SCENA PRIMA.

SCENA PRIMA.

All'alzar della tela, la scena è vuota. — S'ode un vivo contrasto di voci nell'interno. — A destra, la porta è spalancata con violenza. —Marianna, a traverso la porta, vuol impedire l'ingresso all'Usciere e ai suoi testimonj.

All'alzar della tela, la scena è vuota. — S'ode un vivo contrasto di voci nell'interno. — A destra, la porta è spalancata con violenza. —Marianna, a traverso la porta, vuol impedire l'ingresso all'Usciere e ai suoi testimonj.

Marianna

(forte, protestando). — I padroni dormono... Non si entra!

Usciere

(spingendola con violenza). Noi si entra sempre!

Marianna

Per che fare?

Usciere

(tranquillo, ironico). — Per sequestrare.

Marianna

Sequestrare?!

Usciere

(guardando attorno). — Sì... quello che c'è di meno cattivo!... (indicando i mobili). Questo sofà... queste poltrone...

Marianna

Non sequestrerete nulla!

Usciere

(ironico) — Chi me lo impedirà?

Marianna

(c. s.) — Io!

Usciere

(ammiccando ai suoi uomini, che ridono). — Tu, carina?... Come ti chiami?

Marianna

Marianna...

Usciere

(galante) — Marianna!... Bel nome!... E poi...?

Marianna

(asciutta) — Marianna Bosi...

Usciere

(scrivendo) — Bosi... Sta bene...

Marianna

Che fate?

Usciere

(indicando il verbale) — Ti metto nel verbale.

Marianna

(con ira) — Il mio nome su quella cartaccia!?... Non voglio!

Usciere

(freddamente) — È già scritto...

Marianna

E io lo cancello!... (afferra d'impeto il «verbale» e sta per istrapparlo: — l'Usciere le si avventa contro, e glie lo toglie di mano).

Usciere

Tu scherzi, ragazza!... (agli uomini) — Afferratela!... (i due uomini afferrano Marianna, chesi dibatte per isvincolarsi) — E se fa la pazza — consegnatela alle guardie... (torna a scrivere).

Marianna

(gridando e dibattendosi) — Ajuto!

Usciere

Ribellione a un pubblico ufficiale... per impedire l'esecuzione della legge!?... Finirai in carcere, cara Marianna!... (tra sè, scrivendo) «Un canapè... quattro poltrone»....

Marianna

(gridando) — Ajuto!... Padrone!... Ajuto!

Gaudenzi

(si presenta sulla soglia della porta del primo piano a sinistra, in lunga veste da camera, berretto di seta con fiocco. — Ha l'aspetto rubicondo d'uomo soddisfatto e che ha ben dormito) — Che c'è?

Marianna

(c. s.) — Questi mascalzoni...

Gaudenzi

(agli uomini, con imperiosa severità) — Che cosa sono queste violenze!?

Usciere

(con sussiego) — Nojaltri... facciamo il nostro mestiere.

Gaudenzi

(c. s.) — Chi siete voi?

Usciere

(c. s.) — Giacomo Morandi, usciere.

Gaudenzi

(offeso, e con disprezzo) — Un usciere!... Chi vi manda?

Usciere

L'Esattoria Comunale... per la tassa di famiglia.

Gaudenzi

(c. s., riscaldandosi) — A me questa offesa?... Un usciere in casa mia!

Usciere

(offeso) — Le imbrattiamo forse il tappeto!?... Noi siamo...

Marianna

(pronta) — Dei villani!

Usciere

(severo) — Tu... smettila: è per tuo meglio!... (a Gaudenzi) Lei, poi, dovrebbe sapere che cos'è un usciere nel corso delle sue funzioni.

Gaudenzi

(bonario) — È un visitatore poco gradito.

Usciere

(asciutto) — Quando non si vuol vederlo... si paga!... È lei il Gaudenzi?

Gaudenzi

No!... Io sono il commend.redon Gennaro Gaudenzi... (sottolineando le parole). Il Sindaco...il Prefetto... mi conoscono bene... (con superbia, ma gioviale). E, senza andar tanto in su, domandatene al vostro capo, al quale, per mia influenza, è stata data la Esattoria Comunale... E voi... che siete un usciere di quella Esattoria... non sapete chi sia... il comm.redon Gennaro Gaudenzi?

Usciere

(diventando umile e confuso) — Ah!... Lei è... Don Gennaro, il Commendatore... (ai due uomini, che lasciano andar Marianna). Lasciatela!... (a Gaudenzi). Scusi... Non sapevo... A noi... ci comandano... e...

Gaudenzi

(bonario) — E voi obbedite!... È giusto... ma c'è equivoco... Vediamo... (prende il foglio di mano dall'Usciere, e legge) «Tassa di famiglia del 1897... ottantadue lire....» (ridendo). Ah!... ah!... Passerò io all'Esattoria... Andate pure.... (fa per restituire la carta).

