XXI.L'annunzio, molto attenuato, del male che aveva côlto l'Angela non fece sulle prime una grande impressione sull'animo della signora Laura. Ella credette realmente che si trattasse di un'indisposizione leggera, e, appunto per questo, cominciò a esaminare le cose da un punto di vista affatto personale... Chi mi farà il massaggio?... Chi mi ajuterà a vestirmi e a spogliarmi?... Chi si ricorderà di darmi la pillola all'ore stabilite?... L'Angela sapeva, l'Angela aveva pratica... La Maddalena non ha mai imparato.— Impareremo noi — avevano risposto in coro la Letizia, l'Adele, l'Antonietta.Ma la vecchia signora era rimasta poco persuasa.— Non S'impara mica in un giorno... E prima che abbiate imparato vi sarà nuovamente l'Angela... A ogni modo, per questa sera, il dottore potrà insegnarvi... È su ancora, Vignoni?— Sì, è su...— Ma scenderà, naturalmente... Non andrà via senza esser passato di quì... Perchè poi l'Angela è andata a finire al primo piano?... Non si poteva farle subito il letto al solito posto, fra le nostre due camere?... Non sarebbe stato più comodo anche per la servitù?Senonchè a grado a grado, tra per le risposte evasive che le si davano, tra pel lungo indugio di Vignoni, tra per l'assenza di Cesare, della Marialì e di Tullio, tra pel frequente appartarsi e discorrer sottovoce degli altri, la signora Laura sentì sorger nell'anima il vago sospetto che le si nascondesse qualche cosa, e le sue querimonie si fecero più vive e insistenti... Non c'era dunque nessuno che le volesse dir la verità?... Nessuno, fra tanti figliuoli e nipoti, che volesse portarla dall'Angela?... Da sè, pur troppo, non era capace di far le scale, neppure di alzarsi della poltrona...Ahi, i suoi dolori!... Bastava ogni emozione per esacerbarli... A ogni modo, se qualcuno la reggeva... L'Antonietta?... Dov'era l'Antonietta?Dalla camera vicina la ragazza cominciò a rispondere timidamente: — Ma... son quì.... col nonno...Senonchè la voce di lei fu coperta da quella imperiosa del commendatore Ercole.— L'Antonietta è conme, l'Antonietta accompagnamedall'Angela... Tu non ti movere fino ch'io non torno... E non facciamo casi, non facciamo confusione.Ipnotizzata, anche di lontano, dal suo domatore, la signora Laura non fiatò più e rimase inchiodata al suo posto.E quando il marito si degnò di venir da lei dopo la breve visita alla figliuola ella dovette contentarsi di ciò che a lui piacque di riferire sommariamente. Era una crisi cagionata dalle troppe fatiche degli ultimi giorni. Era sperabile che tutto si risolvesse presto con la semplice cura del riposo... Per un di più Vignoni aveva desiderato un consulto e Tullio s'era offerto d'impostar lui il telegramma.— E ora — concluse il vecchio Torralba la cui energia era in parte frutto dell'eccitazione nervosa — ora andiamo in salotto... È inutile di rimanere in questa camera... Che uno di voi dia il braccio a vostra madre — e l'esortazione era rivolta alla Letizia, a Luciano, a Girolamo; — io m'appoggerò come prima all'Antonietta.— Tocca a me — disse Luciano. —Par droit d'aînesse.Ormai la povera signora Laura avrebbe continuato volentieri a starsene sulla sua poltrona, ma per non dispiacere al consorte, su su, ajutata anche da Girolamo, si levò in piedi e si lasciò trascinare dietro gli altri.Nel traversare la sala ella piagnucolava, si lagnava del freddo.— Dio, Dio! Che differenza di temperatura!La Letizia le gettò uno sciallo sulle spalle.— Ci son tante porte... e le aprono ogni momento... anche quella che dà in giardino... In salotto starai meglio.In fatti, nel salotto ove i due vecchi furono accomodati su due seggioloni, si manteneva all'incircala mite temperatura della giornata; solo di tanto in tanto i vetri delle finestre tintinnavano e un filo d'aria più fresca penetrava per qualche spiraglio facendo ondeggiare lievemente le tende e agitando la fiamma della lampada a petrolio appesa al soffitto e delle due candele che ardevano ancora sul tavolino da gioco.Di fuori scrosciava sempre la pioggia.