CANTO QUARANTASEIESIMO

CANTO QUARANTASEIESIMO

1

Or, se mi mostra la mia carta il vero,non è lontano a discoprirsi il porto;sì che nel lito i voti scioglier speroa chi nel mar per tanta via m'ha scorto;ove, o di non tornar col legno intero,o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto.Ma mi par di veder, ma veggo certo,veggo la terra, e veggo il lito aperto.

Or, se mi mostra la mia carta il vero,non è lontano a discoprirsi il porto;sì che nel lito i voti scioglier speroa chi nel mar per tanta via m'ha scorto;ove, o di non tornar col legno intero,o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto.Ma mi par di veder, ma veggo certo,veggo la terra, e veggo il lito aperto.

Or, se mi mostra la mia carta il vero,

non è lontano a discoprirsi il porto;

sì che nel lito i voti scioglier spero

a chi nel mar per tanta via m'ha scorto;

ove, o di non tornar col legno intero,

o d'errar sempre, ebbi già il viso smorto.

Ma mi par di veder, ma veggo certo,

veggo la terra, e veggo il lito aperto.

2

Sento venir per allegrezza un tuonoche fremer l'aria e rimbombar fa l'onde:odo di squille, odo di trombe un suonoche l'alto popular grido confonde.Or comincio a discernere chi sonoquesti che empion del porto ambe le sponde.Par che tutti s'allegrino ch'io siavenuto a fin di così lunga via.

Sento venir per allegrezza un tuonoche fremer l'aria e rimbombar fa l'onde:odo di squille, odo di trombe un suonoche l'alto popular grido confonde.Or comincio a discernere chi sonoquesti che empion del porto ambe le sponde.Par che tutti s'allegrino ch'io siavenuto a fin di così lunga via.

Sento venir per allegrezza un tuono

che fremer l'aria e rimbombar fa l'onde:

odo di squille, odo di trombe un suono

che l'alto popular grido confonde.

Or comincio a discernere chi sono

questi che empion del porto ambe le sponde.

Par che tutti s'allegrino ch'io sia

venuto a fin di così lunga via.

3

Oh di che belle e sagge donne veggio,oh di che cavallieri il lito adorno!Oh di ch'amici, a chi in eterno deggioper la letizia c'han del mio ritorno!Mamma e Ginevra e l'altre da Correggioveggo del molo in su l'estremo corno:Veronica da Gambera è con loro,sì grata a Febo e al santo aonio coro.

Oh di che belle e sagge donne veggio,oh di che cavallieri il lito adorno!Oh di ch'amici, a chi in eterno deggioper la letizia c'han del mio ritorno!Mamma e Ginevra e l'altre da Correggioveggo del molo in su l'estremo corno:Veronica da Gambera è con loro,sì grata a Febo e al santo aonio coro.

Oh di che belle e sagge donne veggio,

oh di che cavallieri il lito adorno!

Oh di ch'amici, a chi in eterno deggio

per la letizia c'han del mio ritorno!

Mamma e Ginevra e l'altre da Correggio

veggo del molo in su l'estremo corno:

Veronica da Gambera è con loro,

sì grata a Febo e al santo aonio coro.

4

Veggo un'altra Genevra, pur uscitadel medesmo sangue, e Iulia seco;veggo Ippolita Sforza, e la notritaDamigella rivulzia al sacro speco:veggo te, Emilia Pia, te, Margherita,ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco.Con Ricciarda da Este ecco le belleBianca e Diana, e l'altre lor sorelle.

Veggo un'altra Genevra, pur uscitadel medesmo sangue, e Iulia seco;veggo Ippolita Sforza, e la notritaDamigella rivulzia al sacro speco:veggo te, Emilia Pia, te, Margherita,ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco.Con Ricciarda da Este ecco le belleBianca e Diana, e l'altre lor sorelle.

Veggo un'altra Genevra, pur uscita

del medesmo sangue, e Iulia seco;

veggo Ippolita Sforza, e la notrita

Damigella rivulzia al sacro speco:

veggo te, Emilia Pia, te, Margherita,

ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco.

Con Ricciarda da Este ecco le belle

Bianca e Diana, e l'altre lor sorelle.

5

Ecco la bella, ma più saggia e onesta,Barbara Turca, e la compagna è Laura:non vede il sol di più bontà di questacoppia da l'Indo all'estrema onda maura.Ecco Genevra che la Malatestacasa col suo valor sì ingemma e inaura,che mai palagi imperiali o reginon ebbon più onorati e degni fregi.

Ecco la bella, ma più saggia e onesta,Barbara Turca, e la compagna è Laura:non vede il sol di più bontà di questacoppia da l'Indo all'estrema onda maura.Ecco Genevra che la Malatestacasa col suo valor sì ingemma e inaura,che mai palagi imperiali o reginon ebbon più onorati e degni fregi.

Ecco la bella, ma più saggia e onesta,

Barbara Turca, e la compagna è Laura:

non vede il sol di più bontà di questa

coppia da l'Indo all'estrema onda maura.

Ecco Genevra che la Malatesta

casa col suo valor sì ingemma e inaura,

che mai palagi imperiali o regi

non ebbon più onorati e degni fregi.

6

S'a quella etade ella in Arimino era,quando superbo de la Gallia domaCesar fu in dubbio, s'oltre alla rivieradovea passando inimicarsi Roma;crederò che piegata ogni bandiera,e scarca di trofei la ricca soma,tolto avria leggi e patti a voglia d'essa,né forse mai la libertade oppressa.

S'a quella etade ella in Arimino era,quando superbo de la Gallia domaCesar fu in dubbio, s'oltre alla rivieradovea passando inimicarsi Roma;crederò che piegata ogni bandiera,e scarca di trofei la ricca soma,tolto avria leggi e patti a voglia d'essa,né forse mai la libertade oppressa.

S'a quella etade ella in Arimino era,

quando superbo de la Gallia doma

Cesar fu in dubbio, s'oltre alla riviera

dovea passando inimicarsi Roma;

crederò che piegata ogni bandiera,

e scarca di trofei la ricca soma,

tolto avria leggi e patti a voglia d'essa,

né forse mai la libertade oppressa.

7

Del mio signor di Bozolo la moglie,la madre, le sirocchie e le cugine,e le Torelle con le Bentivoglie,e le Visconte e le Palavigine;ecco qui a quante oggi ne sono, toglie,e a quante o greche o barbere o latinene furon mai, di quai la fama s'oda,di grazia e di beltà la prima loda,

Del mio signor di Bozolo la moglie,la madre, le sirocchie e le cugine,e le Torelle con le Bentivoglie,e le Visconte e le Palavigine;ecco qui a quante oggi ne sono, toglie,e a quante o greche o barbere o latinene furon mai, di quai la fama s'oda,di grazia e di beltà la prima loda,

Del mio signor di Bozolo la moglie,

la madre, le sirocchie e le cugine,

e le Torelle con le Bentivoglie,

e le Visconte e le Palavigine;

ecco qui a quante oggi ne sono, toglie,

e a quante o greche o barbere o latine

ne furon mai, di quai la fama s'oda,

di grazia e di beltà la prima loda,

8

Iulia Gonzaga, che dovunque il piedevolge, e dovunque i sereni occhi gira,non pur ogn'altra di beltà le cede,ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira.La cognata è con lei, che di sua fedenon mosse mai, perché l'avesse in iraFortuna che le fe' lungo contrasto.Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto;

Iulia Gonzaga, che dovunque il piedevolge, e dovunque i sereni occhi gira,non pur ogn'altra di beltà le cede,ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira.La cognata è con lei, che di sua fedenon mosse mai, perché l'avesse in iraFortuna che le fe' lungo contrasto.Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto;

Iulia Gonzaga, che dovunque il piede

volge, e dovunque i sereni occhi gira,

non pur ogn'altra di beltà le cede,

ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira.

La cognata è con lei, che di sua fede

non mosse mai, perché l'avesse in ira

Fortuna che le fe' lungo contrasto.

Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto;

9

Anna, bella, gentil, cortese e saggia,di castità, di fede e d'amor tempio.La sorella è con lei, ch'ove ne irraggial'alta beltà, ne pate ogn'altra scempio.Ecco chi tolto ha da la scura spiaggiadi Stige, e fa con non più visto esempio,mal grado de le Parche e de la Morte,splender nel ciel l'invitto suo consorte.

Anna, bella, gentil, cortese e saggia,di castità, di fede e d'amor tempio.La sorella è con lei, ch'ove ne irraggial'alta beltà, ne pate ogn'altra scempio.Ecco chi tolto ha da la scura spiaggiadi Stige, e fa con non più visto esempio,mal grado de le Parche e de la Morte,splender nel ciel l'invitto suo consorte.

Anna, bella, gentil, cortese e saggia,

di castità, di fede e d'amor tempio.

La sorella è con lei, ch'ove ne irraggia

l'alta beltà, ne pate ogn'altra scempio.

Ecco chi tolto ha da la scura spiaggia

di Stige, e fa con non più visto esempio,

mal grado de le Parche e de la Morte,

splender nel ciel l'invitto suo consorte.

10

Le Ferrarese mie qui sono, e quellede la corte d'Urbino; e riconoscoquelle di Mantua, e quante donne belleha Lombardia, quante il paese tosco.Il cavallier che tra lor viene, e ch'elleonoran sì, s'io non ho l'occhio losco,da la luce offuscato de' bei volti,è 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti.

Le Ferrarese mie qui sono, e quellede la corte d'Urbino; e riconoscoquelle di Mantua, e quante donne belleha Lombardia, quante il paese tosco.Il cavallier che tra lor viene, e ch'elleonoran sì, s'io non ho l'occhio losco,da la luce offuscato de' bei volti,è 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti.

Le Ferrarese mie qui sono, e quelle

de la corte d'Urbino; e riconosco

quelle di Mantua, e quante donne belle

ha Lombardia, quante il paese tosco.

Il cavallier che tra lor viene, e ch'elle

onoran sì, s'io non ho l'occhio losco,

da la luce offuscato de' bei volti,

è 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti.

11

Benedetto, il nipote, ecco là veggio,c'ha purpureo il capel, purpureo il manto,col cardinal di Mantua e col Campeggio,gloria e splendor del consistorio santo:e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio)al viso e ai gesti rallegrarsi tantodel mio ritorno, che non facil parmich'io possa mai di tanto obligo trarmi.

Benedetto, il nipote, ecco là veggio,c'ha purpureo il capel, purpureo il manto,col cardinal di Mantua e col Campeggio,gloria e splendor del consistorio santo:e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio)al viso e ai gesti rallegrarsi tantodel mio ritorno, che non facil parmich'io possa mai di tanto obligo trarmi.

Benedetto, il nipote, ecco là veggio,

c'ha purpureo il capel, purpureo il manto,

col cardinal di Mantua e col Campeggio,

gloria e splendor del consistorio santo:

e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio)

al viso e ai gesti rallegrarsi tanto

del mio ritorno, che non facil parmi

ch'io possa mai di tanto obligo trarmi.

12

Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei,e Paulo Pansa e 'l Dresino e LatinoIuvenal parmi, e i Capilupi miei,e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino;e quel che per guidarci ai rivi ascreimostra piano e più breve altro camino,Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna,Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna.

Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei,e Paulo Pansa e 'l Dresino e LatinoIuvenal parmi, e i Capilupi miei,e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino;e quel che per guidarci ai rivi ascreimostra piano e più breve altro camino,Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna,Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna.

Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei,

e Paulo Pansa e 'l Dresino e Latino

Iuvenal parmi, e i Capilupi miei,

e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino;

e quel che per guidarci ai rivi ascrei

mostra piano e più breve altro camino,

Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna,

Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna.

13

Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese:oh dotta compagnia che seco mena!Fedro, Capella, Porzio, il bologneseFilippo, il Volterano, il Madalena,Blosio, Pierio, il Vida cremonese,d'alta facondia inessicabil vena,e Lascari e Mussuro e Navagero,e Andrea Marone e 'l monaco Severo.

Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese:oh dotta compagnia che seco mena!Fedro, Capella, Porzio, il bologneseFilippo, il Volterano, il Madalena,Blosio, Pierio, il Vida cremonese,d'alta facondia inessicabil vena,e Lascari e Mussuro e Navagero,e Andrea Marone e 'l monaco Severo.

Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese:

oh dotta compagnia che seco mena!

Fedro, Capella, Porzio, il bolognese

Filippo, il Volterano, il Madalena,

Blosio, Pierio, il Vida cremonese,

d'alta facondia inessicabil vena,

e Lascari e Mussuro e Navagero,

e Andrea Marone e 'l monaco Severo.

