CANTO DICIOTTESIMO

CANTO DICIOTTESIMO

1

Magnanimo Signore, ogni vostro attoho sempre con ragion laudato e laudo:ben che col rozzo stil duro e mal attogran parte de la gloria vi defraudo.Ma più de l'altre una virtù m'ha tratto,a cui col core e con la lingua applaudo;che s'ognun truova in voi ben grata udienza,non vi truova però facil credenza.

Magnanimo Signore, ogni vostro attoho sempre con ragion laudato e laudo:ben che col rozzo stil duro e mal attogran parte de la gloria vi defraudo.Ma più de l'altre una virtù m'ha tratto,a cui col core e con la lingua applaudo;che s'ognun truova in voi ben grata udienza,non vi truova però facil credenza.

Magnanimo Signore, ogni vostro atto

ho sempre con ragion laudato e laudo:

ben che col rozzo stil duro e mal atto

gran parte de la gloria vi defraudo.

Ma più de l'altre una virtù m'ha tratto,

a cui col core e con la lingua applaudo;

che s'ognun truova in voi ben grata udienza,

non vi truova però facil credenza.

2

Spesso in difesa del biasmato assenteindur vi sento una ed un'altra scusa,o riserbargli almen, fin che presentesua causa dica, l'altra orecchia chiusa;e sempre, prima che dannar la gente,vederla in faccia, e udir la ragion ch'usa;differir anco e giorni e mesi ed anni,prima che giudicar negli altrui danni.

Spesso in difesa del biasmato assenteindur vi sento una ed un'altra scusa,o riserbargli almen, fin che presentesua causa dica, l'altra orecchia chiusa;e sempre, prima che dannar la gente,vederla in faccia, e udir la ragion ch'usa;differir anco e giorni e mesi ed anni,prima che giudicar negli altrui danni.

Spesso in difesa del biasmato assente

indur vi sento una ed un'altra scusa,

o riserbargli almen, fin che presente

sua causa dica, l'altra orecchia chiusa;

e sempre, prima che dannar la gente,

vederla in faccia, e udir la ragion ch'usa;

differir anco e giorni e mesi ed anni,

prima che giudicar negli altrui danni.

3

Se Norandino il simil fatto avesse,fatto a Grifon non avria quel che fece.A voi utile e onor sempre successe:denigrò sua fama egli più che pece.Per lui sue genti a morte furon messe;che fe' Grifone in dieci tagli, e in diecepunte che trasse pien d'ira e bizzarro,che trenta ne cascaro appresso al carro.

Se Norandino il simil fatto avesse,fatto a Grifon non avria quel che fece.A voi utile e onor sempre successe:denigrò sua fama egli più che pece.Per lui sue genti a morte furon messe;che fe' Grifone in dieci tagli, e in diecepunte che trasse pien d'ira e bizzarro,che trenta ne cascaro appresso al carro.

Se Norandino il simil fatto avesse,

fatto a Grifon non avria quel che fece.

A voi utile e onor sempre successe:

denigrò sua fama egli più che pece.

Per lui sue genti a morte furon messe;

che fe' Grifone in dieci tagli, e in diece

punte che trasse pien d'ira e bizzarro,

che trenta ne cascaro appresso al carro.

4

Van gli altri in rotta ove il timor li caccia,chi qua chi là, pei campi e per le strade;e chi d'entrar ne la città procaccia,e l'un su l'altro ne la porta cade.Grifon non fa parole e non minaccia;ma lasciando lontana ogni pietade,mena tra il vulgo inerte il ferro intorno,e gran vendetta fa d'ogni suo scorno.

Van gli altri in rotta ove il timor li caccia,chi qua chi là, pei campi e per le strade;e chi d'entrar ne la città procaccia,e l'un su l'altro ne la porta cade.Grifon non fa parole e non minaccia;ma lasciando lontana ogni pietade,mena tra il vulgo inerte il ferro intorno,e gran vendetta fa d'ogni suo scorno.

Van gli altri in rotta ove il timor li caccia,

chi qua chi là, pei campi e per le strade;

e chi d'entrar ne la città procaccia,

e l'un su l'altro ne la porta cade.

Grifon non fa parole e non minaccia;

ma lasciando lontana ogni pietade,

mena tra il vulgo inerte il ferro intorno,

e gran vendetta fa d'ogni suo scorno.

5

Di quei che primi giunsero alla porta,che le piante a levarsi ebbeno pronte,parte, al bisogno suo molto più accortache degli amici, alzò subito il ponte;piangendo parte, o con la faccia smortafuggendo andò senza mai volger fronte,e ne la terra per tutte le bandelevò grido e tumulto e rumor grande.

Di quei che primi giunsero alla porta,che le piante a levarsi ebbeno pronte,parte, al bisogno suo molto più accortache degli amici, alzò subito il ponte;piangendo parte, o con la faccia smortafuggendo andò senza mai volger fronte,e ne la terra per tutte le bandelevò grido e tumulto e rumor grande.

Di quei che primi giunsero alla porta,

che le piante a levarsi ebbeno pronte,

parte, al bisogno suo molto più accorta

che degli amici, alzò subito il ponte;

piangendo parte, o con la faccia smorta

fuggendo andò senza mai volger fronte,

e ne la terra per tutte le bande

levò grido e tumulto e rumor grande.

6

Grifon gagliardo duo ne piglia in quellache 'l ponte si levò per lor sciagura.Sparge de l'uno al campo le cervella;che lo percuote ad una cote dura:prende l'altro nel petto, e l'arrandellain mezzo alla città sopra le mura.Scorse per l'ossa ai terrazzani il gelo,quando vider colui venir dal cielo.

Grifon gagliardo duo ne piglia in quellache 'l ponte si levò per lor sciagura.Sparge de l'uno al campo le cervella;che lo percuote ad una cote dura:prende l'altro nel petto, e l'arrandellain mezzo alla città sopra le mura.Scorse per l'ossa ai terrazzani il gelo,quando vider colui venir dal cielo.

Grifon gagliardo duo ne piglia in quella

che 'l ponte si levò per lor sciagura.

Sparge de l'uno al campo le cervella;

che lo percuote ad una cote dura:

prende l'altro nel petto, e l'arrandella

in mezzo alla città sopra le mura.

Scorse per l'ossa ai terrazzani il gelo,

quando vider colui venir dal cielo.

7

Fur molti che temer che 'l fier Grifonesopra le mura avesse preso un salto.Non vi sarebbe più confusione,s'a Damasco il soldan desse l'assalto.Un muover d'arme, un correr di persone,e di talacimanni un gridar d'alto,e di tamburi un suon misto e di trombeil mondo assorda, e 'l ciel par ne rimbombe.

Fur molti che temer che 'l fier Grifonesopra le mura avesse preso un salto.Non vi sarebbe più confusione,s'a Damasco il soldan desse l'assalto.Un muover d'arme, un correr di persone,e di talacimanni un gridar d'alto,e di tamburi un suon misto e di trombeil mondo assorda, e 'l ciel par ne rimbombe.

Fur molti che temer che 'l fier Grifone

sopra le mura avesse preso un salto.

Non vi sarebbe più confusione,

s'a Damasco il soldan desse l'assalto.

Un muover d'arme, un correr di persone,

e di talacimanni un gridar d'alto,

e di tamburi un suon misto e di trombe

il mondo assorda, e 'l ciel par ne rimbombe.

8

Ma voglio a un'altra volta differirea ricontar ciò che di questo avenne.Del buon re Carlo mi convien seguire,che contra Rodomonte in fretta venne,il qual le genti gli facea morire.Io vi dissi ch'al re compagnia tenneil gran Danese e Namo ed Olivieroe Avino e Avolio e Otone e Berlingiero.

Ma voglio a un'altra volta differirea ricontar ciò che di questo avenne.Del buon re Carlo mi convien seguire,che contra Rodomonte in fretta venne,il qual le genti gli facea morire.Io vi dissi ch'al re compagnia tenneil gran Danese e Namo ed Olivieroe Avino e Avolio e Otone e Berlingiero.

Ma voglio a un'altra volta differire

a ricontar ciò che di questo avenne.

Del buon re Carlo mi convien seguire,

che contra Rodomonte in fretta venne,

il qual le genti gli facea morire.

Io vi dissi ch'al re compagnia tenne

il gran Danese e Namo ed Oliviero

e Avino e Avolio e Otone e Berlingiero.

9

Otto scontri di lance, che da forzadi tali otto guerrier cacciati foro,sostenne a un tempo la scagliosa scorzadi ch'avea armato il petto il crudo Moro.Come legno si drizza, poi che l'orzalenta il nochier che crescer sente il Coro,così presto rizzossi Rodomontedai colpi che gittar doveano un monte.

Otto scontri di lance, che da forzadi tali otto guerrier cacciati foro,sostenne a un tempo la scagliosa scorzadi ch'avea armato il petto il crudo Moro.Come legno si drizza, poi che l'orzalenta il nochier che crescer sente il Coro,così presto rizzossi Rodomontedai colpi che gittar doveano un monte.

Otto scontri di lance, che da forza

di tali otto guerrier cacciati foro,

sostenne a un tempo la scagliosa scorza

di ch'avea armato il petto il crudo Moro.

Come legno si drizza, poi che l'orza

lenta il nochier che crescer sente il Coro,

così presto rizzossi Rodomonte

dai colpi che gittar doveano un monte.

10

Guido, Ranier, Ricardo, Salamone,Ganelon traditor, Turpin fedele,Angioliero, Angiolino, Ughetto, Ivone,Marco e Matteo dal pian di san Michele,e gli otto di che dianzi fei menzione,son tutti intorno al Saracin crudele,Arimanno e Odoardo d'Inghilterra,ch'entrati eran pur dianzi ne la terra.

Guido, Ranier, Ricardo, Salamone,Ganelon traditor, Turpin fedele,Angioliero, Angiolino, Ughetto, Ivone,Marco e Matteo dal pian di san Michele,e gli otto di che dianzi fei menzione,son tutti intorno al Saracin crudele,Arimanno e Odoardo d'Inghilterra,ch'entrati eran pur dianzi ne la terra.

Guido, Ranier, Ricardo, Salamone,

Ganelon traditor, Turpin fedele,

Angioliero, Angiolino, Ughetto, Ivone,

Marco e Matteo dal pian di san Michele,

e gli otto di che dianzi fei menzione,

son tutti intorno al Saracin crudele,

Arimanno e Odoardo d'Inghilterra,

ch'entrati eran pur dianzi ne la terra.

11

Non così freme in su lo scoglio alpinodi ben fondata rocca alta parete,quando il furor di borea o di garbinosvelle dai monti il frassino e l'abete;come freme d'orgoglio il Saracino,di sdegno acceso e di sanguigna sete:e com'a un tempo è il tuono e la saetta,così l'ira de l'empio e la vendetta.

Non così freme in su lo scoglio alpinodi ben fondata rocca alta parete,quando il furor di borea o di garbinosvelle dai monti il frassino e l'abete;come freme d'orgoglio il Saracino,di sdegno acceso e di sanguigna sete:e com'a un tempo è il tuono e la saetta,così l'ira de l'empio e la vendetta.

Non così freme in su lo scoglio alpino

di ben fondata rocca alta parete,

quando il furor di borea o di garbino

svelle dai monti il frassino e l'abete;

come freme d'orgoglio il Saracino,

di sdegno acceso e di sanguigna sete:

e com'a un tempo è il tuono e la saetta,

così l'ira de l'empio e la vendetta.

12

Mena alla testa a quel che gli è più presso,che gli è il misero Ughetto di Dordona:lo pone in terra insino ai denti fesso,come che l'elmo era di tempra buona.Percosso fu tutto in un tempo anch'essoda molti colpi in tutta la persona;ma non gli fan più ch'all'incude l'ago:sì duro intorno ha lo scaglioso drago.

Mena alla testa a quel che gli è più presso,che gli è il misero Ughetto di Dordona:lo pone in terra insino ai denti fesso,come che l'elmo era di tempra buona.Percosso fu tutto in un tempo anch'essoda molti colpi in tutta la persona;ma non gli fan più ch'all'incude l'ago:sì duro intorno ha lo scaglioso drago.

Mena alla testa a quel che gli è più presso,

che gli è il misero Ughetto di Dordona:

lo pone in terra insino ai denti fesso,

come che l'elmo era di tempra buona.

Percosso fu tutto in un tempo anch'esso

da molti colpi in tutta la persona;

ma non gli fan più ch'all'incude l'ago:

sì duro intorno ha lo scaglioso drago.

13

Furo tutti i ripar, fu la cittaded'intorno intorno abandonata tutta;che la gente alla piazza, dove accademaggior bisogno, Carlo avea ridutta.Corre alla piazza da tutte le stradela turba, a chi il fuggir sì poco frutta.La persona del re sì i cori accende,ch'ognun prend'arme, ognuno animo prende.

