XXVIII.

XXVIII.Il giorno seguente giunse a Villarosa un telegramma di Locresi il quale si scusava di non poter venire il giovedì come aveva promesso, essendo chiamato all'estero da ragioni urgentissime. Sarebbe stato di ritorno fra una settimana, ma, considerando che la guarigione della signorina Torralba era già bene avviata, egli sperava che la sua presenza non fosse più necessaria. In ogni caso, se c'era bisogno di lui, pregava di telegrafargli a Milano.— Questa volta dichiaro ch'è un brav'uomo — disse il commendatore Ercole, fregandosi le mani. — Capisce che la sua visita è inutile e ce la risparmia.La Marialì dissimulò a fatica il suo dispetto. Ellaaveva tenuto per fermo che Locresi sarebbe tornato, se non per sua sorella, per lei, e la disinvoltura con cui egli rinunziava alla gita le pareva una suprema impertinenza. Non ch'ell'avesse pel vecchio dottore alcun trasporto speciale, ma quell'uomo che portava seco le abitudini e per così dire il profumo d'una grande città, quell'uomo ch'era stato pronto a rendere omaggio alla sua grazia e alla sua bellezza le aveva fatto l'effetto d'un raggio di luce nel cielo grigio di Villarosa, ove ormai ell'era ridotta a dover accettare le sole galanterie di don Antonio. Anche Vignoni, intimidito forse dalla gelosia della moglie, si teneva in prudente riserbo, e in quanto a suo nipote Tullio al quale ell'aveva fatto girar la testa una sera.... via, povero ragazzo.... bisognava lasciarlo in pace.... almeno per riguardo alla parentela...E la Marialì cominciò ad agitare il pensiero della partenza. Se suo marito e sua figlia volevano restare, padronissimi; ella non intendeva di finir l'autunno così. E passava in rassegna le amiche che avrebbe potuto raggiungere: una sul lago di Como, una seconda a Belgirate sul Lago Maggiore,una terza a Varese, una quarta a Cava dei Tirreni... No, da questa non sarebbe andata; se no, per creanza, avrebbe dovuto fare una tappa dagli Alvarez a Posilipo, e di sua sorella Letizia e de' suoi nipoti Max e Fritz ella ne aveva fin sopra i capelli. Dunque sarebbe rimasta nell'Alta Italia, salvo a decidersi per un luogo o per l'altro, dopo attinte informazioni sulla compagnia che vi avrebbe trovata.Intanto nel pomeriggio del giovedì partirono gli Alvarez per Napoli, Girolamo e l'Adele per Roma.Naturalmente presero commiato anche dall'Angela alla quale il dottor Vignoni aveva per la prima volta dato licenza d'alzarsi per un pajo d'ore. Povera Angela! Com'era pallida e debole! Come il suo corpo esile, come il suo viso affilato si perdevano nell'ampia poltrona ov'era distesa, fra i guanciali a cui ella appoggiava la testa e il dorso, sotto le coperte di lana onde aveva avviluppate le gambe.Max e Fritz baciarono la mano alla zia che non potè a meno di storcer la bocca ed il naso. — Quel muschio, quel muschio!— Ti giuro che oggi non si son profumati — disse la Letizia mentre faceva segno ai figliuoli di ritirarsi.— Se cambiassero profumo! — biascicò l'Angela.— Sai... i ragazzi hanno le loro fissazioni... Per me uso la violetta.— Io — dichiarò l'Adele — mi contento dell'acqua di Colonia.— Tornerete presto? — chiese l'Angela.— Io almeno ritornerò prima che finisca l'inverno — rispose Girolamo. — Ma alla buona stagione dovresti venir tu col babbo e la mamma a Roma ed a Napoli... Credo che con un piccolo sforzo anche loro potrebbero intraprender questo viaggio.La Letizia e l'Adele assentirono.L'Angela tentennò il capo.