CANTO DICIASSETTESIMO
1
Il giusto Dio, quando i peccati nostrihanno di remission passato il segno,acciò che la giustizia sua dimostriuguale alla pietà, spesso dà regnoa tiranni atrocissimi ed a mostri,e dà lor forza e di mal fare ingegno.Per questo Mario e Silla pose al mondo,e duo Neroni e Caio furibondo,
Il giusto Dio, quando i peccati nostrihanno di remission passato il segno,acciò che la giustizia sua dimostriuguale alla pietà, spesso dà regnoa tiranni atrocissimi ed a mostri,e dà lor forza e di mal fare ingegno.Per questo Mario e Silla pose al mondo,e duo Neroni e Caio furibondo,
Il giusto Dio, quando i peccati nostri
hanno di remission passato il segno,
acciò che la giustizia sua dimostri
uguale alla pietà, spesso dà regno
a tiranni atrocissimi ed a mostri,
e dà lor forza e di mal fare ingegno.
Per questo Mario e Silla pose al mondo,
e duo Neroni e Caio furibondo,
2
Domiziano e l'ultimo Antonino;e tolse da la immonda e bassa plebe,ed esaltò all'imperio Massimino;e nascer prima fe' Creonte a Tebe;e dié Mezenzio al populo Agilino,che fe' di sangue uman grasse le glebe;e diede Italia a tempi men remotiin preda agli Unni, ai Longobardi, ai Goti.
Domiziano e l'ultimo Antonino;e tolse da la immonda e bassa plebe,ed esaltò all'imperio Massimino;e nascer prima fe' Creonte a Tebe;e dié Mezenzio al populo Agilino,che fe' di sangue uman grasse le glebe;e diede Italia a tempi men remotiin preda agli Unni, ai Longobardi, ai Goti.
Domiziano e l'ultimo Antonino;
e tolse da la immonda e bassa plebe,
ed esaltò all'imperio Massimino;
e nascer prima fe' Creonte a Tebe;
e dié Mezenzio al populo Agilino,
che fe' di sangue uman grasse le glebe;
e diede Italia a tempi men remoti
in preda agli Unni, ai Longobardi, ai Goti.
3
Che d'Atila dirò? che de l'iniquoEzzellin da Roman? che d'altri cento?che dopo un lungo andar sempre in obliquo,ne manda Dio per pena e per tormento.Di questo abbiàn non pur al tempo antiquo,ma ancora al nostro, chiaro esperimento,quando a noi, greggi inutili e malnati,ha dato per guardian lupi arrabbiati:
Che d'Atila dirò? che de l'iniquoEzzellin da Roman? che d'altri cento?che dopo un lungo andar sempre in obliquo,ne manda Dio per pena e per tormento.Di questo abbiàn non pur al tempo antiquo,ma ancora al nostro, chiaro esperimento,quando a noi, greggi inutili e malnati,ha dato per guardian lupi arrabbiati:
Che d'Atila dirò? che de l'iniquo
Ezzellin da Roman? che d'altri cento?
che dopo un lungo andar sempre in obliquo,
ne manda Dio per pena e per tormento.
Di questo abbiàn non pur al tempo antiquo,
ma ancora al nostro, chiaro esperimento,
quando a noi, greggi inutili e malnati,
ha dato per guardian lupi arrabbiati:
4
a cui non par ch'abbi a bastar lor fame,ch'abbi il lor ventre a capir tanta carne;e chiaman lupi di più ingorde brameda boschi oltramontani a divorarne.Di Trasimeno l'insepulto ossamee di Canne e di Trebia poco parneverso quel che le ripe e i campi ingrassa,dov'Ada e Mella e Ronco e Tarro passa.
a cui non par ch'abbi a bastar lor fame,ch'abbi il lor ventre a capir tanta carne;e chiaman lupi di più ingorde brameda boschi oltramontani a divorarne.Di Trasimeno l'insepulto ossamee di Canne e di Trebia poco parneverso quel che le ripe e i campi ingrassa,dov'Ada e Mella e Ronco e Tarro passa.
a cui non par ch'abbi a bastar lor fame,
ch'abbi il lor ventre a capir tanta carne;
e chiaman lupi di più ingorde brame
da boschi oltramontani a divorarne.
Di Trasimeno l'insepulto ossame
e di Canne e di Trebia poco parne
verso quel che le ripe e i campi ingrassa,
dov'Ada e Mella e Ronco e Tarro passa.
5
Or Dio consente che noi siàn punitida populi di noi forse peggiori,per li multiplicati ed infinitinostri nefandi, obbrobriosi errori.Tempo verrà ch'a depredar lor litiandremo noi, se mai saren migliori,e che i peccati lor giungano al segno,che l'eterna Bontà muovano a sdegno.
Or Dio consente che noi siàn punitida populi di noi forse peggiori,per li multiplicati ed infinitinostri nefandi, obbrobriosi errori.Tempo verrà ch'a depredar lor litiandremo noi, se mai saren migliori,e che i peccati lor giungano al segno,che l'eterna Bontà muovano a sdegno.
Or Dio consente che noi siàn puniti
da populi di noi forse peggiori,
per li multiplicati ed infiniti
nostri nefandi, obbrobriosi errori.
Tempo verrà ch'a depredar lor liti
andremo noi, se mai saren migliori,
e che i peccati lor giungano al segno,
che l'eterna Bontà muovano a sdegno.
6
Doveano allora aver gli eccessi lorodi Dio turbata la serena fronte,che scórse ogni lor luogo il Turco e 'l Morocon stupri, uccision, rapine ed onte:ma più di tutti gli altri danni, forogravati dal furor di Rodomonte.Dissi ch'ebbe di lui la nuova Carlo,e che 'n piazza venia per ritrovarlo.
Doveano allora aver gli eccessi lorodi Dio turbata la serena fronte,che scórse ogni lor luogo il Turco e 'l Morocon stupri, uccision, rapine ed onte:ma più di tutti gli altri danni, forogravati dal furor di Rodomonte.Dissi ch'ebbe di lui la nuova Carlo,e che 'n piazza venia per ritrovarlo.
Doveano allora aver gli eccessi loro
di Dio turbata la serena fronte,
che scórse ogni lor luogo il Turco e 'l Moro
con stupri, uccision, rapine ed onte:
ma più di tutti gli altri danni, foro
gravati dal furor di Rodomonte.
Dissi ch'ebbe di lui la nuova Carlo,
e che 'n piazza venia per ritrovarlo.
7
Vede tra via la gente sua troncata,arsi i palazzi, e ruinati i templi,gran parte de la terra desolata;mai non si vider sì crudeli esempli.— Dove fuggite, turba spaventata?Non è tra voi chi 'l danno suo contempli?Che città, che refugio più vi resta,quando si perda sì vilmente questa?
Vede tra via la gente sua troncata,arsi i palazzi, e ruinati i templi,gran parte de la terra desolata;mai non si vider sì crudeli esempli.— Dove fuggite, turba spaventata?Non è tra voi chi 'l danno suo contempli?Che città, che refugio più vi resta,quando si perda sì vilmente questa?
Vede tra via la gente sua troncata,
arsi i palazzi, e ruinati i templi,
gran parte de la terra desolata;
mai non si vider sì crudeli esempli.
— Dove fuggite, turba spaventata?
Non è tra voi chi 'l danno suo contempli?
Che città, che refugio più vi resta,
quando si perda sì vilmente questa?
8
Dunque un uom solo in vostra terra preso,cinto di mura onde non può fuggire,si partirà che non l'avrete offeso,quando tutti v'avrà fatto morire? —Così Carlo dicea, che d'ira accesotanta vergogna non potea patire.E giunse dove inanti alla gran cortevide il pagan por la sua gente a morte.
Dunque un uom solo in vostra terra preso,cinto di mura onde non può fuggire,si partirà che non l'avrete offeso,quando tutti v'avrà fatto morire? —Così Carlo dicea, che d'ira accesotanta vergogna non potea patire.E giunse dove inanti alla gran cortevide il pagan por la sua gente a morte.
Dunque un uom solo in vostra terra preso,
cinto di mura onde non può fuggire,
si partirà che non l'avrete offeso,
quando tutti v'avrà fatto morire? —
Così Carlo dicea, che d'ira acceso
tanta vergogna non potea patire.
E giunse dove inanti alla gran corte
vide il pagan por la sua gente a morte.
9
Quivi gran parte era del populazzo,sperandovi trovare aiuto, ascesa;perché forte di mura era il palazzo,con munizion da far lunga difesa.Rodomonte, d'orgoglio e d'ira pazzo,solo s'avea tutta la piazza presa:e l'una man, che prezza il mondo poco,ruota la spada, e l'altra getta il fuoco.
Quivi gran parte era del populazzo,sperandovi trovare aiuto, ascesa;perché forte di mura era il palazzo,con munizion da far lunga difesa.Rodomonte, d'orgoglio e d'ira pazzo,solo s'avea tutta la piazza presa:e l'una man, che prezza il mondo poco,ruota la spada, e l'altra getta il fuoco.
Quivi gran parte era del populazzo,
sperandovi trovare aiuto, ascesa;
perché forte di mura era il palazzo,
con munizion da far lunga difesa.
Rodomonte, d'orgoglio e d'ira pazzo,
solo s'avea tutta la piazza presa:
e l'una man, che prezza il mondo poco,
ruota la spada, e l'altra getta il fuoco.
10
E de la regal casa, alta e sublime,percuote e risuonar fa le gran porte.Gettan le turbe da le eccelse cimee merli e torri, e si metton per morte.Guastare i tetti non è alcun che stime;e legne e pietre vanno ad una sorte,lastre e colonne, e le dorate traviche furo in prezzo agli lor padri e agli avi.
E de la regal casa, alta e sublime,percuote e risuonar fa le gran porte.Gettan le turbe da le eccelse cimee merli e torri, e si metton per morte.Guastare i tetti non è alcun che stime;e legne e pietre vanno ad una sorte,lastre e colonne, e le dorate traviche furo in prezzo agli lor padri e agli avi.
E de la regal casa, alta e sublime,
percuote e risuonar fa le gran porte.
Gettan le turbe da le eccelse cime
e merli e torri, e si metton per morte.
Guastare i tetti non è alcun che stime;
e legne e pietre vanno ad una sorte,
lastre e colonne, e le dorate travi
che furo in prezzo agli lor padri e agli avi.
11
Sta su la porta il re d'Algier, lucentedi chiaro acciar che 'l capo gli arma e 'l busto,come uscito di tenebre serpente,poi c'ha lasciato ogni squalor vetusto,del nuovo scoglio altiero, e che si senteringiovenito e più che mai robusto:tre lingue vibra, ed ha negli occhi foco;dovunque passa, ogn'animal dà loco.
Sta su la porta il re d'Algier, lucentedi chiaro acciar che 'l capo gli arma e 'l busto,come uscito di tenebre serpente,poi c'ha lasciato ogni squalor vetusto,del nuovo scoglio altiero, e che si senteringiovenito e più che mai robusto:tre lingue vibra, ed ha negli occhi foco;dovunque passa, ogn'animal dà loco.
Sta su la porta il re d'Algier, lucente
di chiaro acciar che 'l capo gli arma e 'l busto,
come uscito di tenebre serpente,
poi c'ha lasciato ogni squalor vetusto,
del nuovo scoglio altiero, e che si sente
ringiovenito e più che mai robusto:
tre lingue vibra, ed ha negli occhi foco;
dovunque passa, ogn'animal dà loco.
12
Non sasso, merlo, trave, arco o balestra,né ciò che sopra il Saracin percuote,ponno allentar la sanguinosa destrache la gran porta taglia, spezza e scuote:e dentro fatto v'ha tanta finestra,che ben vedere e veduto esser puotedai visi impressi di color di morte,che tutta piena quivi hanno la corte.
Non sasso, merlo, trave, arco o balestra,né ciò che sopra il Saracin percuote,ponno allentar la sanguinosa destrache la gran porta taglia, spezza e scuote:e dentro fatto v'ha tanta finestra,che ben vedere e veduto esser puotedai visi impressi di color di morte,che tutta piena quivi hanno la corte.
Non sasso, merlo, trave, arco o balestra,
né ciò che sopra il Saracin percuote,
ponno allentar la sanguinosa destra
che la gran porta taglia, spezza e scuote:
e dentro fatto v'ha tanta finestra,
che ben vedere e veduto esser puote
dai visi impressi di color di morte,
che tutta piena quivi hanno la corte.
13
Suonar per gli alti e spaziosi tettis'odono gridi e feminil lamenti:l'afflitte donne, percotendo i petti,corron per casa pallide e dolenti;e abbraccian gli usci e i geniali lettiche tosto hanno a lasciare a strane genti.Tratta la cosa era in periglio tanto,quando 'l re giunse, e suoi baroni accanto.