14

Ecco altri duo Alessandri in quel drappello,dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino.Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagellode' principi, il divin Pietro Aretino.Duo Ieronimi veggo, l'uno è quellodi Veritade, e l'altro il Cittadino.Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno,il Pannizzato, e Celio e il Teocreno.

Ecco altri duo Alessandri in quel drappello,dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino.Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagellode' principi, il divin Pietro Aretino.Duo Ieronimi veggo, l'uno è quellodi Veritade, e l'altro il Cittadino.Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno,il Pannizzato, e Celio e il Teocreno.

Ecco altri duo Alessandri in quel drappello,

dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino.

Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagello

de' principi, il divin Pietro Aretino.

Duo Ieronimi veggo, l'uno è quello

di Veritade, e l'altro il Cittadino.

Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno,

il Pannizzato, e Celio e il Teocreno.

15

Là Bernardo Capel, là veggo PietroBembo, che 'l puro e dolce idioma nostro,levato fuor del volgare uso tetro,quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro,ch'ammira e osserva il sì ben speso inchiostro.Io veggo il Fracastorio, il Bevazano,Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano.

Là Bernardo Capel, là veggo PietroBembo, che 'l puro e dolce idioma nostro,levato fuor del volgare uso tetro,quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro,ch'ammira e osserva il sì ben speso inchiostro.Io veggo il Fracastorio, il Bevazano,Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano.

Là Bernardo Capel, là veggo Pietro

Bembo, che 'l puro e dolce idioma nostro,

levato fuor del volgare uso tetro,

quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.

Guasparro Obizi è quel che gli vien dietro,

ch'ammira e osserva il sì ben speso inchiostro.

Io veggo il Fracastorio, il Bevazano,

Trifon Gabriele, e il Tasso più lontano.

16

Veggo Nicolò Tiepoli, e con essoNicolò Amanio in me affissar le ciglia;Anton Fulgoso ch'a vedermi appressoal lito mostra gaudio e maraviglia.Il mio Valerio è quel che là s'è messofuor de le donne; e forse si consigliacol Barignan c'ha seco, come, offesosempre da lor, non ne sia sempre acceso.

Veggo Nicolò Tiepoli, e con essoNicolò Amanio in me affissar le ciglia;Anton Fulgoso ch'a vedermi appressoal lito mostra gaudio e maraviglia.Il mio Valerio è quel che là s'è messofuor de le donne; e forse si consigliacol Barignan c'ha seco, come, offesosempre da lor, non ne sia sempre acceso.

Veggo Nicolò Tiepoli, e con esso

Nicolò Amanio in me affissar le ciglia;

Anton Fulgoso ch'a vedermi appresso

al lito mostra gaudio e maraviglia.

Il mio Valerio è quel che là s'è messo

fuor de le donne; e forse si consiglia

col Barignan c'ha seco, come, offeso

sempre da lor, non ne sia sempre acceso.

17

Veggo sublimi e soprumani ingegnidi sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio.Colui che con lor viene, e da' più degniha tanto onor, mai più non conobbi io;ma, se me ne fur dati veri segni,è l'uom che di veder tanto desio,Iacobo Sanazar, ch'alle Camenelasciar fa i monti ed abitar l'arene.

Veggo sublimi e soprumani ingegnidi sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio.Colui che con lor viene, e da' più degniha tanto onor, mai più non conobbi io;ma, se me ne fur dati veri segni,è l'uom che di veder tanto desio,Iacobo Sanazar, ch'alle Camenelasciar fa i monti ed abitar l'arene.

Veggo sublimi e soprumani ingegni

di sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio.

Colui che con lor viene, e da' più degni

ha tanto onor, mai più non conobbi io;

ma, se me ne fur dati veri segni,

è l'uom che di veder tanto desio,

Iacobo Sanazar, ch'alle Camene

lasciar fa i monti ed abitar l'arene.

18

Ecco il dotto, il fedele, il diligentesecretario Pistofilo, ch'insiemecon gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sentepiacer, che più del mar per me non teme.Annibal Malaguzzo, il mio parente,veggo con l'Adoardo, che gran spememi dà, ch'ancor del mio nativo nidoudir farà da Calpe agli Indi il grido.

Ecco il dotto, il fedele, il diligentesecretario Pistofilo, ch'insiemecon gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sentepiacer, che più del mar per me non teme.Annibal Malaguzzo, il mio parente,veggo con l'Adoardo, che gran spememi dà, ch'ancor del mio nativo nidoudir farà da Calpe agli Indi il grido.

Ecco il dotto, il fedele, il diligente

secretario Pistofilo, ch'insieme

con gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sente

piacer, che più del mar per me non teme.

Annibal Malaguzzo, il mio parente,

veggo con l'Adoardo, che gran speme

mi dà, ch'ancor del mio nativo nido

udir farà da Calpe agli Indi il grido.

19

Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festadi rivedermi, e la fanno altri cento.Veggo le donne e gli uomini di questamia ritornata ognun parer contento.Dunque, a finir la breve via che resta,non sia più indugio, or ch'ho propizio il vento;e torniamo a Melissa, e con che aitasalvò, diciamo, al buon Ruggier la vita.

Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festadi rivedermi, e la fanno altri cento.Veggo le donne e gli uomini di questamia ritornata ognun parer contento.Dunque, a finir la breve via che resta,non sia più indugio, or ch'ho propizio il vento;e torniamo a Melissa, e con che aitasalvò, diciamo, al buon Ruggier la vita.

Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festa

di rivedermi, e la fanno altri cento.

Veggo le donne e gli uomini di questa

mia ritornata ognun parer contento.

Dunque, a finir la breve via che resta,

non sia più indugio, or ch'ho propizio il vento;

e torniamo a Melissa, e con che aita

salvò, diciamo, al buon Ruggier la vita.

20

Questa Melissa, come so che dettov'ho molte volte, avea sommo desireche Bradamante con Ruggier di strettonodo s'avesse in matrimonio a unire;e d'ambi il bene e il male avea sì a petto,che d'ora in ora ne volea sentire.Per questo spirti avea sempre per via,che, quando andava l'un, l'altro venìa.

Questa Melissa, come so che dettov'ho molte volte, avea sommo desireche Bradamante con Ruggier di strettonodo s'avesse in matrimonio a unire;e d'ambi il bene e il male avea sì a petto,che d'ora in ora ne volea sentire.Per questo spirti avea sempre per via,che, quando andava l'un, l'altro venìa.

Questa Melissa, come so che detto

v'ho molte volte, avea sommo desire

che Bradamante con Ruggier di stretto

nodo s'avesse in matrimonio a unire;

e d'ambi il bene e il male avea sì a petto,

che d'ora in ora ne volea sentire.

Per questo spirti avea sempre per via,

che, quando andava l'un, l'altro venìa.

21

In preda del dolor tenace e forteRuggier tra le scure ombre vide posto,il qual di non gustar d'alcuna sortemai più vivanda fermo era e disposto,e col digiun si volea dar la morte:ma fu l'aiuto di Melissa tosto;che, del suo albergo uscita, la via tenneove in Leone ad incontrar si venne:

In preda del dolor tenace e forteRuggier tra le scure ombre vide posto,il qual di non gustar d'alcuna sortemai più vivanda fermo era e disposto,e col digiun si volea dar la morte:ma fu l'aiuto di Melissa tosto;che, del suo albergo uscita, la via tenneove in Leone ad incontrar si venne:

In preda del dolor tenace e forte

Ruggier tra le scure ombre vide posto,

il qual di non gustar d'alcuna sorte

mai più vivanda fermo era e disposto,

e col digiun si volea dar la morte:

ma fu l'aiuto di Melissa tosto;

che, del suo albergo uscita, la via tenne

ove in Leone ad incontrar si venne:

22

il qual mandato, l'uno a l'altro appresso,sua gente avea per tutti i luoghi intorno;e poscia era in persona andato anch'essoper trovare il guerrier dal liocorno.La saggia incantatrice, la qual messofreno e sella a uno spirto avea quel giorno,e l'avea sotto in forma di ronzino,trovò questo figliuol di Costantino.

il qual mandato, l'uno a l'altro appresso,sua gente avea per tutti i luoghi intorno;e poscia era in persona andato anch'essoper trovare il guerrier dal liocorno.La saggia incantatrice, la qual messofreno e sella a uno spirto avea quel giorno,e l'avea sotto in forma di ronzino,trovò questo figliuol di Costantino.

il qual mandato, l'uno a l'altro appresso,

sua gente avea per tutti i luoghi intorno;

e poscia era in persona andato anch'esso

per trovare il guerrier dal liocorno.

La saggia incantatrice, la qual messo

freno e sella a uno spirto avea quel giorno,

e l'avea sotto in forma di ronzino,

trovò questo figliuol di Costantino.

23

— Se de l'animo è tal la nobiltate,qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra;se la cortesia dentro e la bontadeben corrisponde alla presenza vostra,qualche conforto, qualche aiuto dateal miglior cavallier de l'età nostra;che s'aiuto non ha tosto e conforto,non è molto lontano a restar morto.

— Se de l'animo è tal la nobiltate,qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra;se la cortesia dentro e la bontadeben corrisponde alla presenza vostra,qualche conforto, qualche aiuto dateal miglior cavallier de l'età nostra;che s'aiuto non ha tosto e conforto,non è molto lontano a restar morto.

— Se de l'animo è tal la nobiltate,

qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra;

se la cortesia dentro e la bontade

ben corrisponde alla presenza vostra,

qualche conforto, qualche aiuto date

al miglior cavallier de l'età nostra;

che s'aiuto non ha tosto e conforto,

non è molto lontano a restar morto.

24

Il miglior cavallier, che spada a latoe scudo in braccio mai portassi o porti;il più bello e gentil ch'al mondo statomai sia di quanti ne son vivi o morti,sol per un'alta cortesia c'ha usato,sta per morir, se non ha chi 'l conforti.Per Dio, signor, venite, e fate provas'allo suo scampo alcun consiglio giova. —

Il miglior cavallier, che spada a latoe scudo in braccio mai portassi o porti;il più bello e gentil ch'al mondo statomai sia di quanti ne son vivi o morti,sol per un'alta cortesia c'ha usato,sta per morir, se non ha chi 'l conforti.Per Dio, signor, venite, e fate provas'allo suo scampo alcun consiglio giova. —

Il miglior cavallier, che spada a lato

e scudo in braccio mai portassi o porti;

il più bello e gentil ch'al mondo stato

mai sia di quanti ne son vivi o morti,

sol per un'alta cortesia c'ha usato,

sta per morir, se non ha chi 'l conforti.

Per Dio, signor, venite, e fate prova

s'allo suo scampo alcun consiglio giova. —

25

Ne l'animo a Leon subito cadeche 'l cavallier di chi costei ragiona,sia quel che per trovar fa le contradecercare intorno, e cerca egli in persona;sì ch'a lei dietro, che gli persuadesì pietosa opra, in molta fretta sprona:la qual lo trasse (e non fer gran camino)ove alla morte era Ruggier vicino.

Ne l'animo a Leon subito cadeche 'l cavallier di chi costei ragiona,sia quel che per trovar fa le contradecercare intorno, e cerca egli in persona;sì ch'a lei dietro, che gli persuadesì pietosa opra, in molta fretta sprona:la qual lo trasse (e non fer gran camino)ove alla morte era Ruggier vicino.

Ne l'animo a Leon subito cade

che 'l cavallier di chi costei ragiona,

sia quel che per trovar fa le contrade

cercare intorno, e cerca egli in persona;

sì ch'a lei dietro, che gli persuade

sì pietosa opra, in molta fretta sprona:

la qual lo trasse (e non fer gran camino)

ove alla morte era Ruggier vicino.

26

Lo ritrovar che senza cibo statoera tre giorni, e in modo lasso e vinto,ch'in piè a fatica si saria levato,per ricader, se ben non fosse spinto.Giacea disteso in terra tutto armato,con l'elmo in testa, e de la spada cinto;e guancial de lo scudo s'avea fatto,in che 'l bianco liocorno era ritratto.

Lo ritrovar che senza cibo statoera tre giorni, e in modo lasso e vinto,ch'in piè a fatica si saria levato,per ricader, se ben non fosse spinto.Giacea disteso in terra tutto armato,con l'elmo in testa, e de la spada cinto;e guancial de lo scudo s'avea fatto,in che 'l bianco liocorno era ritratto.

Lo ritrovar che senza cibo stato

era tre giorni, e in modo lasso e vinto,

ch'in piè a fatica si saria levato,

per ricader, se ben non fosse spinto.

