CANTO VENTUNESIMO

CANTO VENTUNESIMO

1

Né fune intorto crederò che stringasoma così, né così legno chiodo,come la fé ch'una bella alma cingadel suo tenace indissolubil nodo.Né dagli antiqui par che si dipingala santa Fé vestita in altro modo,che d'un vel bianco che la cuopra tutta:ch'un sol punto, un sol neo la può far brutta.

Né fune intorto crederò che stringasoma così, né così legno chiodo,come la fé ch'una bella alma cingadel suo tenace indissolubil nodo.Né dagli antiqui par che si dipingala santa Fé vestita in altro modo,che d'un vel bianco che la cuopra tutta:ch'un sol punto, un sol neo la può far brutta.

Né fune intorto crederò che stringa

soma così, né così legno chiodo,

come la fé ch'una bella alma cinga

del suo tenace indissolubil nodo.

Né dagli antiqui par che si dipinga

la santa Fé vestita in altro modo,

che d'un vel bianco che la cuopra tutta:

ch'un sol punto, un sol neo la può far brutta.

2

La fede unqua non debbe esser corrotta,o data a un solo, o data insieme a mille;e così in una selva, in una grotta,lontan da le cittadi e da le ville,come dinanzi a tribunali, in frottadi testimon, di scritti e di postille,senza giurare o segno altro più espresso,basti una volta che s'abbia promesso.

La fede unqua non debbe esser corrotta,o data a un solo, o data insieme a mille;e così in una selva, in una grotta,lontan da le cittadi e da le ville,come dinanzi a tribunali, in frottadi testimon, di scritti e di postille,senza giurare o segno altro più espresso,basti una volta che s'abbia promesso.

La fede unqua non debbe esser corrotta,

o data a un solo, o data insieme a mille;

e così in una selva, in una grotta,

lontan da le cittadi e da le ville,

come dinanzi a tribunali, in frotta

di testimon, di scritti e di postille,

senza giurare o segno altro più espresso,

basti una volta che s'abbia promesso.

3

Quella servò, come servar si debbein ogni impresa, il cavallier Zerbino:e quivi dimostrò che conto n'ebbe,quando si tolse dal proprio caminoper andar con costei, la qual gl'increbbe,come s'avesse il morbo sì vicino,o pur la morte istessa; ma potea,più che 'l disio, quel che promesso avea.

Quella servò, come servar si debbein ogni impresa, il cavallier Zerbino:e quivi dimostrò che conto n'ebbe,quando si tolse dal proprio caminoper andar con costei, la qual gl'increbbe,come s'avesse il morbo sì vicino,o pur la morte istessa; ma potea,più che 'l disio, quel che promesso avea.

Quella servò, come servar si debbe

in ogni impresa, il cavallier Zerbino:

e quivi dimostrò che conto n'ebbe,

quando si tolse dal proprio camino

per andar con costei, la qual gl'increbbe,

come s'avesse il morbo sì vicino,

o pur la morte istessa; ma potea,

più che 'l disio, quel che promesso avea.

4

Dissi di lui, che di vederla sottola sua condotta tanto al cor gli preme,che n'arrabbia di duol, né le fa motto,e vanno muti e taciturni insieme:dissi che poi fu quel silenzio rotto,ch'al mondo il sol mostrò le ruote estreme,da un cavalliero aventuroso errante,ch'in mezzo del camin lor si fe' inante.

Dissi di lui, che di vederla sottola sua condotta tanto al cor gli preme,che n'arrabbia di duol, né le fa motto,e vanno muti e taciturni insieme:dissi che poi fu quel silenzio rotto,ch'al mondo il sol mostrò le ruote estreme,da un cavalliero aventuroso errante,ch'in mezzo del camin lor si fe' inante.

Dissi di lui, che di vederla sotto

la sua condotta tanto al cor gli preme,

che n'arrabbia di duol, né le fa motto,

e vanno muti e taciturni insieme:

dissi che poi fu quel silenzio rotto,

ch'al mondo il sol mostrò le ruote estreme,

da un cavalliero aventuroso errante,

ch'in mezzo del camin lor si fe' inante.

5

La vecchia che conobbe il cavalliero,ch'era nomato Ermonide d'Olanda,che per insegna ha ne lo scudo neroattraversata una vermiglia banda,posto l'orgoglio e quel sembiante altiero,umilmente a Zerbin si raccomanda,e gli ricorda quel ch'esso promisealla guerriera ch'in sua man la mise.

La vecchia che conobbe il cavalliero,ch'era nomato Ermonide d'Olanda,che per insegna ha ne lo scudo neroattraversata una vermiglia banda,posto l'orgoglio e quel sembiante altiero,umilmente a Zerbin si raccomanda,e gli ricorda quel ch'esso promisealla guerriera ch'in sua man la mise.

La vecchia che conobbe il cavalliero,

ch'era nomato Ermonide d'Olanda,

che per insegna ha ne lo scudo nero

attraversata una vermiglia banda,

posto l'orgoglio e quel sembiante altiero,

umilmente a Zerbin si raccomanda,

e gli ricorda quel ch'esso promise

alla guerriera ch'in sua man la mise.

6

Perché di lei nimico e di sua genteera il guerrier che contra lor venìa:ucciso ad essa avea il padre innocente,e un fratello che solo al mondo avia;e tuttavolta far del rimanente,come degli altri, il traditor disia.— Fin ch'alla guardia tua, donna, mi senti(dicea Zerbin), non vo' che tu paventi. —

Perché di lei nimico e di sua genteera il guerrier che contra lor venìa:ucciso ad essa avea il padre innocente,e un fratello che solo al mondo avia;e tuttavolta far del rimanente,come degli altri, il traditor disia.— Fin ch'alla guardia tua, donna, mi senti(dicea Zerbin), non vo' che tu paventi. —

Perché di lei nimico e di sua gente

era il guerrier che contra lor venìa:

ucciso ad essa avea il padre innocente,

e un fratello che solo al mondo avia;

e tuttavolta far del rimanente,

come degli altri, il traditor disia.

— Fin ch'alla guardia tua, donna, mi senti

(dicea Zerbin), non vo' che tu paventi. —

7

Come più presso il cavallier si specchiain quella faccia che sì in odio gli era:— O di combatter meco t'apparecchia(gridò con voce minacciosa e fiera),o lascia la difesa de la vecchia,che di mia man secondo il merto pera.Se combatti per lei, rimarrai morto;che così avviene a chi s'appiglia al torto. —

Come più presso il cavallier si specchiain quella faccia che sì in odio gli era:— O di combatter meco t'apparecchia(gridò con voce minacciosa e fiera),o lascia la difesa de la vecchia,che di mia man secondo il merto pera.Se combatti per lei, rimarrai morto;che così avviene a chi s'appiglia al torto. —

Come più presso il cavallier si specchia

in quella faccia che sì in odio gli era:

— O di combatter meco t'apparecchia

(gridò con voce minacciosa e fiera),

o lascia la difesa de la vecchia,

che di mia man secondo il merto pera.

Se combatti per lei, rimarrai morto;

che così avviene a chi s'appiglia al torto. —

8

Zerbin cortesemente a lui rispondeche gli è desir di bassa e mala sorte,ed a cavalleria non corrispondeche cerchi dare ad una donna morte:se pur combatter vuol, non si nasconde;ma che prima consideri ch'importech'un cavallier, com'era egli, gentile,voglia por man nel sangue feminile,

Zerbin cortesemente a lui rispondeche gli è desir di bassa e mala sorte,ed a cavalleria non corrispondeche cerchi dare ad una donna morte:se pur combatter vuol, non si nasconde;ma che prima consideri ch'importech'un cavallier, com'era egli, gentile,voglia por man nel sangue feminile,

Zerbin cortesemente a lui risponde

che gli è desir di bassa e mala sorte,

ed a cavalleria non corrisponde

che cerchi dare ad una donna morte:

se pur combatter vuol, non si nasconde;

ma che prima consideri ch'importe

ch'un cavallier, com'era egli, gentile,

voglia por man nel sangue feminile,

9

Queste gli disse e più parole invano;e fu bisogno al fin venire a' fatti.Poi che preso a bastanza ebbon del piano,tornarsi incontra a tutta briglia ratti.Non van sì presti i razzi fuor di mano,ch'al tempo son de le allegrezze tratti,come andaron veloci i duo destrieriad incontrare insieme i cavallieri.

Queste gli disse e più parole invano;e fu bisogno al fin venire a' fatti.Poi che preso a bastanza ebbon del piano,tornarsi incontra a tutta briglia ratti.Non van sì presti i razzi fuor di mano,ch'al tempo son de le allegrezze tratti,come andaron veloci i duo destrieriad incontrare insieme i cavallieri.

Queste gli disse e più parole invano;

e fu bisogno al fin venire a' fatti.

Poi che preso a bastanza ebbon del piano,

tornarsi incontra a tutta briglia ratti.

Non van sì presti i razzi fuor di mano,

ch'al tempo son de le allegrezze tratti,

come andaron veloci i duo destrieri

ad incontrare insieme i cavallieri.