Suonar per gli alti e spaziosi tettis'odono gridi e feminil lamenti:l'afflitte donne, percotendo i petti,corron per casa pallide e dolenti;e abbraccian gli usci e i geniali lettiche tosto hanno a lasciare a strane genti.Tratta la cosa era in periglio tanto,quando 'l re giunse, e suoi baroni accanto.
Suonar per gli alti e spaziosi tetti
s'odono gridi e feminil lamenti:
l'afflitte donne, percotendo i petti,
corron per casa pallide e dolenti;
e abbraccian gli usci e i geniali letti
che tosto hanno a lasciare a strane genti.
Tratta la cosa era in periglio tanto,
quando 'l re giunse, e suoi baroni accanto.
14
Carlo si volse a quelle man robustech'ebbe altre volte a gran bisogni pronte.— Non sète quelli voi, che meco fustecontra Agolante (disse) in Aspramonte?Sono le forze vostre ora sì fruste,che, s'uccideste lui, Troiano e Almontecon centomila, or ne temete un solopur di quel sangue e pur di quello stuolo?
Carlo si volse a quelle man robustech'ebbe altre volte a gran bisogni pronte.— Non sète quelli voi, che meco fustecontra Agolante (disse) in Aspramonte?Sono le forze vostre ora sì fruste,che, s'uccideste lui, Troiano e Almontecon centomila, or ne temete un solopur di quel sangue e pur di quello stuolo?
Carlo si volse a quelle man robuste
ch'ebbe altre volte a gran bisogni pronte.
— Non sète quelli voi, che meco fuste
contra Agolante (disse) in Aspramonte?
Sono le forze vostre ora sì fruste,
che, s'uccideste lui, Troiano e Almonte
con centomila, or ne temete un solo
pur di quel sangue e pur di quello stuolo?
15
Perché debbo vedere in voi fortezzaora minor ch'io la vedessi allora?Mostrate a questo can vostra prodezza,a questo can che gli uomini devora.Un magnanimo cor morte non prezza,presta o tarda che sia, pur che ben muora.Ma dubitar non posso ove voi sète,che fatto sempre vincitor m'avete. —
Perché debbo vedere in voi fortezzaora minor ch'io la vedessi allora?Mostrate a questo can vostra prodezza,a questo can che gli uomini devora.Un magnanimo cor morte non prezza,presta o tarda che sia, pur che ben muora.Ma dubitar non posso ove voi sète,che fatto sempre vincitor m'avete. —
Perché debbo vedere in voi fortezza
ora minor ch'io la vedessi allora?
Mostrate a questo can vostra prodezza,
a questo can che gli uomini devora.
Un magnanimo cor morte non prezza,
presta o tarda che sia, pur che ben muora.
Ma dubitar non posso ove voi sète,
che fatto sempre vincitor m'avete. —
16
Al fin de le parole urta il destriero,con l'asta bassa, al Saracino adosso.Mossesi a un tratto il paladino Ugiero,a un tempo Namo ed Ulivier si è mosso,Avino, Avolio, Otone e Berlingiero,ch'un senza l'altro mai veder non posso:e ferir tutti sopra a Rodomontee nel petto e nei fianchi e ne la fronte.
Al fin de le parole urta il destriero,con l'asta bassa, al Saracino adosso.Mossesi a un tratto il paladino Ugiero,a un tempo Namo ed Ulivier si è mosso,Avino, Avolio, Otone e Berlingiero,ch'un senza l'altro mai veder non posso:e ferir tutti sopra a Rodomontee nel petto e nei fianchi e ne la fronte.
Al fin de le parole urta il destriero,
con l'asta bassa, al Saracino adosso.
Mossesi a un tratto il paladino Ugiero,
a un tempo Namo ed Ulivier si è mosso,
Avino, Avolio, Otone e Berlingiero,
ch'un senza l'altro mai veder non posso:
e ferir tutti sopra a Rodomonte
e nel petto e nei fianchi e ne la fronte.
17
Ma lasciamo, per Dio, Signore, ormaidi parlar d'ira e di cantar di morte;e sia per questa volta detto assaidel Saracin non men crudel che forte:che tempo è ritornar dov'io lasciaiGrifon, giunto a Damasco in su le portecon Orrigille perfida, e con quelloch'adulter era, e non di lei fratello.
Ma lasciamo, per Dio, Signore, ormaidi parlar d'ira e di cantar di morte;e sia per questa volta detto assaidel Saracin non men crudel che forte:che tempo è ritornar dov'io lasciaiGrifon, giunto a Damasco in su le portecon Orrigille perfida, e con quelloch'adulter era, e non di lei fratello.
Ma lasciamo, per Dio, Signore, ormai
di parlar d'ira e di cantar di morte;
e sia per questa volta detto assai
del Saracin non men crudel che forte:
che tempo è ritornar dov'io lasciai
Grifon, giunto a Damasco in su le porte
con Orrigille perfida, e con quello
ch'adulter era, e non di lei fratello.
18
De le più ricche terre di Levante,de le più populose e meglio ornatesi dice esser Damasco, che distantesiede a Ierusalem sette giornate,in un piano fruttifero e abondante,non men giocondo il verno, che l'estate.A questa terra il primo raggio tollede la nascente aurora un vicin colle.
De le più ricche terre di Levante,de le più populose e meglio ornatesi dice esser Damasco, che distantesiede a Ierusalem sette giornate,in un piano fruttifero e abondante,non men giocondo il verno, che l'estate.A questa terra il primo raggio tollede la nascente aurora un vicin colle.
De le più ricche terre di Levante,
de le più populose e meglio ornate
si dice esser Damasco, che distante
siede a Ierusalem sette giornate,
in un piano fruttifero e abondante,
non men giocondo il verno, che l'estate.
A questa terra il primo raggio tolle
de la nascente aurora un vicin colle.
19
Per la città duo fiumi cristallinivanno inaffiando per diversi riviun numero infinito di giardini,non mai di fior, non mai di fronde privi.Dicesi ancor, che macinar molinipotrian far l'acque lanfe che son quivi;e chi va per le vie vi sente, fuoredi tutte quelle case, uscire odore.
Per la città duo fiumi cristallinivanno inaffiando per diversi riviun numero infinito di giardini,non mai di fior, non mai di fronde privi.Dicesi ancor, che macinar molinipotrian far l'acque lanfe che son quivi;e chi va per le vie vi sente, fuoredi tutte quelle case, uscire odore.
Per la città duo fiumi cristallini
vanno inaffiando per diversi rivi
un numero infinito di giardini,
non mai di fior, non mai di fronde privi.
Dicesi ancor, che macinar molini
potrian far l'acque lanfe che son quivi;
e chi va per le vie vi sente, fuore
di tutte quelle case, uscire odore.
20
Tutta coperta è la strada maestradi panni di diversi color lieti;e d'odorifera erba, e di silvestrafronda la terra e tutte le pareti.Adorna era ogni porta, ogni finestradi finissimi drappi e di tapeti,ma più di belle e ben ornate donnedi ricche gemme e di superbe gonne.
Tutta coperta è la strada maestradi panni di diversi color lieti;e d'odorifera erba, e di silvestrafronda la terra e tutte le pareti.Adorna era ogni porta, ogni finestradi finissimi drappi e di tapeti,ma più di belle e ben ornate donnedi ricche gemme e di superbe gonne.
Tutta coperta è la strada maestra
di panni di diversi color lieti;
e d'odorifera erba, e di silvestra
fronda la terra e tutte le pareti.
Adorna era ogni porta, ogni finestra
di finissimi drappi e di tapeti,
ma più di belle e ben ornate donne
di ricche gemme e di superbe gonne.
21
Vedeasi celebrar dentr'alle porte,in molti lochi, solazzevol balli;il popul, per le vie, di miglior sortemaneggiar ben guarniti e bei cavalli:facea più bel veder la ricca cortede' signor, de' baroni e de' vasalli,con ciò che d'India e d'eritree maremmedi perle aver si può, d'oro e di gemme.
Vedeasi celebrar dentr'alle porte,in molti lochi, solazzevol balli;il popul, per le vie, di miglior sortemaneggiar ben guarniti e bei cavalli:facea più bel veder la ricca cortede' signor, de' baroni e de' vasalli,con ciò che d'India e d'eritree maremmedi perle aver si può, d'oro e di gemme.
Vedeasi celebrar dentr'alle porte,
in molti lochi, solazzevol balli;
il popul, per le vie, di miglior sorte
maneggiar ben guarniti e bei cavalli:
facea più bel veder la ricca corte
de' signor, de' baroni e de' vasalli,
con ciò che d'India e d'eritree maremme
di perle aver si può, d'oro e di gemme.
22
Venia Grifone e la sua compagniamirando e quinci e quindi il tutto ad agio,quando fermolli un cavalliero in via,e gli fece smontare a un suo palagio;e per l'usanza e per sua cortesiadi nulla lasciò lor patir disagio.Li fe' nel bagno entrar, poi con serenafronte gli accolse a sontuosa cena.
Venia Grifone e la sua compagniamirando e quinci e quindi il tutto ad agio,quando fermolli un cavalliero in via,e gli fece smontare a un suo palagio;e per l'usanza e per sua cortesiadi nulla lasciò lor patir disagio.Li fe' nel bagno entrar, poi con serenafronte gli accolse a sontuosa cena.
Venia Grifone e la sua compagnia
mirando e quinci e quindi il tutto ad agio,
quando fermolli un cavalliero in via,
e gli fece smontare a un suo palagio;
e per l'usanza e per sua cortesia
di nulla lasciò lor patir disagio.
Li fe' nel bagno entrar, poi con serena
fronte gli accolse a sontuosa cena.
23
E narrò lor come il re Norandino,re di Damasco e di tutta Soria,fatto avea il paesano e 'l peregrinoch'ordine avesse di cavalleria,alla giostra invitar, ch'al matutinodel dì sequente in piazza si faria;e che s'avean valor pari al sembiante,potrian mostrarlo senza andar più inante.
E narrò lor come il re Norandino,re di Damasco e di tutta Soria,fatto avea il paesano e 'l peregrinoch'ordine avesse di cavalleria,alla giostra invitar, ch'al matutinodel dì sequente in piazza si faria;e che s'avean valor pari al sembiante,potrian mostrarlo senza andar più inante.
E narrò lor come il re Norandino,
re di Damasco e di tutta Soria,
fatto avea il paesano e 'l peregrino
ch'ordine avesse di cavalleria,
alla giostra invitar, ch'al matutino
del dì sequente in piazza si faria;
e che s'avean valor pari al sembiante,
potrian mostrarlo senza andar più inante.
24
Ancor che quivi non venne Grifonea questo effetto, pur lo 'nvito tenne;che qual volta se n'abbia occasione,mostrar virtude mai non disconvenne.Interrogollo poi de la cagionedi quella festa, e s'ella era solenneusata ogn'anno, o pure impresa nuovadel re ch'i suoi veder volesse in pruova.
Ancor che quivi non venne Grifonea questo effetto, pur lo 'nvito tenne;che qual volta se n'abbia occasione,mostrar virtude mai non disconvenne.Interrogollo poi de la cagionedi quella festa, e s'ella era solenneusata ogn'anno, o pure impresa nuovadel re ch'i suoi veder volesse in pruova.
Ancor che quivi non venne Grifone
a questo effetto, pur lo 'nvito tenne;
che qual volta se n'abbia occasione,
mostrar virtude mai non disconvenne.
Interrogollo poi de la cagione
di quella festa, e s'ella era solenne
usata ogn'anno, o pure impresa nuova
del re ch'i suoi veder volesse in pruova.
25
Rispose il cavallier: — La bella festas'ha da far sempre ad ogni quarta luna:de l'altre che verran, la prima è questa:ancora non se n'è fatta più alcuna.Sarà in memoria che salvò la testail re in tal giorno da una gran fortuna,dopo che quattro mesi in doglie e 'n piantisempre era stato, e con la morte inanti.
Rispose il cavallier: — La bella festas'ha da far sempre ad ogni quarta luna:de l'altre che verran, la prima è questa:ancora non se n'è fatta più alcuna.Sarà in memoria che salvò la testail re in tal giorno da una gran fortuna,dopo che quattro mesi in doglie e 'n piantisempre era stato, e con la morte inanti.
Rispose il cavallier: — La bella festa
s'ha da far sempre ad ogni quarta luna:
de l'altre che verran, la prima è questa:
ancora non se n'è fatta più alcuna.
Sarà in memoria che salvò la testa
il re in tal giorno da una gran fortuna,
dopo che quattro mesi in doglie e 'n pianti
sempre era stato, e con la morte inanti.
26
Ma per dirvi la cosa pienamente,il nostro re, che Norandin s'appella,molti e molt'anni ha avuto il core ardentede la leggiadra e sopra ogn'altra bellafiglia del re di Cipro: e finalmenteavutala per moglie, iva con quella,con cavallieri e donne in compagnia;e dritto avea il camin verso Soria.
