CANTO VENTESIMO

CANTO VENTESIMO

1

Le donne antique hanno mirabil cosefatto ne l'arme e ne le sacre muse;e di lor opre belle e gloriosegran lume in tutto il mondo si diffuse.Arpalice e Camilla son famose,perché in battaglia erano esperte ed use;Safo e Corinna, perché furon dotte,splendono illustri, e mai non veggon notte.

Le donne antique hanno mirabil cosefatto ne l'arme e ne le sacre muse;e di lor opre belle e gloriosegran lume in tutto il mondo si diffuse.Arpalice e Camilla son famose,perché in battaglia erano esperte ed use;Safo e Corinna, perché furon dotte,splendono illustri, e mai non veggon notte.

Le donne antique hanno mirabil cose

fatto ne l'arme e ne le sacre muse;

e di lor opre belle e gloriose

gran lume in tutto il mondo si diffuse.

Arpalice e Camilla son famose,

perché in battaglia erano esperte ed use;

Safo e Corinna, perché furon dotte,

splendono illustri, e mai non veggon notte.

2

Le donne son venute in eccellenzaDi ciascun'arte ove hanno posto cura;e qualunque all'istorie abbia avvertenza,ne sente ancor la fama non oscura.Se 'l mondo n'è gran tempo stato senza,non però sempre il mal influsso dura;e forse ascosi han lor debiti onoril'invidia o il non saper degli scrittori.

Le donne son venute in eccellenzaDi ciascun'arte ove hanno posto cura;e qualunque all'istorie abbia avvertenza,ne sente ancor la fama non oscura.Se 'l mondo n'è gran tempo stato senza,non però sempre il mal influsso dura;e forse ascosi han lor debiti onoril'invidia o il non saper degli scrittori.

Le donne son venute in eccellenza

Di ciascun'arte ove hanno posto cura;

e qualunque all'istorie abbia avvertenza,

ne sente ancor la fama non oscura.

Se 'l mondo n'è gran tempo stato senza,

non però sempre il mal influsso dura;

e forse ascosi han lor debiti onori

l'invidia o il non saper degli scrittori.

3

Ben mi par di veder ch'al secol nostrotanta virtù fra belle donne emerga,che può dare opra a carte ed ad inchiostro,perché nei futuri anni si disperga,e perché, odiose lingue, il mal dir vostrocon vostra eterna infamia si sommerga:e le lor lode appariranno in guisa,che di gran lunga avanzeran Marfisa.

Ben mi par di veder ch'al secol nostrotanta virtù fra belle donne emerga,che può dare opra a carte ed ad inchiostro,perché nei futuri anni si disperga,e perché, odiose lingue, il mal dir vostrocon vostra eterna infamia si sommerga:e le lor lode appariranno in guisa,che di gran lunga avanzeran Marfisa.

Ben mi par di veder ch'al secol nostro

tanta virtù fra belle donne emerga,

che può dare opra a carte ed ad inchiostro,

perché nei futuri anni si disperga,

e perché, odiose lingue, il mal dir vostro

con vostra eterna infamia si sommerga:

e le lor lode appariranno in guisa,

che di gran lunga avanzeran Marfisa.

4

Or pur tornando a lei, questa donzellaal cavallier che l'usò cortesia,de l'esser suo non niega dar novella,quando esso a lei voglia contar chi sia.Sbrigossi tosto del suo debito ella:tanto il nome di lui saper disia.— Io son (disse) Marfisa: — e fu assai questo;che si sapea per tutto 'l mondo il resto.

Or pur tornando a lei, questa donzellaal cavallier che l'usò cortesia,de l'esser suo non niega dar novella,quando esso a lei voglia contar chi sia.Sbrigossi tosto del suo debito ella:tanto il nome di lui saper disia.— Io son (disse) Marfisa: — e fu assai questo;che si sapea per tutto 'l mondo il resto.

Or pur tornando a lei, questa donzella

al cavallier che l'usò cortesia,

de l'esser suo non niega dar novella,

quando esso a lei voglia contar chi sia.

Sbrigossi tosto del suo debito ella:

tanto il nome di lui saper disia.

— Io son (disse) Marfisa: — e fu assai questo;

che si sapea per tutto 'l mondo il resto.

5

L'altro comincia, poi che tocca a lui,con più proemio a darle di sé conto,dicendo: — Io credo che ciascun di vuiabbia de la mia stirpe il nome in pronto;che non pur Francia e Spagna e i vicin sui,ma l'India, l'Etiopia e il freddo Pontohan chiara cognizion di Chiaramonte,onde uscì il cavallier ch'uccise Almonte,

L'altro comincia, poi che tocca a lui,con più proemio a darle di sé conto,dicendo: — Io credo che ciascun di vuiabbia de la mia stirpe il nome in pronto;che non pur Francia e Spagna e i vicin sui,ma l'India, l'Etiopia e il freddo Pontohan chiara cognizion di Chiaramonte,onde uscì il cavallier ch'uccise Almonte,

L'altro comincia, poi che tocca a lui,

con più proemio a darle di sé conto,

dicendo: — Io credo che ciascun di vui

abbia de la mia stirpe il nome in pronto;

che non pur Francia e Spagna e i vicin sui,

ma l'India, l'Etiopia e il freddo Ponto

han chiara cognizion di Chiaramonte,

onde uscì il cavallier ch'uccise Almonte,

6

quel ch'a Chiariello e al re Mambrinodiede la morte, e il regno lor disfece.Di questo sangue, dove ne l'Eusinol'Istro ne vien con otto corna o diece,al duca Amone, il qual già peregrinovi capitò, la madre mia mi fece:e l'anno è ormai ch'io la lasciai dolente,per gire in Francia a ritrovar mia gente.

quel ch'a Chiariello e al re Mambrinodiede la morte, e il regno lor disfece.Di questo sangue, dove ne l'Eusinol'Istro ne vien con otto corna o diece,al duca Amone, il qual già peregrinovi capitò, la madre mia mi fece:e l'anno è ormai ch'io la lasciai dolente,per gire in Francia a ritrovar mia gente.

quel ch'a Chiariello e al re Mambrino

diede la morte, e il regno lor disfece.

Di questo sangue, dove ne l'Eusino

l'Istro ne vien con otto corna o diece,

al duca Amone, il qual già peregrino

vi capitò, la madre mia mi fece:

e l'anno è ormai ch'io la lasciai dolente,

per gire in Francia a ritrovar mia gente.

7

Ma non potei finire il mio viaggio,che qua mi spinse un tempestoso Noto.Son dieci mesi o più che stanza v'aggio,che tutti i giorni e tutte l'ore noto.Nominato son io Guidon Selvaggio,di poca pruova ancora e poco noto.Uccisi qui Argilon da Melibeacon dieci cavallier che seco avea.

Ma non potei finire il mio viaggio,che qua mi spinse un tempestoso Noto.Son dieci mesi o più che stanza v'aggio,che tutti i giorni e tutte l'ore noto.Nominato son io Guidon Selvaggio,di poca pruova ancora e poco noto.Uccisi qui Argilon da Melibeacon dieci cavallier che seco avea.

Ma non potei finire il mio viaggio,

che qua mi spinse un tempestoso Noto.

Son dieci mesi o più che stanza v'aggio,

che tutti i giorni e tutte l'ore noto.

Nominato son io Guidon Selvaggio,

di poca pruova ancora e poco noto.

Uccisi qui Argilon da Melibea

con dieci cavallier che seco avea.

8

Feci la pruova ancor de le donzelle:così n'ho diece a' miei piaceri allato;ed alla scelta mia son le più belle,e son le più gentil di questo stato.E queste reggo e tutte l'altre; ch'elledi sé m'hanno governo e scettro dato:così daranno a qualunque altro arridaFortuna sì, che la decina ancida. —

Feci la pruova ancor de le donzelle:così n'ho diece a' miei piaceri allato;ed alla scelta mia son le più belle,e son le più gentil di questo stato.E queste reggo e tutte l'altre; ch'elledi sé m'hanno governo e scettro dato:così daranno a qualunque altro arridaFortuna sì, che la decina ancida. —

Feci la pruova ancor de le donzelle:

così n'ho diece a' miei piaceri allato;

ed alla scelta mia son le più belle,

e son le più gentil di questo stato.

E queste reggo e tutte l'altre; ch'elle

di sé m'hanno governo e scettro dato:

così daranno a qualunque altro arrida

Fortuna sì, che la decina ancida. —

9

I cavallier domandano a Guidone,com'ha sì pochi maschi il tenitoro;e s'alle moglie hanno suggezione,come esse l'han negli altri lochi a loro.Disse Guidon: — Più volte la cagioneudita n'ho da poi che qui dimoro;e vi sarà, secondo ch'io l'ho udita,da me, poi che v'aggrada, riferita.

I cavallier domandano a Guidone,com'ha sì pochi maschi il tenitoro;e s'alle moglie hanno suggezione,come esse l'han negli altri lochi a loro.Disse Guidon: — Più volte la cagioneudita n'ho da poi che qui dimoro;e vi sarà, secondo ch'io l'ho udita,da me, poi che v'aggrada, riferita.

I cavallier domandano a Guidone,

com'ha sì pochi maschi il tenitoro;

e s'alle moglie hanno suggezione,

come esse l'han negli altri lochi a loro.

Disse Guidon: — Più volte la cagione

udita n'ho da poi che qui dimoro;

e vi sarà, secondo ch'io l'ho udita,

da me, poi che v'aggrada, riferita.

10

Al tempo che tornar dopo anni ventida Troia i Greci (che durò l'assediodieci, e dieci altri da contrari ventifuro agitati in mar con troppo tedio),trovar che le lor donne agli tormentidi tanta assenza avean preso rimedio:tutte s'avean gioveni amanti eletti,per non si raffreddar sole nei letti.

Al tempo che tornar dopo anni ventida Troia i Greci (che durò l'assediodieci, e dieci altri da contrari ventifuro agitati in mar con troppo tedio),trovar che le lor donne agli tormentidi tanta assenza avean preso rimedio:tutte s'avean gioveni amanti eletti,per non si raffreddar sole nei letti.

Al tempo che tornar dopo anni venti

da Troia i Greci (che durò l'assedio

dieci, e dieci altri da contrari venti

furo agitati in mar con troppo tedio),

trovar che le lor donne agli tormenti

di tanta assenza avean preso rimedio:

tutte s'avean gioveni amanti eletti,

per non si raffreddar sole nei letti.

11

Le case lor trovaro i Greci pienede l'altrui figli; e per parer communeperdonano alle mogli, che san beneche tanto non potean viver digiune:ma ai figli degli adulteri convienealtrove procacciarsi altre fortune;che tolerar non vogliono i maritiche più alle spese lor sieno notriti.

Le case lor trovaro i Greci pienede l'altrui figli; e per parer communeperdonano alle mogli, che san beneche tanto non potean viver digiune:ma ai figli degli adulteri convienealtrove procacciarsi altre fortune;che tolerar non vogliono i maritiche più alle spese lor sieno notriti.

Le case lor trovaro i Greci piene

de l'altrui figli; e per parer commune

perdonano alle mogli, che san bene

che tanto non potean viver digiune:

ma ai figli degli adulteri conviene

altrove procacciarsi altre fortune;

che tolerar non vogliono i mariti

che più alle spese lor sieno notriti.

12

Sono altri esposti, altri tenuti occultida le lor madri e sostenuti in vita.In vane squadre quei ch'erano adultiferon, chi qua chi là, tutti partita.Per altri l'arme son, per altri cultigli studi e l'arti; altri la terra trita;serve altri in corte; altri è guardian di gregge,come piace a colei che qua giù regge.

Sono altri esposti, altri tenuti occultida le lor madri e sostenuti in vita.In vane squadre quei ch'erano adultiferon, chi qua chi là, tutti partita.Per altri l'arme son, per altri cultigli studi e l'arti; altri la terra trita;serve altri in corte; altri è guardian di gregge,come piace a colei che qua giù regge.

Sono altri esposti, altri tenuti occulti

da le lor madri e sostenuti in vita.

In vane squadre quei ch'erano adulti

feron, chi qua chi là, tutti partita.

Per altri l'arme son, per altri culti

gli studi e l'arti; altri la terra trita;

serve altri in corte; altri è guardian di gregge,

come piace a colei che qua giù regge.

13

Partì fra gli altri un giovinetto, figliodi Clitemnestra, la crudel regina,di diciotto anni, fresco come un giglio,o rosa colta allor di su la spina.Questi, armato un suo legno, a dar di pigliosi pose e a depredar per la marinain compagnia di cento giovinettidel tempo suo, per tutta Grecia eletti.

