CAPITOLO UNDECIMO

CAPITOLO UNDECIMOIl sole volgeva al tramonto. Nel giardino Nottoli sulla collinetta respiciente il lago stavano seduti chiacchierando la signora Amalia, la Matilde, i due Arsandi e il Martelli, tutti insomma gli ospiti della villa, ad eccezione del professore Benvoglio che dormiva in salotto da pranzo. A un tratto la padrona di casa fece col dito un cenno da regina al signor Michele e si alzò in piedi. Egli si affrettò a lasciare il suo posto e ad avvicinarsele.—Torniamo subito—disse la signora Amalia al resto della brigata mentre s'allontanava coll'Arsandi. E rivoltasi a lui:—No, non ispenga il sigaro, è inutile. Ormai anche le donne han preso la bell'abitudine di fumare... Ella ha diritto ad una spiegazione. Gliel'avevo promessa per questa sera; gliela do prima del crepuscolo;non si lagnerà di me. Però badi, se lei non avesse nulla, proprio nulla sulla coscienza, nè lei avrebbe da domandarmi, nè io avrei da offrirle questa spiegazione... Ella mi ringrazierebbe dell'improvvisata che le ho fatto mandando Gustavo a prendere il suo Arturo, e ce la passeremmo tutti allegramente per alcuni giorni...—Come! Nella sua improvvisata non ci sarebbe malizia?—No, no, non creda questo... ma se c'è malizia non è colpa nostra... E dico nostra perchè metto nel conto anche mio fratello... Oh via, non faccia l'indiano e giuochiamo a carte scoperte... Ella mi capita qui dopo venticinque anni che non ci eravamo veduti, capita, debbo ritenere, per salutarmi, per mostrarmi che un uomo e una donna possono restare amici anche se da ragazzi si erano promessi di sposarsi o di morire e poi nè si sono sposati, nè sono morti... Io la accolgo con vero piacere, non ho dispetti, non ho rancori; venticinque anni fa eravamo bimbi tutti e due... e del resto, il tempo è un gran medico... esso disarma la collera o tutt'al più muta in innocenti epigrammi le sfuriate dell'amor proprio offeso... Ma a lei, caro signor Michele, il tempo fa dei brutti tiri. Ella a vicenda si accorge e non si accorge degli anni che passano, e crede a cinque lustri di distanza di potereripigliare con la figliuola la partita lasciata a mezzo con la madre...—Ma, signora Amalia...—Mi neghi un po' che appena arrivato s'è sentito in obbligo di far la corte a mia figlia?—Non mi pare che il mio contegno avesse nulla di sconvenevole.—Ella è troppo ben educato da potersi meritare un tale rimprovero—rispose la signora—ma i fatti hanno la loro logica a cui non si scappa. Lo ha detto l'imperatore Napoleone.—Che fatti?—Dio mio! I fatti della galanteria come gli altri.... Per noi donne maritate la cosa cammina più liscia; la società per noi ha un milione di indulgenze; la civetteria, oh è un affar da nulla; la passione, ci ha colpa il marito che non seppe comprenderci.... Ma le fanciulle, la loro riputazione è come un vetro; un soffio l'appanna...—Ma dunque il rendere omaggio alla bellezza, alla grazia di una fanciulla è una colpa?—Quando l'omaggio è troppo entusiastico e quando chi lo rende non può sposar la fanciulla è per lo meno una leggerezza, la quale non approda ad altro che a gettare il ridicolo sul corteggiatore o a compromettere la ragazza... E io sono una buona madre.—Locchè significa ch'Ella vorrebbe farmi ridicolo?—Non dico questo... Sono anche una buona amica...—Obbligatissimo...—Ma sono sincera. E l'altro ieri per esempio non mi sarebbe dispiaciuto di vederla...—Fare un capitombolo dal cavallo?—Si figuri... come mio fratello.... senza farsi male... sul tappeto erboso.—Ma mi perdoni—riprese il signor Michele facendosi serio—supponga un momento ch'io le avessi domandato la mano di sua figlia?—Io l'avrei ringraziata moltissimo e le avrei risposto con un bel discorsetto diviso in tre punti. Le avrei detto, come donna, ch'io non sono una di quelle creature romantiche, le quali dopo avere amato un uomo, giudicano opportuno di gettargli in braccio la figlia; le avrei soggiunto, come madre, ch'io desidero che lo sposo della Matilde abbia qualche anno, ma non già ventisei o ventisette anni più di lei; come amica finalmente avrei concluso: caro signor Michele, non faccia questa corbelleria, non prenda una moglie più giovane del suo figliuolo. Grazie al cielo, Ella ha troppo giudizio, non mi ha fatto la domanda e io non dovevo farle alcuna risposta. C'era solo il pericolo, che so io? chela Matilde potesse pigliar sul serio le sue galanterie.... Le ragazze sono capricciose, pensano poco all'avvenire.... sono capaci di preferire al sole che nasce il sol che tramonta, senza rammentarsi che subito dopo il tramonto viene la sera....—Con altre parole, Ella mi paragona al sol che tramonta.—E se ne offende quasi! Le par poco il sole?... E un bel tramonto, in fede mia, uno di quei tramonti cinti di nubi rosate, di vapori trasparenti e sottili che coronano un magnifico giorno che muore, e preparano un magnifico domani....—Motteggiatrice perpetua!—Non creda. Ci fu un istante in cui temei di dover prender le cose sul serio.—Quando?—Quando ho dovuto rinunziare alla speranza di far passare il suo brio giovanile per opera di galvanismo, e la maestà del suo portamento per effetto delle stecche di un busto...—Un busto! Mi attribuiva un busto?—sclamò il signor Michele scandolezzato.—Eh! Ho avuto torto.... E allora, temendo che le sue prove cavalleresche le dessero battaglia vinta, fui sul punto di corrucciarmi, e di licenziarla su due piedi.....—Nientemeno?