Furo tutti i ripar, fu la cittaded'intorno intorno abandonata tutta;che la gente alla piazza, dove accademaggior bisogno, Carlo avea ridutta.Corre alla piazza da tutte le stradela turba, a chi il fuggir sì poco frutta.La persona del re sì i cori accende,ch'ognun prend'arme, ognuno animo prende.

Furo tutti i ripar, fu la cittade

d'intorno intorno abandonata tutta;

che la gente alla piazza, dove accade

maggior bisogno, Carlo avea ridutta.

Corre alla piazza da tutte le strade

la turba, a chi il fuggir sì poco frutta.

La persona del re sì i cori accende,

ch'ognun prend'arme, ognuno animo prende.

14

Come se dentro a ben rinchiusa gabbiad'antiqua leonessa usata in guerra,perch'averne piacere il popul abbia,talvolta il tauro indomito si serra;i leoncin che veggion per la sabbiacome altiero e mugliando animoso erra,e veder sì gran corna non son usi,stanno da parte timidi e confusi:

Come se dentro a ben rinchiusa gabbiad'antiqua leonessa usata in guerra,perch'averne piacere il popul abbia,talvolta il tauro indomito si serra;i leoncin che veggion per la sabbiacome altiero e mugliando animoso erra,e veder sì gran corna non son usi,stanno da parte timidi e confusi:

Come se dentro a ben rinchiusa gabbia

d'antiqua leonessa usata in guerra,

perch'averne piacere il popul abbia,

talvolta il tauro indomito si serra;

i leoncin che veggion per la sabbia

come altiero e mugliando animoso erra,

e veder sì gran corna non son usi,

stanno da parte timidi e confusi:

15

ma se la fiera madre a quel si lancia,e ne l'orecchio attacca il crudel dente,vogliono anch'essi insanguinar la guancia,e vengono in soccorso arditamente;chi morde al tauro il dosso e chi la pancia:così contra il pagan fa quella gente.Da tetti e da finestre e più d'appressosopra gli piove un nembo d'arme e spesso.

ma se la fiera madre a quel si lancia,e ne l'orecchio attacca il crudel dente,vogliono anch'essi insanguinar la guancia,e vengono in soccorso arditamente;chi morde al tauro il dosso e chi la pancia:così contra il pagan fa quella gente.Da tetti e da finestre e più d'appressosopra gli piove un nembo d'arme e spesso.

ma se la fiera madre a quel si lancia,

e ne l'orecchio attacca il crudel dente,

vogliono anch'essi insanguinar la guancia,

e vengono in soccorso arditamente;

chi morde al tauro il dosso e chi la pancia:

così contra il pagan fa quella gente.

Da tetti e da finestre e più d'appresso

sopra gli piove un nembo d'arme e spesso.

16

Dei cavallieri e de la fanteriatanta è la calca, ch'a pena vi cape.La turba che vi vien per ogni via,v'abbonda ad or ad or spessa come ape;che quando, disarmata e nuda, siapiù facile a tagliar che torsi o rape,non la potria, legata a monte a monte,in venti giorni spenger Rodomonte.

Dei cavallieri e de la fanteriatanta è la calca, ch'a pena vi cape.La turba che vi vien per ogni via,v'abbonda ad or ad or spessa come ape;che quando, disarmata e nuda, siapiù facile a tagliar che torsi o rape,non la potria, legata a monte a monte,in venti giorni spenger Rodomonte.

Dei cavallieri e de la fanteria

tanta è la calca, ch'a pena vi cape.

La turba che vi vien per ogni via,

v'abbonda ad or ad or spessa come ape;

che quando, disarmata e nuda, sia

più facile a tagliar che torsi o rape,

non la potria, legata a monte a monte,

in venti giorni spenger Rodomonte.

17

Al pagan, che non sa come ne possavenir a capo, omai quel gioco incresce.Poco, per far di mille, o di più, rossala terra intorno, il populo discresce.Il fiato tuttavia più se gl'ingrossa,sì che comprende al fin che, se non esceor c'ha vigore e in tutto il corpo è sano,vorrà da tempo uscir, che sarà invano.

Al pagan, che non sa come ne possavenir a capo, omai quel gioco incresce.Poco, per far di mille, o di più, rossala terra intorno, il populo discresce.Il fiato tuttavia più se gl'ingrossa,sì che comprende al fin che, se non esceor c'ha vigore e in tutto il corpo è sano,vorrà da tempo uscir, che sarà invano.

Al pagan, che non sa come ne possa

venir a capo, omai quel gioco incresce.

Poco, per far di mille, o di più, rossa

la terra intorno, il populo discresce.

Il fiato tuttavia più se gl'ingrossa,

sì che comprende al fin che, se non esce

or c'ha vigore e in tutto il corpo è sano,

vorrà da tempo uscir, che sarà invano.

18

Rivolge gli occhi orribili, e pon menteche d'ogn'intorno sta chiusa l'uscita;ma con ruina d'infinita gentel'aprirà tosto, e la farà espedita.Ecco, vibrando la spada tagliente,che vien quel empio, ove il furor lo 'nvita,ad assalire il nuovo stuol britanno,che vi trasse Odoardo ed Arimanno.

Rivolge gli occhi orribili, e pon menteche d'ogn'intorno sta chiusa l'uscita;ma con ruina d'infinita gentel'aprirà tosto, e la farà espedita.Ecco, vibrando la spada tagliente,che vien quel empio, ove il furor lo 'nvita,ad assalire il nuovo stuol britanno,che vi trasse Odoardo ed Arimanno.

Rivolge gli occhi orribili, e pon mente

che d'ogn'intorno sta chiusa l'uscita;

ma con ruina d'infinita gente

l'aprirà tosto, e la farà espedita.

Ecco, vibrando la spada tagliente,

che vien quel empio, ove il furor lo 'nvita,

ad assalire il nuovo stuol britanno,

che vi trasse Odoardo ed Arimanno.

19

Chi ha visto in piazza rompere steccato,a cui la folta turba ondeggi intorno,immansueto tauro accaneggiato,stimulato e percosso tutto 'l giorno;che 'l popul se ne fugge ispaventato,ed egli or questo or quel leva sul corno:pensi che tale o più terribil fosseil crudele African quando si mosse.

Chi ha visto in piazza rompere steccato,a cui la folta turba ondeggi intorno,immansueto tauro accaneggiato,stimulato e percosso tutto 'l giorno;che 'l popul se ne fugge ispaventato,ed egli or questo or quel leva sul corno:pensi che tale o più terribil fosseil crudele African quando si mosse.

Chi ha visto in piazza rompere steccato,

a cui la folta turba ondeggi intorno,

immansueto tauro accaneggiato,

stimulato e percosso tutto 'l giorno;

che 'l popul se ne fugge ispaventato,

ed egli or questo or quel leva sul corno:

pensi che tale o più terribil fosse

il crudele African quando si mosse.

20

Quindici o venti ne tagliò a traverso,altritanti lasciò del capo tronchi,ciascun d'un colpo sol dritto o riverso;che viti o salci par che poti e tronchi.Tutto di sangue il fier pagano asperso,lasciando capi fessi e bracci monchi,e spalle e gambe ed altre membra sparte,ovunque il passo volga, al fin si parte.

Quindici o venti ne tagliò a traverso,altritanti lasciò del capo tronchi,ciascun d'un colpo sol dritto o riverso;che viti o salci par che poti e tronchi.Tutto di sangue il fier pagano asperso,lasciando capi fessi e bracci monchi,e spalle e gambe ed altre membra sparte,ovunque il passo volga, al fin si parte.

Quindici o venti ne tagliò a traverso,

altritanti lasciò del capo tronchi,

ciascun d'un colpo sol dritto o riverso;

che viti o salci par che poti e tronchi.

Tutto di sangue il fier pagano asperso,

lasciando capi fessi e bracci monchi,

e spalle e gambe ed altre membra sparte,

ovunque il passo volga, al fin si parte.

21

De la piazza si vede in guisa torre,che non si può notar ch'abbia paura;ma tuttavolta col pensier discorre,dove sia per uscir via più sicura.Capita al fin dove la Senna corresotto all'isola, e va fuor de le mura.La gente d'arme e il popul fatto audacelo stringe e incalza, e gir nol lascia in pace.

De la piazza si vede in guisa torre,che non si può notar ch'abbia paura;ma tuttavolta col pensier discorre,dove sia per uscir via più sicura.Capita al fin dove la Senna corresotto all'isola, e va fuor de le mura.La gente d'arme e il popul fatto audacelo stringe e incalza, e gir nol lascia in pace.

De la piazza si vede in guisa torre,

che non si può notar ch'abbia paura;

ma tuttavolta col pensier discorre,

dove sia per uscir via più sicura.

Capita al fin dove la Senna corre

sotto all'isola, e va fuor de le mura.

La gente d'arme e il popul fatto audace

lo stringe e incalza, e gir nol lascia in pace.

22

Qual per le selve nomade o massilecacciata va la generosa belva,ch'ancor fuggendo mostra il cor gentile,e minacciosa e lenta si rinselva;tal Rodomonte, in nessun atto vile,da strana circondato e fiera selvad'aste e di spade e di volanti dardi,si tira al fiume a passi lunghi e tardi.

Qual per le selve nomade o massilecacciata va la generosa belva,ch'ancor fuggendo mostra il cor gentile,e minacciosa e lenta si rinselva;tal Rodomonte, in nessun atto vile,da strana circondato e fiera selvad'aste e di spade e di volanti dardi,si tira al fiume a passi lunghi e tardi.

Qual per le selve nomade o massile

cacciata va la generosa belva,

ch'ancor fuggendo mostra il cor gentile,

e minacciosa e lenta si rinselva;

tal Rodomonte, in nessun atto vile,

da strana circondato e fiera selva

d'aste e di spade e di volanti dardi,

si tira al fiume a passi lunghi e tardi.

23

E sì tre volte e più l'ira il sospinse,ch'essendone già fuor, vi tornò in mezzo,ove di sangue la spada ritinse,e più di cento ne levò di mezzo.Ma la ragione al fin la rabbia vinsedi non far sì, ch'a Dio n'andasse il lezzo;e da la ripa, per miglior consiglio,si gittò all'acqua, e uscì di gran periglio.

E sì tre volte e più l'ira il sospinse,ch'essendone già fuor, vi tornò in mezzo,ove di sangue la spada ritinse,e più di cento ne levò di mezzo.Ma la ragione al fin la rabbia vinsedi non far sì, ch'a Dio n'andasse il lezzo;e da la ripa, per miglior consiglio,si gittò all'acqua, e uscì di gran periglio.

E sì tre volte e più l'ira il sospinse,

ch'essendone già fuor, vi tornò in mezzo,

ove di sangue la spada ritinse,

e più di cento ne levò di mezzo.

Ma la ragione al fin la rabbia vinse

di non far sì, ch'a Dio n'andasse il lezzo;

e da la ripa, per miglior consiglio,

si gittò all'acqua, e uscì di gran periglio.

24

Con tutte l'arme andò per mezzo l'acque,come s'intorno avesse tante galle.Africa, in te pare a costui non nacque,ben che d'Anteo ti vanti e d'Anniballe.Poi che fu giunto a proda, gli dispiacque,che si vide restar dopo le spallequella città ch'avea trascorsa tutta,e non l'avea tutta arsa né distrutta.

Con tutte l'arme andò per mezzo l'acque,come s'intorno avesse tante galle.Africa, in te pare a costui non nacque,ben che d'Anteo ti vanti e d'Anniballe.Poi che fu giunto a proda, gli dispiacque,che si vide restar dopo le spallequella città ch'avea trascorsa tutta,e non l'avea tutta arsa né distrutta.

Con tutte l'arme andò per mezzo l'acque,

come s'intorno avesse tante galle.

Africa, in te pare a costui non nacque,

ben che d'Anteo ti vanti e d'Anniballe.

Poi che fu giunto a proda, gli dispiacque,

che si vide restar dopo le spalle

quella città ch'avea trascorsa tutta,

e non l'avea tutta arsa né distrutta.

25

E sì lo rode la superbia e l'ira,che, per tornarvi un'altra volta, guarda,e di profondo cor geme e sospira,né vuolne uscir, che non la spiani ed arda.Ma lungo il fiume, in questa furia, miravenir chi l'odio estingue e l'ira tarda.Chi fosse io vi farò ben tosto udire;ma prima un'altra cosa v'ho da dire.

E sì lo rode la superbia e l'ira,che, per tornarvi un'altra volta, guarda,e di profondo cor geme e sospira,né vuolne uscir, che non la spiani ed arda.Ma lungo il fiume, in questa furia, miravenir chi l'odio estingue e l'ira tarda.Chi fosse io vi farò ben tosto udire;ma prima un'altra cosa v'ho da dire.

