ATTO QUARTOIl triclinio imperiale—Da un lato della scena una grande apertura chiusa da vetri speculari—Ricche lampade pendono dalla vôlta—Luce e profumi in ogni parte.—È notte—Nerone, Atte, VinicioPrefetto del pretorio,Egloge, Cluvio Rufo, Menecratestanno sdraiati sui letti coperti di porpora che circondano il desco sul quale risplendono vasi d’oro e d’argento. I convitati indossano la bianca veste del convito ed ànno la fronte coronata di rose—Schiave anch’esse coronate di fiori, recano le vivande. Suono di flauti e di cetre—Orgia.SCENA I.VINICIOViva Nerone!MENECRATEIl Dio nostro!NERONESpargeteBalsami e vino sopra il pavimento.—All’ebbrezza consacro questa notteEd alla voluttà!(Al cenno di Nerone alcune schiave recano vasi di vino e di balsamo e li spargono sul pavimento)RUFOInni all’ebbrezza!EGLOGEInni alla voluttà!NERONEPortate in giroLa mia tazzamurrina, e ognuno bevaAlla salute d’Egloge.MENECRATESia fattaRegina del convito.VINICIOÈ facilmenteRegina ovunque la bellezza.NERONE (alzandosi)L’estroConcitato scintilla poesia:Io sciolgo un inno epicureo.MENECRATEFrenateLe vostre lingue.VINICIOCanta il vincitoreDi Catullo.RUFOAscoltiamo il gran poeta.NERONE (con tuono di voce e con la esaltazione dell’improvvisatore)Il più gradito lettoÈ quello del banchetto;Beviamo, amici—e sia la gioia viva,E sia vivo l’amore;Beviam! Presto si muore,Nè crescono le viti del FalernoLungo la tetra rivaDei laghi dell’Averno.Laggiù più il nostro labbro non si posaSulla bocca amorosaD’una bella fanciulla.—Amiam; ci aspetta dopo morte il nulla.—Venere santa, a noi co’ tuoi sereniOcchi, d’Olimpo vieni,Perla voluttüosa e meravigliaDe la natal conchiglia;Ove non entra lumeDi tua beltà, si discolora il mondo,È selvaggio il costume,E il tedio più profondoSi spiega sovra un popolo che dorme.—Ma dove appaion l’ormeDel tuo piede divinoÀnno vita le grazie, e l’armoniaDi tutte l’arti—orgoglioDel popol latino.Sorridi, o bionda Iddia,Il genio mio preparaAlla dolcezza del tuo culto un’araSul fiero Campidoglio.Sorridi, o bionda Iddia; di noi più degnoÈ il tuo feminëo regno,Tu sei nostra speranza.—Giove è omai troppo vecchio, e muti stanza.(Torna a sdraiarsi abbracciando Egloge)VINICIODelizïosi versi!MENECRATEIo do il mio votoPer l’esilio di Giove.EGLOGEIo bevo al cultoDi Venere!NERONEAl tuo culto, o bella!MENECRATEUdite:Un distico mi scappa dal bicchiere.RUFOUn qualche zoppo esametro.EGLOGEChiudeteLe delicate orecchie, o dolci Muse!MENECRATE (alzando la sua tazza)I vizi e gli anni mi resero stracco;Lascio Venere in pace e inneggio a Bacco!RUFOViva Bacco!MENECRATEScommetto che il buon RufoÈ un uom stracco.NERONEPrezïosa mirraS’infonda nelle tazze spumeggiantiDi vino greco.(Le schiave recano vasi di mirra e li distribuiscono ai convitati)RUFOAl Dio del vino il vino!VINICIOÈ il suo migliore incenso.MENECRATEIl vituperioSulla legge Licinia!NERONELegge degnaD’una plebe mendica, e non dell’uomoCh’è signore del mondo.—Ognun ritengaCome regalo mio la coppa d’oroChe gli sfavilla innanzi.MENECRATEE questa io chiamoMagnificenza imperïale.VINICIOVivail padre della patria!NERONEDite meglio:Viva l’artista!RUFOA te gli allori!MENECRATE (presentando la tazza vuota)Schiava,A me vino!EGLOGEE tu sola, Atte, rimaniIn quel silenzio disdegnoso?ATTE (sorridendo tristamente)EppureParlai!NERONENiuno t’intese.ATTEÈ rumorosaTroppo quest’orgia.MENECRATETroppo!ATTE (alzandosi)Ebbene, anch’ioAggiungerò l’inverecondo gridoAi vostri—anch’io son ebbra, e sento il sangueChe s’infiamma...—A me il tirso e la coronaDi pàmpani...—Divenni una baccante.—NERONECosì mi piaci.ATTEBeviamo! L’allegraSpensieratezza sia nostra compagnaNella vita che fugge, e l’invocataVenere ne circondi di sue grazieE de’ suoi baci... Beviamo! La vitaFugge.—Vedete quella saltatrice,Già sospir delle plebi nel teatro,Poi di Nerone?...—Essa è bella, raggianteDi avvenire e di gioia... Un inno, o amica,Un inno alla tua cara giovinezza!Ahimè, declini mestamente il capoSul seno del diletto imperatore...T’invito un’altra volta: un inno a’ tuoiAnni!... Non puoi? Che!... t’ingannava adunqueLa tua speranza?(Egloge piega il capo sul seno dell’imperatore)NERONE (abbracciandola)Qual sospetto!... O miaEgloge!RUFODi mortale pallidezzaÈ coperto il suo volto.MENECRATE (osservando il posto lasciato vuoto da Atte)Il caso è strano,Atte si dileguò.NERONE (con un grido)Si riconducaA me d’innanzi o viva o morta... Udiste?(Alcuni schiavi escono)E tu rispondi, o amata mia fanciulla,Cosa t’avvenne mai?EGLOGE (con voce sempre più debole)Sento un atroceDolore, e la favilla di mia vitaS’estingue...NERONEOlà, correte...VINICIOUn qualche aiuto...MENECRATE (dopo aver gittato uno sguardo su Egloge)È inutile.NERONEChe dici?MENECRATEMedic’arteNulla può contro quella di Locusta.NERONEAvvelenata!... Ciò non sia—non voglioCh’ella muoia.EGLOGEMa questo vuole il fatoChe mi raggiunse.VINICIOInfelice!EGLOGEIo che tantoÒ amato il sole non avrò più intornoChe fredda oscurità... Povero sognoDella fervida mente!... Ahi, la mia caraDanza è finita!...(Egloge muore)NERONE (dopo averla scossa inutilmente)Morta!... E ancor quell’AtteNon è qui?—Troverò tormenti noviPer lei che à spento la gioconda vitaDi questa giovinetta...—Ogni allegrezzaEsule vada dalla casa mia,Divellete dai capi le corone,Piangete tutti—io piango!(I convitati si strappano dalla fronte le corone)MENECRATE (gittando la sua)Ed il convitoPuò dirsi omai Neronïano.(Il cadavere della saltatrice è adagiato sopra uno dei letti del triclinio)SCENA II.I precedenti personaggi,Faonte, EpafroditoEPAFRODITOAccorri,O imperatore.NERONEE qual spavento è il vostro?FAONTELa plebe insorge contro te.NERONELa plebe!MENECRATEAhi, razza ingrata!NERONE (a Faonte)Narra adunque...FAONTEScorreLa ribellione per le vie di Roma;L’ira ministra l’armi, rovesciateSon le tue statue, e ognun dà lodi al nomeDi Galba.NERONEMaledetta sia per sempreQuesta notte!