10

Ermonide d'Olanda segnò basso,che per passare il destro fianco attese:ma la sua debol lancia andò in fracasso,e poco il cavallier di Scozia offese.Non fu già l'altro colpo vano e casso:roppe lo scudo, e sì la spalla prese,che la forò da l'uno all'altro lato,e riversar fe' Ermonide sul prato.

Ermonide d'Olanda segnò basso,che per passare il destro fianco attese:ma la sua debol lancia andò in fracasso,e poco il cavallier di Scozia offese.Non fu già l'altro colpo vano e casso:roppe lo scudo, e sì la spalla prese,che la forò da l'uno all'altro lato,e riversar fe' Ermonide sul prato.

Ermonide d'Olanda segnò basso,

che per passare il destro fianco attese:

ma la sua debol lancia andò in fracasso,

e poco il cavallier di Scozia offese.

Non fu già l'altro colpo vano e casso:

roppe lo scudo, e sì la spalla prese,

che la forò da l'uno all'altro lato,

e riversar fe' Ermonide sul prato.

11

Zerbin che si pensò d'averlo ucciso,di pietà vinto, scese in terra presto,e levò l'elmo da lo smorto viso;e quel guerrier, come dal sonno desto,senza parlar guardò Zerbino fiso;e poi gli disse: — Non m'è già molestoch'io sia da te abbattuto, ch'ai sembiantimostri esser fior de' cavallier erranti;

Zerbin che si pensò d'averlo ucciso,di pietà vinto, scese in terra presto,e levò l'elmo da lo smorto viso;e quel guerrier, come dal sonno desto,senza parlar guardò Zerbino fiso;e poi gli disse: — Non m'è già molestoch'io sia da te abbattuto, ch'ai sembiantimostri esser fior de' cavallier erranti;

Zerbin che si pensò d'averlo ucciso,

di pietà vinto, scese in terra presto,

e levò l'elmo da lo smorto viso;

e quel guerrier, come dal sonno desto,

senza parlar guardò Zerbino fiso;

e poi gli disse: — Non m'è già molesto

ch'io sia da te abbattuto, ch'ai sembianti

mostri esser fior de' cavallier erranti;

12

ma ben mi duol che questo per cagioned'una femina perfida m'avviene,a cui non so come tu sia campione,che troppo al tuo valor si disconviene.E quando tu sapessi la cagionech'a vendicarmi di costei mi mene,avresti, ognor che rimembrassi, affannod'aver, per campar lei, fatto a me danno.

ma ben mi duol che questo per cagioned'una femina perfida m'avviene,a cui non so come tu sia campione,che troppo al tuo valor si disconviene.E quando tu sapessi la cagionech'a vendicarmi di costei mi mene,avresti, ognor che rimembrassi, affannod'aver, per campar lei, fatto a me danno.

ma ben mi duol che questo per cagione

d'una femina perfida m'avviene,

a cui non so come tu sia campione,

che troppo al tuo valor si disconviene.

E quando tu sapessi la cagione

ch'a vendicarmi di costei mi mene,

avresti, ognor che rimembrassi, affanno

d'aver, per campar lei, fatto a me danno.

13

E se spirto a bastanza avrò nel pettoch'io il possa dir (ma del contrario temo),io ti farò veder ch'in ogni effettoscelerata è costei più ch'in estremo.Io ebbi già un fratel che giovinettod'Olanda si partì, donde noi semo,e si fece d'Eraclio cavalliero,ch'allor tenea de' Greci il sommo impero.

E se spirto a bastanza avrò nel pettoch'io il possa dir (ma del contrario temo),io ti farò veder ch'in ogni effettoscelerata è costei più ch'in estremo.Io ebbi già un fratel che giovinettod'Olanda si partì, donde noi semo,e si fece d'Eraclio cavalliero,ch'allor tenea de' Greci il sommo impero.

E se spirto a bastanza avrò nel petto

ch'io il possa dir (ma del contrario temo),

io ti farò veder ch'in ogni effetto

scelerata è costei più ch'in estremo.

Io ebbi già un fratel che giovinetto

d'Olanda si partì, donde noi semo,

e si fece d'Eraclio cavalliero,

ch'allor tenea de' Greci il sommo impero.

14

Quivi divenne intrinseco e fratellod'un cortese baron di quella corte,che nei confin di Servia avea un castellodi sito ameno e di muraglia forte.Nomossi Argeo colui di ch'io favello,di questa iniqua femina consorte,la quale egli amò sì, che passò il segnoch'a un uom si convenia, come lui, degno.

Quivi divenne intrinseco e fratellod'un cortese baron di quella corte,che nei confin di Servia avea un castellodi sito ameno e di muraglia forte.Nomossi Argeo colui di ch'io favello,di questa iniqua femina consorte,la quale egli amò sì, che passò il segnoch'a un uom si convenia, come lui, degno.

Quivi divenne intrinseco e fratello

d'un cortese baron di quella corte,

che nei confin di Servia avea un castello

di sito ameno e di muraglia forte.

Nomossi Argeo colui di ch'io favello,

di questa iniqua femina consorte,

la quale egli amò sì, che passò il segno

ch'a un uom si convenia, come lui, degno.

15

Ma costei, più volubile che fogliaquando l'autunno è più priva d'umore,che l' freddo vento gli arbori ne spogliae le soffia dinanzi al suo furore;verso il marito cangiò tosto voglia,che fisso qualche tempo ebbe nel core;e volse ogni pensiero, ogni disiod'acquistar per amante il fratel mio.

Ma costei, più volubile che fogliaquando l'autunno è più priva d'umore,che l' freddo vento gli arbori ne spogliae le soffia dinanzi al suo furore;verso il marito cangiò tosto voglia,che fisso qualche tempo ebbe nel core;e volse ogni pensiero, ogni disiod'acquistar per amante il fratel mio.

Ma costei, più volubile che foglia

quando l'autunno è più priva d'umore,

che l' freddo vento gli arbori ne spoglia

e le soffia dinanzi al suo furore;

verso il marito cangiò tosto voglia,

che fisso qualche tempo ebbe nel core;

e volse ogni pensiero, ogni disio

d'acquistar per amante il fratel mio.

16

Ma né sì saldo all'impeto marinol'Acrocerauno d'infamato nome,né sta sì duro incontra borea il pinoche rinovato ha più di cento chiome,che quanto appar fuor de lo scoglio alpino,tanto sotterra ha le radici; comeil mio fratello a' prieghi di costei,nido de tutti i vizi infandi e rei.

Ma né sì saldo all'impeto marinol'Acrocerauno d'infamato nome,né sta sì duro incontra borea il pinoche rinovato ha più di cento chiome,che quanto appar fuor de lo scoglio alpino,tanto sotterra ha le radici; comeil mio fratello a' prieghi di costei,nido de tutti i vizi infandi e rei.

Ma né sì saldo all'impeto marino

l'Acrocerauno d'infamato nome,

né sta sì duro incontra borea il pino

che rinovato ha più di cento chiome,

che quanto appar fuor de lo scoglio alpino,

tanto sotterra ha le radici; come

il mio fratello a' prieghi di costei,

nido de tutti i vizi infandi e rei.

17

Or, come avviene a un cavallier ardito,che cerca briga e la ritrova spesso,fu in una impresa il mio fratel ferito,molto al castel del suo compagno appresso,dove venir senza aspettare invitosolea, fosse o non fosse Argeo con esso;e dentro a quel per riposar fermossetanto che del suo mal libero fosse.

Or, come avviene a un cavallier ardito,che cerca briga e la ritrova spesso,fu in una impresa il mio fratel ferito,molto al castel del suo compagno appresso,dove venir senza aspettare invitosolea, fosse o non fosse Argeo con esso;e dentro a quel per riposar fermossetanto che del suo mal libero fosse.

Or, come avviene a un cavallier ardito,

che cerca briga e la ritrova spesso,

fu in una impresa il mio fratel ferito,

molto al castel del suo compagno appresso,

dove venir senza aspettare invito

solea, fosse o non fosse Argeo con esso;

e dentro a quel per riposar fermosse

tanto che del suo mal libero fosse.

18

Mentre egli quivi si giacea, convennech'in certa sua bisogna andasse Argeo.Tosto questa sfacciata a tentar venneil mio fratello, ed a sua usanza feo;ma quel fedel non oltre più sostenneavere ai fianchi un stimulo sì reo:elesse, per servar sua fede a pieno,di molti mal quel che gli parve meno.

Mentre egli quivi si giacea, convennech'in certa sua bisogna andasse Argeo.Tosto questa sfacciata a tentar venneil mio fratello, ed a sua usanza feo;ma quel fedel non oltre più sostenneavere ai fianchi un stimulo sì reo:elesse, per servar sua fede a pieno,di molti mal quel che gli parve meno.

Mentre egli quivi si giacea, convenne

ch'in certa sua bisogna andasse Argeo.

Tosto questa sfacciata a tentar venne

il mio fratello, ed a sua usanza feo;

ma quel fedel non oltre più sostenne

avere ai fianchi un stimulo sì reo:

elesse, per servar sua fede a pieno,

di molti mal quel che gli parve meno.

