Chapter 49

Indi giunse ad un'altra Tremisenne,che di Maumetto pur segue lo stilo.Poi volse agli altri Etiopi le penne,che contra questi son di là dal Nilo.Alla città di Nubia il camin tennetra Dobada e Coalle in aria a filo.Questi cristiani son, quei saracini;e stan con l'arme in man sempre a' confini.

Indi giunse ad un'altra Tremisenne,che di Maumetto pur segue lo stilo.Poi volse agli altri Etiopi le penne,che contra questi son di là dal Nilo.Alla città di Nubia il camin tennetra Dobada e Coalle in aria a filo.Questi cristiani son, quei saracini;e stan con l'arme in man sempre a' confini.

Indi giunse ad un'altra Tremisenne,

che di Maumetto pur segue lo stilo.

Poi volse agli altri Etiopi le penne,

che contra questi son di là dal Nilo.

Alla città di Nubia il camin tenne

tra Dobada e Coalle in aria a filo.

Questi cristiani son, quei saracini;

e stan con l'arme in man sempre a' confini.

102

Senapo imperator de la Etiopia,ch'in loco tien di scettro in man la croce,di gente, di cittadi e d'oro ha copiaquindi fin là dove il mar Rosso ha foce;e serva quasi nostra fede propia,che può salvarlo da l'esilio atroce.Gli è, s'io non piglio errore, in questo locoove al battesmo loro usano un fuoco.

Senapo imperator de la Etiopia,ch'in loco tien di scettro in man la croce,di gente, di cittadi e d'oro ha copiaquindi fin là dove il mar Rosso ha foce;e serva quasi nostra fede propia,che può salvarlo da l'esilio atroce.Gli è, s'io non piglio errore, in questo locoove al battesmo loro usano un fuoco.

Senapo imperator de la Etiopia,

ch'in loco tien di scettro in man la croce,

di gente, di cittadi e d'oro ha copia

quindi fin là dove il mar Rosso ha foce;

e serva quasi nostra fede propia,

che può salvarlo da l'esilio atroce.

Gli è, s'io non piglio errore, in questo loco

ove al battesmo loro usano un fuoco.

103

Dismontò il duca Astolfo alla gran cortedentro di Nubia, e visitò il Senapo.Il castello è più ricco assai che forte,ove dimora d'Etiopia il capo.Le catene dei ponti e de le porte,gangheri e chiavistei da piedi a capo,e finalmente tutto quel lavoroche noi di ferro usiamo, ivi usan d'oro.

Dismontò il duca Astolfo alla gran cortedentro di Nubia, e visitò il Senapo.Il castello è più ricco assai che forte,ove dimora d'Etiopia il capo.Le catene dei ponti e de le porte,gangheri e chiavistei da piedi a capo,e finalmente tutto quel lavoroche noi di ferro usiamo, ivi usan d'oro.

Dismontò il duca Astolfo alla gran corte

dentro di Nubia, e visitò il Senapo.

Il castello è più ricco assai che forte,

ove dimora d'Etiopia il capo.

Le catene dei ponti e de le porte,

gangheri e chiavistei da piedi a capo,

e finalmente tutto quel lavoro

che noi di ferro usiamo, ivi usan d'oro.

104

Ancor che del finissimo metallovi sia tale abondanza, è pur in pregio.Colonnate di limpido cristalloson le gran logge del palazzo regio.Fan rosso, bianco, verde, azzurro e giallosotto i bei palchi un relucente fregio,divisi tra proporzionati spazi,rubin, smeraldi, zafiri e topazi.

Ancor che del finissimo metallovi sia tale abondanza, è pur in pregio.Colonnate di limpido cristalloson le gran logge del palazzo regio.Fan rosso, bianco, verde, azzurro e giallosotto i bei palchi un relucente fregio,divisi tra proporzionati spazi,rubin, smeraldi, zafiri e topazi.

Ancor che del finissimo metallo

vi sia tale abondanza, è pur in pregio.

Colonnate di limpido cristallo

son le gran logge del palazzo regio.

