Chapter 28

e sopra Luna ultimamente sorse,dove lasciato avea la sua famiglia.Dio ringraziando che 'l pelago corsesenza più danno, il noto lito piglia.Quindi un nochier trovar per Francia sciorse,il qual di venir seco li consiglia:e nel suo legno ancor quel dì montaro,ed a Marsilia in breve si trovaro.

e sopra Luna ultimamente sorse,dove lasciato avea la sua famiglia.Dio ringraziando che 'l pelago corsesenza più danno, il noto lito piglia.Quindi un nochier trovar per Francia sciorse,il qual di venir seco li consiglia:e nel suo legno ancor quel dì montaro,ed a Marsilia in breve si trovaro.

e sopra Luna ultimamente sorse,

dove lasciato avea la sua famiglia.

Dio ringraziando che 'l pelago corse

senza più danno, il noto lito piglia.

Quindi un nochier trovar per Francia sciorse,

il qual di venir seco li consiglia:

e nel suo legno ancor quel dì montaro,

ed a Marsilia in breve si trovaro.

102

Quivi non era Bradamante allora,ch'aver solea governo del paese;che se vi fosse, a far seco dimoragli avria sforzati con parlar cortese.Sceser nel lito, e la medesima oradai quattro cavallier congedo preseMarfisa, e da la donna del Selvaggio;e pigliò alla ventura il suo viaggio,

Quivi non era Bradamante allora,ch'aver solea governo del paese;che se vi fosse, a far seco dimoragli avria sforzati con parlar cortese.Sceser nel lito, e la medesima oradai quattro cavallier congedo preseMarfisa, e da la donna del Selvaggio;e pigliò alla ventura il suo viaggio,

Quivi non era Bradamante allora,

ch'aver solea governo del paese;

che se vi fosse, a far seco dimora

gli avria sforzati con parlar cortese.

Sceser nel lito, e la medesima ora

dai quattro cavallier congedo prese

Marfisa, e da la donna del Selvaggio;

e pigliò alla ventura il suo viaggio,

103

dicendo che lodevole non erach'andasser tanti cavallieri insieme:che gli storni e i colombi vanno in schiera,i daini e i cervi e ogn'animal che teme;ma l'audace falcon, l'aquila altiera,che ne l'aiuto altrui non metton spemeorsi, tigri, leon, soli ne vanno;che di più forza alcun timor non hanno.

dicendo che lodevole non erach'andasser tanti cavallieri insieme:che gli storni e i colombi vanno in schiera,i daini e i cervi e ogn'animal che teme;ma l'audace falcon, l'aquila altiera,che ne l'aiuto altrui non metton spemeorsi, tigri, leon, soli ne vanno;che di più forza alcun timor non hanno.

dicendo che lodevole non era

ch'andasser tanti cavallieri insieme:

che gli storni e i colombi vanno in schiera,

i daini e i cervi e ogn'animal che teme;

ma l'audace falcon, l'aquila altiera,

che ne l'aiuto altrui non metton speme

orsi, tigri, leon, soli ne vanno;

che di più forza alcun timor non hanno.

104

Nessun degli altri fu di quel pensiero;sì ch'a lei sola toccò a far partita.Per mezzo i boschi e per strano sentierodunque ella se n'andò sola e romita.Grifone il bianco ed Aquilante il neropigliar con gli altri duo la via più trita,e giunsero a un castello il dì seguente,dove albergati fur cortesemente.

Nessun degli altri fu di quel pensiero;sì ch'a lei sola toccò a far partita.Per mezzo i boschi e per strano sentierodunque ella se n'andò sola e romita.Grifone il bianco ed Aquilante il neropigliar con gli altri duo la via più trita,e giunsero a un castello il dì seguente,dove albergati fur cortesemente.

Nessun degli altri fu di quel pensiero;

sì ch'a lei sola toccò a far partita.

Per mezzo i boschi e per strano sentiero

dunque ella se n'andò sola e romita.

Grifone il bianco ed Aquilante il nero

pigliar con gli altri duo la via più trita,

e giunsero a un castello il dì seguente,

dove albergati fur cortesemente.

105

Cortesemente dico in apparenza,ma tosto vi sentir contrario effetto;che 'l signor del castel, benivolenzafingendo e cortesia, lor dè ricetto:e poi la notte, che sicuri senzatimor dormian, gli fe' pigliar nel letto;né prima li lasciò, che d'osservareuna costuma ria li fe' giurare.

Cortesemente dico in apparenza,ma tosto vi sentir contrario effetto;che 'l signor del castel, benivolenzafingendo e cortesia, lor dè ricetto:e poi la notte, che sicuri senzatimor dormian, gli fe' pigliar nel letto;né prima li lasciò, che d'osservareuna costuma ria li fe' giurare.

Cortesemente dico in apparenza,

ma tosto vi sentir contrario effetto;

che 'l signor del castel, benivolenza

fingendo e cortesia, lor dè ricetto:

e poi la notte, che sicuri senza

timor dormian, gli fe' pigliar nel letto;

né prima li lasciò, che d'osservare

una costuma ria li fe' giurare.

106

Ma vo' seguir la bellicosa donna,prima, Signor, che di costor più dica.Passò Druenza, il Rodano e la Sonna,e venne a piè d'una montagna aprica.Quivi lungo un torrente, in negra gonnavide venire una femina antica,che stanca e lassa era di lunga via,ma via più afflitta di malenconia.

Ma vo' seguir la bellicosa donna,prima, Signor, che di costor più dica.Passò Druenza, il Rodano e la Sonna,e venne a piè d'una montagna aprica.Quivi lungo un torrente, in negra gonnavide venire una femina antica,che stanca e lassa era di lunga via,ma via più afflitta di malenconia.

