CAPITOLO QUINTO.Contradizioni.Paolo trovò Ciriaco alla svolta del canto, il quale se ne stava con ambo le mani intrecciate dietro il capo, e fisso al muro come cariatide di sasso: fattosigli da vicino, con voce cupa gli disse:— Andiamo. —E l'altro:— Che nuove dei nostri amori?— Hanno messo i bordoni, ma non vogliono volare...— E allora come ci abbiamo a schermire? Noi siamo al verde con gli scudi.— Come vedi io m'ingegno di cavare da questi amori tanto da rifornire la borsa.— Io lo vedo; ma l'indugio piglia vizio, temo avvenga a noi come ho udito intervenisse ai nostri padri, che mentre consultavano a Roma abbruciava Sagunto.— Tu parli di oro, ma donde ho da spremere danari io?— Io ve lo diceva le mille volte, signor Paolo, vostra Signoria ha le mani bucate più di un vaglio; e nè meno mi garbava quel pagare lì subito come un banco, e peggio ancora senza il diffalco di un quattrino di tara cotesti conti da speziali...— Ormai acqua passata non manda il mulino. —— E sì, che l'esempio di tirare innanzi falliti ce lo avevano dato i gentiluomini romani, e i napolitani, e poi a voi che siete cima di nobiltà non fanno mestieri insegnamenti; i creditori si scarrucolano di mese in mese, e se menano chiasso si pestano di legnate... pare impossibile, che abbiate voluto buttare proprio ai cani tutti i privilegi della vostra illustre prosapia!— Eh! che vuoi tu? Del senno del poi ne vanno piene le fosse...— Mentre voi ragionavate di amore, io abbacava così tra me sul modo di cavarci di pena, e parmi, secondo il mio povero giudizio, averlo trovato.— O Ciriaco! tu leverai un'anima dal purgatorio.— O ne manderò un'altra nello inferno; questo non fa caso. Signor Paolo io non ci vedo altra via, che quella di rubare.— Rubare? Esclamò Paolo agguantando con la manca l'elsa della spada, e nella faccia avvampava come fiamma di fuoco.— O Signore benedetto, e che abbiamo fatto fin ora? Ammazzare e rubare. Adesso invece di pigliarcela con due comandamenti della legge di Dio, diamo addosso ad uno solo.— Noi abbiamo combattuto a viso aperto: lo assalito poteva difendersi, e noi perdere: tra i sommi capitani e noi non cade disuguaglianza in questo, forse il pericolo maggiore dalla parte nostra, chè noi non perdonano mai; ma cogliere alla sprovvista chi dorme e spogliarlo, o invadere con piè furtivo la casa altrui per rubarla gli è mestiere da topi, non da banditi pari nostri.— Ma! bisogna adattarci; quel rubare e ammazzare di un tratto mi sembra troppo di punto in bianco...— Per me penso, che l'omicidio non guasti; chi muore muore; quanto a vivi ti perdonano la morte dei padri; se poi togli loro il podere non ti perdonano mai. Anzi può succedere benissimo che qualche erede stantio nel suo segreto ti benedica, però che tu sai il proverbio vecchio, che i Padri eterni fanno i figliuoli crocifissi: a noi poi bastano i denari, l'altro sì mobile che immobile lasciamo: ora qual figlio, comecchè tenero o avaro, non vorrebbe pagare doppio il balzello della successione, a patto di redare in giornata dall'amatissimo padre?— Vi domando mille volte perdono, illustrissimo signor padrone, ma il nostro bisogno sta nel rubare molto, e a man salva; dunque, seguitate bene il mio discorso. Assaltando una persona per via, poco le possiamo trovare addosso; aggiungete, che di rado i gentiluomini camminano senza compagnia; e per ultimo pensate che alla macchia il rumore delle archibugiate non chiama soccorso; forse lo allontana, mentre in città come questa fra i cittadini, che traggono al balcone,la Corte che accorre per le strade, noi ci mettiamo al cimento di trovarci tra la incudine e il martello.