ATTO PRIMO.

ATTO PRIMO.

All'alba.

TROCHILO,

mentre risciacqua certe anfore da vino:

Piangi ancora, padrone?...

IREO,

rimanendo com'è, seduto sotto la quercia di destra, col viso nascosto nelle mani:

Risciacqua a modo codeste anfore, Trochilo! S'io pianga o rida, t'ho detto, è cosa mia.

TROCHILO:

Meno male! Sento dalla voce che non piangi più.... Ma ti vedo passare così tristi giornate, che mi fai pietà.... tanta.... proprio....

IREO:

Se tu cianciassi meno, e lavorassi meglio!

TROCHILO:

Sono vent'anni che tu m'hai comprato, e tu mi trattasti sempre umanamente.... È giusto che ti chieda perchè....

IREO:

Che io possa esser mangiato dai cani, se ci fu mai servo più intrigante e cocciuto di te!

TROCHILO:

Come si potrebbe dir colpa, per un servo, essere affezionato al padrone? Che male ti faccio?

IREO:

Conteggio le spese che dovrò fare per le provviste.... e penso se pur mi basteranno i denari che ho, e tu mi disfai le somme nel capo col tuo chiacchierare....

TROCHILO:

Padrone! Ingannare è da servi! Giurerei che non pensi a denari nè a spese.... Facesti un affare d'oro, comperando tutto il vino di quel matto riccone di Cremete!... che t'è costato poco.... e regge l'acqua a maraviglia....

IREO,

afferrando il bastone, non senza lanciare una occhiata timorosa alle finestre della sua osteria:

Ti romperò gli stinchi!...

TROCHILO,

continuando subito più forte:

È amabile come il miele il tuo vino.... e non fa male nemmeno a berne un'anfora intera!... ma non mi dire che pensi a' denari, padrone! Tu n'hai fatti tanti quest'anno, da comprare un podere! E poi.... credi tu ch'io mi sia dimenticato di dieci anni fa? Allora ne avevi davvero pochi di denari!... ma io ti vedevo sempre contento! Egli è che allora Orione era un fanciullo.... e passava le giornate qui a giocare.... E guai a te se t'addormentavi seduto su codesto sasso!... ti saltava ad un tratto a cavalcioni sul collo, ti ricordi?... e tenendosi alla tua barba, e tempestandoti il petto di calci, gridava agli altri ragazzi che spiavano da lontano: «Venite, venite, il leone è domo! venite senza paura, toccatelo!...» e tu lo lasciavi fare finchè voleva.... è vero?... è vero?

IREO,

sorridendo mestamente:

È vero!

TROCHILO:

Ti contentavi di molto poco allora! e se per caso ti coglieva qualche brutto pensiero, chiamavi il tuo Orione.... e ti bastava carezzare quei capelli, carichi sempre di fango, perchè tu ritornassi beato!... E mi ricordo bene che, quando Orione incominciò a prender gusto alla caccia,tu ti divertivi a fabbricargli frecce e reticelle; e ogni sera, come ritornava carico di selvaggina, si facevan cene ghiotte e allegre!... Ma quando le reticelle non gli bastarono più, e volle grandi reti per le fiere e lance e iacoli avvelenati, tu incominciasti allora a tremare per lui!... Me ne ricordo bene sai.... La prima notte che passò fuori per aspettare il leone, fu anche la prima volta ch'io ti vidi piangere.... Di' la verità: non era quella la prima volta che piangevi, da quando t'era spuntata la barba?

IREO:

E per chi avrei potuto piangere prima d'allora?

TROCHILO:

Lo so bene che hai amato quel ragazzo solo al mondo, e l'hai amato d'un amore da mamma!... Ma io pagherei a sapere se quando Giove e Nettuno e Mercurio ingravidarono la Terra per darti un figlio, non pensavano a quel che facevano.... oppure vollero proprio divertirsi alle tue spalle....

IREO,

interrompendolo:

Che bestemmi, ciarlone?

TROCHILO,

continuando:

Ma ti pare ben fatto, a un buon oste come te,appioppare col nome di figlio, un simile spavento d'eroe, distruttore di fiere e di mostri, stupratore di ninfe.... Alla larga da simili grazie divine!... Non cambierei la mia tetra vecchiaia di schiavo, vedi? con la tua, padrone.... che tu passerai amando chi non t'ama.... e piangendo per le pazzie d'un figlio che non è della tua carne, e non ti chiama nemmeno babbo!

IREO:

Oh! No, no, no! Tu ti sbagli di grosso! Orione non mi dimostra amore, è vero.... ma pure ama il suo vecchio Ireo, che gli ha fatto da nutrice.... e ancora vedi?... qualche volta.... s'addormenta, quando gli parlo io.... come faceva da piccolo! Taci, taci! mi dicessero soltanto che è vivo e che ritorna presto, sarei oggi più felice di Giove!... Ah! s'io sapessi leggere nelle viscere calde delle vittime! come fanno gli indovini!...

TROCHILO:

A quest'ora avresti già sbuzzate tutte le tue pecore!

IREO:

E càpitano mercatanti, ricchi mattacchioni, meretrici, cacciatori, ladri, innamorati, a questa mia bicocca affumicata.... vi capitarono financo que' tre dei, e s'ebbero a lodare di me!... e mai non mi fu dato d'ospitarvi qualche saggio indovino...

Un allegro scoppio di risa e di parole femminili, che vien di dentro l'osteria, interrompe Ireo.

