ATTO QUINTO

ATTO QUINTOSCENA I.Una squallida stanza nel podere del liberto Faonte tra la via Nomentana e la Salaria. Un letto da un lato della scena, e dall’altro una rozza tavola.EntranoNerone, Atte, Faonte, EpafroditoNERONEEd è questo il ricovero che m’offri?Faonte, la tua casa suburbanaÈ molto brutta.FAONTEPer brev’ora almenoQui potrai riposarti.NERONEE siam lontaniDalla città?FAONTELa pietra che sta innanziAlla mia porta segna il quarto miglioDella via consolare.NERONEAvrei credutoDi aver percorso più lunga distanza.—Che paurosa fuga! Ad ogni passoMi sorgeva d’innanzi un qualche novoPeriglio. Tel ricordi?—Sulla portaSalaria impetuosa ala di ventoFe’ svolazzare un lembo del sudarioNel quale m’ascondeva: un pretorianoMi riconobbe e mi mandò un saluto...Più lunge con orribile fragoreUn fulmin quasi mi strisciò la veste...E quell’esangue corpo che, deformePer più ferite, con le braccia aperteTraversava il sentiero!... O mio liberto,La stanchezza mi vince, e orribil seteMi tormenta le fauci.ATTE (ad Epafrodito, accennandogli una tazza che sta sopra la tavola)Va, riempiQuella tazza nell’acqua del fossatoChe fiancheggia la strada.(Epafrodito piglia la tazza ed esce)NERONEE l’ora?FAONTENasceL’alba.NERONESe l’uomo nascesse e tramontassePer rinascere come fa il giorno,Non sarebbe un gran danno il tramontare.Ma l’astro umano, ahimè scende nel buio,Ove non è confine!EPAFRODITO (rientra e presenta la tazza ad Atte)Ecco la tazza.(Atte porge la tazza a Nerone; egli se l’accosta avidamente alle labbra, e poi la respinge)NERONEQuest’acqua è fango; io non la bevo.(Una lunga pausa)AveteArmi?EPAFRODITOQuesto pugnale.FAONTEE questo.NERONE (dopo aver preso i due pugnali)VoglioSperimentarli.(Li tenta sul collo)Ahi! ahi!...(Deponendoli sulla tavola)Più tardi.—SonoDue punte in fede mia molto più acuteDi quanto è necessario!—(a Faonte)Tu ritornaSulla strada di Roma, e se t’incontriIn qualche cittadino, ti dimostraPur mio nemico e apprendi quale siaLo stato delle cose.—Va, sii destroE veloce.(Faonte esce)SCENA II.Nerone, Atte, EpafroditoNERONEFrattanto, Atte, potreiDare un po’ di quïete alle mie membra;Ò sonno.ATTEUn letto è qui.NERONE (andando verso il letto ed osservandolo)Qui v’è un covilePiù buono per le bestie che per l’uomo,Ma la necessità mi persuadeA non sdegnarlo.ATTEVi distendo il mioManto.(Si toglie il manto e lo distende sul letto)NERONE (adagiandosi sul letto come persona stanca)La bianca veste del convitoAvvolge il morituro... Egregio temaPer un poeta! Epafrodito, in guardiaRimani di quell’uscio e con l’orecchioScopri qualunque più lontan rumoreS’alzi per via.—(Epafrodito esce)(Ad Atte)Tu recami quei duePugnali; amo sentirli sotto il capoChe s’addormenta.