ATTO SECONDO.

ATTO SECONDO.

Da poco tramontato il sole.

Orione disteso sopra la sua selvaggina e le sue armi e i resti del mangiare, dorme, e russa come una belva. Sotto la prima quercia di destra, medita Matusio seduto, tenendo sulle ginocchia una tavoletta e uno stilo. Si apre la porta dell'osteria e appare Trochilo con una lampada a olio.

IREO,

che segue Trochilo:

Ebbene?

TROCHILO:

E non senti come russa?

IREO:

Ah! meno male! è ancora qua.

TROCHILO:

E ancora quel famosissimo gufo gli sta vicino!

IREO:

Vediamo s'egli è presso a destarsi. Sarebbe tempo che si potesse un po' parlare tra noi. Fammi lume.

TROCHILO:

No! no! padron caro! io mi ricordo troppo bene d'una volta che lo destai!...

Porgendogli la lampada:

Tu sai che io non cerco i pericoli....

IREO:

Da' qua.

Prende la lampada e, mentre Trochilo si rimpiatta dietro la porta, si avvicina a Orione, e lo guarda, e sorride tristemente.

Per nulla mutato!... Nè le bufere, nè il fiato dei mostri.... nè i baci delle donne, l'hanno sciupato per nulla!...

Gli carezza i capelli.

Di quante cose mi rammento se ritocco questi capelli! Vedrà mai Giove quanto ho amato questo ragazzo?... e quanto m'ha fatto piangere?!.. equanto l'amo ancora?!.. Ve'.... ve' come si nascondono le mie lagrime tra i suoi capelli.... Mi ci potessi nascondere così anch'io.... per andare via per il mondo con lui!...

MATUSIO,

avvedendosi di lui:

Oh! vecchio! tu giungi in buon punto.... lascia Orione dormire, chè molto cammino e molto vin dolce deve dimenticare.... e chi sa quant'altro!

IREO:

Che vuoi tu da me?

MATUSIO:

Vieni qua, e odimi. Fin che le tenebre non m'han vinto, io sono andato notando quel che so della vita di Orione.... È opera questa che vivrà quanto il mondo! se io vi scrivo il tuo nome, esso non morrà con te....

IREO,

interrompendolo:

Taci, taci. Lascia che io porti con me agl'inferi il mio nome.

MATUSIO:

No! Dimmi il tuo nome, vecchio pazzo! Poi che gli dèi permisero tanto, lascia che la miracolosa mano della Fama t'accarezzi la groppa!Son tali carezze, che non le sdegna, vedi? nemmeno il tuo grande Orione.... che pure alle carezze divine è uso!

IREO:

Ah!... allora.... per questo che tu stai ora a scrivere di lui, te lo sei fatto così, a un tratto, amico....

MATUSIO:

Certo.

IREO:

E così.... tu.... ora potresti alcun poco sull'animo suo?

MATUSIO:

Certo.

IREO:

Ecco: se tu lo consigliassi.... se tu lo pregassi....

MATUSIO:

Qualunque cosa tu voglia da lui, io son sicuro di ottenerla.... purchè però io m'abbia da te una certa piccola promessa.

IREO:

Io? a te?... una promessa?... Ma, o piccola o grande ch'ella sia, tienla per fatta!... non è prezzoche mi sembri troppo, se tu potrai con le tue parole far tanto che il mio Orione resti qua sempre vicino a me.... non se ne vada via mai più!...

MATUSIO:

E tu farai ch'egli non sappia nulla di Mirrina, nè del sogno, nè della mia predizione?

IREO:

Sarò più muto di quel trogolo! Ma tu....

MATUSIO,

interrompendolo:

E di quel che vidi nelle viscere del castrato anche tacerai, finchè non abbia da lui stesso saputo quello che gli accadde nell'isola di Chio?

IREO:

Tacerò tutto. Ma tu digli che ho tanta roba buona, per lui, qua dentro! Di quel vino dolce che gli piace tanto, ce n'è molto nelle celle, e ce n'è anche dell'altro che invecchia e promette assai bene.... Da cacciare non manca qua attorno.... e le belle ragazze non c'è bisogno poi di cercarle così lontano, mi pare!

MATUSIO:

Dirò, non temere.

IREO:

E digli che, alla fin fine, qualche po' di comodo gli ristorerà l'ossa ammaccate....