—Sì, ma prevalsero in me idee più mansuete. Non volevo darle la soddisfazione di vedermi in collera, volevo punirla della sua audacia, e ridere....—Bella mansuetudine!—Mi consultai con mio fratello, che, quantunque non paia, è un savio. Egli mi disse: Ho un'idea. L'amico ha anch'egli il suo tallone d'Achille, ed è quel figliuolo ch'egli ha lasciato a Venezia e che non vuole chiamar qui perchè non lo faccia sfigurare.—Oh signora Amalia, crede ch'io sia così vano?—Non è nè più nè meno dì tante signore eleganti che non conducono fuori di casa le loro ragazze quando son grandi. Ebbene, questo suo figliuolo io non lo conoscevo, ma Gustavo lo aveva visto anni sono, e mi assicurava che s'egli aveva tenuto le sue promesse doveva esser diventato uno dei più belli e simpatici giovinotti che si possano immaginare.—Andrò a prenderlo io—disse Gustavo—vincerò le sue resistenze, e ove mi riesca di portarlo qui non dubito che egli darà scacco matto al suo signor padre. Figuriamoci se la Matilde non dovrebbe trovare estremamente comica la idea di esser la matrigna di questo Arturo... Eh caro signor Michele, fu un giuoco e potevo perdere.... il suo Arturo poteva rifiutarsi di venire, poteva essere un giovinastro sgarbato e dar così maggior rilievo ai pregi dei suo compitissimo genitore, e allora i nostri imbarazzi sarebbero cresciuti... Ciò le dà la chiave delle mie inquietudini...—E anche della sua emicrania?—Non ne parli. Fu uno stratagemma per evitare le spiegazioni e per tener lontana da lei la Matilde... Oh! Ella mi deve pagare quei bagni freddi....—Io!... A lei?—sclamò l'Arsandi maravigliato che si scambiassero le parti.—No, no—riprese la sonora Amalia in tuono conciliativo.—Chi vince può essere generoso. E io ho vinto. Sa che cosa mi disse la Matilde?—Che cosa?—Il signor Michele è un uomo di spirito, ma suo figlio è molto più simpatico. Era tutto quello che io domandavo... Non si mortifichi, signor Michele.... Per vincere un Arsandi si è dovuto ricorrere a un altro Arsandi.... Pensi che gloria per la famiglia!—Penso.... penso che la signora Matilde aveva torto....—Torto in che?—Nel giudicarmi un uomo di spirito.—Ah non si umilii... Del resto, la metterò subito alla prova... Ella avrà certo capito che cosa vi sia da fare in questo momento.—Io?—rispose il signor Michele grattandosi leggermente la nuca—in verità.... a meno che ella non intenda maritare questi due figliuoli.—Ah signor Michele, ho proprio paura ch'ella avesse ragione...—In che senso?—Scusi sa, ma nel dire che non è un uomo di spirito... Oh via, caro amico, lei tratta questa faccenda come avrà trattato gli affari di frutta secche e di spazzole della ditta Bertheen Harris e C.... Ma le pare?.... Quei due ragazzi si conoscono da poche ore; non si saranno antipatici, lo ammetto, ma è una buona ragione perchè si sposino?... Sa Ella se i loro caratteri siano fatti per istare insieme, se i loro gusti siano conformi, sa Ella finalmente se suo figlio abbia la più lontana idea di prender moglie?... E quando pure egli l'avesse, crede che io gli darei mia figlia senza domandar più in là?... Per che razza di madre mi prende?—Perdoni, ma Arturo non è un partito disprezzabile...—Tutt'altro... È anzi troppo per la mia figliuola... Egli è straricco.—Non esageri. Avrà ventimila sterline.—Che sono in franchi?—Cinquecentomila.—E mia figlia non ha che centomila lire di dote.—Ce n'è d'avanzo.—La Matilde non ha ancora 18 anni.—Arturo ne ha già 22.—Troppo pochi. Son due fanciulli. E poi suo figlio è artista, ha bisogno di libertà, di movimento...—Mio figlio è più sodo e più assestato di me.—Non ci vuol molto—pensò la signora Amalia. E soggiunse—La Matilde è cattolica.—E Arturo è protestante. Le fa caso?—Oh questo no... E a lei?—A me? È tutt'uno.—Cose utilissime a sapersi, ma non se ne fa nulla... I matrimoni si combinano in questa maniera nelle commedie e nei romanzi, non nella vita reale e fra persone di giudizio...La signora Amalia aveva ragione in un modo così evidente, che l'Arsandi non seppe più che rispondere. Egli balbettò soltanto undunqueinterrogativo.—Dunque mi dispiace davvero, ma non ci vedo che un'uscita... Mi preme di non parere una madre che accalappii i generi nelle suereti.... E così, non se n'abbia a male, io non vorrei trattenere suo figlio qui che.... fino a domani sera per esempio.—Ah lo getta da parte come un limone spremuto!—Che similitudine triviale! Veda, non c'è caso.... Bisogna proprio che domani sera Ella lo conduca via.—Che io lo conduca? È pur venuto senza di me.—Che vuole? Se resta qui lei, ho paura di dover tornar a chiamare il suo Arturo.—Insomma ci chiude la porta in faccia.—Dio guardi!..... Lascino trascorrere un paio di settimane, tanto che passi il pericolo di sorprese e di riscaldamenti fuori di proposito, e poi ci facciano una nuova visita, chè saranno i beni accetti.... O perchè se ne sta imbronciato?.... Se dovrebbe anzi ringraziarmi.....—Questo poi stento a capirlo.—Ha una cattiva giornata... Impedisco a lei di fare delle sciocchezze, voglio allontanare fino il sospetto ch'io abbia teso un laccio a suo figlio, ed Ella non mi ringrazia?... Mi ringrazierà almeno di questo consiglio che le do. Se le è tanto grave il peso della vedovanza, cerchi una donna savia, stagionata, che di qui a dieci o quindici anni possa curare con mano esperta econ animo indulgente i suoi reumatismi... Vuol che gliela trovi io?... C'è una sorella nubile del professore Benvoglio...