(Scompiglio.—Alcuni de’ convitati, i liberti e le schiave fuggono; i vasi del convito cadono rovesciati)(correndo verso Rufo)O mio buon Rufo, in pregioIo tengo la tua fede, e in tal periglioNon mi manchi...RUFOE che chiedi?NERONEVa—radunaIl Senato.RUFOA quest’ora!NERONE (spingendolo fuori della scena)Puoi salvarmi,E metti indugio?(Rufo esce)(correndo verso Vinicio)E tu, Vinicio, irrompiContro i ribelli con le tue coorti,Avranno l’oro che vorranno.—Intendi?Usa l’ali del fulmine.VINICIONeroneE Roma mi conoscono.(esce)NERONE (al buffone che sogghigna guardandolo)E tu ridi,Menecrate?MENECRATESorrido degli eventiCiechi.NERONE (abbracciandolo con affetto pauroso)Ti prego, non lasciarmi solo.—Ò bisogno di te.MENECRATE (scostandosi)Fragile scudoÈ il petto d’un buffone.NERONEE che vuoi dirmi?MENECRATEChe la commedia nostra è terminata,E in mezzo ai fischi; e omai convien ch’io cerchi,Nerone mio, di recitarne un’altraChe porti un nuovo titolo.NERONE (con un grido di rabbia)Le scaleGemonie.MENECRATE (tranquillamente)E ciò può essere.—FrattantoPermetterai ch’io pigli l’aurea tazzaChe m’ài donato.(Prende sul desco una coppa d’oro e fugge)NERONE (scagliandogli dietro la sua tazza murrina)E piglia ancora questa,O parassita infame.SCENA III.Nerone, Epafrodito, FaonteNERONE (ai due liberti)Almeno voiNon mi tradite!EPAFRODITOGiuro che il mio sangueT’appartiene.FAONTEEd il mio.NERONEDunque volate,Percotete le porte di coloro(E sono tanti!) ch’io dalla miseriaÒ sollevato a splendide ricchezze:Dite ch’armino i servi e i lor clienti,Io qui li aspetto.(I liberti escono)SCENA IV.NeroneEccomi solo.—Ahi, parmiQuesto silenzio pieno di spavento!(Passeggia a grandi passi la scena come uomo che non sa a qual partito appigliarsi. Nel volgersi vede il cadavere di Egloge e le s’avvicina.—Un lontano rumore di tempesta)Tu dormi intanto sopra il tuo guanciale,O misera fanciulla—ed il tuo sonnoÈ lungo, tristo, senza visïoni.Sonno fatal che non aspetta l’alba...—(Una lunga pausa)Eppur sei vaga ancora, e mi sorridi;Brami, o diletta, ch’io pur teco dorma?La tua bellezza m’affanna... Ch’io copraIl tuo sorriso.(Gitta il manto sul cadavere)Ed io son solo!—ForseVinicio giunse in tempo, e la plebagliaRicacciò nei tuguri d’onde uscivaDi stragi desiosa e di novelloImperatore.(Andando verso la finestra ed aprendola)Vediam.—Nella stradaTutto tace, e soltanto la tempestaManda dal cielo lampi e rovinosaAcqua sopra la terra...(Retrocedendo spaventato)O me perduto!Le guardie pretoriane della casaLa lasciavan deserta... E se fra pocoLa plebe irrompe qui?(Un tuono; ripetuti colpi di vento spengono le lampade)Ch’io mi nasconda!E dove?... Muterò la triclinariaMia veste in quella sordida del reo,E inginocchiato avanti i miei nemiciImplorerò misericordia... E cosaÈ quest’imperio? Come bella donnaDi vil marito, omai l’imperio è merceChe l’avarizia de’ soldati vendeA chi più paga. Mi lascin la vita,La prefettura dell’Egitto o d’altraProvincia, ed io saluto il fortunatoMio successore Galba... Galba!—E ad essoVilmente cederò? Non mi rimaneSalvezza alcuna?—Se con un mio cennoIo potessi di furto per le vieSpargere tutte le feroci belveChe stan chiuse nei circhi... Qual pauraNella città!... Che penso? E alcun non torna!Sì nova è dunque la sciagura miaChe più non mi concede nè un amicoNè un inimico?SCENA V.Atte, NeroneATTE (presentandosi dal fondo della scena)Io t’offro e l’uno e l’altro;Scegli.NERONEE sei tu, perversa?ATTEIo.NERONENè paventiDi me?ATTENon ò tremato quando RomaPaurosa ubbidiva al suo tiranno,E mi pretendi abbietta ora che ognunoSi leva e ti disprezza?NERONEEbben, tu pureGitta la pietra tua contro il feritoLeone—ma se son per gli altri inerme,Ò ancor per te gli artigli, e vendicarmiSaprò.(Avventandosi con ira sopra Atte)ATTE (presentandosi fieramente innanzi a Nerone)Vediam se l’osi.—Ecco, t’arretri.NERONEÒ paura di te: sì, t’allontana,Implacabile donna, a me congiuntaDa un avverso destino.—A goder vieniDell’infortunio mio?ATTEVengo a salvarti.NERONEA salvarmi!ATTEIo ciò posso.NERONETu m’illudi,Tu m’illudi, o maligna.ATTEIo dico il vero.NERONEIl vero!ATTEÀi tu coraggio?NERONEE ridonarmiPotrai l’imperio?...—Dillo: ai piedi tuoiMi prostrerò.ATTEL’imperio è morto.NERONEE qualeSalute m’offri?ATTE (presentandogli una piccola ampolla)Questa.NERONEChe?... un veleno!ATTELo ricusi?NERONEUn veleno! E non è quelloChe adoperava il tuo perfido ingegnoContro la poveretta che là giaceSenza vita?ATTENerone è diventatoUn uomo pio!—Rammento un’altra notteEd un altro convito. Andava in giro,Come nel nostro, oscena contentezza:duella degli ebbri. Un dolce giovinettoTi scherzava dappresso, e tu ridendoA lui porgesti la tua tazza. Ei bevveE spirò. Quell’ucciso si nomavaBrittannico.—La tazza racchiudeaVeleno: questo.NERONETaci, o maledettaLingua! E che giova adesso di svegliarmiIntorno l’ombre de’ sepolti?ATTEIl fatoMiserando degli altri almen ti sproniA sfidare con grande animo il tuo.La vita che menasti è vita pienaDi vizi e di delitti, e non v’è d’uopoDi suggellarla con la brutta infamiaDel non saper morire—infamia estrema,E non romana. Una sol volta pensaDi qual patria sei figlio, ai suicidiEroici delle tue vittime, e in questaOra di prova innalzati per pocoDalla bassezza tua.NERONEChe mi consigli?ATTELa virtù sola che ti resta: cadiRomanamente.NERONEToglimi dal guardoQuella truce bevanda; mi dà noiaIl morire... Ò trent’anni, e m’innamoraLa vita; quest’amor, se vuoi, lo chiamaCodardia, non m’offendo. Io non mi tengoScolaro degli stoici... Morire!E perchè lo dovrei? Perduto tuttoAncor non è... Perchè vieni a rubarmiOgni speranza?ATTEE in che più speri? Il regnoDel tristo è breve.