MATUSIO,

guardando Orione che ha smesso di russare e sembra vicino a destarsi:

Tutto, tutto gli dirò. Vivi sicuro. Egli si desta ormai. Va va, e dormi tranquillo.... ma ricorda la tua promessa, e sappi tappar la bocca di quel tuo servo ribaldo!

IREO,

sospinto da Matusio, va verso l'osteria, a malincuore, guardando sempre Orione:

Una volta, quand'era piccolo, appena desto, voleva veder me.... me solo.... e guai se io non correvo subito!... si metteva a piangere!...

MATUSIO:

Il tempo passa, e muta le cose, vecchio mio!

IREO,

con forza:

E le muta sempre in peggio!

ORIONE,

in mezzo a grandi stiramenti:

Ohè là! di chi è questa voce?

IREO,

commovendosi:

È del tuo vecchio padre, Orione mio!

ORIONE:

Oooh!... Bravo Giove!... Ti sei finalmente deciso a invitarmi alla tua mensa? Che cosa mi dài di buono?

IREO:

Ma non sono Giove io.... no....

ORIONE:

Allora ho capito: sei quell'altro: sei Nettuno. Ecco perchè è tanto buio: siamo sott'acqua!... Fa ch'io non senta puzzo di pesce però!

IREO:

Ma sei nella tua casa, Orione! e ti parla il tuo vecchio babbo Ireo.

ORIONE:

Ah ah ah....

Ride.

Del resto.... purchè tu mi dia subito da bere, la tua barba vale bene quelle di Giove e di Nettuno messe insieme!

IREO:

Te n'ho preparata un'altra anfora, dentro.... vieni con me.

ORIONE:

Qua, qua recala. Sai che mi piace il sapor delle stelle dentro il vino!

IREO:

E sia come tu vuoi....

Va nell'osteria.

ORIONE,

scorgendo ora Matusio dritto e silenzioso nel buio:

Chi c'è lì?

Più forte:

Chi c'è lì?

MATUSIO,

subito prosternandosi:

Oh! grande Orione!

ORIONE,

ridendo:

Riconosco la voce! sei quello della testa che ruzzola!... sei il famoso saggio venuto d'Oriente per scrivere la storia di Orione. È vero?

MATUSIO:

Sì, o divino! se tu vorrai.

ORIONE:

Vieni qua dunque! E sta a bocca aperta chè io ti racconterò gran cose.

Matusio gli si avvicina saltellando di felicità.

IREO,

esce con l'anfora dall'osteria e Trochilo gli fa lume:

Ecco qua il vino.... come hai voluto.... Eppure.... dentro.... si sarebbe stati più comodi....

ORIONE:

E tu va dentro.

IREO,

mescendo:

Domani per l'appunto vo' far vendemmia, figlio mio, e ho da essere in piedi col gallo! La vecchiaia si nutre di sonno, figlio mio!

ORIONE:

E tu va a dormire. Che ce ne importa a noi? purchè tu lasci qua l'anfora.

IREO,

a Trochilo:

Andiamo. Orione vuole che io mi riposi. È sempre pieno d'amorose cure per me.

A Orione:

A domani, Orione mio, a domani.

Orione beve.

MATUSIO,

subito:

Poi che nessuno ci ode, io ti supplico di narrarmi subito la tua avventura dell'isola di Chio, prima d'ogni altra.... Nessuna cosa mi muove tanta curiosità.... e giudico che questa dovrà essere la più straordinaria e incredibile avventura di tutta la tua vita; quella che ti farà degno di sedere alla mensa degli dèi, oscurando la gloria d'Ercole!

ORIONE,

rannuvolandosi:

Per te sarà bella, forse; ma non è andata a mio modo!... Quello che volevo non l'ho avuto!... e era una donna!... e pensa che è la prima volta,dacchè ho messo i denti, che voglio una donna, e non la posso avere!

MATUSIO:

Tu avrai mal posto la tua passione. Ella certo era donna indegna della tua grandezza!

ORIONE:

Ma mi piaceva.

MATUSIO:

E non hai forse mille donne, e ninfe, e dee, pronte al tuo piacere?...

ORIONE:

Ma volevo quella.

MATUSIO:

È morta forse?

ORIONE:

No.

MATUSIO:

E allora è sempre in tuo potere d'averla!