— Veramente, io non lo nego, queste tue avvertenze meritano considerazione, e volendotele menare per buone giudico che il meglio sarebbe svaligiare una chiesa...— Una chiesa!— Già; — mira! nella chiesa non troveremo danari, ma ori, argenti e gioie, i quali potremo vendere a qualche manutengolo, o esitare in altromodo; veruno in chiesa ci contrasterà, persona ci vedrà...— E Dio?— Se non ci vorrà vedere si tapperà gli occhi.— Paolo!— Ciriaco! O non ti sembra più religioso immaginare ch'ei faccia a cotesto modo, che supporre li tenga aperti, e ci lasci condurre a fine le tante belle cose, che noi abbiamo operate fin qui?— Ma in chiesa poi!— Tonto che sei; o Dio si trova da per tutto, o in verun luogo; o vede ogni cosa, o nulla.— E nondimanco in chiesa...— Non dubitare; libbra più libbra meno, la bilancia su la quale sarà pesata la nostr'anima non si rimarrà da dare il tonfo giù nello inferno; qui non giace il nodo, sibbene in quest'altra parte, che io non mi adatterò mai a rubare in chiesa nè fuori; e nè anco a te lo permetterei...— Quanto a questo il suo rimedio ci sarebbe ed io ci avrei pensato...— E sarebbe?— Renzo farebbe il servizio, e noi altri gli daremo spalla.— Credi, che ci sarebbe da fidarci di Renzo?— Io metto pegno per lui... ma in questo modo vi capacita?— Sicuro!... egli non appartiene... non fece mai parte di compagnia di banditi, donde ne viene che per le sue opere noi non possiamo restarne macchiati... non è vero?— Vero come il santo vangelo...— E tu pensi, che non ci sia pericolo di fidarci a lui?— Il garzone mi sembra del ferro chesi fanno i coltelli, e voi signor Paolo gli siete andato a genio, sicchè vi ha messo addosso un bene pazzo. —— Con la paura non si arriva a capo di nulla: chi teme non ama, e del male che puoi arrecare ogni uomo confida schermirsi; e questo si trova accadere anco ai principi che tengono al servizio loro sbirri, giudici e maestri di giustizia...— Sì, da questo lato vi siete condotto da quel valent'uomo che siete, ma dall'altro non mi pare che meritate l'alloro...— E dove?— Nel beneficarlo troppo...— Non ti avrebbe per caso punto la invidia, Ciriaco?— Me! Voi mi uscite dal seminato, signor Paolo; lasciatevi servire, voi ragionerete bene delle cose vostre come padrone, ma noi, come servitori, delle nostre ce ne intendiamo meglio di voi. Il servo si attacca al padrone, più che pel benefizio presente, per la speranza del benefizio futuro; il benefizio presente, se minore dell'aspettativa, ti aliena l'anima del servo, se pari, lo sazia come per soverchio di cibo;e quando non ti resta altro da donare, se non ti taglia come legno secco e non ti butta sul fuoco, almeno non viene più a ripararcisi sotto, perchè brullo di fronde. Dà poco, e prometti molto, che la speranza allora si conserva verde, perpetuamente rinfrescata dal desiderio. Questo vi ho voluto dire, Paolo, perchè quanto al vostro Ciriaco egli vi ama senza nulla sperare, e nulla temere da voi, eccetto perdere la grazia vostra, ma caso mai voi aveste a rimanere privo di me, e' vi converrà avvertire bene a non mettere il piede in fallo; se inciampate in un filo di paglia vi aspetta una fune di canapa: badate a non dimenticarlo.Nel colmo della notte, muniti di ferramenti, corde, e di quanto altro è necessario al mestiere del ladro, o per dire più retto, ad una delle infinite specie del mestiere del ladro, uscirono di casa Paolo Pelliccioni, Ciriaco