Usciere

(imbarazzato) — Ma io devo consegnare...

Gaudenzi

(indicando la carta) — Eh, avete questa sola, oggi?

Usciere

(mostrando il pacco) — Ne ho settanta!... C'è da camminare per una settimana.

Gaudenzi

Bene... mettete questa... in fondo... (gli toglie di mano il pacco, mette la carta per ultima; e, poi, lo restituisce). Così, prima di tornar a destinazione, sarà annullata.

Usciere

(interdetto) — Ma...

Gaudenzi

Capisco... il vostro disturbo... (alla moglie, che eseguisce). Dagli due lire... (all'Usciere). E se avete bisogno di qualche raccomandazione, venite pure a trovarmi.

Usciere

(confuso) — Grazie, signor Commendatore... (a Amalia, per andarsene). Scusi, signora!... (a Marianna). Scusate anche voi, bella ragazza!... (saluta con ossequio esagerato, imitato dai due uomini, ed esce).

Marianna

(accompagnandoli alla porta: — tra sè) — Sì, sì!... Basta che non ci rivediamo più!

Gaudenzi

(trionfante, a Marianna) — Hai visto?!

Marianna

L'ha voltato... da così a così!... (gesto analogo a Amalia, con entusiasmo). Non c'è che il padrone per mettere tutti a posto!... (ride). Bravo!

Gaudenzi

Ora che hai visto come si pagano le tasse, va a scaldarmi il caffè.

Marianna

Subito!... Oh, come l'ha intontito! (via, ridendo, dal fondo).

Amalia

(seria, agitata) — Tu ridi... di queste cose... e io ne sono ancora tutta sconvolta!

Gaudenzi

Ti agiti per un sequestro... evitato!... Eh, via!... Non è il primo!

Amalia

È proprio questo che m'inquieta... Non si è sicuri nemmeno di salvare questi quattro stracci... (indicando i mobili) che ci son costati tante pene.

Gaudenzi

Oh, Dio!... È la vicenda di tutti coloro che non hanno rendite fisse.

Amalia

(con calore) — Questa però l'hai proprio voluta tu!

Gaudenzi

Io!?... Come!

Amalia

Non hai impiego... non guadagni nulla!... Perchè vuoi pagare la tassa di famiglia?

Gaudenzi

Perchè... si paga in ragione di quello che si spende...

Amalia

E noi spendiamo diecimila lire all'anno!?

Gaudenzi

Ma posso io andare, su, in Municipio, a gridare: «Io non guadagno un soldo!... Non spendo del mio!... Sono un pezzente inredingotee cilindro!... Esentatemi dalla tassa di famiglia»?!

Amalia

(di malumore) — No; ma puoi dire: «riducetela al minimo: quattordici lire... perchè non posso pagare di più!»

Gaudenzi

Peggio che andar di notte!... (sottolineando le parole). A cantar miseria, scappano tutti!... Anzi, quando parlai di questatassacon l'Assessore, gli dissi, ridendo: «io dovrei denunziare trentamila lire di guadagno; ma la verità mi costerebbe troppo»; e lui, sorridendo, m'ha risposto: «dite una bugia e vi tasseremo per la metà»... E la bugia l'ho detta... (ride) ma a rovescio.

Amalia

Pagare unatassache non si deve... per farsi credere ricchi... è una vera pazzia!

Gaudenzi

Non è pazzia: è saggezza... politica!... Nessun avvocato-commendatore... paga meno!

Amalia

(scattando) — Ma tu non sei nè commendatore, nè avvocato!

Gaudenzi

(bonario) — Se anche tu lo gridassi sui tetti... nessuno ti crederebbe!... (ride). Sono oramai venti anni che tutti mi chiamano «l'Avvocato-commendatoreGennaro Gaudenzi»!... Possesso... vale titolo!... In somma, tu non hai voluto capire che questa polvere negli occhi della gente... questa apparenza di agiatezza... (dando uno sguardo attorno) ci sono necessarj per guadagnare da vivere... Se son riuscito a combinare cento affari utili... e tenermi a galla... è perchèsembro... qualche cosa... e rappresento uno degli ingranaggi indispensabili di questa grande macchina sociale, che ha per forza motrice il tornaconto dei singoli individui... Chi s'ingegna... vive!

Amalia

Ma, per ingegnarti... come tu dici... osi troppo... e io sto in continua paura.