(Atte prende i due pugnali e li dà a Nerone)NERONE (declamando e scotendo la testa)«L’uom giusto e tenaceDel proposito suo non lo sgomentaNè il fulmine di GioveNè di fiero tirannoLa faccia a lui vicina...Se con estremo dannoSi rompe il mondo, costui non si move,E impavido lo schiaccia la ruina».(Sorridendo tristamente ed alzando di più la voce)Un gran buffone è quel poeta Orazio!Vorrei vederlo qui, lui che a FilippiPer ruggir meglio buttò via lo scudo!E poi quei versi son proprio noiosi...E la noia dà sonno...(S’addormenta)ATTEE mai tu possaRisvegliarti, o infelice!(Dopo una lunga pausa)Io non credevaChe mi regnasse in cor così profondaVirtù di affetto... Ahi l’indomata angosciaM’astringe al pianto!—Finch’egli sul tronoDegli Augusti regnò vile e beato,Come tutti gli oppressi anch’io sentiail diritto d’odïarlo, ma lo vedoOra prostrato nella sua sventura,Nè più ricordo i patimenti antichiE i turpi oltraggi, e nel mio sen riardeIl primo amore, il mio diletto amore,Speranza della dolce giovinezza.E inganno della vita.—Oh, ben ferociSon questi Dei che chiedono gli altariAl gener nostro, vittima di affettiDa lor creati, per goder nel cieloDei mille inferni ch’ànno i petti umani!(Ritornando verso il letto ove dorme Nerone)Come agitato è il sonno suo!EPAFRODITO (rientrando pieno di sgomento)Deh, restaSilenzïosa!ATTEE che avvenne?EPAFRODITOScalporeDi cavalli s’avanza per la via.ATTE (accorrendo verso l’uscio)È ver, l’odo—più cresce—è trapassato—NERONEGalba!...ATTESi sveglia...NERONE (balzando spaventato dal letto)Galba è qui?...ATTENol vedi?Qui non v’è alcuno.NERONEMa colui ben stavaDentro il mio sonno... Eppur non vo’ tristezza.Tocca, o donna, le corde alla mia cetra,Come solevi un tempo—io vo’ cantare,Io, poeta maggior di quanti illustriEbbe il mondo latino... Ecco il teatroSuona di plausi... Datemi corone,E sian di rose; il lauro è pianta vecchia,Nè dà più onore.ATTEÈ fuor di sè.EPAFRODITODagli occhiManda paura.NERONEQuanta folla! E doveM’aggiro?—Mi s’accalcano d’intornoGl’importuni... Scostatevi... Littori,Date loco al mio passo... È vano: i mortiUccider non si ponno un’altra volta...Sei tu, mia madre?—Non m’ascolta, sfibbiaDalle mie spalle il manto imperïale,Sorride—e fugge.—E tu, Cassio Longino,Da me che chiedi? e come puoi guardarmi?Nella vita eri cieco: e che? fa taliMiracoli la tomba?—E tu qual nomeAvevi? la tua fronte è laureata,Il volto ài scarno, e le nudate bracciaVerso di me agitando, lento, lentoGoccia il tuo sangue dalle rotte vene...Ti ravviso, o cantor della Farsaglia,E perchè mi sogghigni sulla faccia?Credi che il tuo poema abbia vittoriaSopra i miei versi?