— Nè io nè loro.. ormai... Siamo destinati a finir quì.E soggiunse fissando gli occhi in volto alla Letizia e a Girolamo: — Tocca a voi piuttosto a venir quì per sorvegliare i vostri interessi...Ell'abbassò la voce: — E per impedire ch'io influisca sul testamento dei nostri vecchi.Dominando la sua emozione per queste parole inattese, Girolamo esclamò: — Chi può sospettare una cosa simile?Ma la Letizia illividì. Superstiziosa com'era, ella non riflettè che sua sorella poteva aver sorpreso il colloquio di lei con Girolamo; si figurò che l'Angela le avesse letto i pensieri nella lucidità che precede la morte, ebbe il terrore di chi è dinanzi ad un giudice a cui nulla si può nascondere. E non seppe che balbettare: — Che dici, Angela... che dici?— Voi l'avete sospettata — ripigliò questa senza perdere la sua calma. — Non lo negare, Girolamo... E tu, Letizia, non mi guardare in quel modo... Non c'è nulla di straordinario... Vi ho sentiti con questi orecchi... per caso... Siate pur sicuri che non avrei voluto sentirvi... domenica mattina, presto... Eravate nell'orto.— Io non c'ero — interruppe l'Adele cedendo a un istinto d'autodifesa.— Non ho detto che tu ci fossi... Oh, mi ha fatto tanto male...Troppo altera per umiliarsi, troppo turbata peraccampare una giustificazione plausibile, la Letizia si mordeva il labbro in silenzio; Girolamo invece tirò fuori dei cavilli da legulejo.— Con una frase si condanna chiunque... Non puoi aver udito che una frase staccata...— Tss! — fece l'Angela portando il dito alla bocca. — Non torturarti il cervello a pensar delle scuse... Dimentichiamo... È meglio... Io non vi serbo rancore.... E forse dovevo tacere.... Perdonatemi anche voi...— Forse dovevo tacere — ripetè più tardi la convalescente a suo fratello Cesare, riferendogli il discorso tenuto alla Letizia e a Girolamo. — Ma le parole mi son salite alle labbra mio malgrado.Si voltò verso la Maddalena che aveva finito di riattizzare il fuoco nel caminetto. — Ajutami un po' a mettermi a sedere. E rassettami i guanciali... Così... Grazie... Ora vattene pure, e se qualcheduno ti domanda se ho compagnia, rispondi che c'è il signor Cesare e che abbiamo da parlare insieme... Guarda, Cesare, lì ci dev'essere una sedia... Quella appunto... Accostala...Ella allungò la mano fino a toccargli la spalla— Non mi par vero di averti vicino a me... E dacchè sono tornata a letto mi sento meglio... Era il primo giorno che mi alzavo, e in quelle due ore son venuti tutti a vedermi, il babbo, la mamma, la Marialì, Frassini, Tullio, l'Antonietta,... e quegli altri che sono partiti... Sono stati gli ultimi, e forse perch'ero più debole, non mi son potuta frenare.— Non aver rimorsi — le disse Cesare. — Bisogna pur qualche volta smascherare la viltà umana... Accusar te di scopi venali, di sotterfugi... che miseria!— È triste... fra parenti!— Oh, son sempre i parenti che ci rendono di questi servigi... Per me son beato d'essere tanto lontano...— Cesare!— Lontano da quelli che intendo io, si capisce; non da te... Lo sai bene che ho impreso questo viaggio sopra tutto per vederti.L'Angela congiunse le palme in atto di preghiera.— Cesare, Cesare, non per veder me sola, spero... Non volevi abbracciare il babbo e la mamma?— Sì, anche loro... Ma specialmente volevo abbracciar te... Sentivo ch'era un desiderio reciproco.— E come!... Non crederai però che il desiderio non fosse condiviso dai nostri genitori?— Può darsi... Bada che a una certa età quello che si desidera sopra ogni cosa è la propria quiete...L'Angela non rispose. Ella sentiva che, in parte almeno, suo fratello aveva ragione. Ma quand'egli soggiunse: — Già non sono mai stato nel loro buon libro — ella fece un segno di vivace protesta.