— Più in là, più in là — supplicò la signora Laura... Quì c'è una corrente.Il commendatore Torralba, che si sforzava di fare il disinvolto, interrogò a bruciapelo Girolamo e l'Adele.— E voi, che siete la coppia politica, che cosa avete raccolto in tutti i vostri giornali?... Quando si aprirà il vostro bel Parlamento? Che nuove tasse ci preparate?Anzichè dare una risposta diretta, Girolamo prese in mano successivamente laTribuna, laPatria, l'Avanti, ilCorriere, ilSecoloe riferì alcune informazioni che facevano a pugni tra loro.— Ecco la voce autorevole della pubblica opinione — disse sogghignando il commendatore Prefetto. — E poi su questi documenti si scriverà la storia.In fondo le notizie politiche non interessavano quella sera nè lui nè nessuno. A ogni lieve rumore che venisse dalla sala tutti tendevano l'orecchio e si guardavano ansiosi. Ora questo ora quello usciva in silenzio, e, tornando, doveva o con una frase laconica o con un cenno rispondere alle mute domande che gli erano rivolte.Nulla, non c'era nulla di nuovo.Il commendatore s'impazientiva.— Che volete che ci sia di nuovo da un momento all'altro?E soggiunse per tener in riga la moglie querula e sospirosa: — Quando la finirai di soffiar come un mantice?Ma l'apparizione del servo Giacomo nel vano della porta che metteva in salotto da pranzo lo fece trasalire.— Chi è là? — egli gridò non distinguendo bene la fisonomia, vedendo solo, come dietro un velo di nebbia, una figura incerta e traballante.— Sono io — balbettò Giacomo. — Volevo dire...— Avanti!— Sissignore — replicò il vecchio servo la cui eloquenza era inceppata dai modi bruschi del padrone. — Volevo dire... che la cena... sarebbe pronta...— Era per la cena! — esclamò il commendatore che s'aspettava di peggio. — Che bisogno c'era di tanti preamboli?— Oh Dio! — sospirò la signora Laura. — Come si fa a cenare stasera?Il marito le diede sulla voce.— Come si fa? Come si fa?... Quasichè andar a cena fosse andar a una festa di ballo... Ognuno mangia quello che può...E, invero, tutti i presenti, qual più qual meno, avevano languore di stomaco e accolsero con intimo gradimento la comunicazione di Giacomo. Anzi i due fratelli Alvarez si scambiarono un'occhiata di compiacenza pregustando certi uccellini con la polenta ch'erano già stati portati in tavola e il cui odore appetitoso veniva dal salotto vicino.Quegli uccelletti erano stati argomento di una seria discussione fra la cuoca e il resto della servitù.— È proprio sera da lodole — aveva detto la Maddalena tornando in cucina dopo aver prestato i primi soccorsi all'Angela e averla spogliata e messa a letto con l'aiuto della Marialì e dell'Antonietta.E il servo Giacomo, che, con le lacrime agli occhi, preparava una vescica di ghiaccio per l'ammalata, si scagliò alla sua volta contro l'impassibilità della Marianna.— Che cosa ci avete voi al posto del cuore?... Siamo tutti quanti più morti che vivi per quella santa creatura ch'è sospesa ad un filo e voi non vi movete dalle vostre casseruole come se niente fosse successo.La Marianna, ch'era intenta a infilzar nello spiedo la sessantesima ed ultima lodola, si guardò bene dall'interrompere la delicata operazione. Ma finita che l'ebbe, posò lo spiedo sul tagliere e replicò vigorosamente ai suoi denigratori.— Io faccio quello che devo... Chi ci bada alle mie casseruole se non ci bado io?... La Lisa mi dà il bell'aiuto che già prevedevo e senza di me non si mangia.E poichè la Maddalena e Giacomo si sforzavano di persuaderla che almeno per quella sera il suo zelo era sprecato e che non ci poteva esser nessuno che avesse voglia di mettersi a tavola, la cuoca atteggiò il labbro a un sorrisetto di superiorità.