XXVII.

XXVII.— Va meglio, va sempre meglio — disse il Martedì mattina Vignoni a Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo la sua prima visita all'Angela.— Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?— Vuol partire?.. Così presto?— Eh sì... È necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei trattenuto due o tre giorni di più... ma, capisce, laggiù ho i miei affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo Villarosa è inabitabile.E Luciano mostrò il cielo plumbeo, gravido dinuova pioggia, la terra fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano cadere a gruppi le foglie.— È vero — consentì il medico. — Son giornate tristi... Ma passeranno... E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si affronta l'acqua ed il fango.— Già, già — rispose Luciano Torralba — uno che abbia le sue occupazioni si trova bene da per tutto... Il male si è ch'io non ne ho...— Sono in tanti in casa — notò Vignoni — riuniti per una circostanza che non si rinnova... Poi si disperderanno di quà e di là...— Pur troppo...C'est la vie... È la vita...— Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sarà in grado di scendere!...— Qualcheduno di noi rimarrà senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar inmano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio di prima.L'osservazione era giusta e Vignoni non insistette. Solo dichiarò che, nella migliore ipotesi, non avrebbe dato all'Angela il permesso d'uscir di camera sino alla settimana ventura. Comunque sia, Giovedì si sarebbe sentito il parere di Locresi.— È vero — disse Luciano — deve tornar Locresi... Una visita inutile ormai... E io avevo già annunziato che mi sarebbe stato difficile di aspettarlo... No, parto stasera... Anche per mio padre e mia madreil vaut mieux d'espacer ces départs... è meglio non andarcene tutti in una volta...Ah, la vieillesse... la vecchiezza, caro dottore!Vignoni rispose con una di quelle interiezioni inventate apposta per non dir nulla: — Mah!— E — riprese l'altro — volevo domandarle... Mia sorella, da domenica sera in poi, io l'ho appena vista... Oggi, naturalmente, prenderò congedo da lei... Una visitina di congedo non la stancherà?— Oh no... si va riavendo molto più presto ch'io non avrei sperato.. Anzi la freni, perchè lei chiacchiererebbe volentieri.— Si figuri, non abbiamo mica da discutere.Così nel pomeriggio, Luciano si recò dall'Angela ch'era già informata della prossima partenza del fratello.— Addio, Luciano — ella gli disse, mentre la Maddalena, dopo averle rassettato i guanciali dietro la testa, si ritirava silenziosamente. — Ho sentito che te ne vai?Pallida in volto, ma calma, composta, serena, senza traccie visibili di sofferenze, ella gli porse la mano su cui egli depose un bacio.— Me ne vado, perchè ti so quasi ristabilita.En effet, petite sœur, tu es en beauté.Ella respinse il complimento. — Via Luciano, non dir sciocchezze... Sono ancora quì, come vedi... Dio ha creduto ch'io possa essere ancora utile a qualche cosa.—Allons donc, non sei mai stata a queste estremità.. Non hai certo l'aspetto di chi sia scampato per miracolo alla morte.L'Angela tentennò mollemente il capo.— Dolori fisici non ne ho avuti... dopo quella sera... la sera di domenica... Quella sera sì... misembrava che mi si conficcassero dei chiodi nel cranio... A un punto, mi mancò la terra sotto ai piedi... devo esser caduta fra le braccia di Vignoni... Ero una cosa inerte... Pure la coscienza non la ho mai perduta del tutto... Avevo la vaga sensazione di scendere giù per una china ripida, in mezzo a tenebre sempre maggiori, in una paurosa lontananza dal sole... Ma dolori, no... Anzi ogni dolore era sopito come quando s'allentano le membra nell'imminenza del sonno... Quanto tempo son rimasta così?... Non lo so... So che principiai ad avere una sensazione opposta a quella di prima... Mi pareva di risalir verso la luce da profondità incommensurabili... a poco a poco intorno a me le tenebre si facevano meno dense, il silenzio si faceva men cupo. Erano ombre, erano bisbigli...Memore della raccomandazione del medico, Luciano interruppe la convalescente.—Enfin— egli disse —tout cela... tutto ciò è del passato... L'essenziale è che tu sia guarita.— È una proroga — riprese l'Angela... — breve forse... Ma non ho bisogno di molti anni per fornire il mio compito nel mondo... Ah questa bellafesta delle nozze d'oro, l'ultima pur troppo che ci avrebbe raccolti intorno ai nostri vecchi, è stata sciupata per colpa mia...— Che idea!— Sicuro... Dovevo ammalarmi più tardi e non darvi uno spettacolo così poco allegro... Vi ho funestati tutti... quei ragazzi specialmente... Come sono stati buoni per me Tullio e l'Antonietta!... Hai un figliuolo ch'è un tesoro... E Tullio rimane a Villarosa? — chiese l'Angela con una certa ansietà.