Gittaro i tronchi, e si tornaro adossopieni di molto ardir coi brandi nudi.Fu il pagan prima da Grifon percossod'un colpo che spezzato avria gl'incudi.Con quel fender si vide e ferro ed ossod'un ch'eletto s'avea tra mille scudi;e se non era doppio e fin l'arnese,ferìa la coscia ove cadendo scese.
Gittaro i tronchi, e si tornaro adossopieni di molto ardir coi brandi nudi.Fu il pagan prima da Grifon percossod'un colpo che spezzato avria gl'incudi.Con quel fender si vide e ferro ed ossod'un ch'eletto s'avea tra mille scudi;e se non era doppio e fin l'arnese,ferìa la coscia ove cadendo scese.
Gittaro i tronchi, e si tornaro adosso
pieni di molto ardir coi brandi nudi.
Fu il pagan prima da Grifon percosso
d'un colpo che spezzato avria gl'incudi.
Con quel fender si vide e ferro ed osso
d'un ch'eletto s'avea tra mille scudi;
e se non era doppio e fin l'arnese,
ferìa la coscia ove cadendo scese.
102
Ferì quel di Seleucia alla viseraGrifone a un tempo; e fu quel colpo tanto,che l'avria aperta e rotta, se non erafatta, come l'altr'arme, per incanto.Gli è un perder tempo che 'l pagan più fera:così son l'arme dure in ogni canto:e 'n più parti Grifon già fessa e rottaha l'armatura a lui, né perde botta.
Ferì quel di Seleucia alla viseraGrifone a un tempo; e fu quel colpo tanto,che l'avria aperta e rotta, se non erafatta, come l'altr'arme, per incanto.Gli è un perder tempo che 'l pagan più fera:così son l'arme dure in ogni canto:e 'n più parti Grifon già fessa e rottaha l'armatura a lui, né perde botta.
Ferì quel di Seleucia alla visera
Grifone a un tempo; e fu quel colpo tanto,
che l'avria aperta e rotta, se non era
fatta, come l'altr'arme, per incanto.
Gli è un perder tempo che 'l pagan più fera:
così son l'arme dure in ogni canto:
e 'n più parti Grifon già fessa e rotta
ha l'armatura a lui, né perde botta.
103
Ognun potea veder quanto di sottoil signor di Seleucia era a Grifone;e se partir non li fa il re di botto,quel che sta peggio, la vita vi pone.Fe' Norandino alla sua guardia mottoch'entrasse a distaccar l'aspra tenzone.Quindi fu l'uno, e quindi l'altro tratto;e fu lodato il re di sì buon atto.
Ognun potea veder quanto di sottoil signor di Seleucia era a Grifone;e se partir non li fa il re di botto,quel che sta peggio, la vita vi pone.Fe' Norandino alla sua guardia mottoch'entrasse a distaccar l'aspra tenzone.Quindi fu l'uno, e quindi l'altro tratto;e fu lodato il re di sì buon atto.
Ognun potea veder quanto di sotto
il signor di Seleucia era a Grifone;
e se partir non li fa il re di botto,
quel che sta peggio, la vita vi pone.
Fe' Norandino alla sua guardia motto
ch'entrasse a distaccar l'aspra tenzone.
Quindi fu l'uno, e quindi l'altro tratto;
e fu lodato il re di sì buon atto.
104
Gli otto che dianzi avean col mondo impresa,e non potuto durar poi contra uno,avendo mal la parte lor difesa,usciti eran dal campo ad uno ad uno.Gli altri ch'eran venuti a lor contesa,quivi restar senza contrasto alcuno,avendo lor Grifon, solo, interrottoquel che tutti essi avean da far contra otto.
Gli otto che dianzi avean col mondo impresa,e non potuto durar poi contra uno,avendo mal la parte lor difesa,usciti eran dal campo ad uno ad uno.Gli altri ch'eran venuti a lor contesa,quivi restar senza contrasto alcuno,avendo lor Grifon, solo, interrottoquel che tutti essi avean da far contra otto.
Gli otto che dianzi avean col mondo impresa,
e non potuto durar poi contra uno,
avendo mal la parte lor difesa,
usciti eran dal campo ad uno ad uno.
Gli altri ch'eran venuti a lor contesa,
quivi restar senza contrasto alcuno,
avendo lor Grifon, solo, interrotto
quel che tutti essi avean da far contra otto.
105
E durò quella festa così poco,ch'in men d'un'ora il tutto fatto s'era:ma Norandin, per far più lungo il giuocoe per continuarlo infino a sera,dal palco scese, e fe' sgombrare il loco;e poi divise in due la grossa schiera,indi, secondo il sangue e la lor prova,gli andò accoppiando, e fe' una giostra nova.
