XXII.Oh la lunga, l'interminabile notte, in cui Villarosa aveva l'aspetto d'un accampamento!... Da per tutto, nella casa padronale, nella fattoria, nell'abitazione del giardiniere, c'era gente che vegliava, gente che dormiva vestita sopra una panca, su un canapè, in una poltrona; da per tutto si vedevano vagar delle ombre e dei lumi, da per tutto si udiva un bisbigliar di voci sommesse e uno strisciar di passi guardinghi. Perchè, quando se ne eccettuino il commendatore Ercole e la signora Laura, i quali, messi a letto dalle figliuole, non potevano scenderne a loro capriccio, gli altri, se pur s'erano coricati, si alzavano di tratto in tratto, per rispondere a una chiamata dei genitori,per dare una capatina in camera dell'Angela, o per finire in salotto da pranzo ove c'era sempre qualcheduno e ove per la vicinanza della cucina era più facile ordinare un caffè o una tazza di brodo o dell'acqua bollente per la teiera.E appunto in salotto da pranzo Luciano che ingannava il tempo facendo unsolitariosi trovò chiamato a pronunciarsi in una disputa sorta fra Girolamo e l'Adele da una parte e la Letizia dall'altra.— Ecco di che cosa si tratta — principiò la Letizia.— Bisogna premettere — saltò su l'Adele — che noi partiamo dall'ipotesi dolorosa che succeda una disgrazia.— Se non vi dispiace — interruppe Girolamo — espongo io la questione.—Ah, mon Dieu, est-ce long?— sospirò Luciano continuando a voltar le sue carte.— Ma no... Abbi un po' di pazienza. Eravamo dunque tutti e tre perfettamente d'accordo che, se mancasse la povera Angela, converrebbe portar via il babbo e la mamma da Villarosa.— Perchè? — chiese Luciano. — Alla loro età?Girolamo, invasato da pietà filiale, si scandalizzò.— Che domanda! Precisamente perchè son vecchi non possiamo lasciarli in balìa di gente mercenaria.— Impossibile — disse la Letizia.— Son tutti servitori fidati — replicò Luciano. — E nostro padre non è rammollito. Mi sembra che sappia comandare a bacchetta.— Fuochi di paglia — riprese Girolamo. — Domani resta appena un pugno di cenere.— E allora — suggerì il primogenito — voi che vivete in Italia venite quì per turno... Io sto a Parigi, ho la mia banca, ho famiglia numerosa, non sono in caso di movermi che di rado e per pochi giorni.— Tutti hanno i loro impegni — ribattè l'onorevole. — Io ho il mio studio d'avvocato, ho la Camera...— E i viaggi gratis — sottolineò maliziosamente Luciano.Girolamo si strinse nelle spalle.— Per quello!... Il fatto si è che i miei interessimi costringono a rimanere alla capitale... Cesare torna in America.— Ma le donne, le donne? — disse Luciano. — Voi due quì presenti... e la Marialì... Chi v'impedisce di star a Villarosa un po' l'una un po' l'altra?La Letizia protestò.— Se tu hai casa a Parigi, io ho casa a Napoli... Ho i miei figliuoli, e ho mio marito che ora abbandona il servizio e ha diritto di viver con sua moglie.— E noi siamo in due — soggiunse l'Adele. — Se me ne vado io, tant'è che Girolamo si collochi in qualche pensione... Per me sarebbe già troppo l'assentarmi da Roma un pajo di mesi all'anno.Luciano credette di aver trovato una soluzione.— Un pajo di mesi tu, un pajo di mesi la Letizia, e gli altri otto mesi se li potrebbero dividere la Marialì e l'Antonietta alla quale non avevo pensato.Ma la proposta fece uscir dai gangheri le due cognate.— La Marialì?... È proprio la donna che ci vuole per custodir due vecchi!— E l'Antonietta? Una bimba...— Figuriamoci poi se la Marialì consentirebbe a relegarsi per metà dell'anno a Villarosa!— Nè lei consentirebbe, nè noi potremmo esser tranquilli — dichiarò Girolamo.—Sacrebleu! On n'en vient jamais à bout— esclamò Luciano arrabbiandosi con un asso di quadri scoperto fuor di proposito. —Pardon...Me la prendevo con le carte.E rinunziando ormai a terminare il suo gioco si atteggiò a paziente aspettazione.— Fuori dunque il vostro progetto.— Se succede la disgrazia — principiò la Letizia — è necessario persuadere il babbo e la mamma a venir ad abitare a Napoli, con noi...