Ma per dirvi la cosa pienamente,il nostro re, che Norandin s'appella,molti e molt'anni ha avuto il core ardentede la leggiadra e sopra ogn'altra bellafiglia del re di Cipro: e finalmenteavutala per moglie, iva con quella,con cavallieri e donne in compagnia;e dritto avea il camin verso Soria.
Ma per dirvi la cosa pienamente,
il nostro re, che Norandin s'appella,
molti e molt'anni ha avuto il core ardente
de la leggiadra e sopra ogn'altra bella
figlia del re di Cipro: e finalmente
avutala per moglie, iva con quella,
con cavallieri e donne in compagnia;
e dritto avea il camin verso Soria.
27
Ma poi che fummo tratti a piene velelungi dal porto nel Carpazio iniquo,la tempesta saltò tanto crudele,che sbigottì sin al padrone antiquo.Tre dì e tre notti andammo errando ne leminacciose onde per camino obliquo.Uscimo al fin nel lito stanchi e molli,tra freschi rivi, ombrosi e verdi colli.
Ma poi che fummo tratti a piene velelungi dal porto nel Carpazio iniquo,la tempesta saltò tanto crudele,che sbigottì sin al padrone antiquo.Tre dì e tre notti andammo errando ne leminacciose onde per camino obliquo.Uscimo al fin nel lito stanchi e molli,tra freschi rivi, ombrosi e verdi colli.
Ma poi che fummo tratti a piene vele
lungi dal porto nel Carpazio iniquo,
la tempesta saltò tanto crudele,
che sbigottì sin al padrone antiquo.
Tre dì e tre notti andammo errando ne le
minacciose onde per camino obliquo.
Uscimo al fin nel lito stanchi e molli,
tra freschi rivi, ombrosi e verdi colli.
28
Piantare i padiglioni, e le cortinefra gli arbori tirar facemo lieti.S'apparechiano i fuochi e le cucine;le mense d'altra parte in su tapeti.Intanto il re cercando alle vicinevalli era andato e a' boschi più secreti,se ritrovasse capre o daini o cervi;e l'arco gli portar dietro duo servi.
Piantare i padiglioni, e le cortinefra gli arbori tirar facemo lieti.S'apparechiano i fuochi e le cucine;le mense d'altra parte in su tapeti.Intanto il re cercando alle vicinevalli era andato e a' boschi più secreti,se ritrovasse capre o daini o cervi;e l'arco gli portar dietro duo servi.
Piantare i padiglioni, e le cortine
fra gli arbori tirar facemo lieti.
S'apparechiano i fuochi e le cucine;
le mense d'altra parte in su tapeti.
Intanto il re cercando alle vicine
valli era andato e a' boschi più secreti,
se ritrovasse capre o daini o cervi;
e l'arco gli portar dietro duo servi.
29
Mentre aspettamo, in gran piacer sedendo,che da cacciar ritorni il signor nostro,vedemo l'Orco a noi venir correndolungo il lito del mar, terribil mostro.Dio vi guardi, signor, che 'l viso orrendode l'Orco agli occhi mai vi sia dimostro:meglio è per fama aver notizia d'esso,ch'andargli, si che lo veggiate, appresso.
Mentre aspettamo, in gran piacer sedendo,che da cacciar ritorni il signor nostro,vedemo l'Orco a noi venir correndolungo il lito del mar, terribil mostro.Dio vi guardi, signor, che 'l viso orrendode l'Orco agli occhi mai vi sia dimostro:meglio è per fama aver notizia d'esso,ch'andargli, si che lo veggiate, appresso.
Mentre aspettamo, in gran piacer sedendo,
che da cacciar ritorni il signor nostro,
vedemo l'Orco a noi venir correndo
lungo il lito del mar, terribil mostro.
Dio vi guardi, signor, che 'l viso orrendo
de l'Orco agli occhi mai vi sia dimostro:
meglio è per fama aver notizia d'esso,
ch'andargli, si che lo veggiate, appresso.
30
Non gli può comparir quanto sia lungo,sì smisuratamente è tutto grosso.In luogo d'occhi, di color di fungosotto la fronte ha duo coccole d'osso.Verso noi vien (come vi dico) lungoil lito, e par ch'un monticel sia mosso.Mostra le zanne fuor, come fa il porco;ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco.
Non gli può comparir quanto sia lungo,sì smisuratamente è tutto grosso.In luogo d'occhi, di color di fungosotto la fronte ha duo coccole d'osso.Verso noi vien (come vi dico) lungoil lito, e par ch'un monticel sia mosso.Mostra le zanne fuor, come fa il porco;ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco.
Non gli può comparir quanto sia lungo,
sì smisuratamente è tutto grosso.
In luogo d'occhi, di color di fungo
sotto la fronte ha duo coccole d'osso.
Verso noi vien (come vi dico) lungo
il lito, e par ch'un monticel sia mosso.
Mostra le zanne fuor, come fa il porco;
ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco.
31
Correndo viene, e 'l muso a guisa portache 'l bracco suol, quando entra in su la traccia.Tutti che lo veggiam, con faccia smortain fuga andamo ove il timor ne caccia.Poco il veder lui cieco ne conforta,quando, fiutando sol, par che più faccia,ch'altri non fa, ch'abbia odorato e lume:e bisogno al fuggire eran le piume.
Correndo viene, e 'l muso a guisa portache 'l bracco suol, quando entra in su la traccia.Tutti che lo veggiam, con faccia smortain fuga andamo ove il timor ne caccia.Poco il veder lui cieco ne conforta,quando, fiutando sol, par che più faccia,ch'altri non fa, ch'abbia odorato e lume:e bisogno al fuggire eran le piume.
Correndo viene, e 'l muso a guisa porta
che 'l bracco suol, quando entra in su la traccia.
Tutti che lo veggiam, con faccia smorta
in fuga andamo ove il timor ne caccia.
Poco il veder lui cieco ne conforta,
quando, fiutando sol, par che più faccia,
ch'altri non fa, ch'abbia odorato e lume:
e bisogno al fuggire eran le piume.
32
Corron chi qua chi là; ma poco leceda lui fuggir, veloce più che 'l Noto.Di quaranta persone, a pena diecesopra il navilio si salvaro a nuoto.Sotto il braccio un fastel d'alcuni fece,né il grembio si lasciò né il seno voto;un suo capace zaino empissene anco,che gli pendea, come a pastor, dal fianco.
Corron chi qua chi là; ma poco leceda lui fuggir, veloce più che 'l Noto.Di quaranta persone, a pena diecesopra il navilio si salvaro a nuoto.Sotto il braccio un fastel d'alcuni fece,né il grembio si lasciò né il seno voto;un suo capace zaino empissene anco,che gli pendea, come a pastor, dal fianco.
Corron chi qua chi là; ma poco lece
da lui fuggir, veloce più che 'l Noto.
Di quaranta persone, a pena diece
sopra il navilio si salvaro a nuoto.
Sotto il braccio un fastel d'alcuni fece,
né il grembio si lasciò né il seno voto;
un suo capace zaino empissene anco,
che gli pendea, come a pastor, dal fianco.
33
Portòci alla sua tana il mostro cieco,cavata in lito al mar dentr'uno scoglio.Di marmo così bianco è quello speco,come esser soglia ancor non scritto foglio.Quivi abitava una matrona seco,di dolor piena in vista e di cordoglio;ed avea in compagnia donne e donzelled'ogni età, d'ogni sorte, e brutte e belle.
Portòci alla sua tana il mostro cieco,cavata in lito al mar dentr'uno scoglio.Di marmo così bianco è quello speco,come esser soglia ancor non scritto foglio.Quivi abitava una matrona seco,di dolor piena in vista e di cordoglio;ed avea in compagnia donne e donzelled'ogni età, d'ogni sorte, e brutte e belle.
Portòci alla sua tana il mostro cieco,
cavata in lito al mar dentr'uno scoglio.
Di marmo così bianco è quello speco,
come esser soglia ancor non scritto foglio.
Quivi abitava una matrona seco,
di dolor piena in vista e di cordoglio;
ed avea in compagnia donne e donzelle
d'ogni età, d'ogni sorte, e brutte e belle.
34
Era presso alla grotta in ch'egli stava,quasi alla cima del giogo superno,un'altra non minor di quella cava,dove del gregge suo facea governo.Tanto n'avea, che non si numerava;e n'era egli il pastor l'estate e 'l verno.Ai tempi suoi gli apriva e tenea chiuso,per spasso che n'avea, più che per uso.
Era presso alla grotta in ch'egli stava,quasi alla cima del giogo superno,un'altra non minor di quella cava,dove del gregge suo facea governo.Tanto n'avea, che non si numerava;e n'era egli il pastor l'estate e 'l verno.Ai tempi suoi gli apriva e tenea chiuso,per spasso che n'avea, più che per uso.
Era presso alla grotta in ch'egli stava,
quasi alla cima del giogo superno,
un'altra non minor di quella cava,
dove del gregge suo facea governo.
Tanto n'avea, che non si numerava;
e n'era egli il pastor l'estate e 'l verno.
Ai tempi suoi gli apriva e tenea chiuso,
per spasso che n'avea, più che per uso.
35
L'umana carne meglio gli sapeva:e prima il fa veder ch'all'antro arrivi;che tre de' nostri giovini ch'aveva,tutti li mangia, anzi trangugia vivi.Viene alla stalla, e un gran sasso ne leva:ne caccia il gregge, e noi riserra quivi.Con quel sen va dove il suol far satollo,sonando una zampogna ch'avea in collo.
L'umana carne meglio gli sapeva:e prima il fa veder ch'all'antro arrivi;che tre de' nostri giovini ch'aveva,tutti li mangia, anzi trangugia vivi.Viene alla stalla, e un gran sasso ne leva:ne caccia il gregge, e noi riserra quivi.Con quel sen va dove il suol far satollo,sonando una zampogna ch'avea in collo.
L'umana carne meglio gli sapeva:
e prima il fa veder ch'all'antro arrivi;
che tre de' nostri giovini ch'aveva,
tutti li mangia, anzi trangugia vivi.
Viene alla stalla, e un gran sasso ne leva:
ne caccia il gregge, e noi riserra quivi.
Con quel sen va dove il suol far satollo,
sonando una zampogna ch'avea in collo.
36
Il signor nostro intanto ritornatoalla marina, il suo danno comprende;che truova gran silenzio in ogni lato,voti frascati, padiglioni e tende.Né sa pensar chi sì l'abbia rubato;e pien di gran timore al lito scende,onde i nocchieri suoi vede in dispartesarpar lor ferri e in opra por le sarte.
Il signor nostro intanto ritornatoalla marina, il suo danno comprende;che truova gran silenzio in ogni lato,voti frascati, padiglioni e tende.Né sa pensar chi sì l'abbia rubato;e pien di gran timore al lito scende,onde i nocchieri suoi vede in dispartesarpar lor ferri e in opra por le sarte.
Il signor nostro intanto ritornato
alla marina, il suo danno comprende;
che truova gran silenzio in ogni lato,
voti frascati, padiglioni e tende.
Né sa pensar chi sì l'abbia rubato;
e pien di gran timore al lito scende,
onde i nocchieri suoi vede in disparte
sarpar lor ferri e in opra por le sarte.
37
Tosto ch'essi lui veggiono sul lito,il palischermo mandano a levarlo:ma non sì tosto ha Norandino uditode l'Orco che venuto era a rubarlo,che, senza più pensar, piglia partito,dovunque andato sia, di seguitarlo.Vedersi tor Lucina sì gli duole,ch'o racquistarla, o non più viver vuole.
Tosto ch'essi lui veggiono sul lito,il palischermo mandano a levarlo:ma non sì tosto ha Norandino uditode l'Orco che venuto era a rubarlo,che, senza più pensar, piglia partito,dovunque andato sia, di seguitarlo.Vedersi tor Lucina sì gli duole,ch'o racquistarla, o non più viver vuole.
Tosto ch'essi lui veggiono sul lito,
il palischermo mandano a levarlo:
ma non sì tosto ha Norandino udito
de l'Orco che venuto era a rubarlo,
che, senza più pensar, piglia partito,
dovunque andato sia, di seguitarlo.
Vedersi tor Lucina sì gli duole,
ch'o racquistarla, o non più viver vuole.
38
Dove vede apparir lungo la sabbiala fresca orma, ne va con quella frettacon che lo spinge l'amorosa rabbia,fin che giunge alla tana ch'io v'ho detta;ove con tema la maggior che s'abbiaa patir mai, l'Orco da noi s'aspetta:ad ogni suono di sentirlo parci,ch'affamato ritorni a divorarci.
Dove vede apparir lungo la sabbiala fresca orma, ne va con quella frettacon che lo spinge l'amorosa rabbia,fin che giunge alla tana ch'io v'ho detta;ove con tema la maggior che s'abbiaa patir mai, l'Orco da noi s'aspetta:ad ogni suono di sentirlo parci,ch'affamato ritorni a divorarci.