Ma vo' seguir la bellicosa donna,

prima, Signor, che di costor più dica.

Passò Druenza, il Rodano e la Sonna,

e venne a piè d'una montagna aprica.

Quivi lungo un torrente, in negra gonna

vide venire una femina antica,

che stanca e lassa era di lunga via,

ma via più afflitta di malenconia.

107

Questa è la vecchia che solea servireai malandrin nel cavernoso monte,là dove alta giustizia fe' veniree dar lor morte il paladino conte.La vecchia, che timore ha di morireper le cagion che poi vi saran conte,già molti dì va per via oscura e fosca,fuggendo ritrovar chi la conosca.

Questa è la vecchia che solea servireai malandrin nel cavernoso monte,là dove alta giustizia fe' veniree dar lor morte il paladino conte.La vecchia, che timore ha di morireper le cagion che poi vi saran conte,già molti dì va per via oscura e fosca,fuggendo ritrovar chi la conosca.

Questa è la vecchia che solea servire

ai malandrin nel cavernoso monte,

là dove alta giustizia fe' venire

e dar lor morte il paladino conte.

La vecchia, che timore ha di morire

per le cagion che poi vi saran conte,

già molti dì va per via oscura e fosca,

fuggendo ritrovar chi la conosca.

108

Quivi d'estrano cavallier sembianzal'ebbe Marfisa all'abito e all'arnese;e perciò non fuggì, com'avea usanzafuggir dagli altri ch'eran del paese;anzi con sicurezza e con baldanzasi fermò al guado, e di lontan l'attese:al guado del torrente, ove trovolla,la vecchia le uscì incontra e salutolla.

Quivi d'estrano cavallier sembianzal'ebbe Marfisa all'abito e all'arnese;e perciò non fuggì, com'avea usanzafuggir dagli altri ch'eran del paese;anzi con sicurezza e con baldanzasi fermò al guado, e di lontan l'attese:al guado del torrente, ove trovolla,la vecchia le uscì incontra e salutolla.

Quivi d'estrano cavallier sembianza

l'ebbe Marfisa all'abito e all'arnese;

e perciò non fuggì, com'avea usanza

fuggir dagli altri ch'eran del paese;

anzi con sicurezza e con baldanza

si fermò al guado, e di lontan l'attese:

al guado del torrente, ove trovolla,

la vecchia le uscì incontra e salutolla.

109

Poi la pregò che seco oltr'a quell'acquene l'altra ripa in groppa la portasse.Marfisa che gentil fu da che nacque,di là dal fiumicel seco la trasse;e portarla anch'un pezzo non le spiacque,fin ch'a miglior camin la ritornasse,fuor d'un gran fango; e al fin di quel sentierosi videro all'incontro un cavalliero.

Poi la pregò che seco oltr'a quell'acquene l'altra ripa in groppa la portasse.Marfisa che gentil fu da che nacque,di là dal fiumicel seco la trasse;e portarla anch'un pezzo non le spiacque,fin ch'a miglior camin la ritornasse,fuor d'un gran fango; e al fin di quel sentierosi videro all'incontro un cavalliero.

Poi la pregò che seco oltr'a quell'acque

ne l'altra ripa in groppa la portasse.

Marfisa che gentil fu da che nacque,

di là dal fiumicel seco la trasse;

e portarla anch'un pezzo non le spiacque,

fin ch'a miglior camin la ritornasse,

fuor d'un gran fango; e al fin di quel sentiero

si videro all'incontro un cavalliero.

110

Il cavallier su ben guernita sella,di lucide arme e di bei panni ornato,verso il fiume venìa da una donzellae da un solo scudiero accompagnato.La donna ch'avea seco era assai bella,ma d'altiero sembiante e poco grato,tutta d'orgoglio e di fastidio piena,del cavallier ben degna che la mena.

Il cavallier su ben guernita sella,di lucide arme e di bei panni ornato,verso il fiume venìa da una donzellae da un solo scudiero accompagnato.La donna ch'avea seco era assai bella,ma d'altiero sembiante e poco grato,tutta d'orgoglio e di fastidio piena,del cavallier ben degna che la mena.

Il cavallier su ben guernita sella,

di lucide arme e di bei panni ornato,

verso il fiume venìa da una donzella

e da un solo scudiero accompagnato.

La donna ch'avea seco era assai bella,

ma d'altiero sembiante e poco grato,

tutta d'orgoglio e di fastidio piena,

del cavallier ben degna che la mena.

111

Pinabello, un de' conti maganzesi,era quel cavallier ch'ella avea seco;quel medesmo che dianzi a pochi mesiBradamante gittò nel cavo speco.Quei sospir, quei singulti così accesi,quel pianto che lo fe' già quasi cieco,tutto fu per costei ch'or seco avea,che 'l negromante allor gli ritenea.

Pinabello, un de' conti maganzesi,era quel cavallier ch'ella avea seco;quel medesmo che dianzi a pochi mesiBradamante gittò nel cavo speco.Quei sospir, quei singulti così accesi,quel pianto che lo fe' già quasi cieco,tutto fu per costei ch'or seco avea,che 'l negromante allor gli ritenea.

Pinabello, un de' conti maganzesi,

era quel cavallier ch'ella avea seco;

quel medesmo che dianzi a pochi mesi

Bradamante gittò nel cavo speco.

Quei sospir, quei singulti così accesi,

quel pianto che lo fe' già quasi cieco,

tutto fu per costei ch'or seco avea,

che 'l negromante allor gli ritenea.

112

Ma poi che fu levato di sul collel'incantato castel del vecchio Atlante,e che poté ciascuno ire ove volle,per opra e per virtù di Bradamante;costei, ch'agli disii facile e molledi Pinabel sempre era stata inante,si tornò a lui, ed in sua compagniada un castello ad un altro or se ne gìa.