Gaudenzi

Paura di che!... Rubo, forse?... Faccio del male alla gente?... Oh, Dio!, dico qualche bugia... per far piacere agli altri... senza nuocere a me... e, più spesso, per far piacere a me... senza nuocere agli altri... È la mia specialità... In altri tempi, un uomo come me... col mio ingegno pronto e gioviale... sarebbe diventato, in una Corte, il braccio destro di qualche Principe... o di qualche Cardinale... Ma i Principi... e le Principesse dell'oggi... che vuoi farci?... sono i tenori... le prime-donne... e gli uominipolitici... e bisogna bene adattarsi a questi nuovi potentati... Per lo più... è vero... sono tutt'altro che munificenti: però, ogni tanto, uno su cento... se ne trova.

Amalia

(timidamente) — A me... quelli che fanno terrore sono iComitatiper feste di beneficenza nei quali ti metti... I giornali ti accusano sempre d'imbrogliar i conti... per farti la tua parte.

Gaudenzi

E io li lascio strillare!... È il loro mestiere, e continuo a fare il mio!... Del resto, le spese sono tutte controllate, e i miei conti tornano sempre... Non pretenderai, già, che... oltre il tempo e la fatica... ci rimetta di saccoccia!?

Amalia

(sorridendo) — Non ti sarebbe possibile!

Gaudenzi

Precisamente!... Sono un galantuomo, io!

Amalia

(c. s.) — In sostanza, un interesse ce l'hai!

Gaudenzi

(con calore) — Tutti quelli che prendono una iniziativa... hanno un interesse: è la molla della società... cioè, d'ogni progresso civile... Che importa se uno ha lavorato per la croce di cavaliere, e l'altro per guadagnar mille lire... quando il loro lavoro ha fruttato centomila lire agl'infelici!... Ti pare più onesto lasciarli... morir d'inedia... aspettando l'iniziativa dei disinteressati?... (con enfasi comica) Oh, i Comitati di beneficenza!... Il tutto per uno... e l'uno per tutti in azione... Ecco la vera trovata umanitaria del nostro secolo, che ritarda la rivoluzione sociale!... (mutando tono: — con grande sincerità e naturalezza). Il male si è che adesso non abbiamo in vista nessuna grande sciagura da soccorrere... e che siamo in troppi ad apprezzare il valore di questa trovata!

Amalia

(sorridendo: — per rientrare nella sua stanza) — Hai una risposta a tutto... Basta!... Io rimpiango sempre il bel tempo in cui eri segretario comunale al mio paese.

Gaudenzi

Con 110.96... di stipendio!

Amalia

Per noi, bastavano... Come eravamo tranquilli, allora!

Gaudenzi

La tranquillità della noja!... Dopo aver cantato sulle prime scene del mondo... icomprimarj... sì... ma quando icomprimarjvalevano diecitenori-primid'oggigiorno: dopo aver fatto l'Impresario in cento teatri: dopo una vita così mossa... anche a me... quel posto, in un cantuccio, era piaciuto, perchè avevo bisogno di riposo... Ma poi!... E quando i figliuoli divennero grandi... bisognava pur pensare alla loro educazione... cosa impossibile in un villaggio!

Amalia

Eh, li avremmo educati alla meglio!

Gaudenzi

(con orgoglio) — Quanto dire che il tuo Alfredo non sarebbe oggi avvocato... perchè lui ce l'ha proprio la laurea!

Amalia

Che gli giova, se non guadagna nulla... e vive alle spalle della moglie!

Gaudenzi

Finirà per guadagnare!... D'ingegno non manca... (con orgoglio paterno). Tutto suo padre!

Amalia

Ma non ha il tuo carattere... Fa soffrire la povera Ida!

Gaudenzi

È lei che è isterica!... Una sarta, che ha avuto la fortuna di sposare un avvocato... dovrebbe chiamarsi superba di fare dei sacrificj per lui... Quando Alfredo sarà un luminare del foro...

Amalia

(lusingata dall'amor proprio di madre) — Tu credi che arriverà a qualche cosa?

Gaudenzi

(con calore e convinzione) — Alfredo!... A trent'anni, sarà deputato... e, poi, chi sa che non lo vediamo ministro?

Amalia

(poco persuasa) — Basterebbe che avesse un piccolo impiego...

Gaudenzi

E Rina, senza la tua smania di darle marito, che artista diventerebbe!... Tra un mese, avrà il suo bravo diploma dipianista... È la miglior alunna uscita dalla scuola dello Sgambati... E non son io che lo dico!

Amalia

Sì... ma non trova lezioni.

Gaudenzi

Le lezioni verranno!

Amalia

Tu... t'illudi sempre!

Gaudenzi

E tu... vedi tutto nero... Dio, che donna!... Ad ascoltarti, si perderebbe ogni coraggio!... (con calore). La vita è una lotta continua; e... come alla guerra... è inutile dar battaglia, se non si ha fede nella vittoria!

Marianna

(sulla porta del fondo) — La colazione è pronta!

Gaudenzi

Oh, brava!... (per andarsene). Ci sono i crostini col burro?

Marianna

Arrostiti... come piacciono a lei.