Dove vede apparir lungo la sabbia
la fresca orma, ne va con quella fretta
con che lo spinge l'amorosa rabbia,
fin che giunge alla tana ch'io v'ho detta;
ove con tema la maggior che s'abbia
a patir mai, l'Orco da noi s'aspetta:
ad ogni suono di sentirlo parci,
ch'affamato ritorni a divorarci.
39
Quivi Fortuna il re da tempo guida,che senza l'Orco in casa era la moglie.Come ella 'l vede: — Fuggine! (gli grida)misero te, se l'Orco ti ci coglie! —— Coglia (disse) o non coglia, o salvi o uccida,che miserrimo i' sia non mi si toglie.Disir mi mena, e non error di via,c'ho di morir presso alla moglie mia. —
Quivi Fortuna il re da tempo guida,che senza l'Orco in casa era la moglie.Come ella 'l vede: — Fuggine! (gli grida)misero te, se l'Orco ti ci coglie! —— Coglia (disse) o non coglia, o salvi o uccida,che miserrimo i' sia non mi si toglie.Disir mi mena, e non error di via,c'ho di morir presso alla moglie mia. —
Quivi Fortuna il re da tempo guida,
che senza l'Orco in casa era la moglie.
Come ella 'l vede: — Fuggine! (gli grida)
misero te, se l'Orco ti ci coglie! —
— Coglia (disse) o non coglia, o salvi o uccida,
che miserrimo i' sia non mi si toglie.
Disir mi mena, e non error di via,
c'ho di morir presso alla moglie mia. —
40
Poi seguì, dimandandole novelladi quei che prese l'Orco in su la riva;prima degli altri, di Lucina bella,se l'avea morta, o la tenea captiva.La donna umanamente gli favella,e lo conforta, che Lucina è viva,e che non è alcun dubbio ch'ella muora;che mai femina l'Orco non divora.
Poi seguì, dimandandole novelladi quei che prese l'Orco in su la riva;prima degli altri, di Lucina bella,se l'avea morta, o la tenea captiva.La donna umanamente gli favella,e lo conforta, che Lucina è viva,e che non è alcun dubbio ch'ella muora;che mai femina l'Orco non divora.
Poi seguì, dimandandole novella
di quei che prese l'Orco in su la riva;
prima degli altri, di Lucina bella,
se l'avea morta, o la tenea captiva.
La donna umanamente gli favella,
e lo conforta, che Lucina è viva,
e che non è alcun dubbio ch'ella muora;
che mai femina l'Orco non divora.
41
— Esser di ciò argumento ti poss'io,e tutte queste donne che son meco:né a me né a lor mai l'Orco è stato rio,pur che non ci scostian da questo speco.A chi cerca fuggir, pon grave fio;né pace mai puon ritrovar più seco:o le sotterra vive, o l'incatena,o fa star nude al sol sopra l'arena.
— Esser di ciò argumento ti poss'io,e tutte queste donne che son meco:né a me né a lor mai l'Orco è stato rio,pur che non ci scostian da questo speco.A chi cerca fuggir, pon grave fio;né pace mai puon ritrovar più seco:o le sotterra vive, o l'incatena,o fa star nude al sol sopra l'arena.
— Esser di ciò argumento ti poss'io,
e tutte queste donne che son meco:
né a me né a lor mai l'Orco è stato rio,
pur che non ci scostian da questo speco.
A chi cerca fuggir, pon grave fio;
né pace mai puon ritrovar più seco:
o le sotterra vive, o l'incatena,
o fa star nude al sol sopra l'arena.
42
Quando oggi egli portò qui la tua gente,le femine dai maschi non divise;ma, sì come gli avea, confusamentedentro a quella spelonca tutti mise.Sentirà a naso il sesso differente.Le donne non temer che sieno uccise:gli uomini, siene certo; ed empierannedi quattro, il giorno, o sei, l'avide canne.
Quando oggi egli portò qui la tua gente,le femine dai maschi non divise;ma, sì come gli avea, confusamentedentro a quella spelonca tutti mise.Sentirà a naso il sesso differente.Le donne non temer che sieno uccise:gli uomini, siene certo; ed empierannedi quattro, il giorno, o sei, l'avide canne.
Quando oggi egli portò qui la tua gente,
le femine dai maschi non divise;
ma, sì come gli avea, confusamente
dentro a quella spelonca tutti mise.
Sentirà a naso il sesso differente.
Le donne non temer che sieno uccise:
gli uomini, siene certo; ed empieranne
di quattro, il giorno, o sei, l'avide canne.
43
Di levar lei di qui non ho consiglioche dar ti possa; e contentar ti puoiche ne la vita sua non è periglio:starà qui al ben e al mal ch'avremo noi.Ma vattene, per Dio, vattene, figlio,che l'Orco non ti senta e non t'ingoi.Tosto che giunge, d'ogn'intorno annasa,e sente sin a un topo che sia in casa. —
Di levar lei di qui non ho consiglioche dar ti possa; e contentar ti puoiche ne la vita sua non è periglio:starà qui al ben e al mal ch'avremo noi.Ma vattene, per Dio, vattene, figlio,che l'Orco non ti senta e non t'ingoi.Tosto che giunge, d'ogn'intorno annasa,e sente sin a un topo che sia in casa. —
Di levar lei di qui non ho consiglio
che dar ti possa; e contentar ti puoi
che ne la vita sua non è periglio:
starà qui al ben e al mal ch'avremo noi.
Ma vattene, per Dio, vattene, figlio,
che l'Orco non ti senta e non t'ingoi.
Tosto che giunge, d'ogn'intorno annasa,
e sente sin a un topo che sia in casa. —
44
Rispose il re, non si voler partire,se non vedea la sua Lucina prima;e che più tosto appresso a lei morire,che viverne lontan, faceva stima.Quando vede ella non potergli direcosa che 'l muova da la voglia prima,per aiutarlo fa nuovo disegno,e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno.
Rispose il re, non si voler partire,se non vedea la sua Lucina prima;e che più tosto appresso a lei morire,che viverne lontan, faceva stima.Quando vede ella non potergli direcosa che 'l muova da la voglia prima,per aiutarlo fa nuovo disegno,e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno.
Rispose il re, non si voler partire,
se non vedea la sua Lucina prima;
e che più tosto appresso a lei morire,
che viverne lontan, faceva stima.
Quando vede ella non potergli dire
cosa che 'l muova da la voglia prima,
per aiutarlo fa nuovo disegno,
e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno.
45
Morte avea in casa, e d'ogni tempo appese,con lor mariti, assai capre ed agnelle,onde a sé ed alle sue facea le spese;e dal tetto pendea più d'una pelle.La donna fe' che 'l re del grasso prese,ch'avea un gran becco intorno alle budelle,e che se n'unse dal capo alle piante,fin che l'odor cacciò ch'egli ebbe inante.
Morte avea in casa, e d'ogni tempo appese,con lor mariti, assai capre ed agnelle,onde a sé ed alle sue facea le spese;e dal tetto pendea più d'una pelle.La donna fe' che 'l re del grasso prese,ch'avea un gran becco intorno alle budelle,e che se n'unse dal capo alle piante,fin che l'odor cacciò ch'egli ebbe inante.
Morte avea in casa, e d'ogni tempo appese,
con lor mariti, assai capre ed agnelle,
onde a sé ed alle sue facea le spese;
e dal tetto pendea più d'una pelle.
La donna fe' che 'l re del grasso prese,
ch'avea un gran becco intorno alle budelle,
e che se n'unse dal capo alle piante,
fin che l'odor cacciò ch'egli ebbe inante.
46
E poi che 'l tristo puzzo aver le parve,di che il fetido becco ognora sape,piglia l'irsuta pelle, e tutto entrarvelo fe'; ch'ella è sì grande che lo cape.Coperto sotto a così strane larve,facendol gir carpon, seco lo rapelà dove chiuso era d'un sasso gravede la sua donna il bel viso soave.
E poi che 'l tristo puzzo aver le parve,di che il fetido becco ognora sape,piglia l'irsuta pelle, e tutto entrarvelo fe'; ch'ella è sì grande che lo cape.Coperto sotto a così strane larve,facendol gir carpon, seco lo rapelà dove chiuso era d'un sasso gravede la sua donna il bel viso soave.
E poi che 'l tristo puzzo aver le parve,
di che il fetido becco ognora sape,
piglia l'irsuta pelle, e tutto entrarve
lo fe'; ch'ella è sì grande che lo cape.
Coperto sotto a così strane larve,
facendol gir carpon, seco lo rape
là dove chiuso era d'un sasso grave
de la sua donna il bel viso soave.
47
Norandino ubidisce; ed alla bucade la spelonca ad aspettar si mette,acciò col gregge dentro si conduca;e fin a sera disiando stette.Ode la sera il suon de la sambuca,con che 'nvita a lassar l'umide erbette,e ritornar le pecore all'albergoil fier pastor che lor venìa da tergo.
Norandino ubidisce; ed alla bucade la spelonca ad aspettar si mette,acciò col gregge dentro si conduca;e fin a sera disiando stette.Ode la sera il suon de la sambuca,con che 'nvita a lassar l'umide erbette,e ritornar le pecore all'albergoil fier pastor che lor venìa da tergo.
Norandino ubidisce; ed alla buca
de la spelonca ad aspettar si mette,
acciò col gregge dentro si conduca;
e fin a sera disiando stette.
Ode la sera il suon de la sambuca,
con che 'nvita a lassar l'umide erbette,
e ritornar le pecore all'albergo
il fier pastor che lor venìa da tergo.
48
Pensate voi se gli tremava il core,quando l'Orco sentì che ritornava,e che 'l viso crudel pieno d'orrorevide appressare all'uscio de la cava;ma poté la pietà più che 'l timore:s'ardea, vedete, o se fingendo amava.Vien l'Orco inanzi, e leva il sasso, ed apre:Norandino entra fra pecore e capre.
Pensate voi se gli tremava il core,quando l'Orco sentì che ritornava,e che 'l viso crudel pieno d'orrorevide appressare all'uscio de la cava;ma poté la pietà più che 'l timore:s'ardea, vedete, o se fingendo amava.Vien l'Orco inanzi, e leva il sasso, ed apre:Norandino entra fra pecore e capre.
Pensate voi se gli tremava il core,
quando l'Orco sentì che ritornava,
e che 'l viso crudel pieno d'orrore
vide appressare all'uscio de la cava;
ma poté la pietà più che 'l timore:
s'ardea, vedete, o se fingendo amava.
Vien l'Orco inanzi, e leva il sasso, ed apre:
Norandino entra fra pecore e capre.
49
Entrato il gregge, l'Orco a noi descende;ma prima sopra sé l'uscio si chiude.Tutti ne va fiutando: al fin duo prende;che vuol cenar de le lor carni crude.Al rimembrar di quelle zanne orrende,non posso far ch'ancor non trieme e sude.Partito l'Orco, il re getta la gonnach'avea di becco, e abbraccia la sua donna.
Entrato il gregge, l'Orco a noi descende;ma prima sopra sé l'uscio si chiude.Tutti ne va fiutando: al fin duo prende;che vuol cenar de le lor carni crude.Al rimembrar di quelle zanne orrende,non posso far ch'ancor non trieme e sude.Partito l'Orco, il re getta la gonnach'avea di becco, e abbraccia la sua donna.
Entrato il gregge, l'Orco a noi descende;
ma prima sopra sé l'uscio si chiude.
Tutti ne va fiutando: al fin duo prende;
che vuol cenar de le lor carni crude.
Al rimembrar di quelle zanne orrende,
non posso far ch'ancor non trieme e sude.
Partito l'Orco, il re getta la gonna
ch'avea di becco, e abbraccia la sua donna.
50
Dove averne piacer deve e conforto,vedendol quivi, ella n'ha affanno e noia:lo vede giunto ov'ha da restar morto;e non può far però ch'essa non muoia.— Con tutto 'l mal (diceagli) ch'io supporto,signor, sentia non mediocre gioia,che ritrovato non t'eri con nuiquando da l'Orco oggi qui tratta fui.
Dove averne piacer deve e conforto,vedendol quivi, ella n'ha affanno e noia:lo vede giunto ov'ha da restar morto;e non può far però ch'essa non muoia.— Con tutto 'l mal (diceagli) ch'io supporto,signor, sentia non mediocre gioia,che ritrovato non t'eri con nuiquando da l'Orco oggi qui tratta fui.
Dove averne piacer deve e conforto,
vedendol quivi, ella n'ha affanno e noia:
lo vede giunto ov'ha da restar morto;
e non può far però ch'essa non muoia.
— Con tutto 'l mal (diceagli) ch'io supporto,
signor, sentia non mediocre gioia,
che ritrovato non t'eri con nui
quando da l'Orco oggi qui tratta fui.
51
Che se ben il trovarmi ora in procintod'uscir di vita m'era acerbo e forte;pur mi sarei, come è commune istinto,dogliuta sol de la mia trista sorte:ma ora, o prima o poi che tu sia estinto,più mi dorrà la tua che la mia morte. —E seguitò, mostrando assai più affannodi quel di Norandin, che del suo danno.