— A tavola o fuori di tavola, poco importa... Quando lo stomaco è vuoto... non c'è disgrazia che tenga... bisogna riempirlo... Io ho servito come cuoca in varie famiglie, e da per tutto ci son stati dei giorni scuri;... malattie, morti, rotture di matrimoni, questioni domestiche, fallimenti, eccetera eccetera... Ma il giorno in cui, o poco o molto, non si sia mangiato, quello non l'ho ancora visto... E guai a me se avessi abbandonato i fornelli per piangere e disperarmi...Ciò detto, la brava donna voltò le spalle a' suoi interlocutori come a significare che non aveva tempo da perdere in chiacchiere, accennò alla Lisa, allora sopraggiunta, di gettar dell'altra stipa nel fuoco e si accinse conscienziosamente a caricare il girarrosto.Che la psicologia della Marianna non fosse sbagliatalo provò la buona accoglienza fatta ai suoi uccelletti.— Sono leggeri, si digeriscono senz'accorgersene — dicevano, quasi per scusarsi, i commensali addolorati.Anche il commendatore e la signora Laura consentirono ad assaggiarli, dopo che l'Antonietta n'ebbe con cura separata la polpa dagli ossicini.Però l'ex Prefetto tentennava la testa.— Non son cibi per chi non ha più denti... Noi siamo ridotti al regime del latte, dei brodi ristretti e dei rossi d'uovo... Ormai non s'ha più gusto a nulla.E nella voce crucciosa e nell'occhio spento del vecchio c'era l'amaro rimpianto della vita che fuggiva, l'amaro rimpianto delle cose irrevocabili, il potere, l'influenza, gli onori, i piaceri...— Converrà poi chiamare quelli che sono di sopra — soggiunse il signor Ercole. — Dall'Angela, per un quarto d'ora, potrà stare qualcheduno della servitù... In quanto a Tullio, gli serberemo la cena...L'Antonietta fece per alzarsi.— Dalla zia Angela vado io.Il nonno la trattenne. — Neanche per idea. Avrò bisogno del tuo braccio per tornare in salotto.E la signora Laura, trepidante, supplicante, si rivolse alla Letizia: — Se andassimo insieme?Ma il commendatore marito pose il suo veto.— La Letizia.... se vuole.... Tu no.... tu faresti confusione.— Oh Dio! — sospirò la signora Laura. — Non capisco...— Basta così — interruppe l'ex Prefetto. — Sarà per domattina.La signora Laura chinò il capo rassegnata e disse alla figliuola maggiore: — Dalle un bacio per me.L'Alvarez si mosse senza entusiasmo.— Pur che qualcheduno venga a rilevarmi fra un'ora.Silenziosamente Girolamo seguì la sorella e la raggiunse a piedi della scala che metteva al primo piano.— Oh sei tu?...— Sì, son io — egli rispose salendo a lentipassi con la Letizia — Tu prendi il posto della Marialì, io prenderò quello di Cesare.E continuò, smorzando la voce: — Speriamo che non accada una disgrazia, ma se accadesse sarebbe necessario provvedere perchè il babbo e la mamma non restassero soli... Tu a Villarosa non ti fermeresti?...— Io?... Com'è possibile?... Con la famiglia a Napoli?— E io, con lo studio a Roma, coi miei impegni di deputato?... Luciano ha la sua Banca, Cesare ha le sue ubbìe americane, la Marialì non è donna da seppellirsi in quest'eremo...— E in ogni caso, ella sarà bene rappresentata — soggiunse con amarezza la Letizia. — Vuoi sapere quelli che faranno più lunga dimora a Villarosa? L'Antonietta e Tullio, i due beniamini dei nonni..Quest'era il punto a cui Girolamo voleva tirare il discorso.— Le tue previsioni sono le mie — egli replicò. — Ma domando io, è bello cedere il campo così?... Perchè è facile immaginarsi come va a finire... Quelli che son vicini sono i preferiti.— Il peggio è sempre per me — notò la Letizia Alvarez... Tu non hai figliuoli, e io ne ho quattro.Girolamo le battè sulla spalla.— Va là che tuo marito è ricco sfondato.— Sciocchezze. È assai meno ricco di tua moglie.Sotto i due alleati spuntavano già i due rivali.— Non bisticciamoci — riprese Girolamo in tono conciliativo. — Senti piuttosto... Se inducessi l'Adele a restar quì sino a Natale?... E in questo tempo un pajo di volte a Villarosa ci verrei anch'io... Dopo si studierebbe un modo...Erano giunti alla mèta.— Ne riparleremo — disse la Letizia.
