CANTO QUARANTATREESIMO

CANTO QUARANTATREESIMO

1

O esecrabile Avarizia, o ingordafame d'avere, io non mi maraviglioch'ad alma vile e d'altre macchie lorda,sì facilmente dar possi di piglio;ma che meni legato in una corda,e che tu impiaghi del medesmo artiglioalcun, che per altezza era d'ingegno,se te schivar potea, d'ogni onor degno.

O esecrabile Avarizia, o ingordafame d'avere, io non mi maraviglioch'ad alma vile e d'altre macchie lorda,sì facilmente dar possi di piglio;ma che meni legato in una corda,e che tu impiaghi del medesmo artiglioalcun, che per altezza era d'ingegno,se te schivar potea, d'ogni onor degno.

O esecrabile Avarizia, o ingorda

fame d'avere, io non mi maraviglio

ch'ad alma vile e d'altre macchie lorda,

sì facilmente dar possi di piglio;

ma che meni legato in una corda,

e che tu impiaghi del medesmo artiglio

alcun, che per altezza era d'ingegno,

se te schivar potea, d'ogni onor degno.

2

Alcun la terra e 'l mare e 'l ciel misura,e render sa tutte le cause a pienod'ogni opra, d'ogni effetto di Natura,e poggia sì ch'a Dio riguarda in seno;e non può aver più ferma e maggior cura,morso dal tuo mortifero veleno,ch'unir tesoro: e questo sol gli preme,e ponvi ogni salute, ogni sua speme.

Alcun la terra e 'l mare e 'l ciel misura,e render sa tutte le cause a pienod'ogni opra, d'ogni effetto di Natura,e poggia sì ch'a Dio riguarda in seno;e non può aver più ferma e maggior cura,morso dal tuo mortifero veleno,ch'unir tesoro: e questo sol gli preme,e ponvi ogni salute, ogni sua speme.

Alcun la terra e 'l mare e 'l ciel misura,

e render sa tutte le cause a pieno

d'ogni opra, d'ogni effetto di Natura,

e poggia sì ch'a Dio riguarda in seno;

e non può aver più ferma e maggior cura,

morso dal tuo mortifero veleno,

ch'unir tesoro: e questo sol gli preme,

e ponvi ogni salute, ogni sua speme.

3

Rompe eserciti alcuno, e ne le portesi vede entrar di bellicose terre,ed esser primo a porre il petto forte,ultimo a trarre, in perigliose guerre;e non può riparar che sino a mortetu nel tuo cieco carcere nol serre.Altri d'altre arti e d'altri studi industri,oscuri fai, che sarian chiari e illustri.

Rompe eserciti alcuno, e ne le portesi vede entrar di bellicose terre,ed esser primo a porre il petto forte,ultimo a trarre, in perigliose guerre;e non può riparar che sino a mortetu nel tuo cieco carcere nol serre.Altri d'altre arti e d'altri studi industri,oscuri fai, che sarian chiari e illustri.

Rompe eserciti alcuno, e ne le porte

si vede entrar di bellicose terre,

ed esser primo a porre il petto forte,

ultimo a trarre, in perigliose guerre;

e non può riparar che sino a morte

tu nel tuo cieco carcere nol serre.

Altri d'altre arti e d'altri studi industri,

oscuri fai, che sarian chiari e illustri.

4

Che d'alcune dirò belle e gran donnech'a bellezza, a virtù de fidi amanti,a lunga servitù, più che colonneio veggo dure, immobili e costanti?Veggo venir poi l'Avarizia, e ponnefar sì, che par che subito le incanti:in un dì, senza amor (chi fia che 'l creda?)a un vecchio, a un brutto, a un mostro le dà in preda.

Che d'alcune dirò belle e gran donnech'a bellezza, a virtù de fidi amanti,a lunga servitù, più che colonneio veggo dure, immobili e costanti?Veggo venir poi l'Avarizia, e ponnefar sì, che par che subito le incanti:in un dì, senza amor (chi fia che 'l creda?)a un vecchio, a un brutto, a un mostro le dà in preda.

Che d'alcune dirò belle e gran donne

ch'a bellezza, a virtù de fidi amanti,

a lunga servitù, più che colonne

io veggo dure, immobili e costanti?

Veggo venir poi l'Avarizia, e ponne

far sì, che par che subito le incanti:

in un dì, senza amor (chi fia che 'l creda?)

a un vecchio, a un brutto, a un mostro le dà in preda.

5

Non è senza cagion s'io me ne doglio:intendami chi può, che m'intend'io.Né però di proposito mi toglio,né la materia del mio canto oblio;ma non più a quel c'ho detto, adattar voglio,ch'a quel ch'io v'ho da dire, il parlar mio.Or torniamo a contar del paladinoch'ad assaggiare il vaso fu vicino.

Non è senza cagion s'io me ne doglio:intendami chi può, che m'intend'io.Né però di proposito mi toglio,né la materia del mio canto oblio;ma non più a quel c'ho detto, adattar voglio,ch'a quel ch'io v'ho da dire, il parlar mio.Or torniamo a contar del paladinoch'ad assaggiare il vaso fu vicino.

Non è senza cagion s'io me ne doglio:

intendami chi può, che m'intend'io.

Né però di proposito mi toglio,

né la materia del mio canto oblio;

ma non più a quel c'ho detto, adattar voglio,

ch'a quel ch'io v'ho da dire, il parlar mio.

Or torniamo a contar del paladino

ch'ad assaggiare il vaso fu vicino.

6

Io vi dicea ch'alquanto pensar volle,prima ch'ai labri il vaso s'appressasse.Pensò, e poi disse: — Ben sarebbe follechi quel che non vorria trovar, cercasse.Mia donna è donna, ed ogni donna è molle:lasciàn star mia credenza come stasse.Sin qui m'ha il creder mio giovato, e giova:che poss'io megliorar per farne prova?

Io vi dicea ch'alquanto pensar volle,prima ch'ai labri il vaso s'appressasse.Pensò, e poi disse: — Ben sarebbe follechi quel che non vorria trovar, cercasse.Mia donna è donna, ed ogni donna è molle:lasciàn star mia credenza come stasse.Sin qui m'ha il creder mio giovato, e giova:che poss'io megliorar per farne prova?

Io vi dicea ch'alquanto pensar volle,

prima ch'ai labri il vaso s'appressasse.

Pensò, e poi disse: — Ben sarebbe folle

chi quel che non vorria trovar, cercasse.

Mia donna è donna, ed ogni donna è molle:

lasciàn star mia credenza come stasse.

Sin qui m'ha il creder mio giovato, e giova:

che poss'io megliorar per farne prova?

7

Potria poco giovare e nuocer molto;che 'l tentar qualche volta Idio disdegna.Non so s'in questo io mi sia saggio o stolto;ma non vo' più saper, che mi convegna.Or questo vin dinanzi mi sia tolto:sete non n'ho, né vo' che me ne vegna;che tal certezza ha Dio più proibita,ch'al primo padre l'arbor de la vita.

Potria poco giovare e nuocer molto;che 'l tentar qualche volta Idio disdegna.Non so s'in questo io mi sia saggio o stolto;ma non vo' più saper, che mi convegna.Or questo vin dinanzi mi sia tolto:sete non n'ho, né vo' che me ne vegna;che tal certezza ha Dio più proibita,ch'al primo padre l'arbor de la vita.

Potria poco giovare e nuocer molto;

che 'l tentar qualche volta Idio disdegna.

Non so s'in questo io mi sia saggio o stolto;

ma non vo' più saper, che mi convegna.

Or questo vin dinanzi mi sia tolto:

sete non n'ho, né vo' che me ne vegna;

che tal certezza ha Dio più proibita,

ch'al primo padre l'arbor de la vita.

8

Che come Adam, poi che gustò del pomoche Dio con propria bocca gl'interdisse,da la letizia al pianto fece un tomo,onde in miseria poi sempre s'afflisse;così, se de la moglie sua vuol l'uomotutto saper quanto ella fece e disse,cade de l'allegrezze in pianti e in guai,onde non può più rilevarsi mai. —

Che come Adam, poi che gustò del pomoche Dio con propria bocca gl'interdisse,da la letizia al pianto fece un tomo,onde in miseria poi sempre s'afflisse;così, se de la moglie sua vuol l'uomotutto saper quanto ella fece e disse,cade de l'allegrezze in pianti e in guai,onde non può più rilevarsi mai. —

Che come Adam, poi che gustò del pomo

che Dio con propria bocca gl'interdisse,

da la letizia al pianto fece un tomo,

onde in miseria poi sempre s'afflisse;

così, se de la moglie sua vuol l'uomo

tutto saper quanto ella fece e disse,

cade de l'allegrezze in pianti e in guai,

onde non può più rilevarsi mai. —

9

Così dicendo il buon Rinaldo, e intantorespingendo da sé l'odiato vase,vide abondare un gran rivo di piantodagli occhi del signor di quelle case,che disse, poi che racchetossi alquanto:— Sia maledetto chi mi persuasech'io facesse la prova, ohimè! di sorte,che mi levò la dolce mia consorte.

Così dicendo il buon Rinaldo, e intantorespingendo da sé l'odiato vase,vide abondare un gran rivo di piantodagli occhi del signor di quelle case,che disse, poi che racchetossi alquanto:— Sia maledetto chi mi persuasech'io facesse la prova, ohimè! di sorte,che mi levò la dolce mia consorte.

Così dicendo il buon Rinaldo, e intanto

respingendo da sé l'odiato vase,

vide abondare un gran rivo di pianto

dagli occhi del signor di quelle case,

che disse, poi che racchetossi alquanto:

— Sia maledetto chi mi persuase

ch'io facesse la prova, ohimè! di sorte,

che mi levò la dolce mia consorte.

10

Perché non ti conobbi già dieci anni,sì che io mi fossi consigliato teco,prima che cominciassero gli affanni,e 'l lungo pianto onde io son quasi cieco?Ma vo' levarti da la scena i panni;che 'l mio mal vegghi, e te ne dogli meco:e ti dirò il principio e l'argumentodel mio non comparabile tormento.

Perché non ti conobbi già dieci anni,sì che io mi fossi consigliato teco,prima che cominciassero gli affanni,e 'l lungo pianto onde io son quasi cieco?Ma vo' levarti da la scena i panni;che 'l mio mal vegghi, e te ne dogli meco:e ti dirò il principio e l'argumentodel mio non comparabile tormento.

Perché non ti conobbi già dieci anni,

sì che io mi fossi consigliato teco,

prima che cominciassero gli affanni,

e 'l lungo pianto onde io son quasi cieco?

Ma vo' levarti da la scena i panni;

che 'l mio mal vegghi, e te ne dogli meco:

e ti dirò il principio e l'argumento

del mio non comparabile tormento.

11

Qua su lasciasti una città vicina,a cui fa intorno un chiaro fiume laco,che poi si stende e in questo Po declina,e l'origine sua vien di Benaco.Fu fatta la città, quando a ruinale mura andar de l'agenoreo draco.Quivi nacque io di stirpe assai gentile,ma in pover tetto e in facultade umile.

Qua su lasciasti una città vicina,a cui fa intorno un chiaro fiume laco,che poi si stende e in questo Po declina,e l'origine sua vien di Benaco.Fu fatta la città, quando a ruinale mura andar de l'agenoreo draco.Quivi nacque io di stirpe assai gentile,ma in pover tetto e in facultade umile.

Qua su lasciasti una città vicina,

a cui fa intorno un chiaro fiume laco,

che poi si stende e in questo Po declina,

e l'origine sua vien di Benaco.

Fu fatta la città, quando a ruina

le mura andar de l'agenoreo draco.

Quivi nacque io di stirpe assai gentile,

ma in pover tetto e in facultade umile.

12

Se Fortuna di me non ebbe curasì che mi desse al nascer mio ricchezza,al diffetto di lei supplì Natura,che sopra ogni mio ugual mi diè bellezza.Donne e donzelle già di mia figuraarder più d'una vidi in giovanezza;ch'io ci seppi accoppiar cortesi modi;ben che stia mal che l'uom se stesso lodi.

Se Fortuna di me non ebbe curasì che mi desse al nascer mio ricchezza,al diffetto di lei supplì Natura,che sopra ogni mio ugual mi diè bellezza.Donne e donzelle già di mia figuraarder più d'una vidi in giovanezza;ch'io ci seppi accoppiar cortesi modi;ben che stia mal che l'uom se stesso lodi.

Se Fortuna di me non ebbe cura

sì che mi desse al nascer mio ricchezza,

al diffetto di lei supplì Natura,

che sopra ogni mio ugual mi diè bellezza.

