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INDICEPAG.Introduzione.7Prologo.15Atto Primo.19Atto Secondo.67Atto Terzo.113Atto Quarto.155Atto Quinto.193Note Storiche.213AI MILANESIMilano, 3 febbraio 1872.DUE PAROLECHEcol beneplacito dei Lettori potrebbero pigliare anche il nome di Prefazione.——————E prima di entrare in argomento, ch’io paghi un debito di riconoscenza a’ miei cari concittadini, che vollero onorare dei loro applausi questa mia povera commedia. Fu detto che niuno è profeta in patria, e mi piace di poter confermare per prova che, come molti altri, anche questo proverbio è sbagliato.Nonpertanto riconosco me stesso, e so che gli applausi mi sono dovuti in parte minima, perchè furono dati unicamente come sprone a far meglio.E procurerò di fare questo meglio, aiutandomi Dio o la fortuna, la volontà e i tempi.Non risponderò a tutte le critiche, e solamente osserverò che queste furono sempre cortesi, rispettose, e scritte, come suol dirsi, coi guanti. D’altra parte ciascun scrittore criticando o lodando secondo un diverso punto di vista, da questo giudizio emerge una diversità di elogi e di biasimi che mettono nell’imbroglio il povero autore, il quale spesso si trova lodato e criticato sulla stessa scena, sullo stesso personaggio, sullo stesso verso.Ma una critica quasi universale mi fu fatta, ed è la seguente:Questo Nerone è sempre un artista e mai imperatore.A questa critica risponderà Nerone stesso, il quale in sul morire esclamò:Qualisartifexpereo, e nonqualisimperator! Segno evidente ch’egli teneva più all’arte che all’imperio.L’uomo politico infatti è nullo nel Nerone storico. Tutta la sua vita fu spensieratezza, e, benchè padrone del mondo, la traeva alla giornata come uno scioperato qualunque che non à cosa alcuna da perdere. Non capitanò mai eserciti, benchè spesso si mostrasse geloso dei loro conduttori, ma era gelosia momentanea; se li avesse avuti sotto la mano, li avrebbe uccisi;avendoli lontani, li dimenticava. Sacrificò le sue vittime alla scoperta, senza raggiri, tranne sua madre, donna sotto ogni aspetto assai peggiore del figlio. La dignità personale non seppe mai cosa fosse. Ritornando da Napoli in Roma, e udita la ribellione di Vindice, disse sorridendo:Andremo, se Vindice ce lo permetterà. In un terribile proclama fatto agli eserciti di Spagna contro di lui erano numerati uno per uno i suoi delitti, ed egli non si adontò d’altro che d’essere chiamato col nome d’Enobarbo (barba di bronzo), soprannome dato ad uno de’ suoi maggiori e rimasto in famiglia.Di altre debolezze di carattere e d’infamie infinite bisogna tacere per pudore.L’imperatore dunque, uomo grave, politico, avvolto dignitosamente dal capo ai piedi nella sua porpora, può esistere nella mente di molti, ma non si trova nell’istoria.La crudeltà e il suo amore alle arti: ecco le due sole qualità che costituiscono il suo carattere.Il delitto che fu a lui più rimproverato dai contemporanei, dopo il matricidio, è l’incendio di Roma; eppure egli la diede alle fiammeartisticamente, se posso esprimermi così. I modernidevastatori dei monumenti di Parigi, gli eroi del petrolio, ànno bruciato per bruciare; Nerone bruciò per riedificare: avea bisogno di spazio, e l’antico era ingombro da vie anguste, malsane per fango perenne, e fiancheggiate da casette tetre come il tufo che avevano adoprato alla loro costruzione. Giova però ricordare che in quelle casette erano nati e vissuti i vincitori di Pirro e d’Annibale.Crudele assai meno di Caligola, perchè in questo la crudeltà era indole, voluttà, in Nerone paura; vile più d’un fanciullo, superstizioso quanto una femminetta del volgo; buon poeta, buon pittore, migliore scultore, nell’edificare magnifico, vanaglorioso tanto da voler dare il suo nome a Roma; nelle libidini nuovo, bestia, sotto la bestia. Ecco Nerone.A quel gentile critico che m’à consigliato di circondare Nerone di altri personaggi più noti m’è forza di rispondere che non ò potuto risuscitarli per la buona ragione che erano morti tutti e bruciati da un pezzo. Io volli rappresentare soltanto gli ultimi giorni di Nerone; ad ogni modo Agrippina, Poppea, Seneca, Lucano, i Pisoni, Trasèa Peto, Britannico, non sono stati dimenticati, come il lettore potrà vedere da sè.L’altro consiglio datomi dallo stesso dotto e gentile critico è stato quello di mettere in lotta il cristianesimo nascente col paganesimo che incominciava a sfasciarsi. Consiglio ottimo, ma già posto in opera stupendamente dal Gazzoletti nella sua tragediaSan Paolo; ed io non volli far dopo e male ciò che l’illustre poeta aveva fatto prima di me, e così bene.Non mi rimaneva dunque che presentare sulla scena Nerone artista, il vero Nerone—cosa, per quanto è a mia cognizione, non tentata da altri—; e questo ò fatto, ponendo nel fine del volume alcune note istoriche per giustificare il mio personaggio, se non dal lato della morale, affare che deve importare a lui, almeno da quello della verità istorica, affare che importa esclusivamente a me.Se poi nella esecuzione del mio lavoro sono andato a sghembo e ò fatto molti scarabocchi, cosa di cui temo molto, sono pronto a dichiarare che la colpa è tutta mia, non avendo chiesto in prestito ad alcuno una falsariga qualunque.Roma, maggio 1871.Pietro CossaNERONEPERSONAGGI————Claudio Cesare NeroneAttelibertaEglogeschiava e saltatrice grecaVaronilla LonginaCluvio Rufoprincipe del SenatoMenecratecommediante e buffonePetroniovecchio gladiatoreNeviopantomimoBabilioastrologoEulogiomercante di schiaviVinicioprefetto del PretorioMucronetaverniereIcelocenturioneFaonte}liberti di NeroneEpafroditoUna schiava d’Etiopia.Schiave, Liberti, Pretoriani, Legionari.——————La scena è in Roma e nelle sue vicinanze.