— Ho avuto i miei torti, non lo nego — ripigliò Cesare. — Ero un ragazzo indisciplinato... Avevo poca voglia di studiare... Ma chi m'avesse preso pel mio verso!... Nella famiglia eravate in tre soli a volermi bene; tu, lo zio Luigi, il povero Manlio...— Non è vero, Cesare, non è vero.Egli continuò senza raccoglier l'interruzione: — Due sono morti; non rimani che tu...— E mi lasci — disse l'Angela con amarezza. — Ora che ci penso, saresti già dovuto essere a Roma.— Da jeri... Ma non me ne andrò fin che nont'abbia vista fuori di questa camera... Voglio darti io il braccio per scender la prima volta le scale... Non basta; vorrei io accompagnarti nel tuo primo giro in giardino... Bisognerebbe che il tempo si decidesse a migliorare.— Ah! — sospirò l'Angela. — Mi contenterei che la pioggia durasse all'infinito, pur che tu non partissi.— Partirei ugualmente... pur troppo. È necessario.— Che nulla possa trattenerti a Villarosa, lo capisco... Ma che in Italia tu non abbia a trovare alimento alla tua attività, ecco quello di cui non riesco a persuadermi.— Non è questo — ribattè Cesare. — Gli è che laggiù, oltre all'Oceano, ho uno scopo determinato, ho una mêta dinanzi agli occhi... Quando l'abbia raggiunta... fra alcuni anni, chi sa?— Fra alcuni anni — susurrò l'Angela come parlando fra sè. — Quando non ci sarà più nessuno di noi... Quando Villarosa sarà stata venduta.— È la tua idea fissa... Perchè dev'esser così?— Perchè? Perchè non può essere altrimenti..Perchè di quì ad alcuni anni, a pochi anni, a pochi mesi forse, il babbo e la mamma saranno morti, e io sarò morta, e agli eredi non parrà vero di mandar all'asta questa vecchia bicocca e questi campi... a meno che non si realizzasse un mio sogno...L'Angela ristette pensosa. Cesare la guardò con curiosità.— Usami la cortesia di tirar quelle tende — ella gli disse — Grazie... Così... Ecco che ci si vede un po' meglio... Gran cosa è la luce... E ora siedi quì... più vicino...Ella gli confidò il suo segreto. Tullio e l'Antonietta si amavano, ella n'era sicura... Anzi erano nati l'uno per l'altra... Avevano analogia di caratteri, di gusti, d'ingegno... Se nei Torralba c'era qualcosa di buono, era in loro due... Sposandosi, sarebbero stati felici... Ed essi sarebbero venuti sovente a Villarosa, ed ella, l'Angela, avrebbe chiuso gli occhi con la speranza che almeno per una due generazioni questi luoghi pieni di memorie non sarebbero passati in mano d'estranei.— Ma si conoscono abbastanza? — domandò,interrompendo, Cesare Torralba. — Quante volte s'eran visti prima d'ora?... Accade così spesso che un uomo e una donna, incontrandosi, credano di esser fatti l'uno per l'altra, e di lì a poco s'accorgano che un abisso li divide... Perchè soffiare nel fuoco quando non si è certi che non sia un fuoco di paglia?... Se Tullio e l'Antonietta si amano, s'intenderanno fra loro... Quali ostacoli insuperabili possono trovar sul loro cammino?... Tullio è libero... L'Antonietta vorranno maritarla, come quì in Italia si vogliono maritar tutte le ragazze... E perchè non la darebbero a Tullio ch'è un bravo giovine, ha un discreto patrimonio, una carriera onorevole dinanzi a sè?... Lasciamoli a sè stessi, s'intenderanno.Anche l'Angela aveva pensato così, anche l'Angela aveva parlato così al nipote, la domenica mattina; oggi aveva mutato idea, e il terrore di veder svanir l'ultimo sogno della sua vita la rendeva nervosa, impaziente.Ed ella replicò con impeto: — Ma se fra i due è sorto un equivoco che può spezzar per sempre la loro felicità, non dovremo far quello che dipende da noi per salvarli?