Donne e donzelle già di mia figura

arder più d'una vidi in giovanezza;

ch'io ci seppi accoppiar cortesi modi;

ben che stia mal che l'uom se stesso lodi.

13

Ne la nostra cittade era un uom saggio,di tutte l'arti oltre ogni creder dotto,che quando chiuse gli occhi al febeo raggio,contava gli anni suoi cento e ventotto.Visse tutta sua età solo e selvaggio,se non l'estrema; che d'Amor condotto,con premio ottenne una matrona bella,e n'ebbe di nascosto una cittella.

Ne la nostra cittade era un uom saggio,di tutte l'arti oltre ogni creder dotto,che quando chiuse gli occhi al febeo raggio,contava gli anni suoi cento e ventotto.Visse tutta sua età solo e selvaggio,se non l'estrema; che d'Amor condotto,con premio ottenne una matrona bella,e n'ebbe di nascosto una cittella.

Ne la nostra cittade era un uom saggio,

di tutte l'arti oltre ogni creder dotto,

che quando chiuse gli occhi al febeo raggio,

contava gli anni suoi cento e ventotto.

Visse tutta sua età solo e selvaggio,

se non l'estrema; che d'Amor condotto,

con premio ottenne una matrona bella,

e n'ebbe di nascosto una cittella.

14

E per vietar che simil la figliuolaalla matre non sia, che per mercedevendé sua castità che valea solapiù che quanto oro al mondo si possiede,fuor del commercio popular la invola;ed ove più solingo il luogo vede,questo amplo e bel palagio e ricco tantofece fare a' demoni per incanto.

E per vietar che simil la figliuolaalla matre non sia, che per mercedevendé sua castità che valea solapiù che quanto oro al mondo si possiede,fuor del commercio popular la invola;ed ove più solingo il luogo vede,questo amplo e bel palagio e ricco tantofece fare a' demoni per incanto.

E per vietar che simil la figliuola

alla matre non sia, che per mercede

vendé sua castità che valea sola

più che quanto oro al mondo si possiede,

fuor del commercio popular la invola;

ed ove più solingo il luogo vede,

questo amplo e bel palagio e ricco tanto

fece fare a' demoni per incanto.

15

A vecchie donne e caste fe' nutrirela figlia qui, ch'in gran beltà poi venne;né che potesse altr'uom veder, né udirepur ragionarne in quella età, sostenne.E perch'avesse esempio da seguire,ogni pudica donna che mai tennecontra illicito amor chiuse le sbarre,ci fe' d'intaglio o di color ritrarre:

A vecchie donne e caste fe' nutrirela figlia qui, ch'in gran beltà poi venne;né che potesse altr'uom veder, né udirepur ragionarne in quella età, sostenne.E perch'avesse esempio da seguire,ogni pudica donna che mai tennecontra illicito amor chiuse le sbarre,ci fe' d'intaglio o di color ritrarre:

A vecchie donne e caste fe' nutrire

la figlia qui, ch'in gran beltà poi venne;

né che potesse altr'uom veder, né udire

pur ragionarne in quella età, sostenne.

E perch'avesse esempio da seguire,

ogni pudica donna che mai tenne

contra illicito amor chiuse le sbarre,

ci fe' d'intaglio o di color ritrarre:

16

non quelle sol che di virtude amichehanno sì il mondo all'età prisca adorno;di quai la fama per l'istorie antichenon è per veder mai l'ultimo giorno:ma nel futuro ancora altre pudicheche faran bella Italia d'ogn'intorno,ci fe' ritrarre in lor fattezze conte,come otto che ne vedi a questa fonte.

non quelle sol che di virtude amichehanno sì il mondo all'età prisca adorno;di quai la fama per l'istorie antichenon è per veder mai l'ultimo giorno:ma nel futuro ancora altre pudicheche faran bella Italia d'ogn'intorno,ci fe' ritrarre in lor fattezze conte,come otto che ne vedi a questa fonte.

non quelle sol che di virtude amiche

hanno sì il mondo all'età prisca adorno;

di quai la fama per l'istorie antiche

non è per veder mai l'ultimo giorno:

ma nel futuro ancora altre pudiche

che faran bella Italia d'ogn'intorno,

ci fe' ritrarre in lor fattezze conte,

come otto che ne vedi a questa fonte.

17

Poi che la figlia al vecchio par maturasì, che ne possa l'uom cogliere i frutti;o fosse mia disgrazia o mia aventura,eletto fui degno di lei fra tutti.I lati campi oltre alle belle mura,non meno i pescarecci, che gli asciutti,che ci son d'ogn'intorno a venti miglia,mi consegnò per dote de la figlia.

Poi che la figlia al vecchio par maturasì, che ne possa l'uom cogliere i frutti;o fosse mia disgrazia o mia aventura,eletto fui degno di lei fra tutti.I lati campi oltre alle belle mura,non meno i pescarecci, che gli asciutti,che ci son d'ogn'intorno a venti miglia,mi consegnò per dote de la figlia.

Poi che la figlia al vecchio par matura

sì, che ne possa l'uom cogliere i frutti;

o fosse mia disgrazia o mia aventura,

eletto fui degno di lei fra tutti.

I lati campi oltre alle belle mura,

non meno i pescarecci, che gli asciutti,

che ci son d'ogn'intorno a venti miglia,

mi consegnò per dote de la figlia.

18

Ella era bella e costumata tanto,che più desiderar non si potea.Di bei trapunti e di riccami, quantomai ne sapesse Pallade, sapea.Vedila andare, odine il suono e 'l canto:celeste e non mortal cosa parea.E in modo all'arti liberali attese,che, quanto il padre, o poco men n'intese.

Ella era bella e costumata tanto,che più desiderar non si potea.Di bei trapunti e di riccami, quantomai ne sapesse Pallade, sapea.Vedila andare, odine il suono e 'l canto:celeste e non mortal cosa parea.E in modo all'arti liberali attese,che, quanto il padre, o poco men n'intese.

Ella era bella e costumata tanto,

che più desiderar non si potea.

Di bei trapunti e di riccami, quanto

mai ne sapesse Pallade, sapea.

Vedila andare, odine il suono e 'l canto:

celeste e non mortal cosa parea.

E in modo all'arti liberali attese,

che, quanto il padre, o poco men n'intese.

19

Con grande ingegno, e non minor bellezzache fatta l'avria amabil fin ai sassi,era giunto un amore, una dolcezza,che par ch'a rimembrarne il cor mi passi.Non aveva più piacer né più vaghezza,che d'esser meco ov'io mi stessi o andassi.Senza aver lite mai stemmo gran pezzo:l'avemmo poi, per colpa mia, da sezzo.

Con grande ingegno, e non minor bellezzache fatta l'avria amabil fin ai sassi,era giunto un amore, una dolcezza,che par ch'a rimembrarne il cor mi passi.Non aveva più piacer né più vaghezza,che d'esser meco ov'io mi stessi o andassi.Senza aver lite mai stemmo gran pezzo:l'avemmo poi, per colpa mia, da sezzo.

Con grande ingegno, e non minor bellezza

che fatta l'avria amabil fin ai sassi,

era giunto un amore, una dolcezza,

che par ch'a rimembrarne il cor mi passi.

Non aveva più piacer né più vaghezza,

che d'esser meco ov'io mi stessi o andassi.

Senza aver lite mai stemmo gran pezzo:

l'avemmo poi, per colpa mia, da sezzo.

20

Morto il suocero mio dopo cinque annich'io sottoposi il collo al giugal nodo,non stero molto a cominciar gli affannich'io sento ancora, e ti dirò in che modo.Mentre mi rinchiudea tutto coi vannil'amor di questa mia che sì ti lodo,una femina nobil del paese,quanto accender si può, di me s'accese.

Morto il suocero mio dopo cinque annich'io sottoposi il collo al giugal nodo,non stero molto a cominciar gli affannich'io sento ancora, e ti dirò in che modo.Mentre mi rinchiudea tutto coi vannil'amor di questa mia che sì ti lodo,una femina nobil del paese,quanto accender si può, di me s'accese.

Morto il suocero mio dopo cinque anni

ch'io sottoposi il collo al giugal nodo,

non stero molto a cominciar gli affanni

ch'io sento ancora, e ti dirò in che modo.

Mentre mi rinchiudea tutto coi vanni

l'amor di questa mia che sì ti lodo,

una femina nobil del paese,

quanto accender si può, di me s'accese.

21

Ella sapea d'incanti e di maliequel che saper ne possa alcuna maga:rendea la notte chiara, oscuro il diefermava il sol, facea la terra vaga.Non potea trar però le voglie mie,che le sanassin l'amorosa piagacol rimedio che dar non le potriasenza alta ingiuria de la donna mia.

Ella sapea d'incanti e di maliequel che saper ne possa alcuna maga:rendea la notte chiara, oscuro il diefermava il sol, facea la terra vaga.Non potea trar però le voglie mie,che le sanassin l'amorosa piagacol rimedio che dar non le potriasenza alta ingiuria de la donna mia.

Ella sapea d'incanti e di malie

quel che saper ne possa alcuna maga:

rendea la notte chiara, oscuro il die

fermava il sol, facea la terra vaga.

Non potea trar però le voglie mie,

che le sanassin l'amorosa piaga

col rimedio che dar non le potria

senza alta ingiuria de la donna mia.

22

Non perché fosse assai gentile e bella,né perché sapess'io che sì me amassi,né per gran don, né per promesse ch'ellami fêsse molte, e di continuo instassi,ottener poté mai ch'una fiammella,per darla a lei, del primo amor levassi;ch'a dietro ne traea tutte mie voglieil conoscermi fida la mia moglie.

Non perché fosse assai gentile e bella,né perché sapess'io che sì me amassi,né per gran don, né per promesse ch'ellami fêsse molte, e di continuo instassi,ottener poté mai ch'una fiammella,per darla a lei, del primo amor levassi;ch'a dietro ne traea tutte mie voglieil conoscermi fida la mia moglie.

Non perché fosse assai gentile e bella,

né perché sapess'io che sì me amassi,

né per gran don, né per promesse ch'ella

mi fêsse molte, e di continuo instassi,

ottener poté mai ch'una fiammella,

per darla a lei, del primo amor levassi;

ch'a dietro ne traea tutte mie voglie

il conoscermi fida la mia moglie.

23

La speme, la credenza, la certezzache de la fede di mia moglie avea,m'avria fatto sprezzar quanta bellezzaavesse mai la giovane ledea,o quanto offerto mai senno e ricchezzafu al gran pastor de la montagna Idea.Ma le repulse mie non valean tanto,che potesson levarmela da canto.

La speme, la credenza, la certezzache de la fede di mia moglie avea,m'avria fatto sprezzar quanta bellezzaavesse mai la giovane ledea,o quanto offerto mai senno e ricchezzafu al gran pastor de la montagna Idea.Ma le repulse mie non valean tanto,che potesson levarmela da canto.

La speme, la credenza, la certezza

che de la fede di mia moglie avea,

m'avria fatto sprezzar quanta bellezza

avesse mai la giovane ledea,

o quanto offerto mai senno e ricchezza

fu al gran pastor de la montagna Idea.

Ma le repulse mie non valean tanto,

che potesson levarmela da canto.

24

Un dì che mi trovò fuor del palagiola maga, che nomata era Melissa,e mi poté parlare a suo grande agio,modo trovò da por mia pace in rissa,e con lo spron di gelosia malvagiocacciar del cor la fé che v'era fissa.Comincia a comendar la intenzion mia,ch'io sia fedele a chi fedel mi sia.

Un dì che mi trovò fuor del palagiola maga, che nomata era Melissa,e mi poté parlare a suo grande agio,modo trovò da por mia pace in rissa,e con lo spron di gelosia malvagiocacciar del cor la fé che v'era fissa.Comincia a comendar la intenzion mia,ch'io sia fedele a chi fedel mi sia.

Un dì che mi trovò fuor del palagio

la maga, che nomata era Melissa,

e mi poté parlare a suo grande agio,

modo trovò da por mia pace in rissa,

e con lo spron di gelosia malvagio

cacciar del cor la fé che v'era fissa.

Comincia a comendar la intenzion mia,

ch'io sia fedele a chi fedel mi sia.

25

— Ma che ti sia fedel, tu non puoi dire,prima che di sua fé prova non vedi.S'ella non falle, e che potria fallire,che sia fedel, che sia pudica credi.Ma se mai senza te non la lasci ire,se mai vedere altr'uom non le concedi,onde hai questa baldanza, che tu dicae mi vogli affermar che sia pudica?