E durò quella festa così poco,ch'in men d'un'ora il tutto fatto s'era:ma Norandin, per far più lungo il giuocoe per continuarlo infino a sera,dal palco scese, e fe' sgombrare il loco;e poi divise in due la grossa schiera,indi, secondo il sangue e la lor prova,gli andò accoppiando, e fe' una giostra nova.
E durò quella festa così poco,
ch'in men d'un'ora il tutto fatto s'era:
ma Norandin, per far più lungo il giuoco
e per continuarlo infino a sera,
dal palco scese, e fe' sgombrare il loco;
e poi divise in due la grossa schiera,
indi, secondo il sangue e la lor prova,
gli andò accoppiando, e fe' una giostra nova.
106
Grifone intanto avea fatto ritornoalla sua stanza pien d'ira e di rabbiae più gli preme di Martan lo scornoche non giova l'onor ch'esso vinto abbia.Quivi, per tor l'obbrobrio ch'avea intorno,Martano adopra le mendaci labbia:e l'astuta e bugiarda meretrice,come meglio sapea, gli era adiutrice.
Grifone intanto avea fatto ritornoalla sua stanza pien d'ira e di rabbiae più gli preme di Martan lo scornoche non giova l'onor ch'esso vinto abbia.Quivi, per tor l'obbrobrio ch'avea intorno,Martano adopra le mendaci labbia:e l'astuta e bugiarda meretrice,come meglio sapea, gli era adiutrice.
Grifone intanto avea fatto ritorno
alla sua stanza pien d'ira e di rabbia
e più gli preme di Martan lo scorno
che non giova l'onor ch'esso vinto abbia.
Quivi, per tor l'obbrobrio ch'avea intorno,
Martano adopra le mendaci labbia:
e l'astuta e bugiarda meretrice,
come meglio sapea, gli era adiutrice.
107
O sì o no che 'l giovin gli credesse,pur la scusa accettò, come discreto:e pel suo meglio allora allora elessequindi levarsi tacito e secreto,per tema che, se 'l populo vedesseMartano comparir, non stesse cheto.Così per una via nascosa e cortausciro al camin lor fuor de la porta.
O sì o no che 'l giovin gli credesse,pur la scusa accettò, come discreto:e pel suo meglio allora allora elessequindi levarsi tacito e secreto,per tema che, se 'l populo vedesseMartano comparir, non stesse cheto.Così per una via nascosa e cortausciro al camin lor fuor de la porta.
O sì o no che 'l giovin gli credesse,
pur la scusa accettò, come discreto:
e pel suo meglio allora allora elesse
quindi levarsi tacito e secreto,
per tema che, se 'l populo vedesse
Martano comparir, non stesse cheto.
Così per una via nascosa e corta
usciro al camin lor fuor de la porta.
108
Grifone, o ch'egli o che 'l cavallo fossestanco, o gravasse il sonno pur le ciglia,al primo albergo che trovar, fermosse,che non erano andati oltre a dua miglia.Si trasse l'elmo, e tutto disarmosse,e trar fece a' cavalli e sella e briglia;e poi serrossi in camera soletto,e nudo per dormire entrò nel letto.
Grifone, o ch'egli o che 'l cavallo fossestanco, o gravasse il sonno pur le ciglia,al primo albergo che trovar, fermosse,che non erano andati oltre a dua miglia.Si trasse l'elmo, e tutto disarmosse,e trar fece a' cavalli e sella e briglia;e poi serrossi in camera soletto,e nudo per dormire entrò nel letto.
Grifone, o ch'egli o che 'l cavallo fosse
stanco, o gravasse il sonno pur le ciglia,
al primo albergo che trovar, fermosse,
che non erano andati oltre a dua miglia.
Si trasse l'elmo, e tutto disarmosse,
e trar fece a' cavalli e sella e briglia;
e poi serrossi in camera soletto,
e nudo per dormire entrò nel letto.
109
Non ebbe così tosto il capo basso,che chiuse gli occhi, e fu dal sonno oppressocosì profundamente, che mai tassoné ghiro mai s'addormentò quanto esso.Martano in tanto ed Orrigille a spassoentraro in un giardin ch'era lì appresso;ed un inganno ordir, che fu il più stranoche mai cadesse in sentimento umano.