Che se ben il trovarmi ora in procintod'uscir di vita m'era acerbo e forte;pur mi sarei, come è commune istinto,dogliuta sol de la mia trista sorte:ma ora, o prima o poi che tu sia estinto,più mi dorrà la tua che la mia morte. —E seguitò, mostrando assai più affannodi quel di Norandin, che del suo danno.
Che se ben il trovarmi ora in procinto
d'uscir di vita m'era acerbo e forte;
pur mi sarei, come è commune istinto,
dogliuta sol de la mia trista sorte:
ma ora, o prima o poi che tu sia estinto,
più mi dorrà la tua che la mia morte. —
E seguitò, mostrando assai più affanno
di quel di Norandin, che del suo danno.
52
— La speme (disse il re) mi fa venire,c'ho di salvarti, e tutti questi teco:e s'io nol posso far, meglio è morire,che senza te, mio sol, viver poi cieco.Come io ci venni, mi potrò partire;e voi tutt'altri ne verrete meco,se non avrete, come io non ho avuto,schivo a pigliare odor d'animal bruto. —
— La speme (disse il re) mi fa venire,c'ho di salvarti, e tutti questi teco:e s'io nol posso far, meglio è morire,che senza te, mio sol, viver poi cieco.Come io ci venni, mi potrò partire;e voi tutt'altri ne verrete meco,se non avrete, come io non ho avuto,schivo a pigliare odor d'animal bruto. —
— La speme (disse il re) mi fa venire,
c'ho di salvarti, e tutti questi teco:
e s'io nol posso far, meglio è morire,
che senza te, mio sol, viver poi cieco.
Come io ci venni, mi potrò partire;
e voi tutt'altri ne verrete meco,
se non avrete, come io non ho avuto,
schivo a pigliare odor d'animal bruto. —
53
La fraude insegnò a noi, che contra il nasode l'Orco insegnò a lui la moglie d'esso;di vestirci le pelli, in ogni casoch'egli ne palpi ne l'uscir del fesso.Poi che di questo ognun fu persuaso;quanti de l'un, quanti de l'altro sessoci ritroviamo, uccidian tanti becchi,quelli che più fetean, ch'eran più vecchi.
La fraude insegnò a noi, che contra il nasode l'Orco insegnò a lui la moglie d'esso;di vestirci le pelli, in ogni casoch'egli ne palpi ne l'uscir del fesso.Poi che di questo ognun fu persuaso;quanti de l'un, quanti de l'altro sessoci ritroviamo, uccidian tanti becchi,quelli che più fetean, ch'eran più vecchi.
La fraude insegnò a noi, che contra il naso
de l'Orco insegnò a lui la moglie d'esso;
di vestirci le pelli, in ogni caso
ch'egli ne palpi ne l'uscir del fesso.
Poi che di questo ognun fu persuaso;
quanti de l'un, quanti de l'altro sesso
ci ritroviamo, uccidian tanti becchi,
quelli che più fetean, ch'eran più vecchi.
54
Ci ungemo i corpi di quel grasso opimoche ritroviamo all'intestina intorno,e de l'orride pelli ci vestimo.Intanto uscì da l'aureo albergo il giorno.Alla spelonca, come apparve il primoraggio del sol, fece il pastor ritorno;e dando spirto alle sonore canne,chiamò il suo gregge fuor de le capanne.
Ci ungemo i corpi di quel grasso opimoche ritroviamo all'intestina intorno,e de l'orride pelli ci vestimo.Intanto uscì da l'aureo albergo il giorno.Alla spelonca, come apparve il primoraggio del sol, fece il pastor ritorno;e dando spirto alle sonore canne,chiamò il suo gregge fuor de le capanne.
Ci ungemo i corpi di quel grasso opimo
che ritroviamo all'intestina intorno,
e de l'orride pelli ci vestimo.
Intanto uscì da l'aureo albergo il giorno.
Alla spelonca, come apparve il primo
raggio del sol, fece il pastor ritorno;
e dando spirto alle sonore canne,
chiamò il suo gregge fuor de le capanne.
55
Tenea la mano al buco de la tana,acciò col gregge non uscissin noi:ci prendea al varco; e quando pelo o lanasentia sul dosso, ne lasciava poi.Uomini e donne uscimmo per sì stranastrada, coperti dagl'irsuti cuoi:e l'Orco alcun di noi mai non ritenne,fin che con gran timor Lucina venne.
Tenea la mano al buco de la tana,acciò col gregge non uscissin noi:ci prendea al varco; e quando pelo o lanasentia sul dosso, ne lasciava poi.Uomini e donne uscimmo per sì stranastrada, coperti dagl'irsuti cuoi:e l'Orco alcun di noi mai non ritenne,fin che con gran timor Lucina venne.
Tenea la mano al buco de la tana,
acciò col gregge non uscissin noi:
ci prendea al varco; e quando pelo o lana
sentia sul dosso, ne lasciava poi.
Uomini e donne uscimmo per sì strana
strada, coperti dagl'irsuti cuoi:
e l'Orco alcun di noi mai non ritenne,
fin che con gran timor Lucina venne.
56
Lucina, o fosse perch'ella non volleungersi come noi, che schivo n'ebbe;o ch'avesse l'andar più lento e molle,che l'imitata bestia non avrebbe;o quando l'Orco la groppa toccolle,gridasse per la tema che le accrebbe;o che se le sciogliessero le chiome;sentita fu, né ben so dirvi come.
Lucina, o fosse perch'ella non volleungersi come noi, che schivo n'ebbe;o ch'avesse l'andar più lento e molle,che l'imitata bestia non avrebbe;o quando l'Orco la groppa toccolle,gridasse per la tema che le accrebbe;o che se le sciogliessero le chiome;sentita fu, né ben so dirvi come.
Lucina, o fosse perch'ella non volle
ungersi come noi, che schivo n'ebbe;
o ch'avesse l'andar più lento e molle,
che l'imitata bestia non avrebbe;
o quando l'Orco la groppa toccolle,
gridasse per la tema che le accrebbe;
o che se le sciogliessero le chiome;
sentita fu, né ben so dirvi come.
57
Tutti eravam sì intenti al caso nostro,che non avemmo gli occhi agli altrui fatti.Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostroche già gl'irsuti spogli le avea tratti,e fattola tornar nel cavo chiostro.Noi altri dentro a nostre gonne piatticol gregge andamo ove 'l pastor ci mena,tra verdi colli in una piaggia amena.
Tutti eravam sì intenti al caso nostro,che non avemmo gli occhi agli altrui fatti.Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostroche già gl'irsuti spogli le avea tratti,e fattola tornar nel cavo chiostro.Noi altri dentro a nostre gonne piatticol gregge andamo ove 'l pastor ci mena,tra verdi colli in una piaggia amena.
Tutti eravam sì intenti al caso nostro,
che non avemmo gli occhi agli altrui fatti.
Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostro
che già gl'irsuti spogli le avea tratti,
e fattola tornar nel cavo chiostro.
Noi altri dentro a nostre gonne piatti
col gregge andamo ove 'l pastor ci mena,
tra verdi colli in una piaggia amena.
58
Quivi attendiamo infin che steso all'ombrad'un bosco opaco il nasuto Orco dorma.Chi lungo il mar, chi verso 'l monte sgombra:sol Norandin non vuol seguir nostr'orma.L'amor de la sua donna sì lo 'ngombra,ch'alla grotta tornar vuol fra la torma,né partirsene mai sin alla morte,se non racquista la fedel consorte:
Quivi attendiamo infin che steso all'ombrad'un bosco opaco il nasuto Orco dorma.Chi lungo il mar, chi verso 'l monte sgombra:sol Norandin non vuol seguir nostr'orma.L'amor de la sua donna sì lo 'ngombra,ch'alla grotta tornar vuol fra la torma,né partirsene mai sin alla morte,se non racquista la fedel consorte:
Quivi attendiamo infin che steso all'ombra
d'un bosco opaco il nasuto Orco dorma.
Chi lungo il mar, chi verso 'l monte sgombra:
sol Norandin non vuol seguir nostr'orma.
L'amor de la sua donna sì lo 'ngombra,
ch'alla grotta tornar vuol fra la torma,
né partirsene mai sin alla morte,
se non racquista la fedel consorte:
59
che quando dianzi avea all'uscir del chiusovedutala restar captiva sola,fu per gittarsi, dal dolor confuso,spontaneamente al vorace Orco in gola;e si mosse, e gli corse infino al muso,né fu lontano a gir sotto la mola:ma pur lo tenne in mandra la speranzach'avea di trarla ancor di quella stanza.
che quando dianzi avea all'uscir del chiusovedutala restar captiva sola,fu per gittarsi, dal dolor confuso,spontaneamente al vorace Orco in gola;e si mosse, e gli corse infino al muso,né fu lontano a gir sotto la mola:ma pur lo tenne in mandra la speranzach'avea di trarla ancor di quella stanza.
che quando dianzi avea all'uscir del chiuso
vedutala restar captiva sola,
fu per gittarsi, dal dolor confuso,
spontaneamente al vorace Orco in gola;
e si mosse, e gli corse infino al muso,
né fu lontano a gir sotto la mola:
ma pur lo tenne in mandra la speranza
ch'avea di trarla ancor di quella stanza.
60
La sera, quando alla spelonca menail gregge l'Orco, e noi fuggiti sente,e c'ha da rimaner privo di cena,chiama Lucina d'ogni mal nocente,e la condanna a star sempre in catenaallo scoperto in sul sasso eminente.Vedela il re per sua cagion patire,e si distrugge, e sol non può morire.
La sera, quando alla spelonca menail gregge l'Orco, e noi fuggiti sente,e c'ha da rimaner privo di cena,chiama Lucina d'ogni mal nocente,e la condanna a star sempre in catenaallo scoperto in sul sasso eminente.Vedela il re per sua cagion patire,e si distrugge, e sol non può morire.
La sera, quando alla spelonca mena
il gregge l'Orco, e noi fuggiti sente,
e c'ha da rimaner privo di cena,
chiama Lucina d'ogni mal nocente,
e la condanna a star sempre in catena
allo scoperto in sul sasso eminente.
Vedela il re per sua cagion patire,
e si distrugge, e sol non può morire.
61
Matina e sera l'infelice amantela può veder come s'affliga e piagna;che le va misto fra le capre avante,torni alla stalla o torni alla campagna.Ella con viso mesto e supplicantegli accenna che per Dio non vi rimagna,perché vi sta a gran rischio de la vita,né però a lei può dare alcuna aita.
Matina e sera l'infelice amantela può veder come s'affliga e piagna;che le va misto fra le capre avante,torni alla stalla o torni alla campagna.Ella con viso mesto e supplicantegli accenna che per Dio non vi rimagna,perché vi sta a gran rischio de la vita,né però a lei può dare alcuna aita.
Matina e sera l'infelice amante
la può veder come s'affliga e piagna;
che le va misto fra le capre avante,
torni alla stalla o torni alla campagna.
Ella con viso mesto e supplicante
gli accenna che per Dio non vi rimagna,
perché vi sta a gran rischio de la vita,
né però a lei può dare alcuna aita.
62
Così la moglie ancor de l'Orco priegail re che se ne vada, ma non giova;che d'andar mai senza Lucina niega,e sempre più costante si ritruova.In questa servitude, in che lo legaPietate e Amor, stette con lunga pruovatanto, ch'a capitar venne a quel sassoil figlio d'Agricane e 'l re Gradasso.
Così la moglie ancor de l'Orco priegail re che se ne vada, ma non giova;che d'andar mai senza Lucina niega,e sempre più costante si ritruova.In questa servitude, in che lo legaPietate e Amor, stette con lunga pruovatanto, ch'a capitar venne a quel sassoil figlio d'Agricane e 'l re Gradasso.
Così la moglie ancor de l'Orco priega
il re che se ne vada, ma non giova;
che d'andar mai senza Lucina niega,
e sempre più costante si ritruova.
In questa servitude, in che lo lega
Pietate e Amor, stette con lunga pruova
tanto, ch'a capitar venne a quel sasso
il figlio d'Agricane e 'l re Gradasso.
63
Dove con loro audacia tanto fenno,che liberaron la bella Lucina;ben che vi fu aventura più che senno:e la portar correndo alla marina;e al padre suo, che quivi era, la denno:e questo fu ne l'ora matutina,che Norandin con l'altro gregge stavaa ruminar ne la montana cava.
Dove con loro audacia tanto fenno,che liberaron la bella Lucina;ben che vi fu aventura più che senno:e la portar correndo alla marina;e al padre suo, che quivi era, la denno:e questo fu ne l'ora matutina,che Norandin con l'altro gregge stavaa ruminar ne la montana cava.
