XXIX.I vecchi Torralba erano contenti della loro nipote Antonietta e glielo dimostravano confiscandola a proprio benefizio una gran parte della giornata. Il commendatore Ercole l'avevascritturatacome segretaria sia per leggergli le gazzette, sia per rispondere sotto dettatura ai rallegramenti e agli auguri ricevuti da antichi colleghi ed amici in occasione delle nozze d'oro. E la nitida calligrafia di lei, che gli occhi stanchi dell'ex Prefetto non erano in grado di decifrare ma della quale, come dietro un velo, egli riusciva a distinguer la linea elegante, strappava frequenti approvazioni al suo labbro non facile alla lode.— Leggi e scrivi meglio dell'Angela — egli le diceva.Anche la figura slanciata della ragazza si conveniva meglio con la sua di quella dell'Angela, ed egli le si appoggiava volentieri al braccio per andar da una camera all'altra o per salire o scender le scale se gli saltava il ghiribizzo di visitar l'ammalata.La signora Laura dal canto suo non rifiniva di portare ai sette cieli l'Antonietta per le sue felici attitudini d'infermiera. Aveva imparato a farle il massaggio come l'Angela non glielo aveva mai fatto. E con che esattezza le somministrava le sue pillole! E con che pazienza stava ad ascoltare il racconto de' suoi innumerevoli guai!— Tua zia non ha la tua dolcezza di carattere. S'infastidisce spesso, non lascia terminare i discorsi, si stringe nelle spalle... No, bisogna esser giusti, è buona, buonissima, ma ha i suoi difetti... Non discorriamo poi della Maddalena... La si tollera perch'è fedele e perchè alla nostra età non si ama di veder faccie nuove... Ma t'assicuro io che ha un certo temperamento!Così i Torralba si sdebitavano verso la figliuola invecchiata in casa per dedicarsi a loro, e verso la cameriera affezionata e devota... Già il deprezzare i meriti di chi ci serve è sempre stato un mezzo infallibile per alleggerire il peso della gratitudine.L'Antonietta era troppo intelligente da non capire che l'entusiasmo per lei derivava in massima parte dalla predilezione per le cose nuove e non sarebbe durato s'ella fosse rimasta un pezzo a Villarosa; tuttavia non le dispiaceva che il desiderio dei nonni di averla accanto a loro le offrisse un pretesto di più per evitare il colloquio decisivo con Tullio. Anche in camera della zia Angela, ora che ogni ansietà era cessata, ella stava assai meno, e faceva in modo di non incontrarvisi col cugino, cercando invece che vi fossero altri contemporaneamente a lei; o la sua mamma, o la Maddalena, o il dottore... Ella sentiva che l'Angela era un'alleata di Tullio, e non le voleva meno bene per questo... oh no!... Ma appunto perchè le voleva bene, appunto perchè la stimava tanto, temeva di non esser forte abbastanza, temeva di tradir conlei il suo segreto... Dio, Dio! Non potevano dunque lasciarla in pace?... È vero, ell'amava Tullio... Ma era ella forse la prima che avesse rinunziato all'uomo che amava per compiere un dovere più alto? Il suo torto era stato di dimenticar per un momento questo supremo dovere, di non aver saputo nascondere la simpatia che Tullio le inspirava. E se non si fosse trattato che di riconoscersi in fallo e di chieder perdono, ella sarebbe stata pronta; ma con quel benedetto ragazzo non c'era modo di discorrer tranquillamente. Curioso! Egli passava per un giovine serio, si occupava di studi fatti apposta per calmare i nervi, e invece!... L'Antonietta se lo ricordava quel giorno in giardino, a vicenda appassionato e scherzoso, meditabondo e loquace... Ah, i versi ch'egli aveva improvvisati in suo onore!«Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare,Sopra un naviglio dalla bianca prora...»Che versi! E dire che non li aveva finiti... che mancavanodue terzine!... Oimè, non li avrebbe finiti più... almeno per lei!... Pazienza! Come altre si votano al chiostro, ella si era votata al suo babbo.E quando non era coi nonni o con la zia, era con lui. Uscivano insieme a malgrado del tempo piovoso, facevano lunghe passeggiate, sostando di tratto in tratto in un casolare, in una fattoria ove l'Antonietta si rasciugava i panni e Giulio Frassini, che portava sempre con sè l'occorrente per dipingere, buttava giù qualche schizzo, qualcheduno de' suoieffetti di grigio. Quello che aveva cominciato a Villarosa e che si proponeva di dedicare all'Angela non era riuscito di suo gusto, ed egli lo aveva distrutto... Ora cercava un motivo nuovo... d'una novità tale da far crepare di rabbia i pedanti, ifilistei, gli accademici.L'Antonietta, attraverso gli scoraggiamenti che pur la coglievano, si sforzava di credere al successo finale. E pensava alla gloria che si sarebbe ripercossa su lei se un giorno si fosse potuto dire: — Giulio Frassini era un debole e un visionario, ma la figliuola, immolandogli la sua giovinezza, le sue speranze, i suoi sogni, lo ajutò a ricuperar l'equilibrio del suo spirito e a diventare un grande artista.Ella aveva anche in animo d'indur suo padrea intraprendere un lungo viaggio (con lei s'intende) appena avessero lasciata Villarosa. Frassini, in massima, era favorevole all'idea; solo non riuscivano a mettersi d'accordo sull'itinerario; l'Antonietta suggeriva la Sicilia, l'Egitto, le terre fortunate del sole; Giulio Frassini aspirava al Nord, ai ghiacci, alle nebbie... alle nebbie sopratutto, che fondono le tinte, smussano i contorni e danno alle cose aspetti fantastici... Lo assalivano inoltre degli scrupoli di coscienza... Se la Marialì avesse voluto venir con loro?... O ch'era lecito di non interrogarla?... E il viaggio non sarebbe stato più bello a farlo in tre?Ma l'Antonietta non era persuasa. — No, no, sai che in viaggio la mamma non si diverte. Ella non ha i nostri gusti... Ella ama i salotti, i teatri... E non abbiamo il rimorso di lasciarla sola... Ha tanti amici a Firenze... Sicuro, avvertirla bisogna, ma vedrai ch'ella sarà la prima a dirci: — Andate voi due.Nella mente dell'Antonietta il gran viaggio, si capisce, doveva, oltre al resto, essere un modo di dimenticare il cugino; lo strano si è che, mentr'ellaallargava sempre con la fantasia i confini di queste sue peregrinazioni future, non curava un rimedio molto più semplice, ch'era quello di affrettar la partenza da Villarosa, non foss'altro che per tornarsene in santa pace a casa sua... Che la tratteneva alla villa ora che la zia Angela principiava ad alzarsi e che lo stato di lei non inspirava alcuna inquietudine? Era soltanto la tenerezza pei nonni? Era una speciale vocazione d'infermiera? O non piuttosto, per una di quelle contraddizioni che sono proprie del cuore umano e che noi non vogliamo confessare a noi stessi, ella esitava ad abbandonare i luoghi ove l'era stata susurrata la prima parola d'amore, quei luoghi ov'ella, pur mostrando sfuggirlo, incontrava ogni momento Tullio Torralba, e udiva la sua voce, e si sentiva avvolta dalla fiamma or corrucciata or supplice del suo sguardo?Per dir la verità da qualche giorno ella lo vedeva meno. Cedendo alle sollecitazioni del dottore, Tullio andava la mattina presto a caccia con lui, e spesso non ricompariva che per ora di pranzo. Da due sere poi lo zio Cesare se lo accaparravaper sè. Si rincantucciavano in un angolo o se smetteva di piovere scendevano a passeggiare in giardino discorrendo animatamente fra loro come persone che abbiano da trattare affari importanti.— La bella compagnia che ci fanno quei due! — borbottava, fra uno sbadiglio e l'altro, la Marialì.Non certo per elezione ell'aveva prolungato la sua dimora alla villa. Ma il diavolo aveva messo la coda ne' suoi disegni. Delle amiche presso le quali ella voleva recarsi una s'era ammalata lei, l'altra aveva ammalato il marito, la terza, abbandonata lì per lì dall'amante e non provvista ancora d'un sostituto, si trovava in uno stato d'animo eccezionalmente depresso per la sua vedovanza extraconjugale. In questa condizione di cose, la Marialì ebbe un risveglio improvviso di tenerezza pei suoi due ragazzi ch'erano