—Ma chère— replicò Luciano con una scrollatina di spalle. — Io non lo porto via... Son già alcuni anni che Tullio è emancipato.— Oh, puoi fidartene...— E me ne fido... Già ho sempre pensato che... conla contrainte... come si direbbe in italiano?... col far violenza non si riesce a nulla... Tullio era ancora minorenne che lo lasciavo seguir le sue inclinazioni... Non c'è dubbio, io avrei preferito ch'egli entrasse nella mia banca... Egli volle invece stabilirsi in Italia e dedicarsi agli studi... Io non gli ho messo bastoni nelle ruote... Credo che aspiria una cattedra e speriamo che presto o tardi l'ottenga... Nella peggiore ipotesi, può viver del suo...— Quanto ha?— Centocinquantamila lire, la dote di sua madre su cui io gli passo il 5 per cento. E non ispende mica tutta la rendita... Ha già un bel gruzzolo in conto corrente... Il resto verrà a suo tempo...lorsque je filerai à mon tour. S'intende che allora la torta dovrà andar divisa in parecchi.— Coi gusti semplici di Tullio quello che ha presentemente gli basterebbe anche se dovesse formarsi una famiglia...— Non c'è furia — ribattè Luciano. — È così giovine.— Ma anche così solo — soggiunse l'Angela.Luciano scoppiò in una risata.—Voilà comme les femmes sont faites... Elles pensent toujours au mariage.— Lascia in pace il francese — rimbeccò l'Angela. E soggiunse: — Non mi sembra d'averci pensato molto, per me, al matrimonio...— Per te? — esclamò Luciano. — Ma tu, poveretta, sei un'eccezione... Tu ti sei sempre sacrificatapegli altri... E io intendevo dir questo: che le donne, quando pur non pensano al matrimonio per sè, vi pensano pegli altri... Sul serio, vorresti dar moglie al mio figliuolo?L'Angela esitò.— Non sono che idee vaghe... Ma se c'è uno che sia nato per la vita domestica è Tullio... alieno dai divertimenti... dalle galanterie.— Dì la verità, gliel'avresti anche trovata la sposa?Il nome dell'Antonietta salì alle labbra dell'Angela, ma uno scrupolo la trattenne dal pronunziarlo. Temeva d'impegnarsi in una discussione per la quale non si sentiva ancora forte abbastanza. E fece un segno negativo col capo.— Si discorre così... accademicamente... Del resto, come tu dicevi, Tullio è libero.Luciano allargò le braccia.—Ce qu'il y a de plus libre au monde... liberissimo... Tuttavia, spero bene che se prende moglie, me lo farà sapere... Ma tu parli troppo, Angela... Addio, addio... Anzi arrivederci... Tornerò in primavera...Ella gli tese di nuovo la mano.— Addio, Luciano... Buon viaggio... Salutami tua moglie e i tuoi figli... E se vuoi trovarmi ancora, torna presto.—Quelle bêtise! À ton age!... Addio, addio...Poco dopo Luciano Torralba montava in carrozza con Tullio, diretto alla stazione di San Vito.Era notte; pioveva.—Sacré pays! Il pleut toujours.— Fino a quattro giorni fa s'è avuta una stagione deliziosa — osservò Tullio. — Ora pioverà anche a Parigi.—À Paris, mon cher... a Parigi uno non si accorge nemmeno se ci sia pioggia o sole.— E ti pare una bella cosa?— Bellissima. Ci siamo emancipati dai capricci della meteorologia e col cielo azzurro o col cielo grigio la vita corre lo stesso, sempre animata, sempre aggradevole.— È febbre, non vita — borbottò Tullio.—Cher enfant— ribattè il banchiere dandogli confidenzialmente due colpetti sulle ginocchia — tu sei un ragazzo d'ingegno, sei un ragazzo istruito,ma non capisci Parigi.Et pourtant tu y a passé des années.— Restando italiano — disse il giovine.—Moi aussi, moi aussi— protestò Luciano. — Oh, io mi guardo bene dal rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi è la vera capitale del mondo... È là che si macina l'avvenire... E l'avvenire è tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene...Tu es ton maître à toi, mais c'est une pitié.Tullio non rispose. Il banchiere intanto, traverso i globi di fumo svolgentisi dal suo sigaro d'Avana, vedeva i telegrammi accumulati sulla sua scrivania, vedeva ilparquetrumoroso della Borsa, e le cifre cabalistiche del listino, e il mento raso e la cravatta nera diMonsieurFavart, il suo fido agente di cambio. E gli pareva mill'anni d'essere in un treno diretto, slanciato a grande velocità sulla via di Parigi, la sola città ov'egli potesse vivere.Una scossa della vettura che aveva urtato contro un sasso gli strappò un'esclamazione irosa.—Sacr!... Quels chemins!E poichè dal finestrino mal chiuso s'infiltrava qualche gocciola d'acqua egli soggiunse: — Tutto è vecchio in questo paese... le strade, le carrozze.Tullio completò il pensiero del padre. — E le persone, pur troppo...— Ma! — sospirò Luciano. — Quella Villarosa fa una tristezza...