinta dall'uomo in cui ho saputo così inutilmente suscitare il più grande amore della sua vita, trovo in agguato l'amore d'un fanciullo... che è suo figlio!

Corrado

(sùbito)Voi già lo presentite, Nanetta, nel vostro animo indifeso, nel vostro sangue commosso, l'assalto di questa giovinezza armata della sua vergine passione....

Nanetta

Nel mio animo e nel mio sangue non c'è che l'offesa della mia sorte vigliacca, non c'è che il bisogno frenetico di ribellarmi ad essa come a una tirannia schiacciante! Essere presa da vostro figlio, no! no!... Per un'altra donna sarebbe forse un rifugio o una vendetta: per me sarebbe una umiliazione, tanto più bassa quanto più credessi probabile la sconfitta del mio cuore e dei mieisensi. E fossi pure insidiata come dal potere di un filtro irresistibile, vi giuro, Corrado, vi giuro che saprei....

Corrado

(interrompendola con la parola e col gesto)Tacete, Nanetta! Non fate questo giuramento! O, almeno, non fatelo a me!... Io non posso accettarlo. Non mi spetta. Lasciate ch'io resti nel martirio che ho saputo prepararmi e meritare.(Parla sottovoce, preso da uno strano tremito interiore, stranissimo in lui.)Ciò che accade è la degna punizione d'un uomo che non ha il diritto di gettare le braccia al collo di suo figlio... e di chiamarlo figlio.(In un rigurgito di rimorsi e di tenerezza inane, il suo pensiero s'indugia.)Del resto, noi ci siamo già separati per sempre questa notte, e oggi... voi dovete già considerarmi... come un assente,... come una persona... lontana...(Ha davvero la sensazione che gl'incomba d'essere un assente. — Si leva in silenzio. Prende il cappello. — Gli sfugge un singhiozzo. Con passo lento e malfermo va sino alla soglia in fondo.)

Nanetta

(senza voltarsi, lo sogguarda, scrollando il capo, compassionevolmente.)

Corrado

(si appoggia un istante con un braccio allo stipite. Indi si fa forza, e sparisce.)

Nanetta

(appena uscito Corrado, ha un momento d'intensa e agitata riflessione. Indi, cede all'impeto di affrettare la soluzione liberatrice. Alla porta di sinistra, chiama urgentemente:)Enrico! Enrico!...(E più forte ancora:)Enrico, vieni qua! Subito!

Enrico

(entra guardingo, quasi pavido.)Il signor Corrado è andato via?

Nanetta

Sì, è andato via, è partito. Siamo soli e dobbiamo parlare.

Enrico

Di che, Nanetta? Bada che di quella faccenda non voglio parlare mai più.

Nanetta

Ma voglio ancora parlarne io, Enrico, e voglio, soprattutto, che tu ne parli ancora con me.(Severissima.)Siedi.

Enrico

(preso dal panico)Ti prego...: sii buona, sii condiscendente. Non obbligarmi a tornare su ciò che è accaduto.

Nanetta

(puntandogli lo sguardo in faccia)Hai paura di ritornarci?

Enrico

Che c'entra la paura?(Evitando lo sguardo di lei)Avrei desiderato che tu mi risparmiassi una molestia inutile. Sai bene che ti ho creduta e che ti crederò sempre; sai bene che mi hai fatto riconoscere il mio torto, che mi hai fatto pentire d'aver trasceso. Che potrei dirti che tu già non sappia? Il voler ricominciare da capo con un colloquio solenne è una ingenerosità da parte tua.(Siede malvolentieri.)

Nanetta

Io non mi preoccupo del torto che hai avuto, nè ti ho chiamato per ascoltare il tuo formale attestato di stima o la tua formale dichiarazione di pentimento. Si tratta di tutt'altro, perchè è tutt'altro quel che a me preme.(Gli siede vicino e di fronte.)A me preme che tu guardi in te stesso, coraggiosamente, come si guarda in un nascondiglio dove si sia potuto appiattare il più pericoloso dei nemici. A me preme che tu ti sforzi di riconoscere la causa inconfessata del tuo inasprimentoimplacabile e della tua profonda sofferenza. Era una sofferenza che non aveva nulla di comune con lo sdegno di un cugino, fosse pure intransigente, per un suo lusso personale di austerità, come solo a un vero fratello spetterebbe di essere. Che cos'era, dunque, quella sofferenza? Che cos'era? Cerca, cerca la verità tra le più intime dissimulazioni del tuo animo, e dilla a voce alta. Dilla! Che cos'era quella sofferenza?