19

Tra molti mal gli parve elegger questo:lasciar d'Argeo l'intrinsichezza antiqua;lungi andar sì, che non sia manifestomai più il suo nome alla femina iniqua.Ben che duro gli fosse, era più onestoche satisfare a quella voglia obliqua,o ch'accusar la moglie al suo signore,da cui fu amata a par del proprio core.

Tra molti mal gli parve elegger questo:lasciar d'Argeo l'intrinsichezza antiqua;lungi andar sì, che non sia manifestomai più il suo nome alla femina iniqua.Ben che duro gli fosse, era più onestoche satisfare a quella voglia obliqua,o ch'accusar la moglie al suo signore,da cui fu amata a par del proprio core.

Tra molti mal gli parve elegger questo:

lasciar d'Argeo l'intrinsichezza antiqua;

lungi andar sì, che non sia manifesto

mai più il suo nome alla femina iniqua.

Ben che duro gli fosse, era più onesto

che satisfare a quella voglia obliqua,

o ch'accusar la moglie al suo signore,

da cui fu amata a par del proprio core.

20

E de le sue ferite ancora infermol'arme si veste, e del castel si parte;e con animo va costante e fermodi non mai più tornare in quella parte.Ma che gli val? ch'ogni difesa e schermogli disipa Fortuna con nuova arte;ecco il marito che ritorna intanto,e trova la moglier che fa gran pianto,

E de le sue ferite ancora infermol'arme si veste, e del castel si parte;e con animo va costante e fermodi non mai più tornare in quella parte.Ma che gli val? ch'ogni difesa e schermogli disipa Fortuna con nuova arte;ecco il marito che ritorna intanto,e trova la moglier che fa gran pianto,

E de le sue ferite ancora infermo

l'arme si veste, e del castel si parte;

e con animo va costante e fermo

di non mai più tornare in quella parte.

Ma che gli val? ch'ogni difesa e schermo

gli disipa Fortuna con nuova arte;

ecco il marito che ritorna intanto,

e trova la moglier che fa gran pianto,

21

e scapigliata e con la faccia rossa;e le domanda di che sia turbata.Prima ch'ella a rispondere sia mossa,pregar si lascia più d'una fiata,pensando tuttavia come si possavendicar di colui che l'ha lasciata:e ben convenne al suo mobile ingegnocangiar l'amore in subitano sdegno.

e scapigliata e con la faccia rossa;e le domanda di che sia turbata.Prima ch'ella a rispondere sia mossa,pregar si lascia più d'una fiata,pensando tuttavia come si possavendicar di colui che l'ha lasciata:e ben convenne al suo mobile ingegnocangiar l'amore in subitano sdegno.

e scapigliata e con la faccia rossa;

e le domanda di che sia turbata.

Prima ch'ella a rispondere sia mossa,

pregar si lascia più d'una fiata,

pensando tuttavia come si possa

vendicar di colui che l'ha lasciata:

e ben convenne al suo mobile ingegno

cangiar l'amore in subitano sdegno.

22

— Deh (disse al fine), a che l'error nascondoc'ho commesso, signor, ne la tua assenza?che quando ancora io 'l celi a tutto 'l mondo,celar nol posso alla mia coscienza.L'alma che sente il suo peccato immondo,pate dentro da sé tal penitenza,ch'avanza ogn'altro corporal martireche dar mi possa alcun del mio fallire;

— Deh (disse al fine), a che l'error nascondoc'ho commesso, signor, ne la tua assenza?che quando ancora io 'l celi a tutto 'l mondo,celar nol posso alla mia coscienza.L'alma che sente il suo peccato immondo,pate dentro da sé tal penitenza,ch'avanza ogn'altro corporal martireche dar mi possa alcun del mio fallire;

— Deh (disse al fine), a che l'error nascondo

c'ho commesso, signor, ne la tua assenza?

che quando ancora io 'l celi a tutto 'l mondo,

celar nol posso alla mia coscienza.

L'alma che sente il suo peccato immondo,

pate dentro da sé tal penitenza,

ch'avanza ogn'altro corporal martire

che dar mi possa alcun del mio fallire;

23

quando fallir sia quel che si fa a forza:ma sia quel che si vuol, tu sappil'anco;poi con la spada da la immonda scorzascioglie lo spirto imaculato e bianco,e le mie luci eternamente ammorza;che dopo tanto vituperio, almancotenerle basse ognor non mi bisogni,e di ciascun ch'io vegga, io mi vergogni.

quando fallir sia quel che si fa a forza:ma sia quel che si vuol, tu sappil'anco;poi con la spada da la immonda scorzascioglie lo spirto imaculato e bianco,e le mie luci eternamente ammorza;che dopo tanto vituperio, almancotenerle basse ognor non mi bisogni,e di ciascun ch'io vegga, io mi vergogni.

quando fallir sia quel che si fa a forza:

ma sia quel che si vuol, tu sappil'anco;

poi con la spada da la immonda scorza

scioglie lo spirto imaculato e bianco,

e le mie luci eternamente ammorza;

che dopo tanto vituperio, almanco

tenerle basse ognor non mi bisogni,

e di ciascun ch'io vegga, io mi vergogni.

24

Il tuo compagno ha l'onor mio distrutto:questo corpo per forza ha violato;e perché teme ch'io ti narri il tutto,or si parte il villan senza commiato. —In odio con quel dir gli ebbe riduttocolui che più d'ogn'altro gli fu grato.Argeo lo crede, ed altro non aspetta;ma piglia l'arme e corre a far vendetta.

Il tuo compagno ha l'onor mio distrutto:questo corpo per forza ha violato;e perché teme ch'io ti narri il tutto,or si parte il villan senza commiato. —In odio con quel dir gli ebbe riduttocolui che più d'ogn'altro gli fu grato.Argeo lo crede, ed altro non aspetta;ma piglia l'arme e corre a far vendetta.

Il tuo compagno ha l'onor mio distrutto:

questo corpo per forza ha violato;

e perché teme ch'io ti narri il tutto,

or si parte il villan senza commiato. —

In odio con quel dir gli ebbe ridutto

colui che più d'ogn'altro gli fu grato.

Argeo lo crede, ed altro non aspetta;

ma piglia l'arme e corre a far vendetta.

25

E come quel ch'avea il paese noto,lo giunse che non fu troppo lontano;che 'l mio fratello, debole ed egroto,senza sospetto se ne gìa pian piano:e brevemente, in un loco remotopose, per vendicarsene, in lui mano.Non trova il fratel mio scusa che vaglia;ch'in somma Argeo con lui vuol la battaglia.

E come quel ch'avea il paese noto,lo giunse che non fu troppo lontano;che 'l mio fratello, debole ed egroto,senza sospetto se ne gìa pian piano:e brevemente, in un loco remotopose, per vendicarsene, in lui mano.Non trova il fratel mio scusa che vaglia;ch'in somma Argeo con lui vuol la battaglia.

E come quel ch'avea il paese noto,

lo giunse che non fu troppo lontano;

che 'l mio fratello, debole ed egroto,

senza sospetto se ne gìa pian piano:

e brevemente, in un loco remoto

pose, per vendicarsene, in lui mano.

Non trova il fratel mio scusa che vaglia;

ch'in somma Argeo con lui vuol la battaglia.

26

Era l'un sano e pien di nuovo sdegno,infermo l'altro, ed all'usanza amico:sì ch'ebbe il fratel mio poco ritegnocontra il compagno fattogli nimico.Dunque Filandro di tal sorte indegno(de l'infelice giovene ti dico:così avea nome), non sofrendo il pesodi sì fiera battaglia, restò preso.

Era l'un sano e pien di nuovo sdegno,infermo l'altro, ed all'usanza amico:sì ch'ebbe il fratel mio poco ritegnocontra il compagno fattogli nimico.Dunque Filandro di tal sorte indegno(de l'infelice giovene ti dico:così avea nome), non sofrendo il pesodi sì fiera battaglia, restò preso.

Era l'un sano e pien di nuovo sdegno,

infermo l'altro, ed all'usanza amico:

sì ch'ebbe il fratel mio poco ritegno

contra il compagno fattogli nimico.

Dunque Filandro di tal sorte indegno

(de l'infelice giovene ti dico:

così avea nome), non sofrendo il peso

di sì fiera battaglia, restò preso.

27

— Non piaccia a Dio che mi conduca a taleil mio giusto furore e il tuo demerto(gli disse Argeo), che mai sia omicidialedi te ch'amava; e me tu amavi certo,ben che nel fin me l'hai mostrato male;pur voglio a tutto il mondo fare apertoche, come fui nel tempo de l'amore,così ne l'odio son di te migliore.

— Non piaccia a Dio che mi conduca a taleil mio giusto furore e il tuo demerto(gli disse Argeo), che mai sia omicidialedi te ch'amava; e me tu amavi certo,ben che nel fin me l'hai mostrato male;pur voglio a tutto il mondo fare apertoche, come fui nel tempo de l'amore,così ne l'odio son di te migliore.

— Non piaccia a Dio che mi conduca a tale

il mio giusto furore e il tuo demerto

(gli disse Argeo), che mai sia omicidiale

di te ch'amava; e me tu amavi certo,

ben che nel fin me l'hai mostrato male;

pur voglio a tutto il mondo fare aperto

che, come fui nel tempo de l'amore,

così ne l'odio son di te migliore.

