XXVI.Fu quella una giornata campale per la Marialì alla quale toccò far gli onori di casa. E non c'è dubbio che quest'ufficio era più adattato a lei che a sua sorella Letizia o a sua cognata Adele, tutt'e due scontrose una peggio dell'altra. Ella almeno era amabile, vivace e priva d'ogni sussiego. Le visite, si può immaginarselo, non mancarono. Tutti coloro ch'erano accorsi jeri a festeggiar le nozze d'oro dei vecchi Torralba accorrevano oggi a chieder notizie dell'Angela di cui s'era sparsa la voce che fosse proprio agli estremi.Tra i primi, s'intende, don Luca e don Antonio, sorpresi di non dover adempiere alle funzioni delloro ministero, essi che avevano temuto di arrivar troppo tardi.— È vero che se ci fosse stata urgenza ci avrebbero chiamati — osservava don Luca in tono agrodolce per ricordare alla famiglia i suoi doveri verso la religione.— Meglio che non ce ne sia stato bisogno — soggiungeva il conciliativo don Antonio. E s'ingolfava in una discussione medica con la Marialì. Secondo lui la signora Angela aveva avuto una semplicestornitàdipendente da imbarazzo di stomaco; e in questi casi non c'era nulla di meglio che un bicchiere d'acqua di Janos.Ma don Luca tagliò corto ai discorsi e prese congedo, tirandosi dietro il facondo arciprete che non osava contraddire per due giorni di fila ai desideri del suo superiore gerarchico.— Un sacerdote non ha nulla da guadagnarci a star con quelle donne — notò, cammin facendo, l'austero curato.— Però — obbiettava rispettosamente don Antonio — sentimenti cristiani li ha, e si potrebbe sperare con qualche buona parola a tempo e luogo...— Vorrebbe convertirla?... Lei? — saltò su il parroco, fiutando una grossa presa di tabacco e ficcando gli occhietti penetranti in viso all'arciprete che arrossì fino alla radice dei capelli e balbettò: — Io?... Non dico questo... Ma qualcheduno più degno...Via via si succedettero a Villarosa il maestro di scuola con la consorte, la signora Cesira, il segretario comunale, e l'assessore anziano, e il farmacista, e il cavalier Soldani, e la moglie di Vignoni, una donnetta timida, disseccata e invecchiata precocemente dai parti numerosi, la quale avendo sentito magnificar dal marito questa sorella della signorina Angela era stata colta da un principio di gelosia, e ora, al cospetto della sirena, si consolava pensando che una dama così bella ed elegante e d'apparenza così giovanile non poteva perdere il suo tempo con un rozzo e maturo medico di campagna.Il visitatore più zelante fu il poveroconteMazzi ch'era già stato la mattina presto e tornò verso sera. Per disgrazia egli era più sordo che mai e più che mai inetto ad accogliere nel piccolo cervellodue idee in una volta, tantochè essendo riuscito con fatica nella mattina a capire che l'Angela stava male non sapeva intendere nel pomeriggio ch'ella stesse meglio e seguitava a profondersi in condoglianze e lamentazioni.— Non me ne posso dar pace... Mi figuro lo stato del commendatore e della signora Laura... Che colpo, che perdita!La Marialì si spolmonava.— Ma scusi, non è mica morta.Il vecchio conte che aveva côlto soltanto l'ultima parola alzò le braccia al cielo: — Morta!La Marialì slanciò trenoconsecutivi che suonarono come tre colpi di revolver.— Ah, dicevo bene! — esclamò il Mazzi. E Voleva aggiungere, ma la sua timidezza glielo impedì: — Perchè urla? Non sono poi sordo a quel punto.— Anzi migliora — riprese la Marialì nello stesso diapason.—Finora— interpretò ilconteMazzi. E l'avverbio parendogli strano ebbe un vago sospetto che la sua interlocutrice lo canzonasse. Onde silicenziò con molto decoro, balbettando. — Speriamo... Fin che c'è fiato c'è speranza... Si son visti tanti miracoli... Auguro di cuore...Ma il commendatore Ercole, quando la Marialì gli ricomparve dinanzi, non seppe nascondere la sua impazienza.— La finiremo con queste visite... La bella compagnia che ci fate..Insieme coi genitori c'era il solo Cesare.— La Letizia e l'Adele hanno lasciato a me tutte le seccature — disse la Marialì. — Sarebbe tempo che si decidessero a scendere... quantunque io non sappia ormai chi possa venire...— Ormai è tardi e, fuor che Vignoni, non deve venir nessuno — dichiarò in tono perentorio il commendatore. — Anzi, suona il campanello...Durante il giorno l'ex Prefetto era stato assai accasciato e pareva aver dimesso i fieri propositi di riafferrar le redini della casa; l'energia gli tornava col calar della sera.E diede una lunga sequela d'ordini alla servitù: — Non introdurre in casa altri che il medico, chiuder le imposte, accendere i lumi, rimettereun po' di legna nella stufa, portar lateieracon l'acqua calda, salir daquelle signoree daquei signorie pregarli difavorirea prendere il tè, mandando intanto qualcheduna delle donne dalla signorina Angela.