Ma poi che fu levato di sul collel'incantato castel del vecchio Atlante,e che poté ciascuno ire ove volle,per opra e per virtù di Bradamante;costei, ch'agli disii facile e molledi Pinabel sempre era stata inante,si tornò a lui, ed in sua compagniada un castello ad un altro or se ne gìa.

Ma poi che fu levato di sul colle

l'incantato castel del vecchio Atlante,

e che poté ciascuno ire ove volle,

per opra e per virtù di Bradamante;

costei, ch'agli disii facile e molle

di Pinabel sempre era stata inante,

si tornò a lui, ed in sua compagnia

da un castello ad un altro or se ne gìa.

113

E sì come vezzosa era e mal usa,quando vide la vecchia di Marfisa,non si poté tenere a bocca chiusadi non la motteggiar con beffe e risa.Marfisa altiera, appresso a cui non s'usasentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa,rispose d'ira accesa alla donzella,che di lei quella vecchia era più bella;

E sì come vezzosa era e mal usa,quando vide la vecchia di Marfisa,non si poté tenere a bocca chiusadi non la motteggiar con beffe e risa.Marfisa altiera, appresso a cui non s'usasentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa,rispose d'ira accesa alla donzella,che di lei quella vecchia era più bella;

E sì come vezzosa era e mal usa,

quando vide la vecchia di Marfisa,

non si poté tenere a bocca chiusa

di non la motteggiar con beffe e risa.

Marfisa altiera, appresso a cui non s'usa

sentirsi oltraggio in qualsivoglia guisa,

rispose d'ira accesa alla donzella,

che di lei quella vecchia era più bella;

114

e ch'al suo cavallier volea provallo,con patto di poi torre a lei la gonnae il palafren ch'avea, se da cavallogittava il cavallier di ch'era donna.Pinabel che faria, tacendo, fallo,di risponder con l'arme non assonna:piglia lo scudo e l'asta, e il destrier gira,poi vien Marfisa a ritrovar con ira.

e ch'al suo cavallier volea provallo,con patto di poi torre a lei la gonnae il palafren ch'avea, se da cavallogittava il cavallier di ch'era donna.Pinabel che faria, tacendo, fallo,di risponder con l'arme non assonna:piglia lo scudo e l'asta, e il destrier gira,poi vien Marfisa a ritrovar con ira.

e ch'al suo cavallier volea provallo,

con patto di poi torre a lei la gonna

e il palafren ch'avea, se da cavallo

gittava il cavallier di ch'era donna.

Pinabel che faria, tacendo, fallo,

di risponder con l'arme non assonna:

piglia lo scudo e l'asta, e il destrier gira,

poi vien Marfisa a ritrovar con ira.

115

Marfisa incontra una gran lancia afferra,e ne la vista a Pinabel l'arresta,e sì stordito lo riversa in terra,che tarda un'ora a rilevar la testa.Marfisa vincitrice de la guerra,fe' trarre a quella giovane la vesta,ed ogn'altro ornamento le fe' porre,e ne fe' il tutto alla sua vecchia torre:

Marfisa incontra una gran lancia afferra,e ne la vista a Pinabel l'arresta,e sì stordito lo riversa in terra,che tarda un'ora a rilevar la testa.Marfisa vincitrice de la guerra,fe' trarre a quella giovane la vesta,ed ogn'altro ornamento le fe' porre,e ne fe' il tutto alla sua vecchia torre:

Marfisa incontra una gran lancia afferra,

e ne la vista a Pinabel l'arresta,

e sì stordito lo riversa in terra,

che tarda un'ora a rilevar la testa.

Marfisa vincitrice de la guerra,

fe' trarre a quella giovane la vesta,

ed ogn'altro ornamento le fe' porre,

e ne fe' il tutto alla sua vecchia torre:

116

e di quel giovenile abito volseche si vestisse e se n'ornasse tutta;e fe' che 'l palafreno anco si tolse,che la giovane avea quivi condutta.Indi al preso camin con lei si volse,che quant'era più ornata, era più brutta.Tre giorni se n'andar per lunga strada,senza far cosa onde a parlar m'accada.

e di quel giovenile abito volseche si vestisse e se n'ornasse tutta;e fe' che 'l palafreno anco si tolse,che la giovane avea quivi condutta.Indi al preso camin con lei si volse,che quant'era più ornata, era più brutta.Tre giorni se n'andar per lunga strada,senza far cosa onde a parlar m'accada.

e di quel giovenile abito volse

che si vestisse e se n'ornasse tutta;

e fe' che 'l palafreno anco si tolse,

che la giovane avea quivi condutta.

Indi al preso camin con lei si volse,

che quant'era più ornata, era più brutta.

Tre giorni se n'andar per lunga strada,

senza far cosa onde a parlar m'accada.

117

Il quarto giorno un cavallier trovaro,che venìa in fretta galoppando solo.Se di saper chi sia forse v'è caro,dicovi ch'è Zerbin, di re figliuolo,di virtù esempio e di bellezza raro,che se stesso rodea d'ira e di duolodi non aver potuto far vendettad'un che gli avea gran cortesia interdetta.

Il quarto giorno un cavallier trovaro,che venìa in fretta galoppando solo.Se di saper chi sia forse v'è caro,dicovi ch'è Zerbin, di re figliuolo,di virtù esempio e di bellezza raro,che se stesso rodea d'ira e di duolodi non aver potuto far vendettad'un che gli avea gran cortesia interdetta.

Il quarto giorno un cavallier trovaro,

che venìa in fretta galoppando solo.