Partì fra gli altri un giovinetto, figliodi Clitemnestra, la crudel regina,di diciotto anni, fresco come un giglio,o rosa colta allor di su la spina.Questi, armato un suo legno, a dar di pigliosi pose e a depredar per la marinain compagnia di cento giovinettidel tempo suo, per tutta Grecia eletti.

Partì fra gli altri un giovinetto, figlio

di Clitemnestra, la crudel regina,

di diciotto anni, fresco come un giglio,

o rosa colta allor di su la spina.

Questi, armato un suo legno, a dar di piglio

si pose e a depredar per la marina

in compagnia di cento giovinetti

del tempo suo, per tutta Grecia eletti.

14

I Cretesi, in quel tempo che cacciatoil crudo Idomeneo del regno aveano,e per assicurarsi il nuovo stato,d'uomini e d'arme adunazion faceano;fero con bon stipendio lor soldatoFalanto (così al giovine diceano),e lui con tutti quei che seco avea,poser per guardia alla città Dictea.

I Cretesi, in quel tempo che cacciatoil crudo Idomeneo del regno aveano,e per assicurarsi il nuovo stato,d'uomini e d'arme adunazion faceano;fero con bon stipendio lor soldatoFalanto (così al giovine diceano),e lui con tutti quei che seco avea,poser per guardia alla città Dictea.

I Cretesi, in quel tempo che cacciato

il crudo Idomeneo del regno aveano,

e per assicurarsi il nuovo stato,

d'uomini e d'arme adunazion faceano;

fero con bon stipendio lor soldato

Falanto (così al giovine diceano),

e lui con tutti quei che seco avea,

poser per guardia alla città Dictea.

15

Fra cento alme città ch'erano in Creta,Dictea più ricca e più piacevol era,di belle donne ed amorose lieta,lieta di giochi da matino a sera:e com'era ogni tempo consuetad'accarezzar la gente forestiera,fe' a costor sì, che molto non rimasea fargli anco signor de le lor case.

Fra cento alme città ch'erano in Creta,Dictea più ricca e più piacevol era,di belle donne ed amorose lieta,lieta di giochi da matino a sera:e com'era ogni tempo consuetad'accarezzar la gente forestiera,fe' a costor sì, che molto non rimasea fargli anco signor de le lor case.

Fra cento alme città ch'erano in Creta,

Dictea più ricca e più piacevol era,

di belle donne ed amorose lieta,

lieta di giochi da matino a sera:

e com'era ogni tempo consueta

d'accarezzar la gente forestiera,

fe' a costor sì, che molto non rimase

a fargli anco signor de le lor case.

16

Eran gioveni tutti e belli affatto(che 'l fior di Grecia avea Falanto eletto):sì ch'alle belle donne, al primo trattoche v'apparir, trassero i cor del petto.Poi che non men che belli, ancora in fattosi dimostrar buoni e gagliardi al letto,si fero ad esse in pochi dì sì grati,che sopra ogn'altro ben n'erano amati.

Eran gioveni tutti e belli affatto(che 'l fior di Grecia avea Falanto eletto):sì ch'alle belle donne, al primo trattoche v'apparir, trassero i cor del petto.Poi che non men che belli, ancora in fattosi dimostrar buoni e gagliardi al letto,si fero ad esse in pochi dì sì grati,che sopra ogn'altro ben n'erano amati.

Eran gioveni tutti e belli affatto

(che 'l fior di Grecia avea Falanto eletto):

sì ch'alle belle donne, al primo tratto

che v'apparir, trassero i cor del petto.

Poi che non men che belli, ancora in fatto

si dimostrar buoni e gagliardi al letto,

si fero ad esse in pochi dì sì grati,

che sopra ogn'altro ben n'erano amati.

17

Finita che d'accordo è poi la guerraper cui stato Falanto era condutto,e lo stipendio militar si serra,sì che non v'hanno i gioveni più frutto,e per questo lasciar voglion la terra;fan le donne di Creta maggior lutto,e per ciò versan più dirotti pianti,che se i lor padri avesson morti avanti.

Finita che d'accordo è poi la guerraper cui stato Falanto era condutto,e lo stipendio militar si serra,sì che non v'hanno i gioveni più frutto,e per questo lasciar voglion la terra;fan le donne di Creta maggior lutto,e per ciò versan più dirotti pianti,che se i lor padri avesson morti avanti.

Finita che d'accordo è poi la guerra

per cui stato Falanto era condutto,

e lo stipendio militar si serra,

sì che non v'hanno i gioveni più frutto,

e per questo lasciar voglion la terra;

fan le donne di Creta maggior lutto,

e per ciò versan più dirotti pianti,

che se i lor padri avesson morti avanti.

18

Da le lor donne i gioveni assai foro,ciascun per sé, di rimaner pregati:né volendo restare, esse con loron'andar, lasciando e padri e figli e frati,di ricche gemme e di gran summa d'oroavendo i lor dimestici spogliati;che la pratica fu tanto secreta,che non sentì la fuga uomo di Creta.

Da le lor donne i gioveni assai foro,ciascun per sé, di rimaner pregati:né volendo restare, esse con loron'andar, lasciando e padri e figli e frati,di ricche gemme e di gran summa d'oroavendo i lor dimestici spogliati;che la pratica fu tanto secreta,che non sentì la fuga uomo di Creta.

Da le lor donne i gioveni assai foro,

ciascun per sé, di rimaner pregati:

né volendo restare, esse con loro

n'andar, lasciando e padri e figli e frati,

di ricche gemme e di gran summa d'oro

avendo i lor dimestici spogliati;

che la pratica fu tanto secreta,

che non sentì la fuga uomo di Creta.

19

Sì fu propizio il vento, sì fu l'oracommoda, che Falanto a fuggir colse,che molte miglia erano usciti fuora,quando del danno suo Creta si dolse.Poi questa spiaggia, inabitata allora,trascorsi per fortuna li raccolse.Qui si posaro, e qui sicuri tuttimeglio del furto lor videro i frutti.

Sì fu propizio il vento, sì fu l'oracommoda, che Falanto a fuggir colse,che molte miglia erano usciti fuora,quando del danno suo Creta si dolse.Poi questa spiaggia, inabitata allora,trascorsi per fortuna li raccolse.Qui si posaro, e qui sicuri tuttimeglio del furto lor videro i frutti.

Sì fu propizio il vento, sì fu l'ora

commoda, che Falanto a fuggir colse,

che molte miglia erano usciti fuora,

quando del danno suo Creta si dolse.

Poi questa spiaggia, inabitata allora,

trascorsi per fortuna li raccolse.

Qui si posaro, e qui sicuri tutti

meglio del furto lor videro i frutti.

20

Questa lor fu per dieci giorni stanzadi piaceri amorosi tutta piena.Ma come spesso avvien, che l'abondanzaseco in cor giovenil fastidio mena,tutti d'accordo fur di restar sanzafemine, e liberarsi di tal pena;che non è soma da portar sì grave,come aver donna, quando a noia s'have.

Questa lor fu per dieci giorni stanzadi piaceri amorosi tutta piena.Ma come spesso avvien, che l'abondanzaseco in cor giovenil fastidio mena,tutti d'accordo fur di restar sanzafemine, e liberarsi di tal pena;che non è soma da portar sì grave,come aver donna, quando a noia s'have.

Questa lor fu per dieci giorni stanza

di piaceri amorosi tutta piena.

Ma come spesso avvien, che l'abondanza

seco in cor giovenil fastidio mena,

tutti d'accordo fur di restar sanza

femine, e liberarsi di tal pena;

che non è soma da portar sì grave,

come aver donna, quando a noia s'have.

21

Essi che di guadagno e di rapineeran bramosi, e di dispendio parchi,vider ch'a pascer tante concubine,d'altro che d'aste avean bisogno e d'archi:sì che sole lasciar qui le meschine,e se n'andar di lor ricchezze carchilà dove in Puglia in ripa al mar poi sentoch'edificar la terra di Tarento.

Essi che di guadagno e di rapineeran bramosi, e di dispendio parchi,vider ch'a pascer tante concubine,d'altro che d'aste avean bisogno e d'archi:sì che sole lasciar qui le meschine,e se n'andar di lor ricchezze carchilà dove in Puglia in ripa al mar poi sentoch'edificar la terra di Tarento.

Essi che di guadagno e di rapine

eran bramosi, e di dispendio parchi,

vider ch'a pascer tante concubine,

d'altro che d'aste avean bisogno e d'archi:

sì che sole lasciar qui le meschine,

e se n'andar di lor ricchezze carchi

là dove in Puglia in ripa al mar poi sento

ch'edificar la terra di Tarento.

22

Le donne, che si videro traditedai loro amanti in che più fede aveano,restar per alcun dì sì sbigottite,che statue immote in lito al mar pareano.Visto poi che da gridi e da infinitelacrime alcun profitto non traeano,a pensar cominciaro e ad aver curacome aiutarsi in tanta lor sciagura.

Le donne, che si videro traditedai loro amanti in che più fede aveano,restar per alcun dì sì sbigottite,che statue immote in lito al mar pareano.Visto poi che da gridi e da infinitelacrime alcun profitto non traeano,a pensar cominciaro e ad aver curacome aiutarsi in tanta lor sciagura.

Le donne, che si videro tradite

dai loro amanti in che più fede aveano,

restar per alcun dì sì sbigottite,

che statue immote in lito al mar pareano.

Visto poi che da gridi e da infinite

lacrime alcun profitto non traeano,

a pensar cominciaro e ad aver cura

come aiutarsi in tanta lor sciagura.

23

E proponendo in mezzo i lor pareri,altre diceano: in Creta è da tornarsi;e più tosto all'arbitrio de' severipadri e d'offesi lor mariti darsi,che nei deserti liti e boschi fieri,di disagio e di fame consumarsi.Altre dicean che lor saria più onestoaffogarsi nel mar, che mai far questo;

E proponendo in mezzo i lor pareri,altre diceano: in Creta è da tornarsi;e più tosto all'arbitrio de' severipadri e d'offesi lor mariti darsi,che nei deserti liti e boschi fieri,di disagio e di fame consumarsi.Altre dicean che lor saria più onestoaffogarsi nel mar, che mai far questo;

E proponendo in mezzo i lor pareri,

altre diceano: in Creta è da tornarsi;

e più tosto all'arbitrio de' severi

padri e d'offesi lor mariti darsi,

che nei deserti liti e boschi fieri,

di disagio e di fame consumarsi.

Altre dicean che lor saria più onesto

affogarsi nel mar, che mai far questo;

24

e che manco mal era meretriciandar pel mondo, andar mendiche o schiave,che se stesse offerire agli supplicidi ch'eran degne l'opere lor prave.Questi e simil partiti le infelicisi proponean, ciascun più duro e grave.Tra loro al fine una Orontea levosse,ch'origine traea dal re Minosse;

e che manco mal era meretriciandar pel mondo, andar mendiche o schiave,che se stesse offerire agli supplicidi ch'eran degne l'opere lor prave.Questi e simil partiti le infelicisi proponean, ciascun più duro e grave.Tra loro al fine una Orontea levosse,ch'origine traea dal re Minosse;

e che manco mal era meretrici

andar pel mondo, andar mendiche o schiave,

che se stesse offerire agli supplici

di ch'eran degne l'opere lor prave.

Questi e simil partiti le infelici

si proponean, ciascun più duro e grave.

Tra loro al fine una Orontea levosse,

ch'origine traea dal re Minosse;

25

la più gioven de l'artre e la più bellae la più accorta, e ch'avea meno errato:amato avea Falanto, e a lui pulzelladatasi, e per lui il padre avea lasciato.Costei mostrando in viso ed in favellail magnanimo cor d'ira infiammato,redarguendo di tutte altre il detto,suo parer disse, e fe' seguirne effetto.

la più gioven de l'artre e la più bellae la più accorta, e ch'avea meno errato:amato avea Falanto, e a lui pulzelladatasi, e per lui il padre avea lasciato.Costei mostrando in viso ed in favellail magnanimo cor d'ira infiammato,redarguendo di tutte altre il detto,suo parer disse, e fe' seguirne effetto.

la più gioven de l'artre e la più bella

e la più accorta, e ch'avea meno errato:

amato avea Falanto, e a lui pulzella

datasi, e per lui il padre avea lasciato.

Costei mostrando in viso ed in favella

il magnanimo cor d'ira infiammato,

redarguendo di tutte altre il detto,

suo parer disse, e fe' seguirne effetto.

26

Di questa terra a lei non parve torsi,che conobbe feconda e d'aria sana,e di limpidi fiumi aver discorsi,di selve opaca, e la più parte piana;con porti e foci, ove dal mar ricorsiper ria fortuna avea la gente estrana,ch'or d'Africa portava, ora d'Egittocose diverse e necessarie al vitto.