in collegio a Losanna, e benchè li avesse visti appena due mesi addietro in compagnia di suo marito e dell'Antonietta, decise di rivederli da sola... Chi può segnar limiti all'amor materno?... Al suo ritorno in Italia ell'avrebbe fatto una corsa fino a Montecarlo atentarvi la fortuna che in altra occasione simile l'era stata propizia e a godervi un po' di quello svago che l'era più necessario che mai dopo il tempo passato nella funerea Villarosa.Ma di Montecarlo la Marialì non fiatò, per non provocare osservazioni nojose; annunziò invece la sua gita imminente a Losanna. — Voi già vi tratterrete quì per alcuni giorni — ella disse a suo marito e all'Antonietta. — Ci riuniremo poi a Firenze.— E quando parti? — le domandò il fratello Cesare ch'era presente.— Domani no... doman l'altro forse — ella rispose.— Per Modane o pel Gottardo?— Non ci ho pensato... In fondo è lo stesso.— È vero... E sarà lo stesso anche per Tullio che va a Parigi.— A Parigi? — esclamarono in coro Giulio Frassini, la Marialì e l'Antonietta.E quest'ultima, visibilmente turbata, soggiunse: — Non aveva accennato a questa sua intenzione.— Va a congedarsi da suo padre — riprese Cesare.— Se sono stati insieme fino a Giovedì! — notò l'Antonietta.— Sicuro — rispose lo zio. — Ma si tratta d'una risoluzione presa dopo... Tullio viene con me a Nuova York.Frassini e sua moglie fecero un segno di maraviglia; l'Antonietta impallidì.— L'ho consigliato io a venire — seguitò impassibile Cesare Torralba. — Studierà la vita in un paese dove non ci si perde dietro le fisime del passato, e potrà esser più utile ai suoi simili che seppellendosi negli Archivi a ricercar quante sottane portasse Caterina Cornaro o quanti galanti abbia avuto Bianca Capello.— Dunque Tullio si stabilirebbe in America? — chiese l'Antonietta sforzandosi di non tradire la sua commozione.— Dipenderà dalle circostanze — replicò Cesare. — Potrebbe non trovarsi bene e tornar indietro di quì a pochi mesi, potrebbe rimanere degli anni...— Perchè no? — disse ironicamente la ragazza. — Si troverà bene senza dubbio... Quell'America è il Paradiso terrestre.— Ove non ci sono ancora abitanti... forse — ribattè Giulio Frassini. — Ma dove Cesare vuol condur suo nipote, è l'inferno... Tra quei paesi e il polo, sceglierei il polo.Cesare chinò la testa. —De gustibus...— Oh! — saltò su la Marialì. — I gusti di mio marito sono sempre originali... Intanto ecco una piacevole sorpresa per me... Avrò compagnia per una parte del viaggio.Ma questapiacevole sorpresadi sua madre era fatta apposta per inviperir l'Antonietta.— Si, sì — ella ripigliò. — Bel cuore hanno i giovani verso i vecchi!... Chi va di quà, chi di là, magari in capo al mondo, e ai nonni che sono con un piede nella fossa, e alla zia Angela, ch'è stata così ammalata, non pensa nessuno.Dimenticando che anch'ella aveva fatto i suoi gran progetti di peregrinazioni in Europa e fuori, l'Antonietta investì lo zio Cesare.— È da lei, scusi, che viene il cattivo esempio.Ella gli dava ora deltuora delleisecondo i momenti. Adesso, essendo in collera, ella usava il pronome meno confidenziale.Cesare sorrise. — Via, nipotina, non mangiarmi vivo. Vedi che fino ad oggi il mio esempio non lo ha seguito nessuno... Se oggi lo segue Tullio, tutto il resto della famiglia, con una chiamata per telegrafo, può essere a Villarosa in un giorno.Stese la mano all'Antonietta per far la pace, ma ella che si sentiva salir le lacrime agli occhi gli voltò bruscamente le spalle e sguisciò fuori della stanza.— Cos'ha? — disse, inquieto, Giulio Frassini guardando verso l'uscio con la manifesta intenzione di correr dietro alla figliuola.Ma un gesto della moglie lo intimidì.— Lasciala andare... Sei ridicolo con quello starle eternamente appiccicato alle gonnelle... Cos'ha?... Ha i suoi nervi, ecco...Cesare tentennò la testa. — Che c'entrano i nervi?— O che altro sarebbe?— Ci vuol tanto a capirlo?... È innamorata di Tullio, e l'ha con me perchè glielo porto in America.