— Ma che ti sia fedel, tu non puoi dire,prima che di sua fé prova non vedi.S'ella non falle, e che potria fallire,che sia fedel, che sia pudica credi.Ma se mai senza te non la lasci ire,se mai vedere altr'uom non le concedi,onde hai questa baldanza, che tu dicae mi vogli affermar che sia pudica?

— Ma che ti sia fedel, tu non puoi dire,

prima che di sua fé prova non vedi.

S'ella non falle, e che potria fallire,

che sia fedel, che sia pudica credi.

Ma se mai senza te non la lasci ire,

se mai vedere altr'uom non le concedi,

onde hai questa baldanza, che tu dica

e mi vogli affermar che sia pudica?

26

Scostati un poco, scostati da casa;fa che le cittadi odano e i villaggi,che tu sia andato, e ch'ella sia rimasa;agli amanti dà commodo e ai messaggi.S'a prieghi, a doni non fia persuasadi fare al letto maritale oltraggi,e che, facendol, creda che si cele,allora dir potrai che sia fedele. —

Scostati un poco, scostati da casa;fa che le cittadi odano e i villaggi,che tu sia andato, e ch'ella sia rimasa;agli amanti dà commodo e ai messaggi.S'a prieghi, a doni non fia persuasadi fare al letto maritale oltraggi,e che, facendol, creda che si cele,allora dir potrai che sia fedele. —

Scostati un poco, scostati da casa;

fa che le cittadi odano e i villaggi,

che tu sia andato, e ch'ella sia rimasa;

agli amanti dà commodo e ai messaggi.

S'a prieghi, a doni non fia persuasa

di fare al letto maritale oltraggi,

e che, facendol, creda che si cele,

allora dir potrai che sia fedele. —

27

Con tal parole e simili non cessal'incantatrice, fin che mi disponeche de la donna mia la fede espressaveder voglia, e provare a paragone.— Ora pogniamo (le soggiungo) ch'essasia qual non posso averne opinione:come potrò di lei poi farmi certoche sia di punizion degna o di merto? —

Con tal parole e simili non cessal'incantatrice, fin che mi disponeche de la donna mia la fede espressaveder voglia, e provare a paragone.— Ora pogniamo (le soggiungo) ch'essasia qual non posso averne opinione:come potrò di lei poi farmi certoche sia di punizion degna o di merto? —

Con tal parole e simili non cessa

l'incantatrice, fin che mi dispone

che de la donna mia la fede espressa

veder voglia, e provare a paragone.

— Ora pogniamo (le soggiungo) ch'essa

sia qual non posso averne opinione:

come potrò di lei poi farmi certo

che sia di punizion degna o di merto? —

28

Disse Melissa: — Io ti darò un vasellofatto da ber, di virtù rara e strana;qual già per fare accorto il suo fratellodel fallo di Genevra, fe' Morgana.Chi la moglie ha pudica, bee con quello:ma non vi può già ber chi l'ha puttana;che 'l vin, quando lo crede in bocca porre,tutto si sparge, e fuor nel petto scorre.

Disse Melissa: — Io ti darò un vasellofatto da ber, di virtù rara e strana;qual già per fare accorto il suo fratellodel fallo di Genevra, fe' Morgana.Chi la moglie ha pudica, bee con quello:ma non vi può già ber chi l'ha puttana;che 'l vin, quando lo crede in bocca porre,tutto si sparge, e fuor nel petto scorre.

Disse Melissa: — Io ti darò un vasello

fatto da ber, di virtù rara e strana;

qual già per fare accorto il suo fratello

del fallo di Genevra, fe' Morgana.

Chi la moglie ha pudica, bee con quello:

ma non vi può già ber chi l'ha puttana;

che 'l vin, quando lo crede in bocca porre,

tutto si sparge, e fuor nel petto scorre.

29

Prima che parti, ne farai la prova,e per lo creder mio tu berai netto;che credo ch'ancor netta si ritrovala moglie tua: pur ne vedrai l'effetto.Ma s'al ritorno esperienza nuovapoi ne farai, non t'assicuro il petto:che se tu non lo immolli, e netto bèi,d'ogni marito il più felice sei. —

Prima che parti, ne farai la prova,e per lo creder mio tu berai netto;che credo ch'ancor netta si ritrovala moglie tua: pur ne vedrai l'effetto.Ma s'al ritorno esperienza nuovapoi ne farai, non t'assicuro il petto:che se tu non lo immolli, e netto bèi,d'ogni marito il più felice sei. —

Prima che parti, ne farai la prova,

e per lo creder mio tu berai netto;

che credo ch'ancor netta si ritrova

la moglie tua: pur ne vedrai l'effetto.

Ma s'al ritorno esperienza nuova

poi ne farai, non t'assicuro il petto:

che se tu non lo immolli, e netto bèi,

d'ogni marito il più felice sei. —

30

L'offerta accetto; il vaso ella mi dona:ne fo la prova, e mi succede a punto;che, com'era il disio, pudica e buonala cara moglie mia trovo a quel punto.Dice Melissa: — Un poco l'abbandona;per un mese o per duo stanne disgiunto:poi torna; poi di nuovo il vaso tolli;prova se bevi, o pur se 'l petto immolli. —

L'offerta accetto; il vaso ella mi dona:ne fo la prova, e mi succede a punto;che, com'era il disio, pudica e buonala cara moglie mia trovo a quel punto.Dice Melissa: — Un poco l'abbandona;per un mese o per duo stanne disgiunto:poi torna; poi di nuovo il vaso tolli;prova se bevi, o pur se 'l petto immolli. —

L'offerta accetto; il vaso ella mi dona:

ne fo la prova, e mi succede a punto;

che, com'era il disio, pudica e buona

la cara moglie mia trovo a quel punto.

Dice Melissa: — Un poco l'abbandona;

per un mese o per duo stanne disgiunto:

poi torna; poi di nuovo il vaso tolli;

prova se bevi, o pur se 'l petto immolli. —

31

A me duro parea pur di partire;non perché di sua fe' sì dubitassi,come ch'io non potea duo dì patire,né un'ora pur, che senza me restassi.Disse Melissa: — Io ti farò venirea conoscere il ver con altri passi.Vo' che muti il parlare e i vestimenti,e sotto viso altrui te l'appresenti. —

A me duro parea pur di partire;non perché di sua fe' sì dubitassi,come ch'io non potea duo dì patire,né un'ora pur, che senza me restassi.Disse Melissa: — Io ti farò venirea conoscere il ver con altri passi.Vo' che muti il parlare e i vestimenti,e sotto viso altrui te l'appresenti. —

A me duro parea pur di partire;

non perché di sua fe' sì dubitassi,

come ch'io non potea duo dì patire,

né un'ora pur, che senza me restassi.

Disse Melissa: — Io ti farò venire

a conoscere il ver con altri passi.

Vo' che muti il parlare e i vestimenti,

e sotto viso altrui te l'appresenti. —

32

Signor, qui presso una città difendeil Po fra minacciose e fiere corna;la cui iuridizion di qui si stendefin dove il mar fugge dal lito e torna.Cede d'antiquità, ma ben contendecon le vicine in esser ricca e adorna.Le reliquie troiane la fondaro,che dal flagello d'Attila camparo.

Signor, qui presso una città difendeil Po fra minacciose e fiere corna;la cui iuridizion di qui si stendefin dove il mar fugge dal lito e torna.Cede d'antiquità, ma ben contendecon le vicine in esser ricca e adorna.Le reliquie troiane la fondaro,che dal flagello d'Attila camparo.

Signor, qui presso una città difende

il Po fra minacciose e fiere corna;

la cui iuridizion di qui si stende

fin dove il mar fugge dal lito e torna.

Cede d'antiquità, ma ben contende

con le vicine in esser ricca e adorna.

Le reliquie troiane la fondaro,

che dal flagello d'Attila camparo.

33

Astringe e lenta a questa terra il morsoun cavallier giovene, ricco e bello,che dietro un giorno a un suo falcone iscorso,essendo capitato entro il mio ostello,vide la donna, e sì nel primo occorsogli piacque, che nel cor portò il suggello;né cessò molte pratiche far poi,per inchinarla ai desideri suoi.

Astringe e lenta a questa terra il morsoun cavallier giovene, ricco e bello,che dietro un giorno a un suo falcone iscorso,essendo capitato entro il mio ostello,vide la donna, e sì nel primo occorsogli piacque, che nel cor portò il suggello;né cessò molte pratiche far poi,per inchinarla ai desideri suoi.

Astringe e lenta a questa terra il morso

un cavallier giovene, ricco e bello,

che dietro un giorno a un suo falcone iscorso,

essendo capitato entro il mio ostello,

vide la donna, e sì nel primo occorso

gli piacque, che nel cor portò il suggello;

né cessò molte pratiche far poi,

per inchinarla ai desideri suoi.

34

Ella gli fece dar tante repulse,che più tentarla al fine egli non volse;ma la beltà di lei, ch'Amor vi sculse,di memoria però non se gli tolse.Tanto Melissa allosingommi e mulse,ch'a tor la forma di colui mi volse;e mi mutò (né so ben dirti come)di faccia, di parlar, d'occhi e di chiome.

Ella gli fece dar tante repulse,che più tentarla al fine egli non volse;ma la beltà di lei, ch'Amor vi sculse,di memoria però non se gli tolse.Tanto Melissa allosingommi e mulse,ch'a tor la forma di colui mi volse;e mi mutò (né so ben dirti come)di faccia, di parlar, d'occhi e di chiome.

Ella gli fece dar tante repulse,

che più tentarla al fine egli non volse;

ma la beltà di lei, ch'Amor vi sculse,

di memoria però non se gli tolse.

Tanto Melissa allosingommi e mulse,

ch'a tor la forma di colui mi volse;

e mi mutò (né so ben dirti come)

di faccia, di parlar, d'occhi e di chiome.

35

Già con mia moglie avendo simulatod'esser partito e gitone in Levante,nel giovene amator così mutatol'andar, la voce, l'abito e 'l sembiante,me ne ritorno, ed ho Melissa a lato,che s'era trasformata, e parea un fante;e le più ricche gemme avea con lei,che mai mandassin gl'Indi o gli Eritrei.

Già con mia moglie avendo simulatod'esser partito e gitone in Levante,nel giovene amator così mutatol'andar, la voce, l'abito e 'l sembiante,me ne ritorno, ed ho Melissa a lato,che s'era trasformata, e parea un fante;e le più ricche gemme avea con lei,che mai mandassin gl'Indi o gli Eritrei.

Già con mia moglie avendo simulato

d'esser partito e gitone in Levante,

nel giovene amator così mutato

l'andar, la voce, l'abito e 'l sembiante,

me ne ritorno, ed ho Melissa a lato,

che s'era trasformata, e parea un fante;

e le più ricche gemme avea con lei,

che mai mandassin gl'Indi o gli Eritrei.

36

Io che l'uso sapea del mio palagio,entro sicuro e vien Melissa meco;e madonna ritrovo a sì grande agio,che non ha né scudier né donna seco.I miei prieghi le espongo, indi il malvagiostimulo inanzi del mal far le arreco:i rubini, i diamanti e gli smeraldi,che mosso arebbon tutti i cor più saldi.

Io che l'uso sapea del mio palagio,entro sicuro e vien Melissa meco;e madonna ritrovo a sì grande agio,che non ha né scudier né donna seco.I miei prieghi le espongo, indi il malvagiostimulo inanzi del mal far le arreco:i rubini, i diamanti e gli smeraldi,che mosso arebbon tutti i cor più saldi.

Io che l'uso sapea del mio palagio,

entro sicuro e vien Melissa meco;

e madonna ritrovo a sì grande agio,

che non ha né scudier né donna seco.

I miei prieghi le espongo, indi il malvagio

stimulo inanzi del mal far le arreco:

i rubini, i diamanti e gli smeraldi,

che mosso arebbon tutti i cor più saldi.

37

E le dico che poco è questo donoverso quel che sperar da me dovea:de la commodità poi le ragiono,che, non v'essendo il suo marito, avea:e le ricordo che gran tempo sonostato suo amante, com'ella sapea;e che l'amar mio lei con tanta fededegno era avere al fin qualche mercede.

E le dico che poco è questo donoverso quel che sperar da me dovea:de la commodità poi le ragiono,che, non v'essendo il suo marito, avea:e le ricordo che gran tempo sonostato suo amante, com'ella sapea;e che l'amar mio lei con tanta fededegno era avere al fin qualche mercede.

E le dico che poco è questo dono

verso quel che sperar da me dovea:

de la commodità poi le ragiono,

che, non v'essendo il suo marito, avea:

e le ricordo che gran tempo sono

stato suo amante, com'ella sapea;

e che l'amar mio lei con tanta fede

degno era avere al fin qualche mercede.