Fan rosso, bianco, verde, azzurro e giallo

sotto i bei palchi un relucente fregio,

divisi tra proporzionati spazi,

rubin, smeraldi, zafiri e topazi.

105

In mura, in tetti, in pavimenti sparteeran le perle, eran le ricche gemme.Quivi il balsamo nasce; e poca parten'ebbe appo questi mai Ierusalemme.Il muschio ch'a noi vien, quindi si parte;quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme:vengon le cose in somma da quel canto,che nei paesi nostri vaglion tanto.

In mura, in tetti, in pavimenti sparteeran le perle, eran le ricche gemme.Quivi il balsamo nasce; e poca parten'ebbe appo questi mai Ierusalemme.Il muschio ch'a noi vien, quindi si parte;quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme:vengon le cose in somma da quel canto,che nei paesi nostri vaglion tanto.

In mura, in tetti, in pavimenti sparte

eran le perle, eran le ricche gemme.

Quivi il balsamo nasce; e poca parte

n'ebbe appo questi mai Ierusalemme.

Il muschio ch'a noi vien, quindi si parte;

quindi vien l'ambra, e cerca altre maremme:

vengon le cose in somma da quel canto,

che nei paesi nostri vaglion tanto.

106

Si dice che 'l soldan, re de l'Egitto,a quel re dà tributo e sta suggetto,perch'è in poter di lui dal camin drittolevare il Nilo, e dargli altro ricetto,e per questo lasciar subito afflittodi fame il Cairo e tutto quel distretto.Senapo detto è dai sudditi suoi;gli diciàn Presto o Preteianni noi.

Si dice che 'l soldan, re de l'Egitto,a quel re dà tributo e sta suggetto,perch'è in poter di lui dal camin drittolevare il Nilo, e dargli altro ricetto,e per questo lasciar subito afflittodi fame il Cairo e tutto quel distretto.Senapo detto è dai sudditi suoi;gli diciàn Presto o Preteianni noi.

Si dice che 'l soldan, re de l'Egitto,

a quel re dà tributo e sta suggetto,

perch'è in poter di lui dal camin dritto

levare il Nilo, e dargli altro ricetto,

e per questo lasciar subito afflitto

di fame il Cairo e tutto quel distretto.

Senapo detto è dai sudditi suoi;

gli diciàn Presto o Preteianni noi.

107

Di quanti re mai d'Etiopia foro,il più ricco fu questi e il più possente;ma con tutta sua possa e suo tesoro,gli occhi perduti avea miseramente.E questo era il minor d'ogni martoro:molto era più noioso e più spiacente,che, quantunque ricchissimo si chiame,cruciato era da perpetua fame.

Di quanti re mai d'Etiopia foro,il più ricco fu questi e il più possente;ma con tutta sua possa e suo tesoro,gli occhi perduti avea miseramente.E questo era il minor d'ogni martoro:molto era più noioso e più spiacente,che, quantunque ricchissimo si chiame,cruciato era da perpetua fame.

Di quanti re mai d'Etiopia foro,

il più ricco fu questi e il più possente;

ma con tutta sua possa e suo tesoro,

gli occhi perduti avea miseramente.

E questo era il minor d'ogni martoro:

molto era più noioso e più spiacente,

che, quantunque ricchissimo si chiame,

cruciato era da perpetua fame.

108

Se per mangiare o ber quello infelicevenìa cacciato dal bisogno grande,tosto apparia l'infernal schiera ultrice,le mostruose arpie brutte e nefande,che col griffo e con l'ugna predatricespargeano i vasi, e rapian le vivande;e quel che non capia lor ventre ingordo,vi rimanea contaminato e lordo.

Se per mangiare o ber quello infelicevenìa cacciato dal bisogno grande,tosto apparia l'infernal schiera ultrice,le mostruose arpie brutte e nefande,che col griffo e con l'ugna predatricespargeano i vasi, e rapian le vivande;e quel che non capia lor ventre ingordo,vi rimanea contaminato e lordo.

