XVIII.Quasi si fossero dati l'intesa, Luciano, Girolamo, la Letizia e l'Adele scendevano contemporaneamente le scale, lagnandosi delle tenebre in cui erano immersi. I due uomini avevano ciascuno un fascio di lettere da impostare.— Questa Villarosa è un paese barbaro — brontolava Luciano. — Nè gaz, nè luce elettrica... Come si fa a viverci?— Si vive come si può — rispose l'Angela dopo aver sonato il campanello per chiamare il domestico.— Ormai la luce elettrica l'hanno tanti paesi piccoli — osservò Girolamo. — Che cosa ci vorrebbe a introdurla quì?... La forza d'acqua l'avete.— Ci vorrebbe qualcheduno che se ne occupasse — rimbeccò l'Angela. — Non potete pretendere che se ne occupino il babbo o la mamma... o che me ne occupi io... che ho già abbastanza pesi sulle spalle...Montato sopra uno scaleo di legno, con un muso lungo due palmi, Giacomo consumava i fiammiferi senza riuscir ad accendere la modesta lampada a petrolio appesa alla volta. I presenti mormoravano, egli, in alto, sbuffava.— Tira aria da tutte le parti... Bisogna chiuder quell'uscio... quello lì, di fronte alla scala.Quando la difficile impresa fu condotta a termine, il servitore discese fra grida ironiche dibravo, bene.— E ora fa più bujo di prima — disse la Marialì, mentre Giacomo, trascinandosi dietro lo scaleo, s'avviava al salotto.— Benedetta la luce elettrica! — esclamò la Lucrezia Alvarez. — Noi l'abbiamo anche nella nostra villa di Posilipo e non c'è che da girare una chiave per accendere e spegnere... È un risparmio immenso di tempo e di lavoro. Col numerodi lampade che abbiamo noi, ci vorrebbe un accenditore apposta.— La luminaria di Pisa addirittura — masticò Cesare fra i denti.Luciano e Girolamo agitavano i loro pacchi di lettere sotto il naso dell'Angela.— Avrai una persona da mandare a San Vito?Don Antonio, il maestro di scuola e l'organista si fecero avanti.— Se vogliono consegnarle a noi... Noi dobbiamo pur recarci a San Vito.— Oh, oh — saltò su la Marialì. — Non restano a cena con noi, loro tre e la signora Cesira?— Per me è impossibile... pur troppo — replicò don Antonio. — Devo essere alla parrocchia stasera... Con don Luca non si scherza.— Lo lasci cantare — disse la Marialì con una spallucciata.— Oh sì... Già che sono nelle sue grazie, dopo che l'anno scorso m'ha côlto a cacciar sui suoi campi...Anche il maestro e l'organista, per varie ragioni, erano costretti ad andarsene; solo la signoraCesira non fiatava perchè aveva paura dei lampi (non c'erano ancora ma potevano venire) e avrebbe preferito che le permettessero di passar la notte a Villarosa... in un cantuccio qualunque.— Corpo di bacco! — borbottava don Antonio che s'era avvicinato alla portiera. — Corpo di bacco! A star di là in buona compagnia non ci si era accorti di quel po' po' di temporale che minacciava... E ora incomincia a piovere.Grossi goccioloni percotevano obliquamente i vetri delle finestre, cadevano, rimbalzando, sul marmo della gradinata.— Pazienza! — sospirò don Antonio. — Tanto bisogna avviarsi.— Coraggio! — soggiunse il maestro di scuola costretto dalla sua condizione sociale a dar l'esempio delle virtù civili.E l'organista si rimboccava i calzoni guardando con aria patetica le sue scarpe nuove destinate ad inzaccherarsi.Ma l'Angela che s'era allontanata in silenzio tornò portando una parola consolatrice.— O credono che li lasci andare a piedi?...Che diamine!... Ho ordinato già di attaccare... Così la carrozza li deporrà sani e salvi a San Vito, e Pietro, il cocchiere, s'incaricherà delle lettere... Sono in quattro che partono... Bisognerà che si ristringano il più possibile.