—Stolto! È ver, cantastiNel supremo momento di tua vita,Ma che perdevi? la vita—ed io perdoVita ed imperio, e nondimeno canto.Dunque il poeta e l’uomo è assai più forteDi te. Sgombra, e non ridere!ATTE (circondandolo amorosamente con le sue braccia)Nerone,Ài d’uopo di tua mente, in te ritorna.NERONE (fissandola senza riconoscerla)In me?... Perchè ridevi?ATTEIo?NERONESì, ridevi.ATTEIo piangeva.NERONE (riconoscendola)Piangevi!... E col tuo piantoVuoi forse anticiparmi il funerale?EPAFRODITOEcco Faonte.SCENA III.Faonte, Epafrodito, Atte, NeroneNERONE (correndo verso il liberto)O amico mio, puoi darmiO vita o morte: parla.FAONTEOh, non avessiLa lingua!ATTEEbbene?FAONTERoma confermavaL’eletto imperatore.NERONEEd il Senato?FAONTETi giudicò nemico della patria,E rinnovò contro di te la leggeDe’ nostri antichi.NERONEE qual pena è prescrittaDa questa legge?ATTENon lo chieder...NERONE (a Faonte)BadaDi non celarmi sillaba!FAONTEPrescriveChe il reo s’appenda nudo e si percotaFino alla morte con le verghe.NERONE (con un moto di ribrezzo)I nostriAntichi erano barbari...—E quel RufoIo lo chiamava buono!... Ahi traditriceOnestà della faccia!—E non son paghiSe non mi vedon morto i furibondi!E non potevan relegarmi in GreciaOd in altra provincia? In ogni locoVi son teatri e circhi...—E voi che fateIstupiditi intorno a me? Vi dicoCh’io vivo turpemente e ch’ho bisognoDi morire... Intendeste? preparatemiIl rogo.ATTEOr sì posso ammirarti, e parliCome conviene ad un romano. L’opraSia luminosa come la parola;Sorridi altero, come fan gli eroi,Al fato—e muori.NERONE (guardando Atte)Muori!—Ecco un consiglioChe si dà facilmente, ma l’esempioAvrebbe più efficacia...—E alcun di voi,O vigliacchi, per darmi un po’ di coreNon sa ferire il suo?ATTE (corre a prendere uno de’ pugnali e se lo immerge nel petto)Mi guarda, e imparaDunque...NERONEChe ài fatto?...ATTERipiglia il pugnale:Posso dirti per prova, o mio Nerone,Che non duole...NERONE (piglia il pugnale, e poi si curva sul corpo di Atte osservando se fa ancora qualche movimento)È già spenta.—Ed è poi veroChe la morte non duole?—Ad ogni modoSarà dolore breve.(Tocca ancora il cadavere e poi si rialza)EPAFRODITO (venendo dall’uscio)A questa voltaCorrono legionari.NERONE (tendendo l’orecchio)Odo il galoppoDe’ lor cavalli.FAONTEA te provvedi: vuoiCader vivo in poter de’ tuoi nemici?NERONEOh mai!...—Faonte, aiutami... non oso...EPAFRODITOI soldati s’appressano...NERONE (si pone il pugnale alla gola e rimane incerto. Allora Faonte afferra la mano di Nerone insieme all’elsa del pugnale e lo aiuta a ferirsi)Che grandeArtefice perisce!... ahi!...SCENA ULTIMAI precedenti personaggi,Icelocenturione, Legionari.ICELO (entrando rivolto ai soldati)Legionari,Cercate in ogni loco...—Ma che veggo?Non è quello Nerone?FAONTEEi si ferivaDi propria mano.ICELO (correndo verso Nerone)Ch’io fermi il suo sangue...NERONE (tentando di alzarsi, e guardando il centurione con occhi terribili)Tardi, soldato!... È questa la tua fede?(Ricade e muore)Fine dell’atto quinto

