MNobil Caterva di excellentia ornata,Per haver vostre menti a virtù, volteVengomi, di este quatro insegne armata,Che a fortuna, amor, tempo, e morto, ho toltePer che ogn'alma, qui stia, quiete, e rimotaSenza tema d'alcun: con voglie sciolte,Prima, non pò fortuna, la sua RotaVoglier contra di voi: ch'io l'ho qui al braccioE al tutto, e d'ogni sua possanza, vota,D'amor, l'arco, gli strali, il foco, e 'l laccio,Eccogli quivi al fianco e il colpo intensoSuo, non temete hor, che gli è freddo giaccioDil tempo, eccovi il corso: il qual dispensoIn virtù, noscho qui: che a l'huom riserbaNome in vita, e dopoi, cellebre, e immensoDi morte poi, ecco la falce acerbaDila qual non spavite: che nel fondoHor iace, ogni possanza sua, superbaQuesti, son quelli, che domano il mondoQuai n'harran forza in voi: se a tal dechoroPorgerete le orecchi, e il cor, iocondo,Anci nel fin, voi vincerete loroQual io fo: che per vera experientiaVincesi con virtute il sacro choro,Io son Minerva: dea di la sientia,Ch'io vi apresento, una Comedia, novaMisteriosa e colma, di excellentia,I nella qual per modi assai, si prova,Quanto sagace sia, l'arte amorosa,E come agrada, spiace, noce, e giova,E fra l'altre, una Donna ingeniosaVederete di nulla: in tempo corto,Farsi riccha, potente, alta, e famosaE fantesce, e famigli, a dritto, e a torto,E gioti Parassiti, e Ruffe astute,Far l'impacito, il saggio, il vivo, e il mortoE dopo, quanto val, vie più virtuteChe la Ricchezza: vederte apertoPer diverse, e potissime, disputeEt altri assai bei tratti, in stil, copertoDa maraviglia, e riso, intendereteDa far venir un huom di marmo, expertoHor mentre che a virtù, pronti, stareteSempre seconda, vi serà, la sorteEt io propitia: expettator: valete:Ch'io mi ritorno alla celeste corteProvida da se stessa dice Cusì.Poi che invidia fortuna, e ingorda morteTolto m'ha in questa giovenil etadeL'una, la facultà, l'altra, il consorteEt lassatomi sola, in povertadeSenza amico, o parente: al tutto i' voglioHaver di me, poi che altri, n'ha pietadeCastità, e fede, usar, a chi amo, soglioMorto, è chi amavo assai più che me stessaSenza il cui viver, mi distrugo, e doglioBen ch'io non vo' per questo haver demessaMia ioventute: anci sempre adoprarlaChe vecchiezza in pocche hore, a noi si appressaParmi che d'altro al mondo hor non si parlaSe non di facultade, e di ricchezzaPerciò, fin che poss'io, vo' seguitarlaE s'io non son in cotal arte, avezzaBisogna entrar, senza timor, né affannoChe al ciel fin va, chi a quello il passo adrezzaMa chi son quelle dua, ch'insieme vannoRagionandose in là: Scaltra parmi unaE l'altra philotea, se non m'ingannoAnci di queste, non mi par nissunaSì pur, l'è Scaltra, Scaltra, la non odeL'è pur svegliata più di donna alcunaPer certo qualche affanno che le rodeCostei, conta a quell'altra, che non senteOver qualche piacer, di che 'l cor godeScaltraSmadonnaPov'eri con la menteCh'io t'ho chiamata un'horaSa te sol voltaMa tu sai da lontan, che mal si senteLagrimando a Costei, con doglia moltaNarravo tua sventura, e per ch'io t'amoSon venuta insensata, sorda, e stoltaPNon ti achade doler, vien meco, andiamoChe già più dì disidero parlarteSE anch'io de udirti, e di parlarti, bramoPDonque da costei vogli, acombiatarteSPhilotea vane, e fa seco mia scusaE quel ti ho detto, vogli ricordartePhParto senza di te, tutta confusaSPò far il Ciel, che tu non saprai direChe m'hai parlato, essend'io in casa chiusaE che al presente: i' non posso venireCh'io verrò poi domanPhhor sia con dioResta, non mi saprei mai dipartirePScaltra, perché a te sola, il pensier miofu oghor palese: hor vo' ch'intendi il tuttoPer sapermi redir se, è buono, o rioChe havesti il cor, d'ogn'arte, ognhor, sì instrutoChe mai non seminasti in me consiglioCh'io non vi raccogliesse, ottimo, fruttoFo cunto che se' il padre, e ch'io sia il figlioChe se cosa dirò, che non rieschaCorregier mi saprai con un sol ciglioTua madonna già fui, tu mia fanteschaBen che ognhor te hebbi in luoco di sorellaPer la bontà, che ognhor par che in te creschaQuesta vita ch'io fo, misera, e fellaVo' lassar, per tenerme una meglioreE per non esser più di me ribellaMai non mi vo' trovar in tanto erroreChe quel dir, che ogni femina il suo pegioSeguita, hebba in me, forza, né vigoreDuro, è d'alto cader, in basso, seggioScaltra mia d'ogni ben sai ch'io ere in cimaHor più d'ogn'altra, al fondo esser mi veggioMediante tua virtute in primaE il mio saper, sarò più che mai lieta,Che tanto è, pover un, quanto il si extima,Non son per haver mai l'anima quietaMa questa, vita in tuto, adoprar tantoCh'io giungeroe, a la desiata metaTutto il giorno ambasciate ho d'ogni cantoNon di persone vil, ma d'homin degniDa portarne alfin gloria, utile, e vanto,El bisogna mo, scaltra che t'ingegniA pensar quel che in ciò debbiamo fareE che a tuo modo, mi amaestri, e insegni.STi son stata madonna, ascoltareBen che n'happristi apena pur, la bocchaCh'io intesi apien, di che volei trattare,Poi che ragion, e il proprio ben, ti tocchaSeguita questa impresa, e lassa ogn'altraChe non si acquista haver, per fuso, e rocchaTu hai de gli amanti assai, credilo a scaltra,Ogni giorno ne ho diece a la mia portaE a tanto sei, che non si parla d'altraE pur poco, è che una messaggia accortaDe un de' megliori, e primi, dil paese,Volea ti havesse, una sua, letra portaCredo che 'l sia passato più d'un meseChe ognhora, e letre, e messi, e priegi, ho habutoD'alme gentil, che di te sonno aceseGemme, oro, argento, e munili: in tributoOfferendosi darti: & io temeaDirtil: che non mi festi reo saluto,Quella gentil fantesca, philotea,Che era qui meco adesso: a ciò che intendiVien per chi, per te vive, in pena rea,E perché sappi come ognuno, accendi,Ecco una letra qui: dil suo patroneIn che vol che 'l suo caldo amor, comprendiQuesto è bello gentil riccho, e gargione,Quel che vorrai di lui, tanto farrai,Ma bisogna proceder con ragionePDammi la letraSl'haria persa maiNo, no, l'è qui, to' leggi, che 'l si vedaQuel che gli scrive: e il tuo parer, diraiPChe cosa, è questa, un bolletin ca sedaBen, l'è la fitation di la tua casaChe tu dei dar, tre lire, di moneda,Sarebbe questa mai qualche tua rasaSCerto madonna non, ch'io l'ho cangiataIn fallo: che la me era in sen rimasaEccola quiPso che l'è sigillataEt ha qui, pinto, dentro, un mordace angueChe gli haver mostra, o me, l'alma arabiatala letraQuel che per tua beltà, morendo languePrivo di cor, d'arbitrio, e d'intelletto,Questa ti manda, scritta, dil suo sangue,Che apena visto, il tuo divino, aspettoLa dolcissima gratia, e il caro, riso,Me ti fei sviscerato, e humil, sugetto,Et son a tal, ch'io bramo esser occiso,Né curo più richezza, né thesoro,Non potendo fruir, il tuo bel visoEt ogni mio poter, argento, &, oro,Dedico a tua beltà, senza la qualeStruggo, peno, tormento, languo, e moroHor non trovando aiuto, al mio gran maleNé possendo altro far, diterminai,Drizar questa al conspetto tuo, regale,A la qual, se benigna, e