— Niente affattissimo — gridò l'Adele — Devono venire a Roma.Girolamo reclamò di nuovo il diritto di parlar lui. — Esaminiamo le cose pacatamente, obbiettivamente. Se i nostri genitori avessero dieci anni di meno, se non avessero acciacchi, il partito più ragionevole sarebbe ch'essi dimorassero ora con l'uno, ora con l'altro dei figli... Nelle condizioni presenti, si capisce che, movendoli di quì, bisognaportarli in un luogo dove possano finire in pace i loro giorni... Roma, che la Letizia mi scusi, è più adattata di Napoli...— Pagherei a saperne il motivo — disse la Letizia.— Intanto il viaggio per arrivarvi è meno lungo.— Gran differenza!... Cinque o sei ore... Quando si è in treno...— Cinque o sei ore aggiunte alle tredici o quattordici da Villarosa a Roma non sono certo una bazzecola... E sfido chiunque a dire che, anche per le eventuali riunioni di famiglia, Roma, così centrale, non si presti meglio di Napoli... Ma quello che dà il tracollo alla bilancia è questo: Noi siamo in due, marito e moglie, e la nostra casa, piena d'aria e di luce, è disposta in modo da permetterci di assegnare ai nostri ospiti delle camere interamente disobbligate. Voi altri Alvarez siete in parecchi e da voi non ci può esser la quiete indispensabile a due persone in età avanzata.L'Adele approvava col gesto e con la voce. — È chiaro.Senonchè la Letizia protestò che ora toccavaa lei di far valere le sue ragioni. E dopo aver dimostrato che i pochi inconvenienti di Napoli erano risarciti ad usura da infiniti vantaggi, si appellò a Luciano. Egli era stato a Roma ed era stato a Napoli; aveva alloggiato da suo fratello Girolamo e aveva alloggiato da lei. C'era confronto possibile per la vista, per la posizione, per tutto? E la villa di Posilipo non la contava? Una villa ch'era un Paradiso e ove si era portati dalla carrozza in un'ora circa, lungo una via deliziosa?... E in quanto alla quiete, le sue due figliuole minori stavano in collegio nove mesi dell'anno e i due maschi, Max e Fritz, erano forse ragazzi da dar disturbo? Fossero garbati come loro tutti i giovinotti italiani!... Pur troppo invece...La Letizia non volle insistere su quest'allusione che l'era stata strappata involontariamente dal ricordo dei modi inurbani usati da Tullio verso i suoi rampolli, ma tornò a svolger con enfasi la sua tesi, irritandosi a ogni interruzione dell'Adele e di Girolamo e scoccando loro qualche frecciatina che l'Adele, dal canto suo, rimandava con sollecitudine di buona cognata.Avvezzo alle combinazioni finanziarie che si liquidano con grandi cifre rotonde di profitti o di perdite, Luciano non aveva da principio sospettato i fini reconditi dello straordinario zelo filiale ond'erano accesi i suoi interlocutori. La sostanza dei vecchi Torralba, quand'anche vi si fosse aggiunto quello che l'Angela aveva ereditato dallo zio, doveva arrivare appena alle quattrocentomila lire, compresa Villarosa, ch'era una passività. Sicchè la parte disponibile sarebbe stata di duecento mila lire al più. Come supporre che gente provvista già d'una larga agiatezza si guastasse il sangue per disputarsi questa magra polpetta? Alla lunga però il battibecco fra le due femmine, meno caute di Girolamo nel loro linguaggio, aprì gli occhi al banchiere e lo fece arrossire di tanta piccineria. L'avidità dei grossi bocconi egli la capiva, ma l'avidità delle briciole offendeva la delicatezza dei suoi sentimenti.Tuttavia, da uomo prudente, egli non volle impegnarsi in una discussione d'ordine morale, e si levò d'impiccio con molta disinvoltura ed abilità.— Care mie — egli disse rivolgendosi di preferenzaalla sorella e alla cognata che lo instigavano a pronunziarsi, — io credo che la questione sia prematura,oui, tout à fait prématurée. In primo luogo è sperabile che l'Angela si salvi e che le cose possano rimanere nellostatu quo. Poi, data la catastrofe, bisognerebbe interrogar nostro padre sulle sue intenzioni, e io son convintoqu'il ne voudra pas bouger. A ottant'anni uno non muta soggiorno e abitudini. Se infine,par hasard, egli consentisse ad andarsene, dipenderebbe sempre da lui e solamente da lui lo sceglier Roma o Napoli. In qualunque caso,mes chères enfants, vous ne devez pas compter sur moi... Io son quì per poco... Figuratevi che avevo stabilito di partir martedì... Ritarderò, ma,coûte que coûte, pel 23 del mese è indispensabile la mia presenza a Parigi... Intanto aspetto l'esito del consulto per telegrafare...A questo punto Luciano si risovvenne che l'ufficio telegrafico era distante cinque chilometri, e scaraventò contro Villarosa una filza d'improperi in francese e in italiano.