E sì lo rode la superbia e l'ira,

che, per tornarvi un'altra volta, guarda,

e di profondo cor geme e sospira,

né vuolne uscir, che non la spiani ed arda.

Ma lungo il fiume, in questa furia, mira

venir chi l'odio estingue e l'ira tarda.

Chi fosse io vi farò ben tosto udire;

ma prima un'altra cosa v'ho da dire.

26

Io v'ho da dir de la Discordia altiera,a cui l'angel Michele avea commessoch'a battaglia accendesse e a lite fieraquei che più forti avea Agramante appresso.Uscì de' frati la medesma sera,avendo altrui l'ufficio suo commesso:lasciò la Fraude a guerreggiare il loco,fin che tornasse, e a mantenervi il fuoco.

Io v'ho da dir de la Discordia altiera,a cui l'angel Michele avea commessoch'a battaglia accendesse e a lite fieraquei che più forti avea Agramante appresso.Uscì de' frati la medesma sera,avendo altrui l'ufficio suo commesso:lasciò la Fraude a guerreggiare il loco,fin che tornasse, e a mantenervi il fuoco.

Io v'ho da dir de la Discordia altiera,

a cui l'angel Michele avea commesso

ch'a battaglia accendesse e a lite fiera

quei che più forti avea Agramante appresso.

Uscì de' frati la medesma sera,

avendo altrui l'ufficio suo commesso:

lasciò la Fraude a guerreggiare il loco,

fin che tornasse, e a mantenervi il fuoco.

27

E le parve ch'andria con più possanza,se la Superbia ancor seco menasse;e perché stavan tutte in una stanza,non fu bisogno ch'a cercar l'andasse.La Superbia v'andò, ma non che sanzala sua vicaria il monaster lasciasse:per pochi dì che credea starne assente,lasciò l'Ipocrisia locotenente.

E le parve ch'andria con più possanza,se la Superbia ancor seco menasse;e perché stavan tutte in una stanza,non fu bisogno ch'a cercar l'andasse.La Superbia v'andò, ma non che sanzala sua vicaria il monaster lasciasse:per pochi dì che credea starne assente,lasciò l'Ipocrisia locotenente.

E le parve ch'andria con più possanza,

se la Superbia ancor seco menasse;

e perché stavan tutte in una stanza,

non fu bisogno ch'a cercar l'andasse.

La Superbia v'andò, ma non che sanza

la sua vicaria il monaster lasciasse:

per pochi dì che credea starne assente,

lasciò l'Ipocrisia locotenente.

28

L'implacabil Discordia in compagniade la Superbia si messe in camino,e ritrovò che la medesma viafacea, per gire al campo saracino,l'afflitta e sconsolata Gelosia;e venìa seco un nano piccolino,il qual mandava Doralice bellaal re di Sarza a dar di sé novella.

L'implacabil Discordia in compagniade la Superbia si messe in camino,e ritrovò che la medesma viafacea, per gire al campo saracino,l'afflitta e sconsolata Gelosia;e venìa seco un nano piccolino,il qual mandava Doralice bellaal re di Sarza a dar di sé novella.

L'implacabil Discordia in compagnia

de la Superbia si messe in camino,

e ritrovò che la medesma via

facea, per gire al campo saracino,

l'afflitta e sconsolata Gelosia;

e venìa seco un nano piccolino,

il qual mandava Doralice bella

al re di Sarza a dar di sé novella.

29

Quando ella venne a Mandricardo in mano(ch'io v'ho già raccontato e come e dove),tacitamente avea commesso al nano,che ne portasse a questo re le nuove.Ella sperò che nol saprebbe invano,ma che far si vedria mirabil pruove,per riaverla con crudel vendettada quel ladron che gli l'avea intercetta.

Quando ella venne a Mandricardo in mano(ch'io v'ho già raccontato e come e dove),tacitamente avea commesso al nano,che ne portasse a questo re le nuove.Ella sperò che nol saprebbe invano,ma che far si vedria mirabil pruove,per riaverla con crudel vendettada quel ladron che gli l'avea intercetta.

Quando ella venne a Mandricardo in mano

(ch'io v'ho già raccontato e come e dove),

tacitamente avea commesso al nano,

che ne portasse a questo re le nuove.

Ella sperò che nol saprebbe invano,

ma che far si vedria mirabil pruove,

per riaverla con crudel vendetta

da quel ladron che gli l'avea intercetta.

30

La Gelosia quel nano avea trovato;e la cagion del suo venir compresa,a caminar se gli era messa allato,parendo d'aver luogo a questa impresa.Alla Discordia ritrovar fu gratola Gelosia; ma più quando ebbe intesala cagion del venir, che le poteamolto valere in quel che far volea.

La Gelosia quel nano avea trovato;e la cagion del suo venir compresa,a caminar se gli era messa allato,parendo d'aver luogo a questa impresa.Alla Discordia ritrovar fu gratola Gelosia; ma più quando ebbe intesala cagion del venir, che le poteamolto valere in quel che far volea.

La Gelosia quel nano avea trovato;

e la cagion del suo venir compresa,

a caminar se gli era messa allato,

parendo d'aver luogo a questa impresa.

Alla Discordia ritrovar fu grato

la Gelosia; ma più quando ebbe intesa

la cagion del venir, che le potea

molto valere in quel che far volea.

31

D'inimicar con Rodomonte il figliodel re Agrican le pare aver suggetto:troverà a sdegnar gli altri altro consiglio;a sdegnar questi duo questo è perfetto.Col nano se ne vien dove l'artigliodel fier pagano avea Parigi astretto;e capitaro a punto in su la riva,quando il crudel del fiume a nuoto usciva.

D'inimicar con Rodomonte il figliodel re Agrican le pare aver suggetto:troverà a sdegnar gli altri altro consiglio;a sdegnar questi duo questo è perfetto.Col nano se ne vien dove l'artigliodel fier pagano avea Parigi astretto;e capitaro a punto in su la riva,quando il crudel del fiume a nuoto usciva.

D'inimicar con Rodomonte il figlio

del re Agrican le pare aver suggetto:

troverà a sdegnar gli altri altro consiglio;

a sdegnar questi duo questo è perfetto.

Col nano se ne vien dove l'artiglio

del fier pagano avea Parigi astretto;

e capitaro a punto in su la riva,

quando il crudel del fiume a nuoto usciva.

32

Tosto che riconobbe Rodomontecostui de la sua donna esser messaggio,estinse ogn'ira, e serenò la fronte,e si sentì brillar dentro il coraggio.Ogn'altra cosa aspetta che gli conte,prima ch'alcuno abbia a lei fatto oltraggio.Va contra il nano, e lieto gli domanda:— Ch'è de la donna nostra? ove ti manda? —

Tosto che riconobbe Rodomontecostui de la sua donna esser messaggio,estinse ogn'ira, e serenò la fronte,e si sentì brillar dentro il coraggio.Ogn'altra cosa aspetta che gli conte,prima ch'alcuno abbia a lei fatto oltraggio.Va contra il nano, e lieto gli domanda:— Ch'è de la donna nostra? ove ti manda? —

Tosto che riconobbe Rodomonte

costui de la sua donna esser messaggio,

estinse ogn'ira, e serenò la fronte,

e si sentì brillar dentro il coraggio.

Ogn'altra cosa aspetta che gli conte,

prima ch'alcuno abbia a lei fatto oltraggio.

Va contra il nano, e lieto gli domanda:

— Ch'è de la donna nostra? ove ti manda? —

33

Rispose il nano: — Né più tua né miadonna dirò quella ch'è serva altrui.Ieri scontrammo un cavallier per via,che ne la tolse, e la menò con lui. —A quello annunzio entrò la Gelosia,fredda come aspe, ed abbracciò costui.Seguita il nano, e narragli in che guisaun sol l'ha presa, e la sua gente uccisa.

Rispose il nano: — Né più tua né miadonna dirò quella ch'è serva altrui.Ieri scontrammo un cavallier per via,che ne la tolse, e la menò con lui. —A quello annunzio entrò la Gelosia,fredda come aspe, ed abbracciò costui.Seguita il nano, e narragli in che guisaun sol l'ha presa, e la sua gente uccisa.

Rispose il nano: — Né più tua né mia

donna dirò quella ch'è serva altrui.

Ieri scontrammo un cavallier per via,

che ne la tolse, e la menò con lui. —

A quello annunzio entrò la Gelosia,

fredda come aspe, ed abbracciò costui.

Seguita il nano, e narragli in che guisa

un sol l'ha presa, e la sua gente uccisa.

34

L'acciaio allora la Discordia prese,e la pietra focaia, e picchiò un poco,e l'esca sotto la Superbia stese,e fu attaccato in un momento il fuoco;e sì di questo l'anima s'accesedel Saracin, che non trovava loco:sospira e freme con sì orribil faccia,che gli elementi e tutto il ciel minaccia.

L'acciaio allora la Discordia prese,e la pietra focaia, e picchiò un poco,e l'esca sotto la Superbia stese,e fu attaccato in un momento il fuoco;e sì di questo l'anima s'accesedel Saracin, che non trovava loco:sospira e freme con sì orribil faccia,che gli elementi e tutto il ciel minaccia.

L'acciaio allora la Discordia prese,

e la pietra focaia, e picchiò un poco,

e l'esca sotto la Superbia stese,

e fu attaccato in un momento il fuoco;

e sì di questo l'anima s'accese

del Saracin, che non trovava loco:

sospira e freme con sì orribil faccia,

che gli elementi e tutto il ciel minaccia.

35

Come la tigre, poi ch'invan discendenel voto albergo, e per tutto s'aggira,e i cari figli all'ultimo comprendeessergli tolti, avampa di tant'ira,a tanta rabbia, a tal furor s'estende,che né a monte né a rio né a notte mira;né lunga via, né grandine raffrenal'odio che dietro al predator la mena:

Come la tigre, poi ch'invan discendenel voto albergo, e per tutto s'aggira,e i cari figli all'ultimo comprendeessergli tolti, avampa di tant'ira,a tanta rabbia, a tal furor s'estende,che né a monte né a rio né a notte mira;né lunga via, né grandine raffrenal'odio che dietro al predator la mena:

Come la tigre, poi ch'invan discende

nel voto albergo, e per tutto s'aggira,

e i cari figli all'ultimo comprende

essergli tolti, avampa di tant'ira,

a tanta rabbia, a tal furor s'estende,

che né a monte né a rio né a notte mira;

né lunga via, né grandine raffrena

l'odio che dietro al predator la mena:

36

così furendo il Saracin bizzarrosi volge al nano, e dice: — Or là t'invia; —e non aspetta né destrier né carro,e non fa motto alla sua compagnia.Va con più fretta che non va il ramarro,quando il ciel arde, a traversar la via.Destrier non ha, ma il primo tor disegna,sia di chi vuol, ch'ad incontrar lo vegna.

così furendo il Saracin bizzarrosi volge al nano, e dice: — Or là t'invia; —e non aspetta né destrier né carro,e non fa motto alla sua compagnia.Va con più fretta che non va il ramarro,quando il ciel arde, a traversar la via.Destrier non ha, ma il primo tor disegna,sia di chi vuol, ch'ad incontrar lo vegna.

così furendo il Saracin bizzarro

si volge al nano, e dice: — Or là t'invia; —

e non aspetta né destrier né carro,

e non fa motto alla sua compagnia.

Va con più fretta che non va il ramarro,

quando il ciel arde, a traversar la via.

Destrier non ha, ma il primo tor disegna,

sia di chi vuol, ch'ad incontrar lo vegna.

37

La Discordia ch'udì questo pensiero,guardò, ridendo, la Superbia, e disseche volea gire a trovare un destrieroche gli apportasse altre contese e risse;e far volea sgombrar tutto il sentiero,ch'altro che quello in man non gli venisse:e già pensato avea dove trovarlo.Ma costei lascio, e torno a dir di Carlo.

La Discordia ch'udì questo pensiero,guardò, ridendo, la Superbia, e disseche volea gire a trovare un destrieroche gli apportasse altre contese e risse;e far volea sgombrar tutto il sentiero,ch'altro che quello in man non gli venisse:e già pensato avea dove trovarlo.Ma costei lascio, e torno a dir di Carlo.

La Discordia ch'udì questo pensiero,

guardò, ridendo, la Superbia, e disse

che volea gire a trovare un destriero

che gli apportasse altre contese e risse;

e far volea sgombrar tutto il sentiero,

ch'altro che quello in man non gli venisse:

e già pensato avea dove trovarlo.

Ma costei lascio, e torno a dir di Carlo.

38

Poi ch'al partir del Saracin si estinseCarlo d'intorno il periglioso fuoco,tutte le genti all'ordine ristrinse.Lascionne parte in qualche debol loco:adosso il resto ai Saracini spinse,per dar lor scacco, e guadagnarsi il giuoco;e gli mandò per ogni porta fuore,da San Germano infin a San Vittore.