38

Turbossi nel principio ella non poco,divenne rossa, ed ascoltar non volle;ma il veder fiammeggiar poi, come fuoco,le belle gemme, il duro cor fe' molle:e con parlar rispose breve e fioco,quel che la vita a rimembrar mi tolle;che mi compiaceria, quando credessech'altra persona mai nol risapesse.

Turbossi nel principio ella non poco,divenne rossa, ed ascoltar non volle;ma il veder fiammeggiar poi, come fuoco,le belle gemme, il duro cor fe' molle:e con parlar rispose breve e fioco,quel che la vita a rimembrar mi tolle;che mi compiaceria, quando credessech'altra persona mai nol risapesse.

Turbossi nel principio ella non poco,

divenne rossa, ed ascoltar non volle;

ma il veder fiammeggiar poi, come fuoco,

le belle gemme, il duro cor fe' molle:

e con parlar rispose breve e fioco,

quel che la vita a rimembrar mi tolle;

che mi compiaceria, quando credesse

ch'altra persona mai nol risapesse.

39

Fu tal risposta un venenato telodi che me ne senti' l'alma traffissa:per l'ossa andommi e per le vene un gelo;ne le fauci restò la voce fissa.Levando allora del suo incanto il velo,ne la mia forma mi tornò Melissa.Pensa di che color dovesse farsi,ch'in tanto error da me vide trovarsi.

Fu tal risposta un venenato telodi che me ne senti' l'alma traffissa:per l'ossa andommi e per le vene un gelo;ne le fauci restò la voce fissa.Levando allora del suo incanto il velo,ne la mia forma mi tornò Melissa.Pensa di che color dovesse farsi,ch'in tanto error da me vide trovarsi.

Fu tal risposta un venenato telo

di che me ne senti' l'alma traffissa:

per l'ossa andommi e per le vene un gelo;

ne le fauci restò la voce fissa.

Levando allora del suo incanto il velo,

ne la mia forma mi tornò Melissa.

Pensa di che color dovesse farsi,

ch'in tanto error da me vide trovarsi.

40

Divenimmo ambi di color di morte,muti ambi, ambi restiàn con gli occhi bassi.Potei la lingua a pena aver sì forte,e tanta voce a pena, ch'io gridassi:— Me tradiresti dunque tu, consorte,quando tu avessi chi 'l mio onor comprassi? —Altra risposta darmi ella non puote,che di rigar di lacrime le gote.

Divenimmo ambi di color di morte,muti ambi, ambi restiàn con gli occhi bassi.Potei la lingua a pena aver sì forte,e tanta voce a pena, ch'io gridassi:— Me tradiresti dunque tu, consorte,quando tu avessi chi 'l mio onor comprassi? —Altra risposta darmi ella non puote,che di rigar di lacrime le gote.

Divenimmo ambi di color di morte,

muti ambi, ambi restiàn con gli occhi bassi.

Potei la lingua a pena aver sì forte,

e tanta voce a pena, ch'io gridassi:

— Me tradiresti dunque tu, consorte,

quando tu avessi chi 'l mio onor comprassi? —

Altra risposta darmi ella non puote,

che di rigar di lacrime le gote.

41

Ben la vergogna è assai, ma più lo sdegnoch'ella ha, da me veder farsi quella onta;e multiplica sì senza ritegno,ch'in ira al fine e in crudele odio monta.Da me fuggirsi tosto fa disegno;e ne l'ora che 'l Sol del carro smonta,al fiume corre, e in una sua barchettasi fa calar tutta la notte in fretta:

Ben la vergogna è assai, ma più lo sdegnoch'ella ha, da me veder farsi quella onta;e multiplica sì senza ritegno,ch'in ira al fine e in crudele odio monta.Da me fuggirsi tosto fa disegno;e ne l'ora che 'l Sol del carro smonta,al fiume corre, e in una sua barchettasi fa calar tutta la notte in fretta:

Ben la vergogna è assai, ma più lo sdegno

ch'ella ha, da me veder farsi quella onta;

e multiplica sì senza ritegno,

ch'in ira al fine e in crudele odio monta.

Da me fuggirsi tosto fa disegno;

e ne l'ora che 'l Sol del carro smonta,

al fiume corre, e in una sua barchetta

si fa calar tutta la notte in fretta:

42

e la matina s'appresenta avanteal cavallier che l'avea un tempo amata,sotto il cui viso, sotto il cui sembiantefu contra l'onor mio da me tentata.A lui che n'era stato ed era amante,creder si può che fu la giunta grata.Quindi ella mi fe' dir ch'io non sperassiche mai più fosse mia, né più m'amassi.

e la matina s'appresenta avanteal cavallier che l'avea un tempo amata,sotto il cui viso, sotto il cui sembiantefu contra l'onor mio da me tentata.A lui che n'era stato ed era amante,creder si può che fu la giunta grata.Quindi ella mi fe' dir ch'io non sperassiche mai più fosse mia, né più m'amassi.

e la matina s'appresenta avante

al cavallier che l'avea un tempo amata,

sotto il cui viso, sotto il cui sembiante

fu contra l'onor mio da me tentata.

A lui che n'era stato ed era amante,

creder si può che fu la giunta grata.

Quindi ella mi fe' dir ch'io non sperassi

che mai più fosse mia, né più m'amassi.

43

Ah lasso! da quel dì con lui dimorain gran piacere, e di me prende giuoco;ed io del mal che procacciammi allora,ancor languisco, e non ritrovo loco.Cresce il mal sempre, e giusto è ch'io ne muora;e resta omai da consumarci poco.Ben credo che 'l primo anno sarei morto,se non mi dava aiuto un sol conforto.

Ah lasso! da quel dì con lui dimorain gran piacere, e di me prende giuoco;ed io del mal che procacciammi allora,ancor languisco, e non ritrovo loco.Cresce il mal sempre, e giusto è ch'io ne muora;e resta omai da consumarci poco.Ben credo che 'l primo anno sarei morto,se non mi dava aiuto un sol conforto.

Ah lasso! da quel dì con lui dimora

in gran piacere, e di me prende giuoco;

ed io del mal che procacciammi allora,

ancor languisco, e non ritrovo loco.

Cresce il mal sempre, e giusto è ch'io ne muora;

e resta omai da consumarci poco.

Ben credo che 'l primo anno sarei morto,

se non mi dava aiuto un sol conforto.

44

Il conforto ch'io prendo, è che di quantiper dieci anni mai fur sotto al mio tetto(ch'a tutti questo vaso ho messo inanti),non ne trovo un che non s'immolli il petto.Aver nel caso mio compagni tantimi dà fra tanto mal qualche diletto.Tu tra infiniti sol sei stato saggio,che far negasti il periglioso saggio.

Il conforto ch'io prendo, è che di quantiper dieci anni mai fur sotto al mio tetto(ch'a tutti questo vaso ho messo inanti),non ne trovo un che non s'immolli il petto.Aver nel caso mio compagni tantimi dà fra tanto mal qualche diletto.Tu tra infiniti sol sei stato saggio,che far negasti il periglioso saggio.

Il conforto ch'io prendo, è che di quanti

per dieci anni mai fur sotto al mio tetto

(ch'a tutti questo vaso ho messo inanti),

non ne trovo un che non s'immolli il petto.

Aver nel caso mio compagni tanti

mi dà fra tanto mal qualche diletto.

Tu tra infiniti sol sei stato saggio,

che far negasti il periglioso saggio.

45

Il mio voler cercare oltre alla metache de la donna sua cercar si deve,fa che mai più trovare ora quietanon può la vita mia, sia lunga o breve.Di ciò Melissa fu a principio lieta:ma cessò tosto la sua gioia lieve;ch'essendo causa del mio mal stata ella,io l'odiai sì, che non potea vedella.

Il mio voler cercare oltre alla metache de la donna sua cercar si deve,fa che mai più trovare ora quietanon può la vita mia, sia lunga o breve.Di ciò Melissa fu a principio lieta:ma cessò tosto la sua gioia lieve;ch'essendo causa del mio mal stata ella,io l'odiai sì, che non potea vedella.

Il mio voler cercare oltre alla meta

che de la donna sua cercar si deve,

fa che mai più trovare ora quieta

non può la vita mia, sia lunga o breve.

Di ciò Melissa fu a principio lieta:

ma cessò tosto la sua gioia lieve;

ch'essendo causa del mio mal stata ella,

io l'odiai sì, che non potea vedella.

46

Ella d'esser odiata impazienteda me che dicea amar più che sua vita,ove donna restarne immantinentecreduto avea, che l'altra ne fosse ita;per non aver sua doglia sì presente,non tardò molto a far di qui partita;e in modo abbandonò questo paese,che dopo mai per me non se n'intese. —

Ella d'esser odiata impazienteda me che dicea amar più che sua vita,ove donna restarne immantinentecreduto avea, che l'altra ne fosse ita;per non aver sua doglia sì presente,non tardò molto a far di qui partita;e in modo abbandonò questo paese,che dopo mai per me non se n'intese. —

Ella d'esser odiata impaziente

da me che dicea amar più che sua vita,

ove donna restarne immantinente

creduto avea, che l'altra ne fosse ita;

per non aver sua doglia sì presente,

non tardò molto a far di qui partita;

e in modo abbandonò questo paese,

che dopo mai per me non se n'intese. —

47

Così narrava il mesto cavalliero:e quando fine alla sua istoria pose,Rinaldo alquanto ste' sopra pensiero,da pietà vinto, e poi così rispose:— Mal consiglio ti diè Melissa in vero,che d'attizzar le vespe ti propose;e tu fusti a cercar poco avvedutoquel che tu avresti non trovar voluto.

Così narrava il mesto cavalliero:e quando fine alla sua istoria pose,Rinaldo alquanto ste' sopra pensiero,da pietà vinto, e poi così rispose:— Mal consiglio ti diè Melissa in vero,che d'attizzar le vespe ti propose;e tu fusti a cercar poco avvedutoquel che tu avresti non trovar voluto.

Così narrava il mesto cavalliero:

e quando fine alla sua istoria pose,

Rinaldo alquanto ste' sopra pensiero,

da pietà vinto, e poi così rispose:

— Mal consiglio ti diè Melissa in vero,

che d'attizzar le vespe ti propose;

e tu fusti a cercar poco avveduto

quel che tu avresti non trovar voluto.

48

Se d'avarizia la tua donna vintaa voler fede romperti fu indutta,non t'ammirar; né prima ella né quintafu de le donne prese in sì gran lutta;e mente via più salda ancora è spintaper minor prezzo a far cosa più brutta.Quanti uomini odi tu, che già per orohan traditi padroni e amici loro?

Se d'avarizia la tua donna vintaa voler fede romperti fu indutta,non t'ammirar; né prima ella né quintafu de le donne prese in sì gran lutta;e mente via più salda ancora è spintaper minor prezzo a far cosa più brutta.Quanti uomini odi tu, che già per orohan traditi padroni e amici loro?

Se d'avarizia la tua donna vinta

a voler fede romperti fu indutta,

non t'ammirar; né prima ella né quinta

fu de le donne prese in sì gran lutta;

e mente via più salda ancora è spinta

per minor prezzo a far cosa più brutta.

Quanti uomini odi tu, che già per oro

han traditi padroni e amici loro?

49

Non dovevi assalir con sì fiere armi,se bramavi veder farle difesa.Non sai tu, contra l'oro, che né i marminé 'l durissimo acciar sta alla contesa?Che più fallasti tu a tentarla parmi,di lei che così tosto restò presa.Se te altretanto avesse ella tentato,non so se tu più saldo fossi stato. —

Non dovevi assalir con sì fiere armi,se bramavi veder farle difesa.Non sai tu, contra l'oro, che né i marminé 'l durissimo acciar sta alla contesa?Che più fallasti tu a tentarla parmi,di lei che così tosto restò presa.Se te altretanto avesse ella tentato,non so se tu più saldo fossi stato. —

Non dovevi assalir con sì fiere armi,

se bramavi veder farle difesa.

Non sai tu, contra l'oro, che né i marmi

né 'l durissimo acciar sta alla contesa?

Che più fallasti tu a tentarla parmi,

di lei che così tosto restò presa.