Enrico

... Era uno stato di sovraeccitazione, ne convengo.

Nanetta

(esortandolo vivamente)La verità devi cercare!

Enrico

Era il parossismo d'un insensato, d'un allucinato...

Nanetta

(martellandogli le sillabe all'orecchio con un accento sommesso e vibrato)Era gelosia!

Enrico

(diventando, d'un tratto, rosso dal mento alla fronte)No, Nanetta...

Nanetta

(più austera)Era gelosia!

Enrico

(sudando freddo, tenta di schermirsi. Ha il fiato corto, le pupille offuscate.)Del resto... tu proferisci questa parola come se fosse la qualifica d'un delitto; ma... a me non pare così straordinario che, in un certo senso, l'affetto fraterno arrivi alla gelosia...

Nanetta

(prorompendo desolata)Non è fraterno, no, non è fraterno l'affetto che tu nutri per me!

Enrico

Perchè non è fraterno, Nanetta?

Nanetta

Perchè soltanto un innamorato prova gli spasimi che tu hai provati poco fa! Tu mi ami, capisci?! Mi ami! E io, che potrei farti veramente da madre, non posso non sentirmi bruciare la bocca dicendo chetu mi ami.(Con un'istantanea veemenza di rabbia)Ah, come maledico d'aver messo il piede in questa casa!

Enrico

(umiliato, umiliandosi)Sei spietata nella tua irritazione. Mi avvilisci troppo! Ti adiri troppo!... E fai così, lo so,... perchè ai tuoi occhi sono un ragazzo. Ma ho forse osato chiederti di ricambiare il mio sentimento? No. Anzi, te lo avevo nascosto. Non puoi negare che te lo avevo nascosto. E se le imprudenze dei miei nervi non te lo avessero lasciato indovinare, io avrei continuato a celartelo. Ti supplico di non dubitarne. Me lo sarei chiuso nel cuore, e avrei aspettato, avrei saputo pazientemente aspettare.

Nanetta

(sbalordita)Che cosa avresti saputo aspettare?!

Enrico

(con reticenza)... Di non sembrarti più un ragazzo.

Nanetta

E poi?... E poi?...

Enrico

E poi... un giorno... se tu fossi stata ancora libera, completamente libera,... ti avrei offerto la mia devozione, la mia fedeltà, il mio nome...

Nanetta

(con una irruenza irosa e pur compassionevole)Parli come quegli alienati che aggrovigliano nel loro cervello sconvolto il passato il presente e l'avvenire, e non distinguono più l'uno dall'altro. Non pensi, non pensi che, quando tu non mi sembrerai più un ragazzo, io non ti sembrerò più una donna?

Enrico

(animandosi)Questo, puoi pensarlo tu, perchè ignori ciò che tu sei per me.

Nanetta

Ma non ignoro ciò che tra breve sarò per tutti.

Enrico

Chi sa come ti calunni con la tua immaginazione!

Nanetta

Una larva, una larva: la misera larva di questa Nanetta che sono ora!

Enrico

(trasfigurandosi, illuminandosi nell'animazione crescente)Per me, tu sarai sempre colei che, col suo apparire, mi ha trasfusa la vita, la vita dellospirito e del corpo, la vita che mi spettava, una vita di creatura sana, consciente, sinceramente sensibile, sinceramente umana. Che ne sarebbe stato della mia esistenza se io non ti avessi conosciuta? Io sarei rimasto a vivere come in una specie d'astuccio di ferro, con gl'istinti ritorti o repressi. Non è forse vero, di', non è forse vero che non somiglio più in nulla a quell'inetto dall'anima rachitica che hai incontrato, in questa medesima stanza, quando giungesti quassù, all'improvviso, pochi mesi or sono? Ho un'altra anima, ho un altro respiro, ho un altro sangue, ho un altro volto, ho un'altra voce... E sei tu, sei tu che mi hai fatto come ora mi vedi, come ora mi ascolti!...

Nanetta

(ascoltandolo con intensità, dissimula l'intima commozione.)

Enrico

(sempre più fervido)Tu diventerai meno bella, diventerai meno graziosa, e poi, sì, invecchierai fatalmente prima di me; ma non per questo, Nanetta, non per questo io potrò cessare di sentirmi cosa tua, tua, tutta tua, animata da te, creata da te!...