Dove con loro audacia tanto fenno,
che liberaron la bella Lucina;
ben che vi fu aventura più che senno:
e la portar correndo alla marina;
e al padre suo, che quivi era, la denno:
e questo fu ne l'ora matutina,
che Norandin con l'altro gregge stava
a ruminar ne la montana cava.
64
Ma poi che 'l giorno aperta fu la sbarra,e seppe il re la donna esser partita(che la moglie de l'Orco gli lo narra),e come a punto era la cosa gita;grazie a Dio rende, e con voto n'inarra,ch'essendo fuor di tal miseria uscita,faccia che giunga onde per arme possa,per prieghi o per tesoro, esser riscossa.
Ma poi che 'l giorno aperta fu la sbarra,e seppe il re la donna esser partita(che la moglie de l'Orco gli lo narra),e come a punto era la cosa gita;grazie a Dio rende, e con voto n'inarra,ch'essendo fuor di tal miseria uscita,faccia che giunga onde per arme possa,per prieghi o per tesoro, esser riscossa.
Ma poi che 'l giorno aperta fu la sbarra,
e seppe il re la donna esser partita
(che la moglie de l'Orco gli lo narra),
e come a punto era la cosa gita;
grazie a Dio rende, e con voto n'inarra,
ch'essendo fuor di tal miseria uscita,
faccia che giunga onde per arme possa,
per prieghi o per tesoro, esser riscossa.
65
Pien di letizia va con l'altra schieradel simo gregge, e viene ai verdi paschi;e quivi aspetta fin ch'all'ombra nerail mostro per dormir ne l'erba caschi.Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera;e al fin sicur che l'Orco non lo 'ntaschi,sopra un navilio monta in Satalia;e son tre mesi ch'arrivò in Soria.
Pien di letizia va con l'altra schieradel simo gregge, e viene ai verdi paschi;e quivi aspetta fin ch'all'ombra nerail mostro per dormir ne l'erba caschi.Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera;e al fin sicur che l'Orco non lo 'ntaschi,sopra un navilio monta in Satalia;e son tre mesi ch'arrivò in Soria.
Pien di letizia va con l'altra schiera
del simo gregge, e viene ai verdi paschi;
e quivi aspetta fin ch'all'ombra nera
il mostro per dormir ne l'erba caschi.
Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera;
e al fin sicur che l'Orco non lo 'ntaschi,
sopra un navilio monta in Satalia;
e son tre mesi ch'arrivò in Soria.
66
In Rodi, in Cipro, e per città e castellae d'Africa e d'Egitto e di Turchia,il re cercar fe' di Lucina bella;né fin l'altr'ieri aver ne poté spia.L'altr'ier n'ebbe dal suocero novella,che seco l'avea salva in Nicosia,dopo che molti dì vento crudeleera stato contrario alle sue vele.
In Rodi, in Cipro, e per città e castellae d'Africa e d'Egitto e di Turchia,il re cercar fe' di Lucina bella;né fin l'altr'ieri aver ne poté spia.L'altr'ier n'ebbe dal suocero novella,che seco l'avea salva in Nicosia,dopo che molti dì vento crudeleera stato contrario alle sue vele.
In Rodi, in Cipro, e per città e castella
e d'Africa e d'Egitto e di Turchia,
il re cercar fe' di Lucina bella;
né fin l'altr'ieri aver ne poté spia.
L'altr'ier n'ebbe dal suocero novella,
che seco l'avea salva in Nicosia,
dopo che molti dì vento crudele
era stato contrario alle sue vele.
67
Per allegrezza de la buona nuovaprepara il nostro re la ricca festa;e vuol ch'ad ogni quarta luna nuova,una se n'abbia a far simile a questa:che la memoria rifrescar gli giovadei quattro mesi che 'n irsuta vestafu tra il gregge de l'Orco; e un giorno, qualesarà dimane, uscì di tanto male.
Per allegrezza de la buona nuovaprepara il nostro re la ricca festa;e vuol ch'ad ogni quarta luna nuova,una se n'abbia a far simile a questa:che la memoria rifrescar gli giovadei quattro mesi che 'n irsuta vestafu tra il gregge de l'Orco; e un giorno, qualesarà dimane, uscì di tanto male.
Per allegrezza de la buona nuova
prepara il nostro re la ricca festa;
e vuol ch'ad ogni quarta luna nuova,
una se n'abbia a far simile a questa:
che la memoria rifrescar gli giova
dei quattro mesi che 'n irsuta vesta
fu tra il gregge de l'Orco; e un giorno, quale
sarà dimane, uscì di tanto male.
68
Questo ch'io v'ho narrato, in parte vidi,in parte udi' da chi trovossi al tutto;dal re, vi dico, che calende ed idivi stette, fin che volse in riso il lutto:e se n'udite mai far altri gridi,direte a chi gli fa, che mal n'è istrutto. —Il gentiluomo in tal modo a Grifonede la festa narrò l'alta cagione.
Questo ch'io v'ho narrato, in parte vidi,in parte udi' da chi trovossi al tutto;dal re, vi dico, che calende ed idivi stette, fin che volse in riso il lutto:e se n'udite mai far altri gridi,direte a chi gli fa, che mal n'è istrutto. —Il gentiluomo in tal modo a Grifonede la festa narrò l'alta cagione.
Questo ch'io v'ho narrato, in parte vidi,
in parte udi' da chi trovossi al tutto;
dal re, vi dico, che calende ed idi
vi stette, fin che volse in riso il lutto:
e se n'udite mai far altri gridi,
direte a chi gli fa, che mal n'è istrutto. —
Il gentiluomo in tal modo a Grifone
de la festa narrò l'alta cagione.
69
Un gran pezzo di notte si dispensadai cavallieri in tal ragionamento;e conchiudon ch'amore e pietà immensamostrò quel re con grande esperimento.Andaron, poi che si levar da mensa,ove ebbon grato e buono alloggiamento.Nel seguente matin sereno e chiaro,al suon de l'allegrezze si destaro.
Un gran pezzo di notte si dispensadai cavallieri in tal ragionamento;e conchiudon ch'amore e pietà immensamostrò quel re con grande esperimento.Andaron, poi che si levar da mensa,ove ebbon grato e buono alloggiamento.Nel seguente matin sereno e chiaro,al suon de l'allegrezze si destaro.
Un gran pezzo di notte si dispensa
dai cavallieri in tal ragionamento;
e conchiudon ch'amore e pietà immensa
mostrò quel re con grande esperimento.
Andaron, poi che si levar da mensa,
ove ebbon grato e buono alloggiamento.
Nel seguente matin sereno e chiaro,
al suon de l'allegrezze si destaro.
70
Vanno scorrendo timpani e trombette,e ragunando in piazza la cittade.Or, poi che de cavalli e de carrettee ribombar de gridi odon le strade,Grifon le lucide arme si rimette,che son di quelle che si trovan rade;che l'avea impenetrabili e incantatela Fata bianca di sua man temprate.
Vanno scorrendo timpani e trombette,e ragunando in piazza la cittade.Or, poi che de cavalli e de carrettee ribombar de gridi odon le strade,Grifon le lucide arme si rimette,che son di quelle che si trovan rade;che l'avea impenetrabili e incantatela Fata bianca di sua man temprate.
Vanno scorrendo timpani e trombette,
e ragunando in piazza la cittade.
Or, poi che de cavalli e de carrette
e ribombar de gridi odon le strade,
Grifon le lucide arme si rimette,
che son di quelle che si trovan rade;
che l'avea impenetrabili e incantate
la Fata bianca di sua man temprate.
71
Quel d'Antiochia, più d'ogn'altro vile,armossi seco, e compagnia gli tenne.Preparate avea lor l'oste gentilenerbose lance, e salde e grosse antenne,e del suo parentado non umìlecompagnia tolta; e seco in piazza venne;e scudieri a cavallo, e alcuni a piede,a tal servigi attissimi, lor diede.
Quel d'Antiochia, più d'ogn'altro vile,armossi seco, e compagnia gli tenne.Preparate avea lor l'oste gentilenerbose lance, e salde e grosse antenne,e del suo parentado non umìlecompagnia tolta; e seco in piazza venne;e scudieri a cavallo, e alcuni a piede,a tal servigi attissimi, lor diede.
Quel d'Antiochia, più d'ogn'altro vile,
armossi seco, e compagnia gli tenne.
Preparate avea lor l'oste gentile
nerbose lance, e salde e grosse antenne,
e del suo parentado non umìle
compagnia tolta; e seco in piazza venne;
e scudieri a cavallo, e alcuni a piede,
a tal servigi attissimi, lor diede.
72
Giunsero in piazza, e trassonsi in disparte,né pel campo curar far di sé mostra,per veder meglio il bel popul di Marte,ch'ad uno, o a dua, o a tre, veniano in giostra.Chi con colori accompagnati ad arteletizia o doglia alla sua donna mostra;chi nel cimier, chi nel dipinto scudodisegna Amor, se l'ha benigno o crudo.
Giunsero in piazza, e trassonsi in disparte,né pel campo curar far di sé mostra,per veder meglio il bel popul di Marte,ch'ad uno, o a dua, o a tre, veniano in giostra.Chi con colori accompagnati ad arteletizia o doglia alla sua donna mostra;chi nel cimier, chi nel dipinto scudodisegna Amor, se l'ha benigno o crudo.
Giunsero in piazza, e trassonsi in disparte,
né pel campo curar far di sé mostra,
per veder meglio il bel popul di Marte,
ch'ad uno, o a dua, o a tre, veniano in giostra.
Chi con colori accompagnati ad arte
letizia o doglia alla sua donna mostra;
chi nel cimier, chi nel dipinto scudo
disegna Amor, se l'ha benigno o crudo.
73
Soriani in quel tempo aveano usanzad'armarsi a questa guisa di Ponente.Forse ve gli inducea la vicinanzache de' Franceschi avean continuamente,che quivi allor reggean la sacra stanzadove in carne abitò Dio onnipotente;ch'ora i superbi e miseri cristiani,con biasmi lor, lasciano in man de' cani.
Soriani in quel tempo aveano usanzad'armarsi a questa guisa di Ponente.Forse ve gli inducea la vicinanzache de' Franceschi avean continuamente,che quivi allor reggean la sacra stanzadove in carne abitò Dio onnipotente;ch'ora i superbi e miseri cristiani,con biasmi lor, lasciano in man de' cani.
Soriani in quel tempo aveano usanza
d'armarsi a questa guisa di Ponente.
Forse ve gli inducea la vicinanza
che de' Franceschi avean continuamente,
che quivi allor reggean la sacra stanza
dove in carne abitò Dio onnipotente;
ch'ora i superbi e miseri cristiani,
con biasmi lor, lasciano in man de' cani.
74
Dove abbassar dovrebbono la lanciain augumento de la santa fede,tra lor si dan nel petto e ne la panciaa destruzion del poco che si crede.Voi, gente ispana, e voi, gente di Francia,volgete altrove, e voi, Svizzeri, il piede,e voi, Tedeschi, a far più degno acquisto;che quanto qui cercate è già di Cristo.
Dove abbassar dovrebbono la lanciain augumento de la santa fede,tra lor si dan nel petto e ne la panciaa destruzion del poco che si crede.Voi, gente ispana, e voi, gente di Francia,volgete altrove, e voi, Svizzeri, il piede,e voi, Tedeschi, a far più degno acquisto;che quanto qui cercate è già di Cristo.
Dove abbassar dovrebbono la lancia
in augumento de la santa fede,
tra lor si dan nel petto e ne la pancia
a destruzion del poco che si crede.
Voi, gente ispana, e voi, gente di Francia,
volgete altrove, e voi, Svizzeri, il piede,
e voi, Tedeschi, a far più degno acquisto;
che quanto qui cercate è già di Cristo.
75
Se Cristianissimi esser voi volete,e voi altri Catolici nomati,perché di Cristo gli uomini uccidete?perché de' beni lor son dispogliati?Perché Ierusalem non riavete,che tolto è stato a voi da' rinegati?Perché Costantinopoli e del mondola miglior parte occupa il Turco immondo?
Se Cristianissimi esser voi volete,e voi altri Catolici nomati,perché di Cristo gli uomini uccidete?perché de' beni lor son dispogliati?Perché Ierusalem non riavete,che tolto è stato a voi da' rinegati?Perché Costantinopoli e del mondola miglior parte occupa il Turco immondo?
Se Cristianissimi esser voi volete,
e voi altri Catolici nomati,
perché di Cristo gli uomini uccidete?
perché de' beni lor son dispogliati?
Perché Ierusalem non riavete,
che tolto è stato a voi da' rinegati?
Perché Costantinopoli e del mondo
la miglior parte occupa il Turco immondo?
76
Non hai tu, Spagna, l'Africa vicina,che t'ha via più di questa Italia offesa?E pur, per dar travaglio alla meschina,lasci la prima tua sì bella impresa.O d'ogni vizio fetida sentina,dormi, Italia imbriaca, e non ti pesach'ora di questa gente, ora di quellache già serva ti fu, sei fatta ancella?