— Benedetta quella nostra signorina Angela! — esclamò don Antonio con entusiasmo. — Lei pensa a tutto, lei provvede a tutto.Côlta da una subitanea inquietitudine, la Letizia Alvarez girava su e giù per la sala.— E Max e Fritz che non si vedono ancora!— Sono in giro anche Frassini e l'Antonietta — soggiunse con calma la Marialì. — Piglieranno un po' d'acqua. Non sarà poi una disgrazia irreparabile.— Loro sono usciti col sereno — osservò Luciano.— Un bell'originale è mio figlio Tullio che venti minuti fa si dirigeva a gran passi verso il cancello con un ombrellone sotto il braccio... Io che stavo fissando un'imposta della mia camera mi provai a chiamarlo... Oh sì... non m'ha sentito, o non m'ha dato retta.— Dove sarà andato? — pensava l'Angela ricordandosii discorsi del nipote e la sua dichiarazione di voler partire. Ella non poteva credere ch'egli fosse veramente partito così, senza salutar nessuno, senza prender la sua roba; ma, allora, dov'era andato, in nome del cielo? Non aveva proprio pietà di lei? Non gli pareva ch'ell'avesse bastanti emozioni in quel giorno?Pian piano qualcheduno le si avvicinò per di dietro, le pose le mani sulle spalle.— Ancora quì, signorina Angela, ancora in piedi? Non le avevo raccomandato di riposare?— Oh Vignoni — ella disse voltandosi con uno sforzo manifesto e senza rispondere alla interrogazione. — M'ero dimenticata di lei.— Brava!— E il babbo? E la mamma?— Li ho lasciati in questo punto... Pisolavano tutti e due... Credo che dormiranno fino a ora di cena... Ma lei, lei, signorina Angela?Sfuggendo lo sguardo indagatore del medico ella borbottò: — Più tardi, più tardi... Sa che con questo tempaccio metà dei nostri ospiti sono a spasso?— E per questo? Che vuol che succeda?Fuori, nella notte precoce, il rumore d'una carrozza che si fermava davanti alla scalinata. La fiamma dei fanali oscillava, mossa dal vento.— Chi è? Cos'è?Era il legno che l'Angela aveva fatto attaccare.— Oh — chiese l'organista; — il dottor Vignoni viene anch'egli con noi?— Perchè no? — disse don Antonio. — Non siamo mica colossi... E in caso disperato uno di noi si prende sulle ginocchia la signora Cesira.Offesa nella sua verecondia, la maestra fece un gesto d'orrore. E poichè il suo intimo desiderio era quello di rimanere, ella dichiarò che cedeva volentieri il posto al dottore, che non aveva fretta e che forse il tempo si sarebbe rabbonito più tardi ed ella avrebbe potuto andarsene con le sue gambe... In ogni modo, se pur fosse stata bloccata a Villarosa, si sarebbe contentata di passar la notte su una poltrona, avvolta in uno sciallo pesante.Certo, in condizioni ordinarie, l'Angela non avrebbe esitato a offrire asilo alla maestra, ma oggi tra perchè la villa era piena, tra perch'ellasi sentiva esausta e sfinita, non le parve vero che il dottor Vignoni rispondesse in vece sua.— No, signora Cesira, in carrozza ci vada lei... A me quattro goccie d'acqua non danno disturbo e anche in mezzo alla pioggia la mia bicicletta mi porterà a casa in un quarto d'ora.E chinandosi all'orecchio dell'Angela, il dottore soggiunse: — Sono ostinato e non vado via di quì finchè non la ho accompagnata in un angolo tranquillo ov'ella possa, se non dormire, almeno distender le membra.Ella gli strinse la mano.— Grazie, Vignoni.... Resti con noi che sarà una gran bella cosa. Ma non voglia l'impossibile... Se trova un angolo tranquillo in tutta Villarosa, è bravo.— Oh per questo, lasci fare a me... appena avremo spedito quella gente.E accennava alla signora Cesira, a don Antonio e agli altri due, ormai pronti alla partenza.— Buona sera e buon viaggio...— Brr! Che aria!— E che acqua!— Presto, che piove anche in sala.