Giacea disteso in terra tutto armato,

con l'elmo in testa, e de la spada cinto;

e guancial de lo scudo s'avea fatto,

in che 'l bianco liocorno era ritratto.

27

Quivi pensando quanta ingiuria egli abbiafatto alla donna, e quanto ingrato e quantoisconoscente le sia stato, arrabbia,non pur si duole; e se n'affligge tanto,che si morde le man, morde le labbia,sparge le guance di continuo pianto;e per la fantasia che v'ha sì fissa,né Leon venir sente né Melissa;

Quivi pensando quanta ingiuria egli abbiafatto alla donna, e quanto ingrato e quantoisconoscente le sia stato, arrabbia,non pur si duole; e se n'affligge tanto,che si morde le man, morde le labbia,sparge le guance di continuo pianto;e per la fantasia che v'ha sì fissa,né Leon venir sente né Melissa;

Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia

fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto

isconoscente le sia stato, arrabbia,

non pur si duole; e se n'affligge tanto,

che si morde le man, morde le labbia,

sparge le guance di continuo pianto;

e per la fantasia che v'ha sì fissa,

né Leon venir sente né Melissa;

28

né per questo interrompe il suo lamento,né cessano i sospir, né il pianto cessa.Leon si ferma, e sta ad udire intento;poi smonta del cavallo, e se gli appressa.Amore esser cagion di quel tormentoconosce ben; ma la persona espressanon gli è, per cui sostien tanto martire;ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire.

né per questo interrompe il suo lamento,né cessano i sospir, né il pianto cessa.Leon si ferma, e sta ad udire intento;poi smonta del cavallo, e se gli appressa.Amore esser cagion di quel tormentoconosce ben; ma la persona espressanon gli è, per cui sostien tanto martire;ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire.

né per questo interrompe il suo lamento,

né cessano i sospir, né il pianto cessa.

Leon si ferma, e sta ad udire intento;

poi smonta del cavallo, e se gli appressa.

Amore esser cagion di quel tormento

conosce ben; ma la persona espressa

non gli è, per cui sostien tanto martire;

ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire.

29

Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta,tanto che se gli accosta a faccia a faccia;e con fraterno affetto lo saluta,e se gli china a lato, e al collo abbraccia.Io non so quanto ben questa venutadi Leone improvisa a Ruggier piaccia;che teme che lo turbi e gli dia noia,e se gli voglia oppor, perché non muoia.

Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta,tanto che se gli accosta a faccia a faccia;e con fraterno affetto lo saluta,e se gli china a lato, e al collo abbraccia.Io non so quanto ben questa venutadi Leone improvisa a Ruggier piaccia;che teme che lo turbi e gli dia noia,e se gli voglia oppor, perché non muoia.

Più inanzi, e poi più inanzi i passi muta,

tanto che se gli accosta a faccia a faccia;

e con fraterno affetto lo saluta,

e se gli china a lato, e al collo abbraccia.

Io non so quanto ben questa venuta

di Leone improvisa a Ruggier piaccia;

che teme che lo turbi e gli dia noia,

e se gli voglia oppor, perché non muoia.

30

Leon con le più dolci e più soaviparole che sa dir, con quel più amoreche può mostrar, gli dice: — Non ti gravid'aprirmi la cagion del tuo dolore;che pochi mali al mondo son sì pravi,che l'uomo trar non se ne possa fuore,se la cagion si sa; né debbe privodi speranza esser mai, fin che sia vivo.

Leon con le più dolci e più soaviparole che sa dir, con quel più amoreche può mostrar, gli dice: — Non ti gravid'aprirmi la cagion del tuo dolore;che pochi mali al mondo son sì pravi,che l'uomo trar non se ne possa fuore,se la cagion si sa; né debbe privodi speranza esser mai, fin che sia vivo.

Leon con le più dolci e più soavi

parole che sa dir, con quel più amore

che può mostrar, gli dice: — Non ti gravi

d'aprirmi la cagion del tuo dolore;

che pochi mali al mondo son sì pravi,

che l'uomo trar non se ne possa fuore,

se la cagion si sa; né debbe privo

di speranza esser mai, fin che sia vivo.

31

Ben mi duol che celar t'abbi volutoda me, che sai s'io ti son vero amico,non sol dipoi ch'io ti son sì tenuto,che mai dal nodo tuo non mi districo,ma fin allora ch'avrei causa avutod'esserti sempre capital nimico;e dèi sperar ch'io sia per darti aitacon l'aver, con gli amici e con la vita.

Ben mi duol che celar t'abbi volutoda me, che sai s'io ti son vero amico,non sol dipoi ch'io ti son sì tenuto,che mai dal nodo tuo non mi districo,ma fin allora ch'avrei causa avutod'esserti sempre capital nimico;e dèi sperar ch'io sia per darti aitacon l'aver, con gli amici e con la vita.

Ben mi duol che celar t'abbi voluto

da me, che sai s'io ti son vero amico,

non sol dipoi ch'io ti son sì tenuto,

che mai dal nodo tuo non mi districo,

ma fin allora ch'avrei causa avuto

d'esserti sempre capital nimico;

e dèi sperar ch'io sia per darti aita

con l'aver, con gli amici e con la vita.

32

Di meco conferir non ti rincrescail tuo dolore, e lasciami far prova,se forza, se lusinga, acciò tu n'esca,se gran tesor, s'arte, s'astuzia giova.Poi, quando l'opra mia non ti riesca,la morte sia ch'al fin te ne rimuova:ma non voler venir prima a quest'atto,che ciò che si può far, non abbi fatto. —

Di meco conferir non ti rincrescail tuo dolore, e lasciami far prova,se forza, se lusinga, acciò tu n'esca,se gran tesor, s'arte, s'astuzia giova.Poi, quando l'opra mia non ti riesca,la morte sia ch'al fin te ne rimuova:ma non voler venir prima a quest'atto,che ciò che si può far, non abbi fatto. —

Di meco conferir non ti rincresca

il tuo dolore, e lasciami far prova,

se forza, se lusinga, acciò tu n'esca,

se gran tesor, s'arte, s'astuzia giova.

Poi, quando l'opra mia non ti riesca,

la morte sia ch'al fin te ne rimuova:

ma non voler venir prima a quest'atto,

che ciò che si può far, non abbi fatto. —

33

E seguitò con sì efficaci prieghi,e con parlar sì umano e sì benigno,che non può far Ruggier che non si pieghi;che né di ferro ha il cor né di macigno,e vede, quando la risposta nieghi,che farà discortese atto e maligno.Risponde; ma due volte o tre s'incoccaprima il parlar, ch'uscir voglia di bocca.

E seguitò con sì efficaci prieghi,e con parlar sì umano e sì benigno,che non può far Ruggier che non si pieghi;che né di ferro ha il cor né di macigno,e vede, quando la risposta nieghi,che farà discortese atto e maligno.Risponde; ma due volte o tre s'incoccaprima il parlar, ch'uscir voglia di bocca.

E seguitò con sì efficaci prieghi,

e con parlar sì umano e sì benigno,

che non può far Ruggier che non si pieghi;

che né di ferro ha il cor né di macigno,

e vede, quando la risposta nieghi,

che farà discortese atto e maligno.

Risponde; ma due volte o tre s'incocca

prima il parlar, ch'uscir voglia di bocca.

34

— Signor mio (disse al fin), quando sapraicolui ch'io son (che son per dirtel ora),mi rendo certo che di me sarainon men contento, e forse più, ch'io muora.Sappi ch'io son colui che sì in odio hai:io son Ruggier ch'ebbi te in odio ancora;e che con intenzion di porti a morte,già son più giorni, usci' di questa corte;

— Signor mio (disse al fin), quando sapraicolui ch'io son (che son per dirtel ora),mi rendo certo che di me sarainon men contento, e forse più, ch'io muora.Sappi ch'io son colui che sì in odio hai:io son Ruggier ch'ebbi te in odio ancora;e che con intenzion di porti a morte,già son più giorni, usci' di questa corte;

— Signor mio (disse al fin), quando saprai

colui ch'io son (che son per dirtel ora),

mi rendo certo che di me sarai

non men contento, e forse più, ch'io muora.

Sappi ch'io son colui che sì in odio hai:

io son Ruggier ch'ebbi te in odio ancora;

e che con intenzion di porti a morte,

già son più giorni, usci' di questa corte;

35

acciò per te non mi vedessi toltaBradamante, sentendo esser d'Amonela voluntade a tuo favor rivolta.Ma perché ordina l'uomo, e Dio dispone,venne il bisogno ove mi fe' la moltatua cortesia mutar d'opinione;e non pur l'odio ch'io t'avea, deposi,ma fe' ch'esser tuo sempre io mi disposi.

acciò per te non mi vedessi toltaBradamante, sentendo esser d'Amonela voluntade a tuo favor rivolta.Ma perché ordina l'uomo, e Dio dispone,venne il bisogno ove mi fe' la moltatua cortesia mutar d'opinione;e non pur l'odio ch'io t'avea, deposi,ma fe' ch'esser tuo sempre io mi disposi.

acciò per te non mi vedessi tolta

Bradamante, sentendo esser d'Amone

la voluntade a tuo favor rivolta.

Ma perché ordina l'uomo, e Dio dispone,

venne il bisogno ove mi fe' la molta

tua cortesia mutar d'opinione;

e non pur l'odio ch'io t'avea, deposi,

ma fe' ch'esser tuo sempre io mi disposi.

36

Tu mi pregasti, non sapendo ch'iofossi Ruggier, ch'io ti facessi averela donna; ch'altretanto saria il miocor fuor del corpo, o l'anima volere.Se sodisfar più tosto al tuo disio,ch'al mio, ho voluto, t'ho fatto vedere.Tua fatta è Bradamante; abbila in pace:molto più che 'l mio bene, il tuo mi piace.

Tu mi pregasti, non sapendo ch'iofossi Ruggier, ch'io ti facessi averela donna; ch'altretanto saria il miocor fuor del corpo, o l'anima volere.Se sodisfar più tosto al tuo disio,ch'al mio, ho voluto, t'ho fatto vedere.Tua fatta è Bradamante; abbila in pace:molto più che 'l mio bene, il tuo mi piace.

Tu mi pregasti, non sapendo ch'io

fossi Ruggier, ch'io ti facessi avere

la donna; ch'altretanto saria il mio

cor fuor del corpo, o l'anima volere.

Se sodisfar più tosto al tuo disio,

ch'al mio, ho voluto, t'ho fatto vedere.

Tua fatta è Bradamante; abbila in pace:

molto più che 'l mio bene, il tuo mi piace.

37

Piaccia a te ancora, se privo di leimi son, ch'insieme io sia di vita privo;che più tosto senz'anima potrei,che senza Bradamante restar vivo.Appresso, per averla tu non seimai legitimamente, fin ch'io vivo:che tra noi sposalizio è già contratto,né duo mariti ella può avere a un tratto. —

Piaccia a te ancora, se privo di leimi son, ch'insieme io sia di vita privo;che più tosto senz'anima potrei,che senza Bradamante restar vivo.Appresso, per averla tu non seimai legitimamente, fin ch'io vivo:che tra noi sposalizio è già contratto,né duo mariti ella può avere a un tratto. —

Piaccia a te ancora, se privo di lei

mi son, ch'insieme io sia di vita privo;

che più tosto senz'anima potrei,

che senza Bradamante restar vivo.

Appresso, per averla tu non sei

mai legitimamente, fin ch'io vivo:

che tra noi sposalizio è già contratto,

né duo mariti ella può avere a un tratto. —

38

Riman Leon sì pien di maraviglia,quando Ruggiero esser costui gli è noto,che senza muover bocca o batter cigliao mutar piè, come una statua, è immoto:a statua, più ch'ad uomo, s'assimiglia,che ne le chiese alcun metta per voto.Ben sì gran cortesia questa gli pare,che non ha avuto e non avrà mai pare.

Riman Leon sì pien di maraviglia,quando Ruggiero esser costui gli è noto,che senza muover bocca o batter cigliao mutar piè, come una statua, è immoto:a statua, più ch'ad uomo, s'assimiglia,che ne le chiese alcun metta per voto.Ben sì gran cortesia questa gli pare,che non ha avuto e non avrà mai pare.

Riman Leon sì pien di maraviglia,

quando Ruggiero esser costui gli è noto,

che senza muover bocca o batter ciglia

o mutar piè, come una statua, è immoto:

a statua, più ch'ad uomo, s'assimiglia,

che ne le chiese alcun metta per voto.

Ben sì gran cortesia questa gli pare,

che non ha avuto e non avrà mai pare.