—Se tu m’ascoltavi,Avresti con l’esempio e con le leggiRisuscitato alla grandezza anticaQuesta Roma bastarda, effeminata,Nell’ozio avvezza di sciupar la gloriaChe i padri le lasciarono pugnandoIn tutti i campi che stan sotto il sole.Ma tu di ciò nulla tentavi, ed oraA chi ti volgi? forse a quel SenatoChe rendesti un ignobile consessoD’adulatori e di vigliacchi, prontiA mutare il signor come la toga?Od ai patrizi di cui disertastiLe famiglie più illustri, regalandoDe’ loro averi le bugiarde spie?Od al minuto popolo che riseDi te, pugillatore nell’arenaE guidator di carri?—Ecco—raccogliL’opra che seminasti.NERONEEppure amaiIl popolo!ATTEE perchè sei solo, e niunoTi difende?NERONETel dico un’altra volta:Allontanati, o donna. Più funestaDi Galba e degli eserciti ribelliM’è la tua compagnia.ATTE (allontanandosi)Li aspetta dunque,Io ti lascio.NERONE (correndo a lei preso dal più grande spavento)Rimani.—Non ascoltiGiù nella strada un suon di minaccioseGrida?... Mi salva!ATTEIo non odo che il romboDe la procella.NERONE (rasserenandosi)Ah!... m’ingannai.ATTEFui dunqueTanto infelice di riporre il mioAffetto in uom così codardo? E notaÈ a te la donna che dispregi?...—Io soQuando, spezzato il fren d’ogni nequizia,Mascherato ladrone andavi attornoPer la città, nè coi minori ladriPartir sdegnavi la mal tolta preda,Io sola, non richiesta e non veduta,Di guardie circondavo e di salvezzaLe tue fughe notturne, ed a me devi,A me soltanto, se dalle congiureChe accerchiano la casa dei tiranniAlcuno non sorgea che ti togliessePrima d’ora dal mondo.—E allor che videLa propria sorte nella tua fierezzaAgrippina infelice, e stranamenteImmaginò domar l’atroce belvaChe nutrì col suo latte, io m’interposiA voi due, risparmiando atto più infameDel matricidio che adempisti poi.E qual mercede ài reso al grande affettoDi questa donna? Con crudel studioLe più tenere fibre del mio coreDilanïasti tutte ad una ad una,E dopo avermi fatto abbietto giocoDelle tue mogli adducesti in SenatoD’uomini consolari il giuramentoA confermare ch’io non nacqui schiavaMa da stirpe di regi, e ch’ero degnaDi sederti dappresso imperatrice.Villano! E ciò ti parve ancora poco,E raccolta dal trivio una vendutaE oscena saltatrice, anteponestiBaci volgari alla provata, ardenteOnnipotenza dell’affetto mio!Eppure quel tuo cinico disprezzoNon colpiva soltanto, o smemorato,il cuore d’un’amante, ed in quest’oraCh’àn preparata le tue colpe io sorgoA te d’incontro, io madre d’un tuo figlio.—M’è ignoto se gl’Iddii curan le coseMortali, ma so ben che la tua drudaÈ là senza la vita e che tu tremiAvanti a me senza l’imperio.NERONEDammiQuel veleno... Alcun giunge... Ah, finalmente!...SCENA VI.Epafrodito, Faonte, Atte, NeroneEPAFRODITOOgn’opera fu vana.NERONEE che?...FAONTEGli amiciO restan sordi entro le lor case,O imprecano al tuo nome.NERONEI rinnegati!E Vinicio?FAONTECon pochi pretorianiA te fedeli un argine finoraPose al furor del popolo, ma vintoDal numero cedeva... Ampia è la strage,E vidi fra i caduti sanguinoso...NERONEChi mai?FAONTEBabilio astrologo.NERONEEd è morto?FAONTEM’è ignoto; qui volai senza curarmiDi lui.NERONEFacesti male... Or si convieneCh’io fugga... È giunta l’ora mia.FAONTELa notteE la tempesta aiuteran la nostraFuga... vieni.NERONE (fermandosi avanti il cadavere di Egloge)O beata nella tuaMiseria! O te beata! almen rimaniNella casa di Cesare.ATTEDovevaCesare rimanervi.FAONTEOgni momentoCresce il nostro periglio.NERONEPrecedeteCauti... io vi sieguo.(Volgendosi e vedendo Atte che lo accompagna)E tu pure?ATTEAncor t’amo,Nè posso abbandonarti!NERONEE che mi restaPiù?...(Girando gli occhi vede la sua cetra sul desco)Che resta?—Faonte, la mia cetra!(Faonte piglia la cetra di Nerone. Tutti escono)Fine dell’atto quarto
ATTO QUARTOIl triclinio imperiale—Da un lato della scena una grande apertura chiusa da vetri speculari—Ricche lampade pendono dalla vôlta—Luce e profumi in ogni parte.—È notte—Nerone, Atte, VinicioPrefetto del pretorio,Egloge, Cluvio Rufo, Menecratestanno sdraiati sui letti coperti di porpora che circondano il desco sul quale risplendono vasi d’oro e d’argento. I convitati indossano la bianca veste del convito ed ànno la fronte coronata di rose—Schiave anch’esse coronate di fiori, recano le vivande. Suono di flauti e di cetre—Orgia.SCENA I.VINICIOViva Nerone!MENECRATEIl Dio nostro!NERONESpargeteBalsami e vino sopra il pavimento.—All’ebbrezza consacro questa notteEd alla voluttà!(Al cenno di Nerone alcune schiave recano vasi di vino e di balsamo e li spargono sul pavimento)RUFOInni all’ebbrezza!EGLOGEInni alla voluttà!NERONEPortate in giroLa mia tazzamurrina, e ognuno bevaAlla salute d’Egloge.MENECRATESia fattaRegina del convito.VINICIOÈ facilmenteRegina ovunque la bellezza.NERONE (alzandosi)L’estroConcitato scintilla poesia:Io sciolgo un inno epicureo.MENECRATEFrenateLe vostre lingue.VINICIOCanta il vincitoreDi Catullo.RUFOAscoltiamo il gran poeta.NERONE (con tuono di voce e con la esaltazione dell’improvvisatore)Il più gradito lettoÈ quello del banchetto;Beviamo, amici—e sia la gioia viva,E sia vivo l’amore;Beviam! Presto si muore,Nè crescono le viti del FalernoLungo la tetra rivaDei laghi dell’Averno.Laggiù più il nostro labbro non si posaSulla bocca amorosaD’una bella fanciulla.—Amiam; ci aspetta dopo morte il nulla.—Venere santa, a noi co’ tuoi sereniOcchi, d’Olimpo vieni,Perla voluttüosa e meravigliaDe la natal conchiglia;Ove non entra lumeDi tua beltà, si discolora il mondo,È selvaggio il costume,E il tedio più profondoSi spiega sovra un popolo che dorme.—Ma dove appaion l’ormeDel tuo piede divinoÀnno vita le grazie, e l’armoniaDi tutte l’arti—orgoglioDel popol latino.Sorridi, o bionda Iddia,Il genio mio preparaAlla dolcezza del tuo culto un’araSul fiero Campidoglio.Sorridi, o bionda Iddia; di noi più degnoÈ il tuo feminëo regno,Tu sei nostra speranza.