Gaudenzi

Benissimo!... (a Amalia) Fin tanto che, la mattina, c'è caffè... burro... e crostini... la vita non è così brutta, come si crede!... (via, dal fondo).

Marianna

(ridendo) — Sempre allegro il padrone! (per seguirlo).

Amalia

(seria) — Aspetta!... A che ora è uscita Rina?

Marianna

Alle sette.

Amalia

Sola?

Marianna

No... Con la figlia della vicina.

Amalia

(di malumore) — Bice?

Marianna

Sì, signora!

Amalia

(c. s.) — Dove sono andate?

Marianna

(incredula) — Hanno detto che andavano al Liceo.

Amalia

(c. s.) — Sta bene!... (mutando tono). Devi far la spesa...

Marianna

(con disappunto) — Ora?... Ma se devo servire il signore...

Amalia

(sottolineando le parole) — Non ha bisogno di nulla!... Se chiamerà, anderò io!

Marianna

Che devo prendere?

Amalia

Il solito!... (le dà dei danari). Mezzo chilo di carne... della verdura... un po' di frutti... e quello che ti serve in cucina.

Marianna

(c. s.) — Non mi serve nulla!

Amalia

Tanto meglio!... E fa presto!

Marianna

(per uscire, a destra, dalla comune, dopo che ha aperto) — Sua nuora... (via).

Ida

(entra in iscena molto agitata, — È vestita elegantemente, con gusto semplice e severo).

Amalia

Oh, Ida!... Brava!... È una settimana che non ti si vede e che non mi porti il bambino... (accorgendosi che Ida ha la faccia sconvolta e che non l'abbraccia). Ebbene... che hai?

Ida

Ho che... questa volta... sono decisa!

Amalia

A che cosa?

Ida

A non volerne più sapere di suo figlio!

Amalia

Via!... Un'altra scenata fra voi... Ho capito!... Ma ne avete avute tante... e, poi, grazie a Dio... com'era naturale...

Ida

Questa volta... non sarà come le altre volte!

Amalia

Ma... che è accaduto?

Ida

Due settimane fa avevo riscosso circa trecento lire, che tenevo in serbo per pagar oggi la pigione... Ebbene, Alfredo me le ha portate via...

Amalia

Cioè...

Ida

Cioè... niente!... È riuscito... per caso... a sapere dove le avevo messe, e le ha prese.

Amalia

Oh!

Ida

Quando me ne sono accorta... può immaginare!... Ma lei sa com'egli sia prepotente... Ha cominciato col dire che il padrone di casa è lui... e che lui ne aveva avuto bisogno per prestarle a un amico... per salvarlo da un colpo di testa... giurando e spergiurando... che... tra cinque o sei giorni... le avrebbe riavute... e me le avrebbe ridate per la pigione... I cinque... o sei giorni... son passati due volte... e oggi io devo pagare... altrimenti, il padrone mi fa gli atti... e il mio commercio è rovinato.

Amalia

E lui?

Ida

Quando glie n'ho parlato, m'ha fatto una scenata da far correre i vicini... m'ha coperta d'insulti in presenza di tutti... e, poi, è uscito di casa... e non s'è più visto!

Amalia

(addolorata: — sincera) — Oh, ma io non sapevo!... Qui, non ha detto niente...

Ida

Naturale!... È chiaro che vuol romperla con me... perchè capisce che la cuccagna è finita... Vedrà che non sbaglio!... Avrà qualche idea in testa!... Oh, se l'ha!... Tanto meglio!... Ho detto che, sta volta, sono decisa a finirla anch'io!... Dunque, siamo d'accordo!... Lui vada per la sua strada... io... per la mia!... Quando si fa una vita come la sua... senza lavorare... ce ne vogliono troppi!... A vivere... io e il bambino... ci penserò io!... Lui pensi alle sue...cocottes... o a quello che ha per la testa... di nuovo!

Amalia

Ma che vuoi che abbia!... Vedi, Ida... tu hai ragione... sì, mille ragioni in fondo... ma quello che ti fa torto... sono quei continui sospetti... quelle continue gelosie.

Ida

No... no!... Già... lei è sua madre... e... capisco... non può ammettere che tutti i torti siano suoi... Ma, a parte quello che lei chiama... «le mie gelosie»... e che sonofatti... di cui potrebbero darle tutti cento prove... oggi... vedrà... c'è qualche cosa di nuovo!

Amalia

Ma perchè... ma perchè?

Ida

Perchè... per quanto io sia imbecille... ho capito sempre che... per l'interesse almeno... egli non voleva romperla con me, finora... Altre volte, m'ha fatto delle scene... ma come questa volta, no!... Dopo un'ora... perinteressealmeno... tornava sempre!... Oggi, no!... Vuole che le dica?: ha capito ch'io non ne avevo più... e, forse, ha messo gli occhi addosso a qualche altra... stupida... per offrirle il mio posto.