—Non mi parli di quell'animale,—proruppe il sig. Michele che aveva un gran bisogno di sfogarsi con qualcheduno.—Signor Michele, moderi i termini... Povero professore! Un tipo di cavaliere da medio evo, un uomo che andrebbe nel fuoco per me e che sospira ai miei piedi senza speranze....—Anche per questo mi è odioso... Come mai una donna del suo spirito può sopportare gli omaggi di quello scimunito?—replicò corrucciato l'Arsandi gettando via il sigaro.—Insomma non mi maltratti quel povero uomo che ha una sorella nubile....—Signora Amalia, la supplico, non mi spinga agli estremi....—Oh! oh! Andiamo proprio in tragico—rispos'ella fermandosi a un tratto e guardando il suo interlocutore con una certa curiosità. Erano in quel momento dietro una macchia d'abeti e i raggi orizzontali del sole che tramontava, penetrando tra i frastagli delle fronde e dei rami, venivano ad illuminare in bizzarra guisa il volto di lei.In un lampo l'Arsandi le prese e baciò la mano.—Che cos'ha adesso?—gridò ella facendo un passo indietro.—Potrà ella perdonarmi la mia aberrazione?—egli chiese con accento commosso.Quantunque imbarazzata dalla nuova e singolar piega che prendevano le cose, ella trovò ancora il modo di scherzare e gli rispose—Quale? Ne ha avute tante!—Quella di non essermi accorto subito che la sola donna ch'io potrei ancora amare sarebbe.....—Si fermi—interruppe la donna con piglio disinvolto, quantunque con voce un po' tremula e velata.—Ella è sul punto di dire una corbelleria.—Signora Amalia, signora Amalia, non rida sempre; mi ascolti per carità...—No, non è possibile—diss'ella movendosi per andarsene.—Ma non si vergogna? Lei passa dalle madri alle figlie e dalle figlie alle madri con la più candida e ingenua aria del mondo.... C'è davvero qualche lacuna nel suo senso morale.—Non mi rigetti così, non mi tolga ogni speranza....—Venga piuttosto, chè gli altri ci aspettano..—Capisco che sono stato un fanciullo e che non mi acquistai oggi nuovi titoli alla sua stima,ma se le memorie della nostra prima giovinezza non sono ancora scancellate dall'anima sua, se esse si ridestarono in lei come in me... perchè le giuro, ciò che mi affascinò un istante nella sua Matilde fu l'immagine di sua madre, fu l'immagine della gentile creatura con cui venticinque anni fa ci siamo scambiati una dolce promessa.....Il lettore si sarà accorto che il cavaliere Arsandi s'era impigliato in uno di quei periodi nei quali manca assolutamente il filo della sintassi, periodi arrischiati, che non ammettendo una conclusione grammaticale, sforzano sovente la mano e trascinano a qualche atto di audacia. Ed io ho ragione di credere che il signor Michele fosse sul punto di gettarsi ai piedi della mordace vedovella, quando s'intesero i passi e la voce di persona che si avvicinava.—Amalia! Arsandi! Dove diamine si sono cacciati?—Era Gustavo.—Oh siete qui—- egli soggiunse scorgendoli.—Vi cerco per tutto il giardino... Mi pareva di seccare quei giovinotti....A questo punto il Martelli guardò la sorella e l'amico.—Ehi, ci sarebbe il dubbio che seccassi anche voi?—Sciocco!—disse la signora Amalia arrossendo. E dopo questo complimento gli prese il braccio.—Andiamo. Venga, signor Michele.Costui, pieno di stizza, le si mise a fianco e le bisbigliò all'orecchio:—Ci riparleremo.Ella non rispose.—Ha proprio la cera scura—pensò Gustavo.—Che fosse innamorato davvero di mia nipote? O che si siano intesi di nuovo con la Amalia? O che non ci possa perdonare la burla fattagli?—Erano tutte cose sulle quali egli non poteva chiarirsi finchè non fosse a quattro occhi con sua sorella.Non tardarono a giungere dov'erano la Matilde ed Arturo.—A proposito—disse il Martelli quando furono tutti vicini—bisogna, Arsandi mio, che spieghiate a vostro figlio da che originale abbiate tolto una mezza figura ch'egli ha visto nel vostro album, e che, a sentirlo, rassomiglia tanto a mia nipote.Il signor Michele stette in forse un momento e poi disse:—Non c'è nessuna ragione di far misteri. L'originale è qui, la signora Amalia, venticinque anni fa, quand'io ero ospite de' suoi genitori.Questa rivelazione non fece sorpresa ad alcuno dei presenti, tranne ad Arturo che non sapeva rendersi conto del come non vi avesse pensato. Ma la signora Amalia lo tolse d'imbarazzo.—Vede che cosa significa un periododi venticinque anni. Per trovare una rassomiglianza bisogna passare alla seconda generazione.La signora Amalia fu incrollabile nei suoi propositi. Ella non accordò più alcun colloquio particolare al cavaliere Arsandi, e volle ch'egli ed Arturo partissero nella giornata del domani. È però notissimo a tutti i conoscenti della famiglia e a tutti i curiosi del paese, che, dopo quindici giorni e dopo uno scambio assai vivo di lettere, tanto il padre che il figlio tornarono alla villa, ove Arturo e Matilde si trattano come due fidanzati. Molti indiscreti vogliono dare per cosa già stabilita anche il matrimonio fra il cavaliere Arsandi e la vedova Nottoli, ma la signora Amalia a chi gliene parla dice sempre che non v'è in ciò ombra di vero. È certo nondimeno che il professore Benvoglio lasciò la villeggiatura nel massimo furore e discorre delle signore Nottoli, di Gustavo Martelli e dei due Arsandi con acrimonia di letterato. Egli odia più che mai l'Inghilterra e vagheggia con passione sempre più viva l'ideale dell'antica Grecia. Si crede che egli stia per isposare la serva.