humil, serai,Per concluder mia, vita, o morte, prestoUna sola risposta, doneraiLettaScaltra, costui fa sì, lo afflito, e mesto,Vistomi havendo una sol volta, apena,Che ciò parmi un inganno, manifesto,Forsi, è legato, in qualche aspra catenaE non potendo haver, quel che disiaVien per meco sfochar l'ardente penaO per che ognuno volentier se inviaA qualche praticha, amorosa, e nova,Per pascer, sua, volubil, fantasiaSMadonna credi a me, ch'io 'l so, per provaChe quel che va, per ingannar altruiNela fine ingannato, esser, si trovaMa tal consulto, hor vo' faccian, tra nuiSe a quel che ai prima detto, conrispondiChe sarà il vinto, e il subgiugato, luiPrima, vo' che a la letra, non rispondiPer questa volta: e che tu faci il graveE anchor come tu 'l vedi, che ti abscondiPoi se 'l te scrive anchora: in stil soaveVo' che tu gli rispondi: e honestamenteChe dil ioco d'amor, questa, è la chiavePur concludendo, che non voi far nienteDe cosa che 'l ti chiggia: che a sto modoTerrai te in pregio, e gl'intrerà in la menteBen ch'io credo che, gli habia fermo il chiodoA quel che ognhor vist'ho, d'amarti sempreE ad ogni stratio, star constante, e sodoPScaltra, talhor un huomo, è di tal tempreChe vol alciarti al ciel: che in un momentoPoi veder brama che 'l tuo cor, si stempreMa sia quel che si voglia, alcun contentoNon sia da me, se da lui non son primaChe solo, è l'amor mio, oro, & argentoNon sia, chi belle parolette, exprimaCon humidi occhi, e con pietoso aspettoChe di me, non d'altrui, fo cunto, e stimaSDonque madonna, n'hai di me dillettoDonque nulla mi extimiPcome nullaAnci t'ho sempre sculpta in mezo il pettoQuando nomino me, come fanciullaNel cor qual madre, ognhor ti pongo inantiChe tu sei 'l mio sepulcro, e la mia cullaE che 'l sia 'l vero, voglio da qui avantiChe habi a star meco, e lassi ogni altra cosaChe farem nostra vita in gioia, e cantiIovene, e frescha, anchor come una rosaSchaltra tu sei: ove potremo insiemeCon utii star, su la vita, amorosaConoscho ben alcun, che per te, gemeE tu non curi, e ciò te, è danno moltoChe 'l si de' coglier, fin che rende il semeTutte le crespe, e machie, c'hai sul voltoTi le traroe, con licor, lambicatiDi questo, non ti haver affanno toltoEt altro che verzin, e sulimatiAdopreroe, in frati rossa, e bianchaNe' unti, a capei lungi, e in anellatiPoi cercha i vestimenti, mai non manchaA chi si adopra: che in ogni delitiaSi trova quella, che, è più ardita, e franchaMa lassian questo andar, tua massaritiaFarai da me portar, e dopo il fittoPageren con danari, o co' amicitiaE se tu hai altro debito, o altro scrittoQual suol haver, chi povertate, incalzaLassa la briga a me, sai quel ti ho dittoSMadonna i' son, senza camisa, e scalzaSol per voler pagar dilletto, il noloOnde da freddo, in corpo: il cor, mi sbalzaE questo guardacor, che ho indosso: soloÈ, mio: e, tutto il resto, è dil patroneQual son i muri, il colmo l'aria: e il suoloMa poi ch'io veggio ch'ai compassioneDi me scaltra tua, misera, e tapinaSon per te sempre, a torto, &, a ragionePTaci mo, chi, è colui che in qua caminaSarebbe 'l mai quel che ti diè la letraSChi, Orio, no 'l cavalco stamatinaCerto gli è quelPvoi tu, ch'io me gli aretraSSì, entra in casa: e lassa che una bagliaVo' dargli, da spezar un cor di pietraOScaltraSsignorOche faiSnulla che vagliaONon ti degnasti, venir l'altro giornoViemmi voglia di far teco battagliaSDa indi in qua, so' in tanto, affanno, e scornoCh'io credo certo perderò il cervelloSe 'l perduto d'altrui, non gli ritornoOChe cosa, è questaSi' ti dirò, uno anelloDiemmi un per ch'io l'impegnasse al giudeoE il persi per la via: o destin fello:OAd ogni modo questo è un caso reoGuarda, se alcun di questi, se gli avieneTo', piglia, e a lui lo torna, o va a lo EbreoSParmi veder le stelle in Ciel sereneMirandoti le dita, e alcun di questiCon quel, per che val tropo, non convieneOQuanto potea valer, quel che perdestiSEgli mi disse, to', ch'el val tre scudiFa che sopra il Iudeo, duo, ti ne prestiOTo', un, e duo, e tre, e quatro, chiudiVa, e fa, quel che ti piace, e se 'l ti achadepiù cosa alcuna, fa che in me concludiSSignor, per questa immensa tuo bontadeOOdi, non mi formar belle parolleChe ognun tenuto, è ad aiutar, chi chadeSI' ti volevo dir duo cose soleL'una, che gratie assai ti rifferischoL'altra, de adempir quel che tuo cor, voleOA questo ultimo dir, tutto indolcischoO me felice, se fusti la tramaDila tela gentil, che ardendo, ordischoSPossi la luce tua, vedermi, gramaOCome la luceSsì, vedermi tristaS'io no cerco far quel che 'l tuo cor bramaOPer dio che dea grama la mia vistaChe dicesti haver brama di vedereCh'io meza havea di tosco l'alma mistaSNon, dio mi guardi anci ti fo a sapereChe pria scemasse dil tuo ben, sintillaI' mi vorrei per te, morta, vedereOHor quanto amo costei tu 'l sai, che in villaHito ero, questo mane, e oltra mia vogliaTornato i' son, che 'l cor di lei sfavillaNé conosco altri, che d'affanno, e dogliaMi possi trar, se non te, scaltre fidaIn che ogni mio ben, pullula, e germogliaTu sol sei quella vera scorta, e guidaChe pò levarmi al Ciel, e a tuo comandoFar che a un punto, per sempre pianga, e ridaSSenza ch'io 'l dica, sai quel ch'io dimandoOSo il tuo voler, e di lei quello anchoraE però scaltra, a te, mi racomandoDuo notti son, ch'io n'ho dormito un'horaI' voglio ir a posar, scaltra ti pregoChe mi vogli aiutar, prima ch'io moraSAl comandar, no al tuo pregar, mi piegoE dimostrar ch'io t'amo, son dispostaChe a iusta gratia mai non si fa niegoCol pel parlar, che tanto poco, costaFarò che harrai da lei, quel che ti piaceOhaver presto de ciò, vorrei rispostaSL'harraiOme ricomandoSvane in paceFinisce il primo atto, Orio va a posar & Scaltra va, a provida & dapoi consulato insieme un pezo, Scaltra vien di casa fori sola col viso volto & provida cusì dicendo.Io t'ho intesa, non più, basta una voltaReplica tante fiate una parolaCome s'io fuse, smemorata e stoltaSe sei legera e se 'l cervel ti volaPonderosa son io, e non mi movoChe in quest'arte, tenuto ho sempre scolaOgni volta più instabile, la trovoE più superba: benché per usanzaSempre hebbe questo: e non me, è caso novoCrede costei col suo darmi speranzaDe inrichime: ch'io sia la rufianaEt viver ella in amorosa danzaCom'ella, esser cred'io bona putanaE pur volesso degli amanti, ch'ioSaria tenuta diva, più che, humanaE se 'l volto com'ella voless'ioFarmi bello, e lisciar, persino i sassiAccenderei, d'amoroso disioCrede la stolta, far che al tutto i' lassiOgni mia impresa: e ch'io vadi a star secoPer tenirmi la robba a un tratto, e i' passiNon bisogna a 'sta foggia venir mecoPer ch'io son sì dottata in ciascun'arteChe al fin, io seria il fusto, & ella, il ciecoIn casa sua non voglio alcuna partePortar dil mio: ma solo la personaPer exequir quel che mio cor comporteDel mio corpo esser voglio honesta, e bonaNé haver la fede a belvico spezataChe dopo eterna infamia ne risuonaFaci questo chi vol, che una fiataPria con honor vo' sutta la