Non hai tu, Spagna, l'Africa vicina,che t'ha via più di questa Italia offesa?E pur, per dar travaglio alla meschina,lasci la prima tua sì bella impresa.O d'ogni vizio fetida sentina,dormi, Italia imbriaca, e non ti pesach'ora di questa gente, ora di quellache già serva ti fu, sei fatta ancella?
Non hai tu, Spagna, l'Africa vicina,
che t'ha via più di questa Italia offesa?
E pur, per dar travaglio alla meschina,
lasci la prima tua sì bella impresa.
O d'ogni vizio fetida sentina,
dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa
ch'ora di questa gente, ora di quella
che già serva ti fu, sei fatta ancella?
77
Se 'l dubbio di morir ne le tue tane,Svizzer, di fame, in Lombardia ti guida,e tra noi cerchi o chi ti dia del pane,o, per uscir d'inopia, chi t'uccida;le richezze del Turco hai non lontane:caccial d'Europa, o almen di Grecia snida;così potrai o del digiuno trarti,o cader con più merto in quelle parti.
Se 'l dubbio di morir ne le tue tane,Svizzer, di fame, in Lombardia ti guida,e tra noi cerchi o chi ti dia del pane,o, per uscir d'inopia, chi t'uccida;le richezze del Turco hai non lontane:caccial d'Europa, o almen di Grecia snida;così potrai o del digiuno trarti,o cader con più merto in quelle parti.
Se 'l dubbio di morir ne le tue tane,
Svizzer, di fame, in Lombardia ti guida,
e tra noi cerchi o chi ti dia del pane,
o, per uscir d'inopia, chi t'uccida;
le richezze del Turco hai non lontane:
caccial d'Europa, o almen di Grecia snida;
così potrai o del digiuno trarti,
o cader con più merto in quelle parti.
78
Quel ch'a te dico, io dico al tuo vicinotedesco ancor; là le richezze sono,che vi portò da Roma Costantino:portonne il meglio, e fe' del resto dono.Pattolo ed Ermo onde si tra' l'or fino,Migdonia e Lidia, e quel paese buonoper tante laudi in tante istorie noto,non è, s'andar vi vuoi, troppo remoto.
Quel ch'a te dico, io dico al tuo vicinotedesco ancor; là le richezze sono,che vi portò da Roma Costantino:portonne il meglio, e fe' del resto dono.Pattolo ed Ermo onde si tra' l'or fino,Migdonia e Lidia, e quel paese buonoper tante laudi in tante istorie noto,non è, s'andar vi vuoi, troppo remoto.
Quel ch'a te dico, io dico al tuo vicino
tedesco ancor; là le richezze sono,
che vi portò da Roma Costantino:
portonne il meglio, e fe' del resto dono.
Pattolo ed Ermo onde si tra' l'or fino,
Migdonia e Lidia, e quel paese buono
per tante laudi in tante istorie noto,
non è, s'andar vi vuoi, troppo remoto.
79
Tu, gran Leone, a cui premon le tergade le chiavi del ciel le gravi some,non lasciar che nel sonno si sommergaItalia, se la man l'hai ne le chiome.Tu sei Pastore; e Dio t'ha quella vergadata a portare, e scelto il fiero nome,perché tu ruggi, e che le braccia stenda,sì che dai lupi il grege tuo difenda.
Tu, gran Leone, a cui premon le tergade le chiavi del ciel le gravi some,non lasciar che nel sonno si sommergaItalia, se la man l'hai ne le chiome.Tu sei Pastore; e Dio t'ha quella vergadata a portare, e scelto il fiero nome,perché tu ruggi, e che le braccia stenda,sì che dai lupi il grege tuo difenda.
Tu, gran Leone, a cui premon le terga
de le chiavi del ciel le gravi some,
non lasciar che nel sonno si sommerga
Italia, se la man l'hai ne le chiome.
Tu sei Pastore; e Dio t'ha quella verga
data a portare, e scelto il fiero nome,
perché tu ruggi, e che le braccia stenda,
sì che dai lupi il grege tuo difenda.
80
Ma d'un parlar ne l'altro, ove sono itosì lungi, dal camin ch'io faceva ora?Non lo credo però sì aver smarrito,ch'io non lo sappia ritrovare ancora.Io dicea ch'in Soria si tenea il ritod'armarsi, che i Franceschi aveano allora:sì che bella in Damasco era la piazzadi gente armata d'elmo e di corazza.
Ma d'un parlar ne l'altro, ove sono itosì lungi, dal camin ch'io faceva ora?Non lo credo però sì aver smarrito,ch'io non lo sappia ritrovare ancora.Io dicea ch'in Soria si tenea il ritod'armarsi, che i Franceschi aveano allora:sì che bella in Damasco era la piazzadi gente armata d'elmo e di corazza.
Ma d'un parlar ne l'altro, ove sono ito
sì lungi, dal camin ch'io faceva ora?
Non lo credo però sì aver smarrito,
ch'io non lo sappia ritrovare ancora.
Io dicea ch'in Soria si tenea il rito
d'armarsi, che i Franceschi aveano allora:
sì che bella in Damasco era la piazza
di gente armata d'elmo e di corazza.
81
Le vaghe donne gettano dai palchisopra i giostranti fior vermigli e gialli,mentre essi fanno a suon degli oricalchilevare a salti ed aggirar cavalli.Ciascuno, o bene o mal ch'egli cavalchi,vuol far quivi vedersi, e sprona e dàlli:di ch'altri ne riporta pregio e lode;mentre altri a riso, e gridar dietro s'ode.
Le vaghe donne gettano dai palchisopra i giostranti fior vermigli e gialli,mentre essi fanno a suon degli oricalchilevare a salti ed aggirar cavalli.Ciascuno, o bene o mal ch'egli cavalchi,vuol far quivi vedersi, e sprona e dàlli:di ch'altri ne riporta pregio e lode;mentre altri a riso, e gridar dietro s'ode.
Le vaghe donne gettano dai palchi
sopra i giostranti fior vermigli e gialli,
mentre essi fanno a suon degli oricalchi
levare a salti ed aggirar cavalli.
Ciascuno, o bene o mal ch'egli cavalchi,
vuol far quivi vedersi, e sprona e dàlli:
di ch'altri ne riporta pregio e lode;
mentre altri a riso, e gridar dietro s'ode.
82
De la giostra era il prezzo un'armaturache fu donata al re pochi dì inante,che su la strada ritrovò a ventura,ritornando d'Armenia, un mercatante.Il re di nobilissima testurale sopraveste all'arme aggiunse, e tanteperle vi pose intorno e gemme ed oro,che la fece valer molto tesoro.
De la giostra era il prezzo un'armaturache fu donata al re pochi dì inante,che su la strada ritrovò a ventura,ritornando d'Armenia, un mercatante.Il re di nobilissima testurale sopraveste all'arme aggiunse, e tanteperle vi pose intorno e gemme ed oro,che la fece valer molto tesoro.
De la giostra era il prezzo un'armatura
che fu donata al re pochi dì inante,
che su la strada ritrovò a ventura,
ritornando d'Armenia, un mercatante.
Il re di nobilissima testura
le sopraveste all'arme aggiunse, e tante
perle vi pose intorno e gemme ed oro,
che la fece valer molto tesoro.
83
Se conosciute il re quell'arme avesse,care avute l'avria sopra ogni arnese;né in premio de la giostra l'avria messe,come che liberal fosse e cortese.Lungo saria chi raccontar volessechi l'avea sì sprezzate e vilipese,che 'n mezzo de la strada le lasciasse,preda chiunque o inanzi o indietro andasse.
Se conosciute il re quell'arme avesse,care avute l'avria sopra ogni arnese;né in premio de la giostra l'avria messe,come che liberal fosse e cortese.Lungo saria chi raccontar volessechi l'avea sì sprezzate e vilipese,che 'n mezzo de la strada le lasciasse,preda chiunque o inanzi o indietro andasse.
Se conosciute il re quell'arme avesse,
care avute l'avria sopra ogni arnese;
né in premio de la giostra l'avria messe,
come che liberal fosse e cortese.
Lungo saria chi raccontar volesse
chi l'avea sì sprezzate e vilipese,
che 'n mezzo de la strada le lasciasse,
preda chiunque o inanzi o indietro andasse.
84
Di questo ho da contarvi più di sotto:or dirò di Grifon, ch'alla sua giuntaun paio e più di lance trovò rotto,menato più d'un taglio e d'una punta.Dei più cari e più fidi al re fur ottoche quivi insieme avean lega congiunta;gioveni; in arme pratichi ed industri,tutti o signori o di famiglie illustri.
Di questo ho da contarvi più di sotto:or dirò di Grifon, ch'alla sua giuntaun paio e più di lance trovò rotto,menato più d'un taglio e d'una punta.Dei più cari e più fidi al re fur ottoche quivi insieme avean lega congiunta;gioveni; in arme pratichi ed industri,tutti o signori o di famiglie illustri.
Di questo ho da contarvi più di sotto:
or dirò di Grifon, ch'alla sua giunta
un paio e più di lance trovò rotto,
menato più d'un taglio e d'una punta.
Dei più cari e più fidi al re fur otto
che quivi insieme avean lega congiunta;
gioveni; in arme pratichi ed industri,
tutti o signori o di famiglie illustri.
85
Quei rispondean ne la sbarrata piazzaper un dì, ad uno ad uno, a tutto 'l mondo,prima con lancia, e poi con spada o mazza,fin ch'al re di guardarli era giocondo;e si foravan spesso la corazza:per giuoco in somma qui facean, secondofan gli nimici capitali, eccettoche potea il re partirli a suo diletto.
Quei rispondean ne la sbarrata piazzaper un dì, ad uno ad uno, a tutto 'l mondo,prima con lancia, e poi con spada o mazza,fin ch'al re di guardarli era giocondo;e si foravan spesso la corazza:per giuoco in somma qui facean, secondofan gli nimici capitali, eccettoche potea il re partirli a suo diletto.
Quei rispondean ne la sbarrata piazza
per un dì, ad uno ad uno, a tutto 'l mondo,
prima con lancia, e poi con spada o mazza,
fin ch'al re di guardarli era giocondo;
e si foravan spesso la corazza:
per giuoco in somma qui facean, secondo
fan gli nimici capitali, eccetto
che potea il re partirli a suo diletto.
86
Quel d'Antiochia, un uom senza ragione,che Martano il codardo nominosse,come se de la forza di Grifone,poi ch'era seco, participe fosse,audace entrò nel marziale agone;e poi da canto ad aspettar fermosse,sin che finisce una battaglia fierache tra duo cavallier cominciata era.
Quel d'Antiochia, un uom senza ragione,che Martano il codardo nominosse,come se de la forza di Grifone,poi ch'era seco, participe fosse,audace entrò nel marziale agone;e poi da canto ad aspettar fermosse,sin che finisce una battaglia fierache tra duo cavallier cominciata era.
Quel d'Antiochia, un uom senza ragione,
che Martano il codardo nominosse,
come se de la forza di Grifone,
poi ch'era seco, participe fosse,
audace entrò nel marziale agone;
e poi da canto ad aspettar fermosse,
sin che finisce una battaglia fiera
che tra duo cavallier cominciata era.
87
Il signor di Seleucia, di quell'uno,ch'a sostener l'impresa aveano tolto,combattendo in quel tempo con Ombruno,lo ferì d'una punta in mezzo 'l volto,sì che l'uccise: e pietà n'ebbe ognuno,perché buon cavallier lo tenean molto;ed oltra la bontade, il più cortesenon era stato in tutto quel paese.
Il signor di Seleucia, di quell'uno,ch'a sostener l'impresa aveano tolto,combattendo in quel tempo con Ombruno,lo ferì d'una punta in mezzo 'l volto,sì che l'uccise: e pietà n'ebbe ognuno,perché buon cavallier lo tenean molto;ed oltra la bontade, il più cortesenon era stato in tutto quel paese.
Il signor di Seleucia, di quell'uno,
ch'a sostener l'impresa aveano tolto,
combattendo in quel tempo con Ombruno,
lo ferì d'una punta in mezzo 'l volto,
sì che l'uccise: e pietà n'ebbe ognuno,
perché buon cavallier lo tenean molto;
ed oltra la bontade, il più cortese
non era stato in tutto quel paese.
88
Veduto ciò, Martano ebbe paurache parimente a sé non avvenisse;e ritornando ne la sua natura,a pensar cominciò come fugisse.Grifon, che gli era appresso e n'avea cura,lo spinse pur, poi ch'assai fece e disse,contra un gentil guerrier che s'era mosso,come si spinge il cane al lupo adosso;
Veduto ciò, Martano ebbe paurache parimente a sé non avvenisse;e ritornando ne la sua natura,a pensar cominciò come fugisse.Grifon, che gli era appresso e n'avea cura,lo spinse pur, poi ch'assai fece e disse,contra un gentil guerrier che s'era mosso,come si spinge il cane al lupo adosso;
Veduto ciò, Martano ebbe paura
che parimente a sé non avvenisse;
e ritornando ne la sua natura,
a pensar cominciò come fugisse.