CAPITOLO UNDECIMOIl sole volgeva al tramonto. Nel giardino Nottoli sulla collinetta respiciente il lago stavano seduti chiacchierando la signora Amalia, la Matilde, i due Arsandi e il Martelli, tutti insomma gli ospiti della villa, ad eccezione del professore Benvoglio che dormiva in salotto da pranzo. A un tratto la padrona di casa fece col dito un cenno da regina al signor Michele e si alzò in piedi. Egli si affrettò a lasciare il suo posto e ad avvicinarsele.—Torniamo subito—disse la signora Amalia al resto della brigata mentre s'allontanava coll'Arsandi. E rivoltasi a lui:—No, non ispenga il sigaro, è inutile. Ormai anche le donne han preso la bell'abitudine di fumare... Ella ha diritto ad una spiegazione. Gliel'avevo promessa per questa sera; gliela do prima del crepuscolo;non si lagnerà di me. Però badi, se lei non avesse nulla, proprio nulla sulla coscienza, nè lei avrebbe da domandarmi, nè io avrei da offrirle questa spiegazione... Ella mi ringrazierebbe dell'improvvisata che le ho fatto mandando Gustavo a prendere il suo Arturo, e ce la passeremmo tutti allegramente per alcuni giorni...—Come! Nella sua improvvisata non ci sarebbe malizia?—No, no, non creda questo... ma se c'è malizia non è colpa nostra... E dico nostra perchè metto nel conto anche mio fratello... Oh via, non faccia l'indiano e giuochiamo a carte scoperte... Ella mi capita qui dopo venticinque anni che non ci eravamo veduti, capita, debbo ritenere, per salutarmi, per mostrarmi che un uomo e una donna possono restare amici anche se da ragazzi si erano promessi di sposarsi o di morire e poi nè si sono sposati, nè sono morti... Io la accolgo con vero piacere, non ho dispetti, non ho rancori; venticinque anni fa eravamo bimbi tutti e due... e del resto, il tempo è un gran medico... esso disarma la collera o tutt'al più muta in innocenti epigrammi le sfuriate dell'amor proprio offeso... Ma a lei, caro signor Michele, il tempo fa dei brutti tiri. Ella a vicenda si accorge e non si accorge degli anni che passano, e crede a cinque lustri di distanza di potereripigliare con la figliuola la partita lasciata a mezzo con la madre...—Ma, signora Amalia...—Mi neghi un po' che appena arrivato s'è sentito in obbligo di far la corte a mia figlia?—Non mi pare che il mio contegno avesse nulla di sconvenevole.—Ella è troppo ben educato da potersi meritare un tale rimprovero—rispose la signora—ma i fatti hanno la loro logica a cui non si scappa. Lo ha detto l'imperatore Napoleone.—Che fatti?—Dio mio! I fatti della galanteria come gli altri.... Per noi donne maritate la cosa cammina più liscia; la società per noi ha un milione di indulgenze; la civetteria, oh è un affar da nulla; la passione, ci ha colpa il marito che non seppe comprenderci.... Ma le fanciulle, la loro riputazione è come un vetro; un soffio l'appanna...—Ma dunque il rendere omaggio alla bellezza, alla grazia di una fanciulla è una colpa?—Quando l'omaggio è troppo entusiastico e quando chi lo rende non può sposar la fanciulla è per lo meno una leggerezza, la quale non approda ad altro che a gettare il ridicolo sul corteggiatore o a compromettere la ragazza... E io sono una buona madre.—Locchè significa ch'Ella vorrebbe farmi ridicolo?—Non dico questo... Sono anche una buona amica...—Obbligatissimo...—Ma sono sincera. E l'altro ieri per esempio non mi sarebbe dispiaciuto di vederla...—Fare un capitombolo dal cavallo?—Si figuri... come mio fratello.... senza farsi male... sul tappeto erboso.—Ma mi perdoni—riprese il signor Michele facendosi serio—supponga un momento ch'io le avessi domandato la mano di sua figlia?—Io l'avrei ringraziata moltissimo e le avrei risposto con un bel discorsetto diviso in tre punti. Le avrei detto, come donna, ch'io non sono una di quelle creature romantiche, le quali dopo avere amato un uomo, giudicano opportuno di gettargli in braccio la figlia; le avrei soggiunto, come madre, ch'io desidero che lo sposo della Matilde abbia qualche anno, ma non già ventisei o ventisette anni più di lei; come amica finalmente avrei concluso: caro signor Michele, non faccia questa corbelleria, non prenda una moglie più giovane del suo figliuolo. Grazie al cielo, Ella ha troppo giudizio, non mi ha fatto la domanda e io non dovevo farle alcuna risposta. C'era solo il pericolo, che so io? chela Matilde potesse pigliar sul serio le sue galanterie.... Le ragazze sono capricciose, pensano poco all'avvenire.... sono capaci di preferire al sole che nasce il sol che tramonta, senza rammentarsi che subito dopo il tramonto viene la sera....—Con altre parole, Ella mi paragona al sol che tramonta.—E se ne offende quasi! Le par poco il sole?... E un bel tramonto, in fede mia, uno di quei tramonti cinti di nubi rosate, di vapori trasparenti e sottili che coronano un magnifico giorno che muore, e preparano un magnifico domani....—Motteggiatrice perpetua!—Non creda. Ci fu un istante in cui temei di dover prender le cose sul serio.—Quando?—Quando ho dovuto rinunziare alla speranza di far passare il suo brio giovanile per opera di galvanismo, e la maestà del suo portamento per effetto delle stecche di un busto...—Un busto! Mi attribuiva un busto?—sclamò il signor Michele scandolezzato.—Eh! Ho avuto torto.... E allora, temendo che le sue prove cavalleresche le dessero battaglia vinta, fui sul punto di corrucciarmi, e di licenziarla su due piedi.....—Nientemeno?—Sì, ma prevalsero in me idee più mansuete. Non volevo darle la soddisfazione di vedermi in collera, volevo punirla della sua audacia, e ridere....—Bella mansuetudine!—Mi consultai con mio fratello, che, quantunque non paia, è un savio. Egli mi disse: Ho un'idea. L'amico ha anch'egli il suo tallone d'Achille, ed è quel figliuolo ch'egli ha lasciato a Venezia e che non vuole chiamar qui perchè non lo faccia sfigurare.—Oh signora Amalia, crede ch'io sia così vano?—Non è nè più nè meno dì tante signore eleganti che non conducono fuori di casa le loro ragazze quando son grandi. Ebbene, questo suo figliuolo io non lo conoscevo, ma Gustavo lo aveva visto anni sono, e mi assicurava che s'egli aveva tenuto le sue promesse doveva esser diventato uno dei più belli e simpatici giovinotti che si possano immaginare.—Andrò a prenderlo io—disse Gustavo—vincerò le sue resistenze, e ove mi riesca di portarlo qui non dubito che egli darà scacco matto al suo signor padre. Figuriamoci se la Matilde non dovrebbe trovare estremamente comica la idea di esser la matrigna di questo Arturo... Eh caro signor Michele, fu un giuoco e potevo perdere.... il suo Arturo poteva rifiutarsi di venire, poteva essere un giovinastro sgarbato e dar così maggior rilievo ai pregi dei suo compitissimo genitore, e allora i nostri imbarazzi sarebbero cresciuti... Ciò le dà la chiave delle mie inquietudini...—E anche della sua emicrania?—Non ne parli. Fu uno stratagemma per evitare le spiegazioni e per tener lontana da lei la Matilde... Oh! Ella mi deve pagare quei bagni freddi....—Io!... A lei?—sclamò l'Arsandi maravigliato che si scambiassero le parti.—No, no—riprese la sonora Amalia in tuono conciliativo.—Chi vince può essere generoso. E io ho vinto. Sa che cosa mi disse la Matilde?—Che cosa?—Il signor Michele è un uomo di spirito, ma suo figlio è molto più simpatico. Era tutto quello che io domandavo... Non si mortifichi, signor Michele.... Per vincere un Arsandi si è dovuto ricorrere a un altro Arsandi.... Pensi che gloria per la famiglia!—Penso.... penso che la signora Matilde aveva torto....—Torto in che?—Nel giudicarmi un uomo di spirito.—Ah non si umilii... Del resto, la metterò subito alla prova... Ella avrà certo capito che cosa vi sia da fare in questo momento.—Io?—rispose il signor Michele grattandosi leggermente la nuca—in verità.... a meno che ella non intenda maritare questi due figliuoli.—Ah signor Michele, ho proprio paura ch'ella avesse ragione...—In che senso?