ATTO QUINTOSCENA I.Una squallida stanza nel podere del liberto Faonte tra la via Nomentana e la Salaria. Un letto da un lato della scena, e dall’altro una rozza tavola.EntranoNerone, Atte, Faonte, EpafroditoNERONEEd è questo il ricovero che m’offri?Faonte, la tua casa suburbanaÈ molto brutta.FAONTEPer brev’ora almenoQui potrai riposarti.NERONEE siam lontaniDalla città?FAONTELa pietra che sta innanziAlla mia porta segna il quarto miglioDella via consolare.NERONEAvrei credutoDi aver percorso più lunga distanza.—Che paurosa fuga! Ad ogni passoMi sorgeva d’innanzi un qualche novoPeriglio. Tel ricordi?—Sulla portaSalaria impetuosa ala di ventoFe’ svolazzare un lembo del sudarioNel quale m’ascondeva: un pretorianoMi riconobbe e mi mandò un saluto...Più lunge con orribile fragoreUn fulmin quasi mi strisciò la veste...E quell’esangue corpo che, deformePer più ferite, con le braccia aperteTraversava il sentiero!... O mio liberto,La stanchezza mi vince, e orribil seteMi tormenta le fauci.ATTE (ad Epafrodito, accennandogli una tazza che sta sopra la tavola)Va, riempiQuella tazza nell’acqua del fossatoChe fiancheggia la strada.(Epafrodito piglia la tazza ed esce)NERONEE l’ora?FAONTENasceL’alba.NERONESe l’uomo nascesse e tramontassePer rinascere come fa il giorno,Non sarebbe un gran danno il tramontare.Ma l’astro umano, ahimè scende nel buio,Ove non è confine!EPAFRODITO (rientra e presenta la tazza ad Atte)Ecco la tazza.(Atte porge la tazza a Nerone; egli se l’accosta avidamente alle labbra, e poi la respinge)NERONEQuest’acqua è fango; io non la bevo.(Una lunga pausa)AveteArmi?EPAFRODITOQuesto pugnale.FAONTEE questo.NERONE (dopo aver preso i due pugnali)VoglioSperimentarli.(Li tenta sul collo)Ahi! ahi!...(Deponendoli sulla tavola)Più tardi.—SonoDue punte in fede mia molto più acuteDi quanto è necessario!—(a Faonte)Tu ritornaSulla strada di Roma, e se t’incontriIn qualche cittadino, ti dimostraPur mio nemico e apprendi quale siaLo stato delle cose.—Va, sii destroE veloce.(Faonte esce)SCENA II.Nerone, Atte, EpafroditoNERONEFrattanto, Atte, potreiDare un po’ di quïete alle mie membra;Ò sonno.ATTEUn letto è qui.NERONE (andando verso il letto ed osservandolo)Qui v’è un covilePiù buono per le bestie che per l’uomo,Ma la necessità mi persuadeA non sdegnarlo.ATTEVi distendo il mioManto.(Si toglie il manto e lo distende sul letto)NERONE (adagiandosi sul letto come persona stanca)La bianca veste del convitoAvvolge il morituro... Egregio temaPer un poeta! Epafrodito, in guardiaRimani di quell’uscio e con l’orecchioScopri qualunque più lontan rumoreS’alzi per via.—(Epafrodito esce)(Ad Atte)Tu recami quei duePugnali; amo sentirli sotto il capoChe s’addormenta.(Atte prende i due pugnali e li dà a Nerone)NERONE (declamando e scotendo la testa)«L’uom giusto e tenaceDel proposito suo non lo sgomentaNè il fulmine di GioveNè di fiero tirannoLa faccia a lui vicina...Se con estremo dannoSi rompe il mondo, costui non si move,E impavido lo schiaccia la ruina».(Sorridendo tristamente ed alzando di più la voce)Un gran buffone è quel poeta Orazio!Vorrei vederlo qui, lui che a FilippiPer ruggir meglio buttò via lo scudo!E poi quei versi son proprio noiosi...E la noia dà sonno...(S’addormenta)ATTEE mai tu possaRisvegliarti, o infelice!(Dopo una lunga pausa)Io non credevaChe mi regnasse in cor così profondaVirtù di affetto... Ahi l’indomata angosciaM’astringe al pianto!—Finch’egli sul tronoDegli Augusti regnò vile e beato,Come tutti gli oppressi anch’io sentiail diritto d’odïarlo, ma lo vedoOra prostrato nella sua sventura,Nè più ricordo i patimenti antichiE i turpi oltraggi, e nel mio sen riardeIl primo amore, il mio diletto amore,Speranza della dolce giovinezza.E inganno della vita.—Oh, ben ferociSon questi Dei che chiedono gli altariAl gener nostro, vittima di affettiDa lor creati, per goder nel cieloDei mille inferni ch’ànno i petti umani!