TROCHILO:

Ah! ah!... senti che riso limpido, padrone?... non ti scema il peso degli anni?

IREO:

Pensa ai casi tuoi e lascia in pace le mie ossa.

TROCHILO:

Se penso ai casi miei, e' m'avvedo allora di non essere tutto schiavo!...

Le risa si rinnovano più vicine.

Senti, senti! È già un'ora che s'è levata la bella Mirrina di Tespi! I suoi servi dormono ancora tutti. Io dico, padron mio, che tali donne, a dormir sole non ci si ritrovano!...

MIRRINA,

affacciandosi felice:

Servo! presto! desta la mia gente: che tutto sia pronto per far viaggio nel tempo ch'io discendo!

TROCHILO,

uscendo a corsa da sinistra:

Corro!

MIRRINA,

continuando, a Ireo che s'è subito levato:

E tu non far conto della spesa, oste: tieni la mia borsa con quel che c'è! Tanto che me ne faccio più io?... Da questa sera siederò alla mensa del re di Tebe!

Dispare ridendo.

IREO,

raccatta la borsa, la vuota e conta:

Due, quattro, sei, otto, dieci.... dodici, quattordici! sedici! dieciotto!... più che non mi sia costata tutta la cantina!

MIRRINA,

apparendo dall'uscio dell'osteria, alla schiava che porta un prezioso involto sul capo:

Hai dimenticato nulla? Va, e chiamami appena tutto sia pronto.

La schiava esce da sinistra.

IREO,

andando verso Mirrina con profondi inchini:

Permetti che anch'io goda della tua gioia, bella Mirrina, poi che tu sei stata così generosa conme.... e perdona a un vecchio oste curioso.... Ma chi mai ti portò, a mia insaputa, un così provvido messaggio dalla reggia di Tebe?

Trochilo sopraggiunto, udite queste ultime parole, ascolta avidamente.

MIRRINA:

Niente messaggi! Niente messaggi!

IREO:

E allora...? come mai...?

MIRRINA:

Ho fatto un sogno, vecchione mio, ma così strano.... così oscuro....

IREO:

E se così era, come lo potesti intendere?

MIRRINA:

Un indovino famosissimo, da Venere certo messo sul mio cammino, me l'ha spiegato!... or ora!... là!...

TROCHILO,

subito battendo la spalla di Ireo:

A te quello che cerchi!

IREO,

sbalordito:

Un indovino? hai detto?... Qui?!.. Ma dove?ma quando?... Perdona, bella Mirrina.... non son anche pronte le tue genti.... dimmi di lui.... dov'è.... come gli parlasti.... come....

MIRRINA:

Odimi. Stamane, assai per tempo, son uscita a passeggiare nel bosco, tutta ancora sbigottita per lo strano sogno che m'aveva destata. Sotto un vecchio lauro lassù, mi son seduta; e alla mia fedele schiava, raccontavo il mio sogno.... Te lo dirò: m'era parso, figurati!... di vedere due galline....

TROCHILO:

Ah!

MIRRINA:

.... e ciascuna con un serpentello al collo, venire contro a un gallo che aveva due creste d'oro....

IREO:

Uh!

MIRRINA:

Ogni gallina s'attaccò col becco a una delle creste d'oro....

TROCHILO:

Ah!

MIRRINA:

Allora il gallo incominciò a fuggire su per un'erta verde....

IREO:

Uh!

MIRRINA:

.... e a me, ora, pareva di stare tutta nuda....

TROCHILO:

Aaaah!

MIRRINA:

Sì!... seduta sulla cima di quell'erta; e di guardare di lassù il gallo che saliva a corsa, starnazzando l'ale, traendosi via le due galline furibonde....

IREO:

Uuuuh!

MIRRINA:

Quando, tutt'a un tratto, senza che io ne temessi per nulla, ecco il gallo entrò e disparve dentro il mio ventre!...

TROCHILO:

Oh!

IREO:

Oh?

MIRRINA:

.... e si liberò così di quelle due galline, che subito caddero morse dai serpentelli che avevano al collo!

TROCHILO:

Il gallo dentro? Che bellezza!

IREO:

E le due galline di fuori?!

MIRRINA:

Sì! sì!... Ma non avevo appena finito di narrar questo sogno, che una voce mi dice: «Buon per te! un tal sogno è di mirabile presagio!» Oh! che voce! che voce divina!...

IREO:

Qui presso?... l'indovino?!.. Ah! è certo che l'ha mandato Giove, per me!

A Trochilo:

Va, corri al vecchio lauro e vedi se c'è ancora.... corri dunque!

Trochilo va correndo dentro l'orto, ma subito si ferma a bocca aperta:

MIRRINA,

continuando, a Ireo:

È vestito alla maniera d'Oriente! Oh che grande indovino egli è, vecchione mio!... Che grande indovino!

IREO,

scorgendo Trochilo:

Che la sfinge t'ingoi! Vuo' tu andare sì o no?

TROCHILO,

tornando, con un dito sulla bocca:

Sssss! l'ho visto. Gira per l'orto.

IREO:

Per l'orto mio!... Oh!... che gran gioia! che gran gioia!

A Mirrina:

Narra, narra.... che dicesti allora tu a così grand'uomo?... Insegnami.

MIRRINA:

«Tu sei certo il portentoso Tiresia», gli dissi «capace di scatenar tempeste per forza di magia?» ma egli subito: «Gli dèi ti guardino sempre da simili ciurmatori!» «Ma allora dimmi il tuo nome?» pregai; ed egli, con una voce ch'io nonpotrò mai più dimenticare: «Sappilo dunque, io sono Matusio!...»