— Avanti ladama— diceva il galante arciprete. — Avanti la signora Cesira... Adagio nello scender gli scalini, che se va con le gambe all'aria ci da qualche brutto spettacolo.L'organista e il maestro di scuola risero sguajatamente.La signora Cesira fece il cipiglio.— Lei, don Antonio, col vestito che indossa, non dovrebbe tenerli di questi discorsi.— To', che male c'è?— Pietro, le lettere son bene al sicuro? — gridarono Luciano e Girolamo.— Sicurissime, non dubitino — replicò il cocchiere scuotendo le briglie sul collo del non focoso quadrupede che si avviò al piccolo trotto.Cresceva intanto l'agitazione della Letizia.— E non ci sarà un altro legno che possa andar alla ricerca di quei ragazzi?... Ho il presentimento d'una disgrazia.— Non abbia di queste paure — disse pronto il dottor Vignoni — Non siamo nè sulle Alpi, nè in un deserto, nè al polo... Le nostre strade sonodiritte, larghe e piane... Da quì a San Vito non ci son precipizi, non ci son fiumi, non ci sono neanche fossati profondi.— Iltandempuò essersi ribaltato a ogni modo...— Che? Che?... I suoi figliuoli ne saranno discesi e se lo tireranno dietro pacificamente... A meno che non si siano ricoverati in una fattoria, in un casolare di contadini, ad aspettare che cessi la pioggia o che cessi il vento... Non mi maraviglierei che mentre parliamo fossero tutti insieme a contarsela davanti a una bella fiammata, i signorini Alvarez, il signor Frassini, la signorina Antonietta e il signor Tullio; perchè... se non ho sentito male quando entravo in sala... son fuori anche loro.— Già — rispose la Marialì sedendo sopra una cassapanca e invitando Vignoni a fare altrettanto; — son fuori, ma non vedo che ragione ci sia di guastarsi il sangue... In fin dei conti, lo sapete che ora abbiamo?... Mancano dieci minuti alle sei, e se fosse bel tempo non sarebbe ancora notte piena.— Dieci minuti alle sei? — ripeterono in coroi tre fratelli Torralba guardando l'orologio per persuadersi della verità dell'affermazione...— Bisogna collocarsi proprio sotto il lume per distinguer le sfere e i numeri del quadrante — brontolò Luciano. —Quel éclairage, mon Dieu!... Appunto, mancano 8 o 10 minuti... E...quelle est l'heure de souper?... Scusate: a che ora si va a cena?— Alle 8½, al solito — disse l'Angela.—Sacrebleu!Come s'impiegano queste due ore e tre quarti?E Luciano pensò alla sua banca, e Girolamo ai corridoi della Camera e ai tavolini del Caffè Aragno, e Cesare al movimento febbrile diWallstreeta Nuova York.—In illo temporec'era un bigliardo — osservò Girolamo reprimendo uno sbadiglio. — Era quì in sala.L'Angela fece il gesto di chi accenna a cose remote.— Son tanti anni che non c'è più... da quando il babbo cominciò ad aver la vista debole e a non poter maneggiare la stecca... Per noi era un ingombroe lo abbiamo ceduto ad un villeggiante vicino, quel conte Mazzi ch'è stato prima a farci visita.. Se volete gli scacchi, il dominò, le carte...Luciano propose unwhist.I fratelli acconsentirono.— L'Adele farà il quarto... a meno che la Marialì o la Letizia...L'Adele, la donna politica, che s'era ritirata in un angolo con un mucchio di giornali, udendo pronunziare il suo nome, alzò gli occhi dallaTribunae chiese: — Chi mi domanda?Ma la Letizia scoppiò con la violenza d'un tubo di gaz.— Siete gente senza cuore... Mi vedete in queste angustie e venite a propormi una partita alwhist!... Altro chewhist!... Giacchè fra tanti uomini non ce n'è uno che si muova, andrò io stessa incontro ai miei figliuoli... Salgo a prendere il mioimpermeabile, e vado.— Aspetta, via, sii ragionevole... Se alle 6½ non saranno tornati, penseremo a qualcosa — disse l'Angela.