e Renzo il giovane di belle speranze. Pigliarono da tre parti diverseper riunirsi poi, secondo che gli ottimi capitani costumano, in un punto solo, il quale fu certa porticina di fianco della chiesa del Carmine; colà Ciriaco e Renzo adoperando i loro arnesi vennero agevolmente a capo di aprire la porta; Paolo con romana superbia stava a mirarli con disprezzo. Ciriaco appena si fu intromesso in chiesa con Renzo gli disse:— Va, figliuolo, e Dio ti aiuti; empi il sacco e vientene; io ti aspetto qui fintantochè non torni; se la Corte capitasse da queste bande, il padrone di fuori darà l'avviso, ed io te lo passerò con un fischio; piglia del buono e del meglio, gemme e ori; l'argento lascia; ora affrettati; rammentati che il pendolo del ladro è attaccato alla corda del boia.Andò il giovane, e Ciriaco attese un pezzo con pazienza, prima immaginando la copiosa raccolta del bottino, poi con inquietudine; e Paolo, il quale ostentava, e forse sentiva davvero spregio per l'atto, ma molto gli premeva l'esito fortunato, due volte si accostò alla porta, e dall'uscio socchiuso lanciò dentro queste parole:— O che vi state a donzellare? Gli è proprio un mettere a cimento la Provvidenza; mi sembra di arrostirmi su la gratella come san Lorenzo.— E' non si vede ancora; io andrò per esso... che se a voi pare arrostirvi come san Lorenzo, e a me sembra giacermi su la ruota come santa Caterina.Poco più che durassero a favellare i ladri recitavano intere le litanie dei santi, ma Ciriaco lasciate le scarpe si avviò cauto e guardingo per iscoprire quale accidente fosse mai successo, ed arrivato vicino l'altare con maraviglia pari alla collera mirava Renzo, che in ginocchioni sul primo gradino pregava divotamente.— Che fai tu costà, che ti pigli una saetta?— Recito il rosario.— E i voti?— Non mi riesce pigliarli... non posso.— Va via, o che ti ammazzo qui come un cane.E Renzo: — Perchè mi vuoi ammazzare come un cane? Va e staccali tu se ti riesce.Poi si alzò ripigliando il cammino fatto, al termine del quale avendo incontrato Paolo, questi gli disse:— E Ciriaco, onde non è teco?— Rimase a spogliare la Madonna, ma non potrà...— E perchè non potrà?— Perchè nè manco io ho potuto...— Non ti bastavano gli arnesi?— Degli arnesi ce ne avanzava; non mi è bastato il cuore.... appena io aveva messo la mano sul vezzo delle perle, che la santissima Vergine ha intorno al collo, ella, proprio ella, mi ha detto: perchè mi spogli figliuolo? — E queste parole ha favellato con la stessa, stessissima voce con la quale mia madre morendo mi raccomandò che, caso mai entrassi nella via della perdizione, poco premevano gli altri santi, e poco anco Cristo, purchè badassi bene a non guastarmi con la Madonna; allora, che vi ho da dire? Le gambe mi sono mancate sotto, e ho preso a recitare il rosario. —Ventura fu per Renzo, che in quel punto sopraggiunse Ciriaco stravolto in vista, egli occhi strabuzzati; richiesto a sua posta da Paolo se avesse fornito la faccenda rispose:— Non si può; andiamo via. —— Anco tu hai avuto paura?