(Ritornando verso il letto ove dorme Nerone)Come agitato è il sonno suo!EPAFRODITO (rientrando pieno di sgomento)Deh, restaSilenzïosa!ATTEE che avvenne?EPAFRODITOScalporeDi cavalli s’avanza per la via.ATTE (accorrendo verso l’uscio)È ver, l’odo—più cresce—è trapassato—NERONEGalba!...ATTESi sveglia...NERONE (balzando spaventato dal letto)Galba è qui?...ATTENol vedi?Qui non v’è alcuno.NERONEMa colui ben stavaDentro il mio sonno... Eppur non vo’ tristezza.Tocca, o donna, le corde alla mia cetra,Come solevi un tempo—io vo’ cantare,Io, poeta maggior di quanti illustriEbbe il mondo latino... Ecco il teatroSuona di plausi... Datemi corone,E sian di rose; il lauro è pianta vecchia,Nè dà più onore.ATTEÈ fuor di sè.EPAFRODITODagli occhiManda paura.NERONEQuanta folla! E doveM’aggiro?—Mi s’accalcano d’intornoGl’importuni... Scostatevi... Littori,Date loco al mio passo... È vano: i mortiUccider non si ponno un’altra volta...Sei tu, mia madre?—Non m’ascolta, sfibbiaDalle mie spalle il manto imperïale,Sorride—e fugge.—E tu, Cassio Longino,Da me che chiedi? e come puoi guardarmi?Nella vita eri cieco: e che? fa taliMiracoli la tomba?—E tu qual nomeAvevi? la tua fronte è laureata,Il volto ài scarno, e le nudate bracciaVerso di me agitando, lento, lentoGoccia il tuo sangue dalle rotte vene...Ti ravviso, o cantor della Farsaglia,E perchè mi sogghigni sulla faccia?Credi che il tuo poema abbia vittoriaSopra i miei versi?—Stolto! È ver, cantastiNel supremo momento di tua vita,Ma che perdevi? la vita—ed io perdoVita ed imperio, e nondimeno canto.Dunque il poeta e l’uomo è assai più forteDi te. Sgombra, e non ridere!ATTE (circondandolo amorosamente con le sue braccia)Nerone,Ài d’uopo di tua mente, in te ritorna.NERONE (fissandola senza riconoscerla)In me?... Perchè ridevi?ATTEIo?NERONESì, ridevi.ATTEIo piangeva.NERONE (riconoscendola)Piangevi!... E col tuo piantoVuoi forse anticiparmi il funerale?EPAFRODITOEcco Faonte.SCENA III.Faonte, Epafrodito, Atte, NeroneNERONE (correndo verso il liberto)O amico mio, puoi darmiO vita o morte: parla.FAONTEOh, non avessiLa lingua!ATTEEbbene?FAONTERoma confermavaL’eletto imperatore.NERONEEd il Senato?FAONTETi giudicò nemico della patria,E rinnovò contro di te la leggeDe’ nostri antichi.NERONEE qual pena è prescrittaDa questa legge?ATTENon lo chieder...NERONE (a Faonte)BadaDi non celarmi sillaba!FAONTEPrescriveChe il reo s’appenda nudo e si percotaFino alla morte con le verghe.NERONE (con un moto di ribrezzo)I nostriAntichi erano barbari...—E quel RufoIo lo chiamava buono!... Ahi traditriceOnestà della faccia!—E non son paghiSe non mi vedon morto i furibondi!E non potevan relegarmi in GreciaOd in altra provincia? In ogni locoVi son teatri e circhi...—E voi che fateIstupiditi intorno a me? Vi dicoCh’io vivo turpemente e ch’ho bisognoDi morire... Intendeste? preparatemiIl rogo.ATTEOr sì posso ammirarti, e parliCome conviene ad un romano. L’opraSia luminosa come la parola;Sorridi altero, come fan gli eroi,Al fato—e muori.NERONE (guardando Atte)Muori!—Ecco un consiglioChe si dà facilmente, ma l’esempioAvrebbe più efficacia...—E alcun di voi,O vigliacchi, per darmi un po’ di coreNon sa ferire il suo?ATTE (corre a prendere uno de’ pugnali e se lo immerge nel petto)Mi guarda, e imparaDunque...NERONEChe ài fatto?...ATTERipiglia il pugnale:Posso dirti per prova, o mio Nerone,Che non duole...NERONE (piglia il pugnale, e poi si curva sul corpo di Atte osservando se fa ancora qualche movimento)È già spenta.—Ed è poi veroChe la morte non duole?—Ad ogni modoSarà dolore breve.(Tocca ancora il cadavere e poi si rialza)EPAFRODITO (venendo dall’uscio)A questa voltaCorrono legionari.NERONE (tendendo l’orecchio)Odo il galoppoDe’ lor cavalli.FAONTEA te provvedi: vuoiCader vivo in poter de’ tuoi nemici?NERONEOh mai!...—Faonte, aiutami... non oso...EPAFRODITOI soldati s’appressano...NERONE (si pone il pugnale alla gola e rimane incerto. Allora Faonte afferra la mano di Nerone insieme all’elsa del pugnale e lo aiuta a ferirsi)Che grandeArtefice perisce!... ahi!...SCENA ULTIMAI precedenti personaggi,Icelocenturione, Legionari.ICELO (entrando rivolto ai soldati)Legionari,Cercate in ogni loco...—Ma che veggo?Non è quello Nerone?FAONTEEi si ferivaDi propria mano.ICELO (correndo verso Nerone)Ch’io fermi il suo sangue...NERONE (tentando di alzarsi, e guardando il centurione con occhi terribili)Tardi, soldato!... È questa la tua fede?(Ricade e muore)Fine dell’atto quinto