— Poco fa c'era la Giuditta, la moglie del giardiniere — osservò Cesare.Il servo Giacomo soggiunse che c'erano anche la signorina Antonietta e il signor Tullio.— Ma scendano — ripetè il commendatore Ercole. — Per una mezz'ora può bastar la Giuditta, o un'altra delle donne.E soggiunse che si voleva far passar l'Angela per più grave di quello che non fosse.Egli era salito dalla figliuola prima e dopo del consulto, una volta solo e una volta con la moglie, e, quantunque i suoi occhi deboli non gli permettessero di giudicare dell'aspetto dell'ammalata, aveva subito sentenziato che si esagerava e che Vignoni s'era spaventato fuor di ragione.Anche la signora Laura, avvezza a pensar con la testa del marito, diceva su per giù le medesime cose. L'Angela s'era affaticata troppo nell'ultimasettimana, e poichè non era un colosso soffriva d'esaurimento nervoso. Roba di cui si guarisce con due o tre giorni di letto. Intanto Vignoni, del quale non si poteva dir mai abbastanza bene per lo zelo dimostrato in questa occasione, non aveva più tempo di badare a quelli ch'erano forse a peggior partito dell'Angela. Ahi, ahi, ahi! E la querula signora si lagnava, secondo il solito, di dolori in tutte le parti del corpo. E nessuno le aveva fatto il massaggio, ed ella non aveva nemmeno preso le sue pillole all'ora giusta, e Locresi non le aveva dato retta quand'ella gli aveva chiesto di suggerirle uno specifico pei suoi reumi.A quest'uscita però il commendatore scattava.— O che specifico? Come se tu non avessi già vuotate le farmacie?... Non lo sai ancora, povera grulla, che per gente della nostra età non c'è specifico che tenga?... Aspetta che nasca il dottore capace di levarci trent'anni di dosso, e allora, se saremo vivi, chiameremo quello... In quanto a Locresi, ha detto di tornar Giovedì, e se torna, padrone... Ma questi consulti son lustre, voluti dai medici che sono in lega fra loro a spalle deigonzi... L'Angela non aveva bisogno di Locresi per guarire, e quando si tratterà di firmare il passaporto a noi vecchi ce ne sarà d'avanzo di Vignoni.Per poco la famiglia stette riunita in camera dell'ex Prefetto a prendere il tè, apparecchiato dalla Marialì e distribuito dall'Antonietta. Poi successe una nuova dispersione; Luciano e Girolamo fecero attaccare il cavallo per recarsi a San Vito a impostare le loro lettere; Frassini, sfidando l'umido e il bujo, s'avventurò nei meandri del giardino; i due Alvarez andarono in rimessa a dar un'occhiata al lorotandemancora tutto imbrattato di mota dopo la spedizione della sera precedente; Tullio disse ad alta voce che tornava dalla zia Angela, nella speranza di tirarsi dietro l'Antonietta. Ma l'Antonietta fu trattenuta imperiosamente dal nonno, per leggergli i giornali.— Dall'Angela vengo io — dichiarò la pomposa Letizia che aveva un po' di rimorso di non esser stata in tutta la giornata dieci minuti di seguito dalla sorella.Coi vecchi rimasero, oltre all'Antonietta, Cesare,la Marialì e l'Adele. Quest'ultima s'era avvicinata alla tavola e leggeva ilFigaroper conto suo.— Or ora vedrete che s'arrabbia — disse piano la signora Laura rivolgendosi ai figliuoli che le sedevano accanto; — la politica lo fa sempre arrabbiare.Tirò un sospirone e soggiunse: — Pensate che allegria nell'inverno quando siamo noi tre soli e si deve accendere il lume alle 4!... Ahi!... Tiratemi un po' su lo sciallo... su questa spalla... Più alto... Così... Tutta una doglia, tutta una doglia...— Scioperi, scioperi e scioperi — brontolò l'ex Prefetto. — Ai miei tempi ce n'era uno ogni tanto e se ne veniva a capo presto, facendo far giudizio ai sobbillatori.— Aprir gli occhi al popolo non è sobbillarlo — notò l'Adele alzando gli occhi dalFigaro.— Ah dimenticavo — ripigliò il commendatore — che anche tu e tuo marito recitate la commedia del socialismo.— Non è vero. Girolamo siede all'estrema sinistra ma non è socialista.— Saràsocialistoide... poichè hanno inventatole parole inoideper quelli che vogliono salvare le apparenze... Meno male che non è deputato di questo collegio... Se no, verrebbe a scaldar la testa ai nostri contadini... Già, avvocati e deputati, gran pescatori nel torbido.— Una volta lei non era col Governo — insinuò la nuora.— Col Governo? — proruppe il commendatore Ercole scandalizzato dalla supposizione. — Non ero, non sono e non sono mai stato col Governo... nemmeno quando ne facevo parte anch'io... Chi può esser col Governo in Italia... Da Cavour in poi non s'è avuto un uomo... Tutte mezze figure, tutti fantocci di stoffa, gente che per tenersi a galla ha stretta alleanza coi farabutti a danno dei galantuomini... Il Governo da circa una quarantina d'anni semina l'ingiustizia e ora raccoglie quel che si merita.