—Giove è omai troppo vecchio, e muti stanza.(Torna a sdraiarsi abbracciando Egloge)VINICIODelizïosi versi!MENECRATEIo do il mio votoPer l’esilio di Giove.EGLOGEIo bevo al cultoDi Venere!NERONEAl tuo culto, o bella!MENECRATEUdite:Un distico mi scappa dal bicchiere.RUFOUn qualche zoppo esametro.EGLOGEChiudeteLe delicate orecchie, o dolci Muse!MENECRATE (alzando la sua tazza)I vizi e gli anni mi resero stracco;Lascio Venere in pace e inneggio a Bacco!RUFOViva Bacco!MENECRATEScommetto che il buon RufoÈ un uom stracco.NERONEPrezïosa mirraS’infonda nelle tazze spumeggiantiDi vino greco.(Le schiave recano vasi di mirra e li distribuiscono ai convitati)RUFOAl Dio del vino il vino!VINICIOÈ il suo migliore incenso.MENECRATEIl vituperioSulla legge Licinia!NERONELegge degnaD’una plebe mendica, e non dell’uomoCh’è signore del mondo.—Ognun ritengaCome regalo mio la coppa d’oroChe gli sfavilla innanzi.MENECRATEE questa io chiamoMagnificenza imperïale.VINICIOVivail padre della patria!NERONEDite meglio:Viva l’artista!RUFOA te gli allori!MENECRATE (presentando la tazza vuota)Schiava,A me vino!EGLOGEE tu sola, Atte, rimaniIn quel silenzio disdegnoso?ATTE (sorridendo tristamente)EppureParlai!NERONENiuno t’intese.ATTEÈ rumorosaTroppo quest’orgia.MENECRATETroppo!ATTE (alzandosi)Ebbene, anch’ioAggiungerò l’inverecondo gridoAi vostri—anch’io son ebbra, e sento il sangueChe s’infiamma...—A me il tirso e la coronaDi pàmpani...—Divenni una baccante.—NERONECosì mi piaci.ATTEBeviamo! L’allegraSpensieratezza sia nostra compagnaNella vita che fugge, e l’invocataVenere ne circondi di sue grazieE de’ suoi baci... Beviamo! La vitaFugge.—Vedete quella saltatrice,Già sospir delle plebi nel teatro,Poi di Nerone?...—Essa è bella, raggianteDi avvenire e di gioia... Un inno, o amica,Un inno alla tua cara giovinezza!Ahimè, declini mestamente il capoSul seno del diletto imperatore...T’invito un’altra volta: un inno a’ tuoiAnni!... Non puoi? Che!... t’ingannava adunqueLa tua speranza?(Egloge piega il capo sul seno dell’imperatore)NERONE (abbracciandola)Qual sospetto!... O miaEgloge!RUFODi mortale pallidezzaÈ coperto il suo volto.MENECRATE (osservando il posto lasciato vuoto da Atte)Il caso è strano,Atte si dileguò.NERONE (con un grido)Si riconducaA me d’innanzi o viva o morta... Udiste?(Alcuni schiavi escono)E tu rispondi, o amata mia fanciulla,Cosa t’avvenne mai?EGLOGE (con voce sempre più debole)Sento un atroceDolore, e la favilla di mia vitaS’estingue...NERONEOlà, correte...VINICIOUn qualche aiuto...MENECRATE (dopo aver gittato uno sguardo su Egloge)È inutile.NERONEChe dici?MENECRATEMedic’arteNulla può contro quella di Locusta.NERONEAvvelenata!... Ciò non sia—non voglioCh’ella muoia.EGLOGEMa questo vuole il fatoChe mi raggiunse.VINICIOInfelice!EGLOGEIo che tantoÒ amato il sole non avrò più intornoChe fredda oscurità... Povero sognoDella fervida mente!... Ahi, la mia caraDanza è finita!...(Egloge muore)NERONE (dopo averla scossa inutilmente)Morta!... E ancor quell’AtteNon è qui?—Troverò tormenti noviPer lei che à spento la gioconda vitaDi questa giovinetta...—Ogni allegrezzaEsule vada dalla casa mia,Divellete dai capi le corone,Piangete tutti—io piango!(I convitati si strappano dalla fronte le corone)MENECRATE (gittando la sua)Ed il convitoPuò dirsi omai Neronïano.(Il cadavere della saltatrice è adagiato sopra uno dei letti del triclinio)SCENA II.I precedenti personaggi,Faonte, EpafroditoEPAFRODITOAccorri,O imperatore.NERONEE qual spavento è il vostro?FAONTELa plebe insorge contro te.NERONELa plebe!MENECRATEAhi, razza ingrata!NERONE (a Faonte)Narra adunque...FAONTEScorreLa ribellione per le vie di Roma;L’ira ministra l’armi, rovesciateSon le tue statue, e ognun dà lodi al nomeDi Galba.NERONEMaledetta sia per sempreQuesta notte!(Scompiglio.—Alcuni de’ convitati, i liberti e le schiave fuggono; i vasi del convito cadono rovesciati)(correndo verso Rufo)O mio buon Rufo, in pregioIo tengo la tua fede, e in tal periglioNon mi manchi...RUFOE che chiedi?NERONEVa—radunaIl Senato.RUFOA quest’ora!NERONE (spingendolo fuori della scena)Puoi salvarmi,E metti indugio?(Rufo esce)(correndo verso Vinicio)E tu, Vinicio, irrompiContro i ribelli con le tue coorti,Avranno l’oro che vorranno.—Intendi?Usa l’ali del fulmine.VINICIONeroneE Roma mi conoscono.(esce)NERONE (al buffone che sogghigna guardandolo)E tu ridi,Menecrate?MENECRATESorrido degli eventiCiechi.NERONE (abbracciandolo con affetto pauroso)Ti prego, non lasciarmi solo.—Ò bisogno di te.MENECRATE (scostandosi)Fragile scudoÈ il petto d’un buffone.NERONEE che vuoi dirmi?MENECRATEChe la commedia nostra è terminata,E in mezzo ai fischi; e omai convien ch’io cerchi,Nerone mio, di recitarne un’altraChe porti un nuovo titolo.NERONE (con un grido di rabbia)Le scaleGemonie.MENECRATE (tranquillamente)E ciò può essere.—FrattantoPermetterai ch’io pigli l’aurea tazzaChe m’ài donato.(Prende sul desco una coppa d’oro e fugge)NERONE (scagliandogli dietro la sua tazza murrina)E piglia ancora questa,O parassita infame.SCENA III.Nerone, Epafrodito, FaonteNERONE (ai due liberti)Almeno voiNon mi tradite!EPAFRODITOGiuro che il mio sangueT’appartiene.FAONTEEd il mio.NERONEDunque volate,Percotete le porte di coloro(E sono tanti!) ch’io dalla miseriaÒ sollevato a splendide ricchezze:Dite ch’armino i servi e i lor clienti,Io qui li aspetto.(I liberti escono)SCENA IV.NeroneEccomi solo.—Ahi, parmiQuesto silenzio pieno di spavento!(Passeggia a grandi passi la scena come uomo che non sa a qual partito appigliarsi. Nel volgersi vede il cadavere di Egloge e le s’avvicina.—Un lontano rumore di tempesta)Tu dormi intanto sopra il tuo guanciale,O misera fanciulla—ed il tuo sonnoÈ lungo, tristo, senza visïoni.Sonno fatal che non aspetta l’alba...