— E pure tu dovresti amarla per i ricordi della tua infanzia...— Sarà... Ma non ci si stava mica molto, sai... noi maschi specialmente... Il babbo era Prefetto e non poteva prendersi lunghe vacanze... E poi, no, no... Non sono mai liete queste visite in luoghi ove si è costretti a riconoscere che tutto è cambiato... e i primi a esser cambiati siamo noi stessi... I tuoi nonni hanno festeggiato le nozze d'oro, e sfido io a non venire!... Ma,mon Dieu, quel serrement de cœur!... Il babbo, vigoroso sì, ma quasi cieco... e la mamma, un'ombra, una larva... Come non dire lasciandoli: — Chi sa se li vedrò più?... E anche l'Angela come invecchia presto!— Si rimetterà — obbiettò Tullio. — Ora è malata.—À cause du surmènage, oui... Si rimetterà, speriamo... A ogni modo, da un pezzo mostra molto più della sua età... Non deve aver che quarantaquattr'anni...— È vissuta fuori del sole.— Proprio così... Vi sono creature predestinate... Non era bella, ma, pel rimanente, valeva assai meglio delle sue sorelle... Però nemmeno la Letizia non ha da stare allegra... Com'è mutata!... E Girolamo, e l'Adele, e Giulio Frassini, e Cesare, persino Cesare che non ha compiuto i quaranta, tutti han dato un crollo in pochissimo tempo... Non c'è che la Marialì che si conservi sempre identica... E sì che in fatto disurmènage... Basta, m'intendo io.Luciano fece segno d'inghiottire un boccone e non disse altro. Ma Tullio, dopo una breve pausa, gli chiese: — È vero che ha portato via lo sposo alla zia Angela?—Tout ce qu'il y a de plus vrai... Eh, mio cognato avrà avuto molto da lodarsi del cambio!... Matto era prima, ma con quella moglie!... È inutile che tu ti formalizzi, ragazzo mio...Il faut nommer les choses par leur nom. C'est une franche coquette...Proprio in quel momento Luciano si ricordò delle parole sibilline dell'Angela, e volle tastare il terreno.— Auguriamoci che la figliuola non le somigli — egli insinuò.La scarsa luce che il fanale projettava nell'interno della carrozza permise a Tullio d'imporporarsi in viso senza che il padre se ne accorgesse. E bench'egli non si fosse ancora formato un'opinione definitiva sul conto della cugina e non si lodasse del modo in cui ella lo trattava, sentì il dovere di difenderla contro l'ingiusto sospetto.— Non mi sembra che l'Antonietta somigli alla madre — egli disse con voce abbastanza ferma.— Non sembra neppure a me — assentì Luciano.— Il male si è che se, invece che alla madre, somiglia al padre si casca dalla padella nella brace...C'est un détraqué.— Per me — ripigliò Tullio — credo poco alla teoria dell'eredità... Spesso accade in noi una reazione e finiamo col diventare precisamente l'opposto di quelli con cui siamo cresciuti.— In questo caso — esclamò Luciano con unarisatina — l'Antonietta sarebbe il prototipo della saviezza...Eh, tu vas trop vite, mon enfant.Una dozzina di case, una chiesa, un campanile, quattro lampioni a petrolio, ecco San Vito. E un centinajo di metri più in là, dopo un simulacro di viale spalleggiato da alberi tisici, la stazione.Luciano Torralba si lasciò sfuggire unenfinpoco lusinghiero per Villarosa, e tostochè la carrozza fu ferma aperse lo sportello e fu in terra d'un salto nonostante la sua corpulenza, quasi che l'idea di partire gli restituisse l'agilità della giovinezza.— Portate dentro la roba — egli ordinò a suo figlio e a un facchino. — Io vado a spedire un dispaccio... C'è tempo?— Sì — rispose il telegrafista. Ci son dieci minuti.Il banchiere si voltò verso Tullio: — Vengo subito... Aspettami in sala.E a Piero che gli dava il buon viaggio mise in mano un biglietto da dieci lire.—Il faut bien se débarrasser de ce sale papier.Impostato il telegramma, Luciano mosse incontro a Tullio fregandosi le mani con l'aria d'uno scolaro in vacanza.—Après demain, à cette heure, je serai déjà à Paris... Et toi, mauvais garnement, quand viendras tu nous faire une visite?... Pour Noël au plus tard, n'est-ce-pas?— A Natale, sì, spero.— Ma che spero?... Verrai sicuramente...Tu es libre, toi...La campana annunziò l'arrivo del treno; l'inserviente spalancò la porta della sala ove non c'erano che i due Torralba. Alcuni viaggiatori di terza classe erano già fuori, alla pioggia.— Non importa aprir l'ombrello — disse Luciano. — Dammi il sacco e tieni tu la valigia... Ehi, conduttore, primi a fumare?— Quì.Luciano, dopo aver abbracciato il figliuolo, salì in uno scompartimento mezzo vuoto e collocò nella reticella il bagaglio. Poi, abbassato a mezzo il finestrino mentre il convoglio già si moveva, rinnovò i saluti.— Tienmi informato dei nonni e della zia Qualche telegramma di tanto in tanto...C'est plus vite fait... Adieu!... Au revoir!