Trochilo guarda Ireo, il quale a sua volta guarda interrogativamente Trochilo, mentre Mirrina guarda l'uno poi l'altro maravigliata.

IREO:

Matusio?

MIRRINA:

Matusio.

TROCHILO:

Matusio?

MIRRINA:

Matusio, sì! Strano! anche voi ignoravate il nome di questo grande indovino che gli stessi dèi temono, per il suo potere!... Pure io, ora, non dubito punto ch'egli non sia il più grande indovino del mondo!... Ha letto nel mio sogno come in una pietra scolpita! e di tutto m'ha data ragione, e ancora m'ha dimostrato in modo certo, che nessun'altra donna.... nessun'altra, capite? mai! potrà tenere nelle sue mani l'austero core del re Pénteo!

TROCHILO:

Ma come puoi esser certa ch'egli abbia detto il vero?

MIRRINA:

Sciocco! potrebbe forse ingannarsi un tanto uomo?

TROCHILO:

Ma.... a quel che ho udito, dalla sua bocca sola hai sapute le sue lodi....

IREO:

Scimunito! e a chi vorresti credere se non credi a lui!... Va, va! non più ciancie, ch'io muoio dalla voglia di sapere del figlio mio.... Va e fa che subito me lo rechi.

Trochilo va.

LA SCHIAVA,

da sinistra:

Tutti son pronti, bella padrona: aspettano te sola.

MIRRINA:

Ah!... Addio buon vecchione mio! Possa darti gioia il responso di Matusio quanta a me.... che ne tremo tutta ancora!... e mi batte qua dentro il core, nell'aspettare, come quando il pazzo Cremete mi rapì dalla casa di mia madre.... e mi vestì tutta d'oro!

Ride.

IREO:

E tu parti con ogni mio felice augurio.... e ti sien rese grazie dagli dèi, bella Mirrina!...

MIRRINA:

Addio!

Esce da sinistra con la schiava.

IREO,

sorridendo e salutando:

Addio! addio!

MIRRINA,

di fuori:

Colgo di queste rose, vedi?... ne incoronerò il mio re!

IREO:

Cogli, cogli, bella Mirrina!

MIRRINA,

allontanandosi:

Addio!

Attratto da strane grida che vengono dall'orto, Ireo si volge subito da quella parte, mentre esce di là Trochilo, con nelle braccia Matusio il quale si dibatte e grida risibilmente.

MATUSIO:

Ahi! ahi!... Lasciami, schiavo.... A chi mi porti! Stringi meno, per Giove!... Bada: con una parola posso ridurti in cenere!... non osar tanto, schiavo!...

IREO:

Che è mai questo?!

MATUSIO,

ancora a Trochilo:

Bada! ecco, tu hai destato il fido serpente che porto in seno! sálvati se puoi!

TROCHILO,

lascia cadere Matusio e si fa tre passi lontano:

Alla larga!

A Ireo:

A te, padrone!

MATUSIO,

tastandosi le ammaccature:

Peste!... m'hai lasciato!

A Ireo:

Per un po' di fichi, così mi tratta questo tuo servo ribaldo!

TROCHILO,

alzando le spalle, a Ireo:

Che mi ordinasti? ch'io te lo recassi senza far ciance! ed io senza far ciance l'ho recato! O non t'ho ubbidito a puntino?

IREO,

inviperito:

Ti spezzerò l'ossa de' bracci, se tu ti burli di me, lingua scellerata! asino da bastone!... vorresti farmi credere ora, che questo ladruncolo di fichi, sia il grande e famosissimo indovino Matusio?

MATUSIO,

aprendo il suo volto addolorato a un sorriso:

O Fama! Possibile?... Io che t'ho tanto cercata invano per il mondo.... e tu m'aspettavi in Beozia?!

TROCHILO,

rispondendo a Ireo:

Ch'egli mangiasse i tuoi fichi è cosa certa; s'egli indovini è da vedere!

MATUSIO,

a Ireo che lo guarda trasognato:

Son io sì, son io veramente quel famosissimo indovino Matusio, cui già tutta la Beozia onora, a quel che vedo.

IREO:

Tu?... Tu sei che or ora hai predetto alla cortigiana Mirrina...?

MATUSIO:

.... gran fortuna presso il re Pénteo! Io, sì certo. Matusio! il grande Matusio pari a gli dèi! Sì!

IREO:

Ah! Perchè non s'inabissa la terra sotto me....

Cadendo in ginocchio:

prima ch'io debba sopportare il tuo sguardo irato!... Ma ti vendicherò sai: tu stesso sceglierai la tua vendetta sul corpo di quel vile ribaldo!... E prendi anche su me vendetta, se vuoi.... sol che tu prima mi dica se è vivo un figlio mio, che aspetto di lontano....

MATUSIO:

Taci, taci, buon oste, e lévati: tramontato il sole, terminate che abbia le sue faccende, tulegherai le mani di quel mariolo a un ceppo, poi, con una verga, le pesterai bene bene: tu darai senza paura nè d'ossa nè di nervi, ch'io fui già prediletto scolaro d'Esculapio, e molto più ancora so di scienza mia, sì che qualunque cosa tu rompessi, per avventura, io saprei a maraviglia risanare.

TROCHILO,

a parte:

Peste a te, e a tutta la Caldea!