Amalia

Ida, per carità!

Alfredo

(è vestito con signorile eleganza: — entra gajo; e, vedendo Ida, diventa di cattivo umore) — Che fai qui?... Sei venuta a annojare la mamma con le tue gelosie?

Ida

(con veemenza nevrotica) — Sono venuta a dirle la bell'azione che tu mi hai fatto... dopo tutte le altre!

Alfredo

E io ti dico che sei una pazza, capisci?

Ida

Una pazza?... Sì, è vero!... Pazza, quando ti ho sposato: pazza, per sopportarti per due anni... in cui me ne hai fatte vedere di tutti i colori... Tu non facevi che umiliarmi davanti alla gente... e io tacevo!... Tu mi lasciavi in casa a lavorare come una martire... e andavi fuori con le tue amanti... e io piangevo!... Tu pigliavi i miei danari e ti vergognavi di condurmi in giro con te... perchè io sono una sarta... e... il gran signore... l'aristocratico... non voleva incontrarsi con le grandi dame... avendo al braccio quella che vestiva loro... e lui!... (con crescente parossismo). Oh, non lo sapevi che ero una sarta, quando mi facevi la corte!?... Sì... sì!... Ma... bada... ora sono guarita dalla mia pazzia.... Sono stanca di questa vita!... Tu... va dove vuoi... fa quello che ti pare... Io non intendo di rovinarmi la saluteper te!... Quando ero sola, avevo più danaro che non m'occorresse... Non ho nessun obbligo di mantenerti, io!... Dunque, separiamoci da buoni amici... Te lo dico, senza collera, davanti a tua madre... È molto meglio così!... Ti manderò qui la tua roba... e, agl'impicci miei, ci penserò io!

Alfredo

(freddo) — Se aspetti ch'io venga a cercarti... aspetterai un pezzo!

Ida

(a Amalia) — Ha sentito?... È la prima volta, almeno, che siamo d'accordo!... Meglio così!... A rivederla! (esce, convulsa).

Amalia

(severa) — Alfredo, non dovevi trattarla in quel modo!... Ida ha ragione... E tu, invece d'irritarla, avresti dovuto cercar con lei il modo di togliervi d'imbarazzo.

Alfredo

Ma che imbarazzo!... Non avrebbe che a chiedere un acconto a qualche sua cliente delle più ricche... e tutto sarebbe accomodato!... Fa così... perchè... perchè sono stato uno sciocco, io, a credere che una donna volgare come lei... sarebbe stata capace di capire la nostra condizione!... Che cosa le domando, in fin dei conti?... Le domando quello che marito e moglie hanno tutto il diritto di esigere reciprocamente... cioè, di ajutarsi a vicenda.... Ebbene, oggi lei doveva ajutar me col suo commercio: domani, quando io avrò uno stato, sarebbe toccato a me...

Amalia

Va bene... ma, in tanto, capirai!... Ida ha tutti i pesi... e tu... certe volte... con certe tue relazioni...

Alfredo

Ah!, scusa... ma, adesso, io non sono più un fanciullo per farmi delle prediche!... Sono un uomo, perdio!... E, per aprirmi una strada in società... devo pure assoggettarmi a certe esigenze... a certi contatti... a certe apparenze...

Amalia

(irritata) — Già... sempre l'apparenza!... Siete fatti così vojaltri!... (con rimprovero accentuato). E non ti basta di chiederle il danaro per te... anche per gli amici!

Alfredo

Che amici!?... È una favola!... Il danaro l'ho dato al babbo.

Amalia

A lui!?... (con dolore sincero) Ogni giorno, una brutta novità... Povera Ida!... Che pasticci!... E si va sempre peggio! (con angoscia).

Alfredo

Eh via, mamma, non disperarti!... Anzi, è meglio così!... Anzi tutto, a questo mondo, le posizioni nette sono le preferibili... Con Ida ci divideremo da buoni amici... Vedrai... Metterò io di mezzo persone che accomoderanno tutto!... Al punto in cui sono le cose... anche la mia dignità!... Lei resta libera... e anch'io!... Sono giovane, perdio!... La gioventù passa presto... e io non voglio... non posso... sciuparla per una donna... che avrà tutte le belle qualità...non lo nego... ma che, in somma, non mi capisce.

Amalia

(come ricordando le parole di Ida circa il «qualche cosa di nuovo» che deve aver in mente Alfredo) — Ah!

Gaudenzi

(con aria soddisfatta) — Adesso, sto meglio!... (vedendo Alfredo). Sei qui?

Alfredo

(gajo) — Miss Emma Stower arriva tra un'ora.

Gaudenzi

(con giubilo) — Oh, che grande... che eccellente notizia!

Alfredo

Mi ha telegrafato da Genova... Vado alla stazione... Vieni anche tu... o ti presento più tardi?