I vecchi Torralba erano contenti della loro nipote Antonietta e glielo dimostravano confiscandola a proprio benefizio una gran parte della giornata. Il commendatore Ercole l'avevascritturatacome segretaria sia per leggergli le gazzette, sia per rispondere sotto dettatura ai rallegramenti e agli auguri ricevuti da antichi colleghi ed amici in occasione delle nozze d'oro. E la nitida calligrafia di lei, che gli occhi stanchi dell'ex Prefetto non erano in grado di decifrare ma della quale, come dietro un velo, egli riusciva a distinguer la linea elegante, strappava frequenti approvazioni al suo labbro non facile alla lode.
— Leggi e scrivi meglio dell'Angela — egli le diceva.
Anche la figura slanciata della ragazza si conveniva meglio con la sua di quella dell'Angela, ed egli le si appoggiava volentieri al braccio per andar da una camera all'altra o per salire o scender le scale se gli saltava il ghiribizzo di visitar l'ammalata.
La signora Laura dal canto suo non rifiniva di portare ai sette cieli l'Antonietta per le sue felici attitudini d'infermiera. Aveva imparato a farle il massaggio come l'Angela non glielo aveva mai fatto. E con che esattezza le somministrava le sue pillole! E con che pazienza stava ad ascoltare il racconto de' suoi innumerevoli guai!
— Tua zia non ha la tua dolcezza di carattere. S'infastidisce spesso, non lascia terminare i discorsi, si stringe nelle spalle... No, bisogna esser giusti, è buona, buonissima, ma ha i suoi difetti... Non discorriamo poi della Maddalena... La si tollera perch'è fedele e perchè alla nostra età non si ama di veder faccie nuove... Ma t'assicuro io che ha un certo temperamento!
Così i Torralba si sdebitavano verso la figliuola invecchiata in casa per dedicarsi a loro, e verso la cameriera affezionata e devota... Già il deprezzare i meriti di chi ci serve è sempre stato un mezzo infallibile per alleggerire il peso della gratitudine.
L'Antonietta era troppo intelligente da non capire che l'entusiasmo per lei derivava in massima parte dalla predilezione per le cose nuove e non sarebbe durato s'ella fosse rimasta un pezzo a Villarosa; tuttavia non le dispiaceva che il desiderio dei nonni di averla accanto a loro le offrisse un pretesto di più per evitare il colloquio decisivo con Tullio. Anche in camera della zia Angela, ora che ogni ansietà era cessata, ella stava assai meno, e faceva in modo di non incontrarvisi col cugino, cercando invece che vi fossero altri contemporaneamente a lei; o la sua mamma, o la Maddalena, o il dottore... Ella sentiva che l'Angela era un'alleata di Tullio, e non le voleva meno bene per questo... oh no!... Ma appunto perchè le voleva bene, appunto perchè la stimava tanto, temeva di non esser forte abbastanza, temeva di tradir conlei il suo segreto... Dio, Dio! Non potevano dunque lasciarla in pace?... È vero, ell'amava Tullio... Ma era ella forse la prima che avesse rinunziato all'uomo che amava per compiere un dovere più alto? Il suo torto era stato di dimenticar per un momento questo supremo dovere, di non aver saputo nascondere la simpatia che Tullio le inspirava. E se non si fosse trattato che di riconoscersi in fallo e di chieder perdono, ella sarebbe stata pronta; ma con quel benedetto ragazzo non c'era modo di discorrer tranquillamente. Curioso! Egli passava per un giovine serio, si occupava di studi fatti apposta per calmare i nervi, e invece!... L'Antonietta se lo ricordava quel giorno in giardino, a vicenda appassionato e scherzoso, meditabondo e loquace... Ah, i versi ch'egli aveva improvvisati in suo onore!
«Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare,Sopra un naviglio dalla bianca prora...»
«Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare,
Sopra un naviglio dalla bianca prora...»
Che versi! E dire che non li aveva finiti... che mancavanodue terzine!... Oimè, non li avrebbe finiti più... almeno per lei!... Pazienza! Come altre si votano al chiostro, ella si era votata al suo babbo.
E quando non era coi nonni o con la zia, era con lui. Uscivano insieme a malgrado del tempo piovoso, facevano lunghe passeggiate, sostando di tratto in tratto in un casolare, in una fattoria ove l'Antonietta si rasciugava i panni e Giulio Frassini, che portava sempre con sè l'occorrente per dipingere, buttava giù qualche schizzo, qualcheduno de' suoieffetti di grigio. Quello che aveva cominciato a Villarosa e che si proponeva di dedicare all'Angela non era riuscito di suo gusto, ed egli lo aveva distrutto... Ora cercava un motivo nuovo... d'una novità tale da far crepare di rabbia i pedanti, ifilistei, gli accademici.