MATUSIO:

Dirò io quando basta. Ma tu, rinfrancati; e narra subito minutamente il tuo caso.

IREO:

Ahimè! che dinanzi a una testa così grande la lingua mi trema nella bocca.... e non saprò dire....

MATUSIO:

Parla, e cerca di non curare la mia presenza.

IREO:

Dunque.... devi sapere allora, o grande Matusio, ch'io son vecchio.... ma, anche da giovane, di nessuna cosa ebbi paura al mondo, quanto delle donne....

MATUSIO:

Questa, noi saggi, consideriamo come la prima delle virtù che conducono a perfezione....

Trochilo scoppia in una breve risata di scherno e Ireo gli si rivolge contro inviperito.

Non ora, oste, ora è tempo che tu narri: Matusio t'ascolta.

IREO:

Dunque.... ti dicevo ch'io temevo le donne.... ragione per cui, lasciai che la mia faccia s'aggrinzasse senza conoscere i loro baci. Ma poi, quando ebbi toccato i settant'anni, ecco un'altra gran paura mi prese, peggiore della prima.... la paura di morir solo, di veder tutta questa mia roba nelle mani dei servi.... d'essere in odio, dopo morto, all'Erebo stesso, per non aver lasciato nessuna creatura a piangere.... e passavo i miei giorni triste e sconsolato, rammaricandomi di non avere un figlio che m'aiutasse nelle mie faccende, che imparasse anche l'arte di piacere ai viaggiatori.... perocchè invecchiando si diventa a tutti spiacenti.... che sapesse mantenere, me morto, il bel nome d'onestà e di pulizia....

TROCHILO,

piano, tirando il mantello di Ireo:

Meno ciancie, padrone, e che vuoi tu che importi a Matusio dell'onestà e della pulizia....

IREO,

piano, a Trochilo:

Davvero?... Aiutami tu, allora, Trochilo, o io non arriverò mai alla fine!...

TROCHILO:

Già! perchè tu a sera mi bastoni!

IREO:

Te le darò più piano se tu m'aiuti.... ti toccherò appena....

TROCHILO:

Di' subito de' tre dèi e della grazia che chiedesti!

IREO,

volgendosi a Matusio, che guarda maravigliato:

Dunque.... ecco.... perdona.... ti dirò subito de' tre dèi, e della grazia ch'io chiesi.

MATUSIO:

Tre dèi?! Che c'entrano questi tre dèi?

IREO:

Sì, o grande Matusio! tu devi sapere che, un giorno, vent'anni sono, passarono di qui tre dèi.... Certo io non li avrei potuti riconoscerese non me l'avessero detto loro.... ma io, siccome son solito fare con tutti i viaggiatori.... asciugai i loro abiti bagnati dalla pioggia....

Trochilo tira il mantello.

Ah! mi son dimenticato di dirti che era d'inverno.... e poi....

MATUSIO,

interrompendolo:

Ma quali dèi erano essi? e come ti provarono d'essere quel che dicevano? Difficilmente capita a dèi genuini di refocillarsi nelle osterie: dubito molto che non fossero tre allegri burloni!...

TROCHILO,

solo:

Questa, intanto, non l'ha indovinata!

IREO,

tirando il gonnellino di Trochilo:

Ohimè! ora ho perduto il filo un'altra volta! Trochilo mio aiutami!

TROCHILO:

Vedi? Se tu del tutto mi levassi questo pensiero delle legnate....

IREO:

T'ho detto che ti toccherò appena!

TROCHILO:

Non mi basta.

IREO:

E tu aiutami, alla buon'ora, ch'io non ti bastonerò!

TROCHILO:

Ora mi piaci!... Di' dunque della grazia che chiedesti....

IREO,

battendosi rabbiosamente la fronte e volgendosi subito a Matusio:

Dunque.... perdona o grande Matusio!... ecco ti dirò della grazia che chiesi.... Cioè.... la chiesi, sì.... ma dopo che, di lor volontà, m'ebbero dimandato qual grazia volessi, chè subito me l'avrebbero fatta....

MATUSIO:

Ma i nomi di quei tre dèi, fa ch'io sappia....

IREO:

Ahimè! Ecco.... è vero.... sono a dirteli.... Oh! tre altissimi dèi erano in verità!... pure non disdegnarono questa mia osteria....

TROCHILO,

piano a Ireo tirandogli il mantello:

Que' tre nomi!...

IREO,

a Trochilo:

Tu dici bene....

A Matusio:

Sì.... ecco.... dunque.... per esser brevi, essi erano: il gran padre Giove, il romoroso Nettuno e il rapidissimo Mercurio.... Che venerati sempre siano sulla terra!

MATUSIO:

Eh?!.. Mah! Prosegui il tuo racconto ch'io ogni cosa medito e peso.

IREO,

tutto felice:

Oh! gran Matusio!... Oh sapientissimo tra i sapienti!...

TROCHILO:

La grazia, la grazia!...

IREO:

Ecco.... ecco.... dunque.... pensai dentro di me.... è giunta l'ora d'avere quello che ho sognato per tanti e tanti anni.... un figlio per la mia vecchiaia!... e allora tolsi un vitello che tenevo nella stalla e l'avevo comperato per ingrassarlo e rivenderlo.... e certo ci avrei fatto buon guadagno....

Trochilo gli tira ancora il mantello.

e io lo presi e lo feci uccidere da costui, al cospetto di Giove, di Nettuno e di Mercurio.... e poi senz'altro chiesi la mia grazia: un figlio!