—Scusi sa, ma nel dire che non è un uomo di spirito... Oh via, caro amico, lei tratta questa faccenda come avrà trattato gli affari di frutta secche e di spazzole della ditta Bertheen Harris e C.... Ma le pare?.... Quei due ragazzi si conoscono da poche ore; non si saranno antipatici, lo ammetto, ma è una buona ragione perchè si sposino?... Sa Ella se i loro caratteri siano fatti per istare insieme, se i loro gusti siano conformi, sa Ella finalmente se suo figlio abbia la più lontana idea di prender moglie?... E quando pure egli l'avesse, crede che io gli darei mia figlia senza domandar più in là?... Per che razza di madre mi prende?—Perdoni, ma Arturo non è un partito disprezzabile...—Tutt'altro... È anzi troppo per la mia figliuola... Egli è straricco.—Non esageri. Avrà ventimila sterline.—Che sono in franchi?—Cinquecentomila.—E mia figlia non ha che centomila lire di dote.—Ce n'è d'avanzo.—La Matilde non ha ancora 18 anni.—Arturo ne ha già 22.—Troppo pochi. Son due fanciulli. E poi suo figlio è artista, ha bisogno di libertà, di movimento...—Mio figlio è più sodo e più assestato di me.—Non ci vuol molto—pensò la signora Amalia. E soggiunse—La Matilde è cattolica.—E Arturo è protestante. Le fa caso?—Oh questo no... E a lei?—A me? È tutt'uno.—Cose utilissime a sapersi, ma non se ne fa nulla... I matrimoni si combinano in questa maniera nelle commedie e nei romanzi, non nella vita reale e fra persone di giudizio...La signora Amalia aveva ragione in un modo così evidente, che l'Arsandi non seppe più che rispondere. Egli balbettò soltanto undunqueinterrogativo.—Dunque mi dispiace davvero, ma non ci vedo che un'uscita... Mi preme di non parere una madre che accalappii i generi nelle suereti.... E così, non se n'abbia a male, io non vorrei trattenere suo figlio qui che.... fino a domani sera per esempio.—Ah lo getta da parte come un limone spremuto!—Che similitudine triviale! Veda, non c'è caso.... Bisogna proprio che domani sera Ella lo conduca via.—Che io lo conduca? È pur venuto senza di me.—Che vuole? Se resta qui lei, ho paura di dover tornar a chiamare il suo Arturo.—Insomma ci chiude la porta in faccia.—Dio guardi!..... Lascino trascorrere un paio di settimane, tanto che passi il pericolo di sorprese e di riscaldamenti fuori di proposito, e poi ci facciano una nuova visita, chè saranno i beni accetti.... O perchè se ne sta imbronciato?.... Se dovrebbe anzi ringraziarmi.....—Questo poi stento a capirlo.—Ha una cattiva giornata... Impedisco a lei di fare delle sciocchezze, voglio allontanare fino il sospetto ch'io abbia teso un laccio a suo figlio, ed Ella non mi ringrazia?... Mi ringrazierà almeno di questo consiglio che le do. Se le è tanto grave il peso della vedovanza, cerchi una donna savia, stagionata, che di qui a dieci o quindici anni possa curare con mano esperta econ animo indulgente i suoi reumatismi... Vuol che gliela trovi io?... C'è una sorella nubile del professore Benvoglio...—Non mi parli di quell'animale,—proruppe il sig. Michele che aveva un gran bisogno di sfogarsi con qualcheduno.—Signor Michele, moderi i termini... Povero professore! Un tipo di cavaliere da medio evo, un uomo che andrebbe nel fuoco per me e che sospira ai miei piedi senza speranze....—Anche per questo mi è odioso... Come mai una donna del suo spirito può sopportare gli omaggi di quello scimunito?—replicò corrucciato l'Arsandi gettando via il sigaro.—Insomma non mi maltratti quel povero uomo che ha una sorella nubile....—Signora Amalia, la supplico, non mi spinga agli estremi....—Oh! oh! Andiamo proprio in tragico—rispos'ella fermandosi a un tratto e guardando il suo interlocutore con una certa curiosità. Erano in quel momento dietro una macchia d'abeti e i raggi orizzontali del sole che tramontava, penetrando tra i frastagli delle fronde e dei rami, venivano ad illuminare in bizzarra guisa il volto di lei.In un lampo l'Arsandi le prese e baciò la mano.—Che cos'ha adesso?—gridò ella facendo un passo indietro.—Potrà ella perdonarmi la mia aberrazione?—egli chiese con accento commosso.Quantunque imbarazzata dalla nuova e singolar piega che prendevano le cose, ella trovò ancora il modo di scherzare e gli rispose—Quale? Ne ha avute tante!—Quella di non essermi accorto subito che la sola donna ch'io potrei ancora amare sarebbe.....—Si fermi—interruppe la donna con piglio disinvolto, quantunque con voce un po' tremula e velata.—Ella è sul punto di dire una corbelleria.—Signora Amalia, signora Amalia, non rida sempre; mi ascolti per carità...—No, non è possibile—diss'ella movendosi per andarsene.—Ma non si vergogna? Lei passa dalle madri alle figlie e dalle figlie alle madri con la più candida e ingenua aria del mondo.... C'è davvero qualche lacuna nel suo senso morale.—Non mi rigetti così, non mi tolga ogni speranza....—Venga piuttosto, chè gli altri ci aspettano..—Capisco che sono stato un fanciullo e che non mi acquistai oggi nuovi titoli alla sua stima,ma se le memorie della nostra prima giovinezza non sono ancora scancellate dall'anima sua, se esse si ridestarono in lei come in me... perchè le giuro, ciò che mi affascinò un istante nella sua Matilde fu l'immagine di sua madre, fu l'immagine della gentile creatura con cui venticinque anni fa ci siamo scambiati una dolce promessa.....Il lettore si sarà accorto che il cavaliere Arsandi s'era impigliato in uno di quei periodi nei quali manca assolutamente il filo della sintassi, periodi arrischiati, che non ammettendo una conclusione grammaticale, sforzano sovente la mano e trascinano a qualche atto di audacia. Ed io ho ragione di credere che il signor Michele fosse sul punto di gettarsi ai piedi della mordace vedovella, quando s'intesero i passi e la voce di persona che si avvicinava.—Amalia! Arsandi! Dove diamine si sono cacciati?—Era Gustavo.—Oh siete qui—- egli soggiunse scorgendoli.—Vi cerco per tutto il giardino... Mi pareva di seccare quei giovinotti....A questo punto il Martelli guardò la sorella e l'amico.—Ehi, ci sarebbe il dubbio che seccassi anche voi?—Sciocco!—disse la signora Amalia arrossendo. E dopo questo complimento gli prese il braccio.—Andiamo. Venga, signor Michele.Costui, pieno di stizza, le si mise a fianco e le bisbigliò all'orecchio:—Ci riparleremo.Ella non rispose.—Ha proprio la cera scura—pensò Gustavo.—Che fosse innamorato davvero di mia nipote? O che si siano intesi di nuovo con la Amalia? O che non ci possa perdonare la burla fattagli?—Erano tutte cose sulle quali egli non poteva chiarirsi finchè non fosse a quattro occhi con sua sorella.Non tardarono a giungere dov'erano la Matilde ed Arturo.—A proposito—disse il Martelli quando furono tutti vicini—bisogna, Arsandi mio, che spieghiate a vostro figlio da che originale abbiate tolto una mezza figura ch'egli ha visto nel vostro album, e che, a sentirlo, rassomiglia tanto a mia nipote.Il signor Michele stette in forse un momento e poi disse:—Non c'è nessuna ragione di far misteri. L'originale è qui, la signora Amalia, venticinque anni fa, quand'io ero ospite de' suoi genitori.Questa rivelazione non fece sorpresa ad alcuno dei presenti, tranne ad Arturo che non sapeva rendersi conto del come non vi avesse pensato. Ma la signora Amalia lo tolse d'imbarazzo.—Vede che cosa significa un periododi venticinque anni. Per trovare una rassomiglianza bisogna passare alla seconda generazione.La signora Amalia fu incrollabile nei suoi propositi. Ella non accordò più alcun colloquio particolare al cavaliere Arsandi, e volle ch'egli ed Arturo partissero nella giornata del domani. È però notissimo a tutti i conoscenti della famiglia e a tutti i curiosi del paese, che, dopo quindici giorni e dopo uno scambio assai vivo di lettere, tanto il padre che il figlio tornarono alla villa, ove Arturo e Matilde si trattano come due fidanzati. Molti indiscreti vogliono dare per cosa già stabilita anche il matrimonio fra il cavaliere Arsandi e la vedova Nottoli, ma la signora Amalia a chi gliene parla dice sempre che non v'è in ciò ombra di vero. È certo nondimeno che il professore Benvoglio lasciò la villeggiatura nel massimo furore e discorre delle signore Nottoli, di Gustavo Martelli e dei due Arsandi con acrimonia di letterato. Egli odia più che mai l'Inghilterra e vagheggia con passione sempre più viva l'ideale dell'antica Grecia. Si crede che egli stia per isposare la serva.