ORIONE:

Va' va.... per me è peggio che morta! Non potrò ripor piede nell'isola di Chio, intendi? Mai più!

MATUSIO:

Ma nulla posso intendere, se tu prima non mi narri....

ORIONE:

Sta a sentire. Appena giunto là, mi son subito avvisto d'aver tutti nemici.... e il re Enopione e la regina Domale, e più di ogni altro la stupida Merope.... financo la vecchia nutrice.... e un lurido eunuco medico e indovino....

MATUSIO:

Perfida razza!

ORIONE:

Tutti insomma, nella reggia, sembravano guardarmi torvo. Io pensai lì per lì: forse è il mal di mare che m'ha sfigurato.... (avevo dovuto rivomitar sei lepri!... non ero bello!) e dissi tra me e me: domani m'avrò la rivincita! E il giorno dopo, infatti, appena sorto il sole, volli subito parlare al re....

MATUSIO:

E perchè non piuttosto alla bella Merope?

ORIONE:

O saggio mio!... Ma se proprio si fosse trattato di aver Merope sola, e null'altro.... avreifatto secondo il mio solito, per Giova! Me la sarei caricata addosso, e l'avrei portata via!

MATUSIO:

Intendo. Intendo a maraviglia: la corona del re Enopione luceva quanto gli occhi di Merope! Eh! Eh!

ORIONE:

È una terra ricca, quell'isola di Chio! Altro che questi sassi di Beozia!... Ma pure, vedi? se mi guardo adesso giù, dentro, in fondo al petto.... ci trovo più rabbia per le gambette di Merope, che per tutto il regno di quel re briaco!

MATUSIO:

Ma.... Enopione ti negò dunque la figlia?

ORIONE:

Non me la negò! Ti par cosa facile negare a me quel che voglio?... Gli avevano insegnato il discorso che mi doveva fare: «Vuoi la mia Merope? ebbene guadagnala con una prova da par tuo! Tale, che anche la gente di Chio sia lieta di vedere un giorno te sul mio trono! Tutta l'isola è infestata da belve di ogni più triste genia: esse uccidono e devastano e spaventano: tu corri l'isola, e liberala da tanto male, e avrai Merope e il regno!»

MATUSIO:

Chi lo consigliò, osava sperare la tua morte!...

ORIONE:

L'arcigna regina Domale fu di certo! la vacca di pelo rosso, che frulla a suo piacere le corna di Enopione.... Ma pensa tu s'io potevo rifiutare un tal patto?

Con gran forza:

Di che posso aver paura io? Può forse la Terra partorire una bestia capace d'uccidermi?

MATUSIO:

Ella ama troppo il figlio suo!

ORIONE:

Ama? M'odia, sciocco, perchè l'ho stremata nascendo!... M'odia, ma trema!... In trenta giorni e trenta notti ho girato tutta l'isola: salivo sulle montagne insieme coi nuvoloni: e poi, come veniva la notte, giù ruinavo per le gole dei torrenti e ammazzavo tutto quel che vedevo vivere!... E i torrenti si gonfiavano di sangue, di veleno, e di carogne.... finchè tutto il mare intorno all'isola, intendi?... per quanto l'occhio poteva vedere.... tutto rosso!!

MATUSIO:

E così inaudita prova non bastò?

ORIONE:

Ma che! un velenoso inganno mi si era preparato in premio. Si finse che tutto fosse disposto per le nozze, ed Enopione stesso volle che si aprisse un'anfora di cento anni, e che ce la bevessimo intera tra me e lui: la mia tazza era preparata, sì che, di lì a poco, mi addormentai come una marmotta.... Mi destai, chissà quanto dopo, sulla riva di un fiume.... appena in tempo per accoppare un brutto ceffo che mi stava già sopra con una spada!

MATUSIO:

Ma tu avrai preso una vendetta memorabile!

ORIONE:

Figurati!!.. appena schiacciata la testa di quel brutto con una pedata, ho stroncato un ramo di quercia, e poi, via subito verso la reggia! E, strada facendo, architettavo una vendetta degna di me!... Che ne dici? per Giove!... sarebbe stata allegra! legare ben bene sul loro trono il re e la regina, e godermi Merope davanti a loro!... L'idea era bella, era bella....

MATUSIO:

D'una bellezza infinita! O grande Orione!... D'una bellezza divina!