39

E conosciutol per Ruggier, non solonon scema il ben che gli voleva pria;ma sì l'accresce, che non men del duolodi Ruggiero egli, che Ruggier, patia.Per questo, e per mostrarsi che figliuolod'imperator meritamente sia,non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede,ch'in cortesia gli metta inanzi il piede.

E conosciutol per Ruggier, non solonon scema il ben che gli voleva pria;ma sì l'accresce, che non men del duolodi Ruggiero egli, che Ruggier, patia.Per questo, e per mostrarsi che figliuolod'imperator meritamente sia,non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede,ch'in cortesia gli metta inanzi il piede.

E conosciutol per Ruggier, non solo

non scema il ben che gli voleva pria;

ma sì l'accresce, che non men del duolo

di Ruggiero egli, che Ruggier, patia.

Per questo, e per mostrarsi che figliuolo

d'imperator meritamente sia,

non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede,

ch'in cortesia gli metta inanzi il piede.

40

E dice: — Se quel dì, Ruggier, ch'offesofu il campo mio dal valor tuo stupendo,ancor ch'io t'avea in odio, avessi intesoche tu fossi Ruggier, come ora intendo;così la tua virtù m'avrebbe preso,come fece anco allor, non lo sapendo;e così spinto dal cor l'odio, e tostoquesto amor ch'io ti porto, v'avria posto.

E dice: — Se quel dì, Ruggier, ch'offesofu il campo mio dal valor tuo stupendo,ancor ch'io t'avea in odio, avessi intesoche tu fossi Ruggier, come ora intendo;così la tua virtù m'avrebbe preso,come fece anco allor, non lo sapendo;e così spinto dal cor l'odio, e tostoquesto amor ch'io ti porto, v'avria posto.

E dice: — Se quel dì, Ruggier, ch'offeso

fu il campo mio dal valor tuo stupendo,

ancor ch'io t'avea in odio, avessi inteso

che tu fossi Ruggier, come ora intendo;

così la tua virtù m'avrebbe preso,

come fece anco allor, non lo sapendo;

e così spinto dal cor l'odio, e tosto

questo amor ch'io ti porto, v'avria posto.

41

Che prima il nome di Ruggiero odiassi,ch'io sapessi che tu fosse Ruggiero,non negherò: ma ch'or più inanzi passil'odio ch'io t'ebbi, t'esca del pensiero.E se, quando di carcere io ti trassi,n'avesse, come or n'ho, saputo il vero;il medesimo avrei fatto anco allora,ch'a benefizio tuo son per far ora.

Che prima il nome di Ruggiero odiassi,ch'io sapessi che tu fosse Ruggiero,non negherò: ma ch'or più inanzi passil'odio ch'io t'ebbi, t'esca del pensiero.E se, quando di carcere io ti trassi,n'avesse, come or n'ho, saputo il vero;il medesimo avrei fatto anco allora,ch'a benefizio tuo son per far ora.

Che prima il nome di Ruggiero odiassi,

ch'io sapessi che tu fosse Ruggiero,

non negherò: ma ch'or più inanzi passi

l'odio ch'io t'ebbi, t'esca del pensiero.

E se, quando di carcere io ti trassi,

n'avesse, come or n'ho, saputo il vero;

il medesimo avrei fatto anco allora,

ch'a benefizio tuo son per far ora.

42

E s'allor volentier fatto l'avrei,ch'io non t'era, come or sono, obligato;quant'or più farlo debbo, che sarei,non lo facendo, il più d'ogn'altro ingrato;poi che negando il tuo voler, ti seiprivo d'ogni tuo bene, e a me l'hai dato.Ma te lo rendo, e più contento sonorenderlo a te, ch'aver io avuto il dono.

E s'allor volentier fatto l'avrei,ch'io non t'era, come or sono, obligato;quant'or più farlo debbo, che sarei,non lo facendo, il più d'ogn'altro ingrato;poi che negando il tuo voler, ti seiprivo d'ogni tuo bene, e a me l'hai dato.Ma te lo rendo, e più contento sonorenderlo a te, ch'aver io avuto il dono.

E s'allor volentier fatto l'avrei,

ch'io non t'era, come or sono, obligato;

quant'or più farlo debbo, che sarei,

non lo facendo, il più d'ogn'altro ingrato;

poi che negando il tuo voler, ti sei

privo d'ogni tuo bene, e a me l'hai dato.

Ma te lo rendo, e più contento sono

renderlo a te, ch'aver io avuto il dono.

43

Molto più a te, ch'a me, costei conviensi,la qual, ben ch'io per li suoi merit'ami,non è però, s'altri l'avrà, ch'io pensi,come tu, al viver mio romper li stami.Non vo' che la tua morte mi dispensi,che possi, sciolto ch'ella avrà i legamiche son del matrimonio ora fra voi,per legitima moglie averla io poi.

Molto più a te, ch'a me, costei conviensi,la qual, ben ch'io per li suoi merit'ami,non è però, s'altri l'avrà, ch'io pensi,come tu, al viver mio romper li stami.Non vo' che la tua morte mi dispensi,che possi, sciolto ch'ella avrà i legamiche son del matrimonio ora fra voi,per legitima moglie averla io poi.

Molto più a te, ch'a me, costei conviensi,

la qual, ben ch'io per li suoi merit'ami,

non è però, s'altri l'avrà, ch'io pensi,

come tu, al viver mio romper li stami.

Non vo' che la tua morte mi dispensi,

che possi, sciolto ch'ella avrà i legami

che son del matrimonio ora fra voi,

per legitima moglie averla io poi.

44

Non che di lei, ma restar privo vogliodi ciò c'ho al mondo, e de la vita appresso,prima che s'oda mai ch'abbia cordoglioper mia cagion tal cavalliero oppresso.De la tua difidenza ben mi doglio;che tu che puoi, non men che di te stesso,di me dispor, più tosto abbi volutomorir di duol, che da me avere aiuto. —

Non che di lei, ma restar privo vogliodi ciò c'ho al mondo, e de la vita appresso,prima che s'oda mai ch'abbia cordoglioper mia cagion tal cavalliero oppresso.De la tua difidenza ben mi doglio;che tu che puoi, non men che di te stesso,di me dispor, più tosto abbi volutomorir di duol, che da me avere aiuto. —

Non che di lei, ma restar privo voglio

di ciò c'ho al mondo, e de la vita appresso,

prima che s'oda mai ch'abbia cordoglio

per mia cagion tal cavalliero oppresso.

De la tua difidenza ben mi doglio;

che tu che puoi, non men che di te stesso,

di me dispor, più tosto abbi voluto

morir di duol, che da me avere aiuto. —

45

Queste parole ed altre suggiungendo,che tutte saria lungo riferire,e sempre le ragion redarguendo,ch'in contrario Ruggier gli potea dire;fe' tanto, ch'al fin disse: — Io mi ti rendo,e contento sarò di non morire.Ma quando ti sciorrò l'obligo mai,ché due volte la vita dato m'hai? —

Queste parole ed altre suggiungendo,che tutte saria lungo riferire,e sempre le ragion redarguendo,ch'in contrario Ruggier gli potea dire;fe' tanto, ch'al fin disse: — Io mi ti rendo,e contento sarò di non morire.Ma quando ti sciorrò l'obligo mai,ché due volte la vita dato m'hai? —

Queste parole ed altre suggiungendo,

che tutte saria lungo riferire,

e sempre le ragion redarguendo,

ch'in contrario Ruggier gli potea dire;

fe' tanto, ch'al fin disse: — Io mi ti rendo,

e contento sarò di non morire.

Ma quando ti sciorrò l'obligo mai,

ché due volte la vita dato m'hai? —

46

Cibo soave e precioso vinoMelissa ivi portar fece in un tratto;e confortò Ruggier, ch'era vicino,non s'aiutando, a rimaner disfatto.Sentito in questo tempo avea Frontinocavalli quivi, e v'era accorso ratto.Leon pigliar da li scudieri suoilo fe' e sellare, ed a Ruggier dar poi;

Cibo soave e precioso vinoMelissa ivi portar fece in un tratto;e confortò Ruggier, ch'era vicino,non s'aiutando, a rimaner disfatto.Sentito in questo tempo avea Frontinocavalli quivi, e v'era accorso ratto.Leon pigliar da li scudieri suoilo fe' e sellare, ed a Ruggier dar poi;

Cibo soave e precioso vino

Melissa ivi portar fece in un tratto;

e confortò Ruggier, ch'era vicino,

non s'aiutando, a rimaner disfatto.

Sentito in questo tempo avea Frontino

cavalli quivi, e v'era accorso ratto.

Leon pigliar da li scudieri suoi

lo fe' e sellare, ed a Ruggier dar poi;

47

il qual con gran fatica, ancor ch'aiutoavesse da Leon, sopra vi salse:così quel vigor manco era venuto,che pochi giorni inanzi in modo valse,che vincer tutto un campo avea potuto,e far quel che fe' poi con l'arme false.Quindi partiti, giunser, che più vianon fer di mezza lega, a una badia:

il qual con gran fatica, ancor ch'aiutoavesse da Leon, sopra vi salse:così quel vigor manco era venuto,che pochi giorni inanzi in modo valse,che vincer tutto un campo avea potuto,e far quel che fe' poi con l'arme false.Quindi partiti, giunser, che più vianon fer di mezza lega, a una badia:

il qual con gran fatica, ancor ch'aiuto

avesse da Leon, sopra vi salse:

così quel vigor manco era venuto,

che pochi giorni inanzi in modo valse,

che vincer tutto un campo avea potuto,

e far quel che fe' poi con l'arme false.

Quindi partiti, giunser, che più via

non fer di mezza lega, a una badia:

48

ove posaro il resto di quel giorno,e l'altro appresso, e l'altro tutto intero,tanto che 'l cavallier dal liocornotornato fu nel suo vigor primiero.Poi con Melissa e con Leon ritornoalla città real fece Ruggiero,e vi trovò che la passata seral'imbasciaria de' Bulgari giunt'era.

ove posaro il resto di quel giorno,e l'altro appresso, e l'altro tutto intero,tanto che 'l cavallier dal liocornotornato fu nel suo vigor primiero.Poi con Melissa e con Leon ritornoalla città real fece Ruggiero,e vi trovò che la passata seral'imbasciaria de' Bulgari giunt'era.

ove posaro il resto di quel giorno,

e l'altro appresso, e l'altro tutto intero,

tanto che 'l cavallier dal liocorno

tornato fu nel suo vigor primiero.

Poi con Melissa e con Leon ritorno

alla città real fece Ruggiero,

e vi trovò che la passata sera

l'imbasciaria de' Bulgari giunt'era.

49

Che quella nazion, la qual s'aveaRuggiero eletto re, quivi a chiamarlomandava questi suoi, che si credead'averlo in Francia appresso al magno Carlo:perché giurargli fedeltà volea,e dar di sé dominio, e coronarlo.Lo scudier di Ruggier, che si ritrovacon questa gente, ha di lui dato nuova.

Che quella nazion, la qual s'aveaRuggiero eletto re, quivi a chiamarlomandava questi suoi, che si credead'averlo in Francia appresso al magno Carlo:perché giurargli fedeltà volea,e dar di sé dominio, e coronarlo.Lo scudier di Ruggier, che si ritrovacon questa gente, ha di lui dato nuova.

Che quella nazion, la qual s'avea

Ruggiero eletto re, quivi a chiamarlo

mandava questi suoi, che si credea

d'averlo in Francia appresso al magno Carlo:

perché giurargli fedeltà volea,

e dar di sé dominio, e coronarlo.

Lo scudier di Ruggier, che si ritrova

con questa gente, ha di lui dato nuova.

50

De la battaglia ha detto, ch'in favorede' Bulgari a Belgrado egli avea fatta,ove Leon col padre imperatorevinto, e sua gente avea morta e disfatta;e per questo l'avean fatto signore,messo da parte ogni uomo di sua schiatta:e come a Novengrado era poi statopreso da Ungiardo, e a Teodora dato:

De la battaglia ha detto, ch'in favorede' Bulgari a Belgrado egli avea fatta,ove Leon col padre imperatorevinto, e sua gente avea morta e disfatta;e per questo l'avean fatto signore,messo da parte ogni uomo di sua schiatta:e come a Novengrado era poi statopreso da Ungiardo, e a Teodora dato:

De la battaglia ha detto, ch'in favore

de' Bulgari a Belgrado egli avea fatta,

ove Leon col padre imperatore

vinto, e sua gente avea morta e disfatta;

e per questo l'avean fatto signore,

messo da parte ogni uomo di sua schiatta:

e come a Novengrado era poi stato

preso da Ungiardo, e a Teodora dato:

51

e che venuta era la nuova certa,che 'l suo guardian s'era trovato ucciso,e lui fuggito, e la prigione aperta:che poi ne fosse, non v'era altro avviso.Entrò Ruggier per via molto copertane la città, né fu veduto in viso.La seguente mattina egli e 'l compagnoLeone appresentossi a Carlo Magno.

e che venuta era la nuova certa,che 'l suo guardian s'era trovato ucciso,e lui fuggito, e la prigione aperta:che poi ne fosse, non v'era altro avviso.Entrò Ruggier per via molto copertane la città, né fu veduto in viso.La seguente mattina egli e 'l compagnoLeone appresentossi a Carlo Magno.

e che venuta era la nuova certa,

che 'l suo guardian s'era trovato ucciso,

e lui fuggito, e la prigione aperta:

che poi ne fosse, non v'era altro avviso.