Nanetta

(impedendogli di continuare, si leva, imperiosamente e angosciosamente)No, Enrico! Non dev'essere così, non sarà così! La mia volontà è piùprepotente della tua ostinazione, e saprà vincerla. Non sarà così! Nessun legame tra noi due! Nessuna promessa d'amore! Nessuna speranza d'amore!... Mai! Mai!

Enrico

Tu non hai il diritto di proibirmi perfino la speranza. E, d'altronde, perchè non dovrei sperare dal momento che non ci sono degli ostacoli insormontabili?(Si alza, le va vicino.)Tu non mi ami oggi, non mi amerai domani, non mi potrai amare finchè qualche reminiscenza ti condurrà la fantasia verso colui che hai troppo amato; ma il tempo, oh, il tempo sarà il mio complice buono, sarà il mio protettore...

Nanetta

(combattendo contro la propria commozione)Dio, che tortura!

Enrico

Io sono convinto che, a poco a poco, tu ti persuaderai che io ti voglio tutto quel grande bene che certamente ti pareva di meritare prima che cadessero le tue illusioni...

Nanetta

Che tortura!

Enrico

Io sono convinto, Nanetta, che ti amerò tanto e con tanta fede e con tanta umiltà che in questa umiltà e in questa fede tu dovrai, finalmente, un giorno sentire il desiderio di riposarti.

Nanetta

(quasi diffidando di sè, invasata dall'urgenza di farlo desistere e agitata da un pietoso pianto interiore, convulsamente ribadisce:)Non deve essere così, ti ripeto! E se anche tu m'inchiodi alla croce, io continuerò a gridare: non dev'essere così!... non dev'essere così!(Si lascia cadere sul canapè, sfinita dallo sforzo di crudeltà che ha compiuto.)

Enrico

(percosso, la guarda con un'annebbiata trepidanza)Ma... la ragione... qual è? Qual è la ragione suprema, la ragione immutabile della tua sentenza recisa, che uccide il mio sogno, che mi ruba l'avvenire?... Se questa ragione ci è, e se veramente è più forte di tutte le ragioni mie, se è veramente tale da proibirti persino di tollerare le mie speranze, perchè me l'hai taciuta fin adesso?... perchè neppure adesso me la dici?

Nanetta

(freme e non risponde.)

Enrico

Non ne hai il coraggio?(Rumina, si martella. — La sua trepidanza si fa più cupa e, man mano, egli si monta, si rieccita.)L'unica ragione che potresti non avere il coraggio di dirmi sarebbe quella di esserti irreparabilmente compromessa con lui... con quell'uomo che a te sembra sacro e inviolabile, con quell'uomo che non mi si permette d'insultare... E, tuttavia, se tu fossi colpevole, visto che hai tanto bisogno di non farti voler bene da me, non sarebbe forse logico che ti affrettassi a darmi la certezza della tua colpa? Dovresti capire che questa certezza mi guarirebbe immediatamente, che questa certezza mi ti strapperebbe dal cuore per non lasciartici entrare mai più...(Arrestando con una specie di spavento la corsa dei suoi funesti pensieri)Ma no... Per carità!... Dove mi fai riandare con la testa?... Tu non mi hai mentito... Non mi hai mentito... Non è possibile che abbi saputo mentirmi, tu, che m'insegnasti ad avere ribrezzo della menzogna...(S'interrompe di nuovo come se aspettasse una rassicurante conferma da lei.)

Nanetta

(nella impossibilità di trovare una parola utile, una parola opportuna, si dibatte, spasima, tenendo la faccia tra le mani.)

Enrico

(dopo una pausa, la fissa più intensamente, e ha gli occhi di fuoco nell'interrogarla:)Nanetta?...(Un'altra pausa.)Nanetta?...(E vedendola lì,ancora immobile, ancora trincerata nel suo silenzio e con la faccia nascosta, trasalisce e perdutamente supplica:)Nanetta?!...

Nanetta

(si scopre il viso, e la sua voce ha un suono misto di ferocia e di strazio)Non ho nulla da aggiungere a quanto hai già udito dalla mia bocca, e non sono qui per rendere conto a te della mia coscienza!

Enrico

(con uno scoppio di follia disperata)Ma, dunque, non c'è più dubbio? È proprio vero che mi hai mentito?!...

Nanetta

(implorando)Pensa di me ciò che puoi, purchè sia la mia liberazione e la tua!

Enrico

(accecato da un furore spaventosamente brutale)Io penso che ti sei gittata in un'avventura come un assetato si getta ad abbeverarsi a un pantano!