Se te altretanto avesse ella tentato,

non so se tu più saldo fossi stato. —

50

Qui Rinaldo fe' fine, e da la mensalevossi a un tempo, e domandò dormire;che riposare un poco, e poi si pensainanzi al dì d'un'ora o due partire.Ha poco tempo, e 'l poco c'ha, dispensacon gran misura, e invan nol lascia gire.Il signor di là dentro, a suo piacere,disse, che si potea porre a giacere;

Qui Rinaldo fe' fine, e da la mensalevossi a un tempo, e domandò dormire;che riposare un poco, e poi si pensainanzi al dì d'un'ora o due partire.Ha poco tempo, e 'l poco c'ha, dispensacon gran misura, e invan nol lascia gire.Il signor di là dentro, a suo piacere,disse, che si potea porre a giacere;

Qui Rinaldo fe' fine, e da la mensa

levossi a un tempo, e domandò dormire;

che riposare un poco, e poi si pensa

inanzi al dì d'un'ora o due partire.

Ha poco tempo, e 'l poco c'ha, dispensa

con gran misura, e invan nol lascia gire.

Il signor di là dentro, a suo piacere,

disse, che si potea porre a giacere;

51

ch'apparecchiata era la stanza e 'l letto:ma che se volea far per suo consiglio,tutta notte dormir potria a diletto,e dormendo avanzarsi qualche miglio.— Acconciar ti farò (disse) un legnetto,con che volando, e senz'alcun perigliotutta notte dormendo vo' che vada,e una giornata avanzi de la strada. —

ch'apparecchiata era la stanza e 'l letto:ma che se volea far per suo consiglio,tutta notte dormir potria a diletto,e dormendo avanzarsi qualche miglio.— Acconciar ti farò (disse) un legnetto,con che volando, e senz'alcun perigliotutta notte dormendo vo' che vada,e una giornata avanzi de la strada. —

ch'apparecchiata era la stanza e 'l letto:

ma che se volea far per suo consiglio,

tutta notte dormir potria a diletto,

e dormendo avanzarsi qualche miglio.

— Acconciar ti farò (disse) un legnetto,

con che volando, e senz'alcun periglio

tutta notte dormendo vo' che vada,

e una giornata avanzi de la strada. —

52

La proferta a Rinaldo accettar piacque,e molto ringraziò l'oste cortese:poi senza indugio là, dove ne l'acqueda' naviganti era aspettato, scese.Quivi a grande agio riposato giacque,mentre il corso del fiume il legno prese,che da sei remi spinto, lieve e snellopel fiume andò, come per l'aria augello.

La proferta a Rinaldo accettar piacque,e molto ringraziò l'oste cortese:poi senza indugio là, dove ne l'acqueda' naviganti era aspettato, scese.Quivi a grande agio riposato giacque,mentre il corso del fiume il legno prese,che da sei remi spinto, lieve e snellopel fiume andò, come per l'aria augello.

La proferta a Rinaldo accettar piacque,

e molto ringraziò l'oste cortese:

poi senza indugio là, dove ne l'acque

da' naviganti era aspettato, scese.

Quivi a grande agio riposato giacque,

mentre il corso del fiume il legno prese,

che da sei remi spinto, lieve e snello

pel fiume andò, come per l'aria augello.

53

Così tosto come ebbe il capo chino,il cavallier di Francia adormentosse;imposto avendo già, come vicinogiungea a Ferrara, che svegliato fosse.Restò Melara nel lito mancino;nel lito destro Sermide restosse:Figarolo e Stellata il legno passa,ove le corna il Po iracondo abbassa.

Così tosto come ebbe il capo chino,il cavallier di Francia adormentosse;imposto avendo già, come vicinogiungea a Ferrara, che svegliato fosse.Restò Melara nel lito mancino;nel lito destro Sermide restosse:Figarolo e Stellata il legno passa,ove le corna il Po iracondo abbassa.

Così tosto come ebbe il capo chino,

il cavallier di Francia adormentosse;

imposto avendo già, come vicino

giungea a Ferrara, che svegliato fosse.

Restò Melara nel lito mancino;

nel lito destro Sermide restosse:

Figarolo e Stellata il legno passa,

ove le corna il Po iracondo abbassa.

54

De le due corna il nocchier prese il destro,e lasciò andar verso Vinegia il manco;passò il Bondeno: e già il color cilestrosi vedea in oriente venir manco,che votando di fior tutto il canestro,l'Aurora vi facea vermiglio e bianco;quando, lontan scoprendo di Tealdoambe le rocche, il capo alzò Rinaldo.

De le due corna il nocchier prese il destro,e lasciò andar verso Vinegia il manco;passò il Bondeno: e già il color cilestrosi vedea in oriente venir manco,che votando di fior tutto il canestro,l'Aurora vi facea vermiglio e bianco;quando, lontan scoprendo di Tealdoambe le rocche, il capo alzò Rinaldo.

De le due corna il nocchier prese il destro,

e lasciò andar verso Vinegia il manco;

passò il Bondeno: e già il color cilestro

si vedea in oriente venir manco,

che votando di fior tutto il canestro,

l'Aurora vi facea vermiglio e bianco;

quando, lontan scoprendo di Tealdo

ambe le rocche, il capo alzò Rinaldo.

55

— O città bene aventurosa (disse),di cui già Malagigi, il mio cugino,contemplando le stelle erranti e fisse,e costringendo alcun spirto indovino,nei secoli futuri mi predisse(già ch'io facea con lui questo camino)ch'ancor la gloria tua salirà tanto,ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto. —

— O città bene aventurosa (disse),di cui già Malagigi, il mio cugino,contemplando le stelle erranti e fisse,e costringendo alcun spirto indovino,nei secoli futuri mi predisse(già ch'io facea con lui questo camino)ch'ancor la gloria tua salirà tanto,ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto. —

— O città bene aventurosa (disse),

di cui già Malagigi, il mio cugino,

contemplando le stelle erranti e fisse,

e costringendo alcun spirto indovino,

nei secoli futuri mi predisse

(già ch'io facea con lui questo camino)

ch'ancor la gloria tua salirà tanto,

ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto. —

56

Così dicendo, e pur tuttavia in frettasu quel battel che parea aver le penne,scorrendo il re de' fiumi, all'isolettach'alla cittade è più propinqua, venne:e ben che fosse allora erma e negletta,pur s'allegrò di rivederla, e fennenon poca festa; che sapea quanto ella,volgendo gli anni, saria ornata e bella.

Così dicendo, e pur tuttavia in frettasu quel battel che parea aver le penne,scorrendo il re de' fiumi, all'isolettach'alla cittade è più propinqua, venne:e ben che fosse allora erma e negletta,pur s'allegrò di rivederla, e fennenon poca festa; che sapea quanto ella,volgendo gli anni, saria ornata e bella.

Così dicendo, e pur tuttavia in fretta

su quel battel che parea aver le penne,

scorrendo il re de' fiumi, all'isoletta

ch'alla cittade è più propinqua, venne:

e ben che fosse allora erma e negletta,

pur s'allegrò di rivederla, e fenne

non poca festa; che sapea quanto ella,

volgendo gli anni, saria ornata e bella.

57

Altra fiata che fe' questa via,udì da Malagigi, il qual seco era,che settecento volte che si siagirata col monton la quarta sfera,questa la più ioconda isola fiadi quante cinga mar, stagno o riviera;sì che, veduta lei, non sarà ch'odadar più alla patria di Nausicaa loda.

Altra fiata che fe' questa via,udì da Malagigi, il qual seco era,che settecento volte che si siagirata col monton la quarta sfera,questa la più ioconda isola fiadi quante cinga mar, stagno o riviera;sì che, veduta lei, non sarà ch'odadar più alla patria di Nausicaa loda.

Altra fiata che fe' questa via,

udì da Malagigi, il qual seco era,

che settecento volte che si sia

girata col monton la quarta sfera,

questa la più ioconda isola fia

di quante cinga mar, stagno o riviera;

sì che, veduta lei, non sarà ch'oda

dar più alla patria di Nausicaa loda.

58

Udì che di bei tetti posta inantesarebbe a quella sì a Tiberio cara;che cederian l'Esperide alle piantech'avria il bel loco, d'ogni sorte rara;che tante spezie d'animali, quantevi fien, né in mandra Circe ebbe né in hara;che v'avria con le Grazie e con CupidoVenere stanza, e non più in Cipro o in Gnido:

Udì che di bei tetti posta inantesarebbe a quella sì a Tiberio cara;che cederian l'Esperide alle piantech'avria il bel loco, d'ogni sorte rara;che tante spezie d'animali, quantevi fien, né in mandra Circe ebbe né in hara;che v'avria con le Grazie e con CupidoVenere stanza, e non più in Cipro o in Gnido:

Udì che di bei tetti posta inante

sarebbe a quella sì a Tiberio cara;

che cederian l'Esperide alle piante

ch'avria il bel loco, d'ogni sorte rara;

che tante spezie d'animali, quante

vi fien, né in mandra Circe ebbe né in hara;

che v'avria con le Grazie e con Cupido

Venere stanza, e non più in Cipro o in Gnido:

59

e che sarebbe tal per studio e curadi chi al sapere ed al potere unitala voglia avendo, d'argini e di muraavria sì ancor la sua città munita,che contra tutto il mondo star sicurapotria, senza chiamar di fuori aita:e che d'Ercol figliuol, d'Ercol sarebbepadre il signor che questo e quel far debbe.

e che sarebbe tal per studio e curadi chi al sapere ed al potere unitala voglia avendo, d'argini e di muraavria sì ancor la sua città munita,che contra tutto il mondo star sicurapotria, senza chiamar di fuori aita:e che d'Ercol figliuol, d'Ercol sarebbepadre il signor che questo e quel far debbe.

e che sarebbe tal per studio e cura

di chi al sapere ed al potere unita

la voglia avendo, d'argini e di mura

avria sì ancor la sua città munita,

che contra tutto il mondo star sicura

potria, senza chiamar di fuori aita:

e che d'Ercol figliuol, d'Ercol sarebbe

padre il signor che questo e quel far debbe.

60

Così venìa Rinaldo ricordandoquel che già il suo cugin detto gli avea,de le future cose divinando,che spesso conferir seco solea.E tuttavia l'umil città mirando:— Come esser può ch'ancor (seco dicea)debban così fiorir queste paludide tutti i liberali e degni studi?

Così venìa Rinaldo ricordandoquel che già il suo cugin detto gli avea,de le future cose divinando,che spesso conferir seco solea.E tuttavia l'umil città mirando:— Come esser può ch'ancor (seco dicea)debban così fiorir queste paludide tutti i liberali e degni studi?

Così venìa Rinaldo ricordando

quel che già il suo cugin detto gli avea,

de le future cose divinando,

che spesso conferir seco solea.

E tuttavia l'umil città mirando:

— Come esser può ch'ancor (seco dicea)

debban così fiorir queste paludi

de tutti i liberali e degni studi?

61

e crescer abbia di sì piccol borgoampla cittade e di sì gran bellezza?e ciò ch'intorno è tutto stagno e gorgo,sien lieti e pieni campi di ricchezza?Città, sin ora a riverire assorgol'amor, la cortesia, la gentilezzade' tuoi signori, e gli onorati pregidei cavallier, dei cittadini egregi.

e crescer abbia di sì piccol borgoampla cittade e di sì gran bellezza?e ciò ch'intorno è tutto stagno e gorgo,sien lieti e pieni campi di ricchezza?Città, sin ora a riverire assorgol'amor, la cortesia, la gentilezzade' tuoi signori, e gli onorati pregidei cavallier, dei cittadini egregi.

e crescer abbia di sì piccol borgo

ampla cittade e di sì gran bellezza?

e ciò ch'intorno è tutto stagno e gorgo,

sien lieti e pieni campi di ricchezza?

Città, sin ora a riverire assorgo

l'amor, la cortesia, la gentilezza

de' tuoi signori, e gli onorati pregi

dei cavallier, dei cittadini egregi.

62

L'ineffabil bontà del Redentore,de' tuoi principi il senno e la iustizia,sempre con pace, sempre con amoreti tenga in abondanza ed in letizia;e ti difenda contra ogni furorede' tuoi nimici, e scuopra lor malizia:del tuo contento ogni vicino arrabbi,più tosto che tu invidia ad alcuno abbi. —

L'ineffabil bontà del Redentore,de' tuoi principi il senno e la iustizia,sempre con pace, sempre con amoreti tenga in abondanza ed in letizia;e ti difenda contra ogni furorede' tuoi nimici, e scuopra lor malizia:del tuo contento ogni vicino arrabbi,più tosto che tu invidia ad alcuno abbi. —

L'ineffabil bontà del Redentore,

de' tuoi principi il senno e la iustizia,

sempre con pace, sempre con amore

ti tenga in abondanza ed in letizia;

e ti difenda contra ogni furore

de' tuoi nimici, e scuopra lor malizia:

del tuo contento ogni vicino arrabbi,

più tosto che tu invidia ad alcuno abbi. —

63

Mentre Rinaldo così parla, fendecon tanta fretta il suttil legno l'onde,che con maggiore a logoro non scendefalcon ch'al grido del padron risponde.Del destro corno il destro ramo prendequindi il nocchiero, e mura e tetti asconde:San Georgio a dietro, a dietro s'allontanala torre e de la Fossa e di Gaibana.