— Un equivoco? Quale?... È un fatto che nei primi due giorni ch'ero quì parevano in ottimo accordo: mentre da domenica si sfuggono più che non si cerchino.L'Angela raccontò al fratello quello che aveva visto, quello che aveva indovinato. E come ricordava ormai tutto! Le piccole civetterie della Marialì con Tullio nella sera di Sabato, la crisi di lacrime al pianoforte, l'apparizione grottesca di Giulio Frassini, quella sera medesima, alle calcagna della Lisa; il grido doloroso dell'Antonietta; e poi, la mattina appresso, l'atto di contrizione del cognato; e, nel corso della giornata, a varie riprese, i lamenti di Tullio sul voltafaccia della cugina, il suo correre a precipizio alla ricerca di lei nell'imminenza del temporale; e, al ritorno, le parole acerbe contro la ragazza, lo scatto contro gli Alvarez... E intanto, da parte dell'Antonietta, quello stringersi con affettazione al padre, quasi per difenderlo o per esserne difesa, quel riserbo ostinato verso gli altri, come di chi teme d'esser scosso nella sua fede, nella sua follia di sacrifizio...— Perchè è una follia — insisteva l'Angelamettendo nel suo linguaggio tutto il calore della giovinezza ch'ell'aveva perduta, tutto il fremito della rivolta ch'ell'aveva soffocata quando si trattava di sè. — L'Antonietta non deve immolarsi a suo padre.— Ah no davvero! — esclamò Cesare in tuono convinto. — Egli non lo merita.Un lieve rossore colorò le guancie dell'Angela.— È un disgraziato — ella disse.— Con te fu uno sleale.— Non rievochiamo un passato remoto — supplicò l'Angela. — S'egli ebbe colpe le ha espiate crudelmente.— Per questo non c'è dubbio — rimbeccò Cesare con ironia. — La Marialì ha fatto le tue vendette... È vero ch'egli si consola con le serve... Del resto, anche Agamennone, re dei re... anche Achille...— Non scherzare — disse l'Angela. E riprese: — È un disgraziato... Ha rovinato la sua vita, il suo ingegno... ma non è giusto che rovini l'avvenire della sua figliuola, col farle credere ch'ella sola può impedirgli di precipitare nell'estrema abbiezione...— Parlagli — suggerì il fratello.— Gli parlerò... Parlerò a lui, alla Marialì... all'Antonietta... a Tullio... Ma tu devi ajutarmi... Pensaci... studia qualche espediente... Fallo per me... Sarà una sciocchezza, ma mi pare che se la cosa riuscisse avrei anch'io qualche anno di quella felicità che non ho mai avuta... e che ormai non posso trovare che nella felicità degli altri... Veder uniti quei due ragazzi... aver di tratto in tratto la loro visita quì, nella nostra Villarosa, palleggiar forse tra le braccia i loro bambini... oh credilo... mi sentirei rinata...— Cara, cara Angela — disse Cesare, posando le sue mani in quelle di lei. — Se dipendesse da me!... Ma che devo fare?... Non possiamo sposarli per forza... Al più possiamo costringerli a legger dentro sè stessi...— Ebbene... io son sicura che quando v'abbiano letto, daranno ragione alle mie previsioni.Cesare tentennava.— E se accadesse l'opposto?L'Angela fece segno di no.— Che potrei far io? — continuò il fratelloseguendo il proprio pensiero. — Con nostro cognato non ho linguaggio... E nemmeno con la Marialì... All'Antonietta non tocca a me di parlare su un argomento così delicato... Questo zio d'America ch'ella conosce appena, che non è ancora abbastanza vecchio da imporsi... no, no, non conviene... Con Tullio...— Sì — interruppe l'Angela. — Incaricati di Tullio.— Se vuoi... Ma ricordati che noi uomini non abbiamo la mano leggera come voi altre, che andiamo troppo per le spiccie...— Mi fido di te — disse l'Angela dopo una breve esitazione.La legna ardeva nel caminetto con uno scoppiettio di scintille brillanti d'una luce più viva nell'ombra che andava via via avvolgendo la stanza; qualche goccia di pioggia batteva sui vetri...