Non ebbe così tosto il capo basso,che chiuse gli occhi, e fu dal sonno oppressocosì profundamente, che mai tassoné ghiro mai s'addormentò quanto esso.Martano in tanto ed Orrigille a spassoentraro in un giardin ch'era lì appresso;ed un inganno ordir, che fu il più stranoche mai cadesse in sentimento umano.
Non ebbe così tosto il capo basso,
che chiuse gli occhi, e fu dal sonno oppresso
così profundamente, che mai tasso
né ghiro mai s'addormentò quanto esso.
Martano in tanto ed Orrigille a spasso
entraro in un giardin ch'era lì appresso;
ed un inganno ordir, che fu il più strano
che mai cadesse in sentimento umano.
110
Martano disegnò torre il destriero,i panni e l'arme che Grifon s'ha tratte;e andare inanzi al re pel cavallieroche tante pruove avea giostrando fatte.L'effetto ne seguì, fatto il pensiero:tolle il destrier più candido che latte,scudo e cimiero ed arme e sopraveste,e tutte di Grifon l'insegne veste.
Martano disegnò torre il destriero,i panni e l'arme che Grifon s'ha tratte;e andare inanzi al re pel cavallieroche tante pruove avea giostrando fatte.L'effetto ne seguì, fatto il pensiero:tolle il destrier più candido che latte,scudo e cimiero ed arme e sopraveste,e tutte di Grifon l'insegne veste.
Martano disegnò torre il destriero,
i panni e l'arme che Grifon s'ha tratte;
e andare inanzi al re pel cavalliero
che tante pruove avea giostrando fatte.
L'effetto ne seguì, fatto il pensiero:
tolle il destrier più candido che latte,
scudo e cimiero ed arme e sopraveste,
e tutte di Grifon l'insegne veste.
111
Con gli scudieri e con la donna, doveera il popolo ancora, in piazza venne;e giunse a tempo che finian le pruovedi girar spade e d'arrestare antenne.Commanda il re che 'l cavallier si truove,che per cimier avea le bianche penne,bianche le vesti e bianco il corridore;che 'l nome non sapea del vincitore.
Con gli scudieri e con la donna, doveera il popolo ancora, in piazza venne;e giunse a tempo che finian le pruovedi girar spade e d'arrestare antenne.Commanda il re che 'l cavallier si truove,che per cimier avea le bianche penne,bianche le vesti e bianco il corridore;che 'l nome non sapea del vincitore.
Con gli scudieri e con la donna, dove
era il popolo ancora, in piazza venne;
e giunse a tempo che finian le pruove
di girar spade e d'arrestare antenne.
Commanda il re che 'l cavallier si truove,
che per cimier avea le bianche penne,
bianche le vesti e bianco il corridore;
che 'l nome non sapea del vincitore.
112
Colui ch'indosso il non suo cuoio aveva,come l'asino già quel del leone,chiamato, se n'andò, come attendeva,a Norandino, in loco di Grifone.Quel re cortese incontro se gli leva,l'abbraccia e bacia, e allato se lo pone:né gli basta onorarlo e dargli loda,che vuol che 'l suo valor per tutto s'oda.
Colui ch'indosso il non suo cuoio aveva,come l'asino già quel del leone,chiamato, se n'andò, come attendeva,a Norandino, in loco di Grifone.Quel re cortese incontro se gli leva,l'abbraccia e bacia, e allato se lo pone:né gli basta onorarlo e dargli loda,che vuol che 'l suo valor per tutto s'oda.
Colui ch'indosso il non suo cuoio aveva,
come l'asino già quel del leone,
chiamato, se n'andò, come attendeva,
a Norandino, in loco di Grifone.
Quel re cortese incontro se gli leva,
l'abbraccia e bacia, e allato se lo pone:
né gli basta onorarlo e dargli loda,
che vuol che 'l suo valor per tutto s'oda.
113
E fa gridarlo al suon degli oricalchivincitor de la giostra di quel giorno.L'alta voce ne va per tutti i palchi,che 'l nome indegno udir fa d'ogn'intorno.Seco il re vuol ch'a par a par cavalchi,quando al palazzo suo poi fa ritorno;e di sua grazia tanto gli comparte,che basteria, se fosse Ercole o Marte.
E fa gridarlo al suon degli oricalchivincitor de la giostra di quel giorno.L'alta voce ne va per tutti i palchi,che 'l nome indegno udir fa d'ogn'intorno.Seco il re vuol ch'a par a par cavalchi,quando al palazzo suo poi fa ritorno;e di sua grazia tanto gli comparte,che basteria, se fosse Ercole o Marte.
E fa gridarlo al suon degli oricalchi
vincitor de la giostra di quel giorno.