L'annunzio, molto attenuato, del male che aveva côlto l'Angela non fece sulle prime una grande impressione sull'animo della signora Laura. Ella credette realmente che si trattasse di un'indisposizione leggera, e, appunto per questo, cominciò a esaminare le cose da un punto di vista affatto personale... Chi mi farà il massaggio?... Chi mi ajuterà a vestirmi e a spogliarmi?... Chi si ricorderà di darmi la pillola all'ore stabilite?... L'Angela sapeva, l'Angela aveva pratica... La Maddalena non ha mai imparato.
— Impareremo noi — avevano risposto in coro la Letizia, l'Adele, l'Antonietta.
Ma la vecchia signora era rimasta poco persuasa.
— Non S'impara mica in un giorno... E prima che abbiate imparato vi sarà nuovamente l'Angela... A ogni modo, per questa sera, il dottore potrà insegnarvi... È su ancora, Vignoni?
— Sì, è su...
— Ma scenderà, naturalmente... Non andrà via senza esser passato di quì... Perchè poi l'Angela è andata a finire al primo piano?... Non si poteva farle subito il letto al solito posto, fra le nostre due camere?... Non sarebbe stato più comodo anche per la servitù?
Senonchè a grado a grado, tra per le risposte evasive che le si davano, tra pel lungo indugio di Vignoni, tra per l'assenza di Cesare, della Marialì e di Tullio, tra pel frequente appartarsi e discorrer sottovoce degli altri, la signora Laura sentì sorger nell'anima il vago sospetto che le si nascondesse qualche cosa, e le sue querimonie si fecero più vive e insistenti... Non c'era dunque nessuno che le volesse dir la verità?... Nessuno, fra tanti figliuoli e nipoti, che volesse portarla dall'Angela?... Da sè, pur troppo, non era capace di far le scale, neppure di alzarsi della poltrona...Ahi, i suoi dolori!... Bastava ogni emozione per esacerbarli... A ogni modo, se qualcuno la reggeva... L'Antonietta?... Dov'era l'Antonietta?
Dalla camera vicina la ragazza cominciò a rispondere timidamente: — Ma... son quì.... col nonno...
Senonchè la voce di lei fu coperta da quella imperiosa del commendatore Ercole.
— L'Antonietta è conme, l'Antonietta accompagnamedall'Angela... Tu non ti movere fino ch'io non torno... E non facciamo casi, non facciamo confusione.
Ipnotizzata, anche di lontano, dal suo domatore, la signora Laura non fiatò più e rimase inchiodata al suo posto.
E quando il marito si degnò di venir da lei dopo la breve visita alla figliuola ella dovette contentarsi di ciò che a lui piacque di riferire sommariamente. Era una crisi cagionata dalle troppe fatiche degli ultimi giorni. Era sperabile che tutto si risolvesse presto con la semplice cura del riposo... Per un di più Vignoni aveva desiderato un consulto e Tullio s'era offerto d'impostar lui il telegramma.
— E ora — concluse il vecchio Torralba la cui energia era in parte frutto dell'eccitazione nervosa — ora andiamo in salotto... È inutile di rimanere in questa camera... Che uno di voi dia il braccio a vostra madre — e l'esortazione era rivolta alla Letizia, a Luciano, a Girolamo; — io m'appoggerò come prima all'Antonietta.
— Tocca a me — disse Luciano. —Par droit d'aînesse.
Ormai la povera signora Laura avrebbe continuato volentieri a starsene sulla sua poltrona, ma per non dispiacere al consorte, su su, ajutata anche da Girolamo, si levò in piedi e si lasciò trascinare dietro gli altri.
Nel traversare la sala ella piagnucolava, si lagnava del freddo.
— Dio, Dio! Che differenza di temperatura!
La Letizia le gettò uno sciallo sulle spalle.
— Ci son tante porte... e le aprono ogni momento... anche quella che dà in giardino... In salotto starai meglio.
In fatti, nel salotto ove i due vecchi furono accomodati su due seggioloni, si manteneva all'incircala mite temperatura della giornata; solo di tanto in tanto i vetri delle finestre tintinnavano e un filo d'aria più fresca penetrava per qualche spiraglio facendo ondeggiare lievemente le tende e agitando la fiamma della lampada a petrolio appesa al soffitto e delle due candele che ardevano ancora sul tavolino da gioco.
Di fuori scrosciava sempre la pioggia.
— Più in là, più in là — supplicò la signora Laura... Quì c'è una corrente.