Il giorno seguente giunse a Villarosa un telegramma di Locresi il quale si scusava di non poter venire il giovedì come aveva promesso, essendo chiamato all'estero da ragioni urgentissime. Sarebbe stato di ritorno fra una settimana, ma, considerando che la guarigione della signorina Torralba era già bene avviata, egli sperava che la sua presenza non fosse più necessaria. In ogni caso, se c'era bisogno di lui, pregava di telegrafargli a Milano.

— Questa volta dichiaro ch'è un brav'uomo — disse il commendatore Ercole, fregandosi le mani. — Capisce che la sua visita è inutile e ce la risparmia.

La Marialì dissimulò a fatica il suo dispetto. Ellaaveva tenuto per fermo che Locresi sarebbe tornato, se non per sua sorella, per lei, e la disinvoltura con cui egli rinunziava alla gita le pareva una suprema impertinenza. Non ch'ell'avesse pel vecchio dottore alcun trasporto speciale, ma quell'uomo che portava seco le abitudini e per così dire il profumo d'una grande città, quell'uomo ch'era stato pronto a rendere omaggio alla sua grazia e alla sua bellezza le aveva fatto l'effetto d'un raggio di luce nel cielo grigio di Villarosa, ove ormai ell'era ridotta a dover accettare le sole galanterie di don Antonio. Anche Vignoni, intimidito forse dalla gelosia della moglie, si teneva in prudente riserbo, e in quanto a suo nipote Tullio al quale ell'aveva fatto girar la testa una sera.... via, povero ragazzo.... bisognava lasciarlo in pace.... almeno per riguardo alla parentela...

E la Marialì cominciò ad agitare il pensiero della partenza. Se suo marito e sua figlia volevano restare, padronissimi; ella non intendeva di finir l'autunno così. E passava in rassegna le amiche che avrebbe potuto raggiungere: una sul lago di Como, una seconda a Belgirate sul Lago Maggiore,una terza a Varese, una quarta a Cava dei Tirreni... No, da questa non sarebbe andata; se no, per creanza, avrebbe dovuto fare una tappa dagli Alvarez a Posilipo, e di sua sorella Letizia e de' suoi nipoti Max e Fritz ella ne aveva fin sopra i capelli. Dunque sarebbe rimasta nell'Alta Italia, salvo a decidersi per un luogo o per l'altro, dopo attinte informazioni sulla compagnia che vi avrebbe trovata.

Intanto nel pomeriggio del giovedì partirono gli Alvarez per Napoli, Girolamo e l'Adele per Roma.

Naturalmente presero commiato anche dall'Angela alla quale il dottor Vignoni aveva per la prima volta dato licenza d'alzarsi per un pajo d'ore. Povera Angela! Com'era pallida e debole! Come il suo corpo esile, come il suo viso affilato si perdevano nell'ampia poltrona ov'era distesa, fra i guanciali a cui ella appoggiava la testa e il dorso, sotto le coperte di lana onde aveva avviluppate le gambe.

Max e Fritz baciarono la mano alla zia che non potè a meno di storcer la bocca ed il naso. — Quel muschio, quel muschio!

— Ti giuro che oggi non si son profumati — disse la Letizia mentre faceva segno ai figliuoli di ritirarsi.

— Se cambiassero profumo! — biascicò l'Angela.

— Sai... i ragazzi hanno le loro fissazioni... Per me uso la violetta.

— Io — dichiarò l'Adele — mi contento dell'acqua di Colonia.

— Tornerete presto? — chiese l'Angela.

— Io almeno ritornerò prima che finisca l'inverno — rispose Girolamo. — Ma alla buona stagione dovresti venir tu col babbo e la mamma a Roma ed a Napoli... Credo che con un piccolo sforzo anche loro potrebbero intraprender questo viaggio.

La Letizia e l'Adele assentirono.

L'Angela tentennò il capo.

— Nè io nè loro.. ormai... Siamo destinati a finir quì.

E soggiunse fissando gli occhi in volto alla Letizia e a Girolamo: — Tocca a voi piuttosto a venir quì per sorvegliare i vostri interessi...

Ell'abbassò la voce: — E per impedire ch'io influisca sul testamento dei nostri vecchi.