Di questa terra a lei non parve torsi,che conobbe feconda e d'aria sana,e di limpidi fiumi aver discorsi,di selve opaca, e la più parte piana;con porti e foci, ove dal mar ricorsiper ria fortuna avea la gente estrana,ch'or d'Africa portava, ora d'Egittocose diverse e necessarie al vitto.

Di questa terra a lei non parve torsi,

che conobbe feconda e d'aria sana,

e di limpidi fiumi aver discorsi,

di selve opaca, e la più parte piana;

con porti e foci, ove dal mar ricorsi

per ria fortuna avea la gente estrana,

ch'or d'Africa portava, ora d'Egitto

cose diverse e necessarie al vitto.

27

Qui parve a lei fermarsi, e far vendettadel viril sesso che le avea sì offese:vuol ch'ogni nave, che da venti astrettaa pigliar venga porto in suo paese,a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta;né de la vita a un sol si sia cortese.Così fu detto e così fu concluso,e fu fatta la legge e messa in uso.

Qui parve a lei fermarsi, e far vendettadel viril sesso che le avea sì offese:vuol ch'ogni nave, che da venti astrettaa pigliar venga porto in suo paese,a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta;né de la vita a un sol si sia cortese.Così fu detto e così fu concluso,e fu fatta la legge e messa in uso.

Qui parve a lei fermarsi, e far vendetta

del viril sesso che le avea sì offese:

vuol ch'ogni nave, che da venti astretta

a pigliar venga porto in suo paese,

a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta;

né de la vita a un sol si sia cortese.

Così fu detto e così fu concluso,

e fu fatta la legge e messa in uso.

28

Come turbar l'aria sentiano, armatele femine correan su la marina,da l'implacabile Orontea guidate,che diè lor legge e si fe' lor regina:e de le navi ai liti lor cacciatefaceano incendi orribili e rapina,uom non lasciando vivo, che novelladar ne potesse o in questa parte o in quella.

Come turbar l'aria sentiano, armatele femine correan su la marina,da l'implacabile Orontea guidate,che diè lor legge e si fe' lor regina:e de le navi ai liti lor cacciatefaceano incendi orribili e rapina,uom non lasciando vivo, che novelladar ne potesse o in questa parte o in quella.

Come turbar l'aria sentiano, armate

le femine correan su la marina,

da l'implacabile Orontea guidate,

che diè lor legge e si fe' lor regina:

e de le navi ai liti lor cacciate

faceano incendi orribili e rapina,

uom non lasciando vivo, che novella

dar ne potesse o in questa parte o in quella.

29

Così solinghe vissero qualch'annoaspre nimiche del sesso virile:ma conobbero poi, che 'l proprio dannoprocaccierian, se non mutavan stile;che se di lor propagine non fanno,sarà lor legge in breve irrita e vile,e mancherà con l'infecondo regno,dove di farla eterna era il disegno.

Così solinghe vissero qualch'annoaspre nimiche del sesso virile:ma conobbero poi, che 'l proprio dannoprocaccierian, se non mutavan stile;che se di lor propagine non fanno,sarà lor legge in breve irrita e vile,e mancherà con l'infecondo regno,dove di farla eterna era il disegno.

Così solinghe vissero qualch'anno

aspre nimiche del sesso virile:

ma conobbero poi, che 'l proprio danno

procaccierian, se non mutavan stile;

che se di lor propagine non fanno,

sarà lor legge in breve irrita e vile,

e mancherà con l'infecondo regno,

dove di farla eterna era il disegno.

30

Sì che, temprando il suo rigore un pocoscelsero, in spazio di quattro anni interi,di quanti capitaro in questo locodieci belli e gagliardi cavallieri,che per durar ne l'amoroso giococontr'esse cento fosser buon guerrieri.Esse in tutto eran cento; e statuitoad ogni lor decina fu un marito.

Sì che, temprando il suo rigore un pocoscelsero, in spazio di quattro anni interi,di quanti capitaro in questo locodieci belli e gagliardi cavallieri,che per durar ne l'amoroso giococontr'esse cento fosser buon guerrieri.Esse in tutto eran cento; e statuitoad ogni lor decina fu un marito.

Sì che, temprando il suo rigore un poco

scelsero, in spazio di quattro anni interi,

di quanti capitaro in questo loco

dieci belli e gagliardi cavallieri,

che per durar ne l'amoroso gioco

contr'esse cento fosser buon guerrieri.

Esse in tutto eran cento; e statuito

ad ogni lor decina fu un marito.

31

Prima ne fur decapitati moltiche riusciro al paragon mal forti.Or questi dieci a buona pruova tolti,del letto e del governo ebbon consorti;facendo lor giurar che, se più coltialtri uomini verriano in questi porti,essi sarian che, spenta ogni pietade,li porriano ugualmente a fil di spade.

Prima ne fur decapitati moltiche riusciro al paragon mal forti.Or questi dieci a buona pruova tolti,del letto e del governo ebbon consorti;facendo lor giurar che, se più coltialtri uomini verriano in questi porti,essi sarian che, spenta ogni pietade,li porriano ugualmente a fil di spade.

Prima ne fur decapitati molti

che riusciro al paragon mal forti.

Or questi dieci a buona pruova tolti,

del letto e del governo ebbon consorti;

facendo lor giurar che, se più colti

altri uomini verriano in questi porti,

essi sarian che, spenta ogni pietade,

li porriano ugualmente a fil di spade.

32

Ad ingrossare, ed a figliar appressole donne, indi a temere incominciaroche tanti nascerian del viril sesso,che contra lor non avrian poi riparo;e al fine in man degli uomini rimessosaria il governo ch'elle avean sì caro:sì ch'ordinar, mentre eran gli anni imbelli,far sì, che mai non fosson lor ribelli.

Ad ingrossare, ed a figliar appressole donne, indi a temere incominciaroche tanti nascerian del viril sesso,che contra lor non avrian poi riparo;e al fine in man degli uomini rimessosaria il governo ch'elle avean sì caro:sì ch'ordinar, mentre eran gli anni imbelli,far sì, che mai non fosson lor ribelli.

Ad ingrossare, ed a figliar appresso

le donne, indi a temere incominciaro

che tanti nascerian del viril sesso,

che contra lor non avrian poi riparo;

e al fine in man degli uomini rimesso

saria il governo ch'elle avean sì caro:

sì ch'ordinar, mentre eran gli anni imbelli,

far sì, che mai non fosson lor ribelli.

33

Acciò il sesso viril non le soggioghi,uno ogni madre vuol la legge orrenda,che tenga seco; gli altri, o li suffoghi,o fuor del regno li permuti o venda.Ne mandano per questo in vari luoghi:e a chi gli porta dicono che prendafemine, se a baratto aver ne puote;se non, non torni almen con le man vote.

Acciò il sesso viril non le soggioghi,uno ogni madre vuol la legge orrenda,che tenga seco; gli altri, o li suffoghi,o fuor del regno li permuti o venda.Ne mandano per questo in vari luoghi:e a chi gli porta dicono che prendafemine, se a baratto aver ne puote;se non, non torni almen con le man vote.

Acciò il sesso viril non le soggioghi,

uno ogni madre vuol la legge orrenda,

che tenga seco; gli altri, o li suffoghi,

o fuor del regno li permuti o venda.

Ne mandano per questo in vari luoghi:

e a chi gli porta dicono che prenda

femine, se a baratto aver ne puote;

se non, non torni almen con le man vote.

34

Né uno ancora alleverian, se senzapotesson fare, e mantenere il gregge.Questa è quanta pietà, quanta clemenzapiù ai suoi ch'agli altri usa l'iniqua legge:gli altri condannan con ugual sentenza;e solamente in questo si corregge,che non vuol che, secondo il primiero uso,le femine gli uccidano in confuso.

Né uno ancora alleverian, se senzapotesson fare, e mantenere il gregge.Questa è quanta pietà, quanta clemenzapiù ai suoi ch'agli altri usa l'iniqua legge:gli altri condannan con ugual sentenza;e solamente in questo si corregge,che non vuol che, secondo il primiero uso,le femine gli uccidano in confuso.

Né uno ancora alleverian, se senza

potesson fare, e mantenere il gregge.

Questa è quanta pietà, quanta clemenza

più ai suoi ch'agli altri usa l'iniqua legge:

gli altri condannan con ugual sentenza;

e solamente in questo si corregge,

che non vuol che, secondo il primiero uso,

le femine gli uccidano in confuso.

35

Se dieci o venti o più persone a un trattovi fosser giunte, in carcere eran messe:e d'una al giorno, e non di più, era trattoil capo a sorte, che perir dovessenel tempio orrendo ch'Orontea avea fatto,dove un altare alla Vendetta eresse;e dato all'un de' dieci il crudo ufficioper sorte era di farne sacrificio.

Se dieci o venti o più persone a un trattovi fosser giunte, in carcere eran messe:e d'una al giorno, e non di più, era trattoil capo a sorte, che perir dovessenel tempio orrendo ch'Orontea avea fatto,dove un altare alla Vendetta eresse;e dato all'un de' dieci il crudo ufficioper sorte era di farne sacrificio.

Se dieci o venti o più persone a un tratto

vi fosser giunte, in carcere eran messe:

e d'una al giorno, e non di più, era tratto

il capo a sorte, che perir dovesse

nel tempio orrendo ch'Orontea avea fatto,

dove un altare alla Vendetta eresse;

e dato all'un de' dieci il crudo ufficio

per sorte era di farne sacrificio.

36

Dopo molt'anni alle ripe omicidea dar venne di capo un giovinetto,la cui stirpe scendea dal buono Alcide,di gran valor ne l'arme, Elbanio detto.Qui preso fu, ch'a pena se n'avide,come quel che venìa senza sospetto;e con gran guardia in stretta parte chiuso,con gli altri era serbato al crudel uso.

Dopo molt'anni alle ripe omicidea dar venne di capo un giovinetto,la cui stirpe scendea dal buono Alcide,di gran valor ne l'arme, Elbanio detto.Qui preso fu, ch'a pena se n'avide,come quel che venìa senza sospetto;e con gran guardia in stretta parte chiuso,con gli altri era serbato al crudel uso.

Dopo molt'anni alle ripe omicide

a dar venne di capo un giovinetto,

la cui stirpe scendea dal buono Alcide,

di gran valor ne l'arme, Elbanio detto.

Qui preso fu, ch'a pena se n'avide,

come quel che venìa senza sospetto;

e con gran guardia in stretta parte chiuso,

con gli altri era serbato al crudel uso.

37

Di viso era costui bello e giocondo,e di maniere e di costumi ornato,e di parlar sì dolce e sì facondo,ch'un aspe volentier l'avria ascoltato:sì che, come di cosa rara al mondo,de l'esser suo fu tosto rapportatoad Alessandra figlia d'Orontea,che di molt'anni grave anco vivea.

Di viso era costui bello e giocondo,e di maniere e di costumi ornato,e di parlar sì dolce e sì facondo,ch'un aspe volentier l'avria ascoltato:sì che, come di cosa rara al mondo,de l'esser suo fu tosto rapportatoad Alessandra figlia d'Orontea,che di molt'anni grave anco vivea.

Di viso era costui bello e giocondo,

e di maniere e di costumi ornato,

e di parlar sì dolce e sì facondo,

ch'un aspe volentier l'avria ascoltato:

sì che, come di cosa rara al mondo,

de l'esser suo fu tosto rapportato

ad Alessandra figlia d'Orontea,

che di molt'anni grave anco vivea.

38

Orontea vivea ancora; e già mancatetutt'eran l'altre ch'abitar qui prima:e diece tante e più n'erano nate,e in forza eran cresciute e in maggior stima;né tra diece fucine che serratestavan pur spesso, avean più d'una lima;e dieci cavallieri anco avean curadi dare a chi venìa fiera aventura.

Orontea vivea ancora; e già mancatetutt'eran l'altre ch'abitar qui prima:e diece tante e più n'erano nate,e in forza eran cresciute e in maggior stima;né tra diece fucine che serratestavan pur spesso, avean più d'una lima;e dieci cavallieri anco avean curadi dare a chi venìa fiera aventura.

Orontea vivea ancora; e già mancate

tutt'eran l'altre ch'abitar qui prima:

e diece tante e più n'erano nate,

e in forza eran cresciute e in maggior stima;

né tra diece fucine che serrate

stavan pur spesso, avean più d'una lima;

e dieci cavallieri anco avean cura

di dare a chi venìa fiera aventura.