INDICEPAG.Introduzione.7Prologo.15Atto Primo.19Atto Secondo.67Atto Terzo.113Atto Quarto.155Atto Quinto.193Note Storiche.213AI MILANESIMilano, 3 febbraio 1872.DUE PAROLECHEcol beneplacito dei Lettori potrebbero pigliare anche il nome di Prefazione.——————E prima di entrare in argomento, ch’io paghi un debito di riconoscenza a’ miei cari concittadini, che vollero onorare dei loro applausi questa mia povera commedia. Fu detto che niuno è profeta in patria, e mi piace di poter confermare per prova che, come molti altri, anche questo proverbio è sbagliato.Nonpertanto riconosco me stesso, e so che gli applausi mi sono dovuti in parte minima, perchè furono dati unicamente come sprone a far meglio.E procurerò di fare questo meglio, aiutandomi Dio o la fortuna, la volontà e i tempi.Non risponderò a tutte le critiche, e solamente osserverò che queste furono sempre cortesi, rispettose, e scritte, come suol dirsi, coi guanti. D’altra parte ciascun scrittore criticando o lodando secondo un diverso punto di vista, da questo giudizio emerge una diversità di elogi e di biasimi che mettono nell’imbroglio il povero autore, il quale spesso si trova lodato e criticato sulla stessa scena, sullo stesso personaggio, sullo stesso verso.Ma una critica quasi universale mi fu fatta, ed è la seguente:Questo Nerone è sempre un artista e mai imperatore.A questa critica risponderà Nerone stesso, il quale in sul morire esclamò:Qualisartifexpereo, e nonqualisimperator! Segno evidente ch’egli teneva più all’arte che all’imperio.L’uomo politico infatti è nullo nel Nerone storico. Tutta la sua vita fu spensieratezza, e, benchè padrone del mondo, la traeva alla giornata come uno scioperato qualunque che non à cosa alcuna da perdere. Non capitanò mai eserciti, benchè spesso si mostrasse geloso dei loro conduttori, ma era gelosia momentanea; se li avesse avuti sotto la mano, li avrebbe uccisi;avendoli lontani, li dimenticava. Sacrificò le sue vittime alla scoperta, senza raggiri, tranne sua madre, donna sotto ogni aspetto assai peggiore del figlio. La dignità personale non seppe mai cosa fosse. Ritornando da Napoli in Roma, e udita la ribellione di Vindice, disse sorridendo:Andremo, se Vindice ce lo permetterà. In un terribile proclama fatto agli eserciti di Spagna contro di lui erano numerati uno per uno i suoi delitti, ed egli non si adontò d’altro che d’essere chiamato col nome d’Enobarbo (barba di bronzo), soprannome dato ad uno de’ suoi maggiori e rimasto in famiglia.Di altre debolezze di carattere e d’infamie infinite bisogna tacere per pudore.L’imperatore dunque, uomo grave, politico, avvolto dignitosamente dal capo ai piedi nella sua porpora, può esistere nella mente di molti, ma non si trova nell’istoria.La crudeltà e il suo amore alle arti: ecco le due sole qualità che costituiscono il suo carattere.Il delitto che fu a lui più rimproverato dai contemporanei, dopo il matricidio, è l’incendio di Roma; eppure egli la diede alle fiammeartisticamente, se posso esprimermi così. I modernidevastatori dei monumenti di Parigi, gli eroi del petrolio, ànno bruciato per bruciare; Nerone bruciò per riedificare: avea bisogno di spazio, e l’antico era ingombro da vie anguste, malsane per fango perenne, e fiancheggiate da casette tetre come il tufo che avevano adoprato alla loro costruzione. Giova però ricordare che in quelle casette erano nati e vissuti i vincitori di Pirro e d’Annibale.Crudele assai meno di Caligola, perchè in questo la crudeltà era indole, voluttà, in Nerone paura; vile più d’un fanciullo, superstizioso quanto una femminetta del volgo; buon poeta, buon pittore, migliore scultore, nell’edificare magnifico, vanaglorioso tanto da voler dare il suo nome a Roma; nelle libidini nuovo, bestia, sotto la bestia. Ecco Nerone.A quel gentile critico che m’à consigliato di circondare Nerone di altri personaggi più noti m’è forza di rispondere che non ò potuto risuscitarli per la buona ragione che erano morti tutti e bruciati da un pezzo. Io volli rappresentare soltanto gli ultimi giorni di Nerone; ad ogni modo Agrippina, Poppea, Seneca, Lucano, i Pisoni, Trasèa Peto, Britannico, non sono stati dimenticati, come il lettore potrà vedere da sè.L’altro consiglio datomi dallo stesso dotto e gentile critico è stato quello di mettere in lotta il cristianesimo nascente col paganesimo che incominciava a sfasciarsi. Consiglio ottimo, ma già posto in opera stupendamente dal Gazzoletti nella sua tragediaSan Paolo; ed io non volli far dopo e male ciò che l’illustre poeta aveva fatto prima di me, e così bene.Non mi rimaneva dunque che presentare sulla scena Nerone artista, il vero Nerone—cosa, per quanto è a mia cognizione, non tentata da altri—; e questo ò fatto, ponendo nel fine del volume alcune note istoriche per giustificare il mio personaggio, se non dal lato della morale, affare che deve importare a lui, almeno da quello della verità istorica, affare che importa esclusivamente a me.Se poi nella esecuzione del mio lavoro sono andato a sghembo e ò fatto molti scarabocchi, cosa di cui temo molto, sono pronto a dichiarare che la colpa è tutta mia, non avendo chiesto in prestito ad alcuno una falsariga qualunque.Roma, maggio 1871.Pietro CossaNERONEPERSONAGGI————Claudio Cesare NeroneAttelibertaEglogeschiava e saltatrice grecaVaronilla LonginaCluvio Rufoprincipe del SenatoMenecratecommediante e buffonePetroniovecchio gladiatoreNeviopantomimoBabilioastrologoEulogiomercante di schiaviVinicioprefetto del PretorioMucronetaverniereIcelocenturioneFaonte}liberti di NeroneEpafroditoUna schiava d’Etiopia.Schiave, Liberti, Pretoriani, Legionari.——————La scena è in Roma e nelle sue vicinanze.