Dominando la sua emozione per queste parole inattese, Girolamo esclamò: — Chi può sospettare una cosa simile?

Ma la Letizia illividì. Superstiziosa com'era, ella non riflettè che sua sorella poteva aver sorpreso il colloquio di lei con Girolamo; si figurò che l'Angela le avesse letto i pensieri nella lucidità che precede la morte, ebbe il terrore di chi è dinanzi ad un giudice a cui nulla si può nascondere. E non seppe che balbettare: — Che dici, Angela... che dici?

— Voi l'avete sospettata — ripigliò questa senza perdere la sua calma. — Non lo negare, Girolamo... E tu, Letizia, non mi guardare in quel modo... Non c'è nulla di straordinario... Vi ho sentiti con questi orecchi... per caso... Siate pur sicuri che non avrei voluto sentirvi... domenica mattina, presto... Eravate nell'orto.

— Io non c'ero — interruppe l'Adele cedendo a un istinto d'autodifesa.

— Non ho detto che tu ci fossi... Oh, mi ha fatto tanto male...

Troppo altera per umiliarsi, troppo turbata peraccampare una giustificazione plausibile, la Letizia si mordeva il labbro in silenzio; Girolamo invece tirò fuori dei cavilli da legulejo.

— Con una frase si condanna chiunque... Non puoi aver udito che una frase staccata...

— Tss! — fece l'Angela portando il dito alla bocca. — Non torturarti il cervello a pensar delle scuse... Dimentichiamo... È meglio... Io non vi serbo rancore.... E forse dovevo tacere.... Perdonatemi anche voi...

— Forse dovevo tacere — ripetè più tardi la convalescente a suo fratello Cesare, riferendogli il discorso tenuto alla Letizia e a Girolamo. — Ma le parole mi son salite alle labbra mio malgrado.

Si voltò verso la Maddalena che aveva finito di riattizzare il fuoco nel caminetto. — Ajutami un po' a mettermi a sedere. E rassettami i guanciali... Così... Grazie... Ora vattene pure, e se qualcheduno ti domanda se ho compagnia, rispondi che c'è il signor Cesare e che abbiamo da parlare insieme... Guarda, Cesare, lì ci dev'essere una sedia... Quella appunto... Accostala...

Ella allungò la mano fino a toccargli la spalla

— Non mi par vero di averti vicino a me... E dacchè sono tornata a letto mi sento meglio... Era il primo giorno che mi alzavo, e in quelle due ore son venuti tutti a vedermi, il babbo, la mamma, la Marialì, Frassini, Tullio, l'Antonietta,... e quegli altri che sono partiti... Sono stati gli ultimi, e forse perch'ero più debole, non mi son potuta frenare.

— Non aver rimorsi — le disse Cesare. — Bisogna pur qualche volta smascherare la viltà umana... Accusar te di scopi venali, di sotterfugi... che miseria!

— È triste... fra parenti!

— Oh, son sempre i parenti che ci rendono di questi servigi... Per me son beato d'essere tanto lontano...

— Cesare!

— Lontano da quelli che intendo io, si capisce; non da te... Lo sai bene che ho impreso questo viaggio sopra tutto per vederti.

L'Angela congiunse le palme in atto di preghiera.

— Cesare, Cesare, non per veder me sola, spero... Non volevi abbracciare il babbo e la mamma?

— Sì, anche loro... Ma specialmente volevo abbracciar te... Sentivo ch'era un desiderio reciproco.

— E come!... Non crederai però che il desiderio non fosse condiviso dai nostri genitori?

— Può darsi... Bada che a una certa età quello che si desidera sopra ogni cosa è la propria quiete...

L'Angela non rispose. Ella sentiva che, in parte almeno, suo fratello aveva ragione. Ma quand'egli soggiunse: — Già non sono mai stato nel loro buon libro — ella fece un segno di vivace protesta.

— Ho avuto i miei torti, non lo nego — ripigliò Cesare. — Ero un ragazzo indisciplinato... Avevo poca voglia di studiare... Ma chi m'avesse preso pel mio verso!... Nella famiglia eravate in tre soli a volermi bene; tu, lo zio Luigi, il povero Manlio...