—(Una lunga pausa)Eppur sei vaga ancora, e mi sorridi;Brami, o diletta, ch’io pur teco dorma?La tua bellezza m’affanna... Ch’io copraIl tuo sorriso.(Gitta il manto sul cadavere)Ed io son solo!—ForseVinicio giunse in tempo, e la plebagliaRicacciò nei tuguri d’onde uscivaDi stragi desiosa e di novelloImperatore.(Andando verso la finestra ed aprendola)Vediam.—Nella stradaTutto tace, e soltanto la tempestaManda dal cielo lampi e rovinosaAcqua sopra la terra...(Retrocedendo spaventato)O me perduto!Le guardie pretoriane della casaLa lasciavan deserta... E se fra pocoLa plebe irrompe qui?(Un tuono; ripetuti colpi di vento spengono le lampade)Ch’io mi nasconda!E dove?... Muterò la triclinariaMia veste in quella sordida del reo,E inginocchiato avanti i miei nemiciImplorerò misericordia... E cosaÈ quest’imperio? Come bella donnaDi vil marito, omai l’imperio è merceChe l’avarizia de’ soldati vendeA chi più paga. Mi lascin la vita,La prefettura dell’Egitto o d’altraProvincia, ed io saluto il fortunatoMio successore Galba... Galba!—E ad essoVilmente cederò? Non mi rimaneSalvezza alcuna?—Se con un mio cennoIo potessi di furto per le vieSpargere tutte le feroci belveChe stan chiuse nei circhi... Qual pauraNella città!... Che penso? E alcun non torna!Sì nova è dunque la sciagura miaChe più non mi concede nè un amicoNè un inimico?SCENA V.Atte, NeroneATTE (presentandosi dal fondo della scena)Io t’offro e l’uno e l’altro;Scegli.NERONEE sei tu, perversa?ATTEIo.NERONENè paventiDi me?ATTENon ò tremato quando RomaPaurosa ubbidiva al suo tiranno,E mi pretendi abbietta ora che ognunoSi leva e ti disprezza?NERONEEbben, tu pureGitta la pietra tua contro il feritoLeone—ma se son per gli altri inerme,Ò ancor per te gli artigli, e vendicarmiSaprò.(Avventandosi con ira sopra Atte)ATTE (presentandosi fieramente innanzi a Nerone)Vediam se l’osi.—Ecco, t’arretri.NERONEÒ paura di te: sì, t’allontana,Implacabile donna, a me congiuntaDa un avverso destino.—A goder vieniDell’infortunio mio?ATTEVengo a salvarti.NERONEA salvarmi!ATTEIo ciò posso.NERONETu m’illudi,Tu m’illudi, o maligna.ATTEIo dico il vero.NERONEIl vero!ATTEÀi tu coraggio?NERONEE ridonarmiPotrai l’imperio?...—Dillo: ai piedi tuoiMi prostrerò.ATTEL’imperio è morto.NERONEE qualeSalute m’offri?ATTE (presentandogli una piccola ampolla)Questa.NERONEChe?... un veleno!ATTELo ricusi?NERONEUn veleno! E non è quelloChe adoperava il tuo perfido ingegnoContro la poveretta che là giaceSenza vita?ATTENerone è diventatoUn uomo pio!—Rammento un’altra notteEd un altro convito. Andava in giro,Come nel nostro, oscena contentezza:duella degli ebbri. Un dolce giovinettoTi scherzava dappresso, e tu ridendoA lui porgesti la tua tazza. Ei bevveE spirò. Quell’ucciso si nomavaBrittannico.—La tazza racchiudeaVeleno: questo.NERONETaci, o maledettaLingua! E che giova adesso di svegliarmiIntorno l’ombre de’ sepolti?ATTEIl fatoMiserando degli altri almen ti sproniA sfidare con grande animo il tuo.La vita che menasti è vita pienaDi vizi e di delitti, e non v’è d’uopoDi suggellarla con la brutta infamiaDel non saper morire—infamia estrema,E non romana. Una sol volta pensaDi qual patria sei figlio, ai suicidiEroici delle tue vittime, e in questaOra di prova innalzati per pocoDalla bassezza tua.NERONEChe mi consigli?ATTELa virtù sola che ti resta: cadiRomanamente.NERONEToglimi dal guardoQuella truce bevanda; mi dà noiaIl morire... Ò trent’anni, e m’innamoraLa vita; quest’amor, se vuoi, lo chiamaCodardia, non m’offendo. Io non mi tengoScolaro degli stoici... Morire!E perchè lo dovrei? Perduto tuttoAncor non è... Perchè vieni a rubarmiOgni speranza?ATTEE in che più speri? Il regnoDel tristo è breve.—Se tu m’ascoltavi,Avresti con l’esempio e con le leggiRisuscitato alla grandezza anticaQuesta Roma bastarda, effeminata,Nell’ozio avvezza di sciupar la gloriaChe i padri le lasciarono pugnandoIn tutti i campi che stan sotto il sole.Ma tu di ciò nulla tentavi, ed oraA chi ti volgi? forse a quel SenatoChe rendesti un ignobile consessoD’adulatori e di vigliacchi, prontiA mutare il signor come la toga?Od ai patrizi di cui disertastiLe famiglie più illustri, regalandoDe’ loro averi le bugiarde spie?Od al minuto popolo che riseDi te, pugillatore nell’arenaE guidator di carri?—Ecco—raccogliL’opra che seminasti.NERONEEppure amaiIl popolo!ATTEE perchè sei solo, e niunoTi difende?NERONETel dico un’altra volta:Allontanati, o donna. Più funestaDi Galba e degli eserciti ribelliM’è la tua compagnia.ATTE (allontanandosi)Li aspetta dunque,Io ti lascio.NERONE (correndo a lei preso dal più grande spavento)Rimani.—Non ascoltiGiù nella strada un suon di minaccioseGrida?... Mi salva!ATTEIo non odo che il romboDe la procella.NERONE (rasserenandosi)Ah!... m’ingannai.ATTEFui dunqueTanto infelice di riporre il mioAffetto in uom così codardo? E notaÈ a te la donna che dispregi?...—Io soQuando, spezzato il fren d’ogni nequizia,Mascherato ladrone andavi attornoPer la città, nè coi minori ladriPartir sdegnavi la mal tolta preda,Io sola, non richiesta e non veduta,Di guardie circondavo e di salvezzaLe tue fughe notturne, ed a me devi,A me soltanto, se dalle congiureChe accerchiano la casa dei tiranniAlcuno non sorgea che ti togliessePrima d’ora dal mondo.—E allor che videLa propria sorte nella tua fierezzaAgrippina infelice, e stranamenteImmaginò domar l’atroce belvaChe nutrì col suo latte, io m’interposiA voi due, risparmiando atto più infameDel matricidio che adempisti poi.E qual mercede ài reso al grande affettoDi questa donna? Con crudel studioLe più tenere fibre del mio coreDilanïasti tutte ad una ad una,E dopo avermi fatto abbietto giocoDelle tue mogli adducesti in SenatoD’uomini consolari il giuramentoA confermare ch’io non nacqui schiavaMa da stirpe di regi, e ch’ero degnaDi sederti dappresso imperatrice.Villano! E ciò ti parve ancora poco,E raccolta dal trivio una vendutaE oscena saltatrice, anteponestiBaci volgari alla provata, ardenteOnnipotenza dell’affetto mio!Eppure quel tuo cinico disprezzoNon colpiva soltanto, o smemorato,il cuore d’un’amante, ed in quest’oraCh’àn preparata le tue colpe io sorgoA te d’incontro, io madre d’un tuo figlio.