Una squallida stanza nel podere del liberto Faonte tra la via Nomentana e la Salaria. Un letto da un lato della scena, e dall’altro una rozza tavola.

EntranoNerone, Atte, Faonte, Epafrodito

NERONE

Ed è questo il ricovero che m’offri?Faonte, la tua casa suburbanaÈ molto brutta.

FAONTE

Per brev’ora almenoQui potrai riposarti.

NERONE

E siam lontaniDalla città?

FAONTE

La pietra che sta innanziAlla mia porta segna il quarto miglioDella via consolare.

NERONE

Avrei credutoDi aver percorso più lunga distanza.—Che paurosa fuga! Ad ogni passoMi sorgeva d’innanzi un qualche novoPeriglio. Tel ricordi?—Sulla portaSalaria impetuosa ala di ventoFe’ svolazzare un lembo del sudarioNel quale m’ascondeva: un pretorianoMi riconobbe e mi mandò un saluto...Più lunge con orribile fragoreUn fulmin quasi mi strisciò la veste...E quell’esangue corpo che, deformePer più ferite, con le braccia aperteTraversava il sentiero!... O mio liberto,La stanchezza mi vince, e orribil seteMi tormenta le fauci.

ATTE (ad Epafrodito, accennandogli una tazza che sta sopra la tavola)

Va, riempiQuella tazza nell’acqua del fossatoChe fiancheggia la strada.

(Epafrodito piglia la tazza ed esce)

NERONE

E l’ora?

FAONTE

NasceL’alba.

NERONE

Se l’uomo nascesse e tramontassePer rinascere come fa il giorno,Non sarebbe un gran danno il tramontare.Ma l’astro umano, ahimè scende nel buio,Ove non è confine!

EPAFRODITO (rientra e presenta la tazza ad Atte)

Ecco la tazza.

(Atte porge la tazza a Nerone; egli se l’accosta avidamente alle labbra, e poi la respinge)

NERONE

Quest’acqua è fango; io non la bevo.

(Una lunga pausa)

AveteArmi?

EPAFRODITO

Questo pugnale.

FAONTE

E questo.

NERONE (dopo aver preso i due pugnali)

VoglioSperimentarli.

(Li tenta sul collo)

Ahi! ahi!...

(Deponendoli sulla tavola)

Più tardi.—SonoDue punte in fede mia molto più acuteDi quanto è necessario!—

(a Faonte)

Tu ritornaSulla strada di Roma, e se t’incontriIn qualche cittadino, ti dimostraPur mio nemico e apprendi quale siaLo stato delle cose.—Va, sii destroE veloce.

(Faonte esce)

Nerone, Atte, Epafrodito

NERONE

Frattanto, Atte, potreiDare un po’ di quïete alle mie membra;Ò sonno.

ATTE

Un letto è qui.

NERONE (andando verso il letto ed osservandolo)

Qui v’è un covilePiù buono per le bestie che per l’uomo,Ma la necessità mi persuadeA non sdegnarlo.