Nanetta

(rizzandosi in piedi con l'istantaneo raccapriccio doloroso di chi abbia ricevuto una scudisciata)Enrico!

Enrico

E il mistero nel quale ti chiudi è la conferma inesorabile d'una così orrenda abbiettezza! Non t'amo più, no, non t'amo più! Ti detesto con tutto il livore che mi metti tu nelle vene.(Dilaniato dal suo martirio)Mi hai fatta un'anima capace d'amare, e tu stessa, tu stessa mi costringi a detestarti!(Si sorregge a un mobile, come un ubbriaco.)

(Un istante di sospensione.)

Nanetta

(con un supremo tormento è riescita a sopportare e a non svelarsi. — E ora, pacatamente risoluta, come se pronunziasse la sua necessaria condanna:)E sia! Detestami, Enrico!...(Poi — mutando — con un fioco accento e con un pallido sorriso di sconfinata tristezza)Ma... passerà anche questo: lo vedrai. Ben presto, non mi detesterai nemmeno, e l'anima capace d'amare, che io ti ho fatta,... ti resterà.(Ricade a sedere, rassegnata.)

Clotilde

(di fuori — chiassosamente)Nanetta! Nanetta!(Entra, zelantissima)Ho visto per la prima volta il signor Corrado con le lagrime agli occhi...(Interdetta)Che diamine vi è accaduto? Vi siete bisticciati?

Nanetta

Sì, zia. Ci siamo bisticciati.

Clotilde

Sia lodato il cielo! Fate sempre comunella. Almeno vi siete bisticciati una volta!(Li osserva. Si meraviglia.)O insomma?!... Sul serio?!...

Nanetta

Più di quanto tu possa immaginare.

Clotilde

(affettuosa, vivace e scherzevole)Ma che!... Non seccare! Finiscila! Finitela tutti e due!

Nanetta

T'assicuro, zia, che non c'è rimedio. E, anzi,... sarebbe imbarazzante per me e per lui... se io profittassi ancora della tua ospitalità.(Si alza.)

Clotilde

(con un moto di viva sorpresa significativa)Te ne vuoi andareanchetu?! All'impensata?! Propriooggi?!

Enrico

(sordamente)È naturale che se ne vogliaoggiandare anche lei.

Nanetta

(fremendo di collera raffrenata, lo fulmina con lo sguardo e con la voce)Taci ora, tu!

Enrico

(si abbatte su una sedia, in silenzio.)

Clotilde

Non mi pare che sia il caso di pigliarla così tragicamente, cara Nanetta: tanto più che le apparenze dànno ragione a mio figlio. Il suo torto potrebb'essere soltanto quello di darsi pena per un fatto... il quale non riguarda che te. Tu hai da un pezzo proclamata la tua emancipazione, che, alla tua età, e dopo tante disillusioni, è più che legittima. E, visto che non riesci a domare la passione che hai per quell'uomo, la tua imprudenza... è comprensibile. Per conto mio, riconosco che fai benissimo a cavar dalla vita il meglio che puoi.

Nanetta

(la fronte in fiamme, le guance violacee, esplode, e le sue parole sono una valanga d'ironia facinorosa)Sì, zia: a qualunque costo, il meglio che posso, e,sopra ogni cosa, tutte le dolcezze, tutte le gioie dell'amore, perchè sono esse appunto che meritano certamente che si faccia tacere il nostro decoro, la nostra fierezza, il nostro pudore, ogni scrupolo della nostra coscienza, ogni sentimento che non abbia le radici nel nostro egoismo! Tu m'incoraggi, non è vero?, tu m'incoraggi a sostituire, finalmente, alla malinconica speranza d'essere una moglie l'allegra realtà d'essere un'amante?!(Scoppiando in una risata frenetica)Ah ah ah ah!... Nessuna donna è stata mai più ridicola di me!

Clotilde

Ma frènati, Nanetta! Tu sei in uno stato d'esaltazione che mi spaventa e che m'impedisce di raccapezzarmi.

Nanetta

(grida:)Cavo dalla vita il meglio che posso, io, e perciò fuggo da tuo figlio, che, un momento fa, mi prometteva di sposarmi!

Clotilde

(con un sobbalzo di stupore e d'allarme)Mio figlio ti prometteva di sposarti?!

Nanetta

Ma sta' tranquilla: l'ho già salvato dalla sua follia. Te lo garantisco.