TROCHILO:

Oooh!...

IREO,

continuando:

E allora Giove m'ordinò ch'io scuoiassi il vitello e, presa la pelle, ne fece subito una specie d'otre.... Ancora mi par di vedere, o sapiente Matusio, le sue mani muoversi in quest'opera.... erano così grandi.... e così candide!...

MATUSIO:

Ma sai che è appena credibile quel che narri?...

TROCHILO,

con entusiasmo:

E vidi anch'io tale maraviglia con gli occhi miei: quando Giove ebbe acconciato il suo otre.... indovina un po' che cosa fece? tu che sei indovino!...

IREO,

con impeto:

Lascia dire a me dunque!... che io so dire queste cose come van détte. Ecco: com'ebbe accomodata a suo piacere quella pelle, il Padre degli dèi, per primo, o grande Matusio, v'orinò dentro....poi fece fare il simile anche a Nettuno e a Mercurio....

Trochilo accompagna il racconto con gesti ammirativi.

poi ecco m'ordinò che io legassi forte la bocca dell'otre, e che subito lo sotterrassi là, vedi? nell'orto mio; e che non prima di nove mesi lo riscavassi, ch'io v'avrei allora trovato quel che cercavo!... Ahimè! quei nove mesi quanto mi parvero lunghi!... più che tutta la mia misera vita! Non dormivo la notte, se mi mettevo a pensare che la Terra aveva dovuto restar gravida per me.... e io ero per impazzire dalla gran paura d'aver mosso intorno a me, che son così piccolo, cose tanto smisurate e terribili....

TROCHILO,

piano a Ireo:

Attento! e mi pare che tu sia per riperdere il filo, padrone!

IREO,

forte:

No, no! ch'io non lo riperdo più ora!... Bisogna pur che lo dica come l'aspettavo, perchè si possa intendere il gran bene che gli ho voluto e che gli voglio, a quel figlio mio!... Io non ho mai più veduto al mondo un putto così bello! una capra l'allattò, sì.... ma tutto quello che fanno le mamme, io solo gli feci con queste mie mani raspose....e finchè fu fanciullo, altro rifugio non ebbe che questo mio mantello....

Singhiozza.

Io ridevo a vederlo crescere presto sopra il mio fianco.... Invece.... avrei dovuto piangere!...

MATUSIO:

Ma necessita ora ch'io sappia il nome di questo figlio tuo che così stranamente ebbe vita.

IREO:

Ohimè! è vero.... perdona.... oh! non ho faticato a trovarglielo. Lo chiamai Orione....

MATUSIO:

Che sento? Orione hai detto? Del grande Orione tu parli? dell'infallibile saettatore di cui il mondo ragiona come del dio della caccia, terrore dei boschi e delle ninfe?...

Con un sottile sorriso di scherno:

Di tanto eroe fecero.... te padre gli dèi?!

IREO:

Lo vedesti dunque in lontane terre, oltre mare? sai nuove di lui? dimmele!

TROCHILO,

solo:

Meglio assai che le sapesse e non le indovinasse!

MATUSIO:

No, mai non lo vidi: ma molto e dovunque ho sentito narrare di lui grandi, anzi maravigliose prove.... e più d'uno, parlandone, lo giudicò valente quanto Ercole, nel lottare con le fiere!... Vecchio veramente fortunato sei tu, che d'un tal figlio puoi menar vanto, senza aver dovuto come il bilioso Anfitrione concedere una bella moglie al piacere di Giove!

IREO:

Oh! saggio Matusio!... Io non amo la mia fortuna perchè mi fa tanto patire e piangere!... Io, invece, darei tutto quello che mi resta da vivere perchè il mio Orione lasciasse d'inseguir tigri, donne e serpenti.... e vivesse qui pacificamente, di questa poca roba che pian piano, con tanta fatica, ho messo da parte per lui....

MATUSIO:

Pazzo! pazzo! Mille volte pazzo!... E la Fama?... ma non sai tu quel che valga la Fama? non sai quanto strazio costi, una sua carezza sola?.... Tu l'hai dinanzi, cieco? e non la vedi! Il tuo nome andrà attraverso le età future con quello del grande Orione!... Ah! quanti che invecchiano strisciando carponi, pur di trovare sulla sudicia terra un qualunque miserabile segreto caduto agli avari immortali, non invidieranno la tua rara sorte, vecchio!...

IREO,

con dolore:

No! No! saggio Matusio, non è questo, vino che giovi alla mia sete.... Aspettare mi brucia!... Voglio sapere.... sapere del figlio mio!

MATUSIO:

A piacer tuo, oste!... Orione è lontano?... e tu vuoi sapere di lui?... Ebbene: io soglio seguire le orme di chi intraprese viaggi lunghi e rischiosi, nelle viscere calde degli animali.

IREO:

Ho undici pecore nella stalla, e un ariete giovane: scegli tu quello che più t'aggrada....

MATUSIO:

Dianzi, guardando dentro la tua stalla, vidi anche un castrato di perfette forme.... non è del tuo branco forse?

IREO:

Egli è: ma non lo contavo.... perchè credevo che i castrati non fosser buoni per simili uffici....

TROCHILO:

Anch'io ho udito dire questo, sempre!...