— E se vorrai assolutamente prender parte allaspedizione t'accompagnerò io — seguitò Cesare per rabbonire la sorella maggiore verso la quale egli riconosceva d'esser stato in quei giorni un po' aspro e mordace.— Dio! Che tragedie inutili! — esclamò la Marialì. — Cercherete anche di mio marito e di mia figlia.— E di Tullio — soggiunse Luciano.— Poi se tarderemo — ripigliò Cesare ridendo — organizzerete una spedizione nuova in nostro soccorso. Peccato che non ci siano cani di San Bernardo a Villarosa.La Letizia divenne rossa rossa e stava per esplodere una seconda volta, quando, dall'uscio dell'andito che dava in cucina, si sporse un visetto florido e tondo e una voce femminile chiamò: — Signorina Angela, signorina Angela.Era la sottocuoca, quella Lisa, che, la sera innanzi, aveva solleticato gli appetiti di Giulio Frassini.— Ebbene?— I signori mandano a dire che vanno a mutarsi vestito e scenderanno subito.— Che signori?— I signorini Max e Fritz... poi la signorina Antonietta e suo padre...— Di dove son passati?— Dalla parte della cucina per far più presto... Son saliti per la scaletta di servizio.— E il signor Tullio non era con loro? — chiese l'Angela.La Lisa rimase perplessa. — Non ci ho badato... oh, ma ci sarà stato anche lui... Eran così frettolosi.— Hai sentito, Letizia?... Sono arrivati felicemente.Ma, sin dal primo annunzio, la Letizia s'era dileguata.— È andata a rasciugarei bimbi— disse la Marialì. — Come li avvezza bene!... Per me attendo quì di piè fermo il mio signor consorte e la mia figliuola... Anzi, se credete di cominciar la partita, farò ioil quarto... Mi pare che l'idea venisse da Luciano...— Sì, ma volevo pur sapere se Tullio è rientrato con gli altri.La stessa risposta diede l'Angela al dottore che insisteva per mandarla a riposare.— Sì, ma dopo che avremo visto se c'è anche Tullio.
Quasi si fossero dati l'intesa, Luciano, Girolamo, la Letizia e l'Adele scendevano contemporaneamente le scale, lagnandosi delle tenebre in cui erano immersi. I due uomini avevano ciascuno un fascio di lettere da impostare.
— Questa Villarosa è un paese barbaro — brontolava Luciano. — Nè gaz, nè luce elettrica... Come si fa a viverci?
— Si vive come si può — rispose l'Angela dopo aver sonato il campanello per chiamare il domestico.
— Ormai la luce elettrica l'hanno tanti paesi piccoli — osservò Girolamo. — Che cosa ci vorrebbe a introdurla quì?... La forza d'acqua l'avete.
— Ci vorrebbe qualcheduno che se ne occupasse — rimbeccò l'Angela. — Non potete pretendere che se ne occupino il babbo o la mamma... o che me ne occupi io... che ho già abbastanza pesi sulle spalle...
Montato sopra uno scaleo di legno, con un muso lungo due palmi, Giacomo consumava i fiammiferi senza riuscir ad accendere la modesta lampada a petrolio appesa alla volta. I presenti mormoravano, egli, in alto, sbuffava.
— Tira aria da tutte le parti... Bisogna chiuder quell'uscio... quello lì, di fronte alla scala.
Quando la difficile impresa fu condotta a termine, il servitore discese fra grida ironiche dibravo, bene.
— E ora fa più bujo di prima — disse la Marialì, mentre Giacomo, trascinandosi dietro lo scaleo, s'avviava al salotto.
— Benedetta la luce elettrica! — esclamò la Lucrezia Alvarez. — Noi l'abbiamo anche nella nostra villa di Posilipo e non c'è che da girare una chiave per accendere e spegnere... È un risparmio immenso di tempo e di lavoro. Col numerodi lampade che abbiamo noi, ci vorrebbe un accenditore apposta.
— La luminaria di Pisa addirittura — masticò Cesare fra i denti.
Luciano e Girolamo agitavano i loro pacchi di lettere sotto il naso dell'Angela.
— Avrai una persona da mandare a San Vito?
Don Antonio, il maestro di scuola e l'organista si fecero avanti.