— Dovrebb'esser dunque d'accordo con noi — ripigliò l'Adele.— Nossignora, nossignora — protestò con energia il vecchio Torralba. — Perchè quello che ci preparate è peggio di quello che abbiamo, perchèvoi tribuni in guanti gialli non siete in buona fede e scrollate la casa nella sola speranza che il tetto cada sulla testa degli altri... Li conosco io i tribuni in guanti gialli, sin da quando ero Prefetto... Mutano le persone, ma il tipo non cambia... Gran democratici, grandi amici del popolo; ma se un conduttore di ferrovia, se un usciere non cava loro tanto di cappello, apriti cielo!... Reclamano ordini di trasloco, ammende, destituzioni, e guai al Ministro che non si piega... Eh, le democrazie ce ne fanno vedere di belle... Di là dall'Oceano poi, dove il mio signor figliuolo Cesare ha creduto bene di trapiantar le sue tende, lo spettacolo sarà completo...Chiamato in causa, Cesare, che aveva taciuto fino allora, se la cavò con poche parole.— L'America è un paesesui generische non si può giudicare coi nostri criteri... La politica vi ha le sue magagne come da noi e peggio che da noi; ma di buono c'è questo, che la vita vi si svolge fuori della politica.— Aahh! — fece la Marialì con un comico sbadiglio. — Non potrestesvolgervianche voi fuoridella politica?... Che gusto c'è di guastarsi il sangue?Il commendatore si strinse nelle spalle senza rispondere.Vi fu una breve pausa durante la quale l'Adele uscì con un pretesto qualunque.— Devo leggere ancora? — chiese al nonno l'Antonietta, deponendo un giornale e prendendone un altro.— Che foglio è?— LaTribuna.— Sentiamo i titoli degli articoli principali.—La questione agraria nel Mezzogiorno.— Tira via.—Alluvioni in Sardegna.— Sempre cose allegre. Avanti!—Il discorso dell'Onorevole Fusi.— Oh Dio! Son trent'anni che chiacchiera senza concludere. Non occupiamocene.—Il delitto di Caserta.Era un delitto passionale, con particolari alquanto scandalosi che si trascinava già da un pajo di settimane nelle gazzette.La Marialì, da madre saggia, intervenne. Ella non si curava molto di ciò che la sua figliuola poteva vedere o udire fra le pareti domestiche, ma, in quanto alle letture, non transigeva.— O babbo, non farai mica leggere quelle porcherie all'Antonietta.Il commendatore non replicò verbo, perchè, come gli accadeva frequentemente dopo essersi eccitato a discutere, aveva chiuso gli occhi e s'era assopito.L'Antonietta fece per alzarsi pian piano, ma la signora Laura l'arrestò con un cenno.— No, non ti muovere per ora... E continuiamo a parlare fra noi. Se no, si sveglia in sussulto e quando gli si dice che dormiva va in bestia.— Salta alla rubricaFiori d'arancio, e alNecrologio— soggiunse la Marialì. — Sentiamo chi s'è sposato e chi è morto in Italia.La Marialì che aveva un'infinità di relazioni trovava persone di conoscenza così tra i nuovi maritati come tra i defunti, e riferiva aneddoti e tracciava biografie con una libertà di linguaggio da disgradarne quasi le cronache deldelitto di Caserta.— Marialì! — ammonì Cesare in tono di rimprovero, una volta ch'ella n'ebbe sballata una di troppo grossa.Ella, fraintendendo ad arte il significato della protesta fraterna, si mise a ridere.— Tanto puritani siete in America?E continuò per un poco finchè l'uscio si aperse ed entrarono insieme Giulio Frassini e il dottor Vignoni.— Dio, che aria! — esclamò la signora Laura.— Chi è? Cos'è? — disse il commendatore destandosi bruscamente e stirando le braccia.Il dottore salutò col gesto e con la voce.— Buona sera a tutti. Siamo noi, commendatore. Io e il signor Giulio.E soggiunse, fregandosi le mani: — Ah, sono proprio contento...— E stato dall'Angela?— Sicuro. E come dicevo dianzi al signor Giulio le cose procedono egregiamente... Polso ottimo, testa libera... Debole ancora, s'intende... ma questo passerà... Intanto s'è potuta metter a sedere per qualche minuto sul letto e ha preso sotto i mieiocchi una tazza di brodo con un rosso d'ovo... Ho già disposto per la notte... Non importa che vegli alcuno della famiglia...E poichè l'Antonietta e Cesare si offrivano a gara, il medico seguitò: — No, sarebbe inutile... Ho dissuaso pure il signor Tullio... Dalla signorina Angela fino alle due ci starà la Giuditta, dalle due in poi la cuoca.— Dunque la Maddalena tornerà nella sua camera, presso di noi? — chiese la signora Laura.— Appunto. Nella sua camera o nell'andito... Ho pensato che a loro poteva far comodo...