Se di saper chi sia forse v'è caro,

dicovi ch'è Zerbin, di re figliuolo,

di virtù esempio e di bellezza raro,

che se stesso rodea d'ira e di duolo

di non aver potuto far vendetta

d'un che gli avea gran cortesia interdetta.

118

Zerbino indarno per la selva corsedietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio;ma sì a tempo colui seppe via torse,sì seppe nel fuggir prender vantaggio,sì il bosco e sì una nebbia lo soccorse,ch'avea offuscato il matutino raggio,che di man di Zerbin si levò netto,fin che l'ira e il furor gli uscì del petto.

Zerbino indarno per la selva corsedietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio;ma sì a tempo colui seppe via torse,sì seppe nel fuggir prender vantaggio,sì il bosco e sì una nebbia lo soccorse,ch'avea offuscato il matutino raggio,che di man di Zerbin si levò netto,fin che l'ira e il furor gli uscì del petto.

Zerbino indarno per la selva corse

dietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio;

ma sì a tempo colui seppe via torse,

sì seppe nel fuggir prender vantaggio,

sì il bosco e sì una nebbia lo soccorse,

ch'avea offuscato il matutino raggio,

che di man di Zerbin si levò netto,

fin che l'ira e il furor gli uscì del petto.

119

Non poté, ancor che Zerbin fosse irato,tener, vedendo quella vecchia, il riso;che gli parea dal giovenile ornatotroppo diverso il brutto antiquo viso;ed a Marfisa, che le venìa a lato,disse: — Guerrier, tu sei pien d'ogni aviso,che damigella di tal sorte guidi,che non temi trovar chi te la invidi.

Non poté, ancor che Zerbin fosse irato,tener, vedendo quella vecchia, il riso;che gli parea dal giovenile ornatotroppo diverso il brutto antiquo viso;ed a Marfisa, che le venìa a lato,disse: — Guerrier, tu sei pien d'ogni aviso,che damigella di tal sorte guidi,che non temi trovar chi te la invidi.

Non poté, ancor che Zerbin fosse irato,

tener, vedendo quella vecchia, il riso;

che gli parea dal giovenile ornato

troppo diverso il brutto antiquo viso;

ed a Marfisa, che le venìa a lato,

disse: — Guerrier, tu sei pien d'ogni aviso,

che damigella di tal sorte guidi,

che non temi trovar chi te la invidi.

120

Avea la donna (se la crespa bucciapuò darne indicio) più de la Sibilla,e parea, così ornata, una bertuccia,quando per muover riso alcun vestilla;ed or più brutta par, che si coruccia,e che dagli occhi l'ira le sfavilla:ch'a donna non si fa maggior dispetto,che quando o vecchia o brutta le vien detto.

Avea la donna (se la crespa bucciapuò darne indicio) più de la Sibilla,e parea, così ornata, una bertuccia,quando per muover riso alcun vestilla;ed or più brutta par, che si coruccia,e che dagli occhi l'ira le sfavilla:ch'a donna non si fa maggior dispetto,che quando o vecchia o brutta le vien detto.

Avea la donna (se la crespa buccia

può darne indicio) più de la Sibilla,

e parea, così ornata, una bertuccia,

quando per muover riso alcun vestilla;

ed or più brutta par, che si coruccia,

e che dagli occhi l'ira le sfavilla:

ch'a donna non si fa maggior dispetto,

che quando o vecchia o brutta le vien detto.

121

Mostrò turbarse l'inclita donzella,per prenderne piacer, come si prese;e rispose a Zerbin: — Mia donna è bella,per Dio, via più che tu non sei cortese;come ch'io creda che la tua favellada quel che sente l'animo non scese:tu fingi non conoscer sua beltade,per escusar la tua somma viltade.

Mostrò turbarse l'inclita donzella,per prenderne piacer, come si prese;e rispose a Zerbin: — Mia donna è bella,per Dio, via più che tu non sei cortese;come ch'io creda che la tua favellada quel che sente l'animo non scese:tu fingi non conoscer sua beltade,per escusar la tua somma viltade.

Mostrò turbarse l'inclita donzella,

per prenderne piacer, come si prese;

e rispose a Zerbin: — Mia donna è bella,

per Dio, via più che tu non sei cortese;

come ch'io creda che la tua favella

da quel che sente l'animo non scese:

tu fingi non conoscer sua beltade,

per escusar la tua somma viltade.

122

E chi saria quel cavallier, che questasì giovane e sì bella ritrovassesenza più compagnia ne la foresta,e che di farla sua non si provasse? —— Sì ben (disse Zerbin) teco s'assesta,che saria mal ch'alcun te la levasse;ed io per me non son così indiscreto,che te ne privi mai; stanne pur lieto.

E chi saria quel cavallier, che questasì giovane e sì bella ritrovassesenza più compagnia ne la foresta,e che di farla sua non si provasse? —— Sì ben (disse Zerbin) teco s'assesta,che saria mal ch'alcun te la levasse;ed io per me non son così indiscreto,che te ne privi mai; stanne pur lieto.

E chi saria quel cavallier, che questa

sì giovane e sì bella ritrovasse

senza più compagnia ne la foresta,

e che di farla sua non si provasse? —

— Sì ben (disse Zerbin) teco s'assesta,

che saria mal ch'alcun te la levasse;

ed io per me non son così indiscreto,

che te ne privi mai; stanne pur lieto.

123

S'in altro conto aver vuoi a far meco,di quel ch'io vaglio son per farti mostra;ma per costei non mi tener sì cieco,che solamente far voglia una giostra.O brutta o bella sia, restisi teco:non vo' partir tanta amicizia vostra.Ben vi sète accoppiati: io giurerei,com'ella è bella, tu gagliardo sei. —

S'in altro conto aver vuoi a far meco,di quel ch'io vaglio son per farti mostra;ma per costei non mi tener sì cieco,che solamente far voglia una giostra.O brutta o bella sia, restisi teco:non vo' partir tanta amicizia vostra.Ben vi sète accoppiati: io giurerei,com'ella è bella, tu gagliardo sei. —

S'in altro conto aver vuoi a far meco,

di quel ch'io vaglio son per farti mostra;

ma per costei non mi tener sì cieco,

che solamente far voglia una giostra.