AI MILANESI

Milano, 3 febbraio 1872.

DUE PAROLE

CHE

col beneplacito dei Lettori potrebbero pigliare anche il nome di Prefazione.

——————

E prima di entrare in argomento, ch’io paghi un debito di riconoscenza a’ miei cari concittadini, che vollero onorare dei loro applausi questa mia povera commedia. Fu detto che niuno è profeta in patria, e mi piace di poter confermare per prova che, come molti altri, anche questo proverbio è sbagliato.

Nonpertanto riconosco me stesso, e so che gli applausi mi sono dovuti in parte minima, perchè furono dati unicamente come sprone a far meglio.

E procurerò di fare questo meglio, aiutandomi Dio o la fortuna, la volontà e i tempi.

Non risponderò a tutte le critiche, e solamente osserverò che queste furono sempre cortesi, rispettose, e scritte, come suol dirsi, coi guanti. D’altra parte ciascun scrittore criticando o lodando secondo un diverso punto di vista, da questo giudizio emerge una diversità di elogi e di biasimi che mettono nell’imbroglio il povero autore, il quale spesso si trova lodato e criticato sulla stessa scena, sullo stesso personaggio, sullo stesso verso.

Ma una critica quasi universale mi fu fatta, ed è la seguente:

Questo Nerone è sempre un artista e mai imperatore.

A questa critica risponderà Nerone stesso, il quale in sul morire esclamò:Qualisartifexpereo, e nonqualisimperator! Segno evidente ch’egli teneva più all’arte che all’imperio.