ORIONE:

Ma non la potei trovare. Girai, frugai per la reggia.... e tutti scappavano impauriti!... Alla fine, tanto per isfogarmi in qualche maniera, acchiappai quell'otre puzzolente di Enopione, lo legai forte sul suo trono.... e poi.... quello che volevo fare a Merope....

Mestamente:

lo feci alla sua vacca rossa!

MATUSIO,

ridendo:

Alla regina Domale?... Dinanzi al re?!.. Maraviglioso spettacolo in verità!... Vendetta veramente degna d'un dio!

ORIONE:

Oh! quanto a questo, mi sarebbe parsa assai più degna quell'altra!... Non sono avvezzo alla carne stantia io!!..

Dalla foresta giunge qualche arpeggio di lira, mentre una pallida alba lunare a poco a poco chiarirà la scena.

MATUSIO,

maravigliato:

Che è questo?

ORIONE,

alzando le spalle:

Nulla! Dev'essere quello scimunito di Lino che tutti dicono gran musico....

MATUSIO:

Lino tebano?!.. Ma la sua fama è davvero grande!

ORIONE:

Quanto la sua pazzia!

LA VOCE DI LINO,

accompagnandosi sulla lira:

Vieni finalmente, bella fuggiasca! Fa ch'io senta la tua carezza fredda!... Se tu appena le tocchi, subito le mie dita folleggiano tra le corde, comeun branco di caprioli innamorati tra gli alberi della foresta! Vieni dunque, apri il fogliame con le tue bianche mani, e guardami, o Diana!

Gli arpeggi s'allontanano.

ORIONE,

balzando in piedi:

Per Giove! questo pazzo mi rammenta che Diana m'aspetta per cacciare!... Ch'io vada, ch'io vada subito!

Raccoglie vesti e armi.

Saggio mio, è tal nottata questa, che mi parrebbe poca cosa aggiungere un corno anche al mio gran padre Giove!!

MATUSIO,

ridendo:

Tu rechi l'arme per due cacce, sempre!?

ORIONE,

continuando a vestirsi:

Sempre, saggio mio! E tu dillo sai, nella tua storia!

MATUSIO,

ride:

Ma.... perdona, Orione, ancora.... Fatto alla regina Domale quel che m'hai detto....

ORIONE:

Me ne son fuggito.

MATUSIO:

E non ti curasti di sapere da che proveniva tanto odio contro te....

ORIONE:

Ah!... Proprio lungo la spiaggia del mare, mentre già il pilota si apparecchiava a ripartire, ho scorto quel lurido eunuco che t'ho detto....

Matusio raddoppia l'attenzione.

e senz'altro l'ho preso così per il collo: «Razza porca! se non vuoi che stringa, raccontami subito perchè il re non vuol darmi la figlia!»

MATUSIO:

E l'indovino ha parlato?...

ORIONE:

Per forza!... Enopione patteggia per vendere l'isola e la figlia al vecchio re di Lidia: per questo odia me come qualunque pretendente.

MATUSIO:

E anche a Merope piace tal mercato?

ORIONE:

Tutt'altro! anzi minaccia di uccidersi se si fa!... ma indovina perchè.... è mancato poco ch'ionon sia scoppiato dal ridere!... Ho riso tanto, che quel panciuto uccello m'ha preso il volo!... È innamorata.... d'un poeta!!

Ride.

MATUSIO:

D'un poeta?

ORIONE,

ridendo:

D'un poeta!!.. te lo dicevo io che era grossa!...

Gli accordi di Lino si riodono.

Sarà un altro scimunito come questo.... che adesso m'avrà fatto scappar Diana chi sa dove, col suo piagnisteo!... Ci vuol altro che canti per le zitelle!... Va va.... aspettami, che ti avrò da raccontare qualche allegra storia, quand'io ritornerò!

Parte.

MATUSIO:

Lieta sorte!

Salutatolo, viene a sedersi sotto la prima querce.

LA VOCE DI LINO,

alquanto più lontana:

Le tue mani bianche su i miei capelli, sembrano un vento gelido: ma tu cerchi invano discaldarle dentro le viscere delle fiere che uccidi. Il core di Lino, o Diana! Il core di Lino è più caldo di ogni core!... Vieni dunque, aprimi il petto con la tua lancia, e riscalda finalmente le tue mani sul mio core di poeta!...