Gaudenzi

(per entrar nella sua camera e per andare a vestirsi) — Vengo alla stazione!

Amalia

Chi è Miss Stower?

Gaudenzi

Una cantante celebre...

Alfredo

(ridendo)... che non ha mai cantato!

Gaudenzi

È milionaria...

Alfredo

(serio) — Autentica!

Amalia

Come la conoscete?

Gaudenzi

Ecco: io non l'ho mai vista... eppure, figurati... posso dire di averla conosciuta... prima che nascesse!

Amalia

Che indovinello è questo!

Gaudenzi

Te lo spiego subito!... Quando ho cantato in America, in unatournéecon la Patti... ilmanagerera, certo signor Jones Stower, il quale s'innamorò dellaseconda donna... la Favretti... e la sposò... Così è nata Miss Emma... la quale, rimasta orfana di madre e di padre... ricca... con quel sangue di teatro italiano e d'iniziativa americana nelle vene... si mise in capo di venir in Italia a studiare il bel canto... Siccome il vecchio Stower era sempre rimasto in relazione d'affari con me per qualchescrittura... così... anche per qualche ricordo che serbava di me la madre... la giovinetta, quando fu alConservatoriodi Milano, mi scrisse della sua venuta, pregandomi di procurarle qualche commendatizia.

Alfredo

Allora, io ero a Milano a far pratica... e mi presentai a lei con una lettera del babbo... È una signorina molto seria... molto istruita... una vera americana... E come parla bene italiano!

Gaudenzi

(si toglie la veste da camera: — Amalia gli dà l'abito: — vestendosi) — Sfido, io!... La povera Favretti era una fiorentina puro sangue... Sicchè, fin da bambina, se Miss Emma volle parlare con sua madre, bisognò che parlasse italiano... (a Alfredo). Dove alloggerà?

Alfredo

(mostrando il dispaccio) — Telegrafa: «Trovatemi piccolo appartamento».

Gaudenzi

Bisogna cercarlo subito.

Alfredo

Ma all'albergo... credo... starebbe meglio.

Gaudenzi

(come colpito da un'idea) — Ma no!... Si vede che preferisce una casa privata... magari una pensione di famiglia.

Alfredo

Sentiremo... e, in tal caso, cercheremo con lei.

Gaudenzi

(c. s.) — È già trovata!... Portiamola qui.

Alfredo

(sorpreso) — Qui?!

Gaudenzi

Sì!... Le daremo noi alloggio e pensione... spenderà la metà... e... per noi... sarà una risorsa... (a Amalia) Non è vero?

Amalia

Certo!

Gaudenzi

(gajo) — Dodici... o quindici... lirette al giorno... potrà sempre pagarle.

Alfredo

Qui!?... Dove la metti?

Gaudenzi

Nella camera di Rina... È bellissima... ha il suo gabinetto datoilette... Le daremo anche il salottino da lavoro... questa sala...

Amalia

(approva col capo).

Alfredo

(ridendo) — Tutta la casa!

Gaudenzi

(serio) — Purchè vengano danari!

Amalia

(con vivacità) — Sì... sì!

Alfredo

(per nulla persuaso) — Rina... non vorrà... e, poi, no... no!... È più libera all'albergo... La tua idea non mi va!

Gaudenzi

Eppure, ha il suo lato buono...

Alfredo

(ridendo) — Per te!

Gaudenzi

(con intenzione) — Per tutti!... Appena fiuteranno la milionaria... cento parassiti le si metteranno dattorno... All'albergo, ti sarà impossibile di sottrarla alla influenza dei soliti sfruttatori... (rincalzando) Qui... conoscerà solo le persone presentate da noi... (sottolineando le parole) i nostri amici...

Alfredo

(che ha riflettuto) — Hai ragione!

Amalia

Ecco Rina!

Rina

(è vestita in elegante «toilette» primaverile: — entra in iscena tenendo sotto il braccio Bice, che veste più modestamente, ma non senza eleganza: — corre da Gaudenzi e lo bacia con gajezza) — Buon giorno!... (saluti tra Bice e gli altri).

Gaudenzi

Giungi a proposito... Ho bisogno...

Rina

(ridendo) — Di quattrini?... Anch'io, babbo!... Devo comperar della musica.

Gaudenzi

A questo ci penseremo!... Ora, si tratta di cose serie.

Rina

(gaja) — Più serie di Beethoven?

Gaudenzi

Ho bisogno di... regalarti un bell'abito nuovo per il giorno degli esami.

Rina

(con entusiasmo) — Oh, che splendida idea!... Ma dici sul serio!... Hai vinto al lotto?

Gaudenzi

No!... ma, in cambio dell'abito, io voglio...

Rina

(c. s.) — Ahi!... ahi!... Che cosa?