Clotilde

(agitatissima)È lui che me ne deve convincere. Sino a quando lui stesso non riuscirà a rassicurarmi, io temerò effettivamente che il suo cervello sia spacciato!

Nanetta

(imperiosa)Rassicura tua madre, Enrico! Ne hai bene il dovere.

Clotilde

(al figlio)A te, dunque. Parla. Dimmi quel che senti. Dimmi quel che pensi. Io ho bisogno di saperlo.

Nanetta

(attende ansiosissima, presa da una perplessità complicata e contraddittoria.)

Clotilde

(con ferma insistenza)Mi sono spiegata, sì o no?

Enrico

(incalzato dalla desolazione, rompe in una crisi di pianto)Ho l'anima che mi muore, mamma! Questo solamente so dirti.

Clotilde

(furibonda, a Nanetta)Lo vedi se l'hai salvato!?

Nanetta

(slanciandosi a soccorrerlo con un impeto infrenabile di tenera compassione)No, no, Enrico! No!

Clotilde

(energica e severa)E che fai adesso?!

Nanetta

(si arresta d'un colpo come sull'orlo d'un fosso. Le corre un brivido per tutto il corpo. Retrocede un poco.)

Clotilde

(piantandosi risoluta accanto alla porta di destra, si rivolge al figlio e, con un gesto d'imposizione, gli comanda:)Vieni con me, tu! Quando saremo soli, saprai dirmi, senza dubbio, qualche cosa di meno rattristante. Obbedisci!

Enrico

Sì, mamma.(Si alza. Contiene i singhiozzi. Si asciuga le lacrime. E, passando, con la testa bassa, innanzi alla madre, rassegnatamente, esce.)

Clotilde

(sta per seguirlo.)

Nanetta

(supplichevole)Un momento, zia! Te ne prego.

Clotilde

(si ferma, si volta. — Poi, quasi senza asprezza)Che altro vuoi, Nanetta?

Nanetta

Nulla per me, zia. Oggi, come sempre.(Pausa)Chiudi quella porta.

Clotilde

(chiude e le si accosta, lenta, in attesa)Di' pure.

Nanetta

(pianamente, con una serenità di voce che contrasta coi segni della sua fisonomia)Non seguo il signor Corrado. Non sarò l'amante del signor Corrado. Non lo vedrò mai più. E tra me e lui il sacrificio della più austera rinunzia è stato compiuto fino all'ultimo. Nondimeno, è necessario che tuo figlio continui a credermi o a sospettarmi... una sgualdrina. Il disprezzo non tarderà troppo ad uccidere l'amore — ed egli sarà salvo davvero.

Clotilde

(smarrita nella commozione, nella riconoscenza)Nanetta mia!... Come mi fai mortificare d'essere stata cattiva con te... E che grande bontà è la tua!(L'abbraccia fortemente e la bacia.)

Nanetta

Non ne ho alcun merito.(Ogni sua parola cade come una lagrima)È il mio destino che me la impone.(Si distacca)E addio!... Capirai che in questa casa non posso rimanere nè un giorno, nè un'ora di più.

Clotilde

(ha un gesto d'adesione accorata, ma indispensabile.)

Nanetta

(guarda la porta chiusa. Dilata le pupille. Resta intenta)E ancora piange!... Ancora piange!...

Clotilde

(tende l'orecchio)... A me sembra che si sia calmato...

Nanetta

Tu non senti che piange? Io sì, purtroppo!(Fa qualche passo per essere più vicina alla porta. E ascolta e ascolta. — A poco a poco, è penetrata da quel pianto come dal fascino d'un maligno incantesimo. — Ella è lì, nella immobilità della soggiogazione, col dorso un po' curvo, con tutti i sensi tesi verso quell'uscio, con la bocca semiaperta in una espressione di spasimo dolce. — Indi, comincia ad affannare. Il suo petto pulsa violentemente. Il suo volto si sbianca ogni istante di più.)

Clotilde

(che non ha cessato di osservarla, a un tratto, impressionata, le va alle spalle e la chiama, appena:)Nanetta!...

Nanetta

(come in un brusco risveglio)Zia!

Clotilde

Che hai?!

Nanetta

(trasognata, perduta)Non so... Quel pianto insistente, che mi chiama, che mi chiama,... è terribile per me!... Sono... una debole donna... Tanto debole!...(Piange anche lei. — Si sente mancare)Aiutami tu ad andar via... Aiutami tu!...(Si abbandona tra le braccia pronte di Clotilde.)

Clotilde

(la sostiene, la stringe)....

SIPARIO.


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