— Io non ho avuto paura; ma non posso... la faccia della Madonna rassomiglia la faccia di Maria... e quando sono stato lì per levarle il vezzo ha chiuso gli occhi. —Questo, già come s'intende, non era vero, ma facilmente gli parve, però che in cotesto punto una delle lampade accese davanti alla immagine, tirando a finire, mandasse un getto lungo di luce, e poi si spense; onde in quel subito trapasso sembrò che la pittura stringesse le palpebre. Paolo, forte indispettito, tratto meno dalla cupidità che dall'ira, e dalla vanità di spuntare la prova fallita per l'altrui paura, non avvertendo, o dannando, quanto prima aveva professato su le ragioni del furto, diè una spinta ai compagni facendosi largo, e prorompendo in bestemmie si cacciò in chiesa col sacco strappato di mano a Ciriaco. Anch'egli andò diritto all'altare, salìsu la mensa, stese sicuro alla immagine la mano, la guardò torvo in faccia quasi a sfidarla e di un tratto le staccò dal lato destro il vezzo... poi si rimase... il vezzo cascò giù da un capo pigliando a ciondolare appuntato dall'altro, e col vezzo cadde il braccio di Paolo, nè più ebbe balía di rialzarlo; stette alquanto a contemplare la faccia divinamente serena della Immagine, come per attestarle, che s'ei si rimaneva non era per paura, e poi borbottando si allontanò. —Forse si sentiva costui meno ladro o più tristo di Caligola, il quale non contento di spogliare le statue di Giove dei mantelli di oro, aggiunse lo scherno dicendo: gli Dei non patire caldo nè freddo! Per me penso, che non fosse meno tristo di lui. Forse il ribrezzo di rubare senza assalire ed uccidere, vinto uno istante dalla stizza, tornava a mulinargli pel capo, o la superstizione religiosa fece forza a lui come agli altri; chè gli uomini vogliono essere considerati a mo' dei santi dentro la nicchia loro; vale a dire di rimpetto ai tempi in cui nacquero, e alleopinioni in mezzo alle quali essi vissero; non anco gli aveva cullati la Enciclopedia, nè Voltaire nudriti, nè i più moderni filosofi alemanni bagnati e cimati: perversi si sentivano, ed erano; però persuasi delle iniquità che commettevano, da un lato tremanti di averne a rendere conto a Dio, fiduciosi dall'altro di poterlo placare con la penitenza, o co' suffragi; ed anco dopo la scuola d'incredulità, che ho accennato (e un tempo fu più cosa di oggi, ma tuttavia dura), molti pure rimangono divoti a Maria, nè a mio giudicio cesseranno. Maria madre del Figlio del popolo, per la bontà sua venerato Dio, che lo partorisce nel presepio per la persecuzione di un tiranno, e lo perde sul patibolo per la persecuzione dei preti. Maria simbolo di ogni più caro affetto, capace di vibrare le fibre del cuore, però che sempre vergine ed immacolata ella ti rammenti colei, che prima ti destò all'amore, quel divino fiore dell'anima che colto una volta non rinasce più, e nel punto medesimo tiriporta[13]il vario ed inesausto tesoro della bontà di madre; lei invocano con isperanza disoccorso i marinai per le procelle del mare, e lei con uguale fiducia gli sbattuti dalle tempeste troppo più perniciose suscitate dalle passioni proprie, o dalla malignità altrui; i colpevoli in abominio agli uomini, quando non che ricorrere a Dio non si attenterebbero di levare gli occhi al cielo, si raccomandano con fiducia a Maria, e sperano di ottenere il perdono mercè questa perpetua avvocata dei peccatori. — Bene io so, e lo deploro, che nell'idolo dipinto di tinte sfacciate, guarnito di oro e di gemme e posto lì come l'uccellatore mette il richiamo per chiappare gli uccelli, male possiamo ravvisare noi la fanciulla di Ges, la moglie del falegname, la madre del condannato per amore del prossimo, ma tanto e tanto non seppero guastare i sacerdoti questa sembianza d'infinita bontà che non si accosti soavemente all'anima di quale nacque di donna, e per battesimo diventò cristiano.Paolo tornava anch'egli col sacco vuoto; non fiatò verbo se togli questi pochi: — Sì, andiamo, veramente non si può.