28

Per altro modo punirò il tuo fallo,che le mie man più nel tuo sangue porre. —Così dicendo, fece sul cavallodi verdi rami una bara comporre,e quasi morto in quella riportallodentro al castello in una chiusa torre,dove in perpetuo per punizionecandannò l'innocente a star prigione.

Per altro modo punirò il tuo fallo,che le mie man più nel tuo sangue porre. —Così dicendo, fece sul cavallodi verdi rami una bara comporre,e quasi morto in quella riportallodentro al castello in una chiusa torre,dove in perpetuo per punizionecandannò l'innocente a star prigione.

Per altro modo punirò il tuo fallo,

che le mie man più nel tuo sangue porre. —

Così dicendo, fece sul cavallo

di verdi rami una bara comporre,

e quasi morto in quella riportallo

dentro al castello in una chiusa torre,

dove in perpetuo per punizione

candannò l'innocente a star prigione.

29

Non però ch'altra cosa avesse manco,che la libertà prima del partire;perché nel resto, come sciolto e francovi comandava e si facea ubidire.Ma non essendo ancor l'animo stancodi questa ria del suo pensier fornire,quasi ogni giorno alla prigion veniva;ch'avea le chiavi, e a suo piacer l'apriva:

Non però ch'altra cosa avesse manco,che la libertà prima del partire;perché nel resto, come sciolto e francovi comandava e si facea ubidire.Ma non essendo ancor l'animo stancodi questa ria del suo pensier fornire,quasi ogni giorno alla prigion veniva;ch'avea le chiavi, e a suo piacer l'apriva:

Non però ch'altra cosa avesse manco,

che la libertà prima del partire;

perché nel resto, come sciolto e franco

vi comandava e si facea ubidire.

Ma non essendo ancor l'animo stanco

di questa ria del suo pensier fornire,

quasi ogni giorno alla prigion veniva;

ch'avea le chiavi, e a suo piacer l'apriva:

30

e movea sempre al mio fratello assalti,e con maggiore audacia che di prima.— Questa tua fedeltà (dicea) che valti,poi che perfidia per tutto si stima?Oh che trionfi gloriosi ed alti!oh che superbe spoglie e preda opima!oh che merito al fin te ne risulta,se, come a traditore, ognun t'insulta!

e movea sempre al mio fratello assalti,e con maggiore audacia che di prima.— Questa tua fedeltà (dicea) che valti,poi che perfidia per tutto si stima?Oh che trionfi gloriosi ed alti!oh che superbe spoglie e preda opima!oh che merito al fin te ne risulta,se, come a traditore, ognun t'insulta!

e movea sempre al mio fratello assalti,

e con maggiore audacia che di prima.

— Questa tua fedeltà (dicea) che valti,

poi che perfidia per tutto si stima?

Oh che trionfi gloriosi ed alti!

oh che superbe spoglie e preda opima!

oh che merito al fin te ne risulta,

se, come a traditore, ognun t'insulta!

31

Quanto utilmente, quanto con tuo onorem'avresti dato quel che da te volli!Di questo sì ostinato tuo rigorela gran mercé che tu guadagni, or tolli:in prigion sei, né crederne uscir fuore,se la durezza tua prima non molli.Ma quando mi compiacci, io farò tramadi racquistarti e libertade e fama. —

Quanto utilmente, quanto con tuo onorem'avresti dato quel che da te volli!Di questo sì ostinato tuo rigorela gran mercé che tu guadagni, or tolli:in prigion sei, né crederne uscir fuore,se la durezza tua prima non molli.Ma quando mi compiacci, io farò tramadi racquistarti e libertade e fama. —

Quanto utilmente, quanto con tuo onore

m'avresti dato quel che da te volli!

Di questo sì ostinato tuo rigore

la gran mercé che tu guadagni, or tolli:

in prigion sei, né crederne uscir fuore,

se la durezza tua prima non molli.

Ma quando mi compiacci, io farò trama

di racquistarti e libertade e fama. —

32

— No, no (disse Filandro) aver mai speneche non sia, come suol, mia vera fede,se ben contra ogni debito mi avvienech'io ne riporti sì dura mercede,e di me creda il mondo men che bene:basta che inanti a quel che 'l tutto vedee mi può ristorar di grazia eterna,chiara la mia innocenza si discerna.

— No, no (disse Filandro) aver mai speneche non sia, come suol, mia vera fede,se ben contra ogni debito mi avvienech'io ne riporti sì dura mercede,e di me creda il mondo men che bene:basta che inanti a quel che 'l tutto vedee mi può ristorar di grazia eterna,chiara la mia innocenza si discerna.

— No, no (disse Filandro) aver mai spene

che non sia, come suol, mia vera fede,

se ben contra ogni debito mi avviene

ch'io ne riporti sì dura mercede,

e di me creda il mondo men che bene:

basta che inanti a quel che 'l tutto vede

e mi può ristorar di grazia eterna,

chiara la mia innocenza si discerna.

33

Se non basta ch'Argeo mi tenga preso,tolgami ancor questa noiosa vita.Forse non mi fia il premio in ciel contesode la buona opra, qui poco gradita.Forse egli, che da me si chiama offeso,quando sarà quest'anima partita,s'avedrà poi d'avermi fatto torto,e piangerà il fedel compagno morto. —

Se non basta ch'Argeo mi tenga preso,tolgami ancor questa noiosa vita.Forse non mi fia il premio in ciel contesode la buona opra, qui poco gradita.Forse egli, che da me si chiama offeso,quando sarà quest'anima partita,s'avedrà poi d'avermi fatto torto,e piangerà il fedel compagno morto. —

Se non basta ch'Argeo mi tenga preso,

tolgami ancor questa noiosa vita.

Forse non mi fia il premio in ciel conteso

de la buona opra, qui poco gradita.

Forse egli, che da me si chiama offeso,

quando sarà quest'anima partita,

s'avedrà poi d'avermi fatto torto,

e piangerà il fedel compagno morto. —

34

Così più volte la sfacciata donnatenta Filandro, e torna senza frutto.Ma il cieco suo desir, che non assonnadel scelerato amor traer costrutto,cercando va più dentro ch'alla gonnasuoi vizi antiqui, e ne discorre il tutto.Mille pensier fa d'uno in altro modo,prima che fermi in alcun d'essi il chiodo.

Così più volte la sfacciata donnatenta Filandro, e torna senza frutto.Ma il cieco suo desir, che non assonnadel scelerato amor traer costrutto,cercando va più dentro ch'alla gonnasuoi vizi antiqui, e ne discorre il tutto.Mille pensier fa d'uno in altro modo,prima che fermi in alcun d'essi il chiodo.

Così più volte la sfacciata donna

tenta Filandro, e torna senza frutto.

Ma il cieco suo desir, che non assonna

del scelerato amor traer costrutto,

cercando va più dentro ch'alla gonna

suoi vizi antiqui, e ne discorre il tutto.

Mille pensier fa d'uno in altro modo,

prima che fermi in alcun d'essi il chiodo.

35

Stette sei mesi che non messe piede,come prima facea, ne la prigione;di che il miser Filandro e spera e credeche costei più non gli abbia affezione.Ecco Fortuna, al mal propizia, diedea questa scelerata occasionedi metter fin con memorabil maleal suo cieco appetito irrazionale.

Stette sei mesi che non messe piede,come prima facea, ne la prigione;di che il miser Filandro e spera e credeche costei più non gli abbia affezione.Ecco Fortuna, al mal propizia, diedea questa scelerata occasionedi metter fin con memorabil maleal suo cieco appetito irrazionale.

Stette sei mesi che non messe piede,

come prima facea, ne la prigione;

di che il miser Filandro e spera e crede

che costei più non gli abbia affezione.

Ecco Fortuna, al mal propizia, diede

a questa scelerata occasione

di metter fin con memorabil male

al suo cieco appetito irrazionale.

36

Antiqua nimicizia avea il maritocon un baron detto Morando il bello,che, non v'essendo Argeo, spesso era arditodi correr solo, e sin dentro al castello;ma s'Argeo v'era, non tenea lo 'nvito,né s'accostava a dieci miglia a quello.Or, per poterlo indur che ci venisse,d'ire in Ierusalem per voto disse.

Antiqua nimicizia avea il maritocon un baron detto Morando il bello,che, non v'essendo Argeo, spesso era arditodi correr solo, e sin dentro al castello;ma s'Argeo v'era, non tenea lo 'nvito,né s'accostava a dieci miglia a quello.Or, per poterlo indur che ci venisse,d'ire in Ierusalem per voto disse.

Antiqua nimicizia avea il marito

con un baron detto Morando il bello,

che, non v'essendo Argeo, spesso era ardito

di correr solo, e sin dentro al castello;

ma s'Argeo v'era, non tenea lo 'nvito,

né s'accostava a dieci miglia a quello.

Or, per poterlo indur che ci venisse,

d'ire in Ierusalem per voto disse.

37

Disse d'andare; e partesi ch'ognunolo vede, e fa di ciò sparger le grida:né il suo pensier, fuor che la moglie, alcunopuote saper; che sol di lei si fida.Torna poi nel castello all'aer bruno,né mai, se non la notte, ivi s'annida;e con mutate insegne al nuovo albore,senza vederlo alcun, sempre esce fuore.