— Va meglio, va sempre meglio — disse il Martedì mattina Vignoni a Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo la sua prima visita all'Angela.

— Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?

— Vuol partire?.. Così presto?

— Eh sì... È necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei trattenuto due o tre giorni di più... ma, capisce, laggiù ho i miei affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo Villarosa è inabitabile.

E Luciano mostrò il cielo plumbeo, gravido dinuova pioggia, la terra fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano cadere a gruppi le foglie.

— È vero — consentì il medico. — Son giornate tristi... Ma passeranno... E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si affronta l'acqua ed il fango.

— Già, già — rispose Luciano Torralba — uno che abbia le sue occupazioni si trova bene da per tutto... Il male si è ch'io non ne ho...

— Sono in tanti in casa — notò Vignoni — riuniti per una circostanza che non si rinnova... Poi si disperderanno di quà e di là...

— Pur troppo...C'est la vie... È la vita...

— Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sarà in grado di scendere!...

— Qualcheduno di noi rimarrà senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar inmano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio di prima.

L'osservazione era giusta e Vignoni non insistette. Solo dichiarò che, nella migliore ipotesi, non avrebbe dato all'Angela il permesso d'uscir di camera sino alla settimana ventura. Comunque sia, Giovedì si sarebbe sentito il parere di Locresi.

— È vero — disse Luciano — deve tornar Locresi... Una visita inutile ormai... E io avevo già annunziato che mi sarebbe stato difficile di aspettarlo... No, parto stasera... Anche per mio padre e mia madreil vaut mieux d'espacer ces départs... è meglio non andarcene tutti in una volta...Ah, la vieillesse... la vecchiezza, caro dottore!

Vignoni rispose con una di quelle interiezioni inventate apposta per non dir nulla: — Mah!

— E — riprese l'altro — volevo domandarle... Mia sorella, da domenica sera in poi, io l'ho appena vista... Oggi, naturalmente, prenderò congedo da lei... Una visitina di congedo non la stancherà?

— Oh no... si va riavendo molto più presto ch'io non avrei sperato.. Anzi la freni, perchè lei chiacchiererebbe volentieri.

— Si figuri, non abbiamo mica da discutere.

Così nel pomeriggio, Luciano si recò dall'Angela ch'era già informata della prossima partenza del fratello.