O brutta o bella sia, restisi teco:

non vo' partir tanta amicizia vostra.

Ben vi sète accoppiati: io giurerei,

com'ella è bella, tu gagliardo sei. —

124

Suggiunse a lui Marfisa: — Al tuo dispettodi levarmi costei provar convienti.Non vo' patir ch'un sì leggiadro aspettoabbi veduto, e guadagnar nol tenti. —Rispose a lei Zerbin — Non so a ch'effettol'uom si metta a periglio e si tormenti,per riportarne una vittoria, poi,che giovi al vinto, e al vincitore annoi. —

Suggiunse a lui Marfisa: — Al tuo dispettodi levarmi costei provar convienti.Non vo' patir ch'un sì leggiadro aspettoabbi veduto, e guadagnar nol tenti. —Rispose a lei Zerbin — Non so a ch'effettol'uom si metta a periglio e si tormenti,per riportarne una vittoria, poi,che giovi al vinto, e al vincitore annoi. —

Suggiunse a lui Marfisa: — Al tuo dispetto

di levarmi costei provar convienti.

Non vo' patir ch'un sì leggiadro aspetto

abbi veduto, e guadagnar nol tenti. —

Rispose a lei Zerbin — Non so a ch'effetto

l'uom si metta a periglio e si tormenti,

per riportarne una vittoria, poi,

che giovi al vinto, e al vincitore annoi. —

125

— Se non ti par questo partito buono,te ne do un altro, e ricusar nol dei(disse a Zerbin Marfisa): che s'io sonovinto da te, m'abbia a restar costei;ma s'io te vinco, a forza te la dono.Dunque provian chi de' star senza lei:se perdi, converrà che tu le facciacompagnia sempre, ovunque andar le piaccia. —

— Se non ti par questo partito buono,te ne do un altro, e ricusar nol dei(disse a Zerbin Marfisa): che s'io sonovinto da te, m'abbia a restar costei;ma s'io te vinco, a forza te la dono.Dunque provian chi de' star senza lei:se perdi, converrà che tu le facciacompagnia sempre, ovunque andar le piaccia. —

— Se non ti par questo partito buono,

te ne do un altro, e ricusar nol dei

(disse a Zerbin Marfisa): che s'io sono

vinto da te, m'abbia a restar costei;

ma s'io te vinco, a forza te la dono.

Dunque provian chi de' star senza lei:

se perdi, converrà che tu le faccia

compagnia sempre, ovunque andar le piaccia. —

126

— E così sia, — Zerbin rispose; e volsea pigliar campo subito il cavallo.Si levò su le staffe e si raccolsefermo in arcione, e per non dare in fallo,lo scudo in mezzo alla donzella colse;ma parve urtasse un monte di metallo:ed ella in guisa a lui toccò l'elmetto,che stordito il mandò di sella netto.

— E così sia, — Zerbin rispose; e volsea pigliar campo subito il cavallo.Si levò su le staffe e si raccolsefermo in arcione, e per non dare in fallo,lo scudo in mezzo alla donzella colse;ma parve urtasse un monte di metallo:ed ella in guisa a lui toccò l'elmetto,che stordito il mandò di sella netto.

— E così sia, — Zerbin rispose; e volse

a pigliar campo subito il cavallo.

Si levò su le staffe e si raccolse

fermo in arcione, e per non dare in fallo,

lo scudo in mezzo alla donzella colse;

ma parve urtasse un monte di metallo:

ed ella in guisa a lui toccò l'elmetto,

che stordito il mandò di sella netto.

127

Troppo spiacque a Zerbin l'esser caduto,ch'in altro scontro mai più non gli avvenne,e n'avea mille e mille egli abbattuto;ed a perpetuo scorno se lo tenne.Stette per lungo spazio in terra muto;e più gli dolse poi che gli sovennech'avea promesso e che gli conveniaaver la brutta vecchia in compagnia.

Troppo spiacque a Zerbin l'esser caduto,ch'in altro scontro mai più non gli avvenne,e n'avea mille e mille egli abbattuto;ed a perpetuo scorno se lo tenne.Stette per lungo spazio in terra muto;e più gli dolse poi che gli sovennech'avea promesso e che gli conveniaaver la brutta vecchia in compagnia.

Troppo spiacque a Zerbin l'esser caduto,

ch'in altro scontro mai più non gli avvenne,

e n'avea mille e mille egli abbattuto;

ed a perpetuo scorno se lo tenne.

Stette per lungo spazio in terra muto;

e più gli dolse poi che gli sovenne

ch'avea promesso e che gli convenia

aver la brutta vecchia in compagnia.

128

Tornando a lui la vincitrice in sella,disse ridendo: — Questa t'appresento;e quanto più la veggio e grata e bella,tanto, ch'ella sia tua, più mi contento.Or tu in mio loco sei campion di quella;ma la tua fé non se ne porti il vento,che per sua guida e scorta tu non vada(come hai promesso) ovunque andar l'aggrada. —

Tornando a lui la vincitrice in sella,disse ridendo: — Questa t'appresento;e quanto più la veggio e grata e bella,tanto, ch'ella sia tua, più mi contento.Or tu in mio loco sei campion di quella;ma la tua fé non se ne porti il vento,che per sua guida e scorta tu non vada(come hai promesso) ovunque andar l'aggrada. —

Tornando a lui la vincitrice in sella,

disse ridendo: — Questa t'appresento;

e quanto più la veggio e grata e bella,

tanto, ch'ella sia tua, più mi contento.