—Sacrè pays!... Vilaine bicoque!...Peggio che nelle Calabrie!... Nè ferrovia, nè telegrafo, nè telefono, nè gas, nè luce elettrica.— Questo ti prova — insinuò Girolamo — quanto sia giusta la nostra idea di portar il babbo e la mamma in un luogo più civile.Luciano però, scorgendo in queste parole un nuovo tentativo d'immischiarlo in una faccenda noiosa, alzò le braccia e aperse le palme nell'atto di chi vuol ripararsi da una tegola che stia per cadergli sul capo.—Arrangez vous.E con la scusa di andar a prender notizie dell'Angela uscì dalla stanza.— Era naturale ch'egli se ne sarebbe lavato le mani — disse la Letizia. — A lui non conviene metter bastoni nelle ruote al suo figliuolo che sarà quì ogni momento e si accaparrerà l'animo dei nonni, mentre noi, che pure abbiamo interessi comuni, non riusciamo a concluder nulla.— Santo cielo! — rimbeccò l'Adele. — Sei tu con la tua ostinazione...— Io?... Come se voi foste remissivi.— Non ricominciamo adesso — supplicò Girolamo. — Un espediente si troverà... Alla peggio torneremo alla mia prima idea... ch'è poi anchequella di Luciano... Darsi il cambio a Villarosa, starvi quanto più sia possibile, e tener tanto d'occhi aperti...Ma la prospettiva di una lunga dimora a Villarosa era intollerabile a tutt'e due le cognate. Rinunziar per mesi a Napoli, a Posilipo, alle scarrozzate per la riviera di Chiaja, ai ricevimenti, ai teatri? — pensava la Letizia. — Rinunziar a Roma, alla Camera, alle conversazioni politiche? — pensava l'Adele.— Se poi vi pesa qualunque sacrifizio — brontolò Girolamo alquanto seccato della cattiva accoglienza fatta alla sua proposta — non c'è altro che lasciar correr l'acqua giù per la china.
Oh la lunga, l'interminabile notte, in cui Villarosa aveva l'aspetto d'un accampamento!... Da per tutto, nella casa padronale, nella fattoria, nell'abitazione del giardiniere, c'era gente che vegliava, gente che dormiva vestita sopra una panca, su un canapè, in una poltrona; da per tutto si vedevano vagar delle ombre e dei lumi, da per tutto si udiva un bisbigliar di voci sommesse e uno strisciar di passi guardinghi. Perchè, quando se ne eccettuino il commendatore Ercole e la signora Laura, i quali, messi a letto dalle figliuole, non potevano scenderne a loro capriccio, gli altri, se pur s'erano coricati, si alzavano di tratto in tratto, per rispondere a una chiamata dei genitori,per dare una capatina in camera dell'Angela, o per finire in salotto da pranzo ove c'era sempre qualcheduno e ove per la vicinanza della cucina era più facile ordinare un caffè o una tazza di brodo o dell'acqua bollente per la teiera.
E appunto in salotto da pranzo Luciano che ingannava il tempo facendo unsolitariosi trovò chiamato a pronunciarsi in una disputa sorta fra Girolamo e l'Adele da una parte e la Letizia dall'altra.
— Ecco di che cosa si tratta — principiò la Letizia.
— Bisogna premettere — saltò su l'Adele — che noi partiamo dall'ipotesi dolorosa che succeda una disgrazia.
— Se non vi dispiace — interruppe Girolamo — espongo io la questione.
—Ah, mon Dieu, est-ce long?— sospirò Luciano continuando a voltar le sue carte.
— Ma no... Abbi un po' di pazienza. Eravamo dunque tutti e tre perfettamente d'accordo che, se mancasse la povera Angela, converrebbe portar via il babbo e la mamma da Villarosa.
— Perchè? — chiese Luciano. — Alla loro età?
Girolamo, invasato da pietà filiale, si scandalizzò.
— Che domanda! Precisamente perchè son vecchi non possiamo lasciarli in balìa di gente mercenaria.
— Impossibile — disse la Letizia.
— Son tutti servitori fidati — replicò Luciano. — E nostro padre non è rammollito. Mi sembra che sappia comandare a bacchetta.
— Fuochi di paglia — riprese Girolamo. — Domani resta appena un pugno di cenere.