— Addio, Luciano — ella gli disse, mentre la Maddalena, dopo averle rassettato i guanciali dietro la testa, si ritirava silenziosamente. — Ho sentito che te ne vai?

Pallida in volto, ma calma, composta, serena, senza traccie visibili di sofferenze, ella gli porse la mano su cui egli depose un bacio.

— Me ne vado, perchè ti so quasi ristabilita.En effet, petite sœur, tu es en beauté.

Ella respinse il complimento. — Via Luciano, non dir sciocchezze... Sono ancora quì, come vedi... Dio ha creduto ch'io possa essere ancora utile a qualche cosa.

—Allons donc, non sei mai stata a queste estremità.. Non hai certo l'aspetto di chi sia scampato per miracolo alla morte.

L'Angela tentennò mollemente il capo.

— Dolori fisici non ne ho avuti... dopo quella sera... la sera di domenica... Quella sera sì... misembrava che mi si conficcassero dei chiodi nel cranio... A un punto, mi mancò la terra sotto ai piedi... devo esser caduta fra le braccia di Vignoni... Ero una cosa inerte... Pure la coscienza non la ho mai perduta del tutto... Avevo la vaga sensazione di scendere giù per una china ripida, in mezzo a tenebre sempre maggiori, in una paurosa lontananza dal sole... Ma dolori, no... Anzi ogni dolore era sopito come quando s'allentano le membra nell'imminenza del sonno... Quanto tempo son rimasta così?... Non lo so... So che principiai ad avere una sensazione opposta a quella di prima... Mi pareva di risalir verso la luce da profondità incommensurabili... a poco a poco intorno a me le tenebre si facevano meno dense, il silenzio si faceva men cupo. Erano ombre, erano bisbigli...

Memore della raccomandazione del medico, Luciano interruppe la convalescente.

—Enfin— egli disse —tout cela... tutto ciò è del passato... L'essenziale è che tu sia guarita.

— È una proroga — riprese l'Angela... — breve forse... Ma non ho bisogno di molti anni per fornire il mio compito nel mondo... Ah questa bellafesta delle nozze d'oro, l'ultima pur troppo che ci avrebbe raccolti intorno ai nostri vecchi, è stata sciupata per colpa mia...

— Che idea!

— Sicuro... Dovevo ammalarmi più tardi e non darvi uno spettacolo così poco allegro... Vi ho funestati tutti... quei ragazzi specialmente... Come sono stati buoni per me Tullio e l'Antonietta!... Hai un figliuolo ch'è un tesoro... E Tullio rimane a Villarosa? — chiese l'Angela con una certa ansietà.

—Ma chère— replicò Luciano con una scrollatina di spalle. — Io non lo porto via... Son già alcuni anni che Tullio è emancipato.

— Oh, puoi fidartene...

— E me ne fido... Già ho sempre pensato che... conla contrainte... come si direbbe in italiano?... col far violenza non si riesce a nulla... Tullio era ancora minorenne che lo lasciavo seguir le sue inclinazioni... Non c'è dubbio, io avrei preferito ch'egli entrasse nella mia banca... Egli volle invece stabilirsi in Italia e dedicarsi agli studi... Io non gli ho messo bastoni nelle ruote... Credo che aspiria una cattedra e speriamo che presto o tardi l'ottenga... Nella peggiore ipotesi, può viver del suo...

— Quanto ha?

— Centocinquantamila lire, la dote di sua madre su cui io gli passo il 5 per cento. E non ispende mica tutta la rendita... Ha già un bel gruzzolo in conto corrente... Il resto verrà a suo tempo...lorsque je filerai à mon tour. S'intende che allora la torta dovrà andar divisa in parecchi.

— Coi gusti semplici di Tullio quello che ha presentemente gli basterebbe anche se dovesse formarsi una famiglia...

— Non c'è furia — ribattè Luciano. — È così giovine.

— Ma anche così solo — soggiunse l'Angela.

Luciano scoppiò in una risata.

—Voilà comme les femmes sont faites... Elles pensent toujours au mariage.

— Lascia in pace il francese — rimbeccò l'Angela. E soggiunse: — Non mi sembra d'averci pensato molto, per me, al matrimonio...

— Per te? — esclamò Luciano. — Ma tu, poveretta, sei un'eccezione... Tu ti sei sempre sacrificatapegli altri... E io intendevo dir questo: che le donne, quando pur non pensano al matrimonio per sè, vi pensano pegli altri... Sul serio, vorresti dar moglie al mio figliuolo?