— Se vogliono consegnarle a noi... Noi dobbiamo pur recarci a San Vito.
— Oh, oh — saltò su la Marialì. — Non restano a cena con noi, loro tre e la signora Cesira?
— Per me è impossibile... pur troppo — replicò don Antonio. — Devo essere alla parrocchia stasera... Con don Luca non si scherza.
— Lo lasci cantare — disse la Marialì con una spallucciata.
— Oh sì... Già che sono nelle sue grazie, dopo che l'anno scorso m'ha côlto a cacciar sui suoi campi...
Anche il maestro e l'organista, per varie ragioni, erano costretti ad andarsene; solo la signoraCesira non fiatava perchè aveva paura dei lampi (non c'erano ancora ma potevano venire) e avrebbe preferito che le permettessero di passar la notte a Villarosa... in un cantuccio qualunque.
— Corpo di bacco! — borbottava don Antonio che s'era avvicinato alla portiera. — Corpo di bacco! A star di là in buona compagnia non ci si era accorti di quel po' po' di temporale che minacciava... E ora incomincia a piovere.
Grossi goccioloni percotevano obliquamente i vetri delle finestre, cadevano, rimbalzando, sul marmo della gradinata.
— Pazienza! — sospirò don Antonio. — Tanto bisogna avviarsi.
— Coraggio! — soggiunse il maestro di scuola costretto dalla sua condizione sociale a dar l'esempio delle virtù civili.
E l'organista si rimboccava i calzoni guardando con aria patetica le sue scarpe nuove destinate ad inzaccherarsi.
Ma l'Angela che s'era allontanata in silenzio tornò portando una parola consolatrice.
— O credono che li lasci andare a piedi?...Che diamine!... Ho ordinato già di attaccare... Così la carrozza li deporrà sani e salvi a San Vito, e Pietro, il cocchiere, s'incaricherà delle lettere... Sono in quattro che partono... Bisognerà che si ristringano il più possibile.
— Benedetta quella nostra signorina Angela! — esclamò don Antonio con entusiasmo. — Lei pensa a tutto, lei provvede a tutto.
Côlta da una subitanea inquietitudine, la Letizia Alvarez girava su e giù per la sala.
— E Max e Fritz che non si vedono ancora!
— Sono in giro anche Frassini e l'Antonietta — soggiunse con calma la Marialì. — Piglieranno un po' d'acqua. Non sarà poi una disgrazia irreparabile.
— Loro sono usciti col sereno — osservò Luciano.
— Un bell'originale è mio figlio Tullio che venti minuti fa si dirigeva a gran passi verso il cancello con un ombrellone sotto il braccio... Io che stavo fissando un'imposta della mia camera mi provai a chiamarlo... Oh sì... non m'ha sentito, o non m'ha dato retta.
— Dove sarà andato? — pensava l'Angela ricordandosii discorsi del nipote e la sua dichiarazione di voler partire. Ella non poteva credere ch'egli fosse veramente partito così, senza salutar nessuno, senza prender la sua roba; ma, allora, dov'era andato, in nome del cielo? Non aveva proprio pietà di lei? Non gli pareva ch'ell'avesse bastanti emozioni in quel giorno?
Pian piano qualcheduno le si avvicinò per di dietro, le pose le mani sulle spalle.
— Ancora quì, signorina Angela, ancora in piedi? Non le avevo raccomandato di riposare?
— Oh Vignoni — ella disse voltandosi con uno sforzo manifesto e senza rispondere alla interrogazione. — M'ero dimenticata di lei.
— Brava!
— E il babbo? E la mamma?
— Li ho lasciati in questo punto... Pisolavano tutti e due... Credo che dormiranno fino a ora di cena... Ma lei, lei, signorina Angela?
Sfuggendo lo sguardo indagatore del medico ella borbottò: — Più tardi, più tardi... Sa che con questo tempaccio metà dei nostri ospiti sono a spasso?
— E per questo? Che vuol che succeda?
Fuori, nella notte precoce, il rumore d'una carrozza che si fermava davanti alla scalinata. La fiamma dei fanali oscillava, mossa dal vento.
— Chi è? Cos'è?
Era il legno che l'Angela aveva fatto attaccare.