39

Alessandra, bramosa di vedereil giovinetto ch'avea tante lode,da la sua matre in singular piacereimpetra sì, ch'Elbanio vede ed ode;e quando vuol partirne, rimaneresi sente il core ove è chi 'l punge e rode:legar si sente e non sa far contesa,e al fin dal suo prigion si trova presa.

Alessandra, bramosa di vedereil giovinetto ch'avea tante lode,da la sua matre in singular piacereimpetra sì, ch'Elbanio vede ed ode;e quando vuol partirne, rimaneresi sente il core ove è chi 'l punge e rode:legar si sente e non sa far contesa,e al fin dal suo prigion si trova presa.

Alessandra, bramosa di vedere

il giovinetto ch'avea tante lode,

da la sua matre in singular piacere

impetra sì, ch'Elbanio vede ed ode;

e quando vuol partirne, rimanere

si sente il core ove è chi 'l punge e rode:

legar si sente e non sa far contesa,

e al fin dal suo prigion si trova presa.

40

Elbanio disse a lei: — Se di pietades'avesse, donna, qui notizia ancora,come se n'ha per tutt'altre contrade,dovunque il vago sol luce e colora;io vi osarei, per vostr'alma beltadech'ogn'animo gentil di sé inamora,chiedervi in don la vita mia, che poisaria ognor presto a spenderla per voi.

Elbanio disse a lei: — Se di pietades'avesse, donna, qui notizia ancora,come se n'ha per tutt'altre contrade,dovunque il vago sol luce e colora;io vi osarei, per vostr'alma beltadech'ogn'animo gentil di sé inamora,chiedervi in don la vita mia, che poisaria ognor presto a spenderla per voi.

Elbanio disse a lei: — Se di pietade

s'avesse, donna, qui notizia ancora,

come se n'ha per tutt'altre contrade,

dovunque il vago sol luce e colora;

io vi osarei, per vostr'alma beltade

ch'ogn'animo gentil di sé inamora,

chiedervi in don la vita mia, che poi

saria ognor presto a spenderla per voi.

41

Or quando fuor d'ogni ragion qui sonoprivi d'umanitade i cori umani,non vi domanderò la vita in dono,che i prieghi miei so ben che sarian vani;ma che da cavalliero, o tristo o buonoch'io sia, possi morir con l'arme in mani,e non come dannato per giudicio,o come animal bruto in sacrificio. —

Or quando fuor d'ogni ragion qui sonoprivi d'umanitade i cori umani,non vi domanderò la vita in dono,che i prieghi miei so ben che sarian vani;ma che da cavalliero, o tristo o buonoch'io sia, possi morir con l'arme in mani,e non come dannato per giudicio,o come animal bruto in sacrificio. —

Or quando fuor d'ogni ragion qui sono

privi d'umanitade i cori umani,

non vi domanderò la vita in dono,

che i prieghi miei so ben che sarian vani;

ma che da cavalliero, o tristo o buono

ch'io sia, possi morir con l'arme in mani,

e non come dannato per giudicio,

o come animal bruto in sacrificio. —

42

Alessandra gentil, ch'umidi avea,per la pietà del giovinetto, i rai,rispose: — Ancor che più crudele e reasia questa terra, ch'altra fosse mai;non concedo però che qui Medeaogni femina sia, come tu fai:e quando ogn'altra così fosse ancora,me sola di tant'altre io vo' trar fuora.

Alessandra gentil, ch'umidi avea,per la pietà del giovinetto, i rai,rispose: — Ancor che più crudele e reasia questa terra, ch'altra fosse mai;non concedo però che qui Medeaogni femina sia, come tu fai:e quando ogn'altra così fosse ancora,me sola di tant'altre io vo' trar fuora.

Alessandra gentil, ch'umidi avea,

per la pietà del giovinetto, i rai,

rispose: — Ancor che più crudele e rea

sia questa terra, ch'altra fosse mai;

non concedo però che qui Medea

ogni femina sia, come tu fai:

e quando ogn'altra così fosse ancora,

me sola di tant'altre io vo' trar fuora.

43

E se ben per adietro io fossi stataempia e crudel, come qui sono tante,dir posso che suggetto ove mostrataper me fosse pietà, non ebbi avante.Ma ben sarei di tigre più arrabbiata,e più duro avre' il cor che di diamante,se non m'avesse tolto ogni durezzatua beltà, tuo valor, tua gentilezza.

E se ben per adietro io fossi stataempia e crudel, come qui sono tante,dir posso che suggetto ove mostrataper me fosse pietà, non ebbi avante.Ma ben sarei di tigre più arrabbiata,e più duro avre' il cor che di diamante,se non m'avesse tolto ogni durezzatua beltà, tuo valor, tua gentilezza.

E se ben per adietro io fossi stata

empia e crudel, come qui sono tante,

dir posso che suggetto ove mostrata

per me fosse pietà, non ebbi avante.

Ma ben sarei di tigre più arrabbiata,

e più duro avre' il cor che di diamante,

se non m'avesse tolto ogni durezza

tua beltà, tuo valor, tua gentilezza.

44

Così non fosse la legge più forte,che contra i peregrini è statuita,come io non schiverei con la mia mortedi ricomprar la tua più degna vita.Ma non è grado qui di sì gran sorte,che ti potesse dar libera aita;e quel che chiedi ancor, ben che sia poco,difficile ottener fia in questo loco.

Così non fosse la legge più forte,che contra i peregrini è statuita,come io non schiverei con la mia mortedi ricomprar la tua più degna vita.Ma non è grado qui di sì gran sorte,che ti potesse dar libera aita;e quel che chiedi ancor, ben che sia poco,difficile ottener fia in questo loco.

Così non fosse la legge più forte,

che contra i peregrini è statuita,

come io non schiverei con la mia morte

di ricomprar la tua più degna vita.

Ma non è grado qui di sì gran sorte,

che ti potesse dar libera aita;

e quel che chiedi ancor, ben che sia poco,

difficile ottener fia in questo loco.

45

Pur io vedrò di far che tu l'ottenga,ch'abbi inanzi al morir questo contento;ma mi dubito ben che te n'avenga,tenendo il morir lungo, più tormento. —Suggiunse Elbanio: — Quando incontra io vengaa dieci armato, di tal cor mi sento,che la vita ho speranza di salvarme,e uccider lor, se tutti fosser arme. —

Pur io vedrò di far che tu l'ottenga,ch'abbi inanzi al morir questo contento;ma mi dubito ben che te n'avenga,tenendo il morir lungo, più tormento. —Suggiunse Elbanio: — Quando incontra io vengaa dieci armato, di tal cor mi sento,che la vita ho speranza di salvarme,e uccider lor, se tutti fosser arme. —

Pur io vedrò di far che tu l'ottenga,

ch'abbi inanzi al morir questo contento;

ma mi dubito ben che te n'avenga,

tenendo il morir lungo, più tormento. —

Suggiunse Elbanio: — Quando incontra io venga

a dieci armato, di tal cor mi sento,

che la vita ho speranza di salvarme,

e uccider lor, se tutti fosser arme. —

46

Alessandra a quel detto non risposese non un gran sospiro, e dipartisse,e portò nel partir mille amorosepunte nel cor, mai non sanabil, fisse.Venne alla madre, e voluntà le posedi non lasciar che 'l cavallier morisse,quando si dimostrasse così forte,che, solo, avesse posto i dieci a morte.

Alessandra a quel detto non risposese non un gran sospiro, e dipartisse,e portò nel partir mille amorosepunte nel cor, mai non sanabil, fisse.Venne alla madre, e voluntà le posedi non lasciar che 'l cavallier morisse,quando si dimostrasse così forte,che, solo, avesse posto i dieci a morte.

Alessandra a quel detto non rispose

se non un gran sospiro, e dipartisse,

e portò nel partir mille amorose

punte nel cor, mai non sanabil, fisse.

Venne alla madre, e voluntà le pose

di non lasciar che 'l cavallier morisse,

quando si dimostrasse così forte,

che, solo, avesse posto i dieci a morte.

47

La regina Orontea fece raccorreil suo consiglio, e disse: — A noi convienesempre il miglior che ritroviamo, porrea guardar nostri porti e nostre arene;e per saper chi ben lasciar, chi torre,prova è sempre da far quando gli avviene;per non patir con nostro danno a torto,che regni il vile, e chi ha valor sia morto.

La regina Orontea fece raccorreil suo consiglio, e disse: — A noi convienesempre il miglior che ritroviamo, porrea guardar nostri porti e nostre arene;e per saper chi ben lasciar, chi torre,prova è sempre da far quando gli avviene;per non patir con nostro danno a torto,che regni il vile, e chi ha valor sia morto.

La regina Orontea fece raccorre

il suo consiglio, e disse: — A noi conviene

sempre il miglior che ritroviamo, porre

a guardar nostri porti e nostre arene;

e per saper chi ben lasciar, chi torre,

prova è sempre da far quando gli avviene;

per non patir con nostro danno a torto,

che regni il vile, e chi ha valor sia morto.

48

A me par, se a voi par, che statuitosia, ch'ogni cavallier per lo avvenire,che fortuna abbia tratto al nostro lito,prima ch'al tempio si faccia morire,possa egli sol, se gli piace il partito,incontra i dieci alla battaglia uscire;e se di tutti vincerli è possente,guardi egli il porto, e seco abbia altra gente.

A me par, se a voi par, che statuitosia, ch'ogni cavallier per lo avvenire,che fortuna abbia tratto al nostro lito,prima ch'al tempio si faccia morire,possa egli sol, se gli piace il partito,incontra i dieci alla battaglia uscire;e se di tutti vincerli è possente,guardi egli il porto, e seco abbia altra gente.

A me par, se a voi par, che statuito

sia, ch'ogni cavallier per lo avvenire,

che fortuna abbia tratto al nostro lito,

prima ch'al tempio si faccia morire,

possa egli sol, se gli piace il partito,

incontra i dieci alla battaglia uscire;

e se di tutti vincerli è possente,

guardi egli il porto, e seco abbia altra gente.

49

Parlo così, perché abbian qui un prigioneche par che vincer dieci s'offerisca.Quando, sol, vaglia tante altre persone,dignissimo è, per Dio, che s'esaudisca.Così in contrario avrà punizione,quando vaneggi e temerario ardisca. —Orontea fine al suo parlar qui pose,a cui de le più antique una rispose:

Parlo così, perché abbian qui un prigioneche par che vincer dieci s'offerisca.Quando, sol, vaglia tante altre persone,dignissimo è, per Dio, che s'esaudisca.Così in contrario avrà punizione,quando vaneggi e temerario ardisca. —Orontea fine al suo parlar qui pose,a cui de le più antique una rispose:

Parlo così, perché abbian qui un prigione

che par che vincer dieci s'offerisca.

Quando, sol, vaglia tante altre persone,

dignissimo è, per Dio, che s'esaudisca.

Così in contrario avrà punizione,

quando vaneggi e temerario ardisca. —

Orontea fine al suo parlar qui pose,

a cui de le più antique una rispose:

50

— La principal cagion ch'a far disegnosul comercio degli uomini ci mosse,non fu perch'a difender questo regnodel loro aiuto alcun bisogno fosse;che per far questo abbiamo ardire e ingegnoda noi medesme, e a sufficienza posse:così senza sapessimo far anco,che non venisse il propagarci a manco!

— La principal cagion ch'a far disegnosul comercio degli uomini ci mosse,non fu perch'a difender questo regnodel loro aiuto alcun bisogno fosse;che per far questo abbiamo ardire e ingegnoda noi medesme, e a sufficienza posse:così senza sapessimo far anco,che non venisse il propagarci a manco!

— La principal cagion ch'a far disegno

sul comercio degli uomini ci mosse,

non fu perch'a difender questo regno

del loro aiuto alcun bisogno fosse;

che per far questo abbiamo ardire e ingegno

da noi medesme, e a sufficienza posse:

così senza sapessimo far anco,

che non venisse il propagarci a manco!

51

Ma poi che senza lor questo non lece,tolti abbiàn, ma non tanti, in compagnia,che mai ne sia più d'uno incontra diece,sì ch'aver di noi possa signoria.Per conciper di lor questo si fece,non che di lor difesa uopo ci sia.La lor prodezza sol ne vaglia in questo,e sieno ignavi e inutili nel resto.

Ma poi che senza lor questo non lece,tolti abbiàn, ma non tanti, in compagnia,che mai ne sia più d'uno incontra diece,sì ch'aver di noi possa signoria.Per conciper di lor questo si fece,non che di lor difesa uopo ci sia.La lor prodezza sol ne vaglia in questo,e sieno ignavi e inutili nel resto.