Disse d'andare; e partesi ch'ognunolo vede, e fa di ciò sparger le grida:né il suo pensier, fuor che la moglie, alcunopuote saper; che sol di lei si fida.Torna poi nel castello all'aer bruno,né mai, se non la notte, ivi s'annida;e con mutate insegne al nuovo albore,senza vederlo alcun, sempre esce fuore.

Disse d'andare; e partesi ch'ognuno

lo vede, e fa di ciò sparger le grida:

né il suo pensier, fuor che la moglie, alcuno

puote saper; che sol di lei si fida.

Torna poi nel castello all'aer bruno,

né mai, se non la notte, ivi s'annida;

e con mutate insegne al nuovo albore,

senza vederlo alcun, sempre esce fuore.

38

Se ne va in questa e in quella parte errando,e volteggiando al suo castello intorno,pur per veder se credulo Morandovolesse far, come solea, ritorno.Stava il dì tutto alla foresta; e quandone la marina vedea ascoso il giorno,venìa al castello, e per nascose portelo togliea dentro l'infedel consorte.

Se ne va in questa e in quella parte errando,e volteggiando al suo castello intorno,pur per veder se credulo Morandovolesse far, come solea, ritorno.Stava il dì tutto alla foresta; e quandone la marina vedea ascoso il giorno,venìa al castello, e per nascose portelo togliea dentro l'infedel consorte.

Se ne va in questa e in quella parte errando,

e volteggiando al suo castello intorno,

pur per veder se credulo Morando

volesse far, come solea, ritorno.

Stava il dì tutto alla foresta; e quando

ne la marina vedea ascoso il giorno,

venìa al castello, e per nascose porte

lo togliea dentro l'infedel consorte.

39

Crede ciascun, fuor che l'iniqua moglie,che molte miglia Argeo lontan si trove.Dunque il tempo oportuno ella si toglie:al fratel mio va con malizie nuove.Ha di lagrime a tutte le sue voglieun nembo che dagli occhi al sen le piove.— Dove potrò (dicea) trovare aiuto,che in tutto l'onor mio non sia perduto?

Crede ciascun, fuor che l'iniqua moglie,che molte miglia Argeo lontan si trove.Dunque il tempo oportuno ella si toglie:al fratel mio va con malizie nuove.Ha di lagrime a tutte le sue voglieun nembo che dagli occhi al sen le piove.— Dove potrò (dicea) trovare aiuto,che in tutto l'onor mio non sia perduto?

Crede ciascun, fuor che l'iniqua moglie,

che molte miglia Argeo lontan si trove.

Dunque il tempo oportuno ella si toglie:

al fratel mio va con malizie nuove.

Ha di lagrime a tutte le sue voglie

un nembo che dagli occhi al sen le piove.

— Dove potrò (dicea) trovare aiuto,

che in tutto l'onor mio non sia perduto?

40

E col mio quel del mio marito insieme,il qual se fosse qui, non temerei.Tu conosci Morando, e sai se teme,quando Argeo non ci sente, omini e dei.Questi or pregando, or minacciando, estremeprove fa tuttavia, né alcun de' mieilascia che non contamini, per trarmia' suoi desii, né so s'io potrò aitarmi.

E col mio quel del mio marito insieme,il qual se fosse qui, non temerei.Tu conosci Morando, e sai se teme,quando Argeo non ci sente, omini e dei.Questi or pregando, or minacciando, estremeprove fa tuttavia, né alcun de' mieilascia che non contamini, per trarmia' suoi desii, né so s'io potrò aitarmi.

E col mio quel del mio marito insieme,

il qual se fosse qui, non temerei.

Tu conosci Morando, e sai se teme,

quando Argeo non ci sente, omini e dei.

Questi or pregando, or minacciando, estreme

prove fa tuttavia, né alcun de' miei

lascia che non contamini, per trarmi

a' suoi desii, né so s'io potrò aitarmi.

41

Or c'ha inteso il partir del mio consorte,e ch'al ritorno non sarà sì presto,ha avuto ardir d'entrar ne la mia cortesenza altra scusa e senz'altro pretesto;che se ci fosse il mio signor per sorte,non sol non avria audacia di far questo,ma non si terria ancor, per Dio, sicurod'appressarsi a tre miglia a questo muro.

Or c'ha inteso il partir del mio consorte,e ch'al ritorno non sarà sì presto,ha avuto ardir d'entrar ne la mia cortesenza altra scusa e senz'altro pretesto;che se ci fosse il mio signor per sorte,non sol non avria audacia di far questo,ma non si terria ancor, per Dio, sicurod'appressarsi a tre miglia a questo muro.

Or c'ha inteso il partir del mio consorte,

e ch'al ritorno non sarà sì presto,

ha avuto ardir d'entrar ne la mia corte

senza altra scusa e senz'altro pretesto;

che se ci fosse il mio signor per sorte,

non sol non avria audacia di far questo,

ma non si terria ancor, per Dio, sicuro

d'appressarsi a tre miglia a questo muro.

42

E quel che già per messi ha ricercato,oggi me l'ha richiesto a fronte a fronte,e con tai modi, che gran dubbio è statode lo avvenirmi disonore ed onte,e se non che parlar dolce gli ho usato,e finto le mie voglie alle sue pronte,saria a forza, di quel suto rapace,che spera aver per mie parole in pace.

E quel che già per messi ha ricercato,oggi me l'ha richiesto a fronte a fronte,e con tai modi, che gran dubbio è statode lo avvenirmi disonore ed onte,e se non che parlar dolce gli ho usato,e finto le mie voglie alle sue pronte,saria a forza, di quel suto rapace,che spera aver per mie parole in pace.

E quel che già per messi ha ricercato,

oggi me l'ha richiesto a fronte a fronte,

e con tai modi, che gran dubbio è stato

de lo avvenirmi disonore ed onte,

e se non che parlar dolce gli ho usato,

e finto le mie voglie alle sue pronte,

saria a forza, di quel suto rapace,

che spera aver per mie parole in pace.

43

Promesso gli ho, non già per osservargli(che fatto per timor, nullo è il contratto);ma la mia intenzion fu per vietargliquel che per forza avrebbe allora fatto.Il caso è qui: tu sol pòi rimediargli;del mio onor altrimenti sarà tratto,e di quel del mio Argeo, che già m'hai dettoaver o tanto, o più che 'l proprio, a petto.

Promesso gli ho, non già per osservargli(che fatto per timor, nullo è il contratto);ma la mia intenzion fu per vietargliquel che per forza avrebbe allora fatto.Il caso è qui: tu sol pòi rimediargli;del mio onor altrimenti sarà tratto,e di quel del mio Argeo, che già m'hai dettoaver o tanto, o più che 'l proprio, a petto.

Promesso gli ho, non già per osservargli

(che fatto per timor, nullo è il contratto);

ma la mia intenzion fu per vietargli

quel che per forza avrebbe allora fatto.

Il caso è qui: tu sol pòi rimediargli;

del mio onor altrimenti sarà tratto,

e di quel del mio Argeo, che già m'hai detto

aver o tanto, o più che 'l proprio, a petto.

44

E se questo mi nieghi, io dirò dunquech'in te non sia la fé di che ti vanti;ma che fu sol per crudeltà, qualunquevolta hai sprezzati i miei supplici pianti;non per rispetto alcun d'Argeo, quantunquem'hai questo scudo ognora opposto inanti.Saria stato tra noi la cosa occulta;ma di qui aperta infamia mi risulta. —

E se questo mi nieghi, io dirò dunquech'in te non sia la fé di che ti vanti;ma che fu sol per crudeltà, qualunquevolta hai sprezzati i miei supplici pianti;non per rispetto alcun d'Argeo, quantunquem'hai questo scudo ognora opposto inanti.Saria stato tra noi la cosa occulta;ma di qui aperta infamia mi risulta. —

E se questo mi nieghi, io dirò dunque

ch'in te non sia la fé di che ti vanti;

ma che fu sol per crudeltà, qualunque

volta hai sprezzati i miei supplici pianti;

non per rispetto alcun d'Argeo, quantunque

m'hai questo scudo ognora opposto inanti.

Saria stato tra noi la cosa occulta;

ma di qui aperta infamia mi risulta. —

45

— Non si convien (disse Filandro) taleprologo a me, per Argeo mio disposto.Narrami pur quel che tu vuoi, che qualesempre fui, di sempre essere ho proposto;e ben ch'a torto io ne riporti male,a lui non ho questo peccato imposto.Per lui son pronto andare anco alla morte,e siami contra il mondo e la mia sorte. —

— Non si convien (disse Filandro) taleprologo a me, per Argeo mio disposto.Narrami pur quel che tu vuoi, che qualesempre fui, di sempre essere ho proposto;e ben ch'a torto io ne riporti male,a lui non ho questo peccato imposto.Per lui son pronto andare anco alla morte,e siami contra il mondo e la mia sorte. —

— Non si convien (disse Filandro) tale

prologo a me, per Argeo mio disposto.