Se per mangiare o ber quello infelice

venìa cacciato dal bisogno grande,

tosto apparia l'infernal schiera ultrice,

le mostruose arpie brutte e nefande,

che col griffo e con l'ugna predatrice

spargeano i vasi, e rapian le vivande;

e quel che non capia lor ventre ingordo,

vi rimanea contaminato e lordo.

109

E questo, perch'essendo d'anni acerbo,e vistosi levato in tanto onore,che, oltre alle ricchezze, di più nerboera di tutti gli altri e di più core;divenne, come Lucifer, superbo,e pensò muover guerra al suo Fattore.Con la sua gente la via prese al drittoal monte onde esce il gran fiume d'Egitto.

E questo, perch'essendo d'anni acerbo,e vistosi levato in tanto onore,che, oltre alle ricchezze, di più nerboera di tutti gli altri e di più core;divenne, come Lucifer, superbo,e pensò muover guerra al suo Fattore.Con la sua gente la via prese al drittoal monte onde esce il gran fiume d'Egitto.

E questo, perch'essendo d'anni acerbo,

e vistosi levato in tanto onore,

che, oltre alle ricchezze, di più nerbo

era di tutti gli altri e di più core;

divenne, come Lucifer, superbo,

e pensò muover guerra al suo Fattore.

Con la sua gente la via prese al dritto

al monte onde esce il gran fiume d'Egitto.

110

Inteso avea che su quel monte alpestre,ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva,era quel paradiso che terrestresi dice, ove abitò già Adamo ed Eva.Con camelli, elefanti, e con pedestreesercito, orgoglioso si movevacon gran desir, se v'abitava gente,di farla alle sue leggi ubbidiente.

Inteso avea che su quel monte alpestre,ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva,era quel paradiso che terrestresi dice, ove abitò già Adamo ed Eva.Con camelli, elefanti, e con pedestreesercito, orgoglioso si movevacon gran desir, se v'abitava gente,di farla alle sue leggi ubbidiente.

Inteso avea che su quel monte alpestre,

ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva,

era quel paradiso che terrestre

si dice, ove abitò già Adamo ed Eva.

Con camelli, elefanti, e con pedestre

esercito, orgoglioso si moveva

con gran desir, se v'abitava gente,

di farla alle sue leggi ubbidiente.

111

Dio gli ripresse il temerario ardire,e mandò l'angel suo tra quelle frotte,che centomila ne fece morire,e condannò lui di perpetua notte.Alla sua mensa poi fece venirel'orrendo mostro da l'infernal grotte,che gli rapisce e contamina i cibi,né lascia che ne gusti o ne delibi.

Dio gli ripresse il temerario ardire,e mandò l'angel suo tra quelle frotte,che centomila ne fece morire,e condannò lui di perpetua notte.Alla sua mensa poi fece venirel'orrendo mostro da l'infernal grotte,che gli rapisce e contamina i cibi,né lascia che ne gusti o ne delibi.

Dio gli ripresse il temerario ardire,

e mandò l'angel suo tra quelle frotte,

che centomila ne fece morire,

e condannò lui di perpetua notte.

Alla sua mensa poi fece venire

l'orrendo mostro da l'infernal grotte,

che gli rapisce e contamina i cibi,

né lascia che ne gusti o ne delibi.

112

Ed in desperazion continua il messeuno che già gli avea profetizzatoche le sue mense non sariano oppresseda la rapina e da l'odore ingrato,quando venir per l'aria si vedesseun cavallier sopra un cavallo alato.Perché dunque impossibil parea questo,privo d'ogni speranza vivea mesto.

Ed in desperazion continua il messeuno che già gli avea profetizzatoche le sue mense non sariano oppresseda la rapina e da l'odore ingrato,quando venir per l'aria si vedesseun cavallier sopra un cavallo alato.Perché dunque impossibil parea questo,privo d'ogni speranza vivea mesto.

Ed in desperazion continua il messe

uno che già gli avea profetizzato

che le sue mense non sariano oppresse

da la rapina e da l'odore ingrato,

quando venir per l'aria si vedesse

un cavallier sopra un cavallo alato.

Perché dunque impossibil parea questo,

privo d'ogni speranza vivea mesto.