camisaChe haverla con vergogna mai bagnataDil resto, adoprerommi in ogni guisaIn truffe, in rase, in futii, e in tradimentiSe ben restar dovesse al fin conquisaPur che restino i spirti miei contentiDi qualche facultade: e che nel fineBelvico mio di me non si lamentiCredo che esser già den l'hore vicineDi trovar orio in casa, ecco che 'l vieneVo prepararmi, a dolci parolineQual orio, anci gli è belvico mio beneBelvico mio gentilBio ti ringratioFai proprio quello che a me si convieneD'alcuni giorni in qua, fai di me stratioMa se me ti rivolgo un tratto intornoTi ne darò per fin ch'io sarò satioTi partisti sta mane al far dil giornoE infina ad hor, che già discende il soleNon t'hai degnato a casa far ritornoSTaci Belvico, ascolta tua due paroleBNon mi romper la testa, che hora maiSon satio de tue baglie, zancie, e soleSQue ch'io ti voglio dir, anchor non saiE se 'l sapesti, saria la più caraFemina, che tu havesti anchora maiSo che non mi vedendo, pena amaraTu senti al cor, & hai di me martelloSend'io d'ogni beltade, al mondo, raraE non troppo è, che un gioven, vago, e belloParlar mi fece, & io ripulsa i diediPer non ti dar infamia, né flagelloMa se ho intelletto, hor voglio che tu vediChe una a chi già fui serva, pel mio ingegnoSe, è venuta a gettar sotto miei piediQuesta è bella gentil, e vol nel regnoIntrar dileBputane dillo almancoSMa de sì, e far tutto quel ch'io gl'insegnoTanti ella ha drieto, che han ferito il fiancoE per ch'io l'alzo sopra ogn'altra in cimaChi si struge, chi langue, e chi ven mancoQuesta, è belvico sol, la causa, primaCh'io me affatico, per acquistar tantoChe al fin de noi sia fatto qualche stimaI' vo' darmi fra gli altri, questo vantoChe non ella, e suo amanti, spoglieriCon arte ma dil Ciel se 'l fusse un santoLa briglia in man, un tratto ho di costeiE de' suo amici, hor sia la volta questaCh'io poterò far bene, i fatti mieiE per mia virtù farti, manifestaTo' questi quatro scudi, e doman tornaCh'io ti vo' por indosso ancho, una vestaBScaltra per certo, tu mi fai le cornaSCome le cornaBsì gli fusi tortiSDhe per mio amor da novo, a dir, ritornaBDico che vesti i nudi, e avivi, i mortiCh'io era nudo e mortoSben t'o intesoBelvico se in ciò pensi hai mille tortiChe pria che haverti in un sol pelo offesoMe stessa ocidereiBdio mai nol voliapiù presto, mi vedess'io in foco accesoAnima mia non piangerSche una foliaCredi ch'io sia quando un va drettamenteE che 'l sia improperato, e gli è gran dogliaBSe non mi fusti sempre nella menteNon direi tal parole: benché certoSia, che tu sei, qual fusti, ognhor prudenteSBelvico mio, sacreto alcun copertoMai non fu in me, che a te, fusse nascosoNé serà, fin che 'l tumul, me sia apertoBO parlar dolce, caro, & amorosoBasciami scaltra, e se teco mi adiroTalhor, io, so, ch'i' son di te, gilosoSAnch'io dì, e notte, pur per te sospiroDolce belvico mio, e non già dicoChe habi per altra Donna, al cor martiroBScaltra tu sai che gli è un, proverbio anticoChe amar ben non si pò, se non si temeIo t'amo, e temo, e per te vo mendicoTaci, che cosa, è quelSparmi un che gemeBEl non, è il ver, gli è vesperSsì a la fedeBVoi tu restar, o voi che andiamo insiemeSCome restar volgo in tal luoco il piedeChe più che certa son, in men d'un'horaGuadagnar forsi: quel, che altri non credeBDonque scaltra men vadoSva in bon'horaOdi, se qualche dì, senza me restiGuarda dil mio vassel, la salamoraBAh ah, sia maledetti, gli tuoi giestiChe con le tue parole, di dolcezzaE di luxuria, i marmi accenderestiNon mi tener più, dolce mia vagezzaCh'io non so se heba ben, la porta chiusaCh'io non vorrei restar, pien di gramezaSCredo che per partir, trovi 'sta scusaE che pò tortiBcome che pò tormeLa granata, la scranna, e la gratusaSHor vaneBrestaSso costui non dormeMa in mille parti sempre, ha volto il coreO quanto al mio voler, questo, è conformeSo ch'io son stata qui, ben duo grosse horeTal che mi par che troppo tardi il siaChe Orio di casa, esser de', uscito foreIo non so che mi far s'io vada, o stiaTornerò, indrieto, per non ira a falloE in penneroli, qualche mia, bugiaScaltra non far, anci fin che se' in balloVogli ballar, e seguitar, la tracciaA vele, a remi, a piede, &, a cavalloEcco, apunto che 'l vien, bisogna audaciaUsar, per far le sue bugie coperteE che in tutto, al voler mio, sotto giacciaOScaltraSsignorOqueste non son le offerteT'ho expettata tutto oggi, e non so doveVenga, che tu mi pasci sol, di berteSVengo hora in fretta a te, con buone noveNe possuto ho più presto, dispacciarmiChe gran tempo, bisogno, a far gran proveSe tu sapesti come ho preso, l'armiE per te fatto qual guerier, in campoCercheresti per idolo, adorarmiOScaltra son tuo d'ognhora infin ch'io campoMa non tener più il dolce parlar, quietoScopri de mia salute, il chiaro lampoSDimi Orio, per costui che ti vien drietoSi pò parlarOsì che gli è mio famiglioSopra d'ogn'altro, tacito, e secretoSI' ti dirò, quel colorito giglioDe chi sei preso, ito, è fuori esta maneDil che da parte tua, gran dolor pigliaOSempre burliSnon certoOvane, vaneSIo so, che tu n'havesti, quasi, un grossoOPo', spiace a, tutti, le parole, straneMa di' su presto, che omai più non possoSDissi pria come, che per sua beltadeA durissima morte, sei, percossoE che essendo tu pien, de humanitadeRiccho, saggio, gentil, bello e modestoDovesse haver, dil tuo penar, pietadeElla che 'l viver suo, sempre hebbe honestoPrima, scaciommi, & io pur lagrimandoGli faceva il tuo caso, manifestoDicendo volto, sacro, e venerandoQuesto spirto gentil, che per te, langueSpinta da gran pietà, ti 'l ricomandoSe, è ver che sei di nobile stirpe, e sangueE che qual dici, scaltra ami tua servaAgiuterai, chi per te, fassi, exangueE con altro parlar, che in me, si servaCon faticha, la si hebbe, a me, rimessaChe duro, è agiunger, fugitiva, e cervaAPatron, va in là, colui, da la promessaOVa non mi romper, matto bestialeQuella gratia dal ciel, che hor me, è concessaASo che tu voli, molto ben, senz'aleOChe cosaAa fin di ben, dico, il diceaONon ti curar de mio ben, né mio maleSeguita scaltraSinfin quest'alma deaTanto sarà, quanto saprò mostrarliChe liberalitade in te, si creaOMeravigliomi assai, che questo parliNon sai tu, che oltra il corpo, il cor, e l'almaCh'io le ho dato: ancho l'haver, mio, vo' darliE per segno dil vero, apri la palmaTo' questi duo annelli, e 'sta catenaCh'io ne fo un dono a sua beltà magn'almaE fa scaltra gentil, d'ingegno, pienaCh'io parli sieco a fronte, un tratto, e poiOvonque piace a te, mi guida, e menaSOdi farem cusì, oggi ambe doiFor di casa, ir, debiamo, e tu per stradaFa che la incontri, e digli i casi tuoiPrima, di' che altri ch'ella, non ti agradaE con tremante dir, humile e, pianoDi', ch'in tal duol, più non ti tengi, a badaDa l'altra parte, io poi con prego humanoGli sarò drieto sì, che al fin sia forzaChe la ti porga la sua biancha manoOO quanto il tuo bel dir, lo ardor mi amorzaSe non fusse te scaltra, i' sarei mortoChe quanto in lei più penso