L’uomo politico infatti è nullo nel Nerone storico. Tutta la sua vita fu spensieratezza, e, benchè padrone del mondo, la traeva alla giornata come uno scioperato qualunque che non à cosa alcuna da perdere. Non capitanò mai eserciti, benchè spesso si mostrasse geloso dei loro conduttori, ma era gelosia momentanea; se li avesse avuti sotto la mano, li avrebbe uccisi;avendoli lontani, li dimenticava. Sacrificò le sue vittime alla scoperta, senza raggiri, tranne sua madre, donna sotto ogni aspetto assai peggiore del figlio. La dignità personale non seppe mai cosa fosse. Ritornando da Napoli in Roma, e udita la ribellione di Vindice, disse sorridendo:Andremo, se Vindice ce lo permetterà. In un terribile proclama fatto agli eserciti di Spagna contro di lui erano numerati uno per uno i suoi delitti, ed egli non si adontò d’altro che d’essere chiamato col nome d’Enobarbo (barba di bronzo), soprannome dato ad uno de’ suoi maggiori e rimasto in famiglia.

Di altre debolezze di carattere e d’infamie infinite bisogna tacere per pudore.

L’imperatore dunque, uomo grave, politico, avvolto dignitosamente dal capo ai piedi nella sua porpora, può esistere nella mente di molti, ma non si trova nell’istoria.

La crudeltà e il suo amore alle arti: ecco le due sole qualità che costituiscono il suo carattere.

Il delitto che fu a lui più rimproverato dai contemporanei, dopo il matricidio, è l’incendio di Roma; eppure egli la diede alle fiammeartisticamente, se posso esprimermi così. I modernidevastatori dei monumenti di Parigi, gli eroi del petrolio, ànno bruciato per bruciare; Nerone bruciò per riedificare: avea bisogno di spazio, e l’antico era ingombro da vie anguste, malsane per fango perenne, e fiancheggiate da casette tetre come il tufo che avevano adoprato alla loro costruzione. Giova però ricordare che in quelle casette erano nati e vissuti i vincitori di Pirro e d’Annibale.

Crudele assai meno di Caligola, perchè in questo la crudeltà era indole, voluttà, in Nerone paura; vile più d’un fanciullo, superstizioso quanto una femminetta del volgo; buon poeta, buon pittore, migliore scultore, nell’edificare magnifico, vanaglorioso tanto da voler dare il suo nome a Roma; nelle libidini nuovo, bestia, sotto la bestia. Ecco Nerone.

A quel gentile critico che m’à consigliato di circondare Nerone di altri personaggi più noti m’è forza di rispondere che non ò potuto risuscitarli per la buona ragione che erano morti tutti e bruciati da un pezzo. Io volli rappresentare soltanto gli ultimi giorni di Nerone; ad ogni modo Agrippina, Poppea, Seneca, Lucano, i Pisoni, Trasèa Peto, Britannico, non sono stati dimenticati, come il lettore potrà vedere da sè.

L’altro consiglio datomi dallo stesso dotto e gentile critico è stato quello di mettere in lotta il cristianesimo nascente col paganesimo che incominciava a sfasciarsi. Consiglio ottimo, ma già posto in opera stupendamente dal Gazzoletti nella sua tragediaSan Paolo; ed io non volli far dopo e male ciò che l’illustre poeta aveva fatto prima di me, e così bene.

Non mi rimaneva dunque che presentare sulla scena Nerone artista, il vero Nerone—cosa, per quanto è a mia cognizione, non tentata da altri—; e questo ò fatto, ponendo nel fine del volume alcune note istoriche per giustificare il mio personaggio, se non dal lato della morale, affare che deve importare a lui, almeno da quello della verità istorica, affare che importa esclusivamente a me.

Se poi nella esecuzione del mio lavoro sono andato a sghembo e ò fatto molti scarabocchi, cosa di cui temo molto, sono pronto a dichiarare che la colpa è tutta mia, non avendo chiesto in prestito ad alcuno una falsariga qualunque.

Roma, maggio 1871.

Pietro Cossa

NERONE

PERSONAGGI

————

Claudio Cesare Nerone

Atteliberta

Eglogeschiava e saltatrice greca

Varonilla Longina

Cluvio Rufoprincipe del Senato

Menecratecommediante e buffone

Petroniovecchio gladiatore

Neviopantomimo

Babilioastrologo

Eulogiomercante di schiavi

Vinicioprefetto del Pretorio

Mucronetaverniere

Icelocenturione

Una schiava d’Etiopia.

Schiave, Liberti, Pretoriani, Legionari.

——————

La scena è in Roma e nelle sue vicinanze.


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