Narrami pur quel che tu vuoi, che quale

sempre fui, di sempre essere ho proposto;

e ben ch'a torto io ne riporti male,

a lui non ho questo peccato imposto.

Per lui son pronto andare anco alla morte,

e siami contra il mondo e la mia sorte. —

46

Rispose l'empia: — Io voglio che tu spengacolui che 'l nostro disonor procura.Non temer ch'alcun mal di ciò t'avenga;ch'io te ne mostrerò la via sicura.Debbe egli a me tornar come rivengasu l'ora terza la notte più scura;e fatto un segno de ch'io l'ho avvertito,io l'ho a tor dentro, che non sia sentito.

Rispose l'empia: — Io voglio che tu spengacolui che 'l nostro disonor procura.Non temer ch'alcun mal di ciò t'avenga;ch'io te ne mostrerò la via sicura.Debbe egli a me tornar come rivengasu l'ora terza la notte più scura;e fatto un segno de ch'io l'ho avvertito,io l'ho a tor dentro, che non sia sentito.

Rispose l'empia: — Io voglio che tu spenga

colui che 'l nostro disonor procura.

Non temer ch'alcun mal di ciò t'avenga;

ch'io te ne mostrerò la via sicura.

Debbe egli a me tornar come rivenga

su l'ora terza la notte più scura;

e fatto un segno de ch'io l'ho avvertito,

io l'ho a tor dentro, che non sia sentito.

47

A te non graverà prima aspettarmene la camera mia dove non luca,tanto che dispogliar gli faccia l'arme,e quasi nudo in man te lo conduca. —Così la moglie conducesse parmeil suo marito alla tremenda buca;se per dritto costei moglie s'appella,più che furia infernal crudele e fella.

A te non graverà prima aspettarmene la camera mia dove non luca,tanto che dispogliar gli faccia l'arme,e quasi nudo in man te lo conduca. —Così la moglie conducesse parmeil suo marito alla tremenda buca;se per dritto costei moglie s'appella,più che furia infernal crudele e fella.

A te non graverà prima aspettarme

ne la camera mia dove non luca,

tanto che dispogliar gli faccia l'arme,

e quasi nudo in man te lo conduca. —

Così la moglie conducesse parme

il suo marito alla tremenda buca;

se per dritto costei moglie s'appella,

più che furia infernal crudele e fella.

48

Poi che la notte scelerata venne,fuor trasse il mio fratel con l'arme in mano;e ne l'oscura camera lo tenne,fin che tornasse il miser castellano.Come ordine era dato, il tutto avvenne;che 'l consiglio del mal va raro invano.Così Filandro il buon Argeo percosse,che si pensò che quel Morando fosse.

Poi che la notte scelerata venne,fuor trasse il mio fratel con l'arme in mano;e ne l'oscura camera lo tenne,fin che tornasse il miser castellano.Come ordine era dato, il tutto avvenne;che 'l consiglio del mal va raro invano.Così Filandro il buon Argeo percosse,che si pensò che quel Morando fosse.

Poi che la notte scelerata venne,

fuor trasse il mio fratel con l'arme in mano;

e ne l'oscura camera lo tenne,

fin che tornasse il miser castellano.

Come ordine era dato, il tutto avvenne;

che 'l consiglio del mal va raro invano.

Così Filandro il buon Argeo percosse,

che si pensò che quel Morando fosse.

49

Con esso un colpo il capo fesse e il collo;ch'elmo non v'era, e non vi fu riparo.Pervenne Argeo, senza pur dare un crollo,de la misera vita al fine amaro:e tal l'uccise, che mai non pensollo,né mai l'avria creduto: oh caso raro!che cercando giovar, fece all'amicoquel di che peggio non si fa al nimico.

Con esso un colpo il capo fesse e il collo;ch'elmo non v'era, e non vi fu riparo.Pervenne Argeo, senza pur dare un crollo,de la misera vita al fine amaro:e tal l'uccise, che mai non pensollo,né mai l'avria creduto: oh caso raro!che cercando giovar, fece all'amicoquel di che peggio non si fa al nimico.

Con esso un colpo il capo fesse e il collo;

ch'elmo non v'era, e non vi fu riparo.

Pervenne Argeo, senza pur dare un crollo,

de la misera vita al fine amaro:

e tal l'uccise, che mai non pensollo,

né mai l'avria creduto: oh caso raro!

che cercando giovar, fece all'amico

quel di che peggio non si fa al nimico.

50

Poscia ch'Argeo non conosciuto giacque,rende a Gabrina il mio fratel la spada.Gabrina è il nome di costei, che nacquesol per tradire ognun che in man le cada.Ella, che 'l ver fin a quell'ora tacque,vuol che Filandro a riveder ne vadacol lume in mano il morto ond'egli è reo:e gli dimostra il suo compagno Argeo.

Poscia ch'Argeo non conosciuto giacque,rende a Gabrina il mio fratel la spada.Gabrina è il nome di costei, che nacquesol per tradire ognun che in man le cada.Ella, che 'l ver fin a quell'ora tacque,vuol che Filandro a riveder ne vadacol lume in mano il morto ond'egli è reo:e gli dimostra il suo compagno Argeo.

Poscia ch'Argeo non conosciuto giacque,

rende a Gabrina il mio fratel la spada.

Gabrina è il nome di costei, che nacque

sol per tradire ognun che in man le cada.

Ella, che 'l ver fin a quell'ora tacque,

vuol che Filandro a riveder ne vada

col lume in mano il morto ond'egli è reo:

e gli dimostra il suo compagno Argeo.

51

E gli minaccia poi, se non consenteall'amoroso suo lungo desire,di palesare a tutta quella gentequel ch'egli ha fatto, e nol può contradire;e lo farà vituperosamentecome assassino e traditor morire:e gli ricorda che sprezzar la famanon de', se ben la vita sì poco ama.

E gli minaccia poi, se non consenteall'amoroso suo lungo desire,di palesare a tutta quella gentequel ch'egli ha fatto, e nol può contradire;e lo farà vituperosamentecome assassino e traditor morire:e gli ricorda che sprezzar la famanon de', se ben la vita sì poco ama.

E gli minaccia poi, se non consente

all'amoroso suo lungo desire,

di palesare a tutta quella gente

quel ch'egli ha fatto, e nol può contradire;

e lo farà vituperosamente

come assassino e traditor morire:

e gli ricorda che sprezzar la fama

non de', se ben la vita sì poco ama.

52

Pien di paura e di dolor rimaseFilandro, poi che del suo error s'accorse.Quasi il primo furor gli persuased'uccider questa, e stette un pezzo in forse:e se non che ne le nimiche casesi ritrovò (che la ragion soccorse),non si trovando avere altr'arme in mano,coi denti la stracciava a brano a brano.

Pien di paura e di dolor rimaseFilandro, poi che del suo error s'accorse.Quasi il primo furor gli persuased'uccider questa, e stette un pezzo in forse:e se non che ne le nimiche casesi ritrovò (che la ragion soccorse),non si trovando avere altr'arme in mano,coi denti la stracciava a brano a brano.

Pien di paura e di dolor rimase

Filandro, poi che del suo error s'accorse.

Quasi il primo furor gli persuase

d'uccider questa, e stette un pezzo in forse:

e se non che ne le nimiche case

si ritrovò (che la ragion soccorse),

non si trovando avere altr'arme in mano,

coi denti la stracciava a brano a brano.

53

Come ne l'alto mar legno talora,che da duo venti sia percosso e vinto,ch'ora uno inanzi l'ha mandato, ed oraun altro al primo termine respinto,e l'han girato da poppa e da prora,dal più possente al fin resta sospinto;così Filandro, tra molte contesede' duo pensieri, al manco rio s'apprese.

Come ne l'alto mar legno talora,che da duo venti sia percosso e vinto,ch'ora uno inanzi l'ha mandato, ed oraun altro al primo termine respinto,e l'han girato da poppa e da prora,dal più possente al fin resta sospinto;così Filandro, tra molte contesede' duo pensieri, al manco rio s'apprese.

Come ne l'alto mar legno talora,

che da duo venti sia percosso e vinto,

ch'ora uno inanzi l'ha mandato, ed ora

un altro al primo termine respinto,

e l'han girato da poppa e da prora,

dal più possente al fin resta sospinto;

così Filandro, tra molte contese

de' duo pensieri, al manco rio s'apprese.

54

Ragion gli dimostrò il pericol grande,oltre al morir, del fine infame e sozzo,se l'omicidio nel castel si spande;e del pensare il termine gli è mozzo.Voglia o non voglia, al fin convien che mandel'amarissimo calice nel gozzo.Pur finalmente ne l'afflitto corepiù de l'ostinazion poté il timore.

Ragion gli dimostrò il pericol grande,oltre al morir, del fine infame e sozzo,se l'omicidio nel castel si spande;e del pensare il termine gli è mozzo.Voglia o non voglia, al fin convien che mandel'amarissimo calice nel gozzo.Pur finalmente ne l'afflitto corepiù de l'ostinazion poté il timore.

Ragion gli dimostrò il pericol grande,

oltre al morir, del fine infame e sozzo,

se l'omicidio nel castel si spande;

e del pensare il termine gli è mozzo.