MATUSIO:

Chi ciò disse non era certo dell'arte. Fa chesubito codesto tuo servo vada, e lo uccida, e rechi qua le sue viscere intatte. Mentre io leggerò in quelle, costui cocerà a vivo fuoco il castrato, versandovi volta a volta olio e aceto in quantità.... Sogliono tutti gl'indovini circondarsi di profumi atti a far lucida la vista, serena l'anima, fervida la mente: ora il profumo del castrato, purchè sia cotto nel modo che ho detto, produce appunto da sè solo tutti questi effetti su me: ordina dunque che sia cotto rapidamente, e da quella parte....

Segna da sinistra.

sì che il vento me ne porti tutto il profumo.

TROCHILO,

a Ireo che ascolta con venerazione:

E non gli piacciono soltanto i fichi e la gloria.... a quel che pare!

IREO,

a Trochilo:

Fa, dunque, lingua di serpente!... e più ratto del fulmine!

Trochilo fugge.

MATUSIO,

richiamando Ireo:

Vecchio! Voglio ancora saper altro da te: da quanto tempo Orione lasciò la tua casa?

IREO:

Oh!... assai più che cento tramonti ho aspettato!... e partì con un arco grandissimo, e dardi avvelenati.... e due lancie, che s'era fatte con le sue mani, perchè fossero capaci!

MATUSIO:

E sai dirmi per quale impresa partisse?

IREO:

Orione è di poche parole.... so di certo ch'egli s'era invaghito della figlia del gran re Enopione.... figlio di Bacco e d'Arianna.... che comanda alla fertile isola di Chio.... questo lo so.... ma che altro ti posso dire?

MATUSIO:

E.... contro chi pretendeva conquistarla?

IREO:

Che ne posso saper io, di questo?

MATUSIO:

Ma qual ragione allora ti fa tanto tremare per la sua vita?!..

IREO:

Ah! s'io tremo per lui, saggio Matusio, ho ben ragione di tremare! Ma non sai tu che l'houdito con queste mie orecchie, un giorno, schernire la madre sua.... la Terra che l'ha nato, intendi?... e sfidarla a gran voce, ch'ella non saprebbe mai creare un mostro così straordinario, ch'egli non lo potesse uccidere!... Io ho paura, capisci! paura che la Terra si vendichi....

MATUSIO:

Ottimamente: tra poco saprai se nel suo viaggio egli ebbe a combattere con mostri e anche s'egli ne uscì vincitore o vinto.

TROCHILO,

uscendo di dietro l'osteria, con un catino pieno di viscere:

Sta contento padrone! chè queste budella son piene zeppe!... Matusio ci troverà dentro assai!

MATUSIO,

accennando con sussiego il sasso che è sotto alla prima quercia di destra:

Sian qui poste.

Si siede e specula attentamente le viscere.

IREO,

subito spingendo Trochilo verso sinistra:

Ora, presto: scuoia il castrato.... poi subito attacca il fuoco a quella fascina.... dev'esser fuoco allegro, hai udito?... Togli lo spiedo nuovo....

Trochilo uscito, Ireo torna pian piano verso Matusio, senza osare di avvicinarglisi troppo:

Maledetta ignoranza!... potessi anch'io leggere là dentro!... Non vorrei mica vedere tanto quanto lui.... no! io di poco m'accontenterei.... vorrei solamente vedere se è vivo.... e nulla più!... Dev'essere pur cosa facile, vedere questo solo!... Maledetta ignoranza!...

Si scorgono i riflessi del fuoco che fa Trochilo.

Oh!... guardiamo un po'....

Venendo verso sinistra:

Trochilo! soffia, soffia!

TROCHILO,

di fuori:

Son mezzo morto per quanto ho soffiato!

IREO:

Géttavi sopra aceto, prima, poi olio.... di quello fino.... e.... occhio!... che non s'abbia a bruciare!...

Rivenendosene verso Matusio:

E ancora nulla? e di più vedo che gli cresce il broncio!... Che abbia cose tristi da dirmi?... Se provassi a parlargli....

Tossisce: Matusio non move ciglio.

Perdona.... saggio Matusio.... quest'odore.... è quale lo desideri?...

Matusio fa di sì col capo, sempre cogitabondo.

Perdona la mia ignoranza.... non vidi mai nessun indovino!... questo tuo silenzio mi fa tremare!

Poichè Matusio pare pronto a parlare, Trochilo corre leggermente a mettersi dietro Ireo per udire il responso.

MATUSIO,

dopo qualche attimo di aspettazione:

Rallegrati, vecchio!... nessun malo presagio io scorgo qua dentro, per quanto vi affondi la vista: anzi risulta nettamente che la leggiadra figlia del re Enopione ha avuto il cuore tocco dalla bella e divina forza del tuo Orione. L'impresa fu oltremodo ardua, e piena di incredibili pericoli: ma tutti furono superati con virtù e con armi sicure!...

IREO,

non contenendo più la gioia:

Sia benedetta la tua parola!... E dimmi ancora, o divino Matusio: è sulla via del ritorno?... lo riabbraccerò mai più?

MATUSIO:

Oh!... è ancora molto lontano!... Molto lontano!... Lo dicono concordi il fegato e la milza!

TROCHILO,

colpito a un piede da una freccia, getta un urlo che fa balzare Ireo e Matusio:

Maledetto! Ahi! ahi!

Alla prima freccia altre ne seguono che si conficcano nei tronchi delle quercie. Trochilo zoppicante e, dietro lui, Ireo, fuggono verso la porta dell'osteria. Matusio si rincantuccia con le viscere dietro la quercia, mentre già tutta la foresta è piena del riso tonante di Orione.