—M’è ignoto se gl’Iddii curan le coseMortali, ma so ben che la tua drudaÈ là senza la vita e che tu tremiAvanti a me senza l’imperio.NERONEDammiQuel veleno... Alcun giunge... Ah, finalmente!...SCENA VI.Epafrodito, Faonte, Atte, NeroneEPAFRODITOOgn’opera fu vana.NERONEE che?...FAONTEGli amiciO restan sordi entro le lor case,O imprecano al tuo nome.NERONEI rinnegati!E Vinicio?FAONTECon pochi pretorianiA te fedeli un argine finoraPose al furor del popolo, ma vintoDal numero cedeva... Ampia è la strage,E vidi fra i caduti sanguinoso...NERONEChi mai?FAONTEBabilio astrologo.NERONEEd è morto?FAONTEM’è ignoto; qui volai senza curarmiDi lui.NERONEFacesti male... Or si convieneCh’io fugga... È giunta l’ora mia.FAONTELa notteE la tempesta aiuteran la nostraFuga... vieni.NERONE (fermandosi avanti il cadavere di Egloge)O beata nella tuaMiseria! O te beata! almen rimaniNella casa di Cesare.ATTEDovevaCesare rimanervi.FAONTEOgni momentoCresce il nostro periglio.NERONEPrecedeteCauti... io vi sieguo.(Volgendosi e vedendo Atte che lo accompagna)E tu pure?ATTEAncor t’amo,Nè posso abbandonarti!NERONEE che mi restaPiù?...(Girando gli occhi vede la sua cetra sul desco)Che resta?—Faonte, la mia cetra!(Faonte piglia la cetra di Nerone. Tutti escono)
Il triclinio imperiale—Da un lato della scena una grande apertura chiusa da vetri speculari—Ricche lampade pendono dalla vôlta—Luce e profumi in ogni parte.—È notte—Nerone, Atte, VinicioPrefetto del pretorio,Egloge, Cluvio Rufo, Menecratestanno sdraiati sui letti coperti di porpora che circondano il desco sul quale risplendono vasi d’oro e d’argento. I convitati indossano la bianca veste del convito ed ànno la fronte coronata di rose—Schiave anch’esse coronate di fiori, recano le vivande. Suono di flauti e di cetre—Orgia.
VINICIO
Viva Nerone!
MENECRATE
Il Dio nostro!
NERONE
SpargeteBalsami e vino sopra il pavimento.—All’ebbrezza consacro questa notteEd alla voluttà!
(Al cenno di Nerone alcune schiave recano vasi di vino e di balsamo e li spargono sul pavimento)
RUFO
Inni all’ebbrezza!
EGLOGE
Inni alla voluttà!
NERONE
Portate in giroLa mia tazzamurrina, e ognuno bevaAlla salute d’Egloge.
MENECRATE
Sia fattaRegina del convito.
VINICIO
È facilmenteRegina ovunque la bellezza.
NERONE (alzandosi)
L’estroConcitato scintilla poesia:Io sciolgo un inno epicureo.
MENECRATE
FrenateLe vostre lingue.
VINICIO
Canta il vincitoreDi Catullo.
RUFO
Ascoltiamo il gran poeta.
NERONE (con tuono di voce e con la esaltazione dell’improvvisatore)
Il più gradito lettoÈ quello del banchetto;Beviamo, amici—e sia la gioia viva,E sia vivo l’amore;Beviam! Presto si muore,Nè crescono le viti del FalernoLungo la tetra rivaDei laghi dell’Averno.Laggiù più il nostro labbro non si posaSulla bocca amorosaD’una bella fanciulla.—Amiam; ci aspetta dopo morte il nulla.—Venere santa, a noi co’ tuoi sereniOcchi, d’Olimpo vieni,Perla voluttüosa e meravigliaDe la natal conchiglia;Ove non entra lumeDi tua beltà, si discolora il mondo,È selvaggio il costume,E il tedio più profondoSi spiega sovra un popolo che dorme.—Ma dove appaion l’ormeDel tuo piede divinoÀnno vita le grazie, e l’armoniaDi tutte l’arti—orgoglioDel popol latino.Sorridi, o bionda Iddia,Il genio mio preparaAlla dolcezza del tuo culto un’araSul fiero Campidoglio.Sorridi, o bionda Iddia; di noi più degnoÈ il tuo feminëo regno,Tu sei nostra speranza.—Giove è omai troppo vecchio, e muti stanza.
(Torna a sdraiarsi abbracciando Egloge)
VINICIO
Delizïosi versi!
MENECRATE
Io do il mio votoPer l’esilio di Giove.
EGLOGE
Io bevo al cultoDi Venere!
NERONE
Al tuo culto, o bella!
MENECRATE
Udite:Un distico mi scappa dal bicchiere.
RUFO
Un qualche zoppo esametro.
EGLOGE
ChiudeteLe delicate orecchie, o dolci Muse!
MENECRATE (alzando la sua tazza)
I vizi e gli anni mi resero stracco;Lascio Venere in pace e inneggio a Bacco!
RUFO
Viva Bacco!
MENECRATE
Scommetto che il buon RufoÈ un uom stracco.
NERONE
Prezïosa mirraS’infonda nelle tazze spumeggiantiDi vino greco.
(Le schiave recano vasi di mirra e li distribuiscono ai convitati)
RUFO
Al Dio del vino il vino!
VINICIO
È il suo migliore incenso.
MENECRATE
Il vituperioSulla legge Licinia!
NERONE
Legge degnaD’una plebe mendica, e non dell’uomoCh’è signore del mondo.—Ognun ritengaCome regalo mio la coppa d’oroChe gli sfavilla innanzi.
MENECRATE
E questa io chiamoMagnificenza imperïale.
VINICIO
Vivail padre della patria!
NERONE
Dite meglio:Viva l’artista!
RUFO
A te gli allori!
MENECRATE (presentando la tazza vuota)
Schiava,A me vino!
EGLOGE
E tu sola, Atte, rimaniIn quel silenzio disdegnoso?
ATTE (sorridendo tristamente)
EppureParlai!
NERONE
Niuno t’intese.
ATTE
È rumorosaTroppo quest’orgia.
MENECRATE
Troppo!
ATTE (alzandosi)
Ebbene, anch’ioAggiungerò l’inverecondo gridoAi vostri—anch’io son ebbra, e sento il sangueChe s’infiamma...—A me il tirso e la coronaDi pàmpani...—Divenni una baccante.—
NERONE
Così mi piaci.
ATTE
Beviamo! L’allegraSpensieratezza sia nostra compagnaNella vita che fugge, e l’invocataVenere ne circondi di sue grazieE de’ suoi baci... Beviamo! La vitaFugge.—Vedete quella saltatrice,Già sospir delle plebi nel teatro,Poi di Nerone?...—Essa è bella, raggianteDi avvenire e di gioia... Un inno, o amica,Un inno alla tua cara giovinezza!Ahimè, declini mestamente il capoSul seno del diletto imperatore...T’invito un’altra volta: un inno a’ tuoiAnni!... Non puoi? Che!... t’ingannava adunqueLa tua speranza?