113

Or che con gran stupor vede la gentesopra ogni muro e sopra ogn'alta torreentrare il cavalliero, immantinenteè chi a narrarlo al re di Nubia corre,a cui la profezia ritorna a mente;ed obliando per letizia torrela fedel verga, con le mani inantevien brancolando al cavallier volante.

Or che con gran stupor vede la gentesopra ogni muro e sopra ogn'alta torreentrare il cavalliero, immantinenteè chi a narrarlo al re di Nubia corre,a cui la profezia ritorna a mente;ed obliando per letizia torrela fedel verga, con le mani inantevien brancolando al cavallier volante.

Or che con gran stupor vede la gente

sopra ogni muro e sopra ogn'alta torre

entrare il cavalliero, immantinente

è chi a narrarlo al re di Nubia corre,

a cui la profezia ritorna a mente;

ed obliando per letizia torre

la fedel verga, con le mani inante

vien brancolando al cavallier volante.

114

Astolfo ne la piazza del castellocon spaziose ruote in terra scese.Poi che fu il re condotto inanzi a quello,inginochiossi, e le man giunte stese,e disse: — Angel di Dio, Messi novello,s'io non merto perdono a tante offese,mira che proprio è a noi peccar sovente,a voi perdonar sempre a chi si pente.

Astolfo ne la piazza del castellocon spaziose ruote in terra scese.Poi che fu il re condotto inanzi a quello,inginochiossi, e le man giunte stese,e disse: — Angel di Dio, Messi novello,s'io non merto perdono a tante offese,mira che proprio è a noi peccar sovente,a voi perdonar sempre a chi si pente.

Astolfo ne la piazza del castello

con spaziose ruote in terra scese.

Poi che fu il re condotto inanzi a quello,

inginochiossi, e le man giunte stese,

e disse: — Angel di Dio, Messi novello,

s'io non merto perdono a tante offese,

mira che proprio è a noi peccar sovente,

a voi perdonar sempre a chi si pente.

115

Del mio error consapevole, non chieggioné chiederti ardirei gli antiqui lumi.Che tu lo possa far, ben creder deggio,che sei de' cari a Dio beati numi.Ti basti il gran martìr ch'io non ci veggio,senza ch'ognor la fame mi consumi:almen discaccia le fetide arpie,che non rapiscan le vivande mie.

Del mio error consapevole, non chieggioné chiederti ardirei gli antiqui lumi.Che tu lo possa far, ben creder deggio,che sei de' cari a Dio beati numi.Ti basti il gran martìr ch'io non ci veggio,senza ch'ognor la fame mi consumi:almen discaccia le fetide arpie,che non rapiscan le vivande mie.

Del mio error consapevole, non chieggio

né chiederti ardirei gli antiqui lumi.

Che tu lo possa far, ben creder deggio,

che sei de' cari a Dio beati numi.

Ti basti il gran martìr ch'io non ci veggio,

senza ch'ognor la fame mi consumi:

almen discaccia le fetide arpie,

che non rapiscan le vivande mie.

116

E di marmore un tempio ti promettoedificar de l'alta regia mia,che tutte d'oro abbia le porte e 'l tetto,e dentro e fuor di gemme ornato sia;e dal tuo santo nome sarà detto,e del miracol tuo scolpito fia. —Così dicea quel re che nulla vede,cercando invan baciare al duca il piede.

E di marmore un tempio ti promettoedificar de l'alta regia mia,che tutte d'oro abbia le porte e 'l tetto,e dentro e fuor di gemme ornato sia;e dal tuo santo nome sarà detto,e del miracol tuo scolpito fia. —Così dicea quel re che nulla vede,cercando invan baciare al duca il piede.

E di marmore un tempio ti prometto

edificar de l'alta regia mia,

che tutte d'oro abbia le porte e 'l tetto,

e dentro e fuor di gemme ornato sia;

e dal tuo santo nome sarà detto,

e del miracol tuo scolpito fia. —

Così dicea quel re che nulla vede,

cercando invan baciare al duca il piede.