— Oh — chiese l'organista; — il dottor Vignoni viene anch'egli con noi?
— Perchè no? — disse don Antonio. — Non siamo mica colossi... E in caso disperato uno di noi si prende sulle ginocchia la signora Cesira.
Offesa nella sua verecondia, la maestra fece un gesto d'orrore. E poichè il suo intimo desiderio era quello di rimanere, ella dichiarò che cedeva volentieri il posto al dottore, che non aveva fretta e che forse il tempo si sarebbe rabbonito più tardi ed ella avrebbe potuto andarsene con le sue gambe... In ogni modo, se pur fosse stata bloccata a Villarosa, si sarebbe contentata di passar la notte su una poltrona, avvolta in uno sciallo pesante.
Certo, in condizioni ordinarie, l'Angela non avrebbe esitato a offrire asilo alla maestra, ma oggi tra perchè la villa era piena, tra perch'ellasi sentiva esausta e sfinita, non le parve vero che il dottor Vignoni rispondesse in vece sua.
— No, signora Cesira, in carrozza ci vada lei... A me quattro goccie d'acqua non danno disturbo e anche in mezzo alla pioggia la mia bicicletta mi porterà a casa in un quarto d'ora.
E chinandosi all'orecchio dell'Angela, il dottore soggiunse: — Sono ostinato e non vado via di quì finchè non la ho accompagnata in un angolo tranquillo ov'ella possa, se non dormire, almeno distender le membra.
Ella gli strinse la mano.
— Grazie, Vignoni.... Resti con noi che sarà una gran bella cosa. Ma non voglia l'impossibile... Se trova un angolo tranquillo in tutta Villarosa, è bravo.
— Oh per questo, lasci fare a me... appena avremo spedito quella gente.
E accennava alla signora Cesira, a don Antonio e agli altri due, ormai pronti alla partenza.
— Buona sera e buon viaggio...
— Brr! Che aria!
— E che acqua!
— Presto, che piove anche in sala.
— Avanti ladama— diceva il galante arciprete. — Avanti la signora Cesira... Adagio nello scender gli scalini, che se va con le gambe all'aria ci da qualche brutto spettacolo.
L'organista e il maestro di scuola risero sguajatamente.
La signora Cesira fece il cipiglio.
— Lei, don Antonio, col vestito che indossa, non dovrebbe tenerli di questi discorsi.
— To', che male c'è?
— Pietro, le lettere son bene al sicuro? — gridarono Luciano e Girolamo.
— Sicurissime, non dubitino — replicò il cocchiere scuotendo le briglie sul collo del non focoso quadrupede che si avviò al piccolo trotto.
Cresceva intanto l'agitazione della Letizia.
— E non ci sarà un altro legno che possa andar alla ricerca di quei ragazzi?... Ho il presentimento d'una disgrazia.
— Non abbia di queste paure — disse pronto il dottor Vignoni — Non siamo nè sulle Alpi, nè in un deserto, nè al polo... Le nostre strade sonodiritte, larghe e piane... Da quì a San Vito non ci son precipizi, non ci son fiumi, non ci sono neanche fossati profondi.
— Iltandempuò essersi ribaltato a ogni modo...
— Che? Che?... I suoi figliuoli ne saranno discesi e se lo tireranno dietro pacificamente... A meno che non si siano ricoverati in una fattoria, in un casolare di contadini, ad aspettare che cessi la pioggia o che cessi il vento... Non mi maraviglierei che mentre parliamo fossero tutti insieme a contarsela davanti a una bella fiammata, i signorini Alvarez, il signor Frassini, la signorina Antonietta e il signor Tullio; perchè... se non ho sentito male quando entravo in sala... son fuori anche loro.
— Già — rispose la Marialì sedendo sopra una cassapanca e invitando Vignoni a fare altrettanto; — son fuori, ma non vedo che ragione ci sia di guastarsi il sangue... In fin dei conti, lo sapete che ora abbiamo?... Mancano dieci minuti alle sei, e se fosse bel tempo non sarebbe ancora notte piena.
— Dieci minuti alle sei? — ripeterono in coroi tre fratelli Torralba guardando l'orologio per persuadersi della verità dell'affermazione...