— Comodo?... È una necessità assoluta... Siamo due poveri invalidi.Il commendatore Ercole s'infastidì.— Eh, se avessi la mia buona vista non mi sentirei invalido niente affatto... Sono questi occhi... Mai avrei immaginato in gioventù che mi toccasse una disgrazia simile... È vero che ormai c'è così poco di bello da vedere.— Via, commendatore — ribattè Vignoni — si consoli all'idea che i suoi occhi, per deboli e stanchiche siano, le serviranno ancora abbastanza da veder la sua figliuola guarita.E disgustato di quest'egoismo senile che tutto riferiva a sè stesso, e come non aveva prima voluto comprendere la gravità della catastrofe minacciante la famiglia, così oggi mostrava di non apprezzare al suo giusto valore lo scampato pericolo, il dottore si voltò a discorrere con Cesare e l'Antonietta che lo tempestavano di domande circa alla cara ammalata. Si sarebbe rimessa perfettamente? Non si sarebbe risentita di questa scossa? Si sarebbe potuta alzar presto? Sarebbe stata in grado di riprendere il governo della famiglia?In quel mezzo Frassini era fatto bersaglio ai sarcasmi della moglie.— O che hai traversato una palude? Non t'accorgi che sei inzaccherato fino al ginocchio. Dov'eri?— In giardino.— Sotto l'acqua?— Che importa? Ci fu un momento in cui la luna apparve tra due nuvoli con un effetto maraviglioso.— Hai le traveggole? La luna? Con questo diluvio?Fuori scrosciava la pioggia.— Per un attimo... Allora cadeva appena qualche goccia.La signora Laura gettò uno sguardo severo sul genero.— Tirati in là... Si sente che sei fradicio... Come se ci fosse poca umidità in queste camere.La Marialì spinse suo marito verso l'uscio.— Orsù spicciati, e va a mutarti prima di cena... si cenerà anche stasera, speriamo... E verranno di là anche il babbo e la mamma.I vecchi Torralba non erano nella giornata mai usciti dallo loro stanze, ma Vignoni li persuase a uscirne la sera per cenare col resto della famiglia.— Lei si trattiene con noi? — disse il commendatore.— Se vogliono...— Rimanga, rimanga, Vignoni... Così mi farà un po' di massaggio — soggiunse, in tono di preghiera, la signora Laura.La cena fu breve e silenziosa. Il commendatore Ercole e la consorte venuti a tavola contro voglia davano segni manifesti di stanchezza, Vignoni che non aveva chiuso occhio da ventiquattr'ore cascava dal sonno, la Marialì, ridotta a non poter civettar con nessuno, aveva perduto tutto il suo brio e durava una fatica enorme a reprimere gli sbadigli. In generale i commensali, dopo essersi rallegrati a vicenda del miglioramento dell'Angela, si stillavano invano il cervello per trovar soggetti di conversazione che non offrissero appiglio a litigi. Gli è che nella maggioranza di quegli uomini e di quelle donne, pur congiunti da stretti vincoli di sangue, mancava ogni affinità morale ed intellettuale, e la lunga lontananza non aveva potuto che acuir le differenze native. Anche quelli che per un istante avevano creduto d'aver interessi comuni (Girolamo, la Letizia, l'Adele) sentivano svegliarsi in cuore i mutui sospetti, e poichè non potevano andar interamente d'accordo si pentivano e vergognavano delle confidenze scambiate, e, più ancora, dell'aver ricorso per ajuto a Luciano. Per peggio, Luciano e Girolamo erano freschi freschid'una disputa vivace in carrozza a proposito didestra, disinistra, di legge elettorale, di monarchia, di repubblica. Nè il sussiego degli adulti era medicato dalla corrente di simpatia che suol nascere fra i giovani e che sparge un calore benefico intorno a sè. Duri, impettiti nel lorosmokingall'ultima moda, nella loro camicia insaldata, nei solini alti e nella cravatta nera, i due Alvarez slanciavano delle occhiate obblique a Tullio Torralba, decisi a rintuzzare con energia ogni sua nuova provocazione e tanto più fermi in queste disposizioni belligere quanto meno egli mostrava occuparsi di loro. Invero, se non fosse stato il profumo di muschio ch'essi esalavano, egli avrebbe appena avvertito la loro presenza, intento com'era a scrutar la fisonomia dell'Antonietta, a leggervi, s'era possibile, gl'intimi segreti. Ella, seduta fra i nonni al posto della zia Angela, si sforzava d'esser disinvolta e serena; pure, quando lo sguardo del cugino si fissava troppo insistentemente su lei, un lieve rossore le coloriva le gote, un fremito lieve le increspava la fronte, le contraeva le labbra in atto di mite rimprovero. Perchè mi tormenti?...Ma, di lì a un istante, Tullio sorprendeva, o credeva sorprendere, nel viso della giovinetta un'espressione diversa, piena di dolcezza umile ed accorata, quasi di chi implora perdono del male che fa.Ah la Sfinge, la Sfinge! Com'ella lo attirava a sè, come lo incatenava!