117

Rispose Astolfo: — Né l'angel di Dio,né son Messia novel, né dal cielo vegno;ma son mortale e peccatore anch'io,di tanta grazia a me concessa indegno.Io farò ogn'opra acciò che 'l mostro rio,per morte o fuga, io ti levi del regno.S'io il fo, me non, ma Dio ne loda solo,che per tuo aiuto qui mi drizzò il volo.

Rispose Astolfo: — Né l'angel di Dio,né son Messia novel, né dal cielo vegno;ma son mortale e peccatore anch'io,di tanta grazia a me concessa indegno.Io farò ogn'opra acciò che 'l mostro rio,per morte o fuga, io ti levi del regno.S'io il fo, me non, ma Dio ne loda solo,che per tuo aiuto qui mi drizzò il volo.

Rispose Astolfo: — Né l'angel di Dio,

né son Messia novel, né dal cielo vegno;

ma son mortale e peccatore anch'io,

di tanta grazia a me concessa indegno.

Io farò ogn'opra acciò che 'l mostro rio,

per morte o fuga, io ti levi del regno.

S'io il fo, me non, ma Dio ne loda solo,

che per tuo aiuto qui mi drizzò il volo.

118

Fa questi voti a Dio, debiti a lui;a lui le chiese edifica e gli altari. —Così parlando, andavano ambiduiverso il castello fra i baron preclari.Il re commanda ai servitori suiche subito il convito si prepari,sperando che non debba essergli toltala vivanda di mano a questa volta.

Fa questi voti a Dio, debiti a lui;a lui le chiese edifica e gli altari. —Così parlando, andavano ambiduiverso il castello fra i baron preclari.Il re commanda ai servitori suiche subito il convito si prepari,sperando che non debba essergli toltala vivanda di mano a questa volta.

Fa questi voti a Dio, debiti a lui;

a lui le chiese edifica e gli altari. —

Così parlando, andavano ambidui

verso il castello fra i baron preclari.

Il re commanda ai servitori sui

che subito il convito si prepari,

sperando che non debba essergli tolta

la vivanda di mano a questa volta.

119

Dentro una ricca sala immantinenteapparecchiossi il convito solenne.Col Senapo s'assise solamenteil duca Astolfo, e la vivanda venne.Ecco per l'aria lo stridor si sente,percossa intorno da l'orribil penne;ecco venir l'arpie brutte e nefande,tratte dal cielo a odor de le vivande.

Dentro una ricca sala immantinenteapparecchiossi il convito solenne.Col Senapo s'assise solamenteil duca Astolfo, e la vivanda venne.Ecco per l'aria lo stridor si sente,percossa intorno da l'orribil penne;ecco venir l'arpie brutte e nefande,tratte dal cielo a odor de le vivande.

Dentro una ricca sala immantinente

apparecchiossi il convito solenne.

Col Senapo s'assise solamente

il duca Astolfo, e la vivanda venne.

Ecco per l'aria lo stridor si sente,

percossa intorno da l'orribil penne;

ecco venir l'arpie brutte e nefande,

tratte dal cielo a odor de le vivande.

120

Erano sette in una schiera, e tuttevolto di donne avean, pallide e smorte,per lunga fame attenuate e asciutte,orribili a veder più che la morte.L'alaccie grandi avean, deformi e brutte;le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;grande e fetido il ventre, e lunga coda,come di serpe che s'aggira e snoda.

Erano sette in una schiera, e tuttevolto di donne avean, pallide e smorte,per lunga fame attenuate e asciutte,orribili a veder più che la morte.L'alaccie grandi avean, deformi e brutte;le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;grande e fetido il ventre, e lunga coda,come di serpe che s'aggira e snoda.

Erano sette in una schiera, e tutte

volto di donne avean, pallide e smorte,

per lunga fame attenuate e asciutte,

orribili a veder più che la morte.

L'alaccie grandi avean, deformi e brutte;

le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;

grande e fetido il ventre, e lunga coda,

come di serpe che s'aggira e snoda.

121

Si sentono venir per l'aria, e quasisi veggon tutte a un tempo in su la mensarapire i cibi e riversare i vasi:e molta feccia il ventre lor dispensa,tal che gli è forza d'atturare i nasi;che non si può patir la puzza immensa.Astolfo, come l'ira lo sospinge,contra gli ingordi augelli il ferro stringe.