L'alta voce ne va per tutti i palchi,
che 'l nome indegno udir fa d'ogn'intorno.
Seco il re vuol ch'a par a par cavalchi,
quando al palazzo suo poi fa ritorno;
e di sua grazia tanto gli comparte,
che basteria, se fosse Ercole o Marte.
114
Bello ed ornato alloggiamento dielliin corte, ed onorar fece con luiOrrigille anco; e nobili donzellimandò con essa, e cavallieri sui.Ma tempo è ch'anco di Grifon favelli,il qual né dal compagno né d'altruitemendo inganno, addormentato s'era,né mai si risvegliò fin alla sera.
Bello ed ornato alloggiamento dielliin corte, ed onorar fece con luiOrrigille anco; e nobili donzellimandò con essa, e cavallieri sui.Ma tempo è ch'anco di Grifon favelli,il qual né dal compagno né d'altruitemendo inganno, addormentato s'era,né mai si risvegliò fin alla sera.
Bello ed ornato alloggiamento dielli
in corte, ed onorar fece con lui
Orrigille anco; e nobili donzelli
mandò con essa, e cavallieri sui.
Ma tempo è ch'anco di Grifon favelli,
il qual né dal compagno né d'altrui
temendo inganno, addormentato s'era,
né mai si risvegliò fin alla sera.
115
Poi che fu desto, e che de l'ora tardas'accorse, uscì di camera con fretta,dove il falso cognato e la bugiardaOrrigille lasciò con l'altra setta;e quando non gli truova, e che riguardanon v'esser l'arme né i panni, sospetta;ma il veder poi più sospettoso il fecel'insegne del compagno in quella vece.
Poi che fu desto, e che de l'ora tardas'accorse, uscì di camera con fretta,dove il falso cognato e la bugiardaOrrigille lasciò con l'altra setta;e quando non gli truova, e che riguardanon v'esser l'arme né i panni, sospetta;ma il veder poi più sospettoso il fecel'insegne del compagno in quella vece.
Poi che fu desto, e che de l'ora tarda
s'accorse, uscì di camera con fretta,
dove il falso cognato e la bugiarda
Orrigille lasciò con l'altra setta;
e quando non gli truova, e che riguarda
non v'esser l'arme né i panni, sospetta;
ma il veder poi più sospettoso il fece
l'insegne del compagno in quella vece.
116
Sopravien l'oste, e di colui l'informache già gran pezzo, di bianch'arme adorno,con la donna e col resto de la tormaavea ne la città fatto ritorno.Truova Grifone a poco a poco l'ormach'ascosa gli avea Amor fin a quel giorno;e con suo gran dolor vede esser quelloadulter d'Orrigille, e non fratello.
Sopravien l'oste, e di colui l'informache già gran pezzo, di bianch'arme adorno,con la donna e col resto de la tormaavea ne la città fatto ritorno.Truova Grifone a poco a poco l'ormach'ascosa gli avea Amor fin a quel giorno;e con suo gran dolor vede esser quelloadulter d'Orrigille, e non fratello.
Sopravien l'oste, e di colui l'informa
che già gran pezzo, di bianch'arme adorno,
con la donna e col resto de la torma
avea ne la città fatto ritorno.
Truova Grifone a poco a poco l'orma
ch'ascosa gli avea Amor fin a quel giorno;
e con suo gran dolor vede esser quello
adulter d'Orrigille, e non fratello.
117
Di sua sciocchezza indarno ora si duole,ch'avendo il ver dal peregrino udito,lasciato mutar s'abbia alle paroledi chi l'avea più volte già tradito.Vendicar si potea, né seppe; or vuolel'inimico punir, che gli è fuggito;ed è costretto con troppo gran falloa tor di quel vil uom l'arme e 'l cavallo.
Di sua sciocchezza indarno ora si duole,ch'avendo il ver dal peregrino udito,lasciato mutar s'abbia alle paroledi chi l'avea più volte già tradito.Vendicar si potea, né seppe; or vuolel'inimico punir, che gli è fuggito;ed è costretto con troppo gran falloa tor di quel vil uom l'arme e 'l cavallo.
Di sua sciocchezza indarno ora si duole,
ch'avendo il ver dal peregrino udito,
lasciato mutar s'abbia alle parole
di chi l'avea più volte già tradito.
Vendicar si potea, né seppe; or vuole
l'inimico punir, che gli è fuggito;
ed è costretto con troppo gran fallo
a tor di quel vil uom l'arme e 'l cavallo.