Paolo trovò Ciriaco alla svolta del canto, il quale se ne stava con ambo le mani intrecciate dietro il capo, e fisso al muro come cariatide di sasso: fattosigli da vicino, con voce cupa gli disse:
— Andiamo. —
E l'altro:
— Che nuove dei nostri amori?
— Hanno messo i bordoni, ma non vogliono volare...
— E allora come ci abbiamo a schermire? Noi siamo al verde con gli scudi.
— Come vedi io m'ingegno di cavare da questi amori tanto da rifornire la borsa.
— Io lo vedo; ma l'indugio piglia vizio, temo avvenga a noi come ho udito intervenisse ai nostri padri, che mentre consultavano a Roma abbruciava Sagunto.
— Tu parli di oro, ma donde ho da spremere danari io?
— Io ve lo diceva le mille volte, signor Paolo, vostra Signoria ha le mani bucate più di un vaglio; e nè meno mi garbava quel pagare lì subito come un banco, e peggio ancora senza il diffalco di un quattrino di tara cotesti conti da speziali...
— Ormai acqua passata non manda il mulino. —
— E sì, che l'esempio di tirare innanzi falliti ce lo avevano dato i gentiluomini romani, e i napolitani, e poi a voi che siete cima di nobiltà non fanno mestieri insegnamenti; i creditori si scarrucolano di mese in mese, e se menano chiasso si pestano di legnate... pare impossibile, che abbiate voluto buttare proprio ai cani tutti i privilegi della vostra illustre prosapia!
— Eh! che vuoi tu? Del senno del poi ne vanno piene le fosse...
— Mentre voi ragionavate di amore, io abbacava così tra me sul modo di cavarci di pena, e parmi, secondo il mio povero giudizio, averlo trovato.
— O Ciriaco! tu leverai un'anima dal purgatorio.
— O ne manderò un'altra nello inferno; questo non fa caso. Signor Paolo io non ci vedo altra via, che quella di rubare.
— Rubare? Esclamò Paolo agguantando con la manca l'elsa della spada, e nella faccia avvampava come fiamma di fuoco.
— O Signore benedetto, e che abbiamo fatto fin ora? Ammazzare e rubare. Adesso invece di pigliarcela con due comandamenti della legge di Dio, diamo addosso ad uno solo.
— Noi abbiamo combattuto a viso aperto: lo assalito poteva difendersi, e noi perdere: tra i sommi capitani e noi non cade disuguaglianza in questo, forse il pericolo maggiore dalla parte nostra, chè noi non perdonano mai; ma cogliere alla sprovvista chi dorme e spogliarlo, o invadere con piè furtivo la casa altrui per rubarla gli è mestiere da topi, non da banditi pari nostri.
— Ma! bisogna adattarci; quel rubare e ammazzare di un tratto mi sembra troppo di punto in bianco...
— Per me penso, che l'omicidio non guasti; chi muore muore; quanto a vivi ti perdonano la morte dei padri; se poi togli loro il podere non ti perdonano mai. Anzi può succedere benissimo che qualche erede stantio nel suo segreto ti benedica, però che tu sai il proverbio vecchio, che i Padri eterni fanno i figliuoli crocifissi: a noi poi bastano i denari, l'altro sì mobile che immobile lasciamo: ora qual figlio, comecchè tenero o avaro, non vorrebbe pagare doppio il balzello della successione, a patto di redare in giornata dall'amatissimo padre?
— Vi domando mille volte perdono, illustrissimo signor padrone, ma il nostro bisogno sta nel rubare molto, e a man salva; dunque, seguitate bene il mio discorso. Assaltando una persona per via, poco le possiamo trovare addosso; aggiungete, che di rado i gentiluomini camminano senza compagnia; e per ultimo pensate che alla macchia il rumore delle archibugiate non chiama soccorso; forse lo allontana, mentre in città come questa fra i cittadini, che traggono al balcone,la Corte che accorre per le strade, noi ci mettiamo al cimento di trovarci tra la incudine e il martello.