Si sentono venir per l'aria, e quasisi veggon tutte a un tempo in su la mensarapire i cibi e riversare i vasi:e molta feccia il ventre lor dispensa,tal che gli è forza d'atturare i nasi;che non si può patir la puzza immensa.Astolfo, come l'ira lo sospinge,contra gli ingordi augelli il ferro stringe.

Si sentono venir per l'aria, e quasi

si veggon tutte a un tempo in su la mensa

rapire i cibi e riversare i vasi:

e molta feccia il ventre lor dispensa,

tal che gli è forza d'atturare i nasi;

che non si può patir la puzza immensa.

Astolfo, come l'ira lo sospinge,

contra gli ingordi augelli il ferro stringe.

122

Uno sul collo, un altro su la groppapercuote, e chi nel petto, e chi ne l'ala;ma come fera in su 'n sacco di stoppa,poi langue il colpo, e senza effetto cala:e quei non vi lasciar piatto né coppache fosse intatta, né sgombrar la sala,prima che le rapine e il fiero pastocontaminato il tutto avesse e guasto.

Uno sul collo, un altro su la groppapercuote, e chi nel petto, e chi ne l'ala;ma come fera in su 'n sacco di stoppa,poi langue il colpo, e senza effetto cala:e quei non vi lasciar piatto né coppache fosse intatta, né sgombrar la sala,prima che le rapine e il fiero pastocontaminato il tutto avesse e guasto.

Uno sul collo, un altro su la groppa

percuote, e chi nel petto, e chi ne l'ala;

ma come fera in su 'n sacco di stoppa,

poi langue il colpo, e senza effetto cala:

e quei non vi lasciar piatto né coppa

che fosse intatta, né sgombrar la sala,

prima che le rapine e il fiero pasto

contaminato il tutto avesse e guasto.

123

Avuto avea quel re ferma speranzanel duca, che l'arpie gli discacciassi;ed or che nulla ove sperar gli avanza,sospira e geme, e disperato stassi.Viene al duca del corno rimembranza,che suole aitarlo ai perigliosi passi;e conchiude tra sé, che questa viaper discacciare i mostri ottima sia.

Avuto avea quel re ferma speranzanel duca, che l'arpie gli discacciassi;ed or che nulla ove sperar gli avanza,sospira e geme, e disperato stassi.Viene al duca del corno rimembranza,che suole aitarlo ai perigliosi passi;e conchiude tra sé, che questa viaper discacciare i mostri ottima sia.

Avuto avea quel re ferma speranza

nel duca, che l'arpie gli discacciassi;

ed or che nulla ove sperar gli avanza,

sospira e geme, e disperato stassi.

Viene al duca del corno rimembranza,

che suole aitarlo ai perigliosi passi;

e conchiude tra sé, che questa via

per discacciare i mostri ottima sia.

124

E prima fa che 'l re con suoi baronidi calda cera l'orecchia si serra,acciò che tutti, come il corno suoni,non abbiano a fuggir fuor de la terra.Prende la briglia, e salta sugli arcionide l'ippogrifo, ed il bel corno afferra;e con cenni allo scalco poi commandache riponga la mensa e la vivanda.

E prima fa che 'l re con suoi baronidi calda cera l'orecchia si serra,acciò che tutti, come il corno suoni,non abbiano a fuggir fuor de la terra.Prende la briglia, e salta sugli arcionide l'ippogrifo, ed il bel corno afferra;e con cenni allo scalco poi commandache riponga la mensa e la vivanda.

E prima fa che 'l re con suoi baroni

di calda cera l'orecchia si serra,

acciò che tutti, come il corno suoni,

non abbiano a fuggir fuor de la terra.

Prende la briglia, e salta sugli arcioni

de l'ippogrifo, ed il bel corno afferra;

e con cenni allo scalco poi commanda

che riponga la mensa e la vivanda.