— E allora — suggerì il primogenito — voi che vivete in Italia venite quì per turno... Io sto a Parigi, ho la mia banca, ho famiglia numerosa, non sono in caso di movermi che di rado e per pochi giorni.
— Tutti hanno i loro impegni — ribattè l'onorevole. — Io ho il mio studio d'avvocato, ho la Camera...
— E i viaggi gratis — sottolineò maliziosamente Luciano.
Girolamo si strinse nelle spalle.
— Per quello!... Il fatto si è che i miei interessimi costringono a rimanere alla capitale... Cesare torna in America.
— Ma le donne, le donne? — disse Luciano. — Voi due quì presenti... e la Marialì... Chi v'impedisce di star a Villarosa un po' l'una un po' l'altra?
La Letizia protestò.
— Se tu hai casa a Parigi, io ho casa a Napoli... Ho i miei figliuoli, e ho mio marito che ora abbandona il servizio e ha diritto di viver con sua moglie.
— E noi siamo in due — soggiunse l'Adele. — Se me ne vado io, tant'è che Girolamo si collochi in qualche pensione... Per me sarebbe già troppo l'assentarmi da Roma un pajo di mesi all'anno.
Luciano credette di aver trovato una soluzione.
— Un pajo di mesi tu, un pajo di mesi la Letizia, e gli altri otto mesi se li potrebbero dividere la Marialì e l'Antonietta alla quale non avevo pensato.
Ma la proposta fece uscir dai gangheri le due cognate.
— La Marialì?... È proprio la donna che ci vuole per custodir due vecchi!
— E l'Antonietta? Una bimba...
— Figuriamoci poi se la Marialì consentirebbe a relegarsi per metà dell'anno a Villarosa!
— Nè lei consentirebbe, nè noi potremmo esser tranquilli — dichiarò Girolamo.
—Sacrebleu! On n'en vient jamais à bout— esclamò Luciano arrabbiandosi con un asso di quadri scoperto fuor di proposito. —Pardon...Me la prendevo con le carte.
E rinunziando ormai a terminare il suo gioco si atteggiò a paziente aspettazione.
— Fuori dunque il vostro progetto.
— Se succede la disgrazia — principiò la Letizia — è necessario persuadere il babbo e la mamma a venir ad abitare a Napoli, con noi...
— Niente affattissimo — gridò l'Adele — Devono venire a Roma.
Girolamo reclamò di nuovo il diritto di parlar lui. — Esaminiamo le cose pacatamente, obbiettivamente. Se i nostri genitori avessero dieci anni di meno, se non avessero acciacchi, il partito più ragionevole sarebbe ch'essi dimorassero ora con l'uno, ora con l'altro dei figli... Nelle condizioni presenti, si capisce che, movendoli di quì, bisognaportarli in un luogo dove possano finire in pace i loro giorni... Roma, che la Letizia mi scusi, è più adattata di Napoli...
— Pagherei a saperne il motivo — disse la Letizia.
— Intanto il viaggio per arrivarvi è meno lungo.
— Gran differenza!... Cinque o sei ore... Quando si è in treno...
— Cinque o sei ore aggiunte alle tredici o quattordici da Villarosa a Roma non sono certo una bazzecola... E sfido chiunque a dire che, anche per le eventuali riunioni di famiglia, Roma, così centrale, non si presti meglio di Napoli... Ma quello che dà il tracollo alla bilancia è questo: Noi siamo in due, marito e moglie, e la nostra casa, piena d'aria e di luce, è disposta in modo da permetterci di assegnare ai nostri ospiti delle camere interamente disobbligate. Voi altri Alvarez siete in parecchi e da voi non ci può esser la quiete indispensabile a due persone in età avanzata.
L'Adele approvava col gesto e con la voce. — È chiaro.
Senonchè la Letizia protestò che ora toccavaa lei di far valere le sue ragioni. E dopo aver dimostrato che i pochi inconvenienti di Napoli erano risarciti ad usura da infiniti vantaggi, si appellò a Luciano. Egli era stato a Roma ed era stato a Napoli; aveva alloggiato da suo fratello Girolamo e aveva alloggiato da lei. C'era confronto possibile per la vista, per la posizione, per tutto? E la villa di Posilipo non la contava? Una villa ch'era un Paradiso e ove si era portati dalla carrozza in un'ora circa, lungo una via deliziosa?... E in quanto alla quiete, le sue due figliuole minori stavano in collegio nove mesi dell'anno e i due maschi, Max e Fritz, erano forse ragazzi da dar disturbo? Fossero garbati come loro tutti i giovinotti italiani!... Pur troppo invece...