Voglia o non voglia, al fin convien che mande

l'amarissimo calice nel gozzo.

Pur finalmente ne l'afflitto core

più de l'ostinazion poté il timore.

55

Il timor del supplicio infame e bruttoprometter fece con mille scongiuri,che faria di Gabrina il voler tutto,se di quel luogo se partian sicuri.Così per forza colse l'empia il fruttodel suo desire, e poi lasciar quei muri.Così Filandro a noi fece ritorno,di sé lasciando in Grecia infamia e scorno.

Il timor del supplicio infame e bruttoprometter fece con mille scongiuri,che faria di Gabrina il voler tutto,se di quel luogo se partian sicuri.Così per forza colse l'empia il fruttodel suo desire, e poi lasciar quei muri.Così Filandro a noi fece ritorno,di sé lasciando in Grecia infamia e scorno.

Il timor del supplicio infame e brutto

prometter fece con mille scongiuri,

che faria di Gabrina il voler tutto,

se di quel luogo se partian sicuri.

Così per forza colse l'empia il frutto

del suo desire, e poi lasciar quei muri.

Così Filandro a noi fece ritorno,

di sé lasciando in Grecia infamia e scorno.

56

E portò nel cor fisso il suo compagnoche così scioccamente ucciso avea,per far con sua gran noia empio guadagnod'una Progne crudel, d'una Medea.E se la fede e il giuramento, magnoe duro freno, non lo ritenea,come al sicuro fu, morta l'avrebbe;ma, quanto più si puote, in odio l'ebbe.

E portò nel cor fisso il suo compagnoche così scioccamente ucciso avea,per far con sua gran noia empio guadagnod'una Progne crudel, d'una Medea.E se la fede e il giuramento, magnoe duro freno, non lo ritenea,come al sicuro fu, morta l'avrebbe;ma, quanto più si puote, in odio l'ebbe.

E portò nel cor fisso il suo compagno

che così scioccamente ucciso avea,

per far con sua gran noia empio guadagno

d'una Progne crudel, d'una Medea.

E se la fede e il giuramento, magno

e duro freno, non lo ritenea,

come al sicuro fu, morta l'avrebbe;

ma, quanto più si puote, in odio l'ebbe.

57

Non fu da indi in qua rider mai visto:tutte le sue parole erano meste,sempre sospir gli uscian dal petto tristo,ed era divenuto un nuovo Oreste,poi che la madre uccise e il sacro Egisto,e che l'ultrice Furie ebbe moleste.E senza mai cessar, tanto l'afflissequesto dolor, ch'infermo al letto il fisse.

Non fu da indi in qua rider mai visto:tutte le sue parole erano meste,sempre sospir gli uscian dal petto tristo,ed era divenuto un nuovo Oreste,poi che la madre uccise e il sacro Egisto,e che l'ultrice Furie ebbe moleste.E senza mai cessar, tanto l'afflissequesto dolor, ch'infermo al letto il fisse.

Non fu da indi in qua rider mai visto:

tutte le sue parole erano meste,

sempre sospir gli uscian dal petto tristo,

ed era divenuto un nuovo Oreste,

poi che la madre uccise e il sacro Egisto,

e che l'ultrice Furie ebbe moleste.

E senza mai cessar, tanto l'afflisse

questo dolor, ch'infermo al letto il fisse.

58

Or questa meretrice, che si pensaquanto a quest'altro suo poco sia grata,muta la fiamma già d'amore intensain odio, in ira ardente ed arrabbiata;né meno è contra al mio fratello accensa,che fosse contra Argeo la scelerata:e dispone tra sé levar dal mondo,come il primo marito, anco il secondo.

Or questa meretrice, che si pensaquanto a quest'altro suo poco sia grata,muta la fiamma già d'amore intensain odio, in ira ardente ed arrabbiata;né meno è contra al mio fratello accensa,che fosse contra Argeo la scelerata:e dispone tra sé levar dal mondo,come il primo marito, anco il secondo.

Or questa meretrice, che si pensa

quanto a quest'altro suo poco sia grata,

muta la fiamma già d'amore intensa

in odio, in ira ardente ed arrabbiata;

né meno è contra al mio fratello accensa,

che fosse contra Argeo la scelerata:

e dispone tra sé levar dal mondo,

come il primo marito, anco il secondo.

59

Un medico trovò d'inganni pieno,sufficiente ed atto a simil uopo,che sapea meglio uccider di veneno,che risanar gl'infermi di silopo;e gli promesse, inanzi più che menodi quel che domandò, donargli, dopoch'avesse con mortifero liquorelevatole dagli occhi il suo signore.

Un medico trovò d'inganni pieno,sufficiente ed atto a simil uopo,che sapea meglio uccider di veneno,che risanar gl'infermi di silopo;e gli promesse, inanzi più che menodi quel che domandò, donargli, dopoch'avesse con mortifero liquorelevatole dagli occhi il suo signore.

Un medico trovò d'inganni pieno,

sufficiente ed atto a simil uopo,

che sapea meglio uccider di veneno,

che risanar gl'infermi di silopo;

e gli promesse, inanzi più che meno

di quel che domandò, donargli, dopo

ch'avesse con mortifero liquore

levatole dagli occhi il suo signore.

60

Già in mia presenza e d'altre più personevenìa col tosco in mano il vecchio ingiusto,dicendo ch'era buona pozioneda ritornare il mio fratel robusto.Ma Gabrina con nuova intenzione,pria che l'infermo ne turbasse il gusto,per torsi il consapevole d'appresso,o per non dargli quel ch'avea promesso,

Già in mia presenza e d'altre più personevenìa col tosco in mano il vecchio ingiusto,dicendo ch'era buona pozioneda ritornare il mio fratel robusto.Ma Gabrina con nuova intenzione,pria che l'infermo ne turbasse il gusto,per torsi il consapevole d'appresso,o per non dargli quel ch'avea promesso,

Già in mia presenza e d'altre più persone

venìa col tosco in mano il vecchio ingiusto,

dicendo ch'era buona pozione

da ritornare il mio fratel robusto.

Ma Gabrina con nuova intenzione,

pria che l'infermo ne turbasse il gusto,

per torsi il consapevole d'appresso,

o per non dargli quel ch'avea promesso,

61

la man gli prese, quando a punto davala tazza dove il tosco era celato,dicendo: — Ingiustamente è se 'l ti gravach'io tema per costui c'ho tanto amato.Voglio esser certa che bevanda pravatu non gli dia, né succo avelenato;e per questo mi par che 'l beveraggionon gli abbi a dar, se non ne fai tu il saggio. —

la man gli prese, quando a punto davala tazza dove il tosco era celato,dicendo: — Ingiustamente è se 'l ti gravach'io tema per costui c'ho tanto amato.Voglio esser certa che bevanda pravatu non gli dia, né succo avelenato;e per questo mi par che 'l beveraggionon gli abbi a dar, se non ne fai tu il saggio. —

la man gli prese, quando a punto dava

la tazza dove il tosco era celato,

dicendo: — Ingiustamente è se 'l ti grava

ch'io tema per costui c'ho tanto amato.

Voglio esser certa che bevanda prava

tu non gli dia, né succo avelenato;

e per questo mi par che 'l beveraggio

non gli abbi a dar, se non ne fai tu il saggio. —

62

Come pensi, signor, che rimanesseil miser vecchio conturbato allora?La brevità del tempo sì l'oppresse,che pensar non poté che meglio fôra;pur, per non dar maggior sospetto, elesseil calice gustar senza dimora:e l'infermo, seguendo una tal fede,tutto il resto pigliò, che si gli diede.

Come pensi, signor, che rimanesseil miser vecchio conturbato allora?La brevità del tempo sì l'oppresse,che pensar non poté che meglio fôra;pur, per non dar maggior sospetto, elesseil calice gustar senza dimora:e l'infermo, seguendo una tal fede,tutto il resto pigliò, che si gli diede.

Come pensi, signor, che rimanesse

il miser vecchio conturbato allora?

La brevità del tempo sì l'oppresse,

che pensar non poté che meglio fôra;

pur, per non dar maggior sospetto, elesse

il calice gustar senza dimora:

e l'infermo, seguendo una tal fede,

tutto il resto pigliò, che si gli diede.

63

Come sparvier che nel piede grifagnotenga la starna e sia per trarne pasto,dal can che si tenea fido compagno,ingordamente è sopragiunto e guasto;così il medico intento al rio guadagno,donde sperava aiuto ebbe contrasto.Odi di summa audacia esempio raro!e così avvenga a ciascun altro avaro.

Come sparvier che nel piede grifagnotenga la starna e sia per trarne pasto,dal can che si tenea fido compagno,ingordamente è sopragiunto e guasto;così il medico intento al rio guadagno,donde sperava aiuto ebbe contrasto.Odi di summa audacia esempio raro!e così avvenga a ciascun altro avaro.

Come sparvier che nel piede grifagno

tenga la starna e sia per trarne pasto,

dal can che si tenea fido compagno,

ingordamente è sopragiunto e guasto;

così il medico intento al rio guadagno,

donde sperava aiuto ebbe contrasto.

Odi di summa audacia esempio raro!

e così avvenga a ciascun altro avaro.