Grifon, che gli era appresso e n'avea cura,
lo spinse pur, poi ch'assai fece e disse,
contra un gentil guerrier che s'era mosso,
come si spinge il cane al lupo adosso;
89
che dieci passi gli va dietro o venti,e poi si ferma, ed abbaiando guardacome digrigni i minacciosi denti,come negli occhi orribil fuoco gli arda.Quivi ov'erano e principi presentie tanta gente nobile e gagliarda,fuggì lo 'ncontro il timido Martano,e torse 'l freno e 'l capo a destra mano.
che dieci passi gli va dietro o venti,e poi si ferma, ed abbaiando guardacome digrigni i minacciosi denti,come negli occhi orribil fuoco gli arda.Quivi ov'erano e principi presentie tanta gente nobile e gagliarda,fuggì lo 'ncontro il timido Martano,e torse 'l freno e 'l capo a destra mano.
che dieci passi gli va dietro o venti,
e poi si ferma, ed abbaiando guarda
come digrigni i minacciosi denti,
come negli occhi orribil fuoco gli arda.
Quivi ov'erano e principi presenti
e tanta gente nobile e gagliarda,
fuggì lo 'ncontro il timido Martano,
e torse 'l freno e 'l capo a destra mano.
90
Pur la colpa potea dar al cavallo,chi di scusarlo avesse tolto il peso;ma con la spada poi fe' sì gran fallo,che non l'avria Demostene difeso.Di carta armato par, non di metallo;sì teme da ogni colpo essere offeso.Fuggesi al fine, e gli ordini disturba,ridendo intorno a lui tutta la turba.
Pur la colpa potea dar al cavallo,chi di scusarlo avesse tolto il peso;ma con la spada poi fe' sì gran fallo,che non l'avria Demostene difeso.Di carta armato par, non di metallo;sì teme da ogni colpo essere offeso.Fuggesi al fine, e gli ordini disturba,ridendo intorno a lui tutta la turba.
Pur la colpa potea dar al cavallo,
chi di scusarlo avesse tolto il peso;
ma con la spada poi fe' sì gran fallo,
che non l'avria Demostene difeso.
Di carta armato par, non di metallo;
sì teme da ogni colpo essere offeso.
Fuggesi al fine, e gli ordini disturba,
ridendo intorno a lui tutta la turba.
91
Il batter de le mani, il grido intornose gli levò del populazzo tutto.Come lupo cacciato, fe' ritornoMartano in molta fretta al suo ridutto.Resta Grifone; e gli par de lo scornodel suo compagno esser macchiato e brutto:esser vorrebbe stato in mezzo il foco,più tosto che trovarsi in questo loco.
Il batter de le mani, il grido intornose gli levò del populazzo tutto.Come lupo cacciato, fe' ritornoMartano in molta fretta al suo ridutto.Resta Grifone; e gli par de lo scornodel suo compagno esser macchiato e brutto:esser vorrebbe stato in mezzo il foco,più tosto che trovarsi in questo loco.
Il batter de le mani, il grido intorno
se gli levò del populazzo tutto.
Come lupo cacciato, fe' ritorno
Martano in molta fretta al suo ridutto.
Resta Grifone; e gli par de lo scorno
del suo compagno esser macchiato e brutto:
esser vorrebbe stato in mezzo il foco,
più tosto che trovarsi in questo loco.
92
Arde nel core, e fuor nel viso avampa,come sia tutta sua quella vergogna;perché l'opere sue di quella stampavedere aspetta il populo ed agogna:sì che rifulga chiara più che lampasua virtù, questa volta gli bisogna;ch'un'oncia, un dito sol d'error che faccia,per la mala impression parrà sei braccia.
Arde nel core, e fuor nel viso avampa,come sia tutta sua quella vergogna;perché l'opere sue di quella stampavedere aspetta il populo ed agogna:sì che rifulga chiara più che lampasua virtù, questa volta gli bisogna;ch'un'oncia, un dito sol d'error che faccia,per la mala impression parrà sei braccia.
Arde nel core, e fuor nel viso avampa,
come sia tutta sua quella vergogna;
perché l'opere sue di quella stampa
vedere aspetta il populo ed agogna:
sì che rifulga chiara più che lampa
sua virtù, questa volta gli bisogna;
ch'un'oncia, un dito sol d'error che faccia,
per la mala impression parrà sei braccia.
93
Già la lancia avea tolta su la cosciaGrifon, ch'errare in arme era poco uso:spinse il cavallo a tutta briglia, e posciach'alquanto andato fu, la messe suso,e portò nel ferire estrema angosciaal baron di Sidonia, ch'andò giuso.Ognun maravigliando in pié si leva;che 'l contrario di ciò tutto attendeva.
Già la lancia avea tolta su la cosciaGrifon, ch'errare in arme era poco uso:spinse il cavallo a tutta briglia, e posciach'alquanto andato fu, la messe suso,e portò nel ferire estrema angosciaal baron di Sidonia, ch'andò giuso.Ognun maravigliando in pié si leva;che 'l contrario di ciò tutto attendeva.
Già la lancia avea tolta su la coscia
Grifon, ch'errare in arme era poco uso:
spinse il cavallo a tutta briglia, e poscia
ch'alquanto andato fu, la messe suso,
e portò nel ferire estrema angoscia
al baron di Sidonia, ch'andò giuso.
Ognun maravigliando in pié si leva;
che 'l contrario di ciò tutto attendeva.
94
Tornò Grifon con la medesma antenna,che 'ntiera e ferma ricovrata avea,ed in tre pezzi la roppe alla pennade lo scudo al signor di Lodicea.Quel per cader tre volte e quattro accenna,che tutto steso alla groppa giacea:pur rilevato al fin la spada strinse,voltò il cavallo, e vêr Grifon si spinse.
Tornò Grifon con la medesma antenna,che 'ntiera e ferma ricovrata avea,ed in tre pezzi la roppe alla pennade lo scudo al signor di Lodicea.Quel per cader tre volte e quattro accenna,che tutto steso alla groppa giacea:pur rilevato al fin la spada strinse,voltò il cavallo, e vêr Grifon si spinse.
Tornò Grifon con la medesma antenna,
che 'ntiera e ferma ricovrata avea,
ed in tre pezzi la roppe alla penna
de lo scudo al signor di Lodicea.
Quel per cader tre volte e quattro accenna,
che tutto steso alla groppa giacea:
pur rilevato al fin la spada strinse,
voltò il cavallo, e vêr Grifon si spinse.
95
Grifon, che 'l vede in sella, e che non bastasì fiero incontro perché a terra vada,dice fra sé: — Quel che non poté l'asta,in cinque colpi o 'n sei farà la spada. —E su la tempia subito l'attastad'un dritto tal, che par che dal ciel cada;e un altro gli accompagna e un altro appresso,tanto che l'ha stordito e in terra messo.
Grifon, che 'l vede in sella, e che non bastasì fiero incontro perché a terra vada,dice fra sé: — Quel che non poté l'asta,in cinque colpi o 'n sei farà la spada. —E su la tempia subito l'attastad'un dritto tal, che par che dal ciel cada;e un altro gli accompagna e un altro appresso,tanto che l'ha stordito e in terra messo.
Grifon, che 'l vede in sella, e che non basta
sì fiero incontro perché a terra vada,
dice fra sé: — Quel che non poté l'asta,
in cinque colpi o 'n sei farà la spada. —
E su la tempia subito l'attasta
d'un dritto tal, che par che dal ciel cada;
e un altro gli accompagna e un altro appresso,
tanto che l'ha stordito e in terra messo.
96
Quivi erano d'Apamia duo germani,soliti in giostra rimaner di sopra,Tirse e Corimbo; ed ambo per le manidel figlio d'Uliver cader sozzopra.L'uno gli arcion lascia allo scontro vani;con l'altro messa fu la spada in opra.Già per commun giudicio si tien certoche di costui fia de la giostra il merto.
Quivi erano d'Apamia duo germani,soliti in giostra rimaner di sopra,Tirse e Corimbo; ed ambo per le manidel figlio d'Uliver cader sozzopra.L'uno gli arcion lascia allo scontro vani;con l'altro messa fu la spada in opra.Già per commun giudicio si tien certoche di costui fia de la giostra il merto.
Quivi erano d'Apamia duo germani,
soliti in giostra rimaner di sopra,
Tirse e Corimbo; ed ambo per le mani
del figlio d'Uliver cader sozzopra.
L'uno gli arcion lascia allo scontro vani;
con l'altro messa fu la spada in opra.
Già per commun giudicio si tien certo
che di costui fia de la giostra il merto.
97
Ne la lizza era entrato Salinterno,gran diodarro e maliscalco regio,e che di tutto 'l regno avea il governo,e di sua mano era guerriero egregio.Costui, sdegnoso ch'un guerriero esternodebba portar di quella giostra il pregio,piglia una lancia, e verso Grifon grida,e molto minacciandolo lo sfida.
Ne la lizza era entrato Salinterno,gran diodarro e maliscalco regio,e che di tutto 'l regno avea il governo,e di sua mano era guerriero egregio.Costui, sdegnoso ch'un guerriero esternodebba portar di quella giostra il pregio,piglia una lancia, e verso Grifon grida,e molto minacciandolo lo sfida.
Ne la lizza era entrato Salinterno,
gran diodarro e maliscalco regio,
e che di tutto 'l regno avea il governo,
e di sua mano era guerriero egregio.
Costui, sdegnoso ch'un guerriero esterno
debba portar di quella giostra il pregio,
piglia una lancia, e verso Grifon grida,
e molto minacciandolo lo sfida.
98
Ma quel con un lancion gli fa risposta,ch'avea per lo miglior fra dieci eletto,e per non far error, lo scudo apposta,e via lo passa e la corazza e 'l petto:passa il ferro crudel tra costa e costa,e fuor pel tergo un palmo esce di netto.Il colpo, eccetto al re, fu a tutti caro;ch'ognuno odiava Salinterno avaro.
Ma quel con un lancion gli fa risposta,ch'avea per lo miglior fra dieci eletto,e per non far error, lo scudo apposta,e via lo passa e la corazza e 'l petto:passa il ferro crudel tra costa e costa,e fuor pel tergo un palmo esce di netto.Il colpo, eccetto al re, fu a tutti caro;ch'ognuno odiava Salinterno avaro.
Ma quel con un lancion gli fa risposta,
ch'avea per lo miglior fra dieci eletto,
e per non far error, lo scudo apposta,
e via lo passa e la corazza e 'l petto:
passa il ferro crudel tra costa e costa,
e fuor pel tergo un palmo esce di netto.
Il colpo, eccetto al re, fu a tutti caro;
ch'ognuno odiava Salinterno avaro.
99
Grifone, appresso a questi, in terra gettaduo di Damasco, Ermofilo e Carmondo.La milizia del re dal primo è retta;del mar grande almiraglio è quel secondo.Lascia allo scontro l'un la sella in fretta:adosso all'altro si riversa il pondodel rio destrier, che sostener non puotel'alto valor con che Grifon percuote.
Grifone, appresso a questi, in terra gettaduo di Damasco, Ermofilo e Carmondo.La milizia del re dal primo è retta;del mar grande almiraglio è quel secondo.Lascia allo scontro l'un la sella in fretta:adosso all'altro si riversa il pondodel rio destrier, che sostener non puotel'alto valor con che Grifon percuote.
Grifone, appresso a questi, in terra getta
duo di Damasco, Ermofilo e Carmondo.
La milizia del re dal primo è retta;
del mar grande almiraglio è quel secondo.
Lascia allo scontro l'un la sella in fretta:
adosso all'altro si riversa il pondo
del rio destrier, che sostener non puote
l'alto valor con che Grifon percuote.
100
Il signor di Seleucia ancor restava,miglior guerrier di tutti gli altri sette;e ben la sua possanza accompagnavacon destrier buono e con arme perfette.Dove de l'elmo la vista si chiava,l'asta allo scontro l'uno e l'altro mette;pur Grifon maggior colpo al pagan diede,che lo fe' staffeggiar dal manco piede.
Il signor di Seleucia ancor restava,miglior guerrier di tutti gli altri sette;e ben la sua possanza accompagnavacon destrier buono e con arme perfette.Dove de l'elmo la vista si chiava,l'asta allo scontro l'uno e l'altro mette;pur Grifon maggior colpo al pagan diede,che lo fe' staffeggiar dal manco piede.
Il signor di Seleucia ancor restava,
miglior guerrier di tutti gli altri sette;
e ben la sua possanza accompagnava
con destrier buono e con arme perfette.
Dove de l'elmo la vista si chiava,
l'asta allo scontro l'uno e l'altro mette;
pur Grifon maggior colpo al pagan diede,
che lo fe' staffeggiar dal manco piede.
101