Entrò Ruggier per via molto coperta

ne la città, né fu veduto in viso.

La seguente mattina egli e 'l compagno

Leone appresentossi a Carlo Magno.

52

S'appresentò Ruggier con l'augel d'oroche nel campo vermiglio avea due teste,e come disegnato era fra loro,con le medesme insegne e sopravesteche, come dianzi ne la pugna foro,eran tagliate ancor, forate e peste;sì che tosto per quel fu conosciuto,ch'avea con Bradamante combattuto.

S'appresentò Ruggier con l'augel d'oroche nel campo vermiglio avea due teste,e come disegnato era fra loro,con le medesme insegne e sopravesteche, come dianzi ne la pugna foro,eran tagliate ancor, forate e peste;sì che tosto per quel fu conosciuto,ch'avea con Bradamante combattuto.

S'appresentò Ruggier con l'augel d'oro

che nel campo vermiglio avea due teste,

e come disegnato era fra loro,

con le medesme insegne e sopraveste

che, come dianzi ne la pugna foro,

eran tagliate ancor, forate e peste;

sì che tosto per quel fu conosciuto,

ch'avea con Bradamante combattuto.

53

Con ricche vesti e regalmente ornatoLeon senz'arme a par con lui venìa;e dinanzi e di dietro e d'ogni latoavea onorata e degna compagnia.A Carlo s'inchinò, che già levatose gli era incontra; e avendo tuttaviaRuggier per man, nel qual intente e fisseognuno avea le luci, così disse:

Con ricche vesti e regalmente ornatoLeon senz'arme a par con lui venìa;e dinanzi e di dietro e d'ogni latoavea onorata e degna compagnia.A Carlo s'inchinò, che già levatose gli era incontra; e avendo tuttaviaRuggier per man, nel qual intente e fisseognuno avea le luci, così disse:

Con ricche vesti e regalmente ornato

Leon senz'arme a par con lui venìa;

e dinanzi e di dietro e d'ogni lato

avea onorata e degna compagnia.

A Carlo s'inchinò, che già levato

se gli era incontra; e avendo tuttavia

Ruggier per man, nel qual intente e fisse

ognuno avea le luci, così disse:

54

— Questo è il buon cavalliero il qual difesos'è dal nascer del giorno al giorno estinto;e poi che Bradamante o morto o presoo fuor non l'ha de lo steccato spinto,magnanimo signor, se bene intesoha il vostro bando, è certo d'aver vinto,e d'aver lei per moglie guadagnata;e così viene, acciò che gli sia data.

— Questo è il buon cavalliero il qual difesos'è dal nascer del giorno al giorno estinto;e poi che Bradamante o morto o presoo fuor non l'ha de lo steccato spinto,magnanimo signor, se bene intesoha il vostro bando, è certo d'aver vinto,e d'aver lei per moglie guadagnata;e così viene, acciò che gli sia data.

— Questo è il buon cavalliero il qual difeso

s'è dal nascer del giorno al giorno estinto;

e poi che Bradamante o morto o preso

o fuor non l'ha de lo steccato spinto,

magnanimo signor, se bene inteso

ha il vostro bando, è certo d'aver vinto,

e d'aver lei per moglie guadagnata;

e così viene, acciò che gli sia data.

55

Oltre che di ragion, per lo tenoredel bando, non v'ha altr'uom da far disegno:se s'ha da meritarla per valore,qual cavallier più di costui n'è degno?s'aver la dee chi più le porta amore,non è chi 'l passi o ch'arrivi al suo segno.Ed è qui presto contra a chi s'oppone,per difender con l'arme sua ragione. —

Oltre che di ragion, per lo tenoredel bando, non v'ha altr'uom da far disegno:se s'ha da meritarla per valore,qual cavallier più di costui n'è degno?s'aver la dee chi più le porta amore,non è chi 'l passi o ch'arrivi al suo segno.Ed è qui presto contra a chi s'oppone,per difender con l'arme sua ragione. —

Oltre che di ragion, per lo tenore

del bando, non v'ha altr'uom da far disegno:

se s'ha da meritarla per valore,

qual cavallier più di costui n'è degno?

s'aver la dee chi più le porta amore,

non è chi 'l passi o ch'arrivi al suo segno.

Ed è qui presto contra a chi s'oppone,

per difender con l'arme sua ragione. —

56

Carlo e tutta la corte stupefatta,questo udendo, restò; ch'avea credutoche Leon la battaglia avesse fatta,non questo cavallier non conosciuto.Marfisa, che con gli altri quivi trattas'era ad udire, e ch'a pena potutoavea tacer fin che Leon finisseil suo parlar, si fece inanzi e disse:

Carlo e tutta la corte stupefatta,questo udendo, restò; ch'avea credutoche Leon la battaglia avesse fatta,non questo cavallier non conosciuto.Marfisa, che con gli altri quivi trattas'era ad udire, e ch'a pena potutoavea tacer fin che Leon finisseil suo parlar, si fece inanzi e disse:

Carlo e tutta la corte stupefatta,

questo udendo, restò; ch'avea creduto

che Leon la battaglia avesse fatta,

non questo cavallier non conosciuto.

Marfisa, che con gli altri quivi tratta

s'era ad udire, e ch'a pena potuto

avea tacer fin che Leon finisse

il suo parlar, si fece inanzi e disse:

57

— Poi che non c'è Ruggier, che la contesade la moglier fra sé e costui discioglia;acciò per mancamento di difesacosì senza rumor non se gli toglia,io che gli son sorella, questa impresapiglio contra a ciascun, sia chi si voglia,che dica aver ragione in Bradamante,o di merto a Ruggiero andare inante. —

— Poi che non c'è Ruggier, che la contesade la moglier fra sé e costui discioglia;acciò per mancamento di difesacosì senza rumor non se gli toglia,io che gli son sorella, questa impresapiglio contra a ciascun, sia chi si voglia,che dica aver ragione in Bradamante,o di merto a Ruggiero andare inante. —

— Poi che non c'è Ruggier, che la contesa

de la moglier fra sé e costui discioglia;

acciò per mancamento di difesa

così senza rumor non se gli toglia,

io che gli son sorella, questa impresa

piglio contra a ciascun, sia chi si voglia,

che dica aver ragione in Bradamante,

o di merto a Ruggiero andare inante. —

58

E con tant'ira e tanto sdegno espressequesto parlar, che molti ebber sospetto,che senza attender Carlo che le dessecampo, ella avesse a far quivi l'effetto.Or non parve a Leon che più dovesseRuggier celarsi, e gli cavò l'elmetto;e rivolto a Marfisa: — Ecco lui prontoa rendervi di sé (disse) buon conto. —

E con tant'ira e tanto sdegno espressequesto parlar, che molti ebber sospetto,che senza attender Carlo che le dessecampo, ella avesse a far quivi l'effetto.Or non parve a Leon che più dovesseRuggier celarsi, e gli cavò l'elmetto;e rivolto a Marfisa: — Ecco lui prontoa rendervi di sé (disse) buon conto. —

E con tant'ira e tanto sdegno espresse

questo parlar, che molti ebber sospetto,

che senza attender Carlo che le desse

campo, ella avesse a far quivi l'effetto.

Or non parve a Leon che più dovesse

Ruggier celarsi, e gli cavò l'elmetto;

e rivolto a Marfisa: — Ecco lui pronto

a rendervi di sé (disse) buon conto. —

59

Quale il canuto Egeo rimase, quandosi fu alla mensa scelerata accorto,che quello era il suo figlio, al quale, instandol'iniqua moglie, avea il veneno porto;e poco più che fosse ito indugiandodi conoscer la spada, l'avria morto:tal fu Marfisa, quando il cavallieroch'odiato avea, conobbe esser Ruggiero.

Quale il canuto Egeo rimase, quandosi fu alla mensa scelerata accorto,che quello era il suo figlio, al quale, instandol'iniqua moglie, avea il veneno porto;e poco più che fosse ito indugiandodi conoscer la spada, l'avria morto:tal fu Marfisa, quando il cavallieroch'odiato avea, conobbe esser Ruggiero.

Quale il canuto Egeo rimase, quando

si fu alla mensa scelerata accorto,

che quello era il suo figlio, al quale, instando

l'iniqua moglie, avea il veneno porto;

e poco più che fosse ito indugiando

di conoscer la spada, l'avria morto:

tal fu Marfisa, quando il cavalliero

ch'odiato avea, conobbe esser Ruggiero.

60

E corse senza indugio ad abbracciarlo,né dispiccar se gli sapea dal collo.Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlodi qua e di là con grand'amor baciollo.Né Dudon né Olivier d'accarezzarlo,né 'l re Sobrin si può veder satollo.Dei paladini e dei baron nessunodi far festa a Ruggier restò digiuno.

E corse senza indugio ad abbracciarlo,né dispiccar se gli sapea dal collo.Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlodi qua e di là con grand'amor baciollo.Né Dudon né Olivier d'accarezzarlo,né 'l re Sobrin si può veder satollo.Dei paladini e dei baron nessunodi far festa a Ruggier restò digiuno.

E corse senza indugio ad abbracciarlo,

né dispiccar se gli sapea dal collo.

Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlo

di qua e di là con grand'amor baciollo.

Né Dudon né Olivier d'accarezzarlo,

né 'l re Sobrin si può veder satollo.

Dei paladini e dei baron nessuno

di far festa a Ruggier restò digiuno.

61

Leone, il qual sapea molto ben dire,finiti che si fur gli abbracciamenti,cominciò inanzi a Carlo a riferire,udendo tutti quei ch'eran presenti,come la gagliardia, come l'ardire(ancor che con gran danno di sue genti)di Ruggier, ch'a Belgrado avea veduto,più d'ogni offesa avea di sé potuto;

Leone, il qual sapea molto ben dire,finiti che si fur gli abbracciamenti,cominciò inanzi a Carlo a riferire,udendo tutti quei ch'eran presenti,come la gagliardia, come l'ardire(ancor che con gran danno di sue genti)di Ruggier, ch'a Belgrado avea veduto,più d'ogni offesa avea di sé potuto;

Leone, il qual sapea molto ben dire,

finiti che si fur gli abbracciamenti,

cominciò inanzi a Carlo a riferire,

udendo tutti quei ch'eran presenti,

come la gagliardia, come l'ardire

(ancor che con gran danno di sue genti)

di Ruggier, ch'a Belgrado avea veduto,

più d'ogni offesa avea di sé potuto;

62

sì ch'essendo di poi preso e conduttoa colei ch'ogni strazio n'avria fatto,di prigione egli, mal grado di tuttoil parentado suo, l'aveva tratto;e come il buon Ruggier, per render fruttoe mercede a Leon del suo riscatto,fe' l'alta cortesia che sempre a quantene furo o saran mai, passarà inante.

sì ch'essendo di poi preso e conduttoa colei ch'ogni strazio n'avria fatto,di prigione egli, mal grado di tuttoil parentado suo, l'aveva tratto;e come il buon Ruggier, per render fruttoe mercede a Leon del suo riscatto,fe' l'alta cortesia che sempre a quantene furo o saran mai, passarà inante.

sì ch'essendo di poi preso e condutto

a colei ch'ogni strazio n'avria fatto,

di prigione egli, mal grado di tutto

il parentado suo, l'aveva tratto;

e come il buon Ruggier, per render frutto

e mercede a Leon del suo riscatto,

fe' l'alta cortesia che sempre a quante

ne furo o saran mai, passarà inante.

63

E seguendo narrò di punto in puntociò che per lui fatto Ruggiero avea;e come poi da gran dolor compunto,che di lasciar la moglie gli premea,s'era disposto di morire; e giuntov'era vicin, se non si soccorrea.E con sì dolci affetti il tutto espresse,che quivi occhio non fu ch'asciutto stesse.