Poi ch'al partir del Saracin si estinseCarlo d'intorno il periglioso fuoco,tutte le genti all'ordine ristrinse.Lascionne parte in qualche debol loco:adosso il resto ai Saracini spinse,per dar lor scacco, e guadagnarsi il giuoco;e gli mandò per ogni porta fuore,da San Germano infin a San Vittore.

Poi ch'al partir del Saracin si estinse

Carlo d'intorno il periglioso fuoco,

tutte le genti all'ordine ristrinse.

Lascionne parte in qualche debol loco:

adosso il resto ai Saracini spinse,

per dar lor scacco, e guadagnarsi il giuoco;

e gli mandò per ogni porta fuore,

da San Germano infin a San Vittore.

39

E commandò ch'a porta San Marcello,dov'era gran spianata di campagna,aspettasse l'un l'altro, e in un drappellosi ragunasse tutta la compagna.Quindi animando ognuno a far macellotal, che sempre ricordo ne rimagna,ai lor ordini andar fe' le bandiere,e di battaglia dar segno alle schiere.

E commandò ch'a porta San Marcello,dov'era gran spianata di campagna,aspettasse l'un l'altro, e in un drappellosi ragunasse tutta la compagna.Quindi animando ognuno a far macellotal, che sempre ricordo ne rimagna,ai lor ordini andar fe' le bandiere,e di battaglia dar segno alle schiere.

E commandò ch'a porta San Marcello,

dov'era gran spianata di campagna,

aspettasse l'un l'altro, e in un drappello

si ragunasse tutta la compagna.

Quindi animando ognuno a far macello

tal, che sempre ricordo ne rimagna,

ai lor ordini andar fe' le bandiere,

e di battaglia dar segno alle schiere.

40

Il re Agramante in questo mezzo in sella,mal grado dei cristian, rimesso s'era;e con l'inamorato d'Isabellafacea battaglia perigliosa e fiera:col re Sobrin Lurcanio si martella:Rinaldo incontra avea tutta una schiera;e con virtude e con fortuna moltal'urta, l'apre, ruina e mette in volta.

Il re Agramante in questo mezzo in sella,mal grado dei cristian, rimesso s'era;e con l'inamorato d'Isabellafacea battaglia perigliosa e fiera:col re Sobrin Lurcanio si martella:Rinaldo incontra avea tutta una schiera;e con virtude e con fortuna moltal'urta, l'apre, ruina e mette in volta.

Il re Agramante in questo mezzo in sella,

mal grado dei cristian, rimesso s'era;

e con l'inamorato d'Isabella

facea battaglia perigliosa e fiera:

col re Sobrin Lurcanio si martella:

Rinaldo incontra avea tutta una schiera;

e con virtude e con fortuna molta

l'urta, l'apre, ruina e mette in volta.

41

Essendo la battaglia in questo stato,l'imperatore assalse il retroguardodal canto ove Marsilio avea fermatoil fior di Spagna intorno al suo stendardo.Con fanti in mezzo e cavallieri allato,re Carlo spinse il suo popul gagliardocon tal rumor di timpani e di trombe,che tutto 'l mondo par che ne rimbombe.

Essendo la battaglia in questo stato,l'imperatore assalse il retroguardodal canto ove Marsilio avea fermatoil fior di Spagna intorno al suo stendardo.Con fanti in mezzo e cavallieri allato,re Carlo spinse il suo popul gagliardocon tal rumor di timpani e di trombe,che tutto 'l mondo par che ne rimbombe.

Essendo la battaglia in questo stato,

l'imperatore assalse il retroguardo

dal canto ove Marsilio avea fermato

il fior di Spagna intorno al suo stendardo.

Con fanti in mezzo e cavallieri allato,

re Carlo spinse il suo popul gagliardo

con tal rumor di timpani e di trombe,

che tutto 'l mondo par che ne rimbombe.

42

Cominciavan le schiere a ritirarsede' Saracini, e si sarebbon voltetutte a fuggir, spezzate, rotte e sparse,per mai più non potere esser raccolte;ma 'l re Grandonio e Falsiron comparse,che stati in maggior briga eran più volte,e Balugante e Serpentin feroce,e Ferraù che lor dicea a gran voce:

Cominciavan le schiere a ritirarsede' Saracini, e si sarebbon voltetutte a fuggir, spezzate, rotte e sparse,per mai più non potere esser raccolte;ma 'l re Grandonio e Falsiron comparse,che stati in maggior briga eran più volte,e Balugante e Serpentin feroce,e Ferraù che lor dicea a gran voce:

Cominciavan le schiere a ritirarse

de' Saracini, e si sarebbon volte

tutte a fuggir, spezzate, rotte e sparse,

per mai più non potere esser raccolte;

ma 'l re Grandonio e Falsiron comparse,

che stati in maggior briga eran più volte,

e Balugante e Serpentin feroce,

e Ferraù che lor dicea a gran voce:

43

— Ah (dicea) valentuomini, ah compagni,ah fratelli, tenete il luogo vostro.I nimici faranno opra di ragni,se non manchiamo noi del dover nostro.Guardate l'alto onor, gli ampli guadagniche Fortuna, vincendo, oggi ci ha mostro:guardate la vergogna e il danno estremo,ch'essendo vinti, a patir sempre avremo. —

— Ah (dicea) valentuomini, ah compagni,ah fratelli, tenete il luogo vostro.I nimici faranno opra di ragni,se non manchiamo noi del dover nostro.Guardate l'alto onor, gli ampli guadagniche Fortuna, vincendo, oggi ci ha mostro:guardate la vergogna e il danno estremo,ch'essendo vinti, a patir sempre avremo. —

— Ah (dicea) valentuomini, ah compagni,

ah fratelli, tenete il luogo vostro.

I nimici faranno opra di ragni,

se non manchiamo noi del dover nostro.

Guardate l'alto onor, gli ampli guadagni

che Fortuna, vincendo, oggi ci ha mostro:

guardate la vergogna e il danno estremo,

ch'essendo vinti, a patir sempre avremo. —

44

Tolto in quel tempo una gran lancia avea,e contra Berlingier venne di botto,che sopra Largaliffa combattea,e l'elmo ne la fronte gli avea rotto:gittollo in terra, e con la spada reaappresso a lui ne fe' cader forse otto.Per ogni botta almanco, che disserra,cader fa sempre un cavalliero in terra.

Tolto in quel tempo una gran lancia avea,e contra Berlingier venne di botto,che sopra Largaliffa combattea,e l'elmo ne la fronte gli avea rotto:gittollo in terra, e con la spada reaappresso a lui ne fe' cader forse otto.Per ogni botta almanco, che disserra,cader fa sempre un cavalliero in terra.

Tolto in quel tempo una gran lancia avea,

e contra Berlingier venne di botto,

che sopra Largaliffa combattea,

e l'elmo ne la fronte gli avea rotto:

gittollo in terra, e con la spada rea

appresso a lui ne fe' cader forse otto.

Per ogni botta almanco, che disserra,

cader fa sempre un cavalliero in terra.

45

In altra parte ucciso avea Rinaldotanti pagan, ch'io non potrei contarli.Dinanzi a lui non stava ordine saldo:vedreste piazza in tutto 'l campo darli.Non men Zerbin, non men Lurcanio è caldo:per modo fan, ch'ognun sempre ne parli:questo di punta avea Balastro ucciso,e quello a Finadur l'elmo diviso.

In altra parte ucciso avea Rinaldotanti pagan, ch'io non potrei contarli.Dinanzi a lui non stava ordine saldo:vedreste piazza in tutto 'l campo darli.Non men Zerbin, non men Lurcanio è caldo:per modo fan, ch'ognun sempre ne parli:questo di punta avea Balastro ucciso,e quello a Finadur l'elmo diviso.

In altra parte ucciso avea Rinaldo

tanti pagan, ch'io non potrei contarli.

Dinanzi a lui non stava ordine saldo:

vedreste piazza in tutto 'l campo darli.

Non men Zerbin, non men Lurcanio è caldo:

per modo fan, ch'ognun sempre ne parli:

questo di punta avea Balastro ucciso,

e quello a Finadur l'elmo diviso.

46

L'esercito d'Alzerbe avea il primiero,che poco inanzi aver solea Tardocco;l'altro tenea sopra le squadre imperodi Zamor e di Saffi e di Marocco.— Non è tra gli Africani un cavallieroche di lancia ferir sappia o di stocco? —mi si potrebbe dir: ma passo passonessun di gloria degno a dietro lasso.

L'esercito d'Alzerbe avea il primiero,che poco inanzi aver solea Tardocco;l'altro tenea sopra le squadre imperodi Zamor e di Saffi e di Marocco.— Non è tra gli Africani un cavallieroche di lancia ferir sappia o di stocco? —mi si potrebbe dir: ma passo passonessun di gloria degno a dietro lasso.

L'esercito d'Alzerbe avea il primiero,

che poco inanzi aver solea Tardocco;

l'altro tenea sopra le squadre impero

di Zamor e di Saffi e di Marocco.

— Non è tra gli Africani un cavalliero

che di lancia ferir sappia o di stocco? —

mi si potrebbe dir: ma passo passo

nessun di gloria degno a dietro lasso.

47

Del re de la Zumara non si scordail nobil Dardinel figlio d'Almonte,che con la lancia Uberto da Mirforda,Claudio dal Bosco, Elio e Dulfin dal Monte,e con la spada Anselmo da Stanforda,e da Londra Raimondo e Pinamontegetta per terra (ed erano pur forti),dui storditi, un piagato, e quattro morti.

Del re de la Zumara non si scordail nobil Dardinel figlio d'Almonte,che con la lancia Uberto da Mirforda,Claudio dal Bosco, Elio e Dulfin dal Monte,e con la spada Anselmo da Stanforda,e da Londra Raimondo e Pinamontegetta per terra (ed erano pur forti),dui storditi, un piagato, e quattro morti.

Del re de la Zumara non si scorda

il nobil Dardinel figlio d'Almonte,

che con la lancia Uberto da Mirforda,

Claudio dal Bosco, Elio e Dulfin dal Monte,

e con la spada Anselmo da Stanforda,

e da Londra Raimondo e Pinamonte

getta per terra (ed erano pur forti),

dui storditi, un piagato, e quattro morti.

48

Ma con tutto 'l valor che di sé mostra,non può tener sì ferma la sua gente,sì ferma, ch'aspettar voglia la nostradi numero minor, ma più valente.Ha più ragion di spada e più di giostrae d'ogni cosa a guerra appertinente.Fugge la gente maura, di Zumara,di Setta, di Marocco e di Canara.

Ma con tutto 'l valor che di sé mostra,non può tener sì ferma la sua gente,sì ferma, ch'aspettar voglia la nostradi numero minor, ma più valente.Ha più ragion di spada e più di giostrae d'ogni cosa a guerra appertinente.Fugge la gente maura, di Zumara,di Setta, di Marocco e di Canara.

Ma con tutto 'l valor che di sé mostra,

non può tener sì ferma la sua gente,

sì ferma, ch'aspettar voglia la nostra

di numero minor, ma più valente.

Ha più ragion di spada e più di giostra

e d'ogni cosa a guerra appertinente.

Fugge la gente maura, di Zumara,

di Setta, di Marocco e di Canara.

49

Ma più degli altri fuggon quei d'Alzerbe,a cui s'oppose il nobil giovinetto;ed or con prieghi, or con parole acerberipor lor cerca l'animo nel petto.— S'Almonte meritò ch'in voi si serbedi lui memoria, or ne vedrò l'effetto:io vedrò (dicea lor) se me, suo figlio,lasciar vorrete in così gran periglio.

Ma più degli altri fuggon quei d'Alzerbe,a cui s'oppose il nobil giovinetto;ed or con prieghi, or con parole acerberipor lor cerca l'animo nel petto.— S'Almonte meritò ch'in voi si serbedi lui memoria, or ne vedrò l'effetto:io vedrò (dicea lor) se me, suo figlio,lasciar vorrete in così gran periglio.

Ma più degli altri fuggon quei d'Alzerbe,

a cui s'oppose il nobil giovinetto;

ed or con prieghi, or con parole acerbe

ripor lor cerca l'animo nel petto.

— S'Almonte meritò ch'in voi si serbe

di lui memoria, or ne vedrò l'effetto:

io vedrò (dicea lor) se me, suo figlio,

lasciar vorrete in così gran periglio.

50

State, vi priego per mia verde etade,in cui solete aver sì larga speme:deh non vogliate andar per fil di spade,ch'in Africa non torni di noi seme.Per tutto ne saran chiuse le strade,se non andiam raccolti e stretti insieme:troppo alto muro e troppo larga fossaè il monte e il mar, pria che tornar si possa.