Il sole volgeva al tramonto. Nel giardino Nottoli sulla collinetta respiciente il lago stavano seduti chiacchierando la signora Amalia, la Matilde, i due Arsandi e il Martelli, tutti insomma gli ospiti della villa, ad eccezione del professore Benvoglio che dormiva in salotto da pranzo. A un tratto la padrona di casa fece col dito un cenno da regina al signor Michele e si alzò in piedi. Egli si affrettò a lasciare il suo posto e ad avvicinarsele.

—Torniamo subito—disse la signora Amalia al resto della brigata mentre s'allontanava coll'Arsandi. E rivoltasi a lui:—No, non ispenga il sigaro, è inutile. Ormai anche le donne han preso la bell'abitudine di fumare... Ella ha diritto ad una spiegazione. Gliel'avevo promessa per questa sera; gliela do prima del crepuscolo;non si lagnerà di me. Però badi, se lei non avesse nulla, proprio nulla sulla coscienza, nè lei avrebbe da domandarmi, nè io avrei da offrirle questa spiegazione... Ella mi ringrazierebbe dell'improvvisata che le ho fatto mandando Gustavo a prendere il suo Arturo, e ce la passeremmo tutti allegramente per alcuni giorni...

—Come! Nella sua improvvisata non ci sarebbe malizia?

—No, no, non creda questo... ma se c'è malizia non è colpa nostra... E dico nostra perchè metto nel conto anche mio fratello... Oh via, non faccia l'indiano e giuochiamo a carte scoperte... Ella mi capita qui dopo venticinque anni che non ci eravamo veduti, capita, debbo ritenere, per salutarmi, per mostrarmi che un uomo e una donna possono restare amici anche se da ragazzi si erano promessi di sposarsi o di morire e poi nè si sono sposati, nè sono morti... Io la accolgo con vero piacere, non ho dispetti, non ho rancori; venticinque anni fa eravamo bimbi tutti e due... e del resto, il tempo è un gran medico... esso disarma la collera o tutt'al più muta in innocenti epigrammi le sfuriate dell'amor proprio offeso... Ma a lei, caro signor Michele, il tempo fa dei brutti tiri. Ella a vicenda si accorge e non si accorge degli anni che passano, e crede a cinque lustri di distanza di potereripigliare con la figliuola la partita lasciata a mezzo con la madre...

—Ma, signora Amalia...

—Mi neghi un po' che appena arrivato s'è sentito in obbligo di far la corte a mia figlia?

—Non mi pare che il mio contegno avesse nulla di sconvenevole.

—Ella è troppo ben educato da potersi meritare un tale rimprovero—rispose la signora—ma i fatti hanno la loro logica a cui non si scappa. Lo ha detto l'imperatore Napoleone.

—Che fatti?

—Dio mio! I fatti della galanteria come gli altri.... Per noi donne maritate la cosa cammina più liscia; la società per noi ha un milione di indulgenze; la civetteria, oh è un affar da nulla; la passione, ci ha colpa il marito che non seppe comprenderci.... Ma le fanciulle, la loro riputazione è come un vetro; un soffio l'appanna...

—Ma dunque il rendere omaggio alla bellezza, alla grazia di una fanciulla è una colpa?

—Quando l'omaggio è troppo entusiastico e quando chi lo rende non può sposar la fanciulla è per lo meno una leggerezza, la quale non approda ad altro che a gettare il ridicolo sul corteggiatore o a compromettere la ragazza... E io sono una buona madre.

—Locchè significa ch'Ella vorrebbe farmi ridicolo?

—Non dico questo... Sono anche una buona amica...

—Obbligatissimo...

—Ma sono sincera. E l'altro ieri per esempio non mi sarebbe dispiaciuto di vederla...

—Fare un capitombolo dal cavallo?

—Si figuri... come mio fratello.... senza farsi male... sul tappeto erboso.

—Ma mi perdoni—riprese il signor Michele facendosi serio—supponga un momento ch'io le avessi domandato la mano di sua figlia?

—Io l'avrei ringraziata moltissimo e le avrei risposto con un bel discorsetto diviso in tre punti. Le avrei detto, come donna, ch'io non sono una di quelle creature romantiche, le quali dopo avere amato un uomo, giudicano opportuno di gettargli in braccio la figlia; le avrei soggiunto, come madre, ch'io desidero che lo sposo della Matilde abbia qualche anno, ma non già ventisei o ventisette anni più di lei; come amica finalmente avrei concluso: caro signor Michele, non faccia questa corbelleria, non prenda una moglie più giovane del suo figliuolo. Grazie al cielo, Ella ha troppo giudizio, non mi ha fatto la domanda e io non dovevo farle alcuna risposta. C'era solo il pericolo, che so io? chela Matilde potesse pigliar sul serio le sue galanterie.... Le ragazze sono capricciose, pensano poco all'avvenire.... sono capaci di preferire al sole che nasce il sol che tramonta, senza rammentarsi che subito dopo il tramonto viene la sera....