Gaudenzi

La tua camera... per qualche settimana.

Rina

(facendosi seria) — Per che farne?

Gaudenzi

Per affittarla...

Rina

(ridendo) — A un altro principe russo... che, poi, mi sposerà... come quello dell'anno scorso?

Gaudenzi

No!... A una signora.

Rina

(con grande vivacità) — A una donna?... No... no... mai... mai!

Gaudenzi

Americana... molto ricca.

Rina

(c. s.) — Donne?... No... ti ripeto!... (a Amalia). Lo senti, mamma?... Vuol mettere in casa delle donne!

Amalia

Se è una signora per bene...

Rina

(risoluta) — Per bene... o per male... donne, no! (per entrar nella sua camera).

Gaudenzi

(impazientito) — Senti, Rina...

Rina

(c. s.) — No... no!

Alfredo

(a Gaudenzi) — Te l'ho detto, io!... (con occhiata d'intelligenza a Rina, non continuando il proprio pensiero).

Rina

(a Alfredo) — Che hai detto, tu?

Alfredo

Che avresti detto di no!

Rina

(fredda e asciutta) — Ci voleva poco ingegno a indovinare!

Alfredo

(c. s.) — Del resto, ero contrario anch'io!

Rina

(sorpresa) — Perchè?

Alfredo

Perchè starà meglio all'albergo... (a Gaudenzi). Andiamo...? (azione. — Alfredo vorrebbe andarsene: — Gaudenzi indugia, sperando di persuadere Rina: — Rina è titubante, desiderosa di contrariar Alfredo: — Bice la invita, con lo sguardo, a resistere; Amalia a cedere).

Rina

(a Gaudenzi) — Che signora è?

Gaudenzi

Una celebre cantante americana, che esordirà all'Argentina.

Rina

(c. s.) — Ti preme assai di darle alloggio in casa?

Gaudenzi

Sì!

Rina

È giovane!

Gaudenzi

Giovane... simpatica... Sarà per te una buona amica... L'accompagnerai al pianoforte... le farai veder Roma... e lei ti condurrà a teatro.

Rina

(a Amalia) — Mamma, che ne dici?

Amalia

Io sono contenta.

Alfredo

(per andarsene) — E io la conduco all'albergo...

Rina

(a Alfredo) — Un momento!... Lasciami riflettere.

Alfredo

Sta a vedere adesso, che, per far dispetto a me, glie la dài la camera!

Rina

Non per far dispetto a te... ma per far piacere agli altri.

Gaudenzi

(con gioja) — Davvero?

Rina

(risoluta) — Sì!... Prendila pure... Io dormirò nel camerino giù in fondo... ma ricordati la promessa...

Gaudenzi

Promessa è debito...

Rina

(ridendo) — Ahi!... Allora...

Gaudenzi

(gajo) — Birichina!... (a Amalia). Dammi il cappello... e il bastone.

Alfredo

(guardando l'ora) — Si fa tardi...

Gaudenzi

Eccomi! (per andar via con Alfredo).

Amalia

(a Rina) — Noi andiamo a preparar la camera.

Rina

(a Bice) — Vieni anche tu... Mi ajuterai a portar via la roba... (Amalia, Bice e Mina escono dalla seconda porta a sinistra: — Alfredo e Gaudenzi si avviano per la porta di destra: — sulla soglia, Naldini li ferma).

Naldini

(sulla soglia) — Alto là!

Gaudenzi

Che c'è?

Naldini

(entrando trionfante) — Una grande notizia!

Gaudenzi

(con giubilo) — Un'altra!?

Naldini

(con orgoglio e con gioja) — Un terremoto autentico... duecento case crollate... seimila persone senza tetto... parecchie vittime... Non manca nulla!

Gaudenzi

È sicura?

Naldini

(c. s.) — Per quanto provvenga dallaStefani, è proprio vera!... Ne ho avuto la conferma al Ministero degl'Interni... (mostra il foglietto volante).

Gaudenzi

Allora, bisogna provvedere...

Naldini

E subito!

Alfredo

(impaziente) — Il treno arriva... Andiamo!

Naldini

(sorpreso, a Gaudenzi) — Uscite?

Gaudenzi

No... no!... (a Alfredo). Va tu alla stazione: io ti attendo qui.

Alfredo

Che avete da fare?

Naldini

IlComitato...

Alfredo

Lo farete dopo.

Naldini

No... no!... In queste cose, un'ora di ritardo... è peggio d'un terremoto!

Gaudenzi

Ha ragione!

Alfredo

Allora, vado! (via).

Gaudenzi

E noi... al lavoro!... (indicando uno stipo). Là... c'è carta... penne...

Naldini

(prendendo l'occorrente per iscrivere) — I resti... dell'ultimoComitato... (ride).