64

Fornito questo, il vecchio s'era messo,per ritornare alla sua stanza, in via,ed usar qualche medicina appresso,che lo salvasse da la peste ria;ma da Gabrina non gli fu concesso,dicendo non voler ch'andasse priache 'l succo ne lo stomaco digestoil suo valor facesse manifesto.

Fornito questo, il vecchio s'era messo,per ritornare alla sua stanza, in via,ed usar qualche medicina appresso,che lo salvasse da la peste ria;ma da Gabrina non gli fu concesso,dicendo non voler ch'andasse priache 'l succo ne lo stomaco digestoil suo valor facesse manifesto.

Fornito questo, il vecchio s'era messo,

per ritornare alla sua stanza, in via,

ed usar qualche medicina appresso,

che lo salvasse da la peste ria;

ma da Gabrina non gli fu concesso,

dicendo non voler ch'andasse pria

che 'l succo ne lo stomaco digesto

il suo valor facesse manifesto.

65

Pregar non val, né far di premio offerta,che lo voglia lasciar quindi partire.Il disperato, poi che vede certala morte sua, né la poter fuggire,ai circostanti fa la cosa aperta;né la seppe costei troppo coprire.E così quel che fece agli altri spesso,quel buon medico al fin fece a se stesso:

Pregar non val, né far di premio offerta,che lo voglia lasciar quindi partire.Il disperato, poi che vede certala morte sua, né la poter fuggire,ai circostanti fa la cosa aperta;né la seppe costei troppo coprire.E così quel che fece agli altri spesso,quel buon medico al fin fece a se stesso:

Pregar non val, né far di premio offerta,

che lo voglia lasciar quindi partire.

Il disperato, poi che vede certa

la morte sua, né la poter fuggire,

ai circostanti fa la cosa aperta;

né la seppe costei troppo coprire.

E così quel che fece agli altri spesso,

quel buon medico al fin fece a se stesso:

66

e sequitò con l'alma quella ch'eragià de mio frate caminata inanzi.Noi circostanti, che la cosa veradel vecchio udimmo, che fe' pochi avanzi,pigliammo questa abominevol fera,più crudel di qualunque in selva stanzi;e la serrammo in tenebroso loco,per condannarla al meritato foco. —

e sequitò con l'alma quella ch'eragià de mio frate caminata inanzi.Noi circostanti, che la cosa veradel vecchio udimmo, che fe' pochi avanzi,pigliammo questa abominevol fera,più crudel di qualunque in selva stanzi;e la serrammo in tenebroso loco,per condannarla al meritato foco. —

e sequitò con l'alma quella ch'era

già de mio frate caminata inanzi.

Noi circostanti, che la cosa vera

del vecchio udimmo, che fe' pochi avanzi,

pigliammo questa abominevol fera,

più crudel di qualunque in selva stanzi;

e la serrammo in tenebroso loco,

per condannarla al meritato foco. —

67

Questo Ermonide disse, e più volevaseguir, com'ella di prigion levossi;ma il dolor de la piaga sì l'aggreva,che pallido ne l'erba riversossi.Intanto duo scudier, che seco aveva,fatto una bara avean di rami grossi:Ermonide si fece in quella porre;ch'indi altrimente non si potea torre.

Questo Ermonide disse, e più volevaseguir, com'ella di prigion levossi;ma il dolor de la piaga sì l'aggreva,che pallido ne l'erba riversossi.Intanto duo scudier, che seco aveva,fatto una bara avean di rami grossi:Ermonide si fece in quella porre;ch'indi altrimente non si potea torre.

Questo Ermonide disse, e più voleva

seguir, com'ella di prigion levossi;

ma il dolor de la piaga sì l'aggreva,

che pallido ne l'erba riversossi.

Intanto duo scudier, che seco aveva,

fatto una bara avean di rami grossi:

Ermonide si fece in quella porre;

ch'indi altrimente non si potea torre.

68

Zerbin col cavallier fece sua scusa,che gl'increscea d'averli fatto offesa;ma, come pur tra cavallieri s'usa,colei che venìa seco avea difesa:ch'altrimente sua fé saria confusa;perché, quando in sua guardia l'avea presa,promesse a sua possanza di salvarlacontra ognun che venisse a disturbarla.

Zerbin col cavallier fece sua scusa,che gl'increscea d'averli fatto offesa;ma, come pur tra cavallieri s'usa,colei che venìa seco avea difesa:ch'altrimente sua fé saria confusa;perché, quando in sua guardia l'avea presa,promesse a sua possanza di salvarlacontra ognun che venisse a disturbarla.

Zerbin col cavallier fece sua scusa,

che gl'increscea d'averli fatto offesa;

ma, come pur tra cavallieri s'usa,

colei che venìa seco avea difesa:

ch'altrimente sua fé saria confusa;

perché, quando in sua guardia l'avea presa,

promesse a sua possanza di salvarla

contra ognun che venisse a disturbarla.

69

E s'in altro potea gratificargli,prontissimo offeriase alla sua voglia.Rispose il cavallier, che ricordarglisol vuol, che da Gabrina si disciogliaprima ch'ella abbia cosa a machinargli,di ch'esso indarno poi si penta e doglia.Gabrina tenne sempre gli occhi bassi,perché non ben risposta al vero dassi.

E s'in altro potea gratificargli,prontissimo offeriase alla sua voglia.Rispose il cavallier, che ricordarglisol vuol, che da Gabrina si disciogliaprima ch'ella abbia cosa a machinargli,di ch'esso indarno poi si penta e doglia.Gabrina tenne sempre gli occhi bassi,perché non ben risposta al vero dassi.

E s'in altro potea gratificargli,

prontissimo offeriase alla sua voglia.

Rispose il cavallier, che ricordargli

sol vuol, che da Gabrina si discioglia

prima ch'ella abbia cosa a machinargli,

di ch'esso indarno poi si penta e doglia.

Gabrina tenne sempre gli occhi bassi,

perché non ben risposta al vero dassi.

70

Con la vecchia Zerbin quindi partisseal già promesso debito viaggio;e tra sé tutto il dì la maledisse,che far gli fece a quel barone oltraggio.Ed or che pel gran mal che gli ne dissechi lo sapea, di lei fu istrutto e saggio,se prima l'avea a noia e a dispiacere,or l'odia sì che non la può vedere.

Con la vecchia Zerbin quindi partisseal già promesso debito viaggio;e tra sé tutto il dì la maledisse,che far gli fece a quel barone oltraggio.Ed or che pel gran mal che gli ne dissechi lo sapea, di lei fu istrutto e saggio,se prima l'avea a noia e a dispiacere,or l'odia sì che non la può vedere.

Con la vecchia Zerbin quindi partisse

al già promesso debito viaggio;

e tra sé tutto il dì la maledisse,

che far gli fece a quel barone oltraggio.

Ed or che pel gran mal che gli ne disse

chi lo sapea, di lei fu istrutto e saggio,

se prima l'avea a noia e a dispiacere,

or l'odia sì che non la può vedere.

71

Ella che di Zerbin sa l'odio a pieno,né in mala voluntà vuole esser vinta,un'oncia a lui non ne riporta meno:la tien di quarta, e la rifà di quinta.Nel cor era gonfiata di veneno,e nel viso altrimente era dipinta.Dunque ne la concordia ch'io vi dico,tenean lor via per mezzo il bosco antico.

Ella che di Zerbin sa l'odio a pieno,né in mala voluntà vuole esser vinta,un'oncia a lui non ne riporta meno:la tien di quarta, e la rifà di quinta.Nel cor era gonfiata di veneno,e nel viso altrimente era dipinta.Dunque ne la concordia ch'io vi dico,tenean lor via per mezzo il bosco antico.

Ella che di Zerbin sa l'odio a pieno,

né in mala voluntà vuole esser vinta,

un'oncia a lui non ne riporta meno:

la tien di quarta, e la rifà di quinta.

Nel cor era gonfiata di veneno,

e nel viso altrimente era dipinta.

Dunque ne la concordia ch'io vi dico,

tenean lor via per mezzo il bosco antico.

72

Ecco, volgendo il sol verso la sera,udiron gridi e strepiti e percosse,che facean segno di battaglia fierache, quanto era il rumor, vicina fosse.Zerbino, per veder la cosa ch'era,verso il rumore in gran fretta si mosse:non fu Gabrina lenta a seguitarlo.Di quel ch'avvenne, all'altro canto io parlo.

Ecco, volgendo il sol verso la sera,udiron gridi e strepiti e percosse,che facean segno di battaglia fierache, quanto era il rumor, vicina fosse.Zerbino, per veder la cosa ch'era,verso il rumore in gran fretta si mosse:non fu Gabrina lenta a seguitarlo.Di quel ch'avvenne, all'altro canto io parlo.

Ecco, volgendo il sol verso la sera,

udiron gridi e strepiti e percosse,

che facean segno di battaglia fiera

che, quanto era il rumor, vicina fosse.

Zerbino, per veder la cosa ch'era,

verso il rumore in gran fretta si mosse:

non fu Gabrina lenta a seguitarlo.

Di quel ch'avvenne, all'altro canto io parlo.


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