State, vi priego per mia verde etade,in cui solete aver sì larga speme:deh non vogliate andar per fil di spade,ch'in Africa non torni di noi seme.Per tutto ne saran chiuse le strade,se non andiam raccolti e stretti insieme:troppo alto muro e troppo larga fossaè il monte e il mar, pria che tornar si possa.

State, vi priego per mia verde etade,

in cui solete aver sì larga speme:

deh non vogliate andar per fil di spade,

ch'in Africa non torni di noi seme.

Per tutto ne saran chiuse le strade,

se non andiam raccolti e stretti insieme:

troppo alto muro e troppo larga fossa

è il monte e il mar, pria che tornar si possa.

51

Molto è meglio morir qui, ch'ai supplicidarsi e alla discrezion di questi cani.State saldi, per Dio, fedeli amici;che tutti son gli altri rimedi vani.Non han di noi più vita gli nimici;più d'un'alma non han, più di due mani. —Così dicendo, il giovinetto forteal conte d'Otonlei diede la morte.

Molto è meglio morir qui, ch'ai supplicidarsi e alla discrezion di questi cani.State saldi, per Dio, fedeli amici;che tutti son gli altri rimedi vani.Non han di noi più vita gli nimici;più d'un'alma non han, più di due mani. —Così dicendo, il giovinetto forteal conte d'Otonlei diede la morte.

Molto è meglio morir qui, ch'ai supplici

darsi e alla discrezion di questi cani.

State saldi, per Dio, fedeli amici;

che tutti son gli altri rimedi vani.

Non han di noi più vita gli nimici;

più d'un'alma non han, più di due mani. —

Così dicendo, il giovinetto forte

al conte d'Otonlei diede la morte.

52

Il rimembrare Almonte così accesel'esercito african che fuggia prima,che le braccia e le mani in sue difesemeglio, che rivoltar le spalle, estima.Guglielmo da Burnich era uno Inglesemaggior di tutti, e Dardinello il cima,e lo pareggia agli altri; e apresso tagliail capo ad Aramon di Cornovaglia.

Il rimembrare Almonte così accesel'esercito african che fuggia prima,che le braccia e le mani in sue difesemeglio, che rivoltar le spalle, estima.Guglielmo da Burnich era uno Inglesemaggior di tutti, e Dardinello il cima,e lo pareggia agli altri; e apresso tagliail capo ad Aramon di Cornovaglia.

Il rimembrare Almonte così accese

l'esercito african che fuggia prima,

che le braccia e le mani in sue difese

meglio, che rivoltar le spalle, estima.

Guglielmo da Burnich era uno Inglese

maggior di tutti, e Dardinello il cima,

e lo pareggia agli altri; e apresso taglia

il capo ad Aramon di Cornovaglia.

53

Morto cadea questo Aramone a valle;e v'accorse il fratel per dargli aiuto:ma Dardinel l'aperse per le spallefin giù dove lo stomaco è forcuto.Poi forò il ventre a Bogio da Vergalle,e lo mandò del debito assoluto:avea promesso alla moglier fra seimesi, vivendo, di tornare a lei.

Morto cadea questo Aramone a valle;e v'accorse il fratel per dargli aiuto:ma Dardinel l'aperse per le spallefin giù dove lo stomaco è forcuto.Poi forò il ventre a Bogio da Vergalle,e lo mandò del debito assoluto:avea promesso alla moglier fra seimesi, vivendo, di tornare a lei.

Morto cadea questo Aramone a valle;

e v'accorse il fratel per dargli aiuto:

ma Dardinel l'aperse per le spalle

fin giù dove lo stomaco è forcuto.

Poi forò il ventre a Bogio da Vergalle,

e lo mandò del debito assoluto:

avea promesso alla moglier fra sei

mesi, vivendo, di tornare a lei.

54

Vide non lungi Dardinel gagliardovenir Lurcanio, ch'avea in terra messoDorchin, passato ne la gola, e Gardoper mezzo il capo e insin ai denti fesso;e ch'Alteo fuggir volse, ma fu tardo,Alteo ch'amò quanto il suo core istesso;che dietro alla collottola gli miseil fier Lurcanio un colpo che l'uccise.

Vide non lungi Dardinel gagliardovenir Lurcanio, ch'avea in terra messoDorchin, passato ne la gola, e Gardoper mezzo il capo e insin ai denti fesso;e ch'Alteo fuggir volse, ma fu tardo,Alteo ch'amò quanto il suo core istesso;che dietro alla collottola gli miseil fier Lurcanio un colpo che l'uccise.

Vide non lungi Dardinel gagliardo

venir Lurcanio, ch'avea in terra messo

Dorchin, passato ne la gola, e Gardo

per mezzo il capo e insin ai denti fesso;

e ch'Alteo fuggir volse, ma fu tardo,

Alteo ch'amò quanto il suo core istesso;

che dietro alla collottola gli mise

il fier Lurcanio un colpo che l'uccise.

55

Piglia una lancia, e va per far vendetta,dicendo al suo Macon (s'udir lo puote),che se morto Lurcanio in terra getta,ne la moschea ne porrà l'arme vote.Poi traversando la campagna in fretta,con tanta forza il fianco gli percuote,che tutto il passa sin all'altra banda;ed ai suoi, che lo spoglino, commanda.

Piglia una lancia, e va per far vendetta,dicendo al suo Macon (s'udir lo puote),che se morto Lurcanio in terra getta,ne la moschea ne porrà l'arme vote.Poi traversando la campagna in fretta,con tanta forza il fianco gli percuote,che tutto il passa sin all'altra banda;ed ai suoi, che lo spoglino, commanda.

Piglia una lancia, e va per far vendetta,

dicendo al suo Macon (s'udir lo puote),

che se morto Lurcanio in terra getta,

ne la moschea ne porrà l'arme vote.

Poi traversando la campagna in fretta,

con tanta forza il fianco gli percuote,

che tutto il passa sin all'altra banda;

ed ai suoi, che lo spoglino, commanda.

56

Non è da domandarmi, se dolerese ne dovesse Ariodante il frate;se desiasse di sua man poterepor Dardinel fra l'anime dannate:ma nol lascian le genti adito avere,non men de le 'nfedel le battezzate.Vorria pur vendicarsi, e con la spadadi qua di là spianando va la strada.

Non è da domandarmi, se dolerese ne dovesse Ariodante il frate;se desiasse di sua man poterepor Dardinel fra l'anime dannate:ma nol lascian le genti adito avere,non men de le 'nfedel le battezzate.Vorria pur vendicarsi, e con la spadadi qua di là spianando va la strada.

Non è da domandarmi, se dolere

se ne dovesse Ariodante il frate;

se desiasse di sua man potere

por Dardinel fra l'anime dannate:

ma nol lascian le genti adito avere,

non men de le 'nfedel le battezzate.

Vorria pur vendicarsi, e con la spada

di qua di là spianando va la strada.

57

Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fendequalunque lo 'mpedisce o gli contrasta.E Dardinel che quel disire intende,a volerlo saziar già non sovrasta:ma la gran moltitudine contendecon questa ancora, e i suoi disegni guasta.Se' Mori uccide l'un, l'altro non mancogli Scotti uccide e il campo inglese e 'l franco.

Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fendequalunque lo 'mpedisce o gli contrasta.E Dardinel che quel disire intende,a volerlo saziar già non sovrasta:ma la gran moltitudine contendecon questa ancora, e i suoi disegni guasta.Se' Mori uccide l'un, l'altro non mancogli Scotti uccide e il campo inglese e 'l franco.

Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fende

qualunque lo 'mpedisce o gli contrasta.

E Dardinel che quel disire intende,

a volerlo saziar già non sovrasta:

ma la gran moltitudine contende

con questa ancora, e i suoi disegni guasta.

Se' Mori uccide l'un, l'altro non manco

gli Scotti uccide e il campo inglese e 'l franco.

58

Fortuna sempremai la via lor tolse,che per tutto quel dì non s'accozzaro.A più famosa man serbar l'un volse;che l'uomo il suo destin fugge di raro.Ecco Rinaldo a questa strada volse,perch'alla vita d'un non sia riparo:ecco Rinaldo vien: Fortuna il guidaper dargli onor che Dardinello uccida.

Fortuna sempremai la via lor tolse,che per tutto quel dì non s'accozzaro.A più famosa man serbar l'un volse;che l'uomo il suo destin fugge di raro.Ecco Rinaldo a questa strada volse,perch'alla vita d'un non sia riparo:ecco Rinaldo vien: Fortuna il guidaper dargli onor che Dardinello uccida.

Fortuna sempremai la via lor tolse,

che per tutto quel dì non s'accozzaro.

A più famosa man serbar l'un volse;

che l'uomo il suo destin fugge di raro.

Ecco Rinaldo a questa strada volse,

perch'alla vita d'un non sia riparo:

ecco Rinaldo vien: Fortuna il guida

per dargli onor che Dardinello uccida.

59

Ma sia per questa volta detto assaidei gloriosi fatti di Ponente.Tempo è ch'io torni ove Grifon lasciai,che tutto d'ira e di disdegno ardentefacea, con più timor ch'avesse mai,tumultuar la sbigottita gente.Re Norandino a quel rumor corso eracon più di mille armati in una schiera.

Ma sia per questa volta detto assaidei gloriosi fatti di Ponente.Tempo è ch'io torni ove Grifon lasciai,che tutto d'ira e di disdegno ardentefacea, con più timor ch'avesse mai,tumultuar la sbigottita gente.Re Norandino a quel rumor corso eracon più di mille armati in una schiera.

Ma sia per questa volta detto assai

dei gloriosi fatti di Ponente.

Tempo è ch'io torni ove Grifon lasciai,

che tutto d'ira e di disdegno ardente

facea, con più timor ch'avesse mai,

tumultuar la sbigottita gente.

Re Norandino a quel rumor corso era

con più di mille armati in una schiera.

60

Re Norandin con la sua corte armata,vedendo tutto 'l populo fuggire,venne alla porta in battaglia ordinata,e quella fece alla sua giunta aprire.Grifone intanto avendo già cacciatada sé la turba sciocca e senza ardire,la sprezzata armatura in sua difesa(qual la si fosse) avea di nuovo presa;

Re Norandin con la sua corte armata,vedendo tutto 'l populo fuggire,venne alla porta in battaglia ordinata,e quella fece alla sua giunta aprire.Grifone intanto avendo già cacciatada sé la turba sciocca e senza ardire,la sprezzata armatura in sua difesa(qual la si fosse) avea di nuovo presa;

Re Norandin con la sua corte armata,

vedendo tutto 'l populo fuggire,

venne alla porta in battaglia ordinata,

e quella fece alla sua giunta aprire.

Grifone intanto avendo già cacciata

da sé la turba sciocca e senza ardire,

la sprezzata armatura in sua difesa

(qual la si fosse) avea di nuovo presa;

61

e presso a un tempio ben murato e forte,che circondato era d'un'alta fossa,in capo un ponticel si fece forte,perché chiuderlo in mezzo alcun non possa.Ecco, gridando e minacciando forte,fuor de la porta esce una squadra grossa.L'animoso Grifon non muta loco,e fa sembiante che ne tema poco.

e presso a un tempio ben murato e forte,che circondato era d'un'alta fossa,in capo un ponticel si fece forte,perché chiuderlo in mezzo alcun non possa.Ecco, gridando e minacciando forte,fuor de la porta esce una squadra grossa.L'animoso Grifon non muta loco,e fa sembiante che ne tema poco.

e presso a un tempio ben murato e forte,

che circondato era d'un'alta fossa,

in capo un ponticel si fece forte,

perché chiuderlo in mezzo alcun non possa.

Ecco, gridando e minacciando forte,

fuor de la porta esce una squadra grossa.

L'animoso Grifon non muta loco,

e fa sembiante che ne tema poco.

62

E poi ch'avicinar questo drappellosi vide, andò a trovarlo in su la strada;e molta strage fattane e macello(che menava a due man sempre la spada),ricorso avea allo stretto ponticello,e quindi li tenea non troppo a bada:di nuovo usciva e di nuovo tornava;e sempre orribil segno vi lasciava.

E poi ch'avicinar questo drappellosi vide, andò a trovarlo in su la strada;e molta strage fattane e macello(che menava a due man sempre la spada),ricorso avea allo stretto ponticello,e quindi li tenea non troppo a bada:di nuovo usciva e di nuovo tornava;e sempre orribil segno vi lasciava.

E poi ch'avicinar questo drappello

si vide, andò a trovarlo in su la strada;

e molta strage fattane e macello

(che menava a due man sempre la spada),

ricorso avea allo stretto ponticello,

e quindi li tenea non troppo a bada:

di nuovo usciva e di nuovo tornava;

e sempre orribil segno vi lasciava.

63

Quando di dritto e quando di riversogetta or pedoni or cavallieri in terra.Il popul contra lui tutto conversopiù e più sempre inaspera la guerra.Teme Grifone al fin restar sommerso:sì cresce il mar che d'ogn'intorno il serra;e ne la spalla e ne la coscia mancaè già ferito, e pur la lena manca.