ATTE

Vi distendo il mioManto.

(Si toglie il manto e lo distende sul letto)

NERONE (adagiandosi sul letto come persona stanca)

La bianca veste del convitoAvvolge il morituro... Egregio temaPer un poeta! Epafrodito, in guardiaRimani di quell’uscio e con l’orecchioScopri qualunque più lontan rumoreS’alzi per via.—

(Epafrodito esce)

(Ad Atte)

Tu recami quei duePugnali; amo sentirli sotto il capoChe s’addormenta.

(Atte prende i due pugnali e li dà a Nerone)

NERONE (declamando e scotendo la testa)

«L’uom giusto e tenaceDel proposito suo non lo sgomentaNè il fulmine di GioveNè di fiero tirannoLa faccia a lui vicina...Se con estremo dannoSi rompe il mondo, costui non si move,E impavido lo schiaccia la ruina».

(Sorridendo tristamente ed alzando di più la voce)

Un gran buffone è quel poeta Orazio!Vorrei vederlo qui, lui che a FilippiPer ruggir meglio buttò via lo scudo!E poi quei versi son proprio noiosi...E la noia dà sonno...

(S’addormenta)

ATTE

E mai tu possaRisvegliarti, o infelice!

(Dopo una lunga pausa)

Io non credevaChe mi regnasse in cor così profondaVirtù di affetto... Ahi l’indomata angosciaM’astringe al pianto!—Finch’egli sul tronoDegli Augusti regnò vile e beato,Come tutti gli oppressi anch’io sentiail diritto d’odïarlo, ma lo vedoOra prostrato nella sua sventura,Nè più ricordo i patimenti antichiE i turpi oltraggi, e nel mio sen riardeIl primo amore, il mio diletto amore,Speranza della dolce giovinezza.E inganno della vita.—Oh, ben ferociSon questi Dei che chiedono gli altariAl gener nostro, vittima di affettiDa lor creati, per goder nel cieloDei mille inferni ch’ànno i petti umani!

(Ritornando verso il letto ove dorme Nerone)

Come agitato è il sonno suo!

EPAFRODITO (rientrando pieno di sgomento)

Deh, restaSilenzïosa!

ATTE

E che avvenne?

EPAFRODITO

ScalporeDi cavalli s’avanza per la via.

ATTE (accorrendo verso l’uscio)

È ver, l’odo—più cresce—è trapassato—

NERONE

Galba!...

ATTE

Si sveglia...

NERONE (balzando spaventato dal letto)

Galba è qui?...

ATTE

Nol vedi?Qui non v’è alcuno.

NERONE

Ma colui ben stavaDentro il mio sonno... Eppur non vo’ tristezza.Tocca, o donna, le corde alla mia cetra,Come solevi un tempo—io vo’ cantare,Io, poeta maggior di quanti illustriEbbe il mondo latino... Ecco il teatroSuona di plausi... Datemi corone,E sian di rose; il lauro è pianta vecchia,Nè dà più onore.

ATTE

È fuor di sè.

EPAFRODITO

Dagli occhiManda paura.

NERONE

Quanta folla! E doveM’aggiro?—Mi s’accalcano d’intornoGl’importuni... Scostatevi... Littori,Date loco al mio passo... È vano: i mortiUccider non si ponno un’altra volta...Sei tu, mia madre?—Non m’ascolta, sfibbiaDalle mie spalle il manto imperïale,Sorride—e fugge.—E tu, Cassio Longino,Da me che chiedi? e come puoi guardarmi?Nella vita eri cieco: e che? fa taliMiracoli la tomba?—E tu qual nomeAvevi? la tua fronte è laureata,Il volto ài scarno, e le nudate bracciaVerso di me agitando, lento, lentoGoccia il tuo sangue dalle rotte vene...Ti ravviso, o cantor della Farsaglia,E perchè mi sogghigni sulla faccia?Credi che il tuo poema abbia vittoriaSopra i miei versi?—Stolto! È ver, cantastiNel supremo momento di tua vita,Ma che perdevi? la vita—ed io perdoVita ed imperio, e nondimeno canto.Dunque il poeta e l’uomo è assai più forteDi te. Sgombra, e non ridere!