118
Eragli meglio andar senz'arme e nudo,che porsi indosso la corazza indegna,o ch'imbracciar l'abominato scudo,o por su l'elmo la beffata insegna;ma per seguir la meretrice e 'l drudo,ragione in lui pari al disio non regna.A tempo venne alla città, ch'ancorail giorno avea quasi di vivo un'ora.
Eragli meglio andar senz'arme e nudo,che porsi indosso la corazza indegna,o ch'imbracciar l'abominato scudo,o por su l'elmo la beffata insegna;ma per seguir la meretrice e 'l drudo,ragione in lui pari al disio non regna.A tempo venne alla città, ch'ancorail giorno avea quasi di vivo un'ora.
Eragli meglio andar senz'arme e nudo,
che porsi indosso la corazza indegna,
o ch'imbracciar l'abominato scudo,
o por su l'elmo la beffata insegna;
ma per seguir la meretrice e 'l drudo,
ragione in lui pari al disio non regna.
A tempo venne alla città, ch'ancora
il giorno avea quasi di vivo un'ora.
119
Presso alla porta ove Grifon venìa,siede a sinistra un splendido castello,che, più che forte e ch'a guerre atto sia,di ricche stanze è accommodato e bello.I re, i signori, i primi di Soriacon alte donne in un gentil drappellocelebravano quivi in loggia amenala real sontuosa e lieta cena.
Presso alla porta ove Grifon venìa,siede a sinistra un splendido castello,che, più che forte e ch'a guerre atto sia,di ricche stanze è accommodato e bello.I re, i signori, i primi di Soriacon alte donne in un gentil drappellocelebravano quivi in loggia amenala real sontuosa e lieta cena.
Presso alla porta ove Grifon venìa,
siede a sinistra un splendido castello,
che, più che forte e ch'a guerre atto sia,
di ricche stanze è accommodato e bello.
I re, i signori, i primi di Soria
con alte donne in un gentil drappello
celebravano quivi in loggia amena
la real sontuosa e lieta cena.
120
La bella loggia sopra 'l muro uscivacon l'alta rocca fuor de la cittade;e lungo tratto di lontan scoprivai larghi campi e le diverse strade.Or che Grifon verso la porta arrivacon quell'arme d'obbrobrio e di viltade,fu con non troppa aventurosa sortedal re veduto e da tutta la corte:
La bella loggia sopra 'l muro uscivacon l'alta rocca fuor de la cittade;e lungo tratto di lontan scoprivai larghi campi e le diverse strade.Or che Grifon verso la porta arrivacon quell'arme d'obbrobrio e di viltade,fu con non troppa aventurosa sortedal re veduto e da tutta la corte:
La bella loggia sopra 'l muro usciva
con l'alta rocca fuor de la cittade;
e lungo tratto di lontan scopriva
i larghi campi e le diverse strade.
Or che Grifon verso la porta arriva
con quell'arme d'obbrobrio e di viltade,
fu con non troppa aventurosa sorte
dal re veduto e da tutta la corte:
121
e riputato quel di ch'avea insegna,mosse le donne e i cavallieri a riso.Il vil Martano, come quel che regnain gran favor, dopo 'l re è 'l primo assiso,e presso a lui la donna di sé degna;dai quali Norandin con lieto visovolse saper chi fosse quel codardoche così avea al suo onor poco riguardo;
e riputato quel di ch'avea insegna,mosse le donne e i cavallieri a riso.Il vil Martano, come quel che regnain gran favor, dopo 'l re è 'l primo assiso,e presso a lui la donna di sé degna;dai quali Norandin con lieto visovolse saper chi fosse quel codardoche così avea al suo onor poco riguardo;
e riputato quel di ch'avea insegna,
mosse le donne e i cavallieri a riso.
Il vil Martano, come quel che regna
in gran favor, dopo 'l re è 'l primo assiso,
e presso a lui la donna di sé degna;
dai quali Norandin con lieto viso
volse saper chi fosse quel codardo
che così avea al suo onor poco riguardo;
122
che dopo una sì trista e brutta pruova,con tanta fronte or gli tornava inante.Dicea: — Questa mi par cosa assai nuova,ch'essendo voi guerrier degno e prestante,costui compagno abbiate, che non truova,di viltà, pari in terra di Levante.Il fate forse per mostrar maggiore,per tal contrario, il vostro alto valore.
che dopo una sì trista e brutta pruova,con tanta fronte or gli tornava inante.Dicea: — Questa mi par cosa assai nuova,ch'essendo voi guerrier degno e prestante,costui compagno abbiate, che non truova,di viltà, pari in terra di Levante.Il fate forse per mostrar maggiore,per tal contrario, il vostro alto valore.
che dopo una sì trista e brutta pruova,
con tanta fronte or gli tornava inante.