L'Angela esitò.

— Non sono che idee vaghe... Ma se c'è uno che sia nato per la vita domestica è Tullio... alieno dai divertimenti... dalle galanterie.

— Dì la verità, gliel'avresti anche trovata la sposa?

Il nome dell'Antonietta salì alle labbra dell'Angela, ma uno scrupolo la trattenne dal pronunziarlo. Temeva d'impegnarsi in una discussione per la quale non si sentiva ancora forte abbastanza. E fece un segno negativo col capo.

— Si discorre così... accademicamente... Del resto, come tu dicevi, Tullio è libero.

Luciano allargò le braccia.

—Ce qu'il y a de plus libre au monde... liberissimo... Tuttavia, spero bene che se prende moglie, me lo farà sapere... Ma tu parli troppo, Angela... Addio, addio... Anzi arrivederci... Tornerò in primavera...

Ella gli tese di nuovo la mano.

— Addio, Luciano... Buon viaggio... Salutami tua moglie e i tuoi figli... E se vuoi trovarmi ancora, torna presto.

—Quelle bêtise! À ton age!... Addio, addio...

Poco dopo Luciano Torralba montava in carrozza con Tullio, diretto alla stazione di San Vito.

Era notte; pioveva.

—Sacré pays! Il pleut toujours.

— Fino a quattro giorni fa s'è avuta una stagione deliziosa — osservò Tullio. — Ora pioverà anche a Parigi.

—À Paris, mon cher... a Parigi uno non si accorge nemmeno se ci sia pioggia o sole.

— E ti pare una bella cosa?

— Bellissima. Ci siamo emancipati dai capricci della meteorologia e col cielo azzurro o col cielo grigio la vita corre lo stesso, sempre animata, sempre aggradevole.

— È febbre, non vita — borbottò Tullio.

—Cher enfant— ribattè il banchiere dandogli confidenzialmente due colpetti sulle ginocchia — tu sei un ragazzo d'ingegno, sei un ragazzo istruito,ma non capisci Parigi.Et pourtant tu y a passé des années.

— Restando italiano — disse il giovine.

—Moi aussi, moi aussi— protestò Luciano. — Oh, io mi guardo bene dal rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi è la vera capitale del mondo... È là che si macina l'avvenire... E l'avvenire è tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene...Tu es ton maître à toi, mais c'est une pitié.

Tullio non rispose. Il banchiere intanto, traverso i globi di fumo svolgentisi dal suo sigaro d'Avana, vedeva i telegrammi accumulati sulla sua scrivania, vedeva ilparquetrumoroso della Borsa, e le cifre cabalistiche del listino, e il mento raso e la cravatta nera diMonsieurFavart, il suo fido agente di cambio. E gli pareva mill'anni d'essere in un treno diretto, slanciato a grande velocità sulla via di Parigi, la sola città ov'egli potesse vivere.

Una scossa della vettura che aveva urtato contro un sasso gli strappò un'esclamazione irosa.

—Sacr!... Quels chemins!

E poichè dal finestrino mal chiuso s'infiltrava qualche gocciola d'acqua egli soggiunse: — Tutto è vecchio in questo paese... le strade, le carrozze.

Tullio completò il pensiero del padre. — E le persone, pur troppo...

— Ma! — sospirò Luciano. — Quella Villarosa fa una tristezza...

— E pure tu dovresti amarla per i ricordi della tua infanzia...

— Sarà... Ma non ci si stava mica molto, sai... noi maschi specialmente... Il babbo era Prefetto e non poteva prendersi lunghe vacanze... E poi, no, no... Non sono mai liete queste visite in luoghi ove si è costretti a riconoscere che tutto è cambiato... e i primi a esser cambiati siamo noi stessi... I tuoi nonni hanno festeggiato le nozze d'oro, e sfido io a non venire!... Ma,mon Dieu, quel serrement de cœur!... Il babbo, vigoroso sì, ma quasi cieco... e la mamma, un'ombra, una larva... Come non dire lasciandoli: — Chi sa se li vedrò più?... E anche l'Angela come invecchia presto!

— Si rimetterà — obbiettò Tullio. — Ora è malata.

—À cause du surmènage, oui... Si rimetterà, speriamo... A ogni modo, da un pezzo mostra molto più della sua età... Non deve aver che quarantaquattr'anni...