ATTE (circondandolo amorosamente con le sue braccia)

Nerone,Ài d’uopo di tua mente, in te ritorna.

NERONE (fissandola senza riconoscerla)

In me?... Perchè ridevi?

ATTE

Io?

NERONE

Sì, ridevi.

ATTE

Io piangeva.

NERONE (riconoscendola)

Piangevi!... E col tuo piantoVuoi forse anticiparmi il funerale?

EPAFRODITO

Ecco Faonte.

Faonte, Epafrodito, Atte, Nerone

NERONE (correndo verso il liberto)

O amico mio, puoi darmiO vita o morte: parla.

FAONTE

Oh, non avessiLa lingua!

ATTE

Ebbene?

FAONTE

Roma confermavaL’eletto imperatore.

NERONE

Ed il Senato?

FAONTE

Ti giudicò nemico della patria,E rinnovò contro di te la leggeDe’ nostri antichi.

NERONE

E qual pena è prescrittaDa questa legge?

ATTE

Non lo chieder...

NERONE (a Faonte)

BadaDi non celarmi sillaba!

FAONTE

PrescriveChe il reo s’appenda nudo e si percotaFino alla morte con le verghe.

NERONE (con un moto di ribrezzo)

I nostriAntichi erano barbari...—E quel RufoIo lo chiamava buono!... Ahi traditriceOnestà della faccia!—E non son paghiSe non mi vedon morto i furibondi!E non potevan relegarmi in GreciaOd in altra provincia? In ogni locoVi son teatri e circhi...—E voi che fateIstupiditi intorno a me? Vi dicoCh’io vivo turpemente e ch’ho bisognoDi morire... Intendeste? preparatemiIl rogo.

ATTE

Or sì posso ammirarti, e parliCome conviene ad un romano. L’opraSia luminosa come la parola;Sorridi altero, come fan gli eroi,Al fato—e muori.

NERONE (guardando Atte)

Muori!—Ecco un consiglioChe si dà facilmente, ma l’esempioAvrebbe più efficacia...—E alcun di voi,O vigliacchi, per darmi un po’ di coreNon sa ferire il suo?

ATTE (corre a prendere uno de’ pugnali e se lo immerge nel petto)

Mi guarda, e imparaDunque...

NERONE

Che ài fatto?...

ATTE

Ripiglia il pugnale:Posso dirti per prova, o mio Nerone,Che non duole...

NERONE (piglia il pugnale, e poi si curva sul corpo di Atte osservando se fa ancora qualche movimento)

È già spenta.—Ed è poi veroChe la morte non duole?—Ad ogni modoSarà dolore breve.

(Tocca ancora il cadavere e poi si rialza)

EPAFRODITO (venendo dall’uscio)

A questa voltaCorrono legionari.

NERONE (tendendo l’orecchio)

Odo il galoppoDe’ lor cavalli.

FAONTE

A te provvedi: vuoiCader vivo in poter de’ tuoi nemici?

NERONE

Oh mai!...—Faonte, aiutami... non oso...

EPAFRODITO

I soldati s’appressano...

NERONE (si pone il pugnale alla gola e rimane incerto. Allora Faonte afferra la mano di Nerone insieme all’elsa del pugnale e lo aiuta a ferirsi)

Che grandeArtefice perisce!... ahi!...

I precedenti personaggi,Icelocenturione, Legionari.

ICELO (entrando rivolto ai soldati)

Legionari,Cercate in ogni loco...—Ma che veggo?Non è quello Nerone?

FAONTE

Ei si ferivaDi propria mano.

ICELO (correndo verso Nerone)

Ch’io fermi il suo sangue...

NERONE (tentando di alzarsi, e guardando il centurione con occhi terribili)

Tardi, soldato!... È questa la tua fede?

(Ricade e muore)

Fine dell’atto quinto


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