Dicea: — Questa mi par cosa assai nuova,
ch'essendo voi guerrier degno e prestante,
costui compagno abbiate, che non truova,
di viltà, pari in terra di Levante.
Il fate forse per mostrar maggiore,
per tal contrario, il vostro alto valore.
123
Ma ben vi giuro per gli eterni dei,che se non fosse ch'io riguardo a vui,la publica ignominia gli farei,ch'io soglio fare agli altri pari a lui.Perpetua ricordanza gli darei,come ognor di viltà nimico fui.Ma sappia, s'impunito se ne parte,grado a voi che 'l menaste in questa parte. —
Ma ben vi giuro per gli eterni dei,che se non fosse ch'io riguardo a vui,la publica ignominia gli farei,ch'io soglio fare agli altri pari a lui.Perpetua ricordanza gli darei,come ognor di viltà nimico fui.Ma sappia, s'impunito se ne parte,grado a voi che 'l menaste in questa parte. —
Ma ben vi giuro per gli eterni dei,
che se non fosse ch'io riguardo a vui,
la publica ignominia gli farei,
ch'io soglio fare agli altri pari a lui.
Perpetua ricordanza gli darei,
come ognor di viltà nimico fui.
Ma sappia, s'impunito se ne parte,
grado a voi che 'l menaste in questa parte. —
124
Colui che fu de tutti i vizi il vaso,rispose: — Alto signor, dir non sapriachi sia costui; ch'io l'ho trovato a caso,venendo d'Antiochia, in su la via.Il suo sembiante m'avea persuasoche fosse degno di mia compagnia;ch'intesa non n'avea pruova né vista,se non quella che fece oggi assai trista.
Colui che fu de tutti i vizi il vaso,rispose: — Alto signor, dir non sapriachi sia costui; ch'io l'ho trovato a caso,venendo d'Antiochia, in su la via.Il suo sembiante m'avea persuasoche fosse degno di mia compagnia;ch'intesa non n'avea pruova né vista,se non quella che fece oggi assai trista.
Colui che fu de tutti i vizi il vaso,
rispose: — Alto signor, dir non sapria
chi sia costui; ch'io l'ho trovato a caso,
venendo d'Antiochia, in su la via.
Il suo sembiante m'avea persuaso
che fosse degno di mia compagnia;
ch'intesa non n'avea pruova né vista,
se non quella che fece oggi assai trista.
125
La qual mi spiacque sì, che restò poco,che per punir l'estrema sua viltade,non gli facessi allora allora un gioco,che non toccasse più lance né spade:ma ebbi, più ch'a lui, rispetto al loco,e riverenza a vostra maestade.Né per me voglio che gli sia guadagnol'essermi stato un giorno o dua compagno:
La qual mi spiacque sì, che restò poco,che per punir l'estrema sua viltade,non gli facessi allora allora un gioco,che non toccasse più lance né spade:ma ebbi, più ch'a lui, rispetto al loco,e riverenza a vostra maestade.Né per me voglio che gli sia guadagnol'essermi stato un giorno o dua compagno:
La qual mi spiacque sì, che restò poco,
che per punir l'estrema sua viltade,
non gli facessi allora allora un gioco,
che non toccasse più lance né spade:
ma ebbi, più ch'a lui, rispetto al loco,
e riverenza a vostra maestade.
Né per me voglio che gli sia guadagno
l'essermi stato un giorno o dua compagno:
126
di che contaminato anco esser parme;e sopra il cor mi sarà eterno peso,se, con vergogna del mestier de l'arme,io lo vedrò da noi partire illeso:e meglio che lasciarlo, satisfarmepotrete, se sarà d'un merlo impeso;e fia lodevol opra e signorile,perch'el sia esempio e specchio ad ogni vile. —
di che contaminato anco esser parme;e sopra il cor mi sarà eterno peso,se, con vergogna del mestier de l'arme,io lo vedrò da noi partire illeso:e meglio che lasciarlo, satisfarmepotrete, se sarà d'un merlo impeso;e fia lodevol opra e signorile,perch'el sia esempio e specchio ad ogni vile. —
di che contaminato anco esser parme;
e sopra il cor mi sarà eterno peso,
se, con vergogna del mestier de l'arme,
io lo vedrò da noi partire illeso:
e meglio che lasciarlo, satisfarme
potrete, se sarà d'un merlo impeso;
e fia lodevol opra e signorile,
perch'el sia esempio e specchio ad ogni vile. —
127
Al detto suo Martano Orrigille have,senza accennar, confermatrice presta.— Non son (rispose il re) l'opre sì prave,ch'al mio parer v'abbia d'andar la testa.Voglio per pena del peccato grave,che sol rinuovi al populo la festa. —E tosto a un suo baron, che fe' venire,impose quanto avesse ad esequire.