Fu quella una giornata campale per la Marialì alla quale toccò far gli onori di casa. E non c'è dubbio che quest'ufficio era più adattato a lei che a sua sorella Letizia o a sua cognata Adele, tutt'e due scontrose una peggio dell'altra. Ella almeno era amabile, vivace e priva d'ogni sussiego. Le visite, si può immaginarselo, non mancarono. Tutti coloro ch'erano accorsi jeri a festeggiar le nozze d'oro dei vecchi Torralba accorrevano oggi a chieder notizie dell'Angela di cui s'era sparsa la voce che fosse proprio agli estremi.
Tra i primi, s'intende, don Luca e don Antonio, sorpresi di non dover adempiere alle funzioni delloro ministero, essi che avevano temuto di arrivar troppo tardi.
— È vero che se ci fosse stata urgenza ci avrebbero chiamati — osservava don Luca in tono agrodolce per ricordare alla famiglia i suoi doveri verso la religione.
— Meglio che non ce ne sia stato bisogno — soggiungeva il conciliativo don Antonio. E s'ingolfava in una discussione medica con la Marialì. Secondo lui la signora Angela aveva avuto una semplicestornitàdipendente da imbarazzo di stomaco; e in questi casi non c'era nulla di meglio che un bicchiere d'acqua di Janos.
Ma don Luca tagliò corto ai discorsi e prese congedo, tirandosi dietro il facondo arciprete che non osava contraddire per due giorni di fila ai desideri del suo superiore gerarchico.
— Un sacerdote non ha nulla da guadagnarci a star con quelle donne — notò, cammin facendo, l'austero curato.
— Però — obbiettava rispettosamente don Antonio — sentimenti cristiani li ha, e si potrebbe sperare con qualche buona parola a tempo e luogo...
— Vorrebbe convertirla?... Lei? — saltò su il parroco, fiutando una grossa presa di tabacco e ficcando gli occhietti penetranti in viso all'arciprete che arrossì fino alla radice dei capelli e balbettò: — Io?... Non dico questo... Ma qualcheduno più degno...
Via via si succedettero a Villarosa il maestro di scuola con la consorte, la signora Cesira, il segretario comunale, e l'assessore anziano, e il farmacista, e il cavalier Soldani, e la moglie di Vignoni, una donnetta timida, disseccata e invecchiata precocemente dai parti numerosi, la quale avendo sentito magnificar dal marito questa sorella della signorina Angela era stata colta da un principio di gelosia, e ora, al cospetto della sirena, si consolava pensando che una dama così bella ed elegante e d'apparenza così giovanile non poteva perdere il suo tempo con un rozzo e maturo medico di campagna.
Il visitatore più zelante fu il poveroconteMazzi ch'era già stato la mattina presto e tornò verso sera. Per disgrazia egli era più sordo che mai e più che mai inetto ad accogliere nel piccolo cervellodue idee in una volta, tantochè essendo riuscito con fatica nella mattina a capire che l'Angela stava male non sapeva intendere nel pomeriggio ch'ella stesse meglio e seguitava a profondersi in condoglianze e lamentazioni.
— Non me ne posso dar pace... Mi figuro lo stato del commendatore e della signora Laura... Che colpo, che perdita!
La Marialì si spolmonava.
— Ma scusi, non è mica morta.
Il vecchio conte che aveva côlto soltanto l'ultima parola alzò le braccia al cielo: — Morta!
La Marialì slanciò trenoconsecutivi che suonarono come tre colpi di revolver.
— Ah, dicevo bene! — esclamò il Mazzi. E Voleva aggiungere, ma la sua timidezza glielo impedì: — Perchè urla? Non sono poi sordo a quel punto.
— Anzi migliora — riprese la Marialì nello stesso diapason.
—Finora— interpretò ilconteMazzi. E l'avverbio parendogli strano ebbe un vago sospetto che la sua interlocutrice lo canzonasse. Onde silicenziò con molto decoro, balbettando. — Speriamo... Fin che c'è fiato c'è speranza... Si son visti tanti miracoli... Auguro di cuore...
Ma il commendatore Ercole, quando la Marialì gli ricomparve dinanzi, non seppe nascondere la sua impazienza.
— La finiremo con queste visite... La bella compagnia che ci fate..
Insieme coi genitori c'era il solo Cesare.
— La Letizia e l'Adele hanno lasciato a me tutte le seccature — disse la Marialì. — Sarebbe tempo che si decidessero a scendere... quantunque io non sappia ormai chi possa venire...
— Ormai è tardi e, fuor che Vignoni, non deve venir nessuno — dichiarò in tono perentorio il commendatore. — Anzi, suona il campanello...
Durante il giorno l'ex Prefetto era stato assai accasciato e pareva aver dimesso i fieri propositi di riafferrar le redini della casa; l'energia gli tornava col calar della sera.
E diede una lunga sequela d'ordini alla servitù: — Non introdurre in casa altri che il medico, chiuder le imposte, accendere i lumi, rimettereun po' di legna nella stufa, portar lateieracon l'acqua calda, salir daquelle signoree daquei signorie pregarli difavorirea prendere il tè, mandando intanto qualcheduna delle donne dalla signorina Angela.