più rinforzaSOrio non più men vo, ch'el tempo, è cortoTu ad espettarla qui serai rimasoEt io gli harrò, questo presente, portoFa che tu fingi, passar oltra, a casoAciò non para, che noi siam, d'acordoChe ella de assai discorsi, ha, colmo il vasoOHor vane scaltraSascolta, i' ti aricordoChe non ti perdi a mezo dil caminoMa che tu tessi ben com'io ben, ordoOO ciel, se questa volta, il mio destinoCome ch'io spero, mi serà propitioPotromi sopra ognun, chiamar divinoAvido mio, tu ch'ai saldo iuditioConsigliamiApatron questo si, è il puntoD'alciarsi, o de ruinar, in precipitioOChe debio farAse a parlar seco giuntoSerai, bisogna esser, sagace, e tristoOAymè, mi sento già, mezo, deffuntoAQuando il vago suo volto, haverai vistoChe farai donqueOresterò di sassoAForsi anco polveOforte cosa o cristoMa sia quel che si voglia affretta il passoPeggio qui, intravenir, non pò, che morteSe moro proprio per quel sei, ti lassoATi ringratio patronOgrida ben forteCh'io non te intendoAnon voi tu ch'io gridaONun quand'io treppoApacientia, o sorteOAscolta pazo, come scorta, fidaStarai quivi, a veder, se la venisseEt io di, là come al thesoro, MidaPresto verrà, che presto venir disseAVa pur che ella faratti ben vedereA mezo dì, le stelle nel ciel fisseO ignorantazo, senza antivedereLassa pur far a me, so ben star quietoQuando il bisogna, e far anco, il dovereVivi pur se tu sai, contento, e lietoTi farò riportar, cotal partitaChe non fu mai trovata, in alphabetoO vedimo, s'egli ha tesa politaQuesta reta: possendo a ognun si deveTorre, i dannari, la robba, e la vitaAltra cosa, da me, non si ricevePerò ch'el dado, il bichier, e le carteFammi ogni gran delitto, parer leveMa se ben miro, parmi, in quella parteIvi apresso le mura, un vago voltoVeder, più bel, di quel, che accese, MarteSì che gli è quello, questa volta, stoltaOrio divien: a sua tanta, beltadeEcco che 'l va, che pargli il spirto toltoElla camina, e d'una voluntadeMi paion ambo, e questo sol voglioPer meglio pro mia falce, né lor biadeIr voglio per vederla, inanti, anch'ioProvida ella, è che la sia mi glorioPer poter presto oprar, come disioPScaltraSmadonna.Pquel che vien, parmi, orioSQuello, èPmo' perché va, sì lento, e pegroSPer che, è come ombra, senza il tuo aiuto rioEt, è venuto, come infermo, & egroE se una dolce tua parola, o un risoNon riceve da te mai non fia alegroOQuel che governa il mondo, e il paradisoTi salvi, e guardi sacra e immortal, divaE faci me, da te, non mai, divisoPTua signoria ben venga, e sempre vivaL'alto nome di quella, e in chiara famaEternamente, ognun, ne canti, e scrivaOMadonna, i' son collui, che tanto, ti amaChe al tutto smenticato, è di se stessoE altri che te, dì, e notte, mai non chiamaTu sai ch'io t'ho mandato, più d'un messoPer discoprirti com'io peno, e moroPel tuo bel volto, che ho nel petto, impressoL'anima, il cor, la facultà, e il thesoroOfferendoti, pur che chiaro il raggioMe sia, de tua beltà, che in terra adoroE s'io non son, cusì ellegante, e saggioCome a te si convien, in colpa, il sguardoTuo, che mentre ch'io 'l miro, alma non haggioTutto hor teco parlando, agiaccio, & ardoE se non mi soccorri, il debil corsoMio correr sento, al fin, qual, celler pardoPTanto sai dolce dir, che un tigre, e un orsoAquieteresti, col pietoso stileE già m'hai tottalmente posto il morsoE per che mi mandasti un don gentileQual porto perch'io t'amo: anchor, tu voglioChe porti per mio amor, questo, manileOPrima col cor, poi con la man, il toglioEt son da gran letitia, fuor di sensoChe tal diletto, in me sentir non soglioEt al bel volto tuo, d'amor, accensoGratie rendo infinite, de un tal donoQual fin sotterra, portar meco, i' pensoO lieto dì, per cui felice, io sonoO dolce tempo, o aventurato locoCagion da terra, alciarmi, al sacro tronoAltra gratia dal ciel, più non invocoSe non che degno, facimi, al tuo albergoCh'io venga a star, e a parlar teco un pocoPSignor, iusta dimanda, non postergoCon honestade ame, venir pò ognunoPerché il ben seguo, & il mal lasso atergoA casa mia, non vi vien huomo, alcunoMa per che da ben sei, doman te invitoQuando a te piace, satollo, o digiunoSMadonna se dei far, fa' il ben compitoFal venir a desinarPhorsù, sia fattoOIo ti ringratio, & accetto, il partitoPOrio signor, men vado, observa il pattoOVane, verrò, son servo de tua imagoSO questo, è 'sta madonna, il nobil trattoOS'io fui contento, e mesto, hor lieto, e vagoTrovomi sopra ognun che viva in terraChe de lieto, e gaudio, sol mi apagoSMadonna il se suol dir, che in l'aspra guerraSi vede un cor magnalmo: in 'sta bataliaConosciuto il saper, che in te, si serraPNon fu bel tratto, per darli, la bagliaE trarlo sotto: darli il manil primaE a mensa convitarlo, ala battagliaChi alto, vol ir, comincia in la parte, imaE sì de grado, in grado, va scandendoChe ne la fin, poi si ritrova in cimaLassa pur far a me, s'io non atendoFin su l'osso, a pelarlo, mio sia il dannoSMadonna adhor, per saggia, i' ti comprendoPHorsù va dentro e bussa, tu sta' un annoVedi ch'io son tutta straccha, e sudataLChi, è quelPapri, che dia ti dia il mal annoSSo che ho batuto più d'una fiata
M
Nobil Caterva di excellentia ornata,
Per haver vostre menti a virtù, volte
Vengomi, di este quatro insegne armata,
Che a fortuna, amor, tempo, e morto, ho tolte
Per che ogn'alma, qui stia, quiete, e rimota
Senza tema d'alcun: con voglie sciolte,
Prima, non pò fortuna, la sua Rota
Voglier contra di voi: ch'io l'ho qui al braccio
E al tutto, e d'ogni sua possanza, vota,
D'amor, l'arco, gli strali, il foco, e 'l laccio,
Eccogli quivi al fianco e il colpo intenso
Suo, non temete hor, che gli è freddo giaccio
Dil tempo, eccovi il corso: il qual dispenso
In virtù, noscho qui: che a l'huom riserba
Nome in vita, e dopoi, cellebre, e immenso
Di morte poi, ecco la falce acerba
Dila qual non spavite: che nel fondo
Hor iace, ogni possanza sua, superba
Questi, son quelli, che domano il mondo
Quai n'harran forza in voi: se a tal dechoro
Porgerete le orecchi, e il cor, iocondo,
Anci nel fin, voi vincerete loro
Qual io fo: che per vera experientia
Vincesi con virtute il sacro choro,
Io son Minerva: dea di la sientia,
Ch'io vi apresento, una Comedia, nova
Misteriosa e colma, di excellentia,
I nella qual per modi assai, si prova,
Quanto sagace sia, l'arte amorosa,
E come agrada, spiace, noce, e giova,
E fra l'altre, una Donna ingeniosa
Vederete di nulla: in tempo corto,
Farsi riccha, potente, alta, e famosa
E fantesce, e famigli, a dritto, e a torto,
E gioti Parassiti, e Ruffe astute,
Far l'impacito, il saggio, il vivo, e il morto
E dopo, quanto val, vie più virtute
Che la Ricchezza: vederte aperto
Per diverse, e potissime, dispute
Et altri assai bei tratti, in stil, coperto
Da maraviglia, e riso, intenderete
Da far venir un huom di marmo, experto
Hor mentre che a virtù, pronti, starete
Sempre seconda, vi serà, la sorte
Et io propitia: expettator: valete:
Ch'io mi ritorno alla celeste corte
Provida da se stessa dice Cusì.