— Bisogna collocarsi proprio sotto il lume per distinguer le sfere e i numeri del quadrante — brontolò Luciano. —Quel éclairage, mon Dieu!... Appunto, mancano 8 o 10 minuti... E...quelle est l'heure de souper?... Scusate: a che ora si va a cena?
— Alle 8½, al solito — disse l'Angela.
—Sacrebleu!Come s'impiegano queste due ore e tre quarti?
E Luciano pensò alla sua banca, e Girolamo ai corridoi della Camera e ai tavolini del Caffè Aragno, e Cesare al movimento febbrile diWallstreeta Nuova York.
—In illo temporec'era un bigliardo — osservò Girolamo reprimendo uno sbadiglio. — Era quì in sala.
L'Angela fece il gesto di chi accenna a cose remote.
— Son tanti anni che non c'è più... da quando il babbo cominciò ad aver la vista debole e a non poter maneggiare la stecca... Per noi era un ingombroe lo abbiamo ceduto ad un villeggiante vicino, quel conte Mazzi ch'è stato prima a farci visita.. Se volete gli scacchi, il dominò, le carte...
Luciano propose unwhist.
I fratelli acconsentirono.
— L'Adele farà il quarto... a meno che la Marialì o la Letizia...
L'Adele, la donna politica, che s'era ritirata in un angolo con un mucchio di giornali, udendo pronunziare il suo nome, alzò gli occhi dallaTribunae chiese: — Chi mi domanda?
Ma la Letizia scoppiò con la violenza d'un tubo di gaz.
— Siete gente senza cuore... Mi vedete in queste angustie e venite a propormi una partita alwhist!... Altro chewhist!... Giacchè fra tanti uomini non ce n'è uno che si muova, andrò io stessa incontro ai miei figliuoli... Salgo a prendere il mioimpermeabile, e vado.
— Aspetta, via, sii ragionevole... Se alle 6½ non saranno tornati, penseremo a qualcosa — disse l'Angela.
— E se vorrai assolutamente prender parte allaspedizione t'accompagnerò io — seguitò Cesare per rabbonire la sorella maggiore verso la quale egli riconosceva d'esser stato in quei giorni un po' aspro e mordace.
— Dio! Che tragedie inutili! — esclamò la Marialì. — Cercherete anche di mio marito e di mia figlia.
— E di Tullio — soggiunse Luciano.
— Poi se tarderemo — ripigliò Cesare ridendo — organizzerete una spedizione nuova in nostro soccorso. Peccato che non ci siano cani di San Bernardo a Villarosa.
La Letizia divenne rossa rossa e stava per esplodere una seconda volta, quando, dall'uscio dell'andito che dava in cucina, si sporse un visetto florido e tondo e una voce femminile chiamò: — Signorina Angela, signorina Angela.
Era la sottocuoca, quella Lisa, che, la sera innanzi, aveva solleticato gli appetiti di Giulio Frassini.
— Ebbene?
— I signori mandano a dire che vanno a mutarsi vestito e scenderanno subito.
— Che signori?
— I signorini Max e Fritz... poi la signorina Antonietta e suo padre...
— Di dove son passati?
— Dalla parte della cucina per far più presto... Son saliti per la scaletta di servizio.
— E il signor Tullio non era con loro? — chiese l'Angela.
La Lisa rimase perplessa. — Non ci ho badato... oh, ma ci sarà stato anche lui... Eran così frettolosi.
— Hai sentito, Letizia?... Sono arrivati felicemente.
Ma, sin dal primo annunzio, la Letizia s'era dileguata.
— È andata a rasciugarei bimbi— disse la Marialì. — Come li avvezza bene!... Per me attendo quì di piè fermo il mio signor consorte e la mia figliuola... Anzi, se credete di cominciar la partita, farò ioil quarto... Mi pare che l'idea venisse da Luciano...
— Sì, ma volevo pur sapere se Tullio è rientrato con gli altri.
La stessa risposta diede l'Angela al dottore che insisteva per mandarla a riposare.
— Sì, ma dopo che avremo visto se c'è anche Tullio.