(Egloge piega il capo sul seno dell’imperatore)
NERONE (abbracciandola)
Qual sospetto!... O miaEgloge!
RUFO
Di mortale pallidezzaÈ coperto il suo volto.
MENECRATE (osservando il posto lasciato vuoto da Atte)
Il caso è strano,Atte si dileguò.
NERONE (con un grido)
Si riconducaA me d’innanzi o viva o morta... Udiste?
(Alcuni schiavi escono)
E tu rispondi, o amata mia fanciulla,Cosa t’avvenne mai?
EGLOGE (con voce sempre più debole)
Sento un atroceDolore, e la favilla di mia vitaS’estingue...
NERONE
Olà, correte...
VINICIO
Un qualche aiuto...
MENECRATE (dopo aver gittato uno sguardo su Egloge)
È inutile.
NERONE
Che dici?
MENECRATE
Medic’arteNulla può contro quella di Locusta.
NERONE
Avvelenata!... Ciò non sia—non voglioCh’ella muoia.
EGLOGE
Ma questo vuole il fatoChe mi raggiunse.
VINICIO
Infelice!
EGLOGE
Io che tantoÒ amato il sole non avrò più intornoChe fredda oscurità... Povero sognoDella fervida mente!... Ahi, la mia caraDanza è finita!...
(Egloge muore)
NERONE (dopo averla scossa inutilmente)
Morta!... E ancor quell’AtteNon è qui?—Troverò tormenti noviPer lei che à spento la gioconda vitaDi questa giovinetta...—Ogni allegrezzaEsule vada dalla casa mia,Divellete dai capi le corone,Piangete tutti—io piango!
(I convitati si strappano dalla fronte le corone)
MENECRATE (gittando la sua)
Ed il convitoPuò dirsi omai Neronïano.
(Il cadavere della saltatrice è adagiato sopra uno dei letti del triclinio)
I precedenti personaggi,Faonte, Epafrodito
EPAFRODITO
Accorri,O imperatore.
NERONE
E qual spavento è il vostro?
FAONTE
La plebe insorge contro te.
NERONE
La plebe!
MENECRATE
Ahi, razza ingrata!
NERONE (a Faonte)
Narra adunque...
FAONTE
ScorreLa ribellione per le vie di Roma;L’ira ministra l’armi, rovesciateSon le tue statue, e ognun dà lodi al nomeDi Galba.
NERONE
Maledetta sia per sempreQuesta notte!
(Scompiglio.—Alcuni de’ convitati, i liberti e le schiave fuggono; i vasi del convito cadono rovesciati)
(correndo verso Rufo)
O mio buon Rufo, in pregioIo tengo la tua fede, e in tal periglioNon mi manchi...
RUFO
E che chiedi?
NERONE
Va—radunaIl Senato.
RUFO
A quest’ora!
NERONE (spingendolo fuori della scena)
Puoi salvarmi,E metti indugio?
(Rufo esce)
(correndo verso Vinicio)
E tu, Vinicio, irrompiContro i ribelli con le tue coorti,Avranno l’oro che vorranno.—Intendi?Usa l’ali del fulmine.
VINICIO
NeroneE Roma mi conoscono.
(esce)
NERONE (al buffone che sogghigna guardandolo)
E tu ridi,Menecrate?
MENECRATE
Sorrido degli eventiCiechi.
NERONE (abbracciandolo con affetto pauroso)
Ti prego, non lasciarmi solo.—Ò bisogno di te.
MENECRATE (scostandosi)
Fragile scudoÈ il petto d’un buffone.
NERONE
E che vuoi dirmi?
MENECRATE
Che la commedia nostra è terminata,E in mezzo ai fischi; e omai convien ch’io cerchi,Nerone mio, di recitarne un’altraChe porti un nuovo titolo.
NERONE (con un grido di rabbia)
Le scaleGemonie.
MENECRATE (tranquillamente)
E ciò può essere.—FrattantoPermetterai ch’io pigli l’aurea tazzaChe m’ài donato.
(Prende sul desco una coppa d’oro e fugge)
NERONE (scagliandogli dietro la sua tazza murrina)
E piglia ancora questa,O parassita infame.
Nerone, Epafrodito, Faonte
NERONE (ai due liberti)
Almeno voiNon mi tradite!
EPAFRODITO
Giuro che il mio sangueT’appartiene.
FAONTE
Ed il mio.
NERONE
Dunque volate,Percotete le porte di coloro(E sono tanti!) ch’io dalla miseriaÒ sollevato a splendide ricchezze:Dite ch’armino i servi e i lor clienti,Io qui li aspetto.
(I liberti escono)
Nerone
Eccomi solo.—Ahi, parmiQuesto silenzio pieno di spavento!
(Passeggia a grandi passi la scena come uomo che non sa a qual partito appigliarsi. Nel volgersi vede il cadavere di Egloge e le s’avvicina.—Un lontano rumore di tempesta)
Tu dormi intanto sopra il tuo guanciale,O misera fanciulla—ed il tuo sonnoÈ lungo, tristo, senza visïoni.Sonno fatal che non aspetta l’alba...—
(Una lunga pausa)
Eppur sei vaga ancora, e mi sorridi;Brami, o diletta, ch’io pur teco dorma?La tua bellezza m’affanna... Ch’io copraIl tuo sorriso.
(Gitta il manto sul cadavere)
Ed io son solo!—ForseVinicio giunse in tempo, e la plebagliaRicacciò nei tuguri d’onde uscivaDi stragi desiosa e di novelloImperatore.
(Andando verso la finestra ed aprendola)
Vediam.—Nella stradaTutto tace, e soltanto la tempestaManda dal cielo lampi e rovinosaAcqua sopra la terra...
(Retrocedendo spaventato)
O me perduto!Le guardie pretoriane della casaLa lasciavan deserta... E se fra pocoLa plebe irrompe qui?
(Un tuono; ripetuti colpi di vento spengono le lampade)
Ch’io mi nasconda!E dove?... Muterò la triclinariaMia veste in quella sordida del reo,E inginocchiato avanti i miei nemiciImplorerò misericordia... E cosaÈ quest’imperio? Come bella donnaDi vil marito, omai l’imperio è merceChe l’avarizia de’ soldati vendeA chi più paga. Mi lascin la vita,La prefettura dell’Egitto o d’altraProvincia, ed io saluto il fortunatoMio successore Galba... Galba!—E ad essoVilmente cederò? Non mi rimaneSalvezza alcuna?—Se con un mio cennoIo potessi di furto per le vieSpargere tutte le feroci belveChe stan chiuse nei circhi... Qual pauraNella città!... Che penso? E alcun non torna!Sì nova è dunque la sciagura miaChe più non mi concede nè un amicoNè un inimico?
Atte, Nerone
ATTE (presentandosi dal fondo della scena)
Io t’offro e l’uno e l’altro;Scegli.
NERONE
E sei tu, perversa?
ATTE
Io.
NERONE
Nè paventiDi me?
ATTE
Non ò tremato quando RomaPaurosa ubbidiva al suo tiranno,E mi pretendi abbietta ora che ognunoSi leva e ti disprezza?
NERONE
Ebben, tu pureGitta la pietra tua contro il feritoLeone—ma se son per gli altri inerme,Ò ancor per te gli artigli, e vendicarmiSaprò.