Poi che invidia fortuna, e ingorda morte
Tolto m'ha in questa giovenil etade
L'una, la facultà, l'altra, il consorte
Et lassatomi sola, in povertade
Senza amico, o parente: al tutto i' voglio
Haver di me, poi che altri, n'ha pietade
Castità, e fede, usar, a chi amo, soglio
Morto, è chi amavo assai più che me stessa
Senza il cui viver, mi distrugo, e doglio
Ben ch'io non vo' per questo haver demessa
Mia ioventute: anci sempre adoprarla
Che vecchiezza in pocche hore, a noi si appressa
Parmi che d'altro al mondo hor non si parla
Se non di facultade, e di ricchezza
Perciò, fin che poss'io, vo' seguitarla
E s'io non son in cotal arte, avezza
Bisogna entrar, senza timor, né affanno
Che al ciel fin va, chi a quello il passo adrezza
Ma chi son quelle dua, ch'insieme vanno
Ragionandose in là: Scaltra parmi una
E l'altra philotea, se non m'inganno
Anci di queste, non mi par nissuna
Sì pur, l'è Scaltra, Scaltra, la non ode
L'è pur svegliata più di donna alcuna
Per certo qualche affanno che le rode
Costei, conta a quell'altra, che non sente
Over qualche piacer, di che 'l cor gode
Scaltra
S
madonna
P
ov'eri con la mente
Ch'io t'ho chiamata un'hora
S
a te sol volta
Ma tu sai da lontan, che mal si sente
Lagrimando a Costei, con doglia molta
Narravo tua sventura, e per ch'io t'amo
Son venuta insensata, sorda, e stolta
P
Non ti achade doler, vien meco, andiamo
Che già più dì disidero parlarte
S
E anch'io de udirti, e di parlarti, bramo
P
Donque da costei vogli, acombiatarte
S
Philotea vane, e fa seco mia scusa
E quel ti ho detto, vogli ricordarte
Ph
Parto senza di te, tutta confusa
S
Pò far il Ciel, che tu non saprai dire
Che m'hai parlato, essend'io in casa chiusa
E che al presente: i' non posso venire
Ch'io verrò poi doman
Ph
hor sia con dio
Resta, non mi saprei mai dipartire
P
Scaltra, perché a te sola, il pensier mio
fu oghor palese: hor vo' ch'intendi il tutto
Per sapermi redir se, è buono, o rio
Che havesti il cor, d'ogn'arte, ognhor, sì instruto
Che mai non seminasti in me consiglio
Ch'io non vi raccogliesse, ottimo, frutto
Fo cunto che se' il padre, e ch'io sia il figlio
Che se cosa dirò, che non riescha
Corregier mi saprai con un sol ciglio
Tua madonna già fui, tu mia fantescha
Ben che ognhor te hebbi in luoco di sorella
Per la bontà, che ognhor par che in te crescha
Questa vita ch'io fo, misera, e fella
Vo' lassar, per tenerme una megliore
E per non esser più di me ribella
Mai non mi vo' trovar in tanto errore
Che quel dir, che ogni femina il suo pegio
Seguita, hebba in me, forza, né vigore
Duro, è d'alto cader, in basso, seggio
Scaltra mia d'ogni ben sai ch'io ere in cima
Hor più d'ogn'altra, al fondo esser mi veggio
Mediante tua virtute in prima
E il mio saper, sarò più che mai lieta,
Che tanto è, pover un, quanto il si extima,
Non son per haver mai l'anima quieta
Ma questa, vita in tuto, adoprar tanto
Ch'io giungeroe, a la desiata meta
Tutto il giorno ambasciate ho d'ogni canto
Non di persone vil, ma d'homin degni
Da portarne alfin gloria, utile, e vanto,
El bisogna mo, scaltra che t'ingegni
A pensar quel che in ciò debbiamo fare
E che a tuo modo, mi amaestri, e insegni.
S
Ti son stata madonna, ascoltare
Ben che n'happristi apena pur, la boccha
Ch'io intesi apien, di che volei trattare,
Poi che ragion, e il proprio ben, ti toccha
Seguita questa impresa, e lassa ogn'altra
Che non si acquista haver, per fuso, e roccha
Tu hai de gli amanti assai, credilo a scaltra,
Ogni giorno ne ho diece a la mia porta
E a tanto sei, che non si parla d'altra
E pur poco, è che una messaggia accorta
De un de' megliori, e primi, dil paese,
Volea ti havesse, una sua, letra porta
Credo che 'l sia passato più d'un mese
Che ognhora, e letre, e messi, e priegi, ho habuto
D'alme gentil, che di te sonno acese
Gemme, oro, argento, e munili: in tributo
Offerendosi darti: & io temea
Dirtil: che non mi festi reo saluto,
Quella gentil fantesca, philotea,
Che era qui meco adesso: a ciò che intendi
Vien per chi, per te vive, in pena rea,
E perché sappi come ognuno, accendi,
Ecco una letra qui: dil suo patrone
In che vol che 'l suo caldo amor, comprendi
Questo è bello gentil riccho, e gargione,
Quel che vorrai di lui, tanto farrai,
Ma bisogna proceder con ragione
P
Dammi la letra
S
l'haria persa mai
No, no, l'è qui, to' leggi, che 'l si veda
Quel che gli scrive: e il tuo parer, dirai
P
Che cosa, è questa, un bolletin ca seda
Ben, l'è la fitation di la tua casa
Che tu dei dar, tre lire, di moneda,
Sarebbe questa mai qualche tua rasa
S
Certo madonna non, ch'io l'ho cangiata
In fallo: che la me era in sen rimasa
Eccola qui
P
so che l'è sigillata
Et ha qui, pinto, dentro, un mordace angue
Che gli haver mostra, o me, l'alma arabiata
la letra
Quel che per tua beltà, morendo langue
Privo di cor, d'arbitrio, e d'intelletto,
Questa ti manda, scritta, dil suo sangue,
Che apena visto, il tuo divino, aspetto
La dolcissima gratia, e il caro, riso,
Me ti fei sviscerato, e humil, sugetto,
Et son a tal, ch'io bramo esser occiso,
Né curo più richezza, né thesoro,
Non potendo fruir, il tuo bel viso
Et ogni mio poter, argento, &, oro,
Dedico a tua beltà, senza la quale
Struggo, peno, tormento, languo, e moro
Hor non trovando aiuto, al mio gran male
Né possendo altro far, diterminai,
Drizar questa al conspetto tuo, regale,
A la qual, se benigna, e humil, serai,
Per concluder mia, vita, o morte, presto
Una sola risposta, donerai
Letta
Scaltra, costui fa sì, lo afflito, e mesto,
Vistomi havendo una sol volta, apena,
Che ciò parmi un inganno, manifesto,
Forsi, è legato, in qualche aspra catena
E non potendo haver, quel che disia
Vien per meco sfochar l'ardente pena
O per che ognuno volentier se invia