Il commendatore Torralba, che si sforzava di fare il disinvolto, interrogò a bruciapelo Girolamo e l'Adele.
— E voi, che siete la coppia politica, che cosa avete raccolto in tutti i vostri giornali?... Quando si aprirà il vostro bel Parlamento? Che nuove tasse ci preparate?
Anzichè dare una risposta diretta, Girolamo prese in mano successivamente laTribuna, laPatria, l'Avanti, ilCorriere, ilSecoloe riferì alcune informazioni che facevano a pugni tra loro.
— Ecco la voce autorevole della pubblica opinione — disse sogghignando il commendatore Prefetto. — E poi su questi documenti si scriverà la storia.
In fondo le notizie politiche non interessavano quella sera nè lui nè nessuno. A ogni lieve rumore che venisse dalla sala tutti tendevano l'orecchio e si guardavano ansiosi. Ora questo ora quello usciva in silenzio, e, tornando, doveva o con una frase laconica o con un cenno rispondere alle mute domande che gli erano rivolte.
Nulla, non c'era nulla di nuovo.
Il commendatore s'impazientiva.
— Che volete che ci sia di nuovo da un momento all'altro?
E soggiunse per tener in riga la moglie querula e sospirosa: — Quando la finirai di soffiar come un mantice?
Ma l'apparizione del servo Giacomo nel vano della porta che metteva in salotto da pranzo lo fece trasalire.
— Chi è là? — egli gridò non distinguendo bene la fisonomia, vedendo solo, come dietro un velo di nebbia, una figura incerta e traballante.
— Sono io — balbettò Giacomo. — Volevo dire...
— Avanti!
— Sissignore — replicò il vecchio servo la cui eloquenza era inceppata dai modi bruschi del padrone. — Volevo dire... che la cena... sarebbe pronta...
— Era per la cena! — esclamò il commendatore che s'aspettava di peggio. — Che bisogno c'era di tanti preamboli?
— Oh Dio! — sospirò la signora Laura. — Come si fa a cenare stasera?
Il marito le diede sulla voce.
— Come si fa? Come si fa?... Quasichè andar a cena fosse andar a una festa di ballo... Ognuno mangia quello che può...
E, invero, tutti i presenti, qual più qual meno, avevano languore di stomaco e accolsero con intimo gradimento la comunicazione di Giacomo. Anzi i due fratelli Alvarez si scambiarono un'occhiata di compiacenza pregustando certi uccellini con la polenta ch'erano già stati portati in tavola e il cui odore appetitoso veniva dal salotto vicino.
Quegli uccelletti erano stati argomento di una seria discussione fra la cuoca e il resto della servitù.
— È proprio sera da lodole — aveva detto la Maddalena tornando in cucina dopo aver prestato i primi soccorsi all'Angela e averla spogliata e messa a letto con l'aiuto della Marialì e dell'Antonietta.
E il servo Giacomo, che, con le lacrime agli occhi, preparava una vescica di ghiaccio per l'ammalata, si scagliò alla sua volta contro l'impassibilità della Marianna.
— Che cosa ci avete voi al posto del cuore?... Siamo tutti quanti più morti che vivi per quella santa creatura ch'è sospesa ad un filo e voi non vi movete dalle vostre casseruole come se niente fosse successo.
La Marianna, ch'era intenta a infilzar nello spiedo la sessantesima ed ultima lodola, si guardò bene dall'interrompere la delicata operazione. Ma finita che l'ebbe, posò lo spiedo sul tagliere e replicò vigorosamente ai suoi denigratori.
— Io faccio quello che devo... Chi ci bada alle mie casseruole se non ci bado io?... La Lisa mi dà il bell'aiuto che già prevedevo e senza di me non si mangia.
E poichè la Maddalena e Giacomo si sforzavano di persuaderla che almeno per quella sera il suo zelo era sprecato e che non ci poteva esser nessuno che avesse voglia di mettersi a tavola, la cuoca atteggiò il labbro a un sorrisetto di superiorità.
— A tavola o fuori di tavola, poco importa... Quando lo stomaco è vuoto... non c'è disgrazia che tenga... bisogna riempirlo... Io ho servito come cuoca in varie famiglie, e da per tutto ci son stati dei giorni scuri;... malattie, morti, rotture di matrimoni, questioni domestiche, fallimenti, eccetera eccetera... Ma il giorno in cui, o poco o molto, non si sia mangiato, quello non l'ho ancora visto... E guai a me se avessi abbandonato i fornelli per piangere e disperarmi...