Una enorme risata di Orione lontano, tronca a mezzo gli arpeggi di Lino, mentre Matusio seduto sotto la quercia medita reggendo con ambe le mani la sua gran testa spelacchiata.

MATUSIO:

E così gli uomini camminano nella notte.... cercando la felicità. Ma.... chi la potrà trovare?... Questo poeta, che va piangendo la sua speranza, e si trae le pietre al suo cantare.... e ammansa le fiere.... ma non già gli uomini?... Oppure il feroce Orione che ride di lui, e d'ogni cosa divina e umana; e va, e violenta, e uccide.... e sfida la Terra e il Cielo, che han fatto la sua forza!... Oppure quel buon vecchio.... lassù.... che dorme tranquillo, e sogna la sua piccola vendemmia di domani, e il vino che invecchia per Orione.... Chi la potrà trovare?... E quel re? quel re che trangugia la metà del vino che si spreme in Chio!... quel re che calpesta la parola datacome si calpesta un rospo.... quell'Enopione! che non si vergognerà di rendere giustizia nel suo reame, dopo avere spezzato per qualche mucchio d'oro il cuore innamorato di una figlia, e avere segretamente venduta la sua terra e il suo popolo.... chi sa s'egli non abbia ragione quando, col medesimo vino, annaffia la sua viltà e affoga la sua vergogna?... Ghignerebbe di compassione quel re, se vedesse il povero Matusio, quando, solo, piange e maledice il suo basso destino!... Perchè debbo io andare così, miseramente, dovunque, gabbando cuori in ansia, portando la finzione di una veggenza impossibile.... solo per poter meditare qualche placida notte così, senza essere disturbato dal brontolìo delle mie budella vuote?... Inganno, infine, chi desidera d'essere ingannato: eppure.... quando rimango solo, e mi guardo, arrossisco e piango di rabbia, e sogno il giorno in cui finalmente un re qualunque m'accoglierà nella sua reggia.... Così mi basterà gabbare sempre una persona sola!... Ma sarò forse felice allora?... potrà mai esser felice chi pensa, e nel pensiero, che è buio, profonda la sua anima che è desiderosa di luce?... Ma nemmeno chi tien l'anima sua dentro un tino, potrà mai fare ch'essa goda!... No! no! anche quel re non è felice.... E neppure quel povero vecchio potrà mai saggiare la felicità.... dacchè ama!... Il grande Lino ha la Gloria!... è vero: però il mondo non sa perchè lo seguono così manse quelle belve.... Ma perchè egli, da sè, si strappala sua immensa anima dal petto, e con quei brandelli sanguinolenti, le sfama, via facendo!... E che è anche la Gloria.... quando si debba pagare con tanto strazio?... La vita, per esser felice, deve, prima di tutto, esser facile!... Potrebbe mai ridere Lino per la sua Gloria?... E io.... se un giorno anche l'avessi!... potrò mai riderne di limpida gioia?... Orione.... Orione solo! può ridere della sua Gloria che nulla gli costa!... la Terra è madre sapiente: gli ha dato bellezza, forza e salute, senza risparmio.... ma tanta anima appena quanto basta per vivere.... e nulla più!...

LA NUTRICE,

di fuori:

Vedi? non m'ero ingannata, no, figlia mia! ho l'occhio del gatto, io!... era una piccola casa, questa che biancheggiava tra le querce!

Matusio guarda donde viene la voce.

MEROPE,

di fuori languidamente:

Aspettami, nutrice.... Ohimè!... le mie gambe si piegano....

LA NUTRICE,

entrando e sostenendo Merope affranta:

Vieni, vieni! siedi qua in terra.... così.... Appoggia il capo a questo tronco.... Io andrò e chiederò ricovero.

MEROPE:

Non mi lasciare, nutrice.... ho paura.... Che gente sarà quella che abita là dentro?

LA NUTRICE:

Non possiamo esser lontane da Tebe.... e, a quel che se ne dice, non dovrebb'essere una piccola casetta come questa?...

Merope apre i suoi grandi occhi sulla nutrice.

Non sei più stanca eh? bricconcella! se pensi che là dentro potrebbe anche dormire il tuo Orione, e sognarsi di te....

MEROPE,

udendo un lieve rumore prodotto da Matusio che si leva nell'ombra della sua quercia:

Taci!...