A qualche praticha, amorosa, e nova,
Per pascer, sua, volubil, fantasia
S
Madonna credi a me, ch'io 'l so, per prova
Che quel che va, per ingannar altrui
Nela fine ingannato, esser, si trova
Ma tal consulto, hor vo' faccian, tra nui
Se a quel che ai prima detto, conrispondi
Che sarà il vinto, e il subgiugato, lui
Prima, vo' che a la letra, non rispondi
Per questa volta: e che tu faci il grave
E anchor come tu 'l vedi, che ti abscondi
Poi se 'l te scrive anchora: in stil soave
Vo' che tu gli rispondi: e honestamente
Che dil ioco d'amor, questa, è la chiave
Pur concludendo, che non voi far niente
De cosa che 'l ti chiggia: che a sto modo
Terrai te in pregio, e gl'intrerà in la mente
Ben ch'io credo che, gli habia fermo il chiodo
A quel che ognhor vist'ho, d'amarti sempre
E ad ogni stratio, star constante, e sodo
P
Scaltra, talhor un huomo, è di tal tempre
Che vol alciarti al ciel: che in un momento
Poi veder brama che 'l tuo cor, si stempre
Ma sia quel che si voglia, alcun contento
Non sia da me, se da lui non son prima
Che solo, è l'amor mio, oro, & argento
Non sia, chi belle parolette, exprima
Con humidi occhi, e con pietoso aspetto
Che di me, non d'altrui, fo cunto, e stima
S
Donque madonna, n'hai di me dilletto
Donque nulla mi extimi
P
come nulla
Anci t'ho sempre sculpta in mezo il petto
Quando nomino me, come fanciulla
Nel cor qual madre, ognhor ti pongo inanti
Che tu sei 'l mio sepulcro, e la mia culla
E che 'l sia 'l vero, voglio da qui avanti
Che habi a star meco, e lassi ogni altra cosa
Che farem nostra vita in gioia, e canti
Iovene, e frescha, anchor come una rosa
Schaltra tu sei: ove potremo insieme
Con utii star, su la vita, amorosa
Conoscho ben alcun, che per te, geme
E tu non curi, e ciò te, è danno molto
Che 'l si de' coglier, fin che rende il seme
Tutte le crespe, e machie, c'hai sul volto
Ti le traroe, con licor, lambicati
Di questo, non ti haver affanno tolto
Et altro che verzin, e sulimati
Adopreroe, in frati rossa, e biancha
Ne' unti, a capei lungi, e in anellati
Poi cercha i vestimenti, mai non mancha
A chi si adopra: che in ogni delitia
Si trova quella, che, è più ardita, e francha
Ma lassian questo andar, tua massaritia
Farai da me portar, e dopo il fitto
Pageren con danari, o co' amicitia
E se tu hai altro debito, o altro scritto
Qual suol haver, chi povertate, incalza
Lassa la briga a me, sai quel ti ho ditto
S
Madonna i' son, senza camisa, e scalza
Sol per voler pagar dilletto, il nolo
Onde da freddo, in corpo: il cor, mi sbalza
E questo guardacor, che ho indosso: solo
È, mio: e, tutto il resto, è dil patrone
Qual son i muri, il colmo l'aria: e il suolo
Ma poi ch'io veggio ch'ai compassione
Di me scaltra tua, misera, e tapina
Son per te sempre, a torto, &, a ragione
P
Taci mo, chi, è colui che in qua camina
Sarebbe 'l mai quel che ti diè la letra
S
Chi, Orio, no 'l cavalco stamatina
Certo gli è quel
P
voi tu, ch'io me gli aretra
S
Sì, entra in casa: e lassa che una baglia
Vo' dargli, da spezar un cor di pietra
O
Scaltra
S
signor
O
che fai
S
nulla che vaglia
O
Non ti degnasti, venir l'altro giorno
Viemmi voglia di far teco battaglia
S
Da indi in qua, so' in tanto, affanno, e scorno
Ch'io credo certo perderò il cervello
Se 'l perduto d'altrui, non gli ritorno
O
Che cosa, è questa
S
i' ti dirò, uno anello
Diemmi un per ch'io l'impegnasse al giudeo
E il persi per la via: o destin fello:
O
Ad ogni modo questo è un caso reo
Guarda, se alcun di questi, se gli aviene
To', piglia, e a lui lo torna, o va a lo Ebreo
S
Parmi veder le stelle in Ciel serene
Mirandoti le dita, e alcun di questi
Con quel, per che val tropo, non conviene
O
Quanto potea valer, quel che perdesti
S
Egli mi disse, to', ch'el val tre scudi
Fa che sopra il Iudeo, duo, ti ne presti
O
To', un, e duo, e tre, e quatro, chiudi
Va, e fa, quel che ti piace, e se 'l ti achade
più cosa alcuna, fa che in me concludi
S
Signor, per questa immensa tuo bontade
O
Odi, non mi formar belle parolle
Che ognun tenuto, è ad aiutar, chi chade
S
I' ti volevo dir duo cose sole
L'una, che gratie assai ti rifferischo
L'altra, de adempir quel che tuo cor, vole
O
A questo ultimo dir, tutto indolcischo
O me felice, se fusti la trama
Dila tela gentil, che ardendo, ordischo
S
Possi la luce tua, vedermi, grama
O
Come la luce
S
sì, vedermi trista
S'io no cerco far quel che 'l tuo cor brama
O
Per dio che dea grama la mia vista
Che dicesti haver brama di vedere
Ch'io meza havea di tosco l'alma mista
S
Non, dio mi guardi anci ti fo a sapere
Che pria scemasse dil tuo ben, sintilla
I' mi vorrei per te, morta, vedere
O
Hor quanto amo costei tu 'l sai, che in villa
Hito ero, questo mane, e oltra mia voglia
Tornato i' son, che 'l cor di lei sfavilla
Né conosco altri, che d'affanno, e doglia
Mi possi trar, se non te, scaltre fida
In che ogni mio ben, pullula, e germoglia
Tu sol sei quella vera scorta, e guida
Che pò levarmi al Ciel, e a tuo comando
Far che a un punto, per sempre pianga, e rida
S
Senza ch'io 'l dica, sai quel ch'io dimando
O
So il tuo voler, e di lei quello anchora
E però scaltra, a te, mi racomando
Duo notti son, ch'io n'ho dormito un'hora
I' voglio ir a posar, scaltra ti prego
Che mi vogli aiutar, prima ch'io mora
S
Al comandar, no al tuo pregar, mi piego
E dimostrar ch'io t'amo, son disposta
Che a iusta gratia mai non si fa niego
Col pel parlar, che tanto poco, costa
Farò che harrai da lei, quel che ti piace
O
haver presto de ciò, vorrei risposta
S
L'harrai
O
me ricomando
S
vane in pace
Finisce il primo atto, Orio va a posar & Scaltra va, a provida & dapoi consulato insieme un pezo, Scaltra vien di casa fori sola col viso volto & provida cusì dicendo.