125

E così in una loggia s'apparecchiacon altra mensa altra vivanda nuova.Ecco l'arpie che fan l'usanza vecchia:Astolfo il corno subito ritrova.Gli augelli, che non han chiusa l'orecchia,udito il suon, non puon stare alla prova;ma vanno in fuga pieni di paura,né di cibo né d'altro hanno più cura.

E così in una loggia s'apparecchiacon altra mensa altra vivanda nuova.Ecco l'arpie che fan l'usanza vecchia:Astolfo il corno subito ritrova.Gli augelli, che non han chiusa l'orecchia,udito il suon, non puon stare alla prova;ma vanno in fuga pieni di paura,né di cibo né d'altro hanno più cura.

E così in una loggia s'apparecchia

con altra mensa altra vivanda nuova.

Ecco l'arpie che fan l'usanza vecchia:

Astolfo il corno subito ritrova.

Gli augelli, che non han chiusa l'orecchia,

udito il suon, non puon stare alla prova;

ma vanno in fuga pieni di paura,

né di cibo né d'altro hanno più cura.

126

Subito il paladin dietro lor sprona:volando esce il destrier fuor de la loggia,e col castel la gran città abandona,e per l'aria, cacciando i mostri, poggia.Astolfo il corno tuttavolta suona:fuggon l'arpie verso la zona roggia,tanto che sono all'altissimo monteove il Nilo ha, se in alcun luogo ha, fonte.

Subito il paladin dietro lor sprona:volando esce il destrier fuor de la loggia,e col castel la gran città abandona,e per l'aria, cacciando i mostri, poggia.Astolfo il corno tuttavolta suona:fuggon l'arpie verso la zona roggia,tanto che sono all'altissimo monteove il Nilo ha, se in alcun luogo ha, fonte.

Subito il paladin dietro lor sprona:

volando esce il destrier fuor de la loggia,

e col castel la gran città abandona,

e per l'aria, cacciando i mostri, poggia.

Astolfo il corno tuttavolta suona:

fuggon l'arpie verso la zona roggia,

tanto che sono all'altissimo monte

ove il Nilo ha, se in alcun luogo ha, fonte.

127

Quasi de la montagna alla radiceentra sotterra una profonda grotta,che certissima porta esser si dicedi ch'allo 'nferno vuol scender talotta.Quivi s'è quella turba predatrice,come in sicuro albergo, ricondotta,e giù sin di Cocito in su la prodascesa, e più là, dove quel suon non oda.

Quasi de la montagna alla radiceentra sotterra una profonda grotta,che certissima porta esser si dicedi ch'allo 'nferno vuol scender talotta.Quivi s'è quella turba predatrice,come in sicuro albergo, ricondotta,e giù sin di Cocito in su la prodascesa, e più là, dove quel suon non oda.

Quasi de la montagna alla radice

entra sotterra una profonda grotta,

che certissima porta esser si dice

di ch'allo 'nferno vuol scender talotta.

Quivi s'è quella turba predatrice,

come in sicuro albergo, ricondotta,

e giù sin di Cocito in su la proda

scesa, e più là, dove quel suon non oda.

128

All'infernal caliginosa bucach'apre la strada a chi abandona il lume,finì l'orribil suon l'inclito duca,e fe' raccorre al suo destrier le piume.Ma prima che più inanzi io lo conduca,per non mi dipartir dal mio costume,poi che da tutti i lati ho pieno il foglio,finire il canto, e riposar mi voglio.

All'infernal caliginosa bucach'apre la strada a chi abandona il lume,finì l'orribil suon l'inclito duca,e fe' raccorre al suo destrier le piume.Ma prima che più inanzi io lo conduca,per non mi dipartir dal mio costume,poi che da tutti i lati ho pieno il foglio,finire il canto, e riposar mi voglio.

All'infernal caliginosa buca

ch'apre la strada a chi abandona il lume,

finì l'orribil suon l'inclito duca,

e fe' raccorre al suo destrier le piume.

Ma prima che più inanzi io lo conduca,

per non mi dipartir dal mio costume,

poi che da tutti i lati ho pieno il foglio,

finire il canto, e riposar mi voglio.


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