— Poco fa c'era la Giuditta, la moglie del giardiniere — osservò Cesare.
Il servo Giacomo soggiunse che c'erano anche la signorina Antonietta e il signor Tullio.
— Ma scendano — ripetè il commendatore Ercole. — Per una mezz'ora può bastar la Giuditta, o un'altra delle donne.
E soggiunse che si voleva far passar l'Angela per più grave di quello che non fosse.
Egli era salito dalla figliuola prima e dopo del consulto, una volta solo e una volta con la moglie, e, quantunque i suoi occhi deboli non gli permettessero di giudicare dell'aspetto dell'ammalata, aveva subito sentenziato che si esagerava e che Vignoni s'era spaventato fuor di ragione.
Anche la signora Laura, avvezza a pensar con la testa del marito, diceva su per giù le medesime cose. L'Angela s'era affaticata troppo nell'ultimasettimana, e poichè non era un colosso soffriva d'esaurimento nervoso. Roba di cui si guarisce con due o tre giorni di letto. Intanto Vignoni, del quale non si poteva dir mai abbastanza bene per lo zelo dimostrato in questa occasione, non aveva più tempo di badare a quelli ch'erano forse a peggior partito dell'Angela. Ahi, ahi, ahi! E la querula signora si lagnava, secondo il solito, di dolori in tutte le parti del corpo. E nessuno le aveva fatto il massaggio, ed ella non aveva nemmeno preso le sue pillole all'ora giusta, e Locresi non le aveva dato retta quand'ella gli aveva chiesto di suggerirle uno specifico pei suoi reumi.
A quest'uscita però il commendatore scattava.
— O che specifico? Come se tu non avessi già vuotate le farmacie?... Non lo sai ancora, povera grulla, che per gente della nostra età non c'è specifico che tenga?... Aspetta che nasca il dottore capace di levarci trent'anni di dosso, e allora, se saremo vivi, chiameremo quello... In quanto a Locresi, ha detto di tornar Giovedì, e se torna, padrone... Ma questi consulti son lustre, voluti dai medici che sono in lega fra loro a spalle deigonzi... L'Angela non aveva bisogno di Locresi per guarire, e quando si tratterà di firmare il passaporto a noi vecchi ce ne sarà d'avanzo di Vignoni.
Per poco la famiglia stette riunita in camera dell'ex Prefetto a prendere il tè, apparecchiato dalla Marialì e distribuito dall'Antonietta. Poi successe una nuova dispersione; Luciano e Girolamo fecero attaccare il cavallo per recarsi a San Vito a impostare le loro lettere; Frassini, sfidando l'umido e il bujo, s'avventurò nei meandri del giardino; i due Alvarez andarono in rimessa a dar un'occhiata al lorotandemancora tutto imbrattato di mota dopo la spedizione della sera precedente; Tullio disse ad alta voce che tornava dalla zia Angela, nella speranza di tirarsi dietro l'Antonietta. Ma l'Antonietta fu trattenuta imperiosamente dal nonno, per leggergli i giornali.
— Dall'Angela vengo io — dichiarò la pomposa Letizia che aveva un po' di rimorso di non esser stata in tutta la giornata dieci minuti di seguito dalla sorella.
Coi vecchi rimasero, oltre all'Antonietta, Cesare,la Marialì e l'Adele. Quest'ultima s'era avvicinata alla tavola e leggeva ilFigaroper conto suo.
— Or ora vedrete che s'arrabbia — disse piano la signora Laura rivolgendosi ai figliuoli che le sedevano accanto; — la politica lo fa sempre arrabbiare.
Tirò un sospirone e soggiunse: — Pensate che allegria nell'inverno quando siamo noi tre soli e si deve accendere il lume alle 4!... Ahi!... Tiratemi un po' su lo sciallo... su questa spalla... Più alto... Così... Tutta una doglia, tutta una doglia...
— Scioperi, scioperi e scioperi — brontolò l'ex Prefetto. — Ai miei tempi ce n'era uno ogni tanto e se ne veniva a capo presto, facendo far giudizio ai sobbillatori.
— Aprir gli occhi al popolo non è sobbillarlo — notò l'Adele alzando gli occhi dalFigaro.
— Ah dimenticavo — ripigliò il commendatore — che anche tu e tuo marito recitate la commedia del socialismo.
— Non è vero. Girolamo siede all'estrema sinistra ma non è socialista.
— Saràsocialistoide... poichè hanno inventatole parole inoideper quelli che vogliono salvare le apparenze... Meno male che non è deputato di questo collegio... Se no, verrebbe a scaldar la testa ai nostri contadini... Già, avvocati e deputati, gran pescatori nel torbido.
— Una volta lei non era col Governo — insinuò la nuora.
— Col Governo? — proruppe il commendatore Ercole scandalizzato dalla supposizione. — Non ero, non sono e non sono mai stato col Governo... nemmeno quando ne facevo parte anch'io... Chi può esser col Governo in Italia... Da Cavour in poi non s'è avuto un uomo... Tutte mezze figure, tutti fantocci di stoffa, gente che per tenersi a galla ha stretta alleanza coi farabutti a danno dei galantuomini... Il Governo da circa una quarantina d'anni semina l'ingiustizia e ora raccoglie quel che si merita.