Quando di dritto e quando di riversogetta or pedoni or cavallieri in terra.Il popul contra lui tutto conversopiù e più sempre inaspera la guerra.Teme Grifone al fin restar sommerso:sì cresce il mar che d'ogn'intorno il serra;e ne la spalla e ne la coscia mancaè già ferito, e pur la lena manca.

Quando di dritto e quando di riverso

getta or pedoni or cavallieri in terra.

Il popul contra lui tutto converso

più e più sempre inaspera la guerra.

Teme Grifone al fin restar sommerso:

sì cresce il mar che d'ogn'intorno il serra;

e ne la spalla e ne la coscia manca

è già ferito, e pur la lena manca.

64

Ma la virtù, ch'ai suoi spesso soccorre,gli fa appo Norandin trovar perdono.Il re, mentre al tumulto in dubbio corre,vede che morti già tanti ne sono:vede le piaghe che di man d'Ettorrepareano uscite: un testimonio buono,che dianzi esso avea fatto indegnamentevergogna a un cavallier molto eccellente.

Ma la virtù, ch'ai suoi spesso soccorre,gli fa appo Norandin trovar perdono.Il re, mentre al tumulto in dubbio corre,vede che morti già tanti ne sono:vede le piaghe che di man d'Ettorrepareano uscite: un testimonio buono,che dianzi esso avea fatto indegnamentevergogna a un cavallier molto eccellente.

Ma la virtù, ch'ai suoi spesso soccorre,

gli fa appo Norandin trovar perdono.

Il re, mentre al tumulto in dubbio corre,

vede che morti già tanti ne sono:

vede le piaghe che di man d'Ettorre

pareano uscite: un testimonio buono,

che dianzi esso avea fatto indegnamente

vergogna a un cavallier molto eccellente.

65

Poi, come gli è più presso, e vede in frontequel che la gente a morte gli ha condutta,e fattosene avanti orribil monte,e di quel sangue il fosso e l'acqua brutta;gli è aviso di veder proprio sul ponteOrazio sol contra Toscana tutta:e per suo onore, e perché gli ne 'ncrebbe,ritrasse i suoi, né gran fatica v'ebbe.

Poi, come gli è più presso, e vede in frontequel che la gente a morte gli ha condutta,e fattosene avanti orribil monte,e di quel sangue il fosso e l'acqua brutta;gli è aviso di veder proprio sul ponteOrazio sol contra Toscana tutta:e per suo onore, e perché gli ne 'ncrebbe,ritrasse i suoi, né gran fatica v'ebbe.

Poi, come gli è più presso, e vede in fronte

quel che la gente a morte gli ha condutta,

e fattosene avanti orribil monte,

e di quel sangue il fosso e l'acqua brutta;

gli è aviso di veder proprio sul ponte

Orazio sol contra Toscana tutta:

e per suo onore, e perché gli ne 'ncrebbe,

ritrasse i suoi, né gran fatica v'ebbe.

66

Ed alzando la man nuda e senz'arme,antico segno di tregua o di pace,disse a Grifon: — Non so, se non chiamarmed'avere il torto, e dir che mi dispiace:ma il mio poco giudicio, e lo istigarmealtrui, cadere in tanto error mi face.Quel che di fare io mi credea al più vileguerrier del mondo, ho fatto al più gentile.

Ed alzando la man nuda e senz'arme,antico segno di tregua o di pace,disse a Grifon: — Non so, se non chiamarmed'avere il torto, e dir che mi dispiace:ma il mio poco giudicio, e lo istigarmealtrui, cadere in tanto error mi face.Quel che di fare io mi credea al più vileguerrier del mondo, ho fatto al più gentile.

Ed alzando la man nuda e senz'arme,

antico segno di tregua o di pace,

disse a Grifon: — Non so, se non chiamarme

d'avere il torto, e dir che mi dispiace:

ma il mio poco giudicio, e lo istigarme

altrui, cadere in tanto error mi face.

Quel che di fare io mi credea al più vile

guerrier del mondo, ho fatto al più gentile.

67

E se bene alla ingiuria ed a quell'ontach'oggi fatta ti fu per ignoranza,l'onor che ti fai qui s'adegua e sconta,o (per più vero dir) supera e avanza;la satisfazion ci serà prontaa tutto mio sapere e mia possanza,quando io conosca di poter far quellaper oro o per cittadi o per castella.

E se bene alla ingiuria ed a quell'ontach'oggi fatta ti fu per ignoranza,l'onor che ti fai qui s'adegua e sconta,o (per più vero dir) supera e avanza;la satisfazion ci serà prontaa tutto mio sapere e mia possanza,quando io conosca di poter far quellaper oro o per cittadi o per castella.

E se bene alla ingiuria ed a quell'onta

ch'oggi fatta ti fu per ignoranza,

l'onor che ti fai qui s'adegua e sconta,

o (per più vero dir) supera e avanza;

la satisfazion ci serà pronta

a tutto mio sapere e mia possanza,

quando io conosca di poter far quella

per oro o per cittadi o per castella.

68

Chiedimi la metà di questo regno,ch'io son per fartene oggi possessore;che l'alta tua virtù non ti fa degnodi questo sol, ma ch'io ti doni il core:e la tua mano in questo mezzo, pegnodi fé mi dona e di perpetuo amore. —Così dicendo, da cavallo scese,e vêr Grifon la destra mano stese.

Chiedimi la metà di questo regno,ch'io son per fartene oggi possessore;che l'alta tua virtù non ti fa degnodi questo sol, ma ch'io ti doni il core:e la tua mano in questo mezzo, pegnodi fé mi dona e di perpetuo amore. —Così dicendo, da cavallo scese,e vêr Grifon la destra mano stese.

Chiedimi la metà di questo regno,

ch'io son per fartene oggi possessore;

che l'alta tua virtù non ti fa degno

di questo sol, ma ch'io ti doni il core:

e la tua mano in questo mezzo, pegno

di fé mi dona e di perpetuo amore. —

Così dicendo, da cavallo scese,

e vêr Grifon la destra mano stese.

69

Grifon, vedendo il re fatto benignovenirgli per gittar le braccia al collo,lasciò la spada e l'animo maligno,e sotto l'anche ed umile abbracciollo.Lo vide il re di due piaghe sanguigno,e tosto fe' venir chi medicollo;indi portar ne la cittade adagio,e riposar nel suo real palagio.

Grifon, vedendo il re fatto benignovenirgli per gittar le braccia al collo,lasciò la spada e l'animo maligno,e sotto l'anche ed umile abbracciollo.Lo vide il re di due piaghe sanguigno,e tosto fe' venir chi medicollo;indi portar ne la cittade adagio,e riposar nel suo real palagio.

Grifon, vedendo il re fatto benigno

venirgli per gittar le braccia al collo,

lasciò la spada e l'animo maligno,

e sotto l'anche ed umile abbracciollo.

Lo vide il re di due piaghe sanguigno,

e tosto fe' venir chi medicollo;

indi portar ne la cittade adagio,

e riposar nel suo real palagio.

70

Dove, ferito, alquanti giorni, inanteche si potesse armar, fece soggiorno.Ma lascio lui, ch'al suo frate Aquilanteed ad Astolfo in Palestina torno,che di Grifon, poi che lasciò le santemura, cercare han fatto più d'un giornoin tutti i lochi in Solima devoti,e in molti ancor da la città remoti.

Dove, ferito, alquanti giorni, inanteche si potesse armar, fece soggiorno.Ma lascio lui, ch'al suo frate Aquilanteed ad Astolfo in Palestina torno,che di Grifon, poi che lasciò le santemura, cercare han fatto più d'un giornoin tutti i lochi in Solima devoti,e in molti ancor da la città remoti.

Dove, ferito, alquanti giorni, inante

che si potesse armar, fece soggiorno.

Ma lascio lui, ch'al suo frate Aquilante

ed ad Astolfo in Palestina torno,

che di Grifon, poi che lasciò le sante

mura, cercare han fatto più d'un giorno

in tutti i lochi in Solima devoti,

e in molti ancor da la città remoti.

71

Or né l'uno né l'altro è sì indovino,che di Grifon possa saper che sia:ma venne lor quel Greco peregrino,nel ragionare, a caso a darne spia,dicendo ch'Orrigille avea il caminoverso Antiochia preso di Soria,d'un nuovo drudo, ch'era di quel loco,di subito arsa e d'improviso fuoco.

Or né l'uno né l'altro è sì indovino,che di Grifon possa saper che sia:ma venne lor quel Greco peregrino,nel ragionare, a caso a darne spia,dicendo ch'Orrigille avea il caminoverso Antiochia preso di Soria,d'un nuovo drudo, ch'era di quel loco,di subito arsa e d'improviso fuoco.

Or né l'uno né l'altro è sì indovino,

che di Grifon possa saper che sia:

ma venne lor quel Greco peregrino,

nel ragionare, a caso a darne spia,

dicendo ch'Orrigille avea il camino

verso Antiochia preso di Soria,

d'un nuovo drudo, ch'era di quel loco,

di subito arsa e d'improviso fuoco.

72

Dimandògli Aquilante, se di questocosì notizia avea data a Grifone:e come l'affermò, s'avisò il resto,perché fosse partito, e la cagione.Ch'Orrigille ha seguito è manifestoin Antiochia con intenzionedi levarla di man del suo rivalecon gran vendetta e memorabil male.

Dimandògli Aquilante, se di questocosì notizia avea data a Grifone:e come l'affermò, s'avisò il resto,perché fosse partito, e la cagione.Ch'Orrigille ha seguito è manifestoin Antiochia con intenzionedi levarla di man del suo rivalecon gran vendetta e memorabil male.

Dimandògli Aquilante, se di questo

così notizia avea data a Grifone:

e come l'affermò, s'avisò il resto,

perché fosse partito, e la cagione.

Ch'Orrigille ha seguito è manifesto

in Antiochia con intenzione

di levarla di man del suo rivale

con gran vendetta e memorabil male.

73

Non tolerò Aquilante che 'l fratellosolo e senz'esso a quell'impresa andasse;e prese l'arme, e venne dietro a quello:ma prima pregò il duca che tardassel'andata in Francia ed al paterno ostello,fin ch'esso d'Antiochia ritornasse.Scende al Zaffo e s'imbarca, che gli paree più breve e miglior la via del mare.

Non tolerò Aquilante che 'l fratellosolo e senz'esso a quell'impresa andasse;e prese l'arme, e venne dietro a quello:ma prima pregò il duca che tardassel'andata in Francia ed al paterno ostello,fin ch'esso d'Antiochia ritornasse.Scende al Zaffo e s'imbarca, che gli paree più breve e miglior la via del mare.

Non tolerò Aquilante che 'l fratello

solo e senz'esso a quell'impresa andasse;

e prese l'arme, e venne dietro a quello:

ma prima pregò il duca che tardasse

l'andata in Francia ed al paterno ostello,

fin ch'esso d'Antiochia ritornasse.

Scende al Zaffo e s'imbarca, che gli pare

e più breve e miglior la via del mare.

74

Ebbe un ostro—silocco allor possentetanto nel mare, e sì per lui disposto,che la terra del Surro il dì seguentevide e Saffetto, un dopo l'altro tosto.Passa Barutti e il Zibeletto, e senteche da man manca gli è Cipro discosto.A Tortosa da Tripoli, e alla Lizzae al golfo di Laiazzo il camin drizza.

Ebbe un ostro—silocco allor possentetanto nel mare, e sì per lui disposto,che la terra del Surro il dì seguentevide e Saffetto, un dopo l'altro tosto.Passa Barutti e il Zibeletto, e senteche da man manca gli è Cipro discosto.A Tortosa da Tripoli, e alla Lizzae al golfo di Laiazzo il camin drizza.

Ebbe un ostro—silocco allor possente

tanto nel mare, e sì per lui disposto,

che la terra del Surro il dì seguente

vide e Saffetto, un dopo l'altro tosto.

Passa Barutti e il Zibeletto, e sente

che da man manca gli è Cipro discosto.

A Tortosa da Tripoli, e alla Lizza

e al golfo di Laiazzo il camin drizza.

75

Quindi a levante fe' il nocchier la frontedel navilio voltar snello e veloce;ed a sorger n'andò sopra l'Oronte,e colse il tempo, e ne pigliò la foce.Gittar fece Aquilante in terra il ponte,e n'uscì armato sul destrier feroce;e contra il fiume il camin dritto tenne,tanto ch'in Antiochia se ne venne.

Quindi a levante fe' il nocchier la frontedel navilio voltar snello e veloce;ed a sorger n'andò sopra l'Oronte,e colse il tempo, e ne pigliò la foce.Gittar fece Aquilante in terra il ponte,e n'uscì armato sul destrier feroce;e contra il fiume il camin dritto tenne,tanto ch'in Antiochia se ne venne.