Or tu in mio loco sei campion di quella;

ma la tua fé non se ne porti il vento,

che per sua guida e scorta tu non vada

(come hai promesso) ovunque andar l'aggrada. —

129

Senza aspettar risposta urta il destrieroper la foresta, e subito s'imbosca.Zerbin, che la stimava un cavalliero,dice alla vecchia: — Fa ch'io lo conosca. —Ed ella non gli tiene ascoso il vero,onde sa che lo 'ncende e che l'attosca:— Il colpo fu di man d'una donzella,che t'ha fatto votar (disse) la sella.

Senza aspettar risposta urta il destrieroper la foresta, e subito s'imbosca.Zerbin, che la stimava un cavalliero,dice alla vecchia: — Fa ch'io lo conosca. —Ed ella non gli tiene ascoso il vero,onde sa che lo 'ncende e che l'attosca:— Il colpo fu di man d'una donzella,che t'ha fatto votar (disse) la sella.

Senza aspettar risposta urta il destriero

per la foresta, e subito s'imbosca.

Zerbin, che la stimava un cavalliero,

dice alla vecchia: — Fa ch'io lo conosca. —

Ed ella non gli tiene ascoso il vero,

onde sa che lo 'ncende e che l'attosca:

— Il colpo fu di man d'una donzella,

che t'ha fatto votar (disse) la sella.

130

Per suo valor costei debitamenteusurpa a' cavallieri e scudo e lancia;e venuta è pur dianzi d'Orienteper assaggiare i paladin di Francia. —Zerbin di questo tal vergogna sente,che non pur tinge di rossor la guancia,ma restò poco di non farsi rossoseco ogni pezzo d'arme ch'avea indosso.

Per suo valor costei debitamenteusurpa a' cavallieri e scudo e lancia;e venuta è pur dianzi d'Orienteper assaggiare i paladin di Francia. —Zerbin di questo tal vergogna sente,che non pur tinge di rossor la guancia,ma restò poco di non farsi rossoseco ogni pezzo d'arme ch'avea indosso.

Per suo valor costei debitamente

usurpa a' cavallieri e scudo e lancia;

e venuta è pur dianzi d'Oriente

per assaggiare i paladin di Francia. —

Zerbin di questo tal vergogna sente,

che non pur tinge di rossor la guancia,

ma restò poco di non farsi rosso

seco ogni pezzo d'arme ch'avea indosso.

131

Monta a cavallo, e se stesso rampognache non seppe tener strette le cosce.Tra sé la vecchia ne sorride, e agognadi stimularlo e di più dargli angosce.Gli ricorda ch'andar seco bisogna:e Zerbin, ch'ubligato si conosce,l'orecchie abbassa, come vinto e stancodestrier c'ha in bocca il fren, gli sproni al fianco.

Monta a cavallo, e se stesso rampognache non seppe tener strette le cosce.Tra sé la vecchia ne sorride, e agognadi stimularlo e di più dargli angosce.Gli ricorda ch'andar seco bisogna:e Zerbin, ch'ubligato si conosce,l'orecchie abbassa, come vinto e stancodestrier c'ha in bocca il fren, gli sproni al fianco.

Monta a cavallo, e se stesso rampogna

che non seppe tener strette le cosce.

Tra sé la vecchia ne sorride, e agogna

di stimularlo e di più dargli angosce.

Gli ricorda ch'andar seco bisogna:

e Zerbin, ch'ubligato si conosce,

l'orecchie abbassa, come vinto e stanco

destrier c'ha in bocca il fren, gli sproni al fianco.

132

E sospirando: — Ohimè, Fortuna fella(dicea), che cambio è questo che tu fai?Colei che fu sopra le belle bella,ch'esser meco dovea, levata m'hai.Ti par ch'in luogo ed in ristor di quellasi debba por costei ch'ora mi dai?Stare in danno del tutto era men male,che fare un cambio tanto diseguale.

E sospirando: — Ohimè, Fortuna fella(dicea), che cambio è questo che tu fai?Colei che fu sopra le belle bella,ch'esser meco dovea, levata m'hai.Ti par ch'in luogo ed in ristor di quellasi debba por costei ch'ora mi dai?Stare in danno del tutto era men male,che fare un cambio tanto diseguale.

E sospirando: — Ohimè, Fortuna fella

(dicea), che cambio è questo che tu fai?

Colei che fu sopra le belle bella,

ch'esser meco dovea, levata m'hai.

Ti par ch'in luogo ed in ristor di quella

si debba por costei ch'ora mi dai?

Stare in danno del tutto era men male,

che fare un cambio tanto diseguale.

133

Colei che di bellezze e di virtutiunqua non ebbe e non avrà mai pare,sommersa e rotta tra gli scogli acutihai data ai pesci ed agli augei del mare;e costei che dovria già aver pasciutisotterra i vermi, hai tolta a perservaredieci o venti anni più che non devevi,per dar più peso agli mie' affanni grevi. —

Colei che di bellezze e di virtutiunqua non ebbe e non avrà mai pare,sommersa e rotta tra gli scogli acutihai data ai pesci ed agli augei del mare;e costei che dovria già aver pasciutisotterra i vermi, hai tolta a perservaredieci o venti anni più che non devevi,per dar più peso agli mie' affanni grevi. —

Colei che di bellezze e di virtuti

unqua non ebbe e non avrà mai pare,

sommersa e rotta tra gli scogli acuti

hai data ai pesci ed agli augei del mare;

e costei che dovria già aver pasciuti

sotterra i vermi, hai tolta a perservare

dieci o venti anni più che non devevi,

per dar più peso agli mie' affanni grevi. —

134

Zerbin così parlava; né men tristoin parole e in sembianti esser pareadi questo nuovo suo sì odioso acquisto,che de la donna che perduta avea.La vecchia, ancor che non avesse vistomai più Zerbin, per quel ch'ora dicea,s'avvide esser colui di che notiziale diede già Issabella di Galizia.