Ciò detto, la brava donna voltò le spalle a' suoi interlocutori come a significare che non aveva tempo da perdere in chiacchiere, accennò alla Lisa, allora sopraggiunta, di gettar dell'altra stipa nel fuoco e si accinse conscienziosamente a caricare il girarrosto.
Che la psicologia della Marianna non fosse sbagliatalo provò la buona accoglienza fatta ai suoi uccelletti.
— Sono leggeri, si digeriscono senz'accorgersene — dicevano, quasi per scusarsi, i commensali addolorati.
Anche il commendatore e la signora Laura consentirono ad assaggiarli, dopo che l'Antonietta n'ebbe con cura separata la polpa dagli ossicini.
Però l'ex Prefetto tentennava la testa.
— Non son cibi per chi non ha più denti... Noi siamo ridotti al regime del latte, dei brodi ristretti e dei rossi d'uovo... Ormai non s'ha più gusto a nulla.
E nella voce crucciosa e nell'occhio spento del vecchio c'era l'amaro rimpianto della vita che fuggiva, l'amaro rimpianto delle cose irrevocabili, il potere, l'influenza, gli onori, i piaceri...
— Converrà poi chiamare quelli che sono di sopra — soggiunse il signor Ercole. — Dall'Angela, per un quarto d'ora, potrà stare qualcheduno della servitù... In quanto a Tullio, gli serberemo la cena...
L'Antonietta fece per alzarsi.
— Dalla zia Angela vado io.
Il nonno la trattenne. — Neanche per idea. Avrò bisogno del tuo braccio per tornare in salotto.
E la signora Laura, trepidante, supplicante, si rivolse alla Letizia: — Se andassimo insieme?
Ma il commendatore marito pose il suo veto.
— La Letizia.... se vuole.... Tu no.... tu faresti confusione.
— Oh Dio! — sospirò la signora Laura. — Non capisco...
— Basta così — interruppe l'ex Prefetto. — Sarà per domattina.
La signora Laura chinò il capo rassegnata e disse alla figliuola maggiore: — Dalle un bacio per me.
L'Alvarez si mosse senza entusiasmo.
— Pur che qualcheduno venga a rilevarmi fra un'ora.
Silenziosamente Girolamo seguì la sorella e la raggiunse a piedi della scala che metteva al primo piano.
— Oh sei tu?...
— Sì, son io — egli rispose salendo a lentipassi con la Letizia — Tu prendi il posto della Marialì, io prenderò quello di Cesare.
E continuò, smorzando la voce: — Speriamo che non accada una disgrazia, ma se accadesse sarebbe necessario provvedere perchè il babbo e la mamma non restassero soli... Tu a Villarosa non ti fermeresti?...
— Io?... Com'è possibile?... Con la famiglia a Napoli?
— E io, con lo studio a Roma, coi miei impegni di deputato?... Luciano ha la sua Banca, Cesare ha le sue ubbìe americane, la Marialì non è donna da seppellirsi in quest'eremo...
— E in ogni caso, ella sarà bene rappresentata — soggiunse con amarezza la Letizia. — Vuoi sapere quelli che faranno più lunga dimora a Villarosa? L'Antonietta e Tullio, i due beniamini dei nonni..
Quest'era il punto a cui Girolamo voleva tirare il discorso.
— Le tue previsioni sono le mie — egli replicò. — Ma domando io, è bello cedere il campo così?... Perchè è facile immaginarsi come va a finire... Quelli che son vicini sono i preferiti.
— Il peggio è sempre per me — notò la Letizia Alvarez... Tu non hai figliuoli, e io ne ho quattro.
Girolamo le battè sulla spalla.
— Va là che tuo marito è ricco sfondato.
— Sciocchezze. È assai meno ricco di tua moglie.
Sotto i due alleati spuntavano già i due rivali.
— Non bisticciamoci — riprese Girolamo in tono conciliativo. — Senti piuttosto... Se inducessi l'Adele a restar quì sino a Natale?... E in questo tempo un pajo di volte a Villarosa ci verrei anch'io... Dopo si studierebbe un modo...
Erano giunti alla mèta.
— Ne riparleremo — disse la Letizia.