Quindi a levante fe' il nocchier la fronte

del navilio voltar snello e veloce;

ed a sorger n'andò sopra l'Oronte,

e colse il tempo, e ne pigliò la foce.

Gittar fece Aquilante in terra il ponte,

e n'uscì armato sul destrier feroce;

e contra il fiume il camin dritto tenne,

tanto ch'in Antiochia se ne venne.

76

Di quel Martano ivi ebbe ad informarse;ed udì ch'a Damasco se n'era itocon Orrigille, ove una giostra farsedovea solenne per reale invito.Tanto d'andargli dietro il desir l'arse,certo che 'l suo german l'abbia seguito,che d'Antiochia anco quel dì si tolle;ma già per mar più ritornar non volle.

Di quel Martano ivi ebbe ad informarse;ed udì ch'a Damasco se n'era itocon Orrigille, ove una giostra farsedovea solenne per reale invito.Tanto d'andargli dietro il desir l'arse,certo che 'l suo german l'abbia seguito,che d'Antiochia anco quel dì si tolle;ma già per mar più ritornar non volle.

Di quel Martano ivi ebbe ad informarse;

ed udì ch'a Damasco se n'era ito

con Orrigille, ove una giostra farse

dovea solenne per reale invito.

Tanto d'andargli dietro il desir l'arse,

certo che 'l suo german l'abbia seguito,

che d'Antiochia anco quel dì si tolle;

ma già per mar più ritornar non volle.

77

Verso Lidia e Larissa il camin piega:resta più sopra Aleppe ricca e piena.Dio, per mostrar ch'ancor di qua non niegamercede al bene, ed al contrario pena,Martano appresso a Mamuga una legaad incontrarsi in Aquilante mena.Martano si facea con bella mostraportare inanzi il pregio de la giostra.

Verso Lidia e Larissa il camin piega:resta più sopra Aleppe ricca e piena.Dio, per mostrar ch'ancor di qua non niegamercede al bene, ed al contrario pena,Martano appresso a Mamuga una legaad incontrarsi in Aquilante mena.Martano si facea con bella mostraportare inanzi il pregio de la giostra.

Verso Lidia e Larissa il camin piega:

resta più sopra Aleppe ricca e piena.

Dio, per mostrar ch'ancor di qua non niega

mercede al bene, ed al contrario pena,

Martano appresso a Mamuga una lega

ad incontrarsi in Aquilante mena.

Martano si facea con bella mostra

portare inanzi il pregio de la giostra.

78

Pensò Aquilante al primo comparire,che 'l vil Martano il suo fratello fosse;che l'ingannaron l'arme, e quel vestirecandido più che nievi ancor non mosse:e con quell'oh! che d'allegrezza diresi suole, incominciò; ma poi cangiossetosto di faccia e di parlar, ch'appressos'avide meglio, che non era desso.

Pensò Aquilante al primo comparire,che 'l vil Martano il suo fratello fosse;che l'ingannaron l'arme, e quel vestirecandido più che nievi ancor non mosse:e con quell'oh! che d'allegrezza diresi suole, incominciò; ma poi cangiossetosto di faccia e di parlar, ch'appressos'avide meglio, che non era desso.

Pensò Aquilante al primo comparire,

che 'l vil Martano il suo fratello fosse;

che l'ingannaron l'arme, e quel vestire

candido più che nievi ancor non mosse:

e con quell'oh! che d'allegrezza dire

si suole, incominciò; ma poi cangiosse

tosto di faccia e di parlar, ch'appresso

s'avide meglio, che non era desso.

79

Dubitò che per fraude di coleich'era con lui, Grifon gli avesse ucciso;e: — Dimmi (gli gridò) tu ch'esser déiun ladro e un traditor, come n'hai viso,onde hai quest'arme avute? onde ti seisul buon destrier del mio fratello assiso?Dimmi se 'l mio fratello è morto o vivo;come de l'arme e del destrier l'hai privo. —

Dubitò che per fraude di coleich'era con lui, Grifon gli avesse ucciso;e: — Dimmi (gli gridò) tu ch'esser déiun ladro e un traditor, come n'hai viso,onde hai quest'arme avute? onde ti seisul buon destrier del mio fratello assiso?Dimmi se 'l mio fratello è morto o vivo;come de l'arme e del destrier l'hai privo. —

Dubitò che per fraude di colei

ch'era con lui, Grifon gli avesse ucciso;

e: — Dimmi (gli gridò) tu ch'esser déi

un ladro e un traditor, come n'hai viso,

onde hai quest'arme avute? onde ti sei

sul buon destrier del mio fratello assiso?

Dimmi se 'l mio fratello è morto o vivo;

come de l'arme e del destrier l'hai privo. —

80

Quando Orrigille udì l'irata voce,a dietro il palafren per fuggir volse;ma di lei fu Aquilante più veloce,e fecela fermar, volse o non volse.Martano al minacciar tanto ferocedel cavallier, che sì improviso il colse,pallido triema, come al vento fronda,né sa quel che si faccia o che risponda.

Quando Orrigille udì l'irata voce,a dietro il palafren per fuggir volse;ma di lei fu Aquilante più veloce,e fecela fermar, volse o non volse.Martano al minacciar tanto ferocedel cavallier, che sì improviso il colse,pallido triema, come al vento fronda,né sa quel che si faccia o che risponda.

Quando Orrigille udì l'irata voce,

a dietro il palafren per fuggir volse;

ma di lei fu Aquilante più veloce,

e fecela fermar, volse o non volse.

Martano al minacciar tanto feroce

del cavallier, che sì improviso il colse,

pallido triema, come al vento fronda,

né sa quel che si faccia o che risponda.

81

Grida Aquilante, e fulminar non resta,e la spada gli pon dritto alla strozza;e giurando minaccia che la testaad Orrigille e a lui rimarrà mozza,se tutto il fatto non gli manifesta.Il mal giunto Martano alquanto ingozza,e tra sé volve se può sminuiresua grave colpa, e poi comincia a dire:

Grida Aquilante, e fulminar non resta,e la spada gli pon dritto alla strozza;e giurando minaccia che la testaad Orrigille e a lui rimarrà mozza,se tutto il fatto non gli manifesta.Il mal giunto Martano alquanto ingozza,e tra sé volve se può sminuiresua grave colpa, e poi comincia a dire:

Grida Aquilante, e fulminar non resta,

e la spada gli pon dritto alla strozza;

e giurando minaccia che la testa

ad Orrigille e a lui rimarrà mozza,

se tutto il fatto non gli manifesta.

Il mal giunto Martano alquanto ingozza,

e tra sé volve se può sminuire

sua grave colpa, e poi comincia a dire:

82

— Sappi, signor, che mia sorella è questa,nata di buona e virtuosa gente,ben che tenuta in vita disonestal'abbia Grifone obbrobriosamente:e tale infamia essendomi molesta,né per forza sentendomi possentedi torla a sì grande uom, feci disegnod'averla per astuzia e per ingegno.

— Sappi, signor, che mia sorella è questa,nata di buona e virtuosa gente,ben che tenuta in vita disonestal'abbia Grifone obbrobriosamente:e tale infamia essendomi molesta,né per forza sentendomi possentedi torla a sì grande uom, feci disegnod'averla per astuzia e per ingegno.

— Sappi, signor, che mia sorella è questa,

nata di buona e virtuosa gente,

ben che tenuta in vita disonesta

l'abbia Grifone obbrobriosamente:

e tale infamia essendomi molesta,

né per forza sentendomi possente

di torla a sì grande uom, feci disegno

d'averla per astuzia e per ingegno.

83

Tenni modo con lei, ch'avea desiredi ritornare a più lodata vita,ch'essendosi Grifon messo a dormire,chetamente da lui fêsse partita.Così fece ella; e perché egli a seguirenon n'abbia, ed a turbar la tela ordita,noi lo lasciammo disarmato e a piedi;e qua venuti siàn, come tu vedi. —

Tenni modo con lei, ch'avea desiredi ritornare a più lodata vita,ch'essendosi Grifon messo a dormire,chetamente da lui fêsse partita.Così fece ella; e perché egli a seguirenon n'abbia, ed a turbar la tela ordita,noi lo lasciammo disarmato e a piedi;e qua venuti siàn, come tu vedi. —

Tenni modo con lei, ch'avea desire

di ritornare a più lodata vita,

ch'essendosi Grifon messo a dormire,

chetamente da lui fêsse partita.

Così fece ella; e perché egli a seguire

non n'abbia, ed a turbar la tela ordita,

noi lo lasciammo disarmato e a piedi;

e qua venuti siàn, come tu vedi. —

84

Poteasi dar di somma astuzia vanto,che colui facilmente gli credea;e, fuor che 'n torgli arme e destrier e quantotenesse di Grifon, non gli nocea;se non volea pulir sua scusa tanto,che la facesse di menzogna rea:buona era ogn'altra parte, se non quellache la femina a lui fosse sorella.

Poteasi dar di somma astuzia vanto,che colui facilmente gli credea;e, fuor che 'n torgli arme e destrier e quantotenesse di Grifon, non gli nocea;se non volea pulir sua scusa tanto,che la facesse di menzogna rea:buona era ogn'altra parte, se non quellache la femina a lui fosse sorella.

Poteasi dar di somma astuzia vanto,

che colui facilmente gli credea;

e, fuor che 'n torgli arme e destrier e quanto

tenesse di Grifon, non gli nocea;

se non volea pulir sua scusa tanto,

che la facesse di menzogna rea:

buona era ogn'altra parte, se non quella

che la femina a lui fosse sorella.

85

Avea Aquilante in Antiochia intesoessergli concubina, da più genti;onde gridando, di furore acceso:— Falsissimo ladron, tu te ne menti! —un pugno gli tirò di tanto peso,che ne la gola gli cacciò duo denti:e senza più contesa, ambe le bracciagli volge dietro, e d'una fune allaccia;

Avea Aquilante in Antiochia intesoessergli concubina, da più genti;onde gridando, di furore acceso:— Falsissimo ladron, tu te ne menti! —un pugno gli tirò di tanto peso,che ne la gola gli cacciò duo denti:e senza più contesa, ambe le bracciagli volge dietro, e d'una fune allaccia;

Avea Aquilante in Antiochia inteso

essergli concubina, da più genti;

onde gridando, di furore acceso:

— Falsissimo ladron, tu te ne menti! —

un pugno gli tirò di tanto peso,

che ne la gola gli cacciò duo denti:

e senza più contesa, ambe le braccia

gli volge dietro, e d'una fune allaccia;

86

e parimente fece ad Orrigille,ben che in sua scusa ella dicesse assai.Quindi li trasse per casali e ville,né li lasciò fin a Damasco mai;e de le miglia mille volte milletratti gli avrebbe con pene e con guai,fin ch'avesse trovato il suo fratello,per farne poi come piacesse a quello.

e parimente fece ad Orrigille,ben che in sua scusa ella dicesse assai.Quindi li trasse per casali e ville,né li lasciò fin a Damasco mai;e de le miglia mille volte milletratti gli avrebbe con pene e con guai,fin ch'avesse trovato il suo fratello,per farne poi come piacesse a quello.

e parimente fece ad Orrigille,

ben che in sua scusa ella dicesse assai.

Quindi li trasse per casali e ville,

né li lasciò fin a Damasco mai;

e de le miglia mille volte mille

tratti gli avrebbe con pene e con guai,

fin ch'avesse trovato il suo fratello,

per farne poi come piacesse a quello.

87

Fece Aquilante lor scudieri e someseco tornare, ed in Damasco venne,e trovò di Grifon celebre il nomeper tutta la città batter le penne:piccoli e grandi, ognun sapea già comeegli era, che sì ben corse l'antenne,ed a cui tolto fu con falsa mostradal compagno la gloria de la giostra.

Fece Aquilante lor scudieri e someseco tornare, ed in Damasco venne,e trovò di Grifon celebre il nomeper tutta la città batter le penne:piccoli e grandi, ognun sapea già comeegli era, che sì ben corse l'antenne,ed a cui tolto fu con falsa mostradal compagno la gloria de la giostra.

Fece Aquilante lor scudieri e some

seco tornare, ed in Damasco venne,

e trovò di Grifon celebre il nome

per tutta la città batter le penne:

piccoli e grandi, ognun sapea già come

egli era, che sì ben corse l'antenne,

ed a cui tolto fu con falsa mostra

dal compagno la gloria de la giostra.