Al detto suo Martano Orrigille have,senza accennar, confermatrice presta.— Non son (rispose il re) l'opre sì prave,ch'al mio parer v'abbia d'andar la testa.Voglio per pena del peccato grave,che sol rinuovi al populo la festa. —E tosto a un suo baron, che fe' venire,impose quanto avesse ad esequire.
Al detto suo Martano Orrigille have,
senza accennar, confermatrice presta.
— Non son (rispose il re) l'opre sì prave,
ch'al mio parer v'abbia d'andar la testa.
Voglio per pena del peccato grave,
che sol rinuovi al populo la festa. —
E tosto a un suo baron, che fe' venire,
impose quanto avesse ad esequire.
128
Quel baron molti armati seco tolse,ed alla porta de la terra scese;e quivi con silenzio li raccolse,e la venuta di Grifone attese:e ne l'entrar sì d'improviso il colse,che fra i duo ponti a salvamento il prese;e lo ritenne con beffe e con scornoin una oscura stanza insin al giorno.
Quel baron molti armati seco tolse,ed alla porta de la terra scese;e quivi con silenzio li raccolse,e la venuta di Grifone attese:e ne l'entrar sì d'improviso il colse,che fra i duo ponti a salvamento il prese;e lo ritenne con beffe e con scornoin una oscura stanza insin al giorno.
Quel baron molti armati seco tolse,
ed alla porta de la terra scese;
e quivi con silenzio li raccolse,
e la venuta di Grifone attese:
e ne l'entrar sì d'improviso il colse,
che fra i duo ponti a salvamento il prese;
e lo ritenne con beffe e con scorno
in una oscura stanza insin al giorno.
129
Il Sole a pena avea il dorato crinetolto di grembio alla nutrice antica,e cominciava da le piagge alpinea cacciar l'ombre e far la cima aprica;quando temendo il vil Martan ch'al fineGrifone ardito la sua causa dica,e ritorni la colpa ond'era uscita,tolse licenza, e fece indi partita,
Il Sole a pena avea il dorato crinetolto di grembio alla nutrice antica,e cominciava da le piagge alpinea cacciar l'ombre e far la cima aprica;quando temendo il vil Martan ch'al fineGrifone ardito la sua causa dica,e ritorni la colpa ond'era uscita,tolse licenza, e fece indi partita,
Il Sole a pena avea il dorato crine
tolto di grembio alla nutrice antica,
e cominciava da le piagge alpine
a cacciar l'ombre e far la cima aprica;
quando temendo il vil Martan ch'al fine
Grifone ardito la sua causa dica,
e ritorni la colpa ond'era uscita,
tolse licenza, e fece indi partita,
130
trovando idonia scusa al priego regio,che non stia allo spettacolo ordinato.Altri doni gli avea fatto, col pregiode la non sua vittoria, il signor grato;e sopra tutto un amplo privilegio,dov'era d'altri onori al sommo ornato.Lasciànlo andar; ch'io vi prometto certo,che la mercede avrà secondo il merto.
trovando idonia scusa al priego regio,che non stia allo spettacolo ordinato.Altri doni gli avea fatto, col pregiode la non sua vittoria, il signor grato;e sopra tutto un amplo privilegio,dov'era d'altri onori al sommo ornato.Lasciànlo andar; ch'io vi prometto certo,che la mercede avrà secondo il merto.
trovando idonia scusa al priego regio,
che non stia allo spettacolo ordinato.
Altri doni gli avea fatto, col pregio
de la non sua vittoria, il signor grato;
e sopra tutto un amplo privilegio,
dov'era d'altri onori al sommo ornato.
Lasciànlo andar; ch'io vi prometto certo,
che la mercede avrà secondo il merto.
131
Fu Grifon tratto a gran vergogna in piazza,quando più si trovò piena di gente.Gli avean levato l'elmo e la corazza,e lasciato in farsetto assai vilmente;e come il conducessero alla mazza,posto l'avean sopra un carro eminente,che lento lento tiravan due vaccheda lunga fame attenuate e fiacche.
Fu Grifon tratto a gran vergogna in piazza,quando più si trovò piena di gente.Gli avean levato l'elmo e la corazza,e lasciato in farsetto assai vilmente;e come il conducessero alla mazza,posto l'avean sopra un carro eminente,che lento lento tiravan due vaccheda lunga fame attenuate e fiacche.