ORIONE,

di fuori:

Oh là! sai che a ogni dardo che scocchi ti vedo un pezzo di gamba?... più t'arrabbi e più il velo ti sale! Ohè! ohè! pace, bella! che tu non mi colga davvero!... Pace! pace!... Bada!... qua c'è gente! che non t'abbiano a vedere quel che t'ho visto io!... Aspettami nella foresta a notte fonda!

Appare sulla balza bellissimo: è carico d'ogni sorta di armi: porta un grande cinghiale sulle spalle, nel quale son conficcate due freccie: è coperto di pelli di fiere, ha al fianco la spada, alla vita una grande cintura, fatta di code dileoni, alla quale sul davanti sono appesi tre musi di leone asseccati. Entra e va ridendo rumorosamente verso Ireo, che alla sua vista ha aperto le braccia e trema e piange di gioia. Trochilo s'è seduto in terra dietro Ireo, tiene il piede ferito nelle mani e miagola. Matusio, appena comprende di che si tratta, si rannicchia tutto, guardando appena di sottecchi Orione.

Niente paura! mia pelosa nutrice! Diana non viene fin qua!

Mentre Ireo lo scarica e lo asciuga amorosamente:

Le zitelle.... si sa.... son di razza viperina!... vorrebbero e non vorrebbero.... invidiano chi gode e fuggono chi le vuol far godere.... e che ci vuoi capire?

Ridendo cade seduto sul cinghiale.

TROCHILO,

piagnucolando:

Ahi! ahi! ahi!... chi sta peggio è sempre Trochilo!

ORIONE:

Oh! là!... Non t'avevo veduto costaggiù!... t'ha colto una freccia di Diana?

Ride.

Zitto, zitto, chè qualcuno sta peggio di te!

TROCHILO:

Qualche altra ninfa avrà pagati cari i tuoi baci?...

ORIONE:

No, gente mia: non è stata una ninfa questa volta: è stata una ragazza, che cavalcava verso Tebe con un gran seguito di schiavi.... Non si voleva fermar meco a nessun patto perchè, niente di meno, un certo famosissimo indovino....

Matusio si fa piccino sotto gli sguardi di Trochilo.

le aveva messo nel capo che il re di Tebe l'aspettava!

Ride.

Basta: io me la son presa sulle spalle e l'ho portata nel fitto della foresta, dove mi pareva più sicura dall'occhio di Diana.... ma, proprio sul più bello, arriva una frecciata rasente terra.... e me l'ammazza!...

Trochilo e Ireo hanno sulle labbra e nei gesti la condanna di Matusio.

MATUSIO,

urlando disperatamente:

O non sentite che il castrato s'abbrucia!!

IREO,

subito, contro Trochilo:

Canaglia malnata! ben ti sta quel che t'ha colto!

Va verso sinistra.

TROCHILO,

levandosi e zoppicando dietro al padrone:

Ahi! maledette le ciarle degli indovini!

Escono.

ORIONE,

che s'è volto verso Matusio, sorpreso:

E tu di dove sei uscito?... sei tu bestia o uomo?

MATUSIO:

O mirabile prole divina! non sdegnare l'omaggio di un povero sapiente, curvato e róso dalla fatica degli studi, che attratto dalla fama delle tue gesta immortali, dal lontano Oriente si partì, e a brevi tappe, trascinando il suo debole corpo, fino a questa tua alma terra venne, per vedere con gli occhi suoi la tua grande figura, per udire dalla tua bocca medesima il veritiero racconto delle tue maggiori imprese, e per lasciarne alle generazioni future tal memoria, al cui confronto la storia di Ercole dovrà sembrare un miserabile gioco di fanciullo!...

ORIONE:

Nonostante l'appetito che mi divora il cervello, mi par d'intendere che tu vuoi scrivere la storia della mia vita: se in verità questo vuoi fare, siccome è cosa che mi garba, siedi qua vicino a me, ch'io ti dirò tutto quello che ti piacerà di sapere!

MATUSIO,

subito si leva e si avvicina a Orione, il quale, appena lo può prendere per la veste, lo fa sedere con violenza:

Infinite grazie ti sien rese, o figlio di Giove!

TROCHILO,

rientrando in quell'istante col castrato, piano a Ireo che lo segue:

Vedi un po' là, padrone?!

IREO,

guardando:

Oh!... Non credo agli occhi miei!

TROCHILO:

Bisogna dirglielo a Orione che è un buggeragente!

MATUSIO,

subito vedendoli parlare:

Servo! presto il mangiare, chè Orione ha fame!

A Orione, mentre Trochilo e Ireo si affrettano:

Avendomi la mia arte divinatrice rivelata l'imminenza del tuo ritorno, avevo insegnato a maraviglia a questo tuo stupido servo come si cociano i castrati: e s'ei non l'avesse lasciato bruciare, tu avresti ora a rallegrarti di me!

IREO:

Certo, mio amato Orione, il tuo vecchio babbo, non t'avrebbe preparato oggi il miglior capo della stalla, senza che questo imbr....

MATUSIO:

Oh! Non è tempo questo di lodar me! Dinanzi a un tanto eroe che piccola cosa diventa tutto il mio sapere!

Trochilo ghigna guardando Ireo.

IREO:

Ma io voglio narrare al figlio mio la verità....