88

Il popul tutto al vil Martano infesto,l'uno all'altro additandolo, lo scuopre.— Non è (dicean), non è il ribaldo questo,che si fa laude con l'altrui buone opre?e la virtù di chi non è ben desto,con la sua infamia e col suo obbrobrio copre?Non è l'ingrata femina costei,la qual tradisce i buoni e aiuta i rei? —

Il popul tutto al vil Martano infesto,l'uno all'altro additandolo, lo scuopre.— Non è (dicean), non è il ribaldo questo,che si fa laude con l'altrui buone opre?e la virtù di chi non è ben desto,con la sua infamia e col suo obbrobrio copre?Non è l'ingrata femina costei,la qual tradisce i buoni e aiuta i rei? —

Il popul tutto al vil Martano infesto,

l'uno all'altro additandolo, lo scuopre.

— Non è (dicean), non è il ribaldo questo,

che si fa laude con l'altrui buone opre?

e la virtù di chi non è ben desto,

con la sua infamia e col suo obbrobrio copre?

Non è l'ingrata femina costei,

la qual tradisce i buoni e aiuta i rei? —

89

Altri dicean: — Come stan bene insiemesegnati ambi d'un marchio e d'una razza! —Chi li bestemmia, chi lor dietro freme,chi grida: — Impicca, abrucia, squarta, amazza! —La turba per veder s'urta, si preme,e corre inanzi alle strade, alla piazza.Venne la nuova al re, che mostrò segnod'averla cara più ch'un altro regno.

Altri dicean: — Come stan bene insiemesegnati ambi d'un marchio e d'una razza! —Chi li bestemmia, chi lor dietro freme,chi grida: — Impicca, abrucia, squarta, amazza! —La turba per veder s'urta, si preme,e corre inanzi alle strade, alla piazza.Venne la nuova al re, che mostrò segnod'averla cara più ch'un altro regno.

Altri dicean: — Come stan bene insieme

segnati ambi d'un marchio e d'una razza! —

Chi li bestemmia, chi lor dietro freme,

chi grida: — Impicca, abrucia, squarta, amazza! —

La turba per veder s'urta, si preme,

e corre inanzi alle strade, alla piazza.

Venne la nuova al re, che mostrò segno

d'averla cara più ch'un altro regno.

90

Senza molti scudier dietro o davante,come si ritrovò, si mosse in fretta,e venne ad incontrarsi in Aquilante,ch'avea del suo Grifon fatto vendetta;e quello onora con gentil sembiante,seco lo 'nvita, e seco lo ricetta;di suo consenso avendo fatto porrei duo prigioni in fondo d'una torre.

Senza molti scudier dietro o davante,come si ritrovò, si mosse in fretta,e venne ad incontrarsi in Aquilante,ch'avea del suo Grifon fatto vendetta;e quello onora con gentil sembiante,seco lo 'nvita, e seco lo ricetta;di suo consenso avendo fatto porrei duo prigioni in fondo d'una torre.

Senza molti scudier dietro o davante,

come si ritrovò, si mosse in fretta,

e venne ad incontrarsi in Aquilante,

ch'avea del suo Grifon fatto vendetta;

e quello onora con gentil sembiante,

seco lo 'nvita, e seco lo ricetta;

di suo consenso avendo fatto porre

i duo prigioni in fondo d'una torre.

91

Andaro insieme ove del letto mossoGrifon non s'era, poi che fu ferito,che vedendo il fratel, divenne rosso;che ben stimò ch'avea il suo caso udito.E poi che motteggiando un poco adossogli andò Aquilante, messero a partitodi dare a quelli duo iusto martoro,venuti in man degli avversari loro.

Andaro insieme ove del letto mossoGrifon non s'era, poi che fu ferito,che vedendo il fratel, divenne rosso;che ben stimò ch'avea il suo caso udito.E poi che motteggiando un poco adossogli andò Aquilante, messero a partitodi dare a quelli duo iusto martoro,venuti in man degli avversari loro.

Andaro insieme ove del letto mosso

Grifon non s'era, poi che fu ferito,

che vedendo il fratel, divenne rosso;

che ben stimò ch'avea il suo caso udito.

E poi che motteggiando un poco adosso

gli andò Aquilante, messero a partito

di dare a quelli duo iusto martoro,

venuti in man degli avversari loro.

92

Vuole Aquilante, vuole il re che millestrazi ne sieno fatti; ma Grifone(perché non osa dir sol d'Orrigille)all'uno e all'altro vuol che si perdone.Disse assai cose, e molto ben ordille;fugli risposto; or per conclusioneMartano è disegnato in mano al boia,ch'abbia a scoparlo, e non però che moia.

Vuole Aquilante, vuole il re che millestrazi ne sieno fatti; ma Grifone(perché non osa dir sol d'Orrigille)all'uno e all'altro vuol che si perdone.Disse assai cose, e molto ben ordille;fugli risposto; or per conclusioneMartano è disegnato in mano al boia,ch'abbia a scoparlo, e non però che moia.

Vuole Aquilante, vuole il re che mille

strazi ne sieno fatti; ma Grifone

(perché non osa dir sol d'Orrigille)

all'uno e all'altro vuol che si perdone.

Disse assai cose, e molto ben ordille;

fugli risposto; or per conclusione

Martano è disegnato in mano al boia,

ch'abbia a scoparlo, e non però che moia.

93

Legar lo fanno, e non tra' fiori e l'erba,e per tutto scopar l'altra matina.Orrigille captiva si riserbafin che ritorni la bella Lucina,al cui saggio parere, o lieve o acerba,rimetton quei signor la disciplina.Quivi stette Aquilante a ricrearsifin che 'l fratel fu sano e poté armarsi.

Legar lo fanno, e non tra' fiori e l'erba,e per tutto scopar l'altra matina.Orrigille captiva si riserbafin che ritorni la bella Lucina,al cui saggio parere, o lieve o acerba,rimetton quei signor la disciplina.Quivi stette Aquilante a ricrearsifin che 'l fratel fu sano e poté armarsi.

Legar lo fanno, e non tra' fiori e l'erba,

e per tutto scopar l'altra matina.

Orrigille captiva si riserba

fin che ritorni la bella Lucina,

al cui saggio parere, o lieve o acerba,

rimetton quei signor la disciplina.

Quivi stette Aquilante a ricrearsi

fin che 'l fratel fu sano e poté armarsi.

94

Re Norandin, che temperato e saggiodivenuto era dopo un tanto errore,non potea non aver sempre il coraggiodi penitenza pieno e di dolore,d'aver fatto a colui danno ed oltraggio,che degno di mercede era e d'onore:sì che dì e notte avea il pensiero intentopar farlo rimaner di sé contento.

Re Norandin, che temperato e saggiodivenuto era dopo un tanto errore,non potea non aver sempre il coraggiodi penitenza pieno e di dolore,d'aver fatto a colui danno ed oltraggio,che degno di mercede era e d'onore:sì che dì e notte avea il pensiero intentopar farlo rimaner di sé contento.

Re Norandin, che temperato e saggio

divenuto era dopo un tanto errore,

non potea non aver sempre il coraggio

di penitenza pieno e di dolore,

d'aver fatto a colui danno ed oltraggio,

che degno di mercede era e d'onore:

sì che dì e notte avea il pensiero intento

par farlo rimaner di sé contento.

95

E statuì nel publico cospettode la città, di tanta ingiuria rea,con quella maggior gloria ch'a perfettocavallier per un re dar si potea,di rendergli quel premio ch'intercettocon tanto inganno il traditor gli avea:e perciò fe' bandir per quel paese,che faria un'altra giostra indi ad un mese.

E statuì nel publico cospettode la città, di tanta ingiuria rea,con quella maggior gloria ch'a perfettocavallier per un re dar si potea,di rendergli quel premio ch'intercettocon tanto inganno il traditor gli avea:e perciò fe' bandir per quel paese,che faria un'altra giostra indi ad un mese.

E statuì nel publico cospetto

de la città, di tanta ingiuria rea,

con quella maggior gloria ch'a perfetto

cavallier per un re dar si potea,

di rendergli quel premio ch'intercetto

con tanto inganno il traditor gli avea:

e perciò fe' bandir per quel paese,

che faria un'altra giostra indi ad un mese.

96

Di ch'apparecchio fa tanto solenne,quanto a pompa real possibil sia:onde la Fama con veloci penneportò la nuova per tutta Soria;ed in Fenicia e in Palestina venne,e tanto, ch'ad Astolfo ne diè spia,il qual col viceré deliberosseche quella giostra senza lor non fosse.

Di ch'apparecchio fa tanto solenne,quanto a pompa real possibil sia:onde la Fama con veloci penneportò la nuova per tutta Soria;ed in Fenicia e in Palestina venne,e tanto, ch'ad Astolfo ne diè spia,il qual col viceré deliberosseche quella giostra senza lor non fosse.

Di ch'apparecchio fa tanto solenne,

quanto a pompa real possibil sia:

onde la Fama con veloci penne

portò la nuova per tutta Soria;

ed in Fenicia e in Palestina venne,

e tanto, ch'ad Astolfo ne diè spia,

il qual col viceré deliberosse

che quella giostra senza lor non fosse.

97

Per guerrier valoroso e di gran nomela vera istoria Sansonetto vanta.Gli diè battesmo Orlando, e Carlo (comev'ho detto) a governar la Terra Santa.Astolfo con costui levò le some,per ritrovarsi ove la Fama canta,sì che d'intorno n'ha piena ogni orecchia,ch'in Damasco la giostra s'apparecchia.

Per guerrier valoroso e di gran nomela vera istoria Sansonetto vanta.Gli diè battesmo Orlando, e Carlo (comev'ho detto) a governar la Terra Santa.Astolfo con costui levò le some,per ritrovarsi ove la Fama canta,sì che d'intorno n'ha piena ogni orecchia,ch'in Damasco la giostra s'apparecchia.

Per guerrier valoroso e di gran nome

la vera istoria Sansonetto vanta.

Gli diè battesmo Orlando, e Carlo (come

v'ho detto) a governar la Terra Santa.

Astolfo con costui levò le some,

per ritrovarsi ove la Fama canta,

sì che d'intorno n'ha piena ogni orecchia,

ch'in Damasco la giostra s'apparecchia.

98

Or cavalcando per quelle contradecon non lunghi viaggi, agiati e lenti,per ritrovarsi freschi alla cittadepoi di Damasco il dì de' torniamenti,scontraro in una croce di due stradepersona ch'al vestire e a' movimentiavea sembianza d'uomo, e femin' era,ne le battaglie a maraviglia fiera.

Or cavalcando per quelle contradecon non lunghi viaggi, agiati e lenti,per ritrovarsi freschi alla cittadepoi di Damasco il dì de' torniamenti,scontraro in una croce di due stradepersona ch'al vestire e a' movimentiavea sembianza d'uomo, e femin' era,ne le battaglie a maraviglia fiera.

Or cavalcando per quelle contrade

con non lunghi viaggi, agiati e lenti,

per ritrovarsi freschi alla cittade

poi di Damasco il dì de' torniamenti,

scontraro in una croce di due strade

persona ch'al vestire e a' movimenti

avea sembianza d'uomo, e femin' era,

ne le battaglie a maraviglia fiera.

99

La vergine Marfisa si nomava,di tal valor, che con la spada in manofece più volte al gran signor di Bravasudar la fronte e a quel di Montalbano;e 'l dì e la notte armata sempre andavadi qua di là cercando in monte e in pianocon cavallieri erranti riscontrarsi,ed immortale e gloriosa farsi.

La vergine Marfisa si nomava,di tal valor, che con la spada in manofece più volte al gran signor di Bravasudar la fronte e a quel di Montalbano;e 'l dì e la notte armata sempre andavadi qua di là cercando in monte e in pianocon cavallieri erranti riscontrarsi,ed immortale e gloriosa farsi.

La vergine Marfisa si nomava,

di tal valor, che con la spada in mano

fece più volte al gran signor di Brava

sudar la fronte e a quel di Montalbano;

e 'l dì e la notte armata sempre andava

di qua di là cercando in monte e in piano

con cavallieri erranti riscontrarsi,

ed immortale e gloriosa farsi.

100

Com'ella vide Astolfo e Sansonetto,ch'appresso le venian con l'arme indosso,prodi guerrier le parvero all'aspetto;ch'erano ambeduo grandi e di buono osso:e perché di provarsi avria diletto,per isfidarli avea il destrier già mosso;quando, affissando l'occhio più vicino,conosciuto ebbe il duca paladino.

Com'ella vide Astolfo e Sansonetto,ch'appresso le venian con l'arme indosso,prodi guerrier le parvero all'aspetto;ch'erano ambeduo grandi e di buono osso:e perché di provarsi avria diletto,per isfidarli avea il destrier già mosso;quando, affissando l'occhio più vicino,conosciuto ebbe il duca paladino.

Com'ella vide Astolfo e Sansonetto,

ch'appresso le venian con l'arme indosso,

prodi guerrier le parvero all'aspetto;

ch'erano ambeduo grandi e di buono osso:

e perché di provarsi avria diletto,

per isfidarli avea il destrier già mosso;

quando, affissando l'occhio più vicino,

conosciuto ebbe il duca paladino.

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