— Veramente, io non lo nego, queste tue avvertenze meritano considerazione, e volendotele menare per buone giudico che il meglio sarebbe svaligiare una chiesa...
— Una chiesa!
— Già; — mira! nella chiesa non troveremo danari, ma ori, argenti e gioie, i quali potremo vendere a qualche manutengolo, o esitare in altromodo; veruno in chiesa ci contrasterà, persona ci vedrà...
— E Dio?
— Se non ci vorrà vedere si tapperà gli occhi.
— Paolo!
— Ciriaco! O non ti sembra più religioso immaginare ch'ei faccia a cotesto modo, che supporre li tenga aperti, e ci lasci condurre a fine le tante belle cose, che noi abbiamo operate fin qui?
— Ma in chiesa poi!
— Tonto che sei; o Dio si trova da per tutto, o in verun luogo; o vede ogni cosa, o nulla.
— E nondimanco in chiesa...
— Non dubitare; libbra più libbra meno, la bilancia su la quale sarà pesata la nostr'anima non si rimarrà da dare il tonfo giù nello inferno; qui non giace il nodo, sibbene in quest'altra parte, che io non mi adatterò mai a rubare in chiesa nè fuori; e nè anco a te lo permetterei...
— Quanto a questo il suo rimedio ci sarebbe ed io ci avrei pensato...
— E sarebbe?
— Renzo farebbe il servizio, e noi altri gli daremo spalla.
— Credi, che ci sarebbe da fidarci di Renzo?
— Io metto pegno per lui... ma in questo modo vi capacita?
— Sicuro!... egli non appartiene... non fece mai parte di compagnia di banditi, donde ne viene che per le sue opere noi non possiamo restarne macchiati... non è vero?
— Vero come il santo vangelo...
— E tu pensi, che non ci sia pericolo di fidarci a lui?
— Il garzone mi sembra del ferro chesi fanno i coltelli, e voi signor Paolo gli siete andato a genio, sicchè vi ha messo addosso un bene pazzo. —
— Con la paura non si arriva a capo di nulla: chi teme non ama, e del male che puoi arrecare ogni uomo confida schermirsi; e questo si trova accadere anco ai principi che tengono al servizio loro sbirri, giudici e maestri di giustizia...
— Sì, da questo lato vi siete condotto da quel valent'uomo che siete, ma dall'altro non mi pare che meritate l'alloro...
— E dove?
— Nel beneficarlo troppo...
— Non ti avrebbe per caso punto la invidia, Ciriaco?
— Me! Voi mi uscite dal seminato, signor Paolo; lasciatevi servire, voi ragionerete bene delle cose vostre come padrone, ma noi, come servitori, delle nostre ce ne intendiamo meglio di voi. Il servo si attacca al padrone, più che pel benefizio presente, per la speranza del benefizio futuro; il benefizio presente, se minore dell'aspettativa, ti aliena l'anima del servo, se pari, lo sazia come per soverchio di cibo;e quando non ti resta altro da donare, se non ti taglia come legno secco e non ti butta sul fuoco, almeno non viene più a ripararcisi sotto, perchè brullo di fronde. Dà poco, e prometti molto, che la speranza allora si conserva verde, perpetuamente rinfrescata dal desiderio. Questo vi ho voluto dire, Paolo, perchè quanto al vostro Ciriaco egli vi ama senza nulla sperare, e nulla temere da voi, eccetto perdere la grazia vostra, ma caso mai voi aveste a rimanere privo di me, e' vi converrà avvertire bene a non mettere il piede in fallo; se inciampate in un filo di paglia vi aspetta una fune di canapa: badate a non dimenticarlo.