— Non è vero, Cesare, non è vero.

Egli continuò senza raccoglier l'interruzione: — Due sono morti; non rimani che tu...

— E mi lasci — disse l'Angela con amarezza. — Ora che ci penso, saresti già dovuto essere a Roma.

— Da jeri... Ma non me ne andrò fin che nont'abbia vista fuori di questa camera... Voglio darti io il braccio per scender la prima volta le scale... Non basta; vorrei io accompagnarti nel tuo primo giro in giardino... Bisognerebbe che il tempo si decidesse a migliorare.

— Ah! — sospirò l'Angela. — Mi contenterei che la pioggia durasse all'infinito, pur che tu non partissi.

— Partirei ugualmente... pur troppo. È necessario.

— Che nulla possa trattenerti a Villarosa, lo capisco... Ma che in Italia tu non abbia a trovare alimento alla tua attività, ecco quello di cui non riesco a persuadermi.

— Non è questo — ribattè Cesare. — Gli è che laggiù, oltre all'Oceano, ho uno scopo determinato, ho una mêta dinanzi agli occhi... Quando l'abbia raggiunta... fra alcuni anni, chi sa?

— Fra alcuni anni — susurrò l'Angela come parlando fra sè. — Quando non ci sarà più nessuno di noi... Quando Villarosa sarà stata venduta.

— È la tua idea fissa... Perchè dev'esser così?

— Perchè? Perchè non può essere altrimenti..Perchè di quì ad alcuni anni, a pochi anni, a pochi mesi forse, il babbo e la mamma saranno morti, e io sarò morta, e agli eredi non parrà vero di mandar all'asta questa vecchia bicocca e questi campi... a meno che non si realizzasse un mio sogno...

L'Angela ristette pensosa. Cesare la guardò con curiosità.

— Usami la cortesia di tirar quelle tende — ella gli disse — Grazie... Così... Ecco che ci si vede un po' meglio... Gran cosa è la luce... E ora siedi quì... più vicino...

Ella gli confidò il suo segreto. Tullio e l'Antonietta si amavano, ella n'era sicura... Anzi erano nati l'uno per l'altra... Avevano analogia di caratteri, di gusti, d'ingegno... Se nei Torralba c'era qualcosa di buono, era in loro due... Sposandosi, sarebbero stati felici... Ed essi sarebbero venuti sovente a Villarosa, ed ella, l'Angela, avrebbe chiuso gli occhi con la speranza che almeno per una due generazioni questi luoghi pieni di memorie non sarebbero passati in mano d'estranei.

— Ma si conoscono abbastanza? — domandò,interrompendo, Cesare Torralba. — Quante volte s'eran visti prima d'ora?... Accade così spesso che un uomo e una donna, incontrandosi, credano di esser fatti l'uno per l'altra, e di lì a poco s'accorgano che un abisso li divide... Perchè soffiare nel fuoco quando non si è certi che non sia un fuoco di paglia?... Se Tullio e l'Antonietta si amano, s'intenderanno fra loro... Quali ostacoli insuperabili possono trovar sul loro cammino?... Tullio è libero... L'Antonietta vorranno maritarla, come quì in Italia si vogliono maritar tutte le ragazze... E perchè non la darebbero a Tullio ch'è un bravo giovine, ha un discreto patrimonio, una carriera onorevole dinanzi a sè?... Lasciamoli a sè stessi, s'intenderanno.

Anche l'Angela aveva pensato così, anche l'Angela aveva parlato così al nipote, la domenica mattina; oggi aveva mutato idea, e il terrore di veder svanir l'ultimo sogno della sua vita la rendeva nervosa, impaziente.

Ed ella replicò con impeto: — Ma se fra i due è sorto un equivoco che può spezzar per sempre la loro felicità, non dovremo far quello che dipende da noi per salvarli?

— Un equivoco? Quale?... È un fatto che nei primi due giorni ch'ero quì parevano in ottimo accordo: mentre da domenica si sfuggono più che non si cerchino.