La nutrice guarda anch'essa tremando.

MATUSIO,

apparendo nella luce della luna:

Chi cerca di Orione?

Le donne si stringono impaurite.

Questo è appunto il suo bosco, e quella è la umile dimora dove volle Giove far nascere tanta grandezza!

LA NUTRICE:

Dici il vero?

MEROPE:

Ah! gioia!

LA NUTRICE:

Ma tu chi sei?

MATUSIO:

Io?... Sono Matusio! astrologo medico e indovino, caro al grande Orione.

LA NUTRICE:

Oh che gran fortuna! Ti prego allora.... destalo e digli che Merope è fuggita dalla sua alta reggia di Chio, e per mille pericoli e fatiche è qui giunta con la sua fida nutrice, e gli chiede perdono e amore!...

Matusio rimane inebetito.

Che fai?... perchè indugi?... temi la sua ira, forse?... Parla!...

MATUSIO:

Orione non è qui. È nella foresta con Diana a lieto convegno.... ma....

MEROPE:

Ahimè! son perduta!...

Sviene.

LA NUTRICE,

subito accorrendo:

Misera!...

a Matusio:

Che dicesti mai!

MATUSIO:

Nulla da temere! ho qua un profumo da me preparato, di sicuro effetto....

Si fruga in seno e ne toglie una conchiglietta.

Ma.... parlo.... e pur non so se io sogno.... È Merope questa, figlia del re Enopione....

LA NUTRICE:

È Merope. Ma dà qua il profumo.

MATUSIO,

scansandosi:

Merope?... Ma non ama essa perdutamente un poeta della sua terra?...

LA NUTRICE:

Lo amava, la sciagurata.... ora non l'ama più! Ma presto. Dammi!

MATUSIO:

E da quando non l'ama più?

LA NUTRICE:

Dal giorno che Orione lasciò la nostra isola.

MATUSIO:

Che dici?... Ma ella non sa allora...?

LA NUTRICE,

spaventata:

Di che?

MATUSIO:

Della vendetta atroce che Orione s'è presa...

LA NUTRICE:

Tu dici di quando ritornò d'un tratto nella reggia.... mentre tutti lo credevamo morto.... e dinanzi al re....

Rasserenandosi:

Ma se fu appunto perch'ella vide, allora, stando nascosta....

MATUSIO,

mettendo il suo profumo sotto il naso di Merope:

Oh! Dèi immortali!... che maravigliosa creatura vostra è la femmina!... Rinvieni.... Rinvieni!... Che una così pura luce non s'abbia a spegnere!

LA NUTRICE:

Lode agli dèi!... Merope!... Merope!

MATUSIO:

Riapri le ali del tuo amore, o fanciulla regale!... Orione ritornerà, e farà presto a dimenticare la dea nelle tue braccia!...

Si odono nella foresta sghignazzi satireschi e rumore di gente armata.

LA NUTRICE:

Ah! Questa volta non c'è più dubbio! Riconosco le voci dei soldati, Merope!

MATUSIO,

tremando subito:

Di quali soldati?

MEROPE,

balzando in piedi:

Ci hanno inseguite!

Attaccandosi a Matusio:

Per pietà, nascondimi tu! nascondimi!

LA NUTRICE:

No no! vieni con me qua tra le viti....

A Matusio:

E tu usa ogni arte per disviarli....

A Merope:

Non tremare così, figlia mia!...

Escono. Matusio avanza un po', tremando, ma come vede apparire Zeto seguito da un soldato armato d'arco e di scudo, corre ratto a nascondersi dietro la più gran quercia di destra.

ZETO,

che avanza con altrettanta paura, al soldato, con la sua voce di eunuco:

Tu rimani, e non ti muovere di qua.... Ma se io ti chiamo in aiuto, intendiamoci, e tu allora sii pronto come un leopardo sulla preda.... eh?....

Avanza verso la porta in punta di piedi.

Ci siamo! ecco l'insegna dell'osteria.... una coda di volpe.... è proprio qui....

Raccoglie di terra un sasso e fa per picchiare alla porta.

Se non fosse quella maledetta stretta che mi diede....

Toccandosi il collo:

sento che avrei adesso un coraggio da leone!... Ma su su, Zeto.... conduci questa impresa dapar tuo.... Se la destra non basta.... ecco le mandiamo in aiuto la sinistra!