Gaudenzi

Io non butto via niente!... (Naldini si mette allo scrittojo, pronto a scrivere: — Gaudenzi si leva il cappello e passeggia per la sala, concentrandosi).

Naldini

(osservando un timbro) — Anche il timbro: «Comitato di Beneficenza»!

Gaudenzi

È il più necessario... e serve per tutte le occasioni... (dopo d'aver riflettuto). Prima di tutto, il presidente.... Chi facciamo?

Naldini

Il principe di Castrovetero...

Gaudenzi

Sempre lui!

Naldini

Si è certi che accetta!... Non è buono a nulla... ma ha un bel nome... dei sigari eccellenti...

Gaudenzi

Non sa dire una parola!

Naldini

È quel che ci vuole!... Così... parliamo sempre noi.

Gaudenzi

L'osservazione è giusta... (serio) Sta volta... per altro... bisogna invitarlo con una certa solennità.

Naldini

S'intende!... Il disastro è di quelli co' fiocchi.... Lo inviteremo a nome della intiera cittadinanza.

Gaudenzi

No!... Bastano i soliticospicui cittadini... per firmare la lettera... Scriva... (dettando). «Signor Principe»...

Naldini

(scrivendo) — «Signor Principe»....

Gaudenzi

(sempre dettando) — «I sottoscritti, profondamente commossi dall'orribile disastro che ha colpito gli abitanti di...» (interrompendosi). Dov'è avvenuto il disastro?

Naldini

(dopo aver consultato il dispaccio della «Stefani») — A Monteleone...

Gaudenzi

(tornando a dettare) «... gli abitanti di Monteleone, fanno appello al suo alto spirito di carità... e la pregano vivamente di voler prendere l'iniziativa di un Comitato Romano per soccorrere i nostri fratelli...» (interrompendosi). In che provincia è Monteleone?

Naldini

Mi par nel Veneto...

Gaudenzi

Non è in Lombardia?

Naldini

Chi lo sa!?

Gaudenzi

(imbarazzato) — Credo che ci siano diversi Monteleoni...

Naldini

Il dispaccio dice semplicemente «Monteleone»... Ripeta anche lei così.

Gaudenzi

Vorrei citar la provincia...

Naldini

Metta Calabria.... I terremoti buoni... ci vengono sempre di là!

Gaudenzi

(c. s., dettando) «.... i nostri infelici fratelli della Calabria.... Certi che, per l'onore di Roma, Ella vorrà assumere la nobile iniziativa, si mettono a sua disposizione... per coadiuvarla nel benefico intento.... Con ossequio...».

Naldini

(scrivendo) — «Con ossequio...». È fatto!

Gaudenzi

(fregandosi le mani) — Benissimo!... Basta così!... Ora, io faccio una corsa daAragno... daSinger, alColonna... per le firme.... In tanto,lei prepari le lettere d'invito... a nome del Principe.

Naldini

(per prendere appunti) — E come scrivo?

Gaudenzi

(impaziente di far presto) — C'è la formula solita... Prenda la cartella «terremoti».... Dev'essere la terza.

Naldini

(va a prendere la cartella) — E con la stampa?

Gaudenzi

Uncomunicatosubito... ma... badiamo... redatto con prudenza... nel quale sia nominato solo il Principe con calde parole d'encomio.

Naldini

(sorridendo) — Il Principe... e il comm.reGaudenzi!

Gaudenzi

No... no, per carità!... Nè il mio nome... nè il suo!... Restiamo nell'ombra... È molto meglio!...(per andarsene; poi, ritornando). Anzi, nelcomunicato, metta: «Il principe di Castrovetero, riparando all'errore commesso da altri nella composizione diComitati di Beneficenza, chiamerà a farne parte i più autorevoli rappresentanti della stampa romana».

Naldini

(atterrito) — Mettere, nelComitato, i giornalisti!

Gaudenzi

(con sorriso maligno) — Si rassicuri!... Solo qualcuno dei più noti... e dei più occupati.... Quei tre... o quattro... che... tra il Parlamento... e il giornale... non hanno un minuto di tempo per intervenire alle riunioni.

Naldini

(rassicurato) — Ah, quand'è così!... Lei le pensa tutte!

Gaudenzi

Scriva, dunque... e presto!... Io torno subito. (via).

Naldini

(tra sè, scrivendo) — «... Appena giunta in Roma la notizia del disastro di Monteleone, i cittadini più cospicui per censo, nome e condizione sociale... si sono rivolti...» (parlando). Però... ha un bel dire il Commendatore... ma un po' di cav.reNaldini, nelcomunicatoalla stampa, ci starebbe bene!... (scrivendo). «... rivolti al principe di Castrovetero, l'illustre patrizio che in tante occasioni...» (parlando). Porterò io l'articolo ai giornali: così stamperanno: «dal cavaliere Baldini riceviamo...» (continua a scrivere, dettando a sè stesso).


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