L'Angela raccontò al fratello quello che aveva visto, quello che aveva indovinato. E come ricordava ormai tutto! Le piccole civetterie della Marialì con Tullio nella sera di Sabato, la crisi di lacrime al pianoforte, l'apparizione grottesca di Giulio Frassini, quella sera medesima, alle calcagna della Lisa; il grido doloroso dell'Antonietta; e poi, la mattina appresso, l'atto di contrizione del cognato; e, nel corso della giornata, a varie riprese, i lamenti di Tullio sul voltafaccia della cugina, il suo correre a precipizio alla ricerca di lei nell'imminenza del temporale; e, al ritorno, le parole acerbe contro la ragazza, lo scatto contro gli Alvarez... E intanto, da parte dell'Antonietta, quello stringersi con affettazione al padre, quasi per difenderlo o per esserne difesa, quel riserbo ostinato verso gli altri, come di chi teme d'esser scosso nella sua fede, nella sua follia di sacrifizio...

— Perchè è una follia — insisteva l'Angelamettendo nel suo linguaggio tutto il calore della giovinezza ch'ell'aveva perduta, tutto il fremito della rivolta ch'ell'aveva soffocata quando si trattava di sè. — L'Antonietta non deve immolarsi a suo padre.

— Ah no davvero! — esclamò Cesare in tuono convinto. — Egli non lo merita.

Un lieve rossore colorò le guancie dell'Angela.

— È un disgraziato — ella disse.

— Con te fu uno sleale.

— Non rievochiamo un passato remoto — supplicò l'Angela. — S'egli ebbe colpe le ha espiate crudelmente.

— Per questo non c'è dubbio — rimbeccò Cesare con ironia. — La Marialì ha fatto le tue vendette... È vero ch'egli si consola con le serve... Del resto, anche Agamennone, re dei re... anche Achille...

— Non scherzare — disse l'Angela. E riprese: — È un disgraziato... Ha rovinato la sua vita, il suo ingegno... ma non è giusto che rovini l'avvenire della sua figliuola, col farle credere ch'ella sola può impedirgli di precipitare nell'estrema abbiezione...

— Parlagli — suggerì il fratello.

— Gli parlerò... Parlerò a lui, alla Marialì... all'Antonietta... a Tullio... Ma tu devi ajutarmi... Pensaci... studia qualche espediente... Fallo per me... Sarà una sciocchezza, ma mi pare che se la cosa riuscisse avrei anch'io qualche anno di quella felicità che non ho mai avuta... e che ormai non posso trovare che nella felicità degli altri... Veder uniti quei due ragazzi... aver di tratto in tratto la loro visita quì, nella nostra Villarosa, palleggiar forse tra le braccia i loro bambini... oh credilo... mi sentirei rinata...

— Cara, cara Angela — disse Cesare, posando le sue mani in quelle di lei. — Se dipendesse da me!... Ma che devo fare?... Non possiamo sposarli per forza... Al più possiamo costringerli a legger dentro sè stessi...

— Ebbene... io son sicura che quando v'abbiano letto, daranno ragione alle mie previsioni.

Cesare tentennava.

— E se accadesse l'opposto?

L'Angela fece segno di no.

— Che potrei far io? — continuò il fratelloseguendo il proprio pensiero. — Con nostro cognato non ho linguaggio... E nemmeno con la Marialì... All'Antonietta non tocca a me di parlare su un argomento così delicato... Questo zio d'America ch'ella conosce appena, che non è ancora abbastanza vecchio da imporsi... no, no, non conviene... Con Tullio...

— Sì — interruppe l'Angela. — Incaricati di Tullio.

— Se vuoi... Ma ricordati che noi uomini non abbiamo la mano leggera come voi altre, che andiamo troppo per le spiccie...

— Mi fido di te — disse l'Angela dopo una breve esitazione.

La legna ardeva nel caminetto con uno scoppiettio di scintille brillanti d'una luce più viva nell'ombra che andava via via avvolgendo la stanza; qualche goccia di pioggia batteva sui vetri...


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