L'Antonietta, attraverso gli scoraggiamenti che pur la coglievano, si sforzava di credere al successo finale. E pensava alla gloria che si sarebbe ripercossa su lei se un giorno si fosse potuto dire: — Giulio Frassini era un debole e un visionario, ma la figliuola, immolandogli la sua giovinezza, le sue speranze, i suoi sogni, lo ajutò a ricuperar l'equilibrio del suo spirito e a diventare un grande artista.
Ella aveva anche in animo d'indur suo padrea intraprendere un lungo viaggio (con lei s'intende) appena avessero lasciata Villarosa. Frassini, in massima, era favorevole all'idea; solo non riuscivano a mettersi d'accordo sull'itinerario; l'Antonietta suggeriva la Sicilia, l'Egitto, le terre fortunate del sole; Giulio Frassini aspirava al Nord, ai ghiacci, alle nebbie... alle nebbie sopratutto, che fondono le tinte, smussano i contorni e danno alle cose aspetti fantastici... Lo assalivano inoltre degli scrupoli di coscienza... Se la Marialì avesse voluto venir con loro?... O ch'era lecito di non interrogarla?... E il viaggio non sarebbe stato più bello a farlo in tre?
Ma l'Antonietta non era persuasa. — No, no, sai che in viaggio la mamma non si diverte. Ella non ha i nostri gusti... Ella ama i salotti, i teatri... E non abbiamo il rimorso di lasciarla sola... Ha tanti amici a Firenze... Sicuro, avvertirla bisogna, ma vedrai ch'ella sarà la prima a dirci: — Andate voi due.
Nella mente dell'Antonietta il gran viaggio, si capisce, doveva, oltre al resto, essere un modo di dimenticare il cugino; lo strano si è che, mentr'ellaallargava sempre con la fantasia i confini di queste sue peregrinazioni future, non curava un rimedio molto più semplice, ch'era quello di affrettar la partenza da Villarosa, non foss'altro che per tornarsene in santa pace a casa sua... Che la tratteneva alla villa ora che la zia Angela principiava ad alzarsi e che lo stato di lei non inspirava alcuna inquietudine? Era soltanto la tenerezza pei nonni? Era una speciale vocazione d'infermiera? O non piuttosto, per una di quelle contraddizioni che sono proprie del cuore umano e che noi non vogliamo confessare a noi stessi, ella esitava ad abbandonare i luoghi ove l'era stata susurrata la prima parola d'amore, quei luoghi ov'ella, pur mostrando sfuggirlo, incontrava ogni momento Tullio Torralba, e udiva la sua voce, e si sentiva avvolta dalla fiamma or corrucciata or supplice del suo sguardo?
Per dir la verità da qualche giorno ella lo vedeva meno. Cedendo alle sollecitazioni del dottore, Tullio andava la mattina presto a caccia con lui, e spesso non ricompariva che per ora di pranzo. Da due sere poi lo zio Cesare se lo accaparravaper sè. Si rincantucciavano in un angolo o se smetteva di piovere scendevano a passeggiare in giardino discorrendo animatamente fra loro come persone che abbiano da trattare affari importanti.
— La bella compagnia che ci fanno quei due! — borbottava, fra uno sbadiglio e l'altro, la Marialì.
Non certo per elezione ell'aveva prolungato la sua dimora alla villa. Ma il diavolo aveva messo la coda ne' suoi disegni. Delle amiche presso le quali ella voleva recarsi una s'era ammalata lei, l'altra aveva ammalato il marito, la terza, abbandonata lì per lì dall'amante e non provvista ancora d'un sostituto, si trovava in uno stato d'animo eccezionalmente depresso per la sua vedovanza extraconjugale. In questa condizione di cose, la Marialì ebbe un risveglio improvviso di tenerezza pei suoi due ragazzi ch'erano in collegio a Losanna, e benchè li avesse visti appena due mesi addietro in compagnia di suo marito e dell'Antonietta, decise di rivederli da sola... Chi può segnar limiti all'amor materno?... Al suo ritorno in Italia ell'avrebbe fatto una corsa fino a Montecarlo atentarvi la fortuna che in altra occasione simile l'era stata propizia e a godervi un po' di quello svago che l'era più necessario che mai dopo il tempo passato nella funerea Villarosa.