Io t'ho intesa, non più, basta una volta
Replica tante fiate una parola
Come s'io fuse, smemorata e stolta
Se sei legera e se 'l cervel ti vola
Ponderosa son io, e non mi movo
Che in quest'arte, tenuto ho sempre scola
Ogni volta più instabile, la trovo
E più superba: benché per usanza
Sempre hebbe questo: e non me, è caso novo
Crede costei col suo darmi speranza
De inrichime: ch'io sia la rufiana
Et viver ella in amorosa danza
Com'ella, esser cred'io bona putana
E pur volesso degli amanti, ch'io
Saria tenuta diva, più che, humana
E se 'l volto com'ella voless'io
Farmi bello, e lisciar, persino i sassi
Accenderei, d'amoroso disio
Crede la stolta, far che al tutto i' lassi
Ogni mia impresa: e ch'io vadi a star seco
Per tenirmi la robba a un tratto, e i' passi
Non bisogna a 'sta foggia venir meco
Per ch'io son sì dottata in ciascun'arte
Che al fin, io seria il fusto, & ella, il cieco
In casa sua non voglio alcuna parte
Portar dil mio: ma solo la persona
Per exequir quel che mio cor comporte
Del mio corpo esser voglio honesta, e bona
Né haver la fede a belvico spezata
Che dopo eterna infamia ne risuona
Faci questo chi vol, che una fiata
Pria con honor vo' sutta la camisa
Che haverla con vergogna mai bagnata
Dil resto, adoprerommi in ogni guisa
In truffe, in rase, in futii, e in tradimenti
Se ben restar dovesse al fin conquisa
Pur che restino i spirti miei contenti
Di qualche facultade: e che nel fine
Belvico mio di me non si lamenti
Credo che esser già den l'hore vicine
Di trovar orio in casa, ecco che 'l viene
Vo prepararmi, a dolci paroline
Qual orio, anci gli è belvico mio bene
Belvico mio gentil
B
io ti ringratio
Fai proprio quello che a me si conviene
D'alcuni giorni in qua, fai di me stratio
Ma se me ti rivolgo un tratto intorno
Ti ne darò per fin ch'io sarò satio
Ti partisti sta mane al far dil giorno
E infina ad hor, che già discende il sole
Non t'hai degnato a casa far ritorno
S
Taci Belvico, ascolta tua due parole
B
Non mi romper la testa, che hora mai
Son satio de tue baglie, zancie, e sole
S
Que ch'io ti voglio dir, anchor non sai
E se 'l sapesti, saria la più cara
Femina, che tu havesti anchora mai
So che non mi vedendo, pena amara
Tu senti al cor, & hai di me martello
Send'io d'ogni beltade, al mondo, rara
E non troppo è, che un gioven, vago, e bello
Parlar mi fece, & io ripulsa i diedi
Per non ti dar infamia, né flagello
Ma se ho intelletto, hor voglio che tu vedi
Che una a chi già fui serva, pel mio ingegno
Se, è venuta a gettar sotto miei piedi
Questa è bella gentil, e vol nel regno
Intrar dile
B
putane dillo almanco
S
Ma de sì, e far tutto quel ch'io gl'insegno
Tanti ella ha drieto, che han ferito il fianco
E per ch'io l'alzo sopra ogn'altra in cima
Chi si struge, chi langue, e chi ven manco
Questa, è belvico sol, la causa, prima
Ch'io me affatico, per acquistar tanto
Che al fin de noi sia fatto qualche stima
I' vo' darmi fra gli altri, questo vanto
Che non ella, e suo amanti, spoglieri
Con arte ma dil Ciel se 'l fusse un santo
La briglia in man, un tratto ho di costei
E de' suo amici, hor sia la volta questa
Ch'io poterò far bene, i fatti miei
E per mia virtù farti, manifesta
To' questi quatro scudi, e doman torna
Ch'io ti vo' por indosso ancho, una vesta
B
Scaltra per certo, tu mi fai le corna
S
Come le corna
B
sì gli fusi torti
S
Dhe per mio amor da novo, a dir, ritorna
B
Dico che vesti i nudi, e avivi, i morti
Ch'io era nudo e morto
S
ben t'o inteso
Belvico se in ciò pensi hai mille torti
Che pria che haverti in un sol pelo offeso
Me stessa ociderei
B
dio mai nol volia
più presto, mi vedess'io in foco acceso
Anima mia non pianger
S
che una folia
Credi ch'io sia quando un va drettamente
E che 'l sia improperato, e gli è gran doglia
B
Se non mi fusti sempre nella mente
Non direi tal parole: benché certo
Sia, che tu sei, qual fusti, ognhor prudente
S
Belvico mio, sacreto alcun coperto
Mai non fu in me, che a te, fusse nascoso
Né serà, fin che 'l tumul, me sia aperto
B
O parlar dolce, caro, & amoroso
Basciami scaltra, e se teco mi adiro
Talhor, io, so, ch'i' son di te, giloso
S
Anch'io dì, e notte, pur per te sospiro
Dolce belvico mio, e non già dico
Che habi per altra Donna, al cor martiro
B
Scaltra tu sai che gli è un, proverbio antico
Che amar ben non si pò, se non si teme
Io t'amo, e temo, e per te vo mendico
Taci, che cosa, è quel
S
parmi un che geme
B
El non, è il ver, gli è vesper
S
sì a la fede
B
Voi tu restar, o voi che andiamo insieme
S
Come restar volgo in tal luoco il piede
Che più che certa son, in men d'un'hora
Guadagnar forsi: quel, che altri non crede
B
Donque scaltra men vado
S
va in bon'hora
Odi, se qualche dì, senza me resti
Guarda dil mio vassel, la salamora
B
Ah ah, sia maledetti, gli tuoi giesti
Che con le tue parole, di dolcezza
E di luxuria, i marmi accenderesti
Non mi tener più, dolce mia vagezza
Ch'io non so se heba ben, la porta chiusa
Ch'io non vorrei restar, pien di grameza
S
Credo che per partir, trovi 'sta scusa
E che pò torti
B
come che pò torme
La granata, la scranna, e la gratusa
S
Hor vane
B
resta
S
so costui non dorme
Ma in mille parti sempre, ha volto il core
O quanto al mio voler, questo, è conforme
So ch'io son stata qui, ben duo grosse hore
Tal che mi par che troppo tardi il sia
Che Orio di casa, esser de', uscito fore
Io non so che mi far s'io vada, o stia
Tornerò, indrieto, per non ira a fallo
E in penneroli, qualche mia, bugia
Scaltra non far, anci fin che se' in ballo
Vogli ballar, e seguitar, la traccia
A vele, a remi, a piede, &, a cavallo
Ecco, apunto che 'l vien, bisogna audacia
Usar, per far le sue bugie coperte
E che in tutto, al voler mio, sotto giaccia
O
Scaltra
S
signor
O
queste non son le offerte
T'ho expettata tutto oggi, e non so dove
Venga, che tu mi pasci sol, di berte
S
Vengo hora in fretta a te, con buone nove
Ne possuto ho più presto, dispacciarmi
Che gran tempo, bisogno, a far gran prove
Se tu sapesti come ho preso, l'armi
E per te fatto qual guerier, in campo
Cercheresti per idolo, adorarmi
O
Scaltra son tuo d'ognhora infin ch'io campo
Ma non tener più il dolce parlar, quieto
Scopri de mia salute, il chiaro lampo
S
Dimi Orio, per costui che ti vien drieto
Si pò parlar
O
sì che gli è mio famiglio
Sopra d'ogn'altro, tacito, e secreto
S
I' ti dirò, quel colorito giglio
De chi sei preso, ito, è fuori esta mane
Dil che da parte tua, gran dolor piglia
O
Sempre burli
S
non certo
O
vane, vane
S
Io so, che tu n'havesti, quasi, un grosso
O
Po', spiace a, tutti, le parole, strane
Ma di' su presto, che omai più non posso
S
Dissi pria come, che per sua beltade
A durissima morte, sei, percosso
E che essendo tu pien, de humanitade
Riccho, saggio, gentil, bello e modesto
Dovesse haver, dil tuo penar, pietade
Ella che 'l viver suo, sempre hebbe honesto
Prima, scaciommi, & io pur lagrimando
Gli faceva il tuo caso, manifesto