Zerbin così parlava; né men tristoin parole e in sembianti esser pareadi questo nuovo suo sì odioso acquisto,che de la donna che perduta avea.La vecchia, ancor che non avesse vistomai più Zerbin, per quel ch'ora dicea,s'avvide esser colui di che notiziale diede già Issabella di Galizia.

Zerbin così parlava; né men tristo

in parole e in sembianti esser parea

di questo nuovo suo sì odioso acquisto,

che de la donna che perduta avea.

La vecchia, ancor che non avesse visto

mai più Zerbin, per quel ch'ora dicea,

s'avvide esser colui di che notizia

le diede già Issabella di Galizia.

135

Se 'l vi ricorda quel ch'avete udito,costei da la spelonca ne veniva,dove Issabella, che d'amor feritoZerbino avea, fu molti dì captiva.Più volte ella le avea già riferitocome lasciasse la paterna riva,e come rotta in mar da la procella,si salvasse alla spiaggia di Rocella.

Se 'l vi ricorda quel ch'avete udito,costei da la spelonca ne veniva,dove Issabella, che d'amor feritoZerbino avea, fu molti dì captiva.Più volte ella le avea già riferitocome lasciasse la paterna riva,e come rotta in mar da la procella,si salvasse alla spiaggia di Rocella.

Se 'l vi ricorda quel ch'avete udito,

costei da la spelonca ne veniva,

dove Issabella, che d'amor ferito

Zerbino avea, fu molti dì captiva.

Più volte ella le avea già riferito

come lasciasse la paterna riva,

e come rotta in mar da la procella,

si salvasse alla spiaggia di Rocella.

136

E sì spesso dipinto di Zerbinole avea il bel viso e le fattezze conte,ch'ora udendol parlare, e più vicinogli occhi alzandogli meglio ne la fronte,vide esser quel per cui sempre meschinofu d'Issabella il cor nel cavo monte;che di non veder lui più si lagnava,che d'esser fatta ai malandrini schiava.

E sì spesso dipinto di Zerbinole avea il bel viso e le fattezze conte,ch'ora udendol parlare, e più vicinogli occhi alzandogli meglio ne la fronte,vide esser quel per cui sempre meschinofu d'Issabella il cor nel cavo monte;che di non veder lui più si lagnava,che d'esser fatta ai malandrini schiava.

E sì spesso dipinto di Zerbino

le avea il bel viso e le fattezze conte,

ch'ora udendol parlare, e più vicino

gli occhi alzandogli meglio ne la fronte,

vide esser quel per cui sempre meschino

fu d'Issabella il cor nel cavo monte;

che di non veder lui più si lagnava,

che d'esser fatta ai malandrini schiava.

137

La vecchia, dando alle parole udienza,che con sdegno e con duol Zerbino versa,s'avede ben ch'egli ha falsa credenzache sia Issabella in mar rotta e sommersa:e ben ch'ella del certo abbia scienza,per non lo rallegrar, pur la perversaquel che far lieto lo potria, gli tace,e sol gli dice quel che gli dispiace.

La vecchia, dando alle parole udienza,che con sdegno e con duol Zerbino versa,s'avede ben ch'egli ha falsa credenzache sia Issabella in mar rotta e sommersa:e ben ch'ella del certo abbia scienza,per non lo rallegrar, pur la perversaquel che far lieto lo potria, gli tace,e sol gli dice quel che gli dispiace.

La vecchia, dando alle parole udienza,

che con sdegno e con duol Zerbino versa,

s'avede ben ch'egli ha falsa credenza

che sia Issabella in mar rotta e sommersa:

e ben ch'ella del certo abbia scienza,

per non lo rallegrar, pur la perversa

quel che far lieto lo potria, gli tace,

e sol gli dice quel che gli dispiace.

138

— Odi tu (gli disse ella), tu che seicotanto altier, che sì mi scherni e sprezzi,se sapessi che nuova ho di costeiche morta piangi, mi faresti vezzi:ma più tosto che dirtelo, torreiche mi strozzassi o fêssi in mille pezzi;dove, s'eri vêr me più mansueto,forse aperto t'avrei questo secreto. —

— Odi tu (gli disse ella), tu che seicotanto altier, che sì mi scherni e sprezzi,se sapessi che nuova ho di costeiche morta piangi, mi faresti vezzi:ma più tosto che dirtelo, torreiche mi strozzassi o fêssi in mille pezzi;dove, s'eri vêr me più mansueto,forse aperto t'avrei questo secreto. —

— Odi tu (gli disse ella), tu che sei

cotanto altier, che sì mi scherni e sprezzi,

se sapessi che nuova ho di costei

che morta piangi, mi faresti vezzi:

ma più tosto che dirtelo, torrei

che mi strozzassi o fêssi in mille pezzi;

dove, s'eri vêr me più mansueto,

forse aperto t'avrei questo secreto. —

139

Come il mastin che con furor s'aventaadosso al ladro, ad achetarsi è presto,che quello o pane o cacio gli appresenta,o che fa incanto appropriato a questo;così tosto Zerbino umil diventa,e vien bramoso di sapere il resto,che la vecchia gli accenna che di quella,che morta piange, gli sa dir novella.

Come il mastin che con furor s'aventaadosso al ladro, ad achetarsi è presto,che quello o pane o cacio gli appresenta,o che fa incanto appropriato a questo;così tosto Zerbino umil diventa,e vien bramoso di sapere il resto,che la vecchia gli accenna che di quella,che morta piange, gli sa dir novella.