La Letizia non volle insistere su quest'allusione che l'era stata strappata involontariamente dal ricordo dei modi inurbani usati da Tullio verso i suoi rampolli, ma tornò a svolger con enfasi la sua tesi, irritandosi a ogni interruzione dell'Adele e di Girolamo e scoccando loro qualche frecciatina che l'Adele, dal canto suo, rimandava con sollecitudine di buona cognata.
Avvezzo alle combinazioni finanziarie che si liquidano con grandi cifre rotonde di profitti o di perdite, Luciano non aveva da principio sospettato i fini reconditi dello straordinario zelo filiale ond'erano accesi i suoi interlocutori. La sostanza dei vecchi Torralba, quand'anche vi si fosse aggiunto quello che l'Angela aveva ereditato dallo zio, doveva arrivare appena alle quattrocentomila lire, compresa Villarosa, ch'era una passività. Sicchè la parte disponibile sarebbe stata di duecento mila lire al più. Come supporre che gente provvista già d'una larga agiatezza si guastasse il sangue per disputarsi questa magra polpetta? Alla lunga però il battibecco fra le due femmine, meno caute di Girolamo nel loro linguaggio, aprì gli occhi al banchiere e lo fece arrossire di tanta piccineria. L'avidità dei grossi bocconi egli la capiva, ma l'avidità delle briciole offendeva la delicatezza dei suoi sentimenti.
Tuttavia, da uomo prudente, egli non volle impegnarsi in una discussione d'ordine morale, e si levò d'impiccio con molta disinvoltura ed abilità.
— Care mie — egli disse rivolgendosi di preferenzaalla sorella e alla cognata che lo instigavano a pronunziarsi, — io credo che la questione sia prematura,oui, tout à fait prématurée. In primo luogo è sperabile che l'Angela si salvi e che le cose possano rimanere nellostatu quo. Poi, data la catastrofe, bisognerebbe interrogar nostro padre sulle sue intenzioni, e io son convintoqu'il ne voudra pas bouger. A ottant'anni uno non muta soggiorno e abitudini. Se infine,par hasard, egli consentisse ad andarsene, dipenderebbe sempre da lui e solamente da lui lo sceglier Roma o Napoli. In qualunque caso,mes chères enfants, vous ne devez pas compter sur moi... Io son quì per poco... Figuratevi che avevo stabilito di partir martedì... Ritarderò, ma,coûte que coûte, pel 23 del mese è indispensabile la mia presenza a Parigi... Intanto aspetto l'esito del consulto per telegrafare...
A questo punto Luciano si risovvenne che l'ufficio telegrafico era distante cinque chilometri, e scaraventò contro Villarosa una filza d'improperi in francese e in italiano.
—Sacrè pays!... Vilaine bicoque!...Peggio che nelle Calabrie!... Nè ferrovia, nè telegrafo, nè telefono, nè gas, nè luce elettrica.
— Questo ti prova — insinuò Girolamo — quanto sia giusta la nostra idea di portar il babbo e la mamma in un luogo più civile.
Luciano però, scorgendo in queste parole un nuovo tentativo d'immischiarlo in una faccenda noiosa, alzò le braccia e aperse le palme nell'atto di chi vuol ripararsi da una tegola che stia per cadergli sul capo.
—Arrangez vous.
E con la scusa di andar a prender notizie dell'Angela uscì dalla stanza.
— Era naturale ch'egli se ne sarebbe lavato le mani — disse la Letizia. — A lui non conviene metter bastoni nelle ruote al suo figliuolo che sarà quì ogni momento e si accaparrerà l'animo dei nonni, mentre noi, che pure abbiamo interessi comuni, non riusciamo a concluder nulla.
— Santo cielo! — rimbeccò l'Adele. — Sei tu con la tua ostinazione...
— Io?... Come se voi foste remissivi.
— Non ricominciamo adesso — supplicò Girolamo. — Un espediente si troverà... Alla peggio torneremo alla mia prima idea... ch'è poi anchequella di Luciano... Darsi il cambio a Villarosa, starvi quanto più sia possibile, e tener tanto d'occhi aperti...
Ma la prospettiva di una lunga dimora a Villarosa era intollerabile a tutt'e due le cognate. Rinunziar per mesi a Napoli, a Posilipo, alle scarrozzate per la riviera di Chiaja, ai ricevimenti, ai teatri? — pensava la Letizia. — Rinunziar a Roma, alla Camera, alle conversazioni politiche? — pensava l'Adele.
— Se poi vi pesa qualunque sacrifizio — brontolò Girolamo alquanto seccato della cattiva accoglienza fatta alla sua proposta — non c'è altro che lasciar correr l'acqua giù per la china.