— È vissuta fuori del sole.

— Proprio così... Vi sono creature predestinate... Non era bella, ma, pel rimanente, valeva assai meglio delle sue sorelle... Però nemmeno la Letizia non ha da stare allegra... Com'è mutata!... E Girolamo, e l'Adele, e Giulio Frassini, e Cesare, persino Cesare che non ha compiuto i quaranta, tutti han dato un crollo in pochissimo tempo... Non c'è che la Marialì che si conservi sempre identica... E sì che in fatto disurmènage... Basta, m'intendo io.

Luciano fece segno d'inghiottire un boccone e non disse altro. Ma Tullio, dopo una breve pausa, gli chiese: — È vero che ha portato via lo sposo alla zia Angela?

—Tout ce qu'il y a de plus vrai... Eh, mio cognato avrà avuto molto da lodarsi del cambio!... Matto era prima, ma con quella moglie!... È inutile che tu ti formalizzi, ragazzo mio...Il faut nommer les choses par leur nom. C'est une franche coquette...

Proprio in quel momento Luciano si ricordò delle parole sibilline dell'Angela, e volle tastare il terreno.

— Auguriamoci che la figliuola non le somigli — egli insinuò.

La scarsa luce che il fanale projettava nell'interno della carrozza permise a Tullio d'imporporarsi in viso senza che il padre se ne accorgesse. E bench'egli non si fosse ancora formato un'opinione definitiva sul conto della cugina e non si lodasse del modo in cui ella lo trattava, sentì il dovere di difenderla contro l'ingiusto sospetto.

— Non mi sembra che l'Antonietta somigli alla madre — egli disse con voce abbastanza ferma.

— Non sembra neppure a me — assentì Luciano.

— Il male si è che se, invece che alla madre, somiglia al padre si casca dalla padella nella brace...C'est un détraqué.

— Per me — ripigliò Tullio — credo poco alla teoria dell'eredità... Spesso accade in noi una reazione e finiamo col diventare precisamente l'opposto di quelli con cui siamo cresciuti.

— In questo caso — esclamò Luciano con unarisatina — l'Antonietta sarebbe il prototipo della saviezza...Eh, tu vas trop vite, mon enfant.

Una dozzina di case, una chiesa, un campanile, quattro lampioni a petrolio, ecco San Vito. E un centinajo di metri più in là, dopo un simulacro di viale spalleggiato da alberi tisici, la stazione.

Luciano Torralba si lasciò sfuggire unenfinpoco lusinghiero per Villarosa, e tostochè la carrozza fu ferma aperse lo sportello e fu in terra d'un salto nonostante la sua corpulenza, quasi che l'idea di partire gli restituisse l'agilità della giovinezza.

— Portate dentro la roba — egli ordinò a suo figlio e a un facchino. — Io vado a spedire un dispaccio... C'è tempo?

— Sì — rispose il telegrafista. Ci son dieci minuti.

Il banchiere si voltò verso Tullio: — Vengo subito... Aspettami in sala.

E a Piero che gli dava il buon viaggio mise in mano un biglietto da dieci lire.

—Il faut bien se débarrasser de ce sale papier.

Impostato il telegramma, Luciano mosse incontro a Tullio fregandosi le mani con l'aria d'uno scolaro in vacanza.

—Après demain, à cette heure, je serai déjà à Paris... Et toi, mauvais garnement, quand viendras tu nous faire une visite?... Pour Noël au plus tard, n'est-ce-pas?

— A Natale, sì, spero.

— Ma che spero?... Verrai sicuramente...Tu es libre, toi...

La campana annunziò l'arrivo del treno; l'inserviente spalancò la porta della sala ove non c'erano che i due Torralba. Alcuni viaggiatori di terza classe erano già fuori, alla pioggia.

— Non importa aprir l'ombrello — disse Luciano. — Dammi il sacco e tieni tu la valigia... Ehi, conduttore, primi a fumare?

— Quì.

Luciano, dopo aver abbracciato il figliuolo, salì in uno scompartimento mezzo vuoto e collocò nella reticella il bagaglio. Poi, abbassato a mezzo il finestrino mentre il convoglio già si moveva, rinnovò i saluti.

— Tienmi informato dei nonni e della zia Qualche telegramma di tanto in tanto...C'est plus vite fait... Adieu!... Au revoir!


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