Ma poi che senza lor questo non lece,

tolti abbiàn, ma non tanti, in compagnia,

che mai ne sia più d'uno incontra diece,

sì ch'aver di noi possa signoria.

Per conciper di lor questo si fece,

non che di lor difesa uopo ci sia.

La lor prodezza sol ne vaglia in questo,

e sieno ignavi e inutili nel resto.

52

Tra noi tenere un uom che sia sì forte,contrario è in tutto al principal disegno.Se può un solo a dieci uomini dar morte,quante donne farà stare egli al segno?Se i dieci nostri fosser di tal sorte,il primo dì n'avrebbon tolto il regno.Non è la via di dominar, se vuoipor l'arme in mano a chi può più di noi.

Tra noi tenere un uom che sia sì forte,contrario è in tutto al principal disegno.Se può un solo a dieci uomini dar morte,quante donne farà stare egli al segno?Se i dieci nostri fosser di tal sorte,il primo dì n'avrebbon tolto il regno.Non è la via di dominar, se vuoipor l'arme in mano a chi può più di noi.

Tra noi tenere un uom che sia sì forte,

contrario è in tutto al principal disegno.

Se può un solo a dieci uomini dar morte,

quante donne farà stare egli al segno?

Se i dieci nostri fosser di tal sorte,

il primo dì n'avrebbon tolto il regno.

Non è la via di dominar, se vuoi

por l'arme in mano a chi può più di noi.

53

Pon mente ancor, che quando così aitiFortuna questo tuo, che i dieci uccida,di cento donne che de' lor maritirimarran prive, sentirai le grida.Se vuol campar, proponga altri partiti,ch'esser di dieci gioveni omicida.Pur, se per far con cento donne è buonoquel che dieci fariano, abbi perdono. —

Pon mente ancor, che quando così aitiFortuna questo tuo, che i dieci uccida,di cento donne che de' lor maritirimarran prive, sentirai le grida.Se vuol campar, proponga altri partiti,ch'esser di dieci gioveni omicida.Pur, se per far con cento donne è buonoquel che dieci fariano, abbi perdono. —

Pon mente ancor, che quando così aiti

Fortuna questo tuo, che i dieci uccida,

di cento donne che de' lor mariti

rimarran prive, sentirai le grida.

Se vuol campar, proponga altri partiti,

ch'esser di dieci gioveni omicida.

Pur, se per far con cento donne è buono

quel che dieci fariano, abbi perdono. —

54

Fu d'Artemia crudel questo il parere(così avea nome), e non mancò per leidi far nel tempio Elbanio rimanerescannato inanzi agli spietati dèi.Ma la madre Orontea che compiacerevolse alla figlia, replicò a coleialtre ed altre ragioni, e modo tenneche nel senato il suo parer s'ottenne.

Fu d'Artemia crudel questo il parere(così avea nome), e non mancò per leidi far nel tempio Elbanio rimanerescannato inanzi agli spietati dèi.Ma la madre Orontea che compiacerevolse alla figlia, replicò a coleialtre ed altre ragioni, e modo tenneche nel senato il suo parer s'ottenne.

Fu d'Artemia crudel questo il parere

(così avea nome), e non mancò per lei

di far nel tempio Elbanio rimanere

scannato inanzi agli spietati dèi.

Ma la madre Orontea che compiacere

volse alla figlia, replicò a colei

altre ed altre ragioni, e modo tenne

che nel senato il suo parer s'ottenne.

55

L'aver Elbanio di bellezza il vantosopra ogni cavallier che fosse al mondo,fu nei cor de le giovani di tanto,ch'erano in quel consiglio, e di tal pondo,che 'l parer de le vecchie andò da canto,che con Artemia volean far secondol'ordine antiquo; né lontan fu moltoad esser per favore Elbanio assolto.

L'aver Elbanio di bellezza il vantosopra ogni cavallier che fosse al mondo,fu nei cor de le giovani di tanto,ch'erano in quel consiglio, e di tal pondo,che 'l parer de le vecchie andò da canto,che con Artemia volean far secondol'ordine antiquo; né lontan fu moltoad esser per favore Elbanio assolto.

L'aver Elbanio di bellezza il vanto

sopra ogni cavallier che fosse al mondo,

fu nei cor de le giovani di tanto,

ch'erano in quel consiglio, e di tal pondo,

che 'l parer de le vecchie andò da canto,

che con Artemia volean far secondo

l'ordine antiquo; né lontan fu molto

ad esser per favore Elbanio assolto.

56

Di perdonargli in somma fu concluso,ma poi che la decina avesse spento,e che ne l'altro assalto fosse ad usodi diece donne buono, e non di cento.Di carcer l'altro giorno fu dischiuso;e avuto arme e cavallo a suo talento,contra dieci guerrier, solo, si mise,e l'uno appresso all'altro in piazza uccise.

Di perdonargli in somma fu concluso,ma poi che la decina avesse spento,e che ne l'altro assalto fosse ad usodi diece donne buono, e non di cento.Di carcer l'altro giorno fu dischiuso;e avuto arme e cavallo a suo talento,contra dieci guerrier, solo, si mise,e l'uno appresso all'altro in piazza uccise.

Di perdonargli in somma fu concluso,

ma poi che la decina avesse spento,

e che ne l'altro assalto fosse ad uso

di diece donne buono, e non di cento.

Di carcer l'altro giorno fu dischiuso;

e avuto arme e cavallo a suo talento,

contra dieci guerrier, solo, si mise,

e l'uno appresso all'altro in piazza uccise.

57

Fu la notte seguente a prova messocontra diece donzelle ignudo e solo,dove ebbe all'ardir suo sì buon successo,che fece il saggio di tutto lo stuolo.E questo gli acquistò tal grazia appressoad Orontea, che l'ebbe per figliuolo;e gli diede Alessandra e l'altre novecon ch'avea fatto le notturne prove.

Fu la notte seguente a prova messocontra diece donzelle ignudo e solo,dove ebbe all'ardir suo sì buon successo,che fece il saggio di tutto lo stuolo.E questo gli acquistò tal grazia appressoad Orontea, che l'ebbe per figliuolo;e gli diede Alessandra e l'altre novecon ch'avea fatto le notturne prove.

Fu la notte seguente a prova messo

contra diece donzelle ignudo e solo,

dove ebbe all'ardir suo sì buon successo,

che fece il saggio di tutto lo stuolo.

E questo gli acquistò tal grazia appresso

ad Orontea, che l'ebbe per figliuolo;

e gli diede Alessandra e l'altre nove

con ch'avea fatto le notturne prove.

58

E lo lasciò con Alessandra bella,che poi diè nome a questa terra, erede,con patto, ch'a servare egli abbia quellalegge, ed ogn'altro che da lui succede:che ciascun che già mai sua fiera stellafarà qui por lo sventurato piede,elegger possa, o in sacrificio darsi,o con dieci guerrier, solo, provarsi.

E lo lasciò con Alessandra bella,che poi diè nome a questa terra, erede,con patto, ch'a servare egli abbia quellalegge, ed ogn'altro che da lui succede:che ciascun che già mai sua fiera stellafarà qui por lo sventurato piede,elegger possa, o in sacrificio darsi,o con dieci guerrier, solo, provarsi.

E lo lasciò con Alessandra bella,

che poi diè nome a questa terra, erede,

con patto, ch'a servare egli abbia quella

legge, ed ogn'altro che da lui succede:

che ciascun che già mai sua fiera stella

farà qui por lo sventurato piede,

elegger possa, o in sacrificio darsi,

o con dieci guerrier, solo, provarsi.

59

E se gli avvien che 'l dì gli uomini uccida,la notte con le femine si provi;e quando in questo ancor tanto gli arridala sorte sua, che vincitor si trovi,sia del femineo stuol principe e guida,e la decina a scelta sua rinovi,con la qual regni, fin ch'un altro arrivi,che sia più forte, e lui di vita privi.

E se gli avvien che 'l dì gli uomini uccida,la notte con le femine si provi;e quando in questo ancor tanto gli arridala sorte sua, che vincitor si trovi,sia del femineo stuol principe e guida,e la decina a scelta sua rinovi,con la qual regni, fin ch'un altro arrivi,che sia più forte, e lui di vita privi.

E se gli avvien che 'l dì gli uomini uccida,

la notte con le femine si provi;

e quando in questo ancor tanto gli arrida

la sorte sua, che vincitor si trovi,

sia del femineo stuol principe e guida,

e la decina a scelta sua rinovi,

con la qual regni, fin ch'un altro arrivi,

che sia più forte, e lui di vita privi.

60

Appresso a duamila anni il costume empiosi è mantenuto, e si mantiene ancora;e sono pochi giorni che nel tempiouno infelice peregrin non mora.Se contra dieci alcun chiede, ad esempiod'Elbanio, armarsi (che ve n'è talora),spesso la vita al primo assalto lassa;né di mille uno all'altra prova passa.

Appresso a duamila anni il costume empiosi è mantenuto, e si mantiene ancora;e sono pochi giorni che nel tempiouno infelice peregrin non mora.Se contra dieci alcun chiede, ad esempiod'Elbanio, armarsi (che ve n'è talora),spesso la vita al primo assalto lassa;né di mille uno all'altra prova passa.

Appresso a duamila anni il costume empio

si è mantenuto, e si mantiene ancora;

e sono pochi giorni che nel tempio

uno infelice peregrin non mora.

Se contra dieci alcun chiede, ad esempio

d'Elbanio, armarsi (che ve n'è talora),

spesso la vita al primo assalto lassa;

né di mille uno all'altra prova passa.

61

Pur ci passano alcuni, ma sì rari,che su le dita annoverar si ponno.Uno di questi fu Argilon: ma guaricon la decina sua non fu qui donno;che cacciandomi qui venti contrari,gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno.Così fossi io con lui morto quel giorno,prima che viver servo in tanto scorno.

Pur ci passano alcuni, ma sì rari,che su le dita annoverar si ponno.Uno di questi fu Argilon: ma guaricon la decina sua non fu qui donno;che cacciandomi qui venti contrari,gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno.Così fossi io con lui morto quel giorno,prima che viver servo in tanto scorno.

Pur ci passano alcuni, ma sì rari,

che su le dita annoverar si ponno.

Uno di questi fu Argilon: ma guari

con la decina sua non fu qui donno;

che cacciandomi qui venti contrari,

gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno.

Così fossi io con lui morto quel giorno,

prima che viver servo in tanto scorno.

62

Che piaceri amorosi e riso e gioco,che suole amar ciascun de la mia etade,le purpure e le gemme e l'aver locoinanzi agli altri ne la sua cittade,potuto hanno, per Dio, mai giovar pocoall'uom che privo sia di libertade:e 'l non poter mai più di qui levarmi,servitù grave e intolerabil parmi.

Che piaceri amorosi e riso e gioco,che suole amar ciascun de la mia etade,le purpure e le gemme e l'aver locoinanzi agli altri ne la sua cittade,potuto hanno, per Dio, mai giovar pocoall'uom che privo sia di libertade:e 'l non poter mai più di qui levarmi,servitù grave e intolerabil parmi.

Che piaceri amorosi e riso e gioco,

che suole amar ciascun de la mia etade,

le purpure e le gemme e l'aver loco

inanzi agli altri ne la sua cittade,

potuto hanno, per Dio, mai giovar poco

all'uom che privo sia di libertade:

e 'l non poter mai più di qui levarmi,

servitù grave e intolerabil parmi.

63

Il vedermi lograr dei miglior anniil più bel fiore in sì vile opra e molle,tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni,ed ogni gusto di piacer mi tolle.La fama del mio sangue spiega i vanniper tutto 'l mondo, e fin al ciel s'estolle;che forse buona parte anch'io n'avrei,s'esser potessi coi fratelli miei.

Il vedermi lograr dei miglior anniil più bel fiore in sì vile opra e molle,tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni,ed ogni gusto di piacer mi tolle.La fama del mio sangue spiega i vanniper tutto 'l mondo, e fin al ciel s'estolle;che forse buona parte anch'io n'avrei,s'esser potessi coi fratelli miei.

Il vedermi lograr dei miglior anni

il più bel fiore in sì vile opra e molle,

tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni,

ed ogni gusto di piacer mi tolle.

La fama del mio sangue spiega i vanni

per tutto 'l mondo, e fin al ciel s'estolle;

che forse buona parte anch'io n'avrei,

s'esser potessi coi fratelli miei.