E seguendo narrò di punto in puntociò che per lui fatto Ruggiero avea;e come poi da gran dolor compunto,che di lasciar la moglie gli premea,s'era disposto di morire; e giuntov'era vicin, se non si soccorrea.E con sì dolci affetti il tutto espresse,che quivi occhio non fu ch'asciutto stesse.

E seguendo narrò di punto in punto

ciò che per lui fatto Ruggiero avea;

e come poi da gran dolor compunto,

che di lasciar la moglie gli premea,

s'era disposto di morire; e giunto

v'era vicin, se non si soccorrea.

E con sì dolci affetti il tutto espresse,

che quivi occhio non fu ch'asciutto stesse.

64

Rivolse poi con sì efficaci preghile sue parole all'ostinato Amone,che non sol che lo muova, che lo pieghi,che lo faccia mutar d'opinione;ma fa ch'egli in persona andar non nieghia supplicar Ruggier che gli perdone,e per padre e per suocero l'accette;e così Bradamante gli promette.

Rivolse poi con sì efficaci preghile sue parole all'ostinato Amone,che non sol che lo muova, che lo pieghi,che lo faccia mutar d'opinione;ma fa ch'egli in persona andar non nieghia supplicar Ruggier che gli perdone,e per padre e per suocero l'accette;e così Bradamante gli promette.

Rivolse poi con sì efficaci preghi

le sue parole all'ostinato Amone,

che non sol che lo muova, che lo pieghi,

che lo faccia mutar d'opinione;

ma fa ch'egli in persona andar non nieghi

a supplicar Ruggier che gli perdone,

e per padre e per suocero l'accette;

e così Bradamante gli promette.

65

A cui là dove, de la vita in forse,piangea i suoi casi in camera segreta,con lieti gridi in molta fretta corseper più d'un messo la novella lieta:onde il sangue ch'al cor, quando lo morseprima il dolor, fu tratto da la pieta,a questo annunzio il lasciò solo in guisa,che quasi il gaudio ha la donzella uccisa.

A cui là dove, de la vita in forse,piangea i suoi casi in camera segreta,con lieti gridi in molta fretta corseper più d'un messo la novella lieta:onde il sangue ch'al cor, quando lo morseprima il dolor, fu tratto da la pieta,a questo annunzio il lasciò solo in guisa,che quasi il gaudio ha la donzella uccisa.

A cui là dove, de la vita in forse,

piangea i suoi casi in camera segreta,

con lieti gridi in molta fretta corse

per più d'un messo la novella lieta:

onde il sangue ch'al cor, quando lo morse

prima il dolor, fu tratto da la pieta,

a questo annunzio il lasciò solo in guisa,

che quasi il gaudio ha la donzella uccisa.

66

Ella riman d'ogni vigor sì vota,che di tenersi in piè non ha balìa;ben che di quella forza ch'esser notavi debbe, e di quel grande animo sia.Non più di lei, chi a ceppo, a laccio, a ruotasia condannato o ad altra morte ria,e che già agli occhi abbia la benda negra,gridar sentendo grazia, si rallegra.

Ella riman d'ogni vigor sì vota,che di tenersi in piè non ha balìa;ben che di quella forza ch'esser notavi debbe, e di quel grande animo sia.Non più di lei, chi a ceppo, a laccio, a ruotasia condannato o ad altra morte ria,e che già agli occhi abbia la benda negra,gridar sentendo grazia, si rallegra.

Ella riman d'ogni vigor sì vota,

che di tenersi in piè non ha balìa;

ben che di quella forza ch'esser nota

vi debbe, e di quel grande animo sia.

Non più di lei, chi a ceppo, a laccio, a ruota

sia condannato o ad altra morte ria,

e che già agli occhi abbia la benda negra,

gridar sentendo grazia, si rallegra.

67

Si rallegra Mongrana e Chiaramonte,di nuovo nodo i dui raggiunti rami:altretanto si duol Gano col conteAnselmo, e con Falcon Gini e Ginami;ma pur coprendo sotto un'altra frontevan lor pensieri invidiosi e grami;e occasione attendon di vendetta,come la volpe al varco il lepre aspetta.

Si rallegra Mongrana e Chiaramonte,di nuovo nodo i dui raggiunti rami:altretanto si duol Gano col conteAnselmo, e con Falcon Gini e Ginami;ma pur coprendo sotto un'altra frontevan lor pensieri invidiosi e grami;e occasione attendon di vendetta,come la volpe al varco il lepre aspetta.

Si rallegra Mongrana e Chiaramonte,

di nuovo nodo i dui raggiunti rami:

altretanto si duol Gano col conte

Anselmo, e con Falcon Gini e Ginami;

ma pur coprendo sotto un'altra fronte

van lor pensieri invidiosi e grami;

e occasione attendon di vendetta,

come la volpe al varco il lepre aspetta.

68

Oltre che già Rinaldo e Orlando uccisomolti in più volte avean di quei malvagi;ben che l'ingiurie fur con saggio avvisodal re acchetate, ed i commun disagi;avea di nuovo lor levato il risol'ucciso Pinabello e Bertolagi:ma pur la fellonia tenean coperta,dissimulando aver la cosa certa.

Oltre che già Rinaldo e Orlando uccisomolti in più volte avean di quei malvagi;ben che l'ingiurie fur con saggio avvisodal re acchetate, ed i commun disagi;avea di nuovo lor levato il risol'ucciso Pinabello e Bertolagi:ma pur la fellonia tenean coperta,dissimulando aver la cosa certa.

Oltre che già Rinaldo e Orlando ucciso

molti in più volte avean di quei malvagi;

ben che l'ingiurie fur con saggio avviso

dal re acchetate, ed i commun disagi;

avea di nuovo lor levato il riso

l'ucciso Pinabello e Bertolagi:

ma pur la fellonia tenean coperta,

dissimulando aver la cosa certa.

69

Gli imbasciatori bulgari che in cortedi Carlo eran venuti, come ho detto,con speme di trovare il guerrier fortedel liocorno, al regno loro eletto;sentendol quivi, chiamar buona sortela lor, che dato avea alla speme effetto;e riverenti ai piè se gli gittaro,e che tornassi in Bulgheria il pregaro;

Gli imbasciatori bulgari che in cortedi Carlo eran venuti, come ho detto,con speme di trovare il guerrier fortedel liocorno, al regno loro eletto;sentendol quivi, chiamar buona sortela lor, che dato avea alla speme effetto;e riverenti ai piè se gli gittaro,e che tornassi in Bulgheria il pregaro;

Gli imbasciatori bulgari che in corte

di Carlo eran venuti, come ho detto,

con speme di trovare il guerrier forte

del liocorno, al regno loro eletto;

sentendol quivi, chiamar buona sorte

la lor, che dato avea alla speme effetto;

e riverenti ai piè se gli gittaro,

e che tornassi in Bulgheria il pregaro;

70

ove in Adrianopoli servatogli era lo scettro e la real corona:ma venga egli a difendersi lo stato;ch'a danni lor di nuovo si ragionache più numer di gente apparecchiatoha Costantino, e torna anco in persona:ed essi, se 'l suo re ponno aver seco,speran di torre a lui l'imperio greco.

ove in Adrianopoli servatogli era lo scettro e la real corona:ma venga egli a difendersi lo stato;ch'a danni lor di nuovo si ragionache più numer di gente apparecchiatoha Costantino, e torna anco in persona:ed essi, se 'l suo re ponno aver seco,speran di torre a lui l'imperio greco.

ove in Adrianopoli servato

gli era lo scettro e la real corona:

ma venga egli a difendersi lo stato;

ch'a danni lor di nuovo si ragiona

che più numer di gente apparecchiato

ha Costantino, e torna anco in persona:

ed essi, se 'l suo re ponno aver seco,

speran di torre a lui l'imperio greco.

71

Ruggiero accettò il regno, e non conteseai preghi loro, e in Bulgheria promessedi ritrovarsi dopo il terzo mese,quando Fortuna altro di lui non fêsse.Leone Augusto che la cosa intese,disse a Ruggier, ch'alla sua fede stesse,che, poi ch'egli de' Bulgari ha il domìno,la pace è tra lor fatta e Costantino:

Ruggiero accettò il regno, e non conteseai preghi loro, e in Bulgheria promessedi ritrovarsi dopo il terzo mese,quando Fortuna altro di lui non fêsse.Leone Augusto che la cosa intese,disse a Ruggier, ch'alla sua fede stesse,che, poi ch'egli de' Bulgari ha il domìno,la pace è tra lor fatta e Costantino:

Ruggiero accettò il regno, e non contese

ai preghi loro, e in Bulgheria promesse

di ritrovarsi dopo il terzo mese,

quando Fortuna altro di lui non fêsse.

Leone Augusto che la cosa intese,

disse a Ruggier, ch'alla sua fede stesse,

che, poi ch'egli de' Bulgari ha il domìno,

la pace è tra lor fatta e Costantino:

72

né da partir di Francia s'avrà in fretta,per esser capitan de le sue squadre;che d'ogni terra ch'abbiano suggetta,far la rinunzia gli farà dal padre.Non è virtù che di Ruggier sia detta,ch'a muover sì l'ambiziosa madredi Bradamante, e far che 'l genero ami,vaglia, come ora udir, che re si chiami.

né da partir di Francia s'avrà in fretta,per esser capitan de le sue squadre;che d'ogni terra ch'abbiano suggetta,far la rinunzia gli farà dal padre.Non è virtù che di Ruggier sia detta,ch'a muover sì l'ambiziosa madredi Bradamante, e far che 'l genero ami,vaglia, come ora udir, che re si chiami.

né da partir di Francia s'avrà in fretta,

per esser capitan de le sue squadre;

che d'ogni terra ch'abbiano suggetta,

far la rinunzia gli farà dal padre.

Non è virtù che di Ruggier sia detta,

ch'a muover sì l'ambiziosa madre

di Bradamante, e far che 'l genero ami,

vaglia, come ora udir, che re si chiami.

73

Fansi le nozze splendide e reali,convenienti a chi cura ne piglia:Carlo ne piglia cura, e le fa qualifarebbe, maritando una sua figlia.I merti de la donna erano tali,oltre a quelli di tutta sua famiglia,ch'a quel signor non parria uscir del segno,se spendesse per lei mezzo il suo regno.

Fansi le nozze splendide e reali,convenienti a chi cura ne piglia:Carlo ne piglia cura, e le fa qualifarebbe, maritando una sua figlia.I merti de la donna erano tali,oltre a quelli di tutta sua famiglia,ch'a quel signor non parria uscir del segno,se spendesse per lei mezzo il suo regno.

Fansi le nozze splendide e reali,

convenienti a chi cura ne piglia:

Carlo ne piglia cura, e le fa quali

farebbe, maritando una sua figlia.

I merti de la donna erano tali,

oltre a quelli di tutta sua famiglia,

ch'a quel signor non parria uscir del segno,

se spendesse per lei mezzo il suo regno.

74

Libera corte fa bandire intorno,ove sicuro ognun possa venire;e campo franco sin al nono giornoconcede a chi contese ha da partire.Fe' alla campagna l'apparato adornodi rami intesti e di bei fiori ordire,d'oro e di seta poi, tanto giocondo,che 'l più bel luogo mai non fu nel mondo.

Libera corte fa bandire intorno,ove sicuro ognun possa venire;e campo franco sin al nono giornoconcede a chi contese ha da partire.Fe' alla campagna l'apparato adornodi rami intesti e di bei fiori ordire,d'oro e di seta poi, tanto giocondo,che 'l più bel luogo mai non fu nel mondo.

Libera corte fa bandire intorno,

ove sicuro ognun possa venire;

e campo franco sin al nono giorno

concede a chi contese ha da partire.

Fe' alla campagna l'apparato adorno

di rami intesti e di bei fiori ordire,

d'oro e di seta poi, tanto giocondo,

che 'l più bel luogo mai non fu nel mondo.

75

Dentro a Parigi non sariano statel'innumerabil genti peregrine,povere e ricche e d'ogni qualitate,che v'eran, greche, barbare e latine.Tanti signori, e imbascierie mandatedi tutto 'l mondo, non aveano fine:erano in padiglion, tende e frascaticon gran commodità tutti alloggiati.

Dentro a Parigi non sariano statel'innumerabil genti peregrine,povere e ricche e d'ogni qualitate,che v'eran, greche, barbare e latine.Tanti signori, e imbascierie mandatedi tutto 'l mondo, non aveano fine:erano in padiglion, tende e frascaticon gran commodità tutti alloggiati.