Ma di Montecarlo la Marialì non fiatò, per non provocare osservazioni nojose; annunziò invece la sua gita imminente a Losanna. — Voi già vi tratterrete quì per alcuni giorni — ella disse a suo marito e all'Antonietta. — Ci riuniremo poi a Firenze.
— E quando parti? — le domandò il fratello Cesare ch'era presente.
— Domani no... doman l'altro forse — ella rispose.
— Per Modane o pel Gottardo?
— Non ci ho pensato... In fondo è lo stesso.
— È vero... E sarà lo stesso anche per Tullio che va a Parigi.
— A Parigi? — esclamarono in coro Giulio Frassini, la Marialì e l'Antonietta.
E quest'ultima, visibilmente turbata, soggiunse: — Non aveva accennato a questa sua intenzione.
— Va a congedarsi da suo padre — riprese Cesare.
— Se sono stati insieme fino a Giovedì! — notò l'Antonietta.
— Sicuro — rispose lo zio. — Ma si tratta d'una risoluzione presa dopo... Tullio viene con me a Nuova York.
Frassini e sua moglie fecero un segno di maraviglia; l'Antonietta impallidì.
— L'ho consigliato io a venire — seguitò impassibile Cesare Torralba. — Studierà la vita in un paese dove non ci si perde dietro le fisime del passato, e potrà esser più utile ai suoi simili che seppellendosi negli Archivi a ricercar quante sottane portasse Caterina Cornaro o quanti galanti abbia avuto Bianca Capello.
— Dunque Tullio si stabilirebbe in America? — chiese l'Antonietta sforzandosi di non tradire la sua commozione.
— Dipenderà dalle circostanze — replicò Cesare. — Potrebbe non trovarsi bene e tornar indietro di quì a pochi mesi, potrebbe rimanere degli anni...
— Perchè no? — disse ironicamente la ragazza. — Si troverà bene senza dubbio... Quell'America è il Paradiso terrestre.
— Ove non ci sono ancora abitanti... forse — ribattè Giulio Frassini. — Ma dove Cesare vuol condur suo nipote, è l'inferno... Tra quei paesi e il polo, sceglierei il polo.
Cesare chinò la testa. —De gustibus...
— Oh! — saltò su la Marialì. — I gusti di mio marito sono sempre originali... Intanto ecco una piacevole sorpresa per me... Avrò compagnia per una parte del viaggio.
Ma questapiacevole sorpresadi sua madre era fatta apposta per inviperir l'Antonietta.
— Si, sì — ella ripigliò. — Bel cuore hanno i giovani verso i vecchi!... Chi va di quà, chi di là, magari in capo al mondo, e ai nonni che sono con un piede nella fossa, e alla zia Angela, ch'è stata così ammalata, non pensa nessuno.
Dimenticando che anch'ella aveva fatto i suoi gran progetti di peregrinazioni in Europa e fuori, l'Antonietta investì lo zio Cesare.
— È da lei, scusi, che viene il cattivo esempio.
Ella gli dava ora deltuora delleisecondo i momenti. Adesso, essendo in collera, ella usava il pronome meno confidenziale.
Cesare sorrise. — Via, nipotina, non mangiarmi vivo. Vedi che fino ad oggi il mio esempio non lo ha seguito nessuno... Se oggi lo segue Tullio, tutto il resto della famiglia, con una chiamata per telegrafo, può essere a Villarosa in un giorno.
Stese la mano all'Antonietta per far la pace, ma ella che si sentiva salir le lacrime agli occhi gli voltò bruscamente le spalle e sguisciò fuori della stanza.
— Cos'ha? — disse, inquieto, Giulio Frassini guardando verso l'uscio con la manifesta intenzione di correr dietro alla figliuola.
Ma un gesto della moglie lo intimidì.
— Lasciala andare... Sei ridicolo con quello starle eternamente appiccicato alle gonnelle... Cos'ha?... Ha i suoi nervi, ecco...
Cesare tentennò la testa. — Che c'entrano i nervi?
— O che altro sarebbe?
— Ci vuol tanto a capirlo?... È innamorata di Tullio, e l'ha con me perchè glielo porto in America.