Mentre Rinaldo così parla, fendecon tanta fretta il suttil legno l'onde,che con maggiore a logoro non scendefalcon ch'al grido del padron risponde.Del destro corno il destro ramo prendequindi il nocchiero, e mura e tetti asconde:San Georgio a dietro, a dietro s'allontanala torre e de la Fossa e di Gaibana.

Mentre Rinaldo così parla, fende

con tanta fretta il suttil legno l'onde,

che con maggiore a logoro non scende

falcon ch'al grido del padron risponde.

Del destro corno il destro ramo prende

quindi il nocchiero, e mura e tetti asconde:

San Georgio a dietro, a dietro s'allontana

la torre e de la Fossa e di Gaibana.

64

Rinaldo, come accade ch'un pensieroun altro dietro, e quello un altro mena,si venne a ricordar del cavallieronel cui palagio fu la sera a cena;che per questa cittade, a dire il vero,avea giusta cagion di stare in pena:e ricordossi del vaso da bere,che mostra altrui l'error de la mogliere;

Rinaldo, come accade ch'un pensieroun altro dietro, e quello un altro mena,si venne a ricordar del cavallieronel cui palagio fu la sera a cena;che per questa cittade, a dire il vero,avea giusta cagion di stare in pena:e ricordossi del vaso da bere,che mostra altrui l'error de la mogliere;

Rinaldo, come accade ch'un pensiero

un altro dietro, e quello un altro mena,

si venne a ricordar del cavalliero

nel cui palagio fu la sera a cena;

che per questa cittade, a dire il vero,

avea giusta cagion di stare in pena:

e ricordossi del vaso da bere,

che mostra altrui l'error de la mogliere;

65

e ricordossi insieme de la provache d'aver fatta il cavallier narrolli;che di quanti avea esperti, uomo non trovache bea nel vaso, e 'l petto non s'immolli.Or si pente, or tra sé dice: — E' mi giovach'a tanto paragon venir non volli.Riuscendo, accertava il creder mio;non riuscendo, a che partito era io?

e ricordossi insieme de la provache d'aver fatta il cavallier narrolli;che di quanti avea esperti, uomo non trovache bea nel vaso, e 'l petto non s'immolli.Or si pente, or tra sé dice: — E' mi giovach'a tanto paragon venir non volli.Riuscendo, accertava il creder mio;non riuscendo, a che partito era io?

e ricordossi insieme de la prova

che d'aver fatta il cavallier narrolli;

che di quanti avea esperti, uomo non trova

che bea nel vaso, e 'l petto non s'immolli.

Or si pente, or tra sé dice: — E' mi giova

ch'a tanto paragon venir non volli.

Riuscendo, accertava il creder mio;

non riuscendo, a che partito era io?

66

Gli è questo creder mio, come io l'avessiben certo, e poco accrescer lo potrei:sì che, s'al paragon mi succedessi,poco il meglio saria ch'io ne trarrei;ma non già poco il mal, quando vedessiquel di Clarice mia, ch'io non vorrei.Metter saria mille contra uno a giuoco;che perder si può molto, e acquistar poco. —

Gli è questo creder mio, come io l'avessiben certo, e poco accrescer lo potrei:sì che, s'al paragon mi succedessi,poco il meglio saria ch'io ne trarrei;ma non già poco il mal, quando vedessiquel di Clarice mia, ch'io non vorrei.Metter saria mille contra uno a giuoco;che perder si può molto, e acquistar poco. —

Gli è questo creder mio, come io l'avessi

ben certo, e poco accrescer lo potrei:

sì che, s'al paragon mi succedessi,

poco il meglio saria ch'io ne trarrei;

ma non già poco il mal, quando vedessi

quel di Clarice mia, ch'io non vorrei.

Metter saria mille contra uno a giuoco;

che perder si può molto, e acquistar poco. —

67

Stando in questo pensoso il cavallierodi Chiaramonte, e non alzando il viso,con molta attenzion fu da un nocchieroche gli era incontra, riguardato fiso:e perché di veder tutto il pensieroche l'occupava tanto, gli fu aviso,come uom che ben parlava ed avea ardire,a seco ragionar lo fece uscire.

Stando in questo pensoso il cavallierodi Chiaramonte, e non alzando il viso,con molta attenzion fu da un nocchieroche gli era incontra, riguardato fiso:e perché di veder tutto il pensieroche l'occupava tanto, gli fu aviso,come uom che ben parlava ed avea ardire,a seco ragionar lo fece uscire.

Stando in questo pensoso il cavalliero

di Chiaramonte, e non alzando il viso,

con molta attenzion fu da un nocchiero

che gli era incontra, riguardato fiso:

e perché di veder tutto il pensiero

che l'occupava tanto, gli fu aviso,

come uom che ben parlava ed avea ardire,

a seco ragionar lo fece uscire.

68

La somma fu del lor ragionamento,che colui malaccorto era ben stato,che ne la moglie sua l'esperimentomaggior che può far donna, avea tentato;che quella che da l'oro e da l'argentodifende il cor di pudicizia armato,tra mille spade via più facilmentedifenderallo, e in mezzo al fuoco ardente.

La somma fu del lor ragionamento,che colui malaccorto era ben stato,che ne la moglie sua l'esperimentomaggior che può far donna, avea tentato;che quella che da l'oro e da l'argentodifende il cor di pudicizia armato,tra mille spade via più facilmentedifenderallo, e in mezzo al fuoco ardente.

La somma fu del lor ragionamento,

che colui malaccorto era ben stato,

che ne la moglie sua l'esperimento

maggior che può far donna, avea tentato;

che quella che da l'oro e da l'argento

difende il cor di pudicizia armato,

tra mille spade via più facilmente

difenderallo, e in mezzo al fuoco ardente.

69

Il nocchier suggiungea: — Ben gli dicesti,che non dovea offerirle sì gran doni;che contrastare a questi assalti e a questicolpi non sono tutti i petti buoni.Non so se d'una giovane intendesti(ch'esser pò che tra voi se ne ragioni),che nel medesmo error vide il consorte,di ch'esso avea lei condannata a morte.

Il nocchier suggiungea: — Ben gli dicesti,che non dovea offerirle sì gran doni;che contrastare a questi assalti e a questicolpi non sono tutti i petti buoni.Non so se d'una giovane intendesti(ch'esser pò che tra voi se ne ragioni),che nel medesmo error vide il consorte,di ch'esso avea lei condannata a morte.

Il nocchier suggiungea: — Ben gli dicesti,

che non dovea offerirle sì gran doni;

che contrastare a questi assalti e a questi

colpi non sono tutti i petti buoni.

Non so se d'una giovane intendesti

(ch'esser pò che tra voi se ne ragioni),

che nel medesmo error vide il consorte,

di ch'esso avea lei condannata a morte.

70

Dovea in memoria avere il signor mio,che l'oro e 'l premio ogni durezza inchina;ma, quando bisognò, l'ebbe in oblio,ed ei si procacciò la sua ruina.Così sapea lo esempio egli, com'io,che fu in questa città di qui vicina,sua patria e mia, che 'l lago e la paludedel rifrenato Menzo intorno chiude:

Dovea in memoria avere il signor mio,che l'oro e 'l premio ogni durezza inchina;ma, quando bisognò, l'ebbe in oblio,ed ei si procacciò la sua ruina.Così sapea lo esempio egli, com'io,che fu in questa città di qui vicina,sua patria e mia, che 'l lago e la paludedel rifrenato Menzo intorno chiude:

Dovea in memoria avere il signor mio,

che l'oro e 'l premio ogni durezza inchina;

ma, quando bisognò, l'ebbe in oblio,

ed ei si procacciò la sua ruina.

Così sapea lo esempio egli, com'io,

che fu in questa città di qui vicina,

sua patria e mia, che 'l lago e la palude

del rifrenato Menzo intorno chiude:

71

d'Adonio voglio dir, che 'l ricco donofe' alla moglie del giudice, d'un cane. —— Di questo (disse il paladino) il suononon passa l'Alpe, e qui tra voi rimane;perché né in Francia, né dove ito sono,parlar n'udi' ne le contrade estrane:sì che dì pur, se non t'incresce il dire;che volentieri io mi t'acconcio a udire. —

d'Adonio voglio dir, che 'l ricco donofe' alla moglie del giudice, d'un cane. —— Di questo (disse il paladino) il suononon passa l'Alpe, e qui tra voi rimane;perché né in Francia, né dove ito sono,parlar n'udi' ne le contrade estrane:sì che dì pur, se non t'incresce il dire;che volentieri io mi t'acconcio a udire. —

d'Adonio voglio dir, che 'l ricco dono

fe' alla moglie del giudice, d'un cane. —

— Di questo (disse il paladino) il suono

non passa l'Alpe, e qui tra voi rimane;

perché né in Francia, né dove ito sono,

parlar n'udi' ne le contrade estrane:

sì che dì pur, se non t'incresce il dire;

che volentieri io mi t'acconcio a udire. —

72

Il nocchier cominciò: — Già fu di questaterra un Anselmo di famiglia degna,che la sua gioventù con lunga vestaspese in saper ciò ch'Ulpiano insegnae di nobil progenie, bella e onestamoglie cercò, ch'al grado suo convegna;e d'una terra quindi non lontanan'ebbe una di bellezza sopraumana;

Il nocchier cominciò: — Già fu di questaterra un Anselmo di famiglia degna,che la sua gioventù con lunga vestaspese in saper ciò ch'Ulpiano insegnae di nobil progenie, bella e onestamoglie cercò, ch'al grado suo convegna;e d'una terra quindi non lontanan'ebbe una di bellezza sopraumana;

Il nocchier cominciò: — Già fu di questa

terra un Anselmo di famiglia degna,

che la sua gioventù con lunga vesta

spese in saper ciò ch'Ulpiano insegna

e di nobil progenie, bella e onesta

moglie cercò, ch'al grado suo convegna;

e d'una terra quindi non lontana

n'ebbe una di bellezza sopraumana;

73

e di bei modi e tanto graziosi,che parea tutto amore e leggiadria;e di molto più forse, ch'ai riposi,ch'allo stato di lui non convenia.Tosto che l'ebbe, quanti mai gelosial mondo fur, passò di gelosia:non già ch'altra cagion gli ne desse ella,che d'esser troppo accorta e troppo bella.

e di bei modi e tanto graziosi,che parea tutto amore e leggiadria;e di molto più forse, ch'ai riposi,ch'allo stato di lui non convenia.Tosto che l'ebbe, quanti mai gelosial mondo fur, passò di gelosia:non già ch'altra cagion gli ne desse ella,che d'esser troppo accorta e troppo bella.

e di bei modi e tanto graziosi,

che parea tutto amore e leggiadria;

e di molto più forse, ch'ai riposi,

ch'allo stato di lui non convenia.

Tosto che l'ebbe, quanti mai gelosi

al mondo fur, passò di gelosia:

non già ch'altra cagion gli ne desse ella,

che d'esser troppo accorta e troppo bella.

74

Ne la città medesma un cavallieroera d'antiqua e d'onorata gente,che discendea da quel lignaggio altieroch'uscì d'una mascella di serpente,onde già Manto, e chi con essa ferola patria mia, disceser similmente.Il cavallier, ch'Adonio nominosse,di questa bella donna inamorosse.

Ne la città medesma un cavallieroera d'antiqua e d'onorata gente,che discendea da quel lignaggio altieroch'uscì d'una mascella di serpente,onde già Manto, e chi con essa ferola patria mia, disceser similmente.Il cavallier, ch'Adonio nominosse,di questa bella donna inamorosse.

Ne la città medesma un cavalliero

era d'antiqua e d'onorata gente,

che discendea da quel lignaggio altiero

ch'uscì d'una mascella di serpente,

onde già Manto, e chi con essa fero

la patria mia, disceser similmente.

Il cavallier, ch'Adonio nominosse,

di questa bella donna inamorosse.

75

E per venire a fin di questo amore,a spender cominciò senza ritegnoin vestire, in conviti, in farsi onore,quanto può farsi un cavallier più degno.Il tesor di Tiberio imperatorenon saria stato a tante spese al segno.Io credo ben che non passar duo verni,ch'egli uscì fuor di tutti i ben paterni.

E per venire a fin di questo amore,a spender cominciò senza ritegnoin vestire, in conviti, in farsi onore,quanto può farsi un cavallier più degno.Il tesor di Tiberio imperatorenon saria stato a tante spese al segno.Io credo ben che non passar duo verni,ch'egli uscì fuor di tutti i ben paterni.