Afferra con la sinistra il polso della destra, e battuti rapidamente tre colpi, fugge subito vicino al soldato.

È fatto!

Al soldato:

Ho bussato forte eh?

Nessuno risponde.

La casa è disabitata forse?... che te ne pare?... possiamo ritornare indietro. Quel che si poteva fare si è fatto.... non è così?

IREO,

aprendo piano piano la finestruccia e guardando giù:

M'era sembrato di sentir bussare.

ZETO:

Ah!... questo è certo il vecchio oste Ireo.... la sua barba lo dice!... Coraggio dunque!...

Facendosi avanti e strillando come una gallina:

Sei tu l'oste Ireo, padre terrestre del divino e altissimo Orione?

IREO,

come trasognato:

Son io.

ZETO:

In nome del grande e potente re Enopione ti parlo: il quale dalla sua alta reggia di Chio è partito, per rendere il meritato omaggio al maraviglioso Orione. Il figlio di Bacco offre al figlio di Giove la sua diletta e unica figlia Merope in isposa, e gli porta doni di incredibile prezzo, e depone ai piedi suoi la sua temuta corona.

IREO,

nella massima confusione:

Ohimè.... Trochilo!... E lévati una volta!

Ritirandosi:

Non senti che cosa ci dice questa femmina?...

LA NUTRICE,

riapparendo da sinistra con voce soffocata:

Zeto!

Zeto fa un salto indietro.

Zeto!... son io che ti chiamo: appréssati.

ZETO,

sbirciandola:

Eh?! Impossibile!

LA NUTRICE:

Son io, ti dico!

ZETO:

Tu qui?!

LA NUTRICE:

Sì sì.... ma odimi:

Concitata:

in questa borsa ci sono i più ricchi monili di Merope.... Son per te; ma dimmi subito se quel che ho udito non è un nuovo inganno del re....

ZETO:

È sacra verità al cospetto degli dèi!

LA NUTRICE:

E come...?

ZETO:

«Come come come».... Come non so!... Certe cose non si possono capire!... So che l'augusta nostra regina Domale ha voluto, ora, tutto questo. Lei ha fatto partire il potente nostro re Enopione, e gli ha detto, dinanzi a me, che non ardisse mai di ritornare senza portarle un così amabile genero!

LA NUTRICE,

volgendosi a sinistra:

Merope! allegra!

ZETO,

saltando di gioia:

È qui Merope con te?! E vuole Orione anche lei? La battaglia è vinta. Niente più paura di busse!

La nutrice tira Zeto fuori della scena verso Merope.

Mentre già si è aperta la porta dell'osteria e ne sono usciti Ireo e Trochilo i quali ristanno maravigliati; ecco giungere da destra il corteo di Enopione. Vestito di una amplissima veste color del vino, redimito d'oro e di pampini, il figlio di Bacco è disteso sopra una grande lettiga d'oro portata da quattro satiri: gli cammina allato il cerimoniere Cissibio: seguono soldati in arme, schiavi con anfore capovolte, baccanti e satiri abbracciati, e vispi satirelli. Certi schiavi portano torce.

ENOPIONE:

Fermi tutti!

Tutta la sua gente si ferma impaurita tra gli alberi della foresta.

Che cos'è quella roba là.... che si muove?

Tutti guardano.

CISSIBIO,

inchinando la sua larga testa biondiccia e calva dalle orecchie di satiro:

O mio re!... Zeto con due femmine!

ENOPIONE:

Zeto con due femmine? E che se ne fa?!..

Gridando:

Zeto! hai forse ritrovato in Beozia quello che a Chio hai perduto?... Ti par giusto che queste due femmine sprechino il tempo loro intorno alla tua pancia invalida?

Ride, e Cissibio fa eco a ogni sua risata.

E non paiono brutte, per Giove!

I satirelli si affollano intorno alla lettiga, alcuni vi saltano sopra e gli sussurrano nelle orecchie.

Portale qua da me, dunque!

Zeto e le donne, ridendo tra loro, ritornano e s'inginocchiano a capo chino dinanzi a lui.

Alza.... alza gli occhi, bella!

Allungando una mano per alzare il mento di Merope:

È un maraviglioso re, Enopione!... merita d'esser veduto!...