64

Parmi ch'ingiuria il mio destin mi faccia,avendomi a sì vil servigio eletto;come chi ne l'armento il destrier caccia,il qual d'occhi o di piedi abbia difetto,o per altro accidente che dispiaccia,sia fatto all'arme e a miglior uso inetto:né sperando io, se non per morte, usciredi sì vil servitù, bramo morire. —

Parmi ch'ingiuria il mio destin mi faccia,avendomi a sì vil servigio eletto;come chi ne l'armento il destrier caccia,il qual d'occhi o di piedi abbia difetto,o per altro accidente che dispiaccia,sia fatto all'arme e a miglior uso inetto:né sperando io, se non per morte, usciredi sì vil servitù, bramo morire. —

Parmi ch'ingiuria il mio destin mi faccia,

avendomi a sì vil servigio eletto;

come chi ne l'armento il destrier caccia,

il qual d'occhi o di piedi abbia difetto,

o per altro accidente che dispiaccia,

sia fatto all'arme e a miglior uso inetto:

né sperando io, se non per morte, uscire

di sì vil servitù, bramo morire. —

65

Guidon qui fine alle parole pose,e maledì quel giorno per isdegno,il qual dei cavallieri e de le sposegli diè vittoria in acquistar quel regno.Astolfo stette a udire, e si nascosetanto, che si fe' certo a più d'un segno,che, come detto avea, questo Guidoneera figliol del suo parente Amone.

Guidon qui fine alle parole pose,e maledì quel giorno per isdegno,il qual dei cavallieri e de le sposegli diè vittoria in acquistar quel regno.Astolfo stette a udire, e si nascosetanto, che si fe' certo a più d'un segno,che, come detto avea, questo Guidoneera figliol del suo parente Amone.

Guidon qui fine alle parole pose,

e maledì quel giorno per isdegno,

il qual dei cavallieri e de le spose

gli diè vittoria in acquistar quel regno.

Astolfo stette a udire, e si nascose

tanto, che si fe' certo a più d'un segno,

che, come detto avea, questo Guidone

era figliol del suo parente Amone.

66

Poi gli rispose: — Io sono il duca inglese,il tuo cugino Astolfo; — ed abbracciollo,e con atto amorevole e cortese,non senza sparger lagrime, baciollo.— Caro parente mio, non più palesetua madre ti potea por segno al collo;ch'a farne fede che tu sei de' nostri,basta il valor che con la spada mostri. —

Poi gli rispose: — Io sono il duca inglese,il tuo cugino Astolfo; — ed abbracciollo,e con atto amorevole e cortese,non senza sparger lagrime, baciollo.— Caro parente mio, non più palesetua madre ti potea por segno al collo;ch'a farne fede che tu sei de' nostri,basta il valor che con la spada mostri. —

Poi gli rispose: — Io sono il duca inglese,

il tuo cugino Astolfo; — ed abbracciollo,

e con atto amorevole e cortese,

non senza sparger lagrime, baciollo.

— Caro parente mio, non più palese

tua madre ti potea por segno al collo;

ch'a farne fede che tu sei de' nostri,

basta il valor che con la spada mostri. —

67

Guidon, ch'altrove avria fatto gran festad'aver trovato un sì stretto parente,quivi l'accolse con la faccia mesta,perché fu di vedervilo dolente.Se vive, sa ch'Astolfo schiavo resta,né il termine è più là che 'l dì seguente;se fia libero Astolfo, ne more esso:sì che 'l ben d'uno è il mal de l'altro espresso.

Guidon, ch'altrove avria fatto gran festad'aver trovato un sì stretto parente,quivi l'accolse con la faccia mesta,perché fu di vedervilo dolente.Se vive, sa ch'Astolfo schiavo resta,né il termine è più là che 'l dì seguente;se fia libero Astolfo, ne more esso:sì che 'l ben d'uno è il mal de l'altro espresso.

Guidon, ch'altrove avria fatto gran festa

d'aver trovato un sì stretto parente,

quivi l'accolse con la faccia mesta,

perché fu di vedervilo dolente.

Se vive, sa ch'Astolfo schiavo resta,

né il termine è più là che 'l dì seguente;

se fia libero Astolfo, ne more esso:

sì che 'l ben d'uno è il mal de l'altro espresso.

68

Gli duol che gli altri cavallieri ancoraabbia, vincendo, a far sempre captivi;né più, quando esso in quel contrasto mora,potrà giovar che servitù lor schivi:che se d'un fango ben gli porta fuora,e poi s'inciampi come all'altro arrivi,avrà lui senza pro vinto Marfisa;ch'essi pur ne fien schiavi, ed ella uccisa.

Gli duol che gli altri cavallieri ancoraabbia, vincendo, a far sempre captivi;né più, quando esso in quel contrasto mora,potrà giovar che servitù lor schivi:che se d'un fango ben gli porta fuora,e poi s'inciampi come all'altro arrivi,avrà lui senza pro vinto Marfisa;ch'essi pur ne fien schiavi, ed ella uccisa.

Gli duol che gli altri cavallieri ancora

abbia, vincendo, a far sempre captivi;

né più, quando esso in quel contrasto mora,

potrà giovar che servitù lor schivi:

che se d'un fango ben gli porta fuora,

e poi s'inciampi come all'altro arrivi,

avrà lui senza pro vinto Marfisa;

ch'essi pur ne fien schiavi, ed ella uccisa.

69

Da l'altro canto avea l'acerba etade,la cortesia e il valor del giovinettod'amore intenerito e di pietadetanto a Marfisa ed ai compagni il petto,che, con morte di lui lor libertadeesser dovendo, avean quasi a dispetto:e se Marfisa non può far con mancoch'uccider lui, vuol essa morir anco.

Da l'altro canto avea l'acerba etade,la cortesia e il valor del giovinettod'amore intenerito e di pietadetanto a Marfisa ed ai compagni il petto,che, con morte di lui lor libertadeesser dovendo, avean quasi a dispetto:e se Marfisa non può far con mancoch'uccider lui, vuol essa morir anco.

Da l'altro canto avea l'acerba etade,

la cortesia e il valor del giovinetto

d'amore intenerito e di pietade

tanto a Marfisa ed ai compagni il petto,

che, con morte di lui lor libertade

esser dovendo, avean quasi a dispetto:

e se Marfisa non può far con manco

ch'uccider lui, vuol essa morir anco.

70

Ella disse a Guidon: — Vientene insiemecon noi, ch'a viva forza usciren quinci. —— Deh (rispose Guidon) lascia ogni spemedi mai più uscirne, o perdi meco o vinci. —Ella suggiunse: — Il mio cor mai non temedi non dar fine a cosa che cominci;né trovar so la più sicura stradadi quella ove mi sia guida la spada.

Ella disse a Guidon: — Vientene insiemecon noi, ch'a viva forza usciren quinci. —— Deh (rispose Guidon) lascia ogni spemedi mai più uscirne, o perdi meco o vinci. —Ella suggiunse: — Il mio cor mai non temedi non dar fine a cosa che cominci;né trovar so la più sicura stradadi quella ove mi sia guida la spada.

Ella disse a Guidon: — Vientene insieme

con noi, ch'a viva forza usciren quinci. —

— Deh (rispose Guidon) lascia ogni speme

di mai più uscirne, o perdi meco o vinci. —

Ella suggiunse: — Il mio cor mai non teme

di non dar fine a cosa che cominci;

né trovar so la più sicura strada

di quella ove mi sia guida la spada.

71

Tal ne la piazza ho il tuo valor provato,che, s'io son teco, ardisco ad ogn'impresa.Quando la turba intorno allo steccatosarà domani in sul teatro ascesa,io vo' che l'uccidian per ogni lato,o vada in fuga o cerchi far difesa,e ch'agli lupi e agli avoltoi del locolasciamo i corpi, e la cittade al fuoco. —

Tal ne la piazza ho il tuo valor provato,che, s'io son teco, ardisco ad ogn'impresa.Quando la turba intorno allo steccatosarà domani in sul teatro ascesa,io vo' che l'uccidian per ogni lato,o vada in fuga o cerchi far difesa,e ch'agli lupi e agli avoltoi del locolasciamo i corpi, e la cittade al fuoco. —

Tal ne la piazza ho il tuo valor provato,

che, s'io son teco, ardisco ad ogn'impresa.

Quando la turba intorno allo steccato

sarà domani in sul teatro ascesa,

io vo' che l'uccidian per ogni lato,

o vada in fuga o cerchi far difesa,

e ch'agli lupi e agli avoltoi del loco

lasciamo i corpi, e la cittade al fuoco. —

72

Suggiunse a lei Guidon: — Tu m'avrai prontoa seguitarti ed a morirti a canto,ma vivi rimaner non facciàn conto;bastar ne può di vendicarci alquanto:che spesso diecimila in piazza contodel popul feminile, ed altretantoresta a guardare e porto e rocca e mura,né alcuna via d'uscir trovo sicura. —

Suggiunse a lei Guidon: — Tu m'avrai prontoa seguitarti ed a morirti a canto,ma vivi rimaner non facciàn conto;bastar ne può di vendicarci alquanto:che spesso diecimila in piazza contodel popul feminile, ed altretantoresta a guardare e porto e rocca e mura,né alcuna via d'uscir trovo sicura. —

Suggiunse a lei Guidon: — Tu m'avrai pronto

a seguitarti ed a morirti a canto,

ma vivi rimaner non facciàn conto;

bastar ne può di vendicarci alquanto:

che spesso diecimila in piazza conto

del popul feminile, ed altretanto

resta a guardare e porto e rocca e mura,

né alcuna via d'uscir trovo sicura. —

73

Disse Marfisa: — E molto più sieno elledegli uomini che Serse ebbe già intorno,e sieno più de l'anime ribellech'uscir del ciel con lor perpetuo scorno;se tu sei meco, o almen non sie con quelle,tutte le voglio uccidere in un giorno. —Guidon suggiunse: — Io non ci so via alcunach'a valer n'abbia, se non val quest'una.

Disse Marfisa: — E molto più sieno elledegli uomini che Serse ebbe già intorno,e sieno più de l'anime ribellech'uscir del ciel con lor perpetuo scorno;se tu sei meco, o almen non sie con quelle,tutte le voglio uccidere in un giorno. —Guidon suggiunse: — Io non ci so via alcunach'a valer n'abbia, se non val quest'una.

Disse Marfisa: — E molto più sieno elle

degli uomini che Serse ebbe già intorno,

e sieno più de l'anime ribelle

ch'uscir del ciel con lor perpetuo scorno;

se tu sei meco, o almen non sie con quelle,

tutte le voglio uccidere in un giorno. —

Guidon suggiunse: — Io non ci so via alcuna

ch'a valer n'abbia, se non val quest'una.

74

Ne può sola salvar, se ne succede,quest'una ch'io dirò, ch'or mi soviene.Fuor ch'alle donne, uscir non si concede,né metter piede in su le salse arene:e per questo commettermi alla feded'una de le mie donne mi conviene,del cui perfetto amor fatta ho soventepiù pruova ancor, ch'io non farò al presente.

Ne può sola salvar, se ne succede,quest'una ch'io dirò, ch'or mi soviene.Fuor ch'alle donne, uscir non si concede,né metter piede in su le salse arene:e per questo commettermi alla feded'una de le mie donne mi conviene,del cui perfetto amor fatta ho soventepiù pruova ancor, ch'io non farò al presente.

Ne può sola salvar, se ne succede,

quest'una ch'io dirò, ch'or mi soviene.

Fuor ch'alle donne, uscir non si concede,

né metter piede in su le salse arene:

e per questo commettermi alla fede

d'una de le mie donne mi conviene,

del cui perfetto amor fatta ho sovente

più pruova ancor, ch'io non farò al presente.

75

Non men di me tormi costei disiadi servitù, pur che ne venga meco,che così spera, senza compagniade le rivali sue, ch'io viva seco.Ella nel porto o fuste o saettiafarà ordinar, mentre è ancor l'aer cieco,che i marinai vostri troverannoacconcia a navigar, come vi vanno.

Non men di me tormi costei disiadi servitù, pur che ne venga meco,che così spera, senza compagniade le rivali sue, ch'io viva seco.Ella nel porto o fuste o saettiafarà ordinar, mentre è ancor l'aer cieco,che i marinai vostri troverannoacconcia a navigar, come vi vanno.

Non men di me tormi costei disia

di servitù, pur che ne venga meco,

che così spera, senza compagnia

de le rivali sue, ch'io viva seco.

Ella nel porto o fuste o saettia

farà ordinar, mentre è ancor l'aer cieco,

che i marinai vostri troveranno

acconcia a navigar, come vi vanno.