Nel colmo della notte, muniti di ferramenti, corde, e di quanto altro è necessario al mestiere del ladro, o per dire più retto, ad una delle infinite specie del mestiere del ladro, uscirono di casa Paolo Pelliccioni, Ciriaco e Renzo il giovane di belle speranze. Pigliarono da tre parti diverseper riunirsi poi, secondo che gli ottimi capitani costumano, in un punto solo, il quale fu certa porticina di fianco della chiesa del Carmine; colà Ciriaco e Renzo adoperando i loro arnesi vennero agevolmente a capo di aprire la porta; Paolo con romana superbia stava a mirarli con disprezzo. Ciriaco appena si fu intromesso in chiesa con Renzo gli disse:
— Va, figliuolo, e Dio ti aiuti; empi il sacco e vientene; io ti aspetto qui fintantochè non torni; se la Corte capitasse da queste bande, il padrone di fuori darà l'avviso, ed io te lo passerò con un fischio; piglia del buono e del meglio, gemme e ori; l'argento lascia; ora affrettati; rammentati che il pendolo del ladro è attaccato alla corda del boia.
Andò il giovane, e Ciriaco attese un pezzo con pazienza, prima immaginando la copiosa raccolta del bottino, poi con inquietudine; e Paolo, il quale ostentava, e forse sentiva davvero spregio per l'atto, ma molto gli premeva l'esito fortunato, due volte si accostò alla porta, e dall'uscio socchiuso lanciò dentro queste parole:— O che vi state a donzellare? Gli è proprio un mettere a cimento la Provvidenza; mi sembra di arrostirmi su la gratella come san Lorenzo.
— E' non si vede ancora; io andrò per esso... che se a voi pare arrostirvi come san Lorenzo, e a me sembra giacermi su la ruota come santa Caterina.
Poco più che durassero a favellare i ladri recitavano intere le litanie dei santi, ma Ciriaco lasciate le scarpe si avviò cauto e guardingo per iscoprire quale accidente fosse mai successo, ed arrivato vicino l'altare con maraviglia pari alla collera mirava Renzo, che in ginocchioni sul primo gradino pregava divotamente.
— Che fai tu costà, che ti pigli una saetta?
— Recito il rosario.
— E i voti?
— Non mi riesce pigliarli... non posso.
— Va via, o che ti ammazzo qui come un cane.
E Renzo: — Perchè mi vuoi ammazzare come un cane? Va e staccali tu se ti riesce.Poi si alzò ripigliando il cammino fatto, al termine del quale avendo incontrato Paolo, questi gli disse:
— E Ciriaco, onde non è teco?
— Rimase a spogliare la Madonna, ma non potrà...
— E perchè non potrà?
— Perchè nè manco io ho potuto...
— Non ti bastavano gli arnesi?
— Degli arnesi ce ne avanzava; non mi è bastato il cuore.... appena io aveva messo la mano sul vezzo delle perle, che la santissima Vergine ha intorno al collo, ella, proprio ella, mi ha detto: perchè mi spogli figliuolo? — E queste parole ha favellato con la stessa, stessissima voce con la quale mia madre morendo mi raccomandò che, caso mai entrassi nella via della perdizione, poco premevano gli altri santi, e poco anco Cristo, purchè badassi bene a non guastarmi con la Madonna; allora, che vi ho da dire? Le gambe mi sono mancate sotto, e ho preso a recitare il rosario. —
Ventura fu per Renzo, che in quel punto sopraggiunse Ciriaco stravolto in vista, egli occhi strabuzzati; richiesto a sua posta da Paolo se avesse fornito la faccenda rispose:
— Non si può; andiamo via. —
— Anco tu hai avuto paura?