Fu Grifon tratto a gran vergogna in piazza,
quando più si trovò piena di gente.
Gli avean levato l'elmo e la corazza,
e lasciato in farsetto assai vilmente;
e come il conducessero alla mazza,
posto l'avean sopra un carro eminente,
che lento lento tiravan due vacche
da lunga fame attenuate e fiacche.
132
Venian d'intorno alla ignobil quadrigavecchie sfacciate e disoneste putte,di che n'era una ed or un'altra auriga,e con gran biasmo lo mordeano tutte.Lo poneano i fanciulli in maggior briga,che, oltre le parole infami e brutte,l'avrian coi sassi insino a morte offeso,se dai più saggi non era difeso.
Venian d'intorno alla ignobil quadrigavecchie sfacciate e disoneste putte,di che n'era una ed or un'altra auriga,e con gran biasmo lo mordeano tutte.Lo poneano i fanciulli in maggior briga,che, oltre le parole infami e brutte,l'avrian coi sassi insino a morte offeso,se dai più saggi non era difeso.
Venian d'intorno alla ignobil quadriga
vecchie sfacciate e disoneste putte,
di che n'era una ed or un'altra auriga,
e con gran biasmo lo mordeano tutte.
Lo poneano i fanciulli in maggior briga,
che, oltre le parole infami e brutte,
l'avrian coi sassi insino a morte offeso,
se dai più saggi non era difeso.
133
L'arme che del suo male erano statecagion, che di lui fer non vero indicio,da la coda del carro strascinatepatian nel fango debito supplicio.Le ruote inanzi a un tribunal fermategli fero udir de l'altrui maleficiola sua ignominia, che 'n sugli occhi dettagli fu, gridando un publico trombetta.
L'arme che del suo male erano statecagion, che di lui fer non vero indicio,da la coda del carro strascinatepatian nel fango debito supplicio.Le ruote inanzi a un tribunal fermategli fero udir de l'altrui maleficiola sua ignominia, che 'n sugli occhi dettagli fu, gridando un publico trombetta.
L'arme che del suo male erano state
cagion, che di lui fer non vero indicio,
da la coda del carro strascinate
patian nel fango debito supplicio.
Le ruote inanzi a un tribunal fermate
gli fero udir de l'altrui maleficio
la sua ignominia, che 'n sugli occhi detta
gli fu, gridando un publico trombetta.
134
Lo levar quindi, e lo mostrar per tuttodinanzi a templi, ad officine e a case,dove alcun nome scelerato e brutto,che non gli fosse detto, non rimase.Fuor de la terra all'ultimo cunduttofu da la turba, che si persuasebandirlo e cacciare indi a suon di busse,non conoscendo ben ch'egli si fusse.
Lo levar quindi, e lo mostrar per tuttodinanzi a templi, ad officine e a case,dove alcun nome scelerato e brutto,che non gli fosse detto, non rimase.Fuor de la terra all'ultimo cunduttofu da la turba, che si persuasebandirlo e cacciare indi a suon di busse,non conoscendo ben ch'egli si fusse.
Lo levar quindi, e lo mostrar per tutto
dinanzi a templi, ad officine e a case,
dove alcun nome scelerato e brutto,
che non gli fosse detto, non rimase.
Fuor de la terra all'ultimo cundutto
fu da la turba, che si persuase
bandirlo e cacciare indi a suon di busse,
non conoscendo ben ch'egli si fusse.
135
Sì tosto a pena gli sferraro i piedie liberargli l'una e l'altra mano,che tor lo scudo ed impugnar gli vedila spada, che rigò gran pezzo il piano.Non ebbe contra sé lance né spiedi;che senz'arme venìa il populo insano.Ne l'altro canto diferisco il resto;che tempo è omai, Signor, di finir questo.
Sì tosto a pena gli sferraro i piedie liberargli l'una e l'altra mano,che tor lo scudo ed impugnar gli vedila spada, che rigò gran pezzo il piano.Non ebbe contra sé lance né spiedi;che senz'arme venìa il populo insano.Ne l'altro canto diferisco il resto;che tempo è omai, Signor, di finir questo.
Sì tosto a pena gli sferraro i piedi
e liberargli l'una e l'altra mano,
che tor lo scudo ed impugnar gli vedi
la spada, che rigò gran pezzo il piano.
Non ebbe contra sé lance né spiedi;
che senz'arme venìa il populo insano.
Ne l'altro canto diferisco il resto;
che tempo è omai, Signor, di finir questo.