— Dovrebb'esser dunque d'accordo con noi — ripigliò l'Adele.
— Nossignora, nossignora — protestò con energia il vecchio Torralba. — Perchè quello che ci preparate è peggio di quello che abbiamo, perchèvoi tribuni in guanti gialli non siete in buona fede e scrollate la casa nella sola speranza che il tetto cada sulla testa degli altri... Li conosco io i tribuni in guanti gialli, sin da quando ero Prefetto... Mutano le persone, ma il tipo non cambia... Gran democratici, grandi amici del popolo; ma se un conduttore di ferrovia, se un usciere non cava loro tanto di cappello, apriti cielo!... Reclamano ordini di trasloco, ammende, destituzioni, e guai al Ministro che non si piega... Eh, le democrazie ce ne fanno vedere di belle... Di là dall'Oceano poi, dove il mio signor figliuolo Cesare ha creduto bene di trapiantar le sue tende, lo spettacolo sarà completo...
Chiamato in causa, Cesare, che aveva taciuto fino allora, se la cavò con poche parole.
— L'America è un paesesui generische non si può giudicare coi nostri criteri... La politica vi ha le sue magagne come da noi e peggio che da noi; ma di buono c'è questo, che la vita vi si svolge fuori della politica.
— Aahh! — fece la Marialì con un comico sbadiglio. — Non potrestesvolgervianche voi fuoridella politica?... Che gusto c'è di guastarsi il sangue?
Il commendatore si strinse nelle spalle senza rispondere.
Vi fu una breve pausa durante la quale l'Adele uscì con un pretesto qualunque.
— Devo leggere ancora? — chiese al nonno l'Antonietta, deponendo un giornale e prendendone un altro.
— Che foglio è?
— LaTribuna.
— Sentiamo i titoli degli articoli principali.
—La questione agraria nel Mezzogiorno.
— Tira via.
—Alluvioni in Sardegna.
— Sempre cose allegre. Avanti!
—Il discorso dell'Onorevole Fusi.
— Oh Dio! Son trent'anni che chiacchiera senza concludere. Non occupiamocene.
—Il delitto di Caserta.
Era un delitto passionale, con particolari alquanto scandalosi che si trascinava già da un pajo di settimane nelle gazzette.
La Marialì, da madre saggia, intervenne. Ella non si curava molto di ciò che la sua figliuola poteva vedere o udire fra le pareti domestiche, ma, in quanto alle letture, non transigeva.
— O babbo, non farai mica leggere quelle porcherie all'Antonietta.
Il commendatore non replicò verbo, perchè, come gli accadeva frequentemente dopo essersi eccitato a discutere, aveva chiuso gli occhi e s'era assopito.
L'Antonietta fece per alzarsi pian piano, ma la signora Laura l'arrestò con un cenno.
— No, non ti muovere per ora... E continuiamo a parlare fra noi. Se no, si sveglia in sussulto e quando gli si dice che dormiva va in bestia.
— Salta alla rubricaFiori d'arancio, e alNecrologio— soggiunse la Marialì. — Sentiamo chi s'è sposato e chi è morto in Italia.
La Marialì che aveva un'infinità di relazioni trovava persone di conoscenza così tra i nuovi maritati come tra i defunti, e riferiva aneddoti e tracciava biografie con una libertà di linguaggio da disgradarne quasi le cronache deldelitto di Caserta.
— Marialì! — ammonì Cesare in tono di rimprovero, una volta ch'ella n'ebbe sballata una di troppo grossa.
Ella, fraintendendo ad arte il significato della protesta fraterna, si mise a ridere.
— Tanto puritani siete in America?
E continuò per un poco finchè l'uscio si aperse ed entrarono insieme Giulio Frassini e il dottor Vignoni.
— Dio, che aria! — esclamò la signora Laura.
— Chi è? Cos'è? — disse il commendatore destandosi bruscamente e stirando le braccia.
Il dottore salutò col gesto e con la voce.
— Buona sera a tutti. Siamo noi, commendatore. Io e il signor Giulio.
E soggiunse, fregandosi le mani: — Ah, sono proprio contento...
— E stato dall'Angela?
— Sicuro. E come dicevo dianzi al signor Giulio le cose procedono egregiamente... Polso ottimo, testa libera... Debole ancora, s'intende... ma questo passerà... Intanto s'è potuta metter a sedere per qualche minuto sul letto e ha preso sotto i mieiocchi una tazza di brodo con un rosso d'ovo... Ho già disposto per la notte... Non importa che vegli alcuno della famiglia...
E poichè l'Antonietta e Cesare si offrivano a gara, il medico seguitò: — No, sarebbe inutile... Ho dissuaso pure il signor Tullio... Dalla signorina Angela fino alle due ci starà la Giuditta, dalle due in poi la cuoca.
— Dunque la Maddalena tornerà nella sua camera, presso di noi? — chiese la signora Laura.
— Appunto. Nella sua camera o nell'andito... Ho pensato che a loro poteva far comodo...