—Con altre parole, Ella mi paragona al sol che tramonta.

—E se ne offende quasi! Le par poco il sole?... E un bel tramonto, in fede mia, uno di quei tramonti cinti di nubi rosate, di vapori trasparenti e sottili che coronano un magnifico giorno che muore, e preparano un magnifico domani....

—Motteggiatrice perpetua!

—Non creda. Ci fu un istante in cui temei di dover prender le cose sul serio.

—Quando?

—Quando ho dovuto rinunziare alla speranza di far passare il suo brio giovanile per opera di galvanismo, e la maestà del suo portamento per effetto delle stecche di un busto...

—Un busto! Mi attribuiva un busto?—sclamò il signor Michele scandolezzato.

—Eh! Ho avuto torto.... E allora, temendo che le sue prove cavalleresche le dessero battaglia vinta, fui sul punto di corrucciarmi, e di licenziarla su due piedi.....

—Nientemeno?

—Sì, ma prevalsero in me idee più mansuete. Non volevo darle la soddisfazione di vedermi in collera, volevo punirla della sua audacia, e ridere....

—Bella mansuetudine!

—Mi consultai con mio fratello, che, quantunque non paia, è un savio. Egli mi disse: Ho un'idea. L'amico ha anch'egli il suo tallone d'Achille, ed è quel figliuolo ch'egli ha lasciato a Venezia e che non vuole chiamar qui perchè non lo faccia sfigurare.

—Oh signora Amalia, crede ch'io sia così vano?

—Non è nè più nè meno dì tante signore eleganti che non conducono fuori di casa le loro ragazze quando son grandi. Ebbene, questo suo figliuolo io non lo conoscevo, ma Gustavo lo aveva visto anni sono, e mi assicurava che s'egli aveva tenuto le sue promesse doveva esser diventato uno dei più belli e simpatici giovinotti che si possano immaginare.—Andrò a prenderlo io—disse Gustavo—vincerò le sue resistenze, e ove mi riesca di portarlo qui non dubito che egli darà scacco matto al suo signor padre. Figuriamoci se la Matilde non dovrebbe trovare estremamente comica la idea di esser la matrigna di questo Arturo... Eh caro signor Michele, fu un giuoco e potevo perdere.... il suo Arturo poteva rifiutarsi di venire, poteva essere un giovinastro sgarbato e dar così maggior rilievo ai pregi dei suo compitissimo genitore, e allora i nostri imbarazzi sarebbero cresciuti... Ciò le dà la chiave delle mie inquietudini...

—E anche della sua emicrania?

—Non ne parli. Fu uno stratagemma per evitare le spiegazioni e per tener lontana da lei la Matilde... Oh! Ella mi deve pagare quei bagni freddi....

—Io!... A lei?—sclamò l'Arsandi maravigliato che si scambiassero le parti.

—No, no—riprese la sonora Amalia in tuono conciliativo.—Chi vince può essere generoso. E io ho vinto. Sa che cosa mi disse la Matilde?

—Che cosa?

—Il signor Michele è un uomo di spirito, ma suo figlio è molto più simpatico. Era tutto quello che io domandavo... Non si mortifichi, signor Michele.... Per vincere un Arsandi si è dovuto ricorrere a un altro Arsandi.... Pensi che gloria per la famiglia!

—Penso.... penso che la signora Matilde aveva torto....

—Torto in che?

—Nel giudicarmi un uomo di spirito.

—Ah non si umilii... Del resto, la metterò subito alla prova... Ella avrà certo capito che cosa vi sia da fare in questo momento.

—Io?—rispose il signor Michele grattandosi leggermente la nuca—in verità.... a meno che ella non intenda maritare questi due figliuoli.

—Ah signor Michele, ho proprio paura ch'ella avesse ragione...

—In che senso?

—Scusi sa, ma nel dire che non è un uomo di spirito... Oh via, caro amico, lei tratta questa faccenda come avrà trattato gli affari di frutta secche e di spazzole della ditta Bertheen Harris e C.... Ma le pare?.... Quei due ragazzi si conoscono da poche ore; non si saranno antipatici, lo ammetto, ma è una buona ragione perchè si sposino?... Sa Ella se i loro caratteri siano fatti per istare insieme, se i loro gusti siano conformi, sa Ella finalmente se suo figlio abbia la più lontana idea di prender moglie?... E quando pure egli l'avesse, crede che io gli darei mia figlia senza domandar più in là?... Per che razza di madre mi prende?

—Perdoni, ma Arturo non è un partito disprezzabile...

—Tutt'altro... È anzi troppo per la mia figliuola... Egli è straricco.

—Non esageri. Avrà ventimila sterline.

—Che sono in franchi?

—Cinquecentomila.

—E mia figlia non ha che centomila lire di dote.

—Ce n'è d'avanzo.

—La Matilde non ha ancora 18 anni.

—Arturo ne ha già 22.

—Troppo pochi. Son due fanciulli. E poi suo figlio è artista, ha bisogno di libertà, di movimento...

—Mio figlio è più sodo e più assestato di me.

—Non ci vuol molto—pensò la signora Amalia. E soggiunse—La Matilde è cattolica.

—E Arturo è protestante. Le fa caso?

—Oh questo no... E a lei?

—A me? È tutt'uno.

—Cose utilissime a sapersi, ma non se ne fa nulla... I matrimoni si combinano in questa maniera nelle commedie e nei romanzi, non nella vita reale e fra persone di giudizio...

La signora Amalia aveva ragione in un modo così evidente, che l'Arsandi non seppe più che rispondere. Egli balbettò soltanto undunqueinterrogativo.

—Dunque mi dispiace davvero, ma non ci vedo che un'uscita... Mi preme di non parere una madre che accalappii i generi nelle suereti.... E così, non se n'abbia a male, io non vorrei trattenere suo figlio qui che.... fino a domani sera per esempio.

—Ah lo getta da parte come un limone spremuto!

—Che similitudine triviale! Veda, non c'è caso.... Bisogna proprio che domani sera Ella lo conduca via.

—Che io lo conduca? È pur venuto senza di me.

—Che vuole? Se resta qui lei, ho paura di dover tornar a chiamare il suo Arturo.

—Insomma ci chiude la porta in faccia.