— Io non ho avuto paura; ma non posso... la faccia della Madonna rassomiglia la faccia di Maria... e quando sono stato lì per levarle il vezzo ha chiuso gli occhi. —
Questo, già come s'intende, non era vero, ma facilmente gli parve, però che in cotesto punto una delle lampade accese davanti alla immagine, tirando a finire, mandasse un getto lungo di luce, e poi si spense; onde in quel subito trapasso sembrò che la pittura stringesse le palpebre. Paolo, forte indispettito, tratto meno dalla cupidità che dall'ira, e dalla vanità di spuntare la prova fallita per l'altrui paura, non avvertendo, o dannando, quanto prima aveva professato su le ragioni del furto, diè una spinta ai compagni facendosi largo, e prorompendo in bestemmie si cacciò in chiesa col sacco strappato di mano a Ciriaco. Anch'egli andò diritto all'altare, salìsu la mensa, stese sicuro alla immagine la mano, la guardò torvo in faccia quasi a sfidarla e di un tratto le staccò dal lato destro il vezzo... poi si rimase... il vezzo cascò giù da un capo pigliando a ciondolare appuntato dall'altro, e col vezzo cadde il braccio di Paolo, nè più ebbe balía di rialzarlo; stette alquanto a contemplare la faccia divinamente serena della Immagine, come per attestarle, che s'ei si rimaneva non era per paura, e poi borbottando si allontanò. —
Forse si sentiva costui meno ladro o più tristo di Caligola, il quale non contento di spogliare le statue di Giove dei mantelli di oro, aggiunse lo scherno dicendo: gli Dei non patire caldo nè freddo! Per me penso, che non fosse meno tristo di lui. Forse il ribrezzo di rubare senza assalire ed uccidere, vinto uno istante dalla stizza, tornava a mulinargli pel capo, o la superstizione religiosa fece forza a lui come agli altri; chè gli uomini vogliono essere considerati a mo' dei santi dentro la nicchia loro; vale a dire di rimpetto ai tempi in cui nacquero, e alleopinioni in mezzo alle quali essi vissero; non anco gli aveva cullati la Enciclopedia, nè Voltaire nudriti, nè i più moderni filosofi alemanni bagnati e cimati: perversi si sentivano, ed erano; però persuasi delle iniquità che commettevano, da un lato tremanti di averne a rendere conto a Dio, fiduciosi dall'altro di poterlo placare con la penitenza, o co' suffragi; ed anco dopo la scuola d'incredulità, che ho accennato (e un tempo fu più cosa di oggi, ma tuttavia dura), molti pure rimangono divoti a Maria, nè a mio giudicio cesseranno. Maria madre del Figlio del popolo, per la bontà sua venerato Dio, che lo partorisce nel presepio per la persecuzione di un tiranno, e lo perde sul patibolo per la persecuzione dei preti. Maria simbolo di ogni più caro affetto, capace di vibrare le fibre del cuore, però che sempre vergine ed immacolata ella ti rammenti colei, che prima ti destò all'amore, quel divino fiore dell'anima che colto una volta non rinasce più, e nel punto medesimo tiriporta[13]il vario ed inesausto tesoro della bontà di madre; lei invocano con isperanza disoccorso i marinai per le procelle del mare, e lei con uguale fiducia gli sbattuti dalle tempeste troppo più perniciose suscitate dalle passioni proprie, o dalla malignità altrui; i colpevoli in abominio agli uomini, quando non che ricorrere a Dio non si attenterebbero di levare gli occhi al cielo, si raccomandano con fiducia a Maria, e sperano di ottenere il perdono mercè questa perpetua avvocata dei peccatori. — Bene io so, e lo deploro, che nell'idolo dipinto di tinte sfacciate, guarnito di oro e di gemme e posto lì come l'uccellatore mette il richiamo per chiappare gli uccelli, male possiamo ravvisare noi la fanciulla di Ges, la moglie del falegname, la madre del condannato per amore del prossimo, ma tanto e tanto non seppero guastare i sacerdoti questa sembianza d'infinita bontà che non si accosti soavemente all'anima di quale nacque di donna, e per battesimo diventò cristiano.
Paolo tornava anch'egli col sacco vuoto; non fiatò verbo se togli questi pochi: — Sì, andiamo, veramente non si può.