E per venire a fin di questo amore,

a spender cominciò senza ritegno

in vestire, in conviti, in farsi onore,

quanto può farsi un cavallier più degno.

Il tesor di Tiberio imperatore

non saria stato a tante spese al segno.

Io credo ben che non passar duo verni,

ch'egli uscì fuor di tutti i ben paterni.

76

La casa ch'era dianzi frequentatamatina e sera tanto dagli amici,sola restò, tosto che fu privatadi starne, di fagian, di coturnici.Egli che capo fu de la brigata,rimase dietro, e quasi fra mendici.Pensò, poi ch'in miseria era venuto,d'andare ove non fosse conosciuto.

La casa ch'era dianzi frequentatamatina e sera tanto dagli amici,sola restò, tosto che fu privatadi starne, di fagian, di coturnici.Egli che capo fu de la brigata,rimase dietro, e quasi fra mendici.Pensò, poi ch'in miseria era venuto,d'andare ove non fosse conosciuto.

La casa ch'era dianzi frequentata

matina e sera tanto dagli amici,

sola restò, tosto che fu privata

di starne, di fagian, di coturnici.

Egli che capo fu de la brigata,

rimase dietro, e quasi fra mendici.

Pensò, poi ch'in miseria era venuto,

d'andare ove non fosse conosciuto.

77

Con questa intenzione una mattina,senza far motto altrui, la patria lascia;e con sospiri e lacrime caminalungo lo stagno che le mura fascia.La donna che del cor gli era regina,già non oblia per la seconda ambascia.Ecco un'alta aventura che lo vienedi sommo male a porre in sommo bene.

Con questa intenzione una mattina,senza far motto altrui, la patria lascia;e con sospiri e lacrime caminalungo lo stagno che le mura fascia.La donna che del cor gli era regina,già non oblia per la seconda ambascia.Ecco un'alta aventura che lo vienedi sommo male a porre in sommo bene.

Con questa intenzione una mattina,

senza far motto altrui, la patria lascia;

e con sospiri e lacrime camina

lungo lo stagno che le mura fascia.

La donna che del cor gli era regina,

già non oblia per la seconda ambascia.

Ecco un'alta aventura che lo viene

di sommo male a porre in sommo bene.

78

Vede un villan che con un gran bastoneintorno alcuni sterpi s'affatica.Quivi Adonio si ferma, e la cagionedi tanto travagliar vuol che gli dica.Disse il villan, che dentro a quel macchioneveduto avea una serpe molto antica,di che più lunga e grossa a' giorni suoinon vide, né credea mai veder poi;

Vede un villan che con un gran bastoneintorno alcuni sterpi s'affatica.Quivi Adonio si ferma, e la cagionedi tanto travagliar vuol che gli dica.Disse il villan, che dentro a quel macchioneveduto avea una serpe molto antica,di che più lunga e grossa a' giorni suoinon vide, né credea mai veder poi;

Vede un villan che con un gran bastone

intorno alcuni sterpi s'affatica.

Quivi Adonio si ferma, e la cagione

di tanto travagliar vuol che gli dica.

Disse il villan, che dentro a quel macchione

veduto avea una serpe molto antica,

di che più lunga e grossa a' giorni suoi

non vide, né credea mai veder poi;

79

e che non si voleva indi partire,che non l'avesse ritrovata e morta.Come Adonio lo sente così dire,con poca pazienza lo sopporta.Sempre solea le serpi favorire;che per insegna il sangue suo le portain memoria ch'uscì sua prima gentede' denti seminati di serpente.

e che non si voleva indi partire,che non l'avesse ritrovata e morta.Come Adonio lo sente così dire,con poca pazienza lo sopporta.Sempre solea le serpi favorire;che per insegna il sangue suo le portain memoria ch'uscì sua prima gentede' denti seminati di serpente.

e che non si voleva indi partire,

che non l'avesse ritrovata e morta.

Come Adonio lo sente così dire,

con poca pazienza lo sopporta.

Sempre solea le serpi favorire;

che per insegna il sangue suo le porta

in memoria ch'uscì sua prima gente

de' denti seminati di serpente.

80

e disse e fece col villano in guisache, suo mal grado, abbandonò l'impresa;sì che da lui non fu la serpe uccisa,né più cercata, né altrimenti offesa.Adonio ne va poi dove s'avisache sua condizion sia meno intesa;e dura con disagio e con affannofuor de la patria appresso al settimo anno.

e disse e fece col villano in guisache, suo mal grado, abbandonò l'impresa;sì che da lui non fu la serpe uccisa,né più cercata, né altrimenti offesa.Adonio ne va poi dove s'avisache sua condizion sia meno intesa;e dura con disagio e con affannofuor de la patria appresso al settimo anno.

e disse e fece col villano in guisa

che, suo mal grado, abbandonò l'impresa;

sì che da lui non fu la serpe uccisa,

né più cercata, né altrimenti offesa.

Adonio ne va poi dove s'avisa

che sua condizion sia meno intesa;

e dura con disagio e con affanno

fuor de la patria appresso al settimo anno.

81

Né mai per lontananza, né strettezzadel viver, che i pensier non lascia ir vaghi,cessa Amor che sì gli ha la mano avezza,ch'ognor non li arda il core, ognor impiaghi.È forza al fin che torni alla bellezzache son di riveder sì gli occhi vaghi.Barbuto, afflitto, e assai male in arnese,là donde era venuto, il camin prese.

Né mai per lontananza, né strettezzadel viver, che i pensier non lascia ir vaghi,cessa Amor che sì gli ha la mano avezza,ch'ognor non li arda il core, ognor impiaghi.È forza al fin che torni alla bellezzache son di riveder sì gli occhi vaghi.Barbuto, afflitto, e assai male in arnese,là donde era venuto, il camin prese.

Né mai per lontananza, né strettezza

del viver, che i pensier non lascia ir vaghi,

cessa Amor che sì gli ha la mano avezza,

ch'ognor non li arda il core, ognor impiaghi.

È forza al fin che torni alla bellezza

che son di riveder sì gli occhi vaghi.

Barbuto, afflitto, e assai male in arnese,

là donde era venuto, il camin prese.

82

In questo tempo alla mia patria accademandare uno oratore al Padre santo,che resti appresso alla sua Santitadeper alcun tempo e non fu detto quanto.Gettan la sorte, e nel giudice cade.Oh giorno a lui cagion sempre di pianto!Fe' scuse, pregò assai, diede e promesseper non partirsi; e al fin sforzato cesse.

In questo tempo alla mia patria accademandare uno oratore al Padre santo,che resti appresso alla sua Santitadeper alcun tempo e non fu detto quanto.Gettan la sorte, e nel giudice cade.Oh giorno a lui cagion sempre di pianto!Fe' scuse, pregò assai, diede e promesseper non partirsi; e al fin sforzato cesse.

In questo tempo alla mia patria accade

mandare uno oratore al Padre santo,

che resti appresso alla sua Santitade

per alcun tempo e non fu detto quanto.

Gettan la sorte, e nel giudice cade.

Oh giorno a lui cagion sempre di pianto!

Fe' scuse, pregò assai, diede e promesse

per non partirsi; e al fin sforzato cesse.

83

Non gli parea crudele e duro mancoa dover sopportar tanto dolore,che se veduto aprir s'avesse il fianco,e vedutosi trar con mano il core.Di geloso timor pallido e biancoper la sua donna, mentre staria fuore,lei con quei modi che giovar si crede,supplice priega a non mancar di fede:

Non gli parea crudele e duro mancoa dover sopportar tanto dolore,che se veduto aprir s'avesse il fianco,e vedutosi trar con mano il core.Di geloso timor pallido e biancoper la sua donna, mentre staria fuore,lei con quei modi che giovar si crede,supplice priega a non mancar di fede:

Non gli parea crudele e duro manco

a dover sopportar tanto dolore,

che se veduto aprir s'avesse il fianco,

e vedutosi trar con mano il core.

Di geloso timor pallido e bianco

per la sua donna, mentre staria fuore,

lei con quei modi che giovar si crede,

supplice priega a non mancar di fede:

84

dicendole ch'a donna né bellezza,né nobiltà, né gran fortuna basta,sì che di vero onor monti in altezza,se per nome e per opre non è casta;e che quella virtù via più si prezza,che di sopra riman quando contrasta,e ch'or gran campo avria per questa assenza,di far di pudicizia esperienza.

dicendole ch'a donna né bellezza,né nobiltà, né gran fortuna basta,sì che di vero onor monti in altezza,se per nome e per opre non è casta;e che quella virtù via più si prezza,che di sopra riman quando contrasta,e ch'or gran campo avria per questa assenza,di far di pudicizia esperienza.

dicendole ch'a donna né bellezza,

né nobiltà, né gran fortuna basta,

sì che di vero onor monti in altezza,

se per nome e per opre non è casta;

e che quella virtù via più si prezza,

che di sopra riman quando contrasta,

e ch'or gran campo avria per questa assenza,

di far di pudicizia esperienza.

85

Con tai le cerca ed altre assai parolepersuader ch'ella gli sia fedele.De la dura partita ella si duole,con che lacrime, oh Dio! con che querele!E giura che più tosto oscuro il solevedrassi, che gli sia mai sì crudele,che rompa fede; e che vorria morirepiù tosto ch'aver mai questo desire.

Con tai le cerca ed altre assai parolepersuader ch'ella gli sia fedele.De la dura partita ella si duole,con che lacrime, oh Dio! con che querele!E giura che più tosto oscuro il solevedrassi, che gli sia mai sì crudele,che rompa fede; e che vorria morirepiù tosto ch'aver mai questo desire.

Con tai le cerca ed altre assai parole

persuader ch'ella gli sia fedele.

De la dura partita ella si duole,

con che lacrime, oh Dio! con che querele!

E giura che più tosto oscuro il sole

vedrassi, che gli sia mai sì crudele,

che rompa fede; e che vorria morire

più tosto ch'aver mai questo desire.

86

Ancor ch'a sue promesse e a suoi scongiuridesse credenza e si achetasse alquanto,non resta che più intender non procuri,e che materia non procacci al pianto.Avea uno amico suo, che dei futuricasi predir teneva il pregio e 'l vanto;e d'ogni sortilegio e magica arte,o il tutto, o ne sapea la maggior parte.

Ancor ch'a sue promesse e a suoi scongiuridesse credenza e si achetasse alquanto,non resta che più intender non procuri,e che materia non procacci al pianto.Avea uno amico suo, che dei futuricasi predir teneva il pregio e 'l vanto;e d'ogni sortilegio e magica arte,o il tutto, o ne sapea la maggior parte.

Ancor ch'a sue promesse e a suoi scongiuri

desse credenza e si achetasse alquanto,

non resta che più intender non procuri,

e che materia non procacci al pianto.

Avea uno amico suo, che dei futuri

casi predir teneva il pregio e 'l vanto;

e d'ogni sortilegio e magica arte,

o il tutto, o ne sapea la maggior parte.

87

Diegli, pregando di vedere assunto,se la sua moglie, nominata Argia,nel tempo che da lei starà disgiunto,fedele e casta, o pel contario fia.Colui da prieghi vinto, tolle il punto,il ciel figura come par che stia.Anselmo il lascia in opra, e l'altro giornoa lui per la risposta fa ritorno.

Diegli, pregando di vedere assunto,se la sua moglie, nominata Argia,nel tempo che da lei starà disgiunto,fedele e casta, o pel contario fia.Colui da prieghi vinto, tolle il punto,il ciel figura come par che stia.Anselmo il lascia in opra, e l'altro giornoa lui per la risposta fa ritorno.

Diegli, pregando di vedere assunto,

se la sua moglie, nominata Argia,

nel tempo che da lei starà disgiunto,

fedele e casta, o pel contario fia.

Colui da prieghi vinto, tolle il punto,

il ciel figura come par che stia.

Anselmo il lascia in opra, e l'altro giorno

a lui per la risposta fa ritorno.

88

L'astrologo tenea le labra chiuse,per non dire al dottor cosa che doglia,e cerca di tacer con molte scuse.Quando pur del suo mal vede c'ha voglia,che gli romperà fede gli concluse,tosto ch'egli abbia il piè fuor de la soglia,non da bellezza né da prieghi indotta,ma da guadagno e da prezzo corrotta.

L'astrologo tenea le labra chiuse,per non dire al dottor cosa che doglia,e cerca di tacer con molte scuse.Quando pur del suo mal vede c'ha voglia,che gli romperà fede gli concluse,tosto ch'egli abbia il piè fuor de la soglia,non da bellezza né da prieghi indotta,ma da guadagno e da prezzo corrotta.