—Dio guardi!..... Lascino trascorrere un paio di settimane, tanto che passi il pericolo di sorprese e di riscaldamenti fuori di proposito, e poi ci facciano una nuova visita, chè saranno i beni accetti.... O perchè se ne sta imbronciato?.... Se dovrebbe anzi ringraziarmi.....

—Questo poi stento a capirlo.

—Ha una cattiva giornata... Impedisco a lei di fare delle sciocchezze, voglio allontanare fino il sospetto ch'io abbia teso un laccio a suo figlio, ed Ella non mi ringrazia?... Mi ringrazierà almeno di questo consiglio che le do. Se le è tanto grave il peso della vedovanza, cerchi una donna savia, stagionata, che di qui a dieci o quindici anni possa curare con mano esperta econ animo indulgente i suoi reumatismi... Vuol che gliela trovi io?... C'è una sorella nubile del professore Benvoglio...

—Non mi parli di quell'animale,—proruppe il sig. Michele che aveva un gran bisogno di sfogarsi con qualcheduno.

—Signor Michele, moderi i termini... Povero professore! Un tipo di cavaliere da medio evo, un uomo che andrebbe nel fuoco per me e che sospira ai miei piedi senza speranze....

—Anche per questo mi è odioso... Come mai una donna del suo spirito può sopportare gli omaggi di quello scimunito?—replicò corrucciato l'Arsandi gettando via il sigaro.

—Insomma non mi maltratti quel povero uomo che ha una sorella nubile....

—Signora Amalia, la supplico, non mi spinga agli estremi....

—Oh! oh! Andiamo proprio in tragico—rispos'ella fermandosi a un tratto e guardando il suo interlocutore con una certa curiosità. Erano in quel momento dietro una macchia d'abeti e i raggi orizzontali del sole che tramontava, penetrando tra i frastagli delle fronde e dei rami, venivano ad illuminare in bizzarra guisa il volto di lei.

In un lampo l'Arsandi le prese e baciò la mano.

—Che cos'ha adesso?—gridò ella facendo un passo indietro.

—Potrà ella perdonarmi la mia aberrazione?—egli chiese con accento commosso.

Quantunque imbarazzata dalla nuova e singolar piega che prendevano le cose, ella trovò ancora il modo di scherzare e gli rispose—Quale? Ne ha avute tante!

—Quella di non essermi accorto subito che la sola donna ch'io potrei ancora amare sarebbe.....

—Si fermi—interruppe la donna con piglio disinvolto, quantunque con voce un po' tremula e velata.—Ella è sul punto di dire una corbelleria.

—Signora Amalia, signora Amalia, non rida sempre; mi ascolti per carità...

—No, non è possibile—diss'ella movendosi per andarsene.—Ma non si vergogna? Lei passa dalle madri alle figlie e dalle figlie alle madri con la più candida e ingenua aria del mondo.... C'è davvero qualche lacuna nel suo senso morale.

—Non mi rigetti così, non mi tolga ogni speranza....

—Venga piuttosto, chè gli altri ci aspettano..

—Capisco che sono stato un fanciullo e che non mi acquistai oggi nuovi titoli alla sua stima,ma se le memorie della nostra prima giovinezza non sono ancora scancellate dall'anima sua, se esse si ridestarono in lei come in me... perchè le giuro, ciò che mi affascinò un istante nella sua Matilde fu l'immagine di sua madre, fu l'immagine della gentile creatura con cui venticinque anni fa ci siamo scambiati una dolce promessa.....

Il lettore si sarà accorto che il cavaliere Arsandi s'era impigliato in uno di quei periodi nei quali manca assolutamente il filo della sintassi, periodi arrischiati, che non ammettendo una conclusione grammaticale, sforzano sovente la mano e trascinano a qualche atto di audacia. Ed io ho ragione di credere che il signor Michele fosse sul punto di gettarsi ai piedi della mordace vedovella, quando s'intesero i passi e la voce di persona che si avvicinava.

—Amalia! Arsandi! Dove diamine si sono cacciati?—Era Gustavo.—Oh siete qui—- egli soggiunse scorgendoli.—Vi cerco per tutto il giardino... Mi pareva di seccare quei giovinotti....

A questo punto il Martelli guardò la sorella e l'amico.—Ehi, ci sarebbe il dubbio che seccassi anche voi?

—Sciocco!—disse la signora Amalia arrossendo. E dopo questo complimento gli prese il braccio.—Andiamo. Venga, signor Michele.

Costui, pieno di stizza, le si mise a fianco e le bisbigliò all'orecchio:—Ci riparleremo.

Ella non rispose.

—Ha proprio la cera scura—pensò Gustavo.—Che fosse innamorato davvero di mia nipote? O che si siano intesi di nuovo con la Amalia? O che non ci possa perdonare la burla fattagli?—Erano tutte cose sulle quali egli non poteva chiarirsi finchè non fosse a quattro occhi con sua sorella.

Non tardarono a giungere dov'erano la Matilde ed Arturo.

—A proposito—disse il Martelli quando furono tutti vicini—bisogna, Arsandi mio, che spieghiate a vostro figlio da che originale abbiate tolto una mezza figura ch'egli ha visto nel vostro album, e che, a sentirlo, rassomiglia tanto a mia nipote.

Il signor Michele stette in forse un momento e poi disse:—Non c'è nessuna ragione di far misteri. L'originale è qui, la signora Amalia, venticinque anni fa, quand'io ero ospite de' suoi genitori.

Questa rivelazione non fece sorpresa ad alcuno dei presenti, tranne ad Arturo che non sapeva rendersi conto del come non vi avesse pensato. Ma la signora Amalia lo tolse d'imbarazzo.—Vede che cosa significa un periododi venticinque anni. Per trovare una rassomiglianza bisogna passare alla seconda generazione.

La signora Amalia fu incrollabile nei suoi propositi. Ella non accordò più alcun colloquio particolare al cavaliere Arsandi, e volle ch'egli ed Arturo partissero nella giornata del domani. È però notissimo a tutti i conoscenti della famiglia e a tutti i curiosi del paese, che, dopo quindici giorni e dopo uno scambio assai vivo di lettere, tanto il padre che il figlio tornarono alla villa, ove Arturo e Matilde si trattano come due fidanzati. Molti indiscreti vogliono dare per cosa già stabilita anche il matrimonio fra il cavaliere Arsandi e la vedova Nottoli, ma la signora Amalia a chi gliene parla dice sempre che non v'è in ciò ombra di vero. È certo nondimeno che il professore Benvoglio lasciò la villeggiatura nel massimo furore e discorre delle signore Nottoli, di Gustavo Martelli e dei due Arsandi con acrimonia di letterato. Egli odia più che mai l'Inghilterra e vagheggia con passione sempre più viva l'ideale dell'antica Grecia. Si crede che egli stia per isposare la serva.


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