MATUSIO,

interrompendolo con più veemenza di prima:

Ma niente dobbiamo narrare, vecchio, prima che il divino Orione ci abbia narrato lui le sue prove, che sono veramente grandi, e vittoriose, e prodigiose, e incomparabili, e degne di un dio!Non dobbiamo noi aver bocca per parlare, ma solo orecchie per udire!

TROCHILO,

tenendosi il piede e ghignando per la confusione di Ireo:

Ohimè ch'io non posso ridere!

ORIONE,

che già ha addentato un grosso pezzo di castrato:

Per quanto voi drizzerete l'orecchie, altro non potrete udire.... che il romore delle mie ganascie!... «Non si fan cose ben fatte se non quando si ha la pancia piena.» Ho udito dir questo dalla bocca stessa del mio gran padre Giove!... Io non racconterò nulla,... prima di aver mangiato!...

MATUSIO:

Riempiamo dunque il ventre, ossequenti al comando di Giove!... E guai a chi parla d'altro che di mangiare!

ORIONE:

.... e di bere!

TROCHILO,

sempre ghignando, a Ireo:

E non ti resta che portare il vino, mi sembra!

IREO,

andando verso l'osteria:

Non c'è altro da fare!

Esce.

ORIONE,

sempre divorando, stacca un osso e lo getta a Trochilo che s'è riseduto in terra:

A te!...

Trochilo l'addenta e lo spolpa pazientemente. Orione a Matusio:

Togli e mangia! che mi sembra di veder la tua fame grande quanto la tua sapienza!

Ride.

MATUSIO,

divorando con gli occhi famelici il castrato, senza osare di prenderne:

Una così alta stima, da te, mi insuperbisce!

ORIONE,

a Ireo che viene con un'anfora e una tazza:

Questa crosta amara chiama il vin dolce.... è di quello dolce?

IREO:

Come il miele, figlio mio!... per te lo serbo, lo sai?... e che tu possa berlo lungamente!

ORIONE,

versando nella tazza:

Piace ai saggi come te, il vin dolce?

Beve.

MATUSIO:

Lo teniamo in gran conto, o divino Orione!

ORIONE:

A me, vedi?... quando lo bevo.... sembra che una donna m'entri nelle budella, e me le baci a una a una....

Versando per Matusio:

ma a te?... Tu non mi sembri fatto per i baci!

MATUSIO,

vuotata la sua tazza:

Oh! a me, grande Orione.... quando bevo la prima tazza.... ecco subito la mia testa si gonfia.... si gonfia a poco a poco, a dismisura.... finchè il corpo, incapace a reggerla, la posa in terra, e ruzzola con lei giù per il mondo!... Ogni erba che pesta, ogni fiore che schiaccia, ogni arbusto che stronca, ogni pietra che salta, ogni torrente con cui rovina, ogni sepolcro che rimbomba sotto cupamente.... ogni stella che si rispecchia per un attimo nei suoi enormi occhi,dicono alla mia testa che ruzzola, spaventevoli misteri di loro essenza, e di lor nascimento, e di loro virtù portentose e ignote.... e la mia testa, di tutta questa enorme sapienza, s'ingrossa rovinando, come le valanghe!...

ORIONE,

scoppia in un'enorme risata:

Per Giove tu mi piaci!...

Versandogli da bere:

tutti questi paroloni in fila mi mettono allegria! Seguita!

MATUSIO,

mentre Ireo si bea della vista del suo Orione rasciugandogli il sudore e carezzandolo, e mentre Trochilo non pensa ad altro che a spolpare il suo osso, beve la seconda tazza:

Ecco!... se bevo la seconda tazza, la mia valanga precipita sulle case di quelli che il mondo onora come sapienti, e le atterra.... e cerca i cenacoli e le scuole dei filosofi dei medici e degli astrologi, e li schiaccia.... e, attraverso il velo della vertigine, io mi diverto a vedere dietro di me i colleghi miei, simili a grandi focacce preparate per infornare!... E rido.... rido.... finchè, alla fine, dopo tanto rotolare, la mia gran testa arriva nel piano.... e si ferma in mezzo agli uomini!

ORIONE,

scoppia in un'altra risata:

In vita mia non ho mai sentito nessuno parlare così!

Versando ancora a Matusio:

Avanti!... e alla terza?

MATUSIO,

vuotata rapidamente la terza tazza:

Dall'infinito formicaio umano che circonda questa mia gran testa, a mille a mille vengono gli uomini tremanti, e battono alle mie enormi orecchie come alle porte di un tempio.... e urlano dentro con mille accenti orribili i loro stupidi e tragici «Perchè?»... E la mia testa, che sa tutto, risponde, risponde, risponde.... e gli uomini a mille a mille, come un immenso gregge stanco, s'inginocchiano dinanzi a me.... e m'adorano come un Dio!!..

ORIONE:

Ma bravo! per i tre gargarozzi di Cerbero!

Versando ancora:

Vediamo un po' se alla quarta tirerai giù per le gambe il mio vecchio padre Giove e ti siederai sulle ginocchia di Giunone!

MATUSIO:

I saggi non bevono mai più di tre tazze! o divino Orione.

ORIONE:

Ah!... E tu màngiati questo allora!

Mettendogli un cosciotto sotto la bocca:

Mangia! mangia!!..

I denti famelici di Matusio si affondano nella preda tanto desiderata. Mentre per qualche istante non si vede e non si ode altro che un triplice masticamento, dominato dalle eroiche mascelle di Orione, cala lentamente la tela.

FINE DEL PRIMO ATTO.


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