76

Dietro a me tutti in un drappel ristretti,cavallieri, mercanti e galeotti,ch'ad albergarvi sotto a questi tettimeco, vostra merce, sète ridotti,avrete a farvi amplo sentier coi petti,se del nostro camin siamo interrotti:così spero, aiutandoci le spade,ch'io vi trarrò de la crudel cittade. —

Dietro a me tutti in un drappel ristretti,cavallieri, mercanti e galeotti,ch'ad albergarvi sotto a questi tettimeco, vostra merce, sète ridotti,avrete a farvi amplo sentier coi petti,se del nostro camin siamo interrotti:così spero, aiutandoci le spade,ch'io vi trarrò de la crudel cittade. —

Dietro a me tutti in un drappel ristretti,

cavallieri, mercanti e galeotti,

ch'ad albergarvi sotto a questi tetti

meco, vostra merce, sète ridotti,

avrete a farvi amplo sentier coi petti,

se del nostro camin siamo interrotti:

così spero, aiutandoci le spade,

ch'io vi trarrò de la crudel cittade. —

77

— Tu fa come ti par (disse Marfisa),ch'io son per me d'uscir di qui sicura.Più facil fia che di mia mano uccisala gente sia, che è dentro a queste mura,che mi veggi fuggire, o in altra guisaalcun possa notar ch'abbi paura.Vo' uscir di giorno, e sol per forza d'arme;che per ogn'altro modo obbrobrio parme.

— Tu fa come ti par (disse Marfisa),ch'io son per me d'uscir di qui sicura.Più facil fia che di mia mano uccisala gente sia, che è dentro a queste mura,che mi veggi fuggire, o in altra guisaalcun possa notar ch'abbi paura.Vo' uscir di giorno, e sol per forza d'arme;che per ogn'altro modo obbrobrio parme.

— Tu fa come ti par (disse Marfisa),

ch'io son per me d'uscir di qui sicura.

Più facil fia che di mia mano uccisa

la gente sia, che è dentro a queste mura,

che mi veggi fuggire, o in altra guisa

alcun possa notar ch'abbi paura.

Vo' uscir di giorno, e sol per forza d'arme;

che per ogn'altro modo obbrobrio parme.

78

S'io ci fossi per donna conosciuta,so ch'avrei da le donne onore e pregio;e volentieri io ci sarei tenutae tra le prime forse del collegio:ma con costoro essendoci venuta,non ci vo' d'essi aver più privilegio.Troppo error fôra ch'io mi stessi o andassilibera, e gli altri in servitù lasciassi. —

S'io ci fossi per donna conosciuta,so ch'avrei da le donne onore e pregio;e volentieri io ci sarei tenutae tra le prime forse del collegio:ma con costoro essendoci venuta,non ci vo' d'essi aver più privilegio.Troppo error fôra ch'io mi stessi o andassilibera, e gli altri in servitù lasciassi. —

S'io ci fossi per donna conosciuta,

so ch'avrei da le donne onore e pregio;

e volentieri io ci sarei tenuta

e tra le prime forse del collegio:

ma con costoro essendoci venuta,

non ci vo' d'essi aver più privilegio.

Troppo error fôra ch'io mi stessi o andassi

libera, e gli altri in servitù lasciassi. —

79

Queste parole ed altre seguitando,mostrò Marfisa che 'l rispetto soloch'avea al periglio de' compagni (quandopotria loro il suo ardir tornare in duolo),la tenea che con alto e memorandosegno d'ardir non assalia lo stuolo:e per questo a Guidon lascia la curad'usar la via che più gli par sicura.

Queste parole ed altre seguitando,mostrò Marfisa che 'l rispetto soloch'avea al periglio de' compagni (quandopotria loro il suo ardir tornare in duolo),la tenea che con alto e memorandosegno d'ardir non assalia lo stuolo:e per questo a Guidon lascia la curad'usar la via che più gli par sicura.

Queste parole ed altre seguitando,

mostrò Marfisa che 'l rispetto solo

ch'avea al periglio de' compagni (quando

potria loro il suo ardir tornare in duolo),

la tenea che con alto e memorando

segno d'ardir non assalia lo stuolo:

e per questo a Guidon lascia la cura

d'usar la via che più gli par sicura.

80

Guidon la notte con Aleria parla(così avea nome la più fida moglie),né bisogno gli fu molto pregarla,che la trovò disposta alle sue voglie.Ella tolse una nave e fece armarla,e v'arrecò le sue più ricche spoglie,fingendo di volere al nuovo alborecon le compagne uscire in corso fuore.

Guidon la notte con Aleria parla(così avea nome la più fida moglie),né bisogno gli fu molto pregarla,che la trovò disposta alle sue voglie.Ella tolse una nave e fece armarla,e v'arrecò le sue più ricche spoglie,fingendo di volere al nuovo alborecon le compagne uscire in corso fuore.

Guidon la notte con Aleria parla

(così avea nome la più fida moglie),

né bisogno gli fu molto pregarla,

che la trovò disposta alle sue voglie.

Ella tolse una nave e fece armarla,

e v'arrecò le sue più ricche spoglie,

fingendo di volere al nuovo albore

con le compagne uscire in corso fuore.

81

Ella avea fatto nel palazzo inantispade e lance arrecar, corazze e scudi,onde armar si potessero i mercantie i galeotti ch'eran mezzo nudi.Altri dormiro, ed altri ster vegghianti,compartendo tra lor gli ozi e gli studi;spesso guardando, e pur con l' arme indosso,se l'oriente ancor si facea rosso.

Ella avea fatto nel palazzo inantispade e lance arrecar, corazze e scudi,onde armar si potessero i mercantie i galeotti ch'eran mezzo nudi.Altri dormiro, ed altri ster vegghianti,compartendo tra lor gli ozi e gli studi;spesso guardando, e pur con l' arme indosso,se l'oriente ancor si facea rosso.

Ella avea fatto nel palazzo inanti

spade e lance arrecar, corazze e scudi,

onde armar si potessero i mercanti

e i galeotti ch'eran mezzo nudi.

Altri dormiro, ed altri ster vegghianti,

compartendo tra lor gli ozi e gli studi;

spesso guardando, e pur con l' arme indosso,

se l'oriente ancor si facea rosso.

82

Dal duro volto de la terra il solenon tollea ancora il velo oscuro ed atro;a pena avea la licaonia proleper li solchi del ciel volto l'aratro:quando il femineo stuol, che veder vuoleil fin de la battaglia, empì il teatro,come ape del suo claustro empie la soglia,che mutar regno al nuovo tempo voglia.

Dal duro volto de la terra il solenon tollea ancora il velo oscuro ed atro;a pena avea la licaonia proleper li solchi del ciel volto l'aratro:quando il femineo stuol, che veder vuoleil fin de la battaglia, empì il teatro,come ape del suo claustro empie la soglia,che mutar regno al nuovo tempo voglia.

Dal duro volto de la terra il sole

non tollea ancora il velo oscuro ed atro;

a pena avea la licaonia prole

per li solchi del ciel volto l'aratro:

quando il femineo stuol, che veder vuole

il fin de la battaglia, empì il teatro,

come ape del suo claustro empie la soglia,

che mutar regno al nuovo tempo voglia.

83

Di trombe, di tambur, di suon de corniil popul risonar fa cielo e terra,così citando il suo signor, che tornia terminar la cominciata guerra.Aquilante e Grifon stavano adornide le lor arme, e il duca d'Inghilterra,Guidon, Marfisa, Sansonetto e tuttigli altri, chi a piedi e chi a cavallo istrutti.

Di trombe, di tambur, di suon de corniil popul risonar fa cielo e terra,così citando il suo signor, che tornia terminar la cominciata guerra.Aquilante e Grifon stavano adornide le lor arme, e il duca d'Inghilterra,Guidon, Marfisa, Sansonetto e tuttigli altri, chi a piedi e chi a cavallo istrutti.

Di trombe, di tambur, di suon de corni

il popul risonar fa cielo e terra,

così citando il suo signor, che torni

a terminar la cominciata guerra.

Aquilante e Grifon stavano adorni

de le lor arme, e il duca d'Inghilterra,

Guidon, Marfisa, Sansonetto e tutti

gli altri, chi a piedi e chi a cavallo istrutti.

84

Per scender dal palazzo al mare e al porto,la piazza traversar si convenia,né v'era altro camin lungo né corto:così Guidon disse alla compagnia.E poi che di ben far molto confortolor diede, entrò senza rumore in via;e ne la piazza, dove il popul era,s'appresentò con più di cento in schiera.

Per scender dal palazzo al mare e al porto,la piazza traversar si convenia,né v'era altro camin lungo né corto:così Guidon disse alla compagnia.E poi che di ben far molto confortolor diede, entrò senza rumore in via;e ne la piazza, dove il popul era,s'appresentò con più di cento in schiera.

Per scender dal palazzo al mare e al porto,

la piazza traversar si convenia,

né v'era altro camin lungo né corto:

così Guidon disse alla compagnia.

E poi che di ben far molto conforto

lor diede, entrò senza rumore in via;

e ne la piazza, dove il popul era,

s'appresentò con più di cento in schiera.

85

Molto affrettando i suoi compagni, andavaGuidone all'altra porta per uscire:ma la gran moltitudine che stavaintorno armata, e sempre atta a ferire,pensò, come lo vide che menavaseco quegli altri, che volea fuggire;e tutta a un tratto agli archi suoi ricorse,e parte, onde s'uscia, venne ad opporse.

Molto affrettando i suoi compagni, andavaGuidone all'altra porta per uscire:ma la gran moltitudine che stavaintorno armata, e sempre atta a ferire,pensò, come lo vide che menavaseco quegli altri, che volea fuggire;e tutta a un tratto agli archi suoi ricorse,e parte, onde s'uscia, venne ad opporse.

Molto affrettando i suoi compagni, andava

Guidone all'altra porta per uscire:

ma la gran moltitudine che stava

intorno armata, e sempre atta a ferire,

pensò, come lo vide che menava

seco quegli altri, che volea fuggire;

e tutta a un tratto agli archi suoi ricorse,

e parte, onde s'uscia, venne ad opporse.

86

Guidone e gli altri cavallier gagliardi,e sopra tutti lor Marfisa forte,al menar de le man non furon tardi,e molto fer per isforzar le porte:ma tanta e tanta copia era dei dardiche, con ferite dei compagni e morte,pioveano lor di sopra e d'ogn'intorno,ch'al fin temean d'averne danno e scorno.

Guidone e gli altri cavallier gagliardi,e sopra tutti lor Marfisa forte,al menar de le man non furon tardi,e molto fer per isforzar le porte:ma tanta e tanta copia era dei dardiche, con ferite dei compagni e morte,pioveano lor di sopra e d'ogn'intorno,ch'al fin temean d'averne danno e scorno.

Guidone e gli altri cavallier gagliardi,

e sopra tutti lor Marfisa forte,

al menar de le man non furon tardi,

e molto fer per isforzar le porte:

ma tanta e tanta copia era dei dardi

che, con ferite dei compagni e morte,

pioveano lor di sopra e d'ogn'intorno,

ch'al fin temean d'averne danno e scorno.

87

D'ogni guerrier l'usbergo era perfetto;che se non era, avean più da temere.Fu morto il destrier sotto a Sansonetto;quel di Marfisa v'ebbe a rimanere.Astolfo tra sé disse: — Ora, ch'aspettoche mai mi possa il corno più valere?Io vo' veder, poi che non giova spada,s'io so col corno assicurar la strada. —

D'ogni guerrier l'usbergo era perfetto;che se non era, avean più da temere.Fu morto il destrier sotto a Sansonetto;quel di Marfisa v'ebbe a rimanere.Astolfo tra sé disse: — Ora, ch'aspettoche mai mi possa il corno più valere?Io vo' veder, poi che non giova spada,s'io so col corno assicurar la strada. —

D'ogni guerrier l'usbergo era perfetto;

che se non era, avean più da temere.

Fu morto il destrier sotto a Sansonetto;

quel di Marfisa v'ebbe a rimanere.

Astolfo tra sé disse: — Ora, ch'aspetto

che mai mi possa il corno più valere?

Io vo' veder, poi che non giova spada,

s'io so col corno assicurar la strada. —

88

Come aiutar ne le fortune estremesempre si suol, si pone il corno a bocca.Par che la terra e tutto 'l mondo trieme,quando l'orribil suon ne l'aria scocca.Sì nel cor de la gente il timor preme,che per disio di fuga si traboccagiù del teatro sbigottita e smorta,non che lasci la guardia de la porta.

Come aiutar ne le fortune estremesempre si suol, si pone il corno a bocca.Par che la terra e tutto 'l mondo trieme,quando l'orribil suon ne l'aria scocca.Sì nel cor de la gente il timor preme,che per disio di fuga si traboccagiù del teatro sbigottita e smorta,non che lasci la guardia de la porta.