L'astrologo tenea le labra chiuse,

per non dire al dottor cosa che doglia,

e cerca di tacer con molte scuse.

Quando pur del suo mal vede c'ha voglia,

che gli romperà fede gli concluse,

tosto ch'egli abbia il piè fuor de la soglia,

non da bellezza né da prieghi indotta,

ma da guadagno e da prezzo corrotta.

89

Giunte al timore, al dubbio ch'avea prima,queste minacce dei superni moti,come gli stesse il cor, tu stesso stima,se d'amor gli accidenti ti son noti.E sopra ogni mestizia che l'opprima,e che l'afflitta mente aggiri e arruoti,è 'l saper come, vinta d'avarizia,per prezzo abbia a lasciar sua pudicizia.

Giunte al timore, al dubbio ch'avea prima,queste minacce dei superni moti,come gli stesse il cor, tu stesso stima,se d'amor gli accidenti ti son noti.E sopra ogni mestizia che l'opprima,e che l'afflitta mente aggiri e arruoti,è 'l saper come, vinta d'avarizia,per prezzo abbia a lasciar sua pudicizia.

Giunte al timore, al dubbio ch'avea prima,

queste minacce dei superni moti,

come gli stesse il cor, tu stesso stima,

se d'amor gli accidenti ti son noti.

E sopra ogni mestizia che l'opprima,

e che l'afflitta mente aggiri e arruoti,

è 'l saper come, vinta d'avarizia,

per prezzo abbia a lasciar sua pudicizia.

90

Or per far quanti potea far riparida non lasciarla in quel error cadere(perché il bisogno a dispogliar gli altaritra' l'uom talvolta, che sel trova avere),ciò che tenea di gioie e di danari(che n'avea somma) pose in suo potere:rendite e frutti d'ogni possessione,e ciò c'ha al mondo, in man tutto le pone.

Or per far quanti potea far riparida non lasciarla in quel error cadere(perché il bisogno a dispogliar gli altaritra' l'uom talvolta, che sel trova avere),ciò che tenea di gioie e di danari(che n'avea somma) pose in suo potere:rendite e frutti d'ogni possessione,e ciò c'ha al mondo, in man tutto le pone.

Or per far quanti potea far ripari

da non lasciarla in quel error cadere

(perché il bisogno a dispogliar gli altari

tra' l'uom talvolta, che sel trova avere),

ciò che tenea di gioie e di danari

(che n'avea somma) pose in suo potere:

rendite e frutti d'ogni possessione,

e ciò c'ha al mondo, in man tutto le pone.

91

— Con facultade (disse) che ne' tuoinon sol bisogni te li goda e spenda,ma che ne possi far ciò che ne vuoi,li consumi, li getti, e doni e venda;altro conto saper non ne vo' poi,pur che, qual ti lascio or, tu mi ti renda:pur che, come or tu sei, mi sie rimasa,fa che io non trovi né poder né casa. —

— Con facultade (disse) che ne' tuoinon sol bisogni te li goda e spenda,ma che ne possi far ciò che ne vuoi,li consumi, li getti, e doni e venda;altro conto saper non ne vo' poi,pur che, qual ti lascio or, tu mi ti renda:pur che, come or tu sei, mi sie rimasa,fa che io non trovi né poder né casa. —

— Con facultade (disse) che ne' tuoi

non sol bisogni te li goda e spenda,

ma che ne possi far ciò che ne vuoi,

li consumi, li getti, e doni e venda;

altro conto saper non ne vo' poi,

pur che, qual ti lascio or, tu mi ti renda:

pur che, come or tu sei, mi sie rimasa,

fa che io non trovi né poder né casa. —

92

La prega che non faccia, se non sentech'egli ci sia, ne la città dimora;ma ne la villa, ove più agiatamenteviver potrà d'ogni commercio fuora.Questo dicea, però che l'umil genteche nel gregge o ne' campi gli lavora,non gli era aviso che le caste vogliecontaminar potessero alla moglie.

La prega che non faccia, se non sentech'egli ci sia, ne la città dimora;ma ne la villa, ove più agiatamenteviver potrà d'ogni commercio fuora.Questo dicea, però che l'umil genteche nel gregge o ne' campi gli lavora,non gli era aviso che le caste vogliecontaminar potessero alla moglie.

La prega che non faccia, se non sente

ch'egli ci sia, ne la città dimora;

ma ne la villa, ove più agiatamente

viver potrà d'ogni commercio fuora.

Questo dicea, però che l'umil gente

che nel gregge o ne' campi gli lavora,

non gli era aviso che le caste voglie

contaminar potessero alla moglie.

93

Tenendo tuttavia le belle bracciaal timido marito al collo Argia,e di lacrime empiendogli la faccia,ch'un fiumicel dagli occhi le n'uscia;s'attrista che colpevole la faccia,come di fé mancata già gli sia;che questa sua sospizion procede,perché non ha ne la sua fede fede.

Tenendo tuttavia le belle bracciaal timido marito al collo Argia,e di lacrime empiendogli la faccia,ch'un fiumicel dagli occhi le n'uscia;s'attrista che colpevole la faccia,come di fé mancata già gli sia;che questa sua sospizion procede,perché non ha ne la sua fede fede.

Tenendo tuttavia le belle braccia

al timido marito al collo Argia,

e di lacrime empiendogli la faccia,

ch'un fiumicel dagli occhi le n'uscia;

s'attrista che colpevole la faccia,

come di fé mancata già gli sia;

che questa sua sospizion procede,

perché non ha ne la sua fede fede.

94

Troppo sarà, s'io voglio ir rimembrandociò ch'al partir da tramendua fu detto.— Il mio onor (dice al fin) ti raccomando: —piglia licenza, e partesi in effetto;e ben si sente veramente, quandovolge il cavallo, uscire il cor del petto.Ella lo segue, quanto seguir puote,con gli occhi che le rigano le gote.

Troppo sarà, s'io voglio ir rimembrandociò ch'al partir da tramendua fu detto.— Il mio onor (dice al fin) ti raccomando: —piglia licenza, e partesi in effetto;e ben si sente veramente, quandovolge il cavallo, uscire il cor del petto.Ella lo segue, quanto seguir puote,con gli occhi che le rigano le gote.

Troppo sarà, s'io voglio ir rimembrando

ciò ch'al partir da tramendua fu detto.

— Il mio onor (dice al fin) ti raccomando: —

piglia licenza, e partesi in effetto;

e ben si sente veramente, quando

volge il cavallo, uscire il cor del petto.

Ella lo segue, quanto seguir puote,

con gli occhi che le rigano le gote.

95

Adonio intanto misero e tapino,e (come io dissi) pallido e barbuto,verso la patria avea preso il camino,sperando di non esser conosciuto.Sul lago giunse alla città vicino,là dove avea dato alla biscia aiuto,ch'era assediata entro la macchia forteda quel villan che por la volea a morte.

Adonio intanto misero e tapino,e (come io dissi) pallido e barbuto,verso la patria avea preso il camino,sperando di non esser conosciuto.Sul lago giunse alla città vicino,là dove avea dato alla biscia aiuto,ch'era assediata entro la macchia forteda quel villan che por la volea a morte.

Adonio intanto misero e tapino,

e (come io dissi) pallido e barbuto,

verso la patria avea preso il camino,

sperando di non esser conosciuto.

Sul lago giunse alla città vicino,

là dove avea dato alla biscia aiuto,

ch'era assediata entro la macchia forte

da quel villan che por la volea a morte.

96

Quivi arrivando in su l'aprir del giorno,ch'ancor splendea nel cielo alcuna stella,si vede in peregrino abito adornovenir pel lito incontra una donzellain signoril sembiante, ancor ch'intornonon l'apparisse né scudier né ancella.Costei con grata vista lo raccolse,e poi la lingua a tai parole sciolse:

Quivi arrivando in su l'aprir del giorno,ch'ancor splendea nel cielo alcuna stella,si vede in peregrino abito adornovenir pel lito incontra una donzellain signoril sembiante, ancor ch'intornonon l'apparisse né scudier né ancella.Costei con grata vista lo raccolse,e poi la lingua a tai parole sciolse:

Quivi arrivando in su l'aprir del giorno,

ch'ancor splendea nel cielo alcuna stella,

si vede in peregrino abito adorno

venir pel lito incontra una donzella

in signoril sembiante, ancor ch'intorno

non l'apparisse né scudier né ancella.

Costei con grata vista lo raccolse,

e poi la lingua a tai parole sciolse:

97

— Se ben non mi conosci, o cavalliero,son tua parente, e grande obligo t'aggio:parente son, perché da Cadmo fieroscende d'amenduo noi l'alto lignaggio.Io son la fata Manto, che 'l primierosasso messi a fondar questo villaggio;e dal mio nome (come ben forse haicontare udito) Mantua la nomai.

— Se ben non mi conosci, o cavalliero,son tua parente, e grande obligo t'aggio:parente son, perché da Cadmo fieroscende d'amenduo noi l'alto lignaggio.Io son la fata Manto, che 'l primierosasso messi a fondar questo villaggio;e dal mio nome (come ben forse haicontare udito) Mantua la nomai.

— Se ben non mi conosci, o cavalliero,

son tua parente, e grande obligo t'aggio:

parente son, perché da Cadmo fiero

scende d'amenduo noi l'alto lignaggio.

Io son la fata Manto, che 'l primiero

sasso messi a fondar questo villaggio;

e dal mio nome (come ben forse hai

contare udito) Mantua la nomai.

98

De le fate io son una; ed il fatalestato per farti anco saper ch'importe,nascemo a un punto, che d'ogn'altro malesiamo capaci, fuor che de la morte.Ma giunto è con questo essere immortalecondizion non men del morir forte;ch'ogni settimo giorno ogniuna è certache la sua forma in biscia si converta.

De le fate io son una; ed il fatalestato per farti anco saper ch'importe,nascemo a un punto, che d'ogn'altro malesiamo capaci, fuor che de la morte.Ma giunto è con questo essere immortalecondizion non men del morir forte;ch'ogni settimo giorno ogniuna è certache la sua forma in biscia si converta.

De le fate io son una; ed il fatale

stato per farti anco saper ch'importe,

nascemo a un punto, che d'ogn'altro male

siamo capaci, fuor che de la morte.

Ma giunto è con questo essere immortale

condizion non men del morir forte;

ch'ogni settimo giorno ogniuna è certa

che la sua forma in biscia si converta.

99

Il vedersi coprir del brutto scoglio,e gir serpendo, è cosa tanto schiva,che non è pare al mondo altro cordoglio;tal che bestemmia ogniuna d'esser viva.E l'obbligo ch'io t'ho (perché ti voglioinsiememente dire onde deriva),tu saprai che quel dì, per esser tali,siamo a periglio d'infiniti mali.

Il vedersi coprir del brutto scoglio,e gir serpendo, è cosa tanto schiva,che non è pare al mondo altro cordoglio;tal che bestemmia ogniuna d'esser viva.E l'obbligo ch'io t'ho (perché ti voglioinsiememente dire onde deriva),tu saprai che quel dì, per esser tali,siamo a periglio d'infiniti mali.

Il vedersi coprir del brutto scoglio,

e gir serpendo, è cosa tanto schiva,

che non è pare al mondo altro cordoglio;

tal che bestemmia ogniuna d'esser viva.

E l'obbligo ch'io t'ho (perché ti voglio

insiememente dire onde deriva),

tu saprai che quel dì, per esser tali,

siamo a periglio d'infiniti mali.

100

Non è sì odiato altro animale in terra,come la serpe; e noi, che n'abbiàn faccia,patimo da ciascuno oltraggio e guerra;che chi ne vede, ne percuote e caccia.Se non troviamo ove tornar sotterra,sentiamo quanto pesa altrui le braccia.Meglio saria poter morir, che rottee storpiate restar sotto le botte.

Non è sì odiato altro animale in terra,come la serpe; e noi, che n'abbiàn faccia,patimo da ciascuno oltraggio e guerra;che chi ne vede, ne percuote e caccia.Se non troviamo ove tornar sotterra,sentiamo quanto pesa altrui le braccia.Meglio saria poter morir, che rottee storpiate restar sotto le botte.

Non è sì odiato altro animale in terra,

come la serpe; e noi, che n'abbiàn faccia,

patimo da ciascuno oltraggio e guerra;

che chi ne vede, ne percuote e caccia.

Se non troviamo ove tornar sotterra,

sentiamo quanto pesa altrui le braccia.

Meglio saria poter morir, che rotte

e storpiate restar sotto le botte.

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