Dentro a Parigi non sariano state

l'innumerabil genti peregrine,

povere e ricche e d'ogni qualitate,

che v'eran, greche, barbare e latine.

Tanti signori, e imbascierie mandate

di tutto 'l mondo, non aveano fine:

erano in padiglion, tende e frascati

con gran commodità tutti alloggiati.

76

Con eccellente e singulare ornatola notte inanzi avea Melissa magail maritale albergo apparecchiato,di ch'era stata già gran tempo vaga.Già molto tempo inanzi desiatoquesta copula avea quella presaga:de l'avvenir presaga, sapea quantabontade uscir dovea da la lor pianta.

Con eccellente e singulare ornatola notte inanzi avea Melissa magail maritale albergo apparecchiato,di ch'era stata già gran tempo vaga.Già molto tempo inanzi desiatoquesta copula avea quella presaga:de l'avvenir presaga, sapea quantabontade uscir dovea da la lor pianta.

Con eccellente e singulare ornato

la notte inanzi avea Melissa maga

il maritale albergo apparecchiato,

di ch'era stata già gran tempo vaga.

Già molto tempo inanzi desiato

questa copula avea quella presaga:

de l'avvenir presaga, sapea quanta

bontade uscir dovea da la lor pianta.

77

Posto avea il genial letto fecondoin mezzo un padiglione amplo e capace,il più ricco, il più ornato, il più giocondoche già mai fosse o per guerra o per pace,o prima o dopo, teso in tutto 'l mondo;e tolto ella l'avea dal lito trace:l'avea di sopra a Costantin levato,ch'a diporto sul mar s'era attendato.

Posto avea il genial letto fecondoin mezzo un padiglione amplo e capace,il più ricco, il più ornato, il più giocondoche già mai fosse o per guerra o per pace,o prima o dopo, teso in tutto 'l mondo;e tolto ella l'avea dal lito trace:l'avea di sopra a Costantin levato,ch'a diporto sul mar s'era attendato.

Posto avea il genial letto fecondo

in mezzo un padiglione amplo e capace,

il più ricco, il più ornato, il più giocondo

che già mai fosse o per guerra o per pace,

o prima o dopo, teso in tutto 'l mondo;

e tolto ella l'avea dal lito trace:

l'avea di sopra a Costantin levato,

ch'a diporto sul mar s'era attendato.

78

Melissa di consenso di Leone,o più tosto per dargli maraviglia,e mostrargli de l'arte paragone,ch'al gran vermo infernal mette la briglia,e che di lui, come a lei par, dispone,e de la a Dio nimica empia famiglia;fe' da Costantinopoli a Parigiportare il padiglion dai messi stigi.

Melissa di consenso di Leone,o più tosto per dargli maraviglia,e mostrargli de l'arte paragone,ch'al gran vermo infernal mette la briglia,e che di lui, come a lei par, dispone,e de la a Dio nimica empia famiglia;fe' da Costantinopoli a Parigiportare il padiglion dai messi stigi.

Melissa di consenso di Leone,

o più tosto per dargli maraviglia,

e mostrargli de l'arte paragone,

ch'al gran vermo infernal mette la briglia,

e che di lui, come a lei par, dispone,

e de la a Dio nimica empia famiglia;

fe' da Costantinopoli a Parigi

portare il padiglion dai messi stigi.

79

Di sopra a Costantin ch'avea l'imperodi Grecia, lo levò da mezzo giorno,con le corde e col fusto, e con l'interoguernimento ch'avea dentro e d'intorno:lo fe' portar per l'aria, e di Ruggieroquivi lo fece alloggiamento adorno.Poi, finite le nozze, anco tornollomiraculosamente onde levollo.

Di sopra a Costantin ch'avea l'imperodi Grecia, lo levò da mezzo giorno,con le corde e col fusto, e con l'interoguernimento ch'avea dentro e d'intorno:lo fe' portar per l'aria, e di Ruggieroquivi lo fece alloggiamento adorno.Poi, finite le nozze, anco tornollomiraculosamente onde levollo.

Di sopra a Costantin ch'avea l'impero

di Grecia, lo levò da mezzo giorno,

con le corde e col fusto, e con l'intero

guernimento ch'avea dentro e d'intorno:

lo fe' portar per l'aria, e di Ruggiero

quivi lo fece alloggiamento adorno.

Poi, finite le nozze, anco tornollo

miraculosamente onde levollo.

80

Eran degli anni appresso che duo miliache fu quel ricco padiglion trapunto.Una donzella de la terra d'Ilia,ch'avea il furor profetico congiunto,con studio di gran tempo e con vigilialo fece di sua man di tutto punto.Cassandra fu nomata, ed al fratelloinclito Ettòr fece un bel don di quello.

Eran degli anni appresso che duo miliache fu quel ricco padiglion trapunto.Una donzella de la terra d'Ilia,ch'avea il furor profetico congiunto,con studio di gran tempo e con vigilialo fece di sua man di tutto punto.Cassandra fu nomata, ed al fratelloinclito Ettòr fece un bel don di quello.

Eran degli anni appresso che duo milia

che fu quel ricco padiglion trapunto.

Una donzella de la terra d'Ilia,

ch'avea il furor profetico congiunto,

con studio di gran tempo e con vigilia

lo fece di sua man di tutto punto.

Cassandra fu nomata, ed al fratello

inclito Ettòr fece un bel don di quello.

81

Il più cortese cavallier che maidovea del ceppo uscir del suo germano(ben che sapea, da la radice assaiche quel per molti rami era lontano)ritratto avea nei bei ricami gaid'oro e di varia seta, di sua mano.L'ebbe, mentre che visse, Ettorre in pregioper chi lo fece, e pel lavoro egregio.

Il più cortese cavallier che maidovea del ceppo uscir del suo germano(ben che sapea, da la radice assaiche quel per molti rami era lontano)ritratto avea nei bei ricami gaid'oro e di varia seta, di sua mano.L'ebbe, mentre che visse, Ettorre in pregioper chi lo fece, e pel lavoro egregio.

Il più cortese cavallier che mai

dovea del ceppo uscir del suo germano

(ben che sapea, da la radice assai

che quel per molti rami era lontano)

ritratto avea nei bei ricami gai

d'oro e di varia seta, di sua mano.

L'ebbe, mentre che visse, Ettorre in pregio

per chi lo fece, e pel lavoro egregio.

82

Ma poi ch'a tradimento ebbe la morte,e fu 'l popul troian da' Greci afflitto;che Sinon falso aperse lor le porte,e peggio seguitò, che non è scritto;Menelao ebbe il padiglione in sorte,col quale a capitar venne in Egitto,ove al re Proteo lo lasciò, se volsela moglie aver, che quel tiran gli tolse.

Ma poi ch'a tradimento ebbe la morte,e fu 'l popul troian da' Greci afflitto;che Sinon falso aperse lor le porte,e peggio seguitò, che non è scritto;Menelao ebbe il padiglione in sorte,col quale a capitar venne in Egitto,ove al re Proteo lo lasciò, se volsela moglie aver, che quel tiran gli tolse.

Ma poi ch'a tradimento ebbe la morte,

e fu 'l popul troian da' Greci afflitto;

che Sinon falso aperse lor le porte,

e peggio seguitò, che non è scritto;

Menelao ebbe il padiglione in sorte,

col quale a capitar venne in Egitto,

ove al re Proteo lo lasciò, se volse

la moglie aver, che quel tiran gli tolse.

83

Elena nominata era coleiper cui lo padiglione a Proteo diede;che poi successe in man de' Tolomei,tanto che Cleopatra ne fu erede.Da le genti d'Agrippa tolto a leinel mar Leucadio fu con altre prede:in man d'Augusto e di Tiberio venne,e in Roma sin a Costantin si tenne;

Elena nominata era coleiper cui lo padiglione a Proteo diede;che poi successe in man de' Tolomei,tanto che Cleopatra ne fu erede.Da le genti d'Agrippa tolto a leinel mar Leucadio fu con altre prede:in man d'Augusto e di Tiberio venne,e in Roma sin a Costantin si tenne;

Elena nominata era colei

per cui lo padiglione a Proteo diede;

che poi successe in man de' Tolomei,

tanto che Cleopatra ne fu erede.

Da le genti d'Agrippa tolto a lei

nel mar Leucadio fu con altre prede:

in man d'Augusto e di Tiberio venne,

e in Roma sin a Costantin si tenne;

84

quel Costantin di cui doler si debbela bella Italia, fin che gir il cielo.Costantin, poi che 'l Tevero gl'increbbe,portò in Bisanzio il prezioso velo:da un altro Costantin Melissa l'ebbe.Oro le corde, avorio era lo stelo;tutto trapunto con figure belle,più che mai con pennel facesse Apelle.

quel Costantin di cui doler si debbela bella Italia, fin che gir il cielo.Costantin, poi che 'l Tevero gl'increbbe,portò in Bisanzio il prezioso velo:da un altro Costantin Melissa l'ebbe.Oro le corde, avorio era lo stelo;tutto trapunto con figure belle,più che mai con pennel facesse Apelle.

quel Costantin di cui doler si debbe

la bella Italia, fin che gir il cielo.

Costantin, poi che 'l Tevero gl'increbbe,

portò in Bisanzio il prezioso velo:

da un altro Costantin Melissa l'ebbe.

Oro le corde, avorio era lo stelo;

tutto trapunto con figure belle,

più che mai con pennel facesse Apelle.

85

Quivi le Grazie in abito giocondouna regina aiutavano al parto:sì bello infante n'apparia, che 'l mondonon ebbe un tal dal secol primo al quarto.Vedeasi Iove, e Mercurio facondo,Venere e Marte, che l'avevano spartoa man piene e spargean d'eterei fiori,di dolce ambrosia e di celesti odori.

Quivi le Grazie in abito giocondouna regina aiutavano al parto:sì bello infante n'apparia, che 'l mondonon ebbe un tal dal secol primo al quarto.Vedeasi Iove, e Mercurio facondo,Venere e Marte, che l'avevano spartoa man piene e spargean d'eterei fiori,di dolce ambrosia e di celesti odori.

Quivi le Grazie in abito giocondo

una regina aiutavano al parto:

sì bello infante n'apparia, che 'l mondo

non ebbe un tal dal secol primo al quarto.

Vedeasi Iove, e Mercurio facondo,

Venere e Marte, che l'avevano sparto

a man piene e spargean d'eterei fiori,

di dolce ambrosia e di celesti odori.

86

Ippolito diceva una scritturasopra le fasce in lettere minute.In età poi più ferma l'Aventural'avea per mano, e inanzi era Virtute.Mostrava nove genti la pitturacon veste e chiome lunghe, che venutea domandar la parte di Corvinoerano al padre il tenero bambino.

Ippolito diceva una scritturasopra le fasce in lettere minute.In età poi più ferma l'Aventural'avea per mano, e inanzi era Virtute.Mostrava nove genti la pitturacon veste e chiome lunghe, che venutea domandar la parte di Corvinoerano al padre il tenero bambino.

Ippolito diceva una scrittura

sopra le fasce in lettere minute.

In età poi più ferma l'Aventura

l'avea per mano, e inanzi era Virtute.

Mostrava nove genti la pittura

con veste e chiome lunghe, che venute

a domandar la parte di Corvino

erano al padre il tenero bambino.

87

Da Ercole partirsi riverentesi vede, e da la madre Leonora;e venir sul Danubio, ove la gentecorre a vederlo, e come un Dio l'adora.Vedesi il re degli Ungari prudente,che 'l maturo sapere ammira e onorain non matura età tenera e molle,e sopra tutti i suoi baron l'estolle.

Da Ercole partirsi riverentesi vede, e da la madre Leonora;e venir sul Danubio, ove la gentecorre a vederlo, e come un Dio l'adora.Vedesi il re degli Ungari prudente,che 'l maturo sapere ammira e onorain non matura età tenera e molle,e sopra tutti i suoi baron l'estolle.

Da Ercole partirsi riverente

si vede, e da la madre Leonora;

e venir sul Danubio, ove la gente

corre a vederlo, e come un Dio l'adora.

Vedesi il re degli Ungari prudente,

che 'l maturo sapere ammira e onora

in non matura età tenera e molle,

e sopra tutti i suoi baron l'estolle.

88

V'è che negli infantili e teneri annilo scettro di Strigonia in man gli pone:sempre il fanciullo se gli vede a' panni,sia nel palagio, sia nel padiglione:o contra Turchi, o contra gli Alemanniquel re possente faccia espedizione,Ippolito gli è appresso, e fiso attendea' magnanimi gesti, e virtù apprende.