(Avventandosi con ira sopra Atte)
ATTE (presentandosi fieramente innanzi a Nerone)
Vediam se l’osi.—Ecco, t’arretri.
NERONE
Ò paura di te: sì, t’allontana,Implacabile donna, a me congiuntaDa un avverso destino.—A goder vieniDell’infortunio mio?
ATTE
Vengo a salvarti.
NERONE
A salvarmi!
ATTE
Io ciò posso.
NERONE
Tu m’illudi,Tu m’illudi, o maligna.
ATTE
Io dico il vero.
NERONE
Il vero!
ATTE
Ài tu coraggio?
NERONE
E ridonarmiPotrai l’imperio?...—Dillo: ai piedi tuoiMi prostrerò.
ATTE
L’imperio è morto.
NERONE
E qualeSalute m’offri?
ATTE (presentandogli una piccola ampolla)
Questa.
NERONE
Che?... un veleno!
ATTE
Lo ricusi?
NERONE
Un veleno! E non è quelloChe adoperava il tuo perfido ingegnoContro la poveretta che là giaceSenza vita?
ATTE
Nerone è diventatoUn uomo pio!—Rammento un’altra notteEd un altro convito. Andava in giro,Come nel nostro, oscena contentezza:duella degli ebbri. Un dolce giovinettoTi scherzava dappresso, e tu ridendoA lui porgesti la tua tazza. Ei bevveE spirò. Quell’ucciso si nomavaBrittannico.—La tazza racchiudeaVeleno: questo.
NERONE
Taci, o maledettaLingua! E che giova adesso di svegliarmiIntorno l’ombre de’ sepolti?
ATTE
Il fatoMiserando degli altri almen ti sproniA sfidare con grande animo il tuo.La vita che menasti è vita pienaDi vizi e di delitti, e non v’è d’uopoDi suggellarla con la brutta infamiaDel non saper morire—infamia estrema,E non romana. Una sol volta pensaDi qual patria sei figlio, ai suicidiEroici delle tue vittime, e in questaOra di prova innalzati per pocoDalla bassezza tua.
NERONE
Che mi consigli?
ATTE
La virtù sola che ti resta: cadiRomanamente.
NERONE
Toglimi dal guardoQuella truce bevanda; mi dà noiaIl morire... Ò trent’anni, e m’innamoraLa vita; quest’amor, se vuoi, lo chiamaCodardia, non m’offendo. Io non mi tengoScolaro degli stoici... Morire!E perchè lo dovrei? Perduto tuttoAncor non è... Perchè vieni a rubarmiOgni speranza?
ATTE
E in che più speri? Il regnoDel tristo è breve.—Se tu m’ascoltavi,Avresti con l’esempio e con le leggiRisuscitato alla grandezza anticaQuesta Roma bastarda, effeminata,Nell’ozio avvezza di sciupar la gloriaChe i padri le lasciarono pugnandoIn tutti i campi che stan sotto il sole.Ma tu di ciò nulla tentavi, ed oraA chi ti volgi? forse a quel SenatoChe rendesti un ignobile consessoD’adulatori e di vigliacchi, prontiA mutare il signor come la toga?Od ai patrizi di cui disertastiLe famiglie più illustri, regalandoDe’ loro averi le bugiarde spie?Od al minuto popolo che riseDi te, pugillatore nell’arenaE guidator di carri?—Ecco—raccogliL’opra che seminasti.
NERONE
Eppure amaiIl popolo!
ATTE
E perchè sei solo, e niunoTi difende?
NERONE
Tel dico un’altra volta:Allontanati, o donna. Più funestaDi Galba e degli eserciti ribelliM’è la tua compagnia.
ATTE (allontanandosi)
Li aspetta dunque,Io ti lascio.
NERONE (correndo a lei preso dal più grande spavento)
Rimani.—Non ascoltiGiù nella strada un suon di minaccioseGrida?... Mi salva!
ATTE
Io non odo che il romboDe la procella.
NERONE (rasserenandosi)
Ah!... m’ingannai.
ATTE
Fui dunqueTanto infelice di riporre il mioAffetto in uom così codardo? E notaÈ a te la donna che dispregi?...—Io soQuando, spezzato il fren d’ogni nequizia,Mascherato ladrone andavi attornoPer la città, nè coi minori ladriPartir sdegnavi la mal tolta preda,Io sola, non richiesta e non veduta,Di guardie circondavo e di salvezzaLe tue fughe notturne, ed a me devi,A me soltanto, se dalle congiureChe accerchiano la casa dei tiranniAlcuno non sorgea che ti togliessePrima d’ora dal mondo.—E allor che videLa propria sorte nella tua fierezzaAgrippina infelice, e stranamenteImmaginò domar l’atroce belvaChe nutrì col suo latte, io m’interposiA voi due, risparmiando atto più infameDel matricidio che adempisti poi.E qual mercede ài reso al grande affettoDi questa donna? Con crudel studioLe più tenere fibre del mio coreDilanïasti tutte ad una ad una,E dopo avermi fatto abbietto giocoDelle tue mogli adducesti in SenatoD’uomini consolari il giuramentoA confermare ch’io non nacqui schiavaMa da stirpe di regi, e ch’ero degnaDi sederti dappresso imperatrice.Villano! E ciò ti parve ancora poco,E raccolta dal trivio una vendutaE oscena saltatrice, anteponestiBaci volgari alla provata, ardenteOnnipotenza dell’affetto mio!Eppure quel tuo cinico disprezzoNon colpiva soltanto, o smemorato,il cuore d’un’amante, ed in quest’oraCh’àn preparata le tue colpe io sorgoA te d’incontro, io madre d’un tuo figlio.—M’è ignoto se gl’Iddii curan le coseMortali, ma so ben che la tua drudaÈ là senza la vita e che tu tremiAvanti a me senza l’imperio.
NERONE
DammiQuel veleno... Alcun giunge... Ah, finalmente!...
Epafrodito, Faonte, Atte, Nerone
EPAFRODITO
Ogn’opera fu vana.
NERONE
E che?...
FAONTE
Gli amiciO restan sordi entro le lor case,O imprecano al tuo nome.
NERONE
I rinnegati!E Vinicio?
FAONTE
Con pochi pretorianiA te fedeli un argine finoraPose al furor del popolo, ma vintoDal numero cedeva... Ampia è la strage,E vidi fra i caduti sanguinoso...
NERONE
Chi mai?
FAONTE
Babilio astrologo.
NERONE
Ed è morto?
FAONTE
M’è ignoto; qui volai senza curarmiDi lui.
NERONE
Facesti male... Or si convieneCh’io fugga... È giunta l’ora mia.
FAONTE
La notteE la tempesta aiuteran la nostraFuga... vieni.
NERONE (fermandosi avanti il cadavere di Egloge)
O beata nella tuaMiseria! O te beata! almen rimaniNella casa di Cesare.
ATTE
DovevaCesare rimanervi.
FAONTE
Ogni momentoCresce il nostro periglio.
NERONE
PrecedeteCauti... io vi sieguo.
(Volgendosi e vedendo Atte che lo accompagna)
E tu pure?
ATTE
Ancor t’amo,Nè posso abbandonarti!
NERONE
E che mi restaPiù?...
(Girando gli occhi vede la sua cetra sul desco)
Che resta?—Faonte, la mia cetra!
(Faonte piglia la cetra di Nerone. Tutti escono)
Fine dell’atto quarto