Dicendo volto, sacro, e venerando
Questo spirto gentil, che per te, langue
Spinta da gran pietà, ti 'l ricomando
Se, è ver che sei di nobile stirpe, e sangue
E che qual dici, scaltra ami tua serva
Agiuterai, chi per te, fassi, exangue
E con altro parlar, che in me, si serva
Con faticha, la si hebbe, a me, rimessa
Che duro, è agiunger, fugitiva, e cerva
A
Patron, va in là, colui, da la promessa
O
Va non mi romper, matto bestiale
Quella gratia dal ciel, che hor me, è concessa
A
So che tu voli, molto ben, senz'ale
O
Che cosa
A
a fin di ben, dico, il dicea
O
Non ti curar de mio ben, né mio male
Seguita scaltra
S
infin quest'alma dea
Tanto sarà, quanto saprò mostrarli
Che liberalitade in te, si crea
O
Meravigliomi assai, che questo parli
Non sai tu, che oltra il corpo, il cor, e l'alma
Ch'io le ho dato: ancho l'haver, mio, vo' darli
E per segno dil vero, apri la palma
To' questi duo annelli, e 'sta catena
Ch'io ne fo un dono a sua beltà magn'alma
E fa scaltra gentil, d'ingegno, piena
Ch'io parli sieco a fronte, un tratto, e poi
Ovonque piace a te, mi guida, e mena
S
Odi farem cusì, oggi ambe doi
For di casa, ir, debiamo, e tu per strada
Fa che la incontri, e digli i casi tuoi
Prima, di' che altri ch'ella, non ti agrada
E con tremante dir, humile e, piano
Di', ch'in tal duol, più non ti tengi, a bada
Da l'altra parte, io poi con prego humano
Gli sarò drieto sì, che al fin sia forza
Che la ti porga la sua biancha mano
O
O quanto il tuo bel dir, lo ardor mi amorza
Se non fusse te scaltra, i' sarei morto
Che quanto in lei più penso più rinforza
S
Orio non più men vo, ch'el tempo, è corto
Tu ad espettarla qui serai rimaso
Et io gli harrò, questo presente, porto
Fa che tu fingi, passar oltra, a caso
Aciò non para, che noi siam, d'acordo
Che ella de assai discorsi, ha, colmo il vaso
O
Hor vane scaltra
S
ascolta, i' ti aricordo
Che non ti perdi a mezo dil camino
Ma che tu tessi ben com'io ben, ordo
O
O ciel, se questa volta, il mio destino
Come ch'io spero, mi serà propitio
Potromi sopra ognun, chiamar divino
Avido mio, tu ch'ai saldo iuditio
Consigliami
A
patron questo si, è il punto
D'alciarsi, o de ruinar, in precipitio
O
Che debio far
A
se a parlar seco giunto
Serai, bisogna esser, sagace, e tristo
O
Aymè, mi sento già, mezo, deffunto
A
Quando il vago suo volto, haverai visto
Che farai donque
O
resterò di sasso
A
Forsi anco polve
O
forte cosa o cristo
Ma sia quel che si voglia affretta il passo
Peggio qui, intravenir, non pò, che morte
Se moro proprio per quel sei, ti lasso
A
Ti ringratio patron
O
grida ben forte
Ch'io non te intendo
A
non voi tu ch'io grida
O
Nun quand'io treppo
A
pacientia, o sorte
O
Ascolta pazo, come scorta, fida
Starai quivi, a veder, se la venisse
Et io di, là come al thesoro, Mida
Presto verrà, che presto venir disse
A
Va pur che ella faratti ben vedere
A mezo dì, le stelle nel ciel fisse
O ignorantazo, senza antivedere
Lassa pur far a me, so ben star quieto
Quando il bisogna, e far anco, il dovere
Vivi pur se tu sai, contento, e lieto
Ti farò riportar, cotal partita
Che non fu mai trovata, in alphabeto
O vedimo, s'egli ha tesa polita
Questa reta: possendo a ognun si deve
Torre, i dannari, la robba, e la vita
Altra cosa, da me, non si riceve
Però ch'el dado, il bichier, e le carte
Fammi ogni gran delitto, parer leve
Ma se ben miro, parmi, in quella parte
Ivi apresso le mura, un vago volto
Veder, più bel, di quel, che accese, Marte
Sì che gli è quello, questa volta, stolta
Orio divien: a sua tanta, beltade
Ecco che 'l va, che pargli il spirto tolto
Ella camina, e d'una voluntade
Mi paion ambo, e questo sol voglio
Per meglio pro mia falce, né lor biade
Ir voglio per vederla, inanti, anch'io
Provida ella, è che la sia mi glorio
Per poter presto oprar, come disio
P
Scaltra
S
madonna.
P
quel che vien, parmi, orio
S
Quello, è
P
mo' perché va, sì lento, e pegro
S
Per che, è come ombra, senza il tuo aiuto rio
Et, è venuto, come infermo, & egro
E se una dolce tua parola, o un riso
Non riceve da te mai non fia alegro
O
Quel che governa il mondo, e il paradiso
Ti salvi, e guardi sacra e immortal, diva
E faci me, da te, non mai, diviso
P
Tua signoria ben venga, e sempre viva
L'alto nome di quella, e in chiara fama
Eternamente, ognun, ne canti, e scriva
O
Madonna, i' son collui, che tanto, ti ama
Che al tutto smenticato, è di se stesso
E altri che te, dì, e notte, mai non chiama
Tu sai ch'io t'ho mandato, più d'un messo
Per discoprirti com'io peno, e moro
Pel tuo bel volto, che ho nel petto, impresso
L'anima, il cor, la facultà, e il thesoro
Offerendoti, pur che chiaro il raggio
Me sia, de tua beltà, che in terra adoro
E s'io non son, cusì ellegante, e saggio
Come a te si convien, in colpa, il sguardo
Tuo, che mentre ch'io 'l miro, alma non haggio
Tutto hor teco parlando, agiaccio, & ardo
E se non mi soccorri, il debil corso
Mio correr sento, al fin, qual, celler pardo
P
Tanto sai dolce dir, che un tigre, e un orso
Aquieteresti, col pietoso stile
E già m'hai tottalmente posto il morso
E per che mi mandasti un don gentile
Qual porto perch'io t'amo: anchor, tu voglio
Che porti per mio amor, questo, manile
O
Prima col cor, poi con la man, il toglio
Et son da gran letitia, fuor di senso
Che tal diletto, in me sentir non soglio
Et al bel volto tuo, d'amor, accenso
Gratie rendo infinite, de un tal dono
Qual fin sotterra, portar meco, i' penso
O lieto dì, per cui felice, io sono
O dolce tempo, o aventurato loco
Cagion da terra, alciarmi, al sacro trono
Altra gratia dal ciel, più non invoco
Se non che degno, facimi, al tuo albergo
Ch'io venga a star, e a parlar teco un poco
P
Signor, iusta dimanda, non postergo
Con honestade ame, venir pò ognuno
Perché il ben seguo, & il mal lasso atergo
A casa mia, non vi vien huomo, alcuno
Ma per che da ben sei, doman te invito
Quando a te piace, satollo, o digiuno
S
Madonna se dei far, fa' il ben compito
Fal venir a desinar
P
horsù, sia fatto
O
Io ti ringratio, & accetto, il partito
P
Orio signor, men vado, observa il patto
O
Vane, verrò, son servo de tua imago
S
O questo, è 'sta madonna, il nobil tratto
O
S'io fui contento, e mesto, hor lieto, e vago
Trovomi sopra ognun che viva in terra
Che de lieto, e gaudio, sol mi apago
S
Madonna il se suol dir, che in l'aspra guerra
Si vede un cor magnalmo: in 'sta batalia
Conosciuto il saper, che in te, si serra
P
Non fu bel tratto, per darli, la baglia
E trarlo sotto: darli il manil prima
E a mensa convitarlo, ala battaglia
Chi alto, vol ir, comincia in la parte, ima
E sì de grado, in grado, va scandendo
Che ne la fin, poi si ritrova in cima
Lassa pur far a me, s'io non atendo
Fin su l'osso, a pelarlo, mio sia il danno
S
Madonna adhor, per saggia, i' ti comprendo
P
Horsù va dentro e bussa, tu sta' un anno
Vedi ch'io son tutta straccha, e sudata
L
Chi, è quel
P
apri, che dia ti dia il mal anno
S
So che ho batuto più d'una fiata