V'è che negli infantili e teneri annilo scettro di Strigonia in man gli pone:sempre il fanciullo se gli vede a' panni,sia nel palagio, sia nel padiglione:o contra Turchi, o contra gli Alemanniquel re possente faccia espedizione,Ippolito gli è appresso, e fiso attendea' magnanimi gesti, e virtù apprende.

V'è che negli infantili e teneri anni

lo scettro di Strigonia in man gli pone:

sempre il fanciullo se gli vede a' panni,

sia nel palagio, sia nel padiglione:

o contra Turchi, o contra gli Alemanni

quel re possente faccia espedizione,

Ippolito gli è appresso, e fiso attende

a' magnanimi gesti, e virtù apprende.

89

Quivi si vede, come il fior dispenside' suoi primi anni in disciplina ed arte.Fusco gli è appresso, che gli occulti sensichiari gli espone de l'antiche carte.— Questo schivar, questo seguir conviensi,se immortal brami e glorioso farte, —par che gli dica: così avea ben fintii gesti lor chi già gli avea dipinti.

Quivi si vede, come il fior dispenside' suoi primi anni in disciplina ed arte.Fusco gli è appresso, che gli occulti sensichiari gli espone de l'antiche carte.— Questo schivar, questo seguir conviensi,se immortal brami e glorioso farte, —par che gli dica: così avea ben fintii gesti lor chi già gli avea dipinti.

Quivi si vede, come il fior dispensi

de' suoi primi anni in disciplina ed arte.

Fusco gli è appresso, che gli occulti sensi

chiari gli espone de l'antiche carte.

— Questo schivar, questo seguir conviensi,

se immortal brami e glorioso farte, —

par che gli dica: così avea ben finti

i gesti lor chi già gli avea dipinti.

90

Poi cardinale appar, ma giovinetto,sedere in Vaticano a consistoro,e con facondia aprir l'alto intelletto,e far di sé stupir tutto quel coro.— Qual fia dunque costui d'età perfetto?(parean con maraviglia dir tra loro).Oh se di Pietro mai gli tocca il manto,che fortunata età! che secol santo! —

Poi cardinale appar, ma giovinetto,sedere in Vaticano a consistoro,e con facondia aprir l'alto intelletto,e far di sé stupir tutto quel coro.— Qual fia dunque costui d'età perfetto?(parean con maraviglia dir tra loro).Oh se di Pietro mai gli tocca il manto,che fortunata età! che secol santo! —

Poi cardinale appar, ma giovinetto,

sedere in Vaticano a consistoro,

e con facondia aprir l'alto intelletto,

e far di sé stupir tutto quel coro.

— Qual fia dunque costui d'età perfetto?

(parean con maraviglia dir tra loro).

Oh se di Pietro mai gli tocca il manto,

che fortunata età! che secol santo! —

91

In altra parte i liberali spassierano e i giuochi del giovene illustre.Or gli orsi affronta sugli alpini sassi,ora i cingiali in valle ima e palustre:or s'un gianetto par che 'l vento passi,seguendo o caprio o cerva multilustre,che giunta par che bipartita cadain parti uguali a un sol colpo di spada.

In altra parte i liberali spassierano e i giuochi del giovene illustre.Or gli orsi affronta sugli alpini sassi,ora i cingiali in valle ima e palustre:or s'un gianetto par che 'l vento passi,seguendo o caprio o cerva multilustre,che giunta par che bipartita cadain parti uguali a un sol colpo di spada.

In altra parte i liberali spassi

erano e i giuochi del giovene illustre.

Or gli orsi affronta sugli alpini sassi,

ora i cingiali in valle ima e palustre:

or s'un gianetto par che 'l vento passi,

seguendo o caprio o cerva multilustre,

che giunta par che bipartita cada

in parti uguali a un sol colpo di spada.

92

Di filosofi altrove e di poetisi vede in mezzo un'onorata squadra.Quel gli dipinge il corso de' pianeti,questi la terra, quello il ciel gli squadra:questi meste elegie, quel versi lieti,quel canta eroici, o qualche oda leggiadra.Musici ascolta, e vari suoni altrove;né senza somma grazia un passo muove.

Di filosofi altrove e di poetisi vede in mezzo un'onorata squadra.Quel gli dipinge il corso de' pianeti,questi la terra, quello il ciel gli squadra:questi meste elegie, quel versi lieti,quel canta eroici, o qualche oda leggiadra.Musici ascolta, e vari suoni altrove;né senza somma grazia un passo muove.

Di filosofi altrove e di poeti

si vede in mezzo un'onorata squadra.

Quel gli dipinge il corso de' pianeti,

questi la terra, quello il ciel gli squadra:

questi meste elegie, quel versi lieti,

quel canta eroici, o qualche oda leggiadra.

Musici ascolta, e vari suoni altrove;

né senza somma grazia un passo muove.

93

In questa prima parte era dipintadel sublime garzon la puerizia.Cassandra l'altra avea tutta distintadi gesti di prudenza, di iustizia,di valor, di modestia, e de la quintache tien con lor strettissima amicizia,dico de la virtù che dona e spende;de le qual tutte illuminato splende.

In questa prima parte era dipintadel sublime garzon la puerizia.Cassandra l'altra avea tutta distintadi gesti di prudenza, di iustizia,di valor, di modestia, e de la quintache tien con lor strettissima amicizia,dico de la virtù che dona e spende;de le qual tutte illuminato splende.

In questa prima parte era dipinta

del sublime garzon la puerizia.

Cassandra l'altra avea tutta distinta

di gesti di prudenza, di iustizia,

di valor, di modestia, e de la quinta

che tien con lor strettissima amicizia,

dico de la virtù che dona e spende;

de le qual tutte illuminato splende.

94

In questa parte il giovene si vedecol duca sfortunato degl'Insubri,ch'ora in pace a consiglio con lui siede,or armato con lui spiega i colubri;e sempre par d'una medesma fede,o ne' felici tempi o nei lugubri:ne la fuga lo segue, lo confortane l'afflizion, gli è nel periglio scorta.

In questa parte il giovene si vedecol duca sfortunato degl'Insubri,ch'ora in pace a consiglio con lui siede,or armato con lui spiega i colubri;e sempre par d'una medesma fede,o ne' felici tempi o nei lugubri:ne la fuga lo segue, lo confortane l'afflizion, gli è nel periglio scorta.

In questa parte il giovene si vede

col duca sfortunato degl'Insubri,

ch'ora in pace a consiglio con lui siede,

or armato con lui spiega i colubri;

e sempre par d'una medesma fede,

o ne' felici tempi o nei lugubri:

ne la fuga lo segue, lo conforta

ne l'afflizion, gli è nel periglio scorta.

95

Si vede altrove a gran pensieri intentoper salute d'Alfonso e di Ferrara;che va cercando per strano argumento,e trova, e fa veder per cosa chiaraal giustissimo frate il tradimentoche gli usa la famiglia sua più cara:e per questo si fa del nome erede,che Roma a Ciceron libera diede.

Si vede altrove a gran pensieri intentoper salute d'Alfonso e di Ferrara;che va cercando per strano argumento,e trova, e fa veder per cosa chiaraal giustissimo frate il tradimentoche gli usa la famiglia sua più cara:e per questo si fa del nome erede,che Roma a Ciceron libera diede.

Si vede altrove a gran pensieri intento

per salute d'Alfonso e di Ferrara;

che va cercando per strano argumento,

e trova, e fa veder per cosa chiara

al giustissimo frate il tradimento

che gli usa la famiglia sua più cara:

e per questo si fa del nome erede,

che Roma a Ciceron libera diede.

96

Vedesi altrove in arme relucente,ch'ad aiutar la Chiesa in fretta corre;e con tumultuaria e poca gentea un esercito istrutto si va opporre;e solo il ritrovarsi egli presentetanto agli Ecclesiastici soccorre,che 'l fuoco estingue pria ch'arder comince:sì che può dir, che viene e vede e vince.

Vedesi altrove in arme relucente,ch'ad aiutar la Chiesa in fretta corre;e con tumultuaria e poca gentea un esercito istrutto si va opporre;e solo il ritrovarsi egli presentetanto agli Ecclesiastici soccorre,che 'l fuoco estingue pria ch'arder comince:sì che può dir, che viene e vede e vince.

Vedesi altrove in arme relucente,

ch'ad aiutar la Chiesa in fretta corre;

e con tumultuaria e poca gente

a un esercito istrutto si va opporre;

e solo il ritrovarsi egli presente

tanto agli Ecclesiastici soccorre,

che 'l fuoco estingue pria ch'arder comince:

sì che può dir, che viene e vede e vince.

97

Vedesi altrove da la patria rivapugnar incontra la più forte armata,che contra Turchi o contra gente argivada' Veneziani mai fosse mandata:la rompe e vince, ed al fratel captivacon la gran preda l'ha tutta donata;né per sé vedi altro serbarsi lui,che l'onor sol, che non può dare altrui.

Vedesi altrove da la patria rivapugnar incontra la più forte armata,che contra Turchi o contra gente argivada' Veneziani mai fosse mandata:la rompe e vince, ed al fratel captivacon la gran preda l'ha tutta donata;né per sé vedi altro serbarsi lui,che l'onor sol, che non può dare altrui.

Vedesi altrove da la patria riva

pugnar incontra la più forte armata,

che contra Turchi o contra gente argiva

da' Veneziani mai fosse mandata:

la rompe e vince, ed al fratel captiva

con la gran preda l'ha tutta donata;

né per sé vedi altro serbarsi lui,

che l'onor sol, che non può dare altrui.

98

Le donne e i cavallier mirano fisi,senza trarne costrutto, le figure;perché non hanno appresso che gli avvisiche tutte quelle sien cose future.Prendon piacere a riguardare i visibelli e ben fatti, e legger le scritture.Sol Bradamante da Melissa istruttagode tra sé; che sa l'istoria tutta.

Le donne e i cavallier mirano fisi,senza trarne costrutto, le figure;perché non hanno appresso che gli avvisiche tutte quelle sien cose future.Prendon piacere a riguardare i visibelli e ben fatti, e legger le scritture.Sol Bradamante da Melissa istruttagode tra sé; che sa l'istoria tutta.

Le donne e i cavallier mirano fisi,

senza trarne costrutto, le figure;

perché non hanno appresso che gli avvisi

che tutte quelle sien cose future.

Prendon piacere a riguardare i visi

belli e ben fatti, e legger le scritture.

Sol Bradamante da Melissa istrutta

gode tra sé; che sa l'istoria tutta.

99

Ruggiero, ancor ch'a par di Bradamantenon ne sia dotto, pur gli torna a menteche fra i nipoti suoi gli solea Atlantecommendar questo Ippolito sovente.Chi potria in versi a pieno dir le tantecortesie che fa Carlo ad ogni gente?Di vari giochi è sempre festa grande,e la mensa ognor piena di vivande.

Ruggiero, ancor ch'a par di Bradamantenon ne sia dotto, pur gli torna a menteche fra i nipoti suoi gli solea Atlantecommendar questo Ippolito sovente.Chi potria in versi a pieno dir le tantecortesie che fa Carlo ad ogni gente?Di vari giochi è sempre festa grande,e la mensa ognor piena di vivande.

Ruggiero, ancor ch'a par di Bradamante

non ne sia dotto, pur gli torna a mente

che fra i nipoti suoi gli solea Atlante

commendar questo Ippolito sovente.

Chi potria in versi a pieno dir le tante

cortesie che fa Carlo ad ogni gente?

Di vari giochi è sempre festa grande,

e la mensa ognor piena di vivande.

100

Vedesi quivi chi è buon cavalliero;che vi son mille lance il giorno rotte:fansi battaglie a piedi e a destriero,altre accoppiate, altre confuse in frotte.Più degli altri valor mostra Ruggiero,che vince sempre, e giostra il dì e la notte;e così in danza, in lotta ed in ogni oprasempre con molto onor resta di sopra.

Vedesi quivi chi è buon cavalliero;che vi son mille lance il giorno rotte:fansi battaglie a piedi e a destriero,altre accoppiate, altre confuse in frotte.Più degli altri valor mostra Ruggiero,che vince sempre, e giostra il dì e la notte;e così in danza, in lotta ed in ogni oprasempre con molto onor resta di sopra.

Vedesi quivi chi è buon cavalliero;

che vi son mille lance il giorno rotte:

fansi battaglie a piedi e a destriero,

altre accoppiate, altre confuse in frotte.

Più degli altri valor mostra Ruggiero,

che vince sempre, e giostra il dì e la notte;

e così in danza, in lotta ed in ogni opra

sempre con molto onor resta di sopra.

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