Mentre corre per i soldati e gli schiavi un gran riso soffocato, il re e il cerimoniere guardano, attraverso il velodei loro occhi briachi, il volto di Merope alla luce delle torce. A un tratto i satirelli fuggono dalla lettiga; Enopione si fa serio: guarda fisso, raccogliendo le vagabonde forze del suo cervello, e la maraviglia sembra quasi terrore sulla sua faccia affocata.

MEROPE,

con un carezzevole e trepido fil di voce:

Merope sono, sì, padre mio! Non t'è caro forse, ch'io t'abbia seguito?

ENOPIONE:

Seguito?

MEROPE:

Sì, padre!

ENOPIONE:

Seguito?!

Si guarda attorno. Cissibio stringe le spalle e allarga le braccia.

Vedi un po', Cissibio, come fa male ber vino risciacquato?... Io giurerei che questo si chiama precedere, e non seguire.

ZETO:

Lungo e arduo sarebbe, o mio gran signore, disquisire ora attorno alle differenze impalpabili che passano tra il precedere e il seguire. Ma certo è che cento uomini armati non mi darebberotanto coraggio quanto la presenza di questo delicato germoglio della tua divina pianta, mentre si attende il terribile Orione!

Enopione guarda Cissibio.

CISSIBIO:

A me sembra che Zeto dica molto bene!

ENOPIONE,

abbracciando con enorme commozione il capo di Merope:

Figlia mia!... Figlia mia dilettissima!... Tenero scudo contro cui s'infrangerà dolcemente l'ira d'Orione!... Tu sola! Tu sola mancavi alla nostra impresa!... Ecco! Sento già gorgogliare dentro il sangue l'antica fierezza!... Su!... alla buon'ora, dov'è questo Orione? Si cerchi questo Orione!

ZETO:

È là, dinanzi a te, la casa di Orione. E quel vecchio dalla gran barba, quello è l'oste Ireo.

ENOPIONE,

volgendosi verso la porta dell'osteria, di dove Ireo e Trochilo non si son mossi:

Oste Ireo!... Oh là! dunque! apri allegramente la tua cantina alla mia gente che ha sete! La festa dev'esser degna! Venga il bravo Orione, e io farò queste nozze in un batter di ciglio!

IREO,

con voce tremante, mentre Trochilo lo istiga a parlare:

O potente re.... il mio Orione era pur dianzi qui.... ma ora.... non so....

Chiamando:

Orione!... Ma non può star molto a tornare.... Orione!!..

ENOPIONE:

Orione non c'è?... E allora apri la tua cantina lo stesso! e si beva per le nozze di domani!

IREO:

Sia fatta la volontà tua. Di vino ce n'è per oggi e per domani!

Invitando la gente con batter le mani:

A bere, allegramente, figliuoli!

Tutti gli si precipitano dietro con gran rumore, lasciando solo il re. Enopione ride beatamente a questa pazza fuga: ma quanto più il romore si allontana e si sprofonda, tanto più la sua faccia si fa seria e tetra. Poi che il vento soffia nella foresta e qualche foglia cade, egli è preso da un folle spavento. Matusio lo spia un momento, poi passandogli dietro furtivamente, corre in cantina.

ENOPIONE:

Cissibio!... Cissibio mio!... perchè non diciniente? Zeto! grida per Giove.... Non sapete dunque che ho paura del buio, se non vi sento?!.. Dove siete?... Merope!... almeno tu Merope!... non mi lasciar piangere.... ridi, ridi, ridi!!

Disperatamente:

Ma che cos'è dunque questo insoffribile silenzio?!

Da sinistra appare Matusio che porta a gran fatica una grossa anfora.

MATUSIO,

con enfasi sacra:

Oh! mirabile prole divina!... Una gran voce s'ode uscir di qua dentro.... e ti chiama a nome!... Sembra la voce del padre tuo immortale!

ENOPIONE,

pieno di stupida maraviglia, accosta l'orecchio all'anfora: s'accende subitamente la gioia nel suo volto:

È, sì!... È la gran voce di lui, che mi consola!!

Abbraccia il collo dell'anfora e vi attacca la bocca con folle bramosia. Matusio ride. L'allegro sciame dei satirelli sbuca dall'orto facendo capriole, mentre cala lentamente la tela.

FINE DEL SECONDO ATTO.


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