Come aiutar ne le fortune estreme

sempre si suol, si pone il corno a bocca.

Par che la terra e tutto 'l mondo trieme,

quando l'orribil suon ne l'aria scocca.

Sì nel cor de la gente il timor preme,

che per disio di fuga si trabocca

giù del teatro sbigottita e smorta,

non che lasci la guardia de la porta.

89

Come talor si getta e si perigliae da finestra e da sublime locol'esterrefatta subito famiglia,che vede appresso e d'ogn'intorno il fuoco,che mentre le tenea gravi le cigliail pigro sonno, crebbe a poco a poco:così messa la vita in abandono,ognun fuggia lo spaventoso suono.

Come talor si getta e si perigliae da finestra e da sublime locol'esterrefatta subito famiglia,che vede appresso e d'ogn'intorno il fuoco,che mentre le tenea gravi le cigliail pigro sonno, crebbe a poco a poco:così messa la vita in abandono,ognun fuggia lo spaventoso suono.

Come talor si getta e si periglia

e da finestra e da sublime loco

l'esterrefatta subito famiglia,

che vede appresso e d'ogn'intorno il fuoco,

che mentre le tenea gravi le ciglia

il pigro sonno, crebbe a poco a poco:

così messa la vita in abandono,

ognun fuggia lo spaventoso suono.

90

Di qua di là, di su di giù smarritasurge la turba, e di fuggir procaccia.Son più di mille a un tempo ad ogni uscita:cascano a monti, e l'una l'altra impaccia.In tanta calca perde altra la vita;da palchi e da finestre altra si schiaccia:più d'un braccio si rompe e d'una testa,di ch'altra morta, altra storpiata resta.

Di qua di là, di su di giù smarritasurge la turba, e di fuggir procaccia.Son più di mille a un tempo ad ogni uscita:cascano a monti, e l'una l'altra impaccia.In tanta calca perde altra la vita;da palchi e da finestre altra si schiaccia:più d'un braccio si rompe e d'una testa,di ch'altra morta, altra storpiata resta.

Di qua di là, di su di giù smarrita

surge la turba, e di fuggir procaccia.

Son più di mille a un tempo ad ogni uscita:

cascano a monti, e l'una l'altra impaccia.

In tanta calca perde altra la vita;

da palchi e da finestre altra si schiaccia:

più d'un braccio si rompe e d'una testa,

di ch'altra morta, altra storpiata resta.

91

Il pianto e 'l grido insino al ciel saliva,d'alta ruina misto e di fraccasso.Affretta, ovunque il suon del corno arriva,la turba spaventata in fuga il passo.Se udite dir che d'ardimento privala vil plebe si mostri e di cor basso,non vi maravigliate, che naturaè de la lepre aver sempre paura.

Il pianto e 'l grido insino al ciel saliva,d'alta ruina misto e di fraccasso.Affretta, ovunque il suon del corno arriva,la turba spaventata in fuga il passo.Se udite dir che d'ardimento privala vil plebe si mostri e di cor basso,non vi maravigliate, che naturaè de la lepre aver sempre paura.

Il pianto e 'l grido insino al ciel saliva,

d'alta ruina misto e di fraccasso.

Affretta, ovunque il suon del corno arriva,

la turba spaventata in fuga il passo.

Se udite dir che d'ardimento priva

la vil plebe si mostri e di cor basso,

non vi maravigliate, che natura

è de la lepre aver sempre paura.

92

Ma che direte del già tanto fierocor di Marfisa e di Guidon Selvaggio?dei dua giovini figli d'Oliviero,che già tanto onoraro il lor lignaggio?Già centomila avean stimato un zero;e in fuga or se ne van senza coraggio,come conigli, o timidi colombia cui vicino alto rumor rimbombi.

Ma che direte del già tanto fierocor di Marfisa e di Guidon Selvaggio?dei dua giovini figli d'Oliviero,che già tanto onoraro il lor lignaggio?Già centomila avean stimato un zero;e in fuga or se ne van senza coraggio,come conigli, o timidi colombia cui vicino alto rumor rimbombi.

Ma che direte del già tanto fiero

cor di Marfisa e di Guidon Selvaggio?

dei dua giovini figli d'Oliviero,

che già tanto onoraro il lor lignaggio?

Già centomila avean stimato un zero;

e in fuga or se ne van senza coraggio,

come conigli, o timidi colombi

a cui vicino alto rumor rimbombi.

93

Così noceva ai suoi come agli stranila forza che nel corno era incantata.Sansonetto, Guidone e i duo germanifuggon dietro a Marfisa spaventata;né fuggendo ponno ir tanto lontani,che lor non sia l'orecchia anco intronata.Scorre Astolfo la terra in ogni lato,dando via sempre al corno maggior fiato.

Così noceva ai suoi come agli stranila forza che nel corno era incantata.Sansonetto, Guidone e i duo germanifuggon dietro a Marfisa spaventata;né fuggendo ponno ir tanto lontani,che lor non sia l'orecchia anco intronata.Scorre Astolfo la terra in ogni lato,dando via sempre al corno maggior fiato.

Così noceva ai suoi come agli strani

la forza che nel corno era incantata.

Sansonetto, Guidone e i duo germani

fuggon dietro a Marfisa spaventata;

né fuggendo ponno ir tanto lontani,

che lor non sia l'orecchia anco intronata.

Scorre Astolfo la terra in ogni lato,

dando via sempre al corno maggior fiato.

94

Chi scese al mare, e chi poggiò su al monte,e chi tra i boschi ad occultar si venne:alcuna, senza mai volger la fronte,fuggir per dieci dì non si ritenne:uscì in tal punto alcuna fuor del ponte,ch'in vita sua mai più non vi rivenne.Sgombraro in modo e piazze e templi e case,che quasi vota la città rimase.

Chi scese al mare, e chi poggiò su al monte,e chi tra i boschi ad occultar si venne:alcuna, senza mai volger la fronte,fuggir per dieci dì non si ritenne:uscì in tal punto alcuna fuor del ponte,ch'in vita sua mai più non vi rivenne.Sgombraro in modo e piazze e templi e case,che quasi vota la città rimase.

Chi scese al mare, e chi poggiò su al monte,

e chi tra i boschi ad occultar si venne:

alcuna, senza mai volger la fronte,

fuggir per dieci dì non si ritenne:

uscì in tal punto alcuna fuor del ponte,

ch'in vita sua mai più non vi rivenne.

Sgombraro in modo e piazze e templi e case,

che quasi vota la città rimase.

95

Marfisa e 'l bon Guidone e i duo fratellie Sansonetto, pallidi e tremanti,fuggiano inverso il mare, e dietro a quellifuggian i marinari e i mercatanti;ove Aleria trovar, che, fra i castelli,loro avea un legno apparecchiato inanti.Quindi, poi ch'in gran fretta li raccolse,diè i remi all'acqua ed ogni vela sciolse.

Marfisa e 'l bon Guidone e i duo fratellie Sansonetto, pallidi e tremanti,fuggiano inverso il mare, e dietro a quellifuggian i marinari e i mercatanti;ove Aleria trovar, che, fra i castelli,loro avea un legno apparecchiato inanti.Quindi, poi ch'in gran fretta li raccolse,diè i remi all'acqua ed ogni vela sciolse.

Marfisa e 'l bon Guidone e i duo fratelli

e Sansonetto, pallidi e tremanti,

fuggiano inverso il mare, e dietro a quelli

fuggian i marinari e i mercatanti;

ove Aleria trovar, che, fra i castelli,

loro avea un legno apparecchiato inanti.

Quindi, poi ch'in gran fretta li raccolse,

diè i remi all'acqua ed ogni vela sciolse.

96

Dentro e d'intorno il duca la cittadeavea scorsa dai colli insino all'onde;fatto avea vote rimaner le strade:ognun lo fugge, ognun se gli nasconde.Molte trovate fur, che per viltades'eran gittate in parti oscure e immonde;e molte, non sappiendo ove s'andare,messesi a nuoto ed affogate in mare.

Dentro e d'intorno il duca la cittadeavea scorsa dai colli insino all'onde;fatto avea vote rimaner le strade:ognun lo fugge, ognun se gli nasconde.Molte trovate fur, che per viltades'eran gittate in parti oscure e immonde;e molte, non sappiendo ove s'andare,messesi a nuoto ed affogate in mare.

Dentro e d'intorno il duca la cittade

avea scorsa dai colli insino all'onde;

fatto avea vote rimaner le strade:

ognun lo fugge, ognun se gli nasconde.

Molte trovate fur, che per viltade

s'eran gittate in parti oscure e immonde;

e molte, non sappiendo ove s'andare,

messesi a nuoto ed affogate in mare.

97

Per trovare i compagni il duca viene,che si credea di riveder sul molo.Si volge intorno, e le deserte areneguarda per tutto, e non v'appare un solo.Leva più gli occhi, e in alto a vele pieneda sé lontani andar li vede a volo:sì che gli convien fare altro disegnoal suo camin, poi che partito è il legno.

Per trovare i compagni il duca viene,che si credea di riveder sul molo.Si volge intorno, e le deserte areneguarda per tutto, e non v'appare un solo.Leva più gli occhi, e in alto a vele pieneda sé lontani andar li vede a volo:sì che gli convien fare altro disegnoal suo camin, poi che partito è il legno.

Per trovare i compagni il duca viene,

che si credea di riveder sul molo.

Si volge intorno, e le deserte arene

guarda per tutto, e non v'appare un solo.

Leva più gli occhi, e in alto a vele piene

da sé lontani andar li vede a volo:

sì che gli convien fare altro disegno

al suo camin, poi che partito è il legno.

98

Lasciamolo andar pur — né vi rincrescache tanta strada far debba solettoper terra d'infedeli e barbaresca,dove mai non si va senza sospetto:non è periglio alcuno, onde non escacon quel suo corno, e n'ha mostrato effetto; —e dei compagni suoi pigliamo cura,ch'al mar fuggian tremando di paura.

Lasciamolo andar pur — né vi rincrescache tanta strada far debba solettoper terra d'infedeli e barbaresca,dove mai non si va senza sospetto:non è periglio alcuno, onde non escacon quel suo corno, e n'ha mostrato effetto; —e dei compagni suoi pigliamo cura,ch'al mar fuggian tremando di paura.

Lasciamolo andar pur — né vi rincresca

che tanta strada far debba soletto

per terra d'infedeli e barbaresca,

dove mai non si va senza sospetto:

non è periglio alcuno, onde non esca

con quel suo corno, e n'ha mostrato effetto; —

e dei compagni suoi pigliamo cura,

ch'al mar fuggian tremando di paura.

99

A piena vela si cacciaron lungeda la crudele e sanguinosa spiaggia:e poi che di gran lunga non li giungel'orribil suon ch'a spaventar più gli aggia,insolita vergogna sì gli punge,che, com'un fuoco, a tutti il viso raggia.L'un non ardisce a mirar l'altro, e stassitristo, senza parlar, con gli occhi bassi.

A piena vela si cacciaron lungeda la crudele e sanguinosa spiaggia:e poi che di gran lunga non li giungel'orribil suon ch'a spaventar più gli aggia,insolita vergogna sì gli punge,che, com'un fuoco, a tutti il viso raggia.L'un non ardisce a mirar l'altro, e stassitristo, senza parlar, con gli occhi bassi.

A piena vela si cacciaron lunge

da la crudele e sanguinosa spiaggia:

e poi che di gran lunga non li giunge

l'orribil suon ch'a spaventar più gli aggia,

insolita vergogna sì gli punge,

che, com'un fuoco, a tutti il viso raggia.

L'un non ardisce a mirar l'altro, e stassi

tristo, senza parlar, con gli occhi bassi.

100

Passa il nocchiero, al suo viaggio intento,e Cipro e Rodi, e giù per l'onda egeada sé vede fuggire isole centocol periglioso capo di Malea;e con propizio ed immutabil ventoasconder vede la greca Morea;volta Sicilia, e per lo mar Tirrenocosteggia de l'Italia il lito ameno:

Passa il nocchiero, al suo viaggio intento,e Cipro e Rodi, e giù per l'onda egeada sé vede fuggire isole centocol periglioso capo di Malea;e con propizio ed immutabil ventoasconder vede la greca Morea;volta Sicilia, e per lo mar Tirrenocosteggia de l'Italia il lito ameno:

Passa il nocchiero, al suo viaggio intento,

e Cipro e Rodi, e giù per l'onda egea

da sé vede fuggire isole cento

col periglioso capo di Malea;

e con propizio ed immutabil vento

asconder vede la greca Morea;

volta Sicilia, e per lo mar Tirreno

costeggia de l'Italia il lito ameno:

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