— Comodo?... È una necessità assoluta... Siamo due poveri invalidi.
Il commendatore Ercole s'infastidì.
— Eh, se avessi la mia buona vista non mi sentirei invalido niente affatto... Sono questi occhi... Mai avrei immaginato in gioventù che mi toccasse una disgrazia simile... È vero che ormai c'è così poco di bello da vedere.
— Via, commendatore — ribattè Vignoni — si consoli all'idea che i suoi occhi, per deboli e stanchiche siano, le serviranno ancora abbastanza da veder la sua figliuola guarita.
E disgustato di quest'egoismo senile che tutto riferiva a sè stesso, e come non aveva prima voluto comprendere la gravità della catastrofe minacciante la famiglia, così oggi mostrava di non apprezzare al suo giusto valore lo scampato pericolo, il dottore si voltò a discorrere con Cesare e l'Antonietta che lo tempestavano di domande circa alla cara ammalata. Si sarebbe rimessa perfettamente? Non si sarebbe risentita di questa scossa? Si sarebbe potuta alzar presto? Sarebbe stata in grado di riprendere il governo della famiglia?
In quel mezzo Frassini era fatto bersaglio ai sarcasmi della moglie.
— O che hai traversato una palude? Non t'accorgi che sei inzaccherato fino al ginocchio. Dov'eri?
— In giardino.
— Sotto l'acqua?
— Che importa? Ci fu un momento in cui la luna apparve tra due nuvoli con un effetto maraviglioso.
— Hai le traveggole? La luna? Con questo diluvio?
Fuori scrosciava la pioggia.
— Per un attimo... Allora cadeva appena qualche goccia.
La signora Laura gettò uno sguardo severo sul genero.
— Tirati in là... Si sente che sei fradicio... Come se ci fosse poca umidità in queste camere.
La Marialì spinse suo marito verso l'uscio.
— Orsù spicciati, e va a mutarti prima di cena... si cenerà anche stasera, speriamo... E verranno di là anche il babbo e la mamma.
I vecchi Torralba non erano nella giornata mai usciti dallo loro stanze, ma Vignoni li persuase a uscirne la sera per cenare col resto della famiglia.
— Lei si trattiene con noi? — disse il commendatore.
— Se vogliono...
— Rimanga, rimanga, Vignoni... Così mi farà un po' di massaggio — soggiunse, in tono di preghiera, la signora Laura.
La cena fu breve e silenziosa. Il commendatore Ercole e la consorte venuti a tavola contro voglia davano segni manifesti di stanchezza, Vignoni che non aveva chiuso occhio da ventiquattr'ore cascava dal sonno, la Marialì, ridotta a non poter civettar con nessuno, aveva perduto tutto il suo brio e durava una fatica enorme a reprimere gli sbadigli. In generale i commensali, dopo essersi rallegrati a vicenda del miglioramento dell'Angela, si stillavano invano il cervello per trovar soggetti di conversazione che non offrissero appiglio a litigi. Gli è che nella maggioranza di quegli uomini e di quelle donne, pur congiunti da stretti vincoli di sangue, mancava ogni affinità morale ed intellettuale, e la lunga lontananza non aveva potuto che acuir le differenze native. Anche quelli che per un istante avevano creduto d'aver interessi comuni (Girolamo, la Letizia, l'Adele) sentivano svegliarsi in cuore i mutui sospetti, e poichè non potevano andar interamente d'accordo si pentivano e vergognavano delle confidenze scambiate, e, più ancora, dell'aver ricorso per ajuto a Luciano. Per peggio, Luciano e Girolamo erano freschi freschid'una disputa vivace in carrozza a proposito didestra, disinistra, di legge elettorale, di monarchia, di repubblica. Nè il sussiego degli adulti era medicato dalla corrente di simpatia che suol nascere fra i giovani e che sparge un calore benefico intorno a sè. Duri, impettiti nel lorosmokingall'ultima moda, nella loro camicia insaldata, nei solini alti e nella cravatta nera, i due Alvarez slanciavano delle occhiate obblique a Tullio Torralba, decisi a rintuzzare con energia ogni sua nuova provocazione e tanto più fermi in queste disposizioni belligere quanto meno egli mostrava occuparsi di loro. Invero, se non fosse stato il profumo di muschio ch'essi esalavano, egli avrebbe appena avvertito la loro presenza, intento com'era a scrutar la fisonomia dell'Antonietta, a leggervi, s'era possibile, gl'intimi segreti. Ella, seduta fra i nonni al posto della zia Angela, si sforzava d'esser disinvolta e serena; pure, quando lo sguardo del cugino si fissava troppo insistentemente su lei, un lieve rossore le coloriva le gote, un fremito lieve le increspava la fronte, le contraeva le labbra in atto di mite rimprovero. Perchè mi tormenti?...Ma, di lì a un istante, Tullio sorprendeva, o credeva sorprendere, nel viso della giovinetta un'espressione diversa, piena di dolcezza umile ed accorata, quasi di chi implora perdono del male che fa.
Ah la Sfinge, la Sfinge! Com'ella lo attirava a sè, come lo incatenava!