Come il mastin che con furor s'aventa

adosso al ladro, ad achetarsi è presto,

che quello o pane o cacio gli appresenta,

o che fa incanto appropriato a questo;

così tosto Zerbino umil diventa,

e vien bramoso di sapere il resto,

che la vecchia gli accenna che di quella,

che morta piange, gli sa dir novella.

140

E volto a lei con più piacevol faccia,la supplica, la prega, la scongiuraper gli uomini, per Dio, che non gli tacciaquanto ne sappia, o buona o ria ventura.— Cosa non udirai che pro ti faccia(disse la vecchia pertinace e dura):non è Issabella, come credi, morta;ma viva sì, ch'a' morti invidia porta.

E volto a lei con più piacevol faccia,la supplica, la prega, la scongiuraper gli uomini, per Dio, che non gli tacciaquanto ne sappia, o buona o ria ventura.— Cosa non udirai che pro ti faccia(disse la vecchia pertinace e dura):non è Issabella, come credi, morta;ma viva sì, ch'a' morti invidia porta.

E volto a lei con più piacevol faccia,

la supplica, la prega, la scongiura

per gli uomini, per Dio, che non gli taccia

quanto ne sappia, o buona o ria ventura.

— Cosa non udirai che pro ti faccia

(disse la vecchia pertinace e dura):

non è Issabella, come credi, morta;

ma viva sì, ch'a' morti invidia porta.

141

È capitata in questi pochi giorniche non n'udisti, in man di più di venti;sì che, qualora anco in man tua ritorni,ve' se sperar di corre il fior convienti. —Ah vecchia maladetta, come adornila tua menzogna! e tu sai pur se menti.Se ben in man de venti ell'era stata,non l'avea alcun però mai violata.

È capitata in questi pochi giorniche non n'udisti, in man di più di venti;sì che, qualora anco in man tua ritorni,ve' se sperar di corre il fior convienti. —Ah vecchia maladetta, come adornila tua menzogna! e tu sai pur se menti.Se ben in man de venti ell'era stata,non l'avea alcun però mai violata.

È capitata in questi pochi giorni

che non n'udisti, in man di più di venti;

sì che, qualora anco in man tua ritorni,

ve' se sperar di corre il fior convienti. —

Ah vecchia maladetta, come adorni

la tua menzogna! e tu sai pur se menti.

Se ben in man de venti ell'era stata,

non l'avea alcun però mai violata.

142

Dove l'avea veduta domandolleZerbino, e quando, ma nulla n'invola;che la vecchia ostinata più non vollea quel c'ha detto aggiungere parola.Prima Zerbin le fece un parlar molle,poi minacciolle di tagliar la gola:ma tutto è invan ciò che minaccia e prega;che non può far parlar la brutta strega.

Dove l'avea veduta domandolleZerbino, e quando, ma nulla n'invola;che la vecchia ostinata più non vollea quel c'ha detto aggiungere parola.Prima Zerbin le fece un parlar molle,poi minacciolle di tagliar la gola:ma tutto è invan ciò che minaccia e prega;che non può far parlar la brutta strega.

Dove l'avea veduta domandolle

Zerbino, e quando, ma nulla n'invola;

che la vecchia ostinata più non volle

a quel c'ha detto aggiungere parola.

Prima Zerbin le fece un parlar molle,

poi minacciolle di tagliar la gola:

ma tutto è invan ciò che minaccia e prega;

che non può far parlar la brutta strega.

143

Lasciò la lingua all'ultimo in riposoZerbin, poi che 'l parlar gli giovò poco;per quel ch'udito avea, tanto geloso,che non trovava il cor nel petto loco;d'Issabella trovar sì disioso,che saria per vederla ito nel fuoco:ma non poteva andar più che volessecolei, poi ch'a Marfisa lo promesse.

Lasciò la lingua all'ultimo in riposoZerbin, poi che 'l parlar gli giovò poco;per quel ch'udito avea, tanto geloso,che non trovava il cor nel petto loco;d'Issabella trovar sì disioso,che saria per vederla ito nel fuoco:ma non poteva andar più che volessecolei, poi ch'a Marfisa lo promesse.

Lasciò la lingua all'ultimo in riposo

Zerbin, poi che 'l parlar gli giovò poco;

per quel ch'udito avea, tanto geloso,

che non trovava il cor nel petto loco;

d'Issabella trovar sì disioso,

che saria per vederla ito nel fuoco:

ma non poteva andar più che volesse

colei, poi ch'a Marfisa lo promesse.

144

E quindi per solingo e strano calle,dove a lei piacque, fu Zerbin condotto;né per o poggiar monte o scender valle,mai si guardaro in faccia o si fer motto.Ma poi ch'al mezzodì volse le spalleil vago sol, fu il lor silenzio rottoda un cavallier che nel cammin scontraro.Quel che seguì, ne l'altro canto è chiaro.

E quindi per solingo e strano calle,dove a lei piacque, fu Zerbin condotto;né per o poggiar monte o scender valle,mai si guardaro in faccia o si fer motto.Ma poi ch'al mezzodì volse le spalleil vago sol, fu il lor silenzio rottoda un cavallier che nel cammin scontraro.Quel che seguì, ne l'altro canto è chiaro.

E quindi per solingo e strano calle,

dove a lei piacque, fu Zerbin condotto;

né per o poggiar monte o scender valle,

mai si guardaro in faccia o si fer motto.

Ma poi ch'al mezzodì volse le spalle

il vago sol, fu il lor silenzio rotto

da un cavallier che nel cammin scontraro.

Quel che seguì, ne l'altro canto è chiaro.


Back to IndexNext